La crescita da professioniste delle vincitrici di Slam juniores

di Chapel Heel // HiddenGameOfTennis

Pubblicato il 21 aprile 2019 – Traduzione di Edoardo Salvati

In un precedente articolo, ho affrontato la durata della crescita dei vincitori di prove Slam juniores una volta passati al professionismo. È il momento delle vincitrici, in particolare di tutte quelle che dal 1990 hanno vinto almeno uno Slam juniores, e del loro avanzamento nel raggiungere determinati traguardi da professioniste. Si tratta di 99 giocatrici in 117 prove di Slam juniores.

Vinco ora, vinco anche dopo

La semplice tabella che segue mostra l’età media della vincitrice juniores per i quattro tornei, il numero di tornei di singolare vinti sul circuito maggiore, i Premier vinti, gli Slam vinti (al momento) e la mediana dei guadagni in carriera (compreso il doppio, i Challenger, etc).

I guadagni in carriera tengono conto dell’inflazione. Mi interessava solo un’approssimazione, quindi ho usato l’indice dei prezzi al consumo deli Stati Uniti, anche se la maggior parte delle giocatrici non è americana. Inoltre, per evitare eccessive complicazioni, ho rapportato i valori all’anno a metà della carriera di una giocatrice (ad esempio, ai fini dell’analisi Victoria Azarenka ha giocato dal 2003 al 2019 e l’indice dei prezzi al consumo è quello del 2011). Ho preso la mediana perché la media avrebbe confuso le idee: in particolare Azarenka, Martina Hingis e Agnieszka Radwanska hanno vinto molti più premi partita e tornei delle altre vincitrici juniores.

Da ultimo, il numero in fondo alla colonna “Mediana $$” rappresenta la mediana dei guadagni di tutti le giocatrici nei quattro Slam juniores, avendo tolto le vincitrici multiple, vale a dire che non è la media o la mediana delle mediane nella colonna. Lo stesso è per il corrispettivo valore nella colonna “Mediana Classifica Massima”. Inoltre, come ho spiegato in un altro articolo, è molto difficile stabilire quale torneo possa rientrare nella categoria Premier di quelli precedenti alla ridefinizione (relativamente recente) della struttura dei tornei della WTA.

Numeri migliori degli uomini

Vale la pena sottolineare che l’età media delle vincitrici è di ben un anno inferiore a quella dei vincitori. Complessivamente, le vincitrici hanno anche medie e mediane migliori dei vincitori, con 121 titoli in più vinti, 8 Slam in più, circa un milione di dollari in più in guadagni mediani e una mediana della classifica massima migliore di 24 posizioni rispetto ai vincitori di Slam juniores.

In aggregato, si potrebbe pensare che la vincitrice di uno Slam juniores vincerà poi 6 o 7 tornei sul circuito maggiore (655 diviso 99), con un 50% di probabilità di vincere un evento Premier. Così non è naturalmente. Hingis, Justine Henin e Lindsay Davenport hanno vinto 141 di quei 655 titoli, quasi la metà dei Premier e quasi la metà degli Slam. Tuttavia, a differenza dei vincitori in cui meno della metà ha vinto anche un solo torneo del circuito maggiore, tra le vincitrici il 60% ha vinto un torneo WTA.

Sapere quando ritirarsi

La mediana dei guadagni di circa 2.2 milioni di dollari è molto più alta di quanto visto per i vincitori juniores i quali hanno una carriera tra i professionisti di circa dieci anni dalla vittoria dello Slam, riuscendo a malapena a vivere dei premi partita, visti gli ingenti costi annuali. Dopo aver escluso i guadagni estremi di Federer, Murray, Wawrinka, Marin Cilic e Andy Roddick, e calcolato la media e la deviazione standard dei guadagni in carriera dei rimanenti giocatori, un campione di Slam juniores ha una probabilità del 24% di guadagnare non più di 250.000 dollari in carriera…prima delle spese.

Replicare la stessa metodologia in campo femminile è marcatamente più complesso. In primo luogo, i casi estremi sono molto rari. Più di una dozzina delle 99 vincitrici del campione considerato hanno guadagnato 15 milioni di dollari (tenendo conto dell’inflazione). Altrettanto importante, le vincitrici sanno quando è arrivato il momento di ritirarsi. Dei vincitori e vincitrici juniores che non sono più in attività, l’età media a cui le vincitrici si sono ritirate è di quattro interi anni più bassa di quella dei vincitori.

Risalire la classifica

La tabella che segue mostra la percentuale di giocatrici che raggiungono determinati traguardi una volta diventate professioniste. Le prime colonne si riferiscono a traguardi in termini di classifica, le ultime due a titoli sul circuito maggiore e Slam.

Ci sono 50 percentuali e, nel confronto con la versione maschile, le vincitrici ottengono un record di 47-1-2 (vittorie, pareggi, sconfitte). Il vincitore degli US Open juniores ha il 10% di probabilità di arrivare al numero 1 della classifica, contro il 6.7% delle vincitrici, ma è di poca importanza. Si parla infatti di tre juniores uomini contro due donne. Le due percentuali di pareggio si riferiscono al raggiungimento del numero 1 e alla vittoria di uno Slam dopo aver vinto gli Australian Open juniores, entrambe prive di importanza.

Sembra quindi che, rispetto ai vincitori, una campionessa Slam juniores abbia molte più probabilità di una solida carriera. Tralasciando le categorie con campioni ridotti (in particolare il numero 1 e le vittorie negli Slam), le vincitrici hanno il 50% di probabilità in più dei vincitori di entrare tra le prime 50 e tra le prime 20, e il 33% in più di vincere un torneo di singolare del circuito maggiore. Vale la pena riflettere su questi numeri. Se la tendenza storica si mantiene tale, la vincitrice di una prova Slam juniores ha circa il 50% di probabilità di entrare tra le prime 20, più di una probabilità su quattro di entrare tra le prime 10 e quasi una su cinque tra le prime 5. Se ne deduce quindi che la ricerca di una futura promessa tra le vincitrici di Slam juniores è più redditizia che tra i vincitori.

Appunti relativi allo specifico torneo

Delle brevi considerazioni a margine.

Australian Open

Come per i vincitori, le vincitrici di Australian Open juniores ottengono meno successo delle vincitrici degli altri tre Slam juniores

Roland Garros

Nessun vincitore del Roland Garros juniores dal 1990 al 2018 è arrivato al numero 1 della classifica mondiale. Per contro, ci sono più vincitrici del Roland Garros juniores che hanno raggiunto il numero 1 – ben 5 – di qualsiasi degli altri Slam juniores. La mediana del picco massimo di classifica delle vincitrici del Roland Garros juniores è di 14!

Halep

Tra le campionesse juniores dal 2007 (in qualsiasi dei quattro tornei), Halep è l’unica vincitrice di uno Slam da professionista

Vincitrici multiple

Ci sono 15 vincitrici multiple di Slam juniores.

Al pari dei vincitori, anche le vincitrici juniores hanno raggiunto buoni risultati. La mediana dei guadagni è notevolmente più bassa di quella maschile, in parte dovuta alla disparità di premi partita. La mediana di classifica massima dei vincitori è di quattro posizioni peggiore rispetto a quella delle vincitrici. Le vincitrici multiple hanno 47 titoli in più e 8 Slam in più rispetto ai vincitori. Come per i vincitori, i guadagni includono anche i premi del doppio, ma non le altre colonne.

Vincere tre volte è meglio di due? Con soli due vincitori di tre Slam a testa, Gael Monfils (ottima carriera) e Daniel Elsner (di cui non avevo mai sentito parlare), non si sono potute trarre grandi conclusioni. Tra le donne, abbiamo Magdalena Maleeva (ottima carriera), Hingis (nella Hall of Fame) e Anastasia Pavlyuchenkova (ottima carriera).

Durata della crescita

Siamo in grado di calcolare la probabilità con cui le vincitrici di Slam juniores raggiungono determinati traguardi da professioniste, ma non la velocità con cui lo fanno (se mai ci riescono). Ho misurato il tempo trascorso in mesi (arrotondato) tra la data della vittoria di uno Slam juniores per una giocatrice e il raggiungimento di quei traguardi. Il grafico dell’immagine 1 mostra le curve per ciascun torneo con il numero di mesi sull’asse delle ordinate.

IMMAGINE 1 – Durata della crescita (in mesi)

Un numero importante di campionesse juniores erano già tra le prime 200 al momento della vittoria di uno Slam juniores. Inoltre, Angelique Widjaja ha vinto il titolo al Roland Garros con una classifica tra le prime 125 e avendo già un trofeo sul circuito maggiore!

Minore variazione ma più tempo per entrare nelle prime 20

Si assiste anche a una variazione minore tra gli Slam juniores femminili rispetto a quelli maschili: le quattro curve del grafico seguono un andamento ragionevolmente simile. Le curve dei vincitori erano anche più piatte, con una progressione più stabile verso il vertice. Le vincitrici invece passano più velocemente da un livello al successivo, fino alle prime 50. Per passare però poi alle prime 20, la fase di attesa è più lunga di quanto si verifica tra i vincitori, da cui l’andamento più verticale delle curve per quella sezione del grafico.

In media, servono due anni e tre mesi dalle prime 50 alle prime 20, cioè quasi un anno di più dei vincitori che sono arrivati fino a quelle posizioni. D’altro canto, le vincitrici raggiungono il primo titolo quasi otto mesi prima e chi riesce ad arrivare nelle prime 5 lo fa in media 18 mesi prima dei vincitori di Slam juniores.

Aggregando i dati dei quattro Slam juniores femminili per ognuno dei traguardi citati, oltre al primo “vero” Slam raggiunto, otteniamo il grafico a scatola dell’immagine 2. L’asse delle ordinate riporta il numero di mesi. Il colore verde rappresenta il terzo quartile e il blu il secondo quartile. Visto che è preferibile una crescita più rapida, le scatole blu sono migliori delle verdi. I cerchi dal contorno blu indicano i valori estremi. Ad esempio, sono servite 107 settimane a Kristina Kucova per entrare tra le prime 10 dopo aver vinto gli US Open juniores 2007, cioè una durata nettamente fuori media (che per gli US Open è di circa 22 mesi).

IMMAGINE 2 – Finestre di crescita

Chi è indietro?

Grazie a queste finestre temporali, possiamo vedere quali tra le recenti vincitrici di Slam juniores sono ancora in corsa per raggiungere determinati traguardi. Allo scopo, utilizzo finestre aggregate dal grafico a scatola e non quelle di crescita specifiche per torneo. Non mi spingo più in la dei primi 10 anche per le vincitrici – perché da quel punto il campione di dati inizia a frammentarsi – e il primo titolo. Questo significa che sono rilevanti solo le vincitrici dal 2012, rispetto al 2013 per i vincitori, visto il periodo di crescita più lungo necessario a entrare tra le prime 20.

Se una giocatrice ha già raggiunto il traguardo, scrivo il numero di mesi nella cella. Ma se è in ritardo (cioè fuori dal vertice del terzo quartile), lo sfondo è rosso con il carattere in bianco. Dato che, ovviamente, è meglio avere una crescita più rapida, utilizzo il carattere in blu se si è sotto la mediana – cioè la giocatrice ha ancora molto tempo – e uno sfondo verde se si è nel terzo quartile, cioè se il tempo a disposizione è sempre meno ma ancora non in modo irrecuperabile. Lo sfondo è rosso se la giocatrice ha mancato il terzo quartile.

