La difficoltà di accorciare le partite di tennis – Parte I

di Chapel Heel // HiddenGameOfTennis

Pubblicato il 18 settembre 2019 – Traduzione di Edoardo Salvati

Anche il tennis, come altri sport, è frequentemente soggetto a richiami per trovare un modo di accorciare la durata delle partite, sia per accomodare gli appassionati nella scelta delle molteplici possibilità di intrattenimento all’interno dei numerosi impegni della vita di tutti i giorni, sia per permettere alle emittenti televisive di avere un’idea più precisa sulla programmazione e sugli spazi pubblicitari necessari.

Durante gli US Open 2019, ho sentito Jim Chairusmi sul podcast Thirty Love suggerire che il tennis dovrebbe regolarsi su partite di due ore (o forse due ore e mezzo) per massimizzare seguito e passaggi televisivi. Mi sono chiesto cosa servirebbe introdurre o modificare per raggiungere quello standard.

La via più diretta sarebbe naturalmente di dichiarare la partita conclusa a un limite orario predefinito. Penso non ci sia alcuna ombra di dubbio che non succederà mai, e non dovrebbe mai succedere, nel tennis. Senza un modo per “gestire il cronometro”, l’esito della partita potrebbe essere del tutto arbitrario. La situazione più ovvia è quando la partita segue il servizio ma un giocatore è indietro di un game nel punteggio.

È necessario quindi modificare le regole per accorciare le partite. Sono già state introdotte, o sperimentate, misure finalizzate a quell’obiettivo. Alcuni tornei di entrambi i circuiti maggiori hanno utilizzato il cronometro al servizio per velocizzare il gioco, ma non sembra aver fatto troppa differenza. Le finali Next Gen hanno applicato alcuni cambiamenti per una durata inferiore delle partite, tra cui la vittoria del set per chi arriva per primo a 4 game, che sicuramente accorcia le partite ma snatura il sistema di punteggio dall’inizio alla fine.

Altre iniziative hanno incontrato maggiore riscontro positivo (come l’eliminazione della ripetizione del nastro e lasciare che i tifosi siano liberi di uscire e rientrare tra un punto e l’altro), ma è possibile che avranno impatto minimo sulla durata. Jeff Sackmann di Tennis Abstract ha analizzato cosa accadrebbe se la WTA introducesse il super-tiebreak nei singolari.

Durata e modifica delle regole: approccio combinato

La modalità più concreta per accorciare le partite è di certo il set vinto con 4 game, ma non mi viene in mente altro sport in cui le fondamenta del sistema di punteggio siano state alterata così drasticamente per ridurre la durata. Sarebbe come giocare tre dei quattro quarti nel basket, nell’hockey e nel football americano, o sei inning nel baseball. Il super-tiebreak al terzo set può troncare la lunghezza delle partite, così facendo però si finisce per alterare anche quelle partite che in ogni caso non avrebbero presentato un problema temporale. Agli US Open 2019 ad esempio, all’incirca il 30% delle partite concluse in tre set non è andato oltre le due ore e solo due da due set le hanno superate.

Quello che sto cercando di ottenere è una serie di regole che possano accorciare una partita lunga alla fine della partita, mantenendo contestualmente intatto il sistema di punteggio per la maggior parte del tempo. Voglio capire quanto sia complesso applicare una combinazione di modifiche alle regole di punteggio e di adozione di un tempo limite senza alterare il sistema di punteggio classico del tennis, almeno fino alle fasi finali di una partita molto lunga.

L’idea di base è di avere il tennis come lo si conosce fino al raggiungimento del Tempo Obiettivo, per poi far scattare delle regole che stabiliscano quanto ancora la partita può continuare. Il Tempo Obiettivo non è un’interruzione drastica, ma il momento in cui s’inizia ad arrivare alla conclusione.

