Per lo Slam numero 24, Serena ha bisogno di più sfide

di Briana Foust // Tennis with an Accent

Pubblicato il 14 luglio 2019 – Traduzione di Edoardo Salvati

Serena Williams fa parte della vecchia guardia, e la vecchia guardia non si esprime a sproposito. Non è un club che sbandiera gli infortuni. Può scomparire dalla circolazione rinunciando anche ai social media. Può dare la sensazione di una vita mitologica agli occhi di colleghi e tifosi. Sa centellinare energie con più saggezza e parsimonia. Sa affrontare trionfo e disastro, e gestire questi due impostori alla stessa maniera. Eppure, proprio come le nuove generazioni ci ricordano con i loro insuccessi (almeno in termini relativi), raggiungere il traguardo è un compito estenuante.

Per arrivare a 24 Slam, il nuovo record nell’era Open, Serena dovrà ricorrere a tutta la sua esperienza. Nulla deve essere lasciato al caso. Quest’anno, l’entusiasmo di Serena per Wimbledon era palpabile. Ha affermato di sentirsi finalmente in forma dopo essersi potuta allenare a pieno regime solo poche settimane prima dell’inizio.

Non pronta per Halep

Sfoggiando un esclusivo completo Nike con cui brillava in campo, la sua marcia verso il titolo sembrava inarrestabile. È arrivata in finale vincendo il 75% degli scambi inferiori ai quattro colpi. Un altro tipo di avversaria però l’attendeva in finale: Simona Halep. Prima della finale, Halep era al quarto posto tra le partecipanti per numero di punti vinti alla risposta. Secondo le statistiche fornite ai giornalisti, aveva coperto una distanza di quasi dodici mila metri nel tentativo di diventare la prima rumena a vincere Wimbledon (Ilie Nastase era arrivato in finale nel 1972, perdendo da Stan Smith). Il livello di gioco quasi perfetto di Halep si è rivelato più solido della bravura di Serena nei recuperi.

Quando una giocatrice dello status di Serena perde una finale Slam, sembra che le scusanti da addurre siano infinite e tutte valide per giustificare l’inspiegabile. La principale questa volta è che Serena ha bisogno di giocare più partite.

Una strada mai battuta

Avevo una curiosità: in quali circostanze giocatrici-madri già campionesse Slam nell’era Open (Margaret Court e Evonne Cawley) erano tornate a vincere uno Slam? Court era la numero uno e la migliore giocatrice all’età di 31 anni quando, nel 1973, vinse gli ultimi Slam nonché tre su quattro della stagione. Il rendimento di fine carriera di Goolagong Cawley nel 1980 fu più vicino a quello di Serena, per via di infortuni pesanti e di un ritorno al circuito meno di un mese prima della vittoria dell’ultimo Wimbledon.

L’impressione è quindi che Serena dovrà ancora una volta aprire una strada mai battuta per raggiungere il record. Resta un interrogativo: fisico e avversarie saranno clementi con lei? Dedichiamo qualche riga a quest’ultimo aspetto, le avversarie. Fermiamoci a riflettere sull’andamento simile degli ultimi due Wimbledon per Serena. Fermiamoci anche a pensare quanto poco le due semifinaliste l’abbiano preparata per le finali che ha poi perso.

Similitudini tra Wimbledon 2018 e 2019

Il tabellone del 2018 prevedeva un’insidia al terzo turno contro Kristina Mladenovic, che tale si è rivelata con il punteggio di 7-5 7-6. Così non è stato quest’anno contro Julia Goerges, che da potenziale pericoloso ostacolo ha opposto scarsa resistenza, perdendo per 3-6 4-6. Altrimenti, le affinità sono sconvolgenti. Quarto turno 2018: Evgeniya Rodina. Quarto turno 2019: Carla Suarez Navarro. Due giocatrici decisamente alla portata. Quarto di finale 2018: Camila Giorgi, alla sua prima apparizione in un quarto di finale Slam. Quarto di finale 2019: Alison Riske, anche lei al primo quarto di finale di sempre. Entrambe partite molto combattute, ma nelle quali Serena ha fatto valere la superiorità nei momenti decisivi. Semifinale 2018: Goerges, una veterana ma alla prima semifinale. Semifinale 2019: Barbora Strycova, un’altra veterana sempre alla prima semifinale. Giocatrici di qualità ma sopraffatte dalla posta in palio.

Nel 2018, dopo Rodina-Giorgi-Goerges, Serena si è trovata spiazzata di fronte a una ribattitrice come Angelique Kerber, già vincitrice Slam e con un tennis relativamente completo. Quest’anno, dopo Suarez Navarro-Riske-Strycova, Serena si è trovata di nuovo spiazzata di fronte a una ribattitrice come Halep, già vincitrice Slam e con un tennis relativamente completo.

Un tabellone favorevole nella seconda settimana

Agli US Open 2018, l’avversaria di Serena in semifinale è stata Anastasija Sevastova, tatticamente intelligente e di talento, che aveva giocato bene a New York. Ma Serena ha vinto di forza senza una vera preparazione per la completezza di Naomi Osaka in finale.

Il tabellone è sempre stato favorevole a Serena nella seconda settimana degli ultimi tre Slam in cui è arrivata in finale. Non viene spontaneo a un atleta, o anche un analista, commentare negativamente un percorso per la finale che si è rivelato facile. In fondo, qualsiasi giocatrice vuole proseguire nel torneo senza stare troppo a lungo in campo. Sembra proprio però che Serena trarrebbe beneficio dal dover giocare contro avversarie più forti in semifinale.

È un mondo sconosciuto per Serena, come Court e Cawley potrebbero testimoniare.

To get 24 – Serena needs more matches and challenges

C’è sempre una possibilità, anche per Marie Bouzkova

di Jeff Sackmann // TennisAbstract

Pubblicato il 10 agosto 2019 – Traduzione di Edoardo Salvati

Marie Bouzkova, numero 91 del mondo e passata dalle qualificazioni, ha battuto ai quarti di finale di Toronto la numero 4 Simona Halep, che si è dovuta ritirare per un infortunio alla gamba dopo aver perso il primo set. C’è quindi un asterisco: anche se fossimo pronti ad attribuire più importanza a una singola partita di quella che richiede, non daremmo grande significato a questa.

Si tratta comunque di un risultato di prestigio per la ventunenne della Repubblica Ceca, che ha eliminato la seconda giocatrice tra le prime 10 della settimana, arrivando alla prima semifinale in carriera in un torneo Premier, contro niente di meno che Serena Williams (perdendo però in tre set, dopo aver vinto il primo per 6-1, n.d.t.)

Qualcosa di strano

Era la partita numero 62 del 2019 per Bouzkova, la numero 61 contro una giocatrice in possesso di classifica ufficiale. Ha vinto contro la più forte che abbia incontrato quest’anno, Halep, ma ha perso appena la settimana scorsa contro CoCo Vandeweghe, la numero 636 e l’avversaria con la classifica più bassa.

C’è un altro asterisco: Vandeweghe è al rientro da un infortunio, è sicuramente a un livello più alto di quello attuale e le stranezze del circuito Transition della federazione internazionale non hanno consentito al sistema di classifica di riflettere nel 2019 lo stato dell’arte come in passato. Alcune giocatrici che avrebbero normalmente una classifica molto bassa, come ad esempio la wild card del Kazakistan che Bouzkova ha demolito un paio di settimane fa, non contano.

Rimangono in ogni caso 61 partite, di cui una vittoria contro la giocatrice dalla classifica più alta e una sconfitta contro quella dalla classifica più bassa. Una ricerca nel mio database ha rivelato molte altre simili sorprese. Tornando indietro per meno di dieci anni, fino al 2010, ho trovato 127 giocatrici che hanno ottenuto una combinazione identica di risultati all’interno della stessa stagione, con almeno trenta partite giocate (per coerenza, ho incluso i ritiri quando si era concluso almeno un set).

Se alcune non sono di grande interesse — è il caso ad esempio di Mira Antonitsch che l’anno scorso non ha giocato contro avversarie tra le prime 400 — 63 delle 127 hanno battuto una tra le prime 100, 44 hanno battuto una delle prime 50 e 25 hanno avuto il lusso di una vittoria a sorpresa contro una delle prime 10. Halep è stata la vittima delle prime 10 in ben tre occasioni!

Le limitazioni del sistema ufficiale

Questo fa di Bouzkova la quarta giocatrice in una stagione (quantomeno di otto mesi) ad aver battuto Halep, a non aver giocato contro una giocatrice dalla classifica più alta e ad aver anche perso con la giocatrice più bassa in classifica. Halep non deve rimanerci troppo male, visto che Angelique Kerber è stata dalla parte della sconfitta più alta per cinque volte, di cui quattro nel 2017. Non bene!

La tabella elenca le 25 giocatrici-stagione tra il 2010 e il 2018 che hanno battuto la più alta in classifica e perso dall’avversaria più bassa.

Anno  Giocatrice   Più alta    Class  Più bassa    Class       
2017  Kasatkina    Kerber      1      Kanepi       418      
2018  Hsieh        Halep       1      Gasparyan    410      
2010  Jankovic     Serena      1      Diyas        268      
2010  Clijsters    Wozniacki   1      G-Vidagany   258   *  
2014  Cornet       Serena      1      Townsend     205      
2010  Yakimova     Jankovic    2      Dellacqua    980      
2017  Bouchard     Kerber      2      Duval        896   *  
2017  Vesnina      Kerber      2      Azarenka     683      
2016  Bencic       Kerber      2      Boserup      225      
2014  Rybarikova   Halep       2      Eguchi       183      
2017  Mladenovic   Kerber      2      Andreescu    167   *  
2018  Goerges      Wozniacki   3      Serena       451      
2014  Tomljanovic  Radwanska   3      A Bogdan     308      
2015  Mladenovic   Halep       3      Savchuk      262      
2017  Kerber       Pliskova    4      Stephens     934      
2014  Pavlyu'ova   Radwanska   4      Wozniak      241      
2017  Dodin        Cibulkova   5      Rybarikova   453      
2017  Bellis       Radwanska   6      Azarenka     683      
2018  Buyukakcay   Ostapenko   6      Di Sarra     555      
2017  Sakkari      Wozniacki   6      Potapova     454      
2015  L Davis      Bouchard    7      E Bogdan     527      
2015  Ostapenko    S-Navarro   9      Dushevina    1100  *  
2016  KC Chang     Vinci       10     S Murray     862      
2018  Pera         Konta       10     Hlavackova   825      
2018  Danilovic    Goerges     10     Pegula       620

* 1 avversaria senza classifica

Basta poco per accorgersi che Vandeweghe non è la prima giocatrice con bassa classifica a suscitare una reazione del tipo “si, ma…”. Questo gruppo di avversarie apparentemente deboli è in realtà molto forte visto che contenere giocatrici con una classifica media fuori dalle prime 500. Ci sono stelle come Victoria Azarenka (per due volte) e Serena, oltre a promesse come Bianca Andreescu e Victoria Duval.

