I problemi del circuito femminile che 4 milioni di dollari non risolvono

di Paul Timmons // mytennisadventures

Pubblicato il 4 novembre 2019 – Traduzione di Edoardo Salvati

Non appena Ashleigh Barty ha terminato le foto di rito con il trofeo delle Finali di stagione WTA, una vittoria che conclude un anno decisamente positivo per la simpaticissima australiana, l’attenzione si è inevitabilmente spostata sulla generosità dell’assegno che ha ricevuto in dote. Per chi non lo sapesse, si tratta di 4.42 milioni di dollari, una somma che fa impallidire qualsiasi premio partita precedentemente assegnato in un torneo professionistico di tennis, maschile o femminile.

Quasi immediatamente, i sostenitori della WTA travestiti da giornalisti hanno definito l’evento uno spartiacque nella storia del tennis femminile e dello sport femminile in generale. È un’affermazione perentoria che merita di essere approfondita, anche se non sorprende sapere che i suoi fautori non intendono discuterne il merito, probabilmente perché è un ragionamento dalla logica debole.

Perché questa opinione?

Torniamo indietro nel tempo. Non serve spostarsi decenni o di qualche anno, basta il gennaio scorso, quando Serena Williams ha perorato la causa della parità di guadagni in tutti i tornei presso i colleghi maschi. Vale la pena chiarire che gli Slam e i tornei congiunti più importanti offrono già montepremi identici. Per la maggior parte del calendario però, uomini e donne viaggiano per giocare in diverse città del mondo, in eventi più piccoli e meno prestigiosi: è qui che esiste la disparità, ed è presumibilmente quella a cui Williams faceva riferimento.

È parsa una richiesta strana in quel momento, e piuttosto illogica. L’ATP e la WTA operano come entità separate, con la facoltà di sottoscrivere accordi specifici per i diritti televisivi, per le sponsorizzazioni e la copertura mediatica. Sono presenti in paesi e città diverse, e così via. Semplicemente, il desiderio di Williams non è realizzabile nell’attuale struttura, aspetto di cui è di sicuro a conoscenza.

Per certi versi però, la sua argomentazione aveva un senso, era solo diretta alle persone sbagliate. La domanda dovrebbe essere posta ai dirigenti della WTA, sul perché il tennis femminile è rimasto indietro. I numeri che seguono illustrano la gravità del problema.

La gravità della situazione

Dei 55 tornei del circuito maggiore femminile, 32 sono gli International (la categoria inferiore). Di questi, 30 partono da un montepremi di 250 mila dollari. A confronto, nel circuito maggiore maschile 39 tornei su 62 sono della fascia più bassa (gli ATP 250), anche se il montepremi ha un livello di partenza di 589.680 dollari, decisamente più alto. Di conseguenza, un giocatore che vince un torneo 250 guadagna come minimo 90.990 dollari, mentre il finalista guadagna 49.205 dollari. La vincitrice di un International vince 43.000 dollari. Inizia a vedersi la differenza.

Alla luce di tutto questo, quanto dovremmo esaltare l’assegno ricevuto da Barty per un valore di 100 volte superiore a quello di una tipica vittoria in un International? Oltre a rappresentare già un aumento enorme rispetto ai 2.360.000 dollari vinti da Elina Svitolina nell’edizione 2018.

È davvero motivo di festeggiamenti? Possibile. Ma quali siano gli effetti di lungo termine ed i benefici, se ve ne sono, è oggetto di dibattito. Le Finali di stagione hanno dato alla WTA l’occasione per farsi vanto di un accordo che ha generato un premio partita più alto di quello degli uomini. Allora è questo di cui stiamo parlando?

Servono spiegazioni

Per me, in sostanza, la questione torna sul commento di un impiegato della WTA, che ne ha parlato in termini di: “che momento per il tennis femminile”. Ci spieghino i cambiamenti che porterà, quali vantaggi arriveranno e come inciderà sull’evoluzione dello sport. Perché da fuori vedo solo un torneo che ha reso le giocatrici ricche ancora più ricche. E non riesco proprio a immaginare come questo si traduca in più soldi di cui chi occupa i gradini più bassi della scala gerarchica ha un disperato bisogno. Sarei contento di essere smentito, ma temo che commenti sensazionalistici rimangano appunto tali.