Riepilogando, se c’è solo il numero nella cella, la giocatrice è in posizione ottimale. I numeri bianchi su sfondo rosso indicano un passaggio intermedio di crescita più lenta del normale. Le celle blu vanno bene, le verdi non sono granché e quelle rosse senza numeri vanno male.

IMMAGINE 3 – Tabella riepilogativa della crescita delle vincitrici di Slam juniores con codifica tramite colori

Un’attesa più lunga per entrare nelle prime 200

Per via della più lunga durata di crescita per entrare nelle prime 20 e andare oltre, ci sono molte più celle blu nella metà destra della tabella, se paragonata a quella dei vincitori. È anche interessante il numero di traguardi raggiunti ma con ritardo sulla progressione attesa (i numeri bianchi su sfondo rosso). Siamo principalmente nella fase tra le prime 200 e le prime 125, e credo dipenda dal fenomeno già citato, per cui alcune giocatrici erano nelle prime 200 e prime 125 quando hanno vinto lo Slam juniores.

Sebbene delle giocatrici nella tabella solo Annika Beck e Amanda Anisimova siano esempio di questo aspetto, la media di tutte le vincitrici juniores include 17 giocatrici che erano già nelle prime 200 alla loro vittoria, riducendo la durata della crescita. È per questo che non darei troppo peso agli undici mesi attesi di crescita per entrare nelle prime 200. Più probabilmente siamo in presenza di un tempo doppio, considerando la quantità di numeri bianchi su sfondo rosso per quella colonna.

Alcune considerazioni su giocatrici singole o gruppi di giocatrici.

Townsend

Anche se sempre un po’ tardi sulla progressione, Taylor Townsend ha raggiunto diversi traguardi, quindi è difficile pensare che non possa entrare tra le prime 50 dalla sua attuale 84esima posizione. La situazione può cambiare rapidamente nella classifica femminile, anche se le prime 50 sembrano rappresentare per lei un punto di arrivo.

Beck e Bouchard

Non penso che Beck e Eugenie Bouchard siano giocatrici simili, ma osserviamo quanto la durata della loro crescita sia, o sia stata, analoga. Beck si è ritirata nel 2018, ma in realtà ha smesso di giocare nel 2017 per via di infortuni, prima di compiere 24 anni. Annunciando il ritiro ha detto di avere altri aspirazioni oltre al tennis, quindi ha lasciato. Si può pensare che Beck non avesse il talento per stare nel lungo periodo dietro a Bouchard – la quale a sua volta ha avuto delle battute d’arresto – ma Beck ha vinto due tornei, e Bouchard è ancora ferma a uno.

Konjuh

Ana Konjuh era in linea con tutti i traguardi, ma è stata tradita dal gomito. A marzo si è sottoposta a un intervento chirurgico al legamento collaterale dell’ulna, noto anche con il nome di “operazione Tommy John”, che suona molto più preoccupante. Ha almeno un anno prima di riprendere qualsiasi forma di tennis competitivo. È probabile che la cella rossa delle prime 10 nella sua tabella non si riempia di un numero bianco, ma è interessante pensare a dove sarebbe potuta arrivare.

Linee pulite e cieli blu

Solo Alexander Zverev, tra i vincitori di Slam juniores, vanta un linea completamente pulita, senza celle vuote o con sfondo rosso. Tra le vincitrici abbiamo invece Bouchard, Belinda Bencic e Jelena Ostapenko che però, una volta raggiunti i traguardi, hanno smarrito la strada.

Nel frattempo Anisimova (che ha vinto il primo titolo a Bogotà 2019) e Iga Swiatek (che ha giocato la prima finale a Lugano 2019) stanno raggiungendo i loro traguardi in direzione di cieli, o celle, sempre più blu.

Tic Toc (ma è un orologio che rimane indietro?)

Marie Bouzkova è arrivata tardi a ogni traguardo, ma al momento non è lontana dalle prime 100. La tabella segnala il suo ritardo anche per i prossimi due traguardi, e non è un buon segno. Ho guardato alcune partite e, in termini di talento, penso possa raggiungere le prime 50 (magari anche le prime 40). Ha vinto gli US Open juniores 2014, e ha solo vent’anni.

Tra le vincitrici più recenti, Marta Kostyuk è entrata tra le prime 200 dopo il previsto, mentre nei tempi giusti tra le prime 125. Si trova ora allo scadere per l’ingresso tra le prime 100, e decisamente lontano vista la 245esima posizione. Possiamo dire che è ancora in tempo – anzi, è quello che ho scritto – e non la si può dare per persa. Ha vinto gli Australian Open juniores quando aveva solo 14 anni e mezzo e alla fine di giugno ne compirà 17.

Più bassa l’età della vittoria, migliore la carriera

Per alcune giocatrici, specialmente quelle che hanno vinto lo Slam juniores quando erano molto giovani, il tempo potrebbe interrompersi. I dati dell’articolo (e lo stesso per i vincitori juniores) misurano la distanza tra la vittoria in uno Slam juniores e un traguardo da professioniste, non l’età in cui questo si è verificato. La progressione verso il vertice del tennis non può essere sempre misurata a partite dall’età, perché in quel caso si ipotizza che ogni giocatrice raggiunga l’apice nello stesso momento. Il successo in uno Slam juniores fornisce indicazione del talento di una giocatrice, a prescindere dall’età.

Tuttavia, la crescita successiva alla vittoria potrebbe essere influenzata proprio dall’età della giocatrice. Ad esempio, l’età media delle vincitrici di Slam juniores è 16.5, ma ce ne sono diverse sotto i 16 anni come nel caso di Kostyuk: Maleeva (tre volte), Mirjana Lucic (due), Virginie Razzano (due), Jelena Jankovic, Barbora Strycova, Azarenka, Pavlyuchenkova (due), Townsend e Konjuh. 

È un elenco niente male, ed è solo quello delle vincitrici con meno di 16 anni degli Australian Open. Ho parlato del fatto che Hingis ha vinto il Roland Garros juniores due volte, di cui una a quattro mesi dai 13 anni e la seconda un anno dopo?!! Cori Gauff è entrata nel tabellone principale a Miami 2019 a soli 15 anni, nemmeno a un anno di distanza dalla vittoria del Roland Garros juniores.

Pur in assenza di prove inconfutabili, la mia idea è che le giocatrici che vincono Slam juniores a un’età molto più bassa della media beneficiano poi di una carriera decisamente migliore. Per adesso, mi fermo qui.

Girls Grand Slam Winners Developing as Pros, or “Tick Tyock, Kostyuk”

La crescita da professionisti dei vincitori di Slam juniores

di Chapel Heel // HiddenGameOfTennis

Pubblicato il 9 aprile 2019 – Traduzione di Edoardo Salvati

Nella maggior parte degli sport americani, ci sono organizzazioni che seguono da vicino lo sviluppo di giocatori di grande talento in una specifica disciplina, sia durante il liceo che nel periodo universitario, coloro che vengono chiamati promesse. Per quanto ne sappia, a eccezione della classifica ufficiale (in cui c’è comunque estrema confusione nelle posizioni molto distanti dal vertice), nessuno si premura di valutare promesse nel tennis con una metodologia coerente e mettere poi a disposizione di tutti i risultati. Le federazioni nazionali, e probabilmente alcuni centri o scuole private, compilano un elenco interno di giocatori promettenti, che appunto però non è reso pubblico.

Nel tennis, gli appassionati assegnano a un giocatore l’appellativo di promessa in modo molto più destrutturato. Magari da quando inizia a vincere molte partite sul circuito Challenger, magari perché arriva da una scuola di tennis prestigiosa, o magari perché è nell’orbita di un giocatore già affermato nel circuito maggiore che ne elogia la bravura. A volte perché vince un paio di partite in uno Slam o perché ottiene un risultato a sorpresa da sfavorito sempre in uno Slam. Oppure, perché vince uno Slam juniores.

In questo articolo, ho esaminato tutti i vincitori di Slam juniores dal 1990 e seguito il loro percorso nel raggiungimento di determinati traguardi da professionisti. Si tratta di 101 giocatori in 117 prove di Slam juniores.

Se vinco ora, vinco anche dopo?

La mia percezione è che si tende a supporre che il successo negli Slam juniores presagisca quello sul circuito maggiore, perché quando un giocatore vince sul circuito maggiore spesso i giornalisti ne richiamano la vittoria in uno Slam juniores e si pensa che, allora, deve essere quello il motivo. Forse è così per qualche giocatore, certamente non lo è per tutti.

La tabella mostra l’età media del vincitore di Slam juniores per i quattro tornei, il numero di tornei di singolare vinti sul circuito maggiore, i Master 1000 vinti, gli Slam vinti (al momento) e la mediana dei guadagni in carriera (compreso il doppio, i Challenger, etc).

Nei Master 1000 sono comprese anche le Finali di stagione. I guadagni in carriera tengono conto dell’inflazione. Mi interessava solo un’approssimazione, quindi ho usato l’indice dei prezzi al consumo degli Stati Uniti, anche se la maggior parte dei giocatori non è americana. Inoltre, per evitare eccessive complicazioni, ho rapportato i valori all’anno a metà della carriera di un giocatore (ad esempio, Jurgen Melzer ha giocato dal 1999 al 2019 e l’indice dei prezzi al consumo è quello del 2009). Ho preso la mediana perché la media avrebbe confuso le idee, vale fra tutti il caso di Roger Federer che ha vinto Wimbledon juniores. Da ultimo, il numero in fondo alla colonna “Mediana $$” rappresenta la mediana dei guadagni di tutti i giocatori nei quattro Slam juniores, avendo tolto i vincitori multipli, vale a dire che non è la media o la mediana delle mediane nella colonna. Lo stesso è per il corrispettivo valore nella colonna “Mediana Classifica Massima”.

Comunque non me la passerò male, no?

In aggregato, si potrebbe pensare che il vincitore di uno Slam juniores vincerà poi circa 5 tornei sul circuito maggiore (534 diviso 101) e probabilmente un Master 1000. Così non è naturalmente. Federer, Andy Murray e Stanislas Wawrinka hanno vinto 162 di quei 534 titoli, più della metà dei Master 1000 e 26 Slam su 29. In realtà, meno della metà dei campioni Slam juniores ha vinto anche un solo torneo del circuito maggiore.

Il guadagno mediano di circa 1.2 milioni di dollari non sembra così malvagio, ma la maggior parte dei giocatori ha una finestra di circa dieci anni da quando ha vinto uno Slam juniores. Se si ipotizza che per mantenersi sul circuito servono circa 75.000 dollari all’anno, un giocatore guadagna circa 45.000 dollari annui. E questo per chi ha risultati nella media, gli altri fanno molta più fatica. Dopo aver escluso i guadagni estremi di Federer, Murray, Wawrinka, Marin Cilic e Andy Roddick, e calcolato la media e la deviazione standard dei guadagni in carriera dei rimanenti giocatori, la probabilità che un campione di Slam juniores guadagni non più di 250.000 dollari in carriera è del 24%. Non proprio il massimo!

Continueresti la carriera tennistica se, subito dopo aver vinto uno Slam juniores, ti dicessero che c’è una probabilità del 24% che subirai perdite nette di centinaia di migliaia di dollari? Probabilmente si, perché sei euforico e perché “tanto non succede a me”.

Risalire la classifica

La tabella che segue mostra la percentuale di giocatori che raggiungono determinati traguardi una volta diventati professionisti. Le prime colonne si riferiscono a traguardi in termini di classifica, le ultime due a titoli sul circuito maggiore e Slam.

Sono abbastanza indeciso sulla posizione da prendere relativamente a queste percentuali. Un giocatore può avere una carriera decente se rimane tra i primi 100, e ha circa il 60% di probabilità che accada se ha vinto uno Slam juniores. E una probabilità di circa il 30% di entrare tra i primi 20 sembra abbastanza valida.

