Gli scambi lunghi sono la kryptonite dei giocatori americani?

di Jeff Sackmann // TennisAbstract

Pubblicato il 7 gennaio 2020 – Traduzione di Edoardo Salvati

Pur a distanza di anni dal ritiro, Marat Safin continua a fornire spunti di conversazione tennistica. Durante una partita contro Taylor Fritz, il capitano della Russia all’ATP Cup si è così rivolto a Karen Khachanov, giocatore della sua squadra:

Non è un’affermazione che si riesce intuitivamente a sottoporre a esame numerico. Non so come si possa quantificare una tattica di alto impatto finalizzata a intimorire, o come identificare, e ancor meno misurare, tentativi di spaventare l’avversario. Per non parlare del concetto di giocatore finito per via di uno scambio lungo. Ma se con “per loro è finita” s’intende che non hanno molte probabilità di vincere, abbiamo finalmente un elemento verificabile.

Molti appassionati possono trovarsi d’accordo con la generalizzazione che i giocatori americani hanno un servizio potente, oltre a uno stile aggressivo che non lascia grande spazio alla finezza. È certamente il caso di John Isner, e Sam Querrey non si discosta troppo dalla descrizione. Sebbene il servizio di Fritz produca una buona dose di ace e secondi colpi di facile chiusura, non ha uno stile così monodimensionale.

Per Taylor Fritz non è finita

Con i dati raccolti dal Match Charting Project, ho calcolato delle statistiche sulla durata degli scambi per i 70 giocatori con almeno 20 partite nel database nell’ultimo decennio. Troviamo cinque americani (Fritz, Isner, Querrey, Steve Johnson e Jack Sock) e molti degli altri giocatori a cui normalmente si fa riferimento come presenze regolari sul circuito.

La definizione di Safin di tattica ad alto impatto considera implicitamente gli scambi fino a un massimo di quattro colpi, cioè quei punti che vengono vinti o persi nei primi due colpi di ciascun giocatore. Gli scambi più lunghi sono quelli in cui, apparentemente, gli americani subiscono l’avversario.

Così è per Isner, che vince solo il 40% dei punti quando lo scambio raggiunge i cinque colpi, il peggior rendimento nel campione considerato. Rispetto a Isner, anche Nick Kyrgios (44%) e Ivo Karlovic (45%) sembrano dei giocatori solidi sullo scambio. Nikoloz Basilashvili ha la percentuale migliore al 56% e non sorprende che Rafael Nadal sia secondo con il 54%, di un nulla davanti a Novak Djokovic. Con il 50.2%, Frizt è al 28esimo posto su 70, nella zona di giocatori come Gael Monfils, Roberto Bautista Agut e Dominic Thiem. Inoltre, se detestate i luoghi comuni come li detesto io, Fritz si fa notare per essere quasi 20 posizioni più in alto di Khachanov, che vince il 48.5% dei punti che durano almeno cinque colpi.

Più dati

La tabella elenca venti dei 70 giocatori del campione, in parte della zona alta e in parte di quella bassa, insieme a tutti gli americani e ad altri nomi di interesse. Per ciascun giocatore, ho calcolato la percentuale di punti vinti negli scambi di 1 o 2 colpi (servizio e risposte vincenti), di 3 o 4 colpi (scambi con servizio e risposta seguita da un colpo) e di 5 o più colpi. I giocatori sono ordinati sulla base dell’ultima colonna (%V 5+).

Class  Giocatore      %V 1-2  %V 3-4  %V 5+  
1      Basilashvili   43.7%   54.1%   55.8%  
2      Nadal          52.7%   51.6%   54.3%  
3      Djokovic       51.8%   54.6%   54.0%  
4      Nishikori      45.5%   51.2%   53.9%  
11     Federer        52.9%   54.9%   52.1%  
22     Kohlschreiber  50.1%   50.1%   50.7%  
28     Fritz          51.1%   47.2%   50.2%  
30     Sock           49.0%   46.5%   50.2%  
31     Zverev         52.8%   50.3%   50.0%  
32     Del Potro      53.8%   49.1%   50.0%  
34     Murray         54.3%   49.5%   49.4%  
39     Medvedev       53.9%   50.4%   49.0%  
43     Tsitsipas      51.4%   50.5%   48.6%  
44     Khachanov      53.7%   48.1%   48.5%  
48     Johnson        49.2%   48.8%   48.3%  
61     Querrey        53.5%   48.0%   46.2%  
62     Berrettini     53.6%   49.3%   46.1%  
66     Karlovic       51.8%   43.9%   44.9%  
68     Kyrgios        54.6%   47.4%   44.2%  
70     Isner          52.3%   48.3%   40.2%

Fritz è uno dei pochi che vince più della metà degli scambi più brevi e più della metà degli scambi più lunghi. La prima categoria può essere il risultato di un servizio potente, come è probabilmente il caso dello stesso Frizt, e come è sicuramente per Isner. Non serve però avere un grande servizio per vincere più della metà dei punti da 1 o 2 colpi. Nadal e Djokovic fanno molto bene in quella categoria (come in praticamente tutte le altre), in virtù della loro capacità di annullare il servizio dell’avversario.

Due nomi inaspettati

Tralasciando per un momento gli americani, si potrebbe rimanere sorpresi da quei giocatori con percentuali positive di vittoria in tutte e tre le categorie. Nadal, Djokovic e Roger Federer vi rientrano, ciascuno con abbondante margine. Gli altri due invece sono nomi inattesi. Philipp Kohlschreiber supera di pochissimo la neutralità in entrambe le tipologie di scambi brevi, ed è un po’ meglio (50.7%) su quelli lunghi. Alexander Zverev si qualifica per il rotto della cuffia, vincendo appena di più della metà degli scambi lunghi (è un 50.0% arrotondato per eccesso).

Si tratta inevitabilmente di dati incompleti, quindi è possibile che, con una base di altro tipo, il risultato di uno o anche di entrambi i tedeschi rimanga molto lontano dal 50%, ma i loro numeri arrivano da un insieme decisamente abbondante di partite.

Per tornare a Fritz, Isner e compatrioti, Safin potrebbe aver ragione a dire che vogliono intimorire con un paio di colpi ad alto impatto. Con il solo servizio, Isner ha sicuramente messo paura a molti dei suoi avversari. Eppure Fritz, il giocatore che ha generato il commento di Safin, ha un gioco molto più completo di quanto il capitano della Russia gli abbia riconosciuto. Khachanov ha poi vinto quella partita e, almeno in questa fase delle rispettive carriere, è dei due il giocatore migliore. Non però negli scambi lunghi. Ampliando l’orizzonte di analisi, è Khachanov che dovrebbe evitare di farsi trascinare negli scambi lunghi, non Fritz.

Are American Players Screwed Once You Drag Them Into a Rally?

Quanto raccoglierà l’ATP Cup a favore delle vittime degli incendi in Australia?

di Jeff Sackmann // TennisAbstract

Pubblicato il 3 gennaio 2020 – Traduzione di Edoardo Salvati

L’ATP ha annunciato che effettuerà una donazione sostanziosa alla Croce Rossa Australiana:

Molti giocatori, tra cui Nick Kyrgios, hanno promesso di continuare a fare donazioni personali durante tutta l’estate di tornei in Australia (l’impegno di Kyrgios in questo senso ha incentivato le donazioni altrui, una rara circostanza in cui il circuito ha seguito l’esempio della sua stella più controversa).

Quanto esattamente?

L’ATP ha stimato di raggiungere i 1500 ace. È la prima edizione dell’ATP Cup a Perth, oltre a essere il primo torneo del circuito maschile, quindi non possiamo fare un confronto con l’anno passato. A ulteriore complicazione, non sappiamo chi giocherà per la propria nazione a ogni giornata del torneo, o quali paesi avanzeranno alla fase finale. In altre parole, qualsiasi previsione di ace è inevitabilmente approssimativa.

Iniziamo dalle basi. Ci saranno 129 partite durante la ATP Cup, equivalenti a 43 sfide con due partite di singolare e un doppio ciascuna. Come per le nuove Finali di Coppa Davis, è probabile che molti dei doppi saranno ininfluenti, quindi non verranno giocate tutte le 43 sfide. A Madrid si sono giocate 21 delle 25 partite di doppio (una delle quattro escluse è stato un ritiro sull’1-0 che per il conteggio degli ace, e per il buon senso, non ha di fatto creato gioco). Diciamo quindi che anche in Australia non verranno giocati dei doppi con la stessa frequenza di Madrid, facendo salire il totale a 36 partite di doppio.

Nelle partite al meglio dei tre set dell’intera passata stagione si sono contati in media 12 ace per il singolare e 7 per il doppio. Si arriva a un totale di 1284 ace per le 122 partite che ci aspettiamo vengano giocate nell’ATP Cup.

Possiamo fare di meglio

Sul cemento ci sono notoriamente più ace, e con un margine abbondante. Durante il 2019, nelle partite al meglio dei tre set sul cemento ci sono stati in media 15 ace, rispetto alla metà per le partite di doppio. Il totale previsionale sale a 1542 ace, il 20% in più del numero di partenza, e abbastanza simile ai calcoli dell’ATP.

Pur non avendo molti dati relativi alla superficie di Perth, abbiamo risultati di anni per i tornei di Brisbane e Sydney. Brisbane è stata una delle superfici del circuito più accomodanti in termini di ace, mentre Sydney si è posizionata dalla parte opposta. I numeri variano poi da un anno all’altro, anche tenendo in considerazione la diversa combinazione di giocatori. Da una prospettiva di un solo anno o di un intervallo più lungo, la frequenza media di ace a Brisbane e Sydney arriva a una cifra simile alla media osservata sul resto del circuito.

Elementi che rendono più difficile l’analisi

È probabile che il caldo record australiano contribuirà a incrementare la frequenza di ace. La combinazione dei giocatori invece rende considerevolmente molto più complesso fare previsioni. Un ostacolo è dato dalla variazione estrema tra i migliori giocatori del torneo (Rafael Nadal e Novak Djokovic) e i più deboli, come il moldavo Alexander Cozbinov, numero 818 del mondo.

Un primo ostacolo

Non solo la tipica frequenza di ace di giocatori senza i favori del pronostico come Cozbinov è destinata a ridursi drasticamente contro avversari di livello, ma è probabile che troveranno difficoltà a mantenere la partita competitiva. Più corta è la partita, minore il numero di ace. Ironicamente, Cozbinov ha combattuto per tre ore contro Steve Darcis nella prima giornata, ma anche in una partita così lunga solo 2 su 116 punti al servizio sono stati ace. Insieme, hanno ottenuto un totale di 10 ace, al di sotto della media.

E un secondo

Un secondo problema è comune alle previsioni sul numero di ace per qualsiasi torneo. Il conteggio complessivo degli ace è strettamente legato a quali giocatori arrivano ai turni finali. La Spagna di Nadal, Roberto Bautista AgutPablo Carreno Busta farà probabilmente bene anche con relativamente poche esplosioni sulla prima di servizio.

