La difficoltà di accorciare le partite di tennis – Parte II – Donne

di Chapel Heel // HiddenGameOfTennis

Pubblicato il 21 settembre 2019 – Traduzione di Edoardo Salvati

Nella Parte I di questa serie sono state definite delle regole per ridurre la durata delle partite. Nella Parte II le regole sono state applicate a partite reali maschili al meglio dei tre set.

L’analisi prosegue con l’applicazione delle regole alle partite femminili. Ho guardato il video di 29 partite a Cincinnati e Toronto, e utilizzato la progressione temporale punto per punto per tutte le 29 partite agli US Open 2019 che sono andate oltre le due ore di gioco.

A differenza degli uomini, per raccogliere un campione significativo di partite più lunghe di due ore sono serviti solo tre tornei sul cemento. Questo perché per le donne gli US Open si giocano solo al meglio dei tre set e Tennis Channel Plus ha dedicato molto più spazio al tennis femminile nel 2019, quindi già con Cincinnati e Toronto avevo quasi tutte le partite da più di due ore necessarie. Non ho esaminato partite da tornei della categoria Premier o International, ma non ho ragione di credere che in quel contesto di gioco il tempo impiegato sia significativamente più lungo o più corto dei tre eventi che ho visionato.

Si osserva dalla tabella che il 27% delle partite femminili al meglio dei tre set va oltre le due ore. Questo a ricordare che si sta cercando di risolvere un problema che si presenta solo in una partita su quattro al meglio dei tre set.

Come si sono comportate le regole nel caso delle partite femminili?

I dati della tabella si riferiscono alle 58 partite sottoposte alle regole che ho definito in precedenza.

Non c’è molto di più da dire di quanto visto per gli uomini, perché i numeri per le partite femminili al meglio dei tre set sono incredibilmente simili.

Troncare lunghe partite femminili

Come evidenzia la tabella, in 29 delle partite il tempo effettivo di gioco è stato superiore alle due ore e 15 minuti, ma dopo l’applicazione delle regole solo 6 sono andate oltre quella soglia.

Ecco le sei partite più lunghe di due ore e 15 minuti dopo l’applicazione delle regole di accorciamento.

#1 Kuznetsova c. Pliskova – Cincinnati

È stata la prima partita a cui ho applicato le regole, quindi ci sono rimasto un po’ male quando una partita di due ore e 18 minuti si è trasformata in…una partita di due ore e 18 minuti. Svetlana Kuznetsova era avanti 4-2 quando è scattato il Tempo Obiettivo, con Karolina Pliskova al servizio e sotto di un break. Dal Tempo Obiettivo, è stato finito il game e ne sono stati giocati altri tre, per un totale di 18 minuti.

#2 Peterson c. Kudermetova – Cincinnati 

È stata una partita di due ore e 29 minuti che le regole hanno accorciato di ben 13 minuti, ma sempre sopra alle due ore e 15 minuti, anche se di un solo minuto. Il Tempo Obiettivo è scattato tra il secondo e il terzo set, quindi è stato “giocato” un super-tiebreak (a 10 punti).

#3 Wang c. Puig – Cincinnati

Una delle partite più lunghe del campione, con due ore e 40 minuti. Le regole hanno tolto 23 minuti, ma ci si è comunque fermati a due ore e 17 minuti. Monica Puig era avanti di un break al momento del Tempo Obiettivo e al servizio, ma Yafan Wang ha recuperato il break in un game reale molto lungo. Con un tempo di gioco per punto molto alto, le regole hanno imposto un tiebreak (a 7 punti), che ha portato oltre il tempo desiderato.

#4 Andreescu c. Kasatkina – Toronto 

A Toronto, Bianca Andreescu ha giocato tre partite più lunghe di due ore. Questa è durata originariamente due ore e 39 minuti, e le regole l’hanno accorciata a due ore e 16 minuti. Ne parlo più avanti.

#5 Collins c. Hercog – US Open 

SitLa partita reale è durata due ore e 27 minuti. Il Tempo Obiettivo è scattato con Danielle Collins avanti di un break sul 3-2 e al servizio. Polona Hercog ha però recuperato il break, facendo intervenire le regole, con un tiebreak. Sembrava quindi il tipo di partita da rientrare nelle due ore e 15 minuti, ma la simulazione del tiebreak è stata molto lunga (12-10), come lo erano i singoli punti. Di fatto, le regole di accorciamento hanno aggiunto 4 minuti alla partita reale. In altre parole, i 22 punti del tiebreak simulato hanno richiesto alle giocatrici più tempo dei quattro game che hanno effettivamente giocato. La partita simulata è durata 2 ore e 31 minuti.

#6 Mladenovic c. Kerber – US Open  

Il secondo set è stato a senso unico per Angelique Kerber, è il Tempo Obiettivo è scattato a terzo set inoltrato. Kristina Mladenovic era avanti 3-2 e al servizio. Kerber ha recuperato il break e, anche in questo caso, il tiebreak simulato è stato molto lungo, 8-6. La durata originale di due ore e 24 è scesa a due ore e 20 minuti.

Rispetto alle cinque partite maschili che sono andate oltre le due ore e 15 minuti, c’è stata molta più varietà in queste sei partite femminili. Le prime quattro sono andate oltre rispettivamente di tre, due e un minuto, quindi poco di cui ci si deve preoccupare. La partita #5 invece è stata molto deludente, perché le regole di accorciamento l’hanno in realtà resa più lunga di quella originale.

Quali sono state le conseguenze per le partite femminili?

Sono contento dei benefici ottenuti dall’applicazione delle regole per le donne. In termini di costi, il tempo risparmiato ne giustifica l’applicazione? Delle 58 partite in esame, tre hanno avuto un risultato diverso da quello reale, come era successo per gli uomini (quindi leggermente inferiore in percentuale).

Analizziamole con maggiore dettaglio:

Andreescu c. Kasatkina – Toronto (secondo turno)

È la partita vista prima che, anche se per un solo minuto, non è stata dentro le due ore e 15. Al Tempo Obiettivo, sembrava che Andreescu fosse in pieno controllo al servizio sul 3-1. Kasatkina però ha ottenuto il break e riportato il punteggio sui servizi, richiedendo il tiebreak. In quella fase, Andreescu non stava giocando così bene. Nella partita reale, il vantaggio di 3-1 al servizio si è trasformato in una vittoria di misura per 7-5. Così non è andata all’arrivo del Tempo Obiettivo, perché Andreescu ha perso i due turni di battuta successivi e poi il tiebreak simulato per 7-2.

Vekic c. Keys – Toronto (primo turno)

Una partita molto equilibrata dall’inizio alla fine, con il punteggio al servizio quando è arrivato il Tempo Obiettivo. Le regole hanno accorciato la partita e dato vita a un tiebreak a favore che Madison Keys ha vinto 9-7. Anche nella partita reale si è giocato un tiebreak vinto da Keys 7-5. Come sempre, la simulazione dipende dalla giocatrice che sta giocando meglio (anche se solo di poco) quando scattano le regole.

Bolkvadze c. Pera – US Open (primo turno)

Non può non interessarci anche questa partita! Quando è arrivato il Tempo Obiettivo, il punteggio era solo sul 2-2 nel terzo set. Mariam Bolkvadze ha deciso che era quello il momento in cui giocare peggio e ha perso il tiebreak simulato 7-1. Nella partita reale, Bolkvadze ha perso subito il servizio, poi Bernarda Pera ha tenuto il suo, da cui il pessimo tiebreak simulato. Però poi Pera non è venuta meno alla sua fama, crollando nel tentativo di chiudere la partita vera, vinta infatti da Bolkvadze per 6-4 al terzo.

Si è trattato di due partite abbastanza equilibrate, che sarebbero potute finire diversamente a seconda del momento in cui è arrivata l’interruzione. La partita di Andreescu non è stata così tirata, l’ha solo resa complicata nel momento sbagliato (a sua insaputa per quanto, se le regole fossero state in vigore anche nel mondo reale, le avrebbe sicuramente conosciute).

Ripeto, mi fa piacere che non ci siano molte partite con il risultato finale alterato, ma avrei preferito che non ce ne fosse neanche una. Però, il timore più grande che avevo che il tennis femminile subisse più sconvolgimenti — perché le regole si basano sui break, e ci sono più break tra le donne — non ha trovato riscontro, almeno non in questo insieme di partite.

Quali sono state le regole di maggiore impatto per le partite femminili?

È interessante notare come la combinazione di regole che sono state attivate è più varia rispetto a quella degli uomini, forse perché tra le donne ci sono più break.

Come si sono risolte le partite per le donne?

“In modo naturale” significa che 20 partite su 58 hanno avuto lo stesso punteggio che nella realtà perché sono state giocate fino alla fine. “Decise dalle Regole” significa che 11 partite su 46 sono finite a punteggio in corso all’arrivo del Tempo Obiettivo (a completamento del game se non già concluso). Il primo numero è in linea con quanto visto per le partite maschili, ma più partite (in proporzione) per le donne sono state decise dalle regole, e il Tempo Obiettivo è coinciso con il passaggio dal secondo al terzo set per tre volte (contro nessuna per gli uomini).

Una nota sulla rappresentazione del punteggio di una partita

In conseguenza all’introduzione di queste regole, il punteggio avrebbe un altro aspetto. Probabilmente il super-tiebreak avrebbe le parentesi quadre, come già accade ad esempio per il doppio e per la Laver Cup (tipo [10-8]). I due cambiamenti più importanti riguarderebbero:

  • le partite decise dalle regole a punteggio in corso, a completamento del game se non già concluso. Ad esempio 4-6 7-6(7) 1-0. Di solito, in presenza di quel tipo di punteggio, ci si aspetterebbe di leggere accanto “RIT”, a evidenza di un ritiro. Per lo stesso motivo, punteggi legati a regole di accorciamento dovrebbero avere una segnalazione analoga, tipo “TEMPO”
  • le partite che seguono i servizi, ma la giocatrice che sta per servire è indietro nel punteggio. Ad esempio, Simona Halep era 4-6 7-5 4-5 contro Jennifer Brady a Toronto quando è arrivato il Tempo Obiettivo. Ed era lei al servizio. Con le regole di accorciamento, ci si sarebbe fermati per giocare il tiebreak. Se Halep lo avesse vinto 7-5, il punteggio finale sarebbe stato 4-6 7-5 5-5(5). È diverso dal punteggio classico di quando subentra il tiebreak sul 6-6, perché il 7-6 nel punteggio finale determina chi ha vinto. In questo caso il punteggio sarebbe in pari (5-5) quindi si dovrebbe dedurre la vincitrice con un altro metodo. Non immediato, ma fattibile, per il quale vedo due possibili opzioni.

Proposte

La mia proposta è di trovare un modo per indicare la vincitrice, con un asterisco o una “v” di vittoria o una “t” di tempo. Tra queste, preferisco la “v”, ma ognuno ha la sua preferenza. Il punteggio della partita di Halep diventerebbe 4-6 7-5 5v-5(5) e, visto da Brady, 6-4 5-7 5-5v(5). È orribile lo so, ma è un’idea. Penso però poi che voterei per non fare nulla, considerando che praticamente tutti i riferimenti al punteggio mostrano con chiarezza la vincitrice in qualche altra maniera.

La seconda proposta, quella di Jeff Sackmann di Tennis Abstract, lascerebbe inalterata la bellezza del punteggio con una modifica alle regole per cui non ci si ferma immediatamente a giocare il tiebreak, ma si aspetta fino a che non è stato giocato un numero pari di game. Se Halep avesse vinto il game successivo, saremmo sul 5-5 e a quel punto si andrebbe al tiebreak, terminando con un 6-5(5) o un 5-6(5). Sicuramente più elegante, a fronte però dello svantaggio di dover giocare un altro game in tutti questi scenari. Si aggiungerebbero cioè 4 minuti (in media) altrimenti evitati andando subito al tiebreak.

