Perdere di proposito: un modello

di Jeff Sackmann // TennisAbstract

Pubblicato il 20 giugno 2020 – Traduzione di Edoardo Salvati

C’è una semplice logica che spinge a giocare deliberatamente senza il massimo impegno o perdere volutamente gli scambi in una o più fasi della partita. Se si è indietro nel punteggio già dall’inizio del primo set, si può pensare di rilassarsi fino alla sua conclusione. Probabilmente sarebbe stato un set perso in ogni caso e aver alzato il piede dall’acceleratore per qualche game può concedere riposo fisico e mentale utile nel proseguo della partita. 

Alla fine di questo articolo, avremo idee più chiare su quanto deve essere preziosa quella riserva addizionale di energia da giustificare una strategia in cui si perdono punti appositamente. Prima di arrivarci però, serve fare qualche altro passaggio. 

Lo scenario

Facciamo degli esempi con numeri concreti. Prendete due giocatori dello stesso livello, ciascuno in grado di vincere il 70% dei punti al servizio. Si può trattare di giocatori con un servizio potente, anche se non mono-dimensionali, e su una superficie ragionevolmente veloce. Vincere sette punti al servizio su dieci significa che nove game al servizio su dieci sono a favore di chi serve. In questa ipotetica partita quindi, i break sono una rarità.   

Ipotizziamo ora che il primo set si apra proprio con uno di quegli sparuti break. Dato che il 90% dei game seguono il servizio, il giocatore avanti nel punteggio ha portato la sua probabilità di vincere il set all’83%. Di base, il giocatore rimasto indietro si trova di fronte a due opzioni per riequilibrare il set:

  • continuare a giocare con il rendimento abituale, nonostante la scarsa probabilità di vincere
  • prendersela comoda, perché il set probabilmente è andato. 

Le strategie

Se il giocatore non molla la presa, chi conduce nel punteggio ha una probabilità dell’83% di vincere il set. Se entrambi mantengono quel livello di gioco per la durata di una partita al meglio dei cinque set, si parla della probabilità del 62% di vincere la partita. Il che si traduce in una probabilità del 38% di vittoria per il giocatore che ha deciso di continuare a giocare (ho preso il caso di una partita al meglio dei cinque set perché ha durata maggiore, dando più probabilità a chi perde il primo set di recuperare. In questo modo la strategia di impegno non massimo ha più senso). 

Per una valutazione del secondo scenario, quello in cui il giocatore rinuncia a tentare di vincere il set, dobbiamo procedere con altre ipotesi. Quanto gioca male un giocatore che sta perdendo di proposito? È probabile che non siate d’accordo con la mia stima di costi e benefici di rinuncia al singolo punto, e non c’è problema. Anche io non ne sono troppo convinto e ha poca importanza per le conclusioni di questo ragionamento. Considerate questi numeri come una delle possibili dimostrazioni del modello. 

Diciamo che, non appena il giocatore indietro nel punteggio decide di rilassarsi, il rendimento diventa il seguente:

  • 20% di punti vinti alla risposta (invece del 30%)
  • 65% di punti vinti al servizio (invece del 70%).

Non è affatto una buona prestazione, pensiamo a un Nick Kyrgios che non ha voglia di stare in campo. Indietro di un break dopo il primo game e con un tennis svogliato, la probabilità del giocatore di recuperare e vincere il set è solo dell’1.3%. Sto semplificando oltremodo, sopratutto perché un giocatore può sempre decidere di tornare a pieno regime nel mezzo del set, magari se arriva a trovarsi sul 15-30 o anche 15-40 con l’avversario al servizio. Si tratta comunque di un modello, e sto cercando di non renderlo troppo complesso.

Il compromesso

Sulla base delle ipotesi precedenti, il giocatore in questione ha di fatto deciso di diminuire la probabilità di vittoria del set dal 17% a poco sopra l’1%. Se preservare energie non dà benefici effettivi e poi entrambi ritornano all’inizio del set successivo a tenere il servizio il 90% delle volte, la probabilità di vittoria della partita del giocatore che si è fermato volutamente è scesa dal 38% al 32%. 

È chiaro però che c’è dell’altro. Un giocatore che volutamente preserva energie anche con conseguenze negative immediate, lo fa nell’idea di ottenere un vantaggio in un secondo momento. Semplificando ulteriormente, ipotizziamo che il giocatore perda il primo set. Queste sono le probabilità di vincere la partita in funzione di alcuni possibili rendimenti di gioco successivi alla fase in cui non ha giocato al massimo: 

  • 70% di punti vinti al servizio (PVS), 30% di punti vinti alla risposta (PVR) — 31.3% (nessun beneficio dal perdere volutamente)
  • 71% PVS, 32% PVR — 46.3%
  • 72% PVS, 34% PVR — 61.9%
  • 73% PVS, 36% PVR — 75.8%
  • 74% PVS, 38% PVR — 93.3%.

Se ci ricordiamo che il giocatore ha solo il 38% di vincere la partita dopo aver subito il break nel game iniziale, il secondo scenario, in cui il livello di gioco sale al 71% di PVS e 32% di PVR, rappresenta un miglioramento. Lo si noterebbe però a malapena su una partita di altri tre o quattro set. Se infatti si andasse avanti per altri 200 punti, vorrebbe dire vincerne 103 anziché 100. Se preservare energie si traduce in più punti ancora, allora si configura come una strategia davvero efficace. 

Complicazioni

Ovviamente, non è mai tutto così facile. Il giocatore in vantaggio potrebbe accorgersi che l’avversario ha rallentato e quindi rallentare a sua volta. Il giocatore che sceglie di alzare il piede potrebbe fare poi molta fatica a riportare il gioco ai livelli usuali (o migliori) a comando. Alcuni punti sono più importanti di altri, quindi la differenza tra 100 e 103 punti potrebbe non contare. La maggior parte delle partite sul circuito sono al meglio dei tre set, e perdere di proposito il primo in un formato più breve è un rischio enorme. 

Non dovremmo però lasciarci condizionare nella ricerca del valore generato da uno sforzo ridotto. Anche se è una pratica molto meno frequente di un tempo, sicuramente ci sono dei vantaggi nel preservare energia. E quell’energia deve avere un valore per il resto della partita, giusto? Proprio non so dire se equivale a un punto su cento o a molto più o molto meno di quello, ma è certamente possibile che, in alcune situazioni, abbia un valore. 

Gli esempi di cui si è discusso mostrano che il valore di quell’energia addizionale non deve essere così sostanziale da rendere l’abbandono volontario di un alto livello di gioco una tattica plausibile. I margini ridotti che spesso determinano l’esito di una partita di tennis raramente lasciano capire quando un giocatore sta traendo vantaggio dal preservare energie. Allo stesso modo, quei margini significano anche che una piccola freccia in più nella faretra può avere un senso. 

Il codice dell’analisi è disponibile qui.

Tanking: A Model

Le scelte delle giocatrici dall’angolo del rovescio

di Jeff Sackmann // TennisAbstract

Pubblicato il 4 gennaio 2020 – Traduzione di Edoardo Salvati

Come si comportano i giocatori di fronte a un colpo giocabile sull’angolo del rovescio? Ne ho parlato in un precedente articolo, grazie a molti dati a disposizione. Si tratta di un’analisi che riprendeva un altro approfondimento sull’utilizzo del rovescio lungolinea da parte di entrambi i generi. Non serve aver letto quei due articoli per comprendere i contenuti di questo, ma se è un argomento che vi ispira li troverete probabilmente utili.

Una delle più grandi differenze tra uomini e donne nel tennis professionistico arriva dalle scelte decisionali dall’angolo del rovescio. Voglio illustrare la questione come farebbe un secchione dell’informatica, con gli errori generati del codice che ho scritto per ottenere le tabelle che seguono.

Problemi da secchione

Il primo tentativo per raccogliere numeri aggregati per i giocatori è fallito perché ho trovato che qualcuno non ha mai colpito un rovescio in topspin dall’angolo del rovescio, quantomeno non in una partita del database del Match Charting Project. Il colpevole di quelle divisioni per zero è Samuel Groth. In una manciata di partite nel database, si è sempre affidato al rovescio tagliato, almeno in quei rari casi in cui lo scambio è andato oltre la risposta al servizio.

Mettiamolo a confronto con il problema che mi ha rallentato nella preparazione di questo articolo. Si tratta di Evgeniya Rodina, che in nove partite del database non ha mai colpito un dritto dall’angolo del rovescio. Se hai nel rovescio il tuo colpo migliore, non ha molto senso girare intorno alla pallina per colpire di dritto.

Delle circa 200 giocatrici con almeno cinque partite nel database dal 2010, Rodina è l’unica senza nemmeno un dritto. Non è però un caso così estremo. Ci sono altre 23 giocatrici con meno di 10 dritti in tutte le loro partite del database, tra cui anche Timea Bacsinszky, che ha scelto di giocare il dritto solo quattro volte in 32 partite.

Quando c’è un colpo giocabile sull’angolo del rovescio, giocatori e giocatrici ricorrono a un colpo a rimbalzo non tagliato circa un quinto delle volte. Ma di quei colpi piatti o in topspin, le donne preferiscono il rovescio nel 94% delle volte, mentre gli uomini l’82%. C’è qualche giocatrice che cerca di girare intorno al rovescio, come fanno Samantha Stosur e Polona Hercog, che colpiscono di dritto il 20% delle volte in cui si ritrovano sull’angolo del rovescio.

Ashleigh Barty mostra di applicare una tattica più simile a quella di Roger Federer della maggior parte delle sue colleghe, utilizzando il dritto il 13% delle volte. Ma per molte giocatrici dal dritto potente, come Serena Williams, il rovescio è altrettanto se non più efficace, rendendo controproducente l’idea di girare intorno alla pallina. Williams colpisce di dritto un colpo giocabile sull’angolo del rovescio solo l’1% delle volte.

Decisioni sulla direzione

Che sia un dritto o un rovescio, iniziamo a vedere in dettaglio le scelte di quelle giocatrici. Il Match Charting Project contiene dati colpo su colpo di circa 2900 partite femminili dello scorso decennio, tra cui 365.000 mila istanze di colpo giocabile dall’angolo del rovescio, dove con “giocabile” si fa riferimento a un colpo che la giocatrice ha rimandato in campo o che si è trasformato in un errore non forzato.

La tabella mostra la frequenza con cui le giocatrici colpiscono rovesci e dritti in diverse direzioni dall’angolo del rovescio, con accanto quella dei giocatori (dove I-I, o inside-in, indica il dritto lungolinea a rientrare dopo aver girato intorno alla palla e I-O, o inside-out, lo stesso colpo ma incrociato).

Direzione Rovescio   Freq WTA   Freq ATP  
Lungolinea           17.4%      17.4%  
Al centro            35.2%      29.5%  
Incrociato           47.3%      52.9%  
                                               
Direzione Dritto     Freq WTA   Freq ATP  
Lungolinea (I-I)     35.2%      35.1%  
Al centro            16.2%      12.8%  
Incrociato (I-I)     48.4%      51.8%

Una volta che si è deciso per il dritto o il rovescio, non c’è grande differenza tra uomini e donne. Le giocatrici cercano il centro del campo un po’ più spesso, che potrebbe derivare in parte dal ricorso a rovesci piatti o in topspin da posizioni difensive più di quanto facciano gli uomini. Ho anche l’impressione che le giocatrici di vertice del tennis contemporaneo tendano a caricare il colpo al centro del campo più degli uomini. È un colpo simile per aggressività e rischio a uno direzionato all’angolo del campo. Facendo però distinzione per direzione del colpo, risulta all’apparenza più difensivo. Comunque è una solo una teoria, da verificare in un’altra circostanza.

Probabilità di vincere il punto

Se analizziamo la probabilità di vincere il punto, la questione si fa più interessante. In media, una giocatrice ha il 47.2% di probabilità di vincere il punto di fronte a un colpo giocabile dall’angolo del rovescio (per gli uomini è il 47.7%). Il servizio incide sulla potenza dei colpi diretti all’angolo del rovescio. Se il colpo giocabile è a seguito di una risposta al servizio — presumibilmente quindi più debole del colpo a rimbalzo medio — la probabilità di vincere il punto è del 48.2%. Se invece è al colpo successivo, spesso una combinazione più aggressiva di servizio e primo colpo (quindi il quarto colpo dello scambio), la probabilità di ribattere e di vincere il punto scende al 46.3%. Non è una differenza abissale, ma sottolinea come il contesto è in grado di alterare queste probabilità.

Almeno in media, ciascuna delle diverse scelte che le giocatrici possono fare determina una variazione nella probabilità di vincere il punto. Se la giocatrice opta per il rovescio lungolinea, la probabilità aumenta al 53.0%. Se riesce effettivamente a giocarlo, la probabilità di vincere il punto sale al 68.4%.

