Il cambio della guardia agli Australian Open 2019 è supportato dai numeri?

di Stephanie Kovalchik // StatsOnTheT

Pubblicato il 21 gennaio 2019 – Traduzione di Edoardo Salvati

Vincendo contro Roger Federer, il ventenne Stefano Tsitsipas si è reso autore della più grande sorpresa degli Australian Open 2019 e indotto molti a pensare al possibile inizio di una nuova era. I risultati di Tsitsipas a Melbourne sono i più eclatanti tra quelli raccolti da un gruppo di giovani e talentuosi giocatori, e che hanno reso questa edizione degli Australian Open una delle più storiche.

Dopo una settimana di gioco, le partite del quarto turno sono state tra le più sorprendenti, iniziando con la vittoria di Frances Tiafoe contro Grigor Dimitrov, seguita da Danielle Rose Collins che ha battuto la testa di serie numero 2 Angelique Kerber. A fine giornata, altre tre teste di serie hanno perso: la numero 6 Marin Cilic, la numero 5 Sloane Stephens e la numero 3 Federer.

La sconfitta più sorprendente è stata quella di Federer contro Tsitsipas, che prima dell’inizio del torneo non aveva mai vinto una partita agli Australian Open, oltre a rappresentare il risultato più importante dei giocatori in tabellone della cosiddetta Next Gen.

Di fronte a una nuova era?

Guardando Tsitsipas battersi con il sei volte campione degli Australian Open è stato immediato il parallelo con la vittoria di Federer a Wimbledon 2001, sempre negli ottavi, contro Pete Sampras. Forse lo stesso pensiero che ha avuto John McEnroe quando, nell’intervista dopo partita, ha definito la vittoria di Tsitsipas come “cambio della guardia”.

Nessuna partita, da sola, può dare avvio a una nuova era. Se però consideriamo che nella stessa settimana cinque giocatori con meno di 23 anni sono arrivati al quarto turno, occorre ammettere che McEnroe potrebbe avere qualche ragione. Nel raffronto con il passato, quella statistica di 5 su 16 acquista ancora più valore.

La composizione dell’età al quarto turno degli Australian Open nel periodo tra il 2010 e il 2018 mostra una pressoché aridità di risultati per i giocatori più piccoli di 23 anni. Anzi, è il 2009, l’anno dell’unica vittoria di Rafael Nadal e subito dopo il titolo di Novak Djokovic, l’ultima volta in cui giocatori con meno di 23 anni hanno ottenuto risultati migliori o comparabili con il 2019.

IMMAGINE 1 – Composizione dell’età dei giocatori al quarto turno degli Australian Open per il periodo dal 1989 al 2019

Osservando alcuni dei passaggi storici del torneo, come il primo titolo di Ivan Lendl, Sampras, Federer e Djokovic, si nota che le epoche di dominio sembrano presentarsi in cicli di 5-10 anni. Il 2019 sarebbe quindi la rampa di lancio del cambiamento.

Equa distribuzione

L’aspetto più interessante degli Australian Open 2019 è che per la prima volta nell’era Open l’età dei giocatori si è suddivisa equamente tra i più giovani e i più vecchi. Accanto ai cinque con meno di 23 anni hanno raggiunto gli ottavi di finale sei giocatori con più di 30 anni.

Sembra quindi che tutto sia allineato per una stagione in cui i maestri veterani dello sport dovranno fronteggiare la carica di un manipolo di giovani che sono pronti a rimpiazzarli.

Giocatore       Età 
Federer 37.5
Berdych 33.4
Nadal 32.7
Djokovic 31.7
Bautista Agut 30.8
Cilic 30.3
Nishikori 29.1
Raonic 28.1
Dimitrov 27.7
Carreno Busta 27.5
Pouille 24.9
Medvedev 23.0
Coric 22.2
Zverev 21.8
Tiafoe 21.0
Tsitsipas 20.5

Do Numbers Back Up A Changing of the Guard at the 2019 Australian Open?