Consideriamolo il richiamo quotidiano alle limitazioni della classifica generata dalla WTA, che indica quali giocatrici hanno vinto molte partite nelle ultime 52 settimane, ma non necessariamente chi stia giocando bene.

Divergenze estreme ma non troppo rilevanti

Siamo di fronte ad alcune delle divergenze più estreme tra le posizioni espresse dal sistema ufficiale e la bravura sul campo in uno specifico momento. Non credo che essere in questo elenco abbia particolare rilevanza, tranne forse che le molte presenze di Keber (sia da giocatrice che da scalpo!) siano una sintesi efficace della delusione della sua stagione 2017.

Bouzkova rimarrà in elenco per almeno ancora altri due giorni, visto che Serena è fuori dalle prime 10 e le altre due semifinaliste hanno una classifica più bassa, facendo sì che Halep sia stata l’avversaria più “difficile” (nell’altra semifinale Andreescu ha battuto Sofia Kenin per 6-4 7-6, n.d.t.). E, nonostante la settimana di ottimo tennis, è comprensibile che Bouzkova possa sentirsi disorientata quando dalla parte opposta della rete c’è una giocatrice che ha vinto 23 Slam (per quanto, come visto, pur nella sconfitta Bouzkova ha dominato il primo set, n.d.t.). Una cosa è certa: Bouzkova è indifferente al numero che compare accanto al nome dell’avversaria.

There’s Always a Chance: Marie Bouzkova Edition

Unicorni nel circuito femminile

di Stephanie Kovalchik // StatsOnTheT

Pubblicato il 12 luglio 2019 – Traduzione di Edoardo Salvati

Con l’avvio della trasferta nordamericana di preparazione agli US Open, Ashleigh Barty si presenta nella parte conclusiva del calendario con la valutazione più alta del circuito femminile in singolo e in doppio. Solo Serena Williams, negli ultimi dieci anni, ha mostrato un dominio simultaneo di questa portata in entrambe le specialità.

Il ritorno al vertice di Simona Halep con la vittoria a Wimbledon contro Williams e la conferma del titolo di Novak Djokovic contro Roger Federer, oltre alla semifinale tra Federer e Rafael Nadal, sono temi molto rilevanti, ma continuo a desiderare qualcosa di veramente diverso che metta in discussione l’ordine precostituito del tennis.

Il nuovo che avanza?

L’ascesa di Barty al primo posto della classifica e l’incredibile parabola di Coco Gauff a Wimbledon sono gli esempi più recenti di nuovo che avanza. Possiamo attenderci simili dinamiche per il proseguo della stagione? In cerca di una risposta, ho analizzato le classifiche più recenti delle valutazioni specifiche per il cemento, utilizzando la variazione del margine di vittoria associata alle valutazioni Elo (argomento di cui ho parlato più tecnicamente alla conferenza Mathsport International ad Atene)

Ho ipotizzato che le valutazioni del doppio vengano generate da partite di singolare contro ciascuna avversaria di doppio. Riconosco che è un calcolo un po’ strano, ma penso fornisca comunque una misurazione ragionevole della bravura relativa sulla base delle sole partite di doppio.
L’immagine 1 riepiloga le prime 10 giocatrici di singolare e doppio secondo questo criterio. Cosa si nota?

IMMAGINE 1 – Elenco delle prime 10 giocatrici di singolare e doppio sulla base del margine di vittoria Elo

Mi colpisce la presenza di Barty al primo posto anche nel doppio. Ho pensato quindi che sia un evento raro, vista l’abitudine delle giocatrici di vertice di concentrarsi quasi esclusivamente sul singolare, almeno negli ultimi anni. Mi viene in mente il termine “unicorno” e come sia diventato l’appellativo di riferimento per le start up che raggiungono una valutazione superiore al miliardo di dollari.

Ho trovato degli unicorni nel tennis?

Per verificare la rarità di una contestuale presenza al vertice di singolare e doppio nel tennis femminile moderno, ho considerato il margine di vittoria associato alle valutazioni Elo di tutte le superfici raggiunto da ciascuna giocatrice in singolare e in doppio per ogni anno dal 2003. Ho classificato le giocatrici sulla base della miglior valutazione stagionale e raggruppato le prime 5 per ogni stagione in singolare e in doppio. Ho determinato un numero minimo di 8 partite in doppio per un dato anno, in modo da creare una casistica ampia a sufficienza da ricomprendere singolariste di buon livello che giocano in doppio solo negli Slam ma riescono a superare il primo turno abbastanza spesso.

In poco più di 15 anni, solo 7 giocatrici hanno raggiunto il vertice in singolare e in doppio nella stessa stagione. E solo Serena, oltre a Barty, è arrivata in cima in entrambe le specialità in un qualsiasi momento della carriera. Se avessi potuto procedere a ritroso ancora per qualche anno, è probabile che anche Venus Williams e Lindsay Davenport sarebbero entrate nell’elenco. E, ancora più indietro, Martina Navratilova sarebbe stata un chiaro esempio di unicorno dei primi anni della WTA, un periodo in cui essere forti in singolare e in doppio era forse più frequente.

La rarità di Barty

Tornando ai tempi nostri, mi convinco sempre più che Barty sia una giocatrice speciale. La media di 2467 della sua valutazione massima, sulla base del rendimento alla settimana del 12 luglio 2019, è superata solo dalle stagioni 2009-2010 e 2012-2013 di Serena. Va detto che se Barty è al momento la giocatrice di doppio più forte sul cemento, spetta a Timea Babos la valutazione più alta su tutte le superfici.

IMMAGINE 2 – Giocatrici al vertice del singolare e del doppio nel periodo dal 2003 al 2019

È interessante anche come, dopo il 2010, Victoria Azarenka (di cui Barty è stata compagna di doppio più volte quest’anno) sia l’unica altra giocatrice a raggiungere lo status di unicorno. E delle restanti quattro — Davenport, Dinara Safina, Kim Clijsters e Venus Williams — solo Venus e Safina ci sono riuscite negli ultimi 15 anni.

Senza Serena e Barty, sarebbero state poche le circostanze per la WTA di osservare le più forti singolariste darsi da fare anche in doppio. È un richiamo a quanto i circuiti maschile e femminile sembrino in realtà una raccolta di sotto-circuiti diversi, con alcuni che giocano solo il singolare, alcuni solo il doppio e gli altri un po’ in uno e un po’ nell’altro.

Servono altre condizioni per il successo del doppio

È già di per sé abbastanza curioso che Barty sia diventata la numero 1 in singolare evitando di trattare il doppio come una sorta di sessione di allenamento. Il fatto che questo sia accaduto in un momento in cui il doppio sta generando grande eco, lo rende ancora più avvincente. Alcune delle soddisfazioni maggiori in doppio nel 2019 sono arrivate dal ritorno in campo di Andy Murray al Queens e dal debutto della coppia Murray-Serena nel misto a Wimbledon. Se si pensa anche all’entusiasmo del confronto tra Roger Federer e Serena in doppio alla Hopman Cup, si è portati a credere che il 2019 sia l’anno del doppio.

La triste realtà è che si lega il successo del doppio in larga parte al quasi ritiro in singolare di Murray. E non sono queste le circostanze di cui c’è bisogno perché un giocatore di vertice in singolare si dedichi più spesso al doppio. Però, con la Hopman Cup dal futuro incerto e ulteriori tornei in singolare e di squadra che cercano di farsi strada in calendario, il tennis non lascia troppe opzioni ai giocatori. Già ne si vedono le conseguenze su Barty, costretta al ritiro negli ultimi due tornei di doppio.

Se si trovasse un modo di appoggiare i giocatori e le giocatrici che più promettono di eccellere in singolare e in doppio, gli unicorni nel tennis non sarebbero poi così rari.

Unicorns of the WTA

L’incoraggiante anticonformismo di Elina Svitolina

di Matt Zemek // Tennis with an Accent

Pubblicato il 19 luglio 2019 – Traduzione di Edoardo Salvati

In un periodo non troppo lontano, sembrava che Elina Svitolina fosse la giocatrice più formidabile e instancabile dell’intero circuito femminile. Mesi dopo il congedo di maternità di Serena Williams nel 2017, Svitolina aveva fatto incetta di titoli Premier 5, e si era presentata al Roland Garros tra le favorite, riuscendo quasi a sconfiggere Simona Halep nei quarti di finale. Aveva anche ottenuto grandi risultati nei tornei estivi di preparazione agli US Open.

L’ascesa

Svitolina aveva dato l’idea di poter diventare il tipo di giocatrice di cui il tennis femminile è alla ricerca, cioè un’atleta che si presenta in forma nella maggior parte delle settimane e che riesce ad arrivare in fondo con continuità.

Considerata la brevità della stagione sull’erba in entrambi i circuiti, nel 2017 Svitolina era in posizione ottimale per dominare il calendario e diventare un riferimento di prestazioni. Anche se non avesse fatto bene a Wimbledon? Escluso il periodo da metà giugno a metà luglio, aveva tutti gli altri mesi per far vedere di essere la migliore.

