La difficoltà di accorciare le partite di tennis – Parte II – Donne

di Chapel Heel // HiddenGameOfTennis

Pubblicato il 21 settembre 2019 – Traduzione di Edoardo Salvati

Nella Parte I di questa serie sono state definite delle regole per ridurre la durata delle partite. Nella Parte II le regole sono state applicate a partite reali maschili al meglio dei tre set.

L’analisi prosegue con l’applicazione delle regole alle partite femminili. Ho guardato il video di 29 partite a Cincinnati e Toronto, e utilizzato la progressione temporale punto per punto per tutte le 29 partite agli US Open 2019 che sono andate oltre le due ore di gioco.

A differenza degli uomini, per raccogliere un campione significativo di partite più lunghe di due ore sono serviti solo tre tornei sul cemento. Questo perché per le donne gli US Open si giocano solo al meglio dei tre set e Tennis Channel Plus ha dedicato molto più spazio al tennis femminile nel 2019, quindi già con Cincinnati e Toronto avevo quasi tutte le partite da più di due ore necessarie. Non ho esaminato partite da tornei della categoria Premier o International, ma non ho ragione di credere che in quel contesto di gioco il tempo impiegato sia significativamente più lungo o più corto dei tre eventi che ho visionato.

Si osserva dalla tabella che il 27% delle partite femminili al meglio dei tre set va oltre le due ore. Questo a ricordare che si sta cercando di risolvere un problema che si presenta solo in una partita su quattro al meglio dei tre set.

Come si sono comportate le regole nel caso delle partite femminili?

I dati della tabella si riferiscono alle 58 partite sottoposte alle regole che ho definito in precedenza.

Non c’è molto di più da dire di quanto visto per gli uomini, perché i numeri per le partite femminili al meglio dei tre set sono incredibilmente simili.

Troncare lunghe partite femminili

Come evidenzia la tabella, in 29 delle partite il tempo effettivo di gioco è stato superiore alle due ore e 15 minuti, ma dopo l’applicazione delle regole solo 6 sono andate oltre quella soglia.

Ecco le sei partite più lunghe di due ore e 15 minuti dopo l’applicazione delle regole di accorciamento.

#1 Kuznetsova c. Pliskova – Cincinnati

È stata la prima partita a cui ho applicato le regole, quindi ci sono rimasto un po’ male quando una partita di due ore e 18 minuti si è trasformata in…una partita di due ore e 18 minuti. Svetlana Kuznetsova era avanti 4-2 quando è scattato il Tempo Obiettivo, con Karolina Pliskova al servizio e sotto di un break. Dal Tempo Obiettivo, è stato finito il game e ne sono stati giocati altri tre, per un totale di 18 minuti.

#2 Peterson c. Kudermetova – Cincinnati 

È stata una partita di due ore e 29 minuti che le regole hanno accorciato di ben 13 minuti, ma sempre sopra alle due ore e 15 minuti, anche se di un solo minuto. Il Tempo Obiettivo è scattato tra il secondo e il terzo set, quindi è stato “giocato” un super-tiebreak (a 10 punti).

#3 Wang c. Puig – Cincinnati

Una delle partite più lunghe del campione, con due ore e 40 minuti. Le regole hanno tolto 23 minuti, ma ci si è comunque fermati a due ore e 17 minuti. Monica Puig era avanti di un break al momento del Tempo Obiettivo e al servizio, ma Yafan Wang ha recuperato il break in un game reale molto lungo. Con un tempo di gioco per punto molto alto, le regole hanno imposto un tiebreak (a 7 punti), che ha portato oltre il tempo desiderato.

#4 Andreescu c. Kasatkina – Toronto 

A Toronto, Bianca Andreescu ha giocato tre partite più lunghe di due ore. Questa è durata originariamente due ore e 39 minuti, e le regole l’hanno accorciata a due ore e 16 minuti. Ne parlo più avanti.

#5 Collins c. Hercog – US Open 

SitLa partita reale è durata due ore e 27 minuti. Il Tempo Obiettivo è scattato con Danielle Collins avanti di un break sul 3-2 e al servizio. Polona Hercog ha però recuperato il break, facendo intervenire le regole, con un tiebreak. Sembrava quindi il tipo di partita da rientrare nelle due ore e 15 minuti, ma la simulazione del tiebreak è stata molto lunga (12-10), come lo erano i singoli punti. Di fatto, le regole di accorciamento hanno aggiunto 4 minuti alla partita reale. In altre parole, i 22 punti del tiebreak simulato hanno richiesto alle giocatrici più tempo dei quattro game che hanno effettivamente giocato. La partita simulata è durata 2 ore e 31 minuti.