Da ultimo, mi preme sottolineare che ho già affrontato il tema della disparità tra circuiti nelle categorie inferiori e, considerando il tono delle mie parole odierne, è giusto far sapere che dal prossimo anno l’ATP aumenterà il rimborso delle spese di viaggio a 4000 dollari per i giocatori classificati dal 151 al 400, mentre i doppisti riceveranno 2000 euro. Anche se solitamente è la Federazione internazionale a incaricarsi dei tornei a cui partecipa la maggioranza delle giocatrici classificate dal 151 al 400, è un altro esempio della cura superiore che l’ATP dedica ai giocatori (per quanto ci sia ancora molto da fare) rispetto al trattamento riservato dalla WTA o dalla Federazione internazionale.

Come è andato il torneo?

Sotto diversi punti di vista, l’ammontare vinto da Barty ha eclissato le pecche di un torneo con tutti gli ingredienti per un disastro. Gli infortuni possono colpire in qualsiasi momento, ma una combinazione di stanchezza di fine stagione e lentezza della superficie è destinata a creare inevitabilmente molti grattacapi. L’inabilità di generare il tutto esaurito ha poi reso l’atmosfera tetra.

Nella sua infinità saggezza, la WTA ha rifiutato il corteggiamento di Manchester e Praga — due città in cui i biglietti sarebbero andati a ruba per ogni sessione di gioco — attratta dal denaro di un mercato che non ha mai veramente spinto il tennis come sport. Giocatrici di altissimo livello si sono così ritrovate a competere in un contesto immeritevole del loro talento. È un sollievo pensare quindi che la WTA abbia preso l’impegno di trovare una soluzione a Shenzhen per i prossimi nove anni. Buona fortuna, perché ce ne vorrà molta.

In conclusione, molti complimenti a Barty, ma non esaltiamoci per la magnanimità della sua vincita. È una distrazione dalle problematiche di fondo che affliggono il circuito femminile, non solo in Cina.

Scratch Beneath The Surface

La disparità di trattamento che viene ignorata

di Paul Timmons // mytennisadventures

Pubblicato il 12 settembre 2019 – Traduzione di Edoardo Salvati

Sembra che l’evidente dissenso e discontento sul problema della distribuzione dei premi partita nei tornei che non sono uno dei quattro Slam stia facendo sempre più presa, in particolare tra quei giocatori la cui classifica non supera il numero 150. Sono giocatori che fanno fatica ad arrivare alla fine del mese, e ancor meno a monetizzare il loro talento, nonostante siano degli atleti di livello mondiale. È una difficoltà che non risparmia nemmeno il circuito femminile, anche se l’idea è che, in generale, le lamentele arrivino dagli uomini. Perché è così? 

Lo dico perché se i giocatori in quella zona di classifica affrontano tempi duri, per le giocatrici la situazione deve essere quasi drammatica. Dopo aver raccolto un po’ di dati, è cristallino infatti che all’aumentare della distanza dal vertice del tennis femminile le giocatrici subiscano svantaggi sempre maggiori. Se così stanno le cose, dove sono i cori di protesta delle giocatrici più in vista?   

Un punto di vista neutrale

Il mio è un punto di vista totalmente neutrale. Chi mi segue, è a conoscenza del fatto che m’interesso quasi esclusivamente del circuito ATP. Non sono quindi alla ricerca di una connotazione a sfondo sessista. L’unico obiettivo è di collezionare dati, fatti e informazioni attendibili per far luce sulle dinamiche in atto e provare a rispondere alle altre domande che possono scaturirne. 

L’immagine 1 mostra il numero di tornei $15k e $25k organizzati per i due circuiti. I montepremi includono anche il doppio. Spesso giocatori e giocatrici si iscrivono sia al singolare che al doppio, per questo li ho considerati entrambi. I dati analizzati si riferiscono al periodo tra gennaio e la fine di ottobre 2019.