Alla vigilia degli US Open 2017, Svitolina sembrava sulla rampa di lancio. La dolorosa sconfitta contro Halep a Parigi a maggio — avanti di un set e sul punteggio di 5-1 nel secondo — era stata messa da parte con la vittoria a Toronto. Se al Roland Garros aveva perso il controllo, l’impressione è che lo avesse velocemente riguadagnato in Canada.

Senza Williams a fare la voce grossa e spezzare i sogni delle altre con la potenza del suo servizio, e anno prima dell’entrata in scena di Naomi Osaka — che si sarebbe imposta come elettrizzante giocatrice da cemento in grado di polverizzare la palla e gestire la pressione delle grandi partite — Svitolina aveva la possibilità di diventare una forza con cui fare i conti, a eccezione di Wimbledon.

La caduta

A New York aveva un break di vantaggio contro Madison Keys nel terzo set degli ottavi di finale. In quel preciso istante, la strada per imporre una nuova e più piena consapevolezza negli Slam era chiara. Poi, però, Svitolina è scivolata. Ha perso il break e quattro game di fila, lasciando il set per 6-4 e la partita a Keys, che poi da li è arrivata in finale, un proscenio al quale probabilmente Svitolina sentiva di appartenere.

Da quel momento, ha smesso di essere l’immagine della continuità. Poco ha senso nella sua carriera adesso, ma non è una situazione così negativa come si può pensare. Svitolina è infatti la giocatrice che rappresenta al meglio la volatilità del circuito femminile, un aspetto positivo per quanto imperfetto. Il modesto rendimento del 2019 è più evidente di quello del 2017, ma quando Svitolina gioca bene, fa impressione.

Le finali di stagione 2018 hanno lasciato tutti a bocca aperta, a Singapore e nel resto del mondo. Stava cambiando allenatore ed era all’apparente ricerca del peso di gioco ideale. Nel mezzo di una fase così delicata e di profonda incertezza, ha battuto le altre sette e conquistato il prestigioso torneo, mostrando di saper emergere dal nulla e sbaragliare la concorrenza.

La rinascita?

Così ha fatto a Wimbledon 2019. Pur possedendo la combinazione necessaria a raggiungere una semifinale Slam, non si era mai spinta tanto lontano a Wimbledon. Ha approfittato di un pizzico di fortuna con il ritiro di Margarita Gasparyan al secondo turno, ma non aveva certamente un tabellone da passeggio. Non ha sprecato l’occasione e si è sbarazzata di Maria Sakkari, Petra Martic e Karolina Muchova. Solo la precisione chirurgica di Halep (poi vincitrice del torneo) l’ha fermata, ma si era finalmente assicurata l’approdo in una semifinale Slam. La capacità di essere un elemento positivo inatteso era rimasta intatta.

La più grande sorpresa potrebbe essere ora proprio dietro l’angolo. Riuscirà Svitolina a trasformare il risveglio di Wimbledon in vittorie nella seconda parte della stagione? Ritroverà la forma che aveva nel 2017 per sfruttarla, con maggiore cognizione, agli US Open e poi nelle Finali di stagione?

Svitolina ha perso l’aura che la poneva automaticamente tra le favorite degli opinionisti. È per questo che ripresentarsi con la qualità di tennis del 2017 sarebbe la sorpresa perfetta, l’ultimo dei colpi di scena che minerebbe la “prevedibile imprevedibilità” dello stato attuale del tennis femminile. Vedremo se Svitolina sarà capace di sorprenderci ancora una volta nella trasferta nordamericana (per il momento ha perso nei quarti di finale a San Jose, ed è la testa di serie numero 6 a Toronto con una probabilità di vittoria del 4.9%, n.d.t.).

Elina Svitolina — unconventional can be encouraging

Come Ashleigh Barty è diventata la più forte del mondo

di Stephanie Kovalchik // OnTheT (su TheConversation)

Pubblicato il 26 giugno 2019 – Traduzione di Edoardo Salvati

Ashleigh Barty è diventata una celebrità del tennis mondiale. Dopo aver vinto il primo titolo Slam al Roland Garros 2019, la giovane stella australiana ha aggiunto un altro importante traguardo in carriera, il numero uno della classifica mondiale WTA. Almeno da un punto di vista dell’ufficialità, è la più forte giocatrice del mondo. Barty è diventata solo la 27esima donna nella storia del tennis ad arrivare in cima alla classifica e la seconda australiana dopo Evonne Goolagong Cawley 43 anni fa.

Con appena 166 cm di altezza, poco per gli standard del tennis moderno, e un sorriso da ragazza della porta accanto, in pochi avrebbero pensato che Barty possedesse i requisiti per issarsi fino ai massimi livelli dello sport. Chi però ci ha giocato contro o ha seguito la sua evoluzione da vicino, può testimoniare sul fatto che Barty è una giocatrice speciale. Questo è emerso con chiarezza anche in un recente sondaggio sul New York Times che ha coinvolto 20 professionisti, allenatori e analisti, nel quale ammirazione e rispetto per la tecnica di Barty hanno trovato riscontro unanime.

Tra le giocatrici contemporanee, gli esperti considerano il rovescio tagliato e il gioco a rete di Barty come i migliori in assoluto. Aggiungono anche che solo Serena Williams può tenerle testa in termini di efficacia della seconda di servizio e che quando si parla di tocco e sensibilità complessive, in poche la superano.

Bravura tecnica e acume tattico

La mole di numeri che abbiamo analizzato con il Game Insight Group di Tennis Australia, la federazione australiana, conferma le opinioni espresse nell’articolo del New York Times. Utilizzando alcuni dei dati più completi a disposizione nel tennis, tra cui le informazioni derivanti dalla tracciatura continua del movimento della pallina e dei giocatori durante la partita, il Game Insight Group ha sviluppato un insieme di statistiche di rendimento che prendono il nome di Player DNA, con l’obiettivo di comprendere tecnica e atteggiamento dei giocatori.

Il Player DNA di Barty rivela una giocatrice dalla notevole combinazione di punti di forza: perfetta tecnica d’insieme, incredible agilità, resistenza fisica e mentale fuori dal comune. Secondo le statistiche del Game Insight Group, tra le giocatrici che hanno partecipato agli Slam negli ultimi anni, la valutazione tecnica di Barty raggiunge — su un massimo punteggio possibile di 100 — l’89.0 al servizio, l’86.3 sul dritto e il 90.9 sul rovescio. In quanto a bravura tecnica complessiva, Barty è saldamente tra le prime dieci giocatrici in attività, a dimostrazione che pur essendo il rovescio il colpo maestro, può comunque fare affidamento su un ampio arsenale in qualsiasi situazione.

I numeri del Player DNA evidenziano anche un acume tattico che rende il gioco di Barty eccezionale. Nel tennis contemporaneo, il controllo dello spazio e del ritmo dello scambio è un fattore chiave per il successo. Barty ottiene un punteggio dell’88.5 in uno degli indici più importanti in questo senso, cioè il “controllo del campo”, che misura l’efficacia di una giocatrice nella conquista del punto da una posizione di campo più vantaggiosa. In poche hanno valori più alti, e questo è controprova dell’abilità fuori dal comune di Barty di sfruttare al meglio opportunità strategiche negli scambi.

Agilità e resistenza

La bravura tecnico-tattica di Barty è favorita da un’agilità rimarchevole che le permette di muoversi con facilità e solidità in ogni zona del campo. Il 93.9 nella statistica sull’agilità del Player DNA ne fa il suo attributo fisico più preponderante. È la qualità degli spostamenti che ha permesso a Barty di essere una delle pochissime giocatrici di questa era a trovarsi contemporaneamente al primo posto della classifica di singolare e di doppio, avendo vinto Slam di entrambi i tabelloni.

Quasi identica all’agilità è la resistenza di Barty, con un 91.1 secondo le statistiche del Game Insight Group. Solo nel 2019, ha giocato 13 partite al terzo set, di cui due nella cavalcata alla vittoria del Roland Garros, con un record di nove vittorie e tre sconfitte. Vincere costantemente in circostanze di massima richiesta fisica presuppone anche una grande tenuta mentale. La necessità di possedere fisico e mente è diventata sempre più pressante, visto che l’espansione geografica e d’intensità del circuito non sembra avere interruzioni. Ulteriore conferma di come una giocatrice delle caratteristiche di Barty abbia prosperato in questo tipo di contesto.

I vantaggi di una pausa dal tennis

È una coincidenza non casuale che nell’anno in cui Barty diventa per la prima volta la numero uno del mondo viene pubblicato “Range”, il libro di David Epstein sul valore di un’impostazione generalista nella ricerca dell’eccellenza (rispetto alla iper-specializzazione che è stata così a lungo il riferimento). Qualcuno nel mondo del tennis avrebbe potuto interpretare la decisione di Barty di prendere una pausa a diciotto anni per giocare nella Big Bash League — proprio quando la carriera di una tennista sta per decollare — come l’avvio della fase di declino.

Con il senno di poi, quell’interruzione sembra aver avuto un effetto esattamente contrario. E, come sostiene Epstein, per una valida ragione. Così come Roger Federer, che durante l’adolescenza si è dedicato a diversi sport, l’esperienza di Barty con il cricket è stata parte essenziale nell’acquisizione di versatilità, maturità e creatività, che l’hanno distanziata dalla maggior parte delle colleghe. È diventata la tennista di oggi proprio perché ha voluto inseguire altri interessi a inizio carriera, non perché si è dedicata esclusivamente al tennis.

Pur di fronte a notorietà e preminenza, Barty conserva umiltà e piacevolezza di spirito, in campo e fuori. I tifosi australiani conoscono meglio di tutti la delusione che può scaturire quando soldi, notorietà social e immaturità adolescenziale collidono nello sport d’élite. Che Barty sia riuscita a mantenere integrità e rimanere fedele ai suoi valori durante la corsa alla vetta è ragguardevole. Quali siano i futuri successi, oltre che per le prodezze tennistiche Barty si è certamente guadagnata l’ammirazione del pubblico anche per la reputazione.