Se però il Canada replica il successo nelle Finali di Coppa Davis, la combinazione scintillante di Denis ShapovalovFelix Auger Aliassime potrebbe regalare sei turni di statistiche stratosferiche al servizio. Il duo americano formato da John Isner e Taylor Fritz potrebbe fare lo stesso, anche se le probabilità per gli Stati Uniti di andare avanti sono diminuite sensibilmente dopo la sconfitta iniziale contro la Norvegia. Quantomeno Isner ha già fatto la sua parte con 33 ace nella partita persa in tre set contro Casper Ruud.

Nelle prime dieci partite di singolare al momento della stesura ci sono stati in media 16 ace, leggermente sopra il tipico numero sul cemento durante la stagione. Grazie a Inser e Kyrgios, agli estremi dell’intervallo il conteggio è salito, con rispettivamente 37 e 35 ace totali dalle partite contro Ruud e Jan Lennard Struff. I tre doppi terminati hanno avuto una media di 6 ace ciascuno, appena sotto il tipico numero sul cemento durante la stagione (dopo il terzo giorno, gli ace totali sono 559, per un ammontare di 55.900 dollari, n.d.t.).

Si tifa per il massimo degli ace

Manca ancora molto, ma si potrebbe dire “sorpresa”! La stima dell’ATP in fondo sembra abbastanza accurata. Una simulazione integrale di ogni partita e dell’intero torneo permetterebbe ancora maggiore precisione ma, senza arrivare a tanto, 1500 ace e 150.000 dollari sono un’ottima approssimazione. La filantropia di tutto il mondo dovrebbe mettersi alle spalle dei grandi servitori dell’Australia, del Canada e degli Stati Uniti, o almeno tifare per più ace della media da parte di Nadal.

How Much Will the ATP Cup Raise for Australian Bushfire Relief?

Un’analisi preliminare del rovescio lungolinea

di Jeff Sackmann // TennisAbstract

Pubblicato il 13 dicembre 2019 – Traduzione di Edoardo Salvati

Eseguito nei modi e nei tempi giusti, il rovescio lungolinea è uno dei colpi più devastanti nel tennis. Che valore possiede e quali sono i giocatori che ne ottengono il massimo rendimento? Sono domande sorprendentemente complicate, per cui non possiedo ancora risposte affidabili. Determinare però la frequenza con cui un giocatore ricorre al rovescio lungolinea e ottiene il punto con quel colpo è già di per sé affascinante.

Il Match Charting Project offre molti dati per analizzare simili tattiche, poiché raccoglie informazioni sulla tipologia e sulla direzione di ciascun colpo. In uno scambio tra destrimani, un rovescio lungolinea è di semplice identificazione: un rovescio dal lato del rovescio verso il lato del dritto dell’avversario. Solo per il decennio in corso, il Match Charting Project ha individuato quasi 100.000 rovesci lungolinea, distribuiti più o meno equamente tra partite maschili e femminili.

Riusciamo però anche farci un’idea più generale identificando le opportunità di colpire un rovescio lungolinea, cioè quelle in cui un giocatore potrebbe scegliere di cercare un’altra direzione o usare un colpo totalmente differente. Un giocatore che colpisce spesso con il taglio o gira intorno al rovescio per colpire di dritto, può magari dedicare moltissimi dei suoi rovesci al lungolinea, ma quei rovesci lungolinea non rappresenteranno una grossa proporzione delle opportunità complessive dal quel lato di campo.

Le opportunità di colpire un rovescio lungolinea

Iniziamo proprio da quelle opportunità. La tabella mostra tre frequenze per i due circuiti, relativamente alle partite di cui abbiamo dati punto per punto dal 2010 a oggi. La prima frequenza è la percentuale di opportunità sul lato del rovescio che sono effettivamente diventate rovesci (per lo scopo di quest’analisi, non considero i rovesci tagliati, che possono essere difficili da gestire ma sono tutt’altro colpo. Ho escluso anche le risposte al servizio, perché possiedono complicazioni specifiche). La seconda frequenza è la percentuale di opportunità che sono diventate rovesci lungolinea, e la terza è la combinazione delle prime due, vale a dire la percentuale di rovesci dal lato del rovescio che sono diventati lungolinea.

Circuito  Rov./Opp   Rov. LL/Opp   Rov. LL/Tutti Rov  
ATP       63.7%      11.1%         17.4%  
WTA       73.6%      12.8%         17.4% 

È molto più probabile che le donne colpiscano un rovescio non tagliato dal lato del rovescio di quanto facciano gli uomini, e ci sono due ragioni per questo. La prima è che gli uomini, in media, colpiscono più rovesci tagliati, principalmente per via di alcuni giocatori che colpiscono molti rovesci tagliati, alzando appunto la media. La seconda è che più probabilmente gli uomini gireranno intorno al rovescio per tirare un dritto da quel lato. Siccome gli uomini colpiscono meno rovesci in assoluto, colpiscono anche meno rovesci lungolinea come porzione del totale di colpi da quel lato. Però, se decidono di colpire di rovescio, uomini e donne vanno per il lungolinea con la medesima frequenza, il 17.4%, all’incirca un rovescio su sei.

L’esito dei rovesci lungolinea

Vediamo l’esito di quei rovesci lungolinea. La tabella riporta numeri aggregati relativi all’ATP e alla WTA e mostra la percentuale di lungolinea che si trasformano in vincenti (tra cui colpi che forzano un errore dell’avversario/a), la percentuale degli errori non forzati e la percentuale che porta al motivo ultimo dello scambio, cioè vincere il punto.

Sia gli uomini che le donne hanno un rapporto “positivo” tra vincenti ed errori non forzati. Le donne però ottengono più vincenti e commetto più errori (e vedremo, al riguardo, che sono numeri incredibilmente aggressivi). Inoltre, sia uomini che donne terminano in media il punto più frequentemente con rovesci lungolinea rispetto ad altri colpi, sia considerando tutti i colpi che tutti i rovesci. In media, con il rovescio non tagliato, considerato da ogni posizione e per tutte le direzioni, si ottiene approssimativamente un 10% di vincenti e un 10% di errori non forzati.

La percentuale di punti vinti non appare enorme, il 51.6% per gli uomini e il 52.4% per le donne. Sono però cifre che ribaltano la tipica aspettativa che si ha al rovescio. I rovesci si verificano più spesso da posizioni difensive, quindi è leggermente più probabile che appartengano a punti persi che a punti vinti. Per questo i corrispondenti numeri per i rovesci sono tutti al di sotto del 50%.

Questo è un ottimo esempio della difficoltà associata all’analisi di un colpo: i rovesci lungolinea determinano più punti vinti perché parte di una tattica migliore, o perché vengono colpiti più spesso di fronte a colpi deboli dell’avversario? Probabilmente è una combinazione di entrambi gli aspetti, ma con prevalenza dell’ultimo.

Una breve parentesi sui mancini

Prima di vedere i risultati per alcuni giocatori, voglio illustrare un interessante confronto tra mancini e destrimani. Più di una volta ho sostenuto che i mancini devono imparare a giocare “al contrario”, perché i loro avversari sono in maggioranza destrimani. Mentre due destrimani possono scambiarsi cannonate di dritto incrociato, un mancino raramente ha la stessa possibilità. Di conseguenza, i mancini si allenano più a lungo su colpi inusuali, come colpi a rimbalzo a uscire e i rovesci lungolinea. Almeno, questa è la mia teoria.

Nemmeno a dirsi, i mancini colpiscono molti più rovesci lungolinea dei colleghi destrimani, i quali vanno lungolinea nel 16.9% dei rovesci dal lato del rovescio, rispetto al 21.4% dei mancini. Rafael Nadal è buona parte della spiegazione, visto che sono sue molte delle partite con dati punto per punto e che va di rovescio lungolinea il 24.4% delle volte, più di quasi tutti gli altri giocatori (un altro mancino, Martin Klizan, è uno dei pochi con numeri più estremi, il 25.2%). Rimane comunque una differenza di diversi punti percentuali anche non considerando Nadal.

Non è però una legge fisica universale. Le donne mostrano, in aggregato, una tendenza opposta. Le destrimane usano il rovescio lungolinea il 17.6% delle volte, mentre le mancine il 15.8%. Ci sono alcune giocatrici dello stampo di Nadal e Klizan, come Lucie Safarova (26.3%) ed Ekaterina Makarova (26.1%). In generale, sono le più aggressive, a prescindere dalla mano, a utilizzare più spesso il rovescio lungolinea. Jelena Ostapenko arriva al 27% e Dayana Yastremska costringe a estendere l’asse delle ordinate, con una frequenza del 33%.

Il compromesso del rovescio lungolinea

Ho parlato della grande difficoltà di valutare le tattiche di gioco in termini di selezione dei colpi. La misura più importante di qualsiasi strategia è data dalla vittoria di più punti. Se giocare più lungolinea non fa aumentare la frequenza di punti vinti, perché un giocatore o una giocatrice dovrebbero fare quella scelta? Se però più lungolinea si traducono in più punti vinti, allora vale la pena pensare di giocarne di più, che significa andare alla ricerca di opportunità da posizioni più complicate, cioè in sostanza vincere punti con una frequenza leggermente inferiore. Portando il ragionamento all’estremo, una tattica migliore non porterà a più punti vinti di quella meno efficace di cui prende il posto.

Se si pensa inoltre all’ovvia considerazione che ogni giocatore ha caratteristiche e preferenze diverse da quelle degli altri, si ottiene che non esiste una forte relazione tra la frequenza di rovesci lungolinea e la loro efficacia, intesa come punti vinti, quando vengono colpiti.

Non correlazioni

Esiste una leggerissima correlazione negativa (per uomini e donne) tra la frequenza con cui un giocatore colpisce rovesci lungolinea e il numero di rovesci lungolinea vincenti, a suggerire che ci sono poche opportunità per andare a colpo sicuro su un vincente. Per le donne, non c’è però relazione tra la frequenza di rovesci lungolinea e la frequenza di punti vinti. C’è invece un’eccezione, per quanto minore, in questo lungo elenco di elementi tra loro senza relazione. Per gli uomini, si assiste a una debole correlazione negativa (r^2 = 0.13) tra la frequenza di rovesci lungolinea e la frequenza di punti vinti.

È un risultato in linea con l’intuizione descritta in precedenza, cioè che se un giocatore ricerca quella tattica più spesso, otterrà esiti peggiori, non perché gioca effettivamente male, ma perché la sceglie in situazioni più rischiose. Il giocatore che ricorre al rovescio lungolinea il 10% delle volte ha una posizione conservativa, chi lo fa nel 25% dei casi si trova in qualche circostanza con un colpo dalla percentuale realizzativa davvero risicata.

Il rovescio lungolinea di specifici giocatori

Potremmo quindi concludere, seppur con estrema cautela, che un giocatore che vince un’alta percentuale di punti con il rovescio lungolinea dovrebbe usarlo più spesso. La tabella mostra 25 dei giocatori più in vista, ordinati per la frequenza con cui colpiscono un rovescio lungolinea.