La tabella riepiloga la probabilità associata a ogni decisione. La prima colonna rappresenta la probabilità di vincere il punto dopo aver preso la decisione di tirare lo specifico colpo (Dopo Colpo), il 53.0% di cui ho parlato. La seconda colonna è la probabilità dopo aver realizzato il colpo (In Gioco), ad esempio il 68.4% per il rovescio lungolinea.

Colpo     Direzione          Dopo Colpo  In Gioco  
Rovescio  (tutte)            48.5%       55.2%  
Rovescio  Lungolinea         53.0%       68.4%  
Rovescio  Centro             44.6%       48.8%  
Rovescio  Incrociato         49.9%       55.8%  
                                         
Rovescio  (tutte)            56.3%       56.1%  
Rovescio  Lungolinea (I-I)   61.4%       73.7%  
Rovescio  Centro             45.7%       50.3%  
Rovescio  Incrociato (I-O)   56.2%       64.4% 

La differenza tra le due probabilità è molto ampia per i colpi lungolinea, che sono notoriamente ad alto rischio. Per i colpi al centro invece c’è poca differenza, perché in entrambi i casi rimangono quasi sempre in campo. Riguardo alle probabilità con il dritto, va precisato che sono influenzate dal tipo di giocatrice che più spesso sceglie di giocare quel colpo girando intorno alla pallina. E, alla lunga, la distanza percorsa in campo può variare, specialmente con un gioco simile a quello di Rodina, e quindi incidere sulla selezione del colpo.

Raccomandazioni da prendere con cautela

Di fronte a questa tabella, ci si chiede come mai una giocatrice decida di impiegare determinati colpi rispetto ad altri. La probabilità di vincere il punto prima di scegliere un lato o una direzione è del 47.2%, quindi perché andare con un rovescio al centro (44.6%) anziché un dritto a rientrare (61.4%)? Non può dipendere dal timore di sbagliare, perché è già ricompreso nei numeri.

Una ragione ovvia è quella per cui non sempre è possibile tirare il colpo più efficace. Anche i giocatori più offensivi girano intorno al rovescio per colpire di dritto circa un quarto delle volte, a suggerire che sarebbe poco pratico colpire di dritto nel restante 75% delle opportunità. In questo modo si esclude una metà delle scelte che ho messo nell’elenco. E anche una maga del rovescio come Simona Halep non riesce a tirare lungolinea al millimetro a comando.

Le probabilità riflettono cosa accade quando le giocatrici pensavano che quel colpo fosse la migliore opzione a loro disponibile in quel momento. E anche se è capitato che si siano poi sbagliate, siamo estremamente lontani da un esperimento casuale controllato in cui uno scienziato ha chiesto alle giocatrici di giocare un rovescio lungolinea a prescindere dalla natura del colpo che lo precedeva.

Colpi rari

C’è un’altra complicazione che ho già citato: la frequenza di successo per colpi rari, come il dritto a rientrare, è legata al risultato ottenuto dalle giocatrici che hanno tirato proprio quel colpo. Vale a dire, per giocatrici che considerano quei colpi rari un punto di forza. Se è divertente pensare di vedere Monica Niculescu colpire dritti a uscire in topspin in ogni circostanza, quasi certamente la sua probabilità di vittoria non aumenta. Riesci a ottenere brillanti risultati con il dritto se sei in grado di giocarlo come fa Stosur.

Questo non toglie che la tabella ha ragione su un aspetto, e cioè che una scelta difensiva di colpi pesa sulla probabilità di vincere il punto. Per alcune giocatrici è sufficiente rimandare un rovescio dietro l’altro al centro del campo, e per alcune partite non si può fare meglio di così. Ma in presenza di più soluzioni, una propensione più rischiosa è anche più remunerativa.

Giocatrice      Dopo Colpo  Freq R  
Clijsters       53.4%       77.6%  
Li              53.2%       87.5%  
Giorgi          52.9%       93.8%  
Tig             52.1%       66.1%  
Halep           52.1%       83.6%  
Bencic          51.5%       91.7%  
Cibulkova       51.3%       70.1%  
Kudermetova     50.9%       73.9%  
Pegula          50.7%       73.7%  
S.W. Hsieh      50.6%       81.8%  
Yastremska      50.6%       87.6%  
Schmiedlova     50.3%       87.4%  
S. Williams     49.9%       89.2%  
Errani          49.8%       70.0%

A seconda della giocatrice

Concludiamo con uno sguardo su alcune giocatrici. Abbiamo appurato che la giocatrice media ha il 47.2% di probabilità di vincere il punto quando ha un colpo giocabile dall’angolo del rovescio. Anche se è la stessa probabilità di Tsvetana Pironkova, non esiste una giocatrice media. La tabella riepiloga le prime 14 giocatrici con almeno dieci partite nel database, ordinate sulla base della probabilità di vincere il punto da quella posizione. Ho anche aggiunto la frequenza dei rovesci non tagliati.

Sono numeri solo dal 2010 in avanti, quindi non si estendono a tutta la carriera delle prime due giocatrici, Kim Clijsters e Li Na. La loro presenza ha dell’incredibile, visto che le partite nel database non sono un campione casuale ma per la maggior parte scontri al vertice con altre campionesse. Il resto dei nomi è un miscuglio di giocatrici di primissimo livello e regolariste del circuito, battitrici libere del rovescio e fini strateghe.

La tabella che segue si riferisce a quelle giocatrici con la migliore opportunità di vincere il punto dopo aver colpito un dritto dall’angolo del rovescio. Ho imposto il limite minimo a 100 dritti nel database, estraendo circa 50 giocatrici.

Giocatrice        Dopo Colpo   Freq R  
Sharapova         69.0%        4.1%  
Cibulkova         65.1%        10.5%  
Ivanovic          64.7%        11.1%  
Wang              64.4%        8.8%  
Peterson          63.4%        15.2%  
Halep             63.1%        6.8%  
Suarez Navarro    63.0%        7.7%  
Petkovic          62.3%        5.3%  
McHale            61.9%        15.2%  
Sevastova         61.3%        4.2%  
Kvitova           60.8%        4.6%  
Garcia            60.7%        7.5%  
Doi               60.5%        17.0%  
Keys              59.3%        9.3%  
Svitolina         59.1%        3.9%

Maria Sharapova è la Gilles Simon della WTA (una frase che non avrei mai pensato di scrivere!). Entrambi infatti di solito preferiscono colpire di rovescio, ma riescono a essere estremamente efficaci quando usano il dritto. Complimenti a Sharapova per il giudizio che mette quando sceglie colpi offensivi, anche se potrebbe essere che la decisione di non girare più spesso intorno alla pallina per colpire di dritto le costi qualche punto perso (Sharapova si è poi ritirata dalle competizioni a fine febbraio 2020, n.d.t.).

Evoluzione

Come ho scritto per gli uomini, questo è solo un accenno del potenziale tattico di analisi dei dati del Match Charting Project. Un ulteriore sviluppo sarebbe ad esempio un maggiore dettaglio delle opportunità dall’angolo del rovescio (o da qualsiasi punto del campo). La probabilità media di vincere il punto del 47.2% non è certamente sostenibile in presenza di colpi giocabili che originano, ad esempio, come dritti a uscire. Se ci sono situazioni a più alto grado di difficoltà, questi numeri andrebbero visti diversamente.

Se la lettura vi ha spinto fino a qui, devono essere argomenti che vi affascinano. Il Match Charting Project ha accumulato più di 7500 partite, un numero considerevole ma sempre aperto a nuove aggiunte. Ad esempio, molti giocatori e giocatrici emergenti hanno poche partite, così come partite del passato cariche di interesse non sono ancora presenti nel database (tra cui la maggior parte di quelle giocate da Li e Clijsters!). Potete dare una mano e, se vi piace guardare e analizzare il tennis, dovreste proprio farlo.

WTA Decisions From the Backhand Corner

Vantaggi e svantaggi delle scelte dall’angolo del rovescio

di Jeff Sackmann // TennisAbstract

Pubblicato il 2 gennaio 2020 – Traduzione di Edoardo Salvati

In un precedente articolo, ho parlato del rovescio lungolinea. Grazie alle statistiche raccolte con il Match Charting Project, ho mostrato la frequenza con cui quel colpo viene utilizzato, con quali esiti, come i mancini si differenziano dai destrimani, e quali giocatori si distinguono per frequenza o punti vincenti con il rovescio lungolinea.

Alla stregua di Richard Gasquet in risposta al servizio, prima di poter andare avanti serve però fare un passo indietro. Anziché continuare a concentrare l’attenzione solo sul rovescio lungolinea, ampliamo l’analisi a tutti i colpi giocati dall’angolo del rovescio, di cui il lungolinea è una delle tante combinazioni. Un giocatore posizionato per il rovescio lungolinea ha anche la possibilità di colpire incrociato o andare più cautamente al centro del campo. Può anche pensare di abbandonare il rovescio e girare intorno alla palla per colpire un dritto lungolinea (a rientrare, inside-in o I-I), uno al centro, o uno incrociato (a uscire, inside-out o I-O).

Ogni colpo rappresenta una scelta, e uno dei compiti dell’analisi statistica è valutare vantaggi e svantaggi associati alle decisioni dei giocatori. Idealmente, si potrebbero identificare anche circostanze non ottimali e suggerire la scelta migliore che si sarebbe potuta fare, ma siamo ancora lontani, cioè non si riesce a farlo quantomeno in modo sistematico. Grazie però alle migliaia di partite di cui possediamo colpo su colpo grazie al Match Charting Project, abbiamo molto materiale grezzo con cui avvicinarsi all’obbiettivo.

La prima scelta

Dalle 2700 partite dello scorso decennio presenti nel database, ho isolato circa 450.000 istanze in cui un giocatore aveva un colpo giocabile sull’angolo del rovescio, escludendo la risposta al servizio. La definizione di “giocabile” non è chiara e univoca, e non può essere altrimenti. Si identifica qui come giocabile un colpo che il giocatore ha rimandato in campo o che si è trasformato in un errore non forzato. Si potrebbe essere più precisi con statistiche generate da sistemi di tracciatura della pallina, ma per il momento dobbiamo accettare questo livello di imperfezione.

Dei 450.000 colpi giocabili dall’angolo del rovescio, è stato colpito un rovescio non tagliato (piatto o in topspin) il 63.7% delle volte e un dritto non tagliato il 14.3% delle volte. Il rimanente 22% si distribuisce tra colpi tagliati, palle corte, pallonetti, che lasciamo a un altro approfondimento.

Questa è la distribuzione dei rovesci nel decennio passato colpiti dall’angolo del rovescio:

  • lungolinea — 17.4%
  • al centro — 29.5%
  • incrociato — 52.9%

Questa invece la distribuzione dei dritti dalla medesima posizione:

  • lungolinea (a rientrare) — 35.1%
  • al centro — 12.8%
  • incrociato (a uscire) — 51.8%

La percentuale dei dritti a rientrare può inizialmente sorprendere, ma va tenuto conto che si tratta del 35% di un numero relativamente ridotto, pari al 5% dei colpi totali dall’angolo del rovescio. Meno sorprendente è la ben più alta frequenza di colpi incrociati. Non solo è una soluzione più conservativa e maggiormente remunerativa, ma spedisce la pallina sul rovescio dell’avversario (a meno che non sia un mancino), mediamente il suo colpo più debole.

Probabilità di vincere il punto..

La scelta del colpo è solo un mezzo per raggiungere lo scopo. Più importante che ricorrere alla perfetta strategia da manuale è vincere il punto. Occupiamoci ora di questo.

In media, un giocatore ha il 47.7% di probabilità di vincere il punto di fronte a un colpo giocabile dall’angolo del rovescio. Naturalmente, è una probabilità che varia in un senso e nell’altro in funzione della specifica situazione. Purtroppo, senza una tracciatura puntuale non siamo in grado di fare stime accurate rispetto alla singola occorrenza. Riusciamo comunque ad avere un’idea dell’intervallo di probabilità osservandone la variazione rispetto a un determinato passaggio dello scambio.

Quando il giocatore si trova a colpire dall’angolo del rovescio nel primo colpo dopo il servizio, vale a dire il terzo colpo dello scambio, la probabilità di vincere il punto è più alta, pari al 51.1%. Scende invece al 45.4% al quarto colpo dello scambio, quando spesso il giocatore sta ancora recuperando dallo svantaggio di essere partito alla risposta. Il contesto fa la differenza, in larga parte perché offre indizi sulla bontà di alcuni colpi a scapito di altri.

Sin qui, abbiamo un’approssimazione della probabilità di vincere un punto prima di che il giocatore compia una scelta. Ci sono due modi per osservare la probabilità dopo che il colpo è stato scelto e tirato: la probabilità di vincere il punto dopo aver colpito e la probabilità di vincere il punto dopo aver realizzato il colpo. Questo secondo numero sarà ovviamente migliore, semplicemente perché non considera gli errori. Se da un lato, escludendo gli esiti negativi di un colpo, non abbiamo un quadro completo, dall’altro ci sono comunque informazioni utili associate a quei colpi che hanno la capacità di mettere l’avversario nella massima difficoltà.

