Federer non è stato dominante nei momenti chiave, ma ci è andato vicino

di Jeff Sackmann // TennisAbstract

Pubblicato il 26 luglio 2019 – Traduzione di Edoardo Salvati

Le statistiche della finale di Wimbledon raccontano una storia senza ombre. Per cinque set, Roger Federer ha fatto molte cose leggermente meglio del suo avversario, Novak Djokovic, che però ha poi vinto di misura perché si è aggiudicato i punti più importanti, un dettaglio che non emerge dai numeri con la stessa nitidezza.

Superando le statistiche tradizionali, possiamo quantificare il dominio nei momenti che fanno la differenza. Un metodo che supera il semplice conteggio delle palle break o dell’individuazione dei passaggi chiave più ovvi in una partita è l’indice di leva per assegnare un valore a ciascun punto, in funzione dell’importanza. Dopo ogni singolo punto della partita, possiamo calcolare una nuova probabilità di vittoria per entrambi i giocatori. Un punto come quello da giocare sul 5-5 in un tiebreak è potenzialmente in grado di alterare la probabilità di vittoria in misura massiccia, mentre così non è per quello sul 40-15 del primo game.

La leva quantifica il potenziale. In media, in una partita al meglio dei cinque set un punto possiede una leva di circa il 4%, ma per i punti più importanti si parla di diverse volte quel valore. Un altro modo per identificare quando un giocatore è predominante è vedere il numero sproporzionato di punti ad alta leva che vince anche di fronte a una prestazione inferiore in quelli a bassa leva.

L’indice di leva

In un recente articolo sulla finale di Wimbledon per l’Economist, ho approfondito ulteriormente il concetto. Djokovic ha vinto meno punti rispetto a Federer, ma quelli che ha vinto hanno contato di più. La leva media dei punti per lui è stata infatti del 7.9%, rispetto al 7.2% di Federer. Possiamo presentare questa differenza sotto forma di indice di leva (Leverage Ratio o LR), dividendo 7.9% per 7.2%, con un risultato di 1.1. Un indice così alto non è insolito. Nelle più di 700 partite Slam maschili del Match Charting Project, l’LR del giocatore più dominante è in media di 1.11. L’eccellenza di Djokovic nei momenti chiave non è stata nemmeno così unica, ma in una partita di quell’equilibrio è bastata a fare la differenza.

Con un indice di leva superiore a 1.0, la vittoria non è comunque garantita. In circa il 30% di queste 700 partite al meglio dei cinque set la vittoria è andata al giocatore che, in media, ha vinto meno punti importanti dell’avversario. Alcune situazioni di vincitori con basso indice di leva quasi rasentano la comicità, come la finale del Roland Garros 2008 in cui Rafael Nadal ha demolito Federer nonostante un LR di 0.77.

Aumento della comprensione

Nelle partite a senso unico non c’è molta leva a disposizione, quindi il numero dei punti vinti ha molta più rilevanza di quando sono stati vinti. Spesso prestazioni non dominanti si traducono in vittorie di partite ancora più equilibrate, come quella di Andy Murray nella semifinale degli US Open 2018 in quattro set contro Nadal nonostante un LR di 0.80, o la super equilibrata semifinale a Wimbledon 2018 in cui Kevin Anderson ha battuto John Isner con un LR di 0.88.

Non serve un foglio di calcolo per capire che le partite di tennis vengono decise da una combinazione di rendimento complessivo e rendimento nei momenti importanti. I numeri che ho citato non portano avanti la nostra comprensione di molto, quantomeno non in modo rigoroso. È questo il prossimo passo.

Indice di leva, ti presento l’indice di leva bilanciato

Coloro che frequentano regolarmente Tennis Abstract hanno familiarità con l’indice di dominio (Dominance Ratio o DR), una statistica inventa da Carl Bialik al fine di riclassificare i punti vinti totali. Il DR si ottiene dalla divisione tra i punti vinti alla risposta e i punti persi al servizio, in modo che il valore medio sia esattamente 1.0. Solitamente, chi vince ha un valore superiore a 1.0 e chi perde un valore inferiore a 1.0.

Nella finale di Wimbledon, il DR di Djokovic è stato di 0.87, estremamente basso per un vincitore, se non addirittura inedito. Il DR compensa gli effetti generati del rendimento al servizio e alla risposta (a differenza dei punti vinti, che possono deviare in una o l’altra direzione a seconda che ci siano più punti al servizio che alla risposta, o viceversa) e sintetizza in un solo numero la qualità della prestazione complessiva.

Equa distribuzione tra servizio e risposta

Non dice però nulla relativamente al dominio nei momenti chiave, tranne quando un giocatore vince con un valore basso del DR, da cui si può dedurre che abbia controllato l’avversario sui punti più caldi.

Per avere una prospettiva bilanciata simile in presenza di rendimenti ad alta leva, possiamo adattare l’indice di leva LR soppesando equamente il dominio nei momenti chiave sia al servizio che alla risposta. Chiamo questa statistica indice di leva bilanciato (Balanced Leverage Ratio o BLR), cioè la media semplice dell’LR nei punti al servizio e dell’LR nei punti alla risposta. Il BLR di solito non si scosta di molto dall’LR, così come spesso otteniamo le stesse informazioni dal DR che dai punti totali. Il BLR di Djokovic nella finale di Wimbledon è stato di 1.11, rispetto a un LR di 1.10. Nelle partite in cui però un numero sproporzionato di punti si giocano sulla racchetta di un giocatore, il BLR fornisce il necessario aggiustamento.

DR corretto per leva

Siamo in grado di registrare rendimenti corretti per leva semplicemente moltiplicando questi due numeri. Ad esempio, prendiamo la vittoria di Stanislas Wawrinka contro Djokovic nella finale degli US Open 2016. Il DR di Wawrinka è stato di 0.90, più alto di quello di Djokovic a Wimbledon 2019 ma difficilmente sufficiente a trionfare. Eppure ha vinto, grazie a un BLR di 1.33, uno dei più alti mai registrati in una finale Slam. Il prodotto tra il DR e il BLR di Wawrinka — che chiameremo DR+ — è pari a 1.20. Lo si può interpretare con la stessa scala di un DR “normale”, dove 1.2 è spesso identificativo di una vittoria con margine ridotto, se non di una al cardiopalma.

Di 167 finali Slam maschili nel Match Charting Project, 14 giocatori hanno vinto nonostante un DR “normale” inferiore a 1.0. Per ciascuno di essi, il BLR era superiore a 1.1, e in 13 delle 14 occorrenze, la forza del BLR del vincitore ha “cancellato” la debolezza del suo DR, nel senso che il DR+ è stato superiore a 1.0. La tabella riepiloga quelle partite, ordinate per DR+ crescente.

Anno  Slam              Vincitore    DR     BLR    DR+  
2019  Wimbledon         Djokovic     0.87   1.11   0.97  
1982  Wimbledon         Connors      0.88   1.20   1.06  
2001  Wimbledon         Ivanisevic   0.95   1.16   1.10  
2008  Wimbledon         Nadal        0.98   1.13   1.10  
2009  Australian Open   Nadal        0.99   1.13   1.12  
1981  Wimbledon         McEnroe      0.99   1.16   1.15  
1992  Wimbledon         Agassi       0.97   1.19   1.16  
1989  US Open           Becker       0.96   1.22   1.18  
1988  US Open           Wilander     0.98   1.21   1.18  
2015  US Open           Djokovic     0.98   1.21   1.18  
2016  US Open           Wawrinka     0.90   1.33   1.20  
1999  Roland Garros     Agassi       0.98   1.25   1.23  
1990  Roland Garros     Gomez        0.94   1.34   1.26  
1991  Australian Open   Becker       0.99   1.30   1.29

Prima finale vinta dal giocatore con il DR+ inferiore

In 167 finali Slam, quella tra Djokovic e Federer è stata la prima vinta dal giocatore con il DR+ più basso (alcuni dei campioni che non compaiono in elenco hanno avuto indici di leva sotto tono e conseguenti DR+ inferiori ai DR, ma nessuno sotto il livello di 1.0). Sebbene Federer è stato più debole nei momenti importanti — in particolare nei tiebreak e quando ha avuto i due match point — il rendimento complessivo in quel tipo di situazione non è stato così scadente come quei pochi memorabili momenti farebbero pensare. È più probabile che un giocatore con un DR di 1.14 e un BLR di 0.90 come quelli di Federer concluda le due settimane di Wimbledon ballando con la campionessa del tabellone femminile.

