I problemi del circuito femminile che 4 milioni di dollari non risolvono

di Paul Timmons // mytennisadventures

Pubblicato il 4 novembre 2019 – Traduzione di Edoardo Salvati

Non appena Ashleigh Barty ha terminato le foto di rito con il trofeo delle Finali di stagione WTA, una vittoria che conclude un anno decisamente positivo per la simpaticissima australiana, l’attenzione si è inevitabilmente spostata sulla generosità dell’assegno che ha ricevuto in dote. Per chi non lo sapesse, si tratta di 4.42 milioni di dollari, una somma che fa impallidire qualsiasi premio partita precedentemente assegnato in un torneo professionistico di tennis, maschile o femminile.

Quasi immediatamente, i sostenitori della WTA travestiti da giornalisti hanno definito l’evento uno spartiacque nella storia del tennis femminile e dello sport femminile in generale. È un’affermazione perentoria che merita di essere approfondita, anche se non sorprende sapere che i suoi fautori non intendono discuterne il merito, probabilmente perché è un ragionamento dalla logica debole.

Perché questa opinione?

Torniamo indietro nel tempo. Non serve spostarsi decenni o di qualche anno, basta il gennaio scorso, quando Serena Williams ha perorato la causa della parità di guadagni in tutti i tornei presso i colleghi maschi. Vale la pena chiarire che gli Slam e i tornei congiunti più importanti offrono già montepremi identici. Per la maggior parte del calendario però, uomini e donne viaggiano per giocare in diverse città del mondo, in eventi più piccoli e meno prestigiosi: è qui che esiste la disparità, ed è presumibilmente quella a cui Williams faceva riferimento.

È parsa una richiesta strana in quel momento, e piuttosto illogica. L’ATP e la WTA operano come entità separate, con la facoltà di sottoscrivere accordi specifici per i diritti televisivi, per le sponsorizzazioni e la copertura mediatica. Sono presenti in paesi e città diverse, e così via. Semplicemente, il desiderio di Williams non è realizzabile nell’attuale struttura, aspetto di cui è di sicuro a conoscenza.

Per certi versi però, la sua argomentazione aveva un senso, era solo diretta alle persone sbagliate. La domanda dovrebbe essere posta ai dirigenti della WTA, sul perché il tennis femminile è rimasto indietro. I numeri che seguono illustrano la gravità del problema.

La gravità della situazione

Dei 55 tornei del circuito maggiore femminile, 32 sono gli International (la categoria inferiore). Di questi, 30 partono da un montepremi di 250 mila dollari. A confronto, nel circuito maggiore maschile 39 tornei su 62 sono della fascia più bassa (gli ATP 250), anche se il montepremi ha un livello di partenza di 589.680 dollari, decisamente più alto. Di conseguenza, un giocatore che vince un torneo 250 guadagna come minimo 90.990 dollari, mentre il finalista guadagna 49.205 dollari. La vincitrice di un International vince 43.000 dollari. Inizia a vedersi la differenza.

Alla luce di tutto questo, quanto dovremmo esaltare l’assegno ricevuto da Barty per un valore di 100 volte superiore a quello di una tipica vittoria in un International? Oltre a rappresentare già un aumento enorme rispetto ai 2.360.000 dollari vinti da Elina Svitolina nell’edizione 2018.

È davvero motivo di festeggiamenti? Possibile. Ma quali siano gli effetti di lungo termine ed i benefici, se ve ne sono, è oggetto di dibattito. Le Finali di stagione hanno dato alla WTA l’occasione per farsi vanto di un accordo che ha generato un premio partita più alto di quello degli uomini. Allora è questo di cui stiamo parlando?

Servono spiegazioni

Per me, in sostanza, la questione torna sul commento di un impiegato della WTA, che ne ha parlato in termini di: “che momento per il tennis femminile”. Ci spieghino i cambiamenti che porterà, quali vantaggi arriveranno e come inciderà sull’evoluzione dello sport. Perché da fuori vedo solo un torneo che ha reso le giocatrici ricche ancora più ricche. E non riesco proprio a immaginare come questo si traduca in più soldi di cui chi occupa i gradini più bassi della scala gerarchica ha un disperato bisogno. Sarei contento di essere smentito, ma temo che commenti sensazionalistici rimangano appunto tali.

Da ultimo, mi preme sottolineare che ho già affrontato il tema della disparità tra circuiti nelle categorie inferiori e, considerando il tono delle mie parole odierne, è giusto far sapere che dal prossimo anno l’ATP aumenterà il rimborso delle spese di viaggio a 4000 dollari per i giocatori classificati dal 151 al 400, mentre i doppisti riceveranno 2000 euro. Anche se solitamente è la Federazione internazionale a incaricarsi dei tornei a cui partecipa la maggioranza delle giocatrici classificate dal 151 al 400, è un altro esempio della cura superiore che l’ATP dedica ai giocatori (per quanto ci sia ancora molto da fare) rispetto al trattamento riservato dalla WTA o dalla Federazione internazionale.

Come è andato il torneo?

Sotto diversi punti di vista, l’ammontare vinto da Barty ha eclissato le pecche di un torneo con tutti gli ingredienti per un disastro. Gli infortuni possono colpire in qualsiasi momento, ma una combinazione di stanchezza di fine stagione e lentezza della superficie è destinata a creare inevitabilmente molti grattacapi. L’inabilità di generare il tutto esaurito ha poi reso l’atmosfera tetra.

Nella sua infinità saggezza, la WTA ha rifiutato il corteggiamento di Manchester e Praga — due città in cui i biglietti sarebbero andati a ruba per ogni sessione di gioco — attratta dal denaro di un mercato che non ha mai veramente spinto il tennis come sport. Giocatrici di altissimo livello si sono così ritrovate a competere in un contesto immeritevole del loro talento. È un sollievo pensare quindi che la WTA abbia preso l’impegno di trovare una soluzione a Shenzhen per i prossimi nove anni. Buona fortuna, perché ce ne vorrà molta.

In conclusione, molti complimenti a Barty, ma non esaltiamoci per la magnanimità della sua vincita. È una distrazione dalle problematiche di fondo che affliggono il circuito femminile, non solo in Cina.

Scratch Beneath The Surface

La probabilità di doppi decisivi nella nuova Coppa Davis

di Jeff Sackmann // TennisAbstract

Pubblicato il 28 novembre 2019 – Traduzione di Edoardo Salvati

Nel nuovo formato della Coppa Davis, ci sono tre partite per ogni sfida tra nazioni, due di singolare e una di doppio. Si giocano per primi i singolari, rendendo quindi possibile che il doppio perda di valore, cioè sia irrilevante ai fini del risultato finale. 

Gli organizzatori delle Finali di Coppa Davis hanno provato a dare più peso al doppio, utilizzando criteri di spareggio (basati sul numero di set e game vinti) per determinare chi, durante la fase a gironi, si qualifica per quella a eliminazione diretta. Se è servito a mantenere interesse iniziale per i doppi irrilevanti, verso la fine dei gironi le squadre matematicamente qualificate non hanno avuto alcun incentivo a giocare il doppio.

In questo modo il Canada ha regalato il punto agli Stati Uniti con un ritiro pre-partita e l’Australia si è ritirata dopo un solo game giocato. Probabilmente era inevitabile, ma non è di certo auspicabile. Si presume che qualunque appassionato di tennis ne desideri sempre di più, e partite interrotte o non giocate potrebbero gettare scompiglio per lo spareggio.  

Sono molti i modi possibili per un ripensamento dell’evento, talmente tanti che evito di approfondirli in questa sede. Siccome i doppi irrilevanti sono inevitabili, vorrei invece analizzare quanto spesso dovremmo aspettarci che si verificano e, considerando che si verificheranno, se effettivamente è un aspetto che mette il doppio in secondo piano rispetto al singolare. 

Doppi ancora vivi

Lo spunto arriva da una domanda per il podcast della settimana scorsa:

La scelta più estrema riguardo ai doppi irrilevanti è semplicemente quella di non giocarli del tutto. Se si optasse per questa soluzione, a quanti doppi assisteremmo? Nelle Finali di Davis Cup a Madrid, ci sono state 25 sfide: 18 nella fase a gironi e 7 in quella a eliminazione diretta. In 12 sfide il doppio è stato determinante: 7 nelle 18 sfide dei gironi e 5 nelle 7 sfide dell’eliminazione diretta. Sulla base della metodologia proposta nel tweet, è all’incirca quanto ci saremmo attesi che accadesse. In media (per entrambe le fasi), una sfida aveva il 43% di arrivare al doppio decisivo, lasciando intendere che 11 partite di doppio sarebbero state importanti. 

La tabella elenca le 25 sfide, insieme alla probabilità di una vittoria a testa nelle prime due partite di singolare. L’ultima colonna indica se il doppio è stato decisivo. Le valutazioni Elo non sono state particolarmente efficaci nel predire quale sfida avrebbe portato a un doppio decisivo, anche se forniscono una buona stima di quanto spesso il doppio farebbe la differenza.