IMMAGINE 1 – Numero di eventi $15k e $25k per uomini e donne

A uno sguardo complessivo, il numero di eventi della categoria $15k è più alto per gli uomini (330 contro 233), mentre accade il contrario per la categoria $25k (153 contro 189). Visto che i giocatori sono in numero ben superiore rispetto alle giocatrici, può avere senso che ci siano più tornei $15k, specialmente se si pensa che a volte è difficile completare il tabellone delle qualificazioni di alcuni tornei femminili. A breve mi soffermo anche sul fatto che ci sono più tornei $25k per le donne, per quanto è un ragionamento che non ritengo possedere grande peso.   

I Challenger per gli uomini e i $60k e le categorie ITF per le donne 

Salendo di livello nel circuito Challenger per un confronto con l’equivalente configurazione di tornei femminili, la disparità diventa così clamorosamente ovvia da mettere, in tutta franchezza, a disagio. Visti i numeri dell’immagine 2, verrà naturale chiedersi come l’ITF (la federazione internazionale) e la WTA si stiano muovendo per minimizzare la disparità. 

La prima cosa da fare è stabilire i montepremi e la tipologia di tornei presenti a questi livelli. L’ATP utilizza un raggruppamento diverso per i tornei [1]. 

IMMAGINE 2 – Confronto tra tornei del circuito Challenger e tornei ITF femminili e montepremi effettivo

Come si può osservare, per gli uomini esiste una maggiore varietà di dimensionamento (a tutti gli effetti, un torneo “80” offre 80 punti al vincitore, un “90” offre 90 punti e così via), ma è un aspetto di rilevanza marginale. La preoccupazione emerge quando si considera il numero di tornei a disposizione per giocatori e giocatrici nei differenti livelli. 

IMMAGINE 3 – Numero di tornei disponibili per categoria in entrambi i circuiti

Gli uomini sono di fronte a una montagna di 5,926,640 di dollari extra in premi partita distribuiti in quasi il doppio dei tornei a disposizione rispetto a quelli per le giocatrici (148 contro 80). Prima di approfondire, va rimarcato come, nei dieci mesi considerati, siano ben 12 le settimane senza un torneo femminile, a fronte di 23 Challenger nello stesso periodo. 

L’immagine 4 mostra la distribuzione degli eventi Challenger (in blu) rispetto ai tornei equivalenti per il circuito femminile (in rosso).

IMMAGINE 4 – Distribuzione dei tornei Challenger e ITF nel periodo tra gennaio e dicembre 2019 

Sul calendario femminile pesa inoltre un elemento di completa casualità, messo in luce ad esempio dalla struttura del mese di aprile 2019.

IMMAGINE 5 – Struttura del calendario per il mese di aprile 2019 per circuito femminile (rosa) e maschile (celeste) 

Cerchiamo di capire il significato. Per le donne c’è un solo paese che organizza tornei in settimane consecutive (gli Stati Uniti). Per gli uomini ci sono la Cina, gli Stati Uniti e il Messico, oltre a tornei in numerosi paesi dell’Europa in quattro delle cinque settimane di aprile.

Qual è il possibile impatto?

Si dice spesso che può esser più facile per una giocatrice accedere al tabellone di un $60k che di un $25k. Come mai? Prendiamo il caso di una giocatrice abituata a giocare i $25k. Potrebbe iscriversi al $60k a Istanbul nella remota circostanza di passare furtivamente per le qualificazioni, pur sapendo che le probabilità sono davvero scarse.  

Nel frattempo, la settimana prima e quella dopo Istanbul è previsto per lei di dover essere in Italia (in cui c’erano $25k per tre settimane consecutive), oltre ad aver messo in calendario di giocare sempre in Italia durante la settimana di Istanbul. Alla pubblicazione della lista iniziale di iscritte a Istanbul, la giocatrice in questione è indietro all’incirca di 20 posizioni per tentare le qualificazioni. Che cosa sceglie di fare? Ha senso comprare un volo per la Turchia nella speranza che le 20 giocatrici davanti a lei rinuncino a giocare, quando è già in Italia e può starci per le successive tre settimane? Si pensi solo al costo e al rischio di volare a Istanbul e non poter entrare nel torneo. Per molte di loro, come si giustifica la spesa quando i guadagni sono già pochi?