..dopo che il colpo è stato scelto e tirato

La tabella riepiloga la probabilità di ciascun colpo in esame. Ogni scelta è accompagnata dalla probabilità di vincere il punto dopo aver tirato il colpo (Dopo Colpo) e dopo aver realizzato il colpo (In Gioco).

Colpo     Direzione        Dopo Colpo  In Gioco  
Rovescio  (tutte)          48.2%       54.2%  
Rovescio  Lungolinea       51.4%       64.6%  
Rovescio  Centro           44.2%       48.2%  
Rovescio  Incrociato       49.5%       54.6%  
                                         
Rovescio  (tutte)          55.1%       63.0%  
Rovescio  Lungolinea (I-I) 58.5%       69.0%  
Rovescio  Centro           47.3%       52.0%  
Rovescio  Incrociato (I-O) 54.9%       61.9% 

I dritti contribuisco all’aumento della probabilità di vincere il punto più dei rovesci, anche se il dritto al centro è meno efficace di un rovescio su entrambi i lati del campo. Vale la pena ripetere che è sempre una questione di contesto: un giocatore che evita il rovescio solo per colpire un dritto cautelativo al centro del campo potrebbe aver mal giudicato l’angolo o la rotazione della pallina, sentendosi costretto a una giocata più difensiva. È comunque una tattica relativamente comune sui campi più lenti in terra battuta (dove accade quasi il doppio della media del circuito) ed è possibile che sia usata troppo spesso.

La differenza più marcata tra le due probabilità si verifica nei colpi lungolinea. Dritto e rovescio sono entrambi colpi offensivi ad alto rischio, un aspetto che si riflette nella frequenza di vincenti ed errori non forzati di ciascuno. Il 9% di tutti i colpi dall’angolo del rovescio è rappresentato da vincenti e un altro 11% da errori non forzati. Dei colpi lungolinea, il 23% sono vincenti e il 19% sono errori non forzati. Se la scelta di un lungolinea non è chiaramente superiore alle altre opzioni disponibili, sia il dritto che il rovescio lungolinea diventano colpi devastanti quando vanno a segno.

A seconda del giocatore

Proviamo ad arrivare a una misura dell’efficacia di questi colpi in termini di aumento di probabilità del punto. Lasciando da parte la complessità del contesto, diversa per giocatore, nel tennis professionistico è più efficace chi sfrutta al meglio una certa categoria di opportunità. La tabella raccoglie i 10 giocatori (tra quelli con almeno 20 partite nel database) più bravi in presenza di un colpo giocabile dall’angolo del rovescio. Come da precedente riferimento, in quella posizione il giocatore medio ha una probabilità del 47.7% di vincere il punto.

Giocatore       Dopo Colpo  
Nadal           52.9%  
Schwartzman     52.4%  
Djokovic        52.3%  
Basilashvili    51.9%  
Rublev          51.8%  
Nishikori       51.5%  
Simon           51.2%  
Cuevas          50.9%  
De Minaur       50.0%  
Carreno Busta   49.6%

Il Match Charting Project potrebbe addirittura sottostimare il livello di efficacia di Rafael Nadal, Novak Djokovic e Kei Nishikori da quel lato di campo, perché una quantità spropositata delle partite nel database sono contro giocatori di vertice. La loro non è certamente una sorpresa, insieme a guerrieri del rovescio come Diego Schwartzman e Gilles Simon. Non rientrano nell’elenco quei giocatori attivi regolarmente sul circuito ma con meno di 20 partite nel database.

Tra questi, un nome da tenere d’occhio è Thomas Fabbiano, che a oggi ha solo 12 partite. È un insieme limitato, ma la sua probabilità di vincere il punto dall’angolo del rovescio è di un incredibile 59.2%. In realtà non è poi un dato così estremo se si considera che sono partite contro Ivo KarlovicReilly Opelka, e Sam Querrey, avversari cioè che nello scambio lasciano un po’ a desiderare. Anche rivedendo in modo sostanziale quel numero, comunque Fabbiano sembra essere uno dei giocatori più pericolosi quando la pallina si trova nell’angolo del rovescio.

Dritti e rovesci

Avviamoci alla conclusione rispondendo a una domanda ancora più specifica. Per dritti e rovesci (senza distinguere per direzione), quali sono i giocatori più efficaci dopo aver tirato quel colpo dall’angolo del rovescio? Continuiamo a valutare l’efficacia sulla base del maggior numero di punti vinti dopo aver tirato il colpo. Inoltre, vi farò vedere quanto spesso i giocatori decidono a favore del loro colpo più efficace, così da avere uno scorcio strategico e non solo di successo tattico.

Rovesci

La tabella riepiloga i migliori rovesci dall’angolo del rovescio. Dovevano essere i primi 10, ma capirete perché ho fatto fatica a lasciare fuori i sei successivi, circa un quinto dei 75 giocatori con almeno 20 partite nel database.

Giocatore       Dopo Colpo  Freq R  
Schwartzman     52.8%       74.0%  
Nadal           52.7%       64.7%  
Djokovic        52.7%       76.1%  
Nishikori       51.7%       74.0%  
Simon           51.4%       88.0%  
Rublev          51.1%       67.1%  
Carreno Busta   51.1%       75.3%  
Basilashvili    51.0%       75.0%  
Zverev          50.8%       75.1%  
De Minaur       50.6%       74.8%  
Medvedev        50.6%       87.2%  
Del Potro       50.3%       49.1%  
Cuevas          50.2%       60.6%  
Murray          50.1%       65.0%  
Gasquet         49.9%       75.8%  
Wawrinka        49.8%       63.4%

La colonna “Freq R”, che sta per frequenza del rovescio, è una dimostrazione del ventaglio di tattiche usate da diversi giocatori. Simon e Daniil Medvedev scelgono quasi sempre un rovescio in topspin, usando raramente un rovescio tagliato o girando intorno al colpo. All’estremo opposto, Juan Martin Del Potro colpisce da quella posizione un rovescio in topspin meno della metà delle volte. Forse per via della sua selettività, ricorrendo cioè al rovescio tagliato quando si trova in posizioni per lui più scomode, è più efficace con quel tipo di scelta. 

Dritti

Questi invece sono i migliori dritti dall’angolo del rovescio.

Giocatore         Dopo Colpo  Freq R  
Simon             63.1%       6.7%  
Nadal             61.9%       16.6%  
Paire             61.9%       1.5%  
Nishikori         61.2%       10.4%  
Rublev            61.0%       20.1%  
Ruud              60.8%       27.1%  
Fucsovics         60.5%       16.3%  
Djokovic          60.0%       9.7%  
Medvedev          59.8%       3.3%  
Cuevas            58.9%       20.9%  
Querrey           58.2%       15.6%  
Auger Aliassime   57.7%       16.0%

Si tratta di un elenco più disparato del precedente, in parte perché ci sono molti meno dritti dall’angolo del rovescio. I numeri di Benoit Paire si rifanno a solo 21 colpi. Prenderei quindi la sua efficacia con le pinze, ma è sempre divertente avere conferme di quanto sia unico come giocatore. Dalla parte opposta troviamo Casper Ruud, che gira intorno al rovescio più di chiunque altro nell’insieme considerato tranne Jack Sock e Joao Sousa (nessuno dei quali è particolarmente efficace, anche se si può ipotizzare che ottengano risultati migliori evitando il rovescio invece di colpirlo).

Un nome che ci si aspettava di vedere in questo secondo elenco è certamente quello di Roger Federer. È intorno all’80esimo percentile per quanto riguarda il dritto, con il 56.9% dei punti vinti colpendo il dritto dall’angolo del rovescio. Un buon livello ma non da fuori scala in questa categoria. Se questi numeri fossero corretti per avversario, la posizione sarebbe diversa, così come per Nadal e Djokovic, perché moltissime delle sue partite nel database sono contro avversari dello stesso eccezionale livello.

Evoluzione

C’è chiaramente ancora molto da fare, tra cui determinare le probabilità rispetto alla direzione specifica dei colpi, isolare l’effetto generato da determinati avversari e, in generale, provare a gestire fattori determinanti che non sono presenti nei dati. Senza dimenticare di ampliare lo spettro di analisi ad altri colpi da altre posizioni del campo. Rimanete sintonizzati.

Weighing Options From the Backhand Corner

Chi è la più forte? Alla ricerca della grandezza femminile con le valutazioni Elo

di Jeff Sackmann // TennisAbstract

Pubblicato il 9 gennaio 2020 – Traduzione di Edoardo Salvati

Nell’ultimo podcast, insieme a Carl Bialik e Jeff McFarland si è parlato della posizione di Caroline Wozniacki tra le grandi dell’era Open. È nelle prime 10 per numero di settimane al primo posto, ma ha vinto solo uno Slam. Secondo l’indice Championship Shares di McFarland, entra a malapena tra le prime 30. Alla stessa domanda su Twitter, la maggioranza si è schierata per un posto fuori dalle prime 20:

È sempre difficile mettere a confronto le diverse forme di successo di una giocatrice — le settimane al primo posto, gli Slam vinti e altri titoli — anche senza provare a tenere conto dell’epoca in cui sono state ottenute. Altrettanto complicato è il paragone tra differenti tipologie di carriera. Per più di un decennio, Wozniacki ha dimostrato di essere una costante minaccia al vertice del tennis, rispetto ad altre che hanno vinto più slam ma con un’esplosione di alto livello di gioco concentrata in un tempo molto più ridotto.

Arriva Elo in soccorso

Quanto deve essere forte una giocatrice per essere considerata una “grande”? Non mi aspetto una posizione univoca ma, come vedremo, il consenso non è necessario. Se diamo un’occhiata alle valutazioni Elo del momento, emerge un numero netto che fa al caso nostro. Ci sono sette giocatrici con una valutazione superiore a 2000: Ashleigh BartyNaomi OsakaBianca AndreescuSimona HalepKarolina PliskovaElina Svitolina, e Petra KvitovaAryna Sabalenka non rientra nel gruppo per pochissimo.

Altre 25 giocatrici in attività hanno raggiunto, alla massima forma, una valutazione di almeno 2000, dalle grandi di sempre come Serena Williams e Venus Williams fino a giocatrici con un breve ma intenso periodo di eccellenza, come Alize Cornet e Anastasia Pavlyuchenkova. Dal 1977, 88 giocatrici hanno terminato almeno una stagione con una valutazione Elo di 2000 o più punti, e 60 ci sono riuscite almeno due volte.

I limitati dati a disposizione costringono a partire dal 1977. Non ho risultati completi, o nemmeno qualcosa di simile, per l’inizio e la metà degli anni ’70. Sfortunatamente, questo si traduce nella sottovalutazione di alcune giocatrici la cui carriera è iniziata prima del 1977, come Chris Evert, e in una valutazione ancora più risicata delle grandi del decennio precedente, come Billie Jean King e Margaret Court. Nell’elenco definitivo delle 60 ci sono giocatrici degli ultimi 45 anni che chiunque considera di élite, insieme alla solita dose di sorprese (vi ricordate di Irina Spirlea?). Ne parlerò in dettaglio a breve.

La misura della grandezza

Raggiungere una valutazione Elo di 2000 a fine stagione è un traguardo notevole. Per le più grandi però, si tratta semplicemente dello standard d’ingresso. Serena ha avuto anni con valutazione sopra ai 2400 e Steffi Graf è riuscita a superare 2500. Per ogni stagione, trasformerò la valutazione Elo a fine anno in un “quoziente di grandezza”, facilmente inteso come la differenza tra la valutazione a fine anno e il valore 2000. Nel 2019, Barty ha terminato la stagione con una valutazione di 2123, quindi il suo quoziente di grandezza (QG) è 123.

Per misurare la grandezza di una giocatrice sull’arco della carriera, troviamo tutte le stagioni con una valutazione Elo maggiore di 2000 e le sommiamo. Per Serena, si tratta della somma del quoziente di 20 stagioni singole, un risultato incredibile. Wozniacki ne ha avute nove mentre, per il momento, quelle di Barty sono due. Mi dilungherò più avanti sui motivi di preferenza per questa metodologia e sul significato dei numeri che emergono.

Vediamo prima la classifica. La tabella mostra tutte le giocatrici con almeno due stagioni valide ai fini del computo. La colonna “Stagioni” indica il numero di anni con una valutazione Elo a fine stagione di almeno 2000 punti, mentre la colonna “Max” è la più alta valutazione Elo a fine stagione mai raggiunta dalla giocatrice.