Sfida                 Prob. doppio   Giocato? 
Semi: GBR vs ESP      56.2%          SI  
Quarti: SRB vs RUS    54.3%          SI  
Semi: RUS vs CAN      53.3%          SI  
RR: FRA vs SRB        52.5%          NO  
RR: ARG vs GER        51.6%          NO  
RR: USA vs CAN        51.4%          NO  
RR: ITA vs CAN        50.0%          NO  
Quarti: GBR vs GER    50.0%          NO  
RR: GBR vs KAZ        49.8%          SI  
RR: ESP vs RUS        49.4%          SI  
Quarti: AUS vs CAN    49.4%          SI  
RR: USA vs ITA        48.7%          SI  
RR: BEL vs AUS        46.1%          NO  
RR: KAZ vs NED        46.0%          SI  
RR: CRO vs RUS        45.7%          NO  
RR: GER vs CHI        44.2%          SI  
RR: ARG vs CHI        43.6%          NO  
RR: FRA vs JPN        43.4%          SI  
Finale: CAN vs ESP    40.8%          NO  
RR: GBR vs NED        37.5%          SI  
RR: BEL vs COL        36.2%          NO  
Quarti: ARG vs ESP    34.6%          SI  
RR: SRB vs JPN        26.1%          NO  
RR: AUS vs COL        10.4%          NO  
RR: CRO vs ESP        7.3%           NO

Solo in pochi casi la vittoria in entrambi i singolari era quasi garantita. Anche in presenza di un tabellone molto lungo di 18 squadre, la maggior parte delle rappresentative è riuscita a schierare due solidi giocatori di singolare, e solo poche avevano il lusso di più di un giocatore di élite. 

Dieci anni di storia

Non si è trattato di pura casualità. Ho verificato tutte le sfide del World Group di Coppa Davis (tralasciando i playoff) dal 2010 al 2018 per identificare i due giocatori migliori di ciascuna squadra. Attraverso le loro valutazioni Elo al momento della partita e declinate sul nuovo formato al meglio dei tre set (anziché al meglio dei cinque), ho stimato quanto spesso saremmo di fronte a un doppio decisivo. In quelle 135 sfide, la probabilità media di un doppio decisivo è del 41%, di poco inferiore alla frequenza dell’edizione appena terminata. Escludendo un radicale rovesciamento gerarchico nella geografia del tennis mondiale, abbiamo una valida approssimazione di quanto frequentemente una squadra vince le prime due partite nel nuovo formato della Coppa Davis.

Quanto conta il doppio?

Quando il doppio ha un valore, è decisamente rilevante. Ogni partita di singolare ha la capacità di incidere in modo sostanziale sulla probabilità di ciascuna squadra di vincere la sfida, ma se il doppio entra in gioco, ha un’incidenza totale. Pensiamone in termini di leva, un concetto che solitamente applico a cambiamenti di punteggio durante la partita. Ipotizziamo due squadre equamente competitive e consideriamo la probabilità di vittoria in ogni passaggio del processo. Ogni squadra ha il 50% di probabilità di vincere ogni partita della sfida, che significa:

  • ogni squadra ha il 50% di probabilità di vincere la sfida
  • la squadra che vince la prima partita avrà il 75% di probabilità di vincere la sfida
  • in caso di parità dopo le prime due partite, ogni squadra avrà ancora una volta il 50% di probabilità di vincere la sfida.  

Prendiamo ora la leva di ciascuna partita dalla prospettiva della squadra A:

  • se vince la prima partita, la probabilità di vincere la sfida sale al 75%, altrimenti scende al 25%. Si tratta di un valore di leva del 75% – 25% = 50%
  • supponiamo che vinca la prima partita. Se vince anche la seconda, vince la sfida, una probabilità cioè del 100%. Se perde, scende al 50%. Di nuovo, è un valore di leva del 100% – 50% = 50% (se perde la prima partita, i calcoli sono identici, solo con probabilità del 50% e 0% invece di 100% e 50%) 
  • in presenza di un doppio decisivo, le probabilità all’inizio della partita di vincere la sfida sono del 50%. Con la vittoria del doppio, la probabilità raggiunge il 100%. Perdendo il doppio, la probabilità diventa dello 0%. È un valore di leva del 100% – 0% = 100%.  

Teoria e realtà

Potreste pensare che sia un ragionamento eccessivamente formale e convoluto, ed è difficile darvi torto. Il punto è che, con due squadre equivalenti, il doppio diventa due volte più decisivo. In molti altri sport succede che vi siano giocatori che non vengono coinvolti in tutte le fasi di gioco, subentrando nei momenti critici. Nel baseball ad esempio, con alcuni lanciatori chiamati a chiudere la partita solo in situazioni molto equilibrate. Oppure i kicker nella NFL, che partecipano a poche azioni della partita, ma con la possibilità di segnare molti punti. 

Per i parametri del mio campione d’indagine, il doppio avrà rilevanza esattamente il 50% delle volte, ed è due volte più importante di ognuna delle partite di singolare. Non funziona proprio così nel mondo reale, visto che il doppio è decisivo poco più del 40% delle volte. Però, quando poi il doppio diventa decisivo, ha sempre conseguenze da tutto o niente. Detto altrimenti, ha un valore di leva del 100%. 

Sono d’accordo nel non giocare i doppi irrilevanti. Non sarebbe una decisione che incontra il favore dei doppisti, e temo scatenerebbe le ire dei puristi della Davis. Pensando però alla posta in gioco, la reazione sarebbe più mitigata. In una formula da 16 o 18 squadre, l’equilibrio è sufficientemente distribuito da rendere necessario il doppio quasi nella metà delle volte. E quando si gioca il doppio, gli spesso dimenticati specialisti si trovano in una partita che è, letteralmente!, due volte più decisiva dei singolari che generano il massimo seguito di pubblico.  

The Likelihood of Live Doubles Rubber in the New Davis Cup

La velocità di ciascuna superficie, edizione 2019

di Jeff Sackmann // TennisAbstract

Pubblicato il 27 novembre 2019 – Traduzione di Edoardo Salvati

Se ne parla continuamente, e ne ho scritto molto in passato…eppure, strano a dirsi, non pubblico statistiche complete sulla velocità della superficie da tre anni. È ora di porre rimedio.

Se siete interessati alla spiegazione approfondita del funzionamento di questi numeri, con le limitazioni del caso, e di altri dettagli, invito alla lettura della mia analisi originaria. Segue qui una breve delucidazione. Assegno un valore a ciascuna superficie di gioco sul circuito maggiore maschile utilizzando la frequenza di ace come sintesi delle caratteristiche della superficie in questione.

Naturalmente, la frequenza di ace non può dare una rappresentazione completa ma, come vedremo, è un ottimo primo, o anche secondo, ordine di approssimazione. Per ogni torneo, verifico la frequenza di ace di tutte le partite, tenendo conto del giocatore al servizio e alla risposta in ciascuna di esse (la frequenza di ace nelle partite di John Isner sarà alta, ma questo non vuol dire necessariamente che la superficie è veloce).

Parlo di “velocità di gioco” perché la frequenza di ace dipende da un ampio insieme di variabili (temperatura, umidità, palline, etc) che, interamente considerate, forniscono indicazione sul modo in cui il campo incide sul gioco, ma che non hanno nulla di inerente la composizione fisica della superficie.

Facilità di calcolo e comprensione

I principali vantaggi di questa metodologia risiedono nella facilità di comprensione (più ace = valore più alto!) e nel fatto che è sufficiente un numero di dati anche ridotto, dati che sono disponibili per ogni partita maschile dai primi anni ’90. Il Court Pace Index e altre metriche basate sulla moviola istantanea Hawk-Eye possono sicuramente arricchire il ragionamento. Richiedono però pacchetti analitici molto più sofisticati, che federazioni e tornei non intendono di certo condividere con appassionati di rango minore come lo siamo noi.

La superficie media del circuito ha un valore di 1.0. Solitamente, la variazione tra tornei del circuito va dallo 0.50 dei campi in terra lenta all’1.50 dei campi in cemento veloci o in erba. La tabella mostra i valori di velocità per il periodo dal 2017 al 2019 di tutti i tornei in calendario nella stagione 2019, tra cui anche le Finali di Coppa Davis.

Torneo 2019         Superficie    % Ace  2019  2018  2017  
Chengdu             Cemento       14.8%  1.57  1.05  1.16  
Antalya             Erba          14.6%  1.47  1.25  1.74  
Finali di stagione  Cemento       11.7%  1.31  1.12  0.75  
Marsiglia           Cemento       11.7%  1.29  1.21  1.34  
Newport             Erba          12.7%  1.27  0.87  0.76  
Australian Open     Cemento       12.9%  1.27  1.16  1.14  
Brisbane            Cemento       13.3%  1.26  1.35  0.99  
Atlanta             Cemento       14.3%  1.25  1.01  0.86  
Shanghai            Cemento       13.0%  1.24  1.17  1.53  
San Paolo           Terra          9.8%  1.24  0.89  0.92  
Halle               Erba          12.8%  1.23  1.16  1.18  
Stoccarda           Erba          14.5%  1.23  1.42  1.27  
Sofia               Cemento       11.1%  1.21  1.14  1.33  
Anversa             Cemento       11.2%  1.21  1.25  1.06  
Finali Coppa Davis  Cemento       11.9%  1.20              
Metz                Cemento       13.5%  1.20  1.51  1.34  
Parigi Bercy        Cemento       11.9%  1.19  1.06  1.03  
Montpellier         Cemento       13.4%  1.17  1.13  1.11  
Vienna              Cemento       11.4%  1.16  1.16  0.98  
New York            Cemento       17.0%  1.16  1.05        
                                                        