Tempo Obiettivo nelle partite al meglio dei tre set

Come primo passaggio, dobbiamo scegliere un Tempo Obiettivo superato il quale scattano regole speciali. Non vogliamo interrompere partite equilibrate troppo presto, vogliamo invece che la durata subisca un taglio anche deciso per venire incontro all’attenzione dettata dalla moderna fruizione e dalla programmazione dei tornei e dei palinsesti televisivi. La regola delle due ore paventata da Chairusmi è, da questo punto di vista, ragionevole e, fortunatamente, confortata dai dati effettivi delle partite.

Sul circuito maschile, un set dura in media circa 40 minuti, che corrisponde alle due ore se vengono giocati tre set. Le partite femminili sono leggermente più brevi, ma preferirei non dover determinare regole diverse per circuito. Ai fini di quest’analisi, adotterò un Tempo Obiettivo di due ore per una partita al meglio dei tre set.

Tempo Obiettivo nelle partite al meglio dei cinque set

A meno di non voler abolire le partite al meglio dei cinque set, non si può usare un Tempo Obiettivo di due ore per questa fattispecie, perché non è nemmeno realistico pensare di giocare anche solo quattro set in due ore. Per una partita che termina al quinto set infatti, il tempo medio di gioco è di 3 ore e 20 minuti. Credo di dover accettare che una partita in cinque set non potrà rientrare in nessuna regola ragionevole di Tempo Obiettivo, tranne che questo sia talmente lungo da renderne l’introduzione stessa priva di significato. Molte persone, me compreso, adorano il formato al meglio dei cinque set e sarebbero restie ad abbandonarlo. La finale degli US Open 2019 ha poi rinforzato questa convinzione, dove forse il più grande combattente nella storia del tennis, Rafael Nadal, quasi non riusciva a scardinare l’opposizione di Daniil Medvedev.

È un’esercizio complicato cercare di individuare delle regole che accorcino ragionevolmente la durata delle partite al meglio dei cinque set mantenendone inalterata l’unicità. Ai fini dell’analisi, stabilisco un Tempo Obiettivo di 2 ore e 40 minuti per le partite al meglio dei cinque set, all’incirca il tempo medio di completamento di una partita che dura 4 set. Ce ne saranno alcune che rientreranno nel Tempo Obiettivo delle partite al meglio dei cinque set, ma la maggior parte andrà oltre. Per questo motivo, devono essere previste alcune esenzioni specifiche, in modo che comunque capiti di avere occasionalmente una partita in cinque set.

Esenzioni

Qualsiasi proposta di riduzione della durata delle partite incontra inevitabilmente il profondo malcontento degli appassionati più accaniti. La possibilità di procedere con delle esclusioni può calmare un po’ gli animi. Inizierei da queste partite:

  • le finali dei tornei dei circuiti maggiori
  • le semifinali dei Masters 1000, dei Premier Mandatory (quale sia la denominazione) e dei tornei dello Slam
  • i quarti di finale degli Slam, anche se non ne sono totalmente convinto, perché si tratta solitamente di partite infrasettimanali.
  • le partite di Coppa Davis, a eccezione di quelle ininfluenti
  • le partite di Fed Cup, a eccezione di quelle ininfluenti

Regole

Nel caso di una partita che non gode delle esenzioni di cui sopra, una volta raggiunto il Tempo Obiettivo applicabile, per terminare la partita scattano le seguenti regole.

Nessun set da concludere

Se il Tempo Obiettivo scatta tra un set e l’altro, si gioca un super-tiebreak (10 punti) al set successivo. Nel caso non bastasse a finire la partita, si usa la “Regola Finale Onnicomprensiva” che illustro a breve.

Set in corso di svolgimento

Se Il Tempo Obiettivo non scatta tra un set e l’altro, si seguono queste tre regole.

Regola 1

Si finisce sempre il game in corso, tiebreak compresi.

Regola 2

Se la Regola 1 non porta alla risoluzione della partita e il set sta seguendo i servizi, si gioca un tiebreak normale (7 punti) per terminare il set.