Giocatore      Rov. LL/Rov.  Vinc%   ENF%    Pti Vinti%  
Nadal          24.5%         12.1%   11.1%   54.7%  
Isner          22.0%         23.2%   27.3%   38.2%  
Djokovic       21.2%         16.7%   16.1%   54.2%  
Tsonga         21.0%         20.6%   27.7%   45.8%  
Shapovalov     20.5%         20.1%   23.5%   49.1%  
Wawrinka       19.1%         28.8%   26.8%   51.4%  
Nishikori      18.8%         27.7%   19.1%   56.7%  
Thiem          18.4%         28.5%   28.2%   51.6%  
Fognini        18.3%         20.4%   23.8%   49.3%  
Goffin         18.2%         23.5%   23.8%   49.5%  
Federer        18.2%         25.5%   21.0%   53.2%  
Dimitrov       17.7%         27.4%   23.6%   50.5%  
Kyrgios        17.7%         19.5%   23.5%   44.4%  
Murray         16.8%         21.7%   16.5%   54.2%  
Gasquet        16.6%         33.5%   23.1%   55.2%  
Del Potro      15.5%         24.6%   15.7%   52.2%  
A. Zverev      15.3%         32.5%   19.0%   56.1%  
Monfils        14.3%         25.9%   17.6%   54.7%  
Medvedev       14.3%         17.0%   16.9%   49.6%  
Ferrer         14.2%         16.9%   18.1%   48.0%  
Tsitsipas      14.1%         24.3%   22.9%   49.3%  
Coric          13.6%         29.3%   24.1%   55.4%  
Anderson       13.3%         25.3%   24.9%   45.9%  
Bautista Agut  10.4%         17.3%   20.2%   46.3%  
Schwartzman    10.3%         32.5%   22.3%   55.7%

Se non altro, questi numeri evidenziano che ci sono molteplici modi per vincere una partita. Nadal colpisce molti rovesci lungolinea, ma raramente comportano la fine del punto. Poco più giù nella lista, troviamo giocatori che concludono il punto con un rovescio lungolinea più del doppio delle volte. Nella parte bassa è pieno di giocatori che non vincono molti punti con il rovescio lungolinea ma tra cui troviamo Diego Schwartzman e Borna Coric, due che sono estremamente efficaci nelle rare occasioni in cui cercano questo colpo più difficile.

Il rovescio lungolinea di specifiche giocatrici

Non troviamo una correlazione simile per le donne a livello di circuito, che non significa che le strategie di tutte le giocatrici siano ottimali. La tabella mostra le stesse statistiche per 25 delle giocatrici più in vista.

Giocatrice      Rov. LL/Rov.  Vinc%   ENF%    Pti Vinti%  
Yastremska      33.7%         27.4%   24.7%   54.8%  
Ostapenko       27.1%         35.0%   33.6%   51.0%  
S. Williams     25.2%         28.3%   19.6%   57.4%  
Bencic          21.6%         28.1%   14.6%   59.1%  
Sabalenka       21.2%         38.7%   25.5%   57.1%  
Keys            20.4%         27.7%   39.9%   46.7%  
Halep           20.1%         25.3%   21.7%   55.8%  
V. Williams     19.2%         26.1%   19.7%   49.7%  
Andreescu       19.2%         22.6%   17.9%   59.7%  
Azarenka        19.1%         25.9%   16.2%   57.3%  
Kar. Pliskova   18.9%         26.6%   23.1%   51.6%  
Muguruza        18.1%         28.2%   18.9%   57.5%  
Sharapova       18.0%         27.1%   21.4%   53.2%  
Osaka           17.9%         28.2%   27.7%   48.6%  
Konta           16.1%         33.4%   29.9%   53.6%  
Kvitova         15.8%         30.9%   24.0%   54.0%  
Wozniacki       15.6%         25.5%   15.9%   56.8%  
Stephens        15.1%         25.9%   26.4%   53.2%  
Bertens         14.7%         21.6%   21.7%   49.0%  
Niculescu       13.2%         29.7%   14.7%   62.9%  
Kerber          13.2%         26.7%   18.5%   56.2%  
Barty           13.1%         26.9%   29.0%   50.6%  
Vondrousova     11.5%         29.8%   18.5%   52.3%  
Suarez Navarro  10.9%         33.1%   25.8%   55.9%  
Svitolina       10.2%         27.6%   20.5%   53.9%

Un esempio eclatante è quello di Belinda Bencic, che colpisce più rovesci lungolinea di quasi tutte le giocatrici dell’elenco ed è una delle più efficaci nel vincere il punto in quel modo. Facile lasciarsi sedurre dall’ipotesi che, nell’applicare questa tattica, stia sprecando qualche opportunità. All’estremo opposto Ostapenko e Madison Keys sono decisamente aggressive, commettendo tanti errori quasi quanti sono i vincenti e, nel caso di Keys, vincendo molto meno della metà di quei punti.

Si tratta solo di un’analisi preliminare del rovescio lungolinea. Valutare una strategia è difficile, quantificare gli effetti di un singolo colpo all’interno della strategia è ancora più complesso. E lo si può fare solo partendo dalla definizione di alcuni concetti di base, dalla scelta di statistiche utili e dal cercare i primi indizi di una correlazione che potrebbe esistere (o che probabilmente non esiste). Il percorso è molto lungo, ma abbiamo fatto un piccolo passo in avanti.

A First Look at the Down-the-Line Backhand

Corridoi e colpi a uscire

di Jeff Sackmann // TennisAbstract

Pubblicato l’11 novembre 2019 – Traduzione di Edoardo Salvati

Le Finali NextGen si giocano su un campo anomalo, nel senso che, dovendo ospitare solo partite di singolare, non possiede le linee che delimitano il corridoio del doppio. Praticamente tutti i tornei della stagione prevedono il tabellone del doppio, e quindi raramente è possibile trovare un campo senza i corridoi. Ci sono state in passato edizioni delle Finali di stagione riservate al singolare, ora però l’esclusiva è delle Finali NextGen.

Si può pensare che il particolare disegno delle linee abbia qualche conseguenza sui giocatori?

Ne ho parlato recentemente con Erik Jonsson, e siamo giunti alla provvisoria conclusione che i professionisti (anche i più giovani di loro), grazie alle migliaia di ore di esperienza di gioco, non dovrebbero sentirsi disorientati in un campo diverso dal solito. Perché però fare congetture quando abbiamo dei dati per un’analisi?

Il database del Match Charting Project, che ho creato per raccogliere statistiche punto per punto di partite ufficiali anche con il prezioso aiuto di volontari, è comprensivo di più dettagli relativi agli errori, sia in termini di natura, cioè forzati e non forzati, che di tipologia, cioè in rete, lunghi, esterni o esterni e lunghi. Le Finali NextGen non hanno destato l’immediato interesse dei volontari, tanto che prima dell’edizione 2019 solo la finale del 2018 era stata inserita, su più di 6600 partite totali. Il 2019 però è diverso, perché abbiamo statistiche di 8 delle 15 partite giocate a Milano la settimana scorsa (un grazie sentito a Carrie, che ha seguito l’intero percorso del finalista Alex De Minaur).

La quantificazione degli errori esterni

Ci interessa la frequenza dei colpi che escono ai lati del campo, un calcolo meno semplice di quanto appaia. Ho deciso di limitarmi ai colpi a rimbalzo, escludendo anche gli errori forzati, quelli in cui il giocatore potrebbe non avere un grande controllo sulla direzione della palla.

Questi sono gli indicatori ipotizzabili per la frequenza degli errori esterni:

  • errori esterni per punto (est./punto)
  • errori esterni per errori non forzati (est./ENF)
  • errori esterni per colpi a rimbalzo “fattibili”, cioè colpi a rimbalzo che sono stati errori non forzati o che sono stati rimessi in gioco (est/. rimbalzo)

Il primo indicatore probabilmente eccede in approssimazione, pur avendo il vantaggio della semplicità. Gli errori esterni per errori non forzati potrebbero essere di aiuto nell’indicare in quale direzione il giocatore è stato più aggressivo. L’ultimo, gli errori esterni per colpi a rimbalzo “fattibili”, è forse la rappresentazione più utile al nostro scopo, perché segnala quanto spesso un giocatore ha tirato un colpo che è uscito a lato.

De Minaur e gli altri

La tabella elenca i numeri di De Minaur per le cinque partite delle Finali NextGen 2019, oltre ai numeri complessivi delle altre 28 partite sul cemento nel database, relative agli ultimi due anni.

             Est./Punto  Est./ENF  Est./Rimbalzo   
NextGen      2.7%        1.5%      21.7%  
Cemento ATP  3.0%        1.4%      21.4%

Almeno per De Minaur, il corridoio non sembra fare troppa differenza. Concentriamoci sul gruppo di giocatori leggermente più ampio. Abbiamo otto partite, vale a dire 16 inserimenti di partita se si considerano i singoli giocatori, tra cui almeno una per ognuno degli otto giocatori che si sono qualificati per Milano. La tabella elenca i tre indici per le partite delle Finali NextGen, insieme agli equivalenti valori per le altre partite sul cemento nel database, relative agli ultimi due anni.

             Est./Punto  Est./ENF  Est./Rimbalzo  
NextGen      3.2%        1.8%      19.5%  
Cemento ATP  3.2%        1.8%      23.1%

Per i primi due indici, non c’è alcun effetto tangibile. Con o senza corridoio, gli errori esterni determinano la fine del 3.2% dei punti, e dell’1.8% del totale degli errori non forzati (il 3.2% è per giocatore, quindi i punti che si sono conclusi con un errore esterno sono il 6.4%). Il terzo indice invece è più interessante. Sul circuito questi giocatori commettono un errore esterno nel 23.1% dei colpi a rimbalzo “fattibili”. Nel campo senza corridoio visto a Milano, lo stesso numero è sceso di più di un settimo, al 19.5%. Contestualmente, la frequenza complessiva di errori non forzati (non solo quindi gli errori esterni) è aumentata rispetto a quanto mostrato dagli stessi giocatori sul cemento in altri eventi.

Acuire la mente

Penso a due possibili spiegazioni per un calo così marcato. Primo, non abbiamo molti dati a disposizione, e magari è solo un caso legato a un campione ridotto. In parte si può far risalire alla prestazione di Ugo Humbert, che non ha commesso nemmeno un errore esterno nell’unica sua partita del database alle Finali NextGen (la frequenza tipica di Humber sugli errori esterni è vicina alla media del circuito). In assenza di molte più partite giocate su campi senza corridoio, e di cui naturalmente dovremmo avere statistiche punto per punto, non si riesce a giungere a conclusioni definitive.

Secondo, potrebbe trattarsi di un effetto concreto legato però a qualche aspetto delle condizioni di gioco di Milano. La mancanza del corridoio, come scritto da @furryyelloballs nel suo tweet, potrebbe davvero “acuire la mente”.

Rispetto ad altre misure innovative sperimentate alle Finali NextGen, il campo dedicato al singolare riceve scarso interesse mediatico. Però, a differenza di modifiche come l’appendi asciugamano o il cronometro al servizio, potrebbe avere una conseguenza reale sul gioco, per quanto limitata.

