Le scelte delle giocatrici dall’angolo del rovescio

di Jeff Sackmann // TennisAbstract

Pubblicato il 4 gennaio 2020 – Traduzione di Edoardo Salvati

Come si comportano i giocatori di fronte a un colpo giocabile sull’angolo del rovescio? Ne ho parlato in un precedente articolo, grazie a molti dati a disposizione. Si tratta di un’analisi che riprendeva un altro approfondimento sull’utilizzo del rovescio lungolinea da parte di entrambi i generi. Non serve aver letto quei due articoli per comprendere i contenuti di questo, ma se è un argomento che vi ispira li troverete probabilmente utili.

Una delle più grandi differenze tra uomini e donne nel tennis professionistico arriva dalle scelte decisionali dall’angolo del rovescio. Voglio illustrare la questione come farebbe un secchione dell’informatica, con gli errori generati del codice che ho scritto per ottenere le tabelle che seguono.

Problemi da secchione

Il primo tentativo per raccogliere numeri aggregati per i giocatori è fallito perché ho trovato che qualcuno non ha mai colpito un rovescio in topspin dall’angolo del rovescio, quantomeno non in una partita del database del Match Charting Project. Il colpevole di quelle divisioni per zero è Samuel Groth. In una manciata di partite nel database, si è sempre affidato al rovescio tagliato, almeno in quei rari casi in cui lo scambio è andato oltre la risposta al servizio.

Mettiamolo a confronto con il problema che mi ha rallentato nella preparazione di questo articolo. Si tratta di Evgeniya Rodina, che in nove partite del database non ha mai colpito un dritto dall’angolo del rovescio. Se hai nel rovescio il tuo colpo migliore, non ha molto senso girare intorno alla pallina per colpire di dritto.

Delle circa 200 giocatrici con almeno cinque partite nel database dal 2010, Rodina è l’unica senza nemmeno un dritto. Non è però un caso così estremo. Ci sono altre 23 giocatrici con meno di 10 dritti in tutte le loro partite del database, tra cui anche Timea Bacsinszky, che ha scelto di giocare il dritto solo quattro volte in 32 partite.

Quando c’è un colpo giocabile sull’angolo del rovescio, giocatori e giocatrici ricorrono a un colpo a rimbalzo non tagliato circa un quinto delle volte. Ma di quei colpi piatti o in topspin, le donne preferiscono il rovescio nel 94% delle volte, mentre gli uomini l’82%. C’è qualche giocatrice che cerca di girare intorno al rovescio, come fanno Samantha Stosur e Polona Hercog, che colpiscono di dritto il 20% delle volte in cui si ritrovano sull’angolo del rovescio.

Ashleigh Barty mostra di applicare una tattica più simile a quella di Roger Federer della maggior parte delle sue colleghe, utilizzando il dritto il 13% delle volte. Ma per molte giocatrici dal dritto potente, come Serena Williams, il rovescio è altrettanto se non più efficace, rendendo controproducente l’idea di girare intorno alla pallina. Williams colpisce di dritto un colpo giocabile sull’angolo del rovescio solo l’1% delle volte.

Decisioni sulla direzione

Che sia un dritto o un rovescio, iniziamo a vedere in dettaglio le scelte di quelle giocatrici. Il Match Charting Project contiene dati colpo su colpo di circa 2900 partite femminili dello scorso decennio, tra cui 365.000 mila istanze di colpo giocabile dall’angolo del rovescio, dove con “giocabile” si fa riferimento a un colpo che la giocatrice ha rimandato in campo o che si è trasformato in un errore non forzato.

La tabella mostra la frequenza con cui le giocatrici colpiscono rovesci e dritti in diverse direzioni dall’angolo del rovescio, con accanto quella dei giocatori (dove I-I, o inside-in, indica il dritto lungolinea a rientrare dopo aver girato intorno alla palla e I-O, o inside-out, lo stesso colpo ma incrociato).

Direzione Rovescio   Freq WTA   Freq ATP  
Lungolinea           17.4%      17.4%  
Al centro            35.2%      29.5%  
Incrociato           47.3%      52.9%  
                                               
Direzione Dritto     Freq WTA   Freq ATP  
Lungolinea (I-I)     35.2%      35.1%  
Al centro            16.2%      12.8%  
Incrociato (I-I)     48.4%      51.8%

Una volta che si è deciso per il dritto o il rovescio, non c’è grande differenza tra uomini e donne. Le giocatrici cercano il centro del campo un po’ più spesso, che potrebbe derivare in parte dal ricorso a rovesci piatti o in topspin da posizioni difensive più di quanto facciano gli uomini. Ho anche l’impressione che le giocatrici di vertice del tennis contemporaneo tendano a caricare il colpo al centro del campo più degli uomini. È un colpo simile per aggressività e rischio a uno direzionato all’angolo del campo. Facendo però distinzione per direzione del colpo, risulta all’apparenza più difensivo. Comunque è una solo una teoria, da verificare in un’altra circostanza.

Probabilità di vincere il punto

Se analizziamo la probabilità di vincere il punto, la questione si fa più interessante. In media, una giocatrice ha il 47.2% di probabilità di vincere il punto di fronte a un colpo giocabile dall’angolo del rovescio (per gli uomini è il 47.7%). Il servizio incide sulla potenza dei colpi diretti all’angolo del rovescio. Se il colpo giocabile è a seguito di una risposta al servizio — presumibilmente quindi più debole del colpo a rimbalzo medio — la probabilità di vincere il punto è del 48.2%. Se invece è al colpo successivo, spesso una combinazione più aggressiva di servizio e primo colpo (quindi il quarto colpo dello scambio), la probabilità di ribattere e di vincere il punto scende al 46.3%. Non è una differenza abissale, ma sottolinea come il contesto è in grado di alterare queste probabilità.

Almeno in media, ciascuna delle diverse scelte che le giocatrici possono fare determina una variazione nella probabilità di vincere il punto. Se la giocatrice opta per il rovescio lungolinea, la probabilità aumenta al 53.0%. Se riesce effettivamente a giocarlo, la probabilità di vincere il punto sale al 68.4%.

La tabella riepiloga la probabilità associata a ogni decisione. La prima colonna rappresenta la probabilità di vincere il punto dopo aver preso la decisione di tirare lo specifico colpo (Dopo Colpo), il 53.0% di cui ho parlato. La seconda colonna è la probabilità dopo aver realizzato il colpo (In Gioco), ad esempio il 68.4% per il rovescio lungolinea.

Colpo     Direzione          Dopo Colpo  In Gioco  
Rovescio  (tutte)            48.5%       55.2%  
Rovescio  Lungolinea         53.0%       68.4%  
Rovescio  Centro             44.6%       48.8%  
Rovescio  Incrociato         49.9%       55.8%  
                                         
Rovescio  (tutte)            56.3%       56.1%  
Rovescio  Lungolinea (I-I)   61.4%       73.7%  
Rovescio  Centro             45.7%       50.3%  
Rovescio  Incrociato (I-O)   56.2%       64.4% 

La differenza tra le due probabilità è molto ampia per i colpi lungolinea, che sono notoriamente ad alto rischio. Per i colpi al centro invece c’è poca differenza, perché in entrambi i casi rimangono quasi sempre in campo. Riguardo alle probabilità con il dritto, va precisato che sono influenzate dal tipo di giocatrice che più spesso sceglie di giocare quel colpo girando intorno alla pallina. E, alla lunga, la distanza percorsa in campo può variare, specialmente con un gioco simile a quello di Rodina, e quindi incidere sulla selezione del colpo.

Raccomandazioni da prendere con cautela

Di fronte a questa tabella, ci si chiede come mai una giocatrice decida di impiegare determinati colpi rispetto ad altri. La probabilità di vincere il punto prima di scegliere un lato o una direzione è del 47.2%, quindi perché andare con un rovescio al centro (44.6%) anziché un dritto a rientrare (61.4%)? Non può dipendere dal timore di sbagliare, perché è già ricompreso nei numeri.

Una ragione ovvia è quella per cui non sempre è possibile tirare il colpo più efficace. Anche i giocatori più offensivi girano intorno al rovescio per colpire di dritto circa un quarto delle volte, a suggerire che sarebbe poco pratico colpire di dritto nel restante 75% delle opportunità. In questo modo si esclude una metà delle scelte che ho messo nell’elenco. E anche una maga del rovescio come Simona Halep non riesce a tirare lungolinea al millimetro a comando.

Le probabilità riflettono cosa accade quando le giocatrici pensavano che quel colpo fosse la migliore opzione a loro disponibile in quel momento. E anche se è capitato che si siano poi sbagliate, siamo estremamente lontani da un esperimento casuale controllato in cui uno scienziato ha chiesto alle giocatrici di giocare un rovescio lungolinea a prescindere dalla natura del colpo che lo precedeva.

Colpi rari

C’è un’altra complicazione che ho già citato: la frequenza di successo per colpi rari, come il dritto a rientrare, è legata al risultato ottenuto dalle giocatrici che hanno tirato proprio quel colpo. Vale a dire, per giocatrici che considerano quei colpi rari un punto di forza. Se è divertente pensare di vedere Monica Niculescu colpire dritti a uscire in topspin in ogni circostanza, quasi certamente la sua probabilità di vittoria non aumenta. Riesci a ottenere brillanti risultati con il dritto se sei in grado di giocarlo come fa Stosur.

Questo non toglie che la tabella ha ragione su un aspetto, e cioè che una scelta difensiva di colpi pesa sulla probabilità di vincere il punto. Per alcune giocatrici è sufficiente rimandare un rovescio dietro l’altro al centro del campo, e per alcune partite non si può fare meglio di così. Ma in presenza di più soluzioni, una propensione più rischiosa è anche più remunerativa.

Giocatrice      Dopo Colpo  Freq R  
Clijsters       53.4%       77.6%  
Li              53.2%       87.5%  
Giorgi          52.9%       93.8%  
Tig             52.1%       66.1%  
Halep           52.1%       83.6%  
Bencic          51.5%       91.7%  
Cibulkova       51.3%       70.1%  
Kudermetova     50.9%       73.9%  
Pegula          50.7%       73.7%  
S.W. Hsieh      50.6%       81.8%  
Yastremska      50.6%       87.6%  
Schmiedlova     50.3%       87.4%  
S. Williams     49.9%       89.2%  
Errani          49.8%       70.0%

A seconda della giocatrice

Concludiamo con uno sguardo su alcune giocatrici. Abbiamo appurato che la giocatrice media ha il 47.2% di probabilità di vincere il punto quando ha un colpo giocabile dall’angolo del rovescio. Anche se è la stessa probabilità di Tsvetana Pironkova, non esiste una giocatrice media. La tabella riepiloga le prime 14 giocatrici con almeno dieci partite nel database, ordinate sulla base della probabilità di vincere il punto da quella posizione. Ho anche aggiunto la frequenza dei rovesci non tagliati.

Sono numeri solo dal 2010 in avanti, quindi non si estendono a tutta la carriera delle prime due giocatrici, Kim Clijsters e Li Na. La loro presenza ha dell’incredibile, visto che le partite nel database non sono un campione casuale ma per la maggior parte scontri al vertice con altre campionesse. Il resto dei nomi è un miscuglio di giocatrici di primissimo livello e regolariste del circuito, battitrici libere del rovescio e fini strateghe.

La tabella che segue si riferisce a quelle giocatrici con la migliore opportunità di vincere il punto dopo aver colpito un dritto dall’angolo del rovescio. Ho imposto il limite minimo a 100 dritti nel database, estraendo circa 50 giocatrici.

Giocatrice        Dopo Colpo   Freq R  
Sharapova         69.0%        4.1%  
Cibulkova         65.1%        10.5%  
Ivanovic          64.7%        11.1%  
Wang              64.4%        8.8%  
Peterson          63.4%        15.2%  
Halep             63.1%        6.8%  
Suarez Navarro    63.0%        7.7%  
Petkovic          62.3%        5.3%  
McHale            61.9%        15.2%  
Sevastova         61.3%        4.2%  
Kvitova           60.8%        4.6%  
Garcia            60.7%        7.5%  
Doi               60.5%        17.0%  
Keys              59.3%        9.3%  
Svitolina         59.1%        3.9%

Maria Sharapova è la Gilles Simon della WTA (una frase che non avrei mai pensato di scrivere!). Entrambi infatti di solito preferiscono colpire di rovescio, ma riescono a essere estremamente efficaci quando usano il dritto. Complimenti a Sharapova per il giudizio che mette quando sceglie colpi offensivi, anche se potrebbe essere che la decisione di non girare più spesso intorno alla pallina per colpire di dritto le costi qualche punto perso (Sharapova si è poi ritirata dalle competizioni a fine febbraio 2020, n.d.t.).