Finali Next Gen Gruppo B, le probabilità delle semifinali

di Chapel Heel // FirstBallIn

Pubblicato il 7 novembre 2018 – Traduzione di Edoardo Salvati

Le probabilità delle semifinali del Gruppo A.

L’ATP ha 9 possibili scenari per le semifinali del Gruppo B delle Finali Next Gen. Come spiegato nell’articolo per il Gruppo A. si tratta dell’insieme di tutte le combinazioni delle partite dell’ultimo giorno del Gruppo B in grado di produrre un esito che conti. Nel Gruppo B, ci sono tre differenti combinazioni di giocatori in grado di arrivare in semifinale.

La tabella riepiloga le probabilità di vincere la partita e il singolo set e le probabilità di una vittoria in tre, quattro o cinque set.

IMMAGINE 1 – Probabilità di vittoria partita / set per il Gruppo B

La tabella che segue mostra la probabilità che ciascuno scenario si verifichi e, nel caso, quali sono i due giocatori che ci si attende si qualifichino come numero 1 e numero 2. Si può notare che Alex De Minaur ha già raggiunto le semifinali, ma non si è ancora assicurato il primo posto del Gruppo B.

IMMAGINE 2 – Scenari Gruppo B

Si possono sommare queste probabilità per vedere chi può arrivare arrivare in semifinale, oltre alla probabilità che si verifichi una delle quattro combinazioni. La tabella riepiloga i risultati.

IMMAGINE 3 – Probabilità di giocatori in semifinale dal Gruppo B

Unendo queste informazioni con quelle del Gruppo A, si ottengono 14 possibili combinazioni per le semifinali, otto delle quali relative al Gruppo B e le restanti sei relative al Gruppo A. Le semifinali più probabili sono Stefanos Tsitsipas (#1 Gruppo A) e Andrey Rublev (#2 Gruppo B), e De Minaur (#1 Gruppo B) e Francis Tiafoe (#2 Gruppo A).

IMMAGINE 4 – Combinazioni semifinali Gruppo A e Gruppo B

Aggiornamento: con tre vittorie e nove set vinti e uno perso, De Minaur è arrivato al primo posto del Gruppo B, seguito da Rublev che, con un record di due vittorie e una sconfitta, si è qualificato per secondo. Le semifinali sono dunque Tsitsipas contro Rublev, e De Minaur contro Jaume Munar, n.d.t.

Milan Singles Group B – The Gory Probabilities

Finali Next Gen Gruppo A, le probabilità delle semifinali

di Chapel Heel // FirstBallIn

Pubblicato il 7 novembre 2018 – Traduzione di Edoardo Salvati

L’ATP ha 11 possibili scenari per le semifinali del Gruppo A delle Finali Next Gen in corso di svolgimento a Milano. Per chiarezza, s’intende l’insieme di tutte le combinazioni delle partite dell’ultimo giorno del Gruppo A in grado di produrre un esito che conti. Naturalmente, non ci sono undici differenti combinazioni di giocatori che possono raggiungere le semifinali dal Gruppo A, perché sono ovviamente solo 4, ma ci sono undici modalità univoche per arrivarci.

Ci sono 11 scenari per quattro combinazioni massime perché molte dipendono dal fatto che un giocatore vinca in tre, quattro o cinque set. Di conseguenza, serve determinare la probabilità di ciascun giocatore di vincere un set.

Possiamo procedere a ritroso stimando in primo luogo la probabilità di vittoria della partita per ogni giocatore. A tal proposito, ho utilizzato da un lato (al 90%) le mie previsioni basate sulle statistiche della singola partita e dall’altro (al 10%) le mie previsioni basate sulle valutazioni Elo specifiche per il cemento.

Con un modello Markov, si può puoi matematicamente ricavare, per ogni giocatore, la probabilità di vittoria di un punto al servizio. Dalla probabilità al servizio, è possibile calcolare la probabilità di vincere un game (nella formula “punto decisivo sulla parità”), da cui la probabilità di vincere un set (breve).

