Chi ha reso di più sotto pressione negli Slam 2019?

di Stephanie Kovalchik // StatsOnTheT

Pubblicato il 19 novembre 2019 – Traduzione di Edoardo Salvati

In un precedente articolo ho esaminato quali giocatori hanno subito le situazioni di maggiore pressione negli Slam 2019. È il momento dell’ovvia domanda successiva. Chi ha reso di più sotto pressione?

Esistono diversi modi per analizzare la pressione e il rendimento dei giocatori sotto pressione. Se si parla in termini di vittoria finale, sono i giocatori che vincono più punti ad alta pressione quelli che poi si aggiudicano la partita 99 volte su 100. Sulla base della frequenza di punti pressione vinti (FPPV) quali sono i giocatori che hanno surclassato gli avversari con continuità?

Circuito maschile

L’immagine 1 mostra il grafico del differenziale della FPPV totale (FPPV rispetto all’avversario) sull’asse delle ordinate rispetto alla media per gli Slam 2019. Si nota una chiara correlazione positiva tra queste due misure, favorita dalla struttura a eliminazione singola dei tornei.

Difficile ignorare l’evidente dominio di quattro giocatori in questa stagione di Slam: Daniil Medvedev, Roger Federer, Novak Djokovic e Rafael Nadal. Djokovic ha un leggero margine su Nadal nel rendimento medio sotto pressione nonostante due vittorie in meno. Federer è più dietro e sorprende che non sia riuscito a tenere Medvedev a maggiore distanza pur con 7 vittorie in più nel totale.

Guardando più a fondo emergono altre considerazioni interessanti, come il vantaggio di Dominic Thiem su Fabio Fognini, anche se entrambi hanno ottenuto 7 vittorie e 4 sconfitte. Troviamo poi nel gruppo anche il giovane Alexei Popyrin accanto a nomi già affermati come Alex De Minaur, Stefanos Tsitsipas e Matteo Berrettini. Sul 2% di differenziale medio di FPPV di Alexander Zverev hanno inciso molto le sue 10 vittorie e 4 sconfitte, rimane tuttavia chiaro quanto ancora ha da fare per chiudere il divario da Medvedev.

IMMAGINE 1 – Frequenza di punti pressione vinti negli Slam 2019 per il circuito maschile

Circuito femminile

Per quanto riguarda le donne, Serena Williams gravita in una personale stratosfera in termini di dominio delle avversarie in situazione di pressione, un aspetto quantomeno curioso considerando che non ha vinto nessun titolo Slam nel 2019 (e così anche nel 2018). Forse è un segnale evidente del fatto che il rendimento in finale è diventato una specie di barriera.

È affascinante notare come i due giocatori che si sono divisi gli Slam nel 2019 abbiano anche i valori totali e medi della FPPV più estremi, mentre per le vincitrici la connessione tra titolo e FPPV è molto più complessa, non solo quindi nel caso di Williams. Ashleigh Barty, campionessa del Roland Garros, e Simona Halep, campionessa di Wimbledon, sono due tra le prime cinque per FPPV, affiancate da Johanna Konta ed Elise Mertens, che però non sono arrivate nemmeno in finale.

IMMAGINE 2 – Frequenza di punti pressione vinti negli Slam 2019 per il circuito femminile

Per Naomi Osaka e Bianca Andreescu, sorpassate da diverse giocatrici per rendimento sotto pressione negli Slam del 2019, la spiegazione è ancora più complicata. Andreescu ha saltato quasi tutta la parte centrale della stagione per infortunio, tornando poi prepotentemente durante la trasferta americana per conquistare gli US Open.

Il caso di Osaka

Osaka è un punto interrogativo. Se nelle statistiche sulla pressione viene quasi affiancata da giocatrici meno navigate come Amanda Anisimova, è possibile che Osaka, faticando a imporsi su avversarie tecnicamente inferiori, non stia rendendo giustizia alla qualità del suo gioco.

Per contro, il folto numero di giocatrici raggruppate intorno alle vincitrici Slam 2019 è ulteriore prova dell’alto livello competitivo del circuito femminile. Se trarre vantaggio dai momenti di maggiore pressione è un requisito per vincere uno Slam, sembra proprio che nel 2020 ci sarà spazio per nomi nuovi nell’albo d’oro dei quattro tornei più illustri della stagione.

Who Felt the Pressure the Most at the 2019 Grand Slams?

Chi ha subito di più la pressione negli Slam 2019?

di Stephanie Kovalchik // StatsOnTheT

Pubblicato l’11 novembre 2019 – Traduzione di Edoardo Salvati

Quali sono i giocatori che negli Slam della stagione 2019 hanno dovuto affrontare le maggiori sfide e che hanno ottenuto di più in situazioni di massima pressione?

La gestione delle fasi calde di partite equilibrate nei tornei più importanti è un indicatore della personalità tennistica di un giocatore. Di quali giocatori la personalità è stata messa maggiormente alla prova negli Slam del 2019?

Possiamo farci un’idea esaminando la pressione media in partita durante gli Slam. Ne ho parlato approfonditamente in passato ma, in breve, la pressione di ciascun punto è semplicemente la leva del punto stesso (o l’importanza del punto). I giocatori con una pressione media più alta sono quelli che hanno giocato set più duri e più spesso hanno concluso partite al quarto o quinto set.

Circuito maschile

Il grafico dell’immagine 1 mostra la pressione media negli Slam per il circuito maschile rispetto al numero totale delle partite giocate, che fa vedere anche quali sono i giocatori che hanno raggiunto le fasi finali dei quattro tornei. Sono riportati solo quelli nel 20% superiore delle partite giocate, in modo da concentrarsi su chi ha avuto più successo.

IMMAGINE 1 – Pressione negli Slam 2019 per il circuito maschile

Il primo aspetto che si nota è la correlazione negativa tra la pressione media e il numero totale di partite giocate. È ragionevole che sia cosi, se si considera che il numero totale delle partite è direttamente collegato alla bravura del giocatore. I più forti hanno solitamente turni iniziali più abbordabili, facendo diminuire la loro pressione media.

Suscitano particolare interesse in questo caso quei giocatori con una pressione insolitamente alta a parità di numero di partite giocate. Prendiamo ad esempio Daniil Medvedev, che ha subìto la pressione media più alta tra i giocatori con un totale di 15 partite negli Slam del 2019. La sua pressione media dell’1.9% per punto è stata più comune per giocatori tra le 12 e 14 partite giocate.

Un altro giocatore a distinguersi è Stanislas Wawrinka che, con una media del 2.2%, entra tra i primi 5 per pressione più alta. Ha però molte più partite totali giocate rispetto a quei giocatori. Stefanos Tsitsipas e Marin Cilic sono in una situazione simile: giocatori molto abili che si sono però ritrovati a dover gestire partite più complicate di quanto la loro bravura avrebbe predetto.

Circuito femminile

In campo femminile, la correlazione negativa è ancora più accentuata, in quanto il formato al meglio dei tre set rende più consuete circostanze di alta pressione.