Delle 104 partite al meglio dei tre set che ho esaminato, questa occorrenza si è verificata il 20% delle volte, o circa la metà delle volte in cui la Regola 2 è stata usata. Se si aggiungono altri 4 minuti a ciascuna di queste 21 partite, il totale dei minuti risparmiati si ridurrebbe dell’8%. Forse è una stima in eccesso, perché a volte il game successivo diventa un break che risolve la partita, in presenza di una regola diversa senza tiebreak. D’altro canto, se in questo scenario si aspetta di raggiungere un numero pari di game lo si dovrebbe poi fare per tutte le regole. Ma è comunque uno spunto che non avevo in precedenza valutato, ed ero troppo avanti con l’analisi dei video da tornare indietro e verificarne l’impatto temporale.

Partite al meglio dei cinque set

Il prossimo e ultimo episodio della serie è dedicato alle partite al meglio dei cinque set, che sono quelle naturalmente con il maggiore risparmio di tempo, ma anche potenzialmente le più esposte a un cambiamento del risultato finale.

The Difficulty of Shortening Tennis Matches, Part II (Best-of-Three)

La difficoltà di accorciare le partite di tennis – Parte II – Uomini (al meglio dei tre set)

di Chapel Heel // HiddenGameOfTennis

Pubblicato il 21 settembre 2019 – Traduzione di Edoardo Salvati

Nella Parte I di questa serie, ho individuato in via sperimentale delle regole che potrebbero ridurre la durata delle partite, lasciando al contempo inalterato il sistema di punteggio almeno fino alle fasi finali di gioco. Sono regole che prevedono il normale svolgimento della partita fino al raggiungimento di un Tempo Obiettivo, superato il quale la conclusione è determinata dall’introduzione delle stesse.

Nella Parte II, applicherò queste regole a partite reali, dividendo per comodità i risultati in due parti. Di seguito, mi occupo delle partite al meglio dei tre set, separando per facilità di lettura quelle maschili da quelle femminili (nell’articolo successivo). Nella Parte III, di quelle al meglio dei cinque set.

Metodologia di verifica

Siccome è un procedimento estremamente lungo, mi sono concentrato solo sulle partite sul cemento. Ho guardato il video di 46 partite al meglio dei tre set nei tornei di Metz (fino al secondo turno) Cincinnati Masters, Washington, Winston-Salem, Atlanta, Los Cabos, Delray Beach, Montpellier e Rotterdam. Sono molti tornei per un campione ridotto di 46 partite, ma Tennis Channel Plus non ha le partite di almeno due ore per questi tornei, quindi ho dovuto scorrere il calendario a ritroso per arrivare a un insieme statisticamente ragionevole.

Se le regole di accorciamento hanno richiesto un tiebreak (7 punti) o un set al super-tiebreak (10 punti), ho utilizzato l’effettiva percentuale di punti vinti al servizio del giocatore al momento dell’interruzione fino a quando mi è servito per terminare la partita. Ho scelto di fare così in modo da mantenere l’eventuale vantaggio psicologico, anziché decidere per una percentuale teorica per i due giocatori, che non avrebbe tenuto conto di come stavano giocando al momento dell’applicazione delle regole.

Sono consapevole che i giocatori avrebbero potuto servire diversamente nell’ipotesi di tiebreak rispetto a come hanno servito nel proseguo della partita. Passare a un tiebreak potrebbe determinare specifiche dinamiche di gioco, aumentando la pressione e comportando reazioni diverse da un giocatore all’altro. Potrebbe cambiare il modo in cui i giocatori si relazionano fisicamente alla partita, sapendo di essere vicini alla fine. E cambiare chi è al servizio ogni due punti invece che ogni game potrebbe incidere sul risultato. Sono congetture, ma mi è sembrato meglio che usare arbitrarie percentuali di punti vinti al servizio.

Per quanto riguarda il tempo necessario a giocare quei tiebreak, Jeff Sackmann ha trovato che i punti del tiebreak durano circa il 25% in più dei punti nei game. In questo caso, ho calcolato l’effettivo numero di secondi per punto nei set in cui sono scattate le regole (solitamente in un intorno di 40 secondi) e, per semplicità, sommato 10 secondi a ogni punto per arrivare al tempo aggiuntivo che servirebbe per terminare il set utilizzando i tiebreak come previsto dalle regole di accorciamento.

Partite maschili al meglio dei tre set

Ricordiamo che il Tempo Obiettivo è di due ore, all’arrivo del quale vengono applicate le regole per far terminare la partita, nella speranza che non si vada oltre le 2 ore e 15 minuti. La tabella riepiloga alcuni dati preliminari dell’analisi per le partite maschili al meglio dei tre set.

Si può vedere come circa il 23% delle partite maschili al meglio dei tre set dura più di due ore. Solo un paio di partite hanno ricevuto esenzione per via del torneo e/o del turno in cui sono state giocate. Vista la necessità di dover fare affidamento sull’archivio on-demand di Tennis Channel Plus, ho avuto accesso a circa due terzi delle partite da visionare non considerate esenti.

Come si sono comportate le regole nel caso delle partite maschili?

La tabella riepiloga i dati di tutte le 46 partite che ho sottoposto alle regole.

In media, la durata è stata di 140 minuti. Le regole di accorciamento hanno in media ridotto la partita di 10 minuti, sempre considerando che più di un terzo delle partite non hanno subito alcuna riduzione. Anzi, due partite a Rotterdam sono diventate più lunghe con l’applicazione delle regole, anche se, rispettivamente, solo di uno e due minuti. Dieci minuti non sembrano un grande risultato, ma è molto difficile togliere del tempo a un evento di sport professionistico. Si otterrebbe una maggiore riduzione introducendo un super-tiebreak al terzo set per ogni partita, ma si avrebbe incidenza anche su quelle partite che non devono essere accorciate.

Troncare lunghe partite maschili

Non è però il tempo medio risparmiato l’aspetto a cui sono più interessato. Mi interessa invece capire se è possibile contenere la durata delle partite veramente lunghe e chiuderle nel giro di 15 minuti, in modo che non si vada oltre le 2 ore e 15 minuti. Come mostra la tabella, 27 di queste partite hanno avuto una durata effettiva sopra le 2 ore e 15 minuti ma, dopo l’applicazione delle regole di accorciamento, solo cinque sono durate di più.

Queste sono le partite più lunghe di 2 ore e 15 minuti anche dopo l’applicazione delle regole di accorciamento.

#1 Dimitrov c. Wawrinka – Cincinnati Masters

È stata una partita di 2 ore e 35 minuti che le regole di accorciamento non hanno di fatto accorciato. Al sopraggiungere del Tempo Obiettivo di due ore, Stanislas Wawrinka era avanti 5-7 6-4 5-2, con Grigor Dimitrov al servizio e sotto di un break. Vista l’immediatezza della conclusione, le regole di accorciamento prevedevano di lasciare giocare. Dimitrov si è fatto beffa delle regole, perché ha rimontato costringendo Wawrinka a vincere al tiebreak. Quindi, nella circostanza in cui le regole si sarebbero aspettate uno o due game, ce ne sono stati altri cinque oltre a un tiebreak.

#2 Edmund c. Tsonga – Washington

È stata una partita di 2 ore e 22 minuti che le regole non hanno accorciato per lo stesso motivo della partita precedente. Il punteggio al Tempo Obiettivo era più vicino alla conclusione che tra Dimitrov e Wawrinka, ma gli ultimi quattro game hanno impiegato moltissimo tempo.

#3 Paire c. Polmans – Washington

È stata una partita di 2 ore e 31 minuti, che le regole di accorciamento hanno diminuito di 14 minuti, ma che comunque è stata più lunga di due ore e 15. All’arrivo del Tempo Obiettivo, Benoit Paire era avanti un break e stava servendo a terzo set avanzato, ma Marc Polmans ha recuperato il break e mandato il set al tiebreak, facendo finire la partita a 2 ore e 17 minuti.

#4 Norrie c. Thompson – Atlanta 

È stata una partita di 2 ore e 27 minuti ridotta di 11 minuti, ma è andata oltre di un minuto perché Cameron Norrie ha recuperato un break all’inizio del terzo set.

#5 Dimitrov c. Johnson – Los Cabos 

Situazione praticamente identica alla partita tra Dimitrov e Wawrinka, ma con Dimitrov questa volta dall’altra parte della barricata. È stata una partita di 2 ore e 28 minuti che non ha subito accorciamenti perché Steve Johnson ha recuperato sotto di un break sul 2-5 verso la fine del terzo set.

Direi che non è male. Escludere per un minuto o due le partite #3 e #4 non è un grande problema. Escludere per 7 minuti la #2 desta la mia attenzione, anche se si è trattato di game insolitamente lunghi a conclusione di una partita. Le partite #1 e #5 mi deludono, perché sono state più lunghe di quanto desideravamo. Hanno attivato la Regola 3B.1(a), che è quella che mi ha creato più problemi.

Se avessi invertito le regole e fatto terminare le partite verso la fine del terzo set in presenza di un break, anche queste due sarebbero state salvate. Tuttavia, quell’inversione di regola avrebbe allungato le altre partite in modo inaccettabile. C’erano diversi scenari da Regola 3B.1(b) che sarebbero stati più lunghi e avrebbero fatto più danni che queste due partite.

Quali sono state le conseguenze per le partite maschili?

Come ho scritto nella Parte 1, l’obiettivo è individuare benefici e costi di queste regole. Per quanto riguarda i benefici, si è ottenuto un accorciamento significativo delle partite più lunghe? Rispetto a queste 46 partite, sono soddisfatto del risultato. Per quanto riguarda i costi, quante partite sono state alterate con queste regole, cioè il tempo risparmiato ne giustifica l’applicazione? Delle 46 partite in esame, tre sono finite diversamente dal risultato originale. Bisogna però fare attenzione a un aspetto importante, cioè al modo in cui ho ipotizzato che i giocatori vadano avanti dopo che sono scattate le regole. Perché non sappiamo esattamente come giocheranno! Utilizzando il risultato effettivo dei punti del resto della partita, l’esito è stato diverso in circa il 7% delle partite. Analizziamole con maggiore dettaglio:

Berdych c. Krajinovic – Montpellier (quarti di finale)

Si è trattato di una partita in tre set molto lunga, della durata di 2 ore e 42 minuti. Con le regole, si sono eliminati ben 34 minuti. Al sopraggiungere del Tempo Obiettivo, Filip Krajinovic era avanti 2-1 con un break nel terzo set. In questo scenario, la Regola 3B.2 dà la possibilità a Tomas Berdych di recuperare il break e, se non ci riesce, la partita termina. Krajinovic ha tenuto il servizio e quindi la vittoria della partita, con un notevole risparmio di tempo. Nella realtà, Berdych ha vinto sei dei successivi otto game e vinto il set 7-5.

Opelka c. Isner – Atlanta (secondo turno)

Per 2 ore e 33 minuti, la partita ha seguito i servizi. Le regole l’hanno accorciata a 2 ore e 12 minuti. I giocatori seguivano i servizi all’arrivo del Tempo Obiettivo, ed è successo che, con le regole di accorciamento, il tiebreak (7 punti) è andato a favore di Isner. Nella realtà, ha vinto Opelka al tibreak del terzo set. Ho pensato di usare il risultato del tiebreak effettivo per il tiebreak nella simulazione, ma i servizi giocati nel tiebreak sono arrivati dopo altri sei game e venti minuti di gioco. Ho preferito quindi rimanere fedele al mio metodo.

Evans c. Tiafoe – Delray Beach (primo turno)

Il Tempo Obiettivo è scattato sul 4-4 del terzo set, senza break. Francis Tiafoe si è aggiudicato il tiebreak (7 punti) imposto dalle regole. Nella realtà, Daniel Evans ha giocato meglio ed è riuscito a fare il break vincendo per 7-5.