Class Giocatrice                Stagioni  Max   QG  
1     Steffi Graf                     14  2505  4784  
2     Serena Williams                 20  2448  4569  
3     Martina Navratilova             17  2442  4285  
4     Venus Williams                  14  2394  2888  
5     Chris Evert                     14  2293  2878  
6     Lindsay Davenport               12  2353  2744  
7     Monica Seles                    11  2462  2396  
8     Maria Sharapova                 13  2287  2280  
9     Justine Henin                    9  2411  2237  
10    Martina Hingis                   8  2366  1932  
11    Kim Clijsters                    9  2366  1754  
12    Gabriela Sabatini                9  2271  1560  
13    Arantxa Sanchez Vicario         12  2314  1556  
14    Amelie Mauresmo                  6  2279  1113  
15    Victoria Azarenka                9  2261  1082  
16    Jennifer Capriati                8  2214   929  
17    Jana Novotna                     9  2189   848  
18    Conchita Martinez               11  2191   836  
19    Caroline Wozniacki               9  2189   674  
20    Tracy Austin                     5  2214   647  
                                                      
Class Giocatrice                Stagioni  Max    QG  
21    Mary Pierce                      8  2161   637  
22    Elena Dementieva                 9  2140   629  
23    Simona Halep                     7  2108   562  
24    Svetlana Kuznetsova              6  2136   543  
25    Hana Mandlikova                  6  2160   516  
26    Jelena Jankovic                  4  2178   450  
27    Pam Shriver                      5  2160   431  
28    Vera Zvonareva                   5  2117   414  
29    Agnieszka Radwanska              8  2106   399  
30    Ana Ivanovic                     5  2133   393  
31    Petra Kvitova                    6  2132   346  
32    Na Li                            4  2095   310  
33    Anastasia Myskina                4  2164   290  
34    Anke Huber                       6  2072   277  
35    Mary Joe Fernandez               4  2110   274  
36    Nadia Petrova                    6  2094   265  
37    Dinara Safina                    3  2132   240  
38    Andrea Jaeger                    4  2087   237  
39    Angelique Kerber                 4  2109   224  
40    Nicole Vaidisova                 3  2121   222  
                                                      
Class Giocatrice                Stagioni  Max    QG  
41    Manuela Maleeva Fragniere        6  2059   194  
42    Anna Chakvetadze                 2  2107   174  
43    Ashleigh Barty                   2  2123   162  
44    Helena Sukova                    3  2078   150  
45    Jelena Dokic                     2  2110   142  
46    Iva Majoli                       2  2067   119  
47    Elina Svitolina                  3  2052   108  
48    Garbine Muguruza                 2  2061    98  
49    Zina Garrison                    2  2065    96  
50    Samantha Stosur                  3  2061    92  
51    Daniela Hantuchova               2  2050    80  
52    Irina Spirlea                    2  2064    76  
53    Nathalie Tauziat                 3  2041    73  
54    Patty Schnyder                   2  2057    70  
55    Chanda Rubin                     3  2034    68  
56    Marion Bartoli                   2  2033    66  
57    Sandrine Testud                  2  2041    62  
58    Magdalena Maleeva                2  2024    41  
59    Karolina Pliskova                2  2028    37  
60    Dominika Cibulkova               2  2007     7

È possibile che qualche posizione non vi trovi d’accordo. Vale anche per me, non è l’elenco a cui avrei pensato, ma la reazione immediata è che siamo comunque di fronte a un risultato solido nonostante la semplicità dell’algoritmo. In generale, le giocatrici con massimi su più anni sono vicine al vertice, ma solo perché hanno mantenuto eccellenza per gran parte della carriera. Un massimo di diverse stagioni come quello di Conchita Martinez non determina un passaggio automatico alle prime 10.

Da una prospettiva opposta, è un metodo che assegna credito a quelle giocatrici che hanno avuto un rendimento molto alto per periodi temporali limitati. Amelie Mauresmo e Tracy Austin entrano nelle prime 20 con non più di sei stagioni valide, mentre altre con lo stesso numero di anni con un Elo di almeno 2000, vedasi Manuela Maleeva Fragniere, si trovano molto più in basso.

Steffi, Serena e la soglia di 2000

Qual è esattamente il significato della soglia Elo di 2000 punti? Nell’accezione più semplice, è una linea di demarcazione tra giocatrici da considerare e da eliminare (mi spiace, Aryna, arriverà anche il tuo momento). D’interpretazione meno immediata, è un confronto fra stagioni di altissimo livello. Ad esempio, abbiamo visto che il QG di Barty nel 2019 è stato di 123. Con un Elo di 2505, nella stagione 1989 Graf ebbe un QG di 505. La scelta della soglia di 2000 punti implica che la stagione migliore di Graf ha approssimativamente un valore quattro volte quello della stagione migliore di Barty. Non è però una legge fisica. Se cambiassimo la soglia a 1900, il QG di Barty sarebbe 223, rispetto a 605 del migliore QG di Graf. In questo modo, la stagione di Graf varrebbe circa solo tre volte tanto.

Più bassa la soglia, maggior valore attribuiamo alla longevità e minore a stagioni veramente eccezionali. Riducendo la soglia a 1950, Serena prende il posto di Steffi in cima alla classifica (ma, in ogni caso, sono molto vicine). Anche se Williams ha avuto uno dei massimi più alti nella storia del tennis, è la sua longevità a renderla una giocatrice fuori dal comune. Non voglio ritrovarmi a decidere chi tra Serena o Steffi dovrebbe essere al primo posto, perché non è una statistica precisa e, per quanto mi riguarda, è in sostanza un pareggio (e lasciando da parte il discorso sulla differenza tra epoche). Non voglio nemmeno accomodare i parametri per far emergere un risultato invece di un altro.

La posizione di Wozniacki

Arriviamo a Wozniacki, da cui è partito questo articolo. Il quoziente di grandezza la mette al 19esimo posto tra tutte le giocatrici dal 1977, quasi esattamente a metà strada tra la sua posizione nell’elenco delle settimane al numero 1 e quella nella Championship Shares, che attribuisce più peso ai titoli vinti. In possesso di dati migliori per il primo decennio dell’era Open, Wozniacki, in compagnia di altre giocatrici, perderebbe qualche posizione. King, Court e Evonne Goolagong Cawley la farebbero uscire dalle prime 20. Anche Viriginia Wade potrebbe reclamare spazio tra le prime 20. Si potrà sempre discutere sull’esatta posizione di Wozniacki, ma siamo arrivati a un intervallo plausibile per la vincitrice degli Australian Open 2018.

Soluzioni che mirano a ottenere un numero specifico non sono mai perfette, in parte perché dipendono da ipotesi come la soglia Elo di cui si è parlato. Il fatto che producano elenchi che sembrano autorevoli, non significa che possano rappresentare l’ultima parola in merito. Di contro, offrono benefici enormi in discussioni di questo tipo, perché permettono di trovare un accordo su aspetti minori altrimenti irrisolvibili, come il livello della competizione quando si agguanta il primo posto della classifica, la fortuna del tabellone agli Slam vinti e persi, l’impatto del calendario sulla classifica, e via dicendo.

Grazie a una valutazione che incorpora i risultati di tutte le partite contro tutte le avversarie, Elo tiene conto di queste informazioni. Nel confronto tra le grandi di sempre, molti tifosi fanno spesso affidamento a un solo numero, gli Slam vinti. Con il quoziente di grandezza possono fare ora molto meglio.

Who’s the GOAT? Balancing Career and Peak Greatness With Elo Ratings

Gli scambi lunghi sono la kryptonite dei giocatori americani?

di Jeff Sackmann // TennisAbstract

Pubblicato il 7 gennaio 2020 – Traduzione di Edoardo Salvati

Pur a distanza di anni dal ritiro, Marat Safin continua a fornire spunti di conversazione tennistica. Durante una partita contro Taylor Fritz, il capitano della Russia all’ATP Cup si è così rivolto a Karen Khachanov, giocatore della sua squadra:

Non è un’affermazione che si riesce intuitivamente a sottoporre a esame numerico. Non so come si possa quantificare una tattica di alto impatto finalizzata a intimorire, o come identificare, e ancor meno misurare, tentativi di spaventare l’avversario. Per non parlare del concetto di giocatore finito per via di uno scambio lungo. Ma se con “per loro è finita” s’intende che non hanno molte probabilità di vincere, abbiamo finalmente un elemento verificabile.

Molti appassionati possono trovarsi d’accordo con la generalizzazione che i giocatori americani hanno un servizio potente, oltre a uno stile aggressivo che non lascia grande spazio alla finezza. È certamente il caso di John Isner, e Sam Querrey non si discosta troppo dalla descrizione. Sebbene il servizio di Fritz produca una buona dose di ace e secondi colpi di facile chiusura, non ha uno stile così monodimensionale.

Per Taylor Fritz non è finita

Con i dati raccolti dal Match Charting Project, ho calcolato delle statistiche sulla durata degli scambi per i 70 giocatori con almeno 20 partite nel database nell’ultimo decennio. Troviamo cinque americani (Fritz, Isner, Querrey, Steve Johnson e Jack Sock) e molti degli altri giocatori a cui normalmente si fa riferimento come presenze regolari sul circuito.

La definizione di Safin di tattica ad alto impatto considera implicitamente gli scambi fino a un massimo di quattro colpi, cioè quei punti che vengono vinti o persi nei primi due colpi di ciascun giocatore. Gli scambi più lunghi sono quelli in cui, apparentemente, gli americani subiscono l’avversario.

Così è per Isner, che vince solo il 40% dei punti quando lo scambio raggiunge i cinque colpi, il peggior rendimento nel campione considerato. Rispetto a Isner, anche Nick Kyrgios (44%) e Ivo Karlovic (45%) sembrano dei giocatori solidi sullo scambio. Nikoloz Basilashvili ha la percentuale migliore al 56% e non sorprende che Rafael Nadal sia secondo con il 54%, di un nulla davanti a Novak Djokovic. Con il 50.2%, Frizt è al 28esimo posto su 70, nella zona di giocatori come Gael Monfils, Roberto Bautista Agut e Dominic Thiem. Inoltre, se detestate i luoghi comuni come li detesto io, Fritz si fa notare per essere quasi 20 posizioni più in alto di Khachanov, che vince il 48.5% dei punti che durano almeno cinque colpi.

Più dati

La tabella elenca venti dei 70 giocatori del campione, in parte della zona alta e in parte di quella bassa, insieme a tutti gli americani e ad altri nomi di interesse. Per ciascun giocatore, ho calcolato la percentuale di punti vinti negli scambi di 1 o 2 colpi (servizio e risposte vincenti), di 3 o 4 colpi (scambi con servizio e risposta seguita da un colpo) e di 5 o più colpi. I giocatori sono ordinati sulla base dell’ultima colonna (%V 5+).

Class  Giocatore      %V 1-2  %V 3-4  %V 5+  
1      Basilashvili   43.7%   54.1%   55.8%  
2      Nadal          52.7%   51.6%   54.3%  
3      Djokovic       51.8%   54.6%   54.0%  
4      Nishikori      45.5%   51.2%   53.9%  
11     Federer        52.9%   54.9%   52.1%  
22     Kohlschreiber  50.1%   50.1%   50.7%  
28     Fritz          51.1%   47.2%   50.2%  
30     Sock           49.0%   46.5%   50.2%  
31     Zverev         52.8%   50.3%   50.0%  
32     Del Potro      53.8%   49.1%   50.0%  
34     Murray         54.3%   49.5%   49.4%  
39     Medvedev       53.9%   50.4%   49.0%  
43     Tsitsipas      51.4%   50.5%   48.6%  
44     Khachanov      53.7%   48.1%   48.5%  
48     Johnson        49.2%   48.8%   48.3%  
61     Querrey        53.5%   48.0%   46.2%  
62     Berrettini     53.6%   49.3%   46.1%  
66     Karlovic       51.8%   43.9%   44.9%  
68     Kyrgios        54.6%   47.4%   44.2%  
70     Isner          52.3%   48.3%   40.2%

Fritz è uno dei pochi che vince più della metà degli scambi più brevi e più della metà degli scambi più lunghi. La prima categoria può essere il risultato di un servizio potente, come è probabilmente il caso dello stesso Frizt, e come è sicuramente per Isner. Non serve però avere un grande servizio per vincere più della metà dei punti da 1 o 2 colpi. Nadal e Djokovic fanno molto bene in quella categoria (come in praticamente tutte le altre), in virtù della loro capacità di annullare il servizio dell’avversario.

Due nomi inaspettati

Tralasciando per un momento gli americani, si potrebbe rimanere sorpresi da quei giocatori con percentuali positive di vittoria in tutte e tre le categorie. Nadal, Djokovic e Roger Federer vi rientrano, ciascuno con abbondante margine. Gli altri due invece sono nomi inattesi. Philipp Kohlschreiber supera di pochissimo la neutralità in entrambe le tipologie di scambi brevi, ed è un po’ meglio (50.7%) su quelli lunghi. Alexander Zverev si qualifica per il rotto della cuffia, vincendo appena di più della metà degli scambi lunghi (è un 50.0% arrotondato per eccesso).

Si tratta inevitabilmente di dati incompleti, quindi è possibile che, con una base di altro tipo, il risultato di uno o anche di entrambi i tedeschi rimanga molto lontano dal 50%, ma i loro numeri arrivano da un insieme decisamente abbondante di partite.