Sorprendentemente, 1 su 167 potrebbe sottostimare la rarità di un vincitore con un DR+ inferiore a 1.0. Solo una delle partite al meglio dei cinque set nel database del Match Charting Project (su più di 700) possiede quel requisito. Si tratta del controverso quarto turno degli Australian Open 2019 tra Kei Nishikori e Pablo Carreno Busta. Nishikori ha vinto con un DR di 1.06, ma il suo BLR è stato di 0.91, relativamente debole e che ha portato a un DR+ di 0.97. Come per la finale di Wimbledon, anche la partita di Melbourne avrebbe potuto avere un altro vincitore. La fortuna è stata avversa a Carreno Busta non solo per le chiamate arbitrali.

Qual è il significato di tutto questo?

Sappiamo che la finale di Wimbledon è stata in estremo equilibrio, ora abbiamo più numeri che mostrano quanto effettivamente lo sia stata. Sapevamo che Djokovic gioca meglio quando conta di più, ora abbiamo più riferimenti sulla sua maggior bravura, che però non si discosta di un margine insolitamente ampio.

Federer ha vinto cinque dei venti Slam nonostante un BLR nella finale inferiore a 1.0, e altri due con un DR inferiore a 1.14. Non ha mai vinto uno Slam con un DR+ non superiore a 1.03, ma va anche detto che non c’è mai stata una finale Slam che il DR+ ha considerato così ravvicinata. Federer non è la definizione di maestro dei momenti chiave, ma non è poi così malvagio. Avrebbe solamente dovuto portare con sé un po’ di quella dose di domino con cui ha chiuso il secondo set per passaggi più importanti nelle fasi successive.

Se siete anche voi come me, dopo aver letto fino a questo punto non smetterete di farvi domande. Ho riflettuto su alcune che spero di approfondire analogamente. Si può dire che Federer di solito è meno dominante della media nei momenti chiave? (Si). Djokovic è molto più bravo a quel riguardo? (Si). E Nadal? (Anche lui è più bravo). Nadal è davvero migliore, o i suoi numeri sulla leva sono di partenza buoni perché i punti importanti si giocano più spesso sul lato dei vantaggi? (È davvero migliore). Djokovic ha preso le misure a Federer? (Non proprio, a meno che non s’intenda il suo numero di scarpe, allora in quel caso sì). È cambiato tutto dopo che Djokovic ha tirato la famosa risposta? (No).

Rendimenti situazionali

Ci sono anche molti argomenti interessanti che vanno oltre i Grandi Tre. Ho iniziato qualche anno fa a scrivere della leva relativa a sottoinsiemi di partite, spinto dalla semifinale di Wimbledon 2016 tra Federer e Milos Raonic, nella quale Federer ha subito la pressione quando più contava. Come possiamo analizzare la leva media per punti vinti e persi, così riusciamo a stimare l’importanza dei punti in cui un giocatore ha servito un ace, commesso un errore non forzato di rovescio, o scelto di andare a rete.

Le partite sono decise da una combinazione di rendimento complessivo e giocate di alta leva. Le statistiche comunemente disponibili illustrano bene le dinamiche del primo, ma non sono adeguate per fare chiarezza sulle seconde. Il dominio nei momenti chiave è lasciato alle congetture degli opinionisti. Con un insieme di partite in continuo aumento e l’accesso a sempre più dati punto per punto (e quindi a numeri sulla leva per ogni punto e ogni partita), il divario tra le due misure si riduce, consentendoci di quantificare con più precisione il grado in cui il rendimento legato alla specifica situazione incide sulla capacità di ciascun giocatore di vincere la partita.

Roger Federer Wasn’t Clutch, But He Was Almost Clutch Enough

Basta a Federer un rovescio tornato normale?

di Jeff Sackmann // TennisAbstract

Pubblicato il 14 luglio 2019 – Traduzione di Edoardo Salvati

Quando Roger Federer ha battuto di misura Rafael Nadal agli Australian Open 2017, ne ho attribuito la vittoria al suo rovescio. Rientrava da un infortunio che lo aveva tenuto lontano dall’attività professionistica per tutta la seconda parte del 2016 e aveva rafforzato il gioco in quel lato del campo, sviluppando la strategia da adottare contro il rivale di lungo corso. Da quella partita, Federer ha sconfitto Nadal altre cinque volte su sei, a indicazione che questa nuova e più affilata arma è rimasta parte integrante del suo tennis.

Dopo aver sconfitto Nadal nella semifinale di Wimbledon 2019, Federer sembra in splendida forma. A differenza però di due anni fa a Melbourne, la vittoria non è dipesa dal rovescio. Nella finale degli Australian Open, l’elegante rovescio a una mano di Federer aveva contribuito per 11 punti in più di una tipica partita, abbastanza per indirizzare il risultato a suo favore. A Wimbledon, il rovescio non ha fatto paura a Nadal, visto che ha dato a Federer solo un punto in più rispetto alla media. La vittoria è arrivata per Federer con un livello altissimo, ma non dal rovescio.

Il ritorno della Potenza del Rovescio

Questi numeri arrivano da una statistica che ho chiamato Potenza del Rovescio (Backhand Potency o BHP) e che utilizza i dati colpo per colpo del Match Charting Project per isolare l’effetto generato dal singolo colpo di un giocatore.

La formula è semplice e diretta: si somma un punto per un vincente o per un errore forzato dell’avversario, si sottrae un punto per un errore non forzato, si somma mezzo punto per un rovescio che ha portato a un vincente o a un errore dell’avversario nel colpo successivo, e si sottrae mezzo punto per un rovescio che ha portato a un vincente dell’avversario. Si divide il totale per il numero complessivo di rovesci, si moltiplica per 100* e il risultato misura l’effetto netto del rovescio di ciascun giocatore.

In media, un giocatore colpisce 100 rovesci per partita, quindi il passaggio finale della moltiplicazione per 100 fornisce un valore approssimativo a partita. Il BHP conferisce fino a 1.5 “punti” per punti giocati, visto che si sommano sia i vincenti sia i colpi che hanno portato a un vincente.

A quanti punti equivale?

Per tradurre il BHP in punti (o qualsiasi altro indice di potenza come quello del Dritto, Forehand Potency o FHP), si moltiplica perciò per due terzi. Nella finale del 2017, il rovescio di Federer ha raggiunto un BHP di +17, equivalente a circa 11 punti. Nella semifinale di Wimbledon, il BHP è stato solo di +1. Si può quantomeno dire che il rovescio non è stato un colpo debole, cioè quel tipo di commento che avremmo potuto fare quando Federer accumulava vittorie a dismisura nei primi quindici anni di carriera.

Il rendimento in semifinale non è stato un’eccezione. In un confronto anno su anno sulla base dei dati del Match Charting Project (che ammetto essere incompleti), il rovescio del 2019 somiglia molto da vicino a quello mostrato prima dell’infortunio del 2016.

