Quali giocatori potrebbero essere più efficienti con il challenge?

di Chapel Heel // HiddenGameOfTennis

Pubblicato il 9 agosto 2019 – Traduzione di Edoardo Salvati

Durante Wimbledon, ho ricevuto una tabella relativa al successo dei giocatori con il challenge nel corso del torneo. La frequenza di Rafael Nadal era molto alta, e una delle persone in copia nella mail ha suggerito che Nadal dovrebbe ricorrere più spesso alla moviola istantanea.

Dall’inizio della stagione, ho segnato le chiamate challenge negli eventi del circuito maggiore dove il sistema è disponibile. Normalmente si tratta dei tornei sul cemento e sull’erba, anche se non tutti lo hanno e in alcuni è solo sui campi principali. Un esempio sorprendente è quello del Miami Masters, in cui le telecamere sono installate in pochi dei campi che ospitano il torneo. Di conseguenza, ci sono molti più dati per quei giocatori il cui calendario prevede poche apparizioni sulla terra battuta. Significa anche che abbiamo più dati per i giocatori di classifica più alta, in virtù del fatto che le loro partite sono più spesso programmate sui campi principali, in cui appunto si trovano le telecamere.

Per questo articolo, ho esaminato i primi 100 della classifica ufficiale. Onde evitare problemi di campionamento, ho eliminato i giocatori con meno di 250 partite giocate su campi dotati di challenge (escluso il Canada Masters). Vorrei sottolineare che non sono dati ufficiali, ma ciò che sono riuscito a raccogliere dalle informazioni fornite ai giornalisti in vari tornei. Potrebbero essere quindi incompleti.

Per quali giocatori è assicurato un futuro da giudici di sedia?

Iniziamo dal caso più semplice, i dieci giocatori con la miglior frequenza di successo (almeno 250 partite). La frequenza media relativa ai dati in mio possesso (di tutti i primi 100) è del 27.0%.

IMMAGINE 1 – Primi dieci giocatori per successo nel challenge, con almeno 250 partite di utilizzo del sistema

Questi sono i peggiori, tra cui alcuni davvero pessimi.

IMMAGINE 2 – Giocatori con al frequenza di successo più bassa nel challenge, con almeno 250 partite di utilizzo

Se pensate come me che l’inesperienza possa essere un fattore critico dell’insuccesso, avete esempi in Andrey Rublev, Denis Shapovalov, Alexander Bublik e Stefanos Tsitsipas. Poi però ci sono Bernard Tomic, Leonardo Mayer, Benoit Paire, Mikhail Kukushkin e Fabio Fognini che, pur essendo ben navigati, hanno un rendimento inferiore alla media. Ammetto che alcuni tra questi hanno comportamenti un po’ eccentrici in campo, ma è comunque difficile individuare una chiara linea di demarcazione tra esperienza e inesperienza nella frequenza di successo con il challenge.

Quali giocatori non si fidano delle chiamate arbitrali?

Dalle tabelle precedenti emerge facilmente il giocatore che più dubita dei giudici: Tsitsipas ha chiamato il challenge 135 volte in stagione. Nessun altro tra i primi 100 è arrivato anche solo in tripla cifra. Non vogliamo però muoverci per numeri assoluti, perché Tsitsipas ha giocato molte partite nel 2019. L’immagine 3 riepiloga i dieci giocatori con la più alta frequenza di chiamata del challenge, per numero di game giocati su campi dotati della moviola.

IMMAGINE 3 – Primi dieci giocatori per ricorso al challenge per numero di game

Tsitipas è comunque tra i primi dieci, ma per poco, e anche in questo caso non compaiono solo i più giovani. Pensavo inoltre di vedere qualche specialista della terra battuta trascinato dall’entusiasmo di avere la possibilità del challenge sul cemento. La maggior parte di loro però non ha superato il limite delle 250 partite ma, ignorandolo, non ho notato un effetto pronunciato per i terraioli. Ad esempio, Marco Cecchinato fa molto uso del challenge (17.1%, con una scarsa frequenza di successo del 13.8% su 170 game), così non è per Pablo Cuevas (8.9%, con una buona frequenza di successo del 37.5% in 180 game).

Quando abbastanza è abbastanza?

Siamo ancora nel novero della curiosità. Quello che vorremmo invece sapere è: il giocatore con un’alta frequenza di successo nel challenge, sfrutta pienamente questa capacità? Chi invece non indovina un challenge, lo usa troppo spesso? Iniziamo dalla seconda domanda.

Notate che nella precedente tabella solo due su dieci hanno una frequenza superiore al 27%, non andando oltre il 28%. Abbiamo quindi un gruppo di giocatori che chiamano il challenge ripetutamente ma che non se la cavano molto bene. In media, la frequenza di utilizzo della moviola per game è dell’11.5%. Fognini è 2.3 deviazioni standard sopra la media. Anche Borna Coric e Paire sono ben fuori dalla norma.

Ho isolato i giocatori sulla base di due criteri: a) una frequenza di successo inferiore al 27% e b) una frequenza di ricorso al challenge maggiore dell’11.5% a game. Mi sono poi chiesto: cosa succede se questi giocatori che usano molto il challenge e non sono bravi nella chiamata frenano l’istinto del challenge per rientrare nella media dell’11.5%? Prima di mostrare i risultati, non dimentichiamo che una chiamata fallita non comporta la perdita del punto. Il punto è già perso (o qualsiasi sia la casistica che ha portato alla chiamata, come ad esempio se una prima di servizio era valida). Quindi lo svantaggio derivante da un eccessivo utilizzo è — sono convinto — inferiore all’opportunità persa di fronte a un sotto utilizzo.

Le conseguenze del challenge

Possono esserci conseguenze intangibili, sia positive che negative, legate all’eccessivo utilizzo. Un challenge inutile o incauto rischia di alterare la concentrazione. Sembra essere questo un aspetto di maggiore preoccupazione per giocatori come Fognini o Paire, la cui concentrazione è erratica di partenza. E sembra allo stesso tempo che abbiano già perso concentrazione e che quindi usino spesso il challenge, o trainati dalla frustrazione o per una specie di pausa di recupero dell’equilibrio emotivo. Quest’ultimo è un esempio di beneficio intangibile quando si usa di più il challenge. Un altro è dato dalla possibilità di spezzare il ritmo dell’avversario. Se è così per la “strategia dei lacci”, non sarebbe sorprendente se Tsitsipas cercasse di fare lo stesso con il challenge.

L’immagine 4 riepiloga i primi dieci giocatori per “challenge sprecati”. Si ottengono dalla differenza tra la frequenza di challenge del giocatore e la frequenza media, moltiplicata per il numero di game giocati su campi dotati di moviola, e poi moltiplicata per l’inverso della frequenza di successo (dopo tutto, riescono a vincere qualche challenge quando lo usano troppo). Ha più senso prendere in considerazione la frequenza di chiamata del challenge, perché è di fatto l’unico dettaglio che sono in grado di controllare. Ci potremmo chiedere cosa succederebbe se fossero semplicemente più bravi a indovinare la chiamata. Ma come fanno a migliorarsi? È una cosa su cui ci si può allenare?

IMMAGINE 4 – Primi dieci giocatori per challenge sprecati

Non ci sono cambiamenti rilevanti dall’elenco dei giocatori a cui piace chiamare il challenge, ma c’è un altro ordine e dei nuovi nomi nella parte bassa. Non penso che il numero dei challenge sprecati abbia grande significato di per sé, visto che non sono punti effettivamente persi, ma sembra indicare che Tsitsipas, Coric e Paire sono i meno efficienti se si tratta di vincere la chiamata e non di alterare il flusso della partita, riprendere fiato, e così via.

L’avidità va bene

È ora il momento del gruppo opposto. Ho isolato i giocatori sulla base di due criteri: a) una frequenza di successo superiore al 27.0% e b) una frequenza di ricorso al challenge inferiore all’11.5% a game. Mi sono poi chiesto: cosa succede se questi giocatori che usano poco il challenge ma sono bravi nella chiamata si rivolgono alla moviola più spesso? Ho usato due frequenze più alte, una pari alla media dell’11.5% e l’altra al 14.6%, cioè una deviazione standard sopra la media.

Perché provare con una frequenza più alta della media come il 14.6%? La mia ipotesi è che, in media per ogni 100 game, ci sono molte chiamate al limite da parte dei giudici che potrebbero essere legittimamente verificate con il challenge, e che non c’è uno specifico giocatore con più chiamate al limite di altri. Con parole diverse, se sei davvero bravo a vincere il challenge, perché aumentare la frequenza di utilizzo solo fino alla media del circuito? Perché non spingersi oltre se ci sono chiamate aggiuntive veramente verificabili con il challenge? Con “veramente verificabili” non intendo l’utilizzo della moviola fine a sé stesso, che ridurrebbe la frequenza di successo.

Il sotto utilizzo potrebbe fare la differenza in partita. Anzi, se ci sono più chiamate veramente verificabili per questi giocatori, non ricorrere al challenge equivale a concedere punti all’avversario (o in alcuni casi a non rigiocare il punto).

Le opportunità perse

L’immagine 5 mostra le opportunità perse (OP) con la frequenza media dell’11.5% e la frequenza di una deviazione standard sopra la media. Le opportunità perse di un giocatore sono date dalla differenza tra la frequenza di challenge e la frequenza media (o una deviazione standard o DS), moltiplicata per il numero di game giocati su campi dotati di moviola, e poi moltiplicata per la frequenza di successo (cioè il numero di queste verifiche addizionali che vincerebbero se, usando di più il challenge, mantenessero la frequenza di successo). Ho esteso il raggio d’azione ai primi quindici perché filtrando per una delle due ultime colonne verrebbero esclusi giocatori che invece rientrerebbero se si filtrasse per l’altra colonna.