Tramlines and Wide Groundstrokes

Qualche classifica maschile con i dati del Match Charting Project

di Chapel Heel // HiddenGameOfTennis

Pubblicato il 13 agosto 2019 – Traduzione di Edoardo Salvati

In preparazione a un precedente articolo sulla somiglianza di stili, ho raccolto alcune statistiche dal Match Charting Project per quei giocatori nei primi 150 del mondo (e con almeno 2500 colpi nel database). I numeri si riferiscono a tutte le superfici e si distribuiscono sull’intervallo di tempo delle partite del singolo giocatore presenti nel database.

Credo sia interessante vedere chi è tra i primi 5 e chi tra gli ultimi 5 nelle categorie in esame, anche se di fatto non sono mie statistiche. Naturalmente, la quantità di dati disponibili del Match Charting Project è molto più abbondante, e sulla pagina di ogni giocatore è possibile il confronto con varie altre medie.

Servizio e volée

Si tratta dei tentativi di servizio e volée misurati come percentuale dei punti sul servizio. La media per questo gruppo è del 4.5%, o un tentativo di servizio e volée ogni 22 punti al servizio.

I primi 5 non stupiscono, mentre è sorprendente trovare Karen Khachanov tra gli ultimi. Pensandoci bene, non mi viene in mente un solo tentativo di servizio e volée in una delle sue partite.

Profondità della risposta

Non è un’indicazione presente in ogni partita, anche se sono convinto venga registrata di più ora dell’inizio del progetto. L’indice di profondità della risposta (Return Depth Index o RDI) considera le risposte per cui è indicata la profondità, determina la percentuale dei tre livelli (corta, profonda e molto profonda) e le pondera rispettivamente per 1, 2 e 4. La media del gruppo è di 2.32

Trovo questi risultati molto interessanti. Ho sempre pensato che una risposta più profonda fosse la risposta migliore, ed è certamente così tra i dilettanti. Ma sia Rafael Nadal che Roger Federer sono tra gli ultimi, probabilmente per ragioni diverse. Nadal risponde più angolato, e l’immensa rotazione che imprime alla pallina aggiunge profondità, anche se il colpo non rimbalza vicino alla linea di fondo. Nei numeri di Federer entra la sua preferenza per le risposte di rovescio con un taglio in slice corto.

Discese a rete

Si tratta della percentuale per colpo di discese a rete che non seguono il servizio. La media per questo gruppo è del 3.95%.

Trovare Rirchard Berankis tra i primi 5 è quasi sconvolgente. John Isner, Ivo Karlovic, Nicolas Mahut e altri giocatori di rete completano i primi 10. Ipotizzo che non rientrino tra i primi 5 perché molte delle discese a rete arrivano subito dopo il servizio. È anche interessante notare la scarsa frequenza con cui Gael Monfils cerca di andare a rete durante lo scambio.

Successo a rete

Si tratta della percentuale di punti a rete che il giocatore conclude con un vincente o con un colpo che costringe l’avversario a un errore forzato. La media per questo gruppo è del 69.6%.

Novak Djokovic è spesso criticato per il gioco a rete, ma ottiene grandi risultati. Mi aspettavo Nadal tra i primi e anche Fabio Fognini, ma non pensavo che Filip Krajinovic fosse così bravo. Invece, Sam Querrey e Karlovic, che ero convinto provassero ad andare a rete su ogni colpo, non hanno molto successo. Nel caso di Karlovic può essere l’enorme volume di tentativi ma, con il suo gioco, ha davvero altra scelta?

Variazioni con il dritto

Si tratta del rapporto tra dritti giocati in taglio topspin o piatti e dritti in taglio slice (Forehand Mix o FHMix). Ci si dovrebbe aspettare un numero molto alto, perché la maggior parte dei giocatori non è Monica Niculescu. La media per questo gruppo è di 21.8. Per convertire in percentuale, basta fare 1 – (1/(FHMix +1). In media, il valore è di 95.6% di dritti in topspin o piatti.

Nikoloz Basilashvili è a pieni giri. Quando qualche tempo fa ho analizzato le velocità massime medie per i colpi a rimbalzo, Basilashvili era il più potente sul dritto. Questo spiega il primo posto ora. E comunque colpisce davvero forte.

Variazioni con il rovescio

Il metodo è identico a quanto visto per il dritto, solo che in questo caso i valori sono molto più bassi, perché per la maggior parte dei giocatori c’è già un po’ di slice nel rovescio. La media per questo gruppo è di 6.44, o circa l’86.5% di rovesci in topspin o piatti.

È onesto affermare che Basilashvili non gradisce colpire in slice, o non riesce a giocarli. I tre giocatori i cui nomi balzano alla mente per primi quando si pensa al rovescio in slice hanno valori tra gli ultimi 5 (Karlovic, Steve Johnson, Feliciano Lopez), ma l’indice di Karlovic è scandalosamente basso, con un rovescio piatto poco meno del 5.5% delle volte (non gli ho mai visto colpire in topspin da quel lato).

Tentativi di palla corta

Si tratta della percentuale di palle corte tentate sul numero totale di colpi presenti nel database per il singolo giocatore. La media per questo gruppo è solo dell’1.21%.

Non è certamente una sorpresa trovare Benoit Paire al primo posto. Il suo 3.35% si traduce in un tentativo di palla corta ogni 30 colpi, forse uno ogni cinque scambi o uno a game. Non esiste una categoria per migliori e peggiore nelle “palle corte che non si sarebbero dovute tentare”, ma Paire probabilmente ne farebbe parte. Viceversa, sembra che Gilles Simon colpisca a rimbalzo in topspin in qualsiasi circostanza. Altri giocatori tra gli ultimi % sono battitori liberi come Andrey Rublev e Tomas Berdych (Basilashvili non è rientrato in classifica per pochissimo).

Palle corte riuscite

Anche se di per sé intuitivo, si tratta della percentuale di palle corte tentate che risultano in un vincente o a un errore forzato dell’avversario. La media per questo gruppo è un esiguo 36.1%.

Nonostante la presenza di John Millman negli ultimi 5, e anche nella categoria precedente, non c’è complessivamente una correlazione tra giocatori che tentano molte palle corte e giocatori che sono bravi con la palla corta, e viceversa. Paire è l’esempio da copertina, vista la sua efficacia realizzativa davvero bassa, solo un 26.5%, che lo pone all’undicesimo posto dal basso.

Riuscita dei colpi a rimbalzo a seconda della direzione

Si tratta di cinque diversi indicatori, per il dritto incrociato, il dritto lungolinea, il dritto a uscire, il rovescio incrociato e il rovescio lungolinea. L’indice si calcola come rapporto tra la somma di vincenti ed errori forzati dell’avversario, diviso per errori non forzati.

Dritto incrociato

La media per questo gruppo è di 1.22, vale a dire che, in media, un dritto incrociato ha il 22% di probabilità in più di essere un vincente o un errore forzato dell’avversario che un errore non forzato del giocatore in questione. Mi aspettavo che fosse l’indice più alto delle cinque categorie considerate, dato che il dritto tipicamente è il colpo più facile, ancor di più quello incrociato che supera la rete nel punto più basso. L’ultima colonna mostra che mi sono sbagliato.

Se vi siete mai chiesti come fa Daniel Evans a vincere le partite, ora avete la risposta. Un indice di 2.25 è altissimo. Mi ha sorpreso la presenza di Roberto Bautista Agut, che pensavo finisse nell’elenco del dritto a uscire, ma non in questo.

Dritto lungolinea

La media per questo gruppo è di 1.32, vale a dire che, in media, un dritto lungolinea ha il 32% di probabilità in più di essere un vincente o un errore forzato dell’avversario che un errore non forzato del giocatore in questione. Mi stupisce vedere un valore più alto di quello del dritto incrociato, perché la pallina passa la rete nel suo punto di massima altezza. Ma stiamo parlando di professionisti, quindi è più probabile che il fattore decisivo sia l’effetto sorpresa o il fatto che molti di questi colpi finiscano sul lato del rovescio di un giocatore destrimane in corsa.

Era facile immaginare la presenza di Nadal e Juan Martin Del Potro. Philipp Kohlschreiber è un caso interessante. Ha la tendenza ad angolare il dritto incrociato in modo da spingere l’avversario fuori dal campo, un po’ alla maniera di Nadal, per poi finire con un lungolinea. Nella mia versione più recente dell’articolo sulla somiglianza di stili, Kohlschreiber era il secondo giocatore più simile a Nadal, anche se non così simile.

È curioso che Isner sia tra gli ultimi 5. Cerca di colpire molti dritti lungolinea e, quando ci riesce, di solito vince il punto. Ma ne manda fuori anche parecchi e qui abbiamo la prova numerica. Ottiene buoni risultati con questo colpo circa il 42% delle volte. Normalmente però ci arriva troppo tardi.

Dritto a uscire

La media per questo gruppo è di 1.40, la più alta per i colpi di dritto. Presumo che se sei un professionista in grado di girare intorno al rovescio per colpire un dritto a uscire, ti ritrovi con il vantaggio della parte bassa della rete e del rovescio dell’avversario (se è un destrimane). Il problema ovviamente è mettersi nella giusta posizione.

Se vi aspettavate Del Potro tra i primi 5, come me, non vi preoccupate, è undicesimo e ben sopra la media.

Rovescio incrociato

La media per questo gruppo è solo di 0.72, vale a dire che, in media, un rovescio incrociato ha il 39% di probabilità di essere un errore non forzato che un vincente o un errore forzato dell’avversario.

Ho dovuto in parte modificare i primi 5 per dare più senso alla statistica. Evans e Johnson erano i primi due, ma non avevo praticamente dati, nel caso di Evans perché non ci sono molte partite e per Johnson perché non cerca di colpire vincenti di rovescio o forzare l’avversario a un errore, e quindi raramente sbaglia. Negli ultimi 5, non mi ero reso conto di quanta scarsa efficacia avesse il rovescio incrociato di Jeremy Chardy. È sette volte più probabile che commetta un errore non forzato con questo colpo che produca un vincente o un errore forzato dell’avversario. In termini più concreti, sono 2 vincenti, 5 errori forzati dell’avversario e 43 errori non forzati di Chardy.

Rovescio lungolinea

La media per questo gruppo è di 1.17. È più difficile da colpire di un rovescio incrociato, ma è anche più inatteso. Va sottolineato che i dati a disposizione per questo colpo sono decisamente inferiori a quelli di altri colpi, quindi possono capitare risultati insoliti.

E infatti sono dei primi 5 strani. Ho tolto Marcel Granollers perché era nettamente sopra chiunque ma aveva solo una manciata di colpi tra cui scegliere. Kei Nishikori è diciassettesimo? Penso perché più sono i tentativi per lui, più aumentano gli errori (un po’ come le volée per Karlovic). Alexander Zverev è undicesimo.

Cosa ne è dei giocatori con il rovescio a una mano di cui ci piacciono i rovesci lungolinea? I vari Stanislas Wawrinka, Kohlschreiber, Grigor Dimitrov, Richard Gasquet? Sono rispettivamente 57esimo, 31esimo, 48esimo e 23esimo. Wawrinka e Dimitrov sono sotto la media. O il campione di dati è piccolo, o l’insieme di colpi nel database del Match Charting Project per questi giocatori non è rappresentativo. O ancora, ci ricordiamo solo dei rovesci lungolinea più spettacolari.