The numbers game: how Ash Barty became the world’s best female tennis player

L’effetto generato dalla velocità del servizio di Serena

di Jeff Sackmann // TennisAbstract

Pubblicato il 13 luglio 2019 – Traduzione di Edoardo Salvati

In un articolo su FiveThirtyEight, Tom Perrotta ha evidenziato la relazione tra il rendimento di Serena Williams sulla prima di servizio e la sua probabilità di vincere la partita. Secondo Perrotta, Williams ha vinto solo (solo!) il 74% dei punti sulla prima di servizio nelle due settimane di Wimbledon 2019 (esclusa la finale, n.d.t.), rispetto a un incredibile 87.5% nella vittoria del titolo del 2010. Non è mai riuscita a vincere Wimbledon con meno del 75% di punti vinti sulla prima, e anche quel livello non è di garanzia, visto che l’anno scorso ha raggiunto il 77% perdendo poi in finale.

Ci sono molti fattori che influenzano la percentuale di punti vinti con la prima, tra cui piazzamento e tattica del servizio, oltre a tutti i colpi che chi è al servizio deve giocare immediatamente successivi alla risposta dell’avversaria.

Il più evidente però è rappresentato da un’altra categoria nella quale Williams è spesso stata la migliore, e cioè la velocità del servizio. Nella finale vinta contro Garbine Muguruza nel 2015, la velocità media della prima è stata di 182 km/h (113 mph), la terza partita consecutiva in cui in media era arrivata a 179 km/h (111 mph). Nelle 13 partite successive, ha servito in media a solo (solo!) 171.2 km/h (106.4 mph), non andando mai oltre i 175 km/h (109 mph) in una singola partita.

Quanto è importante?

Sembra corretto ipotizzare che, a parità di condizioni, un servizio più veloce ha maggiore efficacia di uno più lento. Le cose si complicano però perché raramente ci si trova nella parità di condizioni: un servizio esterno è spesso più letale pur richiedendo minore forza pura, è più facile trovare un piazzamento su un servizio poco rischioso e non ho neanche sollevato il tema dell’effetto legato alla rotazione della pallina. Un servizio più veloce non è sempre migliore di uno più lento ma, in media, l’ipotesi di base resta valida.

Per ciascuna delle 23 partite di Williams a Wimbledon per le edizioni 2014, 2015, 2018 e 2019 (non ha giocato il 2017 e non possiedo al momento i dati per il 2016, non chiedetemi il perché…), ho suddiviso i punti sulla prima in quintili, classificandoli sulla base della velocità del servizio, dal più veloce al più lento. Si tratta di una modalità rudimentale che aiuta però a tenere conto delle avversarie e darci una prima sensazione di quanto la velocità del servizio di Williams è in grado di incidere sull’esito dei punti sulla prima.

Quintile       PVS 1^  Media KM/H  
Più veloce     80.6%   188  
2° più veloce  73.7%   180.5  
A metà         79.5%   174  
2° più lento   73.7%   167  
Più lento      74.9%   158

Chiaramente, la velocità del servizio non descrive tutto quello che accade. Allo stesso tempo, sembra che una prima a 188 km/h (117 mph), o anche una a 174 km/h (108 mph), siano meglio di una a 158 km/h (98 mph).

Senza considerare le avversarie

Un altro modo per isolare l’effetto della velocità del servizio è di ignorare l’incidenza che hanno specifiche avversarie e ordinare semplicemente le prime di servizio in funzione della velocità. Nelle 23 partite considerate, 43 prime hanno l’esatta velocità di 161 km/h (100 mph), con una corrispondente percentuale di punti vinti del 72.1%. Sono 33 le prime che raggiungono i 162.5 km/h (101 mph), vincendo il 72.7% dei punti. Sebbene generalmente la percentuale di punti vinti non si muova all’unisono con la velocità della prima, il grafico dell’immagine 1 evidenzia la presenza di una tendenza di fondo.

IMMAGINE 1 – Andamento tra la velocità della prima di Williams a Wimbledon e la percentuale di punti vinti

La correlazione è debole: ad esempio, la percentuale di punti vinti con servizi a 159 km/h (99 mph) e 166 km/h (103 mph) è più alta che a 187 km/h (116 mph) e 188 km/h (117 mph). Si potrebbe attribuirne la ragione alla possibilità che i servizi più lenti sono frutto di una scelta tattica più astuta, che in quelli più veloci il piazzamento è meno preciso, o che è solo cieca fortuna, perché il campione a disposizione per una specifica velocità non è così ampio.

La regola per Williams

Possiamo comunque trarre una conclusione sommaria:

A ogni 3 km/h (2 mph) di velocità in più sulla prima di servizio corrisponde un punto percentuale aggiuntivo nella percentuale di punti vinti con la prima da Williams.

Aggiungiamo questo: solitamente, Williams serve circa il 60% di prime, e circa la metà dei punti totali verranno giocati sul suo servizio. Quindi, 3 km/h di velocità in più valgono 0.6 punti percentuali addizionali dei punti totali vinti da Williams. In una partita equilibrata come la sconfitta del 2014 contro Alize Cornet, nella quale Williams ha servito la prima in media a 167 km/h (104 mph) e vinto esattamente il 50% dei punti giocati, potrebbe diventare un elemento decisivo.

Contestualizzare Williams

Questa regola generale non può essere applicata a tutte le giocatrici (qualche anno fa ho analizzato in modo simile le velocità del servizio dei giocatori e, forse scioccamente, non le ho suddivise per giocatore). Ho applicato lo stesso algoritmo sulle velocità del servizio a Wimbledon delle nove altre giocatrici di cui possiedo dati per almeno 15 partite. L’effetto della velocità varia da “un bel po’” per Johanna Konta a “per niente” nel caso di Venus Williams, con un “non capisco la domanda” per Caroline Wozniacki.

La tabella mostra due numeri per ogni giocatrice. La colonna “ KM/H Agg =” indica l’effetto di 1.6 km/h (1 mph) aggiuntivo sulla percentuale di punti vinti sulla prima, mentre la colonna “KM/H = 1% PVS” indica quanti km/h aggiuntivi sono necessari per aumentare la percentuale di punti vinti al servizio (PVS) di un punto percentuale.

Giocatrice    KM/H Agg =   KM/H = 1% PVS  
Konta         0.89%        1.1  
Kerber        0.56%        1.8  
S. Williams   0.48%        2.1  
Muguruza      0.47%        2.1  
Halep         0.41%        2.5  
Kvitova       0.29%        3.5  
Radwanska     0.28%        3.6  
Azarenka      0.02%        50.9  
V. Williams   0.00%        -  
Wozniacki     -0.40%       - 

Per una prima di servizio efficace (almeno in termini di punti vinti), la velocità del servizio per Konta è importante quasi il doppio di quanto non lo sia per Williams. La media della prima di Konta nella sconfitta ai quarti di finale contro Barbora Strycova è stata di 160.7 km/h (99.9 mph), la più bassa a Wimbledon dalla sconfitta al primo turno nel 2014.

All’estremo opposto troviamo Victoria Azarenka e Venus, per le quali la velocità al servizio non sembra fare troppa differenza (Venus ad esempio eccelle nel letale servizio a uscire, che riesce a trasformare in ace a prescindere dalla velocità). Apparentemente, Wozniacki spinge le avversarie in una situazione di confusione e illogicità, ottenendo risultati migliori con prime di servizio più lente.

Williams contro Halep

Stiamo parlando di un effetto davvero minimo, tale per cui anche l’intervallo tra la prestazione al servizio di Williams nelle sei partite a Wimbledon prima della finale (i 169 km/h di media contro Carla Suarez Navarro) e la finale del 2015 contro Muguruza avrebbe inciso sui punti totali vinti da Williams di circa 2.5 punti percentuali. In nove delle dieci volte in cui Williams e Halep hanno giocato contro, Williams ha sempre vinto grazie ad almeno il 52.5% dei punti totali, e di solito con più del 55%. È un ampio margine di errore o, più precisamente, un ampio margine di lentezza al servizio.

Viceversa, la più recente partita e l’unica dal 2016 è stata anche quella più equilibrata. Halep ha una risposta eccezionale, ma non è immune a servizi potenti: la sua frequenza di punti vinti sulla risposta è influenzata dalla velocità del servizio tanto quanto lo sono le statistiche al servizio per WIlliams. Il divario tra le due nella finale di Wimbledon 2019 potrebbe essere sottile e la velocità del servizio uno dei pochi aspetti su cui Williams ha controllo totale, al fine di indirizzare il risultato in suo favore (Halep ha poi vinto la finale con il punteggio di 6-2 6-2. Williams ha vinto il 59.4% dei punti sulla prima di servizio con il 68.1% di prime in campo e una velocità media di 167 km/h. Ha vinto solo il 41% dei punti totali, n.d.t.)

The Effect of Serena’s Serve Speed

Quanto è forte Cori Gauff al momento?

di Jeff Sackmann // TennisAbstract

Pubblicato il 7 luglio 2019 – Traduzione di Edoardo Salvati

Cori Gauff, la quindicenne rivelazione di Wimbledon 2019, è al numero 313 della classifica. Ha giocato solo in pochi tornei tra quelli considerati dal sistema di punteggio della WTA. Prima ancora quindi dell’incredibile ascesa a Londra, si sarebbe potuto pensare che la classifica non rispecchiasse le sue potenzialità. Ma di quanto esattamente?

Al momento, Gauff non rientra nell’elenco della mia classifica Elo perché, prima delle qualificazioni di Wimbledon, non aveva superato la soglia minima delle venti partite durante lo scorso anno almeno a livello di ITF $50K. Possedeva comunque una valutazione Elo di 1488, valida per il 194esimo posto tra le giocatrici che hanno giocato a sufficienza per rientrare nelle valutazioni Elo. Quel valore si traduce all’incirca in un 3% di probabilità di una vittoria a sorpresa contro l’attuale numero uno del mondo Ashleigh Barty, e un 10% di probabilità di battere una giocatrice intorno alla ventesima posizione, come ad esempio Donna Vekic. Con così pochi dati a disposizione, sembrava una stima ragionevole delle possibilità di Gauff.

Da quando è iniziato Wimbledon, ha vinto sei partite: tre nelle qualificazioni e tre nel tabellone principale, contro Venus WilliamsMagdalena RybarikovaPolona Hercog. Non male per una giovanissima che in carriera aveva una sola vittoria di qualificazione a uno Slam e una partita di tabellone principale di un torneo del circuito maggiore!