#6 Mladenovic c. Kerber – US Open  

Il secondo set è stato a senso unico per Angelique Kerber, è il Tempo Obiettivo è scattato a terzo set inoltrato. Kristina Mladenovic era avanti 3-2 e al servizio. Kerber ha recuperato il break e, anche in questo caso, il tiebreak simulato è stato molto lungo, 8-6. La durata originale di due ore e 24 è scesa a due ore e 20 minuti.

Rispetto alle cinque partite maschili che sono andate oltre le due ore e 15 minuti, c’è stata molta più varietà in queste sei partite femminili. Le prime quattro sono andate oltre rispettivamente di tre, due e un minuto, quindi poco di cui ci si deve preoccupare. La partita #5 invece è stata molto deludente, perché le regole di accorciamento l’hanno in realtà resa più lunga di quella originale.

Quali sono state le conseguenze per le partite femminili?

Sono contento dei benefici ottenuti dall’applicazione delle regole per le donne. In termini di costi, il tempo risparmiato ne giustifica l’applicazione? Delle 58 partite in esame, tre hanno avuto un risultato diverso da quello reale, come era successo per gli uomini (quindi leggermente inferiore in percentuale).

Analizziamole con maggiore dettaglio:

Andreescu c. Kasatkina – Toronto (secondo turno)

È la partita vista prima che, anche se per un solo minuto, non è stata dentro le due ore e 15. Al Tempo Obiettivo, sembrava che Andreescu fosse in pieno controllo al servizio sul 3-1. Kasatkina però ha ottenuto il break e riportato il punteggio sui servizi, richiedendo il tiebreak. In quella fase, Andreescu non stava giocando così bene. Nella partita reale, il vantaggio di 3-1 al servizio si è trasformato in una vittoria di misura per 7-5. Così non è andata all’arrivo del Tempo Obiettivo, perché Andreescu ha perso i due turni di battuta successivi e poi il tiebreak simulato per 7-2.

Vekic c. Keys – Toronto (primo turno)

Una partita molto equilibrata dall’inizio alla fine, con il punteggio al servizio quando è arrivato il Tempo Obiettivo. Le regole hanno accorciato la partita e dato vita a un tiebreak a favore che Madison Keys ha vinto 9-7. Anche nella partita reale si è giocato un tiebreak vinto da Keys 7-5. Come sempre, la simulazione dipende dalla giocatrice che sta giocando meglio (anche se solo di poco) quando scattano le regole.

Bolkvadze c. Pera – US Open (primo turno)

Non può non interessarci anche questa partita! Quando è arrivato il Tempo Obiettivo, il punteggio era solo sul 2-2 nel terzo set. Mariam Bolkvadze ha deciso che era quello il momento in cui giocare peggio e ha perso il tiebreak simulato 7-1. Nella partita reale, Bolkvadze ha perso subito il servizio, poi Bernarda Pera ha tenuto il suo, da cui il pessimo tiebreak simulato. Però poi Pera non è venuta meno alla sua fama, crollando nel tentativo di chiudere la partita vera, vinta infatti da Bolkvadze per 6-4 al terzo.

Si è trattato di due partite abbastanza equilibrate, che sarebbero potute finire diversamente a seconda del momento in cui è arrivata l’interruzione. La partita di Andreescu non è stata così tirata, l’ha solo resa complicata nel momento sbagliato (a sua insaputa per quanto, se le regole fossero state in vigore anche nel mondo reale, le avrebbe sicuramente conosciute).

Ripeto, mi fa piacere che non ci siano molte partite con il risultato finale alterato, ma avrei preferito che non ce ne fosse neanche una. Però, il timore più grande che avevo che il tennis femminile subisse più sconvolgimenti — perché le regole si basano sui break, e ci sono più break tra le donne — non ha trovato riscontro, almeno non in questo insieme di partite.

Quali sono state le regole di maggiore impatto per le partite femminili?

È interessante notare come la combinazione di regole che sono state attivate è più varia rispetto a quella degli uomini, forse perché tra le donne ci sono più break.

Come si sono risolte le partite per le donne?