D’altro canto, dopo che hai vinto uno Slam juniores probabilmente ritieni di avere una probabilità molto più alta di raggiungere il vertice e diventare qualcuno. Eppure, circa un terzo dei giocatori non entra tra i primi 125, che significa una carriera con pochi ingressi diretti nel tabellone principale di un torneo del circuito. E questo spiega, naturalmente, i risultati trovati in precedenza per i guadagni in carriera.

Appunti relativi allo specifico torneo

Ci sono molti altri spunti e domande interessanti che si possono trarre dai dati rispetto al singolo torneo. Non voglio dedicarvi troppo tempo perché sono una deviazione dal tema centrale dell’articolo, ma ce ne sono un paio che meritano una breve digressione.

Australian Open e US Open

Perché, in generale, i vincitori dell’Australian Open juniores hanno poi un rendimento ben peggiore rispetto ai vincitori degli US Open juniores? Forse perché gli US Open arrivano a stagione inoltrata? C’è poca differenza nell’età media dei rispettivi vincitori, ma è probabile che tra gennaio e settembre di quegli anni cruciali di sviluppo i giocatori acquisiscano molta esperienza a distanza anche solo di qualche mese.

Roland Garros

Nessun vincitore del Roland Garros juniores dal 1990 al 2018 è arrivato al numero 1 della classifica mondiale.

Dal 2007, i vincitori del Roland Garros juniores hanno vinto un solo titolo del circuito maggiore (Andrey Rublev a Umago 2017). Forse ancora più sorprendente, Rublev è l’unico vincitore di Roland Garros juniores dal 2007 a essere entrato tra i primi 50.

Wimbledon

Wimbledon è in linea con gli altri Slam in molte categorie, ma a partire dai primi 20 ha una riduzione in percentuale decisamente più marcata.

Master 1000

Dal 2006, un vincitore di Slam juniores ha vinto solo cinque Master 1000, e ci sono riusciti in due (Grigor Dimitrov e Alexander Zverev) su 35 giocatori.

Vincitori multipli

Ci sono 14 vincitori multipli di Slam juniores, ma ai nostri fini escludiamo Tseng Chun-hsin, che ne ha vinti due l’anno scorso e ha 17 anni (e ancora con una classifica nei 400). La tabella riporta alcuni dei dati visti in precedenza, ma relativi ai migliori 13 giocatori.

A indicazione di una carriera di successo duraturo sono numeri per cui non servono spiegazioni, anche se le vittorie negli Slam degli adulti sono difficili da ottenere, come in effetti dovrebbe essere. I guadagni includono anche i premi del doppio, ma non le altre colonne e con Leander Paes nell’elenco (da giovane, un singolarista di buon livello) è d’obbligo citare i suoi 54 titoli (tra cui ben 8 Slam!) e il numero 1 della classifica di doppio. Senza contare le vittorie nel doppio misto e il ruolo da gregario nel film Charlie e la fabbrica di cioccolato (per la somiglianza con l’attore Nitin Ganatra, n.d.t.).

Vincere tre volte è meglio di due? Non ci sono abbastanza dati per dirlo. Dal 1990, solo due giocatori hanno vinto tre prove di Slam juniores: Gael Monfils, che è evidentemente un ottimo giocatore anche se si pensa che i suoi risultati sono stati inferiori alle attese e Daniel Elsner, di cui non ho mai sentito parlare.

Durata della crescita

Siamo in grado di calcolare la probabilità con cui i vincitori di Slam juniores raggiungono determinati traguardi da professionisti, ma non la velocità con cui lo fanno (se mai ci riescono). Ho misurato il tempo trascorso in mesi (arrotondato) tra la data della vittoria di uno Slam juniores per un giocatore e il raggiungimento di quei traguardi. Il grafico dell’immagine 1 mostra le curve per ciascun torneo con il numero di mesi sull’asse delle ordinate.

IMMAGINE 1 – Durata della crescita (in mesi)

Siccome nessun vincitore del Roland Garros juniores dal 1990 è arrivato al numero 1 della classifica, ho impostato la durata artificiosamente in modo che uscisse dal grafico. Non si tratta comunque di una statistica chiave, perché di 101 giocatori univoci, solo quattro sono diventati numeri 1 (Federer, Murray, Roddick e Marcelo Rios), redendo il campione troppo ridotto per essere significativo.

Aggregando i dati dei quattro Slam juniores per ognuno dei traguardi citati, oltre al primo “vero” Slam raggiunto, otteniamo il grafico a scatola dell’immagine 2. L’asse delle ordinate riporta il numero di mesi.

Grafico a scatola

Se non si ha familiarità con il grafico a scatola, le porzioni superiore e inferiore delle linee che si estendono in verticale rappresentano rispettivamente il valore massimo e minimo.

La linea in mezzo alla scatola è la mediana, mentre la “x” interna alla scatola è la media. Il colore verde esprime il terzo quartile e il blu il secondo quartile. Visto che è preferibile una crescita più rapida, le scatole blu sono migliori delle verdi. I cerchi dal contorno blu indicano i valori estremi. Ad esempio, sono servite 142 settimane a Razyan Sabau per entrare tra i primi 125 dopo aver vinto Wimbledon juniores 1993, cioè una durata nettamente fuori media (che per Wimbledon è di circa 40 mesi).

IMMAGINE 2 – Finestre di crescita

Se il fatto che la porzione verde della finestra di crescita per i primi 10 non è chiaramente sopra alla verde dei primi 20 crea confusione, è probabile che sia dovuto solo alla dimensione del campione. Ci sono 23 occorrenze per i primi 10, 17 per i primi 5 e, come detto, solo 4 per il numero 1.

Chi è alla pari?

Grazie a queste finestre temporali, possiamo vedere quali tra i recenti vincitori di Slam juniores sono ancora in corsa per raggiungere determinati traguardi. Allo scopo, utilizzo finestre aggregate dal grafico a scatola e non quelle di crescita specifiche per torneo. Non mi spingo più in la dei primi 10 in questo caso – perché da quel punto il campione di dati inizia a frammentarsi – e il primo titolo, che significa che sono rilevanti solo i vincitori dal 2013.

Vorrei saperne di più su come costruire un grafico da queste informazioni, ma la cosa migliore che posso fare è associare dei colori a una tabella. Se un giocatore ha già raggiunto il traguardo, scrivo il numero di mesi nella cella. Ma se è in ritardo (cioè fuori dal vertice del terzo quartile), lo sfondo è rosso con il carattere in bianco. Visto che, ovviamente, è meglio avere una crescita più rapida, utilizzo il carattere in blu se si è sotto la mediana – cioè il giocatore ha ancora molto tempo – e uno sfondo verde se si è nel terzo quartile, cioè se il tempo a disposizione è sempre meno, ma non ancora in modo irrecuperabile. Lo sfondo è rosso se il giocatore ha mancato il terzo quartile.

Riepilogando, se c’è solo il numero nella cella, il giocatore è in posizione ottimale. I numeri bianchi su sfondo rosso indicano un passaggio intermedio di crescita più lenta del normale. Le celle blu vanno bene, le verdi non sono granché e quelle rosse senza numeri vanno male.

IMMAGINE 3 – Tabella riepilogativa della crescita dei vincitori di Slam juniores con codifica tramite colori

Kyrgios

Si fa notare più di tutte la cella rossa di Nick Kyrgios nella colonna dei primi 10. Ma non va dato troppo peso. Come detto, la dimensione del campione dei primi 10 si sta frammentando, motivo per il quale la parte negativa nel grafico a scatola è inferiore a quella dei primi 20. Va aggiunto però che i giocatori davvero fenomenali sono entrati tra i primi 10 antecedentemente alla fase della carriera in cui si trova Kyrgios, quindi un po’ di preoccupazione (per lui) la desta.

I tardivi

Christian Garin, Gianluigi Quinzi e Noah Rubin hanno raggiunto alcuni dei traguardi, ma sempre in ritardo, e sono anche indietro su tutti quelli successivi. Le recenti prestazioni di Garin lo hanno portato vicino ai primi 50 in modo da far pensare che abbia margini di crescita inespressi, ma il passaggio dal numero 73 al 50 è più ampio di quanto non lo sia nella realtà.

Stelle amiche

Tutti i recenti vincitori godono di buona salute, in molti casi perché i loro titoli sono freschi. Alcuni però si distinguono più di altri. Molta attenzione è stata data ai due canadesi Denis Shapovalov e Felix Auger-Aliassime che, rispetto a questa metrica, sono chiaramente sulla giusta traiettoria, o anche in anticipo sui tempi. Hanno ricevuto molta meno attenzione invece vincitori più recenti come Alexei Popyrin e Alejandro Davidovich Fokina, che sembrano anche loro sulla giusta traiettoria.

Tic toc

Per Geoffrey Blancaneaux il momento è arrivato, inesorabile. Si trova nella parte inferiore della finestra per i primi 200 e i primi 125. Gli serve quindi una scalata rapida e, dal numero 498, non sembra che sia nelle sue corde. Zsombor Piros ha un po’ più di tempo di Blancaneaux, ma al numero 361 deve rendersi conto di aver mancato gli obiettivi (letteralmente) e che si sta avvicinando, in carriera, a un punto di non ritorno.

Boys Grand Slam Winners Developing as Pros, or “Geoffrey Blancaneaux, You’re On the Clock”

Il futuro di Felix Auger-Aliassime nelle dinamiche d’invecchiamento del tennis maschile

di Jeff Sackmann // TennisAbstract

Pubblicato il 4 aprile 2019 – Traduzione di Edoardo Salvati

Sono state sei settimane eccezionali per Felix Auger-Aliassime. Con la finale a Rio de Janeiro è entrato nei primi 100, ha vinto due partite a San Paolo e all’Indian Wells Masters (tra cui la vittoria a sorpresa contro Stefanos Tsitsipas) e arrivato in semifinale al Miami Masters, il più giovane a compiere quell’impresa nella storia del torneo. A quattro mesi dal suo 19esimo compleanno, è il numero 33 del mondo e ha pochi punti da difendere fino a giugno.

Auger-Aliassime è il più giovane dei primi 100 e sta ottenendo risultati importanti a un’età che spinge a fare paragoni con alcuni dei più forti giovani nella storia del tennis. Seguirà le orme di fenomeni di gioventù come Rafael Nadal e Lleyton Hewitt? Alla ricerca di una risposta, diamo uno sguardo alle dinamiche d’invecchiamento tipiche del tennis maschile per scoprire di più sul momento in cui i giocatori raggiungono il loro livello massimo e su cosa può avere in serbo il destino per i migliori diciottenni.

La curva standard

In un precedente articolo, ho esaminato le curve d’invecchiamento nel circuito femminile, trovando che si tende a raggiungere il picco intorno ai 23 o 24 anni, un’età rimasta immutata nonostante sia aumentata quella delle giocatrici. Inoltre, la differenza tra il rendimento di una diciottenne e quello di una giocatrice al picco di massimo – circa 70 punti Elo – è sorprendentemente modesta. Per gli uomini, però, i risultati sono diversi.

Per calcolare la tipica curva d’invecchiamento nel tennis maschile, ho isolato più di 700 giocatori nati tra il 1960 e il 1989 che hanno giocato almeno 20 partite, sul circuito maggiore, comprese quelle di qualificazione, e sul circuito Challenger, per cinque stagioni intere. Complessivamente, l’età di rendimento massimo era sui 25 anni, anche se la differenza dai 24 ai 27 anni è solo di qualche punto Elo, talmente piccola da essere irrilevante.