Con queste informazioni, si può ottenere la probabilità che un giocatore vinca la partita finale del girone in tre, quattro o cinque set. La tabella elenca le probabilità, secondo i miei calcoli.

IMMAGINE 1 – Probabilità di vittoria partita / set per il Gruppo A

Partendo da questi numeri, è possibile stimare la probabilità di ciascuno degli 11 scenari ATP. La tabella che segue mostra la probabilità che ciascuno scenario si verifichi e, nel caso, quali sono i due giocatori che ci si attende si qualifichino come numero 1 e numero 2. Si può notare che Stefanos Tsitsipas ha già raggiunto le semifinali, ma non si è ancora assicurato il primo posto del Gruppo A.

IMMAGINE 2 – Scenari Gruppo A

Si possono sommare queste probabilità per vedere chi può arrivare arrivare in semifinale, oltre alla probabilità che si verifichi una delle quattro combinazioni. La tabella riepiloga i risultati.

IMMAGINE 3 – Probabilità di giocatori in semifinale dal Gruppo A

Aggiornamento: con tre vittorie e nove set vinti e uno perso, Tsisipas è arrivato al primo posto del Gruppo A, seguito da Jaume Munar che, con un record di una vittoria e due sconfitte, si è qualificato per migliore percentuale di set vinti (50%), n.d.t.

Milan Singles Group A – The Gory Probabilities

E se fossimo nel 1988?

di Chapel Heel // FirstBallIn

Pubblicato l’11 agosto 2018 – Traduzione di Edoardo Salvati

Questo articolo riprende l’eccellente analisi di Jeff Sackmann sul blog HeavyTopspin riguardo all’età media dei primi 50 giocatori negli ultimi 35 anni e all’emergere della Next Gen. Ho pensato che fosse divertente provare a considerare i primi 50 della classifica attuale e vedere come apparirebbero ricostruendoli in modo che abbiano all’incirca la stesso profilo di età dei primi 50 a fine stagione nel 1988.

Iniziamo evidenziando alcune statistiche descrittive di base per la classifica dei primi 50 a fine stagione 1988 e quella attuale.

Non c’è nulla in comune se non l’età del giocatore più vecchio (Jimmy Connors era il numero 7 nel 1988). Per chi non ne avesse familiarità, la deviazione standard è una misura della variabilità di età tra i primi 50: numeri più alti significano una maggiore variabilità. Ha senso quindi osservare che i primi 50 del 2018 siano più variabili, vista la presenza di molti più giocatori sopra i 30 anni insieme a i numerosi giovanissimi e poco più che ventenni.

È chiaro che serve una pesante manomissione per fare in modo che il profilo dei primi 50 di adesso somigli a quello del 1988. Ci sono probabilmente decine di modi, forse è anche possibile creare un algoritmo che li valuti uno per uno, ma trovandoci nel fantastico mondo del divertimento contro la scienza (e non sono sufficientemente abile da creare quell’algoritmo), ho utilizzato due metodi.

La prima revisione

Per la prima revisione, voglio che ci siano almeno tre giocatori di trent’anni o più come nel 1988. Per evitare che i primi 10 fossero troppo vecchi, sono partito eliminando tutti i giocatori con età superiore a 29 anni, tranne uno: siccome Connors nel 1988 era tre deviazioni standard dalla media e si trovava nei primi 10, devo tenere almeno un giocatore “molto vecchio”. E così rimane Roger Federer.

Gli altri due giocatori di almeno 30 anni nel 1988 erano Kevin Curren alla posizione 23 e Johan Kriek alla 39, cioè due sudafricani. Sono di fatto costretto a considerare Kevin Anderson come uno dei giocatori di almeno 30 anni, non trovate (una decisione più razionale sarebbe stata quella di tagliare Anderson a favore di Adrian Mannarino, che ha la stessa età ma una classifica più vicina a quella che aveva Curren nel 1988)?