Torneo 2019         Superficie    % Ace  2019  2018  2017  
Winston Salem       Cemento       12.1%  1.15  1.01  1.07  
Basilea             Cemento       14.2%  1.14  1.03  0.77  
Pechino             Cemento       11.6%  1.12  1.03  0.91  
Washington          Cemento       15.5%  1.11  0.99  1.11  
Mosca               Cemento       13.5%  1.11  1.21  1.45  
Delray Beach        Cemento       13.9%  1.10  0.98  0.97  
Doha                Cemento       10.0%  1.10  0.88  1.02  
S. Pietroburgo      Cemento        8.4%  1.09  1.13  0.80  
Stoccolma           Cemento       11.2%  1.08  1.03  1.05  
Tokyo               Cemento       11.6%  1.08  1.34  1.18  
Queen's Club        Erba          12.8%  1.07  1.25  1.20  
Auckland            Cemento       10.7%  1.06  1.17  1.11  
Pune                Cemento       14.8%  1.05  0.99        
Cincinnati          Cemento       11.6%  1.04  0.98  1.22  
Canada              Cemento       10.8%  1.03  1.17  0.97  
Dubai               Cemento        8.4%  1.02  1.04  0.91  
Eastbourne          Erba          13.2%  0.99  0.94  1.00  
Wimbledon           Erba          10.5%  0.99  1.14  1.03  
Sydney              Cemento        9.3%  0.98  1.25  1.10  
Zhuhai              Cemento        6.9%  0.97              
                                                        
Torneo 2019         Superficie    % Ace  2019  2018  2017  
Marrakech           Terra          8.4%  0.97  0.62  0.77  
US Open             Cemento       10.2%  0.97  0.98  0.96  
s'Hertogenbosch     Erba          10.2%  0.95  0.99  0.89  
Cordoba             Terra          6.9%  0.94              
Rotterdam           Cemento        8.0%  0.90  1.13  1.09  
Lione               Terra          9.9%  0.90  0.89  0.85  
Gstaad              Terra          5.6%  0.88  1.16  0.92  
Acapulco            Cemento       11.1%  0.86  1.03  0.92  
Miami               Cemento        9.5%  0.86  0.78  0.84  
Los Cabos           Cemento        6.5%  0.85  0.80  1.28  
Ginevra             Terra          6.6%  0.81  1.04  0.85  
Bastad              Terra          7.1%  0.80  0.72  0.88  
Kitzbuhel           Terra          6.3%  0.77  0.84  1.02  
Amburgo             Terra          7.7%  0.76  0.69  1.02  
Indian Wells        Cemento        7.6%  0.76  0.84  1.03  
Houston             Terra          9.2%  0.75  0.81  0.94  
Madrid              Terra          7.0%  0.71  0.84  0.89  
Roland Garros       Terra          7.0%  0.71  0.72  0.76  
Internaz. d'Italia  Terra          7.0%  0.69  0.69  0.85  
Monaco              Terra          7.0%  0.67  0.74  0.99  
                                                        
Torneo 2019         Superficie    % Ace  2019  2018  2017  
Umago               Terra          5.6%  0.65  0.78  0.61  
Rio de Janeiro      Terra          5.9%  0.63  0.71  0.68  
Budapest            Terra          7.0%  0.62  0.62  0.59  
Barcellona          Terra          5.6%  0.59  0.57  0.55  
Estoril             Terra          4.7%  0.54  0.58  0.53  
Buenos Aires        Terra          3.9%  0.52  0.65  0.88  
Monte Carlo         Terra          4.7%  0.50  0.56  0.50

Le Finali di stagione sono state tra le più veloci degli ultimi anni. I valori per il periodo dal 2014 al 2016 sono stati di 0.89 e 1.06, facendo supporre che finalmente gli organizzatori si sono decisi a fare un vero campo in cemento o che 15 partite sono un campione poco rappresentativo (e poi non sono l’esempio ideale, e lo stesso vale per i tornei con tabelloni a 28 e 32 giocatori).

Le Finali di Coppa Davis sono state più simili a un tipico campo coperto in cemento. All’estremo opposto, Indian Wells è stato un evento particolarmente lento quest’anno, anche rispetto ai suoi abituali standard quasi da terra battuta. Almeno per alcuni tornei, la convergenza fra velocità di superficie sembra essersi ridotta.

The Speed of Every Surface, 2019 Edition

Chi ha reso di più sotto pressione negli Slam 2019?

di Stephanie Kovalchik // StatsOnTheT

Pubblicato il 19 novembre 2019 – Traduzione di Edoardo Salvati

In un precedente articolo ho esaminato quali giocatori hanno subito le situazioni di maggiore pressione negli Slam 2019. È il momento dell’ovvia domanda successiva. Chi ha reso di più sotto pressione?

Esistono diversi modi per analizzare la pressione e il rendimento dei giocatori sotto pressione. Se si parla in termini di vittoria finale, sono i giocatori che vincono più punti ad alta pressione quelli che poi si aggiudicano la partita 99 volte su 100. Sulla base della frequenza di punti pressione vinti (FPPV) quali sono i giocatori che hanno surclassato gli avversari con continuità?

Circuito maschile

L’immagine 1 mostra il grafico del differenziale della FPPV totale (FPPV rispetto all’avversario) sull’asse delle ordinate rispetto alla media per gli Slam 2019. Si nota una chiara correlazione positiva tra queste due misure, favorita dalla struttura a eliminazione singola dei tornei.

Difficile ignorare l’evidente dominio di quattro giocatori in questa stagione di Slam: Daniil Medvedev, Roger Federer, Novak Djokovic e Rafael Nadal. Djokovic ha un leggero margine su Nadal nel rendimento medio sotto pressione nonostante due vittorie in meno. Federer è più dietro e sorprende che non sia riuscito a tenere Medvedev a maggiore distanza pur con 7 vittorie in più nel totale.

Guardando più a fondo emergono altre considerazioni interessanti, come il vantaggio di Dominic Thiem su Fabio Fognini, anche se entrambi hanno ottenuto 7 vittorie e 4 sconfitte. Troviamo poi nel gruppo anche il giovane Alexei Popyrin accanto a nomi già affermati come Alex De Minaur, Stefanos Tsitsipas e Matteo Berrettini. Sul 2% di differenziale medio di FPPV di Alexander Zverev hanno inciso molto le sue 10 vittorie e 4 sconfitte, rimane tuttavia chiaro quanto ancora ha da fare per chiudere il divario da Medvedev.

IMMAGINE 1 – Frequenza di punti pressione vinti negli Slam 2019 per il circuito maschile

Circuito femminile

Per quanto riguarda le donne, Serena Williams gravita in una personale stratosfera in termini di dominio delle avversarie in situazione di pressione, un aspetto quantomeno curioso considerando che non ha vinto nessun titolo Slam nel 2019 (e così anche nel 2018). Forse è un segnale evidente del fatto che il rendimento in finale è diventato una specie di barriera.

È affascinante notare come i due giocatori che si sono divisi gli Slam nel 2019 abbiano anche i valori totali e medi della FPPV più estremi, mentre per le vincitrici la connessione tra titolo e FPPV è molto più complessa, non solo quindi nel caso di Williams. Ashleigh Barty, campionessa del Roland Garros, e Simona Halep, campionessa di Wimbledon, sono due tra le prime cinque per FPPV, affiancate da Johanna Konta ed Elise Mertens, che però non sono arrivate nemmeno in finale.

IMMAGINE 2 – Frequenza di punti pressione vinti negli Slam 2019 per il circuito femminile

Per Naomi Osaka e Bianca Andreescu, sorpassate da diverse giocatrici per rendimento sotto pressione negli Slam del 2019, la spiegazione è ancora più complicata. Andreescu ha saltato quasi tutta la parte centrale della stagione per infortunio, tornando poi prepotentemente durante la trasferta americana per conquistare gli US Open.

Il caso di Osaka

Osaka è un punto interrogativo. Se nelle statistiche sulla pressione viene quasi affiancata da giocatrici meno navigate come Amanda Anisimova, è possibile che Osaka, faticando a imporsi su avversarie tecnicamente inferiori, non stia rendendo giustizia alla qualità del suo gioco.

Per contro, il folto numero di giocatrici raggruppate intorno alle vincitrici Slam 2019 è ulteriore prova dell’alto livello competitivo del circuito femminile. Se trarre vantaggio dai momenti di maggiore pressione è un requisito per vincere uno Slam, sembra proprio che nel 2020 ci sarà spazio per nomi nuovi nell’albo d’oro dei quattro tornei più illustri della stagione.

Who Felt the Pressure the Most at the 2019 Grand Slams?

Chi ha subito di più la pressione negli Slam 2019?

di Stephanie Kovalchik // StatsOnTheT

Pubblicato l’11 novembre 2019 – Traduzione di Edoardo Salvati

Quali sono i giocatori che negli Slam della stagione 2019 hanno dovuto affrontare le maggiori sfide e che hanno ottenuto di più in situazioni di massima pressione?

La gestione delle fasi calde di partite equilibrate nei tornei più importanti è un indicatore della personalità tennistica di un giocatore. Di quali giocatori la personalità è stata messa maggiormente alla prova negli Slam del 2019?

Possiamo farci un’idea esaminando la pressione media in partita durante gli Slam. Ne ho parlato approfonditamente in passato ma, in breve, la pressione di ciascun punto è semplicemente la leva del punto stesso (o l’importanza del punto). I giocatori con una pressione media più alta sono quelli che hanno giocato set più duri e più spesso hanno concluso partite al quarto o quinto set.

Circuito maschile

Il grafico dell’immagine 1 mostra la pressione media negli Slam per il circuito maschile rispetto al numero totale delle partite giocate, che fa vedere anche quali sono i giocatori che hanno raggiunto le fasi finali dei quattro tornei. Sono riportati solo quelli nel 20% superiore delle partite giocate, in modo da concentrarsi su chi ha avuto più successo.

IMMAGINE 1 – Pressione negli Slam 2019 per il circuito maschile

Il primo aspetto che si nota è la correlazione negativa tra la pressione media e il numero totale di partite giocate. È ragionevole che sia cosi, se si considera che il numero totale delle partite è direttamente collegato alla bravura del giocatore. I più forti hanno solitamente turni iniziali più abbordabili, facendo diminuire la loro pressione media.