IMMAGINE 5 – Primi quindici giocatori per opportunità perse

Sembra proprio che Nadal debba chiamare più spesso il challenge. Se lo usasse con una frequenza del 14.6% invece del 9.2%, avrebbe vinto (teoricamente) 13 punti in più nel 2019 su campi con la moviola. Forse non sono punti che servirebbero molto a Nadal, ma scommetto che Miomir Kecmanovic non disdegnerebbe i 18 in più che gli arriverebbero. Però, più che “dovrebbe usare il challenge più spesso”, dovrebbe essere “potrebbe usare il challenge più spesso con successo”. È possibile che Nadal sia un sotto utilizzatore intenzionale. Non passa inosservata la presenza nell’elenco di giocatori d’esperienza come Nadal, Novak Djokovic, Milos Raonic, Kei Nishikori e Roger Federer [1], che non cercano spesso il challenge per non interrompere il ritmo della partita o la loro concentrazione. Ci sono anche Gael Monfils, Francis Tiafoe e Jo-Wilfried Tsonga, giocatori dal grande servizio a cui piace giocare veloce e che non amano essere interrotti nel flusso della battuta. Per questo tipo di giocatori i punti eventualmente acquisiti con più challenge potrebbero essere compensati, o persi, dall’alterazione dei ritmi di gioco.

Avrete sicuramente notato che quasi la metà dei giocatori che fanno poco uso del challenge è entrata tra i primi 10 almeno una volta e ha monopolizzato le finali Slam di recente memoria.

Note:

[1] Due volte in settimana, prima durante una diretta televisiva e poi su Twitter, un commentatore/giornalista ha dichiarato con enfasi che Federer non ci prende mai con il challenge. È un luogo comune ormai noto, anche se è un po’ strano sentirlo due volte per un torneo in cui Federer è assente. Sfortunatamente, non potrebbe essere più lontano dalla verità. Come si vede dalla tabella, anche se non è al livello di Nadal, Federer è comunque sopra la media del circuito per frequenza di successo e nemmeno nelle ultime posizioni.

Which ATP Players Could Be More Efficient With Their Challenges?

L’immersione di Infosys in piscina

di Chapel Heel // HiddenGameOfTennis

Pubblicato il 7 agosto 2019 – Traduzione di Edoardo Salvati

Il riferimento è a un articolo sul sito dell’ATP che ha la pretesa di fornirci questo tipo di indicazione: “Un’immersione in profondità di Infosys ATP Insights sui primi 50 giocatori che, dall’inizio del 2019, fanno il break dal punteggio di 40-0 e servizio per il l’avversario, rivela che da questo abisso in media si ottiene il break solo nell’1.38% dei casi (84/6027)”. Questa statistica è definita la “più dura nel tennis”. Viene poi presentata la seguente tabella.   

IMMAGINE 1 – Game vinti alla risposta dal 40-0 per l’avversario, dall’inizio del 2019

Un’immersione in profondità nei dati, ma senza dati

Lasciando stare se è per davvero la “statistica più dura nel tennis”, sono sicuro che si riesce a trovare qualche evento nel tennis meno probabile dell’1.38%. Il primo che mi viene in mente è per una giocatrice di vincere 23 titoli Slam, il secondo è di vincere un set dal punteggio di 0-5 e alla risposta. E molti altri.  

Vediamo invece se Infosys ha in realtà svelato qualcosa di interessante in riferimento a questi recuperi impossibili. Dimentichiamoci del singolo giocatore per un momento. Dimentichiamoci anche di qualsiasi dato punto per punto delle partite effettivamente giocate nel 2019. Sappiamo che in media un giocatore vince, in una partita del tabellone principale di un torneo del circuito maggiore, circa il 62.5% dei punti al servizio. Senza fare ricerche specifiche, inserendo questo valore in un modello Markov otteniamo che il giocatore al servizio ha, all’inizio del game, il 78.5% di probabilità di tenere il servizio. Detto altrimenti, anche sullo 0-0, il generico giocatore alla risposta ha solo il 21.5% di probabilità di fare il break.  

Serve della matematica aggiuntiva (ugh) o un foglio di calcolo orribilmente contorto come il mio (ebbene sì!), o ancora un codice Python dalla pagina GitHub di Jeff Sackmann (per andare sul sicuro), per sapere che sul 15-0 la probabilità del generico giocatore al servizio scende al 12.4%. Sul 30-0, la stessa probabilità è solo del 5.5%, mentre sul 40-0 e dell’1.40%. Suona familiare? Riprendiamo l’estratto dal paragrafo iniziale. Senza “svelare” alcun dato dalle partite giocate, siamo in grado di giungere alla probabilità media di ottenere il break dal punteggio di 40-0 sul servizio dell’avversario. 

Che ne è dei giocatori della tabella?

La tabella ordina i giocatori sulla base del numero di game vinti da un punteggio di 40-0 sul servizio dell’avversario. Alcuni dei numeri sembrano seriamente impressionanti, in particolare sapendo che il break arriva solo l’1.4% delle volte contro un giocatore medio al servizio. Però, molti dei giocatori in elenco sono colpitori eccezionali alla risposta, cioè faranno il break più spesso in una qualsiasi situazione. 

Per capire se Infosys è arrivata a conclusioni inedite — e con questo intendo chiedermi: è una statistica da cui possiamo dedurre informazioni in più su un giocatore che non avremmo potuto derivare semplicemente dalla bravura alla risposta? — nella tabella che segue ho aggiunto una colonna. Si tratta della percentuale di break attesi dal punteggio di 40-0, in funzione della percentuale di punti vinti al servizio dell’avversario. 

IMMAGINE 2 – Percentuale di break attesi dal 40-0 in funzione dei punti vinti al servizio dall’avversario

Voglio essere chiaro. Non sto implicando che ci sia qualcosa di sbagliato in questo elenco o che lo siano i calcoli. Dopo tutto, sono recuperi realmente accaduti. Tuttavia, voglio capire se quelle percentuali di vittoria sottintendono l’esistenza di un talento speciale nel ribaltare il risultato dal 40-0, o se sono percentuali di vittoria che ci si attende rispetto alla bravura alla risposta dei giocatori in esame.   

La risposta è “forse” relativamente ai primi cinque, i cui risultati sono andati oltre le aspettative per più di quanto avremmo ipotizzato dalla casualità, e “probabilmente no” per i restanti cinque. 

Perché “forse” per i primi cinque? 

Non possiamo stabilire se sia un talento che supera la bravura alla risposta di ciascuno dei cinque senza sapere se è ripetibile su molteplici periodi di tempo. La bravura alla risposta è ripetibile, non lo è generalmente fare più break di quanto atteso. Siamo in presenza di un’eccezione, sebbene esigua? Ho molti dubbi al riguardo, ma mi piacerebbe essere smentito.  

Infosys ha tutti i dati a disposizione, e sarebbe stato quindi utile vedere se gli stessi nomi avessero fatto la loro apparizione anche nel 2018 e 2017 (suppongo che nessuno abbia pensato di verificarlo, che è un altro modo per dire che spero che non ci sia stato qualcuno che abbia guardato gli altri anni e omesso i valori perché non in linea con la tesi principale).  

Abbiamo invece un’immersione in piscina che presenta conclusioni in modo più definitivo di quanto probabilmente lo siano. L’ATP dovrebbe esigere di più dal suo fornitore di dati. 

Infosys “Deep Dives” Into a Shallow Pool

Il problema è nella velocità della prima di Zverev?

di Chapel Heel // HiddenGameOfTennis

Pubblicato il 2 luglio 2019 – Traduzione di Edoardo Salvati

Dopo la sconfitta di Alexander Zverev al primo turno di Wimbledon, nello studio di ESPN c’è stato un lungo dibattito sui motivi della sua “crisi”, che ha visto protagonisti principalmente Patrick McEnroe e Brad Gilbert. Entrambi ritengono che abbia giocato troppo passivamente e dando troppa rotazione ai colpi. Gilbert ha anche aggiunto che ha visto Zverev in passato arrivare intorno ai 209 km/h (130 mph) sulla prima, senza però farlo a Wimbledon, e che avrebbe dovuto “lanciare la bomba” (“heater”, una palla veloce nel gergo del baseball) per raccogliere qualche punto facile in più.

Velocità della prima di servizio

Possiedo dati Hawk-Eye [1] al servizio per 33 partite di Zverev del periodo 2018-19. Di queste, sei si sono svolte sulla terra battuta (tutte nel 2019). Visto che la velocità al servizio è calcolata nell’istante in cui la pallina lascia la racchetta, ci sarebbe un’incidenza da parte della lentezza della superficie solo se Zverev stesso avesse deciso, come strategia di gioco, di servire più piano. Dando un occhio ai dati non sembra essere il caso, perché i valori in quei tornei sono in linea con quelli di altre partite. Ai fini dell’analisi quindi sono ricompresi nel campione.

La velocità media della prima di Zverev nelle 17 partite sempre con dati Hawk-Eye per il 2018 è di 210.3 km/h. Anche in questo sottoinsieme sono incluse le “velocità storiche”, che però non è chiaro cosa siano esattamente. Comunque, per il 2018 la velocità media storica per Zverev è di 201.4 km/h, forse un po’ bassa, ma è abbastanza irrilevante, perché si parla del periodo antecedente al 2018. La massima velocità è indicata a 228.8 km/h, ben sopra i 209 km/h di cui parlava Gilbert.

Per le 16 partite con dati Hawk-Eye giocate nel 2019, abbiamo una velocità media di 210.8 km/h, leggermente superiore al 2018, una “velocità storica” di 208.2 km/h e l’incredibile velocità massima di 231.7 km/h! I dati mostrano inoltre che è passato da 0.66 metri di superamento della rete nel 2018 a 0.75 metri nel 2019. Ancora più importante, nei dati Hawk-Eye del 2018 la media di prime senza risposta è del 37.1%, rispetto al 42.5% del 2019. Stando a questi dati, in realtà Zverev ottiene più punti facili sulla prima di quanto non facesse in passato. Non trovo quindi riprova del fatto che, nella stagione in corso, Zverev non stia “lanciando la bomba”.