Anni        BHP  
1998-2011   +0.1  
2012        +0.4  
2013        -1.8  
2014        -1.1  
2015        +1.3  
2016        -0.3  
2017        +3.5  
2018        +1.3  
2019        +0.8

Ci sono sempre delle giornate positive, come l’incredibile BHP di +16 contro Kei Nishikori nel quarto di finale a Wimbledon. Mettendo però insieme prestazioni impeccabili e passaggi a vuoto, avversari da cui subisce o che supera più facilmente, condizioni di gioco veloci e lente, il risultato che si ottiene è che con il rovescio Federer non riesce più a raccogliere punti come faceva due anni fa.

Il rovescio contro Djokovic

L’avversario di Federer in finale, Novak Djokovic, è ben noto per la compattezza dei colpi a rimbalzo. Come ha fatto Nadal per diversi anni, anche Djokovic è in grado di mettere a nudo il lato più debole del gioco da fondo di Federer. Ha vinto gli ultimi cinque scontri diretti e nove degli ultimi undici, nella maggior parte dei quali ha tenuto il rovescio di Federer a un BHP negativo.

Anno  Torneo                   Esito   BHP/100  
2018  Parigi Bercy             P       -11.0  
2018  Cincinnati               P       -11.0  
2016  Australian Open          P       -12.6  
2015  Finali di stagione (F)   P       -4.8  
2015  Finali di stagione (RR)  V       +0.7  
2015  US Open                  P       +0.8  
2015  Cincinnati               V       -2.2  
2015  Wimbledon                P       -13.4  
2015  Internazionali d'Italia  P       -12.2  
2015  Indian Wells             P       -5.0  
2015  Dubai                    V       -5.9  
…                                        
2014  Wimbledon                P       -3.1  
2012  Wimbledon                V       +9.6

Di 438 partite con dati punto per punto, il BHP di Federer è sceso sotto il -10 solo 27 volte. Di queste, in nove — e in due delle cinque dal rientro post infortunio di Federer nel 2017 — dall’altra parte della rete c’era Djokovic. Tra l’altro, Djokovic farebbe bene a guardarsi i filmati delle partite in cui Borna Coric ha demolito il rovescio di Federer, cioè le sue due prestazioni peggiori in termini di BHP dall’inizio del 2017 (-20 allo Shanghai Masters 2018 e -19 agli Internazionali d’Italia 2019).

Minimizzare i problemi

Forse è troppo chiedere a Federer di capire come battere Djokovic sul suo stesso terreno. La strategia migliore per lui è minimizzare i problemi attraverso una grande efficienza al servizio e un’esecuzione magistrale con il dritto. In carriera, la media di FHP per Federer è di +9, che però scende a solo +4 contro Djokovic. Nella finale del Cincinnati Masters 2018, Djokovic ha costretto Federer a un imbarazzante -13 di FHP, il peggiore di sempre. E non si è trattato di un caso isolato: quattro dei cinque valori più negativi di FHP nella singola partita sono arrivati per Federer contro Djokovic.

Se Federer vuole il nono titolo a Wimbledon, avrà bisogno di vincere molti punti almeno da un lato, vale a dire con il classico dritto o con il rovescio alla maniera della semifinale del 2012 proprio contro Djokovic. E se con uno riesce a sfondare, con l’altro deve comunque mantenere un livello di tutto rispetto. Nella semifinale contro Nadal il dritto è valso un FHP di +12. Contro un giocatore come Djokovic che difende ancora meglio sulle superfici veloci, Federer dovrà ottenere un risultato simile. Gli si chiede molto, ma del resto una cosa è certa: nessuno potrà lamentarsi che il 21esimo Slam è stato facile da vincere.

Come è andata la finale

Djokovic ha poi vinto la finale con il punteggio di 7-6(5), 1-6, 7-6(4), 4-6, 13-12(3). Come scrive lo stesso Sackmann su Game Theory, il blog dell’Economist, dopo quasi cinque ore di gioco e più di 400 punti, l’esito è stato deciso dall’equivalente nel tennis del lancio della moneta, cioè il tiebreak a sette punti.

Federer ha giocato meglio, servendo più ace, vincendo il 51.7% dei punti e facendo più break dell’avversario. Djokovic dal suo canto ha vinto cinque dei sei punti più importanti, fra tutti i due match point che Federer ha avuto sul servizio. Si è trattato di una partita lotteria, in cui un po’ di fortuna e nervi d’acciaio nei momenti cruciali hanno indirizzato il risultato. Federer non ha di certo tratto beneficio dagli undici errori non forzati commessi nei tre tiebreak, che hanno contribuito a un BHP di -0.8 e un FHP di +2.3, n.d.t.  

Will a Back-To-Normal Federer Backhand Be Good Enough?

L’effetto generato dalla velocità del servizio di Serena

di Jeff Sackmann // TennisAbstract

Pubblicato il 13 luglio 2019 – Traduzione di Edoardo Salvati

In un articolo su FiveThirtyEight, Tom Perrotta ha evidenziato la relazione tra il rendimento di Serena Williams sulla prima di servizio e la sua probabilità di vincere la partita. Secondo Perrotta, Williams ha vinto solo (solo!) il 74% dei punti sulla prima di servizio nelle due settimane di Wimbledon 2019 (esclusa la finale, n.d.t.), rispetto a un incredibile 87.5% nella vittoria del titolo del 2010. Non è mai riuscita a vincere Wimbledon con meno del 75% di punti vinti sulla prima, e anche quel livello non è di garanzia, visto che l’anno scorso ha raggiunto il 77% perdendo poi in finale.

Ci sono molti fattori che influenzano la percentuale di punti vinti con la prima, tra cui piazzamento e tattica del servizio, oltre a tutti i colpi che chi è al servizio deve giocare immediatamente successivi alla risposta dell’avversaria.

Il più evidente però è rappresentato da un’altra categoria nella quale Williams è spesso stata la migliore, e cioè la velocità del servizio. Nella finale vinta contro Garbine Muguruza nel 2015, la velocità media della prima è stata di 182 km/h (113 mph), la terza partita consecutiva in cui in media era arrivata a 179 km/h (111 mph). Nelle 13 partite successive, ha servito in media a solo (solo!) 171.2 km/h (106.4 mph), non andando mai oltre i 175 km/h (109 mph) in una singola partita.

Quanto è importante?

Sembra corretto ipotizzare che, a parità di condizioni, un servizio più veloce ha maggiore efficacia di uno più lento. Le cose si complicano però perché raramente ci si trova nella parità di condizioni: un servizio esterno è spesso più letale pur richiedendo minore forza pura, è più facile trovare un piazzamento su un servizio poco rischioso e non ho neanche sollevato il tema dell’effetto legato alla rotazione della pallina. Un servizio più veloce non è sempre migliore di uno più lento ma, in media, l’ipotesi di base resta valida.

Per ciascuna delle 23 partite di Williams a Wimbledon per le edizioni 2014, 2015, 2018 e 2019 (non ha giocato il 2017 e non possiedo al momento i dati per il 2016, non chiedetemi il perché…), ho suddiviso i punti sulla prima in quintili, classificandoli sulla base della velocità del servizio, dal più veloce al più lento. Si tratta di una modalità rudimentale che aiuta però a tenere conto delle avversarie e darci una prima sensazione di quanto la velocità del servizio di Williams è in grado di incidere sull’esito dei punti sulla prima.