Rotazione sul dritto

L’ultima classifica riguarda in realtà dati provenienti da Hawk-Eye. Li avevo raccolti per l’articolo sulla somiglianza di stili senza poi usarli (almeno per il momento). Tralascio quella sul rovescio perché i dati sono poco affidabili e ingannevoli. Ho dovuto escludere anche alcuni giocatori di cui mi mancano completamente dati sulla rotazione sul dritto, perché non hanno giocato su campi coperti da Hawk-Eye, come Pablo Andujar, Dustin Brown, Pablo Cuevas, Lukas Rosol e Casper Ruud. La media per i restanti giocatori è di 2903 giri al minuto.

Mi sembrano posizioni ragionevoli. Spicca Basilashvili al secondo posto tra i primi 5. Come ho detto in precedenza, Basilashvili possiede anche la seconda velocità media più alta di dritto nei dati Hawk-Eye che possiedo. Avete un’idea di quale velocità di esecuzione del movimento e tempismo sono necessari per arrivare contestualmente al secondo posto per numero di giri impressi alla pallina e per velocità media del colpo? Si presume che rotazione e velocità lavorino contro!

Some Random Match Charting Project Leaderboards (ATP)

Anatomia della prova di forza al servizio di Alex de Minaur

di Jeff Sackmann // TennisAbstract

Pubblicato l’1 agosto 2019 – Traduzione di Edoardo Salvati

Il torneo di Atlanta è solitamente popolato da grandi giocatori al servizio. Tra il 2013 e il 2018, John Isner ha vinto cinque titoli in sei anni, fermato solo da Nick Kyrgios, naturalmente per mano di due tiebreak. Prima dell’avvento di Isner, l’ultimo vincitore è stato Andy Roddick. I campi in cemento sono veloci e il caldo spesso torrido, quelle condizioni che favoriscono una settimana di ace a profusione.

Anche il trionfatore del 2019 si è fatto strada con una prestazione sbalorditiva al servizio, vincendo quattro partite senza mai concedere una palla break e vincendo in ciascuna più del 90% di punti sulla prima. Sono numeri alla Isner che però non appartengono al gigante e nemmeno al suo erede designato, l’altro gigante Reilly Opelka. Il re del servizio quest’anno ad Atlanta è stato il “normalmente alto” (183 cm) lottatore australiano Alex de Minaur.

A differenza di molti dei colleghi, de Minaur non si guadagna da vivere con un servizio bomba. Nelle ultime 52 settimane, sia Inser che Opelka hanno servito ace per un quarto dei punti al servizio. Nello stesso periodo, per l’australiano la frequenza di ace non va oltre un magro 4.5%.

In finale contro Taylor Fritz (e se si esclude il ritiro di Bernard Tomic nei quarti di finale), de Minaur ha ottenuto il massimo in carriera sul circuito maggiore di 14.8%, ma non è riuscito a superare la doppia cifra nel secondo turno contro Bradley Klahn o in semifinale contro Opelka. È stata una dimostrazione del fatto che ci sono diversi modi di vincere punti al servizio senza necessariamente accumulare un ace dopo l’altro.

Primo strike

Il percorso più veloce per la vittoria senza servire ace è attraverso servizi vincenti. Il giocatore al servizio non ha lo stesso livello di controllo sulla frequenza di servizi vincenti rispetto a quello sugli ace. Molti dei servizi più efficaci però sono raggiungibili dal giocatore alla risposta — se non effettivamente rimettibili in campo — e quindi non vengono conteggiati nella colonna degli ace. È proprio in questa categoria che de Minaur ha dominato ad Atlanta.

Secondo le statistiche punto per punto della finale raccolte per il Match Charting Project, Fritz ha rimesso in gioco solo il 57% dei servizi di de Minaur. In più di 1300 partite sul cemento dal 2010 nel database, la media del circuito è del 70% di risposte in campo, e gli avversari di de Minaur tradizionalmente hanno fatto meglio. La frequenza del 43% di servizi vincenti per l’australiano è eccezionalmente alta, e raggiunge il 90esimo percentile del rendimento al servizio. Contro Opelka, de Minaur ha servito solo 5 ace su 93 punti al servizio, ma ben 38 non sono tornati indietro. Stiamo parlando di una frequenza di servizi vincenti del 46%, valida per il 94esimo percentile.

Secondo strike

Quando il servizio non ha funzionato a pieno regime, de Minaur ha ottenuto risultati ancora più importanti. Ad allenatori e commentatori piace parlare della strategia “più uno”, cioè quella di servire potente e trovarsi in posizione per un colpo aggressivo sulla risposta, qualsiasi essa sia. In questo l’australiano ha davvero raggiunto l’eccellenza durante la finale.

Oltre al 43% di servizi vincenti contro Fritz, un altro 26% dei punti al servizio è rientrato nella categoria “più uno”, vale a dire il primo colpo dopo la risposta dell’avversario che porta a un punto diretto. La media del circuito è del 15% e, anche in questo caso, de Minaur non è andato sempre così bene. In 15 partite del 2018 sul cemento di cui abbiamo dati punto per punto, la sua media è stata solo del 12.6%. Il 26% della finale lo pone nel 98esimo percentile tra le partite sul cemento del database del Match Charting Project. Delle 67 partite che hanno avuto una percentuale superiore al 26%, 15 sono state a opera di Roger Federer. La maggior parte dei giocatori non ha mai avuto una giornata così remunerativa nella categoria “più uno”.

Terzo strike

Anche i più forti al servizio si trovano, occasionalmente, di fronte a uno scambio lungo. Nel campione di partite considerate, nel 40% dei punti il giocatore alla risposta sopravvive alla tattica del “più uno” e riesce a mandare avanti lo scambio. Da quel momento c’è maggiore equilibrio, e chi è in risposta vince poco più della metà dei punti (in parte perché scambi da quattro colpi sono più frequenti di scambi da cinque colpi e così via, e perché, per definizione, lo scambio da quattro colpi è vinto dal giocatore alla risposta. Detto in altro modo, una volta esclusi gli scambi da massimo tre colpi, il campione propende in favore del giocatore al servizio, perché gli scambi da cinque colpi rappresentano un numero sproporzionato dei punti rimanenti).

Per come ha servito de Minaur, non si è trovato poi davanti a così tanti scambi lunghi. Il 22% dei punti sul suo servizio contro Fritz e il 29% contro Opelka hanno infatti raggiunto i quattro colpi. Di fronte al tipico giocatore monodimensionale dal servizio bomba, è questo il territorio per il giocatore alla risposta per pareggiare il punteggio. De Minaur è però più noto per i colpi a rimbalzo di quanto lo sia per il servizio. In finale, ha vinto il 58% di questa tipologia di punti, abbastanza per l’83esimo percentile del campione.

Il rendimento di de Minaur sugli scambi più lunghi non ha fatto grande differenza in finale, principalmente perché è stato così efficace nell’evitare che i punti si prolungassero. Aver vinto più della metà degli scambi da molti colpi è un richiamo al fatto che grandi prestazioni al servizio vanno oltre il servizio stesso. In giornata di grazia, anche un giocatore poco sopra ai 180 cm può ottenere dei numeri che lasciano a terra gli Isner e gli Opelka di turno. Non è sempre una questione di ace.

Anatomy of Alex de Minaur’s Serving Masterclass

Basta a Federer un rovescio tornato normale?

di Jeff Sackmann // TennisAbstract

Pubblicato il 14 luglio 2019 – Traduzione di Edoardo Salvati

Quando Roger Federer ha battuto di misura Rafael Nadal agli Australian Open 2017, ne ho attribuito la vittoria al suo rovescio. Rientrava da un infortunio che lo aveva tenuto lontano dall’attività professionistica per tutta la seconda parte del 2016 e aveva rafforzato il gioco in quel lato del campo, sviluppando la strategia da adottare contro il rivale di lungo corso. Da quella partita, Federer ha sconfitto Nadal altre cinque volte su sei, a indicazione che questa nuova e più affilata arma è rimasta parte integrante del suo tennis.

Dopo aver sconfitto Nadal nella semifinale di Wimbledon 2019, Federer sembra in splendida forma. A differenza però di due anni fa a Melbourne, la vittoria non è dipesa dal rovescio. Nella finale degli Australian Open, l’elegante rovescio a una mano di Federer aveva contribuito per 11 punti in più di una tipica partita, abbastanza per indirizzare il risultato a suo favore. A Wimbledon, il rovescio non ha fatto paura a Nadal, visto che ha dato a Federer solo un punto in più rispetto alla media. La vittoria è arrivata per Federer con un livello altissimo, ma non dal rovescio.

Il ritorno della Potenza del Rovescio

Questi numeri arrivano da una statistica che ho chiamato Potenza del Rovescio (Backhand Potency o BHP) e che utilizza i dati colpo per colpo del Match Charting Project per isolare l’effetto generato dal singolo colpo di un giocatore.

La formula è semplice e diretta: si somma un punto per un vincente o per un errore forzato dell’avversario, si sottrae un punto per un errore non forzato, si somma mezzo punto per un rovescio che ha portato a un vincente o a un errore dell’avversario nel colpo successivo, e si sottrae mezzo punto per un rovescio che ha portato a un vincente dell’avversario. Si divide il totale per il numero complessivo di rovesci, si moltiplica per 100* e il risultato misura l’effetto netto del rovescio di ciascun giocatore.

In media, un giocatore colpisce 100 rovesci per partita, quindi il passaggio finale della moltiplicazione per 100 fornisce un valore approssimativo a partita. Il BHP conferisce fino a 1.5 “punti” per punti giocati, visto che si sommano sia i vincenti sia i colpi che hanno portato a un vincente.

A quanti punti equivale?

Per tradurre il BHP in punti (o qualsiasi altro indice di potenza come quello del Dritto, Forehand Potency o FHP), si moltiplica perciò per due terzi. Nella finale del 2017, il rovescio di Federer ha raggiunto un BHP di +17, equivalente a circa 11 punti. Nella semifinale di Wimbledon, il BHP è stato solo di +1. Si può quantomeno dire che il rovescio non è stato un colpo debole, cioè quel tipo di commento che avremmo potuto fare quando Federer accumulava vittorie a dismisura nei primi quindici anni di carriera.

Il rendimento in semifinale non è stato un’eccezione. In un confronto anno su anno sulla base dei dati del Match Charting Project (che ammetto essere incompleti), il rovescio del 2019 somiglia molto da vicino a quello mostrato prima dell’infortunio del 2016.

Anni        BHP  
1998-2011   +0.1  
2012        +0.4  
2013        -1.8  
2014        -1.1  
2015        +1.3  
2016        -0.3  
2017        +3.5  
2018        +1.3  
2019        +0.8

Ci sono sempre delle giornate positive, come l’incredibile BHP di +16 contro Kei Nishikori nel quarto di finale a Wimbledon. Mettendo però insieme prestazioni impeccabili e passaggi a vuoto, avversari da cui subisce o che supera più facilmente, condizioni di gioco veloci e lente, il risultato che si ottiene è che con il rovescio Federer non riesce più a raccogliere punti come faceva due anni fa.