Risultati dei punti al servizio

A beneficio del ragionamento, ipotizziamo che le 16 partite con dati Hawk-Eye del 2019 siano un sottoinsieme fortunato nel quale la velocità del servizio di Zverev non è diminuita, e se avessimo i dati completi riusciremmo a vedere quello che sostiene Gilbert. In altre parole, anche se Zverev avesse perso un po’ di velocità sulla prima di servizio, sarebbe un problema per lui?

La tabella riporta le statistiche di base delle partite di Zverev per ciascuna delle ultime quattro stagioni (ponderate per numero di game al servizio), esclusa la recente sconfitta a Wimbledon. Provate a dare uno sguardo qua e la finché non individuate un valore che è peggiorato in modo evidente. Non serve avere un occhio di lince.

IMMAGINE 1 – Statistiche di base delle partite di Zverev delle ultime quattro stagioni

La frequenza di doppi falli (calcolata come percentuale delle seconde servite) è più che raddoppiata, e Zverev perde 8.8% di punti in più sulla seconda di servizio. In otto partite del 2019 ha commesso un minimo di dieci doppi falli. Questo ha comportato una diminuzione dei punti vinti al servizio di circa il 2.5% rispetto ai numeri del 2017 e 2018 che, seppur sembri di poca entità, è una variazione notevole in un giocatore di vertice.

Acume tattico?

Contro il livello medio degli avversari del periodo dal 2016 al 2019, la percentuale di punti vinti al servizio del 2017 e 2018 dovrebbe consentire a Zverev di vincere il 76% delle partite secondo il modello di Markov (in realtà ne ha vinte il 74%). Per il 2019, dovrebbe vincere il 65% di partite (in realtà ne ha vinte il 63%). È una differenza importante.

Ha aumentato la percentuale di prime di servizio, che concorderebbe con un calo della velocità della prima, se così fosse stato. Questo però non ha avuto conseguenze sulla percentuale di punti vinti sulla prima. Se la velocità della prima fosse calata, sarebbe indicazione di un’intelligente e consapevole mossa tattica per servire più prime in campo riducendo la velocità, ma senza perdere di efficacia.

È esattamente il tipo di acume strategico che si vorrebbe vedere. Ma qui è ancora meglio. Se i dati sulla seconda di servizio sono identificativi della realtà, Zverev serve ora più seconde in campo senza aver ridotto la velocità.

Sulla seconda di servizio

No, è la seconda di servizio a rappresentare un problema. Quanto della diminuzione dell’8.8% nella percentuale di punti vinti sulla seconda è attribuibile all’aumento di doppi falli e quanto è invece attribuibile a difficoltà di altra natura sulla seconda? Dal 2016 al 2018, il 25.7% dei punti persi sulla seconda dipendevano dai doppi falli. Nel 2019, lo stesso numero è un incredibile 40%. Se si applica la media storica della frequenza di doppi falli alla stagione in corso, la percentuale di punti vinti sulla seconda sarebbe del 51.9%, cioè leggermente inferiore alla sua media storica. La percentuale complessiva di punti vinti al servizio sarebbe del 66.8%, cioè esattamente in media storica, perché serve più prime di servizio senza però perdere più punti sulla prima.

Riprendiamo al volo i dati Hawk-Eye, ora però per la seconda di servizio. Per il 2018, la velocità media della seconda di servizio è stata 166.2 km/h, contro una media storica di 162.8 km/h e uno 0.68 metri di superamento della rete. Per il 2019, la velocità media della seconda di servizio è di 166 km/h, la media storica è indicata a 164.8 km/h, con un superamento della rete di 0.72 metri. Nulla in questi dati ci dice cosa stia succedendo con la seconda di servizio. La velocità è all’incirca la stessa e il superamento della rete è migliore. Forse potremmo vedere qualcosa con più dati sulla profondità e sul piazzamento della seconda. La conclusione che posso trarre è che quando mette la seconda di servizio, i risultati sono altrettanto buoni di quanto accadeva in passato. Solo, non mette abbastanza seconde in campo.

La sconfitta contro Vesely a Wimbledon

È possibile che Zverev sia regredito sulla prima di servizio solo nella partita contro Jiri Vesely. Stando alle statistiche, Zverev ha servito con il 68% sulla prima (non un numero scandalosamente alto o basso per lui) e vinto il 74% dei punti, molto vicino alla media dal 2017 al 2019. Senza citare i 24 ace in soli 113 punti, un rapporto incredibile.

È interessante come anche in questa sconfitta i doppi falli non sono stati un problema. Ne ha serviti solo 4 su 36 seconde (cioè l’11%, in linea con la media dal 2017 al 2018), equivalenti solo al 20% dei punti persi sulla seconda di servizio. Potrebbe voler dire un aggiustamento della seconda di servizio per evitare il problema dei doppi falli in stagione, ed è quello che ha fatto, esponendosi però in questo modo all’assalto di Vesely contro seconde decisamente più deboli.

Andamento delle velocità nei set

I numeri di Infosys mostrano che il servizio più veloce ha raggiunto i 228 km/h, che vuol dire che quel giorno aveva velocità di braccio. La velocità media della prima però è stata solo di 205 km/h, un valore ben inferiore ai dati Hawk-Eye, con una media sulla seconda di 165 km/h, abbastanza in linea con il suo solito. Stiamo parlando della partita completa. Queste sono invece le medie della prima per ciascun set: 206, 209, 200, 205. E per la seconda: 164, 168, 169, 158.

Bisogna essere cauti, perché non sono sicuro che le telecamere che rilevano la velocità siano tarate allo stesso modo per ogni torneo. Ipotizzando che lo siano, sembra che la velocità della prima di Zverev non fosse in linea con la media, specialmente nel terzo set, perché 10 km/h in meno di media è una preoccupazione non da poco.

E guardiamo alla seconda nel quarto set…8 km/h in meno di media è un autostrada per la discesa agli inferi. Potrebbe andare a supporto dell’esitazione di Zverev nel cercare di non commettere doppi falli e servire una manciata di palle su cui Vesely ha avuto vita facile.

Selettività recente

Sembra quindi che le considerazioni di Gilbert abbiano un senso, almeno rispetto alla partita contro Vesely. C’è stata una chiara diminuzione della velocità della prima di servizio rispetto alla norma, che è indicazione di mancanza di aggressività, a meno di affaticamento o infortuni. Concentrandosi però solo sulla velocità della prima di servizio si viene depistati per un paio di ragioni.

Primo, è un errore estrapolare la velocità al fine di giustificare altre difficoltà che Zverev potrebbe aver avuto in stagione. Non vedo prove che la velocità della prima è inferiore o meno efficace degli ultimi anni. Può configurarsi un caso di “selettività recente”, per cui si tende a pensare che quanto appena visto sia rappresentativo di un fenomeno di maggiori dimensioni.

Secondo, anche se la velocità sulla prima di servizio è stata più bassa nella sconfitta contro Vesely, non è un elemento rilevante. Zverev ha vinto lo stesso numero di punti sulla prima di servizio del suo solito, e con una buona percentuale di prime. Il problema è stato sulla seconda, come nel resto della stagione, questa volta però senza l’aggiunta dei doppi falli. Evitando di ricadere in questa recente problematica, sembra proprio che si sia tuffato in un’altra.

Per sua stessa ammissione, Zverev è una fase in cui non ha fiducia nelle sue capacità, trovandosi anche ad affrontare situazioni di vita personale non facili. Chiunque giochi a tennis sa che i doppi falli — o, in alternativa, venire demoliti sulla seconda — sono una delle occorrenze più demoralizzanti che possano accadere in una partita. A pensarci bene, anche questa è una forma di selettività recente.

Note:

[1] Sono statistiche che si potrebbero definire del “dietro le quinte”, chiamate anche second screen, o seconda schermata, dall’ATP. La prima schermata di statistiche è quella che normalmente si vede alla fine di un set o della partita (punti vinti al servizio, errori non forzati, vincenti, etc). La seconda si avrebbe se si potesse girare schermata dopo la prima, per vedere l’altezza di superamento della rete, la velocità al servizio, i giri al minuto della pallina, etc.

Is the Speed of Alexander Zverev’s First Serve the Problem?

La fortuna del sorteggio: Wimbledon 2019 (donne)

di Chapel Heel // HiddenGameOfTennis

Pubblicato l’1 luglio 2019 – Traduzione di Edoardo Salvati

Come d’abitudine per gli Slam, ho eseguito una simulazione (con la mia variante Elo) di 100.000 configurazioni del tabellone principale, utilizzando lo stesso metodo che gli organizzatori usano per assegnare ai giocatori la loro posizione. L’ho poi confrontata con la previsione per il torneo su base Elo rispetto al tabellone effettivo.

La tabella mette a confronto la previsione effettiva del tabellone con i risultati dalle simulazioni di rimescolamento, in modo da avere alcune indicazioni sull’accessibilità del tabellone effettivo rispetto alle altre configurazioni. Tonalità di rosso (e arancione) evidenziano la sfortuna della giocatrice. Al contrario, tonalità di verde rappresentano la fortuna ricevuta nel tabellone effettivo, in riferimento a un particolare turno. Il giallo simboleggia neutralità, e si può di fatto ignorare qualsiasi valore superiore o inferiore allo 0.2%.

Come per il tabellone di singolare maschile, per una presentazione più compatta rispetto al passato ho riportato nella tabella solo le teste di serie, e organizzato nella tabella successiva quelle giocatrici fuori dalle teste di serie per le quali c’è stata un’incidenza degna di nota (almeno l’1% di segno positivo o negativo).

I benefici si concentrano interamente nel mezzo del tabellone, mentre tutto lo svantaggio si riversa sui quarti più esterni.

Il tabellone effettivo sembra favorire più di tutte Kiki Bertens, anche se la fortuna per lei arriva fino alle opportunità di semifinale. Petra Kvitova e Karolina Pliskova hanno un vantaggio maggiore fino alle semifinali, e nel caso di Pliskova anche oltre (come se ne avesse effettivamente bisogno dopo aver vinto a Eastbourne). Angelique Kerber è la giocatrice che, in generale, ha avuto più sfortuna, ma è Ashleigh Barty ad aver visto la sua probabilità di finale e di vittoria diminuire più drasticamente in finale e per la vittoria.