“In modo naturale” significa che 20 partite su 58 hanno avuto lo stesso punteggio che nella realtà perché sono state giocate fino alla fine. “Decise dalle Regole” significa che 11 partite su 46 sono finite a punteggio in corso all’arrivo del Tempo Obiettivo (a completamento del game se non già concluso). Il primo numero è in linea con quanto visto per le partite maschili, ma più partite (in proporzione) per le donne sono state decise dalle regole, e il Tempo Obiettivo è coinciso con il passaggio dal secondo al terzo set per tre volte (contro nessuna per gli uomini).

Una nota sulla rappresentazione del punteggio di una partita

In conseguenza all’introduzione di queste regole, il punteggio avrebbe un altro aspetto. Probabilmente il super-tiebreak avrebbe le parentesi quadre, come già accade ad esempio per il doppio e per la Laver Cup (tipo [10-8]). I due cambiamenti più importanti riguarderebbero:

  • le partite decise dalle regole a punteggio in corso, a completamento del game se non già concluso. Ad esempio 4-6 7-6(7) 1-0. Di solito, in presenza di quel tipo di punteggio, ci si aspetterebbe di leggere accanto “RIT”, a evidenza di un ritiro. Per lo stesso motivo, punteggi legati a regole di accorciamento dovrebbero avere una segnalazione analoga, tipo “TEMPO”
  • le partite che seguono i servizi, ma la giocatrice che sta per servire è indietro nel punteggio. Ad esempio, Simona Halep era 4-6 7-5 4-5 contro Jennifer Brady a Toronto quando è arrivato il Tempo Obiettivo. Ed era lei al servizio. Con le regole di accorciamento, ci si sarebbe fermati per giocare il tiebreak. Se Halep lo avesse vinto 7-5, il punteggio finale sarebbe stato 4-6 7-5 5-5(5). È diverso dal punteggio classico di quando subentra il tiebreak sul 6-6, perché il 7-6 nel punteggio finale determina chi ha vinto. In questo caso il punteggio sarebbe in pari (5-5) quindi si dovrebbe dedurre la vincitrice con un altro metodo. Non immediato, ma fattibile, per il quale vedo due possibili opzioni.

Proposte

La mia proposta è di trovare un modo per indicare la vincitrice, con un asterisco o una “v” di vittoria o una “t” di tempo. Tra queste, preferisco la “v”, ma ognuno ha la sua preferenza. Il punteggio della partita di Halep diventerebbe 4-6 7-5 5v-5(5) e, visto da Brady, 6-4 5-7 5-5v(5). È orribile lo so, ma è un’idea. Penso però poi che voterei per non fare nulla, considerando che praticamente tutti i riferimenti al punteggio mostrano con chiarezza la vincitrice in qualche altra maniera.

La seconda proposta, quella di Jeff Sackmann di Tennis Abstract, lascerebbe inalterata la bellezza del punteggio con una modifica alle regole per cui non ci si ferma immediatamente a giocare il tiebreak, ma si aspetta fino a che non è stato giocato un numero pari di game. Se Halep avesse vinto il game successivo, saremmo sul 5-5 e a quel punto si andrebbe al tiebreak, terminando con un 6-5(5) o un 5-6(5). Sicuramente più elegante, a fronte però dello svantaggio di dover giocare un altro game in tutti questi scenari. Si aggiungerebbero cioè 4 minuti (in media) altrimenti evitati andando subito al tiebreak.

Delle 104 partite al meglio dei tre set che ho esaminato, questa occorrenza si è verificata il 20% delle volte, o circa la metà delle volte in cui la Regola 2 è stata usata. Se si aggiungono altri 4 minuti a ciascuna di queste 21 partite, il totale dei minuti risparmiati si ridurrebbe dell’8%. Forse è una stima in eccesso, perché a volte il game successivo diventa un break che risolve la partita, in presenza di una regola diversa senza tiebreak. D’altro canto, se in questo scenario si aspetta di raggiungere un numero pari di game lo si dovrebbe poi fare per tutte le regole. Ma è comunque uno spunto che non avevo in precedenza valutato, ed ero troppo avanti con l’analisi dei video da tornare indietro e verificarne l’impatto temporale.

Partite al meglio dei cinque set

Il prossimo e ultimo episodio della serie è dedicato alle partite al meglio dei cinque set, che sono quelle naturalmente con il maggiore risparmio di tempo, ma anche potenzialmente le più esposte a un cambiamento del risultato finale.

The Difficulty of Shortening Tennis Matches, Part II (Best-of-Three)