Il 194esimo posto non sembra più rappresentare una fotografia precisa delle reali potenzialità di Gauff. Qualsiasi giocatrice che, passando attraverso le qualificazioni, raggiunge il quarto turno di uno Slam merita che la sua posizione venga aggiornata, a maggior ragione se ne sapevamo così poco fino a due settimane fa. La parte difficile è capire quale aggiustamento apportare: è diventata una giocatrice tra le prime 100, o le prime 50, o anche le prime 20?

Una revisione tramite Elo

L’algoritmo alla base di Elo è un’ottima approssimazione della modalità con cui le persone rivedono la valutazione di una giocatrice. Più dati sono già in nostro possesso di una giocatrice, più limitata sarà la modifica alla sua valutazione dopo una vittoria o una sconfitta. L’ultima giocatrice a battere Hercog era stata Simona Halep, nel torneo di Eastbourne. Abbiamo anni di risultati di Halep ed era la grande favorita in quella partita. Il fatto che abbia poi vinto non altera l’opinione sul suo valore tennistico, se non marginalmente. In termini di Elo, Halep è passata da 2100 punti a 2102, praticamente nulla.

Il caso di Gauff è ben diverso. Alla vigilia del terzo turno contro Hercog, non solo sapevamo pochissimo del suo livello tecnico, ma non era nemmeno chiaro se fosse la favorita. La vittoria ha portato Elo a una modifica significativa della valutazione, da 1713 a 1755, un incremento 21 volte più ampio di quanto beneficiato da Halep dopo aver battuto la stessa avversaria. I 42 punti aggiuntivi le hanno consentito di sopravanzare sedici giocatrici.

La tabella riepiloga la progressione Elo di Gauff, dall’arrivo a Wimbledon fino alla domenica centrale del torneo. A ogni partita segue il valore complessivo Elo (il numero che abbiamo visto finora), il valore Elo specifico per l’erba, e la ponderazione Elo per l’erba, cioè una combinazione paritetica del complessivo e dello specifico, utilizzata per fare previsioni e pronostici. Per ciascuna delle tre valutazioni è mostrata anche la classifica di Gauff rispetto alle giocatrici con almeno 20 partite nelle ultime 52 settimane.

Partita          Compl.  Cl.  Erba  Cl.  Ponderato  Cl.  
Pre-Wimbledon    1488    194  1350  163  1419       187  
b. Bolsova       1540    171  1405  132  1473       155  
b. Ivakhnenko    1566    157  1447  107  1507       131  
b. Minnen        1614    132  1514   57  1564       95  
b. V. Williams   1670    108  1578   40  1624       73  
b. Rybarikova    1713    83   1650   21  1682       41  
b. Hercog        1755    67   1686   17  1721       31

In solo sei partite, Gauff è salita dal 194esimo posto della classifica Elo complessiva al 67esimo. Ai fini del pronostico, la valutazione su erba è passata dal 187esimo al 31esimo posto. Attualmente, la valutazione ponderata di 1721 è più alta di quella di tre altre giocatrici negli ottavi di finale: Karolina MuchovaCarla Suarez Navarro (che ha perso da Serena Williams, n.d.t.), e Shuai Zhang (che ha vinto contro Darya Yastremska, n.d.t.). Ed è indietro a Elise Mertens (che ha perso da Barbora Strycova, n.d.t.) solamente di 20 punti.

Mi stai dicendo che c’è una possibilità?

Sfortunatamente, nessuna di queste giocatrici relativamente deboli sull’erba è l’avversaria di Gauff negli ottavi. Perché invece giocherà contro Halep, la terza migliore rimasta in tabellone (dopo Barty che però ha perso contro Alison Riske, e Karolina Pliskova che ha perso contro Karolina Muchova, n.d.t.) e che ha già raggiunto tre volte i quarti a Wimbledon. La valutazione Elo ponderata di Halep è di 229 punti superiore a quella di Gauff, che vuol dire che la veterana ha una probabilità del 79% di vittoria. Così la pensa anche il mercato delle scommesse, assegnando a Halep una probabilità di vittoria di circa l’80%.

Normalmente, aggiornare le valutazioni Elo durante un torneo non genera conseguenze rilevanti. Sebbene qualunque giocatrice agli ottavi di finale abbia una valutazione più alta rispetto a quella di inizio torneo, la differenza è tipicamente ridotta. Siccome i pronostici si basano sulla differenza tra la valutazione delle due giocatrici, non c’è variazione nel momento in cui la valutazione di entrambe è aumentata all’incirca nella stessa misura.

Da giovanissima e con una esperienza così ridotta, Gauff esce dagli schemi. La sua valutazione Elo di 1488 prima di Wimbledon ha solo due settimane di vita ed è già assolutamente superata rispetto a quanto sappiamo del livello che è in grado di esprimere. Avrà molte opportunità nei prossimi anni per confermare o smentire l’opinione che si ha di lei ma, per il momento, ci sono validi motivi per pensare che faccia parte delle migliori, a pieno titolo anche rispetto ad alcune delle giocatrici più grandi che hanno raggiunto la seconda settimana di Wimbledon (Gauff ha poi perso da Halep per 6-3 6-3, n.d.t.).

How Good is Cori Gauff Right Now?

Sara Errani sull’orlo del precipizio

di Chapel Heel // HiddenGameOfTennis

Pubblicato il 17 maggio 2019 – Traduzione di Edoardo Salvati

Nella prima partita degli Internazionali d’Italia, il torneo di casa, Sara Errani è stata demolita per 6-1 6-0 dalla numero 43 del mondo, Viktoria Kuzmova, che a sua volta la scorsa settimana a Madrid non aveva fatto nemmeno un game in pochi minuti in campo contro Simona Halep.

Sono andato subito a vedere le statistiche di Errani per cercare il numero di doppi falli, che ultimamente è diventato il motivo principale d’interesse per le sue statistiche. Sei doppi falli commessi, che non sembrano tanti, anche se ha servito solo 17 seconde. Mi hanno colpito di più invece le sette palle break che ha dovuto fronteggiare in una partita così breve. Si tratta di circa il 15% di tutti i punti al servizio, vale a dire che si è trovata sotto pressione al servizio più spesso di una volta ogni sette battute.

Ho fatto una veloce indagine sulle prime 125 della classifica, oltre a Errani, per la stagione 2019, compreso il torneo di Madrid, e per il periodo dalla stagione 2016 a quella attuale (incluso Madrid), eliminando poi tutte le giocatrici senza almeno 400 punti al servizio nel 2019. Sono rimaste fuori in quattro, tra cui Maria Sharapova.

La pressione delle palle break

La tabella mostra, per entrambi i periodi, le palle break fronteggiate come percentuale dei punti totali al servizio, e l’indice-z (cioè il numero di deviazioni standard rispetto alla media di questo gruppo. Nota: ho invertito il segno dell’indice-z in modo che a valori negativi corrispondano prestazioni negative). Ho aggiunto una quinta colonna “Differenza Indice-z” per la differenza tra breve e lungo periodo dell’indice-z, i cui numeri non hanno un significato intrinseco (almeno, non credo ne abbiano uno), ma aiutano a far vedere il cambiamento in termini di pressione delle palle break tra i due periodi di riferimento. La tabella è inizialmente ordinata per la peggior percentuale di pressione delle palle break (PBP) del 2019, ma si possono applicare altri filtri liberamente.