IMMAGINE 1 – Confronto tra tabellone effettivo e simulazioni per le teste di serie

Effetti di rilievo su una selezione di giocatori fuori dalle teste di serie

Non sarebbe male se Margarita Gasparyan (che però ha un secondo turno impegnativo con Elina Svitolina, n.d.t.) e Barbora Strycova (che ha appena vinto al primo turno, n.d.t.) potessero avvantaggiarsi della loro probabilità aggiuntiva, per quanto ridotta, per cercare di arrivare fino ai quarti di finale.

IMMAGINE 2 – Effetti della casualità del sorteggio su alcune non teste di serie

Luck of the Draw: Wimbledon 2019 (Women)

La fortuna del sorteggio: Wimbledon 2019 (uomini)

di Chapel Heel // HiddenGameOfTennis

Pubblicato l’1 luglio 2019 – Traduzione di Edoardo Salvati

Come d’abitudine per gli Slam, ho eseguito una simulazione (con la mia variante Elo) di 100.000 configurazioni del tabellone principale, utilizzando lo stesso metodo che gli organizzatori usano per assegnare ai giocatori la loro posizione. L’ho poi confrontata con la previsione per il torneo su base Elo rispetto al tabellone effettivo.

La tabella mette a confronto la previsione effettiva del tabellone con i risultati dalle simulazioni di rimescolamento, in modo da avere alcune indicazioni sull’accessibilità del tabellone effettivo rispetto alle altre configurazioni. Tonalità di rosso (e arancione) evidenziano la sfortuna del giocatore. Al contrario, tonalità di verde rappresentano la fortuna ricevuta nel tabellone effettivo, in riferimento a un particolare turno. Il giallo simboleggia neutralità, e si può di fatto ignorare qualsiasi valore superiore o inferiore allo 0.2%.

Per una presentazione più compatta rispetto al passato, ho riportato nella tabella solo le teste di serie, e organizzato nella tabella successiva quei giocatori fuori dalle teste di serie per i quali c’è stata un’incidenza degna di nota (almeno l’1% di segno positivo o negativo).

Si è discusso molto prima del sorteggio sull’assegnazione a Nadal della testa di serie numero 3 rispetto alla 2, come da classifica ufficiale. Ho parlato degli effetti di questa scelta in un altro articolo. Il sorteggio non lo favorisce fino ai quarti di finale, ma per i turni successivi è sostanzialmente neutro. E non è niente a confronto dello svantaggio subito da Felix Auger-Aliassime. Milos Raonic invece ha ricevuto una spinta sostanziale fino alle semifinale e forse il suo percorso è proprio quello che servirebbe ad Alexander Zverev per raggiungere le fasi finali di uno Slam (che per non smentirsi ha perso al primo turno in quattro set contro Jiri Vesely, n.d.t.).

IMMAGINE 1 – Confronto tra tabellone effettivo e simulazioni per le teste di serie

Effetti di rilievo su una selezione di giocatori fuori dalle teste di serie

Sono Nick Kyrgios e Grigor Dimitrov i giocatori non testa di serie a subire maggiore penalizzazione dalla casualità del sorteggio, quando un po’ di fortuna avrebbe fatto loro comodo. Sono stati invece John Millman e Marton Fucsovics a ricevere maggior beneficio.

IMMAGINE 2 – Effetti della casualità del sorteggio su alcune non teste di serie

Luck of the Draw: Wimbledon 2019 (Men)

Due meno tre = x

di Chapel Heel // HiddenGameOfTennis

Pubblicato il 28 giugno 2019 – Traduzione di Edoardo Salvati

Negli ultimi giorni, i tifosi di Rafael Nadal si sono lamentati a gran voce su Twitter perché Wimbledon ha disonorato la classifica ufficiale assegnando a Nadal la testa di serie numero 3, invece della 2. Non mi è chiaro se non siano a conoscenza della formula usata per determinare le teste di serie, se non sia di loro gradimento, o se ritengono che non ci dovrebbe essere alcuna formula diversa dagli altri tornei. Detto questo, e considerando che Nadal può incidere sul processo (ad esempio giocando e vincendo di più sull’erba), quali sono le conseguenze legate a un declassamento dalla seconda alla terza testa di serie in uno Slam?

Si può pensare che ce ne siano se la testa di serie numero 1 è davvero una minaccia per la vittoria finale del torneo, come evidentemente nel caso di Novak Djokovic a Wimbledon. La numero 2 può giocare contro la numero 1 solo in finale, mentre la numero 3 ha il 50% di probabilità di capitare nello stesso lato di tabellone e quindi doverla affrontare nell’eventuale semifinale, aspetto che dovrebbe diminuire le probabilità di raggiungere la finale.

Wimbledon 2019

Ora che il tabellone di Wimbledon è definito, si può misurare l’importanza di avere la testa di serie numero 2 anziché la numero 3.

Tabellone effettivo

La tabella mostra le prime otto teste di serie a Wimbledon (in ordine di piazzamento nel tabellone). Il primo gruppo di colonne riporta le mie previsioni Elo preliminari rispetto alla situazione effettiva. Il secondo gruppo è una simulazione a teste di serie invertite (Nadal con la numero 2 e Federer con la 3), pur lasciando inalterato l’elenco dei nomi in modo da avere un confronto più immediato. Le ultime due colonne evidenziano il cambiamento in termini di probabilità per la finale e la vittoria se si scambia Nadal con Federer. Numeri positivi (su sfondo verde) indicano un miglioramento con Nadal testa di serie numero 2, e così via.

IMMAGINE 1 – Previsioni Elo per le prime 8 teste di serie a Wimbledon, con tabellone effettivo e inversione delle teste di serie 2 e 3

Come ci poteva attendere, lo scambio incide più sulla probabilità di arrivare in finale che di vincere il torneo. Differenze in valore di 0.5% sono solo variazioni casuali nella simulazione, mentre hanno rilevanza quelle tra Nadal e Federer (oltre a una leggera diminuzione della probabilità di Djokovic nel caso Nadal fosse stato la numero 2).

Riseminare il tabellone

Eseguiamo una nuova simulazione, questa volta però con 100.000 configurazioni del tabellone principale. Nel primo insieme, Federer è la testa di serie numero 2 e Nadal la 3, nel secondo insieme le posizioni sono invertite. Come sopra, l’ordine dei nomi rimane identico.

IMMAGINE 2 – Previsioni Elo per le prime 8 teste di serie a Wimbledon, con simulazione e inversione delle teste di serie 2 e 3

Mi aspettavo che l’effetto delle 100.000 configurazioni appiattisse la differenza riscontrata nella tabella precedente, e così è stato relativamente alla vittoria del torneo. A essere più marcata è ora la variazione di percentuale nella probabilità di raggiungere la finale.

Niente di questo dovrebbe però diventare motivo di legittimazione per i tifosi di Nadal alla lamentela sull’assegnazione delle teste di serie. Solo perché la differenza di posizione nel tabellone effettivo ha rilevanza, non significa che Nadal abbia ricevuto la testa di serie sbagliata.

La testa di serie numero 2 e numero 3 a confronto negli altri Slam del 2019

Si potrebbe replicare la stessa analisi per qualsiasi torneo passato, anche non Slam. Visto che Nadal era testa di serie numero 2 sia agli Australian Open che al Roland Garros (vi chiederete, perché non la numero 1?) mentre Federer la numero 3, ho considerato solo quei due Slam per un ulteriore esame delle conseguenze di scambio tra teste di serie. Aiuta anche il fatto che Djokovic era la numero 1 in entrambi i tornei.

Nelle tabelle che seguono, ho sostituito i nomi dei giocatori con i numeri delle teste di serie, perché le restanti cinque delle prime otto teste di serie non erano identiche, come nel caso di Wimbledon.

Roland Garros 2019

Diversamente da Wimbledon e dagli Australian Open, il dominio di questo torneo da parte di Nadal rende la simulazione più complicata, perché la previsione di una sua vittoria, ogni anno, è scandalosamente alta. Di conseguenza, ci si può attendere che spostarne la posizione
nel tabellone (in questo caso dalla numero 2 alla numero 3) avrà un impatto sostanziale, forse su tutti i giocatori con una almeno discreta probabilità di vittoria.

IMMAGINE 3 – Inversione delle teste di serie 2 e 3 al Roland Garros 2019

La conseguenza di una redistribuzione delle teste di serie numero 2 e 3 al Roland Garros 2019 è all’incirca la stessa di Wimbledon sia nello scenario del tabellone effettivo, sia nelle 100.000 simulazioni. Rispetto a Wimbledon però, c’è un effetto sulle altre teste di serie, specialmente su Djokovic quando si effettua la riconfigurazione. Parte è attribuibile al fatto che Nadal entra nel lato di Djokovic prima della finale, parte dalla facilità, o non facilità, del tabellone effettivo avuto al Roland Garros. Inoltre, come testa di serie numero 4 Dominic Thiem ha avuto un impatto maggiore sull’esito del torneo di quanto ci si possa aspettare da Kevin Anderson a Wimbledon, sempre da numero 4.

Australian Open 2019

Dato un maggiore equilibrio, o che tale avrebbe dovuto essere, tra le probabilità dei primi 3 agli Australian Open, mi sarei aspettato dei risultati più simili a Wimbledon che al Roland Garros, vale a dire che la numero 2 e 3 subiscono un effetto rilevante, forse la numero 1 qualcosa, ma nessuna delle altre. Inoltre la simulazione fatta alla vigilia degli Australian Open suggeriva che non c’era molta differenza tra il tabellone effettivo e le altre configurazioni, quindi per questo torneo la fortuna del sorteggio non dovrebbe contare.

IMMAGINE 4 – Inversione delle teste di serie 2 e 3 agli Australian Open 2019

Beh, non pensavo proprio che andasse così, praticamente nessuna conseguenza di uno scambio tra Nadal numero 2 e Federer numero 3, sia nello scenario del tabellone effettivo che in quello delle 100.000 riconfigurazioni. Un tabellone equilibrato e le probabilità relative dei primi 8 sul cemento sembrano aver controbilanciato, fino ad annullare, la possibile incidenza dell’inversione tra la numero 2 e la numero 3.