Per tornare a Fritz, Isner e compatrioti, Safin potrebbe aver ragione a dire che vogliono intimorire con un paio di colpi ad alto impatto. Con il solo servizio, Isner ha sicuramente messo paura a molti dei suoi avversari. Eppure Fritz, il giocatore che ha generato il commento di Safin, ha un gioco molto più completo di quanto il capitano della Russia gli abbia riconosciuto. Khachanov ha poi vinto quella partita e, almeno in questa fase delle rispettive carriere, è dei due il giocatore migliore. Non però negli scambi lunghi. Ampliando l’orizzonte di analisi, è Khachanov che dovrebbe evitare di farsi trascinare negli scambi lunghi, non Fritz.

Are American Players Screwed Once You Drag Them Into a Rally?

La giornata storta di Aleksandre Metreveli non è stata così terribile

di Jeff Sackmann // TennisAbstract

Pubblicato il 5 gennaio 2020 – Traduzione di Edoardo Salvati

La stagione 2020 di Roberto Bautista Agut è iniziata sotto il migliore degli auspici quando, alla ATP Cup, ha sconfitto il numero 2 georgiano Aleksandre Metreveli con l’imbarazzante punteggio di 6-0 6-0. Le vittorie senza game per l’avversario sono estremamente rare sul circuito maschile, con meno di 100 negli ultimi tre decenni.

Circa il 25% di quei 6-0 6-0 arrivano da partite della Coppa Davis, la competizione in cui è più probabile che questo accada. L’incrocio dei singolaristi, la parte della sfida in cui si affrontano il miglior giocatore di una nazione e il secondo migliore dell’altra (ormai praticamente defunta con il nuovo formato), genera risultati particolarmente a senso unico.

Così non è per l’ATP Cup, ma Bautista Augut è più forte di molti numeri 1 nazionali, e Metreveli è in quella manciata di giocatori questa settimana che altrimenti non troverebbe posto in un torneo del circuito maggiore. Eppure, non è stata una demolizione così catastrofica. La partita è durata 72 minuti, più di tutte le altre 59 con lo stesso punteggio di cui possiedo le statistiche. È stato solo il quarto 6-0 6-0 ha superare l’ora di gioco. Il precedente record apparteneva a Guillermo Canas che agli Internazionali d’Italia nel 2005 aveva annientato in 65 minuti Juan Monaco. Delle 120 partite per 6-0 6-0 sul circuito femminile di cui possiedo le statistiche, nessuna è mai andata oltre i 67 minuti.

Un po’ di contesto

Sulla durata di una partita possono incidere la routine dei giocatori o il comportamento del pubblico, ma non il numero dei punti giocati. Anche sulla base di questa statistica Metreveli ha fatto meglio di quanto il punteggio indichi. Ha tenuto in campo Bautista Agut per 97 punti, più a lungo di tutte le altre partite tranne tre. In media, servono solo 74 punti per un doppio 6-0. Più di 150 partite della scorsa stagione non hanno superato i 97 punti, tra cui diverse finali e un paio con un set terminato 7-5.

Un altro modo per considerare l’equilibrio di una partita è dato dalle palle break salvate. Il punteggio prevede che Metreveli non abbia mai fatto un break e che Bautista Agut ci sia riuscito sei volte. Metreveli però si è difeso duramente dalla risposta di Bautista Agut, salvando otto palle break. Solo quattro giocatori tra i 59 che hanno perso per 0-6 0-6 erano riusciti a salvare così tante palle break.

Opportunità di doppio 6-0

Bautista Agut ha vinto l’83% dei punti al servizio, rispetto al solo 40% di Metreveli. Se nessuna striscia inusuale di punti vinti o persi avesse interrotto queste frequenze di conversione, Bautista Agut avrebbe tenuto il 98.9% dei servizi a fronte del 26.4% di Metreveli. Per vincere i dodici game, Bautista Agut doveva tenere il servizio sei volte e fare altrettanti break. Sulla base di quella frequenza di tenuta del servizio, la probabilità di riuscirci era del 14.8%. Detto in altro modo, se questi due giocatori avessero continuato a tenere quel livello su un campione più ampio di partite (perdonami, Aleksandre!), ci sarebbe stato un doppio 6-0 solo all’incirca in una partita su sei.

Vale la pena ribadirlo, la prestazione di Metreveli si fa notare per essere una delle più solide in un punteggio di 6-0 6-0. Solo cinque tra le precedenti 59 partite di questo gruppo avevano una probabilità così ridotta di terminare con uno dei due giocatori senza game sul tabellone.

In funzione della probabilità di doppio 6-0, otto partite del 2019 sono state più a senso unico di questa, e solo una è terminata con dodici game di fila. Tre dei giocatori sconfitti hanno evitato lo zero in entrambi i set.

Torneo         Vincitore    Sconfitto    Punteggio    Prob 6-0 6-0 
Winston Salem  Fratangelo   Weintraub    6-0 6-0      63.5%  
Los Cabos      Granollers   Gomez        6-0 6-1      24.6%  
Us Open        Federer      Goffin       6-2 6-2 6-0  19.9%  
Estoril        Dav. Fokina  Chardy       6-1 6-2      18.5%  
Acapulco       Millman      Gojowczyk    6-0 6-2      17.2%  
Internaz. It   Nadal        Basilashvili 6-1 6-0      16.6%  
Miami          Car. Baena   Kudla        6-1 6-2      16.6%  
Tokyo          Djokovic     Pouille      6-1 6-2      15.5%

(E Metreveli è stato più valoroso contro Bautista Agut di quanto abbia fatto Nikoloz Basilashvili contro Nadal a Roma, anche se poi la vittoria di Nadal per 6-3 7-5 all’ ATP Cup è stata un po’ più equilibrata.)

Con questo non si può certo sostenere che Metreveli abbia avuto un debutto positivo all’ATP Cup. I doppi 6-0 sono però così rari che tendono a generare notizia, mettendo in secondo piano le specificità. Per il modo in cui ha giocato, Metreveli meritava una sconfitta più consona, con almeno uno o due game a suo favore.

Aleksandre Metreveli’s Bad Day Wasn’t Double-Bagel Bad

Quanto raccoglierà l’ATP Cup a favore delle vittime degli incendi in Australia?

di Jeff Sackmann // TennisAbstract

Pubblicato il 3 gennaio 2020 – Traduzione di Edoardo Salvati

L’ATP ha annunciato che effettuerà una donazione sostanziosa alla Croce Rossa Australiana:

Molti giocatori, tra cui Nick Kyrgios, hanno promesso di continuare a fare donazioni personali durante tutta l’estate di tornei in Australia (l’impegno di Kyrgios in questo senso ha incentivato le donazioni altrui, una rara circostanza in cui il circuito ha seguito l’esempio della sua stella più controversa).

Quanto esattamente?

L’ATP ha stimato di raggiungere i 1500 ace. È la prima edizione dell’ATP Cup a Perth, oltre a essere il primo torneo del circuito maschile, quindi non possiamo fare un confronto con l’anno passato. A ulteriore complicazione, non sappiamo chi giocherà per la propria nazione a ogni giornata del torneo, o quali paesi avanzeranno alla fase finale. In altre parole, qualsiasi previsione di ace è inevitabilmente approssimativa.

Iniziamo dalle basi. Ci saranno 129 partite durante la ATP Cup, equivalenti a 43 sfide con due partite di singolare e un doppio ciascuna. Come per le nuove Finali di Coppa Davis, è probabile che molti dei doppi saranno ininfluenti, quindi non verranno giocate tutte le 43 sfide. A Madrid si sono giocate 21 delle 25 partite di doppio (una delle quattro escluse è stato un ritiro sull’1-0 che per il conteggio degli ace, e per il buon senso, non ha di fatto creato gioco). Diciamo quindi che anche in Australia non verranno giocati dei doppi con la stessa frequenza di Madrid, facendo salire il totale a 36 partite di doppio.

Nelle partite al meglio dei tre set dell’intera passata stagione si sono contati in media 12 ace per il singolare e 7 per il doppio. Si arriva a un totale di 1284 ace per le 122 partite che ci aspettiamo vengano giocate nell’ATP Cup.

Possiamo fare di meglio

Sul cemento ci sono notoriamente più ace, e con un margine abbondante. Durante il 2019, nelle partite al meglio dei tre set sul cemento ci sono stati in media 15 ace, rispetto alla metà per le partite di doppio. Il totale previsionale sale a 1542 ace, il 20% in più del numero di partenza, e abbastanza simile ai calcoli dell’ATP.

Pur non avendo molti dati relativi alla superficie di Perth, abbiamo risultati di anni per i tornei di Brisbane e Sydney. Brisbane è stata una delle superfici del circuito più accomodanti in termini di ace, mentre Sydney si è posizionata dalla parte opposta. I numeri variano poi da un anno all’altro, anche tenendo in considerazione la diversa combinazione di giocatori. Da una prospettiva di un solo anno o di un intervallo più lungo, la frequenza media di ace a Brisbane e Sydney arriva a una cifra simile alla media osservata sul resto del circuito.

Elementi che rendono più difficile l’analisi

È probabile che il caldo record australiano contribuirà a incrementare la frequenza di ace. La combinazione dei giocatori invece rende considerevolmente molto più complesso fare previsioni. Un ostacolo è dato dalla variazione estrema tra i migliori giocatori del torneo (Rafael Nadal e Novak Djokovic) e i più deboli, come il moldavo Alexander Cozbinov, numero 818 del mondo.

Un primo ostacolo

Non solo la tipica frequenza di ace di giocatori senza i favori del pronostico come Cozbinov è destinata a ridursi drasticamente contro avversari di livello, ma è probabile che troveranno difficoltà a mantenere la partita competitiva. Più corta è la partita, minore il numero di ace. Ironicamente, Cozbinov ha combattuto per tre ore contro Steve Darcis nella prima giornata, ma anche in una partita così lunga solo 2 su 116 punti al servizio sono stati ace. Insieme, hanno ottenuto un totale di 10 ace, al di sotto della media.

E un secondo

Un secondo problema è comune alle previsioni sul numero di ace per qualsiasi torneo. Il conteggio complessivo degli ace è strettamente legato a quali giocatori arrivano ai turni finali. La Spagna di Nadal, Roberto Bautista AgutPablo Carreno Busta farà probabilmente bene anche con relativamente poche esplosioni sulla prima di servizio.

Se però il Canada replica il successo nelle Finali di Coppa Davis, la combinazione scintillante di Denis ShapovalovFelix Auger Aliassime potrebbe regalare sei turni di statistiche stratosferiche al servizio. Il duo americano formato da John Isner e Taylor Fritz potrebbe fare lo stesso, anche se le probabilità per gli Stati Uniti di andare avanti sono diminuite sensibilmente dopo la sconfitta iniziale contro la Norvegia. Quantomeno Isner ha già fatto la sua parte con 33 ace nella partita persa in tre set contro Casper Ruud.

Nelle prime dieci partite di singolare al momento della stesura ci sono stati in media 16 ace, leggermente sopra il tipico numero sul cemento durante la stagione. Grazie a Inser e Kyrgios, agli estremi dell’intervallo il conteggio è salito, con rispettivamente 37 e 35 ace totali dalle partite contro Ruud e Jan Lennard Struff. I tre doppi terminati hanno avuto una media di 6 ace ciascuno, appena sotto il tipico numero sul cemento durante la stagione (dopo il terzo giorno, gli ace totali sono 559, per un ammontare di 55.900 dollari, n.d.t.).

Si tifa per il massimo degli ace

Manca ancora molto, ma si potrebbe dire “sorpresa”! La stima dell’ATP in fondo sembra abbastanza accurata. Una simulazione integrale di ogni partita e dell’intero torneo permetterebbe ancora maggiore precisione ma, senza arrivare a tanto, 1500 ace e 150.000 dollari sono un’ottima approssimazione. La filantropia di tutto il mondo dovrebbe mettersi alle spalle dei grandi servitori dell’Australia, del Canada e degli Stati Uniti, o almeno tifare per più ace della media da parte di Nadal.

How Much Will the ATP Cup Raise for Australian Bushfire Relief?

Un colpo al cerchio e uno alla botte per i premi partita Slam

di Jeff Sackmann // TennisAbstract

Pubblicato il 30 dicembre 2019 – Traduzione di Edoardo Salvati

L’occhio di falco del profilo Twitter @juki_tennis ha individuato le seguenti modifiche al regolamento per i tornei Slam nel 2020:

Iniziamo dalla prima parte sottolineata (punto a, paragrafo iii), poi arriverò al doppio. La Federazione internazionale si sta accorgendo che l’erogazione di incentivi è un processo complicato. Anni fa, quando Adrian Mannarino aveva ancora capelli, i premi partita erano di immediata comprensione. Se giocavi, ne ricevevi, se non giocavi, non prendevi nulla. I giocatori che si infortunavano appena prima degli Slam dovevano soffrire in silenzio.