IMMAGINE 2 – Pressione negli Slam 2019 per il circuito femminile

Due delle giocatrici che emergono in questo gruppo sono Karolina Pliskova e Naomi Osaka, entrambe con pressione maggiore della media per il numero di partite giocate. Anche Bianca Andreescu è un po’ una sorpresa, per quanto sulla sua campagna negli Slam hanno inciso gli infortuni, costringendola a ritirarsi dal Roland Garros e saltare completamente Wimbledon.

È curioso osservare un raggruppamento più ampio di giocatrici con una pressione media inferiore alle attese. Ad esempio Petra Kvitova, il cui numero totale di partite avrebbe dovuto prevedere per lei una pressione media più vicina al 2.7% o 2.8%. Un valore effettivo del 2.4% può essere attribuito a un dominio dei primi turni, specialmente agli Australian Open, contro sconfitte premature negli altri Slam, come gli US Open. Potrebbe quindi essere un segnale di giocatrice con più alti e bassi in stagione di altre.

Penso che queste statistiche relative alla pressione evidenzino punti di vista differenti sulle sfide che giocatori e giocatrici hanno affrontato nei tornei di peso e siano di riflessione per affrontare la prossima stagione. Sarà affascinante vedere come giocatori tipo Wawrinka o Pliskova, che sono riusciti a gestire con efficacia momenti di pressione maggiore della media, faranno affidamento su quell’esperienza come traino per la stagione 2020.

Who Felt the Pressure the Most at the 2019 Grand Slams?

I possibili effetti dell’abolizione della prima di servizio o dei punti ai vantaggi

di Stephanie Kovalchik // StatsOnTheT

Pubblicato il 16 agosto 2019 – Traduzione di Edoardo Salvati

Delle numerose proposte sotto esame di modifica al regolamento per ridurre la durata delle partite e rendere il tennis un “prodotto” più attraente, la variazione al formato di gioco in uso negli Slam è la più rilevante. In questo articolo, scritto insieme a Francesco Lisi e Matteo Grigoletto del Dipartimento di Scienze Statistiche dell’Università di Padova, si analizza l’impatto della eliminazione della prima di servizio o dei punti ai vantaggi sulla durata delle partite.

Alla ricerca di partite più corte…

Dopo che la finale di Wimbledon 2019 è stata la prima partita terminata con il tiebreak sul 12-12 al quinto set, in molti si sono interrogati sulla bontà delle nuove regole. Quale sia l’opinione su quello specifico cambiamento, il fatto che nel 2019 ogni prova dello Slam abbia avuto un formato di gioco diverso per il tabellone di singolare maschile è senza dubbio indicazione di quanto il potere decisionale nel tennis è preoccupato dalla durata delle partite.

L’introduzione di nuove regole spazia da modifiche di piccolo cabotaggio, come la limitazione delle interruzioni per assistenza medica o il tempo a disposizione per il riscaldamento pre-partita, a modifiche con più sostanziali, come l’alterazione della struttura dei set e dei tiebreak.

Simon Higson, a capo della comunicazione per l’ATP, ha dichiarato che si è nella fase di aggregazione dei commenti dei vari portatori d’interesse, tra cui giocatori, televisioni, giornalisti, sponsor e pubblico, aggiungendo che non verranno prese decisioni prima di aver portato a termine anche il processo di analisi dei dati.

Per mettere alla prova l’efficacia di alcune di queste regole, l’ATP ha creato una competizione apposita, le Finali Next Gen, con partite giocate al meglio dei cinque set ma con set da 4 game, il tiebreak sul 3-3, senza punteggio ai vantaggi, senza ripetizione se la palla tocca il nastro in battuta e con un cronometro al servizio di 25 secondi. Questo formato, chiamato Fast4, riduce drasticamente la durata delle partite, ma è stato oggetto di critiche perché modifica completamente la struttura tradizionale dei set ed è spesso percepito tanto dai giocatori quanto dal pubblico come “un altro sport”. È possibile quindi introdurre dei cambiamenti che riducano la lunghezza delle partite mantenendo però invariate le caratteristiche portanti del sistema di punteggio?

…senza stravolgere il sistema di punteggio

Credo che, di fondo, ci siano tre possibilità: eliminare i vantaggi, eliminare la seconda di servizio, eliminare entrambi. La logica sottostante è che verrebbe fortemente limitato il dominio del servizio. Per capire meglio il concetto, l’immagine 1 mostra il numero medio di ace a partita per anno, e l’immagine 2 la percentuale media di partite che hanno richiesto uno o più tiebreak per anno nel periodo tra il 1990 e il 2018. La tendenza in questi grafici (misurata dalle curve di regressione non parametriche in rosso) suggerisce che all’aumentare della potenza del servizio è cresciuto anche il numero di game al servizio.

IMMAGINE 1 – Numero medio di ace a partita per anno, ATP

IMMAGINE 2 – Percentuale media di partite con tiebreak all’anno

Difficile stabilire l’impatto di questi cambiamenti, visto che non si giocano al momento partite in cui è introdotta solo una delle due variazioni.

Valutare le ipotesi con l’aiuto delle simulazioni

Possiamo però fare un passo avanti usando le simulazioni, il cui scopo è dimostrare in che modo la probabilità distributiva della durata delle partite cambierebbe in funzione del tipo di modifica. Sia Kovalchik e Ingram (2018) [1] che Lisi e Grigoletto [2] hanno implementato due simulatori per la durata delle partite. Nel secondo simulatore, sono state eseguite simulazioni per 20 mila partite al meglio dei cinque set con il seguente formato di gioco: 1) quello tradizionale, 2) quello tradizionale senza i punti ai vantaggi sul 40-40, 3) quello tradizionale ma con un solo servizio, 4) quello tradizionale senza vantaggi e un solo servizio.

Per ipotizzare una partita con un solo servizio è necessario considerare le conseguenze sul rendimento del giocatore al servizio dell’abolizione della regola della prima e della seconda. Si può prendere a riferimento quanto espresso da Klaassen e Magnus (2014) [3]: un giocatore con un solo servizio è equivalente a un giocatore con due servizi che ha sbagliato il primo. Con un solo servizio, un giocatore dovrebbe quindi usare la sua seconda di servizio, e non una via di mezzo tra una prima e una seconda. Eliminando la prima di servizio, la simulazione utilizza solo dati sul rendimento sulla seconda per stabilire i parametri che determinano i probabili esiti al servizio.

Parametri

La costruzione e impostazione del simulatore richiede le seguenti informazioni: categoria del torneo (Slam, Masters 1000, ATP500, ATP250), superficie, turno, punteggio finale, durata, numero di ace, numero di doppi falli, numero di prime e seconde, numero di prime e seconde valide, percentuale di punti vinti sulla prima e sulla seconda, punti totali vinti, distribuzione della velocità della palla e distribuzione del numero di scambi per ciascun punto. Per quest’ultima variabile i dati arrivano dal Match Charting Project, mentre per la velocità della palla il riferimento è a questo articolo per il dritto e a questo per il rovescio. Tutti gli altri dati sono presi da OnCourt.