Per il terzo giocatore con più di 30 anni, ho deciso di tenere il più giovane trentenne tra i primi 30 – così da avvicinarsi alla classifica di Kriek con il numero 39 – vale a dire Sam Querrey. In questa prima revisione, tutti gli altri giocatori sopra i 30 anni scompaiono.

L’ultimo dell’elenco è Yuki Bhambri, al momento il numero 99 del mondo. Riprendiamo la tabella comparativa iniziale, aggiungendo la prima revisione.

Sembra abbastanza valida! C’è però un aspetto che non si evince ma che proprio mi infastidisce. Lo si può vedere nella tabella che segue, dove ho suddiviso la media per ciascun insieme di dieci giocatori (cioè primi 10, 11-20, etc) per il 1988 e per la prima revisione.

L’elemento di disturbo è che i primi 10 nel 1988 erano decisamente più giovani della mia prima revisione, mentre è vero l’opposto per l’insieme 31-40. In entrambi i casi sono quasi due anni di differenza.

La seconda revisione

In cerca di una spiegazione, ho provato a fare una seconda revisione avvicinando l’età media per ogni insieme di dieci. Prima ho eliminato i giocatori più vecchi di ciascun insieme e, in caso di più di un giocatore con la stessa età, ho rimosso prima quelli con la classifica più bassa. La tabella mostra la seconda revisione, cui segue la stessa tabella vista in precedenza a cui però ho aggiunto la seconda revisione.

Sono spariti tutti i veterani più forti, ma le medie per insieme si allineano molto meglio rispetto alla prima revisione, con la media complessiva quasi identica a quella della prima revisione. Questo elenco inoltre non si addentra nella classifica dei primi 100 come accade per la prima revisione (Jaume Munar era 47esimo nella prima revisione e la sua classifica al momento è al numero 90).

Problema risolto, giusto? Non credo. Quello che non appare è che, con la seconda revisione, le deviazioni standard per insieme non si aggiustano bene, quindi la combinazione di giocatori per ogni insieme non è paragonabile al 1988 come lo era per la prima revisione. Inoltre, gli insiemi da dieci sono solo una suddivisione arbitraria, e questo si riflette in alcune delle scelte, anche loro arbitrarie, che ho dovuto fare. Ad esempio, Marin Cilic è entrato nei primi 10 a 29 anni e Mannarino nell’insieme 11-20 a 30 anni, ma ho dovuto tagliare Pierre-Hugues Herbert dagli ultimi dieci così da avere la media in linea, nonostante abbia solo 27 anni. Infine, non ci sono casi estremi nella seconda divisione nel modo in cui si presentavano nel 1988 (Connors) e nella mia prima revisione (Federer).

Conclusioni

Personalmente preferisco la prima revisione alla seconda. Se ignoriamo la decisione di inserire Anderson perché due degli almeno trentenni nel 1988 erano sudafricani e se facciamo salire ogni giocatore di una posizione mettendo Mannarino al numero 18, si riduce di un po’ la distanza dalla media dei primi 10 nella prima revisione, senza che vi siano conseguenze sui numeri complessivi. È probabile che sia il miglior compromesso tra i due metodi adottati.

In chiusura di ragionamento, ripropongo la tabella originale, con il 1988, la classifica attuale e la mia prima e seconda revisione.

What if this were 1988?

Il deludente rendimento di Zverev negli Slam

di Stephanie Kovalchik // OnTheT

Pubblicato il 4 settembre 2018 – Traduzione di Edoardo Salvati

Uno degli argomenti più dibattuti agli US Open 2018 è stata l’assenza di Alexander Zverev alla seconda settimana di gioco. La sua sconfitta al terzo turno contro Philipp Kohlschreiber è la 14esima in un torneo dello Slam, tredici delle quali sono arrivate prima dei quarti di finale. Con un record di questo tipo, quali sono le speranze del ventunenne di vincere il primo elusivo Slam?