Evoluzione

Come ho scritto per gli uomini, questo è solo un accenno del potenziale tattico di analisi dei dati del Match Charting Project. Un ulteriore sviluppo sarebbe ad esempio un maggiore dettaglio delle opportunità dall’angolo del rovescio (o da qualsiasi punto del campo). La probabilità media di vincere il punto del 47.2% non è certamente sostenibile in presenza di colpi giocabili che originano, ad esempio, come dritti a uscire. Se ci sono situazioni a più alto grado di difficoltà, questi numeri andrebbero visti diversamente.

Se la lettura vi ha spinto fino a qui, devono essere argomenti che vi affascinano. Il Match Charting Project ha accumulato più di 7500 partite, un numero considerevole ma sempre aperto a nuove aggiunte. Ad esempio, molti giocatori e giocatrici emergenti hanno poche partite, così come partite del passato cariche di interesse non sono ancora presenti nel database (tra cui la maggior parte di quelle giocate da Li e Clijsters!). Potete dare una mano e, se vi piace guardare e analizzare il tennis, dovreste proprio farlo.

WTA Decisions From the Backhand Corner

Vantaggi e svantaggi delle scelte dall’angolo del rovescio

di Jeff Sackmann // TennisAbstract

Pubblicato il 2 gennaio 2020 – Traduzione di Edoardo Salvati

In un precedente articolo, ho parlato del rovescio lungolinea. Grazie alle statistiche raccolte con il Match Charting Project, ho mostrato la frequenza con cui quel colpo viene utilizzato, con quali esiti, come i mancini si differenziano dai destrimani, e quali giocatori si distinguono per frequenza o punti vincenti con il rovescio lungolinea.

Alla stregua di Richard Gasquet in risposta al servizio, prima di poter andare avanti serve però fare un passo indietro. Anziché continuare a concentrare l’attenzione solo sul rovescio lungolinea, ampliamo l’analisi a tutti i colpi giocati dall’angolo del rovescio, di cui il lungolinea è una delle tante combinazioni. Un giocatore posizionato per il rovescio lungolinea ha anche la possibilità di colpire incrociato o andare più cautamente al centro del campo. Può anche pensare di abbandonare il rovescio e girare intorno alla palla per colpire un dritto lungolinea (a rientrare, inside-in o I-I), uno al centro, o uno incrociato (a uscire, inside-out o I-O).

Ogni colpo rappresenta una scelta, e uno dei compiti dell’analisi statistica è valutare vantaggi e svantaggi associati alle decisioni dei giocatori. Idealmente, si potrebbero identificare anche circostanze non ottimali e suggerire la scelta migliore che si sarebbe potuta fare, ma siamo ancora lontani, cioè non si riesce a farlo quantomeno in modo sistematico. Grazie però alle migliaia di partite di cui possediamo colpo su colpo grazie al Match Charting Project, abbiamo molto materiale grezzo con cui avvicinarsi all’obbiettivo.

La prima scelta

Dalle 2700 partite dello scorso decennio presenti nel database, ho isolato circa 450.000 istanze in cui un giocatore aveva un colpo giocabile sull’angolo del rovescio, escludendo la risposta al servizio. La definizione di “giocabile” non è chiara e univoca, e non può essere altrimenti. Si identifica qui come giocabile un colpo che il giocatore ha rimandato in campo o che si è trasformato in un errore non forzato. Si potrebbe essere più precisi con statistiche generate da sistemi di tracciatura della pallina, ma per il momento dobbiamo accettare questo livello di imperfezione.

Dei 450.000 colpi giocabili dall’angolo del rovescio, è stato colpito un rovescio non tagliato (piatto o in topspin) il 63.7% delle volte e un dritto non tagliato il 14.3% delle volte. Il rimanente 22% si distribuisce tra colpi tagliati, palle corte, pallonetti, che lasciamo a un altro approfondimento.

Questa è la distribuzione dei rovesci nel decennio passato colpiti dall’angolo del rovescio:

  • lungolinea — 17.4%
  • al centro — 29.5%
  • incrociato — 52.9%

Questa invece la distribuzione dei dritti dalla medesima posizione:

  • lungolinea (a rientrare) — 35.1%
  • al centro — 12.8%
  • incrociato (a uscire) — 51.8%

La percentuale dei dritti a rientrare può inizialmente sorprendere, ma va tenuto conto che si tratta del 35% di un numero relativamente ridotto, pari al 5% dei colpi totali dall’angolo del rovescio. Meno sorprendente è la ben più alta frequenza di colpi incrociati. Non solo è una soluzione più conservativa e maggiormente remunerativa, ma spedisce la pallina sul rovescio dell’avversario (a meno che non sia un mancino), mediamente il suo colpo più debole.

Probabilità di vincere il punto..

La scelta del colpo è solo un mezzo per raggiungere lo scopo. Più importante che ricorrere alla perfetta strategia da manuale è vincere il punto. Occupiamoci ora di questo.

In media, un giocatore ha il 47.7% di probabilità di vincere il punto di fronte a un colpo giocabile dall’angolo del rovescio. Naturalmente, è una probabilità che varia in un senso e nell’altro in funzione della specifica situazione. Purtroppo, senza una tracciatura puntuale non siamo in grado di fare stime accurate rispetto alla singola occorrenza. Riusciamo comunque ad avere un’idea dell’intervallo di probabilità osservandone la variazione rispetto a un determinato passaggio dello scambio.

Quando il giocatore si trova a colpire dall’angolo del rovescio nel primo colpo dopo il servizio, vale a dire il terzo colpo dello scambio, la probabilità di vincere il punto è più alta, pari al 51.1%. Scende invece al 45.4% al quarto colpo dello scambio, quando spesso il giocatore sta ancora recuperando dallo svantaggio di essere partito alla risposta. Il contesto fa la differenza, in larga parte perché offre indizi sulla bontà di alcuni colpi a scapito di altri.

Sin qui, abbiamo un’approssimazione della probabilità di vincere un punto prima di che il giocatore compia una scelta. Ci sono due modi per osservare la probabilità dopo che il colpo è stato scelto e tirato: la probabilità di vincere il punto dopo aver colpito e la probabilità di vincere il punto dopo aver realizzato il colpo. Questo secondo numero sarà ovviamente migliore, semplicemente perché non considera gli errori. Se da un lato, escludendo gli esiti negativi di un colpo, non abbiamo un quadro completo, dall’altro ci sono comunque informazioni utili associate a quei colpi che hanno la capacità di mettere l’avversario nella massima difficoltà.

..dopo che il colpo è stato scelto e tirato

La tabella riepiloga la probabilità di ciascun colpo in esame. Ogni scelta è accompagnata dalla probabilità di vincere il punto dopo aver tirato il colpo (Dopo Colpo) e dopo aver realizzato il colpo (In Gioco).

Colpo     Direzione        Dopo Colpo  In Gioco  
Rovescio  (tutte)          48.2%       54.2%  
Rovescio  Lungolinea       51.4%       64.6%  
Rovescio  Centro           44.2%       48.2%  
Rovescio  Incrociato       49.5%       54.6%  
                                         
Rovescio  (tutte)          55.1%       63.0%  
Rovescio  Lungolinea (I-I) 58.5%       69.0%  
Rovescio  Centro           47.3%       52.0%  
Rovescio  Incrociato (I-O) 54.9%       61.9% 

I dritti contribuisco all’aumento della probabilità di vincere il punto più dei rovesci, anche se il dritto al centro è meno efficace di un rovescio su entrambi i lati del campo. Vale la pena ripetere che è sempre una questione di contesto: un giocatore che evita il rovescio solo per colpire un dritto cautelativo al centro del campo potrebbe aver mal giudicato l’angolo o la rotazione della pallina, sentendosi costretto a una giocata più difensiva. È comunque una tattica relativamente comune sui campi più lenti in terra battuta (dove accade quasi il doppio della media del circuito) ed è possibile che sia usata troppo spesso.

La differenza più marcata tra le due probabilità si verifica nei colpi lungolinea. Dritto e rovescio sono entrambi colpi offensivi ad alto rischio, un aspetto che si riflette nella frequenza di vincenti ed errori non forzati di ciascuno. Il 9% di tutti i colpi dall’angolo del rovescio è rappresentato da vincenti e un altro 11% da errori non forzati. Dei colpi lungolinea, il 23% sono vincenti e il 19% sono errori non forzati. Se la scelta di un lungolinea non è chiaramente superiore alle altre opzioni disponibili, sia il dritto che il rovescio lungolinea diventano colpi devastanti quando vanno a segno.

A seconda del giocatore

Proviamo ad arrivare a una misura dell’efficacia di questi colpi in termini di aumento di probabilità del punto. Lasciando da parte la complessità del contesto, diversa per giocatore, nel tennis professionistico è più efficace chi sfrutta al meglio una certa categoria di opportunità. La tabella raccoglie i 10 giocatori (tra quelli con almeno 20 partite nel database) più bravi in presenza di un colpo giocabile dall’angolo del rovescio. Come da precedente riferimento, in quella posizione il giocatore medio ha una probabilità del 47.7% di vincere il punto.

Giocatore       Dopo Colpo  
Nadal           52.9%  
Schwartzman     52.4%  
Djokovic        52.3%  
Basilashvili    51.9%  
Rublev          51.8%  
Nishikori       51.5%  
Simon           51.2%  
Cuevas          50.9%  
De Minaur       50.0%  
Carreno Busta   49.6%

Il Match Charting Project potrebbe addirittura sottostimare il livello di efficacia di Rafael Nadal, Novak Djokovic e Kei Nishikori da quel lato di campo, perché una quantità spropositata delle partite nel database sono contro giocatori di vertice. La loro non è certamente una sorpresa, insieme a guerrieri del rovescio come Diego Schwartzman e Gilles Simon. Non rientrano nell’elenco quei giocatori attivi regolarmente sul circuito ma con meno di 20 partite nel database.

Tra questi, un nome da tenere d’occhio è Thomas Fabbiano, che a oggi ha solo 12 partite. È un insieme limitato, ma la sua probabilità di vincere il punto dall’angolo del rovescio è di un incredibile 59.2%. In realtà non è poi un dato così estremo se si considera che sono partite contro Ivo KarlovicReilly Opelka, e Sam Querrey, avversari cioè che nello scambio lasciano un po’ a desiderare. Anche rivedendo in modo sostanziale quel numero, comunque Fabbiano sembra essere uno dei giocatori più pericolosi quando la pallina si trova nell’angolo del rovescio.

Dritti e rovesci

Avviamoci alla conclusione rispondendo a una domanda ancora più specifica. Per dritti e rovesci (senza distinguere per direzione), quali sono i giocatori più efficaci dopo aver tirato quel colpo dall’angolo del rovescio? Continuiamo a valutare l’efficacia sulla base del maggior numero di punti vinti dopo aver tirato il colpo. Inoltre, vi farò vedere quanto spesso i giocatori decidono a favore del loro colpo più efficace, così da avere uno scorcio strategico e non solo di successo tattico.

Rovesci

La tabella riepiloga i migliori rovesci dall’angolo del rovescio. Dovevano essere i primi 10, ma capirete perché ho fatto fatica a lasciare fuori i sei successivi, circa un quinto dei 75 giocatori con almeno 20 partite nel database.

Giocatore       Dopo Colpo  Freq R  
Schwartzman     52.8%       74.0%  
Nadal           52.7%       64.7%  
Djokovic        52.7%       76.1%  
Nishikori       51.7%       74.0%  
Simon           51.4%       88.0%  
Rublev          51.1%       67.1%  
Carreno Busta   51.1%       75.3%  
Basilashvili    51.0%       75.0%  
Zverev          50.8%       75.1%  
De Minaur       50.6%       74.8%  
Medvedev        50.6%       87.2%  
Del Potro       50.3%       49.1%  
Cuevas          50.2%       60.6%  
Murray          50.1%       65.0%  
Gasquet         49.9%       75.8%  
Wawrinka        49.8%       63.4%

La colonna “Freq R”, che sta per frequenza del rovescio, è una dimostrazione del ventaglio di tattiche usate da diversi giocatori. Simon e Daniil Medvedev scelgono quasi sempre un rovescio in topspin, usando raramente un rovescio tagliato o girando intorno al colpo. All’estremo opposto, Juan Martin Del Potro colpisce da quella posizione un rovescio in topspin meno della metà delle volte. Forse per via della sua selettività, ricorrendo cioè al rovescio tagliato quando si trova in posizioni per lui più scomode, è più efficace con quel tipo di scelta. 

Dritti

Questi invece sono i migliori dritti dall’angolo del rovescio.