Suscitano particolare interesse in questo caso quei giocatori con una pressione insolitamente alta a parità di numero di partite giocate. Prendiamo ad esempio Daniil Medvedev, che ha subìto la pressione media più alta tra i giocatori con un totale di 15 partite negli Slam del 2019. La sua pressione media dell’1.9% per punto è stata più comune per giocatori tra le 12 e 14 partite giocate.

Un altro giocatore a distinguersi è Stanislas Wawrinka che, con una media del 2.2%, entra tra i primi 5 per pressione più alta. Ha però molte più partite totali giocate rispetto a quei giocatori. Stefanos Tsitsipas e Marin Cilic sono in una situazione simile: giocatori molto abili che si sono però ritrovati a dover gestire partite più complicate di quanto la loro bravura avrebbe predetto.

Circuito femminile

In campo femminile, la correlazione negativa è ancora più accentuata, in quanto il formato al meglio dei tre set rende più consuete circostanze di alta pressione.

IMMAGINE 2 – Pressione negli Slam 2019 per il circuito femminile

Due delle giocatrici che emergono in questo gruppo sono Karolina Pliskova e Naomi Osaka, entrambe con pressione maggiore della media per il numero di partite giocate. Anche Bianca Andreescu è un po’ una sorpresa, per quanto sulla sua campagna negli Slam hanno inciso gli infortuni, costringendola a ritirarsi dal Roland Garros e saltare completamente Wimbledon.

È curioso osservare un raggruppamento più ampio di giocatrici con una pressione media inferiore alle attese. Ad esempio Petra Kvitova, il cui numero totale di partite avrebbe dovuto prevedere per lei una pressione media più vicina al 2.7% o 2.8%. Un valore effettivo del 2.4% può essere attribuito a un dominio dei primi turni, specialmente agli Australian Open, contro sconfitte premature negli altri Slam, come gli US Open. Potrebbe quindi essere un segnale di giocatrice con più alti e bassi in stagione di altre.

Penso che queste statistiche relative alla pressione evidenzino punti di vista differenti sulle sfide che giocatori e giocatrici hanno affrontato nei tornei di peso e siano di riflessione per affrontare la prossima stagione. Sarà affascinante vedere come giocatori tipo Wawrinka o Pliskova, che sono riusciti a gestire con efficacia momenti di pressione maggiore della media, faranno affidamento su quell’esperienza come traino per la stagione 2020.

Who Felt the Pressure the Most at the 2019 Grand Slams?

Corridoi e colpi a uscire

di Jeff Sackmann // TennisAbstract

Pubblicato l’11 novembre 2019 – Traduzione di Edoardo Salvati

Le Finali NextGen si giocano su un campo anomalo, nel senso che, dovendo ospitare solo partite di singolare, non possiede le linee che delimitano il corridoio del doppio. Praticamente tutti i tornei della stagione prevedono il tabellone del doppio, e quindi raramente è possibile trovare un campo senza i corridoi. Ci sono state in passato edizioni delle Finali di stagione riservate al singolare, ora però l’esclusiva è delle Finali NextGen.

Si può pensare che il particolare disegno delle linee abbia qualche conseguenza sui giocatori?

Ne ho parlato recentemente con Erik Jonsson, e siamo giunti alla provvisoria conclusione che i professionisti (anche i più giovani di loro), grazie alle migliaia di ore di esperienza di gioco, non dovrebbero sentirsi disorientati in un campo diverso dal solito. Perché però fare congetture quando abbiamo dei dati per un’analisi?

Il database del Match Charting Project, che ho creato per raccogliere statistiche punto per punto di partite ufficiali anche con il prezioso aiuto di volontari, è comprensivo di più dettagli relativi agli errori, sia in termini di natura, cioè forzati e non forzati, che di tipologia, cioè in rete, lunghi, esterni o esterni e lunghi. Le Finali NextGen non hanno destato l’immediato interesse dei volontari, tanto che prima dell’edizione 2019 solo la finale del 2018 era stata inserita, su più di 6600 partite totali. Il 2019 però è diverso, perché abbiamo statistiche di 8 delle 15 partite giocate a Milano la settimana scorsa (un grazie sentito a Carrie, che ha seguito l’intero percorso del finalista Alex De Minaur).

La quantificazione degli errori esterni

Ci interessa la frequenza dei colpi che escono ai lati del campo, un calcolo meno semplice di quanto appaia. Ho deciso di limitarmi ai colpi a rimbalzo, escludendo anche gli errori forzati, quelli in cui il giocatore potrebbe non avere un grande controllo sulla direzione della palla.

Questi sono gli indicatori ipotizzabili per la frequenza degli errori esterni:

  • errori esterni per punto (est./punto)
  • errori esterni per errori non forzati (est./ENF)
  • errori esterni per colpi a rimbalzo “fattibili”, cioè colpi a rimbalzo che sono stati errori non forzati o che sono stati rimessi in gioco (est/. rimbalzo)

Il primo indicatore probabilmente eccede in approssimazione, pur avendo il vantaggio della semplicità. Gli errori esterni per errori non forzati potrebbero essere di aiuto nell’indicare in quale direzione il giocatore è stato più aggressivo. L’ultimo, gli errori esterni per colpi a rimbalzo “fattibili”, è forse la rappresentazione più utile al nostro scopo, perché segnala quanto spesso un giocatore ha tirato un colpo che è uscito a lato.

De Minaur e gli altri

La tabella elenca i numeri di De Minaur per le cinque partite delle Finali NextGen 2019, oltre ai numeri complessivi delle altre 28 partite sul cemento nel database, relative agli ultimi due anni.

             Est./Punto  Est./ENF  Est./Rimbalzo   
NextGen      2.7%        1.5%      21.7%  
Cemento ATP  3.0%        1.4%      21.4%

Almeno per De Minaur, il corridoio non sembra fare troppa differenza. Concentriamoci sul gruppo di giocatori leggermente più ampio. Abbiamo otto partite, vale a dire 16 inserimenti di partita se si considerano i singoli giocatori, tra cui almeno una per ognuno degli otto giocatori che si sono qualificati per Milano. La tabella elenca i tre indici per le partite delle Finali NextGen, insieme agli equivalenti valori per le altre partite sul cemento nel database, relative agli ultimi due anni.

             Est./Punto  Est./ENF  Est./Rimbalzo  
NextGen      3.2%        1.8%      19.5%  
Cemento ATP  3.2%        1.8%      23.1%

Per i primi due indici, non c’è alcun effetto tangibile. Con o senza corridoio, gli errori esterni determinano la fine del 3.2% dei punti, e dell’1.8% del totale degli errori non forzati (il 3.2% è per giocatore, quindi i punti che si sono conclusi con un errore esterno sono il 6.4%). Il terzo indice invece è più interessante. Sul circuito questi giocatori commettono un errore esterno nel 23.1% dei colpi a rimbalzo “fattibili”. Nel campo senza corridoio visto a Milano, lo stesso numero è sceso di più di un settimo, al 19.5%. Contestualmente, la frequenza complessiva di errori non forzati (non solo quindi gli errori esterni) è aumentata rispetto a quanto mostrato dagli stessi giocatori sul cemento in altri eventi.

Acuire la mente

Penso a due possibili spiegazioni per un calo così marcato. Primo, non abbiamo molti dati a disposizione, e magari è solo un caso legato a un campione ridotto. In parte si può far risalire alla prestazione di Ugo Humbert, che non ha commesso nemmeno un errore esterno nell’unica sua partita del database alle Finali NextGen (la frequenza tipica di Humber sugli errori esterni è vicina alla media del circuito). In assenza di molte più partite giocate su campi senza corridoio, e di cui naturalmente dovremmo avere statistiche punto per punto, non si riesce a giungere a conclusioni definitive.

Secondo, potrebbe trattarsi di un effetto concreto legato però a qualche aspetto delle condizioni di gioco di Milano. La mancanza del corridoio, come scritto da @furryyelloballs nel suo tweet, potrebbe davvero “acuire la mente”.

Rispetto ad altre misure innovative sperimentate alle Finali NextGen, il campo dedicato al singolare riceve scarso interesse mediatico. Però, a differenza di modifiche come l’appendi asciugamano o il cronometro al servizio, potrebbe avere una conseguenza reale sul gioco, per quanto limitata.

Tramlines and Wide Groundstrokes

Stili di gioco e risultati a sorpresa

di Jeff Sackmann // TennisAbstract

Pubblicato il 14 gennaio 2019 – Traduzione di Edoardo Salvati

Durante un podcast con Carl Bialik, ho confessato una teoria che mi ronza in testa da tempo, e cioè che le vittorie a sorpresa sono più probabili in presenza di stili contrastanti di gioco. La logica è piuttosto semplice. Se ci sono due ribattitori, è probabile che il più forte vinca. Se ci sono invece due cannonieri del servizio, il migliore dei due non dovrebbe avere problemi. Ma se un cannoniere affronta un ribattitore beh…può succedere di tutto.

Abbiamo visto Rafael Nadal fare fatica contro giocatori come John Isner e Dustin Brown, così come un grande servizio essere neutralizzato dal suo opposto, ad esempio le sei sconfitte di Marin Cilic contro Gilles Simon a fronte di una sola vittoria. Ci sono comunque vittorie a sorpresa anche nello scontro di stili di gioco simili ma, come per tutte le ipotesi non sottoposte a prova empirica, anche questa ha il suo fascino e non è da scartare in partenza.

Serve una verifica approfondita

Al primo turno degli Australian Open 2019 Reilly Opelka ha battuto Isner. Difficile trovare due stili più affini e, da veterano, Isner aveva tutti i favori del pronostico nel perfetto caso di quel tipo di partita che mi aspetto già delineata, tranne che poi finisce per vincere lo sfavorito. Hanno giocato quattro tiebreak e ci sono stati solo due break, ma Opelka non ha nemmeno dovuto attivare la nuova regola del super-tiebreak al quinto set. Pur trattandosi di una sola partita, il suggerimento implicito che ne deriva è di fare una verifica più approfondita della mia idea.