Quintile       PVS 1^  Media KM/H  
Più veloce     80.6%   188  
2° più veloce  73.7%   180.5  
A metà         79.5%   174  
2° più lento   73.7%   167  
Più lento      74.9%   158

Chiaramente, la velocità del servizio non descrive tutto quello che accade. Allo stesso tempo, sembra che una prima a 188 km/h (117 mph), o anche una a 174 km/h (108 mph), siano meglio di una a 158 km/h (98 mph).

Senza considerare le avversarie

Un altro modo per isolare l’effetto della velocità del servizio è di ignorare l’incidenza che hanno specifiche avversarie e ordinare semplicemente le prime di servizio in funzione della velocità. Nelle 23 partite considerate, 43 prime hanno l’esatta velocità di 161 km/h (100 mph), con una corrispondente percentuale di punti vinti del 72.1%. Sono 33 le prime che raggiungono i 162.5 km/h (101 mph), vincendo il 72.7% dei punti. Sebbene generalmente la percentuale di punti vinti non si muova all’unisono con la velocità della prima, il grafico dell’immagine 1 evidenzia la presenza di una tendenza di fondo.

IMMAGINE 1 – Andamento tra la velocità della prima di Williams a Wimbledon e la percentuale di punti vinti

La correlazione è debole: ad esempio, la percentuale di punti vinti con servizi a 159 km/h (99 mph) e 166 km/h (103 mph) è più alta che a 187 km/h (116 mph) e 188 km/h (117 mph). Si potrebbe attribuirne la ragione alla possibilità che i servizi più lenti sono frutto di una scelta tattica più astuta, che in quelli più veloci il piazzamento è meno preciso, o che è solo cieca fortuna, perché il campione a disposizione per una specifica velocità non è così ampio.

La regola per Williams

Possiamo comunque trarre una conclusione sommaria:

A ogni 3 km/h (2 mph) di velocità in più sulla prima di servizio corrisponde un punto percentuale aggiuntivo nella percentuale di punti vinti con la prima da Williams.

Aggiungiamo questo: solitamente, Williams serve circa il 60% di prime, e circa la metà dei punti totali verranno giocati sul suo servizio. Quindi, 3 km/h di velocità in più valgono 0.6 punti percentuali addizionali dei punti totali vinti da Williams. In una partita equilibrata come la sconfitta del 2014 contro Alize Cornet, nella quale Williams ha servito la prima in media a 167 km/h (104 mph) e vinto esattamente il 50% dei punti giocati, potrebbe diventare un elemento decisivo.

Contestualizzare Williams

Questa regola generale non può essere applicata a tutte le giocatrici (qualche anno fa ho analizzato in modo simile le velocità del servizio dei giocatori e, forse scioccamente, non le ho suddivise per giocatore). Ho applicato lo stesso algoritmo sulle velocità del servizio a Wimbledon delle nove altre giocatrici di cui possiedo dati per almeno 15 partite. L’effetto della velocità varia da “un bel po’” per Johanna Konta a “per niente” nel caso di Venus Williams, con un “non capisco la domanda” per Caroline Wozniacki.

La tabella mostra due numeri per ogni giocatrice. La colonna “ KM/H Agg =” indica l’effetto di 1.6 km/h (1 mph) aggiuntivo sulla percentuale di punti vinti sulla prima, mentre la colonna “KM/H = 1% PVS” indica quanti km/h aggiuntivi sono necessari per aumentare la percentuale di punti vinti al servizio (PVS) di un punto percentuale.

Giocatrice    KM/H Agg =   KM/H = 1% PVS  
Konta         0.89%        1.1  
Kerber        0.56%        1.8  
S. Williams   0.48%        2.1  
Muguruza      0.47%        2.1  
Halep         0.41%        2.5  
Kvitova       0.29%        3.5  
Radwanska     0.28%        3.6  
Azarenka      0.02%        50.9  
V. Williams   0.00%        -  
Wozniacki     -0.40%       - 

Per una prima di servizio efficace (almeno in termini di punti vinti), la velocità del servizio per Konta è importante quasi il doppio di quanto non lo sia per Williams. La media della prima di Konta nella sconfitta ai quarti di finale contro Barbora Strycova è stata di 160.7 km/h (99.9 mph), la più bassa a Wimbledon dalla sconfitta al primo turno nel 2014.

All’estremo opposto troviamo Victoria Azarenka e Venus, per le quali la velocità al servizio non sembra fare troppa differenza (Venus ad esempio eccelle nel letale servizio a uscire, che riesce a trasformare in ace a prescindere dalla velocità). Apparentemente, Wozniacki spinge le avversarie in una situazione di confusione e illogicità, ottenendo risultati migliori con prime di servizio più lente.

Williams contro Halep

Stiamo parlando di un effetto davvero minimo, tale per cui anche l’intervallo tra la prestazione al servizio di Williams nelle sei partite a Wimbledon prima della finale (i 169 km/h di media contro Carla Suarez Navarro) e la finale del 2015 contro Muguruza avrebbe inciso sui punti totali vinti da Williams di circa 2.5 punti percentuali. In nove delle dieci volte in cui Williams e Halep hanno giocato contro, Williams ha sempre vinto grazie ad almeno il 52.5% dei punti totali, e di solito con più del 55%. È un ampio margine di errore o, più precisamente, un ampio margine di lentezza al servizio.

Viceversa, la più recente partita e l’unica dal 2016 è stata anche quella più equilibrata. Halep ha una risposta eccezionale, ma non è immune a servizi potenti: la sua frequenza di punti vinti sulla risposta è influenzata dalla velocità del servizio tanto quanto lo sono le statistiche al servizio per WIlliams. Il divario tra le due nella finale di Wimbledon 2019 potrebbe essere sottile e la velocità del servizio uno dei pochi aspetti su cui Williams ha controllo totale, al fine di indirizzare il risultato in suo favore (Halep ha poi vinto la finale con il punteggio di 6-2 6-2. Williams ha vinto il 59.4% dei punti sulla prima di servizio con il 68.1% di prime in campo e una velocità media di 167 km/h. Ha vinto solo il 41% dei punti totali, n.d.t.)

The Effect of Serena’s Serve Speed

Scompare l’erba, ma non la velocità

di Jeff Sackmann // TennisAbstract

Pubblicato il 10 luglio 2019 – Traduzione di Edoardo Salvati

In un precedente articolo, ho mostrato con alcune statistiche come l’erba di Wimbledon abbia quest’anno condizioni di gioco più lente, l’ultimo tassello di una tendenza che dura da anni. Molti appassionati sospettano che, una volta arrivati alla seconda settimana, la superficie rallenti ulteriormente, in presenza di estese macchie marroni nei pressi della linea di fondo dove i giocatori hanno cancellato l’erba con il loro passaggio. Ipotizzando che la scomparsa del manto sia simile di anno in anno, è una supposizione che possiamo mettere alla prova. 

La velocità in funzione dei turni

Ho applicato il mio algoritmo di calcolo della velocità di superficie per diversi sottoinsiemi di partite di singolare maschile a Wimbledon, vale a dire quelle della settimana 1, settimana 2, ogni turno dal primo al quarto, e i quarti di finale. Per il singolo anno, i campioni relativi alla settimana 2, al quarto turno e ai quarti di finale sono troppo ridotti per rappresentare indicatori affidabili. Ma nell’arco di due decenni, le differenze tra settimane e turni, cioè l’effetto che vogliamo esaminare, dovrebbero manifestarsi in modo chiaro. 