Giocatore         Dopo Colpo  Freq R  
Simon             63.1%       6.7%  
Nadal             61.9%       16.6%  
Paire             61.9%       1.5%  
Nishikori         61.2%       10.4%  
Rublev            61.0%       20.1%  
Ruud              60.8%       27.1%  
Fucsovics         60.5%       16.3%  
Djokovic          60.0%       9.7%  
Medvedev          59.8%       3.3%  
Cuevas            58.9%       20.9%  
Querrey           58.2%       15.6%  
Auger Aliassime   57.7%       16.0%

Si tratta di un elenco più disparato del precedente, in parte perché ci sono molti meno dritti dall’angolo del rovescio. I numeri di Benoit Paire si rifanno a solo 21 colpi. Prenderei quindi la sua efficacia con le pinze, ma è sempre divertente avere conferme di quanto sia unico come giocatore. Dalla parte opposta troviamo Casper Ruud, che gira intorno al rovescio più di chiunque altro nell’insieme considerato tranne Jack Sock e Joao Sousa (nessuno dei quali è particolarmente efficace, anche se si può ipotizzare che ottengano risultati migliori evitando il rovescio invece di colpirlo).

Un nome che ci si aspettava di vedere in questo secondo elenco è certamente quello di Roger Federer. È intorno all’80esimo percentile per quanto riguarda il dritto, con il 56.9% dei punti vinti colpendo il dritto dall’angolo del rovescio. Un buon livello ma non da fuori scala in questa categoria. Se questi numeri fossero corretti per avversario, la posizione sarebbe diversa, così come per Nadal e Djokovic, perché moltissime delle sue partite nel database sono contro avversari dello stesso eccezionale livello.

Evoluzione

C’è chiaramente ancora molto da fare, tra cui determinare le probabilità rispetto alla direzione specifica dei colpi, isolare l’effetto generato da determinati avversari e, in generale, provare a gestire fattori determinanti che non sono presenti nei dati. Senza dimenticare di ampliare lo spettro di analisi ad altri colpi da altre posizioni del campo. Rimanete sintonizzati.

Weighing Options From the Backhand Corner

Il tennis è diventato più prevedibile? Un’indagine con un modello tematico

di Martin Ingram // Martin Ingram’s Blog

Pubblicato il 23 marzo 2020 – Traduzione di Edoardo Salvati

Visto che il tennis è sospeso, ho pensato che fosse interessante cercare di individuare alcune tendenze nell’evoluzione degli stili di gioco. È da tempo che avevo intenzione di applicare un modello diffuso nel campo dell’apprendimento automatico, il Latent Dirichlet Allocation (LDA), ai dati derivanti dal Match Charting Project. Per chi non lo conoscesse, il Match Charting Project è uno sforzo colossale di diversi volontari che codificano con minuzia la sequenza dei colpi di ciascuno scambio di un’intera partita di tennis. Rappresenta di gran lunga la più completa risorsa informativa sulle partite. Gli altri database pubblicamente disponibili infatti si limitano, nei casi migliori, a descrivere la sequenza dei colpi senza fornire altri dettagli sullo scambio.

Il modello LDA nell’apprendimento automatico

Che cos’è il Latent Dirichlet Allocation? Si tratta di un modello inizialmente concepito per trovare specifici temi o categorie in un insieme di documenti scritti in linguaggio naturale. Costituisce la base di analisi del LDA una serie di documenti, come potrebbero essere degli articoli del New York Times. Ciascun documento è identificato dalla frequenza con cui ogni parola, o termine, è citata. Ad esempio, se un documento consiste solo nella frase “ciao ciao arrivederci”, viene identificato con (ciao, 2), (arrivederci, 1), perché ciao compare due volte e arrivederci una.

L’idea centrale del LDA è il tema. Un tema definisce quanto ogni termine è probabile. Negli articoli del New York Times, si può pensare che ricorra un tema “politica” che assegna un’alta probabilità a parole come “politico”, “congresso”, “elezione”, e così via.

Si può naturalmente pensare che ogni documento è generato da un singolo tema. È una modalità legittima, e darebbe luogo a un modello combinato. Tuttavia, molti documenti contengono molti temi. Ad esempio, è ipotizzabile che il tema “politica” appaia spesso in articoli che hanno a che fare anche con l’economia. Il LDA ne tiene conto modellando ogni articolo come un misto di temi: un documento potrebbe essere 60% economia e 40% politica. Questo significa che ogni parola arriva al 60% probabilmente dal tema economia e al 40% dal tema politica.

Come si comporta il LDA nella pratica?

In presenza di un insieme di documenti con il rispettivo conteggio delle parole e con il numero di temi da cercare, il LDA è in grado di trovare quei temi – come sono distribuiti rispetto alle parole – e quanto è probabile che ogni documento vada ricollegato a un tema, quindi come sono distribuiti rispetto ai temi.

Il LDA per il Match Charting Project

In che modo il LDA può essere applicato al Match Charting Project? L’interrogativo primario riguarda a quali elementi del tennis corrispondono le “parole” e i “documenti”. La risposta non è così scontata, e ho considerato diverse possibilità. Quella da cui alla fine sono partito, principalmente perché era la più facile grazie al preciso lavoro di riordino dei dati da parte di Jeff Sackmann, è la seguente:

  • una parola equivale a un tipo di colpo. Il Match Charting Project prevede 17 tipi di colpi base, come dritto e rovescio a rimbalzo piatto o in topspin, dritto e rovescio tagliato, volée di dritto e così via, per citarne alcuni (di più su questo a breve)
  • ogni documento equivale a una combinazione giocatore-partita. Ad esempio, una partita tra Roger Federer e Rafael Nadal determina due documenti, uno per Federer, identificato da quanto spesso colpisce ogni colpo, e un altro per Nadal.

Pur nella convinzione che sia un punto di partenza ragionevole, ci sono ovvi margini di miglioramento. Un’aggiunta relativamente semplice è quella di procedere a un’ulteriore categorizzazione di tutti i colpi in funzione della direzione in cui sono stati colpiti. Un’altra idea può essere quella di raggruppare i colpi in sequenze di due colpi consecutivi: ad esempio (dritto a rimbalzo incrociato piatto o in topspin, dritto a rimbalzo incrociato piatto in topspin) indica che il giocatore ha ricevuto un dritto a rimbalzo incrociato piatto o in topspin e ha risposto con lo stesso tipo di dritto. Si potrebbero integrare così informazioni sullo sviluppo di uno scambio. In ogni caso, era il sistema più facile da applicare e, come spero sarete d’accordo, produce già dei risultati piuttosto interessanti.

La finale di Wimbledon 2008

Per illustrare l’idea, quale migliore esempio se non la rappresentazione dell’incredibile finale di Wimbledon 2008 tra Federer e Nadal?

IMMAGINE 1 – Rappresentazione secondo il metodo LDA della finale di Wimbledon 2008

Ogni colonna rappresenta qui un “documento” e ogni fila una “parola”. Come ci si poteva aspettare, la maggior parte dei colpi sono stati colpi a rimbalzo, e la maggior parte di questi dal lato del dritto. Federer ha colpito più rovesci tagliati ed è venuto a rete più spesso, mentre Nadal ha colpito più dritti. Tornerò su questo esempio più avanti nel riepilogo dei risultati ottenuti con il LDA.

Complessivamente, al momento della stesura, ci sono 4938 documenti partite-giocatore, relativi quindi al circuito maschile. Non stupisce che i giocatori più famosi sono anche quelli con più occorrenze, il solo Federer ne ha ben 417, ma si tratta comunque di una risorsa fondamentale. E il mio vivo ringraziamento va a tutti i volontari che hanno contribuito!

Aggiustamento del LDA

Nell’utilizzo del LDA, una scelta obbligata è quella del numero di temi da cercare. Non mi sono soffermato a lungo su questo aspetto. Come prima scelta, ho cercato di prendere il numero di elementi con la minore “perplessità”, un numero che ho facilmente calcolato con l’implementazione scikit-learn di Python che stavo usando. È emerso che quattro temi valutati sull’insieme di dati completo restituiscono il risultato migliore. Mi aspettavo un numero più alto, e non mi sento del tutto sicuro del mio metodo di selezione dei temi. Il timore è che quattro temi rischiano di essere una semplificazione eccessiva, anche se un numero ridotto ha il vantaggio di una maggiore immediatezza interpretativa contro, ad esempio, a dieci temi. Per ora quindi mantengo i quattro temi.

Temi

Questi sono i quattro temi che ho trovato, insieme alla loro distribuzione di probabilità rispetto ai colpi. Per facilitare la lettura, ho assegnato un nome a ciascuno. Per evitare eccessiva confusione, ho elencato solo i colpi con la probabilità più alta.

Tema 1, “Colpi da fondo”

54% rovesci a rimbalzo piatti o in topspin, 38% dritti a rimbalzo piatti o in topspin

Tema 2, “Colpi a rete”

28% volée di rovescio, 24% volée di dritto, 18% rovesci a rimbalzo piatti o in topspin, 10% dritti a rimbalzo piatti o in topspin, 6% smash normali, 4% demi-volée di rovescio, 3% rovesci tagliati, 3% demi-volée di dritto, 3% pallonetti di rovescio

Tema 3, “Scambio di dritto”

84% dritti a rimbalzo piatti o in topspin, 7% rovesci a rimbalzo piatti o in topspin, 4% rovesci tagliati

Tema 4, “Rovescio tagliato”

68% rovesci tagliati, 17% dritti a rimbalzo piatti o in topspin, 6% dritti tagliati, 3% rovesci a rimbalzo piatti o in topspin.

Cosa ne è di Federer e Nadal a Wimbledon 2008?

IMMAGINE 2 – Distribuzione di probabilità rispetto ai colpi per i quattro temi individuati per la finale di Wimbledon 2008

Osserviamo che il 54% dei colpi di Federer e Nadal rientrano nel tema Colpi da fondo, senza che vi sia in questo caso differenza tra i due. Federer è ricorso al tema Colpi a rete il 6% delle volte, mentre Nadal non lo ha mai praticamente fatto, con la probabilità di quel tema arrotondata a zero. Federer ha anche fatto più uso del tema Rovescio tagliato di Nadal. È interessante come Nadal è stato capace di fare intenso ricorso al tema dello Scambio di dritto. Infine, Federer ha usato il tema Rovescio tagliato più spesso di Nadal.

Giocatori rappresentativi di ciascun tema

Per una maggiore comprensione, l’immagine 3 mostra i giocatori con la più alta probabilità media di utilizzo di ciascun tema. Sono considerati solo i giocatori con almeno 20 partite nel database del Match Charting Project.

IMMAGINE 3 – Giocatori con la più alta probabilità media per tema

Quattro dei primi cinque giocatori nel tema Colpi da fondo hanno avuto i loro periodo più redditizio negli anni 2000 e negli anni 2010, come era pensabile considerato il dominio del gioco da fondo nel tennis contemporaneo. Per questi giocatori la maggior parte della distribuzione dei colpi è nel tema Colpi da fondo, con qualche colpo nel tema Scambio di dritto.

Una vera testimonianza che il gioco al volo è un retaggio del passato arriva dai giocatori in cima all’elenco del tema Colpi a rete. Tutti e cinque hanno vinto Wimbledon almeno una volta. Patrick Rafter si mette in evidenza per un uso cospicuo del rovescio tagliato, mentre sembra che Boris Becker e Goran Ivanisevic fossero più disposti a scambiare anche da fondo rispetto agli altri tre.

I primi cinque nel tema Scambio di dritto sono tutti in attività. Milos Raonic appare come il più prone a colpire di dritto. Feliciano Lopez si fa notare per tagliare i colpi più degli altri, con Grigor Dimitrov al secondo posto in questo senso. Nadal usa quasi esclusivamente i temi Colpi da fondo e Scambio di dritto.

Ivo Karlovic è in cima al tema Rovescio tagliato. Hai mai colpito un rovescio a rimbalzo piatto o in topspin? Da quanto si vede in partita, non ne fa certamente un’abitudine. I prime cinque nel tema hanno tutti il rovescio a una mano, come ci si poteva aspettare.

Evoluzione dei temi nel tempo

Come sono cambiati gli stili nel corso degli anni? Per avere un’idea, ho deciso di inserire nello stesso grafico le probabilità medie dei temi di ogni anno dal 1980, regolarizzando poi il risultato

IMMAGINE 4 – Evoluzione dei temi nel tempo

Il cambiamento più drastico a mio modo di vedere è il drammatico declino del gioco a rete. Per certi versi, sto dicendo un’ovvietà, tutti sanno che il servizio è volée è una tattica ormai superata. Ero però curioso di capire quando e quanto tempo fa è iniziato il declino. Nella versione regolarizzata, il tema Colpi a rete ha raggiunto l’apice nel 1986 per poi avviarsi alla ritirata intorno al 1990, fino a raggiungere il valore attuale del 5% verso il 2008. Contestualmente, come prevedibile, il tema Colpi da fondo è diventato più frequente, dal punto più basso del 45% nella metà degli anni ’80 fino al valore attuale del 60%.