In realtà, è sempre stato più complesso di così. Negli ultimi dieci anni, gli Slam si sono superati nella corsa al montepremi più alto, aumentando in particolare i premi partita per i perdenti al primo turno. Un posto nel tabellone principale degli Australian Open vale oggi 63.000 dollari (o 90.000 dollari australiani). Ci sono alcuni giocatori tra coloro che passano per le qualificazioni che a malapena riescono a raggiungere quelle cifre in un’intera stagione. Per quanto si possa essere fissati con l’onestà e la correttezza, avendo la possibilità di intascare quell’assegno non la si lascia andare facilmente.

La stessa logica si innesca a prescindere dall’esistenza di una condizione fisica ottimale o dalla presenza di infortuni. I tornei Slam del decennio trascorso hanno visto dozzine di perdenti al primo turno che non erano nello stato di forma richiesto da una competizione così importante. È una nota dolente per gli organizzatori, è un aspetto negativo per gli spettatori, e probabilmente non va così bene nemmeno per i giocatori, per quanto 63 mila dollari permettono molte sedute di fisioterapia.

Ritiri pagati

Due anni fa, la Federazione internazionale ha affrontato la problematica. I giocatori del tabellone principale possono decidere di ritirarsi e ricevere comunque il 50% del premio partita assegnato al perdente al primo turno. L’ATP applica uno schema simile, concedendo ai giocatori che si ritirano sul posto l’intero premio partita del perdente al primo turno fino a due tornei consecutivi. Si tratta di un’iniziativa che ha ottenuto molto successo, facendo ridurre i ritiri al primo turno per i tornei del circuito maggiore da un picco di 48 nel 2015 a solo 20 nel 2019. In termini percentuali, è un declino dal 4.4% all’1.6% del totale delle partite di primo turno.

Per gli Slam lo scenario è più offuscato. In campo maschile ci sono stati nove ritiri al primo turno nel 2010 e nove nel 2019. Gli incentivi della Federazione potrebbero non bastare: il 50% del premio partita al primo turno è sempre una cifra ragguardevole a cui rinunciare. In difesa degli organizzatori, i ritiri non necessariamente forniscono un quadro completo della situazione. Un giocatore non al meglio o zoppicante può comunque riuscire a completare la partita, e forse l’aggiustamento nei premi partita ha convinto qualche giocatore in più a rinunciare al posto nel tabellone principale.

Tuttavia, non sono misure in grado di fermare quei giocatori che, intenzionalmente, aggirano il sistema. Sia l’ATP che la WTA concedono a giocatori e giocatrici di utilizzare la classifica precedente all’infortunio per iscriversi a un numero limitato di eventi al momento del rientro sul circuito. Professionisti astuti massimizzano questa concessione (chiamata classifica “protetta” dall’ATP e “speciale” dalla WTA) per i tornei con montepremi più ricco e, ove possibile, riducono il divario in classifica beneficiando di wild card per gli eventi minori.

Il caso Tursunov

Emblematico di una tattica di questo tipo è l’esempio di Dmitry Tursunov, che ha giocato (e perso) le ultime sei partite di uno Slam usando ogni volta la classifica protetta. Due di quelle partite, tra cui l’ultima apparizione in uno Slam agli US Open 2017 contro Cameron Norrie, si sono concluse con il suo ritiro, mentre le altre tre sono state sconfitte senza vincere nemmeno un set.

Per certi versi Tursunov si è “guadagnato” quello stipendio. Prima di Wimbledon 2014 era il numero 31 del mondo, poi non ha giocato per larga parte dei successivi 18 mesi. Al rientro, ha seguito le regole previste dall’ATP. Con premi partita che aumentano in modo sproporzionato negli Slam rispetto agli altri tornei, la classifica protetta sembra però mostrare onore sportivo solo se parte di un programma finalizzato al ritorno alle competizioni.

Anche se nel caso di Tursunov la regola della Federazione internazionale sui ritiri dell’ultimo minuto non era in vigore, è facile ipotizzare che un giocatore possa trarne vantaggio in circostanze simili. Ed è questo il divario che la modifica al regolamento cerca di colmare. Nella nuova versione, si estende l’applicazione oltre i giocatori o le giocatrici con classifica protetta o speciale, che tipicamente richiede un’assenza di sei mesi, non uno solo. Eppure l’idea è simile, cioè non è più possibile iscriversi a un torneo, presentarsi sul posto, dichiararsi infortunati e portare a casa decine di migliaia di dollari…a meno di non aver giocato recentemente. Il requisito è minimo, ma contribuisce ad alzare almeno di un po’ lo standard per chi vuole un assegno da 30.000 dollari.

La clausola della “prestazione professionale”

La nuova regola non avrebbe avuto conseguenze sulla redditizia classifica protetta di Tursunov per le stagioni 2016 e 2017. Se fosse però rientrato da un infortunio un paio di anni più tardi, i suoi guadagni avrebbero potuto essere oggetto di revisione. Nel 2019, sia il Roland Garros che Wimbledon hanno richiamato una disposizione regolamentare raramente invocata, che richiede ai giocatori di “porre in essere una prestazione professionale”. Se lo sforzo non è considerato adeguato, si possono attivare sanzioni per un importo che ricalca il premio partita di un primo turno. 

Anna Tatishvili, protetta da classifica speciale, si è vista sottrarre l’intero premio partita al Roland Garros, mentre Bernard Tomic — spesso convenientemente preso di mira quando si verificano episodi di questa natura — ha perso la somma elargita dall’All England Club. Tatishvili ha poi vinto in appello, a Tomic è andata diversamente (anche se ingiustamente).

La violazione dello standard professionale

Ciò che importa ai fini del ragionamento non è il conto in banca di Tatishvili, ma il fatto che gli Slam hanno tirato fuori la clausola dello “standard professionale” dal congelatore. Vale la pena citare i vari elementi che concorrono, secondo il regolamento, alla violazione dello standard:

  • il giocatore o la giocatrice non ha completato la partita;
  • il giocatore o la giocatrice non ha giocato nelle 2 o 3 settimane che precedono lo Slam;
  • il giocatore o la giocatrice si è ritirato nell’ultimo torneo che ha giocato prima dello Slam;
  • il giocatore o la giocatrice stava usando una classifica protetta o speciale per l’ingresso nel tabellone principale;
  • il giocatore o la giocatrice ha ricevuto una Violazione Comportamentale per mancanza di Massimo Sforzo.

In tutti gli Slam c’è qualche giocatore che si muove nel cono d’ombra, magari tornando a giocare un po’ prima di quanto avrebbe fatto se il calendario degli Slam fosse stato diverso. Con le sanzioni del 2019, la Federazione internazionale ha fatto intendere di aspettarsi un livello di gioco credibile da tutti i giocatori e giocatrici del tabellone principale. E con la modifica ai premi partita valida per il 2020, si è chiusa la sbarra a compensi a cinque cifre per giocatori che non sarebbero dovuti essere nell’elenco degli iscritti, anche se non scendono mai in campo.

Come promesso, il doppio

La seconda parte del regolamento (punti a e d) è più problematica. Ritengo infatti che manchi un “non” chiave nella frase iniziale. A meno che la Federazione insegua obiettivi alquanto bizzarri e del tutto sconosciuti, l’intenzione delle regole relative al doppio è quella di scoraggiare i singolaristi a ritirarsi se non in casi di infortuni reali, e di evitare che si iscrivano al doppio in prima battuta se non pensano di impegnarsi seriamente.

I premi partita del doppio impallidiscono rispetto al singolare, ma comunque le coppie perdenti al primo turno ricevono un assegno di 17.500 dollari, cioè 8750 dollari a giocatore. È una cifra sufficientemente alta da convincere singolaristi a giocare il doppio se automaticamente qualificati, non importa se si disinteressano completamente al doppio nelle 44 settimane di tornei non Slam.

I criteri di accesso al tabellone principale del doppio di uno Slam sono gli stessi dei tornei del circuito maggiore maschile e femminile. Le coppie sono ordinate in funzione della classifica complessiva di singolare o doppio. Ciascun giocatore può usare la classifica migliore. I circuiti consentono ai professionisti di fare ricorso alla classifica di singolare così da incoraggiare le mega stelle a giocare il doppio, e in tornei come l’Indian Wells Masters molti grandi nomi in effetti giocano il doppio. Negli Slam l’effetto maggiore è sulla seconda fascia di singolaristi, con il risultato di accoppiamenti eclettici come quelli di Mackenzie McDonald e Yoshihito Nishioka o Lukas Lacko e John Millman agli US Open 2018.

Il doppio negli Slam non è un’esibizione

Come per molti altri dettagli della modalità d’iscrizione, alla maggior parte degli appassionati interessa poco. Dovrebbero però approfondire. Ogni qualvolta le regole permettono l’ingresso di una coppia, ne escludono contestualmente un’altra.

Inserendo più singolaristi nel tabellone del doppio, il livello di accesso per i doppisti a tempo pieno diventa incredibilmente ostico. Un singolarista in ascesa può entrare nei primi 100 — accedendo di diritto ai tabelloni principali degli Slam — con una solida stagione sul circuito Challenger. Non è così nemmeno per i migliori doppisti di Challenger, che spesso sono costretti alla ricerca di singolaristi la cui classifica consente un accesso diretto.

La revisione di quest’anno alle regole dovrebbe migliorare la situazione, almeno in parte (ma solo se qualcuno inserisce il “non” mancante, ovviamente). Il doppio negli Slam non è un’esibizione, e non dovrebbe essere trattato in quel modo. Anche l’ATP e la WTA dovrebbero muoversi di conseguenza, penalizzando quei giocatori che si ritirano dal doppio per poi dimostrare di non avere infortuni continuando invece in singolare.

Incentivi e intenzioni

Seppur dei tecnicismi, sono modifiche al regolamento con uno scopo semplicissimo: assicurare che i giocatori nei tabelloni principali dei tornei Slam — in singolare e in doppio — siano in forma e motivati a giocare. Non verrano eliminate tutte le scappatoie legali, e ci si devono attendere altre controversie da situazioni come quella di Tatishvili e Tomic.

La tematica di fondo, complicata dalla modifica riguardo al ritiro sul posto, è la motivazione sottostante l’aumento del premio partita per i perdenti al primo turno. Gli Slam rappresentano la fetta più abbondante del montepremi stagionale, specialmente per i giocatori con classifica tra il 50 e il 110 delle due classifiche ufficiali, che non hanno accesso diretto per molti dei prestigiosi Master 1000 o Premier. Anche nei turni avanzati, nella migliore delle ipotesi si contendono premi non superiori ai 10.000 dollari.

Quattro volte l’anno, i professionisti con bassa classifica ottengono un innesto di denaro garantito, e la possibilità di raccogliere molto di più. Di fatto, la presenza degli Slam è per molti giocatori l’apporto economico per finanziare il resto della stagione. In parte, gli Slam hanno aumentato i premi partita del primo turno — nominalmente e rispetto all’incremento nei turni conclusivi — proprio a riconoscimento di questo aspetto. Essere un professionista sul circuito richiede parecchi soldi e, in assenza dell’apporto dagli Slam, può tranquillamente diventare un’impresa in perdita.

Stipendi, no premi partita

Gli Slam si affidano ai due circuiti maggiori e agli altri circuiti, che operano livelli di ricchezza inferiore, per una pubblicità che dura tutto l’anno e un insieme di giocatori di talento che attirano pubblico e attenzione mediatica. Molto del premio partita per il perdente al primo turno è un implicito attestato a questo prezioso contributo.

Nessuno è convinto che la giocatrice numero 78 del mondo meriti 63.000 dollari per presentarsi in campo e impegnare Serena Williams nell’equivalente di un riscaldamento di nemmeno un’ora. Merita però la numero 78 del mondo di guadagnare complessivamente 250.000 dollari all’anno, che poi a malapena coprono le spese per viaggiare, per l’allenatore e per l’attrezzatura? Penso di si, sembra che lo pensino anche gli Slam e sospetto che lo pensiate anche voi.

Quando la Federazione internazionale chiude scappatoie come queste, non dimentichiamo che agisce avendo a riferimento un contesto da 63.000 dollari per ora, non il più ragionevole modello da 250.000 dollari a stagione. È un obiettivo importante assicurare l’integrità e la qualità del gioco negli Slam, ma deve essere messo sullo stesso piano con lo sforzo di sostenere i giocatori e le giocatrici delle retrovie, anche in presenza di infortuni.

La creazione di un fondo

Una politica più ragionevole sarebbe quella di separare larga parte del montepremi per i perdenti al primo turno dall’atto concreto di giocare una partita di primo turno. Gli Slam ad esempio potrebbero contribuire singolarmente con 7.5 milioni di dollari annui — cioè 30.000 dollari per giocatore — ad alimentare un fondo che eroghi poi sovvenzioni stagionali a giocatori e giocatrici fuori dai primi 50, e abbassare ogni premio partita per il singolare dello stesso ammontare (realizzarlo sarebbe un grattacapo notevole, partendo da questi pochi parametri).