La discontinuità di prestazione tra Slam e altri tornei

Con nove titoli sul circuito maggiore, tra cui tre Master, Zverev è senza dubbio il più vittorioso dei giocatori della Next Gen. Sono risultati che dovrebbero distanziarlo anni luce dai suoi colleghi, fino a che non si considera il rendimento negli Slam.

La sconfitta agli US Open 2018 è la 13esima nella prima settimana di uno Slam, con il solo quarto di finale perso al Roland Garros 2018 durante la seconda settimana. Di fronte a una simile discontinuità di prestazione tra Slam e altri tornei del circuito i suoi tifosi si staranno chiedendo se esiste una vera e propria maledizione Slam.

Non è troppo presto per dubitare sulle possibilità di Zverev negli Slam? Ci sono stati giocatori vincitori di Slam che hanno sperimentato difficoltà della stessa natura prima di arrivare al successo?

Per avere un’idea di quanto dovremmo essere delusi dai risultati di Zverev negli Slam, possiamo confrontarli con quanto sono stati deludenti i risultati dei giocatori che hanno vinto uno o più Slam fino al momento in cui questo si è effettivamente verificato.

Nel quantificare la delusione non vogliamo considerare solo il numero di sconfitte, perché una sconfitta in finale è tendenzialmente meno deludente di una, ad esempio, al secondo turno. Vogliamo invece mettere insieme le attese di vittoria per una partita che è poi stata persa, così da ottenere una somma più grande maggiore il numero di partite perse che statisticamente ci si attendeva il giocatore vincesse.

L’indice di delusione Slam

Sulla base di questo metodo, Zverev ha un indice di “delusione Slam” di 7.6, dovuto alle 14 sconfitte raccolte negli Slam. Significa che di fatto ha perso circa 8 partite Slam che avrebbe dovuto vincere. A oggi, la sconfitta più pesante in termini di aspettative è stata quella contro Ernest Gulbis al terzo turno a Wimbledon 2018.

Al momento, il rendimento di Zverev negli Slam lo pone tra i 20 più deludenti avvicinamenti a un titolo Slam (nell’ipotesi in cui riuscirà a vincerne uno). L’immagine 1 mostra che ci sono stati 16 giocatori nell’era Open con un avvicinamento ancora più deludente prima di conquistare uno Slam. Goran Ivanisevic ha il rendimento più deludente di sempre, con un totale di 25 sconfitte prima di Wimbledon 2001 che avrebbero effettivamente dovuto essere delle vittorie.

IMMAGINE 1 – Indice di delusione Slam per giocatori che hanno poi vinto uno o più Slam e per Zverev

È interessante notare come Ivan Lendl, il nuovo allenatore di Zverev, è all’undicesimo posto dell’elenco, avendo collezionato circa 10 sconfitte prima di trionfare al Roland Garros 1984 in partite che avrebbe dovuto vincere.

Per quanto demoralizzato possa sentirsi Zverev dopo aver perso così presto a Flushing Meadows, la sua è una strada ancora dritta per la vittoria del primo Slam e con tempo a sufficienza per precedere il suo allenatore.

Zverev’s US Open Loss Puts Him Among Top 20 Most Disappointing Major Performances So Far

Chi è il Giovanissimo Più Forte Di Sempre?

di Stephanie Kovalchik // OnTheT

Pubblicato il 18 agosto 2018 – Traduzione di Edoardo Salvati

Dopo che al Canada Masters 2018 Stefanos Tsitsipas è diventato il più giovane giocatore a battere quattro tra i primi 10 in un solo torneo, in molti si sono chiesti quale fossero i risultati più incredibili dei giovanissimi nella storia del tennis. In questo articolo i migliori candidati per il titolo di “Giovanissimo Più Forte Di Sempre” vengono messi a confronto tra diverse epoche.

Manca poco all’inizio degli US Open 2018 e, se le prestazioni viste durante i tornei sul cemento nordamericano verranno replicate anche a Flushing Meadows, dovremmo aspettarci un grande bottino per le giovani stelle del circuito maschile.