Le partite considerate risalgono al periodo da gennaio 2011 a dicembre 2018, con l’esclusione di quelle senza indicazione della durata, delle Olimpiadi, delle Finali Next Gen, dei ritiri pre e durante la partita. Il campione è così composto da 3744 partite al meglio dei cinque set e 16246 al meglio dei tre set.

IMMAGINE 3 – Stima kernel di densità della durata delle partite

L’immagine 3 mostra la stima kernel di densità della distribuzione della durata insieme alla durata media. Le gobbe nella coda di destra di entrambe le distribuzioni sono dovute al numero diverso di set con cui può terminare una partita.

Esiti

La tabella elenca i valori di alcuni specifici quantili, dalla mediana (Q50) al 99.9% (Q999). La durata mediana è di 92 minuti per le partite al meglio dei tre set (media di 98 minuti) e 142 minuti per le partite al meglio dei cinque set (media di 150 minuti).

La tabella che segue elenca gli esiti in termini di durata e probabilità media di partite che durano più di k ore. Si basano su 20 mila partite al meglio dei cinque set. La stima dei parametri del modello ricomprende solo dati dagli Slam.

Emerge che sia il formato senza vantaggi che quello con un solo servizio sono efficaci per ridurre la probabilità che le partite durino più di tre ore, con l’effetto maggiore generato da un solo servizio a disposizione. In dettaglio, la probabilità che una partita al meglio dei cinque set vada oltre le tre ore è di circa il 25% con il formato tradizionale, ma si riduce a circa il 15% con l’abolizione dei vantaggi sul 40-40 e a circa il 10% eliminando un servizio. La riduzione è ancora più marcata se sono introdotte entrambe le modifiche, con la probabilità di più di tre ore che diventa solo del 4.1%. Oltre a essere più brevi, è risaputo che partite con il formato ridotto comportano anche un aumento del numero di vittorie a sorpresa, e quindi dell’incertezza del risultato finale.

Il caso della finale maschile di Wimbledon 2019

Prendiamo ora la finale maschile di Wimbledon 2019, in cui Roger Federer e Novak Djokovic sono rimasti in campo 297 minuti. Sulla base del simulatore, che durata ci saremmo dovuti aspettare per ciascuno dei 4 scenari? È stata eseguita una simulazione su 20 mila partite considerando solo la distribuzione degli scambi sull’erba e le probabilità stimate sulle precedenti partite tra i due. La tabella elenca la durata attesa e la probabilità che la partita superasse le k ore.

Sia nello scenario senza vantaggi che in quello di un solo servizio la durata media non cambia in misura rilevante, ma in entrambi i casi diminuisce con decisione la probabilità di una partita molto lunga. Ad esempio, la probabilità che una partita duri più di quattro ore e mezza è, con le regole di punteggio attuali, dell’1.7%. Pur essendo una probabilità estremamente ridotta, non è comunque del tutto marginale. Con il formato senza vantaggi, si riduce di quasi cinque volte, con quello di un solo servizio di più di quattro volte. Da un punto di vista statistico quindi, sono due cambiamenti i cui effetti non si discostano e la scelta tra i due potrebbe avvenire in funzione della preferenza dei giocatori. Eliminare contestualmente i vantaggi e un servizio sembra invece avere conseguenze eccessive e non è forse così necessaria.

Note:

[1] Kovalchik, S. A., & Ingram, M. (2018) “Estimating the duration of professional tennis matches for varying formats”, Journal of Quantitative Analysis in Sports, 14(1), 13-23

[2] Lisi, F. & Grigoletto, M. (2019) “Modeling and simulating durations of professional tennis matches by resampling match features” (In revisione) 

[3] Klaassen, F., & Magnus, J. R. (2014) “Analyzing Wimbledon: The power of statistics”, Oxford University Press, USA

Possible Effects of Abolishing First Service or Advantage Points

C’è somiglianza nei primi anni di carriera dei Futuri Quattro e dei Fantastici Quattro?

di Stephanie Kovalchik // StatsOnTheT

Pubblicato il 25 ottobre 2019 – Traduzione di Edoardo Salvati

Probabilmente, ricorderemo la parte finale della stagione 2019 come l’inizio di un ricambio generazionale nel tennis maschile. Con quattro dei più incredibili giocatori non più grandi di ventitré anni che hanno raggiunto le semifinali dello Shanghai Masters, battendo tra gli altri Novak Djokovic e Roger Federer, la sensazione è di un’imminente presa di possesso dei “Futuri Quattro” sui Fantastici Quattro. Si parla di Daniil Medvedev, Stefanos Tsitsipas, Alexander Zverev e Matteo Berrettini. La traiettoria dei primi anni di carriera dei Fantastici Quattro è in grado di dare indicazioni su quale di queste giovani stelle potrebbe seguirne le orme?

Alla partenza dell’ultimo torneo Masters a Parigi, ci sono ancora due posti da definire per le Finali di stagione. Medvedev e Tsitsipas si sono già qualificati, per loro la prima volta a Londra, rendendo il tabellone ancora più avvincente. Non è solo la giusta ricompensa per le migliore stagione a oggi in carriera, ma consoliderà l’impatto che la generazione a cui appartengono — giocatori nati a metà o fine anni ’90 — sta avendo sul vertice del tennis maschile. Oltre a Medvedev e Tsitsipas, nel 2019 in quel gruppo si sono distinti anche Zverev e Berrettini. Sono tutti riusciti a farsi notare nei mesi scorsi con vittorie sui primi 5. Medvedev in particolare è stato il più prolifico, raggiungendo la finale degli US Open e vincendo altri due tornei, tra cui Shanghai.

Confronti intergenerazionali

Vista la giovane età e l’incredibile sequenza di risultati, la tentazione di un confronto con i Fantastici Quattro è particolarmente invitante. Se da un lato l’attenzione è spesso rivolta a come oggi questi giovani fenomeni riescono a tenere testa alle leggende che li precedono, dall’altro è interessante vedere le differenze rispetto a quando i Fantastici Quattro erano in una fase simile della carriera. Quali dei Futuri Quattro è ben posizionato per emulare il percorso di uno dei Fantastici Quattro?

Sistemi di valutazione dei giocatori sono lo strumento migliore per un confronto intergenerazionale, perché una differenza, ad esempio, di 100 punti riflette la stessa bravura relativa da un periodo al successivo. Questo vuol dire che due giocatori con un andamento simile di valutazioni alla stessa età devono aver ottenuto risultati simili contro avversari di difficoltà analoga. Un percorso che si sovrappone nei primi anni non dà però alcuna garanzia di continuare a proseguire in concerto, ma è più probabile assistere a una convergenza che a un drammatico allontanamento. Qual è quindi l’andamento nelle valutazioni dei Fantastici Quattro prima dei 24 anni che più richiama quello dei Futuri Quattro?