Il rovescio contro Djokovic

L’avversario di Federer in finale, Novak Djokovic, è ben noto per la compattezza dei colpi a rimbalzo. Come ha fatto Nadal per diversi anni, anche Djokovic è in grado di mettere a nudo il lato più debole del gioco da fondo di Federer. Ha vinto gli ultimi cinque scontri diretti e nove degli ultimi undici, nella maggior parte dei quali ha tenuto il rovescio di Federer a un BHP negativo.

Anno  Torneo                   Esito   BHP/100  
2018  Parigi Bercy             P       -11.0  
2018  Cincinnati               P       -11.0  
2016  Australian Open          P       -12.6  
2015  Finali di stagione (F)   P       -4.8  
2015  Finali di stagione (RR)  V       +0.7  
2015  US Open                  P       +0.8  
2015  Cincinnati               V       -2.2  
2015  Wimbledon                P       -13.4  
2015  Internazionali d'Italia  P       -12.2  
2015  Indian Wells             P       -5.0  
2015  Dubai                    V       -5.9  
…                                        
2014  Wimbledon                P       -3.1  
2012  Wimbledon                V       +9.6

Di 438 partite con dati punto per punto, il BHP di Federer è sceso sotto il -10 solo 27 volte. Di queste, in nove — e in due delle cinque dal rientro post infortunio di Federer nel 2017 — dall’altra parte della rete c’era Djokovic. Tra l’altro, Djokovic farebbe bene a guardarsi i filmati delle partite in cui Borna Coric ha demolito il rovescio di Federer, cioè le sue due prestazioni peggiori in termini di BHP dall’inizio del 2017 (-20 allo Shanghai Masters 2018 e -19 agli Internazionali d’Italia 2019).

Minimizzare i problemi

Forse è troppo chiedere a Federer di capire come battere Djokovic sul suo stesso terreno. La strategia migliore per lui è minimizzare i problemi attraverso una grande efficienza al servizio e un’esecuzione magistrale con il dritto. In carriera, la media di FHP per Federer è di +9, che però scende a solo +4 contro Djokovic. Nella finale del Cincinnati Masters 2018, Djokovic ha costretto Federer a un imbarazzante -13 di FHP, il peggiore di sempre. E non si è trattato di un caso isolato: quattro dei cinque valori più negativi di FHP nella singola partita sono arrivati per Federer contro Djokovic.

Se Federer vuole il nono titolo a Wimbledon, avrà bisogno di vincere molti punti almeno da un lato, vale a dire con il classico dritto o con il rovescio alla maniera della semifinale del 2012 proprio contro Djokovic. E se con uno riesce a sfondare, con l’altro deve comunque mantenere un livello di tutto rispetto. Nella semifinale contro Nadal il dritto è valso un FHP di +12. Contro un giocatore come Djokovic che difende ancora meglio sulle superfici veloci, Federer dovrà ottenere un risultato simile. Gli si chiede molto, ma del resto una cosa è certa: nessuno potrà lamentarsi che il 21esimo Slam è stato facile da vincere.

Come è andata la finale

Djokovic ha poi vinto la finale con il punteggio di 7-6(5), 1-6, 7-6(4), 4-6, 13-12(3). Come scrive lo stesso Sackmann su Game Theory, il blog dell’Economist, dopo quasi cinque ore di gioco e più di 400 punti, l’esito è stato deciso dall’equivalente nel tennis del lancio della moneta, cioè il tiebreak a sette punti.

Federer ha giocato meglio, servendo più ace, vincendo il 51.7% dei punti e facendo più break dell’avversario. Djokovic dal suo canto ha vinto cinque dei sei punti più importanti, fra tutti i due match point che Federer ha avuto sul servizio. Si è trattato di una partita lotteria, in cui un po’ di fortuna e nervi d’acciaio nei momenti cruciali hanno indirizzato il risultato. Federer non ha di certo tratto beneficio dagli undici errori non forzati commessi nei tre tiebreak, che hanno contribuito a un BHP di -0.8 e un FHP di +2.3, n.d.t.  

Will a Back-To-Normal Federer Backhand Be Good Enough?

Il problema è nella velocità della prima di Zverev?

di Chapel Heel // HiddenGameOfTennis

Pubblicato il 2 luglio 2019 – Traduzione di Edoardo Salvati

Dopo la sconfitta di Alexander Zverev al primo turno di Wimbledon, nello studio di ESPN c’è stato un lungo dibattito sui motivi della sua “crisi”, che ha visto protagonisti principalmente Patrick McEnroe e Brad Gilbert. Entrambi ritengono che abbia giocato troppo passivamente e dando troppa rotazione ai colpi. Gilbert ha anche aggiunto che ha visto Zverev in passato arrivare intorno ai 209 km/h (130 mph) sulla prima, senza però farlo a Wimbledon, e che avrebbe dovuto “lanciare la bomba” (“heater”, una palla veloce nel gergo del baseball) per raccogliere qualche punto facile in più.

Velocità della prima di servizio

Possiedo dati Hawk-Eye [1] al servizio per 33 partite di Zverev del periodo 2018-19. Di queste, sei si sono svolte sulla terra battuta (tutte nel 2019). Visto che la velocità al servizio è calcolata nell’istante in cui la pallina lascia la racchetta, ci sarebbe un’incidenza da parte della lentezza della superficie solo se Zverev stesso avesse deciso, come strategia di gioco, di servire più piano. Dando un occhio ai dati non sembra essere il caso, perché i valori in quei tornei sono in linea con quelli di altre partite. Ai fini dell’analisi quindi sono ricompresi nel campione.

La velocità media della prima di Zverev nelle 17 partite sempre con dati Hawk-Eye per il 2018 è di 210.3 km/h. Anche in questo sottoinsieme sono incluse le “velocità storiche”, che però non è chiaro cosa siano esattamente. Comunque, per il 2018 la velocità media storica per Zverev è di 201.4 km/h, forse un po’ bassa, ma è abbastanza irrilevante, perché si parla del periodo antecedente al 2018. La massima velocità è indicata a 228.8 km/h, ben sopra i 209 km/h di cui parlava Gilbert.

Per le 16 partite con dati Hawk-Eye giocate nel 2019, abbiamo una velocità media di 210.8 km/h, leggermente superiore al 2018, una “velocità storica” di 208.2 km/h e l’incredibile velocità massima di 231.7 km/h! I dati mostrano inoltre che è passato da 0.66 metri di superamento della rete nel 2018 a 0.75 metri nel 2019. Ancora più importante, nei dati Hawk-Eye del 2018 la media di prime senza risposta è del 37.1%, rispetto al 42.5% del 2019. Stando a questi dati, in realtà Zverev ottiene più punti facili sulla prima di quanto non facesse in passato. Non trovo quindi riprova del fatto che, nella stagione in corso, Zverev non stia “lanciando la bomba”.

Risultati dei punti al servizio

A beneficio del ragionamento, ipotizziamo che le 16 partite con dati Hawk-Eye del 2019 siano un sottoinsieme fortunato nel quale la velocità del servizio di Zverev non è diminuita, e se avessimo i dati completi riusciremmo a vedere quello che sostiene Gilbert. In altre parole, anche se Zverev avesse perso un po’ di velocità sulla prima di servizio, sarebbe un problema per lui?

La tabella riporta le statistiche di base delle partite di Zverev per ciascuna delle ultime quattro stagioni (ponderate per numero di game al servizio), esclusa la recente sconfitta a Wimbledon. Provate a dare uno sguardo qua e la finché non individuate un valore che è peggiorato in modo evidente. Non serve avere un occhio di lince.

IMMAGINE 1 – Statistiche di base delle partite di Zverev delle ultime quattro stagioni

La frequenza di doppi falli (calcolata come percentuale delle seconde servite) è più che raddoppiata, e Zverev perde 8.8% di punti in più sulla seconda di servizio. In otto partite del 2019 ha commesso un minimo di dieci doppi falli. Questo ha comportato una diminuzione dei punti vinti al servizio di circa il 2.5% rispetto ai numeri del 2017 e 2018 che, seppur sembri di poca entità, è una variazione notevole in un giocatore di vertice.

Acume tattico?

Contro il livello medio degli avversari del periodo dal 2016 al 2019, la percentuale di punti vinti al servizio del 2017 e 2018 dovrebbe consentire a Zverev di vincere il 76% delle partite secondo il modello di Markov (in realtà ne ha vinte il 74%). Per il 2019, dovrebbe vincere il 65% di partite (in realtà ne ha vinte il 63%). È una differenza importante.

Ha aumentato la percentuale di prime di servizio, che concorderebbe con un calo della velocità della prima, se così fosse stato. Questo però non ha avuto conseguenze sulla percentuale di punti vinti sulla prima. Se la velocità della prima fosse calata, sarebbe indicazione di un’intelligente e consapevole mossa tattica per servire più prime in campo riducendo la velocità, ma senza perdere di efficacia.

È esattamente il tipo di acume strategico che si vorrebbe vedere. Ma qui è ancora meglio. Se i dati sulla seconda di servizio sono identificativi della realtà, Zverev serve ora più seconde in campo senza aver ridotto la velocità.

Sulla seconda di servizio

No, è la seconda di servizio a rappresentare un problema. Quanto della diminuzione dell’8.8% nella percentuale di punti vinti sulla seconda è attribuibile all’aumento di doppi falli e quanto è invece attribuibile a difficoltà di altra natura sulla seconda? Dal 2016 al 2018, il 25.7% dei punti persi sulla seconda dipendevano dai doppi falli. Nel 2019, lo stesso numero è un incredibile 40%. Se si applica la media storica della frequenza di doppi falli alla stagione in corso, la percentuale di punti vinti sulla seconda sarebbe del 51.9%, cioè leggermente inferiore alla sua media storica. La percentuale complessiva di punti vinti al servizio sarebbe del 66.8%, cioè esattamente in media storica, perché serve più prime di servizio senza però perdere più punti sulla prima.

Riprendiamo al volo i dati Hawk-Eye, ora però per la seconda di servizio. Per il 2018, la velocità media della seconda di servizio è stata 166.2 km/h, contro una media storica di 162.8 km/h e uno 0.68 metri di superamento della rete. Per il 2019, la velocità media della seconda di servizio è di 166 km/h, la media storica è indicata a 164.8 km/h, con un superamento della rete di 0.72 metri. Nulla in questi dati ci dice cosa stia succedendo con la seconda di servizio. La velocità è all’incirca la stessa e il superamento della rete è migliore. Forse potremmo vedere qualcosa con più dati sulla profondità e sul piazzamento della seconda. La conclusione che posso trarre è che quando mette la seconda di servizio, i risultati sono altrettanto buoni di quanto accadeva in passato. Solo, non mette abbastanza seconde in campo.