Con l’aumentare dell’età media, è salita anche l’età di picco massimo. Per i circa 300 giocatori nati tra il 1980 e il 1989 è tra i 26 e i 27 anni, con 28 e 29 anni a distanza di 10 punti Elo dall’intervallo 26-27 anni. Molti giocatori esprimono il massimo quando sono più maturi, e molti di quelli che non ci riescono comunque rimangono vicini ai loro livelli migliori verso la fine del loro ventennio. E l’età massima potrebbe essere ancora più alta, perché alcuni di quelli nella coorte 1980-89 compiranno trent’anni nel 2019 e, plausibilmente, potrebbero ancora migliorare il loro massimo in carriera.

L’immagine 1 mostra la traiettoria di un giocatore medio (con una valutazione massima Elo alla fine della stagione di 1850) nato negli anni ’60 e la traiettoria di un giocatore medio nato negli anni ’80.

IMMAGINE 1 – Confronto tra curve d’invecchiamento di un giocatore medio nato negli anni ’60 e negli anni ‘80

Aliassime and ATP aging

Passare dal rendimento all’età di 18 anni a quello tipicamente più alto è una lunga ascesa, specialmente per i giocatori che sono diventati professionisti da poco. Esiste anche un considerevole effetto di selezione che dovrebbe gonfiare il livello dei diciottenni, visto che solo il 10% del campione complessivo è riuscito ad avere una valutazione Elo di fine stagione all’età di diciotto anni. In generale quindi, si tratta dei migliori a disposizione.

Ritorno al futuro

La valutazione Elo di Auger-Aliassime, dopo la semifinale a Miami, è di 1848. In tutto il campione considerato, il giocatore medio con almeno 20 partite nella stagione dei suoi diciotto anni ha poi aggiunto altri 281 punti Elo tra la fine della stagione dei diciotto anni e il picco di massimo rendimento. Nella coorte più ristretta e più recente dei nati tra il 1980 e il 1989, i giocatori in possesso di una valutazione Elo alla fine della stagione dei loro diciotto anni sono stati in grado di aggiungere l’incredibile numero di 369 punti prima di arrivare al rendimento massimo.

In entrambi i casi, aggiungendo quel punteggio alla valutazione attuale, il futuro di Auger-Aliassime è decisamente positivo.

Coorte   Attuale  Aumento  Max. prev.   
1960-89 1848 281 2129
1980-89 1848 369 2217

Riconosco da parte mia un po’ di manipolazione, perché ho messo insieme la valutazione Elo di Auger-Aliassime di aprile con la valutazione degli altri giocatori alla fine della stagione. Non c’è però nessuna legge naturale che sostiene la superiorità di un intervallo di tempo artificiosamente scelto di 12 mesi rispetto a un altro, e i diciotto anni e sei mesi di Auger-Aliassime lo pongono all’incirca in mezzo all’età dei diciottenni con valutazione di fine stagione ai quali lo sto paragonando.

Una valutazione Elo di 2129 sarebbe sufficiente a garantirgli il quarto posto dell’elenco attuale, dietro solamente ai Grandi Tre. La valutazione di 2217 è migliore anche di quella dei Grandi Tre, e varrebbe per il quarto migliore picco di massimo di fine stagione tra i giocatori in attività, ancora una volta dietro solo ai Grandi Tre (e Andy Murray, se lo si considera in attività). Solo quindici giocatori nell’era Open sono stati capaci di ottenere una valutazione Elo di fine stagione massima sopra a 2217.

Senza paragoni

È difficile capire se questo metodo, trovare cioè la differenza canonica tra la valutazione Elo di un diciottenne e il picco di massimo rendimento, sia adeguato a gestire gli estremi. Alcuni giocatori raggiungono il massimo prima del tempo, è ha senso pensare che a farlo siano più probabilmente i migliori giovani talenti. Alla fine della stagione dei suoi diciotto anni, Boris Becker era arrivato a un incredibile valutazione Elo di 2212, che non lasciava molto margine di progressione. Guadagnò poi altri 90 punti prima della fina della stagione dei diciannove anni, che è rimasto poi anche il massimo in carriera.

Il percorso di Becker però non è di grande aiuto nel cercare di pronosticare il futuro di Auger-Aliassime, in parte per l’unicità di Becker come giocatore e in parte perché la sua esperienza riflette le dinamiche di un periodo decisamente diverso. Anche però tra giocatori più tradizionali c’è poco materiale utile a un confronto. Nessuno di quelli nati a partire dal 1987 ha avuto una valutazione Elo nei diciotto anni migliore dei 1848 punti di Auger-Aliassime, e ben pochi di quelli in attività o che si sono da poco ritirati aveva anche solo raggiunto il 1750 a quell’età.

In assenza di dati per un’analisi più precisa, proviamo a ripetere quanto fatto in campo femminile per Bianca Andreescu in termini di confronto con i giocatori diciottenni più vicini in età a Auger-Aliassime. La tabella elenca i venti giocatori la cui valutazione Elo a fine stagione all’età di diciotto anni era più simile a quella attuale di Auger-Aliassime di 1848, cioè i dieci con una valutazione appena più alta e i dieci con una appena più bassa.

Giocatore     Nascita   Elo 18a  Aumento  Elo Max   
Edberg 1966 1916 350 2266
McEnroe 1959 1912 496 2408
Coria 1982 1909 145 2055
Cash 1965 1907 151 2058
Perez Roldan 1969 1884 41 1925
Murray 1987 1878 465 2343
Federer 1981 1871 487 2359
Enqvist 1974 1865 216 2081
Nadal 1986 1862 452 2314
Courier 1970 1849 283 2132

Brown 1965 1834 0 1834
Roddick 1982 1815 291 2106
Krickstein 1967 1812 246 2058
Noah 1960 1812 299 2112
Santoro 1972 1805 85 1890
Vinciguerra 1981 1803 16 1819
Djokovic 1987 1792 645 2436
Bruguera 1971 1790 265 2055
Muster 1967 1788 329 2117
Hrbaty 1978 1779 133 1913

All’interno di questo gruppo, l’aumento medio è di 270 punti Elo, vicino alla media complessiva dei giocatori che sono riusciti ad avere una valutazione Elo di fine stagione nei loro diciotto anni. I nomi dei più giovani dell’elenco fanno ben sperare: i Fantastici Quattro, Andy Roddick e Andreas Vinciguerra. Chiunque tra i giovani promettenti farebbe di tutto per avere una carriera nella stratosfera dei Fantastici Quattro.

Molto soleggiato

Forse il paragone più adatto ad Auger-Aliassime è un giocatore che non è entrato nell’elenco, Alexander Zverev. Il ventunenne tedesco ha raggiunto una valutazione Elo di fine stagione a diciotto anni di 1768, che ha già incrementato di più di 300 punti alla fine del 2018. Zverev è solo un’approssimazione, una singola occorrenza di cui ignoriamo l’evoluzione, ma un’esperienza di dieci anni più ravvicinata di quella di Novak Djokovic, Murray e Nadal.

In condizioni ottimali, prevedere il rendimento in carriera dei giovani è una scienza inesatta. Nel caso di Auger-Aliassime, si passa da un possibile futuro di regressione all’anonimato a vincitore di Slam in doppia cifra. Sulla base di quanto sappiamo sinora, quest’ultimo scenario sembra potersi concretizzare. Di certo, sta giocando un tennis migliore di qualsiasi altro diciottenne visto nell’ultimo decennio. Se non è ragione sufficiente a indurre ottimismo, non so davvero quale la sia.

Forecasting Future Felix With ATP Aging Patterns

Il futuro di Bianca Andreescu nelle dinamiche d’invecchiamento del tennis femminile

di Jeff Sackmann // TennisAbstract

Pubblicato il 30 marzo 2019 – Traduzione di Edoardo Salvati

Al momento, Bianca Andreescu è davvero forte. A qualche mese dal suo diciannovesimo compleanno, ha già vinto il primo torneo Premier Mandatory, battuto alcune delle prime 10 (tra cui Angelique Kerber, per due volte) e raggiunto la settima posizione nelle valutazioni Elo. È l’unica giovanissima tra le prime 30 della classifica e una di sole cinque adolescenti tra le prime 100.

La domanda da un milione di dollari riguardo Andreescu non è quanto sia forte, ma quanto potrebbe diventarlo. È facile prendere la migliore diciottenne in circolazione e ipotizzare che diventi la migliore diciannovenne, ventenne e così via, fino a che non raggiunge la fase di massima maturazione, è la migliore del mondo e fine della storia.

Con l’invecchiamento generalizzato a cui si assiste nel tennis, campionesse in giovanissima età sono diventate sempre più rare. Andreescu sembra quindi, a maggior ragione, destinata al successo. Purtroppo però non è così semplice: anche le giovani promesse rischiano di infortunarsi, le avversarie capiscono come batterle, esplodono in anticipo per poi perdersi nell’anonimato. Stelline in adolescenza ma giocatrici che poi non hanno soddisfatto le attese: la storia del tennis ne è piena.

Costruire una curva d’invecchiamento

Partiamo dalle basi. Qual è la tipica traiettoria di una carriera sul circuito femminile? Per trovare una risposta occorre fare una sfilza di supposizioni, quindi è importante non dimenticare di essere in un ragionamento teorico. Ho isolato tutte le giocatrici nate tra il 1960 e il 1989 [1] con almeno cinque stagioni intere [2] ottenendo un insieme di circa 500 elementi. Per ciascuna, ho calcolato la valutazione Elo alla fine di ogni stagione, oltre alla differenza tra la valutazione Elo dello specifico anno e la massima valutazione Elo a fine stagione.

Abbiamo così un’idea di invecchiamento. Per orientarci, diamo un’occhiata a due giocatrici con traiettorie d’invecchiamento uniche, cioè Martina Navratilova e Venus Williams.

IMMAGINE 1 – Curva d’invecchiamento di Navratilova e Venus Williams

(il massimo di Navratilova era di circa 50 punti più alto di quello di Williams ma, ai fini del grafico, ho fatto in modo di equipararle.)

Williams ha raggiunto il massimo a 21 anni e l’ultima stagione da giocatrice tra le più grandi è stata a 23 anni. Navratilova ha espresso il tennis migliore a 30 anni. Esiste più di un modo di costruire una carriera da Hall of Fame, ed è importante tenere a mente che dinamiche d’invecchiamento “medie” nascondono molte delle possibilità più estreme.

La solita strada

Se si prende la traiettoria di Williams e Navratilova e se ne fa la media con le altre circa 500 giocatrici del campione, si ottiene la curva dell’immagine 2.

IMMAGINE 2 – Curva della media delle traiettorie d’invecchiamento di Williams e Navratilova con le altre giocatrici del campione

Il punto di massimo rendimento è a 24 anni, con la fascia dei 23 anni appena dietro. Nel grafico, ho definito il valore massimo di Elo a 1820, come media dei valori massimi delle giocatrici del campione, ma il numero assoluto non è fondamentale. La giocatrice tipica che all’età di diciotto anni completa una stagione intera è a circa 70 punti Elo dal suo massimo.

Non si assiste a grandi decrementi tra i venti e i trent’anni di età, momento in cui le giocatrici ancora in attività sono solo a 43 punti Elo dal punto di massimo. È una frase questa che va però presa con molta cautela quando si analizzano le dinamiche d’invecchiamento, perché siamo a conoscenza solo delle prestazioni di quelle giocatrici che sono appunto attive.