Medvedev vs Federer

Iniziando da Medvedev, attualmente il numero 4 del mondo e il più in vista, troviamo che la sua evoluzione ricalca maggiormente quella di Federer. Spesso si definisce Federer come un giocatore esploso tardi ma, in confronto, l’inizio di Medvedev è stato più lento. All’età di 21 anni, entrambi avevano un livello di gioco intorno a una valutazione da 2200, salita a 2500 appena due anni dopo. Medvedev non ha avuto la stessa continuità di risultati di Federer nel periodo da 21 a 23 anni. Diventerà più chiaro nei prossimi anni se le ragioni sono da individuare in una programmazione di calendario inefficiente o in qualche altro fattore.

IMMAGINE 1 – Andamento di Medvedev in termini di valutazioni Elo che considerano il margine di vittoria (MdV) rispetto a quella più simile dei Fantastici Quattro per lo stesso periodo

Tsitsipas vs Murray

Dovendo scegliere due giocatori più lontani tra loro per personalità in campo, sarebbe difficile pensare a un duo con maggiore contrasto di Andy Murray e Tsitsipas. Tralasciando però gli aspetti caratteriali, le somiglianze di progressione di inizio di carriera sono sbalorditive. In particolare, si osserva che entrambi hanno avuto uno sviluppo ripido per arrivare alla valutazione di 2200 ad appena 19 anni. La crescita si è poi stabilizzata fino a 21 anni. Dei due è Tstitsipas a essere rimasto più stabile, rimanendo intorno ai 2400 all’età di 20 anni.

IMMAGINE 2 – Andamento di Titsipas in termini di valutazioni Elo che considerano il margine di vittoria (MdV) rispetto a quella più simile dei Fantastici Quattro per lo stesso periodo

Zverev vs Djokovic

Se ci limitassimo alle valutazioni di Zverev fino ai 21 anni, saremmo portati a credere che la sua evoluzione sia la copia carbone di un giovane Djokovic. All’età di 18 anni, entrambi avevano raggiunto l’invidiabile quota di 2000. Hanno continuato a migliorarsi a un ritmo costante, di quasi 200 punti all’anno fino ai 21 anni. Recentemente però, nonostante la finale a Shanghai, Zverev sembra aver rallentato, discostandosi dall’ascesa di Djokovic.

IMMAGINE 3 – Andamento di Zverev in termini di valutazioni Elo che considerano il margine di vittoria (MdV) rispetto a quella più simile dei Fantastici Quattro per lo stesso periodo

Berrettini vs Nadal

Berrettini è il caso anomalo tra i Futuri Quattro. Fino a 21 anni, ha giocato a livelli medi, per poi accendersi e salire vertiginosamente con lo stesso passo con cui Nadal è emerso sulla scena a 18 anni. Tra gli otto giocatori considerati, le traiettorie di Berrettini e Nadal sono le più diverse: Berrettini per aver avuto un’esplosione ritardata, Nadal per l’improvvisa crescita verticale e gli sbalzi periodici in occasione della stagione sulla terra battuta.

IMMAGINE 4 – Andamento di Berrettini in termini di valutazioni Elo che considerano il margine di vittoria (MdV) rispetto a quella più simile dei Fantastici Quattro per lo stesso periodo

Un nuovo dominio di quattro giocatori?

Pur nello scetticismo legato all’idea che potrà effettivamente esserci un’era del tennis in grado di sorpassare gli anni d’oro dei Fantastici Quattro, è davvero sorprendente scoprire come i Futuri Quattro, che inevitabilmente traggono ispirazione dai loro illustri predecessori, stiano avendo un inizio di carriera molto simile. Anche se questo potrebbe suggerire la forte possibilità di un nuovo periodo con quattro giocatori dominanti al vertice, va sottolineato che i Fantastici Quattro sembrano ancora ben lontani dal mollare la presa (testimoniato anche dal recente trionfo di Murray allo European Open e di Federer a Basilea, n.d.t.), frenando la rincorsa di tutti gli esponenti della Next Gen. Se queste nuove leve riusciranno a ritagliarsi un personale percorso di crescita nelle prossime stagioni, e per come riusciranno a farlo, potremmo assistere ad alcune delle più affascinanti sfide dell’era Open.

Are the First Years of the ‘Next4’ Anything Like the Big4?

Una breve spiegazione sull’arrivo in volata alla Laver Cup

di Stephanie Kovalchik // StatsOnTheT

Pubblicato il 24 settembre 2019 – Traduzione di Edoardo Salvati

Nella terza edizione della Laver Cup, il Resto del Mondo si è avvicinato — come mai era riuscito — a battere l’Europa, che ancora una volta ha dimostrato di essere una potenza. Indietro nel punteggio per 5-7 al termine della seconda giornata, con la vittoria delle prime due partite della terza giornata il Resto del Mondo ha ristabilito l’equilibrio lasciando l’esito della sfida incerto fino all’ultimo. La situazione non sembrava chiara per i telecronisti, aperti alla possibilità di una tredicesima partita tra le due squadre. Vediamo perché non sarebbe potuto accadere e quali condizioni si sarebbero invece dovute verificare per arrivare alla partita decisiva.

La Laver Cup non ha una lunga tradizione, quindi parlare di tendenze può non avere molto senso. Abbandonando temporaneamente i rigidi dettami statistici, è curioso notare che il Resto del Mondo si è migliorato o ha eguagliato sé stesso al termine della seconda giornata in ciascuno dei tre anni. Gli 11 punti vinti in Svizzera sono a oggi il bottino più ampio. Escludendo la conquista del trofeo, il Resto del Mondo potrebbe superare questo traguardo con 12 punti alla fine delle partite della terza giornata forzando la sfida conclusiva, uno scenario che però non si è mai verificato.

Forzare la partita decisiva

Alcuni dei commenti televisivi hanno lasciato intendere che si sarebbe comunque sempre potuti arrivare alla partita decisiva. Non è la prima inesattezza numerica sentita durante una telecronaca, ma si è portati a pensare che la semplice addizione multipli di 3 al punteggio del Resto del Mondo alla fine della seconda giornata avrebbe evitato un errore di quel tipo.

Gli affezionati lettori di questo blog non avranno alcun problema nel realizzare che ci sono solo una manciata di punteggi dalle partite della seconda giornata che possono generare una parità di 12-12 dopo la dodicesima partita della terza giornata. E cioè:

  • 0-12
  • 3-9
  • 6-6
  • 9-3
  • 12-0

Meno immediato è capire quanto probabile fosse ciascuno di essi a Ginevra. Tenendo conto delle valutazioni specifiche per il cemento dei giocatori scelti per il singolare e il doppio nella prima e seconda giornata, il grafico dell’immagine 1 mostra tutte le combinazioni di punteggio possibili per il Resto del Mondo alla fine della seconda giornata, con la relativa probabilità.

Complessivamente, la probabilità che il Resto del Mondo fosse su uno dei cinque punteggi che avrebbe condotto a una partita decisiva era del 33%. Il più probabile era il 3-9, con il Resto del Mondo senza i favori del pronostico in tutti i singolari ma favorito in tutti i doppi.