Risolvere per x

Anche se a Wimbledon e al Roland Garros quest’anno lo scambio di teste di serie tra Nadal e Federer avrebbe avuto delle conseguenze, non c’è stata di fatto alcuna differenza agli Australian Open.

Questo mi fa pensare che nella pratica l’effetto dovuto al cambiamento tra numero 2 e numero 3 è altamente dipendente da tre fattori e dalla loro combinazione: a) il successo atteso dei giocatori di vertice su una determinata superficie (più estremo sull’erba e sulla terra, meno sul cemento), e/o b) il relativo bilanciamento, in termini di talento, tra le prospettiche teste di serie 2 e 3, che al momento sono due dei giocatori più grandi di sempre in grado di vincere su qualsiasi superficie in qualsiasi occasione, e/o c) la casualità del tabellone effettivo.

Sarebbe interessante applicare lo stesso metodo per gli Slam degli scorsi anni, così da verificare il livello di incidenza della superficie o del tabellone specifico sugli effetti dello scambio tra teste di serie 2 e 3. È sempre pronunciato a Wimbledon e al Roland Garros, ma meno importante agli Australian Open? O dipende dai giocatori che in quel momento occupano le posizioni dalla testa di serie numero 4 alla numero 8? Quanto influisce se il tabellone effettivo è rappresentativo della media di molti tabelloni alternativi rispetto a essere un tabellone fortunato o sfortunato per i giocatori di vertice? Si dovrebbe tenere conto di molti fattori e si dovrebbero includere moltissimi tornei per ottenere risultati affidabili.

Per adesso, sulla base dei tabelloni e delle previsioni per gli Slam 2019, dobbiamo trovare un punto di convergenza per un intervallo di x approssimativamente tra 0% e -5%.

Two Minus Three = x

La fortuna del sorteggio: Roland Garros 2019 (uomini)

di Chapel Heel // HiddenGameOfTennis

Pubblicato il 3 giugno 2019 – Traduzione di Edoardo Salvati

Come d’abitudine per gli Slam, ho eseguito una simulazione (con la mia variante Elo) di 100.000 configurazioni del tabellone principale, utilizzando lo stesso metodo che assegna ai giocatori la loro posizione in quello ufficiale. L’ho poi confrontata con la previsione per il torneo su base Elo rispetto al tabellone effettivo.

La trasferta al Roland Garros mi ha impedito di procedere prima con quest’analisi. Mi dispiace riuscire a farlo solo a pochi giorni dalla conclusione del torneo.

Come per le donne, anche in questo caso viene messa a confronto la previsione effettiva del tabellone con i risultati dalle simulazioni di rimescolamento, in modo da avere alcune indicazioni sull’accessibilità del tabellone effettivo rispetto alle altre configurazioni. Tonalità di rosso (e arancione) evidenziano la sfortuna del giocatore. Al contrario, tonalità di verde rappresentano la fortuna ricevuta nel tabellone effettivo, in riferimento a un particolare turno. Il giallo simboleggia neutralità, e si può di fatto ignorare qualsiasi valore superiore o inferiore all’1%.

Si è detto molto, a tabellone completo, del facile cammino di Rafael Nadal verso il dodicesimo titolo, ma come al solito si è anche esagerato. La differenza tra quella effettiva e centomila altre possibili versioni rientra nel margine di errore. In realtà è più semplice il percorso di Novak Djokovic, sempre relativamente ad altri scenari, anche se non in modo significativo.

Mi sorprende invece l’esito legato a Roger Federer che, tra i giocatori di vertice, è quello a subire la sorte peggiore. Se si riferisse alla sola finale e alle possibilità di vittoria lo capirei, perché dopotutto si è trovato dal lato di Nadal. E questo è di per sé peggiorativo per chiunque aspiri al trofeo. Ma il suo tabellone è leggermente più difficile già per arrivare ai quarti e alla semifinale. Temo che dipenda in larga parte dalla presenza di Matteo Berrettini e Diego Schwartzman, entrambi con solide valutazioni Elo specifiche per la terra, anche se in pochi li considererebbero una minaccia reale (hanno perso infatti al secondo turno, n.d.t.)

Sorteggio Roland Garros Uomini_1 - settesei.it

Dominano le prime cinque teste di serie

Ammetto di aver pensato che il tabellone di Dominic Thiem fosse il più complicato tra le prime quattro teste di serie. In questa simulazione ha invece il migliore, in parte perché ha evitato il quarto di Nadal. E questo illustra (secondo me) uno dei problemi attuali del tennis maschile: è difficile trovare un giocatore qualsiasi fuori dalle prime cinque teste di serie che abbia anche la minima possibilità di vincere uno Slam. Nelle mie previsioni con valutazioni Elo, i primi cinque raggiungono in aggregato l’84.4% di probabilità di vittoria. È per questo che, onestamente, il loro cammino sembra sempre facile quando si guarda il tabellone da vicino.

Luck of the Draw: Roland Garros 2019 (Men)

La fortuna del sorteggio: Roland Garros 2019 (donne)

di Chapel Heel // HiddenGameOfTennis

Pubblicato il 3 giugno 2019 – Traduzione di Edoardo Salvati

Negli ultimi due anni, ho eseguito simulazioni di variazioni del tabellone principale per gli Slam maschili per verificare quanto un giocatore sia stato fortunato o sfortunato nel tabellone effettivo, rispetto ad altre 100.000 possibili configurazioni dello stesso. È la prima volta che applico l‘analisi al tabellone femminile.

Viene messa a confronto la previsione effettiva del tabellone con i risultati dalle simulazioni di rimescolamento, in modo da avere alcune indicazioni sull’accessibilità del tabellone effettivo rispetto alle altre configurazioni. Tonalità di rosso (e arancione) evidenziano la sfortuna della giocatrice. Al contrario, tonalità di verde rappresentano la fortuna ricevuta nel tabellone effettivo, in riferimento a un particolare turno. Il giallo simboleggia neutralità, e si può di fatto ignorare qualsiasi valore superiore o inferiore all’1%.

Osaka e Serena, sorte opposta

A differenza del tabellone maschile, nel quale cinque giocatori hanno più dell’84% di probabilità aggregata di vittoria finale, in campo femminile la situazione è molto più aperta.

Mi interessava vedere due aspetti. Un rimescolamento del tabellone avrebbe mostrato maggiore variazione tra quelli effettivi e le nuove configurazioni? Non avendo le giocatrici di “vertice” una vittoria attesa così alta in termini di probabilità, si possono esporre più facilmente a una sconfitta a sorpresa, o a un percorso più semplice.

Viceversa, ci sarebbe stata molta meno variazione? In presenza di maggiore equiparazione tra le giocatrici, il rimescolamento del tabellone ha conseguenze minori, con peso inferiore legato al nome dell’avversaria.

A quanto pare è più probabile la prima ipotesi, ma certamente non siamo nel caos totale. L’incidenza è all’incirca sullo stesso numero di giocatrici di quanto emerso dal confronto per il tabellone maschile, anche se in questo caso la variazione percentuale è più marcata.

È andata peggio a Naomi Osaka (e anche Elina Svitolina non è stata fortunata), mentre Serena Williams ha avuto il tabellone più facile (presumendo però di avere una Williams in forma e non una Williams che non ha avuto grandi possibilità di giocare a livello competitivo quest’anno). In ogni caso, tutte e tre hanno perso prima dei quarti di finale.

Luck of the Draw: Roland Garros 2019 (Women)

La crescita da professioniste delle vincitrici di Slam juniores

di Chapel Heel // HiddenGameOfTennis

Pubblicato il 21 aprile 2019 – Traduzione di Edoardo Salvati

In un precedente articolo, ho affrontato la durata della crescita dei vincitori di prove Slam juniores una volta passati al professionismo. È il momento delle vincitrici, in particolare di tutte quelle che dal 1990 hanno vinto almeno uno Slam juniores, e del loro avanzamento nel raggiungere determinati traguardi da professioniste. Si tratta di 99 giocatrici in 117 prove di Slam juniores.

Vinco ora, vinco anche dopo

La semplice tabella che segue mostra l’età media della vincitrice juniores per i quattro tornei, il numero di tornei di singolare vinti sul circuito maggiore, i Premier vinti, gli Slam vinti (al momento) e la mediana dei guadagni in carriera (compreso il doppio, i Challenger, etc).

I guadagni in carriera tengono conto dell’inflazione. Mi interessava solo un’approssimazione, quindi ho usato l’indice dei prezzi al consumo deli Stati Uniti, anche se la maggior parte delle giocatrici non è americana. Inoltre, per evitare eccessive complicazioni, ho rapportato i valori all’anno a metà della carriera di una giocatrice (ad esempio, ai fini dell’analisi Victoria Azarenka ha giocato dal 2003 al 2019 e l’indice dei prezzi al consumo è quello del 2011). Ho preso la mediana perché la media avrebbe confuso le idee: in particolare Azarenka, Martina Hingis e Agnieszka Radwanska hanno vinto molti più premi partita e tornei delle altre vincitrici juniores.

Da ultimo, il numero in fondo alla colonna “Mediana $$” rappresenta la mediana dei guadagni di tutti le giocatrici nei quattro Slam juniores, avendo tolto le vincitrici multiple, vale a dire che non è la media o la mediana delle mediane nella colonna. Lo stesso è per il corrispettivo valore nella colonna “Mediana Classifica Massima”. Inoltre, come ho spiegato in un altro articolo, è molto difficile stabilire quale torneo possa rientrare nella categoria Premier di quelli precedenti alla ridefinizione (relativamente recente) della struttura dei tornei della WTA.

Numeri migliori degli uomini

Vale la pena sottolineare che l’età media delle vincitrici è di ben un anno inferiore a quella dei vincitori. Complessivamente, le vincitrici hanno anche medie e mediane migliori dei vincitori, con 121 titoli in più vinti, 8 Slam in più, circa un milione di dollari in più in guadagni mediani e una mediana della classifica massima migliore di 24 posizioni rispetto ai vincitori di Slam juniores.