Per le giocatrici giovani, la situazione è ulteriormente complessa. Williams ad esempio, è migliorata di 211 punti Elo tra il valore raggiunto a fine stagione quando aveva diciotto anni e la migliore valutazione assoluta a fine stagione. Kerber, invece, fino a diciannove anni non era brava a sufficienza da figurare nelle valutazioni. Se fossimo in grado di approssimare il livello che aveva a quell’età, probabilmente sarebbe molto basso. Perciò, nel prevedere la crescita di una diciottenne utilizzando questi dati, si rischia di sottostimare i margini di miglioramento di una giocatrice.

Tempi di cambiamento

Possiamo però produrre una stima di fondo. Diciottenni con una valutazione Elo a fine stagione migliorano in media di 70 punti prima di raggiungere il livello massimo di gioco. Dopo la vittoria a Indian Wells, Andreescu ha una valutazione di 2017 punti, e quindi una stima di valore massimo di Elo pari a 2087, valido per il secondo posto tra le giocatrici di adesso e appena dentro le prime 50 di tutti i tempi (rispetto del punteggio Elo più alto mai raggiunto a fine stagione). Eppure, sembra un po’ modesto come incremento, non un grande sviluppo per una giocatrice che è arrivata alla ribalta in così poco tempo.

Se restringiamo l’analisi a giocatrici nate negli anni ’80, le previsioni si fanno leggermente più ottimistiche. Sembra ragionevole procedere in questo modo, perché Andreescu si trova in un’epoca di avversarie più vecchie, più simile all’ultimo decennio di quanto ad esempio non lo fosse quella affrontata da giocatrici nate negli anni ’60. L’insieme si riduce a circa 200 elementi, e sono giocatrici che mostrano un divario maggiore tra la valutazione Elo a diciotto anni e quella massima in carriera. La differenza è di circa 83 punti, e porta a rivedere la stima massima per Andreescu a 2100, identica a quella di Simona Halep, che è al momento in cima all’elenco e circa alla posizione 40 tra le migliori di sempre.

La durata

L’aspetto che crea maggiore separazione tra la curva d’invecchiamento complessiva e la curva per le giocatrici nate negli anni ’80 non è il momento in cui viene raggiunto il massimo rendimento, ma la durata. Ho considerato molteplici gruppi di età e tipicamente il massimo sul circuito femminile è sempre a 23 o 24 anni. Ma non è tutto. Guardate nell’immagine 3 la traiettoria delle giocatrici nate negli anni ’60 rispetto a quelle nate negli anni ’80.

IMMAGINE 3 – Confronto tra curve d’invecchiamento per giocatrici nate negli anni ’60 e anni ’80.

Per la più recente generazione di giocatrici, c’è poca differenza tra l’età di 23 e 28 o 29. Anche appena passati i trenta, quelle che continuano a giocare lo fanno a un livello abbastanza vicino al loro massimo rendimento espresso.

Su misura per Andreescu

Le dinamiche d’invecchiamento nel tennis femminile sono cambiate ed è importante prendere a riferimento l’epoca in cui ci sono dati a sufficienza per un raffronto. E se non fosse il modo migliore per restringere il campo? Come detto in precedenza, la media del valore massimo Elo delle circa 500 giocatrici del campione iniziale è 1820. Andreescu ha già 200 punti in più. E se fosse che le giocatrici più forti in assoluto sono qualitativamente differenti e quantitativamente superiori?

La tabella elenca le venti giocatrici la cui valutazione Elo a fine stagione all’età di diciotto anni era simile a quella attuale di Andreescu, cioè le dieci con una valutazione appena più alta e le dieci con una appena più bassa.

Giocatrice         Nascita  Elo 18a  Elo Max   
Dokic 1983 2110 2110
Martinez 1972 2085 2191
Sanchez Vicario 1971 2084 2314
Mandlikova 1962 2071 2160
I. Majoli 1977 2067 2067
Bencic 1997 2066 2066
Wozniacki 1990 2059 2194
Davenport 1976 2053 2353
Vaidisova 1989 2043 2121
Maleeva Fragniere 1967 2035 2059
---
Pierce 1975 2008 2161
Ivanovic 1987 1994 2133
Azarenka 1989 1986 2270
Huber 1974 1980 2072
Maleeva 1975 1961 2024
Radwanska 1989 1957 2116
Fernandez 1971 1955 2110
Kournikova 1981 1954 2020
Rinaldi Stunkel 1967 1947 1947
Henin 1982 1946 2411

Da entrambi i lati compaiono alcune delle più forti di sempre: Arantxa Sanchez Vicario, Lindsay DavenportVictoria Azarenka e Justine Henin, anche se alcune non sono riuscite a consolidare il livello raggiunto a inizio carriera, come Jelena Dokic o (almeno per ora) Belinda Bencic.

Per queste giocatrici, la valutazione Elo a fine stagione all’età di diciotto anni è di 2018, praticamente la stessa di Andreescu dopo Indian Wells. La media dei valori massimi Elo a fine stagione è di 2145, un aumento di 120 punti e la previsione più ottimistica vista sinora. Con quella valutazione, Andreescu sarebbe di poco sopra al massimo raggiunto da Ana Ivanovic, più in basso di Hana Mandlikova e appena dentro le prime 30 più forti di sempre.

Per una giovanissima, sono numeri da far girare la testa, ma dopo aver osservato l’ascesa di Andreescu quest’anno, è difficile scommettere contro di lei. E finché Kerber è dal suo stesso lato del tabellone, possiamo aspettarci che continui a vincere.

Note:

[1] Mi piacerebbe che ne sapessimo di più sulle giocatrici nate negli anni ’90, visto che la loro esperienza ha un peso maggiore per le adolescenti di oggi, ma molte devono ancora raggiungere il livello massimo, qualsiasi esso sia.

[2] La mia definizione di stagione intera è abbastanza generosa, vale a dire aver terminato almeno venti partite in tornei di categoria ITF $50K o superiore.

WTA Aging Patterns and Bianca Andreescu’s Future

Le prime cinque vittorie sul circuito maggiore di Juan Ignacio Londero

di Jeff Sackmann // TennisAbstract

Pubblicato il 12 febbraio 2019 – Traduzione di Edoardo Salvati

Ci sono stati risultati inattesi la settimana scorsa nel mondo dei tornei 250, con tutte e tre le teste di serie numero 1 che hanno perso alla prima partita. La sorpresa più grande però è arrivata domenica 10 febbraio, quando il venticinquenne argentino Juan Ignacio Londero ho coronato una prestazione magistrale vincendo il torneo di Cordoba, nella sua città. Sfruttando una wild card degli organizzatori, ha prima tramortito Federico Delbonis e poi recuperato in finale contro Guido Pella chiudendo al terzo set.

Solo in sei

Era appena la quarta partita per Londero in un torneo del circuito maggiore, con la prima vittoria ottenuta a sorpresa contro la testa di serie numero 5 Nicolas Jarry proprio nel primo turno di Cordoba. Non ci sono molti giocatori capaci di vincere un torneo nella stessa settimana in cui hanno vinto la prima partita sul circuito maggiore. Come riepiloga la tabella, ne ho trovati solo altri cinque.

Giocatore  Età    Anno  Torneo
Lapentti 19.1 1995 Bogota
Hewitt 16.9 1998 Adelaide
Chela 20.5 2000 Mexico City
Ventura 24.4 2004 Casablanca
Darcis 23.3 2007 Amersfoort
Londero 25.5 2019 Cordoba

È un gruppo eterogeneo. Lleyton Hewitt si fece notare con la vittoria di un torneo, in quella che poi sarà una carriera da Hall of Fame. Anche Nicolas Lapentti ha avuto soddisfazioni importanti, raggiungendo il sesto posto della classifica. Juan Ignacio Chela ha poi vinto altri sei tornei (e la prossima volta che un giocatore di nome Juan Ignacio vince il suo primo torneo maggiore, prestate attenzione!).

Gli altri due giocatori si sono fatti conoscere a un’età più avanzata e forniscono indicazioni più precise su cosa ci si può attendere da Londero. Steve Darcis ha vinto un secondo torneo a meno di un anno dal primo, ed è rimasto a buoni livelli fino a entrare tra i primi 40 a 33 anni. Santiago Ventura non ha più giocato finali, issandosi al 65esimo posto, solo quattro posizioni sopra l’attuale classifica di Londero.

Un 25 perfetto

Evidenziare che Londero probabilmente non crescerà al punto da raggiungere i primi 10 non significa che non si debba riconoscere l’importanza del risultato. Dal 1990, ho trovato più di mille giocatori che hanno vinto la prima partita sul circuito maggiore, e solo il 24% è riuscito a vincere la seconda nello stesso torneo, ancor meno il titolo. Chi ha vinto per la prima volta, ha poi vinto in media 1.3 partite, tra cui quella del debutto. Oltre ai sei giocatori che hanno vinto il torneo, solo nove sono arrivati in finale e 43 in semifinale dopo aver ottenuto la loro prima vittoria.

Se restringiamo il campo ai giocatori nella fascia di età di Londero, le prospettive sono ancora più desolate. Nonostante il fenomeno di invecchiamento della popolazione maschile di tennis, se un giocatore non si è imposto sul circuito prima dei 25 anni, probabilmente non lo farà più. Solo il 17% dei giocatori aveva 25 o più anni al momento della prima vittoria, e Londero è l’unico ad aver raggiunto la finale dell’evento che lo ha lanciato. Questi 185 giocatori hanno raccolto solo 53 vittorie dopo la prima, e quattro di quelle appartengono a Londero.

Qualche precedente incoraggiante

Anche nello scarso conforto di questi numeri, c’è qualche precedente incoraggiante per l’argentino. Paolo Lorenzi ha vinto la prima partita sul circuito maggiore con circa un mese di differenza dall’età di Londero. Ha impiegato poi quasi altri dieci anni prima di vincere un torneo maggiore, ma a 37 anni ancora si aggira appena fuori dai primi 100.

Tennys Sandgren (che, curiosamente, ha perso contro Lorenzi al primo turno a New York l’altro giorno), non ha vinto una partita del circuito maggiore fino a 26 anni. Sei mesi dopo era nei quarti di finale degli Australian Open 2018. Avendo vinto la prima partita a 33 anni e il primo torneo 18 mesi dopo, Victor Estrella è per definizione l’esempio di maturazione più lenta.

Va detto che Lorenzi è un caso raro e che le imprese di Sandgren ed Estrella hanno un valore predittivo minimo. Oltre alla gioia di aver vinto il torneo di casa, l’aspetto più significativo per Londero è l’ingresso nei primi 70 del mondo, che gli permette accesso diretto al tabellone principale del Roland Garros e, nei prossimi dodici mesi, altre diverse opportunità di giocare tornei del circuito maggiore.

Londero merita tutto questo. La mia valutazione Elo indica che non solo è complessivamente un giocatore da primi 70, ma che è appena fuori i primi 40 sulla terra battuta. Pur essendo arrivato veramente dal nulla, non c’è motivo di stupirsi quando Londero otterrà un altro eccellente risultato sulla terra battuta.

Juan Ignacio Londero’s First Five ATP Match Wins

La resistenza di Ivo Karlovic e la chiave dell’invecchiamento nel tennis maschile

di Jeff Sackmann // TennisAbstract

Pubblicato il 9 gennaio 2019 – Traduzione di Edoardo Salvati

Diciamolo subito: Ivo Karlovic è fantastico. Ha giocato la prima partita sul circuito maggiore quando aveva 22 anni, e per i due anni successivi è stato lontano dai primi 100. Ma è poi riuscito a raggiungere il numero 14, a vincere più di 350 partite e nove tornei del circuito maggiore. A poche settimane dai 40 anni (il 28 febbraio), è arrivato in finale del 250 di Pune, a due soli punti dallo sconfiggere il numero 6 Kevin Anderson, assicurandosi di rimanere nei primi 100 almeno fino al compleanno.

