Per lo Slam numero 24, Serena ha bisogno di più sfide

di Briana Foust // Tennis with an Accent

Pubblicato il 14 luglio 2019 – Traduzione di Edoardo Salvati

Serena Williams fa parte della vecchia guardia, e la vecchia guardia non si esprime a sproposito. Non è un club che sbandiera gli infortuni. Può scomparire dalla circolazione rinunciando anche ai social media. Può dare la sensazione di una vita mitologica agli occhi di colleghi e tifosi. Sa centellinare energie con più saggezza e parsimonia. Sa affrontare trionfo e disastro, e gestire questi due impostori alla stessa maniera. Eppure, proprio come le nuove generazioni ci ricordano con i loro insuccessi (almeno in termini relativi), raggiungere il traguardo è un compito estenuante.

Per arrivare a 24 Slam, il nuovo record nell’era Open, Serena dovrà ricorrere a tutta la sua esperienza. Nulla deve essere lasciato al caso. Quest’anno, l’entusiasmo di Serena per Wimbledon era palpabile. Ha affermato di sentirsi finalmente in forma dopo essersi potuta allenare a pieno regime solo poche settimane prima dell’inizio.

Non pronta per Halep

Sfoggiando un esclusivo completo Nike con cui brillava in campo, la sua marcia verso il titolo sembrava inarrestabile. È arrivata in finale vincendo il 75% degli scambi inferiori ai quattro colpi. Un altro tipo di avversaria però l’attendeva in finale: Simona Halep. Prima della finale, Halep era al quarto posto tra le partecipanti per numero di punti vinti alla risposta. Secondo le statistiche fornite ai giornalisti, aveva coperto una distanza di quasi dodici mila metri nel tentativo di diventare la prima rumena a vincere Wimbledon (Ilie Nastase era arrivato in finale nel 1972, perdendo da Stan Smith). Il livello di gioco quasi perfetto di Halep si è rivelato più solido della bravura di Serena nei recuperi.

Quando una giocatrice dello status di Serena perde una finale Slam, sembra che le scusanti da addurre siano infinite e tutte valide per giustificare l’inspiegabile. La principale questa volta è che Serena ha bisogno di giocare più partite.

Una strada mai battuta

Avevo una curiosità: in quali circostanze giocatrici-madri già campionesse Slam nell’era Open (Margaret Court e Evonne Cawley) erano tornate a vincere uno Slam? Court era la numero uno e la migliore giocatrice all’età di 31 anni quando, nel 1973, vinse gli ultimi Slam nonché tre su quattro della stagione. Il rendimento di fine carriera di Goolagong Cawley nel 1980 fu più vicino a quello di Serena, per via di infortuni pesanti e di un ritorno al circuito meno di un mese prima della vittoria dell’ultimo Wimbledon.

L’impressione è quindi che Serena dovrà ancora una volta aprire una strada mai battuta per raggiungere il record. Resta un interrogativo: fisico e avversarie saranno clementi con lei? Dedichiamo qualche riga a quest’ultimo aspetto, le avversarie. Fermiamoci a riflettere sull’andamento simile degli ultimi due Wimbledon per Serena. Fermiamoci anche a pensare quanto poco le due semifinaliste l’abbiano preparata per le finali che ha poi perso.

Similitudini tra Wimbledon 2018 e 2019

Il tabellone del 2018 prevedeva un’insidia al terzo turno contro Kristina Mladenovic, che tale si è rivelata con il punteggio di 7-5 7-6. Così non è stato quest’anno contro Julia Goerges, che da potenziale pericoloso ostacolo ha opposto scarsa resistenza, perdendo per 3-6 4-6. Altrimenti, le affinità sono sconvolgenti. Quarto turno 2018: Evgeniya Rodina. Quarto turno 2019: Carla Suarez Navarro. Due giocatrici decisamente alla portata. Quarto di finale 2018: Camila Giorgi, alla sua prima apparizione in un quarto di finale Slam. Quarto di finale 2019: Alison Riske, anche lei al primo quarto di finale di sempre. Entrambe partite molto combattute, ma nelle quali Serena ha fatto valere la superiorità nei momenti decisivi. Semifinale 2018: Goerges, una veterana ma alla prima semifinale. Semifinale 2019: Barbora Strycova, un’altra veterana sempre alla prima semifinale. Giocatrici di qualità ma sopraffatte dalla posta in palio.

Nel 2018, dopo Rodina-Giorgi-Goerges, Serena si è trovata spiazzata di fronte a una ribattitrice come Angelique Kerber, già vincitrice Slam e con un tennis relativamente completo. Quest’anno, dopo Suarez Navarro-Riske-Strycova, Serena si è trovata di nuovo spiazzata di fronte a una ribattitrice come Halep, già vincitrice Slam e con un tennis relativamente completo.

Un tabellone favorevole nella seconda settimana

Agli US Open 2018, l’avversaria di Serena in semifinale è stata Anastasija Sevastova, tatticamente intelligente e di talento, che aveva giocato bene a New York. Ma Serena ha vinto di forza senza una vera preparazione per la completezza di Naomi Osaka in finale.

Il tabellone è sempre stato favorevole a Serena nella seconda settimana degli ultimi tre Slam in cui è arrivata in finale. Non viene spontaneo a un atleta, o anche un analista, commentare negativamente un percorso per la finale che si è rivelato facile. In fondo, qualsiasi giocatrice vuole proseguire nel torneo senza stare troppo a lungo in campo. Sembra proprio però che Serena trarrebbe beneficio dal dover giocare contro avversarie più forti in semifinale.

È un mondo sconosciuto per Serena, come Court e Cawley potrebbero testimoniare.

To get 24 – Serena needs more matches and challenges