(La metodologia si basa sulla frequenza di ace come valore di approssimazione della velocità, non perfetto ma funzionale in virtù di una statistica universalmente disponibile, e tiene conto del giocatore al servizio e alla risposta in ogni partita. La velocità media di un campo equivale a 1.0, e l’intervallo oscilla dallo 0.5 di Monte Carlo all’1.5 per i più veloci campi in erba e in cemento al coperto

Ad esempio, questo è l’elenco del valore della velocità di superficie da settimana a settimana e di turno in turno per il singolare maschile di Wimbledon 2018:

  • Settimana 1: 1.16
  • Settimana 2: 1.16
  • Primo turno: 1.02
  • Secondo turno: 1.29
  • Terzo turno: 1.33
  • Quarto turno: 1.25
  • Quarti di finale: 1.08

Avevo promesso rumore statistico e così è. La velocità settimanale è identica, ma il primo turno e gli ultimi due turni sono stranamente più lenti degli altri. Non possiedo una spiegazione valida per il primo turno (e potrebbe non essercene una, ma solo un frutto del caso), ma nei quarti di finale ci sono spesso meno ace, anche correggendo per i giocatori coinvolti. Ci tornerò a breve. 

Da Wimbledon 2000 a Wimbledon 2018

Ecco la media delle ultime 19 edizioni di Wimbledon per le stesse voci dell’elenco precedente: 

  • Settimana 1: 1.20
  • Settimana 2: 1.21
  • Primo turno: 1.19
  • Secondo turno: 1.20
  • Terzo turno: 1.21
  • Quarto turno: 1.25
  • Quarti di finale: 1.16

Il campione delle partite di quarti di finale continua a differire dagli altri ma, su numeri più ampi, la differenza è molto minore. Il divario tra 1.20 e 1.16 si riduce solamente a un ace o due a partita, che non sono sufficienti ad alterare il risultato finale di una partita, se non nel caso di quelle estremamente equilibrate

Come al solito, è importante ricordare che una statistica basata sugli ace non può dare risposte definitive. Per prima cosa, è possibile che l’erba restituisca rimbalzi diversi a seconda del grado di consunzione, anche se questo non si riflette nelle statistiche al servizio. Siccome le discese a rete sono sempre più rare, l’erba nella zona del rettangolo del servizio dura di più di quella lungo la linea di fondo, vale a dire che la velocità della pallina una volta toccato il terreno rimane relativamente inalterata.

Di contro, le macchie marroni più grandi si trovano dietro la linea di fondo, quindi anche la maggior parte dei colpi al rimbalzo finisce in una zona con erba verde, non in una in cui l’erba è scomparsa. 

I migliori contro i migliori

È possibile che anche la ridotta differenza tra i quarti di finale e il resto del torneo non abbia nulla a che fare con l’erba che si rovina. Dal 2000, si è assistito a una dinamica simile anche agli US Open: 1.07 per la settimana 1, 1.06 per il quarto turno e 0.97 per i quarti di finale (agli Australian Open c’è molto più rumore statistico che negli altri Slam, forse dovuto all’uso del tetto, quindi sono riluttante a considerarli ai fini dell’analisi).

Si può tranquillamente pensare che il cemento degli US Open non diventi all’improvviso più lento a partire dal martedì o mercoledì della settimana 2. Credo invece che la risposta sia nella combinazione dei giocatori, più precisamente nel modo in cui quei giocatori giocano uno contro l’altro. Rispetto alla frequenza di ace, le Finali di stagione si sono sempre classificate come uno degli eventi al chiuso sul cemento più lenti del circuito, anche se l’indice ufficiale di velocità del campo (Court Pace Index o CPI) è in disaccordo.  

In altre parole, il numero di ace tende a ridursi quando i migliori giocano contro i migliori. Forse è perché i più forti servono più tatticamente di fronte ad avversari di altissimo livello? O perché si concentrano di più sulla risposta, concedendo meno ace facili? O ancora perché i migliori si conoscono così bene da giocare in anticipo meglio di quanto fanno normalmente? È un campo di ricerca molto interessante, anche se certamente non sono in grado di trovare risposte in questa sede. 

Con o senza macchie, non fa differenza

La conclusione è che i campi maculati di Wimbledon hanno una velocità di gioco quasi identica a quella di quando sono totalmente verdi. Potrebbe esserci un rallentamento marginale alla fine delle due settimane ma, anche se fosse, dovremmo mantenere scetticismo. Le condizioni sono lente quest’anno, quantomeno non lo saranno ancora di più per le finali.  

The Grass Dies, But the Speed Lives On

La lentezza del campo potrebbe determinare l’esito del quarantesimo scontro tra Federer e Nadal

di Jeff Sackmann // TennisAbstract

Pubblicato l’11 luglio 2019 – Traduzione di Edoardo Salvati

A Roger Federer piacciono i campi veloci, a Rafael Nadal quelli lenti. Con otto titoli a Wimbledon, Federer è il giocatore sull’erba per eccellenza, ma quest’anno le condizioni all’All England Club sono state insolitamente lente, più vicine a un campo in cemento di media velocità.

RF vs RN, episodio XL

In semifinale, Federer e Nadal si troveranno di fronte per la 40esima volta, la prima a Wimbledon dopo che Nadal ha vinto la storica finale del 2008. Nadal è avanti negli scontri diretti per 24 vittorie a 15, tra cui la recente semifinale in tre set al Roland Garros, il suo Slam. In precedenza però Federer ne aveva vinte cinque di fila, tutte sul cemento, e le ultime tre senza perdere nemmeno un set.

Visto il contrasto di stili e di preferenza di superficie, la velocità delle condizioni di gioco — che ricomprendono la superficie, le palline, il meteo, etc — è particolarmente significativa. Nadal ha un record di 14-2 contro Federer sulla terra; viceversa Federer ha un record di 13-10 sul cemento e sull’erba. Un altro modo per suddividere le partite tra i due è il mio indice di velocità di superficie, che chiamo Valutazione di Base della Velocità (VBV, in inglese Simple Speed Rating o SSR). Delle 39 partite, 22 sono state giocate su un campo più lento della media del circuito, mentre le restanti 17 su un campo in media o più veloce della media.

Partite      VBV Media  RN-RF  Non Risp  <= 3 Colpi  Scambio Medio  
VBV < 0.92   0.74       17-5   21.2%     49.5%       4.7  
VBV >= 1.0   1.14       7-10   27.0%     56.9%       4.3

Nei tornei più veloci, che si giocano sul cemento o sull’erba, ci sono meno risposte al servizio, più punti terminano entro il terzo colpo e la lunghezza complessiva degli scambi è ridotta. Federer conduce per 10 vittorie su 17 partite, ma sulle superfici più lente, tra cui tutti i tornei in terra e una manciata dei più imponenti campi in cemento, è Nadal ad avere la meglio.

L’errata valutazione Elo di Nadal

Stando alla mia valutazione Elo specifica per superficie, Federer è il grande favorito in semifinale, in virtù dei 300 punti che ha in più rispetto a Nadal sull’erba e che si traducono in una probabilità di andare in finale del 75%. Gli allibratori non sono per nulla d’accordo, e considerano Nadal il favorito con una probabilità di vittoria del 57%.

C’è qualcosa di sensato nell’atteggiamento collettivo degli scommettitori. Quando si è trattato di fare previsioni sulle 39 partite tra Federer e Nadal, Elo ha reso sistematicamente sotto le aspettative. Più spesso è stato Federer ad avere i favori del pronostico, e se i due giocatori si fossero comportati secondo i dettami dell’algoritmo, Federer avrebbe un leggero vantaggio negli scontri diretti per 21-18. Si potrebbe ragionevolmente concludere che, alla viglia della semifinale, Elo stia ancora una volta sottostimando il Re della Terra Battuta.

In che ordine di grandezza si pone la correzione che è necessario apportare specificamente per l’accoppiamento tra Federer e Nadal? Ho adattato un modello logistico alle precedenti 39 partite utilizzando solo le previsioni Elo ponderate per superficie. C’è un aggiustamento di massima per tenere conto delle limitazioni Elo e la probabilità di Federer di vincere la semifinale scende dal 74.8% al 48.5%.