Inoltre, è anche interessante che il tema Scambio di dritto, per quanto sempre presente, sia aumentato da un valore del 14% dei colpi intorno al 2000 fino a un valore attuale del 23%. Potrebbe essere indicazione che la tattica di colpire più dritti possibili si è diffusa da quel momento in avanti.

Mi piacerebbe sapere anche quanta parte di questi cambiamenti è legata ai diversi fattori di cui piace tanto dibattere agli appassionati. Gustavo Kuerten ha vinto il Roland Garros 1997 usando le famose corde in poliestere, anche se pare non fosse l’unico ad averle. Erano corde che consentivano di imprimere una maggiore rotazione alla palla e facilitare i passanti. Di sicuro il tema Colpi a rete era in fase calante in quel periodo, arrivato al 15% da un periodo d’oro del 25%, quindi era già successo qualcosa. In molti sostengono anche che le differenze tra superfici si sono livellate nel tempo. Non mi sembra così ovvio dal grafico visto che credo (forse erroneamente) che sia iniziato già nei primi anni 2000, ma può aver contribuito al continuo declino del gioco a rete in quel decennio.

Entropia

Sebbene il Match Charting Project sia la fonte più granulare che abbiamo, le partite in esso contenute non sono necessariamente un insieme rappresentativo. Non ho verificato le situazioni di squilibrio, ma è possibile che vi siano più dati per partite sull’erba negli anni ’80 che in quelli a seguire, che potrebbe spiegare parte del calo iniziale. È altresì possibile che i giocatori che compaiono nel database siano una specifica selezione, e che i giocatori che hanno continuato a portare avanti la causa del servizio è volée negli anni ’90 riscuotano meno fascino tra i volontari che raccolgono i dati. Fondamentale quindi leggere questi risultati con il beneficio del dubbio.

Per arrivare in ultimo alla domanda del titolo dell’articolo, ovvero se il tennis è diventato più prevedibile, ho analizzato l’entropia media delle partite per anno. A grandi linee, l’entropia in questo caso è solo una misura dell’ampiezza distributiva delle probabilità. Ad esempio, se tutte le partite hanno usato un unico tema, l’entropia sarebbe vicina allo zero, mentre con un uso uguale di tutti i temi, l’entropia sarebbe di circa 1.39.

IMMAGINE 5 – Entropia come misura dell’imprevedibilità del tennis

Il grafico suggerisce che l’entropia è diminuita e che i giocatori sono diventati più prevedibili nell’uso dei temi. Un possibile inizio del declino è nei primi anni ’90, con un’accelerazione sostenuta verso la fine del decennio. Questo però non deve far pensare che il tennis sia meno interessante: anche nel tema dei Colpi da fondo ricorrono molte sfumature che questo semplice modello non incorpora.

Conclusioni

Spero di avere la vostra approvazione sul fatto che un primo esame dei dati del Match Charting Project con il metodo Latent Dirichlet Allocation ha prodotto risultati interessanti. Ci sono molte estensioni del LDA che potrebbero essere applicate, come il LDA dinamico, che elabora un modello dell’evoluzione dei temi nel tempo e cerca anche di indagare quali documenti hanno cambiato temi. Come ho detto, vorrei procedere a usare più temi nel LDA o forse definirne un numero automatico con modelli gerarchici di temi, oltre a includere più dettagli sugli scambi. C’è ancora molto da fare!

Has tennis become more predictable? An initial look with a topic model

Gli scambi lunghi sono la kryptonite dei giocatori americani?

di Jeff Sackmann // TennisAbstract

Pubblicato il 7 gennaio 2020 – Traduzione di Edoardo Salvati

Pur a distanza di anni dal ritiro, Marat Safin continua a fornire spunti di conversazione tennistica. Durante una partita contro Taylor Fritz, il capitano della Russia all’ATP Cup si è così rivolto a Karen Khachanov, giocatore della sua squadra:

Non è un’affermazione che si riesce intuitivamente a sottoporre a esame numerico. Non so come si possa quantificare una tattica di alto impatto finalizzata a intimorire, o come identificare, e ancor meno misurare, tentativi di spaventare l’avversario. Per non parlare del concetto di giocatore finito per via di uno scambio lungo. Ma se con “per loro è finita” s’intende che non hanno molte probabilità di vincere, abbiamo finalmente un elemento verificabile.

Molti appassionati possono trovarsi d’accordo con la generalizzazione che i giocatori americani hanno un servizio potente, oltre a uno stile aggressivo che non lascia grande spazio alla finezza. È certamente il caso di John Isner, e Sam Querrey non si discosta troppo dalla descrizione. Sebbene il servizio di Fritz produca una buona dose di ace e secondi colpi di facile chiusura, non ha uno stile così monodimensionale.

Per Taylor Fritz non è finita

Con i dati raccolti dal Match Charting Project, ho calcolato delle statistiche sulla durata degli scambi per i 70 giocatori con almeno 20 partite nel database nell’ultimo decennio. Troviamo cinque americani (Fritz, Isner, Querrey, Steve Johnson e Jack Sock) e molti degli altri giocatori a cui normalmente si fa riferimento come presenze regolari sul circuito.

La definizione di Safin di tattica ad alto impatto considera implicitamente gli scambi fino a un massimo di quattro colpi, cioè quei punti che vengono vinti o persi nei primi due colpi di ciascun giocatore. Gli scambi più lunghi sono quelli in cui, apparentemente, gli americani subiscono l’avversario.

Così è per Isner, che vince solo il 40% dei punti quando lo scambio raggiunge i cinque colpi, il peggior rendimento nel campione considerato. Rispetto a Isner, anche Nick Kyrgios (44%) e Ivo Karlovic (45%) sembrano dei giocatori solidi sullo scambio. Nikoloz Basilashvili ha la percentuale migliore al 56% e non sorprende che Rafael Nadal sia secondo con il 54%, di un nulla davanti a Novak Djokovic. Con il 50.2%, Frizt è al 28esimo posto su 70, nella zona di giocatori come Gael Monfils, Roberto Bautista Agut e Dominic Thiem. Inoltre, se detestate i luoghi comuni come li detesto io, Fritz si fa notare per essere quasi 20 posizioni più in alto di Khachanov, che vince il 48.5% dei punti che durano almeno cinque colpi.

Più dati

La tabella elenca venti dei 70 giocatori del campione, in parte della zona alta e in parte di quella bassa, insieme a tutti gli americani e ad altri nomi di interesse. Per ciascun giocatore, ho calcolato la percentuale di punti vinti negli scambi di 1 o 2 colpi (servizio e risposte vincenti), di 3 o 4 colpi (scambi con servizio e risposta seguita da un colpo) e di 5 o più colpi. I giocatori sono ordinati sulla base dell’ultima colonna (%V 5+).

Class  Giocatore      %V 1-2  %V 3-4  %V 5+  
1      Basilashvili   43.7%   54.1%   55.8%  
2      Nadal          52.7%   51.6%   54.3%  
3      Djokovic       51.8%   54.6%   54.0%  
4      Nishikori      45.5%   51.2%   53.9%  
11     Federer        52.9%   54.9%   52.1%  
22     Kohlschreiber  50.1%   50.1%   50.7%  
28     Fritz          51.1%   47.2%   50.2%  
30     Sock           49.0%   46.5%   50.2%  
31     Zverev         52.8%   50.3%   50.0%  
32     Del Potro      53.8%   49.1%   50.0%  
34     Murray         54.3%   49.5%   49.4%  
39     Medvedev       53.9%   50.4%   49.0%  
43     Tsitsipas      51.4%   50.5%   48.6%  
44     Khachanov      53.7%   48.1%   48.5%  
48     Johnson        49.2%   48.8%   48.3%  
61     Querrey        53.5%   48.0%   46.2%  
62     Berrettini     53.6%   49.3%   46.1%  
66     Karlovic       51.8%   43.9%   44.9%  
68     Kyrgios        54.6%   47.4%   44.2%  
70     Isner          52.3%   48.3%   40.2%

Fritz è uno dei pochi che vince più della metà degli scambi più brevi e più della metà degli scambi più lunghi. La prima categoria può essere il risultato di un servizio potente, come è probabilmente il caso dello stesso Frizt, e come è sicuramente per Isner. Non serve però avere un grande servizio per vincere più della metà dei punti da 1 o 2 colpi. Nadal e Djokovic fanno molto bene in quella categoria (come in praticamente tutte le altre), in virtù della loro capacità di annullare il servizio dell’avversario.

Due nomi inaspettati

Tralasciando per un momento gli americani, si potrebbe rimanere sorpresi da quei giocatori con percentuali positive di vittoria in tutte e tre le categorie. Nadal, Djokovic e Roger Federer vi rientrano, ciascuno con abbondante margine. Gli altri due invece sono nomi inattesi. Philipp Kohlschreiber supera di pochissimo la neutralità in entrambe le tipologie di scambi brevi, ed è un po’ meglio (50.7%) su quelli lunghi. Alexander Zverev si qualifica per il rotto della cuffia, vincendo appena di più della metà degli scambi lunghi (è un 50.0% arrotondato per eccesso).

Si tratta inevitabilmente di dati incompleti, quindi è possibile che, con una base di altro tipo, il risultato di uno o anche di entrambi i tedeschi rimanga molto lontano dal 50%, ma i loro numeri arrivano da un insieme decisamente abbondante di partite.

Per tornare a Fritz, Isner e compatrioti, Safin potrebbe aver ragione a dire che vogliono intimorire con un paio di colpi ad alto impatto. Con il solo servizio, Isner ha sicuramente messo paura a molti dei suoi avversari. Eppure Fritz, il giocatore che ha generato il commento di Safin, ha un gioco molto più completo di quanto il capitano della Russia gli abbia riconosciuto. Khachanov ha poi vinto quella partita e, almeno in questa fase delle rispettive carriere, è dei due il giocatore migliore. Non però negli scambi lunghi. Ampliando l’orizzonte di analisi, è Khachanov che dovrebbe evitare di farsi trascinare negli scambi lunghi, non Fritz.

Are American Players Screwed Once You Drag Them Into a Rally?

Quanto raccoglierà l’ATP Cup a favore delle vittime degli incendi in Australia?

di Jeff Sackmann // TennisAbstract

Pubblicato il 3 gennaio 2020 – Traduzione di Edoardo Salvati

L’ATP ha annunciato che effettuerà una donazione sostanziosa alla Croce Rossa Australiana:

Molti giocatori, tra cui Nick Kyrgios, hanno promesso di continuare a fare donazioni personali durante tutta l’estate di tornei in Australia (l’impegno di Kyrgios in questo senso ha incentivato le donazioni altrui, una rara circostanza in cui il circuito ha seguito l’esempio della sua stella più controversa).

Quanto esattamente?

L’ATP ha stimato di raggiungere i 1500 ace. È la prima edizione dell’ATP Cup a Perth, oltre a essere il primo torneo del circuito maschile, quindi non possiamo fare un confronto con l’anno passato. A ulteriore complicazione, non sappiamo chi giocherà per la propria nazione a ogni giornata del torneo, o quali paesi avanzeranno alla fase finale. In altre parole, qualsiasi previsione di ace è inevitabilmente approssimativa.

Iniziamo dalle basi. Ci saranno 129 partite durante la ATP Cup, equivalenti a 43 sfide con due partite di singolare e un doppio ciascuna. Come per le nuove Finali di Coppa Davis, è probabile che molti dei doppi saranno ininfluenti, quindi non verranno giocate tutte le 43 sfide. A Madrid si sono giocate 21 delle 25 partite di doppio (una delle quattro escluse è stato un ritiro sull’1-0 che per il conteggio degli ace, e per il buon senso, non ha di fatto creato gioco). Diciamo quindi che anche in Australia non verranno giocati dei doppi con la stessa frequenza di Madrid, facendo salire il totale a 36 partite di doppio.

Nelle partite al meglio dei tre set dell’intera passata stagione si sono contati in media 12 ace per il singolare e 7 per il doppio. Si arriva a un totale di 1284 ace per le 122 partite che ci aspettiamo vengano giocate nell’ATP Cup.