Dopo un paio di ore di analisi, la teoria può vantare ora una prova ufficiale, e ho scoperto che non è esente da difetti. Fortunatamente, non si tratta solo di un altra battuta d’arresto. Lo stile di gioco è effettivamente correlato alla probabilità di un risultato a sorpresa, semplicemente non nel modo che mi ero immaginato.

Una misura della pronosticabilità

Voglio spiegare in dettaglio il test e poi illustrare gli esiti. Ho utilizzato i dati del Match Charting Project per calcolare l’Indice di Offensività di ciascun giocatore con almeno dieci partite nel database dal 2010. In sintesi, l’Indice di Offensività è la percentuale di colpi che terminano il punto (tramite un vincente, un errore non forzato o un errore forzato commesso dall’avversario) e si comporta da approssimazione dello stile di gioco. Otteniamo così 106 giocatori, da conservatori tipo Simon e Yoshihito Nishioka con Indice di Offensività del 13% a i battitori liberi come Brown e Ivo Karlovic, con indici intorno al 30%. Li ho poi suddivisi in quartili (per numero di partite, non numero di giocatori, con ogni quartile che contiene tra i 21 e 31 giocatori), in modo da vedere come in generale uno stile di gioco si comporta con un altro.

La divisione in quartili

Questi sono i gruppi:

(l’Indice di Offensività mette insieme due aspetti: grande servizio/grande potenza di colpi e aggressività tattica. Isner non è sempre iper aggressivo, ma per via della sua altezza e del talento al servizio, è in grado di terminare i punti così frequentemente che, statisticamente, sembra essere estremamente aggressivo. Quindi, parlerò allo stesso modo di “cannonieri” e “giocatori offensivi”, anche se in realtà ci sono molte differenze tra i due gruppi).

Un campione di 11 mila partite

Concentrandomi su questi 106 giocatori, ho trovato poco più di 11 mila partite da esaminare e le ho divise in insiemi sulla base del quartile di appartenenza dei due giocatori. Ciascuno dei dieci possibili sottoinsiemi di partite, come Q1 contro Q2 o Q4 contro Q4, contiene almeno 400 elementi.

Per ogni partita, ho stabilito la probabilità di vittoria del favorito con le valutazioni Elo corrette per superficie, in modo da ottenere pronostici pre-partita che, seppur non accurati quanto quelli degli allibratori, sono altrettanto affidabili. Questi pronostici permettono di stabilire se determinati gruppi sono più pronosticabili di altri. Se su 100 partite in cui il favorito ha una probabilità di vittoria del 60%, il favorito ne vince 70, diremo che il risultato è più pronosticabile delle attese. Se ne vince solo 50, il risultato è stato meno prevedibile.

Addio mia bella teoria

Per le partite in ciascuno dei dieci sottoinsiemi quartile contro quartile, ho calcolato la probabilità media di vittoria del favorito (“Probabilità Favorito”, confrontandola con la frequenza con cui il favorito ha effettivamente vinto (“% Vittoria Favorito”). La tabella mostra i risultati insieme al rapporto tra quei due numeri (“Indice”). Un indice di 1.0 significa che le partite del sottoinsieme sono pronosticabili esattamente quanto ci si attende che lo siano. Un indice più alto significa che il favorito è stato ancora più forte del pronostico, mentre un indice inferiore manifesta più vittorie a sorpresa delle attese.

Partite
Quartili
Numero
Partite
Probabilità
Favorito
% Vittoria
Favorito
Indice
Q1 vs Q141271.1%75.2%1.06
Q1 vs Q2107269.5%70.6%1.02
Q1 vs Q3138269.7%68.6%0.98
Q1 vs Q4118769.7%70.0%1.00
Q2 vs Q261270.2%69.9%1.00
Q2 vs Q3161668.8%67.8%0.99
Q2 vs Q4143468.8%67.4%0.98
Q3 vs Q388666.7%60.3%0.90
Q3 vs Q4168567.3%66.8%0.99
Q4 vs Q479167.1%61.2%0.91

Emerge un risultato impressionante: il valore più alto, che identifica il gruppo di partite più pronosticabili, arriva dalla coppia di giocatori più conservativi. Viceversa, il valore più basso, che identifica il gruppo di partite con più vittorie a sorpresa, arriva dalla coppia di giocatori più offensivi.

Prima di analizzare le correlazioni, facciamo un’altra verifica. I migliori non sono equamente distribuiti tra quartili, visto che nel Q1 ci sono due dei Fantastici Quattro. Per i più forti e per le partite più sbilanciate è più complicato calcolare con precisione pronostici basati sulle valutazioni Elo, che sono la colonna portante di questo procedimento.

Restringiamo il perimetro

Per questo motivo occorre prestare attenzione quando i giocatori di vertice potrebbero influenzare il risultato finale dell’analisi. Proviamo quindi a vedere gli stessi numeri relativi però solo a quelle partite in cui il favorito ha una probabilità di vittoria che va dal 50 al 70%, escludendo così molti degli scontri tra i giocatori di vertice e tutte le loro partite con pronostico a senso unico.

Partite
Quartili
Numero
Partite
Probabilità
Favorito
% Vittoria
Favorito
Indice
Q1 vs Q119659.5%62.8%1.05
Q1 vs Q260459.8%60.6%1.01
Q1 vs Q373159.7%58.1%0.97
Q1 vs Q466359.9%60.6%1.01
Q2 vs Q232259.0%54.7%0.93
Q2 vs Q393159.8%59.8%1.00
Q2 vs Q482259.7%57.2%0.96
Q3 vs Q354459.5%55.0%0.92
Q3 vs Q4102459.5%58.2%0.98
Q4 vs Q449359.3%55.0%0.93

Si elimina circa il 40% del campione, ma le dinamiche di pronosticabilità rimango in generale le stesse. Sia nel campione complessivo che in quello ridotto del 50-70% di probabilità per il favorito, la correlazione più solida che ho trovato è stato l’Indice di pronosticabilità e il quartile dei giocatori meno offensivi. In altre parole, è probabile che un ribattitore abbia risultati più prevedibili di un giocatore più aggressivo, a prescindere che l’avversario sia un cannoniere del servizio, un altro ribattitore o un giocatore che si pone a metà tra queste due tipologie.

Torniamo ai fondamentali

La mia teoria iniziale è chiaramente sbagliata. Mi aspettavo di trovare che le partite Q1 contro Q1 fossero più pronosticabili della media, e ho avuto ragione. Secondo questa logica, mi aspettavo che anche le partite Q4 contro Q4 andassero in quella direzione mentre accoppiamenti come Q1 contro Q4 fossero più soggetti a risultati a sorpresa. Sarebbe stato meglio che il gatto del mio avesse fatto pronostici per mio conto.

Si trova invece che partite con giocatori più aggressivi portano più probabilmente a esiti contro pronostico. Non è la scoperta del secolo, ed è una conclusione che avrei dovuto intuire. I grandi servitori tengono il servizio più facilmente e fanno break meno frequentemente, così che le loro partite finiscono con punteggi più ravvicinati, lasciando spazio a un ruolo maggiore da parte della fortuna specialmente quando set e partite sono decise da tiebreak.

Starete a questo punto pensando che ho buttato via il mio pomeriggio e la vostra attenzione per giungere a un esito scontato e poco degno di nota. Sono d’accordo, non è particolarmente eccitante proclamare che la fortuna ha un ruolo più incisivo con i cannonieri del servizio. C’è comunque una scoperta utile, e anche sorprendente, nascosta tra le righe.

Potenziale esponenziale di vittoria a sorpresa

Sappiamo che i giocatori in assoluto mono-dimensionali subiscono più di altri gli alti e bassi della fortuna, per via dei margini risicati del tiebreak. Per un giocatore che raramente strappa il servizio all’avversario, nessuna partita ha garanzia di vittoria. Per un giocatore che raramente subisce un break, nessun avversario è impossibile da battere. Però, mi sarei aspettato che la non pronosticabilità dei cannonieri fosse già incorporata nei pronostici delle partite, tramite la loro valutazione Elo. Se un giocatore ha risultati insolitamente casuali, ci attendiamo che la sua valutazione si muova verso la media del circuito. Questo è uno dei motivi per cui è molto difficile per i giocatori con una risposta debole arrivare in cima alla classifica.

Le cose però non sono come sembrano. Per i cannonieri del servizio, le valutazioni Elo, guidate dalla casualità, ottengono risultati quasi perfetti nella previsione delle partite contro i ribattitori, e hanno un leggero eccesso di confidenza contro avversari con uno stile di gioco più a metà strada nei quartili Q2 e Q3. Quando si affrontano tra di loro invece, i risultati a sorpresa sono all’ordine del giorno. Quella frazione di risultati così volatili, le partite piene di tiebreak in presenza di due cannonieri, rappresenta solo una parte della valutazione di questo tipo di giocatori.

Siamo abituati a vedere esiti imprevedibili legati ai giocatori più aggressivi, per via del grande servizio, del rendimento erratico alla risposta e degli scambi corti. L’analisi di oggi aumenta la conoscenza sulla frequenza con cui questo accade o non accade. Contro i ribattitori, la situazione non è poi così difficile da pronosticare. Quando però si ritrovano due cannonieri del servizio, ci aspettiamo l’inatteso, e il risultato diventa ancora più imprevedibile.