Ora, a proposito di quelle condizioni…

Nel nuovo pronostico del 48.5% è inclusa anche la superficie, perché rientra nel mio algoritmo Elo. Ma non ci sono distinzioni tra erba lenta ed erba veloce. Per risolvere la questione, ho aggiunto la VBV al modello logistico. L’accuratezza previsionale del modello aumenta dal 64% al 72%, con il suo indice di Brier che diminuisce leggermente (un valore più basso è indicativo di un pronostico migliore). La modifica la modello consente ora di ottenere pronostici specifici per velocità di superficie delle partite tra Federer e Nadal. La tabella riepiloga la probabilità di vittoria per Federer per diversi valori di velocità di superficie, dalla media del circuito (1.0) ai campi più veloci in circolazione.

VBV   p(Vitt. RF)  
1.0   49.3%  
1.1   51.4%  
1.2   53.4%  
1.3   55.5%  
1.4   57.5%  
1.5   59.5% 

Nei quindici anni trascorsi dall’inizio della rivalità, l’erba di Wimbledon ha avuto una velocità media intorno all’1.20, cioè il 20% più veloce della media del circuito. Nel 2006, l’anno della prima partita a Wimbledon, era di 1.24, e nel 2008 di 1.15. Tre volte nell’ultimo decennio ha raggiunto l’1.30, il 30% più veloce della superficie media del circuito. Quest’anno, se si guarda ai risultati sia degli uomini che delle donne, la velocità è scesa quasi fino a 1.00, appunto la media del circuito.

Come evidenzia la tabella, una differenza nelle condizioni di quella rilevanza ha la capacità di modificare il risultato finale. Su una superficie più veloce, come se ne sono viste anche fino al 2014, Federer ha il vantaggio. Sull’apparente ridotta velocità dell’erba del 2019, il modello favorisce di poco Nadal, secondo il quale in realtà la superficie non è cambiata, ma sono le palline a essere più pesanti per l’umidità. Dovrà sperare quindi in un’altra giornata afosa, perché il risultato della partita potrebbe dipendere da quello.

Slow Conditions Might Just Flip the Outcome of Federer-Nadal XL

Sì, Wimbledon è più lento quest’anno

di Jeff Sackmann // TennisAbstract

Pubblicato l’8 luglio 2019 – Traduzione di Edoardo Salvati

I giocatori hanno ragione. L’erba di Wimbledon — oppure le palline, o l’atmosfera, o l’aurea — è diventata più lenta se paragonata agli anni più recenti. Ne hanno parlato in questo senso Roger Federer, Milos Raonic, Boris Becker, Rafael Nadal e molti altri. Raonic pensa che sia l’erba, Nadal le palline. A prescindere dai motivi, i numeri confermano la percezione. La tabella mostra una panoramica di alcuni indicatori di velocità di superficie per i primi tre turni di singolare maschile e femminile a Wimbledon, nelle edizioni dal 2017 al 2019.

                   2017   2018    2019  
Ace (U)            8.9%   10.0%   8.5%  
Ace (D)            4.1%   4.2%    4.1%  
                                         
Non Risp (U)       36.0%  36.6%   33.3%  
Non Risp (D)       25.9%  27.6%   25.2%  
                                         
<=3 Colpi (U)      65.2%  65.6%   61.9%  
<=3 Colpi (D)      55.3%  57.9%   55.0%  
                                         
Scambio medio (U)  3.4    3.5     3.7  
Scambio medio (D)  4.0    3.8     4.1

La seconda coppia di righe, “No Risp”, indica la percentuale di servizi senza risposta. Quella successiva “<=3 Colpi” è la percentuale di punti terminati con uno scambio non superiore ai tre colpi. Per tutte le statistiche considerate, quindi anche gli ace e la lunghezza media dello scambio, i numeri per gli uomini vanno in direzione di condizioni di gioco più lente. Per le donne, la situazione è meno chiara, nel senso che pur facendo pensare a un rallentamento della velocità, il livello di confidenza è inferiore.

Non solo il 2019

Solitamente, numeri aggregati come questi danno un’idea di cosa sta succedendo. Si può sempre fare meglio di così. I numeri della tabella non tengono conto della combinazione di giocatori e della durata delle loro partite. Ad esempio, i valori del 2019 sarebbero diversi se ci fosse stato John Isner, invece di Mikhail Kukushkin, al terzo turno. La velocità della superficie avrebbe potuto incidere sul risultato, ma se mettiamo a confronto la frequenza di ace da un anno al successivo, non dovremmo paragonare quella di Isner con quella di Kukushkin.

È qui che torna utile la mia statistica sulla velocità di superficie. Per ogni torneo, tengo conto della combinazione di giocatori al servizio e alla risposta (eh si, anche i giocatori alla risposta hanno incidenza sulla frequenza di ace) per condensare ogni torneo in un solo numero, che identifichi come la frequenza di ace per il torneo si posizioni rispetto alla media del circuito. Per quanto la velocità di superficie sia definita da più della sola frequenza di ace, gli ace sono un buon rappresentante di molti degli altri indicatori e, ancora più importante, sono una delle poche statistiche disponibili per tutte le partite.

L’indice risultante generalmente varia tra lo 0.5, cioè 50% di ace in meno della media, di solito su un campo lento in terra battuta come a Monte Carlo, e l’1.5, cioè il 50% di ace in più della media, su un campo veloce in erba (Antalya) o in cemento al chiuso (Metz). Nell’ultimo decennio, le condizioni a Wimbledon hanno oscillato dalla parte alta dell’intervallo a quella centrale.

Anno     Uomini   Donne   Media  
2011     1.26     1.37    1.31  
2012     1.27     1.06    1.17  
2013     1.29     1.04    1.17  
2014     1.35     1.19    1.27  
2015     1.20     1.16    1.18  
2016     1.06     1.03    1.04  
2017     1.03     1.07    1.05  
2018     1.14     0.98    1.06  
2019     1.04     0.96    1.00 

I numeri per gli uomini sono solitamente più affidabili, perché basati su molti più ace, vale a dire che la frequenza di ace per ogni partita è influenzata meno dal caso. Idealmente, dovremmo assistere a uno spostamento sincronizzato degli indici di velocità maschili e femminili, ma c’è un po di rumore nel calcolo, e gli indici sono anche relativi alla media di quell’anno sul circuito, che dipende in ultimo dal cambiamento nella velocità di una dozzina di altre superfici.

La direzione è chiara

A parte questi caveat, la tendenza ha una direzione chiara. Non c’è una sostanziale differenza tra il 2019 e gli ultimi anni, ma il divario tra la prima e la seconda metà del decennio è drammatico. Ciò che è meno evidente, e che richiederà considerevole ulteriore ricerca, è quanto questo abbia rilevanza. Nel 2014, Nick Kyrgios ha vinto a sorpresa contro Nadal in quattro set, mentre qualche giorno fa il risultato è stato opposto. Quanto è attribuibile alla superficie? Condizioni più rapide avrebbero permesso a Isner di vincere contro Kukushkin? Kevin Anderson contro Guido Pella? O ancora, Jelena Ostapenko contro Su Wei Hsieh?

Per il momento, sono domande che rientrano nel campo della congettura. Ora che siamo in grado di dire che l’erba effettivamente è diventata più lenta, possiamo indirizzare quelle congetture sul destino di alcuni erbivori come Federer, Raonic (che ha perso agli ottavi di finale, n.d.t.) e Karolina Pliskova (che ha perso agli ottavi di finale, n.d.t.). Alla fine delle due settimane di gioco, anche loro, come Kyrgios, potrebbero aver desiderato che fosse di nuovo il 2014.