Regola 3

Se la Regola 1 non porta alla risoluzione della partita e il set non sta seguendo i servizi, allora:

A. se uno dei due giocatori ha più di un break di vantaggio, allora il set viene assegnato a quel giocatore

B. altrimenti

1. se il giocatore indietro di un break è il prossimo a servire, allora

(a) se la partita è al set decisivo e sono stati giocati più di cinque game, si finisce il set o

(b) se la partita è al set decisivo e non sono stati giocati più di cinque game, al giocatore avanti di un break viene assegnato il set o

(c) se la partita non è al set decisivo, al giocatore avanti di un break viene assegnato il set.

2. se il giocatore indietro di è un break è il prossimo a ricevere, si finisce il game successivo e poi

(a) se l’avversario rimane avanti di un break, gli viene assegnato il set o

(b) se si torna a seguire i servizi, si applica la Regola 2 per decidere il set.

Regola Finale Onnicomprensiva

Se qualsiasi delle regole precedenti determina una parità di punteggio (ad esempio, 1-1 in una partita al meglio dei 3 set o 2-2 in una al meglio dei cinque) o non riesce a determinare la conclusione della partita, la partita viene decisa con quanti set al super-tiebreak sono necessari.

Alcune considerazioni positive

Queste regole dovrebbero permettere alla maggior parte delle partite che arrivano al Tempo Obiettivo di essere concluse in circa 15 minuti. Questo consente un po’ di flessibilità, senza estendere il Tempo Obiettivo eccessivamente. Non è realistico riuscire a terminare una partita al meglio dei tre set in due ore esatte, o una al meglio dei cinque in 2 ore e 40 minuti, ma serve rimanere in un intervallo conveniente. In altre parole, si deve poter vedere la fine.

Ulteriori note positive

Il set può terminare naturalmente, o perché il game in corso ne determina la fine (Regola 1), o perché non c’è un guadagno significativo di tempo nel troncare la partita (Regola 3B.1(a)).

Lo si può anche chiudere con un solo tiebreak normale (7 punti), che in media richiederà dai 7 ai 10 minuti. Questo potrebbe essere lo scenario più probabile, come da Regola 2, quando i giocatori sono al servizio al sopraggiungere del Tempo Obiettivo.

È probabile che poco meno del 25% delle partite al meglio dei tre set siano soggette a queste speciali regole di accorciamento.

Non sono regole che troncheranno le partite più importanti, come le fasi conclusive degli Slam, i tornei tra nazioni e tutte le finali.

Le partite al meglio dei cinque set sopravvivono.

Pur non avendone evidenza, ho idea che ridurre la durata delle partite aiuti i giocatori a subire meno infortuni. Non solo giocano meno, ma giocano meno nei periodi in cui il loro fisico è più esposto, come a partita inoltrata. Questo potrebbe tradursi in meno ritiri prima e durante la partita e magari anche meno circostanze in cui un giocatore o una giocatrice lotta turno dopo turno, arriva in semifinale o in finale per poi dare vita a una partita non competitiva perché ha terminato le energie.

Alcune considerazioni negative

Oltre a una diffusa resistenza al cambiamento, si può pensare ai seguenti aspetti.

Il punteggio delle partite sarà strano, e più complesso, per i set finali. Si potranno avere potenziali tiebreak (7 punti) anche quando il punteggio non è in parità durante la partita (ad esempio, si sta seguendo il servizio ma su una situazione di 2-3 e si deve giocare il tiebreak). Non si può quindi mettere normalmente un numero in parentesi come si fa attualmente. Si potranno avere anche numeri tra parentesi quadre come accade al momento per i super-tiebreak (10 punti) alla stregua del doppio.

Si può di fatto dire addio ai cinque set nei primi turni degli Slam, anche se, penso di poter dire, non ne sentiremo così tanto la mancanza. Alcune di quelle sono partite memorabili, ma la maggior parte è seguita da pochi o dimenticata quasi integralmente. Gli appassionati più puri faranno fatica ad accettarlo, ma se serve per far crescere il seguito del tennis, sembra un compromesso ragionevole. Ad esempio, quali sono le partite in cinque set che si ricordano degli US Open 2019? E quante sono state prima dei quarti di finale? Secondo me ve ne viene in mente una, il sedicesimo tra Gael Monfils e Denis Shapovalov che, pur essendo stata combattuta, non ha offerto un quinto set all’altezza. Denis Kudla contro Janko Tipsarevic? Dominik Koepfer contro Jaume Munar? Yoshihito Nishioka contro Marcos Giron? Ricardas Berankis contro Jiri Vesely? Si può andare avanti a lungo.