Min 400 Punti
servizio
PBP %
2019
Indice-z 2019PBP %
2016-2019
Indice-z
2016-2019
Differenza
Indice-z
Aleksandra Krunic0.161-2.8320.115-0.153-2.68
Sara Errani0.161-2.8320.141-2.560-0.27
Daria Gavrilova0.148-2.0220.123-0.893-1.13
Daria Kasatkina0.147-1.9590.122-0.801-1.16
Evgeniya Rodina0.145-1.8350.138-2.2830.45
Johanna Larsson0.145-1.8350.122-0.801-1.03
Shuai Zhang0.141-1.5850.117-0.338-1.25
Tamara Zidansek0.137-1.3360.129-1.4490.11
Anna Karolina Schmiedlova0.137-1.3360.135-2.0050.67
Nao Hibino0.137-1.3360.125-1.079-0.26
Samantha Stosur0.137-1.3360.110.310-1.65
Rebecca Peterson0.136-1.2730.119-0.523-0.75
Heather Watson0.136-1.2730.117-0.338-0.94
Ivana Jorovic0.135-1.2110.121-0.708-0.50
Mandy Minella0.134-1.1490.118-0.430-0.72
Lesia Tsurenko0.133-1.0860.120-0.616-0.47
Aliaksandra Sasnovich0.133-1.0860.119-0.523-0.56
Ons Jabeur0.132-1.0240.114-0.060-0.96
Vera Lapko0.132-1.0240.1130.033-1.06
Andrea Petkovic0.132-1.0240.124-0.986-0.04
Viktorija Golubic0.132-1.0240.120-0.616-0.41
Anna Blinkova0.131-0.9610.124-0.9860.03
Madison Brengle0.131-0.9610.131-1.6340.67
Yafan Wang0.131-0.9610.127-1.2640.30
Amanda Anisimova0.131-0.9610.115-0.153-0.81
Mihaela Buzarnescu0.130-0.8990.1110.218-1.12
Kristina Mladenovic0.130-0.8990.115-0.153-0.75
Jelena Ostapenko0.129-0.8370.124-0.9860.15
Laura Siegemund0.128-0.7740.119-0.523-0.25
Christina Mchale0.125-0.5870.121-0.7080.12
Marie Bouzkova0.125-0.5870.116-0.245-0.34
Barbora Strycova0.125-0.5870.114-0.060-0.53
Saisai Zheng0.125-0.5870.126-1.1710.58
Margarita Gasparyan0.124-0.5250.121-0.7080.18
Lauren Davis0.123-0.4630.124-0.9860.52
Sara Sorribes Tormo0.122-0.4000.146-3.0232.62
Zarina Diyas0.122-0.4000.121-0.7080.31
Fiona Ferro0.122-0.4000.135-2.0051.61
Carla Suarez Navarro0.121-0.3380.1120.125-0.46
Timea Bacsinszky0.121-0.3380.117-0.3380.00
Monica Puig0.120-0.2750.1060.681-0.96
Magda Linette0.120-0.2750.114-0.060-0.22
Anett Kontaveit0.120-0.2750.1050.773-1.05
Alison Riske0.120-0.2750.1110.218-0.49
Lara Arruabarrena0.119-0.2130.123-0.8930.68
Dalila Jakupovic0.119-0.2130.116-0.2450.03
Mona Barthel0.119-0.2130.116-0.2450.03
Kateryna Kozlova0.119-0.2130.1130.033-0.25
Elise Mertens0.119-0.2130.116-0.2450.03
Irina Camelia Begu0.118-0.1510.120-0.6160.47
Maria Sakkari0.118-0.1510.124-0.9860.84
Kaia Kanepi0.118-0.1510.1120.125-0.28
Vera Zvonareva0.117-0.0880.1130.033-0.12
Anastasija Sevastova0.117-0.0880.1110.218-0.31
Kirsten Flipkens0.117-0.0880.115-0.1530.07
Svetlana Kuznetsova0.117-0.0880.1110.218-0.31
Jil Teichmann0.116-0.0260.115-0.1530.13
Alize Cornet0.116-0.0260.125-1.0791.05
Victoria Azarenka0.116-0.0260.1050.773-0.80
Sorana Cirstea0.116-0.0260.116-0.2450.22
Sloane Stephens0.1150.0360.1090.403-0.37
Ysaline Bonaventure0.1150.0360.1100.310-0.27
Viktoria Kuzmova0.1140.0990.1050.773-0.67
Tatjana Maria0.1140.0990.115-0.1530.25
Stefanie Voegele0.1140.0990.1130.0330.07
Magdalena Rybarikova0.1140.0990.1120.125-0.03
Su Wei Hsieh0.1130.1610.122-0.8010.96
Jessica Pegula0.1130.1610.115-0.1530.31
Alison Van Uytvanck0.1130.1610.1070.588-0.43
Ajla Tomljanovic0.1130.1610.116-0.2450.41
Aryna Sabalenka0.1130.1610.1040.866-0.71
Eugenie Bouchard0.1120.2230.115-0.1530.38
Qiang Wang0.1120.2230.1100.310-0.09
Venus Williams0.1120.2230.1120.1250.10
Natalia Vikhlyantseva0.1120.2230.1120.1250.10
Yulia Putintseva0.1120.2230.121-0.7080.93
Veronika Kudermetova0.1110.2860.114-0.0600.35
Bernarda Pera0.1110.2860.114-0.0600.35
Polona Hercog0.1110.2860.122-0.8011.09
Misaki Doi0.1100.3480.117-0.3380.69
Petra Martic0.1100.3480.1060.681-0.33
Beatriz Haddad Maia0.1090.4100.1050.773-0.36
Pauline Parmentier0.1090.4100.121-0.7081.12
Caroline Garcia0.1090.4100.0991.329-0.92
Lin Zhu0.1080.4730.118-0.430.90
Anastasia Potapova0.1080.4730.122-0.8011.27
Sofia Kenin0.1080.4730.1120.1250.35
Anastasia Pavlyuchenkova0.1070.5350.1060.681-0.15
Kristyna Pliskova0.1070.5350.0981.422-0.89
Vitalia Diatchenko0.1070.5350.118-0.430.97
Dayana Yastremska0.1060.5980.1090.4030.20
Garbine Muguruza0.1060.5980.0991.329-0.73
Belinda Bencic0.1060.5980.1100.3100.29
Ekaterina Alexandrova0.1060.5980.1120.1250.47
Julia Goerges0.1050.6600.0921.977-1.32
Taylor Townsend0.1050.6600.121-0.7081.37
Nicole Gibbs0.1030.7850.122-0.8011.59
Elina Svitolina0.1030.7850.1021.051-0.27
Katie Boulter0.1030.7850.114-0.0600.85
Caroline Wozniacki0.1020.8470.1030.959-0.11
Iga Swiatek0.1020.8470.1050.7730.07
Katerina Siniakova0.1010.9090.115-0.1531.06
Danielle Collins0.1000.9720.1120.1250.85
Astra Sharma0.1000.9720.1030.9590.01
Donna Vekic0.1000.9720.1110.2180.75
Madison Keys0.0991.0340.0912.070-1.04
Angelique Kerber0.0991.0340.1040.8660.17
Camila Giorgi0.0991.0340.1060.6810.35
Johanna Konta0.0981.0960.0951.699-0.60
Dominika Cibulkova0.0961.2210.1130.0331.19
Karolina Muchova0.0941.3460.1001.2360.11
Simona Halep0.0931.4080.1040.8660.54
Serena Williams0.0911.5330.0783.274-1.74
Bianca Andreescu0.0891.6580.0991.3290.33
Ashleigh Barty0.0891.6580.0862.533-0.88
Karolina Pliskova0.0881.7200.0902.163-0.44
Petra Kvitova0.0851.9070.0941.7920.12
Marketa Vondrousova0.0851.9070.1060.6811.23
Tereza Smitkova0.0851.9070.1050.7731.13
Naomi Osaka0.0841.970.0921.977-0.01
Kiki Bertens0.0782.3440.0971.5140.83
Jennifer Brady0.0772.4060.1050.7731.63
Media0.1160.113
Mediana0.1150.114
Deviazione Standard0.0160.010

Aleksandra Krunic è in difficoltà al servizio nel 2019 quanto lo è Errani, ma si tratta per lei di una novità, perché nell’orizzonte più lungo è rimasta all’incirca in media. Così non è invece per Errani, che riesce in qualche modo a regredire da numeri già significativamente scadenti. Sempre nel lungo periodo, Sara Sorribes Tormo è stata ancora più sotto pressione di Errani, con tre intere deviazioni standard dal lato sbagliato della media. Nel 2019 è solo al 36esimo posto delle peggiori: o ha cambiato qualcosa, o il campione di dati deve ancora aggiornarsi per riflettere la situazione.

Deviazioni standard dalla media

Errani stessa è vicina a tre deviazioni standard dalla media, che la pongono agli estremi della curva. In concreto, all’interno di una partita di routine in due set (tipo, 6-3 6-3) una giocatrice ha probabilmente 60-65 punti al servizio. Questo significa che Errani si trova di fronte a circa tre game di servizio in più in cui è sotto pressione per le palle break che deve fronteggiare rispetto alla media del gruppo.

Tra le migliori per indice-z nel lungo periodo non troviamo sorprese, vista la presenza tra le altre di Kiki Bertens, Naomi Osaka, Petra Kvitova, Karolina Pliskova, Ashleigh Barty, Madison Keys, Julia Goerges e Serena Williams (l’indice-z di Williams nel lungo è fantascientifico). Per il 2019 però, due giovani sono entrate tra le prime 10, Marketa Vondrousova e Bianca Andreescu.

Andreescu ha dimostrato di avere un servizio solido, ma Vondrousova non appare così forte, anche se il fatto di essere mancina probabilmente è un fattore rilevante. Sono numeri che semplicemente ricordato che proteggere il turno di servizio non è solo una questione di avere un servizio potente. Anche Caroline Wozniacki, Elina Svitolina e Halep, e pure Astra Sharma (!) rientrano tra le prime 20.

Tra i problemi al servizio e una bizzarra squalifica per doping (bizzarra quanto la sentenza, con una contestuale “ingestione involontaria” e un “lieve grado di colpevolezza”), mi ha sorpreso che Errani non abbia scelto gli Internazionali d’Italia per ritirarsi dal professionismo. Ha vinto contro pronostico in passato, ma le colleghe sono diventate più potenti, e lei sta regredendo.

Nota a margine: punti con la pressione delle palle break

Non credo che calcolare la pressione delle palle break in percentuali aggiunga nuove informazioni. È di fatto un altro modo per rendersi conto della solidità di servizio di una giocatrice. La correlazione con i punti vinti al servizio presenta il robusto valore (almeno per il 2019) di -0.79, senza una differenza materiale tra terra battuta e cemento. Ritengo però interessante osservare un servizio debole (in generale o per una specifica partita) con la lente d’ingrandimento sulla quantità di pressione a cui una giocatrice al servizio è veramente sottoposta.

Gli appassionati sono a proprio agio sui numeri relativi alle palle break salvate e a quelle trasformate. Sono occorrenze che spesso danno idea dell’equilibrio di una partita e di come possa andare in una direzione o nell’altra, ma sono anche statistiche con una larga componente di casualità (o fortuna o non replicabile dominio nei momenti importanti, quale sia il termine che preferite; qui per approfondimenti). Teoricamente, una giocatrice può essere più brava della media a salvare palle break (in termini percentuali), ma nel contempo esporsi a così tante palle break da rendere inefficace il talento nel salvarle.

Percentuale di pressione sulle palle break

Potrebbe essere utile valutare anche la percentuale di pressione sulle palle break di una giocatrice al servizio nelle occasioni in cui ci sbrighiamo a dare merito alla giocatrice alla risposta. Facciamo tutti scelte soggettive nel commentare una partita che non abbiamo visto. Ad esempio, perché ho ipotizzato che Errani abbia avuto una giornata terribile al servizio invece di pensare che sia stata Kuzmova ad averne una fantastica alla risposta? Avrei potuto altrettanto facilmente scrivere che Kuzmova ha risposto con molta efficacia, raggiungendo la palla break sul 15% dei servizi di Errani.

Ho fatto un esempio limite, perché la difficoltà di Errani con il servizio è ben nota e perché Kuzmova non è conosciuta per avere una risposta formidabile. In una situazione meno evidente, prima di dare troppo merito alla giocatrice alla risposta, potrebbe aver senso stabilire se è normale per una giocatrice avere una palla break sul 15% dei punti al servizio dell’avversaria.