Possiamo fare di meglio

Sul cemento ci sono notoriamente più ace, e con un margine abbondante. Durante il 2019, nelle partite al meglio dei tre set sul cemento ci sono stati in media 15 ace, rispetto alla metà per le partite di doppio. Il totale previsionale sale a 1542 ace, il 20% in più del numero di partenza, e abbastanza simile ai calcoli dell’ATP.

Pur non avendo molti dati relativi alla superficie di Perth, abbiamo risultati di anni per i tornei di Brisbane e Sydney. Brisbane è stata una delle superfici del circuito più accomodanti in termini di ace, mentre Sydney si è posizionata dalla parte opposta. I numeri variano poi da un anno all’altro, anche tenendo in considerazione la diversa combinazione di giocatori. Da una prospettiva di un solo anno o di un intervallo più lungo, la frequenza media di ace a Brisbane e Sydney arriva a una cifra simile alla media osservata sul resto del circuito.

Elementi che rendono più difficile l’analisi

È probabile che il caldo record australiano contribuirà a incrementare la frequenza di ace. La combinazione dei giocatori invece rende considerevolmente molto più complesso fare previsioni. Un ostacolo è dato dalla variazione estrema tra i migliori giocatori del torneo (Rafael Nadal e Novak Djokovic) e i più deboli, come il moldavo Alexander Cozbinov, numero 818 del mondo.

Un primo ostacolo

Non solo la tipica frequenza di ace di giocatori senza i favori del pronostico come Cozbinov è destinata a ridursi drasticamente contro avversari di livello, ma è probabile che troveranno difficoltà a mantenere la partita competitiva. Più corta è la partita, minore il numero di ace. Ironicamente, Cozbinov ha combattuto per tre ore contro Steve Darcis nella prima giornata, ma anche in una partita così lunga solo 2 su 116 punti al servizio sono stati ace. Insieme, hanno ottenuto un totale di 10 ace, al di sotto della media.

E un secondo

Un secondo problema è comune alle previsioni sul numero di ace per qualsiasi torneo. Il conteggio complessivo degli ace è strettamente legato a quali giocatori arrivano ai turni finali. La Spagna di Nadal, Roberto Bautista AgutPablo Carreno Busta farà probabilmente bene anche con relativamente poche esplosioni sulla prima di servizio.

Se però il Canada replica il successo nelle Finali di Coppa Davis, la combinazione scintillante di Denis ShapovalovFelix Auger Aliassime potrebbe regalare sei turni di statistiche stratosferiche al servizio. Il duo americano formato da John Isner e Taylor Fritz potrebbe fare lo stesso, anche se le probabilità per gli Stati Uniti di andare avanti sono diminuite sensibilmente dopo la sconfitta iniziale contro la Norvegia. Quantomeno Isner ha già fatto la sua parte con 33 ace nella partita persa in tre set contro Casper Ruud.

Nelle prime dieci partite di singolare al momento della stesura ci sono stati in media 16 ace, leggermente sopra il tipico numero sul cemento durante la stagione. Grazie a Inser e Kyrgios, agli estremi dell’intervallo il conteggio è salito, con rispettivamente 37 e 35 ace totali dalle partite contro Ruud e Jan Lennard Struff. I tre doppi terminati hanno avuto una media di 6 ace ciascuno, appena sotto il tipico numero sul cemento durante la stagione (dopo il terzo giorno, gli ace totali sono 559, per un ammontare di 55.900 dollari, n.d.t.).

Si tifa per il massimo degli ace

Manca ancora molto, ma si potrebbe dire “sorpresa”! La stima dell’ATP in fondo sembra abbastanza accurata. Una simulazione integrale di ogni partita e dell’intero torneo permetterebbe ancora maggiore precisione ma, senza arrivare a tanto, 1500 ace e 150.000 dollari sono un’ottima approssimazione. La filantropia di tutto il mondo dovrebbe mettersi alle spalle dei grandi servitori dell’Australia, del Canada e degli Stati Uniti, o almeno tifare per più ace della media da parte di Nadal.

How Much Will the ATP Cup Raise for Australian Bushfire Relief?

Un’analisi preliminare del rovescio lungolinea

di Jeff Sackmann // TennisAbstract

Pubblicato il 13 dicembre 2019 – Traduzione di Edoardo Salvati

Eseguito nei modi e nei tempi giusti, il rovescio lungolinea è uno dei colpi più devastanti nel tennis. Che valore possiede e quali sono i giocatori che ne ottengono il massimo rendimento? Sono domande sorprendentemente complicate, per cui non possiedo ancora risposte affidabili. Determinare però la frequenza con cui un giocatore ricorre al rovescio lungolinea e ottiene il punto con quel colpo è già di per sé affascinante.

Il Match Charting Project offre molti dati per analizzare simili tattiche, poiché raccoglie informazioni sulla tipologia e sulla direzione di ciascun colpo. In uno scambio tra destrimani, un rovescio lungolinea è di semplice identificazione: un rovescio dal lato del rovescio verso il lato del dritto dell’avversario. Solo per il decennio in corso, il Match Charting Project ha individuato quasi 100.000 rovesci lungolinea, distribuiti più o meno equamente tra partite maschili e femminili.

Riusciamo però anche farci un’idea più generale identificando le opportunità di colpire un rovescio lungolinea, cioè quelle in cui un giocatore potrebbe scegliere di cercare un’altra direzione o usare un colpo totalmente differente. Un giocatore che colpisce spesso con il taglio o gira intorno al rovescio per colpire di dritto, può magari dedicare moltissimi dei suoi rovesci al lungolinea, ma quei rovesci lungolinea non rappresenteranno una grossa proporzione delle opportunità complessive dal quel lato di campo.

Le opportunità di colpire un rovescio lungolinea

Iniziamo proprio da quelle opportunità. La tabella mostra tre frequenze per i due circuiti, relativamente alle partite di cui abbiamo dati punto per punto dal 2010 a oggi. La prima frequenza è la percentuale di opportunità sul lato del rovescio che sono effettivamente diventate rovesci (per lo scopo di quest’analisi, non considero i rovesci tagliati, che possono essere difficili da gestire ma sono tutt’altro colpo. Ho escluso anche le risposte al servizio, perché possiedono complicazioni specifiche). La seconda frequenza è la percentuale di opportunità che sono diventate rovesci lungolinea, e la terza è la combinazione delle prime due, vale a dire la percentuale di rovesci dal lato del rovescio che sono diventati lungolinea.

Circuito  Rov./Opp   Rov. LL/Opp   Rov. LL/Tutti Rov  
ATP       63.7%      11.1%         17.4%  
WTA       73.6%      12.8%         17.4% 

È molto più probabile che le donne colpiscano un rovescio non tagliato dal lato del rovescio di quanto facciano gli uomini, e ci sono due ragioni per questo. La prima è che gli uomini, in media, colpiscono più rovesci tagliati, principalmente per via di alcuni giocatori che colpiscono molti rovesci tagliati, alzando appunto la media. La seconda è che più probabilmente gli uomini gireranno intorno al rovescio per tirare un dritto da quel lato. Siccome gli uomini colpiscono meno rovesci in assoluto, colpiscono anche meno rovesci lungolinea come porzione del totale di colpi da quel lato. Però, se decidono di colpire di rovescio, uomini e donne vanno per il lungolinea con la medesima frequenza, il 17.4%, all’incirca un rovescio su sei.

L’esito dei rovesci lungolinea

Vediamo l’esito di quei rovesci lungolinea. La tabella riporta numeri aggregati relativi all’ATP e alla WTA e mostra la percentuale di lungolinea che si trasformano in vincenti (tra cui colpi che forzano un errore dell’avversario/a), la percentuale degli errori non forzati e la percentuale che porta al motivo ultimo dello scambio, cioè vincere il punto.

Sia gli uomini che le donne hanno un rapporto “positivo” tra vincenti ed errori non forzati. Le donne però ottengono più vincenti e commetto più errori (e vedremo, al riguardo, che sono numeri incredibilmente aggressivi). Inoltre, sia uomini che donne terminano in media il punto più frequentemente con rovesci lungolinea rispetto ad altri colpi, sia considerando tutti i colpi che tutti i rovesci. In media, con il rovescio non tagliato, considerato da ogni posizione e per tutte le direzioni, si ottiene approssimativamente un 10% di vincenti e un 10% di errori non forzati.

La percentuale di punti vinti non appare enorme, il 51.6% per gli uomini e il 52.4% per le donne. Sono però cifre che ribaltano la tipica aspettativa che si ha al rovescio. I rovesci si verificano più spesso da posizioni difensive, quindi è leggermente più probabile che appartengano a punti persi che a punti vinti. Per questo i corrispondenti numeri per i rovesci sono tutti al di sotto del 50%.

Questo è un ottimo esempio della difficoltà associata all’analisi di un colpo: i rovesci lungolinea determinano più punti vinti perché parte di una tattica migliore, o perché vengono colpiti più spesso di fronte a colpi deboli dell’avversario? Probabilmente è una combinazione di entrambi gli aspetti, ma con prevalenza dell’ultimo.

Una breve parentesi sui mancini

Prima di vedere i risultati per alcuni giocatori, voglio illustrare un interessante confronto tra mancini e destrimani. Più di una volta ho sostenuto che i mancini devono imparare a giocare “al contrario”, perché i loro avversari sono in maggioranza destrimani. Mentre due destrimani possono scambiarsi cannonate di dritto incrociato, un mancino raramente ha la stessa possibilità. Di conseguenza, i mancini si allenano più a lungo su colpi inusuali, come colpi a rimbalzo a uscire e i rovesci lungolinea. Almeno, questa è la mia teoria.

Nemmeno a dirsi, i mancini colpiscono molti più rovesci lungolinea dei colleghi destrimani, i quali vanno lungolinea nel 16.9% dei rovesci dal lato del rovescio, rispetto al 21.4% dei mancini. Rafael Nadal è buona parte della spiegazione, visto che sono sue molte delle partite con dati punto per punto e che va di rovescio lungolinea il 24.4% delle volte, più di quasi tutti gli altri giocatori (un altro mancino, Martin Klizan, è uno dei pochi con numeri più estremi, il 25.2%). Rimane comunque una differenza di diversi punti percentuali anche non considerando Nadal.

Non è però una legge fisica universale. Le donne mostrano, in aggregato, una tendenza opposta. Le destrimane usano il rovescio lungolinea il 17.6% delle volte, mentre le mancine il 15.8%. Ci sono alcune giocatrici dello stampo di Nadal e Klizan, come Lucie Safarova (26.3%) ed Ekaterina Makarova (26.1%). In generale, sono le più aggressive, a prescindere dalla mano, a utilizzare più spesso il rovescio lungolinea. Jelena Ostapenko arriva al 27% e Dayana Yastremska costringe a estendere l’asse delle ordinate, con una frequenza del 33%.

Il compromesso del rovescio lungolinea

Ho parlato della grande difficoltà di valutare le tattiche di gioco in termini di selezione dei colpi. La misura più importante di qualsiasi strategia è data dalla vittoria di più punti. Se giocare più lungolinea non fa aumentare la frequenza di punti vinti, perché un giocatore o una giocatrice dovrebbero fare quella scelta? Se però più lungolinea si traducono in più punti vinti, allora vale la pena pensare di giocarne di più, che significa andare alla ricerca di opportunità da posizioni più complicate, cioè in sostanza vincere punti con una frequenza leggermente inferiore. Portando il ragionamento all’estremo, una tattica migliore non porterà a più punti vinti di quella meno efficace di cui prende il posto.

Se si pensa inoltre all’ovvia considerazione che ogni giocatore ha caratteristiche e preferenze diverse da quelle degli altri, si ottiene che non esiste una forte relazione tra la frequenza di rovesci lungolinea e la loro efficacia, intesa come punti vinti, quando vengono colpiti.

Non correlazioni

Esiste una leggerissima correlazione negativa (per uomini e donne) tra la frequenza con cui un giocatore colpisce rovesci lungolinea e il numero di rovesci lungolinea vincenti, a suggerire che ci sono poche opportunità per andare a colpo sicuro su un vincente. Per le donne, non c’è però relazione tra la frequenza di rovesci lungolinea e la frequenza di punti vinti. C’è invece un’eccezione, per quanto minore, in questo lungo elenco di elementi tra loro senza relazione. Per gli uomini, si assiste a una debole correlazione negativa (r^2 = 0.13) tra la frequenza di rovesci lungolinea e la frequenza di punti vinti.

È un risultato in linea con l’intuizione descritta in precedenza, cioè che se un giocatore ricerca quella tattica più spesso, otterrà esiti peggiori, non perché gioca effettivamente male, ma perché la sceglie in situazioni più rischiose. Il giocatore che ricorre al rovescio lungolinea il 10% delle volte ha una posizione conservativa, chi lo fa nel 25% dei casi si trova in qualche circostanza con un colpo dalla percentuale realizzativa davvero risicata.