I break sul circuito femminile

Le regole troncano la partita sia in caso di parità al servizio, sia in presenza di break. Nelle partite femminili però i break stanno diventando quasi la norma. Utilizzare un sistema basato sui break per avvicinare le partite alla loro conclusione potrebbe alterare i risultati sul circuito femminile in modo molto più drastico che su quello maschile.

Anche in presenza di queste regole, alcune partite richiederanno più di 15 minuti per essere terminate, ad esempio quando le regole impongono due super-tiebreak (10 punti) di fila, per quanto realisticamente non accadrebbe in una partita al meglio dei tre set, perché vorrebbe dire che solo il primo set è durato le intere due ore. Stiamo quindi parlando di fatto di uno scenario al meglio dei cinque set, nel quale le 2 ore e 40 arrivano tra il terzo e il quarto set.

Si giocherebbe il super-tiebreak (10 punti) per risolvere il quarto set, e se il punteggio diventa di 2-2, si usa poi il super-tiebreak (10 punti) come Regola Finale Onnicomprensiva per terminare la partita. Ipotizzando 40 secondi a punto (la media maschile, di solito) e due super-tiebrak (10 punti) da 16 punti ciascuno, si sfora di circa 20 minuti. Si tratta di più della coda desiderabile di 15 minuti sul Tempo Obiettivo, ma comunque non male in ottica di risparmio di tempo.

Ulteriori note negative

La situazione potenziale più preoccupante è quella prevista dalla Regola 3B.1(a)/3B.1(b), nella quale si deve considerare di terminare il set decisivo con un giocatore indietro di un break. Inizialmente non avevo previsto di far terminare il game, quindi era necessario finire il set ogni volta. Il problema è che, se il set è appena iniziato al sopraggiungere del Tempo Obiettivo, si finirebbe per dover giocare quasi un set intero, per una durata magari di altri 40 o 60 minuti, specialmente se si ottengono contro-break. Di converso, giocare il set consente al giocatore in svantaggio più margine per una rimonta, che credo sia davvero l’unica cosa che piace delle partite lunghe (perché altrimenti nessuno ha voglio di stare incollato quattro ore alla tv).

Ripeto, questo è particolarmente importante sul circuito femminile, con più servizi persi e più probabilità di recupero. Dovevo scegliere tra una e l’altra soluzione e, visto che è un esperimento, per quest’analisi ho scelto il tempo sulle rimonte. Da un lato, l’argomento principale è qui il tempo e, dall’altro, non ci sono così tanti recuperi quanti si è portati a pensare. Rimane però un aspetto che non mi convince, perché è un po’ controintuitivo: più ci si addentra nel set e minore è la probabilità di una rimonta, quindi perché darsi da fare per giocarlo tutto? La mia risposta è perché non si vuole troncare partite che non portano a un grande risparmio di tempo.

Applicare le regole a partite reali

Sono regole che funzionano? Con funzionare mi riferisco a due aspetti. Primo: accorciano effettivamente le partite in modo significativo, diciamo più del cronometro al servizio o la non ripetizione del nastro alla battuta? Secondo: se accorciano le partite in modo significativo, che prezzo stiamo pagando per la rinuncia ad altro tennis, vale a dire quante rimonte stiamo impedendo e sono troppe affinché risparmiare tempo valga la pena?

Al momento, sono regole del tutto teoriche. Volevo prima rendermi conto di quanto fosse difficile creare una piattaforma giuridica da zero. Non sono quindi in grado di dire se sono regole che funzionano. Affronterò il tema nel prossimo articolo, andando ad analizzare che effetti la loro applicazione avrebbe determinato su alcune partite sul cemento della seconda parte della stagione 2019, tra cui gli US Open e il Cincinnati e il Canada Masters.

The Difficulty of Shortening Tennis Matches, Part I