Con eventi sporadici che non contemplano tornei nello stesso posto una settimana dietro l’altra, di fatto si tengono le giocatrici alla larga, perché non sono in grado di giustificare economicamente quel rischio. In presenza di un numero significativo di tornei in meno a parità di categoria, i $25k possono risultare per le giocatrici decisamente più competitivi degli equivalenti maschili. Un esempio arriva dalla settimana di gioco del 16 settembre 2019, con sei eventi Challenger e un evento femminile di livello simile (almeno $60k). Se si guarda anche al circuito maggiore, con 3 tornei WTA e 2 tornei ATP, la differenza in quantità di tornei non è giustificabile. E di conseguenza la lista iniziale di iscritte per un livello $25k assume tutt’altro significato.   

Quali sono gli svantaggi?

La giocatrice si ritrova in un torneo $25k con gli stessi premi partita degli uomini, ma contro un campo partecipanti molto più ostico. Allo stesso tempo, giocatori di classifica equivalente sono iscritti a tornei con un montepremi molto più generoso. 

Oltre al danno, c’è la beffa dell’ospitalità, garantita per i Challenger ma non prevista per i tornei femminili equiparabili. È un costo aggiuntivo che le giocatrici devono sostenere e, a questi livelli, diventa una somma rilevante, visto che si è in viaggio per circa 30 settimane all’anno. Non va per nulla dimenticato che l’ATP ha imposto di includere le spese di vitto e alloggio come requisito per i tornei del 2019. Perché nessun esponente della WTA o dell’ITF ha preteso con tutte le forze che si facesse lo stesso per le donne?

Riepilogando, le giocatrici si muovono in uno scenario con meno tornei, meno montepremi e un calendario più frammentato e casuale. Che altre conseguenze ci sono? Vale la pena riprendere estratti dell’intervista rilasciata a febbraio 2019 da Jackie Nesbitt, direttore esecutivo dei circuiti dell’ITF e Andrew Moss, capo dell’ITF World Tennis Tour:

[…] abbiamo anche appreso che i costi medi sostenuti da giocatori e giocatrici per gli spostamenti e la sistemazione è di circa 40 mila dollari all’anno, ma che solo un numero limitato – circa 336 giocatori e 253 giocatrici – è riuscito a far quadrare i conti, senza però mettere in conto le spese per l’allenatore. 

Per fare un esempio, meno donne riescono a bilanciare entrate e uscite perché ci sono meno tornei con montepremi di $60k, $80k, $100k rispetto agli uomini. Per ogni torneo femminile se ne organizzano due maschili. Il nostro obiettivo quindi è di convogliare più soldi nel tennis femminile, e sapere che nel 2019 ci sono otto tornei in più di livello almeno $25k del 2018 dà soddisfazione.

Cosa si sta facendo?

Consapevole del problema, cosa sta facendo l’ITF (come anche la WTA) per risolverlo? Sono convinto che, a domanda specifica, la WTA risponderebbe che è responsabilità dell’ITF. Ma se quest’ultima non riesce a trovare una soluzione per colmare il divario, non dovrebbe essere dovere della WTA farsi avanti e dare una mano? 

Se l’ITF afferma che più eventi $25k per le donne rappresentano in qualche modo un successo, non sta dicendo la verità. In primo luogo, larga parte dell’aumento dei $25k è dovuta allo sfortunato World Tennis Tour, avviato a gennaio 2019 ma la cui impostazione iniziale ha subito adeguamenti già nello scorso agosto. Le federazioni nazionali (in particolare quella giapponese) qualificavano tornei femminili come $25k perché la struttura del World Tennis Tour si è rivelata un disastro e i tornei da $15k erano diventati praticamente inutili. 

Come anche mostrato dai numeri, i $25k femminili sono 189 rispetto ai 153 maschili, che si traduce in una differenza di 36, vale a dire in media neanche un torneo in più alla settimana per le donne. Una differenza così piccola da risultare irrilevante. Per porre rimedio alla distanza tra i due circuiti, i $25k femminili assegnano più punti alla vincitrice (50 contro i 20 per gli uomini). L’idea alla base è di sopperire alla mancanza di eventi nel livello intorno ai $60k e aiutare le giocatrici a risalire la classifica più rapidamente. Se riprendiamo i dati e confermiamo che c’è meno di un $25k aggiuntivo a settimana, dove sta il grande cambiamento? Quante giocatrici possono davvero giovarne?