Yep, Wimbledon is Playing Slower This Year

Lasciate che Bernie si tenga i soldi

di Jeff Sackmann // TennisAbstract

Pubblicato il 4 luglio 2019 – Traduzione di Edoardo Salvati

L’altro giorno, Bernard Tomic ha perso al primo turno di Wimbledon contro Jo-Wilfried Tsonga. Non mi sorprende: avevo previsto per Tsonga un 64% di probabilità di vittoria, senza nemmeno tener conto della salute non proprio ferrea di Tomic, costretto a ritirarsi a partita in corso per due volte nelle ultime sei settimane.

La partita tra i due ha immediatamente fatto notizia, ma per le ragioni sbagliate. Tomic è caduto in disonore raccogliendo solo sette game in una partita che è durata 58 minuti, la più breve a Wimbledon da quando nel 2004 Roger Federer ha battuto Alejandro Falla in 54 minuti.

L’All England Club ha reagito annunciando che Tomic perderà il premio partita a lui spettante, ufficialmente perché “non ha reso al livello dello standard professionale richiesto”.

Veloce ma non sufficientemente furioso

Non so se Tomic abbia reso al livello dello standard professionale richiesto, perché non esiste una definizione precisa di “standard professionale”. Ho l’impressione che sia una combinazione dei seguenti elementi:

  • il giocatore ha perso malamente
  • il giocatore ha la reputazione di perdere di proposito
  • la partita ha ricevuto molta attenzione e quindi dobbiamo far vedere di prendere provvedimenti.

Quello che so invece è che gli organizzatori di Wimbledon si sono fissati sul numero sbagliato. Vero, 58 minuti sono una partita in tre set incredibilmente veloce. Ma Tomic — anche quando è in palla ed esprime il meglio — è probabilmente il giocatore più veloce sul circuito, spesso iniziando a servire non appena ha ricevuto la pallina dal raccattapalle. Anche Tsonga ha un ritmo veloce. Nessuno dei due è particolarmente forte alla risposta e su una superficie veloce quello di Tsonga è un servizio devastante, quindi i punti sarebbero stati comunque brevi.

Una statistica più appropriata è rappresentata dal numero dei punti giocati, in questo caso 125, che, rispetto alla durata, non generano scalpore da prima pagina.

Ovunque, multe!

A un tratto, la partita tra Tomic e Tsonga non è più così speciale. Dal 2000, ci sono state altre 77 partite di Slam che hanno richiesto non più di 125 punti, quasi esattamente una partita per Slam. Nell’elenco troviamo due quarti di finale, tre semifinali e la finale degli Australian Open 2003, nella quale Andre Agassi si è sbarazzato di Rainer Schuettler in 76 minuti e dopo 123 punti. Se allarghiamo l’analisi a partite con non più di 130 punti, ne aggiungiamo altre 45, tra cui entrambe le semifinali degli Australian Open 2019.

Più semplicemente, non è inusuale per una partita Slam maschile essere decisa nell’arco di 125 punti. E anche giocatori molto forti a volte perdono così rapidamente. Ma non lo si nota più di tanto perché, in genere, per fare 125 punti occorre un’ora e 21 minuti di gioco.

Ci sono ovviamente molte partite a senso unico anche in campo femminile. 125 punti totali sono più o meno 42 a set, quindi la “linea Tomic” è a circa 83 o 84 punti nelle partite al meglio dei 3 set. Dal 2003, ci sono state 235 partite di singolare femminile con non più di 83 punti, tra cui cinque solo al Roland Garros 2019 (ironicamente, la sconfitta di Anna Tatishvili contro Maria Sakkari, che aveva comportato a sua volta la prima multa di questo genere, era durata 93 punti e 56 minuti, 28 a set).  

Reazionario

Queste considerazioni non implicano che Tomic abbia fatto il massimo nel primo turno, o che “meriti” le 45.000 sterline da un punto di vista etico. Se i giudici arbitro del torneo avessero l’abitudine di visionare tutte le partite di primo turno e togliere il premio partita al giocatore che si è mostrato più apatico, è chiaro che Tomic diventa probabilmente il candidato numero uno a Wimbledon 2019.

Ma non funziona così. La regola dello “standard professionale” non è quasi mai chiamata in causa. Se Tomic avesse sprecato più tempo tra un punto e l’altro per far andare la partita sopra all’ora di gioco, o se il colpevole fosse stato un giocatore dal passato con meno alti e bassi, non saremmo qui a discuterne.

E se l’All England Club si concentrassero sulla giusta statistica, cioè la quantità di tennis giocato e non quanto tempo è servito, lo stile rapido e distaccato di Tomic passerebbe inosservato. Dopo tutto, c’è un altro australiano distaccato, volubile e con un gioco alla risposta scadente che merita la nostra attenzione (e cioè Nick Kyrgios, che ha poi perso al secondo turno in appena più di tre ore di gioco contro Rafael Nadal, n.d.t.).

Let Bernie Keep His Money

La disputa sbagliata

di Matt Zemek // Tennis with an Accent

Pubblicato il 26 giugno 2019 – Traduzione di Edoardo Salvati

Sembra che tutti abbiano un’opinione sull’utilizzo da parte degli organizzatori di Wimbledon di una formula specifica per superficie per assegnare le teste di serie del tabellone di singolare maschile. Non è questa una decisione necessariamente negativa, ma comunque degna di approfondimento. Inoltre, la ridotta durata della stagione sull’erba del circuito attuale induce a ritenere ragionevole che proprio l’erba, più di qualsiasi altra superficie, meriti una formula a parte.

Poco tempo fa su Tennis with an Accent ho ripreso in un articolo alcune idee espresse su Twitter: tutti gli Slam dovrebbero usare una formula, eliminando il sorteggio dei tabelloni a favore di una struttura a sezioni nella maniera della NCAA (National Collegiate Athletic Association).

Il fatto che nei quattro tornei più importanti si giochi su tre (abbastanza) diverse superfici, significa che legare ciascuna a una formula separata onora la natura peculiare di ciascun evento. Questa è una argomentazione a sostegno di specifiche formule per l’assegnazione di teste di serie.

Si potrebbe però facilmente replicare in questo modo: i campi sono più omogenei in termini di velocità e di qualità del rimbalzo (o ricettività ai rimbalzi) rispetto al 1985? Senza ombra di dubbio. È quindi possibile sostenere che l’unicità di superficie dei campi non è poi così pronunciata come lo era un tempo, e che quindi non serve usare quel tipo di formule. Assolutamente ragionevole.

C’è poi un’altra ragione a favore: l’assegnazione delle teste di serie senza formule (in altre parole, come normalmente accade nei tornei) rende merito a dodici mesi di lavoro e risultati sul circuito. È positivo che vengano riconosciuti, no? Certamente.

Non è o giusto o sbagliato

Il tema di fondo di queste osservazioni è semplice: il dibatto tra ricorrere alle formule e farne a meno è un confronto tra posizioni che hanno entrambe ragion d’essere. Le formule vanno bene, ma anche la classifica è un giusto criterio. Non siamo di fronte a un nemico che va battuto, perché è tutto plausibile e agevolmente spiegabile.

In questo senso, non dovremmo essere ossessionati dal dibattito. Possiamo e dobbiamo averlo, ma non dovrebbe essere totalizzante. Sopratutto se esiste un problema a Wimbledon che è reale e dà vita a una vera parzialità nonché profonda ingiustizia.