A seconda del momento dell’interruzione, queste partite avrebbero potuto avere qualsiasi conclusione. La partita di Montpellier mi preoccupa perché era un quarto di finale e perché ha impedito un effettivo ribaltamento di fronte. L’ultima partita invece non mi darebbe problemi, se non per il fatto che il risultato finale è cambiato e si sono risparmiati solo 4 minuti, non un compromesso a cui sarei disposto a scendere. Non dimentichiamoci però che ho inventato io il punteggio: chi può davvero sapere cosa succederebbe nella realtà?

Tutto sommato, sono soddisfatto perché poche partite hanno subito una modifica del risultato, anche se queste tre partite sono un chiaro rimando al fatto che le regole di accorciamento possono produrre esisti arbitrari. Se regole come queste fossero già in adozione, non sapremmo mai che Berdych, Opelka e Evans avrebbero vinto le rispettive partite. Certamente non avevano, al sopraggiungere del Tempo Obiettivo, il controllo della partita.

Quali sono state le regole di maggiore impatto per le partite maschili?

Due terzi delle partite hanno attivato la Regola 2 (giocatori al servizio, si gioca il tiebreak a 7 punti) o la Regola 3.B.1(a) (il giocatore indietro di un break è il prossimo a servire e sono stati giocati almeno cinque game dell’ultimo set).

Come si sono risolte le partite per gli uomini?

“In modo naturale” significa che 16 partite su 46 hanno avuto lo stesso punteggio che nella realtà perché sono state giocate fino alla fine. “Decise dalle Regole” significa che 7 partite su 46 sono finite a punteggio in corso all’arrivo del Tempo Obiettivo (a completamento del game se non già concluso).

Cosa si può dire della terra battuta?

Come premesso, le partite considerate ai fini dell’analisi sono solo quelle sul cemento, principalmente perché avevo poco tempo e perché volevo includere le partite dell’ultima edizione degli US Open. Ho dato comunque un’occhiata alle partite maschili al meglio dei tre set, non ho saputo resistere. Sono 22 partite dai tornei di Gstaad, Bastad, Umago e Lione. In media, la durata sulla terra è stata maggiore (142 minuti) e le regole l’hanno ridotta significativamente (in media 15 minuti, con la mediana a 16 minuti).

Le regole hanno anche inciso su più partite (il 77% rispetto al 61% sul cemento). Delle 14 partite in origine con durata superiore alle 2 ore e 15 minuti, solo 3 sono state salvate (finite rispettivamente a 2 ore e 23, 2 ore e 20 e 2 ore e 16 minuti), quindi un risultato simile a quello sul cemento. Due partite hanno subito modifica per via delle regole, o il 9%, di fatto in linea a quanto accaduto per il cemento. Per una delle due si è trattato di un vero recupero del giocatore in svantaggio. Nell’altra, il Tempo Obiettivo è arrivato tra il secondo e il terzo set, e il super-tiebreak ha avuto un risultato diverso rispetto al set reale.

Non ci sono elementi in questo campione ridotto che fanno pensare che le regole non vadano bene anche per la terra.

The Difficulty of Shortening Tennis Matches, Part II (Best-of-Three)

La difficoltà di accorciare le partite di tennis – Parte I

di Chapel Heel // HiddenGameOfTennis

Pubblicato il 18 settembre 2019 – Traduzione di Edoardo Salvati

Anche il tennis, come altri sport, è frequentemente soggetto a richiami per trovare un modo di accorciare la durata delle partite, sia per accomodare gli appassionati nella scelta delle molteplici possibilità di intrattenimento all’interno dei numerosi impegni della vita di tutti i giorni, sia per permettere alle emittenti televisive di avere un’idea più precisa sulla programmazione e sugli spazi pubblicitari necessari.

Durante gli US Open 2019, ho sentito Jim Chairusmi sul podcast Thirty Love suggerire che il tennis dovrebbe regolarsi su partite di due ore (o forse due ore e mezzo) per massimizzare seguito e passaggi televisivi. Mi sono chiesto cosa servirebbe introdurre o modificare per raggiungere quello standard.

La via più diretta sarebbe naturalmente di dichiarare la partita conclusa a un limite orario predefinito. Penso non ci sia alcuna ombra di dubbio che non succederà mai, e non dovrebbe mai succedere, nel tennis. Senza un modo per “gestire il cronometro”, l’esito della partita potrebbe essere del tutto arbitrario. La situazione più ovvia è quando la partita segue il servizio ma un giocatore è indietro di un game nel punteggio.

È necessario quindi modificare le regole per accorciare le partite. Sono già state introdotte, o sperimentate, misure finalizzate a quell’obiettivo. Alcuni tornei di entrambi i circuiti maggiori hanno utilizzato il cronometro al servizio per velocizzare il gioco, ma non sembra aver fatto troppa differenza. Le finali Next Gen hanno applicato alcuni cambiamenti per una durata inferiore delle partite, tra cui la vittoria del set per chi arriva per primo a 4 game, che sicuramente accorcia le partite ma snatura il sistema di punteggio dall’inizio alla fine.

Altre iniziative hanno incontrato maggiore riscontro positivo (come l’eliminazione della ripetizione del nastro e lasciare che i tifosi siano liberi di uscire e rientrare tra un punto e l’altro), ma è possibile che avranno impatto minimo sulla durata. Jeff Sackmann di Tennis Abstract ha analizzato cosa accadrebbe se la WTA introducesse il super-tiebreak nei singolari.

Durata e modifica delle regole: approccio combinato

La modalità più concreta per accorciare le partite è di certo il set vinto con 4 game, ma non mi viene in mente altro sport in cui le fondamenta del sistema di punteggio siano state alterata così drasticamente per ridurre la durata. Sarebbe come giocare tre dei quattro quarti nel basket, nell’hockey e nel football americano, o sei inning nel baseball. Il super-tiebreak al terzo set può troncare la lunghezza delle partite, così facendo però si finisce per alterare anche quelle partite che in ogni caso non avrebbero presentato un problema temporale. Agli US Open 2019 ad esempio, all’incirca il 30% delle partite concluse in tre set non è andato oltre le due ore e solo due da due set le hanno superate.

Quello che sto cercando di ottenere è una serie di regole che possano accorciare una partita lunga alla fine della partita, mantenendo contestualmente intatto il sistema di punteggio per la maggior parte del tempo. Voglio capire quanto sia complesso applicare una combinazione di modifiche alle regole di punteggio e di adozione di un tempo limite senza alterare il sistema di punteggio classico del tennis, almeno fino alle fasi finali di una partita molto lunga.

L’idea di base è di avere il tennis come lo si conosce fino al raggiungimento del Tempo Obiettivo, per poi far scattare delle regole che stabiliscano quanto ancora la partita può continuare. Il Tempo Obiettivo non è un’interruzione drastica, ma il momento in cui s’inizia ad arrivare alla conclusione.

Tempo Obiettivo nelle partite al meglio dei tre set

Come primo passaggio, dobbiamo scegliere un Tempo Obiettivo superato il quale scattano regole speciali. Non vogliamo interrompere partite equilibrate troppo presto, vogliamo invece che la durata subisca un taglio anche deciso per venire incontro all’attenzione dettata dalla moderna fruizione e dalla programmazione dei tornei e dei palinsesti televisivi. La regola delle due ore paventata da Chairusmi è, da questo punto di vista, ragionevole e, fortunatamente, confortata dai dati effettivi delle partite.

Sul circuito maschile, un set dura in media circa 40 minuti, che corrisponde alle due ore se vengono giocati tre set. Le partite femminili sono leggermente più brevi, ma preferirei non dover determinare regole diverse per circuito. Ai fini di quest’analisi, adotterò un Tempo Obiettivo di due ore per una partita al meglio dei tre set.

Tempo Obiettivo nelle partite al meglio dei cinque set

A meno di non voler abolire le partite al meglio dei cinque set, non si può usare un Tempo Obiettivo di due ore per questa fattispecie, perché non è nemmeno realistico pensare di giocare anche solo quattro set in due ore. Per una partita che termina al quinto set infatti, il tempo medio di gioco è di 3 ore e 20 minuti. Credo di dover accettare che una partita in cinque set non potrà rientrare in nessuna regola ragionevole di Tempo Obiettivo, tranne che questo sia talmente lungo da renderne l’introduzione stessa priva di significato. Molte persone, me compreso, adorano il formato al meglio dei cinque set e sarebbero restie ad abbandonarlo. La finale degli US Open 2019 ha poi rinforzato questa convinzione, dove forse il più grande combattente nella storia del tennis, Rafael Nadal, quasi non riusciva a scardinare l’opposizione di Daniil Medvedev.

È un’esercizio complicato cercare di individuare delle regole che accorcino ragionevolmente la durata delle partite al meglio dei cinque set mantenendone inalterata l’unicità. Ai fini dell’analisi, stabilisco un Tempo Obiettivo di 2 ore e 40 minuti per le partite al meglio dei cinque set, all’incirca il tempo medio di completamento di una partita che dura 4 set. Ce ne saranno alcune che rientreranno nel Tempo Obiettivo delle partite al meglio dei cinque set, ma la maggior parte andrà oltre. Per questo motivo, devono essere previste alcune esenzioni specifiche, in modo che comunque capiti di avere occasionalmente una partita in cinque set.

Esenzioni

Qualsiasi proposta di riduzione della durata delle partite incontra inevitabilmente il profondo malcontento degli appassionati più accaniti. La possibilità di procedere con delle esclusioni può calmare un po’ gli animi. Inizierei da queste partite:

  • le finali dei tornei dei circuiti maggiori
  • le semifinali dei Masters 1000, dei Premier Mandatory (quale sia la denominazione) e dei tornei dello Slam
  • i quarti di finale degli Slam, anche se non ne sono totalmente convinto, perché si tratta solitamente di partite infrasettimanali.
  • le partite di Coppa Davis, a eccezione di quelle ininfluenti
  • le partite di Fed Cup, a eccezione di quelle ininfluenti

Regole

Nel caso di una partita che non gode delle esenzioni di cui sopra, una volta raggiunto il Tempo Obiettivo applicabile, per terminare la partita scattano le seguenti regole.

Nessun set da concludere

Se il Tempo Obiettivo scatta tra un set e l’altro, si gioca un super-tiebreak (10 punti) al set successivo. Nel caso non bastasse a finire la partita, si usa la “Regola Finale Onnicomprensiva” che illustro a breve.

Set in corso di svolgimento

Se Il Tempo Obiettivo non scatta tra un set e l’altro, si seguono queste tre regole.

Regola 1

Si finisce sempre il game in corso, tiebreak compresi.

Regola 2

Se la Regola 1 non porta alla risoluzione della partita e il set sta seguendo i servizi, si gioca un tiebreak normale (7 punti) per terminare il set.

Regola 3

Se la Regola 1 non porta alla risoluzione della partita e il set non sta seguendo i servizi, allora:

A. se uno dei due giocatori ha più di un break di vantaggio, allora il set viene assegnato a quel giocatore

B. altrimenti

1. se il giocatore indietro di un break è il prossimo a servire, allora

(a) se la partita è al set decisivo e sono stati giocati più di cinque game, si finisce il set o

(b) se la partita è al set decisivo e non sono stati giocati più di cinque game, al giocatore avanti di un break viene assegnato il set o

(c) se la partita non è al set decisivo, al giocatore avanti di un break viene assegnato il set.

2. se il giocatore indietro di è un break è il prossimo a ricevere, si finisce il game successivo e poi

(a) se l’avversario rimane avanti di un break, gli viene assegnato il set o

(b) se si torna a seguire i servizi, si applica la Regola 2 per decidere il set.

Regola Finale Onnicomprensiva

Se qualsiasi delle regole precedenti determina una parità di punteggio (ad esempio, 1-1 in una partita al meglio dei 3 set o 2-2 in una al meglio dei cinque) o non riesce a determinare la conclusione della partita, la partita viene decisa con quanti set al super-tiebreak sono necessari.