In aggregato, si potrebbe pensare che la vincitrice di uno Slam juniores vincerà poi 6 o 7 tornei sul circuito maggiore (655 diviso 99), con un 50% di probabilità di vincere un evento Premier. Così non è naturalmente. Hingis, Justine Henin e Lindsay Davenport hanno vinto 141 di quei 655 titoli, quasi la metà dei Premier e quasi la metà degli Slam. Tuttavia, a differenza dei vincitori in cui meno della metà ha vinto anche un solo torneo del circuito maggiore, tra le vincitrici il 60% ha vinto un torneo WTA.

Sapere quando ritirarsi

La mediana dei guadagni di circa 2.2 milioni di dollari è molto più alta di quanto visto per i vincitori juniores i quali hanno una carriera tra i professionisti di circa dieci anni dalla vittoria dello Slam, riuscendo a malapena a vivere dei premi partita, visti gli ingenti costi annuali. Dopo aver escluso i guadagni estremi di Federer, Murray, Wawrinka, Marin Cilic e Andy Roddick, e calcolato la media e la deviazione standard dei guadagni in carriera dei rimanenti giocatori, un campione di Slam juniores ha una probabilità del 24% di guadagnare non più di 250.000 dollari in carriera…prima delle spese.

Replicare la stessa metodologia in campo femminile è marcatamente più complesso. In primo luogo, i casi estremi sono molto rari. Più di una dozzina delle 99 vincitrici del campione considerato hanno guadagnato 15 milioni di dollari (tenendo conto dell’inflazione). Altrettanto importante, le vincitrici sanno quando è arrivato il momento di ritirarsi. Dei vincitori e vincitrici juniores che non sono più in attività, l’età media a cui le vincitrici si sono ritirate è di quattro interi anni più bassa di quella dei vincitori.

Risalire la classifica

La tabella che segue mostra la percentuale di giocatrici che raggiungono determinati traguardi una volta diventate professioniste. Le prime colonne si riferiscono a traguardi in termini di classifica, le ultime due a titoli sul circuito maggiore e Slam.

Ci sono 50 percentuali e, nel confronto con la versione maschile, le vincitrici ottengono un record di 47-1-2 (vittorie, pareggi, sconfitte). Il vincitore degli US Open juniores ha il 10% di probabilità di arrivare al numero 1 della classifica, contro il 6.7% delle vincitrici, ma è di poca importanza. Si parla infatti di tre juniores uomini contro due donne. Le due percentuali di pareggio si riferiscono al raggiungimento del numero 1 e alla vittoria di uno Slam dopo aver vinto gli Australian Open juniores, entrambe prive di importanza.

Sembra quindi che, rispetto ai vincitori, una campionessa Slam juniores abbia molte più probabilità di una solida carriera. Tralasciando le categorie con campioni ridotti (in particolare il numero 1 e le vittorie negli Slam), le vincitrici hanno il 50% di probabilità in più dei vincitori di entrare tra le prime 50 e tra le prime 20, e il 33% in più di vincere un torneo di singolare del circuito maggiore. Vale la pena riflettere su questi numeri. Se la tendenza storica si mantiene tale, la vincitrice di una prova Slam juniores ha circa il 50% di probabilità di entrare tra le prime 20, più di una probabilità su quattro di entrare tra le prime 10 e quasi una su cinque tra le prime 5. Se ne deduce quindi che la ricerca di una futura promessa tra le vincitrici di Slam juniores è più redditizia che tra i vincitori.

Appunti relativi allo specifico torneo

Delle brevi considerazioni a margine.

Australian Open

Come per i vincitori, le vincitrici di Australian Open juniores ottengono meno successo delle vincitrici degli altri tre Slam juniores

Roland Garros

Nessun vincitore del Roland Garros juniores dal 1990 al 2018 è arrivato al numero 1 della classifica mondiale. Per contro, ci sono più vincitrici del Roland Garros juniores che hanno raggiunto il numero 1 – ben 5 – di qualsiasi degli altri Slam juniores. La mediana del picco massimo di classifica delle vincitrici del Roland Garros juniores è di 14!

Halep

Tra le campionesse juniores dal 2007 (in qualsiasi dei quattro tornei), Halep è l’unica vincitrice di uno Slam da professionista

Vincitrici multiple

Ci sono 15 vincitrici multiple di Slam juniores.

Al pari dei vincitori, anche le vincitrici juniores hanno raggiunto buoni risultati. La mediana dei guadagni è notevolmente più bassa di quella maschile, in parte dovuta alla disparità di premi partita. La mediana di classifica massima dei vincitori è di quattro posizioni peggiore rispetto a quella delle vincitrici. Le vincitrici multiple hanno 47 titoli in più e 8 Slam in più rispetto ai vincitori. Come per i vincitori, i guadagni includono anche i premi del doppio, ma non le altre colonne.

Vincere tre volte è meglio di due? Con soli due vincitori di tre Slam a testa, Gael Monfils (ottima carriera) e Daniel Elsner (di cui non avevo mai sentito parlare), non si sono potute trarre grandi conclusioni. Tra le donne, abbiamo Magdalena Maleeva (ottima carriera), Hingis (nella Hall of Fame) e Anastasia Pavlyuchenkova (ottima carriera).

Durata della crescita

Siamo in grado di calcolare la probabilità con cui le vincitrici di Slam juniores raggiungono determinati traguardi da professioniste, ma non la velocità con cui lo fanno (se mai ci riescono). Ho misurato il tempo trascorso in mesi (arrotondato) tra la data della vittoria di uno Slam juniores per una giocatrice e il raggiungimento di quei traguardi. Il grafico dell’immagine 1 mostra le curve per ciascun torneo con il numero di mesi sull’asse delle ordinate.

IMMAGINE 1 – Durata della crescita (in mesi)

Un numero importante di campionesse juniores erano già tra le prime 200 al momento della vittoria di uno Slam juniores. Inoltre, Angelique Widjaja ha vinto il titolo al Roland Garros con una classifica tra le prime 125 e avendo già un trofeo sul circuito maggiore!

Minore variazione ma più tempo per entrare nelle prime 20

Si assiste anche a una variazione minore tra gli Slam juniores femminili rispetto a quelli maschili: le quattro curve del grafico seguono un andamento ragionevolmente simile. Le curve dei vincitori erano anche più piatte, con una progressione più stabile verso il vertice. Le vincitrici invece passano più velocemente da un livello al successivo, fino alle prime 50. Per passare però poi alle prime 20, la fase di attesa è più lunga di quanto si verifica tra i vincitori, da cui l’andamento più verticale delle curve per quella sezione del grafico.

In media, servono due anni e tre mesi dalle prime 50 alle prime 20, cioè quasi un anno di più dei vincitori che sono arrivati fino a quelle posizioni. D’altro canto, le vincitrici raggiungono il primo titolo quasi otto mesi prima e chi riesce ad arrivare nelle prime 5 lo fa in media 18 mesi prima dei vincitori di Slam juniores.

Aggregando i dati dei quattro Slam juniores femminili per ognuno dei traguardi citati, oltre al primo “vero” Slam raggiunto, otteniamo il grafico a scatola dell’immagine 2. L’asse delle ordinate riporta il numero di mesi. Il colore verde rappresenta il terzo quartile e il blu il secondo quartile. Visto che è preferibile una crescita più rapida, le scatole blu sono migliori delle verdi. I cerchi dal contorno blu indicano i valori estremi. Ad esempio, sono servite 107 settimane a Kristina Kucova per entrare tra le prime 10 dopo aver vinto gli US Open juniores 2007, cioè una durata nettamente fuori media (che per gli US Open è di circa 22 mesi).

IMMAGINE 2 – Finestre di crescita

Chi è indietro?

Grazie a queste finestre temporali, possiamo vedere quali tra le recenti vincitrici di Slam juniores sono ancora in corsa per raggiungere determinati traguardi. Allo scopo, utilizzo finestre aggregate dal grafico a scatola e non quelle di crescita specifiche per torneo. Non mi spingo più in la dei primi 10 anche per le vincitrici – perché da quel punto il campione di dati inizia a frammentarsi – e il primo titolo. Questo significa che sono rilevanti solo le vincitrici dal 2012, rispetto al 2013 per i vincitori, visto il periodo di crescita più lungo necessario a entrare tra le prime 20.

Se una giocatrice ha già raggiunto il traguardo, scrivo il numero di mesi nella cella. Ma se è in ritardo (cioè fuori dal vertice del terzo quartile), lo sfondo è rosso con il carattere in bianco. Dato che, ovviamente, è meglio avere una crescita più rapida, utilizzo il carattere in blu se si è sotto la mediana – cioè la giocatrice ha ancora molto tempo – e uno sfondo verde se si è nel terzo quartile, cioè se il tempo a disposizione è sempre meno ma ancora non in modo irrecuperabile. Lo sfondo è rosso se la giocatrice ha mancato il terzo quartile.

Riepilogando, se c’è solo il numero nella cella, la giocatrice è in posizione ottimale. I numeri bianchi su sfondo rosso indicano un passaggio intermedio di crescita più lenta del normale. Le celle blu vanno bene, le verdi non sono granché e quelle rosse senza numeri vanno male.

IMMAGINE 3 – Tabella riepilogativa della crescita delle vincitrici di Slam juniores con codifica tramite colori

Un’attesa più lunga per entrare nelle prime 200

Per via della più lunga durata di crescita per entrare nelle prime 20 e andare oltre, ci sono molte più celle blu nella metà destra della tabella, se paragonata a quella dei vincitori. È anche interessante il numero di traguardi raggiunti ma con ritardo sulla progressione attesa (i numeri bianchi su sfondo rosso). Siamo principalmente nella fase tra le prime 200 e le prime 125, e credo dipenda dal fenomeno già citato, per cui alcune giocatrici erano nelle prime 200 e prime 125 quando hanno vinto lo Slam juniores.