Il rovescio lungolinea di specifici giocatori

Potremmo quindi concludere, seppur con estrema cautela, che un giocatore che vince un’alta percentuale di punti con il rovescio lungolinea dovrebbe usarlo più spesso. La tabella mostra 25 dei giocatori più in vista, ordinati per la frequenza con cui colpiscono un rovescio lungolinea.

Giocatore      Rov. LL/Rov.  Vinc%   ENF%    Pti Vinti%  
Nadal          24.5%         12.1%   11.1%   54.7%  
Isner          22.0%         23.2%   27.3%   38.2%  
Djokovic       21.2%         16.7%   16.1%   54.2%  
Tsonga         21.0%         20.6%   27.7%   45.8%  
Shapovalov     20.5%         20.1%   23.5%   49.1%  
Wawrinka       19.1%         28.8%   26.8%   51.4%  
Nishikori      18.8%         27.7%   19.1%   56.7%  
Thiem          18.4%         28.5%   28.2%   51.6%  
Fognini        18.3%         20.4%   23.8%   49.3%  
Goffin         18.2%         23.5%   23.8%   49.5%  
Federer        18.2%         25.5%   21.0%   53.2%  
Dimitrov       17.7%         27.4%   23.6%   50.5%  
Kyrgios        17.7%         19.5%   23.5%   44.4%  
Murray         16.8%         21.7%   16.5%   54.2%  
Gasquet        16.6%         33.5%   23.1%   55.2%  
Del Potro      15.5%         24.6%   15.7%   52.2%  
A. Zverev      15.3%         32.5%   19.0%   56.1%  
Monfils        14.3%         25.9%   17.6%   54.7%  
Medvedev       14.3%         17.0%   16.9%   49.6%  
Ferrer         14.2%         16.9%   18.1%   48.0%  
Tsitsipas      14.1%         24.3%   22.9%   49.3%  
Coric          13.6%         29.3%   24.1%   55.4%  
Anderson       13.3%         25.3%   24.9%   45.9%  
Bautista Agut  10.4%         17.3%   20.2%   46.3%  
Schwartzman    10.3%         32.5%   22.3%   55.7%

Se non altro, questi numeri evidenziano che ci sono molteplici modi per vincere una partita. Nadal colpisce molti rovesci lungolinea, ma raramente comportano la fine del punto. Poco più giù nella lista, troviamo giocatori che concludono il punto con un rovescio lungolinea più del doppio delle volte. Nella parte bassa è pieno di giocatori che non vincono molti punti con il rovescio lungolinea ma tra cui troviamo Diego Schwartzman e Borna Coric, due che sono estremamente efficaci nelle rare occasioni in cui cercano questo colpo più difficile.

Il rovescio lungolinea di specifiche giocatrici

Non troviamo una correlazione simile per le donne a livello di circuito, che non significa che le strategie di tutte le giocatrici siano ottimali. La tabella mostra le stesse statistiche per 25 delle giocatrici più in vista.

Giocatrice      Rov. LL/Rov.  Vinc%   ENF%    Pti Vinti%  
Yastremska      33.7%         27.4%   24.7%   54.8%  
Ostapenko       27.1%         35.0%   33.6%   51.0%  
S. Williams     25.2%         28.3%   19.6%   57.4%  
Bencic          21.6%         28.1%   14.6%   59.1%  
Sabalenka       21.2%         38.7%   25.5%   57.1%  
Keys            20.4%         27.7%   39.9%   46.7%  
Halep           20.1%         25.3%   21.7%   55.8%  
V. Williams     19.2%         26.1%   19.7%   49.7%  
Andreescu       19.2%         22.6%   17.9%   59.7%  
Azarenka        19.1%         25.9%   16.2%   57.3%  
Kar. Pliskova   18.9%         26.6%   23.1%   51.6%  
Muguruza        18.1%         28.2%   18.9%   57.5%  
Sharapova       18.0%         27.1%   21.4%   53.2%  
Osaka           17.9%         28.2%   27.7%   48.6%  
Konta           16.1%         33.4%   29.9%   53.6%  
Kvitova         15.8%         30.9%   24.0%   54.0%  
Wozniacki       15.6%         25.5%   15.9%   56.8%  
Stephens        15.1%         25.9%   26.4%   53.2%  
Bertens         14.7%         21.6%   21.7%   49.0%  
Niculescu       13.2%         29.7%   14.7%   62.9%  
Kerber          13.2%         26.7%   18.5%   56.2%  
Barty           13.1%         26.9%   29.0%   50.6%  
Vondrousova     11.5%         29.8%   18.5%   52.3%  
Suarez Navarro  10.9%         33.1%   25.8%   55.9%  
Svitolina       10.2%         27.6%   20.5%   53.9%

Un esempio eclatante è quello di Belinda Bencic, che colpisce più rovesci lungolinea di quasi tutte le giocatrici dell’elenco ed è una delle più efficaci nel vincere il punto in quel modo. Facile lasciarsi sedurre dall’ipotesi che, nell’applicare questa tattica, stia sprecando qualche opportunità. All’estremo opposto Ostapenko e Madison Keys sono decisamente aggressive, commettendo tanti errori quasi quanti sono i vincenti e, nel caso di Keys, vincendo molto meno della metà di quei punti.

Si tratta solo di un’analisi preliminare del rovescio lungolinea. Valutare una strategia è difficile, quantificare gli effetti di un singolo colpo all’interno della strategia è ancora più complesso. E lo si può fare solo partendo dalla definizione di alcuni concetti di base, dalla scelta di statistiche utili e dal cercare i primi indizi di una correlazione che potrebbe esistere (o che probabilmente non esiste). Il percorso è molto lungo, ma abbiamo fatto un piccolo passo in avanti.

A First Look at the Down-the-Line Backhand

Corridoi e colpi a lato

di Jeff Sackmann // TennisAbstract

Pubblicato l’11 novembre 2019 – Traduzione di Edoardo Salvati

Le Finali NextGen si giocano su un campo anomalo, nel senso che, dovendo ospitare solo partite di singolare, non possiede le linee che delimitano il corridoio del doppio. Praticamente tutti i tornei della stagione prevedono il tabellone del doppio, e quindi raramente è possibile trovare un campo senza i corridoi. Ci sono state in passato edizioni delle Finali di stagione riservate al singolare, ora però l’esclusiva è delle Finali NextGen.

Si può pensare che il particolare disegno delle linee abbia qualche conseguenza sui giocatori?

Ne ho parlato recentemente con Erik Jonsson, e siamo giunti alla provvisoria conclusione che i professionisti (anche i più giovani di loro), grazie alle migliaia di ore di esperienza di gioco, non dovrebbero sentirsi disorientati in un campo diverso dal solito. Perché però fare congetture quando abbiamo dei dati per un’analisi?

Il database del Match Charting Project, che ho creato per raccogliere statistiche punto per punto di partite ufficiali anche con il prezioso aiuto di volontari, è comprensivo di più dettagli relativi agli errori, sia in termini di natura, cioè forzati e non forzati, che di tipologia, cioè in rete, lunghi, esterni o esterni e lunghi. Le Finali NextGen non hanno destato l’immediato interesse dei volontari, tanto che prima dell’edizione 2019 solo la finale del 2018 era stata inserita, su più di 6600 partite totali. Il 2019 però è diverso, perché abbiamo statistiche di 8 delle 15 partite giocate a Milano la settimana scorsa (un grazie sentito a Carrie, che ha seguito l’intero percorso del finalista Alex De Minaur).

La quantificazione degli errori esterni

Ci interessa la frequenza dei colpi che escono ai lati del campo, un calcolo meno semplice di quanto appaia. Ho deciso di limitarmi ai colpi a rimbalzo, escludendo anche gli errori forzati, quelli in cui il giocatore potrebbe non avere un grande controllo sulla direzione della palla.

Questi sono gli indicatori ipotizzabili per la frequenza degli errori esterni:

  • errori esterni per punto (est./punto)
  • errori esterni per errori non forzati (est./ENF)
  • errori esterni per colpi a rimbalzo “fattibili”, cioè colpi a rimbalzo che sono stati errori non forzati o che sono stati rimessi in gioco (est/. rimbalzo)

Il primo indicatore probabilmente eccede in approssimazione, pur avendo il vantaggio della semplicità. Gli errori esterni per errori non forzati potrebbero essere di aiuto nell’indicare in quale direzione il giocatore è stato più aggressivo. L’ultimo, gli errori esterni per colpi a rimbalzo “fattibili”, è forse la rappresentazione più utile al nostro scopo, perché segnala quanto spesso un giocatore ha tirato un colpo che è uscito a lato.

De Minaur e gli altri

La tabella elenca i numeri di De Minaur per le cinque partite delle Finali NextGen 2019, oltre ai numeri complessivi delle altre 28 partite sul cemento nel database, relative agli ultimi due anni.

             Est./Punto  Est./ENF  Est./Rimbalzo   
NextGen      2.7%        1.5%      21.7%  
Cemento ATP  3.0%        1.4%      21.4%

Almeno per De Minaur, il corridoio non sembra fare troppa differenza. Concentriamoci sul gruppo di giocatori leggermente più ampio. Abbiamo otto partite, vale a dire 16 inserimenti di partita se si considerano i singoli giocatori, tra cui almeno una per ognuno degli otto giocatori che si sono qualificati per Milano. La tabella elenca i tre indici per le partite delle Finali NextGen, insieme agli equivalenti valori per le altre partite sul cemento nel database, relative agli ultimi due anni.

             Est./Punto  Est./ENF  Est./Rimbalzo  
NextGen      3.2%        1.8%      19.5%  
Cemento ATP  3.2%        1.8%      23.1%

Per i primi due indici, non c’è alcun effetto tangibile. Con o senza corridoio, gli errori esterni determinano la fine del 3.2% dei punti, e dell’1.8% del totale degli errori non forzati (il 3.2% è per giocatore, quindi i punti che si sono conclusi con un errore esterno sono il 6.4%). Il terzo indice invece è più interessante. Sul circuito questi giocatori commettono un errore esterno nel 23.1% dei colpi a rimbalzo “fattibili”. Nel campo senza corridoio visto a Milano, lo stesso numero è sceso di più di un settimo, al 19.5%. Contestualmente, la frequenza complessiva di errori non forzati (non solo quindi gli errori esterni) è aumentata rispetto a quanto mostrato dagli stessi giocatori sul cemento in altri eventi.

Acuire la mente

Penso a due possibili spiegazioni per un calo così marcato. Primo, non abbiamo molti dati a disposizione, e magari è solo un caso legato a un campione ridotto. In parte si può far risalire alla prestazione di Ugo Humbert, che non ha commesso nemmeno un errore esterno nell’unica sua partita del database alle Finali NextGen (la frequenza tipica di Humber sugli errori esterni è vicina alla media del circuito). In assenza di molte più partite giocate su campi senza corridoio, e di cui naturalmente dovremmo avere statistiche punto per punto, non si riesce a giungere a conclusioni definitive.

Secondo, potrebbe trattarsi di un effetto concreto legato però a qualche aspetto delle condizioni di gioco di Milano. La mancanza del corridoio, come scritto da @furryyelloballs nel suo tweet, potrebbe davvero “acuire la mente”.

Rispetto ad altre misure innovative sperimentate alle Finali NextGen, il campo dedicato al singolare riceve scarso interesse mediatico. Però, a differenza di modifiche come l’appendi asciugamano o il cronometro al servizio, potrebbe avere una conseguenza reale sul gioco, per quanto limitata.

Tramlines and Wide Groundstrokes

Qualche classifica maschile con i dati del Match Charting Project

di Chapel Heel // HiddenGameOfTennis

Pubblicato il 13 agosto 2019 – Traduzione di Edoardo Salvati

In preparazione a un precedente articolo sulla somiglianza di stili, ho raccolto alcune statistiche dal Match Charting Project per quei giocatori nei primi 150 del mondo (e con almeno 2500 colpi nel database). I numeri si riferiscono a tutte le superfici e si distribuiscono sull’intervallo di tempo delle partite del singolo giocatore presenti nel database.

Credo sia interessante vedere chi è tra i primi 5 e chi tra gli ultimi 5 nelle categorie in esame, anche se di fatto non sono mie statistiche. Naturalmente, la quantità di dati disponibili del Match Charting Project è molto più abbondante, e sulla pagina di ogni giocatore è possibile il confronto con varie altre medie.

Servizio e volée

Si tratta dei tentativi di servizio e volée misurati come percentuale dei punti sul servizio. La media per questo gruppo è del 4.5%, o un tentativo di servizio e volée ogni 22 punti al servizio.

