L’effetto numero 1 o come il successo di Barty potrebbe scuotere il tennis femminile australiano

di Stephanie Kovalchik // TheConversation

Pubblicato il 3 febbraio 2020 – Traduzione di Edoardo Salvati

La vittoria di Sofia Kenin nella semifinale degli Australian Open 2020 ai danni di Ashleigh Barty ha certamente deluso le aspettative dei tifosi australiani. Dopo le premature sconfitte di Serena Williams e Naomi Osaka, le quote davano Barty come favorita. Kenin ha invece battuto anche Garbine Muguruza in finale per vincere il suo primo Slam ad appena 21 anni.

Distratti dall’importanza della conquista di uno Slam, è facile perdere di vista le esternalità positive del rendimento di una giocatrice sulla possibile crescita dello sport nei singoli paesi. Studi hanno concluso che quando una professionista raggiunge il vertice della classifica dominando per lunghi periodi, segue spesso uno sviluppo di talento tennistico nel suo paese di origine. Questo induce a pensare che il movimento femminile australiano potrebbe beneficiare nei prossimi anni della ribalta sulla scena di nuove giocatrici che cercano di replicare i successi di Barty.

Le numero 1 degli ultimi 35 anni

I risultati ottenuti da Barty lo scorso anno sono ragguardevoli, soprattutto considerando che la competizione tra le migliori sembra diventare sempre più intensa con il passare del tempo. Nel corso della sua esplosiva stagione 2019, è stata una presenza schiacciante, vincendo 57 partite su 70 e quattro tornei tra cui il suo primo Slam al Roland Garros e le Finali di stagione in Cina. È inoltre diventata la numero 1 mondiale, la prima australiana a riuscirci da Evonne Goolagong 43 anni fa. Anche dopo la sconfitta in semifinale, il margine su Karolina Pliskova, seconda in classifica, è abbondante.

Negli ultimi 35 anni, hanno raggiunto il primo posto della classifica 25 giocatrici da 14 paesi. Dal 1985 al 2005, il tennis femminile è stato appannaggio degli Stati Uniti, con sette diverse giocatrici che si sono alternate al numero 1. Il Belgio ne ha prodotte due, Francia, Germania, Spagna, Russia e Svizzera una a testa. Dal 2010, 11 giocatrici di 11 paesi hanno raggiunto il numero 1 (anche facilitate dagli alti e bassi della carriera di Williams).

IMMAGINE 1 – Sequenza delle giocatrici al numero 1 della classifica dal 1984

Grazie a giocatrici come Barty, la giapponese Osaka e la rumena Simona Halep, mai come prima la recente diversità al vertice del tennis femminile ha creato modelli emulativi per le aspiranti future professioniste di tutto il mondo. E il passato suggerisce che questo fattore è fondamentale per lo sviluppo del tennis nei paesi più piccoli (come il Belgio e la Serbia ad esempio) che mancano tradizionalmente di un seguito diffuso quanto quello di altri sport, e per il consolidamento di future generazioni di giocatrici in paesi con in cui il tennis è da sempre più radicato (come gli Stati Uniti, l’Australia e alcune nazioni europee).

Come le numero 1 hanno ispirato altre giocatrici nel mondo

Analizzando i sei paesi che, al di fuori degli Stati Uniti, hanno avuto una o più giocatrici al numero 1 dal 1990 al 2010 (in giallo nell’immagine 2), osserviamo diverse incoraggianti tendenze. In primo luogo, si assiste a un aumento delle giocatrici di un paese tra le prime 150 in coincidenza dell’ascesa al vertice di una connazionale o negli anni immediatamente successivi.

Belgio, Russia e Svizzera

In Belgio ad esempio, poco dopo il numero 1 di Kim Clijsters e Justine Henin nei primi anni 2000, altre giocatrici come Yanina Wickmayer e Kirsten Flipkens iniziarono a risalire la classifica. Il periodo di Maria Sharapova al numero 1 dalla seconda metà del 2000 coincise con ottimi risultati da parte delle compatriote Elena Dementieva e Vera Zvonareva e, ancora di più, Dinara Safina, anche lei numero 1 nel 2009.

Anche all’incredibile carriera di Martina Hingis fece seguito lo sviluppo di altre giocatrici svizzere, tra cui l’attuale numero 7 Belinda Bencic, che è stata pure allenata dalla madre di Hingis.

IMMAGINE 2 – Numero di giocatrici tra le prime 150 e le prime 30 per sei paesi con una giocatrice al numero 1 del mondo (il cui periodo è evidenziato in giallo)

Germania e Spagna

Si può anche vedere che due recenti numeri 1, la tedesca Angelique Kerber e la spagnola Muguruza, hanno guadagnato quella posizione quasi esattamente a distanza di 15 anni dall’ultima connazionale. Kerber ha seguito le orme di Steffi Graf, mentre Muguruza è stata preceduta da Arantxa Sanchez.

Stati Uniti

Negli Stati Uniti, molte giocatrici afro-americane, tra cui la quindicenne Cori Gauff, hanno fatto riferimento al successo delle sorelle Williams come motivazione maggiore nella decisione di intraprendere da giovanissime un percorso nel tennis. La pletora di giocatrici afro-americane tra le prime 150 è indicazione della capacità persuasiva dei risultati di Serena e Venus Williams su atlete come Madison Keys, Sloane Stephens, Gauff, Taylor Townsend, Whitney Osuigwe e Sachia Vickery.

Le ricadute positive generate dall’effetto numero 1

In qualsiasi sport, lo sviluppo di talenti in grado di competere ai livelli più alti è un processo complesso che richiede l’allineamento di molteplici fattori, dalla bravura di base delle giocatrici all’appoggio delle famiglie, della comunità, degli allenatori e delle federazioni nazionali.

Anche se il successo delle giocatrici di vertice è solo una variabile dell’equazione, è inserito in un concetto economico ben noto, quello della teoria della goccia (o trickle-down). Applicata allo sport, questa teoria postula che i risultati delle migliori possono arrivare a rappresentare una fonte motivazionale enorme per la base del movimento e spingere più persone a intraprendere quello sport. Nel tennis, l’andamento storico delle statistiche relative alla classifica mostra un chiaro effetto goccia generato dalle giocatrici che ottengono il primo posto, specialmente in quei paesi che non hanno mai avuto o non hanno avuto da decenni una giocatrice al vertice.

Quello che non emerge dalle statistiche è quanto la personalità e l’esempio di una numero 1 incide sullo sviluppo e sulla crescita delle giovanissime connazionali. Se nelle due settimane degli Australian Open si è avuto modo di conoscere meglio Barty, ci si è accorti che il suo gioco è solo parte della sua unicità. Simpatia e forza d’animo di fronte a trionfi e sconfitte la rendono universalmente apprezzabile e ne fanno ulteriore riferimento motivazionale per le giocatrici più giovani. Poche altre si sono probabilmente trovate in una posizione d’influenza così preminente e duratura per il loro paese e nel loro sport.

The No. 1 effect: why Ash Barty’s success could lead to a boom in women’s tennis in Australia