Linearità tra palle break e percentuale di vittoria

Da ultimo, inserisco una tabella per la stagione femminile 2019 in cui ho suddiviso in sottoinsiemi tutte le partite in funzione della percentuale di PBP, con incrementi all’incirca del 2.5%. Visto che quasi il 60% delle partite è ripartito nei tre sottoinsiemi centrali (7.50% – 15.00%), ho ulteriormente scomposto in sottoinsiemi dello 0.75%, come appaiono a destra della parentesi. Il punto in cui la percentuale di vittoria supera il 50% è intorno all’11.2%.

In due circostanze la percentuale di pressione delle palle break non è lineare con la percentuale di vittoria. La più importante è nell’intervallo 9.00% – 10.50% (evidenziato), ma un po’ anche nell’intervallo 12.00% – 13.50%. Due di questi mini-sottoinsiemi si traducono più o meno in una palla break a partita quando una giocatrice ha 65 punti al servizio. Non sorprende quindi l’impossibilità di una linearità perfetta.

Errani Teeters on the Brink (Backsliding)

La giocatrice di tennis più prevedibile

di Jeff Sackmann // TennisAbstract

Pubblicato il 12 aprile 2019 – Traduzione di Edoardo Salvati

Caroline Wozniacki è una donna di abitudini. In otto game al servizio nella vittoria di primo turno contro Laura Siegemund a Charleston la settimana scorsa, ha replicato una sequenza ben precisa: servizio esterno sul primo punto, al centro sul secondo, al centro sul terzo ed esterno sul quarto. Se si escludono due prime sbagliate non definibili come “esterne” o “al centro”, si tratta complessivamente di trenta punti, sui quali Wozniacki ha sempre servito nella direzione a lei più congeniale. Dal quinto punto di ciascun game, la scelta è stata più casuale.

Non è niente di nuovo per la danese ex numero 1 del mondo. Contro Monica Niculescu al terzo turno a Miami, ha giocato undici game al servizio. Nei primi quattro punti di ciascuno, ha imposto la stessa sequenza, cioè esterno, al centro, al centro, esterno. Quarantaquattro punti al servizio e nessuna sbandata dalla rotta maestra della prima. Il Match Charting Project ha raccolto dati per più di 2600 partite femminili, e nessun’altra giocatrice ha mai servito per una partita intera senza alcuna variazione nella direzione dei primi quattro punti del game. Wozniacki lo ha fatto in diciassette partite.

Una misura della prevedibilità al servizio

Vediamo quanto Wozniacki si discosta dalle avversarie nell’essere così estrema in termini di ripetitività. Ho classificato ogni prima di servizio come “esterna” o “al corpo”. Il Match Charting Project prevede tre direzioni (esterna, al corpo, al centro) e nel caso un servizio sia codificato “al corpo”, ho utilizzato il primo colpo della giocatrice alla risposta come indicazione della direzione al servizio. Non è un metodo perfetto, perché alcune giocatrici, su un servizio debole, possono girare intorno alla pallina, ma è un’ottima approssimazione. Ho escluso servizi al corpo che non hanno avuto risposta o che non sono terminati in campo. La tabella riepiloga la percentuale con cui Wozniacki ha servito esterno in ogni punto di più di mille game di servizio di cui abbiamo dati punto per punto.

Punto     % Sv esterno   
Primo 82.8%
Secondo 17.4%
Terzo 16.7%
Quarto 78.5%
Quinto 52.3%
Sesto 46.8%
Parità 48.0%
Vantaggi 50.6%

Prevedibilità della prima di servizio o PPS

Wozniacki sceglie di modificare la direzione della prima di servizio nei primi quattro punti una volta ogni cinque servizi. Se riportiamo le prime quattro percentuali (82.8%, 17.4%, 16.7% e 78.5%) alla frequenza con la quale Wozniacki serve nella direzione preferita (82.8%, 82.6%, 83.3% e 78.5%), si ottiene una media – che chiamerò Prevedibilità della Prima di Servizio (o PPS) – dell’81.8%. Solo altre due giocatrici con almeno dieci partite nel database, cioè Kateryna Kozlova e Justine Henin, superano il 70%, e la ripetitività di Henin ha più a che fare con la sua perseveranza nella ricerca del servizio al centro in qualsiasi situazione.

Incredibilmente, i numeri complessivi di Wozniacki non lasciano trasparire quanto effettivamente ricorra a quella sequenza nella strategia di gioco attuale. Nel Match Charting Project ci sono 52 sue partite dall’inizio del 2017, e da quel sottoinsieme più recente si ricava una PPS del 94.0%. Ho il sospetto che sia un valore così estremo a dare una migliore rappresentazione delle dinamiche al servizio di Wozniacki, perché la recente varietà di partite è più ampia e include anche avversarie più deboli. Quello del Match Charting Project non è un campione casuale, e le partite più datate tendono anche a essere state giocate contro avversarie di alto profilo.

Le colleghe di Wozniacki non proprio colleghe

Analizziamo altre giocatrici con una prevedibilità superiore alla media. La mediana della giocatrice con almeno dieci partite nel Match Charting Project è rappresentata da una PPS di circa il 58%, vale a dire che la giocatrice potrebbe avere preferenza per una specifica direzione o servire spesso sul rovescio di una destrimane, ma in generale modifica regolarmente le proprie scelte al servizio. La tabella riepiloga le venti giocatrici con la più bassa variazione. Per ciascuna, è mostrata la frequenza di un servizio esterno in ognuno dei primi quattro punti del game, la PPS dei primi quattro punti (1-4), e la PPS per i punti dal quinto in avanti (5+).

Giocatrice      1°   2°   3°   4°   PPS (1-4)  PPS (5+)   
Wozniacki 83% 17% 17% 79% 82% 52%
Kozlova 60% 35% 10% 73% 72% 64%
Henin 38% 11% 57% 25% 71% 66%
Vikhlyantseva 92% 46% 38% 63% 68% 54%
Petkovic 74% 72% 36% 38% 68% 58%
Vondrousova 15% 63% 30% 54% 68% 68%
Brengle 82% 67% 53% 68% 67% 56%
Clijsters 86% 32% 61% 52% 67% 56%
Stephens 76% 21% 53% 46% 65% 62%
Voegele 71% 35% 59% 34% 65% 60%

Giocatrice 1° 2° 3° 4° PPS (1-4) PPS (5+)
Dementieva 76% 54% 71% 60% 65% 60%
Dodin 58% 14% 43% 43% 65% 64%
Li Na 28% 33% 52% 33% 65% 56%
Kerber 43% 78% 56% 67% 65% 64%
Doi 21% 60% 64% 56% 65% 63%
Vandeweghe 35% 35% 62% 66% 65% 55%
A. Beck 59% 24% 45% 33% 64% 61%
Sanchez Vicario 43% 77% 42% 65% 64% 64%
Buzarnescu 19% 39% 58% 46% 64% 59%
Sevastova 73% 58% 37% 60% 64% 55%

Solo due, Kozlova e Natalia Vikhlyantseva, seguono l’orientamento di fondo di Wozniacki con la combinazione esterno/al centro/al centro/esterno. Molte delle giocatrici, come Henin, preferiscono servizi esterni o al centro in tutti i punti, altre, come Andrea Petkovic e Coco Vandeweghe, optano spesso per un tipo di servizio nei primi due punti e uno diverso nei due successivi.

Assenza di tendenze distintive

È difficile estrapolare delle tendenze distintive da queste scelte, specialmente perché molte giocatrici sono più vicine al livello mediano di prevedibilità di quanto non lo siano alla continuità quasi maniacale di Wozniacki. L’ultima colonna, la PPS per i punti dal quinto in avanti, illustra un altro aspetto dell’unicità di Wozniacki. Dopo aver seguito fedelmente la solita sequenza nei primi quattro punti, la selezione passa a circa un 50% di servizi esterni e al centro, anche nelle partite più estreme del periodo dal 2017 a oggi.

Molte delle giocatrici dell’elenco non adottano questa strategia. Ad esempio, Angelique Kerber ha un’enfasi marcata per il servizio esterno sul lato dei vantaggi a game inoltrato quasi simile a quella di Wozniacki. Serve esterno con la prima più dell’80% delle volte sul 40-30 o 30-40, e il 73% delle volte sul AD-40 o sul 40-AD. Anche Henin rimane incollata al suo servizio preferito sui punti a maggiore importanza.

Equilibrio

Quale sia la ragione, Wozniacki ha fiducia sul funzionamento di una tattica con la quale si trova a proprio agio o è sicura che non le si ritorca contro. E non è nemmeno un segreto, visto che ci ho fatto caso dopo che l’allenatore di Siegemund l’ha evidenziata alla sua giocatrice in un cambio di campo durante la partita a Charleston.

Nel tennis, decisioni come queste sono all’ordine del giorno: quando seguire una strategia e quanto discostarsene affinché non diventi troppo prevedibile per l’avversaria. Nel podcast di questa settimana, con Carl Bialik ci siamo chiesti quanto spesso una giocatrice (o un giocatore) avrebbe bisogno di utilizzare un servizio dal basso per costringere l’avversaria a essere fuori posizione alla risposta. Se l’esempio di Wozniacki è di qualche indicazione, la risposta è: non molto spesso. Il semplice fatto che Wozniacki avrebbe potuto servire comunque in un’altra direzione era ragione apparentemente sufficiente da impedire a Niculescu o Siegemund di attaccare la prima, anche se Wozniacki avesse mantenuto la selezione dei servizi dal primo all’ultimo game della partita.

Conclusioni

Sono consapevole che sto lasciando in sospeso molte questioni. Wozniacki vince più punti con la prima se adotta una maggiore variazione? La sua seconda segue dinamiche simili? Fa leva sull’esito dei primi quattro punti come aiuto decisionale per la direzione del servizio nei punti successivi? Ci sono giocatrici diverse dalle altre che la costringono a essere più imprevedibile, come Madison Keys nella finale del torneo di Charleston grazie a una tattica aggressiva alla risposta?

Rimanete sintonizzati, potrei trovare qualche risposta. Nel frattempo, spero che vi sia del divertimento aggiuntivo alla prossima partita di Wozniacki che vi capiterà di guardare, conoscendo in anticipo la direzione del servizio. Magari, sarà quella rara volta in cui la giocatrice di tennis più prevedibile è partita per la tangente.