È interessante notare che il punteggio effettivamente raggiunto (5-7) era, con il 17%, appena meno probabile del 3-9 su cui si sarebbero potuti trovare. Sicuramente la prima vittoria in singolare di Jack Sock (contro Fabio Fognini per 6-1 7-6, n.d.t.) per il Resto del Mondo deve essere tra le più grandi sorprese della competizione.

IMMAGINE 1 – Probabilità attesa per ogni combinazione di punteggio del Resto del Mondo alla fine della seconda giornata, sulla base di 50.000 simulazioni di risultato dalle partite effettive della prima e seconda giornata

Recuperare dallo 0-12?

Quando il Resto del Mondo ci riproverà a Boston, nella quarta edizione della Laver Cup nel 2020, guarderò con attenzione se saranno in grado di fare meglio di 5 punti dopo la seconda giornata e di 11 dopo la terza.

E spero di essere ancora in salute quando una delle due squadre recupererà uno svantaggio di 0-12 per giocarsi tutto nella partita finale. Con i giocatori presenti quest’anno, sarebbe successo solo in 6 delle 50.000 simulazioni della competizione. Temo ci sarà un po’ da aspettare per questo scenario. Per la prima partita decisiva invece, l’anno prossimo potrebbe essere quello giusto.

A Short Explainer on Getting to a Laver Cup Decider

Verso una nuova distribuzione d’età bimodale agli US Open

di Stephanie Kovalchik // StatsOnTheT

Pubblicato il 6 settembre 2019 – Traduzione di Edoardo Salvati

Con due giocatori e due giocatrici di età inferiore ai 23 anni nelle semifinali degli US Open, stiamo assistendo alla prima ondata di una nuova dominante generazione negli Slam?

È da diverso tempo ormai che la presa di potere dei trentenni è l’argomento più dibattuto nel tennis. C’è estrema familiarità relativa alle statistiche sulla predominanza di giocatori con almeno 30 anni nelle fasi finali degli Slam, statistiche generate in larga parte (anche se non totalmente) dai Grandi Tre tra gli uomini e da Serena Williams tra le donne.

Se la generazione di giocatori nati all’inizio degli anni ’90 ha quasi perso le speranze di rubare uno Slam dalla bacheca dei Grandi Tre, gli US Open 2019 sono stati palcoscenico dei primi forti segnali che la generazione immediatamente successiva — cioè i giocatori nati a metà o verso la fine degli anni ’90 — farà di tutto per interrompere la siccità di titoli.

Matteo Berrettini, 23 anni, ha perso in semifinale contro Rafael Nadal e Daniil Medvedev, anche lui ventitreenne, è riuscito a fare meglio di un turno, dovendosi però poi arrendere al quinto set sempre contro Nadal in finale. Fosse uno dei due riuscito nel risultato a sorpresa, per la prima volta dopo undici Slam si sarebbe avuto un vincitore diverso da Novak Djokovic, Roger Federer o Nadal. E sarebbe stata la prima volta di un giocatore sotto i 23 anni a vincere uno Slam da quando Djokovic ha conquistato gli Australian Open 2011.

Uomini

Già comunque arrivare nei quarti di finale è stata un’impresa ragguardevole. Ne è prova il confronto tra la distribuzione d’età dell’edizione 2019 e quella delle edizioni passate: spiccano due evidenti mode a 23 anni e 33 anni. Serve tornare indietro fino al 2003 per trovare una situazione in cui il valore dell’età era polarizzato così in basso e così in alto allo stesso tempo. Quell’anno infatti Andre Agassi (33) raggiunse la semifinale, Younes El Aynaoui (32) perse ai quarti di finale e un gruppo di ventunenni ottenne un risultato simile o migliore, tra cui Guillermo Coria, David Nalbandian e Andy Roddick, che vinse poi il torneo.

IMMAGINE 1 – Composizione dell’età di giocatori e giocatrici che hanno raggiunto i quarti di finale degli US Open nel periodo dal 2000 al 2019

Donne

Tra le donne, si è già osservato un ciclo simile. Il più recente divario tra mode è stato agli US Open 2015, probabilmente una delle edizioni più strane del tabellone di singolare femminile, a partire dalla sconfitta inattesa di Williams contro Roberta Vinci, oltre alla finale tutta italiana tra la stessa Vinci (32) e Flavia Pennetta (33). Viste le peculiarità del 2015, forse è meglio guardare al 2014 come inizio del cambiamento arrivato a maturazione nel 2019. È stato l’anno infatti in cui Belinda Bencic ha raggiunto i quarti di finale a 17 anni.

Ora ventiduenne, Bencic nel 2019 ha perso la semifinale con un’altra giovanissima, Bianca Andreescu (19), vincitrice poi del torneo contro Williams, che ha rappresentato chiaramente un’eccezione in termini di età. Il 2019 infatti è il primo anno dal 2011 in cui solo una giocatrice sopra i 30 anni ha raggiunto i quarti di finale.

Tra gli uomini invece sono cinque le edizioni consecutive in cui 3 o 4 dei giocatori nei quarti di finale hanno avuto almeno trent’anni. Si dovesse verificare un andamento che rispecchia quanto accaduto tra le donne, quel tipo di sequenza sarà solo un ricordo del passato.

Ages at the US Open are Getting Bimodal, Again

Chi ha un vantaggio alla vigilia degli US Open?

di Stephanie Kovalchik // StatsOnTheT

Pubblicato il 24 agosto 2019 – Traduzione di Edoardo Salvati

Con l’ultimo Slam dell’anno ai blocchi di partenza, è il momento adatto per interrogarsi sulla bravura relativa del campo partecipanti e su quali giocatori e giocatrici si sono allenati più intensamente nell’anno passato per migliorare il vantaggio competitivo sul cemento.

Prendiamo spesso a riferimento la trasferta nordamericana di luglio e agosto come segnale premonitore di cosa potrà accadere gli US Open. Se il Cincinnati Masters (l’ultimo Master prima degli US Open) fosse di qualche indicazione — con la vittoria di Daniil Medvedev contro David Goffin — sarebbe proprio che dal tabellone principale di New York bisogna aspettarsi l’inaspettato.

Medvedev…infuocato

In russo, la parola “fuoco” si scrive “Пожар” e si pronuncia prozhar. È così che chiamerò Medvedev per le prossime due settimane, Пожар-Medvedev, visto che è riuscito ad arrivare in finale in tutti i tornei sul cemento che ha giocato della US Open Series, sconfiggendo anche Novak Djokovic in semifinale a Cincinnati. Questa striscia vincente gli ha permesso di entrare tra i giocatori che più si sono migliorati sulla superficie nelle precedenti 52 settimane. Meglio ancora, tra i quindici giocatori con la valutazione più alta all’inizio degli US Open, (Пожар) Medvedev ha ottenuto il secondo posto per punti guadagnati (+307), appena dietro ai 323 punti di Albert Ramos.