In questo modo molti giocatori riceverebbero semplicemente 30.000 dollari aggiuntivi a Slam sotto un’altra maschera. Però chi è infortunato verrebbe aiutato a ritornare al massimo della forma, lasciando grandi cifre a disposizione per le spettacolari battaglie della fase finale. Naturalmente, è una soluzione che esige ben più di qualche modifica marginale al regolamento.

Grand Slam Prize Money Whack-a-Mole

Ripensare il risultato di una partita in termini di probabilità

di Jeff Sackmann // TennisAbstract

Pubblicato il 28 dicembre 2019 – Traduzione di Edoardo Salvati

Non serve aspettare la conclusione di una partita per sentire durante la telecronaca che le vittorie possono essere decise dal margine più risicato. È frequente per il vincitore raccogliere solo il 51% o il 52% dei punti totali. In decine di occasioni nel corso dell’anno capita di andare anche oltre, quando un giocatore trionfa avendo ottenuto meno della metà dei punti. Così è riuscito a fare Novak Djokovic nella finale di Wimbledon 2019, con 204 punti a suo favore rispetto ai 218 di Roger Federer.

Ha senso dedurre da risultati come quello tra Djokovic e Federer che molte partite sono decise da margini davvero ridotti o che il rendimento su determinati punti è cruciale. Ci sono addirittura situazioni di vittoria con non più del 47% dei punti giocati.

Può capitare però di attribuire al margine ridotto importanza eccessiva. Il 51% richiama effettivamente l’idea di un margine minimo, così come il 53%. In molte attività, sportive e non, il 55% rappresenta quasi una parità, e anche il 60% o il 65% suggerisce che non ci sia molto spazio a separare i contendenti. Nel tennis è diverso, specialmente sul circuito maschile che è dominato dal servizio. Quale ne sia l’interpretazione, il 60% dei punti vinti segnalano una partita a senso unico, il 65% una demolizione quasi imbarazzante. Nel 2019, in sole tre partite il vincitore ha raccolto più del 70% dei punti.

La domanda è un’altra

Per molte ragioni i punti vinti totali sono una misura imperfetta della superiorità di un giocatore, anche all’interno della singola partita. Un primo difetto è che di solito il valore si dispone nell’intervallo tra il 35% e il 65%, portando all’errata convinzione che tutte le partite siano relativamente equilibrate. Un secondo difetto è che non tutti i 55% (o i 51%, o i 62%) sono identici tra loro. Più è lunga la partita, più informazioni accumuliamo sui giocatori.

Per uno specifico formato di gioco, come le partite al meglio dei tre set, una partita più lunga mediamente richiede giocatori tra loro simili per andare al tiebreak o al terzo set. Se vogliamo però paragonare partite di formati diversi (come quelle al meglio dei tre set e dei cinque set), non necessariamente la durata fornisce indicazioni utili. Le partite al meglio dei cinque set sono più lunghe per via del regolamento, non per qualche caratteristica dei giocatori.

La soluzione risiede nel pensare in termini di probabilità

Data la durata di una partita, e la percentuale di punti vinti da ciascun giocatore, qual è la probabilità che il vincitore sia stato anche il giocatore migliore quel giorno?

Per rispondere, usiamo la distribuzione binomiale, considerando la probabilità che un giocatore vinca un numero di punti uguale a quelli che vincerebbe a parità di bravura fra giocatori. Se lanciamo una moneta 100 volte, ci aspetteremmo che esca testa circa 50 volte, senza però che siano sempre esattamente 50 volte. La distribuzione binomiale serve per sapere quanto spesso attendersi un particolare numero di testa su cento lanci: 49, 50 o 51 sono comuni, 53 un po’ meno, 55 ancora meno, 40 o 60 rari e così via. Esiste una probabilità che un qualsiasi numero di testa sia dovuto unicamente al caso, come esiste una probabilità che si verifichi perché la moneta è truccata.

Come si rapporta tutto questo a una partita di tennis?

Quando inizia la partita, facciamo finta di non sapere nulla della bravura dei giocatori e ipotizziamo che siano dello stesso livello. Il numero di punti è equivalente al numero di lanci della moneta, più sono i punti più è probabile che il giocatore che ne vince di più è realmente il migliore dei due. Il numero di punti del vincitore corrisponde al numero di testa nei lanci. Se il vincitore vince il 60% dei punti, possiamo stare certi che è il migliore, allo stesso modo in cui il 60% di testa su cento o più lanci farebbe supporre che probabilmente la moneta è truccata.

Più del solo 59%

La distribuzione binomiale aiuta a convertire queste intuizioni in probabilità. Facciamo un esempio. La finale del Roland Garros 2019 è stata abbastanza a senso unico. Rafael Nadal ha vinto il 58.6% del totale dei punti (116 su 198) contro Dominic Thiem, pur avendo perso il secondo set. Se Nadal e Thiem fossero allo stesso livello, la probabilità che Nadal vinca così tanti punti è poco meno dell’1%. Possiamo quindi dire che c’è una probabilità del 99% che Nadal sia stato — in quel giorno e con quelle condizioni — il giocatore migliore. Non è una sorpresa, e non dovrebbe esserlo.

Il ragionamento si fa più interessante modificando la durata della partita. Le altre due finali maschili del 2019 in cui un giocatore ha vinto circa il 58.6% dei punti sono state vinte da Djokovic. Al Masters di Parigi Bercy ha vinto il 58.7% dei punti (61 su 104) contro Denis Shapovalov, e a Tokyo il 58.3% (56 su 96) contro John Millman.

Vista la differenza di formato, al meglio dei tre set in questo caso, Djokovic ha impiegato la metà del tempo di Nadal, quindi la certezza che sia stato un giocatore migliore, per quanto comunque alta, non dovrebbe essere così vicina al 100%. La distribuzione binomiale assegna a quelle vittorie una probabilità rispettivamente del 95% e 94%.

Considerare anche la durata

In media, il vincitore di una partita del circuito maschile nella stagione 2019 ha vinto il 55% dei punti totali, un numero che può indicare un distacco minimo, anche se gli appassionati più attenti sanno che non è così. Una volta trasformato ogni risultato in probabilità, la probabilità media che il vincitore è anche il giocatore più forte è dell’80%.

Non solo è un numero che, intuitivamente, dà un’interpretazione superiore — sono meno infatti i risultati raggruppati intorno al 55%, con i numeri che si distribuiscono tra il 15% e il 100% — ma considera anche la durata della partita, un aspetto invece ignorato dalla vecchia maniera dei punti vinti totali.

Perché è importante?

Si potrebbe giustamente credere che chiunque interessato a quantificare i risultati delle partite abbia già avuto questo tipo di intuizioni. Si sa ad esempio che il 55% dei punti vinti corrisponde a una vittoria di misura, il 60% a una più facile, e che la durata della partita implica la necessità di leggere questi numeri in funzione del contesto. I punti validi per la classifica e i premi partita vengono assegnati senza tenere conto di queste particolarità, perché quindi cercare un’alternativa?

Per me ha un valore potenziale come modalità rappresentativa del margine di vittoria. Risponde a logica il fatto che qualsiasi sistema di valutazione, come le mie valutazioni Elo, incorpori il margine di vittoria, perché è più difficile vincere demolendo l’avversario di quanto non lo sia in una partita equilibrata. In altre parole, un giocatore che vince il 59% dei punti contro Thiem è probabilmente più forte di uno che ne vince il 51%, sempre contro Thiem. I sistemi di valutazione dovrebbero darne credito.

Ce ne sono già alcuni che lo fanno, tra cui quello introdotto recentemente da Martin Ingram e di cui abbiamo parlato in un podcast. Molti sistemi però non tengono in considerazione il margine di vittoria, tra cui le mie valutazioni Elo. Mi sono cimentato negli anni a provare tutti i possibili modi di integrare il margine di vittoria, non riuscendo a trovarne uno che riesca ad accrescere con continuità il potere predittivo delle valutazioni. Magari è la volta giusta.

Leva e partite lotteria

Ho già accennato a una limitazione di questo approccio, che riguarda la maggior parte degli altri indici sul margine di vittoria. Nella finale di Wimbledon 2019 Djokovic ha vinto solo il 48.3% dei punti totali, riuscendo ad alzare il trofeo grazie a una prestazione superiore a quella di Federer nei momenti più importanti. L’interpretazione del margine di vittoria in termini di probabilità restituisce più risultati all’80% che al 55%, ma anche più risultati al 25% che al 48%. Secondo questa metodologia, esiste solo una probabilità del 24% che Djokovic fosse il giocatore migliore quel giorno a Londra. Seppur una posizione non priva di fondamento, non dimentichiamo il divario di punti a favore di Federer, è però un po’ scomoda.

Con la distribuzione binomiale come descritta in precedenza, tralasciamo completamente la leva, il concetto cioè per il quale alcuni punti hanno più rilevanza di altri. Per quanto la maggior parte dei giocatori non produce un rendimento sempre ottimo o sempre pessimo in circostanze di alta leva, molte partite sono decise esclusivamente da come un giocatore si comporta in quei momenti chiave.

Indice di Leva e Indice di Dominio

Una soluzione potrebbe essere l’inserimento della mia nozione di Indice di Leva, che mette a confronto l’importanza dei punti vinti da ciascun giocatore. Sono poi andato avanti unendo l’Indice di Leva all’Indice di Dominio, una statistica molto vicina ai punti vinti totali, in un solo numero che chiamo DR+, o Indice di Dominio corretto.

È possibile vincere una partita con un Indice di Dominio inferiore a 1.0, che significa vincere meno punti alla risposta di quelli vinti dall’avversario, un’occorrenza che si verifica spesso quanto i punti vinti totali sono meno del 50%. Quando però il DR è corretto per la leva, è estremamente raro per un vincitore terminare con un DR+ inferiore a 1.0. L’Indice di Dominio di Djokovic nella finale di Wimbledon è stato dello 0.87, mentre il suo DR+ dello 0.97, una delle pochissime volte in cui il valore corretto del vincitore è rimasto sotto l’1.0.

Sarebbe impossibile aggiustare il metodo della distribuzione binomiale allo stesso modo in cui ho “sistemato” l’Indice di Dominio. Non si può semplicemente moltiplicare il 65%, l’80% o qualsiasi altro numero, per l’Indice di Leva e aspettarsi un risultato che abba senso. E potrebbe non essere così interessante. Il calcolo dell’Indice di Leva richiede accesso alla sequenza punto per punto della partita, senza poi considerare la complessità del codice per la probabilità di vittoria, che lo rende estremamente lungo, anche in presenza dei dati necessari.

Per il momento, la leva non è qualcosa che si riesce a sistemare, ma solo qualcosa di cui possiamo essere consapevoli, come per i numeri sul margine di vittoria che confondono, ad esempio il 24% di Djokovic nella finale di Wimbledon.

Nuove interpretazioni

Al pari di altre statistiche di mia ideazione, non mi aspetto che vi sia di questa un’adozione diffusa. Se, nella migliore delle ipotesi, diventasse un elemento accrescitivo delle valutazioni Elo, sarebbe un utile passo avanti, anche senza dover approfondire ulteriormente. L’obiettivo ultimo è quello di creare indici che raccolgano più dettagli delle nostre intuizioni. Anche se ci siamo abituati alle stranezze del punteggio tennistico, un universo in cui il 52% dei punti vinti totali segnala una partita equilibrata e il 54% non lo fa, non significa che non possiamo fare meglio di così. Pensare in termini di probabilità richiede uno sforzo aggiuntivo, ma quasi sempre fornisce preziosa conoscenza.

Rethinking Match Results as Probabilities

Un’analisi preliminare del rovescio lungolinea

di Jeff Sackmann // TennisAbstract

Pubblicato il 13 dicembre 2019 – Traduzione di Edoardo Salvati

Eseguito nei modi e nei tempi giusti, il rovescio lungolinea è uno dei colpi più devastanti nel tennis. Che valore possiede e quali sono i giocatori che ne ottengono il massimo rendimento? Sono domande sorprendentemente complicate, per cui non possiedo ancora risposte affidabili. Determinare però la frequenza con cui un giocatore ricorre al rovescio lungolinea e ottiene il punto con quel colpo è già di per sé affascinante.

Il Match Charting Project offre molti dati per analizzare simili tattiche, poiché raccoglie informazioni sulla tipologia e sulla direzione di ciascun colpo. In uno scambio tra destrimani, un rovescio lungolinea è di semplice identificazione: un rovescio dal lato del rovescio verso il lato del dritto dell’avversario. Solo per il decennio in corso, il Match Charting Project ha individuato quasi 100.000 rovesci lungolinea, distribuiti più o meno equamente tra partite maschili e femminili.

Riusciamo però anche farci un’idea più generale identificando le opportunità di colpire un rovescio lungolinea, cioè quelle in cui un giocatore potrebbe scegliere di cercare un’altra direzione o usare un colpo totalmente differente. Un giocatore che colpisce spesso con il taglio o gira intorno al rovescio per colpire di dritto, può magari dedicare moltissimi dei suoi rovesci al lungolinea, ma quei rovesci lungolinea non rappresenteranno una grossa proporzione delle opportunità complessive dal quel lato di campo.