Alcune considerazioni positive

Queste regole dovrebbero permettere alla maggior parte delle partite che arrivano al Tempo Obiettivo di essere concluse in circa 15 minuti. Questo consente un po’ di flessibilità, senza estendere il Tempo Obiettivo eccessivamente. Non è realistico riuscire a terminare una partita al meglio dei tre set in due ore esatte, o una al meglio dei cinque in 2 ore e 40 minuti, ma serve rimanere in un intervallo conveniente. In altre parole, si deve poter vedere la fine.

Ulteriori note positive

Il set può terminare naturalmente, o perché il game in corso ne determina la fine (Regola 1), o perché non c’è un guadagno significativo di tempo nel troncare la partita (Regola 3B.1(a)).

Lo si può anche chiudere con un solo tiebreak normale (7 punti), che in media richiederà dai 7 ai 10 minuti. Questo potrebbe essere lo scenario più probabile, come da Regola 2, quando i giocatori sono al servizio al sopraggiungere del Tempo Obiettivo.

È probabile che poco meno del 25% delle partite al meglio dei tre set siano soggette a queste speciali regole di accorciamento.

Non sono regole che troncheranno le partite più importanti, come le fasi conclusive degli Slam, i tornei tra nazioni e tutte le finali.

Le partite al meglio dei cinque set sopravvivono.

Pur non avendone evidenza, ho idea che ridurre la durata delle partite aiuti i giocatori a subire meno infortuni. Non solo giocano meno, ma giocano meno nei periodi in cui il loro fisico è più esposto, come a partita inoltrata. Questo potrebbe tradursi in meno ritiri prima e durante la partita e magari anche meno circostanze in cui un giocatore o una giocatrice lotta turno dopo turno, arriva in semifinale o in finale per poi dare vita a una partita non competitiva perché ha terminato le energie.

Alcune considerazioni negative

Oltre a una diffusa resistenza al cambiamento, si può pensare ai seguenti aspetti.

Il punteggio delle partite sarà strano, e più complesso, per i set finali. Si potranno avere potenziali tiebreak (7 punti) anche quando il punteggio non è in parità durante la partita (ad esempio, si sta seguendo il servizio ma su una situazione di 2-3 e si deve giocare il tiebreak). Non si può quindi mettere normalmente un numero in parentesi come si fa attualmente. Si potranno avere anche numeri tra parentesi quadre come accade al momento per i super-tiebreak (10 punti) alla stregua del doppio.

Si può di fatto dire addio ai cinque set nei primi turni degli Slam, anche se, penso di poter dire, non ne sentiremo così tanto la mancanza. Alcune di quelle sono partite memorabili, ma la maggior parte è seguita da pochi o dimenticata quasi integralmente. Gli appassionati più puri faranno fatica ad accettarlo, ma se serve per far crescere il seguito del tennis, sembra un compromesso ragionevole. Ad esempio, quali sono le partite in cinque set che si ricordano degli US Open 2019? E quante sono state prima dei quarti di finale? Secondo me ve ne viene in mente una, il sedicesimo tra Gael Monfils e Denis Shapovalov che, pur essendo stata combattuta, non ha offerto un quinto set all’altezza. Denis Kudla contro Janko Tipsarevic? Dominik Koepfer contro Jaume Munar? Yoshihito Nishioka contro Marcos Giron? Ricardas Berankis contro Jiri Vesely? Si può andare avanti a lungo.

I break sul circuito femminile

Le regole troncano la partita sia in caso di parità al servizio, sia in presenza di break. Nelle partite femminili però i break stanno diventando quasi la norma. Utilizzare un sistema basato sui break per avvicinare le partite alla loro conclusione potrebbe alterare i risultati sul circuito femminile in modo molto più drastico che su quello maschile.

Anche in presenza di queste regole, alcune partite richiederanno più di 15 minuti per essere terminate, ad esempio quando le regole impongono due super-tiebreak (10 punti) di fila, per quanto realisticamente non accadrebbe in una partita al meglio dei tre set, perché vorrebbe dire che solo il primo set è durato le intere due ore. Stiamo quindi parlando di fatto di uno scenario al meglio dei cinque set, nel quale le 2 ore e 40 arrivano tra il terzo e il quarto set.

Si giocherebbe il super-tiebreak (10 punti) per risolvere il quarto set, e se il punteggio diventa di 2-2, si usa poi il super-tiebreak (10 punti) come Regola Finale Onnicomprensiva per terminare la partita. Ipotizzando 40 secondi a punto (la media maschile, di solito) e due super-tiebrak (10 punti) da 16 punti ciascuno, si sfora di circa 20 minuti. Si tratta di più della coda desiderabile di 15 minuti sul Tempo Obiettivo, ma comunque non male in ottica di risparmio di tempo.

Ulteriori note negative

La situazione potenziale più preoccupante è quella prevista dalla Regola 3B.1(a)/3B.1(b), nella quale si deve considerare di terminare il set decisivo con un giocatore indietro di un break. Inizialmente non avevo previsto di far terminare il game, quindi era necessario finire il set ogni volta. Il problema è che, se il set è appena iniziato al sopraggiungere del Tempo Obiettivo, si finirebbe per dover giocare quasi un set intero, per una durata magari di altri 40 o 60 minuti, specialmente se si ottengono contro-break. Di converso, giocare il set consente al giocatore in svantaggio più margine per una rimonta, che credo sia davvero l’unica cosa che piace delle partite lunghe (perché altrimenti nessuno ha voglio di stare incollato quattro ore alla tv).

Ripeto, questo è particolarmente importante sul circuito femminile, con più servizi persi e più probabilità di recupero. Dovevo scegliere tra una e l’altra soluzione e, visto che è un esperimento, per quest’analisi ho scelto il tempo sulle rimonte. Da un lato, l’argomento principale è qui il tempo e, dall’altro, non ci sono così tanti recuperi quanti si è portati a pensare. Rimane però un aspetto che non mi convince, perché è un po’ controintuitivo: più ci si addentra nel set e minore è la probabilità di una rimonta, quindi perché darsi da fare per giocarlo tutto? La mia risposta è perché non si vuole troncare partite che non portano a un grande risparmio di tempo.

Applicare le regole a partite reali

Sono regole che funzionano? Con funzionare mi riferisco a due aspetti. Primo: accorciano effettivamente le partite in modo significativo, diciamo più del cronometro al servizio o la non ripetizione del nastro alla battuta? Secondo: se accorciano le partite in modo significativo, che prezzo stiamo pagando per la rinuncia ad altro tennis, vale a dire quante rimonte stiamo impedendo e sono troppe affinché risparmiare tempo valga la pena?

Al momento, sono regole del tutto teoriche. Volevo prima rendermi conto di quanto fosse difficile creare una piattaforma giuridica da zero. Non sono quindi in grado di dire se sono regole che funzionano. Affronterò il tema nel prossimo articolo, andando ad analizzare che effetti la loro applicazione avrebbe determinato su alcune partite sul cemento della seconda parte della stagione 2019, tra cui gli US Open e il Cincinnati e il Canada Masters.

The Difficulty of Shortening Tennis Matches, Part I

La fortuna del sorteggio: Australian Open 2020 (donne)

di Chapel Heel // HiddenGameOfTennis

Pubblicato il 19 gennaio 2020 – Traduzione di Edoardo Salvati

Come per gli uomini, anche per le donne ho eseguito una simulazione (con la mia variante Elo) di 100.000 configurazioni del tabellone principale, utilizzando lo stesso metodo che gli organizzatori usano per assegnare ai giocatori la loro posizione. L’ho poi confrontata con la previsione per il torneo su base Elo rispetto al tabellone effettivo.

La tabella mette a confronto la previsione effettiva del tabellone con i risultati dalle simulazioni di rimescolamento, in modo da avere alcune indicazioni sull’accessibilità del tabellone effettivo rispetto alle altre configurazioni. Tonalità di rosso (e arancione) evidenziano la sfortuna del giocatore. Al contrario, tonalità di verde rappresentano la fortuna ricevuta nel tabellone effettivo, in riferimento a un particolare turno. Il giallo simboleggia neutralità, e si può di fatto ignorare qualsiasi valore superiore o inferiore allo 0.2%.

Per una presentazione più compatta rispetto al passato, ho riportato nella tabella solo le teste di serie, e organizzato nella tabella successiva quei giocatori fuori dalle teste di serie per i quali c’è stata un’incidenza degna di nota (almeno l’1.0% di segno positivo o negativo).

Tabellone effettivo e simulato a confronto per le teste di serie

Generalmente, si vedono un po’ di tonalità di rosso e di verde nei numeri relativi ai quarti di finale, ma da li in avanti è quasi tutto giallo o sui toni dell’arancione. In questo senso la riga di Naomi Osaka appare particolarmente negativa (che ha superato il primo turno, n.d.t.), all’opposto quella di Serena Williams decisamente positiva (anche lei vincitrice al primo turno, n.d.t.). Forse è la volta buona per Williams di raggiungere il record di Slam di Margaret Court.

IMMAGINE 1 – Confronto tra tabellone effettivo e simulazioni per le teste di serie

Effetti di rilievo su una selezione di giocatrici fuori dalle teste di serie

A Maria Sharapova non era andata bene agli US Open 2019, forse in Australia la fortuna sta cercando di recuperare (ha però perso subito al primo turno, n.d.t.). Caroline Wozniacki invece non ha ricevuto nessun regalo di addio alle competizioni (ma ha superato il primo turno, n.d.t.).

IMMAGINE 2 – Effetti della casualità del sorteggio su alcune non teste di serie

Luck of the Draw: Australian Open 2020 (Women)

La fortuna del sorteggio: Australian Open 2020 (uomini)

di Chapel Heel // HiddenGameOfTennis

Pubblicato il 19 gennaio 2020 – Traduzione di Edoardo Salvati

Come d’abitudine per gli Slam, ho eseguito una simulazione (con la mia variante Elo) di 100.000 configurazioni del tabellone principale, utilizzando lo stesso metodo che gli organizzatori usano per assegnare ai giocatori la loro posizione. L’ho poi confrontata con la previsione per il torneo su base Elo rispetto al tabellone effettivo.

La tabella mette a confronto la previsione effettiva del tabellone con i risultati dalle simulazioni di rimescolamento, in modo da avere alcune indicazioni sull’accessibilità del tabellone effettivo rispetto alle altre configurazioni. Tonalità di rosso (e arancione) evidenziano la sfortuna del giocatore. Al contrario, tonalità di verde rappresentano la fortuna ricevuta nel tabellone effettivo, in riferimento a un particolare turno. Il giallo simboleggia neutralità, e si può di fatto ignorare qualsiasi valore superiore o inferiore allo 0.3%.

Per una presentazione più compatta rispetto al passato, ho riportato nella tabella solo le teste di serie, e organizzato nella tabella successiva quei giocatori fuori dalle teste di serie per i quali c’è stata un’incidenza degna di nota (almeno lo 0.5% di segno positivo o negativo).

Tabellone effettivo e simulato a confronto per le teste di serie

Rispetto a tabelloni casuali, la parte bassa del tabellone principale è più difficile di quella alta. A David Goffin non è andata proprio bene essendo finito nella sezione del giocatore più in forma del momento, Andrey Rublev, che invece è tra i più fortunati, come Matteo Berrettini. Pensavo che la testa di serie numero 8 per Berrettini fosse eccessiva, perché non mi sembra tra i primi otto favoriti, ma so che le teste di serie procedono in automatico. Comunque, ha il tabellone più fortunato tra tutte le teste di serie.

IMMAGINE 1 – Confronto tra tabellone effettivo e simulazioni per le teste di serie

Effetti di rilievo su una selezione di giocatori fuori dalle teste di serie

Kevin Anderson ha giocato abbastanza bene all’ATP Cup. Con un pò di fortuna potrebbe superare un po’ di turni, magari fino agli ottavi. I quarti di finale sembrano troppo ambiziosi. Fresco vincitore del primo torneo, Ugo Humbert non è stato ricompensato con un percorso semplice. Ma non credo farà troppa differenza perché, anche scarico di adrenalina, dovrebbe perdere da John Millman al primo turno.