Di cosa sto parlando? Non è difficile capirlo: gli uomini ricevono le teste di serie secondo una formula, le donne invece in assenza di formule. Non ci vuole uno scienziato, no? È un torneo con un tabellone maschile e uno femminile, i premi partita sono identici, il programma di gioco alterna partite praticamente su tutti i campi. Perché l’assegnazione delle teste di serie deve seguire due criteri distinti?

Sulla base dei 1200 punti conquistati con la finale dell’edizione 2018, Kevin Anderson ha ottenuto la numero 4 invece della numero 8 che gli sarebbe arrivata in assenza di una formula specifica per l’erba. Si tratta di un bel salto in avanti e un grande vantaggio, perché non dovrà affrontare nessuno dei Grandi 3 prima delle semifinali. Naturalmente, non è in discussione se Anderson meriti, o non meriti, la sua testa di serie. Il punto invece è che la campionessa di Wimbledon 2018 Angelique Kerber non riceve lo stesso trattamento. Se la formula fosse applicata anche per le donne, Kerber sarebbe più in alto della numero 5, come Serena Williams sarebbe più in alto della numero 11. Stesso discorso per la 18 di Julia Goerges.

Per entrambi o per nessuno

È bizzarro e deludente che l’attenzione sia rivolta quasi esclusivamente alla diatriba della formula o non formula, quando si dovrebbe unicamente fare pressione affinché, a partire dal 2020, Wimbledon applichi le sue regole in modo equo, onde evitare di creare un contesto di gioco per gli uomini e uno di altro tipo per le donne. Kerber non è da meno rispetto a Anderson. Oltretutto, ha vinto Wimbledon, mentre Anderson ha perso in finale. Eppure lui riceve una testa di serie più alta che a Kerber è negata.

Parità? Giustizia? Sono grandi ideali, che però Wimbledon non sta rispettando, almeno non in questa circostanza. La disputa è sbagliata se ci si concentra di più sulla testa di serie di Roger Federer e Rafael Nadal che sul trattamento favorevole concesso ad Anderson e non a Kerber.

Ahimè, il tennis ancora una volta ha commesso una sciocchezza (è toccato a Wimbledon) proprio prima di uno Slam. La morte, le tasse e l’autolesionismo del tennis alla vigilia di uno Slam. Un storia vista e rivista.

The wrong argument

La fortuna del sorteggio: Wimbledon 2019 (donne)

di Chapel Heel // HiddenGameOfTennis

Pubblicato l’1 luglio 2019 – Traduzione di Edoardo Salvati

Come d’abitudine per gli Slam, ho eseguito una simulazione (con la mia variante Elo) di 100.000 configurazioni del tabellone principale, utilizzando lo stesso metodo che gli organizzatori usano per assegnare alle giocatrici la loro posizione. L’ho poi confrontata con la previsione per il torneo su base Elo rispetto al tabellone effettivo.

La tabella mette a confronto la previsione effettiva del tabellone con i risultati dalle simulazioni di rimescolamento, in modo da avere alcune indicazioni sull’accessibilità del tabellone effettivo rispetto alle altre configurazioni. Tonalità di rosso (e arancione) evidenziano la sfortuna della giocatrice. Al contrario, tonalità di verde rappresentano la fortuna ricevuta nel tabellone effettivo, in riferimento a un particolare turno. Il giallo simboleggia neutralità, e si può di fatto ignorare qualsiasi valore superiore o inferiore allo 0.2%.

Come per il tabellone di singolare maschile, per una presentazione più compatta rispetto al passato ho riportato nella tabella solo le teste di serie, e organizzato nella tabella successiva quelle giocatrici fuori dalle teste di serie per le quali c’è stata un’incidenza degna di nota (almeno l’1% di segno positivo o negativo).

I benefici si concentrano interamente nel mezzo del tabellone, mentre tutto lo svantaggio si riversa sui quarti più esterni.

Il tabellone effettivo sembra favorire più di tutte Kiki Bertens, anche se la fortuna per lei arriva fino alle opportunità di semifinale. Petra Kvitova e Karolina Pliskova hanno un vantaggio maggiore fino alle semifinali, e nel caso di Pliskova anche oltre (come se ne avesse effettivamente bisogno dopo aver vinto a Eastbourne). Angelique Kerber è la giocatrice che, in generale, ha avuto più sfortuna, ma è Ashleigh Barty ad aver visto la sua probabilità di finale e di vittoria diminuire più drasticamente in finale e per la vittoria.

IMMAGINE 1 – Confronto tra tabellone effettivo e simulazioni per le teste di serie

Effetti di rilievo su una selezione di giocatrici fuori dalle teste di serie

Non sarebbe male se Margarita Gasparyan (che però ha un secondo turno impegnativo con Elina Svitolina, n.d.t.) e Barbora Strycova (che ha appena vinto al primo turno, n.d.t.) potessero avvantaggiarsi della loro probabilità aggiuntiva, per quanto ridotta, per cercare di arrivare fino ai quarti di finale.

IMMAGINE 2 – Effetti della casualità del sorteggio su alcune non teste di serie

Luck of the Draw: Wimbledon 2019 (Women)

La fortuna del sorteggio: Wimbledon 2019 (uomini)

di Chapel Heel // HiddenGameOfTennis

Pubblicato l’1 luglio 2019 – Traduzione di Edoardo Salvati

Come d’abitudine per gli Slam, ho eseguito una simulazione (con la mia variante Elo) di 100.000 configurazioni del tabellone principale, utilizzando lo stesso metodo che gli organizzatori usano per assegnare ai giocatori la loro posizione. L’ho poi confrontata con la previsione per il torneo su base Elo rispetto al tabellone effettivo.

La tabella mette a confronto la previsione effettiva del tabellone con i risultati dalle simulazioni di rimescolamento, in modo da avere alcune indicazioni sull’accessibilità del tabellone effettivo rispetto alle altre configurazioni. Tonalità di rosso (e arancione) evidenziano la sfortuna del giocatore. Al contrario, tonalità di verde rappresentano la fortuna ricevuta nel tabellone effettivo, in riferimento a un particolare turno. Il giallo simboleggia neutralità, e si può di fatto ignorare qualsiasi valore superiore o inferiore allo 0.2%.

Per una presentazione più compatta rispetto al passato, ho riportato nella tabella solo le teste di serie, e organizzato nella tabella successiva quei giocatori fuori dalle teste di serie per i quali c’è stata un’incidenza degna di nota (almeno l’1% di segno positivo o negativo).

Si è discusso molto prima del sorteggio sull’assegnazione a Nadal della testa di serie numero 3 rispetto alla 2, come da classifica ufficiale. Ho parlato degli effetti di questa scelta in un altro articolo. Il sorteggio non lo favorisce fino ai quarti di finale, ma per i turni successivi è sostanzialmente neutro. E non è niente a confronto dello svantaggio subito da Felix Auger-Aliassime. Milos Raonic invece ha ricevuto una spinta sostanziale fino alle semifinale e forse il suo percorso è proprio quello che servirebbe ad Alexander Zverev per raggiungere le fasi finali di uno Slam (che per non smentirsi ha perso al primo turno in quattro set contro Jiri Vesely, n.d.t.).

IMMAGINE 1 – Confronto tra tabellone effettivo e simulazioni per le teste di serie

Effetti di rilievo su una selezione di giocatori fuori dalle teste di serie

Sono Nick Kyrgios e Grigor Dimitrov i giocatori non testa di serie a subire maggiore penalizzazione dalla casualità del sorteggio, quando un po’ di fortuna avrebbe fatto loro comodo. Sono stati invece John Millman e Marton Fucsovics a ricevere maggior beneficio.

IMMAGINE 2 – Effetti della casualità del sorteggio su alcune non teste di serie

Luck of the Draw: Wimbledon 2019 (Men)