Le opportunità di colpire un rovescio lungolinea

Iniziamo proprio da quelle opportunità. La tabella mostra tre frequenze per i due circuiti, relativamente alle partite di cui abbiamo dati punto per punto dal 2010 a oggi. La prima frequenza è la percentuale di opportunità sul lato del rovescio che sono effettivamente diventate rovesci (per lo scopo di quest’analisi, non considero i rovesci tagliati, che possono essere difficili da gestire ma sono tutt’altro colpo. Ho escluso anche le risposte al servizio, perché possiedono complicazioni specifiche). La seconda frequenza è la percentuale di opportunità che sono diventate rovesci lungolinea, e la terza è la combinazione delle prime due, vale a dire la percentuale di rovesci dal lato del rovescio che sono diventati lungolinea.

Circuito  Rov./Opp   Rov. LL/Opp   Rov. LL/Tutti Rov  
ATP       63.7%      11.1%         17.4%  
WTA       73.6%      12.8%         17.4% 

È molto più probabile che le donne colpiscano un rovescio non tagliato dal lato del rovescio di quanto facciano gli uomini, e ci sono due ragioni per questo. La prima è che gli uomini, in media, colpiscono più rovesci tagliati, principalmente per via di alcuni giocatori che colpiscono molti rovesci tagliati, alzando appunto la media. La seconda è che più probabilmente gli uomini gireranno intorno al rovescio per tirare un dritto da quel lato. Siccome gli uomini colpiscono meno rovesci in assoluto, colpiscono anche meno rovesci lungolinea come porzione del totale di colpi da quel lato. Però, se decidono di colpire di rovescio, uomini e donne vanno per il lungolinea con la medesima frequenza, il 17.4%, all’incirca un rovescio su sei.

L’esito dei rovesci lungolinea

Vediamo l’esito di quei rovesci lungolinea. La tabella riporta numeri aggregati relativi all’ATP e alla WTA e mostra la percentuale di lungolinea che si trasformano in vincenti (tra cui colpi che forzano un errore dell’avversario/a), la percentuale degli errori non forzati e la percentuale che porta al motivo ultimo dello scambio, cioè vincere il punto.

Sia gli uomini che le donne hanno un rapporto “positivo” tra vincenti ed errori non forzati. Le donne però ottengono più vincenti e commetto più errori (e vedremo, al riguardo, che sono numeri incredibilmente aggressivi). Inoltre, sia uomini che donne terminano in media il punto più frequentemente con rovesci lungolinea rispetto ad altri colpi, sia considerando tutti i colpi che tutti i rovesci. In media, con il rovescio non tagliato, considerato da ogni posizione e per tutte le direzioni, si ottiene approssimativamente un 10% di vincenti e un 10% di errori non forzati.

La percentuale di punti vinti non appare enorme, il 51.6% per gli uomini e il 52.4% per le donne. Sono però cifre che ribaltano la tipica aspettativa che si ha al rovescio. I rovesci si verificano più spesso da posizioni difensive, quindi è leggermente più probabile che appartengano a punti persi che a punti vinti. Per questo i corrispondenti numeri per i rovesci sono tutti al di sotto del 50%.

Questo è un ottimo esempio della difficoltà associata all’analisi di un colpo: i rovesci lungolinea determinano più punti vinti perché parte di una tattica migliore, o perché vengono colpiti più spesso di fronte a colpi deboli dell’avversario? Probabilmente è una combinazione di entrambi gli aspetti, ma con prevalenza dell’ultimo.

Una breve parentesi sui mancini

Prima di vedere i risultati per alcuni giocatori, voglio illustrare un interessante confronto tra mancini e destrimani. Più di una volta ho sostenuto che i mancini devono imparare a giocare “al contrario”, perché i loro avversari sono in maggioranza destrimani. Mentre due destrimani possono scambiarsi cannonate di dritto incrociato, un mancino raramente ha la stessa possibilità. Di conseguenza, i mancini si allenano più a lungo su colpi inusuali, come colpi a rimbalzo a uscire e i rovesci lungolinea. Almeno, questa è la mia teoria.

Nemmeno a dirsi, i mancini colpiscono molti più rovesci lungolinea dei colleghi destrimani, i quali vanno lungolinea nel 16.9% dei rovesci dal lato del rovescio, rispetto al 21.4% dei mancini. Rafael Nadal è buona parte della spiegazione, visto che sono sue molte delle partite con dati punto per punto e che va di rovescio lungolinea il 24.4% delle volte, più di quasi tutti gli altri giocatori (un altro mancino, Martin Klizan, è uno dei pochi con numeri più estremi, il 25.2%). Rimane comunque una differenza di diversi punti percentuali anche non considerando Nadal.

Non è però una legge fisica universale. Le donne mostrano, in aggregato, una tendenza opposta. Le destrimane usano il rovescio lungolinea il 17.6% delle volte, mentre le mancine il 15.8%. Ci sono alcune giocatrici dello stampo di Nadal e Klizan, come Lucie Safarova (26.3%) ed Ekaterina Makarova (26.1%). In generale, sono le più aggressive, a prescindere dalla mano, a utilizzare più spesso il rovescio lungolinea. Jelena Ostapenko arriva al 27% e Dayana Yastremska costringe a estendere l’asse delle ordinate, con una frequenza del 33%.

Il compromesso del rovescio lungolinea

Ho parlato della grande difficoltà di valutare le tattiche di gioco in termini di selezione dei colpi. La misura più importante di qualsiasi strategia è data dalla vittoria di più punti. Se giocare più lungolinea non fa aumentare la frequenza di punti vinti, perché un giocatore o una giocatrice dovrebbero fare quella scelta? Se però più lungolinea si traducono in più punti vinti, allora vale la pena pensare di giocarne di più, che significa andare alla ricerca di opportunità da posizioni più complicate, cioè in sostanza vincere punti con una frequenza leggermente inferiore. Portando il ragionamento all’estremo, una tattica migliore non porterà a più punti vinti di quella meno efficace di cui prende il posto.

Se si pensa inoltre all’ovvia considerazione che ogni giocatore ha caratteristiche e preferenze diverse da quelle degli altri, si ottiene che non esiste una forte relazione tra la frequenza di rovesci lungolinea e la loro efficacia, intesa come punti vinti, quando vengono colpiti.

Non correlazioni

Esiste una leggerissima correlazione negativa (per uomini e donne) tra la frequenza con cui un giocatore colpisce rovesci lungolinea e il numero di rovesci lungolinea vincenti, a suggerire che ci sono poche opportunità per andare a colpo sicuro su un vincente. Per le donne, non c’è però relazione tra la frequenza di rovesci lungolinea e la frequenza di punti vinti. C’è invece un’eccezione, per quanto minore, in questo lungo elenco di elementi tra loro senza relazione. Per gli uomini, si assiste a una debole correlazione negativa (r^2 = 0.13) tra la frequenza di rovesci lungolinea e la frequenza di punti vinti.

È un risultato in linea con l’intuizione descritta in precedenza, cioè che se un giocatore ricerca quella tattica più spesso, otterrà esiti peggiori, non perché gioca effettivamente male, ma perché la sceglie in situazioni più rischiose. Il giocatore che ricorre al rovescio lungolinea il 10% delle volte ha una posizione conservativa, chi lo fa nel 25% dei casi si trova in qualche circostanza con un colpo dalla percentuale realizzativa davvero risicata.

Il rovescio lungolinea di specifici giocatori

Potremmo quindi concludere, seppur con estrema cautela, che un giocatore che vince un’alta percentuale di punti con il rovescio lungolinea dovrebbe usarlo più spesso. La tabella mostra 25 dei giocatori più in vista, ordinati per la frequenza con cui colpiscono un rovescio lungolinea.

Giocatore      Rov. LL/Rov.  Vinc%   ENF%    Pti Vinti%  
Nadal          24.5%         12.1%   11.1%   54.7%  
Isner          22.0%         23.2%   27.3%   38.2%  
Djokovic       21.2%         16.7%   16.1%   54.2%  
Tsonga         21.0%         20.6%   27.7%   45.8%  
Shapovalov     20.5%         20.1%   23.5%   49.1%  
Wawrinka       19.1%         28.8%   26.8%   51.4%  
Nishikori      18.8%         27.7%   19.1%   56.7%  
Thiem          18.4%         28.5%   28.2%   51.6%  
Fognini        18.3%         20.4%   23.8%   49.3%  
Goffin         18.2%         23.5%   23.8%   49.5%  
Federer        18.2%         25.5%   21.0%   53.2%  
Dimitrov       17.7%         27.4%   23.6%   50.5%  
Kyrgios        17.7%         19.5%   23.5%   44.4%  
Murray         16.8%         21.7%   16.5%   54.2%  
Gasquet        16.6%         33.5%   23.1%   55.2%  
Del Potro      15.5%         24.6%   15.7%   52.2%  
A. Zverev      15.3%         32.5%   19.0%   56.1%  
Monfils        14.3%         25.9%   17.6%   54.7%  
Medvedev       14.3%         17.0%   16.9%   49.6%  
Ferrer         14.2%         16.9%   18.1%   48.0%  
Tsitsipas      14.1%         24.3%   22.9%   49.3%  
Coric          13.6%         29.3%   24.1%   55.4%  
Anderson       13.3%         25.3%   24.9%   45.9%  
Bautista Agut  10.4%         17.3%   20.2%   46.3%  
Schwartzman    10.3%         32.5%   22.3%   55.7%

Se non altro, questi numeri evidenziano che ci sono molteplici modi per vincere una partita. Nadal colpisce molti rovesci lungolinea, ma raramente comportano la fine del punto. Poco più giù nella lista, troviamo giocatori che concludono il punto con un rovescio lungolinea più del doppio delle volte. Nella parte bassa è pieno di giocatori che non vincono molti punti con il rovescio lungolinea ma tra cui troviamo Diego Schwartzman e Borna Coric, due che sono estremamente efficaci nelle rare occasioni in cui cercano questo colpo più difficile.

Il rovescio lungolinea di specifiche giocatrici

Non troviamo una correlazione simile per le donne a livello di circuito, che non significa che le strategie di tutte le giocatrici siano ottimali. La tabella mostra le stesse statistiche per 25 delle giocatrici più in vista.

Giocatrice      Rov. LL/Rov.  Vinc%   ENF%    Pti Vinti%  
Yastremska      33.7%         27.4%   24.7%   54.8%  
Ostapenko       27.1%         35.0%   33.6%   51.0%  
S. Williams     25.2%         28.3%   19.6%   57.4%  
Bencic          21.6%         28.1%   14.6%   59.1%  
Sabalenka       21.2%         38.7%   25.5%   57.1%  
Keys            20.4%         27.7%   39.9%   46.7%  
Halep           20.1%         25.3%   21.7%   55.8%  
V. Williams     19.2%         26.1%   19.7%   49.7%  
Andreescu       19.2%         22.6%   17.9%   59.7%  
Azarenka        19.1%         25.9%   16.2%   57.3%  
Kar. Pliskova   18.9%         26.6%   23.1%   51.6%  
Muguruza        18.1%         28.2%   18.9%   57.5%  
Sharapova       18.0%         27.1%   21.4%   53.2%  
Osaka           17.9%         28.2%   27.7%   48.6%  
Konta           16.1%         33.4%   29.9%   53.6%  
Kvitova         15.8%         30.9%   24.0%   54.0%  
Wozniacki       15.6%         25.5%   15.9%   56.8%  
Stephens        15.1%         25.9%   26.4%   53.2%  
Bertens         14.7%         21.6%   21.7%   49.0%  
Niculescu       13.2%         29.7%   14.7%   62.9%  
Kerber          13.2%         26.7%   18.5%   56.2%  
Barty           13.1%         26.9%   29.0%   50.6%  
Vondrousova     11.5%         29.8%   18.5%   52.3%  
Suarez Navarro  10.9%         33.1%   25.8%   55.9%  
Svitolina       10.2%         27.6%   20.5%   53.9%

Un esempio eclatante è quello di Belinda Bencic, che colpisce più rovesci lungolinea di quasi tutte le giocatrici dell’elenco ed è una delle più efficaci nel vincere il punto in quel modo. Facile lasciarsi sedurre dall’ipotesi che, nell’applicare questa tattica, stia sprecando qualche opportunità. All’estremo opposto Ostapenko e Madison Keys sono decisamente aggressive, commettendo tanti errori quasi quanti sono i vincenti e, nel caso di Keys, vincendo molto meno della metà di quei punti.

Si tratta solo di un’analisi preliminare del rovescio lungolinea. Valutare una strategia è difficile, quantificare gli effetti di un singolo colpo all’interno della strategia è ancora più complesso. E lo si può fare solo partendo dalla definizione di alcuni concetti di base, dalla scelta di statistiche utili e dal cercare i primi indizi di una correlazione che potrebbe esistere (o che probabilmente non esiste). Il percorso è molto lungo, ma abbiamo fatto un piccolo passo in avanti.

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