IMMAGINE 2 – Effetti della casualità del sorteggio su alcune non teste di serie

Luck of the Draw: Australian Open 2020 (Men)

Nadal nelle retrovie

di Chapel Heel // HiddenGameOfTennis

Pubblicato il 10 gennaio 2020 – Traduzione di Edoardo Salvati

(Con aggiornamento al 12 gennaio che considera le ultime due partite di Nadal all’ATP Cup e corregge alcuni errori nelle statistiche di seconda schermata inizialmente presenti sull’app dell’ATP).

Uno degli aspetti su cui più farò attenzione per la stagione 2020 del circuito maggiore è la posizione dei giocatori alla risposta, in particolare se si sistemeranno ancora più lontano dalla linea di fondo di quanto tipicamente già accade. A qualsiasi appassionato di tennis è capitato di vedere una partita in cui il giocatore in procinto di rispondere a un servizio nel lato più vicino all’inquadratura non riesce a essere visibile perché troppo attaccato alla fine del campo. E non solo quando a servire ci sono John Isner o Ivo Karlovic.

Durante la telecronaca della partita tra Rafael Nadal e David Goffin all’ATP Cup, ho sentito Jim Courier affermare che Goffin stava traendo vantaggio dalla posizione estremamente arretrata di Nadal alla risposta grazie a un servizio più lento e angolato. È il classico gioco del gatto e del topo: il giocatore al servizio spara cannonate sulla prima di servizio, il giocatore alla risposta retrocede per avere più tempo, il primo inizia a cercare gli angoli fino a che il secondo non reagisce nuovamente con un’altra mossa. Spesso però è solo teoria, perché molti giocatori non calibrano il servizio in funzione della posizione alla risposta dell’avversario, o perché non riescono a percepirlo nella specifica fase della partita, o perché non sono così efficaci nel servire più lentamente e usare gli angoli.

Davvero i giocatori si mettono ancora più indietro?

Sembrerebbe di si. Siamo però in presenza di un comportamento consolidato o si tende a notarlo di più solo quando succede? Le statistiche di seconda schermata dell’ATP danno indicazione della posizione alla risposta per le partite che beneficiano del sistema di moviola istantanea Hawk-Eye.

Sono tre le forme principali in cui viene fornito il dato: (a) una posizione complessiva o combinata, (b) la posizione alla risposta sulla prima di servizio e (c) la posizione alla risposta sulla seconda di servizio. C’è un’ulteriore suddivisione in intervalli temporali, che induce però in confusione. Per la prima e la seconda di servizio, la seconda schermata ha la categoria “Attuale” e quella “Storico”. La prima, Attuale, fa riferimento alla posizione assunta durante la partita in corso. Non si conosce invece il periodo coperto dalla categoria Storico.

Per la posizione complessiva o combinata, ci sono quattro periodi: “Attuale”, “Storico”, “Anno in corso” e “Anno scorso”. Quest’ultimo periodo non è disponibile per alcuni tra i giocatori di bassa classifica, quindi credo che sia relativo a una determinata stagione nel caso un giocatore non abbia statistiche della stagione precedente su campi con Hawk-Eye nel tabellone principale dei tornei ATP. Possiamo inoltre supporre che con Storico non si intenda solo “la stagione passata”.

Ad esempio, Tallon Griekspoor non aveva alcuna statistica della categoria Anno scorso nelle sue due partite con statistiche di seconda schermata nel 2019, pur avendo dati della categoria Storico per una di quelle. Presumibilmente, Storico non è nemmeno “Alla data di oggi”, perché quella casistica dovrebbe rientrare nella categoria Anno in corso. I giocatori che hanno statistiche sia per Anno in corso che Storico non possiedono gli stessi numeri in entrambe, quindi c’è qualcosa di diverso.

Possibili conclusioni provvisorie

È decisamente difficile individuare una tendenza quando la variabile temporale è così vaga. Possiamo comunque provare a trarre alcune conclusioni provvisorie di carattere generico sulla base di quello che abbiamo.

Dal campione di partite del 2019 ho eliminato quelle che non hanno numeri sulla posizione alla risposta per le categorie Anno in corso e Anno scorso. Purtroppo si perde quasi il 25% dell’insieme, ma rimangono comunque quasi 1400 partite-giocatore. In media, la posizione alla risposta per la categoria Anno in corso (2019) è stata di 1.09m dietro la linea di fondo. In media, la posizione alla risposta per la categoria Anno scorso (2018) è stata di 0.85m dietro la linea di fondo.

Serve sottolineare che le statistiche di seconda schermata erano disponibili per molte meno partite del 2018, quindi qualsiasi numero basato su quei dati rischia di essere limitato dalla dimensione del campione e dalla scelta delle partite.

In altre parole, ho utilizzato i numeri della categoria Anno scorso inclusi nelle statistiche di seconda schermata per il 2019 e non le statistiche di seconda schermata effettive del 2018. Questo perché immagino che l’insieme delle statistiche di seconda schermata per il 2018, catalogate come Anno scorso nelle statistiche del 2019, siano migliori dei calcoli che posso fare sulla categoria Anno scorso utilizzando il guazzabuglio di cifre in giro su internet per il 2018.

Dai 10 ai 20 cm più indietro

Ho adottato la stessa metodologia con le partite-giocatore in possesso di numeri sulla posizione alla risposta sia per Anno in corso che per Storico. In media, la posizione alla risposta per questo insieme (circa 1600 partite-giocatore) nel 2019 è stata di 1.11m dietro la linea di fondo, mentre in media per la categoria Storico era di 1.01m dietro la linea di fondo.

Ho effettuato un’ulteriore scomposizione per posizione alla risposta sulla prima di servizio e sulla seconda. La media della categoria Attuale sulla prima per queste 1700 partite-giocatore è stata di 1.43m dietro la linea di fondo, e la media Storico sulla prima era di 1.25m. Sempre per queste circa 1700 partite-giocatore (ma non esattamente le stesse che per la prima di servizio) la media della categoria Attuale sulla seconda di servizio era di 1.08m, mentre la media Storico era di 0.90m dalla linea di fondo.

Si può in via provvisoria concludere che, complessivamente, la posizione alla risposta si è allontanata in media dalla linea di fondo di una distanza tra i 10 e i 20 cm. Più difficile dire da quando ha avuto inizio questo spostamento.

Ne fa parte anche Nadal?

Nel 2019, le statistiche di seconda schermata non riportavano dati della categoria Anno scorso per Nadal, forse perché nel 2018 non aveva giocato nessuna partita sul cemento nei tornei con Hawk-Eye e con statistiche di seconda schermata. La posizione combinata di Nadal per la categoria Attuale (2019) è stata di 3.23m dietro la linea di fondo, mentre per la Storico era di 3.15m. Sembra però che questo dipenda interamente dalla posizione sulla seconda di servizio.

Sulla prima, la posizione Attuale è stata di 3.53m contro una posizione Storico di 3.60m, a evidenziare che si è avvicinato, anche se di poco, sulla risposta alla prima di servizio, almeno nelle 27 partite del campione del 2019. Per contro, la posizione sulla seconda per la categoria Attuale è stata di 2.73m, rispetto alla categoria Storico di 2.42, una differenza importante.

Fa sorridere il fatto che, in generale, contro Goffin Nadal non stava nelle retrovie. Alla risposta sulla prima era a 1.53m dalla linea di fondo e, sulla seconda, praticamente sulla linea di fondo a 0.08m. Ma si tratta ovviamente solo di medie per la durata della partita. Quando Courier ha commentato sulla strategia di Goffin, Nadal si trovava a ben più di 1.53m dalla linea di fondo, e Goffin ha poi servito una prima lenta a uscire sul lato delle parità.

A Goffin non serviva riconoscere una tendenza, ma semplicemente osservare la posizione di Nadal per quel preciso punto e momento della partita. Perché Goffin non ha una statura da gigante, ma è molto intelligente. È per questo che penso che, se esiste una tendenza, ci si divertirà a vedere come (e se) i giocatori al servizio costringeranno quelli alla risposta a riavvicinarsi alla linea di fondo. Spero solo che non sia con un servizio sottomano.

Il senso di Nadal per l’indietreggiamento

Nell’analisi dei dati di seconda schermata, ho notato un altro aspetto, cioè l’arretramento della posizione alla risposta di Nadal con l’avanzare della partita. Per ciascuna delle 27 partite nei dati di seconda schermata del 2019, e nelle quattro dell’ATP Cup nel 2020, ho confrontato la posizione media di Nadal alla risposta da un set all’altro, e separatamente per prima e seconda di servizio. In media, risponde alla prima di servizio altri 0.25m indietro nel secondo set rispetto al primo. Per la seconda, l’esito è meno accentuato (e più variabile), appena 0.06m più indietro.

Ci sono solo 3 partite andate al terzo set delle 31 considerate, quindi è complicato trarre conclusioni definitive, ma alla risposta sulla prima di servizio nel terzo set Nadal indietreggia di altri 0.15m rispetto al secondo set, mentre sulla seconda va ancora più lontano dalla linea di fondo, spostandosi di ben 0.38m rispetto al secondo set. È un dettaglio da tenere d’occhio.

Ho costruito due grafici per illustrare il concetto. L’immagine 1 si riferisce alla posizione di Nadal sulla prima di servizio, l’immagine 2 sulla seconda. Concentriamoci per un istante solo sui triangoli. Supponiamo che l’asse delle ascisse sia la linea di fondo di un campo, e che i triangoli siano la posizione media alla risposta di Nadal in una partita.

Una rappresentazione visiva

Ogni partita è sulla linea verticale della griglia del grafico. I triangoli blu sono il primo set, i rossi il secondo e, in caso di terzo set, il triangolo è verde. In quasi tutte le partite il triangolo blu (primo set) si trova più in basso (più vicino alla linea di fondo) del triangolo rosso, anche se ho riscontrato più variazioni alla risposta sulla seconda di servizio. La variazione è rappresentata dalla linea frastagliata del grafico, che registra semplicemente la differenza tra la posizione del primo e del secondo set (ignorando il terzo). Se la linea è al di sopra dell’asse delle ascisse, Nadal si è posizionato più indietro nel secondo set di quanto abbia fatto nel primo, e vice versa.

Da ultimo, la colorazione sullo sfondo indica i diversi tornei, quindi il primo blocco mostra che le prime quattro partite sono di un torneo, il secondo che le successive cinque sono di un altro, e così via. La colorazione blu è per il cemento e quella gialla per la terra battuta. Si nota una differenza significativa, particolarmente alla risposta sulla prima, nella posizione di Nadal sul cemento rispetto a quella sulla terra.

IMMAGINE 1 – Posizione media di Nadal alla risposta sulla prima di servizio

IMMAGINE 2 – Posizione media di Nadal alla risposta sulla seconda di servizio

Non c’è un ordine preciso per i tornei, perché non sono grafici che misurano una tendenza temporale ma, se siete curiosi, da sinistra a destra la sequenza è: Indian Wells Masters, Internazionali d’Italia, Madrid Masters, Finali di stagione, Canada Masters, Masters di Parigi Bercy, Monte Carlo Masters e ATP Cup.

Rafa in Retreat

Qualche classifica maschile con i dati del Match Charting Project

di Chapel Heel // HiddenGameOfTennis

Pubblicato il 13 agosto 2019 – Traduzione di Edoardo Salvati

In preparazione a un precedente articolo sulla somiglianza di stili, ho raccolto alcune statistiche dal Match Charting Project per quei giocatori nei primi 150 del mondo (e con almeno 2500 colpi nel database). I numeri si riferiscono a tutte le superfici e si distribuiscono sull’intervallo di tempo delle partite del singolo giocatore presenti nel database.

Credo sia interessante vedere chi è tra i primi 5 e chi tra gli ultimi 5 nelle categorie in esame, anche se di fatto non sono mie statistiche. Naturalmente, la quantità di dati disponibili del Match Charting Project è molto più abbondante, e sulla pagina di ogni giocatore è possibile il confronto con varie altre medie.