Il fatto che sia uno dei giocatori più alti nella storia del tennis e che molti record relativi agli ace portino il suo nome è argomento a parte (anche se sicuramente degno di approfondimento, come spero di fare in futuro sul rapporto tra dinamiche di invecchiamento e stili di gioco). Il suo tennis da chiusura immediata, che evita scambi estenuanti che hanno consumato giocatori come David Ferrer, può di certo rendere più facile sostenere il livello competitivo anche in età avanzata. Di contro però, rimane uno dei pochi giocatori ad attuare con continuità il servizio e volée, una tattica che molti dei colleghi più giovani e veloci non è in grado di eseguire con altrettanta efficacia. Semplicemente, Karlovic è un giocatore a sé.

Sovversione della logica naturale

Nonostante l’unicità, Karlovic rappresenta un aspetto importante del tennis maschile nel decennio in corso. Da quando è apparso sul circuito quasi vent’anni fa, l’ATP è invecchiata, e dieci giocatori di almeno 33 anni superano Karlovic in classifica. Di questi, il trentasettenne Roger Federer, è ancora uno dei giocatori più forti. Pur con un’età media che sta iniziando a recedere, siamo ancora nell’epoca d’oro dei trentenni.

Giocatori come Karlovic e Federer sembrano aver sovvertito la naturale interpretazione logica dell’invecchiamento. Nella maggior parte degli sport esiste un picco di età che corrisponde ad aspettative affidabili di massimo rendimento. Fino a quel punto, è ancora in corso lo sviluppo fisico e mentale, per poi lasciare spazio al calo fisico e a quello di prestazione.

C’è sempre molta variazione intorno alla media, ma la traiettoria complessiva – emersione, crescita, punto massimo, declino, ritiro – è abbastanza prevedibile. In parte, è lo stesso cammino fatto da Karlovic, solo con un’avvio in ritardo e un sorprendente secondo picco dopo i trent’anni.

L’indice di dominio corretto

Per confrontare i rendimenti anno su anno, ho calcolato l’indice di dominio (Dominance Ratio o DR), un’utile valutazione del livello complessivo di prestazione calcolata come il rapporto tra i punti vinti alla risposta e i punti vinti alla risposta dall’avversario. Ho poi corretto per la bravura degli avversari (è un algoritmo complicato, ma ne ho spiegato il funzionamento in questo articolo).

Il valore 1.0 rappresenta la media, e l’intervallo tipico va da circa 0.8 (in fase di ritorno al circuito dei Challenger) e 1.2 (il livello dei Fantastici Quattro). L’immagine 1 mostra il DR di Karlovic per ogni anno di età, oltre a una più lineare media mobile di tre anni.

IMMAGINE 1 – Indice di dominio di Karlovic e media mobile di tre anni

Karlovic ha raggiunto il livello massimo intorno ai 31 anni, un po’ in ritardo ma non in modo totalmente atipico per l’attuale periodo. Anche ignorando la sorprendente ascesa dei 36 anni, si è mosso intorno alla media (all’incirca un giocatore stabilmente tra i primi 50) fino ai 35 anni. Nel 2017 e nel 2018 abbiamo finalmente osservato una dinamica di declino, ma se la finale a Pune è di indicazione, Karlovic potrebbe rimescolare le carte ancora una volta (anche la sconfitta nel secondo turno degli Australian Open al tiebreak del quinto set contro Kei Nishikori dopo circa quattro ore è una prestazione solida in questo senso, n.d.t.).

Quasi tutti i professionisti si ritirano prima dell’età a cui è arrivato Karlovic, quindi non sapremo mai quali altri massimi di forma avrebbero potuto trovare. Naturalmente alcuni di quei ritiri sono dovuti a infortuni, e va dato credito a Karlovic in queste fasi finali della carriera per la capacità di preservare una condizione sufficiente ad andare avanti.

Federer è ancora più sbalorditivo

Vediamo un caso di dinamica d’invecchiamento ancora più sbalorditiva, che appartiene a un giocatore che quasi sicuramente si ritirerà prima di sperimentare il declino a cui è andato incontro Karlovic nel 2017 e nel 2018. L’immagine 2 mostra il DR di Federer per ogni anno di età, oltre a una più lineare media mobile di tre anni.

IMMAGINE 2 – Indice di dominio di Federer e media mobile di tre anni

Rispetto a un DR corretto per bravura dell’avversario, la stagione migliore di Federer è arrivata a 34 anni. Anche se non vi fidate, la dinamica complessiva è chiara. Sta continuando a giocare nelle vicinanze del suo massimo pur avendo superato un’età in cui i colleghi diventano capitani di Coppa Davis e ricevono l’onore di un girone a loro nome nelle Finali di stagione (come per Lleyton Hewitt e Gustavo Kuerten nel 2018).

Federer è stato in grado di tenere lontano gli infortuni per praticamente tutti i 20 anni di carriera sul circuito e la salute – cioè il semplice fatto di presentarsi alla maggior parte dei tornei – è forse una delle qualità più sottovalutate nel tennis maschile.

Ritiro contro declino di rendimento

La grande maggioranza di giocatori che non riesce a trovare continuità ad altissimi livelli dopo i 35 anni non scende lentamente in classifica come ad esempio un giocatore di baseball che gioca tutte le partite tra i 20 e i 30 anni per poi assumere un ruolo sempre più di rincalzo all’avanzare dell’età. Decide invece per il ritiro, magari per un’infortunio debilitante o per un generale logoramento, o ancora per la mancanza di quel desiderio necessario ad anteporre lo sport a qualsiasi altra cosa.

L’immagine 3 mostra i due modi in cui il livello di un giocatore non si mantiene stabile rispetto all’anno precedente, vale a dire giocando un tennis peggiore (in termini di DR corretto per bravura dell’avversario) o ritiro dal circuito. Quest’ultimo lo si intende quando vengono giocate meno di 20 partite sul circuito maggiore, che qualsiasi professionista tra i primi 100 dovrebbe essere in grado di gestire in assenza di infortuni.

Sorprende il numero di ritiri per ogni età, e con una frequenza che, intorno alla fine dei vent’anni, diventa maggiore della percentuale di giocatori che rimane sul circuito ma con un rendimento inferiore.

IMMAGINE 3 – Confronto tra andamento della diminuzione dell’indice di dominio e del numero di ritiri

La frequenza del ritiro dal circuito sottostima leggermente il numero dei giocatori che se ne vanno, visto che poi circa il 25% rientra alle competizioni, come ad esempio Andy Murray nel 2019 (pur avendo poi annunciato il probabile ritiro nel corso della stagione, legato alla possibilità molto incerta di recupero dall’operazione all’anca, n.d.t.). Anche però ricomprendendo il numero di rientri, un’impressionante quota di quei giocatori di cui ci aspettiamo un declino stabile è costretta al ritiro per infortunio o decide di non continuare.

Effetto di selezione

Tutti questi giocatori che abbandonano rendono estremamente difficile costruire una curva d’invecchiamento per il tennis maschile. Un metodo diffuso per misurare quel tipo di andamento è di identificare tutti i giocatori che hanno giocato stagioni consecutive (ad esempio quella dei 25 e dei 26 anni), calcolare quanto meglio o peggio hanno reso nella seconda stagione e fare una media delle differenze.

Per il giocatori del circuito nati a partire dal 1970, il risultato è assolutamente bizzarro. La variazione negativa più consistente è da 21 a 22 anni, quando il DR diminuisce di circa il 2.3%, quando ci attenderemmo cioè che giocatori così giovani salissero nella curva di apprendimento. La variazione positiva più consistente è invece da 30 a 31 anni, con un miglioramento del 4.0%, quando invece penseremmo di essere di fronte a un tetto massimo o anche a un leggero declino.

Siccome questi indici non includono i giocatori che hanno abbandonato il circuito, la maggior parte dei valori anno su anno restituiscono un miglioramento.

Età        Indice DR anno su anno   
19 a 20 -1.7%
20 a 21 +0.9%
21 a 22 -2.2%
22 a 23 -0.3%
23 a 24 +1.5%
24 a 25 +1.1%
25 a 26 +0.7%
26 a 27 +1.5%
27 a 28 +1.2%
28 a 29 +3.5%
29 a 30 -0.8%
30 a 31 +4.0%
31 a 32 +2.6%
32 a 33 +0.7%
33 a 34 -0.5%
34 a 35 +3.0%
35 a 36 -0.4%

Se con questi indici costruissimo una curva d’invecchiamento, otterremmo una linea che sale vorticosamente, come se ci si aspettasse da questi giocatori di continuare a migliorare fintantoché sono interessati al professionismo.

Le cose però iniziano ad avere un senso quando ridefiniamo le conclusioni così da tenere conto dell’effetto di selezione. Non è corretto dire che il giocatore medio migliora stabilmente all’infinito. Ha più credibilità un’affermazione come: il giocatore medio che si mantiene sufficientemente in forma per affrontare una stagione intera e conserva il desiderio di giocare da professionista a tempo pieno può aspettarsi di migliorare anche ben dopo i 30 anni. Più invecchia, più è probabile che il desiderio del professionismo cali.

Farsi trovare pronti

Come qualcuno dice, metà del successo sta nel farsi trovare pronti per giocare. All’età di 39 anni la maggior parte dei professionisti si è da tempo fatta trovare pronta per altre circostanze della vita. Aggrappandosi alla cruda perseveranza, con un po’ di fortuna e con uno dei servizi più dominanti nella storia del tennis, Karlovic ha mostrato che la curva d’invecchiamento nel tennis è ancora più flessibile di quanto si pensasse.

Ivo Karlovic’s Survival and the Key to Aging in Men’s Tennis

Il cambio della guardia agli Australian Open 2019 è supportato dai numeri?

di Stephanie Kovalchik // StatsOnTheT

Pubblicato il 21 gennaio 2019 – Traduzione di Edoardo Salvati

Vincendo contro Roger Federer, il ventenne Stefano Tsitsipas si è reso autore della più grande sorpresa degli Australian Open 2019 e indotto molti a pensare al possibile inizio di una nuova era. I risultati di Tsitsipas a Melbourne sono i più eclatanti tra quelli raccolti da un gruppo di giovani e talentuosi giocatori, e che hanno reso questa edizione degli Australian Open una delle più storiche.

Dopo una settimana di gioco, le partite del quarto turno sono state tra le più sorprendenti, iniziando con la vittoria di Frances Tiafoe contro Grigor Dimitrov, seguita da Danielle Rose Collins che ha battuto la testa di serie numero 2 Angelique Kerber. A fine giornata, altre tre teste di serie hanno perso: la numero 6 Marin Cilic, la numero 5 Sloane Stephens e la numero 3 Federer.

La sconfitta più sorprendente è stata quella di Federer contro Tsitsipas, che prima dell’inizio del torneo non aveva mai vinto una partita agli Australian Open, oltre a rappresentare il risultato più importante dei giocatori in tabellone della cosiddetta Next Gen.

Di fronte a una nuova era?

Guardando Tsitsipas battersi con il sei volte campione degli Australian Open è stato immediato il parallelo con la vittoria di Federer a Wimbledon 2001, sempre negli ottavi, contro Pete Sampras. Forse lo stesso pensiero che ha avuto John McEnroe quando, nell’intervista dopo partita, ha definito la vittoria di Tsitsipas come “cambio della guardia”.