What I Should’ve Known About Playing Styles and Upsets

I possibili effetti dell’abolizione della prima di servizio o dei punti ai vantaggi

di Stephanie Kovalchik // StatsOnTheT

Pubblicato il 16 agosto 2019 – Traduzione di Edoardo Salvati

Delle numerose proposte sotto esame di modifica al regolamento per ridurre la durata delle partite e rendere il tennis un “prodotto” più attraente, la variazione al formato di gioco in uso negli Slam è la più rilevante. In questo articolo, scritto insieme a Francesco Lisi e Matteo Grigoletto del Dipartimento di Scienze Statistiche dell’Università di Padova, si analizza l’impatto della eliminazione della prima di servizio o dei punti ai vantaggi sulla durata delle partite.

Alla ricerca di partite più corte…

Dopo che la finale di Wimbledon 2019 è stata la prima partita terminata con il tiebreak sul 12-12 al quinto set, in molti si sono interrogati sulla bontà delle nuove regole. Quale sia l’opinione su quello specifico cambiamento, il fatto che nel 2019 ogni prova dello Slam abbia avuto un formato di gioco diverso per il tabellone di singolare maschile è senza dubbio indicazione di quanto il potere decisionale nel tennis è preoccupato dalla durata delle partite.

L’introduzione di nuove regole spazia da modifiche di piccolo cabotaggio, come la limitazione delle interruzioni per assistenza medica o il tempo a disposizione per il riscaldamento pre-partita, a modifiche con più sostanziali, come l’alterazione della struttura dei set e dei tiebreak.

Simon Higson, a capo della comunicazione per l’ATP, ha dichiarato che si è nella fase di aggregazione dei commenti dei vari portatori d’interesse, tra cui giocatori, televisioni, giornalisti, sponsor e pubblico, aggiungendo che non verranno prese decisioni prima di aver portato a termine anche il processo di analisi dei dati.

Per mettere alla prova l’efficacia di alcune di queste regole, l’ATP ha creato una competizione apposita, le Finali Next Gen, con partite giocate al meglio dei cinque set ma con set da 4 game, il tiebreak sul 3-3, senza punteggio ai vantaggi, senza ripetizione se la palla tocca il nastro in battuta e con un cronometro al servizio di 25 secondi. Questo formato, chiamato Fast4, riduce drasticamente la durata delle partite, ma è stato oggetto di critiche perché modifica completamente la struttura tradizionale dei set ed è spesso percepito tanto dai giocatori quanto dal pubblico come “un altro sport”. È possibile quindi introdurre dei cambiamenti che riducano la lunghezza delle partite mantenendo però invariate le caratteristiche portanti del sistema di punteggio?

…senza stravolgere il sistema di punteggio

Credo che, di fondo, ci siano tre possibilità: eliminare i vantaggi, eliminare la seconda di servizio, eliminare entrambi. La logica sottostante è che verrebbe fortemente limitato il dominio del servizio. Per capire meglio il concetto, l’immagine 1 mostra il numero medio di ace a partita per anno, e l’immagine 2 la percentuale media di partite che hanno richiesto uno o più tiebreak per anno nel periodo tra il 1990 e il 2018. La tendenza in questi grafici (misurata dalle curve di regressione non parametriche in rosso) suggerisce che all’aumentare della potenza del servizio è cresciuto anche il numero di game al servizio.

IMMAGINE 1 – Numero medio di ace a partita per anno, ATP

IMMAGINE 2 – Percentuale media di partite con tiebreak all’anno

Difficile stabilire l’impatto di questi cambiamenti, visto che non si giocano al momento partite in cui è introdotta solo una delle due variazioni.

Valutare le ipotesi con l’aiuto delle simulazioni

Possiamo però fare un passo avanti usando le simulazioni, il cui scopo è dimostrare in che modo la probabilità distributiva della durata delle partite cambierebbe in funzione del tipo di modifica. Sia Kovalchik e Ingram (2018) [1] che Lisi e Grigoletto [2] hanno implementato due simulatori per la durata delle partite. Nel secondo simulatore, sono state eseguite simulazioni per 20 mila partite al meglio dei cinque set con il seguente formato di gioco: 1) quello tradizionale, 2) quello tradizionale senza i punti ai vantaggi sul 40-40, 3) quello tradizionale ma con un solo servizio, 4) quello tradizionale senza vantaggi e un solo servizio.

Per ipotizzare una partita con un solo servizio è necessario considerare le conseguenze sul rendimento del giocatore al servizio dell’abolizione della regola della prima e della seconda. Si può prendere a riferimento quanto espresso da Klaassen e Magnus (2014) [3]: un giocatore con un solo servizio è equivalente a un giocatore con due servizi che ha sbagliato il primo. Con un solo servizio, un giocatore dovrebbe quindi usare la sua seconda di servizio, e non una via di mezzo tra una prima e una seconda. Eliminando la prima di servizio, la simulazione utilizza solo dati sul rendimento sulla seconda per stabilire i parametri che determinano i probabili esiti al servizio.

Parametri

La costruzione e impostazione del simulatore richiede le seguenti informazioni: categoria del torneo (Slam, Masters 1000, ATP500, ATP250), superficie, turno, punteggio finale, durata, numero di ace, numero di doppi falli, numero di prime e seconde, numero di prime e seconde valide, percentuale di punti vinti sulla prima e sulla seconda, punti totali vinti, distribuzione della velocità della palla e distribuzione del numero di scambi per ciascun punto. Per quest’ultima variabile i dati arrivano dal Match Charting Project, mentre per la velocità della palla il riferimento è a questo articolo per il dritto e a questo per il rovescio. Tutti gli altri dati sono presi da OnCourt.

Le partite considerate risalgono al periodo da gennaio 2011 a dicembre 2018, con l’esclusione di quelle senza indicazione della durata, delle Olimpiadi, delle Finali Next Gen, dei ritiri pre e durante la partita. Il campione è così composto da 3744 partite al meglio dei cinque set e 16246 al meglio dei tre set.

IMMAGINE 3 – Stima kernel di densità della durata delle partite

L’immagine 3 mostra la stima kernel di densità della distribuzione della durata insieme alla durata media. Le gobbe nella coda di destra di entrambe le distribuzioni sono dovute al numero diverso di set con cui può terminare una partita.

Esiti

La tabella elenca i valori di alcuni specifici quantili, dalla mediana (Q50) al 99.9% (Q999). La durata mediana è di 92 minuti per le partite al meglio dei tre set (media di 98 minuti) e 142 minuti per le partite al meglio dei cinque set (media di 150 minuti).

La tabella che segue elenca gli esiti in termini di durata e probabilità media di partite che durano più di k ore. Si basano su 20 mila partite al meglio dei cinque set. La stima dei parametri del modello ricomprende solo dati dagli Slam.

Emerge che sia il formato senza vantaggi che quello con un solo servizio sono efficaci per ridurre la probabilità che le partite durino più di tre ore, con l’effetto maggiore generato da un solo servizio a disposizione. In dettaglio, la probabilità che una partita al meglio dei cinque set vada oltre le tre ore è di circa il 25% con il formato tradizionale, ma si riduce a circa il 15% con l’abolizione dei vantaggi sul 40-40 e a circa il 10% eliminando un servizio. La riduzione è ancora più marcata se sono introdotte entrambe le modifiche, con la probabilità di più di tre ore che diventa solo del 4.1%. Oltre a essere più brevi, è risaputo che partite con il formato ridotto comportano anche un aumento del numero di vittorie a sorpresa, e quindi dell’incertezza del risultato finale.

Il caso della finale maschile di Wimbledon 2019

Prendiamo ora la finale maschile di Wimbledon 2019, in cui Roger Federer e Novak Djokovic sono rimasti in campo 297 minuti. Sulla base del simulatore, che durata ci saremmo dovuti aspettare per ciascuno dei 4 scenari? È stata eseguita una simulazione su 20 mila partite considerando solo la distribuzione degli scambi sull’erba e le probabilità stimate sulle precedenti partite tra i due. La tabella elenca la durata attesa e la probabilità che la partita superasse le k ore.

Sia nello scenario senza vantaggi che in quello di un solo servizio la durata media non cambia in misura rilevante, ma in entrambi i casi diminuisce con decisione la probabilità di una partita molto lunga. Ad esempio, la probabilità che una partita duri più di quattro ore e mezza è, con le regole di punteggio attuali, dell’1.7%. Pur essendo una probabilità estremamente ridotta, non è comunque del tutto marginale. Con il formato senza vantaggi, si riduce di quasi cinque volte, con quello di un solo servizio di più di quattro volte. Da un punto di vista statistico quindi, sono due cambiamenti i cui effetti non si discostano e la scelta tra i due potrebbe avvenire in funzione della preferenza dei giocatori. Eliminare contestualmente i vantaggi e un servizio sembra invece avere conseguenze eccessive e non è forse così necessaria.

Note:

[1] Kovalchik, S. A., & Ingram, M. (2018) “Estimating the duration of professional tennis matches for varying formats”, Journal of Quantitative Analysis in Sports, 14(1), 13-23

[2] Lisi, F. & Grigoletto, M. (2019) “Modeling and simulating durations of professional tennis matches by resampling match features” (In revisione) 

[3] Klaassen, F., & Magnus, J. R. (2014) “Analyzing Wimbledon: The power of statistics”, Oxford University Press, USA

Possible Effects of Abolishing First Service or Advantage Points

C’è somiglianza nei primi anni di carriera dei Futuri Quattro e dei Fantastici Quattro?

di Stephanie Kovalchik // StatsOnTheT

Pubblicato il 25 ottobre 2019 – Traduzione di Edoardo Salvati

Probabilmente, ricorderemo la parte finale della stagione 2019 come l’inizio di un ricambio generazionale nel tennis maschile. Con quattro dei più incredibili giocatori non più grandi di ventitré anni che hanno raggiunto le semifinali dello Shanghai Masters, battendo tra gli altri Novak Djokovic e Roger Federer, la sensazione è di un’imminente presa di possesso dei “Futuri Quattro” sui Fantastici Quattro. Si parla di Daniil Medvedev, Stefanos Tsitsipas, Alexander Zverev e Matteo Berrettini. La traiettoria dei primi anni di carriera dei Fantastici Quattro è in grado di dare indicazioni su quale di queste giovani stelle potrebbe seguirne le orme?