Servizio e volée

Si tratta dei tentativi di servizio e volée misurati come percentuale dei punti sul servizio. La media per questo gruppo è del 4.5%, o un tentativo di servizio e volée ogni 22 punti al servizio.

I primi 5 non stupiscono, mentre è sorprendente trovare Karen Khachanov tra gli ultimi. Pensandoci bene, non mi viene in mente un solo tentativo di servizio e volée in una delle sue partite.

Profondità della risposta

Non è un’indicazione presente in ogni partita, anche se sono convinto venga registrata di più ora dell’inizio del progetto. L’indice di profondità della risposta (Return Depth Index o RDI) considera le risposte per cui è indicata la profondità, determina la percentuale dei tre livelli (corta, profonda e molto profonda) e le pondera rispettivamente per 1, 2 e 4. La media del gruppo è di 2.32

Trovo questi risultati molto interessanti. Ho sempre pensato che una risposta più profonda fosse la risposta migliore, ed è certamente così tra i dilettanti. Ma sia Rafael Nadal che Roger Federer sono tra gli ultimi, probabilmente per ragioni diverse. Nadal risponde più angolato, e l’immensa rotazione che imprime alla pallina aggiunge profondità, anche se il colpo non rimbalza vicino alla linea di fondo. Nei numeri di Federer entra la sua preferenza per le risposte di rovescio con un taglio in slice corto.

Discese a rete

Si tratta della percentuale per colpo di discese a rete che non seguono il servizio. La media per questo gruppo è del 3.95%.

Trovare Rirchard Berankis tra i primi 5 è quasi sconvolgente. John Isner, Ivo Karlovic, Nicolas Mahut e altri giocatori di rete completano i primi 10. Ipotizzo che non rientrino tra i primi 5 perché molte delle discese a rete arrivano subito dopo il servizio. È anche interessante notare la scarsa frequenza con cui Gael Monfils cerca di andare a rete durante lo scambio.

Successo a rete

Si tratta della percentuale di punti a rete che il giocatore conclude con un vincente o con un colpo che costringe l’avversario a un errore forzato. La media per questo gruppo è del 69.6%.

Novak Djokovic è spesso criticato per il gioco a rete, ma ottiene grandi risultati. Mi aspettavo Nadal tra i primi e anche Fabio Fognini, ma non pensavo che Filip Krajinovic fosse così bravo. Invece, Sam Querrey e Karlovic, che ero convinto provassero ad andare a rete su ogni colpo, non hanno molto successo. Nel caso di Karlovic può essere l’enorme volume di tentativi ma, con il suo gioco, ha davvero altra scelta?

Variazioni con il dritto

Si tratta del rapporto tra dritti giocati in taglio topspin o piatti e dritti in taglio slice (Forehand Mix o FHMix). Ci si dovrebbe aspettare un numero molto alto, perché la maggior parte dei giocatori non è Monica Niculescu. La media per questo gruppo è di 21.8. Per convertire in percentuale, basta fare 1 – (1/(FHMix +1). In media, il valore è di 95.6% di dritti in topspin o piatti.

Nikoloz Basilashvili è a pieni giri. Quando qualche tempo fa ho analizzato le velocità massime medie per i colpi a rimbalzo, Basilashvili era il più potente sul dritto. Questo spiega il primo posto ora. E comunque colpisce davvero forte.

Variazioni con il rovescio

Il metodo è identico a quanto visto per il dritto, solo che in questo caso i valori sono molto più bassi, perché per la maggior parte dei giocatori c’è già un po’ di slice nel rovescio. La media per questo gruppo è di 6.44, o circa l’86.5% di rovesci in topspin o piatti.

È onesto affermare che Basilashvili non gradisce colpire in slice, o non riesce a giocarli. I tre giocatori i cui nomi balzano alla mente per primi quando si pensa al rovescio in slice hanno valori tra gli ultimi 5 (Karlovic, Steve Johnson, Feliciano Lopez), ma l’indice di Karlovic è scandalosamente basso, con un rovescio piatto poco meno del 5.5% delle volte (non gli ho mai visto colpire in topspin da quel lato).

Tentativi di palla corta

Si tratta della percentuale di palle corte tentate sul numero totale di colpi presenti nel database per il singolo giocatore. La media per questo gruppo è solo dell’1.21%.

Non è certamente una sorpresa trovare Benoit Paire al primo posto. Il suo 3.35% si traduce in un tentativo di palla corta ogni 30 colpi, forse uno ogni cinque scambi o uno a game. Non esiste una categoria per migliori e peggiore nelle “palle corte che non si sarebbero dovute tentare”, ma Paire probabilmente ne farebbe parte. Viceversa, sembra che Gilles Simon colpisca a rimbalzo in topspin in qualsiasi circostanza. Altri giocatori tra gli ultimi % sono battitori liberi come Andrey Rublev e Tomas Berdych (Basilashvili non è rientrato in classifica per pochissimo).

Palle corte riuscite

Anche se di per sé intuitivo, si tratta della percentuale di palle corte tentate che risultano in un vincente o a un errore forzato dell’avversario. La media per questo gruppo è un esiguo 36.1%.

Nonostante la presenza di John Millman negli ultimi 5, e anche nella categoria precedente, non c’è complessivamente una correlazione tra giocatori che tentano molte palle corte e giocatori che sono bravi con la palla corta, e viceversa. Paire è l’esempio da copertina, vista la sua efficacia realizzativa davvero bassa, solo un 26.5%, che lo pone all’undicesimo posto dal basso.

Riuscita dei colpi a rimbalzo a seconda della direzione

Si tratta di cinque diversi indicatori, per il dritto incrociato, il dritto lungolinea, il dritto a uscire, il rovescio incrociato e il rovescio lungolinea. L’indice si calcola come rapporto tra la somma di vincenti ed errori forzati dell’avversario, diviso per errori non forzati.

Dritto incrociato

La media per questo gruppo è di 1.22, vale a dire che, in media, un dritto incrociato ha il 22% di probabilità in più di essere un vincente o un errore forzato dell’avversario che un errore non forzato del giocatore in questione. Mi aspettavo che fosse l’indice più alto delle cinque categorie considerate, dato che il dritto tipicamente è il colpo più facile, ancor di più quello incrociato che supera la rete nel punto più basso. L’ultima colonna mostra che mi sono sbagliato.

Se vi siete mai chiesti come fa Daniel Evans a vincere le partite, ora avete la risposta. Un indice di 2.25 è altissimo. Mi ha sorpreso la presenza di Roberto Bautista Agut, che pensavo finisse nell’elenco del dritto a uscire, ma non in questo.

Dritto lungolinea

La media per questo gruppo è di 1.32, vale a dire che, in media, un dritto lungolinea ha il 32% di probabilità in più di essere un vincente o un errore forzato dell’avversario che un errore non forzato del giocatore in questione. Mi stupisce vedere un valore più alto di quello del dritto incrociato, perché la pallina passa la rete nel suo punto di massima altezza. Ma stiamo parlando di professionisti, quindi è più probabile che il fattore decisivo sia l’effetto sorpresa o il fatto che molti di questi colpi finiscano sul lato del rovescio di un giocatore destrimane in corsa.

Era facile immaginare la presenza di Nadal e Juan Martin Del Potro. Philipp Kohlschreiber è un caso interessante. Ha la tendenza ad angolare il dritto incrociato in modo da spingere l’avversario fuori dal campo, un po’ alla maniera di Nadal, per poi finire con un lungolinea. Nella mia versione più recente dell’articolo sulla somiglianza di stili, Kohlschreiber era il secondo giocatore più simile a Nadal, anche se non così simile.

È curioso che Isner sia tra gli ultimi 5. Cerca di colpire molti dritti lungolinea e, quando ci riesce, di solito vince il punto. Ma ne manda fuori anche parecchi e qui abbiamo la prova numerica. Ottiene buoni risultati con questo colpo circa il 42% delle volte. Normalmente però ci arriva troppo tardi.

Dritto a uscire

La media per questo gruppo è di 1.40, la più alta per i colpi di dritto. Presumo che se sei un professionista in grado di girare intorno al rovescio per colpire un dritto a uscire, ti ritrovi con il vantaggio della parte bassa della rete e del rovescio dell’avversario (se è un destrimane). Il problema ovviamente è mettersi nella giusta posizione.

Se vi aspettavate Del Potro tra i primi 5, come me, non vi preoccupate, è undicesimo e ben sopra la media.

Rovescio incrociato

La media per questo gruppo è solo di 0.72, vale a dire che, in media, un rovescio incrociato ha il 39% di probabilità di essere un errore non forzato che un vincente o un errore forzato dell’avversario.

Ho dovuto in parte modificare i primi 5 per dare più senso alla statistica. Evans e Johnson erano i primi due, ma non avevo praticamente dati, nel caso di Evans perché non ci sono molte partite e per Johnson perché non cerca di colpire vincenti di rovescio o forzare l’avversario a un errore, e quindi raramente sbaglia. Negli ultimi 5, non mi ero reso conto di quanta scarsa efficacia avesse il rovescio incrociato di Jeremy Chardy. È sette volte più probabile che commetta un errore non forzato con questo colpo che produca un vincente o un errore forzato dell’avversario. In termini più concreti, sono 2 vincenti, 5 errori forzati dell’avversario e 43 errori non forzati di Chardy.

Rovescio lungolinea

La media per questo gruppo è di 1.17. È più difficile da colpire di un rovescio incrociato, ma è anche più inatteso. Va sottolineato che i dati a disposizione per questo colpo sono decisamente inferiori a quelli di altri colpi, quindi possono capitare risultati insoliti.

E infatti sono dei primi 5 strani. Ho tolto Marcel Granollers perché era nettamente sopra chiunque ma aveva solo una manciata di colpi tra cui scegliere. Kei Nishikori è diciassettesimo? Penso perché più sono i tentativi per lui, più aumentano gli errori (un po’ come le volée per Karlovic). Alexander Zverev è undicesimo.

Cosa ne è dei giocatori con il rovescio a una mano di cui ci piacciono i rovesci lungolinea? I vari Stanislas Wawrinka, Kohlschreiber, Grigor Dimitrov, Richard Gasquet? Sono rispettivamente 57esimo, 31esimo, 48esimo e 23esimo. Wawrinka e Dimitrov sono sotto la media. O il campione di dati è piccolo, o l’insieme di colpi nel database del Match Charting Project per questi giocatori non è rappresentativo. O ancora, ci ricordiamo solo dei rovesci lungolinea più spettacolari.

Rotazione sul dritto

L’ultima classifica riguarda in realtà dati provenienti da Hawk-Eye. Li avevo raccolti per l’articolo sulla somiglianza di stili senza poi usarli (almeno per il momento). Tralascio quella sul rovescio perché i dati sono poco affidabili e ingannevoli. Ho dovuto escludere anche alcuni giocatori di cui mi mancano completamente dati sulla rotazione sul dritto, perché non hanno giocato su campi coperti da Hawk-Eye, come Pablo Andujar, Dustin Brown, Pablo Cuevas, Lukas Rosol e Casper Ruud. La media per i restanti giocatori è di 2903 giri al minuto.

Mi sembrano posizioni ragionevoli. Spicca Basilashvili al secondo posto tra i primi 5. Come ho detto in precedenza, Basilashvili possiede anche la seconda velocità media più alta di dritto nei dati Hawk-Eye che possiedo. Avete un’idea di quale velocità di esecuzione del movimento e tempismo sono necessari per arrivare contestualmente al secondo posto per numero di giri impressi alla pallina e per velocità media del colpo? Si presume che rotazione e velocità lavorino contro!