Sebbene delle giocatrici nella tabella solo Annika Beck e Amanda Anisimova siano esempio di questo aspetto, la media di tutte le vincitrici juniores include 17 giocatrici che erano già nelle prime 200 alla loro vittoria, riducendo la durata della crescita. È per questo che non darei troppo peso agli undici mesi attesi di crescita per entrare nelle prime 200. Più probabilmente siamo in presenza di un tempo doppio, considerando la quantità di numeri bianchi su sfondo rosso per quella colonna.

Alcune considerazioni su giocatrici singole o gruppi di giocatrici.

Townsend

Anche se sempre un po’ tardi sulla progressione, Taylor Townsend ha raggiunto diversi traguardi, quindi è difficile pensare che non possa entrare tra le prime 50 dalla sua attuale 84esima posizione. La situazione può cambiare rapidamente nella classifica femminile, anche se le prime 50 sembrano rappresentare per lei un punto di arrivo.

Beck e Bouchard

Non penso che Beck e Eugenie Bouchard siano giocatrici simili, ma osserviamo quanto la durata della loro crescita sia, o sia stata, analoga. Beck si è ritirata nel 2018, ma in realtà ha smesso di giocare nel 2017 per via di infortuni, prima di compiere 24 anni. Annunciando il ritiro ha detto di avere altri aspirazioni oltre al tennis, quindi ha lasciato. Si può pensare che Beck non avesse il talento per stare nel lungo periodo dietro a Bouchard – la quale a sua volta ha avuto delle battute d’arresto – ma Beck ha vinto due tornei, e Bouchard è ancora ferma a uno.

Konjuh

Ana Konjuh era in linea con tutti i traguardi, ma è stata tradita dal gomito. A marzo si è sottoposta a un intervento chirurgico al legamento collaterale dell’ulna, noto anche con il nome di “operazione Tommy John”, che suona molto più preoccupante. Ha almeno un anno prima di riprendere qualsiasi forma di tennis competitivo. È probabile che la cella rossa delle prime 10 nella sua tabella non si riempia di un numero bianco, ma è interessante pensare a dove sarebbe potuta arrivare.

Linee pulite e cieli blu

Solo Alexander Zverev, tra i vincitori di Slam juniores, vanta un linea completamente pulita, senza celle vuote o con sfondo rosso. Tra le vincitrici abbiamo invece Bouchard, Belinda Bencic e Jelena Ostapenko che però, una volta raggiunti i traguardi, hanno smarrito la strada.

Nel frattempo Anisimova (che ha vinto il primo titolo a Bogotà 2019) e Iga Swiatek (che ha giocato la prima finale a Lugano 2019) stanno raggiungendo i loro traguardi in direzione di cieli, o celle, sempre più blu.

Tic Toc (ma è un orologio che rimane indietro?)

Marie Bouzkova è arrivata tardi a ogni traguardo, ma al momento non è lontana dalle prime 100. La tabella segnala il suo ritardo anche per i prossimi due traguardi, e non è un buon segno. Ho guardato alcune partite e, in termini di talento, penso possa raggiungere le prime 50 (magari anche le prime 40). Ha vinto gli US Open juniores 2014, e ha solo vent’anni.

Tra le vincitrici più recenti, Marta Kostyuk è entrata tra le prime 200 dopo il previsto, mentre nei tempi giusti tra le prime 125. Si trova ora allo scadere per l’ingresso tra le prime 100, e decisamente lontano vista la 245esima posizione. Possiamo dire che è ancora in tempo – anzi, è quello che ho scritto – e non la si può dare per persa. Ha vinto gli Australian Open juniores quando aveva solo 14 anni e mezzo e alla fine di giugno ne compirà 17.

Più bassa l’età della vittoria, migliore la carriera

Per alcune giocatrici, specialmente quelle che hanno vinto lo Slam juniores quando erano molto giovani, il tempo potrebbe interrompersi. I dati dell’articolo (e lo stesso per i vincitori juniores) misurano la distanza tra la vittoria in uno Slam juniores e un traguardo da professioniste, non l’età in cui questo si è verificato. La progressione verso il vertice del tennis non può essere sempre misurata a partite dall’età, perché in quel caso si ipotizza che ogni giocatrice raggiunga l’apice nello stesso momento. Il successo in uno Slam juniores fornisce indicazione del talento di una giocatrice, a prescindere dall’età.

Tuttavia, la crescita successiva alla vittoria potrebbe essere influenzata proprio dall’età della giocatrice. Ad esempio, l’età media delle vincitrici di Slam juniores è 16.5, ma ce ne sono diverse sotto i 16 anni come nel caso di Kostyuk: Maleeva (tre volte), Mirjana Lucic (due), Virginie Razzano (due), Jelena Jankovic, Barbora Strycova, Azarenka, Pavlyuchenkova (due), Townsend e Konjuh. 

È un elenco niente male, ed è solo quello delle vincitrici con meno di 16 anni degli Australian Open. Ho parlato del fatto che Hingis ha vinto il Roland Garros juniores due volte, di cui una a quattro mesi dai 13 anni e la seconda un anno dopo?!! Cori Gauff è entrata nel tabellone principale a Miami 2019 a soli 15 anni, nemmeno a un anno di distanza dalla vittoria del Roland Garros juniores.

Pur in assenza di prove inconfutabili, la mia idea è che le giocatrici che vincono Slam juniores a un’età molto più bassa della media beneficiano poi di una carriera decisamente migliore. Per adesso, mi fermo qui.

Girls Grand Slam Winners Developing as Pros, or “Tick Tyock, Kostyuk”

La crescita da professionisti dei vincitori di Slam juniores

di Chapel Heel // HiddenGameOfTennis

Pubblicato il 9 aprile 2019 – Traduzione di Edoardo Salvati

Nella maggior parte degli sport americani, ci sono organizzazioni che seguono da vicino lo sviluppo di giocatori di grande talento in una specifica disciplina, sia durante il liceo che nel periodo universitario, coloro che vengono chiamati promesse. Per quanto ne sappia, a eccezione della classifica ufficiale (in cui c’è comunque estrema confusione nelle posizioni molto distanti dal vertice), nessuno si premura di valutare promesse nel tennis con una metodologia coerente e mettere poi a disposizione di tutti i risultati. Le federazioni nazionali, e probabilmente alcuni centri o scuole private, compilano un elenco interno di giocatori promettenti, che appunto però non è reso pubblico.

Nel tennis, gli appassionati assegnano a un giocatore l’appellativo di promessa in modo molto più destrutturato. Magari da quando inizia a vincere molte partite sul circuito Challenger, magari perché arriva da una scuola di tennis prestigiosa, o magari perché è nell’orbita di un giocatore già affermato nel circuito maggiore che ne elogia la bravura. A volte perché vince un paio di partite in uno Slam o perché ottiene un risultato a sorpresa da sfavorito sempre in uno Slam. Oppure, perché vince uno Slam juniores.

In questo articolo, ho esaminato tutti i vincitori di Slam juniores dal 1990 e seguito il loro percorso nel raggiungimento di determinati traguardi da professionisti. Si tratta di 101 giocatori in 117 prove di Slam juniores.

Se vinco ora, vinco anche dopo?

La mia percezione è che si tende a supporre che il successo negli Slam juniores presagisca quello sul circuito maggiore, perché quando un giocatore vince sul circuito maggiore spesso i giornalisti ne richiamano la vittoria in uno Slam juniores e si pensa che, allora, deve essere quello il motivo. Forse è così per qualche giocatore, certamente non lo è per tutti.

La tabella mostra l’età media del vincitore di Slam juniores per i quattro tornei, il numero di tornei di singolare vinti sul circuito maggiore, i Master 1000 vinti, gli Slam vinti (al momento) e la mediana dei guadagni in carriera (compreso il doppio, i Challenger, etc).

Nei Master 1000 sono comprese anche le Finali di stagione. I guadagni in carriera tengono conto dell’inflazione. Mi interessava solo un’approssimazione, quindi ho usato l’indice dei prezzi al consumo degli Stati Uniti, anche se la maggior parte dei giocatori non è americana. Inoltre, per evitare eccessive complicazioni, ho rapportato i valori all’anno a metà della carriera di un giocatore (ad esempio, Jurgen Melzer ha giocato dal 1999 al 2019 e l’indice dei prezzi al consumo è quello del 2009). Ho preso la mediana perché la media avrebbe confuso le idee, vale fra tutti il caso di Roger Federer che ha vinto Wimbledon juniores. Da ultimo, il numero in fondo alla colonna “Mediana $$” rappresenta la mediana dei guadagni di tutti i giocatori nei quattro Slam juniores, avendo tolto i vincitori multipli, vale a dire che non è la media o la mediana delle mediane nella colonna. Lo stesso è per il corrispettivo valore nella colonna “Mediana Classifica Massima”.

Comunque non me la passerò male, no?

In aggregato, si potrebbe pensare che il vincitore di uno Slam juniores vincerà poi circa 5 tornei sul circuito maggiore (534 diviso 101) e probabilmente un Master 1000. Così non è naturalmente. Federer, Andy Murray e Stanislas Wawrinka hanno vinto 162 di quei 534 titoli, più della metà dei Master 1000 e 26 Slam su 29. In realtà, meno della metà dei campioni Slam juniores ha vinto anche un solo torneo del circuito maggiore.

Il guadagno mediano di circa 1.2 milioni di dollari non sembra così malvagio, ma la maggior parte dei giocatori ha una finestra di circa dieci anni da quando ha vinto uno Slam juniores. Se si ipotizza che per mantenersi sul circuito servono circa 75.000 dollari all’anno, un giocatore guadagna circa 45.000 dollari annui. E questo per chi ha risultati nella media, gli altri fanno molta più fatica. Dopo aver escluso i guadagni estremi di Federer, Murray, Wawrinka, Marin Cilic e Andy Roddick, e calcolato la media e la deviazione standard dei guadagni in carriera dei rimanenti giocatori, la probabilità che un campione di Slam juniores guadagni non più di 250.000 dollari in carriera è del 24%. Non proprio il massimo!