La sconfitta contro Vesely a Wimbledon

È possibile che Zverev sia regredito sulla prima di servizio solo nella partita contro Jiri Vesely. Stando alle statistiche, Zverev ha servito con il 68% sulla prima (non un numero scandalosamente alto o basso per lui) e vinto il 74% dei punti, molto vicino alla media dal 2017 al 2019. Senza citare i 24 ace in soli 113 punti, un rapporto incredibile.

È interessante come anche in questa sconfitta i doppi falli non sono stati un problema. Ne ha serviti solo 4 su 36 seconde (cioè l’11%, in linea con la media dal 2017 al 2018), equivalenti solo al 20% dei punti persi sulla seconda di servizio. Potrebbe voler dire un aggiustamento della seconda di servizio per evitare il problema dei doppi falli in stagione, ed è quello che ha fatto, esponendosi però in questo modo all’assalto di Vesely contro seconde decisamente più deboli.

Andamento delle velocità nei set

I numeri di Infosys mostrano che il servizio più veloce ha raggiunto i 228 km/h, che vuol dire che quel giorno aveva velocità di braccio. La velocità media della prima però è stata solo di 205 km/h, un valore ben inferiore ai dati Hawk-Eye, con una media sulla seconda di 165 km/h, abbastanza in linea con il suo solito. Stiamo parlando della partita completa. Queste sono invece le medie della prima per ciascun set: 206, 209, 200, 205. E per la seconda: 164, 168, 169, 158.

Bisogna essere cauti, perché non sono sicuro che le telecamere che rilevano la velocità siano tarate allo stesso modo per ogni torneo. Ipotizzando che lo siano, sembra che la velocità della prima di Zverev non fosse in linea con la media, specialmente nel terzo set, perché 10 km/h in meno di media è una preoccupazione non da poco.

E guardiamo alla seconda nel quarto set…8 km/h in meno di media è un autostrada per la discesa agli inferi. Potrebbe andare a supporto dell’esitazione di Zverev nel cercare di non commettere doppi falli e servire una manciata di palle su cui Vesely ha avuto vita facile.

Selettività recente

Sembra quindi che le considerazioni di Gilbert abbiano un senso, almeno rispetto alla partita contro Vesely. C’è stata una chiara diminuzione della velocità della prima di servizio rispetto alla norma, che è indicazione di mancanza di aggressività, a meno di affaticamento o infortuni. Concentrandosi però solo sulla velocità della prima di servizio si viene depistati per un paio di ragioni.

Primo, è un errore estrapolare la velocità al fine di giustificare altre difficoltà che Zverev potrebbe aver avuto in stagione. Non vedo prove che la velocità della prima è inferiore o meno efficace degli ultimi anni. Può configurarsi un caso di “selettività recente”, per cui si tende a pensare che quanto appena visto sia rappresentativo di un fenomeno di maggiori dimensioni.

Secondo, anche se la velocità sulla prima di servizio è stata più bassa nella sconfitta contro Vesely, non è un elemento rilevante. Zverev ha vinto lo stesso numero di punti sulla prima di servizio del suo solito, e con una buona percentuale di prime. Il problema è stato sulla seconda, come nel resto della stagione, questa volta però senza l’aggiunta dei doppi falli. Evitando di ricadere in questa recente problematica, sembra proprio che si sia tuffato in un’altra.

Per sua stessa ammissione, Zverev è una fase in cui non ha fiducia nelle sue capacità, trovandosi anche ad affrontare situazioni di vita personale non facili. Chiunque giochi a tennis sa che i doppi falli — o, in alternativa, venire demoliti sulla seconda — sono una delle occorrenze più demoralizzanti che possano accadere in una partita. A pensarci bene, anche questa è una forma di selettività recente.

Note:

[1] Sono statistiche che si potrebbero definire del “dietro le quinte”, chiamate anche second screen, o seconda schermata, dall’ATP. La prima schermata di statistiche è quella che normalmente si vede alla fine di un set o della partita (punti vinti al servizio, errori non forzati, vincenti, etc). La seconda si avrebbe se si potesse girare schermata dopo la prima, per vedere l’altezza di superamento della rete, la velocità al servizio, i giri al minuto della pallina, etc.

Is the Speed of Alexander Zverev’s First Serve the Problem?

Il gioco a rete è diminuito, ma la ragione è un’altra

di Jeff Sackmann // TennisAbstract

Pubblicato l’1 luglio 2019 – Traduzione di Edoardo Salvati

Wimbledon è iniziato, e ci spetta la solita giostra di considerazioni giornalistiche sul crollo del gioco a rete, specialmente del servizio e volée. La settimana scorsa il New York Times ha pubblicato un articolo di Joel Drucker sul tema, in cui si elencavano numerose ragioni alla base dell’evoluzione dello stile. Sono giustamente citate la componente tecnologia delle racchette e delle corde e le modifiche dell’All England Club al manto erboso.

La prima causa di cambiamento individuata da Drucker però è relativa all’ascesa del rovescio a due mani e, per estensione, alla minaccia derivante da giocatori solidi da entrambi i lati:

Nel maggio del 1999, 43 dei primi 100 giocatori del mondo avevano il rovescio a una mano. A giugno 2019, ce n’erano 15. Secondo Mark Kovacs, specialista in scienza dello sport e allenatore di tennis, la maggior parte dei giocatori in passato aveva un lato debole, solitamente il rovescio. L’avvento del rovescio a due mani ha completamente cambiato lo scenario, non c’è più un’apertura da poter sfruttare.

Sono più attratto dalla considerazione relativa al lato debole che dalla superiorità del rovescio a due mani rispetto a quello a una mano. Molti dei giocatori che ancora usano il rovescio a una mano, come ad esempio Stanislas Wawrinka, trasalirebbero all’affermazione che quel particolare loro colpo è debole. In termini di efficacia, l’attuale rovescio a una mano ha probabilmente più somiglianza con il rovescio a due mani di un tempo che con uno interamente di taglio e pura difesa in voga tra tanti negli anni ’70 e ’80.

Da entrambi i lati, ora

Si può approfondire il tema del lato debole reinterpretandolo sotto forma di domanda: per i giocatori contemporanei, la differenza di efficacia tra il dritto e il rovescio è diminuita rispetto al passato? Per arrivare a una risposta, serve una definizione concreta di “efficacia”. Chi mi segue da tempo forse ricorda una mia statistica che ho chiamato Potenza, intesa sia come Potenza del Rovescio (BHP) che Potenza del Dritto (FHP). Si calcola facilmente come segue, grazie a dati punto per punto del Match Charting Project:

ll BHP approssima il numero dei punti il cui risultato è influenzato dal rovescio: si somma un punto per un vincente o per un errore forzato dell’avversario, si sottrae un punto per un errore non forzato, si somma mezzo punto per un rovescio che ha portato a un vincente o a un errore dell’avversario nel colpo successivo, e si sottrae mezzo punto per un rovescio che ha portato a un vincente dell’avversario.

La stessa procedura si applica per calcolare Potenza del Dritto e del Rovescio Tagliato (SLP). La ponderazione di +1 per alcuni colpi, di +0.5 per altri, e così via, non è precisa. Ma i risultati in genere vanno d’accordo con l’intuizione. In oltre 3000 partite di singolare maschile a disposizione, in media i risultati di un giocatore per partita sono i seguenti:

  • Potenza del dritto (FHP): +6.5
  • Potenza del rovescio (BHP): +0.8
  • Potenza del rovescio tagliato (SLP): -1.3
  • Potenza dal lato del rovescio (BSP): -0.5

Le prime tre statistiche isolano colpi specifici, mentre l’ultima mette insieme piatto, con rotazione e tagliato per ottenere un solo valore dal lato del rovescio. Tutte escludono i colpi a rete e, siccome i dritti tagliati sono abbastanza rari, ho evitato di includerli.

Il dritto regna sovrano

Sono numeri che non dovrebbero sorprendere. In media, un giocatore del circuito maggiore ha un dritto più forte del rovescio, a prescindere dal numero di mani con cui colpisce quest’ultimo. Novak Djokovic possiede uno dei rovesci migliori della storia, ma il divario tra il BHP e il BSP e più ampio della media: +11.3 a partita per il dritto e +2.5 a partita per il rovescio, con una differenza di 8.8. Anche un maestro del rovescio raccoglie comunque di più con il dritto.

Nel database del Match Charting Project ci sono almeno tre partite con dati punto per punto di 299 giocatori appartenenti a diverse generazioni, da Vitas Gerulaitis a Jannik Sinner.

Di questi, solo 30, cioè circa uno su dieci, ottengono più punti con il rovescio che con il dritto, e per metà di loro la differenza è inferiore al singolo punto. È una minoranza eterogenea, in cui troviamo Pat Cash, Jimmy ConnorsGuillermo CoriaErnests GulbisDaniil MedvedevBenoit Paire, che però non fornisce materiale significativo a dirimere la questione.

Hewitt come spartiacque?

Chi sostiene la tesi del lato debole spesso indica nell’arrivo sulla scena di Lleyton Hewitt lo spartiacque tra l’era della fattibilità del gioco a rete e quella dell’approccio a proprio rischio e pericolo.

Altri fanno riferimento ad Andre Agassi. Si trova che sono sorprendentemente nella media. Nel Match Charting Project ci sono moltissimi dati per entrambi. Il dritto di Hewitt valeva +10.0 a partita, mentre rovescio e tagliato insieme +2.9. È una differenza di 7.1, leggermente superiore alla media, ma meno di quella di Djokovic. Il FHP di Agassi valeva +13.0 a partita, contro un BSP di +6.8, per una differenza di 6.2, ancora più vicina alla media di quanto visto per Hewitt.

Ironicamente, è un divario quasi identico a quello di Pete Sampras, i cui FHP di +6.3 e BSP di -0.1 generavano la stessa differenza, anche se i suoi colpi a rimbalzo erano decisamente meno efficaci.

Un confronto tra epoche

Non possiamo rispondere a una domanda generale sull’andamento di una variabile nel corso del tempo con il semplice calcolo della potenza dei colpi per singoli giocatori, a prescindere dalla loro rilevanza nella storia dello sport. Dobbiamo invece analizzare l’intera popolazione. Una premessa: il Match Charting Project è pesantemente sbilanciato a favore dei giocatori odierni.

Nel campione considerato, solo 40 hanno una carriera che si è svolta interamente o per una buona parte nel ventesimo secolo. Altri 30 hanno giocato principalmente nei primi dieci anni dal 2000. Le medie citate in precedenza quindi subiscono la prevalenza dei risultati a partire dal 2010.

Detto questo, i 70 giocatori più vecchi del campione sono anche i più rilevanti, cioè quelli che hanno disputato più finali e semifinali Slam, nonché finali dei Master. In caso di una tendenza consolidata nel corso dei decenni, sono questi i giocatori che dovrebbero aiutarci a farla emergere.

Estrema somiglianza

In realtà, i giocatori di un tempo del campione sono molto simili ai contemporanei. Ho classificato i 299 giocatori in funzione della differenza assoluta tra il FHP e il BSP, con il giocatore più bilanciato al numero 1 e con quello meno bilanciato al numero 299. Ho considerato due sottogruppi all’interno del campione: i 52 giocatori più vecchi, per molti dei quali la carriera era in fase calante all’arrivo di Hewitt e i 78 con le partite più recenti.