IMMAGINE 1 – Variazione nelle valutazioni specifiche per cemento tra il 2018 e il 2019 per quei giocatori con una valutazione attuale di almeno 2100 punti. In giallo i giocatori con un guadagno di almeno 200 punti

Un salto di 300 o più punti nelle valutazioni da un anno all’altro è raro, specialmente tra giocatori che già si esprimono ad altissimo livello. Negli ultimi 20 anni, i cinque giocatori che più si sono migliorati prima degli US Open sono nomi ben noti. Solo uno di essi però poi si è spinto avanti nel torneo (Guillermo Coria, con il quarto di finale nel 2003). Siamo quindi indotti a pensare che la regressione di rendimento verso la media, o il possibile affaticamento da un numero di partite nei tornei di preparazione superiore a quello inizialmente ipotizzato, agiscano da contrappeso alla fiducia che questi giocatori possono aver acquisito.

La corsa di Kenin e Andreescu

In campo femminile, il rimescolamento nelle valutazioni è per certi versi più interessante rispetto a quanto visto per gli uomini. In linea con gli ultimi anni negli Slam femminili, ci si aspettava che pochi punti separassero le favorite per la vittoria. Nessuno però probabilmente pensava che due delle più forti contendenti, Sofia Kenin e Bianca Andreescu, scalassero le valutazioni così velocemente.

Esattamente un anno fa, Kenin aveva 350 punti in meno. Se non fosse impressionante a sufficienza, il guadagno di Andreescu è stato ancora più clamoroso. In soli 12 mesi, la fenomenale canadese ha migliorato di circa 600 punti. Siamo di fronte a un vero salto dimensionale: per avere un riferimento, sono 100 punti in più anche del miracoloso rientro di Kim Clijsters al professionismo tra il 2009 e 2010.

IMMAGINE 2 – Variazione nelle valutazioni specifiche per cemento tra il 2018 e il 2019 per quelle giocatrici con una valutazione attuale di almeno 2100 punti. In rosso le giocatrici con un guadagno di almeno 200 punti

Per molti dei giovani giocatori e giocatrici del Nord America è l’occasione perfetta per innalzare il livello di gioco. Se a queste dinamiche uniamo la crescita di Coco Gauff, il titolo di Madison Keys a Cincinnati e il ritorno al vertice di Serena Williams, il tifo per i rappresentanti del continente americano non avrà soste.

Who Has the Momentum Going into the US Open?

Una statistica per le partite assolutamente da non perdere

di Stephanie Kovalchik // StatsOnTheT

Pubblicato il 9 agosto 2019 – Traduzione di Edoardo Salvati

Per l’appassionato di tennis, la scelta di quale partita guardare in un qualsiasi torneo è spesso fonte di grattacapo. In questo articolo, cerco di determinare quanto una partita è imperdibile in funzione della sua qualità e competitività, ricorrendo alle valutazioni dei giocatori.

Molte volte in passato, o anche per la trasferta nordamericana in corso, l’abbondante offerta di partite televisive vi avrà certamente posto di fronte a un bivio. Conoscete il motivo della scelta che avete fatto? Avete optato per la partita in programma sul campo più importante? Per il giocatore con la classifica più alta? O avete seguito il vostro istinto sulla partita che pensavate sarebbe stata più equilibrata?

Specialmente nei primi turni di eventi congiunti tra donne e uomini, il timore di rimanere lontani dal centro dell’azione è una delle circostanze che genera più ansia per il vero seguace di tennis. Naturalmente, la possibilità di cambiare canale per una o l’altra partita ci convince che, in fondo, prendere una decisione non è obbligatorio. Ma non è questo il modo di mantenere viva la passione.

Dove sarà l’esperienza visiva più emozionante?

Forse è solo perché sto invecchiando, ma mi capita spesso di desiderare che la scelta sulla partita da guardare fosse più semplice. O che avessi almeno modo di prevedere dove sarà l’esperienza visiva più emozionante in qualsiasi istante. Di solito, faccio riferimento alle quotazioni assegnate dagli allibratori alle partite in programma, così da avere un’idea di quelle il cui esito finale è considerato più incerto. Mi accorgo però poi che la mia propensione non è sempre per la partita più combattuta. Complessivamente, anche la qualità è un fattore chiave. E sarei disposta ad accettare quote meno favorevoli se il livello di gioco di entrambi i giocatori rimanesse ragionevolmente alto.

Ne ho parlato a lungo con Martin Ingram, già ospite del blog, che condivide l’ossessione per interrogativi di questo tipo e che riesce sempre a trovare una soluzione ingegnosa alla maggior parte dei problemi prima che a me venga in mente. Siamo d’accordo sul fatto che competitività e qualità non sono elementi sufficienti a far decollare una grande partita (stili differenti e scontri diretti sono altri due, ad esempio), ma certamente permettono di pescare nel mucchio con buona probabilità di riuscita.

L’idea di base è di arrivare a una statistica che unisca una misura della qualità e della competitività. In termini matematici:

Partita imperdibile = Competitività + Qualità

Visto che le valutazioni dei giocatori sono il sistema principale per misurarne la bravura relativa, possiamo prenderle a riferimento sia in termini di abilità complessiva (la qualità) che in termini di divario di capacità tra un giocatore e l’altro (competitività).

Qualità

Per definire la qualità, basta la semplice somma delle valutazioni dei giocatori. È un concetto simile a quello del “bonus” secondo la descrizione di Klaasen e Magnus. L’immagine 1 mostra la distribuzione della qualità per le partite del circuito maggiore nel 2019. Pur con una media leggermente più alta per gli uomini, in entrambi i casi assistiamo a un’importante deviazione verso destra. Quella coda, il gruppo di partite con valore maggiore di 5000, racchiude gli scontri di più alta qualità della stagione.

IMMAGINE 1 – Distribuzione della qualità per le partite dei due circuiti maggiori nel 2019

Competitività

Nella sostanza, la competitività invece si riduce al divario tra le valutazioni dei giocatori. Questo è il “malus” nel linguaggio di Klaasen e Magnus. Anzi, la differenza di valutazioni è l’unica quantità veramente casuale nei pronostici sia con Elo che con altri sistemi di previsioni basati sulla comparazione tra giocatori.

IMMAGINE 2 – Distribuzione della competitività per le partite dei due circuiti maggiori nel 2019

La distribuzione di competitività nell’immagine 2 mostra scarsa differenza tra i due circuiti. Inoltre, la pesante deviazione verso destra segnala che è più tipico trovarsi di fronte a una partita molto equilibrata che a una a senso unico. Staremmo parlando di uno sport molto più interessante se la distribuzione non esibisse questo tipo di distorsione.

Da un lato, abbiamo molte partite di qualità ma pochissime di massima qualità, mentre dall’altro sono minori le partite competitive ma è relativamente più frequente che una partita sia competitiva di quanto sia a senso unico. In presenza di proprietà tra loro opposte, come riusciamo a mettere insieme queste due misure?

Un solo numero

Un’idea è quella di concentrarsi sulla qualità, prevedendo però una penalizzazione in funzione della scarsa competitività. Si esprime la competitività come la probabilità di vittoria attesa per il giocatore più forte, per poi quantificare la probabilità di vittoria attesa rispetto alla partita più competitiva (quella in cui la probabilità di vittoria è del 50%).