Grazie a Kees per i dati punto per punto della partita contro Siegemund e per la segnalazione della conversazione in campo con l’allenatore, da cui è nata l’idea per questo articolo.

The Most Predictable Woman in Tennis

Il futuro di Bianca Andreescu nelle dinamiche d’invecchiamento del tennis femminile

di Jeff Sackmann // TennisAbstract

Pubblicato il 30 marzo 2019 – Traduzione di Edoardo Salvati

Al momento, Bianca Andreescu è davvero forte. A qualche mese dal suo diciannovesimo compleanno, ha già vinto il primo torneo Premier Mandatory, battuto alcune delle prime 10 (tra cui Angelique Kerber, per due volte) e raggiunto la settima posizione nelle valutazioni Elo. È l’unica giovanissima tra le prime 30 della classifica e una di sole cinque adolescenti tra le prime 100.

La domanda da un milione di dollari riguardo Andreescu non è quanto sia forte, ma quanto potrebbe diventarlo. È facile prendere la migliore diciottenne in circolazione e ipotizzare che diventi la migliore diciannovenne, ventenne e così via, fino a che non raggiunge la fase di massima maturazione, è la migliore del mondo e fine della storia.

Con l’invecchiamento generalizzato a cui si assiste nel tennis, campionesse in giovanissima età sono diventate sempre più rare. Andreescu sembra quindi, a maggior ragione, destinata al successo. Purtroppo però non è così semplice: anche le giovani promesse rischiano di infortunarsi, le avversarie capiscono come batterle, esplodono in anticipo per poi perdersi nell’anonimato. Stelline in adolescenza ma giocatrici che poi non hanno soddisfatto le attese: la storia del tennis ne è piena.

Costruire una curva d’invecchiamento

Partiamo dalle basi. Qual è la tipica traiettoria di una carriera sul circuito femminile? Per trovare una risposta occorre fare una sfilza di supposizioni, quindi è importante non dimenticare di essere in un ragionamento teorico. Ho isolato tutte le giocatrici nate tra il 1960 e il 1989 [1] con almeno cinque stagioni intere [2] ottenendo un insieme di circa 500 elementi. Per ciascuna, ho calcolato la valutazione Elo alla fine di ogni stagione, oltre alla differenza tra la valutazione Elo dello specifico anno e la massima valutazione Elo a fine stagione.

Abbiamo così un’idea di invecchiamento. Per orientarci, diamo un’occhiata a due giocatrici con traiettorie d’invecchiamento uniche, cioè Martina Navratilova e Venus Williams.

IMMAGINE 1 – Curva d’invecchiamento di Navratilova e Venus Williams

(il massimo di Navratilova era di circa 50 punti più alto di quello di Williams ma, ai fini del grafico, ho fatto in modo di equipararle.)

Williams ha raggiunto il massimo a 21 anni e l’ultima stagione da giocatrice tra le più grandi è stata a 23 anni. Navratilova ha espresso il tennis migliore a 30 anni. Esiste più di un modo di costruire una carriera da Hall of Fame, ed è importante tenere a mente che dinamiche d’invecchiamento “medie” nascondono molte delle possibilità più estreme.

La solita strada

Se si prende la traiettoria di Williams e Navratilova e se ne fa la media con le altre circa 500 giocatrici del campione, si ottiene la curva dell’immagine 2.

IMMAGINE 2 – Curva della media delle traiettorie d’invecchiamento di Williams e Navratilova con le altre giocatrici del campione

Il punto di massimo rendimento è a 24 anni, con la fascia dei 23 anni appena dietro. Nel grafico, ho definito il valore massimo di Elo a 1820, come media dei valori massimi delle giocatrici del campione, ma il numero assoluto non è fondamentale. La giocatrice tipica che all’età di diciotto anni completa una stagione intera è a circa 70 punti Elo dal suo massimo.

Non si assiste a grandi decrementi tra i venti e i trent’anni di età, momento in cui le giocatrici ancora in attività sono solo a 43 punti Elo dal punto di massimo. È una frase questa che va però presa con molta cautela quando si analizzano le dinamiche d’invecchiamento, perché siamo a conoscenza solo delle prestazioni di quelle giocatrici che sono appunto attive.

Per le giocatrici giovani, la situazione è ulteriormente complessa. Williams ad esempio, è migliorata di 211 punti Elo tra il valore raggiunto a fine stagione quando aveva diciotto anni e la migliore valutazione assoluta a fine stagione. Kerber, invece, fino a diciannove anni non era brava a sufficienza da figurare nelle valutazioni. Se fossimo in grado di approssimare il livello che aveva a quell’età, probabilmente sarebbe molto basso. Perciò, nel prevedere la crescita di una diciottenne utilizzando questi dati, si rischia di sottostimare i margini di miglioramento di una giocatrice.

Tempi di cambiamento

Possiamo però produrre una stima di fondo. Diciottenni con una valutazione Elo a fine stagione migliorano in media di 70 punti prima di raggiungere il livello massimo di gioco. Dopo la vittoria a Indian Wells, Andreescu ha una valutazione di 2017 punti, e quindi una stima di valore massimo di Elo pari a 2087, valido per il secondo posto tra le giocatrici di adesso e appena dentro le prime 50 di tutti i tempi (rispetto del punteggio Elo più alto mai raggiunto a fine stagione). Eppure, sembra un po’ modesto come incremento, non un grande sviluppo per una giocatrice che è arrivata alla ribalta in così poco tempo.

Se restringiamo l’analisi a giocatrici nate negli anni ’80, le previsioni si fanno leggermente più ottimistiche. Sembra ragionevole procedere in questo modo, perché Andreescu si trova in un’epoca di avversarie più vecchie, più simile all’ultimo decennio di quanto ad esempio non lo fosse quella affrontata da giocatrici nate negli anni ’60. L’insieme si riduce a circa 200 elementi, e sono giocatrici che mostrano un divario maggiore tra la valutazione Elo a diciotto anni e quella massima in carriera. La differenza è di circa 83 punti, e porta a rivedere la stima massima per Andreescu a 2100, identica a quella di Simona Halep, che è al momento in cima all’elenco e circa alla posizione 40 tra le migliori di sempre.

La durata

L’aspetto che crea maggiore separazione tra la curva d’invecchiamento complessiva e la curva per le giocatrici nate negli anni ’80 non è il momento in cui viene raggiunto il massimo rendimento, ma la durata. Ho considerato molteplici gruppi di età e tipicamente il massimo sul circuito femminile è sempre a 23 o 24 anni. Ma non è tutto. Guardate nell’immagine 3 la traiettoria delle giocatrici nate negli anni ’60 rispetto a quelle nate negli anni ’80.

IMMAGINE 3 – Confronto tra curve d’invecchiamento per giocatrici nate negli anni ’60 e anni ’80.

Per la più recente generazione di giocatrici, c’è poca differenza tra l’età di 23 e 28 o 29. Anche appena passati i trenta, quelle che continuano a giocare lo fanno a un livello abbastanza vicino al loro massimo rendimento espresso.

Su misura per Andreescu

Le dinamiche d’invecchiamento nel tennis femminile sono cambiate ed è importante prendere a riferimento l’epoca in cui ci sono dati a sufficienza per un raffronto. E se non fosse il modo migliore per restringere il campo? Come detto in precedenza, la media del valore massimo Elo delle circa 500 giocatrici del campione iniziale è 1820. Andreescu ha già 200 punti in più. E se fosse che le giocatrici più forti in assoluto sono qualitativamente differenti e quantitativamente superiori?

La tabella elenca le venti giocatrici la cui valutazione Elo a fine stagione all’età di diciotto anni era simile a quella attuale di Andreescu, cioè le dieci con una valutazione appena più alta e le dieci con una appena più bassa.

Giocatrice         Nascita  Elo 18a  Elo Max   
Dokic 1983 2110 2110
Martinez 1972 2085 2191
Sanchez Vicario 1971 2084 2314
Mandlikova 1962 2071 2160
I. Majoli 1977 2067 2067
Bencic 1997 2066 2066
Wozniacki 1990 2059 2194
Davenport 1976 2053 2353
Vaidisova 1989 2043 2121
Maleeva Fragniere 1967 2035 2059
---
Pierce 1975 2008 2161
Ivanovic 1987 1994 2133
Azarenka 1989 1986 2270
Huber 1974 1980 2072
Maleeva 1975 1961 2024
Radwanska 1989 1957 2116
Fernandez 1971 1955 2110
Kournikova 1981 1954 2020
Rinaldi Stunkel 1967 1947 1947
Henin 1982 1946 2411

Da entrambi i lati compaiono alcune delle più forti di sempre: Arantxa Sanchez Vicario, Lindsay DavenportVictoria Azarenka e Justine Henin, anche se alcune non sono riuscite a consolidare il livello raggiunto a inizio carriera, come Jelena Dokic o (almeno per ora) Belinda Bencic.

Per queste giocatrici, la valutazione Elo a fine stagione all’età di diciotto anni è di 2018, praticamente la stessa di Andreescu dopo Indian Wells. La media dei valori massimi Elo a fine stagione è di 2145, un aumento di 120 punti e la previsione più ottimistica vista sinora. Con quella valutazione, Andreescu sarebbe di poco sopra al massimo raggiunto da Ana Ivanovic, più in basso di Hana Mandlikova e appena dentro le prime 30 più forti di sempre.

Per una giovanissima, sono numeri da far girare la testa, ma dopo aver osservato l’ascesa di Andreescu quest’anno, è difficile scommettere contro di lei. E finché Kerber è dal suo stesso lato del tabellone, possiamo aspettarci che continui a vincere.

Note:

[1] Mi piacerebbe che ne sapessimo di più sulle giocatrici nate negli anni ’90, visto che la loro esperienza ha un peso maggiore per le adolescenti di oggi, ma molte devono ancora raggiungere il livello massimo, qualsiasi esso sia.

[2] La mia definizione di stagione intera è abbastanza generosa, vale a dire aver terminato almeno venti partite in tornei di categoria ITF $50K o superiore.

WTA Aging Patterns and Bianca Andreescu’s Future