Some Random Match Charting Project Leaderboards (ATP)

Il futuro del tennis con un esperimento sul tabellone di Wimbledon 2019

di Chapel Heel // HiddenGameOfTennis

Pubblicato l’1 luglio 2019 – Traduzione di Edoardo Salvati

Sono 29 i giocatori di almeno 32 anni nel tabellone del singolare maschile di Wimbledon 2019. Sono invece 24 le giocatrici di almeno 30 anni nel tabellone del singolare femminile (ho scelto un limite di età più basso perché altrimenti per le donne non avrebbe avuto senso proseguire). Cosa succederebbe se li escludessimo dal torneo? Non rimarrebbero solo gli attuali esponenti della Next Gen, ma si infilerebbero giocatori delle due ondate di Next Gen precedenti, se così si può dire. Sarebbe un’approssimazione di Next Gen.

Forse si riesce ad avere un’idea delle sembianze di uno Slam in assenza di giocatori come Novak Djokovic, Rafael Nadal, Roger Federer, Stanislas Wawrinka, o di giocatrici come Serena Williams e Venus Williams e alcune dell’ultima Next Gen in campo femminile. Mi rendo conto che questi giocatori non si tireranno di certo indietro per sottrarsi posizioni in classifica dopo che i grandi nomi si saranno ritirati, e nuova linfa che ancora deve emergere si farà largo. Diventa quindi solo un passatempo per provare a identificare scenari futuri, non un pronostico puntuale di risultati a venire.

I ragazzi saranno uomini

In campo maschile, si perdono le prime 4 teste di serie (e nove teste di serie in tutto). Ventinove giocatori sono molti da rimpiazzare. Per primo, ho rimesso Borna Coric, anche se non riempiva un posto lasciato scoperto. Poi, ho deciso di non aggiungere Juan Martin Del Potro. Il suo fisico ha almeno due anni in più di quanto indichi la data di nascita, e non c’è alcuna certezza del livello di gioco una volta rientrato sul circuito. Da ultimo, ho richiamato tutti i perdenti del terzo turno di qualificazioni. Mi mancavano ancora 13 giocatori, e ho preso le teste di serie perdenti del secondo turno (ma solo se non eccedevano il limite di età). Con ancora 8 posti vuoti, ho scelto a caso tra gli altri perdenti al secondo turno delle qualificazioni.

Le prime 8 teste di serie sono ora Dominic Thiem, Alexander Zverev, Stefanos Tsitsipas, Kei Nishikori, Karen Khachanov, Daniil Medvedev, Marin Cilic e Coric. Altri da tenere d’occhio: Milos Raonic con la numero 9, Felix Auger-Aliassime con la 12, Denis Shapovalov con la 20, Taylor Fritz con la 25, Frances Tiafoe con la 27 e Nick Kyrgios con la 32.

Proviamo a eseguire 100.000 simulazioni solo con le valutazioni Elo, mischiando le posizioni nel tabellone dopo ogni passaggio. Per avere un termine di paragone, nessun giocatore di questi scenari alternativi ha una probabilità di vincere Wimbledon 2019 più alta del 3%, sulla base delle mie previsioni Elo, e solo uno è già campione Slam (Cilic).

La tabella riepiloga i 20 migliori risultati.

IMMAGINE 1 – Probabilità di progressione nei tabelloni alternativi a Wimbledon 2019

A seguito delle 100.000 simulazioni, la probabilità complessiva di vittoria dei 20 giocatori nell’elenco è dell’88.7%. Per rendersi conto dello spostamento di forze associato alla rimozione dal tabellone dei giocatori con almeno 32 anni, sempre secondo i miei calcoli Elo, il quartetto composto da Djokovic, Federer, Nadal e Kevin Anderson ha una probabilità complessiva di vittoria del 76.6% (Djokovic ha vinto il torneo battendo Federer in finale, che a sua volta aveva sconfitto Nadal in semifinale. Anderson non ha partecipato per infortunio, anche se la sua percentuale di vittoria era del 2.9%, n.d.t.)

Donne che (non) aspettano

È scontato dire che l’effetto sul tabellone femminile non è così drastico. Per quanto il numero di giocatrici che viene escluso è simile a quello dei giocatori, le uniche vere pretendenti a uscire di scena sono Angelique Kerber e Serena (se il limite fosse stato a 29 anni, Petra Kvitova non sarebbe rientrata e, un po’ tirato, anche Victoria Azarenka, ma per questo scopo sarebbe stato troppo restrittivo).

Le prime 4 teste di serie rimangono inalterate. Per le successive 6 teste di serie, ho promosso la giocatrice che seguiva immediatamente in classifica. Ho riempito poi le altre posizioni con lo stesso metodo degli uomini. Si perde in tutto circa il 17% della probabilità di vittoria da questi scenari alternativi, mentre per gli uomini era superiore all’80%, pur con un limite più alto. Le donne perdono certamente la maggior parte delle campionesse Slam, senza Serena, Venus, Kerber, Maria Sharapova e Svetlana Kuznetsova.

La tabella riepiloga i 20 migliori risultati.  

IMMAGINE 2 – Probabilità di progressione nei tabelloni alternativi a Wimbledon 2019

A seguito delle 100.000 simulazioni, la probabilità complessiva di vittoria delle 20 giocatrici nell’elenco è dell’93.9%, ancora più che per gli uomini. Nelle mie previsioni Elo, le stesse giocatrici hanno il 78.6% di probabilità complessiva di vittoria, quindi l’eliminazione della vecchia guardia favorisce il consolidamento della loro ascesa.

Sembrano tutti consapevoli della difficoltà del periodo di transizione in cui si troverà l’ATP quando Djokovic, Federer e Nadal non giocheranno più. Non mi sorprenderebbe se la crescente tensione generata dall’incertezza futura si sia già fatta strada nelle dinamiche politiche dell’ATP, rendendo più acceso lo scontro a cui stiamo assistendo con le dimissioni nel comitato giocatori. È davvero un momento critico per il tennis maschile.

Riprendete l’immagine 1 e leggete i nomi. Fermatevi al primo che, di riflesso, vi porta a mugugnare con dubbio “hmm”. Ora fate lo stesso per le donne. Scommetto che arrivate più in basso. Non è del tutto corretto, perché ci sono sicuramente dei nomi di rilievo anche nella parte finale dell’elenco dei giocatori (Auger Aliassime, Shapovalov, e per alcuni Kyrgios). Tranne forse per tre giocatrici, tra le donne il talento è ben distribuito, e con abbondanza.

NextGen-ish Wimbledon

Il destino delle finaliste di Slam juniores

di Chapel Heel // HiddenGameOfTennis

Pubblicato il 5 luglio 2019 – Traduzione di Edoardo Salvati

Tempo fa, ho scritto della probabilità che un vincitore di Slam juniores raggiunga determinati traguardi da professionista e di quanto tempo possa essergli richiesto. Ho poi fatto la stessa analisi per le vincitrici di Slam juniores e per i finalisti. Quest’ultima puntata è dedicata alle finaliste di Slam juniores.

Come per i ragazzi, ho esaminato tutte le finaliste di Slam juniores dal 1990 e seguito il loro sviluppo nel raggiungimento degli stessi traguardi da professionisti delle vincitrici. Le giocatrici di questa particolare categoria però (e anche le vincitrici a ben vedere), evidenziano caratteristiche inusuali nei primi anni ’90. Ad esempio, alcune erano già tra le prime 200 (a volte anche tra le prime 125) al momento della finale juniores. Una aveva già vinto un torneo sul circuito maggiore. Ho tenuto quelle il cui percorso di crescita si è rivelato istruttivo, eliminando altre del periodo 1990-1992 perché avrebbero alterato eccessivamente i risultati. Sono in totale 10 giocatrici su 244.

Sorelle minori?

Se avete letto l’articolo sui finalisti, sapete già che in carriera ottengono all’incirca la metà del successo dei vincitori di Slam juniores. Vale lo stesso per le finaliste?

La tabella mostra l’età media della finalista di Slam juniores per i quattro tornei, il numero di tornei di singolare vinti sul circuito maggiore, i Premier vinti, gli Slam vinti (al momento) e la mediana dei guadagni in carriera (compreso il doppio, i Challengers, etc), con valori che tengono conto dell’inflazione alla maniera delle altre analisi.

Riprendiamo la stessa tabella per le vincitrici di Slam juniores.

La crescita delle vincitrici di Slam juniores_1 - settesei.it

Come gruppo, le finaliste non fanno bene quanto le vincitrici, ma non se la passano male. Non è certamente un divario così ampio come quello che separa finalisti e vincitori. È interessante notare inoltre che le finaliste, complessivamente, hanno medie e mediane da professioniste migliori dei vincitori di Slam juniores (1.595.380 dollari contro 1.176.503 dollari). Non sono proprio le sorelle minori.

Risalire la classifica

Nel confronto (a eccezione di un paio di categorie in cui il campione si riduce considerevolmente), i vincitori di Slam juniores raggiungono traguardi come primi 200, primi 100, primi 50, primi 20 e primi 5 più spesso dei finalisti. Inoltre è cinque volte più probabile per i vincitori arrivare al numero 1, due volte più probabile vincere un torneo del circuito maggiore e tre volte più probabile vincere uno Slam (anche se, va detto, il campione per il numero 1 e gli Slam è molto ridotto).

In linea con quanto visto, ci sono differenze tra vincitrici e finaliste relativamente a questi traguardi, ma non sono accentuate. Per le vincitrici è un terzo più probabile arrivare al numero 1 o vincere un torneo del circuito maggiore, e solo il 10% più probabile vincere uno Slam.

Durata della crescita

Supponendo che una finalista raggiunga uno di questi traguardi, quanto velocemente ci riesce? Come in precedenza, ho misurato il tempo trascorso in mesi (arrotondato) tra la data della finale di uno Slam juniores per una giocatrice e la data del traguardo raggiunto. Invece di tenerne separati i valori, il grafico dell’immagine 1 mostra le curve complessive di finaliste e vincitrici per ciascun torneo, con il numero di mesi sull’asse delle ordinate.

IMMAGINE 1 – Durata della crescita (in mesi) in aggregato

È un po’ strano che le giocatrici che riescono a entrare nelle prime 10 ci arrivano più velocemente, in media, di quelle che entrano tra le prime 20 (che include anche le prime 10). Principalmente, è dovuto a un paio di eccezioni come Magdalena Rybarikova (finalista a Wimbledon juniores 2006), che ha impiegato 136 mesi, e Barbora Strycova (finalista agli US Open juniores 2002 e vincitrice degli Australian Open juniores 2002 e 2003), che ha impiegato 140 mesi. La crescita delle giocatrici è generalmente più breve di quella dei giocatori, tranne che per il numero 1 che richiede più tempo.

Finestre di crescita

Come per le altre analisi, ho creato un grafico a scatola per le finestre di crescita, aggregando tutti i tornei e tutte le finaliste di Slam juniores. Otteniamo un campione molto rappresentativo delle giocatrici juniores di vertice. La crescita è calcolata dalla prima data di raggiungimento di una finale Slam, a prescindere dall’esito. L’asse delle ordinate riporta il numero di mesi. Le porzioni superiore e inferiore delle linee che si estendono in verticale rappresentano rispettivamente il valore massimo e minimo, escludendo gli estremi. La linea in mezzo alla scatola è la mediana, mentre la “x” interna alla scatola è la media che in questo caso, ironicamente, non ha di fatto alcun valore. Il colore verde esprime il terzo quartile e il blu il secondo quartile. Visto che è preferibile una crescita più rapida, le scatole blu sono migliori delle verdi. I cerchi dal contorno blu indicano i valori estremi.

IMMAGINE 2 – Finestre di crescita

Chi tiene il tempo?

Originariamente, ho creato un grafico per le vincitrici di Slam juniores con le finestre di crescita per vedere chi tra le recenti vincitrici è ancora in corsa per raggiungere determinati traguardi da professionista. Ho poi messo insieme i risultati di recenti vincitrici e finaliste di Slam juniores, così da osservare da vicino la loro progressione rispetto allo storico. Nel caso una giocatrice avesse più di un’apparizione, la tabella ricomprende solo la prima. Per questo possono esserci delle assenze nella seconda colonna.

