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Le conseguenze di un ritiro pre partita – Gemme degli US Open

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Pubblicato il 3 settembre 2012 su TennisAbstract – Traduzione di Edoardo Salvati

// In occasione dello svolgimento degli US Open 2017, vengono riproposte delle gemme analitiche dallo scrigno di TennisAbstract, su alcune tematiche comuni all’edizione in corso.

Mardy Fish si è ritirato prima dell’inizio dell’ottavo di finale contro Roger Federer agli US Open 2012. Come discusso in un altro articolo, Federer potrebbe beneficiare di un riposo addizionale, ma con la programmazione a giorni alterni di uno Slam rischia anche di passare troppo tempo fuori dal campo.

Quale conseguenza quindi ha più peso? Il riposo aggiuntivo renderà Federer ancora più favorito nel quarto di finale contro Tomas Berdych? O la ruggine da un’interruzione così lunga bloccherà gli ingranaggi del suo tennis?

Riposo aggiuntivo o ruggine da interruzione?

Virtualmente, non ci sono effetti degni di nota. I giocatori che beneficiano di un ritiro pre partita vincono il turno successivo quasi esattamente la metà delle volte, e uno sguardo ravvicinato a quelle partite rivela che il 50% è quello che ci saremmo attesi, a prescindere dal ritiro.

Alla ricerca di un possibile nesso, dal 2001 ho trovato 139 ritiri pre partita del tabellone principale di tornei del circuito maggiore, il cui beneficiario ha poi giocato almeno un’altra partita nello stesso torneo – in altre parole – finali escluse. Per quanto possa sembrare che i ritiri avvengano quando un giocatore ha poche speranze di vincere una partita (come nel caso di Fish o degli altri due che si sono ritirati prima di giocare con Federer quest’anno), non ci sono prove a sostegno nemmeno di questa teoria. In media, le probabilità di vittoria del giocatore che poi si ritira prima della partita sono di circa il 51%.

Possiamo quindi procedere nell’assunto che ci sia parzialità marginale nel campione di 139 giocatori che hanno beneficiato di un libero accesso al turno successivo. Per ogni Federer esiste un Donald Young che avanza per ritiro pre partita di Richard Gasquet (secondo turno degli US Open 2007, n.d.t.). A bilanciare il ritiro di giocatori senza possibilità di vittoria potrebbero esserci giocatori di vertice che decidono rapidamente di ritirarsi perché sono nella condizione di farlo, derivante dal loro successo, e hanno un orizzonte temporale più lungo.

Nelle 139 partite successive a un ritiro pre partita, il record è stato 67-72, vale a dire che i beneficiari hanno vinto il 48.2% delle volte. Previsioni pre partita (con il mio sistema Jrank) davano una percentuale di vittoria del 48.9%.

Nessun effetto sul beneficiario

Se restringiamo la ricerca agli Slam, rimaniamo con un campione di 12 partite praticamente privo di importanza. I giocatori con accesso al turno successivo grazie a un ritiro pre partita hanno siglato un record di sei vittorie e sei sconfitte, a fronte di una previsione pre partita rispettivamente di 7 e 5. Forse la ruggine influisce, seppur in modo limitato; molto più probabilmente invece il ritiro pre partita non ha alcun effetto sul beneficiario.

Per i tifosi di Federer, in ogni caso, c’è scarso motivo di preoccupazione. È la nona volta in carriera che ha beneficiato di un ritiro pre partita perdendo la partita successiva solo due volte, la prima nel 2002, l’ultima all’Indian Wells Masters 2008. Il giocatore che lo ha battuto in quell’occasione? Fish, ovviamente (Berdych in realtà ha poi eliminato Federer nei quarti di finale in quattro set, n.d.t.). ◼︎

Withdrawal Effects

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