Continueresti la carriera tennistica se, subito dopo aver vinto uno Slam juniores, ti dicessero che c’è una probabilità del 24% che subirai perdite nette di centinaia di migliaia di dollari? Probabilmente si, perché sei euforico e perché “tanto non succede a me”.

Risalire la classifica

La tabella che segue mostra la percentuale di giocatori che raggiungono determinati traguardi una volta diventati professionisti. Le prime colonne si riferiscono a traguardi in termini di classifica, le ultime due a titoli sul circuito maggiore e Slam.

Sono abbastanza indeciso sulla posizione da prendere relativamente a queste percentuali. Un giocatore può avere una carriera decente se rimane tra i primi 100, e ha circa il 60% di probabilità che accada se ha vinto uno Slam juniores. E una probabilità di circa il 30% di entrare tra i primi 20 sembra abbastanza valida.

D’altro canto, dopo che hai vinto uno Slam juniores probabilmente ritieni di avere una probabilità molto più alta di raggiungere il vertice e diventare qualcuno. Eppure, circa un terzo dei giocatori non entra tra i primi 125, che significa una carriera con pochi ingressi diretti nel tabellone principale di un torneo del circuito. E questo spiega, naturalmente, i risultati trovati in precedenza per i guadagni in carriera.

Appunti relativi allo specifico torneo

Ci sono molti altri spunti e domande interessanti che si possono trarre dai dati rispetto al singolo torneo. Non voglio dedicarvi troppo tempo perché sono una deviazione dal tema centrale dell’articolo, ma ce ne sono un paio che meritano una breve digressione.

Australian Open e US Open

Perché, in generale, i vincitori dell’Australian Open juniores hanno poi un rendimento ben peggiore rispetto ai vincitori degli US Open juniores? Forse perché gli US Open arrivano a stagione inoltrata? C’è poca differenza nell’età media dei rispettivi vincitori, ma è probabile che tra gennaio e settembre di quegli anni cruciali di sviluppo i giocatori acquisiscano molta esperienza a distanza anche solo di qualche mese.

Roland Garros

Nessun vincitore del Roland Garros juniores dal 1990 al 2018 è arrivato al numero 1 della classifica mondiale.

Dal 2007, i vincitori del Roland Garros juniores hanno vinto un solo titolo del circuito maggiore (Andrey Rublev a Umago 2017). Forse ancora più sorprendente, Rublev è l’unico vincitore di Roland Garros juniores dal 2007 a essere entrato tra i primi 50.

Wimbledon

Wimbledon è in linea con gli altri Slam in molte categorie, ma a partire dai primi 20 ha una riduzione in percentuale decisamente più marcata.

Master 1000

Dal 2006, un vincitore di Slam juniores ha vinto solo cinque Master 1000, e ci sono riusciti in due (Grigor Dimitrov e Alexander Zverev) su 35 giocatori.

Vincitori multipli

Ci sono 14 vincitori multipli di Slam juniores, ma ai nostri fini escludiamo Tseng Chun-hsin, che ne ha vinti due l’anno scorso e ha 17 anni (e ancora con una classifica nei 400). La tabella riporta alcuni dei dati visti in precedenza, ma relativi ai migliori 13 giocatori.

A indicazione di una carriera di successo duraturo sono numeri per cui non servono spiegazioni, anche se le vittorie negli Slam degli adulti sono difficili da ottenere, come in effetti dovrebbe essere. I guadagni includono anche i premi del doppio, ma non le altre colonne e con Leander Paes nell’elenco (da giovane, un singolarista di buon livello) è d’obbligo citare i suoi 54 titoli (tra cui ben 8 Slam!) e il numero 1 della classifica di doppio. Senza contare le vittorie nel doppio misto e il ruolo da gregario nel film Charlie e la fabbrica di cioccolato (per la somiglianza con l’attore Nitin Ganatra, n.d.t.).

Vincere tre volte è meglio di due? Non ci sono abbastanza dati per dirlo. Dal 1990, solo due giocatori hanno vinto tre prove di Slam juniores: Gael Monfils, che è evidentemente un ottimo giocatore anche se si pensa che i suoi risultati sono stati inferiori alle attese e Daniel Elsner, di cui non ho mai sentito parlare.

Durata della crescita

Siamo in grado di calcolare la probabilità con cui i vincitori di Slam juniores raggiungono determinati traguardi da professionisti, ma non la velocità con cui lo fanno (se mai ci riescono). Ho misurato il tempo trascorso in mesi (arrotondato) tra la data della vittoria di uno Slam juniores per un giocatore e il raggiungimento di quei traguardi. Il grafico dell’immagine 1 mostra le curve per ciascun torneo con il numero di mesi sull’asse delle ordinate.

IMMAGINE 1 – Durata della crescita (in mesi)

Siccome nessun vincitore del Roland Garros juniores dal 1990 è arrivato al numero 1 della classifica, ho impostato la durata artificiosamente in modo che uscisse dal grafico. Non si tratta comunque di una statistica chiave, perché di 101 giocatori univoci, solo quattro sono diventati numeri 1 (Federer, Murray, Roddick e Marcelo Rios), redendo il campione troppo ridotto per essere significativo.

Aggregando i dati dei quattro Slam juniores per ognuno dei traguardi citati, oltre al primo “vero” Slam raggiunto, otteniamo il grafico a scatola dell’immagine 2. L’asse delle ordinate riporta il numero di mesi.

Grafico a scatola

Se non si ha familiarità con il grafico a scatola, le porzioni superiore e inferiore delle linee che si estendono in verticale rappresentano rispettivamente il valore massimo e minimo.

La linea in mezzo alla scatola è la mediana, mentre la “x” interna alla scatola è la media. Il colore verde esprime il terzo quartile e il blu il secondo quartile. Visto che è preferibile una crescita più rapida, le scatole blu sono migliori delle verdi. I cerchi dal contorno blu indicano i valori estremi. Ad esempio, sono servite 142 settimane a Razyan Sabau per entrare tra i primi 125 dopo aver vinto Wimbledon juniores 1993, cioè una durata nettamente fuori media (che per Wimbledon è di circa 40 mesi).

IMMAGINE 2 – Finestre di crescita

Se il fatto che la porzione verde della finestra di crescita per i primi 10 non è chiaramente sopra alla verde dei primi 20 crea confusione, è probabile che sia dovuto solo alla dimensione del campione. Ci sono 23 occorrenze per i primi 10, 17 per i primi 5 e, come detto, solo 4 per il numero 1.

Chi è alla pari?

Grazie a queste finestre temporali, possiamo vedere quali tra i recenti vincitori di Slam juniores sono ancora in corsa per raggiungere determinati traguardi. Allo scopo, utilizzo finestre aggregate dal grafico a scatola e non quelle di crescita specifiche per torneo. Non mi spingo più in la dei primi 10 in questo caso – perché da quel punto il campione di dati inizia a frammentarsi – e il primo titolo, che significa che sono rilevanti solo i vincitori dal 2013.

Vorrei saperne di più su come costruire un grafico da queste informazioni, ma la cosa migliore che posso fare è associare dei colori a una tabella. Se un giocatore ha già raggiunto il traguardo, scrivo il numero di mesi nella cella. Ma se è in ritardo (cioè fuori dal vertice del terzo quartile), lo sfondo è rosso con il carattere in bianco. Visto che, ovviamente, è meglio avere una crescita più rapida, utilizzo il carattere in blu se si è sotto la mediana – cioè il giocatore ha ancora molto tempo – e uno sfondo verde se si è nel terzo quartile, cioè se il tempo a disposizione è sempre meno, ma non ancora in modo irrecuperabile. Lo sfondo è rosso se il giocatore ha mancato il terzo quartile.

Riepilogando, se c’è solo il numero nella cella, il giocatore è in posizione ottimale. I numeri bianchi su sfondo rosso indicano un passaggio intermedio di crescita più lenta del normale. Le celle blu vanno bene, le verdi non sono granché e quelle rosse senza numeri vanno male.

IMMAGINE 3 – Tabella riepilogativa della crescita dei vincitori di Slam juniores con codifica tramite colori

Kyrgios

Si fa notare più di tutte la cella rossa di Nick Kyrgios nella colonna dei primi 10. Ma non va dato troppo peso. Come detto, la dimensione del campione dei primi 10 si sta frammentando, motivo per il quale la parte negativa nel grafico a scatola è inferiore a quella dei primi 20. Va aggiunto però che i giocatori davvero fenomenali sono entrati tra i primi 10 antecedentemente alla fase della carriera in cui si trova Kyrgios, quindi un po’ di preoccupazione (per lui) la desta.

I tardivi

Christian Garin, Gianluigi Quinzi e Noah Rubin hanno raggiunto alcuni dei traguardi, ma sempre in ritardo, e sono anche indietro su tutti quelli successivi. Le recenti prestazioni di Garin lo hanno portato vicino ai primi 50 in modo da far pensare che abbia margini di crescita inespressi, ma il passaggio dal numero 73 al 50 è più ampio di quanto non lo sia nella realtà.

Stelle amiche

Tutti i recenti vincitori godono di buona salute, in molti casi perché i loro titoli sono freschi. Alcuni però si distinguono più di altri. Molta attenzione è stata data ai due canadesi Denis Shapovalov e Felix Auger-Aliassime che, rispetto a questa metrica, sono chiaramente sulla giusta traiettoria, o anche in anticipo sui tempi. Hanno ricevuto molta meno attenzione invece vincitori più recenti come Alexei Popyrin e Alejandro Davidovich Fokina, che sembrano anche loro sulla giusta traiettoria.

Tic toc

Per Geoffrey Blancaneaux il momento è arrivato, inesorabile. Si trova nella parte inferiore della finestra per i primi 200 e i primi 125. Gli serve quindi una scalata rapida e, dal numero 498, non sembra che sia nelle sue corde. Zsombor Piros ha un po’ più di tempo di Blancaneaux, ma al numero 361 deve rendersi conto di aver mancato gli obiettivi (letteralmente) e che si sta avvicinando, in carriera, a un punto di non ritorno.

Boys Grand Slam Winners Developing as Pros, or “Geoffrey Blancaneaux, You’re On the Clock”