Alla partenza dell’ultimo torneo Masters a Parigi, ci sono ancora due posti da definire per le Finali di stagione. Medvedev e Tsitsipas si sono già qualificati, per loro la prima volta a Londra, rendendo il tabellone ancora più avvincente. Non è solo la giusta ricompensa per le migliore stagione a oggi in carriera, ma consoliderà l’impatto che la generazione a cui appartengono — giocatori nati a metà o fine anni ’90 — sta avendo sul vertice del tennis maschile. Oltre a Medvedev e Tsitsipas, nel 2019 in quel gruppo si sono distinti anche Zverev e Berrettini. Sono tutti riusciti a farsi notare nei mesi scorsi con vittorie sui primi 5. Medvedev in particolare è stato il più prolifico, raggiungendo la finale degli US Open e vincendo altri due tornei, tra cui Shanghai.

Confronti intergenerazionali

Vista la giovane età e l’incredibile sequenza di risultati, la tentazione di un confronto con i Fantastici Quattro è particolarmente invitante. Se da un lato l’attenzione è spesso rivolta a come oggi questi giovani fenomeni riescono a tenere testa alle leggende che li precedono, dall’altro è interessante vedere le differenze rispetto a quando i Fantastici Quattro erano in una fase simile della carriera. Quali dei Futuri Quattro è ben posizionato per emulare il percorso di uno dei Fantastici Quattro?

Sistemi di valutazione dei giocatori sono lo strumento migliore per un confronto intergenerazionale, perché una differenza, ad esempio, di 100 punti riflette la stessa bravura relativa da un periodo al successivo. Questo vuol dire che due giocatori con un andamento simile di valutazioni alla stessa età devono aver ottenuto risultati simili contro avversari di difficoltà analoga. Un percorso che si sovrappone nei primi anni non dà però alcuna garanzia di continuare a proseguire in concerto, ma è più probabile assistere a una convergenza che a un drammatico allontanamento. Qual è quindi l’andamento nelle valutazioni dei Fantastici Quattro prima dei 24 anni che più richiama quello dei Futuri Quattro?

Medvedev vs Federer

Iniziando da Medvedev, attualmente il numero 4 del mondo e il più in vista, troviamo che la sua evoluzione ricalca maggiormente quella di Federer. Spesso si definisce Federer come un giocatore esploso tardi ma, in confronto, l’inizio di Medvedev è stato più lento. All’età di 21 anni, entrambi avevano un livello di gioco intorno a una valutazione da 2200, salita a 2500 appena due anni dopo. Medvedev non ha avuto la stessa continuità di risultati di Federer nel periodo da 21 a 23 anni. Diventerà più chiaro nei prossimi anni se le ragioni sono da individuare in una programmazione di calendario inefficiente o in qualche altro fattore.

IMMAGINE 1 – Andamento di Medvedev in termini di valutazioni Elo che considerano il margine di vittoria (MdV) rispetto a quella più simile dei Fantastici Quattro per lo stesso periodo

Tsitsipas vs Murray

Dovendo scegliere due giocatori più lontani tra loro per personalità in campo, sarebbe difficile pensare a un duo con maggiore contrasto di Andy Murray e Tsitsipas. Tralasciando però gli aspetti caratteriali, le somiglianze di progressione di inizio di carriera sono sbalorditive. In particolare, si osserva che entrambi hanno avuto uno sviluppo ripido per arrivare alla valutazione di 2200 ad appena 19 anni. La crescita si è poi stabilizzata fino a 21 anni. Dei due è Tstitsipas a essere rimasto più stabile, rimanendo intorno ai 2400 all’età di 20 anni.

IMMAGINE 2 – Andamento di Titsipas in termini di valutazioni Elo che considerano il margine di vittoria (MdV) rispetto a quella più simile dei Fantastici Quattro per lo stesso periodo

Zverev vs Djokovic

Se ci limitassimo alle valutazioni di Zverev fino ai 21 anni, saremmo portati a credere che la sua evoluzione sia la copia carbone di un giovane Djokovic. All’età di 18 anni, entrambi avevano raggiunto l’invidiabile quota di 2000. Hanno continuato a migliorarsi a un ritmo costante, di quasi 200 punti all’anno fino ai 21 anni. Recentemente però, nonostante la finale a Shanghai, Zverev sembra aver rallentato, discostandosi dall’ascesa di Djokovic.

IMMAGINE 3 – Andamento di Zverev in termini di valutazioni Elo che considerano il margine di vittoria (MdV) rispetto a quella più simile dei Fantastici Quattro per lo stesso periodo

Berrettini vs Nadal

Berrettini è il caso anomalo tra i Futuri Quattro. Fino a 21 anni, ha giocato a livelli medi, per poi accendersi e salire vertiginosamente con lo stesso passo con cui Nadal è emerso sulla scena a 18 anni. Tra gli otto giocatori considerati, le traiettorie di Berrettini e Nadal sono le più diverse: Berrettini per aver avuto un’esplosione ritardata, Nadal per l’improvvisa crescita verticale e gli sbalzi periodici in occasione della stagione sulla terra battuta.

IMMAGINE 4 – Andamento di Berrettini in termini di valutazioni Elo che considerano il margine di vittoria (MdV) rispetto a quella più simile dei Fantastici Quattro per lo stesso periodo

Un nuovo dominio di quattro giocatori?

Pur nello scetticismo legato all’idea che potrà effettivamente esserci un’era del tennis in grado di sorpassare gli anni d’oro dei Fantastici Quattro, è davvero sorprendente scoprire come i Futuri Quattro, che inevitabilmente traggono ispirazione dai loro illustri predecessori, stiano avendo un inizio di carriera molto simile. Anche se questo potrebbe suggerire la forte possibilità di un nuovo periodo con quattro giocatori dominanti al vertice, va sottolineato che i Fantastici Quattro sembrano ancora ben lontani dal mollare la presa (testimoniato anche dal recente trionfo di Murray allo European Open e di Federer a Basilea, n.d.t.), frenando la rincorsa di tutti gli esponenti della Next Gen. Se queste nuove leve riusciranno a ritagliarsi un personale percorso di crescita nelle prossime stagioni, e per come riusciranno a farlo, potremmo assistere ad alcune delle più affascinanti sfide dell’era Open.

Are the First Years of the ‘Next4’ Anything Like the Big4?

Qualche classifica maschile con i dati del Match Charting Project

di Chapel Heel // HiddenGameOfTennis

Pubblicato il 13 agosto 2019 – Traduzione di Edoardo Salvati

In preparazione a un precedente articolo sulla somiglianza di stili, ho raccolto alcune statistiche dal Match Charting Project per quei giocatori nei primi 150 del mondo (e con almeno 2500 colpi nel database). I numeri si riferiscono a tutte le superfici e si distribuiscono sull’intervallo di tempo delle partite del singolo giocatore presenti nel database.

Credo sia interessante vedere chi è tra i primi 5 e chi tra gli ultimi 5 nelle categorie in esame, anche se di fatto non sono mie statistiche. Naturalmente, la quantità di dati disponibili del Match Charting Project è molto più abbondante, e sulla pagina di ogni giocatore è possibile il confronto con varie altre medie.

Servizio e volée

Si tratta dei tentativi di servizio e volée misurati come percentuale dei punti sul servizio. La media per questo gruppo è del 4.5%, o un tentativo di servizio e volée ogni 22 punti al servizio.

I primi 5 non stupiscono, mentre è sorprendente trovare Karen Khachanov tra gli ultimi. Pensandoci bene, non mi viene in mente un solo tentativo di servizio e volée in una delle sue partite.

Profondità della risposta

Non è un’indicazione presente in ogni partita, anche se sono convinto venga registrata di più ora dell’inizio del progetto. L’indice di profondità della risposta (Return Depth Index o RDI) considera le risposte per cui è indicata la profondità, determina la percentuale dei tre livelli (corta, profonda e molto profonda) e le pondera rispettivamente per 1, 2 e 4. La media del gruppo è di 2.32

Trovo questi risultati molto interessanti. Ho sempre pensato che una risposta più profonda fosse la risposta migliore, ed è certamente così tra i dilettanti. Ma sia Rafael Nadal che Roger Federer sono tra gli ultimi, probabilmente per ragioni diverse. Nadal risponde più angolato, e l’immensa rotazione che imprime alla pallina aggiunge profondità, anche se il colpo non rimbalza vicino alla linea di fondo. Nei numeri di Federer entra la sua preferenza per le risposte di rovescio con un taglio in slice corto.

Discese a rete

Si tratta della percentuale per colpo di discese a rete che non seguono il servizio. La media per questo gruppo è del 3.95%.

Trovare Rirchard Berankis tra i primi 5 è quasi sconvolgente. John Isner, Ivo Karlovic, Nicolas Mahut e altri giocatori di rete completano i primi 10. Ipotizzo che non rientrino tra i primi 5 perché molte delle discese a rete arrivano subito dopo il servizio. È anche interessante notare la scarsa frequenza con cui Gael Monfils cerca di andare a rete durante lo scambio.

Successo a rete

Si tratta della percentuale di punti a rete che il giocatore conclude con un vincente o con un colpo che costringe l’avversario a un errore forzato. La media per questo gruppo è del 69.6%.