50 nuovi tornei negli Stati Uniti

Una novità da segnalare che è emersa durante la stesura di questo articolo è l’annuncio da parte di Oracle che verranno creati 50 tornei in più (equamente divisi) negli Stati Uniti. Non si conosce ancora la categoria, ma mi è stato detto che dovrebbe andare dai $25k ai $108k. Naturalmente è una buona notizia, anche se non cambia la disparità o non riduce le differenze nel numero di tornei a disposizione. Sarebbe irrispettoso negare che è una fantastica iniziativa e che Oracle (il cui fondatore, Larry Ellison, è proprietario dell’Indian Wells Masters, n.d.t.) merita un plauso, ma non si deve altresì perdere di vista l’effettiva situazione del tennis femminile. Non credo infatti che aggiungere 25 tornei nel corso di una stagione cambierà profondamente l’attuale stato dell’arte. Apprezzo l’investimento di Oracle e ne elogio il coinvolgimento, ma c’è ancora parecchio da fare su questo argomento. 

Cosa si può fare esattamente? Non ho una risposta a tutto e non è l’obiettivo dell’analisi. Sto solo mostrando alcuni dati (e avrei voluto usarne molti altri, ma già così è troppo lungo), lasciando poi libertà di giudizio. È probabile che abbia torto e che nessuno riscontri l’esistenza di problemi per come le cose sono al momento. Se questa però è la posizione, diventa necessario interrogarsi sui modi per far progredire il tennis per entrambi i sessi.  

Siamo evidentemente di fronte a una tematica complessa. Da quanto s’intuisce gli organizzatori ricevono aiuto minimo (o sono pagati direttamente dalla federazioni) ed è lasciata all’iniziativa di ciascuno trovare mezzi e capacità per dar vita al torneo. In presenza di vincoli economici stringenti, potrebbe anche essere che non ci sia la giustificazione economica per avere un tabellone femminile. Può essere una posizione sessista, ma ci sono anche donne che riconoscono che il gioco maschile ha più fascino. 

Come migliorare il tennis femminile

Se questo è un davvero un punto chiave, occorre pensare a una soluzione. Come si rende il tennis femminile più interessante? Come si possono creare più opportunità? Di certo vorrei che venisse risolta la questione della diretta internet. L’ATP offre copertura di tutte le partite dei Challenger, mentre è abbastanza raro che questo accada sul circuito ITF. Ho iniziato ad apprezzare determinati giocatori grazie alla possibilità di averli visti regolarmente farsi strada nei Challenger. Difficilmente sarebbe così con le giocatrici perché l’opportunità di vederle in azione non è lontanamente comparabile. Che miglioramenti si ottengono in un contesto di visibilità così limitata? E siamo nel 2019, non dovrebbe essere più un problema da tempo. 

Vale anche la pena sottolineare che l’ITF vende dati in diretta delle partite per circa 14 milioni di dollari all’anno. Quanti di quei soldi sono reinvestiti nel professionismo? Una parte viene destinata al supporto finanziario per l’organizzazione dei tornei? Non sono personalmente in grado di rispondere, ma mi piacerebbe saperne di più. 

Ritengo inoltre fondamentale evitare di estrapolare da questi numeri l’idea per cui se i giocatori se la passano meglio, non dovrebbero lamentarsi affatto. La crescita va ricercata sul circuito femminile come su quello maschile. Ancora più importante, se questi dati suscitano in voi reazioni negative come è stato per me, serve proprio che giocatrici dal forte impatto mediatico si facciano sentire per costringere sia l’ITF che la WTA a dare risposte. Perché non me ne viene in mente nessuna. Ed è questa la cosa più triste.

Note:

[1] I montepremi del circuito Challenger si trovano sul sito dell’ATP, con indicazione del totale per ciascun torneo. Ho convertito in dollari i montepremi per i tornei europei, in modo da rendere più semplice l’analisi. I montepremi per i tornei femminili arrivano dal manuale dell’ITF.

The Inequality That Gets Ignored