Nessuna partita, da sola, può dare avvio a una nuova era. Se però consideriamo che nella stessa settimana cinque giocatori con meno di 23 anni sono arrivati al quarto turno, occorre ammettere che McEnroe potrebbe avere qualche ragione. Nel raffronto con il passato, quella statistica di 5 su 16 acquista ancora più valore.

La composizione dell’età al quarto turno degli Australian Open nel periodo tra il 2010 e il 2018 mostra una pressoché aridità di risultati per i giocatori più piccoli di 23 anni. Anzi, è il 2009, l’anno dell’unica vittoria di Rafael Nadal e subito dopo il titolo di Novak Djokovic, l’ultima volta in cui giocatori con meno di 23 anni hanno ottenuto risultati migliori o comparabili con il 2019.

IMMAGINE 1 – Composizione dell’età dei giocatori al quarto turno degli Australian Open per il periodo dal 1989 al 2019

Osservando alcuni dei passaggi storici del torneo, come il primo titolo di Ivan Lendl, Sampras, Federer e Djokovic, si nota che le epoche di dominio sembrano presentarsi in cicli di 5-10 anni. Il 2019 sarebbe quindi la rampa di lancio del cambiamento.

Equa distribuzione

L’aspetto più interessante degli Australian Open 2019 è che per la prima volta nell’era Open l’età dei giocatori si è suddivisa equamente tra i più giovani e i più vecchi. Accanto ai cinque con meno di 23 anni hanno raggiunto gli ottavi di finale sei giocatori con più di 30 anni.

Sembra quindi che tutto sia allineato per una stagione in cui i maestri veterani dello sport dovranno fronteggiare la carica di un manipolo di giovani che sono pronti a rimpiazzarli.

Giocatore       Età 
Federer 37.5
Berdych 33.4
Nadal 32.7
Djokovic 31.7
Bautista Agut 30.8
Cilic 30.3
Nishikori 29.1
Raonic 28.1
Dimitrov 27.7
Carreno Busta 27.5
Pouille 24.9
Medvedev 23.0
Coric 22.2
Zverev 21.8
Tiafoe 21.0
Tsitsipas 20.5

Do Numbers Back Up A Changing of the Guard at the 2019 Australian Open?

Contrasti: Le belle speranze di Lorenzo Musetti

Per Rivista Contrasti, ho scritto un articolo sulla vittoria di Lorenzo Musetti agli Australian Open Juniores 2019 e sulle sue possibilità di futuro successo tra i professionisti:

[M]usetti ha giocato un torneo impeccabile, gestendo la pressione della testa di serie numero 1 con la solidità di un veterano. Ha sconfitto tre teste di serie, battuto il connazionale Giulio Zeppieri in semifinale e perso il primo e unico set solo in finale contro l’americano Emilio Nava, un avversario con un anno di età in più ed esperienza di tornei Challenger e Futures.

La finale ha riservato le emozioni di una tipica partita molto equilibrata del circuito maggiore, terminata dopo più di due ore nel lungo tiebreak del terzo e decisivo set, in cui entrambi i giocatori hanno avuto almeno un match point. I numeri di Musetti sono stati di tutto rispetto: il 65% di prime di servizio in campo, con cui ha vinto il 71% dei punti, e il 67% di punti vinti sulla seconda. Con 3 soli punti totali a separare i due giocatori (102 a 99 per Musetti), un migliore rapporto tra vincenti ed errori non forzati ha certamente aiutato.

Leggete il resto dell’articolo.

Danielle Collins e le sorprendenti semifinaliste di Slam

di Jeff Sackmann // TennisAbstract

Pubblicato il 22 gennaio 2019 – Traduzione di Edoardo Salvati

Vincendo in tre set contro Anastasia PavlyuchenkovaDanielle Collins si è qualificata come prima semifinalista degli Australian Open 2019. Era già la sorpresa più grande tra le giocatrici ai quarti di finale. Una settimana fa, molti opinionisti (tra cui il sottoscritto) avrebbero scelto una dozzina di nomi con più probabilità di trovarsi nelle ultime quattro.

In un solo torneo, Collins, americana di venticinque anni, ha raddoppiato l’esperienza negli Slam. Ha iniziato a farsi notare come stella del college, vincendo il titolo nazionale nel 2014 e nel 2016, con il quale ha ottenuto wild card per i suoi primi due Slam.

Pur mettendo Simona Halep sotto pressione con la vittoria di un set nel primo turno degli US Open 2014, le wild card non hanno portato fortuna. Dopo la semifinale a Miami 2018, si è guadagnata il tabellone di altri tre Slam, dove però ha sorteggiato sempre teste di serie, dovendosi accontentare dell’assegno per una sconfitta al primo turno.

In tutto, il cammino di Collins negli Slam consisteva in cinque apparizioni nel tabellone principale, cinque sconfitte al primo turno e un paio di vittorie nelle qualificazioni.

Semplicemente, non esiste un precedente per l’impresa di Collins a Melbourne. È partita sconfiggendo di misura Julia Goerges, testa di serie numero 14, poi ha vinto sei set di fila eliminando Sachia Vickery, Caroline Garcia, testa di serie numero 19 e Angelique Kerber, testa di serie numero 2, con a malapena un’ora di gioco a partita. L’ultima è durata di più, ma con lo stesso risultato, cioè una vittoria per 2-6 7-5 6-1 su Pavlyuchenkova, che per la quinta volta in uno Slam era ai quarti di finale.

Solo altre tre giocatrici dal 1980

Un posto in semifinale senza aver mai vinto prima negli Slam merita certamente una ricerca dettagliata. Dal 1980, solo tre giocatrici ci sono riuscite: Monica Seles al Roland Garros 1989, Jennifer Capriati nello stesso torneo nel 1990 e Alexandra Stevenson a Wimbledon 1999.

Si fatica però ad accomunare Collins a questo trio. Seles e Capriati erano al loro primo Slam e non avevano ancora compiuto i sedici anni. Stevenson ne aveva 18 e giocava in appena il terzo tabellone principale di uno Slam.

L’esempio più simile per Collins va trovato tra gli uomini, con Marco Cecchinato che a 25 anni è arrivato in semifinale al Roland Garros 2017 pur non avendo mai vinto nei precedenti Slam.

Raggiungere la semifinale nel sesto slam non è così raro, ci sono riuscite 12 diverse giocatrici, tra cui Seles, Capriati e Stevenson, oltre a Venus Williams e Eugenie Bouchard. Ma gli anni trascorsi alla University of Virginia la distanziano da questo gruppo, in cui erano tutte adolescenti. La sola eccezione è rappresentata da Clarisa Fernandez, che è arrivata in semifinale al Roland Garros 2002 a vent’anni.

La semifinalista venticinquenne con meno esperienza è stata Fabiola Zuluaga agli Australian Open 2004, il suo 17esimo Slam, con 22 partite vinte in totale negli altri sedici. La storia offre poco conforto a Collins.

Se giocatori transitati per il college come Kevin Anderson e John Isner si sono ritagliati uno spazio tra i primi 10 e raggiunto i turni finali negli Slam, tra le donne l’età è sempre stata a favore delle più giovani.

L’età favorisce le giovani

I giorni delle fenomenali quindicenni come Capriati e Seles non ci sono più, è vero, ma l’ultima vincitrice Slam è la ventenne Naomi Osaka, e nello stesso anno in cui Collins ha vinto il primo titolo nazionale, Bouchard – che ha due mesi in meno – ha raggiunto la finale a Wimbledon. È Lisa Raymond la collegiale che ha ottenuto il maggior successo nel circuito femminile, anche se in larga parte dal doppio.

Forse l’ascesa di Collins invertirà la tendenza, così come Anderson – che ha giocato la prima semifinale a trentuno anni e al 34esimo Slam – ha fatto vedere che il college non necessariamente è di ostacolo ai piani di una futura stella del circuito maschile.

Con il 20% delle prime 100 della classifica femminile che ha già superato i trenta, mai come ora sono alte le speranze di una giocatrice che matura più tardi. Non è ragionevole pensare che Collins sarà costantemente presente nella seconda settimana degli Slam, ma è possibile che superi Raymond, la cui massima classifica in singolare si è fermata alla quindicesima posizione.

La prossima volta di Collins in fondo a uno Slam non desterà la stessa sorpresa.

Danielle Collins and Surprise Major Semi-finalists

Un rivisitazione della componente mentale nel tennis

di Jeff Sackmann // TennisAbstract

Pubblicato il 13 dicembre 2018 – Traduzione di Edoardo Salvati

Sembra esserci un consenso di fondo sulla rilevanza della componente mentale nel tennis. È meno chiaro però cosa significhi esattamente. Opinionisti e tifosi spesso si riferiscono a determinati giocatori come più forti o meno forti mentalmente, aspetto che aiuta a giustificare un eventuale divario tra talento e prestazioni.

Predominio, mano calda, continuità di risultato

Ci sono tre concetti a cui più si fa riferimento in una discussione sul “gioco mentale”: predominio nei momenti chiave, mano calda, continuità di risultato. Spesso ne ho criticato l’eccessivo utilizzo da parte dei commentatori televisivi. Ad esempio, servire un ace sulla palla break è considerato predominante, nel senso che quel giocatore ha imposto il suo gioco in un momento molto delicato.

Questo però non vuol dire che il giocatore possa essere descritto come predominante. Reagire bene alla pressione di specifiche situazioni non determina necessariamente che venga fatto più spesso della media.

Lo stesso vale per la “mano calda”: si tende a generalizzare in modo eccessivo da piccoli campioni di dati, quindi se un giocatore colpisce di fila tre rovesci lungolinea vincenti, si è portati a pensare che abbia la mano calda, anche se a volte può dipendere solo dalla fortuna.

È probabile che ci siano giocatori più predominanti, più con mano calda e più continui dei colleghi – o viceversa – anche oltre quanto è attribuibile al caso.

Contestualmente, nessun professionista è così tanto o poco predominante al punto che il suo gioco nelle fasi di maggiore importanza della partita spieghi in larga misura il suo successo o fallimento sul circuito.

Effetti ridotti

La maggior parte dei giocatori vince tanti tiebreak quanti ci si attende dal record di set che terminano con altro punteggio e trasforma palle break in numero pronosticatile dalle statistiche complessive alla risposta. Non accade nulla di magico nelle circostanze di maggiore pressione comunemente chiamate in causa, e non ci sono giocatori che diventano improvvisamente superman o materiale da discarica.

Se siete regolari fruitori del mio blog, è probabile che vi sia capitato di aver già letto sulla tematica, da me o da molti altri analisti di sport. Non voglio estremizzare dicendo che il predominio nei momenti chiave sia inesistente (o la mando calda o la continuità di risultato), mi preme evidenziare che questi effetti sono ridotti, così ridotti che difficilmente ce ne si accorge guardando le partite. E a volte così piccoli da mettere in difficoltà anche gli analisti nel distinguerli dalla casualità totale.

Eppure, rimaniamo con l’unanime, e invitante (!), convinzione che il tennis sia un gioco mentale. Nel tentativo di introdurre diversi tipi di modelli semplificati, scriverò sempre qualcosa del tipo: “sarebbe così se i giocatori fossero dei robot”. Per quanto alcuni di questi modelli siano decisamente precisi, credo che si sia tutti d’accordo sul fatto che i giocatori non sono dei robot, a eccezione forse di Milos Raonic.

Puramente mentale

C’è una versione estrema della convinzione che il tennis sia un gioco mentale che ho sentito attribuita a James Blake, quella per cui la differenza tra il numero 1 del mondo e il numero 100 è puramente mentale (immagino sia una eccessiva semplificazione del pensiero di Blake, ma sono opinioni diffuse a sufficienza da rendere l’idea di fondo degna di considerazione).