Partita imperdibile = (Qualità – Media)*(1-(p(v)-0.5))

In questo modo, il valore delle partite con qualità sopra la media è ridotto in proporzione della distanza in punti percentuali da una partita equilibrata. Possiamo verificare in concreto il funzionamento di questo approccio guardando alle prime dieci partite imperdibili del 2019 per uomini e donne. Anche se l’obiettivo dichiarato è di stabilire il livello di qualità tra partite della stessa settimana e turno di gioco, possiamo comunque ricavare una prima impressione della validità della statistica.

Il predominio dei Grandi Tre tra gli uomini e quello di Simona Halep, Serena Williams e Ashleigh Barty tra le donne suggerisce che siamo sulla buona strada. In retrospettiva, un paio di partite non hanno mantenuto il carico d’interesse atteso alla vigilia, fra tutte la finale maschile degli Australian Open e la finale femminile di Wimbledon.

Naturalmente, non ho la pretesa che la statistica per le partite assolutamente da non perdere qui introdotta incontri un favore universale. Sono convinta però che fondendo i due ingredienti chiave di una partita in un solo numero, si ha a disposizione un valido strumento per scegliere cosa vedere in televisione o analizzare a ritroso quali sono state le partite che hanno confermato o disatteso le aspettative riposte.

A Stat for Must-See Matches

Unicorni nel circuito femminile

di Stephanie Kovalchik // StatsOnTheT

Pubblicato il 12 luglio 2019 – Traduzione di Edoardo Salvati

Con l’avvio della trasferta nordamericana di preparazione agli US Open, Ashleigh Barty si presenta nella parte conclusiva del calendario con la valutazione più alta del circuito femminile in singolo e in doppio. Solo Serena Williams, negli ultimi dieci anni, ha mostrato un dominio simultaneo di questa portata in entrambe le specialità.

Il ritorno al vertice di Simona Halep con la vittoria a Wimbledon contro Williams e la conferma del titolo di Novak Djokovic contro Roger Federer, oltre alla semifinale tra Federer e Rafael Nadal, sono temi molto rilevanti, ma continuo a desiderare qualcosa di veramente diverso che metta in discussione l’ordine precostituito del tennis.

Il nuovo che avanza?

L’ascesa di Barty al primo posto della classifica e l’incredibile parabola di Coco Gauff a Wimbledon sono gli esempi più recenti di nuovo che avanza. Possiamo attenderci simili dinamiche per il proseguo della stagione? In cerca di una risposta, ho analizzato le classifiche più recenti delle valutazioni specifiche per il cemento, utilizzando la variazione del margine di vittoria associata alle valutazioni Elo (argomento di cui ho parlato più tecnicamente alla conferenza Mathsport International ad Atene)

Ho ipotizzato che le valutazioni del doppio vengano generate da partite di singolare contro ciascuna avversaria di doppio. Riconosco che è un calcolo un po’ strano, ma penso fornisca comunque una misurazione ragionevole della bravura relativa sulla base delle sole partite di doppio.
L’immagine 1 riepiloga le prime 10 giocatrici di singolare e doppio secondo questo criterio. Cosa si nota?

IMMAGINE 1 – Elenco delle prime 10 giocatrici di singolare e doppio sulla base del margine di vittoria Elo

Mi colpisce la presenza di Barty al primo posto anche nel doppio. Ho pensato quindi che sia un evento raro, vista l’abitudine delle giocatrici di vertice di concentrarsi quasi esclusivamente sul singolare, almeno negli ultimi anni. Mi viene in mente il termine “unicorno” e come sia diventato l’appellativo di riferimento per le start up che raggiungono una valutazione superiore al miliardo di dollari.

Ho trovato degli unicorni nel tennis?

Per verificare la rarità di una contestuale presenza al vertice di singolare e doppio nel tennis femminile moderno, ho considerato il margine di vittoria associato alle valutazioni Elo di tutte le superfici raggiunto da ciascuna giocatrice in singolare e in doppio per ogni anno dal 2003. Ho classificato le giocatrici sulla base della miglior valutazione stagionale e raggruppato le prime 5 per ogni stagione in singolare e in doppio. Ho determinato un numero minimo di 8 partite in doppio per un dato anno, in modo da creare una casistica ampia a sufficienza da ricomprendere singolariste di buon livello che giocano in doppio solo negli Slam ma riescono a superare il primo turno abbastanza spesso.

In poco più di 15 anni, solo 7 giocatrici hanno raggiunto il vertice in singolare e in doppio nella stessa stagione. E solo Serena, oltre a Barty, è arrivata in cima in entrambe le specialità in un qualsiasi momento della carriera. Se avessi potuto procedere a ritroso ancora per qualche anno, è probabile che anche Venus Williams e Lindsay Davenport sarebbero entrate nell’elenco. E, ancora più indietro, Martina Navratilova sarebbe stata un chiaro esempio di unicorno dei primi anni della WTA, un periodo in cui essere forti in singolare e in doppio era forse più frequente.

La rarità di Barty

Tornando ai tempi nostri, mi convinco sempre più che Barty sia una giocatrice speciale. La media di 2467 della sua valutazione massima, sulla base del rendimento alla settimana del 12 luglio 2019, è superata solo dalle stagioni 2009-2010 e 2012-2013 di Serena. Va detto che se Barty è al momento la giocatrice di doppio più forte sul cemento, spetta a Timea Babos la valutazione più alta su tutte le superfici.

IMMAGINE 2 – Giocatrici al vertice del singolare e del doppio nel periodo dal 2003 al 2019

È interessante anche come, dopo il 2010, Victoria Azarenka (di cui Barty è stata compagna di doppio più volte quest’anno) sia l’unica altra giocatrice a raggiungere lo status di unicorno. E delle restanti quattro — Davenport, Dinara Safina, Kim Clijsters e Venus Williams — solo Venus e Safina ci sono riuscite negli ultimi 15 anni.

Senza Serena e Barty, sarebbero state poche le circostanze per la WTA di osservare le più forti singolariste darsi da fare anche in doppio. È un richiamo a quanto i circuiti maschile e femminile sembrino in realtà una raccolta di sotto-circuiti diversi, con alcuni che giocano solo il singolare, alcuni solo il doppio e gli altri un po’ in uno e un po’ nell’altro.

Servono altre condizioni per il successo del doppio

È già di per sé abbastanza curioso che Barty sia diventata la numero 1 in singolare evitando di trattare il doppio come una sorta di sessione di allenamento. Il fatto che questo sia accaduto in un momento in cui il doppio sta generando grande eco, lo rende ancora più avvincente. Alcune delle soddisfazioni maggiori in doppio nel 2019 sono arrivate dal ritorno in campo di Andy Murray al Queens e dal debutto della coppia Murray-Serena nel misto a Wimbledon. Se si pensa anche all’entusiasmo del confronto tra Roger Federer e Serena in doppio alla Hopman Cup, si è portati a credere che il 2019 sia l’anno del doppio.