Nelle ultime settimane, il ventenne fenomeno greco Tsitsipas è diventato il decimo giocatore più giovane a raggiungere la prima finale in Canada di un torneo Masters. A soli 21 anni, Alexander Zverev ha già vinto a Washington il nono titolo del circuito maggiore. E ci sono state 18 partite del tabellone principale tra giocatori sotto i 23 anni.

Il Giovanissimo Più Forte Di Sempre

La recente ascesa dei giovani non è una mera illusione. Sul blog HeavyTopspin, Jeff Sackmann ha evidenziato come la carica dei giovanissimi abbia determinato una diminuzione nella curva di età dei giocatori di vertice. Sembra quindi il momento giusto per chiedersi chi è il Giovanissimo Più Forte Di Sempre nel tennis.

Un modo per provare ad assegnare un numero al rendimento migliore in assoluto di un giocatore è attraverso la massima valutazione Elo (su qualsiasi superficie) raggiunta da giovanissimo.

L’immagine 1 riepiloga i primi 10 sulla base di questo parametro ed è Rafael Nadal al primo posto, con una valutazione Elo massima su tutte le superfici di 2500, ottenuta dopo aver sconfitto Roger Federer nella finale del Roland Garros 2006.

Al secondo posto troviamo Boris Becker, a poca distanza da Nadal con una valutazione massima Elo di 2424, raggiunta nella finale del Masters 1986, qualche mese dopo aver vinto Wimbledon contro Ivan Lendl.

Novak Djokovic, allenato in passato da Becker, è al terzo posto, con una valutazione massima Elo da giovanissimo di 2387 nel 2007, anno nel quale ha raggiunto tre finali Masters e collezionato quattro vittorie contro i primi 10.

IMMAGINE 1 – Graduatoria dei Giovanissimi Più Forti Di Sempre sulla base delle valutazioni Elo

È interessante notare come l’altro membro dei Fantastici Quattro a comparire tra i primi 10 non sia Federer ma Andy Murray, dettaglio che rende Federer una sorta di ritardatario rispetto agli altri tre pluridecorati, anche se ha certamente poi recuperato a una partenza poco esplosiva.

Next Gen

Tra i giocatori del momento, solo Zverev è riuscito a figurare nei primi 10 Giovanissimi Più Forti di Sempre, garantendosi un settimo posto grazie alla valutazione massima Elo di 2315, dopo la vittoria del torneo di Montpellier nel 2017.

Per avere un termine di paragone della prestazione di Zverev, altri quattro giocatori della così detta Next Gen sono riportati in elenco, a distanza da Zverev di un intervallo tra i 70 punti Elo e i 270.

L’andamento di carriera dei Giovanissimi Più Forti Di Sempre

Un’analisi del percorso effettivo dei primi 10 Giovanissimi Più Forti Di Sempre mostra un andamento verticale nei primi anni di carriera da professionisti: da un iniziale valutazione Elo di 1500, tutti hanno superato i 2200 prima dei ventuno anni. È anche curioso vedere il vuoto nel fenomeno dei giovanissimi tra il 1974 e il 1979 e ancora tra il 2004 e il 2014. La metà degli anni 2000 sembra essere stata un periodo insolitamente ostico per i giovani sul circuito maschile.

IMMAGINE 2 – Andamento di carriera dei Giovanissimi Più Forti Di Sempre

Negli ultimi due anni però la situazione è cambiata drasticamente. Prendendo una manciata di giocatori che sono entrati tra i primi 100 da giovanissimi, si notano accelerazioni nelle valutazioni Elo simili a quelle dei migliori giovanissimi del passato. Tre dei cinque giocatori rappresentati nell’immagine 3 – Zverev, Alex De Minaur e Denis Shapovalov – hanno già ottenuto valutazioni di almeno 2220.

Conclusioni

Capire quanto potranno migliorare questa dinamica renderà gli US Open 2018 particolarmente eccitanti (in realtà, nessuno di loro è riuscito ad arrivare alla seconda settimana di gioco: Titsipas ha perso al secondo turno, Zverev al terzo, Francis Tiafoe al secondo contro De Minaur, che è stato poi sconfitto da Marin Cilic in cinque set al terzo, così come Shapovalov contro Kevin Anderson, n.d.t.).