Utilizzo uno sfondo blu e una “+” se si è sotto la mediana — cioè la giocatrice ha ancora molto tempo — e uno verde con “-“ se si è nel terzo quartile, cioè se il tempo a disposizione è sempre meno ma non ancora in modo irrecuperabile. Lo sfondo è rosso con una “x” grigia se la giocatrice ha mancato il terzo quartile, a indicazione che potrebbe essere arrivato al termine del suo cammino.

Riepilogando, se c’è solo il numero nella cella, la giocatrice è in posizione ottimale. I numeri bianchi su sfondo rosso indicano un passaggio intermedio di crescita più lenta del normale. Le celle blu vanno bene, le verdi non sono granché e quelle rosse senza numeri vanno male.

Seguono altri grafici relativi alle finestre di crescita e al raggiungimento dei traguardi.

IMMAGINE 3 – Tabella riepilogativa della crescita delle finaliste e vincitrici di Slam juniores con codifica tramite colori

Durata della crescita (grafico a violino)

Questi grafici a violino sono una versione più sofisticata del grafico a scatola, con “candele” nel mezzo che mostrano dati interquartili (Q2 e Q3). Si tratta delle finestre di crescita che servono per stabilire la colorazione nel grafico dell’immagine 3. I grafici a violino includono anche diventare la numero 1 del mondo e vincere il primo Slam, ma è per entrambi un campione troppo minuto per farvi affidamento e quindi non compare nella tabella specifica per giocatrice.

Probabilità del raggiungimento di traguardi per torneo (mappa di calore)

Questa mappa di calore evidenzia la probabilità di raggiungimento di determinati traguardi, in funzione del singolo Slam.

Aggiornamento dopo gli US Open juniores 2019

A conclusione degli US Open juniores, con la vittoria di Maria Camila Osorio Serrano contro Alexandra Yepifanova, i principali sviluppi (che si riflettono nel grafico dell’immagine 3) sono:

  • Sofia Kenin ha raggiunto le prime 20 comodamente all’interno della normale finestra di sviluppo
  • Iga Swiatek è entrata tra le prime 50 secondo i tempi previsti
  • la giovanissima coppia di doppio Coco Gauff e Caty McNally ha centrato le prime 125 in tempo
  • Marie Bouzkova e Paula Badosa sono entrate tra le prime 100, ma in ritardo
  • Anna Kalinskaya è entrata tra le prime 125, ma in ritardo
  • si è chiusa la normale finestra di crescita per l’ingresso nelle prime 5 per Belinda Bencic, ma è probabilmente una conclusione affrettata, perché le mancavano solo un paio di partite
  • si è chiusa la normale finestra di crescita per l’ingresso nelle prime 20 per Katerina Siniakova (aveva già perso la finestra delle prime 10 e prime 5 dopo Wimbledon)

Il prossimo aggiornamento sarà a fine stagione. Molto probabilmente Dayana Yastremska e Amanda Anisimova saranno entrate tra le prime 20, Anastasia Potapova e Marie Bouzkova tra le prime 50.

Girls Grand Slam Runners Up

Il destino dei finalisti di Slam juniores

di Chapel Heel // HiddenGameOfTennis

Pubblicato il 14 giugno 2019 – Traduzione di Edoardo Salvati

Tempo fa, ho scritto della probabilità che un vincitore di Slam juniores raggiunga determinati traguardi da professionista e di quanto tempo possa essergli richiesto. Durante la stesura, ero consapevole del fatto che i migliori non vincono sempre ogni torneo che giocano, e che quindi chi diventa campione di Slam juniores non è necessariamente il più forte giovane in circolazione. L’analisi dei vincitori era semplicemente un modo per concentrare la ricerca su un gruppo facilmente definibile che è riuscito a ottenere risultati di prestigio nella fase iniziale della carriera.

Sembra proprio che debba ora occuparmi anche dei finalisti, perché certamente hanno mostrato un talento simile a quello dei vincitori. Può succedere di tutto in una partita, specialmente tra due ragazzi che hanno accettato la sfida di risalire il tabellone di uno Slam juniores per issarsi alla finale.

In questo articolo, ho esaminato tutti i finalisti di Slam juniores dal 1990 e seguito il loro sviluppo nel raggiungimento degli stessi traguardi da professionisti dei vincitori. Molti dei vincitori sono stati anche finalisti in altri tornei Slam (o in altri anni), ma comunque il campione si arricchisce di 81 giocatori.

Vinco subito e non dopo?

La tabella mostra l’età media del finalista di Slam juniores per i quattro tornei, il numero di tornei di singolare vinti sul circuito maggiore, i Master 1000 vinti, gli Slam vinti (al momento) e la mediana dei guadagni in carriera (compreso il doppio, i Challengers, etc), con valori che tengono conto dell’inflazione.

Si potrebbe pensare che un finalista di Slam juniores vinca circa tre eventi del circuito maggiore (267 diviso per 81). Occorre però non dimenticare che più della metà di quei tornei appartengono a soli tre giocatori, cioè Roger Federer, Thomas Enqvist e Juan Carlos Ferrero. Meno di un finalista di Slam juniores su quattro ha vinto un torneo del circuito maggiore. Riprendiamo la stessa tabella per i vincitori di Slam juniores.

La crescita dei vincitori di Slam juniores_1 - settesei.it

È molto interessante notare che, in media, pur partendo da età simile, i vincitori hanno avuto da professionisti un successo quasi doppio di quello dei finalisti. Solo il totale degli Slam vinti è influenzato dal fatto che Federer è stato sia vincitore (Wimbledon) che finalista (US Open) di Slam juniores. Se si eliminano i 20 Slam da entrambi i conteggi, si ottiene un 9-2 in favore dei vincitori.

Comunque non me la passerò male, no?

Nel precedente articolo, ho ipotizzato che per stare a galla sul circuito servono all’incirca 75.000 dollari all’anno, portando la mediana dei guadagni annuali da premi partita intorno ai 45.000 dollari. Dopo aver escluso i guadagni estremi di Federer, Andy Murray, Stanislas Wawrinka, Marin Cilic e Andy Roddick, la probabilità che un campione di Slam juniores guadagni non più di 250.000 dollari in carriera è del 24%.

La prospettiva di guadagno per un finalista di Slam juniores è decisamente lugubre, circa metà di quanto atteso per un vincitore. Si potrebbe pensare a una carriera molto più corta per questi giocatori, ma non è così. Dal momento in cui passano al professionismo a quello in cui non hanno più una classifica ufficiale trascorrono in media dieci anni, una finestra praticamente identica a quella dei vincitori. Guadagni dimezzati sullo stesso orizzonte temporale non allettano nessuno. La situazione è, se possibile, peggiore. Le spese sono relativamente invariate e non metà dei 75.000 dollari stimati. Per giocare a tennis, il finalista mediano di Slam juniores sta probabilmente perdendo soldi.

Risalire la classifica

La tabella che segue mostra la percentuale di finalisti di Slam juniores che raggiungono determinati traguardi una volta diventati professionisti. Le prime colonne si riferiscono a traguardi in termini di classifica, le ultime due a titoli sul circuito maggiore e titoli Slam.

Ecco la stessa tabella per i vincitori di Slam juniores.

La crescita dei vincitori di Slam juniores_2 - settesei.it

Nel confronto (a eccezione di un paio di categorie in cui il campione si riduce considerevolmente), i vincitori di Slam juniores raggiungono quei traguardi più spesso dei finalisti.

Durata della crescita

Siamo in grado di calcolare la probabilità con cui i finalisti di Slam juniores raggiungono determinati traguardi da professionisti, ma non la velocità con cui lo fanno (se mai ci riescono). Ho misurato il tempo trascorso in mesi (arrotondato) tra la data della finale di uno Slam juniores per un giocatore e il raggiungimento di quei traguardi. Il grafico dell’immagine 1 mostra le curve per ciascun torneo con il numero di mesi sull’asse delle ordinate.

IMMAGINE 1 – Durata della crescita (in mesi)

Difficile trovare molte differenze con il grafico dei vincitori. Finalisti e vincitori degli Australian Open e Wimbledon juniores hanno uno sviluppo più lento dei corrispettivi al Roland Garros e agli US Open juniores. Per entrare tra i primi 200, i vincitori impiegano (in media) circa 8 mesi in meno dei finalisti, ma è un divario che si restringe rapidamente spostandosi a destra, tranne che per l’ingresso nei primi 5 o per il numero 1, posizioni sulle quali un giudizio non è affidabile vista la ristrettezza di dati a disposizione. Invece di riportare lo stesso grafico dall’articolo sui vincitori, l’immagine 2 mostra in aggregato le curve di sviluppo per vincitori e finalisti di Slam juniores.

IMMAGINE 2 – Durata della crescita (in mesi) in aggregato

Finestre di crescita

Come per l’analisi iniziale, ho creato un grafico a scatola per le finestre di crescita, aggregando tutti i tornei e tutti i finalisti di Slam juniores. Otteniamo un campione molto rappresentativo dei giocatori juniores di vertice. La crescita è calcolata dalla prima data di raggiungimento di una finale Slam, a prescindere dall’esito. L’asse delle ordinate riporta il numero di mesi. Le porzioni superiore e inferiore delle linee che si estendono in verticale rappresentano rispettivamente il valore massimo e minimo, escludendo gli estremi. La linea in mezzo alla scatola è la mediana, mentre la “x” interna alla scatola è la media che in questo caso, ironicamente, non ha di fatto alcun valore. Il colore verde esprime il terzo quartile e il blu il secondo quartile. Visto che è preferibile una crescita più rapida, le scatole blu sono migliori delle verdi. I cerchi dal contorno blu indicano i valori estremi.

IMMAGINE 3 – Finestre di crescita

Chi tiene il tempo?

Originariamente, ho creato un grafico per i vincitori di Slam juniores con le finestre di crescita per vedere chi tra i recenti vincitori è ancora in corsa per raggiungere determinati traguardi da professionista. I dati aggregati dovrebbero avere un potenziale informativo ancora più alto, perché il numero di giocatori considerati è aumentato dell’80%.
Ho poi messo insieme i risultati di recenti vincitori e finalisti di Slam juniores, così da osservare da vicino la loro progressione rispetto allo storico. Nel caso un giocatore avesse più di un’apparizione (come Lorenzo Musetti, vincitore degli Australian Open juniores 2019 ma già finalista agli US Open juniores 2018), la tabella ricomprende solo la prima. Per questo possono esserci delle assenze nella seconda colonna.

Utilizzo uno sfondo blu e una “+” se si è sotto la mediana — cioè il giocatore ha ancora molto tempo — e uno verde con “-“ se si è nel terzo quartile, cioè se il tempo a disposizione è sempre meno ma non ancora in modo irrecuperabile. Lo sfondo è rosso con una “x” grigia se il giocatore ha mancato il terzo quartile, a indicazione che potrebbe essere arrivato al termine del suo cammino.

Riepilogando, se c’è solo il numero nella cella, il giocatore è in posizione ottimale. I numeri bianchi su sfondo rosso indicano un passaggio intermedio di crescita più lenta del normale. Le celle blu vanno bene, le verdi non sono granché e quelle rosse senza numeri vanno male.

Seguono altri grafici relativi alle finestre di crescita e al raggiungimento dei traguardi.

IMMAGINE 4 – Tabella riepilogativa della crescita dei finalisti e vincitori di Slam juniores con codifica tramite colori

Durata della crescita (grafico a violino)

Questi grafici a violino sono una versione più sofisticata del grafico a scatola, con “candele” nel mezzo che mostrano dati interquartili (Q2 e Q3). Si tratta delle finestre di crescita che servono per stabilire la colorazione nel grafico dell’immagine 4. I grafici a violino includono anche diventare il numero 1 del mondo e vincere il primo Slam, ma è per entrambi un campione troppo minuto per farvi affidamento e quindi non compare nella tabella specifica per giocatore.

Probabilità del raggiungimento di traguardi per torneo (mappa di calore)

Questa mappa di calore evidenzia la probabilità di raggiungimento di determinati traguardi, in funzione del singolo Slam.

Boys Grand Slam Runners Up