La triste realtà è che si lega il successo del doppio in larga parte al quasi ritiro in singolare di Murray. E non sono queste le circostanze di cui c’è bisogno perché un giocatore di vertice in singolare si dedichi più spesso al doppio. Però, con la Hopman Cup dal futuro incerto e ulteriori tornei in singolare e di squadra che cercano di farsi strada in calendario, il tennis non lascia troppe opzioni ai giocatori. Già ne si vedono le conseguenze su Barty, costretta al ritiro negli ultimi due tornei di doppio.

Se si trovasse un modo di appoggiare i giocatori e le giocatrici che più promettono di eccellere in singolare e in doppio, gli unicorni nel tennis non sarebbero poi così rari.

Unicorns of the WTA

Come Ashleigh Barty è diventata la più forte del mondo

di Stephanie Kovalchik // OnTheT (su TheConversation)

Pubblicato il 26 giugno 2019 – Traduzione di Edoardo Salvati

Ashleigh Barty è diventata una celebrità del tennis mondiale. Dopo aver vinto il primo titolo Slam al Roland Garros 2019, la giovane stella australiana ha aggiunto un altro importante traguardo in carriera, il numero uno della classifica mondiale WTA. Almeno da un punto di vista dell’ufficialità, è la più forte giocatrice del mondo. Barty è diventata solo la 27esima donna nella storia del tennis ad arrivare in cima alla classifica e la seconda australiana dopo Evonne Goolagong Cawley 43 anni fa.

Con appena 166 cm di altezza, poco per gli standard del tennis moderno, e un sorriso da ragazza della porta accanto, in pochi avrebbero pensato che Barty possedesse i requisiti per issarsi fino ai massimi livelli dello sport. Chi però ci ha giocato contro o ha seguito la sua evoluzione da vicino, può testimoniare sul fatto che Barty è una giocatrice speciale. Questo è emerso con chiarezza anche in un recente sondaggio sul New York Times che ha coinvolto 20 professionisti, allenatori e analisti, nel quale ammirazione e rispetto per la tecnica di Barty hanno trovato riscontro unanime.

Tra le giocatrici contemporanee, gli esperti considerano il rovescio tagliato e il gioco a rete di Barty come i migliori in assoluto. Aggiungono anche che solo Serena Williams può tenerle testa in termini di efficacia della seconda di servizio e che quando si parla di tocco e sensibilità complessive, in poche la superano.

Bravura tecnica e acume tattico

La mole di numeri che abbiamo analizzato con il Game Insight Group di Tennis Australia, la federazione australiana, conferma le opinioni espresse nell’articolo del New York Times. Utilizzando alcuni dei dati più completi a disposizione nel tennis, tra cui le informazioni derivanti dalla tracciatura continua del movimento della pallina e dei giocatori durante la partita, il Game Insight Group ha sviluppato un insieme di statistiche di rendimento che prendono il nome di Player DNA, con l’obiettivo di comprendere tecnica e atteggiamento dei giocatori.

Il Player DNA di Barty rivela una giocatrice dalla notevole combinazione di punti di forza: perfetta tecnica d’insieme, incredible agilità, resistenza fisica e mentale fuori dal comune. Secondo le statistiche del Game Insight Group, tra le giocatrici che hanno partecipato agli Slam negli ultimi anni, la valutazione tecnica di Barty raggiunge — su un massimo punteggio possibile di 100 — l’89.0 al servizio, l’86.3 sul dritto e il 90.9 sul rovescio. In quanto a bravura tecnica complessiva, Barty è saldamente tra le prime dieci giocatrici in attività, a dimostrazione che pur essendo il rovescio il colpo maestro, può comunque fare affidamento su un ampio arsenale in qualsiasi situazione.

I numeri del Player DNA evidenziano anche un acume tattico che rende il gioco di Barty eccezionale. Nel tennis contemporaneo, il controllo dello spazio e del ritmo dello scambio è un fattore chiave per il successo. Barty ottiene un punteggio dell’88.5 in uno degli indici più importanti in questo senso, cioè il “controllo del campo”, che misura l’efficacia di una giocatrice nella conquista del punto da una posizione di campo più vantaggiosa. In poche hanno valori più alti, e questo è controprova dell’abilità fuori dal comune di Barty di sfruttare al meglio opportunità strategiche negli scambi.

Agilità e resistenza

La bravura tecnico-tattica di Barty è favorita da un’agilità rimarchevole che le permette di muoversi con facilità e solidità in ogni zona del campo. Il 93.9 nella statistica sull’agilità del Player DNA ne fa il suo attributo fisico più preponderante. È la qualità degli spostamenti che ha permesso a Barty di essere una delle pochissime giocatrici di questa era a trovarsi contemporaneamente al primo posto della classifica di singolare e di doppio, avendo vinto Slam di entrambi i tabelloni.

Quasi identica all’agilità è la resistenza di Barty, con un 91.1 secondo le statistiche del Game Insight Group. Solo nel 2019, ha giocato 13 partite al terzo set, di cui due nella cavalcata alla vittoria del Roland Garros, con un record di nove vittorie e tre sconfitte. Vincere costantemente in circostanze di massima richiesta fisica presuppone anche una grande tenuta mentale. La necessità di possedere fisico e mente è diventata sempre più pressante, visto che l’espansione geografica e d’intensità del circuito non sembra avere interruzioni. Ulteriore conferma di come una giocatrice delle caratteristiche di Barty abbia prosperato in questo tipo di contesto.

I vantaggi di una pausa dal tennis

È una coincidenza non casuale che nell’anno in cui Barty diventa per la prima volta la numero uno del mondo viene pubblicato “Range”, il libro di David Epstein sul valore di un’impostazione generalista nella ricerca dell’eccellenza (rispetto alla iper-specializzazione che è stata così a lungo il riferimento). Qualcuno nel mondo del tennis avrebbe potuto interpretare la decisione di Barty di prendere una pausa a diciotto anni per giocare nella Big Bash League — proprio quando la carriera di una tennista sta per decollare — come l’avvio della fase di declino.

Con il senno di poi, quell’interruzione sembra aver avuto un effetto esattamente contrario. E, come sostiene Epstein, per una valida ragione. Così come Roger Federer, che durante l’adolescenza si è dedicato a diversi sport, l’esperienza di Barty con il cricket è stata parte essenziale nell’acquisizione di versatilità, maturità e creatività, che l’hanno distanziata dalla maggior parte delle colleghe. È diventata la tennista di oggi proprio perché ha voluto inseguire altri interessi a inizio carriera, non perché si è dedicata esclusivamente al tennis.

Pur di fronte a notorietà e preminenza, Barty conserva umiltà e piacevolezza di spirito, in campo e fuori. I tifosi australiani conoscono meglio di tutti la delusione che può scaturire quando soldi, notorietà social e immaturità adolescenziale collidono nello sport d’élite. Che Barty sia riuscita a mantenere integrità e rimanere fedele ai suoi valori durante la corsa alla vetta è ragguardevole. Quali siano i futuri successi, oltre che per le prodezze tennistiche Barty si è certamente guadagnata l’ammirazione del pubblico anche per la reputazione.

The numbers game: how Ash Barty became the world’s best female tennis player