Più vecchi — classifica media 143, media (FHP – BSP): 5.7
Più recenti — classifica media 155, media (FHP – BSP): 6.5

Non sono numeri che indicano la presenza di un lato debole che adesso non c’è più. In realtà, non riflettono alcuna dinamica. La differenza tra l’efficacia del dritto e l’efficacia dal lato del rovescio si è a malapena spostata nel corso di molti decenni.

Come ulteriore prova, la tabella elenca, all’incirca in ordine cronologico, una selezione di giocatori che sono ben rappresentati nel database del Match Charting Project, ma anche degni esponenti delle rispettive epoche. Ogni valore di potenza del colpo è su base di singola partita, e la colonna finale (“Diff”) indica la differenza tra FHP e BSP, cioè appunto il divario tra il dritto e il lato del rovescio per ciascun giocatore.

Giocatore    FHP    BHP   SLP   BSP  Diff  
Borg         12.9  11.5  -0.5  11.0   2.0  
Connors      6.5    9.1  -0.3   8.9  -2.4  
McEnroe      2.0   -0.4  -2.1  -2.4   4.4  
Wilander     7.2    6.8  -0.5   6.3   0.9  
Lendl        10.3   4.0   0.6   4.6   5.7  
Edberg       1.9    1.8  -1.1   0.7   1.1  
Becker       5.9    2.1  -1.5   0.7   5.2  
Courier      13.3   4.2  -0.3   3.9   9.4  
Stich        2.0    2.0  -3.4  -1.4   3.4  
Chang        9.7    5.0  -0.6   4.4   5.3  
                                                  
Giocatore    FHP    BHP   SLP   BSP  Diff  
Muster       18.4   2.2  -1.1   1.1  17.3  
Sampras      6.3    0.7  -0.7  -0.1   6.4  
Agassi       13.0   7.2  -0.5   6.8   6.3  
Rafter       3.5    0.5  -1.6  -1.1   4.6  
Moya         9.8   -0.9  -1.4  -2.3  12.1  
Hewitt       10.0   3.5  -0.6   2.9   7.1  
Coria        4.7    6.3  -1.2   5.2  -0.5  
Nalbandian   8.8    5.6  -1.7   3.9   4.9  
Davydenko    7.2    4.4  -1.2   3.2   4.0  
Federer      10.0   0.2  -0.4  -0.3  10.2  
                                                  
Giocatore    FHP    BHP   SLP   BSP  Diff  
Nadal        15.3   2.6  -1.0   1.6  13.7  
Murray       7.2    2.9  -1.8   1.1   6.1  
Djokovic     11.3   3.4  -0.8   2.5   8.8  
Gasquet      1.9    1.4  -1.4   0.0   1.9  
Wawrinka     6.2    0.5  -1.7  -1.2   7.3  
Nishikori    5.4    3.8  -1.1   2.7   2.8  
Thiem        9.3   -0.1  -1.6  -1.7  11.0  
Zverev       3.6    4.2  -1.1   3.0   0.6  
Tsitsipas    8.3   -0.9  -2.2  -3.0  11.4  
Medvedev     1.6    3.3  -1.4   1.9  -0.3

Non più deboli, ma deboli

L’ipotesi del lato debole, per cui era più facile andare a rete con un colpo di avvicinamento direzionato verso il lato meno pericoloso dell’avversario, è quindi messa in serio dubbio dai risultati dell’analisi. Quello che probabilmente è accaduto invece è che il giocatore medio si è rafforzato da entrambi i lati. Di conseguenza, il lato debole non era più traballante a sufficienza da rendere la discesa a rete una strategia remunerativa. Anche giocatori con rovesci più deboli della media sono ora capaci di forzare robusti passanti con rotazione. Fondamentalmente, si torna al ruolo della tecnologia nelle racchette e nelle corde, che mi sembra essere la spiegazione più sensata.

Il drastico cambiamento subito dal tennis negli ultimi venti o più anni è fuori discussione. Le spiegazioni classiche a quel tipo di dinamiche non reggono però l’indagine minuziosa. In questo caso, se è vero che in singolare le volée sono ormai un retaggio del passato, i colpi a rimbalzo sono solo migliorati, da entrambi i lati.

Net Play Has Declined, But This Isn’t Why

Gli scambi si allungano con l’avanzare della partita?

di Jeff Sackmann // TennisAbstract

Pubblicato il 14 febbraio 2019 – Traduzione di Edoardo Salvati

Nel secondo turno del New York Open 2019, Paolo Lorenzi ha lottato per tre set prima di vincere contro Ryan Harrison. È stato un risultato degno di nota per diverse ragioni, a partire dal fatto che raramente Lorenzi decide di giocare sul cemento quando ci sono altre possibilità a disposizione.

A 37 anni, Lorenzi è tra i molti giocatori che piegano a proprio favore la curva d’invecchiamento del tennis contemporaneo. Si è anche garantito di giocare almeno un quarto di finale del circuito maggiore per l’ottavo anno di fila, nonostante il primo sia arrivato alla soglia degli trent’anni. Il modo in cui ha vinto ricalca l’unicità del suo percorso di carriera.

Questa è la lunghezza media dello scambio in ciascun set.

Set  Scambio medio   
1 3.2
2 4.0
3 4.9

Probabilmente non avete bisogno di me per capire quale sia il set vinto da Harrison. Il primo set è stato dominato dal servizio, come tipicamente accade per i tornei indoor americani sul cemento. Con l’avanzare della partita, i punti si sono avvicinati allo scambio da terra battuta che Lorenzi senza dubbio privilegia.

Fare della teoria

Pur in forma estrema, la partita tra Lorenzi e Harrison presenta i canoni di quella che ritengo sia la saggezza popolare tennistica. Nel corso di una partita, un giocatore migliora nella lettura del gioco dell’avversario, riducendo il numero dei servizi senza risposta e aumentando la probabilità che ogni punto diventi uno scambio prolungato. Almeno, questa è la teoria. Esistono fattori di mitigazione, come la fatica, che va in direzione opposta, ma possiamo generalmente aspettarci degli scambi più lunghi.

La partita in questione però non ha seguito esattamente il copione. Gli scambi possono essersi allungati perché entrambi hanno iniziato a prevedere i colpi dell’avversario, ma gli ace – che Harrison ha colpito tra il 18% e il 21% a set – o la categoria ancora più ampia dei servizi senza risposta non ne danno segno evidente.

Set  Punti  Serv no risp   
1 47 42.6%
2 65 32.3%
3 73 37.0%

Se la lettura del servizio può spiegare l’aumento della lunghezza dello scambio tra il primo e il secondo set, agisce nell’altro verso tra il secondo e il terzo set. È senza dubbio un campione ridotto e non si devono considerare solo i servizi senza risposta. Ci sono però segnali che alla teoria iniziale manca qualcosa.

Servono più partite

Per quanto interessante sia il caso di Lorenzi, servono più giocatori e più dati per capire più approfonditamente le dinamiche delle risposte al servizio e della lunghezza dello scambio nello svolgimento della partita. Iniziamo dalle partite del tabellone principale del singolare maschile degli Australian Open 2019. Non solo è un campione di partite numeroso, ma sono al meglio dei cinque set, dando quindi l’opportunità di un’analisi su molti set per singola partita.

Per ogni set di ciascuna partita, ho calcolato la lunghezza media dello scambio e la frequenza di servizi senza risposta, per poi fare un confronto tra set in funzione della durata della partita. Ad esempio, tra Lorenzi e Harrison la lunghezza dello scambio è aumentata del 25% dal primo al secondo set. Poi, per ciascun set, ho messo insieme tutte le partite sufficientemente lunghe per vedere con quale percentuale il circuito, in aggregato, cambia da un set all’altro.

Risultati divergenti

Sono risultati che si fanno notare decisamente meno di quelli nella partita di Lorenzi. Le colonne “Scambio medio” e “ Serv no risp” della tabella mostrano il cambiamento in forma di rapporto: se la frequenza di riferimento nel primo set è 1.0, la lunghezza dello scambio nel secondo set aumenta dello 0.8% e il numero dei servizi senza risposta sale del 2.4%. Ho inserito anche colonne di esempio, con lunghezze e frequenze di servizi senza risposta realistiche per ciascun set sulla base di medie del torneo di 3.2 colpi per scambio e del 34% di servizi senza risposta.

Set  Scambio medio  Es Scambio  Serv no risp  Es Serv no risp   
1 1 3.20 1 34.0%
2 1.008 3.23 1.024 34.8%
3 1.019 3.26 1.033 35.1%
4 0.987 3.16 1.155 39.3%
5 1.021 3.27 1.144 38.9%

Le differenze tra set in termini di lunghezza dello scambio solo a malapena possono chiamarsi tali. La variazione nella frequenza di servizi senza risposta invece è molto più evidente, considerando anche che è di segno opposto a quanto ci si aspettasse (si può pensare che l’effetto sia generato artificiosamente dai dati a disposizione, per cui i giocatori che arrivano al quarto e quinto set sono i grandi servitori. Potrebbe essere così, ma non è quello che si verifica. Il confronto infatti è tra statistiche di un set e del precedente all’interno della stessa partita, seguito da una media della variazione set su set, ponderata per il numero di punti nei set. Un quinto set di John Isner quindi è messo a confronto solo con un quarto set di Isner).

Forse la fatica – o una conservazione strategica dell’energia – gioca un ruolo maggiore di quanto pensassi, o forse ancora i giocatori al servizio riescono a leggere con più facilità l’avversario che non il contrario.

Arriva in soccorso il circuito femminile

Per le donne, i risultati sono completamente differenti. La tabella riepiloga gli stessi dati per le 127 partite del tabellone principale di singolare degli Australian Open 2019.

Set  Scambio medio  Es Scambio  Serv no risp  Es Serv no risp   
1 1 3.40 1 27.0%
2 1.035 3.52 0.974 26.3%
3 1.103 3.75 0.915 24.7%

Seppur non accentuata come nella partita tra Lorenzi e Harrison, la dinamica è più marcata rispetto gli uomini. Il numero dei servizi senza risposta diminuisce considerevolmente, e la lunghezza dello scambio aumenta in modo da poter essere notata da uno spettatore concentrato sulla partita.

Sono due parametri collegati, cioè in presenza di meno servizi senza risposta ci sono più colpi per punto, anche solo tenendo conto del secondo colpo. Oltre a questo, ci sono più opportunità per scambi più lunghi. In ogni caso, l’andamento set su set per le donne è più vicino alla teoria iniziale di quanto non lo sia per gli uomini.

Come per qualsiasi statistica aggregata, mi aspetto che ci sia abbondanza di variazione da un giocatore all’altro. Giocatori che sono molto forti nei terzi set riescono davvero a rispondere a più servizi o, come dimostrato da Lorenzi, modificano la strategia a favore di uno stile di gioco con cui hanno più familiarità. Un’analisi di queste tipologie di numeri per singoli giocatori è la naturale evoluzione del discorso, ma dovrà aspettare un’altra volta.

Do Rallies Get Longer as Matches Progress?