I primi 5 non stupiscono, mentre è sorprendente trovare Karen Khachanov tra gli ultimi. Pensandoci bene, non mi viene in mente un solo tentativo di servizio e volée in una delle sue partite.

Profondità della risposta

Non è un’indicazione presente in ogni partita, anche se sono convinto venga registrata di più ora dell’inizio del progetto. L’indice di profondità della risposta (Return Depth Index o RDI) considera le risposte per cui è indicata la profondità, determina la percentuale dei tre livelli (corta, profonda e molto profonda) e le pondera rispettivamente per 1, 2 e 4. La media del gruppo è di 2.32

Trovo questi risultati molto interessanti. Ho sempre pensato che una risposta più profonda fosse la risposta migliore, ed è certamente così tra i dilettanti. Ma sia Rafael Nadal che Roger Federer sono tra gli ultimi, probabilmente per ragioni diverse. Nadal risponde più angolato, e l’immensa rotazione che imprime alla pallina aggiunge profondità, anche se il colpo non rimbalza vicino alla linea di fondo. Nei numeri di Federer entra la sua preferenza per le risposte di rovescio con un taglio in slice corto.

Discese a rete

Si tratta della percentuale per colpo di discese a rete che non seguono il servizio. La media per questo gruppo è del 3.95%.

Trovare Rirchard Berankis tra i primi 5 è quasi sconvolgente. John Isner, Ivo Karlovic, Nicolas Mahut e altri giocatori di rete completano i primi 10. Ipotizzo che non rientrino tra i primi 5 perché molte delle discese a rete arrivano subito dopo il servizio. È anche interessante notare la scarsa frequenza con cui Gael Monfils cerca di andare a rete durante lo scambio.

Successo a rete

Si tratta della percentuale di punti a rete che il giocatore conclude con un vincente o con un colpo che costringe l’avversario a un errore forzato. La media per questo gruppo è del 69.6%.

Novak Djokovic è spesso criticato per il gioco a rete, ma ottiene grandi risultati. Mi aspettavo Nadal tra i primi e anche Fabio Fognini, ma non pensavo che Filip Krajinovic fosse così bravo. Invece, Sam Querrey e Karlovic, che ero convinto provassero ad andare a rete su ogni colpo, non hanno molto successo. Nel caso di Karlovic può essere l’enorme volume di tentativi ma, con il suo gioco, ha davvero altra scelta?

Variazioni con il dritto

Si tratta del rapporto tra dritti giocati in taglio topspin o piatti e dritti in taglio slice (Forehand Mix o FHMix). Ci si dovrebbe aspettare un numero molto alto, perché la maggior parte dei giocatori non è Monica Niculescu. La media per questo gruppo è di 21.8. Per convertire in percentuale, basta fare 1 – (1/(FHMix +1). In media, il valore è di 95.6% di dritti in topspin o piatti.

Nikoloz Basilashvili è a pieni giri. Quando qualche tempo fa ho analizzato le velocità massime medie per i colpi a rimbalzo, Basilashvili era il più potente sul dritto. Questo spiega il primo posto ora. E comunque colpisce davvero forte.

Variazioni con il rovescio

Il metodo è identico a quanto visto per il dritto, solo che in questo caso i valori sono molto più bassi, perché per la maggior parte dei giocatori c’è già un po’ di slice nel rovescio. La media per questo gruppo è di 6.44, o circa l’86.5% di rovesci in topspin o piatti.

È onesto affermare che Basilashvili non gradisce colpire in slice, o non riesce a giocarli. I tre giocatori i cui nomi balzano alla mente per primi quando si pensa al rovescio in slice hanno valori tra gli ultimi 5 (Karlovic, Steve Johnson, Feliciano Lopez), ma l’indice di Karlovic è scandalosamente basso, con un rovescio piatto poco meno del 5.5% delle volte (non gli ho mai visto colpire in topspin da quel lato).

Tentativi di palla corta

Si tratta della percentuale di palle corte tentate sul numero totale di colpi presenti nel database per il singolo giocatore. La media per questo gruppo è solo dell’1.21%.

Non è certamente una sorpresa trovare Benoit Paire al primo posto. Il suo 3.35% si traduce in un tentativo di palla corta ogni 30 colpi, forse uno ogni cinque scambi o uno a game. Non esiste una categoria per migliori e peggiore nelle “palle corte che non si sarebbero dovute tentare”, ma Paire probabilmente ne farebbe parte. Viceversa, sembra che Gilles Simon colpisca a rimbalzo in topspin in qualsiasi circostanza. Altri giocatori tra gli ultimi % sono battitori liberi come Andrey Rublev e Tomas Berdych (Basilashvili non è rientrato in classifica per pochissimo).

Palle corte riuscite

Anche se di per sé intuitivo, si tratta della percentuale di palle corte tentate che risultano in un vincente o a un errore forzato dell’avversario. La media per questo gruppo è un esiguo 36.1%.

Nonostante la presenza di John Millman negli ultimi 5, e anche nella categoria precedente, non c’è complessivamente una correlazione tra giocatori che tentano molte palle corte e giocatori che sono bravi con la palla corta, e viceversa. Paire è l’esempio da copertina, vista la sua efficacia realizzativa davvero bassa, solo un 26.5%, che lo pone all’undicesimo posto dal basso.

Riuscita dei colpi a rimbalzo a seconda della direzione

Si tratta di cinque diversi indicatori, per il dritto incrociato, il dritto lungolinea, il dritto a uscire, il rovescio incrociato e il rovescio lungolinea. L’indice si calcola come rapporto tra la somma di vincenti ed errori forzati dell’avversario, diviso per errori non forzati.

Dritto incrociato

La media per questo gruppo è di 1.22, vale a dire che, in media, un dritto incrociato ha il 22% di probabilità in più di essere un vincente o un errore forzato dell’avversario che un errore non forzato del giocatore in questione. Mi aspettavo che fosse l’indice più alto delle cinque categorie considerate, dato che il dritto tipicamente è il colpo più facile, ancor di più quello incrociato che supera la rete nel punto più basso. L’ultima colonna mostra che mi sono sbagliato.

Se vi siete mai chiesti come fa Daniel Evans a vincere le partite, ora avete la risposta. Un indice di 2.25 è altissimo. Mi ha sorpreso la presenza di Roberto Bautista Agut, che pensavo finisse nell’elenco del dritto a uscire, ma non in questo.

Dritto lungolinea

La media per questo gruppo è di 1.32, vale a dire che, in media, un dritto lungolinea ha il 32% di probabilità in più di essere un vincente o un errore forzato dell’avversario che un errore non forzato del giocatore in questione. Mi stupisce vedere un valore più alto di quello del dritto incrociato, perché la pallina passa la rete nel suo punto di massima altezza. Ma stiamo parlando di professionisti, quindi è più probabile che il fattore decisivo sia l’effetto sorpresa o il fatto che molti di questi colpi finiscano sul lato del rovescio di un giocatore destrimane in corsa.

Era facile immaginare la presenza di Nadal e Juan Martin Del Potro. Philipp Kohlschreiber è un caso interessante. Ha la tendenza ad angolare il dritto incrociato in modo da spingere l’avversario fuori dal campo, un po’ alla maniera di Nadal, per poi finire con un lungolinea. Nella mia versione più recente dell’articolo sulla somiglianza di stili, Kohlschreiber era il secondo giocatore più simile a Nadal, anche se non così simile.

È curioso che Isner sia tra gli ultimi 5. Cerca di colpire molti dritti lungolinea e, quando ci riesce, di solito vince il punto. Ma ne manda fuori anche parecchi e qui abbiamo la prova numerica. Ottiene buoni risultati con questo colpo circa il 42% delle volte. Normalmente però ci arriva troppo tardi.

Dritto a uscire

La media per questo gruppo è di 1.40, la più alta per i colpi di dritto. Presumo che se sei un professionista in grado di girare intorno al rovescio per colpire un dritto a uscire, ti ritrovi con il vantaggio della parte bassa della rete e del rovescio dell’avversario (se è un destrimane). Il problema ovviamente è mettersi nella giusta posizione.

Se vi aspettavate Del Potro tra i primi 5, come me, non vi preoccupate, è undicesimo e ben sopra la media.

Rovescio incrociato

La media per questo gruppo è solo di 0.72, vale a dire che, in media, un rovescio incrociato ha il 39% di probabilità di essere un errore non forzato che un vincente o un errore forzato dell’avversario.

Ho dovuto in parte modificare i primi 5 per dare più senso alla statistica. Evans e Johnson erano i primi due, ma non avevo praticamente dati, nel caso di Evans perché non ci sono molte partite e per Johnson perché non cerca di colpire vincenti di rovescio o forzare l’avversario a un errore, e quindi raramente sbaglia. Negli ultimi 5, non mi ero reso conto di quanta scarsa efficacia avesse il rovescio incrociato di Jeremy Chardy. È sette volte più probabile che commetta un errore non forzato con questo colpo che produca un vincente o un errore forzato dell’avversario. In termini più concreti, sono 2 vincenti, 5 errori forzati dell’avversario e 43 errori non forzati di Chardy.

Rovescio lungolinea

La media per questo gruppo è di 1.17. È più difficile da colpire di un rovescio incrociato, ma è anche più inatteso. Va sottolineato che i dati a disposizione per questo colpo sono decisamente inferiori a quelli di altri colpi, quindi possono capitare risultati insoliti.

E infatti sono dei primi 5 strani. Ho tolto Marcel Granollers perché era nettamente sopra chiunque ma aveva solo una manciata di colpi tra cui scegliere. Kei Nishikori è diciassettesimo? Penso perché più sono i tentativi per lui, più aumentano gli errori (un po’ come le volée per Karlovic). Alexander Zverev è undicesimo.

Cosa ne è dei giocatori con il rovescio a una mano di cui ci piacciono i rovesci lungolinea? I vari Stanislas Wawrinka, Kohlschreiber, Grigor Dimitrov, Richard Gasquet? Sono rispettivamente 57esimo, 31esimo, 48esimo e 23esimo. Wawrinka e Dimitrov sono sotto la media. O il campione di dati è piccolo, o l’insieme di colpi nel database del Match Charting Project per questi giocatori non è rappresentativo. O ancora, ci ricordiamo solo dei rovesci lungolinea più spettacolari.

Rotazione sul dritto

L’ultima classifica riguarda in realtà dati provenienti da Hawk-Eye. Li avevo raccolti per l’articolo sulla somiglianza di stili senza poi usarli (almeno per il momento). Tralascio quella sul rovescio perché i dati sono poco affidabili e ingannevoli. Ho dovuto escludere anche alcuni giocatori di cui mi mancano completamente dati sulla rotazione sul dritto, perché non hanno giocato su campi coperti da Hawk-Eye, come Pablo Andujar, Dustin Brown, Pablo Cuevas, Lukas Rosol e Casper Ruud. La media per i restanti giocatori è di 2903 giri al minuto.

Mi sembrano posizioni ragionevoli. Spicca Basilashvili al secondo posto tra i primi 5. Come ho detto in precedenza, Basilashvili possiede anche la seconda velocità media più alta di dritto nei dati Hawk-Eye che possiedo. Avete un’idea di quale velocità di esecuzione del movimento e tempismo sono necessari per arrivare contestualmente al secondo posto per numero di giri impressi alla pallina e per velocità media del colpo? Si presume che rotazione e velocità lavorino contro!

Some Random Match Charting Project Leaderboards (ATP)

Anatomia della prova di forza al servizio di Alex de Minaur

di Jeff Sackmann // TennisAbstract

Pubblicato l’1 agosto 2019 – Traduzione di Edoardo Salvati

Il torneo di Atlanta è solitamente popolato da grandi giocatori al servizio. Tra il 2013 e il 2018, John Isner ha vinto cinque titoli in sei anni, fermato solo da Nick Kyrgios, naturalmente per mano di due tiebreak. Prima dell’avvento di Isner, l’ultimo vincitore è stato Andy Roddick. I campi in cemento sono veloci e il caldo spesso torrido, quelle condizioni che favoriscono una settimana di ace a profusione.

Anche il trionfatore del 2019 si è fatto strada con una prestazione sbalorditiva al servizio, vincendo quattro partite senza mai concedere una palla break e vincendo in ciascuna più del 90% di punti sulla prima. Sono numeri alla Isner che però non appartengono al gigante e nemmeno al suo erede designato, l’altro gigante Reilly Opelka. Il re del servizio quest’anno ad Atlanta è stato il “normalmente alto” (183 cm) lottatore australiano Alex de Minaur.