Novak Djokovic è spesso criticato per il gioco a rete, ma ottiene grandi risultati. Mi aspettavo Nadal tra i primi e anche Fabio Fognini, ma non pensavo che Filip Krajinovic fosse così bravo. Invece, Sam Querrey e Karlovic, che ero convinto provassero ad andare a rete su ogni colpo, non hanno molto successo. Nel caso di Karlovic può essere l’enorme volume di tentativi ma, con il suo gioco, ha davvero altra scelta?

Variazioni con il dritto

Si tratta del rapporto tra dritti giocati in taglio topspin o piatti e dritti in taglio slice (Forehand Mix o FHMix). Ci si dovrebbe aspettare un numero molto alto, perché la maggior parte dei giocatori non è Monica Niculescu. La media per questo gruppo è di 21.8. Per convertire in percentuale, basta fare 1 – (1/(FHMix +1). In media, il valore è di 95.6% di dritti in topspin o piatti.

Nikoloz Basilashvili è a pieni giri. Quando qualche tempo fa ho analizzato le velocità massime medie per i colpi a rimbalzo, Basilashvili era il più potente sul dritto. Questo spiega il primo posto ora. E comunque colpisce davvero forte.

Variazioni con il rovescio

Il metodo è identico a quanto visto per il dritto, solo che in questo caso i valori sono molto più bassi, perché per la maggior parte dei giocatori c’è già un po’ di slice nel rovescio. La media per questo gruppo è di 6.44, o circa l’86.5% di rovesci in topspin o piatti.

È onesto affermare che Basilashvili non gradisce colpire in slice, o non riesce a giocarli. I tre giocatori i cui nomi balzano alla mente per primi quando si pensa al rovescio in slice hanno valori tra gli ultimi 5 (Karlovic, Steve Johnson, Feliciano Lopez), ma l’indice di Karlovic è scandalosamente basso, con un rovescio piatto poco meno del 5.5% delle volte (non gli ho mai visto colpire in topspin da quel lato).

Tentativi di palla corta

Si tratta della percentuale di palle corte tentate sul numero totale di colpi presenti nel database per il singolo giocatore. La media per questo gruppo è solo dell’1.21%.

Non è certamente una sorpresa trovare Benoit Paire al primo posto. Il suo 3.35% si traduce in un tentativo di palla corta ogni 30 colpi, forse uno ogni cinque scambi o uno a game. Non esiste una categoria per migliori e peggiore nelle “palle corte che non si sarebbero dovute tentare”, ma Paire probabilmente ne farebbe parte. Viceversa, sembra che Gilles Simon colpisca a rimbalzo in topspin in qualsiasi circostanza. Altri giocatori tra gli ultimi % sono battitori liberi come Andrey Rublev e Tomas Berdych (Basilashvili non è rientrato in classifica per pochissimo).

Palle corte riuscite

Anche se di per sé intuitivo, si tratta della percentuale di palle corte tentate che risultano in un vincente o a un errore forzato dell’avversario. La media per questo gruppo è un esiguo 36.1%.

Nonostante la presenza di John Millman negli ultimi 5, e anche nella categoria precedente, non c’è complessivamente una correlazione tra giocatori che tentano molte palle corte e giocatori che sono bravi con la palla corta, e viceversa. Paire è l’esempio da copertina, vista la sua efficacia realizzativa davvero bassa, solo un 26.5%, che lo pone all’undicesimo posto dal basso.

Riuscita dei colpi a rimbalzo a seconda della direzione

Si tratta di cinque diversi indicatori, per il dritto incrociato, il dritto lungolinea, il dritto a uscire, il rovescio incrociato e il rovescio lungolinea. L’indice si calcola come rapporto tra la somma di vincenti ed errori forzati dell’avversario, diviso per errori non forzati.

Dritto incrociato

La media per questo gruppo è di 1.22, vale a dire che, in media, un dritto incrociato ha il 22% di probabilità in più di essere un vincente o un errore forzato dell’avversario che un errore non forzato del giocatore in questione. Mi aspettavo che fosse l’indice più alto delle cinque categorie considerate, dato che il dritto tipicamente è il colpo più facile, ancor di più quello incrociato che supera la rete nel punto più basso. L’ultima colonna mostra che mi sono sbagliato.

Se vi siete mai chiesti come fa Daniel Evans a vincere le partite, ora avete la risposta. Un indice di 2.25 è altissimo. Mi ha sorpreso la presenza di Roberto Bautista Agut, che pensavo finisse nell’elenco del dritto a uscire, ma non in questo.

Dritto lungolinea

La media per questo gruppo è di 1.32, vale a dire che, in media, un dritto lungolinea ha il 32% di probabilità in più di essere un vincente o un errore forzato dell’avversario che un errore non forzato del giocatore in questione. Mi stupisce vedere un valore più alto di quello del dritto incrociato, perché la pallina passa la rete nel suo punto di massima altezza. Ma stiamo parlando di professionisti, quindi è più probabile che il fattore decisivo sia l’effetto sorpresa o il fatto che molti di questi colpi finiscano sul lato del rovescio di un giocatore destrimane in corsa.

Era facile immaginare la presenza di Nadal e Juan Martin Del Potro. Philipp Kohlschreiber è un caso interessante. Ha la tendenza ad angolare il dritto incrociato in modo da spingere l’avversario fuori dal campo, un po’ alla maniera di Nadal, per poi finire con un lungolinea. Nella mia versione più recente dell’articolo sulla somiglianza di stili, Kohlschreiber era il secondo giocatore più simile a Nadal, anche se non così simile.

È curioso che Isner sia tra gli ultimi 5. Cerca di colpire molti dritti lungolinea e, quando ci riesce, di solito vince il punto. Ma ne manda fuori anche parecchi e qui abbiamo la prova numerica. Ottiene buoni risultati con questo colpo circa il 42% delle volte. Normalmente però ci arriva troppo tardi.

Dritto a uscire

La media per questo gruppo è di 1.40, la più alta per i colpi di dritto. Presumo che se sei un professionista in grado di girare intorno al rovescio per colpire un dritto a uscire, ti ritrovi con il vantaggio della parte bassa della rete e del rovescio dell’avversario (se è un destrimane). Il problema ovviamente è mettersi nella giusta posizione.

Se vi aspettavate Del Potro tra i primi 5, come me, non vi preoccupate, è undicesimo e ben sopra la media.

Rovescio incrociato

La media per questo gruppo è solo di 0.72, vale a dire che, in media, un rovescio incrociato ha il 39% di probabilità di essere un errore non forzato che un vincente o un errore forzato dell’avversario.

Ho dovuto in parte modificare i primi 5 per dare più senso alla statistica. Evans e Johnson erano i primi due, ma non avevo praticamente dati, nel caso di Evans perché non ci sono molte partite e per Johnson perché non cerca di colpire vincenti di rovescio o forzare l’avversario a un errore, e quindi raramente sbaglia. Negli ultimi 5, non mi ero reso conto di quanta scarsa efficacia avesse il rovescio incrociato di Jeremy Chardy. È sette volte più probabile che commetta un errore non forzato con questo colpo che produca un vincente o un errore forzato dell’avversario. In termini più concreti, sono 2 vincenti, 5 errori forzati dell’avversario e 43 errori non forzati di Chardy.

Rovescio lungolinea

La media per questo gruppo è di 1.17. È più difficile da colpire di un rovescio incrociato, ma è anche più inatteso. Va sottolineato che i dati a disposizione per questo colpo sono decisamente inferiori a quelli di altri colpi, quindi possono capitare risultati insoliti.

E infatti sono dei primi 5 strani. Ho tolto Marcel Granollers perché era nettamente sopra chiunque ma aveva solo una manciata di colpi tra cui scegliere. Kei Nishikori è diciassettesimo? Penso perché più sono i tentativi per lui, più aumentano gli errori (un po’ come le volée per Karlovic). Alexander Zverev è undicesimo.

Cosa ne è dei giocatori con il rovescio a una mano di cui ci piacciono i rovesci lungolinea? I vari Stanislas Wawrinka, Kohlschreiber, Grigor Dimitrov, Richard Gasquet? Sono rispettivamente 57esimo, 31esimo, 48esimo e 23esimo. Wawrinka e Dimitrov sono sotto la media. O il campione di dati è piccolo, o l’insieme di colpi nel database del Match Charting Project per questi giocatori non è rappresentativo. O ancora, ci ricordiamo solo dei rovesci lungolinea più spettacolari.

Rotazione sul dritto

L’ultima classifica riguarda in realtà dati provenienti da Hawk-Eye. Li avevo raccolti per l’articolo sulla somiglianza di stili senza poi usarli (almeno per il momento). Tralascio quella sul rovescio perché i dati sono poco affidabili e ingannevoli. Ho dovuto escludere anche alcuni giocatori di cui mi mancano completamente dati sulla rotazione sul dritto, perché non hanno giocato su campi coperti da Hawk-Eye, come Pablo Andujar, Dustin Brown, Pablo Cuevas, Lukas Rosol e Casper Ruud. La media per i restanti giocatori è di 2903 giri al minuto.

Mi sembrano posizioni ragionevoli. Spicca Basilashvili al secondo posto tra i primi 5. Come ho detto in precedenza, Basilashvili possiede anche la seconda velocità media più alta di dritto nei dati Hawk-Eye che possiedo. Avete un’idea di quale velocità di esecuzione del movimento e tempismo sono necessari per arrivare contestualmente al secondo posto per numero di giri impressi alla pallina e per velocità media del colpo? Si presume che rotazione e velocità lavorino contro!

Some Random Match Charting Project Leaderboards (ATP)