È un po’ dura da mandare giù. Chi infatti pensa che Radu Albot (l’attuale numero 99) abbia talento nella stessa misura di Rafael Nadal? Se ci allontaniamo un po’ dalle posizioni estreme, possiamo scorgerne l’attrazione.

Al momento, sia Bernard Tomic che Ernests Gulbis hanno una classifica tra il numero 80 e il 100. Si può affermare con sicurezza che entrambi non hanno talento quanto due tra i primi 10 come Kevin Anderson e Marin Cilic? Eppure spesso Tomic si mette in luce positiva in situazioni di pressione, mentre è Cilic quello a crollare.

Non è un problema di gestione della pressione

Il problema con Tomic, Gulbis e tanti degli innumerevoli giocatori che nella storia del tennis non hanno raggiunto grandi risultati non è la loro incapacità a gestire la pressione. Ricordiamo tutti partite, o set, o altre lunghe sequenze di gioco in cui un giocatore sembra disinteressato, poco motivato o senza energie per nessuna apparente ragione.

Anche tenendo conto dell’effetto o distorsione di selezione, penso che sia più probabile assistere a rendimenti inspiegabilmente mediocri da parte di giocatori che non hanno ottenuto risultati all’altezza delle aspettative (riuscite a immaginarvi Nadal non motivato? O Maria Sharapova?).

In senso molto ampio, li si può intendere come mano calda e continuità di risultato, ma non credo che siano gli esempi canonici a cui generalmente ci si riferisce. Operano invece su scala più larga, diciamo un intero set di mediocrità rispetto ad esempio a tre doppi falli in un solo game, e offrono una nuova modalità di pensiero sugli aspetti mentali del tennis.

Livello massimo sostenibile

Diamo a questa nuova variabile il nome di concentrazione. Ci sono innumerevoli potenziali distrazioni, interiori ed esterne a un giocatore, che ostacolano il raggiungimento della massima prestazione. Più un giocatore è in grado di ignorarle, metterle in un angolo o superarle, più è concentrato.

Ipotizziamo che ciascun giocatore abbia un personale livello massimo sostenibile di qualità di gioco e che, su una scala da 1 a 10, il massimo sia appunto 10 (sottolineo sostenibile per far capire che non si sta parlando delle volée smorzate dietro alla schiena da contorsionista di Agnieszka Radwanska, ma del miglior livello che un giocatore è effettivamente capace di mantenere. Il livello 10 di Nadal è diverso quindi dal 10 di Albot). Il valore di 1 alla base della scala si verifica raramente tra i professionisti, pensiamo a Guillermo Coria o Elena Dementieva che all’improvviso non riescono più a servire.

Maggiore la concentrazione, più spesso un giocatore si esprime al valore massimo di 10 e, per quanto non possa essere in grado di sostenerlo per tutta la partita, il giocatore più concentrato rimane più a lungo al livello 10.

Concentrazione, non continuità

Questa idea della concentrazione assomiglia molto alla vecchia definizione di continuità, e forse è quello che le persone hanno davvero in mente quando ne attribuiscono i meriti a un giocatore. Ma ci sono diverse ragioni per le quali credo sia necessario discostarsene.

La prima è pedanteria: continuità non è necessariamente un bene. Se si chiede a un giocatore di essere continuo e quel giocatore colpisce solo errori non forzati di dritto, ha seguito le istruzioni continuando a giocare male.

Più seriamente, la continuità è spesso associata al concetto di basso rischio, che però è una strategia, non un tratto positivo o negativo. Una giocatrice come Petra Kvitova non sarà mai continua perché il gioco aggressivo che la contraddistingue comporterà sempre molti errori, a volte decisamente negativi e occasionalmente in momenti sbagliati. Anche una strategia ottimale per una Kvitova al massimo della concentrazione sembrerà mancare di continuità.

Se non pensate altro che al tennis, la mia definizione di continuità vi apparirà molto limitata. Sono d’accordo, è un po’ provocatoria. Mi fosse possibile fare meglio di così nell’individuare in modo conciso di cosa parlano le persone in relazione alla continuità, lo farei.

Ripeto, parte del problema è l’eccessiva connotazione del termine. Anche se per continuità s’intende effettivamente concentrazione, ritengo sia importante trovare un’altra parola con meno peso.

Come negli scacchi

La concentrazione è davvero meglio delle altre caratteristiche di gioco mentale contro cui mi sono scagliato? Possiamo misurare in modo oggettivo il predominio nei momenti chiave, diventa molto più difficile analizzare i dati di una partita o di un’intera stagione e quantificare il livello di concentrazione raggiunto da un giocatore.

Tuttavia, ho il forte sospetto che tra i giocatori di vertice, la concentrazione vari di più, ad esempio, della mano calda in micro passaggi di gioco. Detta altrimenti: la differenza in concentrazione tra i migliori potrebbe essere la principale spiegazione di rendimenti differenti.

Ho incominciato a riflettere sull’importanza della concentrazione – ancora una volta, la capacità di sostenere il livello massimo di gioco o un livello appena inferiore per lunghi periodi – durante il Campionato del Mondo di Scacchi del mese scorso tra Magnus Carlsen e Fabiano Caruana (di cui ho scritto per l’Economist).

Appellativo di gioco mentale

Gli scacchi sono molto diversi dal tennis, è ovvio. Ma visto che non prevedono vigore, velocità o agilità di alcun tipo, hanno il diritto di arrogarsi l’appellativo di gioco mentale molto più di quanto spetti al tennis.

Pur dando spazio a momenti di splendore, le classiche partite di scacchi richiedono un livello di concentrazione così sostenuto che pochi riescono a comprendere. Basta un passaggio a vuoto contro un giocatore di élite che a quel punto è meglio abbandonare e riposarsi per la partita successiva.

Lo stereotipo più diffuso di grande maestro di scacchi è quello di una persona anziana che fa leva su esperienza e arguzia derivante da decenni di conoscenza per tenere a bada i giovani giocatori.

Eppure Carlsen e Caruana, i primi 2 del mondo, non hanno ancora compiuto trent’anni. Tra gli attuali primi 30, solo quattro giocatori sono nati prima del 1980, dodici negli anni ’90 e due dopo il 1998. La distribuzione dell’età dei più forti negli scacchi è incredibilmente simile a quella dei vertici del tennis.

Curve d’invecchiamento simili

La curva d’invecchiamento nel tennis si presta a una facile spiegazione. I giocatori possono iniziare a scalare la classifica al raggiungimento della maturità fisica verso la fine dell’adolescenza. Continuano a migliorare tra i venti e i trent’anni beneficiando di maggiore esperienza e di un fisico allenato per sopportare qualsiasi sollecitazione. Poi subentra il deterioramento fisico, i cui effetti iniziano a sentirsi verso i trent’anni, aumentando con il passare del tempo.

C’è naturalmente un fondo di verità in questo. Non importa quanto sia rilevante l’aspetto mentale, è difficile rimanere competitivi se si è perso in velocità o resistenza. E diventa ancora più dura con dolori cronici alla schiena o alle ginocchia.

Ma l’analogia con gli scacchi rimane valida: se il tennis fosse un gioco mentale, con la concentrazione a giustificare gran parte della variazione tra giocatori di vertice, la curva d’invecchiamento sarebbe quasi identica agli scacchi.

I miglioramenti introdotti dalla scienza moderna nelle tecniche di allenamento, di alimentazione e di recupero dagli infortuni hanno portato – grazie alla riduzione degli effetti di deterioramento fisico – a un appiattimento della curva d’invecchiamento del tennis verso la fine dei venti e l’inizio dei trent’anni.

In altre parole, la mitigazione della componente di rischio fisico determina una traiettoria della carriera dei giocatori d’élite nel tennis ancora più simile a quella degli scacchi.

Uno sguardo in avanti

Al momento, è solo un’ipotesi. Si può essere d’accordo che sia molto intrigante, ma resta non dimostrata, e probabilmente è estremamente complessa da dimostrare.

Se una concentrazione sostenuta è un fattore così rilevante nella prestazione dei vertici del tennis, come riusciamo anche solo a identificarla? Il metodo più diretto sarebbe quello di evitare del tutto il campo e studiare esperimenti di misurazione della concentrazione dei più forti. Dubito però si possa convincere i primi 100 della classifica a passare una divertente giornata di test in laboratorio.

C’è tuttavia del potenziale di lungo termine, perché è quello che le federazioni nazionali potrebbero fare con le loro giovani promesse. Anzi, potrebbe essere che alcune lo stiano già facendo. Ad esempio, alcune squadre professioniste americane di baseball e pallacanestro prevedono test cognitivi per valutare giocatori da mettere sotto contratto.

No cavie da laboratorio

Purtroppo, non possiamo fare dei migliori giocatori del mondo delle cavie. Se considerassimo invece i risultati delle partite, potremmo provare a calcolare la concentrazione con un approccio simile a quello che ho adottato prima in nome della quantificazione della continuità (oops!).

Il precedente algoritmo provava a misurare la prevedibilità dei risultati di un giocatore, vale a dire capire se l’undicesimo migliore del mondo perde dai primi 10 ma batte tutti gli altri o se il suo rendimento è meno pronosticabile. Non è quello a cui siamo interessati ora, perché per definizione la continuità non è necessariamente positiva.

Si può però seguire un percorso simile. Con in mano uno o più anni di risultati, si potrebbe stimare il livello massimo di un giocatore, magari con la media dei suoi cinque migliori risultati (il miglior risultato in assoluto potrebbe dipendere da un infortunio dell’avversario, una sospensione per pioggia nel momento sbagliato o un altro episodio inusuale). Avremmo così definito il livello 10 nella scala da 1 a 10 di quel giocatore.

A questo punto, confrontiamo gli altri risultati con il suo massimo. Se la maggior parte è vicina a quel livello – cioè il giocatore con continuità di gioco che perde dai primi 10 ma batte tutti gli altri – sembra allora essere concentrato, almeno da una partita all’altra. Se invece accumula molte sconfitte nette, non riesce a sostenere il livello di cui lo sappiamo capace.

Conclusioni

Non è un metodo totalmente soddisfacente, come spesso accade quando si opera con statistiche riguardanti un’intera partita. Forse, si potrebbe fare ancora meglio con dati specifici sui colpi o generati da sistemi come Hawk-Eye. Con un approccio come quello descritto – stabilire un massimo come termine di paragone – si potrebbero analizzare la velocità o l’efficacia al servizio, la frequenza delle risposte in gioco, la conversione delle opportunità a rete, e così via.

Sarebbe complicato, in parte perché la bravura dell’avversario e la velocità della superficie hanno sempre la possibilità di incidere su quei numeri, ma credo valga la pena approfondire. Se ho ragione, se cioè il tennis non è solo un gioco mentale, ma è profondamente influenzato da una concentrazione sostenuta, l’impatto di lungo termine è sullo sviluppo dei giocatori. Scuole e allenatori dedicano già molto tempo alle strategie, usando anche idee derivate dalla psicologia. Sarebbe un passo ulteriore in quella direzione.

La componente mentale nel tennis, e nello sport in generale, resta un caotico groviglio di aspetti sconosciuti. E, visto che la nuova generazione di giocatori d’élite è alla ricerca di piccoli miglioramenti tecnico-tattici da cui ricavare un vantaggio, forse la componente mentale è davvero la prossima frontiera, quella che permetterà alle nuove leve di ribaltare l’ordine precostituito.

Rethinking the Mental Game