A differenza di molti dei colleghi, de Minaur non si guadagna da vivere con un servizio bomba. Nelle ultime 52 settimane, sia Inser che Opelka hanno servito ace per un quarto dei punti al servizio. Nello stesso periodo, per l’australiano la frequenza di ace non va oltre un magro 4.5%.

In finale contro Taylor Fritz (e se si esclude il ritiro di Bernard Tomic nei quarti di finale), de Minaur ha ottenuto il massimo in carriera sul circuito maggiore di 14.8%, ma non è riuscito a superare la doppia cifra nel secondo turno contro Bradley Klahn o in semifinale contro Opelka. È stata una dimostrazione del fatto che ci sono diversi modi di vincere punti al servizio senza necessariamente accumulare un ace dopo l’altro.

Primo strike

Il percorso più veloce per la vittoria senza servire ace è attraverso servizi vincenti. Il giocatore al servizio non ha lo stesso livello di controllo sulla frequenza di servizi vincenti rispetto a quello sugli ace. Molti dei servizi più efficaci però sono raggiungibili dal giocatore alla risposta — se non effettivamente rimettibili in campo — e quindi non vengono conteggiati nella colonna degli ace. È proprio in questa categoria che de Minaur ha dominato ad Atlanta.

Secondo le statistiche punto per punto della finale raccolte per il Match Charting Project, Fritz ha rimesso in gioco solo il 57% dei servizi di de Minaur. In più di 1300 partite sul cemento dal 2010 nel database, la media del circuito è del 70% di risposte in campo, e gli avversari di de Minaur tradizionalmente hanno fatto meglio. La frequenza del 43% di servizi vincenti per l’australiano è eccezionalmente alta, e raggiunge il 90esimo percentile del rendimento al servizio. Contro Opelka, de Minaur ha servito solo 5 ace su 93 punti al servizio, ma ben 38 non sono tornati indietro. Stiamo parlando di una frequenza di servizi vincenti del 46%, valida per il 94esimo percentile.

Secondo strike

Quando il servizio non ha funzionato a pieno regime, de Minaur ha ottenuto risultati ancora più importanti. Ad allenatori e commentatori piace parlare della strategia “più uno”, cioè quella di servire potente e trovarsi in posizione per un colpo aggressivo sulla risposta, qualsiasi essa sia. In questo l’australiano ha davvero raggiunto l’eccellenza durante la finale.

Oltre al 43% di servizi vincenti contro Fritz, un altro 26% dei punti al servizio è rientrato nella categoria “più uno”, vale a dire il primo colpo dopo la risposta dell’avversario che porta a un punto diretto. La media del circuito è del 15% e, anche in questo caso, de Minaur non è andato sempre così bene. In 15 partite del 2018 sul cemento di cui abbiamo dati punto per punto, la sua media è stata solo del 12.6%. Il 26% della finale lo pone nel 98esimo percentile tra le partite sul cemento del database del Match Charting Project. Delle 67 partite che hanno avuto una percentuale superiore al 26%, 15 sono state a opera di Roger Federer. La maggior parte dei giocatori non ha mai avuto una giornata così remunerativa nella categoria “più uno”.

Terzo strike

Anche i più forti al servizio si trovano, occasionalmente, di fronte a uno scambio lungo. Nel campione di partite considerate, nel 40% dei punti il giocatore alla risposta sopravvive alla tattica del “più uno” e riesce a mandare avanti lo scambio. Da quel momento c’è maggiore equilibrio, e chi è in risposta vince poco più della metà dei punti (in parte perché scambi da quattro colpi sono più frequenti di scambi da cinque colpi e così via, e perché, per definizione, lo scambio da quattro colpi è vinto dal giocatore alla risposta. Detto in altro modo, una volta esclusi gli scambi da massimo tre colpi, il campione propende in favore del giocatore al servizio, perché gli scambi da cinque colpi rappresentano un numero sproporzionato dei punti rimanenti).

Per come ha servito de Minaur, non si è trovato poi davanti a così tanti scambi lunghi. Il 22% dei punti sul suo servizio contro Fritz e il 29% contro Opelka hanno infatti raggiunto i quattro colpi. Di fronte al tipico giocatore monodimensionale dal servizio bomba, è questo il territorio per il giocatore alla risposta per pareggiare il punteggio. De Minaur è però più noto per i colpi a rimbalzo di quanto lo sia per il servizio. In finale, ha vinto il 58% di questa tipologia di punti, abbastanza per l’83esimo percentile del campione.

Il rendimento di de Minaur sugli scambi più lunghi non ha fatto grande differenza in finale, principalmente perché è stato così efficace nell’evitare che i punti si prolungassero. Aver vinto più della metà degli scambi da molti colpi è un richiamo al fatto che grandi prestazioni al servizio vanno oltre il servizio stesso. In giornata di grazia, anche un giocatore poco sopra ai 180 cm può ottenere dei numeri che lasciano a terra gli Isner e gli Opelka di turno. Non è sempre una questione di ace.

Anatomy of Alex de Minaur’s Serving Masterclass

Basta a Federer un rovescio tornato normale?

di Jeff Sackmann // TennisAbstract

Pubblicato il 14 luglio 2019 – Traduzione di Edoardo Salvati

Quando Roger Federer ha battuto di misura Rafael Nadal agli Australian Open 2017, ne ho attribuito la vittoria al suo rovescio. Rientrava da un infortunio che lo aveva tenuto lontano dall’attività professionistica per tutta la seconda parte del 2016 e aveva rafforzato il gioco in quel lato del campo, sviluppando la strategia da adottare contro il rivale di lungo corso. Da quella partita, Federer ha sconfitto Nadal altre cinque volte su sei, a indicazione che questa nuova e più affilata arma è rimasta parte integrante del suo tennis.

Dopo aver sconfitto Nadal nella semifinale di Wimbledon 2019, Federer sembra in splendida forma. A differenza però di due anni fa a Melbourne, la vittoria non è dipesa dal rovescio. Nella finale degli Australian Open, l’elegante rovescio a una mano di Federer aveva contribuito per 11 punti in più di una tipica partita, abbastanza per indirizzare il risultato a suo favore. A Wimbledon, il rovescio non ha fatto paura a Nadal, visto che ha dato a Federer solo un punto in più rispetto alla media. La vittoria è arrivata per Federer con un livello altissimo, ma non dal rovescio.

Il ritorno della Potenza del Rovescio

Questi numeri arrivano da una statistica che ho chiamato Potenza del Rovescio (Backhand Potency o BHP) e che utilizza i dati colpo per colpo del Match Charting Project per isolare l’effetto generato dal singolo colpo di un giocatore.

La formula è semplice e diretta: si somma un punto per un vincente o per un errore forzato dell’avversario, si sottrae un punto per un errore non forzato, si somma mezzo punto per un rovescio che ha portato a un vincente o a un errore dell’avversario nel colpo successivo, e si sottrae mezzo punto per un rovescio che ha portato a un vincente dell’avversario. Si divide il totale per il numero complessivo di rovesci, si moltiplica per 100* e il risultato misura l’effetto netto del rovescio di ciascun giocatore.

In media, un giocatore colpisce 100 rovesci per partita, quindi il passaggio finale della moltiplicazione per 100 fornisce un valore approssimativo a partita. Il BHP conferisce fino a 1.5 “punti” per punti giocati, visto che si sommano sia i vincenti sia i colpi che hanno portato a un vincente.

A quanti punti equivale?

Per tradurre il BHP in punti (o qualsiasi altro indice di potenza come quello del Dritto, Forehand Potency o FHP), si moltiplica perciò per due terzi. Nella finale del 2017, il rovescio di Federer ha raggiunto un BHP di +17, equivalente a circa 11 punti. Nella semifinale di Wimbledon, il BHP è stato solo di +1. Si può quantomeno dire che il rovescio non è stato un colpo debole, cioè quel tipo di commento che avremmo potuto fare quando Federer accumulava vittorie a dismisura nei primi quindici anni di carriera.

Il rendimento in semifinale non è stato un’eccezione. In un confronto anno su anno sulla base dei dati del Match Charting Project (che ammetto essere incompleti), il rovescio del 2019 somiglia molto da vicino a quello mostrato prima dell’infortunio del 2016.

Anni        BHP  
1998-2011   +0.1  
2012        +0.4  
2013        -1.8  
2014        -1.1  
2015        +1.3  
2016        -0.3  
2017        +3.5  
2018        +1.3  
2019        +0.8

Ci sono sempre delle giornate positive, come l’incredibile BHP di +16 contro Kei Nishikori nel quarto di finale a Wimbledon. Mettendo però insieme prestazioni impeccabili e passaggi a vuoto, avversari da cui subisce o che supera più facilmente, condizioni di gioco veloci e lente, il risultato che si ottiene è che con il rovescio Federer non riesce più a raccogliere punti come faceva due anni fa.

Il rovescio contro Djokovic

L’avversario di Federer in finale, Novak Djokovic, è ben noto per la compattezza dei colpi a rimbalzo. Come ha fatto Nadal per diversi anni, anche Djokovic è in grado di mettere a nudo il lato più debole del gioco da fondo di Federer. Ha vinto gli ultimi cinque scontri diretti e nove degli ultimi undici, nella maggior parte dei quali ha tenuto il rovescio di Federer a un BHP negativo.

Anno  Torneo                   Esito   BHP/100  
2018  Parigi Bercy             P       -11.0  
2018  Cincinnati               P       -11.0  
2016  Australian Open          P       -12.6  
2015  Finali di stagione (F)   P       -4.8  
2015  Finali di stagione (RR)  V       +0.7  
2015  US Open                  P       +0.8  
2015  Cincinnati               V       -2.2  
2015  Wimbledon                P       -13.4  
2015  Internazionali d'Italia  P       -12.2  
2015  Indian Wells             P       -5.0  
2015  Dubai                    V       -5.9  
…                                        
2014  Wimbledon                P       -3.1  
2012  Wimbledon                V       +9.6

Di 438 partite con dati punto per punto, il BHP di Federer è sceso sotto il -10 solo 27 volte. Di queste, in nove — e in due delle cinque dal rientro post infortunio di Federer nel 2017 — dall’altra parte della rete c’era Djokovic. Tra l’altro, Djokovic farebbe bene a guardarsi i filmati delle partite in cui Borna Coric ha demolito il rovescio di Federer, cioè le sue due prestazioni peggiori in termini di BHP dall’inizio del 2017 (-20 allo Shanghai Masters 2018 e -19 agli Internazionali d’Italia 2019).

Minimizzare i problemi

Forse è troppo chiedere a Federer di capire come battere Djokovic sul suo stesso terreno. La strategia migliore per lui è minimizzare i problemi attraverso una grande efficienza al servizio e un’esecuzione magistrale con il dritto. In carriera, la media di FHP per Federer è di +9, che però scende a solo +4 contro Djokovic. Nella finale del Cincinnati Masters 2018, Djokovic ha costretto Federer a un imbarazzante -13 di FHP, il peggiore di sempre. E non si è trattato di un caso isolato: quattro dei cinque valori più negativi di FHP nella singola partita sono arrivati per Federer contro Djokovic.

Se Federer vuole il nono titolo a Wimbledon, avrà bisogno di vincere molti punti almeno da un lato, vale a dire con il classico dritto o con il rovescio alla maniera della semifinale del 2012 proprio contro Djokovic. E se con uno riesce a sfondare, con l’altro deve comunque mantenere un livello di tutto rispetto. Nella semifinale contro Nadal il dritto è valso un FHP di +12. Contro un giocatore come Djokovic che difende ancora meglio sulle superfici veloci, Federer dovrà ottenere un risultato simile. Gli si chiede molto, ma del resto una cosa è certa: nessuno potrà lamentarsi che il 21esimo Slam è stato facile da vincere.

Come è andata la finale

Djokovic ha poi vinto la finale con il punteggio di 7-6(5), 1-6, 7-6(4), 4-6, 13-12(3). Come scrive lo stesso Sackmann su Game Theory, il blog dell’Economist, dopo quasi cinque ore di gioco e più di 400 punti, l’esito è stato deciso dall’equivalente nel tennis del lancio della moneta, cioè il tiebreak a sette punti.

Federer ha giocato meglio, servendo più ace, vincendo il 51.7% dei punti e facendo più break dell’avversario. Djokovic dal suo canto ha vinto cinque dei sei punti più importanti, fra tutti i due match point che Federer ha avuto sul servizio. Si è trattato di una partita lotteria, in cui un po’ di fortuna e nervi d’acciaio nei momenti cruciali hanno indirizzato il risultato. Federer non ha di certo tratto beneficio dagli undici errori non forzati commessi nei tre tiebreak, che hanno contribuito a un BHP di -0.8 e un FHP di +2.3, n.d.t.  

Will a Back-To-Normal Federer Backhand Be Good Enough?