IMMAGINE 3 – Andamento di carriera di alcuni dei giovanissimi più forti del momento

Who Is the Teen GOAT of Men’s Tennis?

Forse, finalmente, la Next Gen è arrivata

di Jeff Sackmann // TennisAbstract

Pubblicato l’11 agosto 2018 – Traduzione di Edoardo Salvati

Alexander Zverev vince tornei Masters. Stefanos Tsitsipas batte giocatori tra i primi 10. Denis Shapovalov, Frances Tiafoe e anche Alex De Minaur rendono la vita complicata ai veterani del circuito maschile.

Per la maggior parte degli ultimi dieci anni, il tennis maschile è stato dominato da discussioni sul fenomeno dell’invecchiamento al vertice. Ancora oggi, metà delle posizioni tra i primi 10 del mondo è appannaggio di giocatori che hanno superato i trent’anni.

Ondate dopo ondate di eccitanti promesse non sono riuscite a farsi strada e prendere il controllo, dovendo ripiegare su un’estenuante ascesa alla cima. Juan Martin Del Potro, a suo tempo indicato come l’uomo che avrebbe spodestato i Fantastici Quattro, raggiungerà solo lunedì 13 agosto 2018 la migliore posizione in classifica della carriera, al terzo posto…sei settimane prima di compiere 30 anni.

L’età media è in diminuzione

Sembra però che, finalmente, il tennis maschile stia ringiovanendo. Adolescenti come Shapovalov, Tiafoe, De Minaur emergono in concomitanza dell’uscita di scena di alcuni dei veterani più consolidati: i trentaseienni David Ferrer e Julien Benneteau hanno annunciato il ritiro a fine anno, cedendo nel frattempo in classifica come anche Feliciano Lopez e Ivo Karlovic.

Di conseguenza, l’età media dei primi 50 è in diminuzione, una tendenza che non si verificava da moltissimo tempo. Il grafico mostra l’età media dei primi 50 al termine di ogni stagione dal 1983, oltre all’età media – il valore all’estrema destra della curva – degli attuali primi 50.

IMMAGINE 1 – Età media dei primi 50 al termine della stagione, dal 1983

Alla fine del 2017, l’età media era di 29.0 anni, scendendo da quel momento ai 27.75 anni attuali. Si tratta della più grande variazione (crescente o decrescente) in un singolo anno degli ultimi 35 anni. Verso la fine degli anni ’90 e l’inizio del decennio successivo, ci sono stati molti anni “decrescenti”, ma nessuno di questi è mai arrivato a raggiungere nemmeno la metà della portata del calo attuale.

Rimane comunque un divario enorme tra la situazione attuale e il tempo in cui il tennis maschile era giovane. Se allarghiamo l’analisi ai primi 100, la variazione del 2018 è meno drammatica: considerando Ferrer, Benneteau, Lopez e altri giocatori tra la 51esima e la 100esima posizione, la media si attesta sui 28.1 anni, inferiore di circa solo sette mesi al corrispettivo numero alla fine della scorsa stagione. Seppur debole, anche questa evidenza di movimento giovanile punta nella stessa direzione: 28.1 è la più giovane età dei primi 100 dal 2012.

Salvo cambiamenti radicali nelle regole o nell’attrezzatura, è poco probabile che si possa tornare al tipo di gioco dei primi anni ’90 di cui i giovani erano padroni. Ma dopo dieci anni passati ad attendere, guardare e fare ipotesi, si osservano incrinature nella generazione più forte che il tennis maschile abbia espresso. E, finalmente, un gruppo di giovani giocatori è pronto a trarne vantaggio.

Maybe, Finally, The Next Generation is Here

Il cambio della guardia è imminente?

di Stephanie Kovalchik // OnTheT

Pubblicato il 31 marzo 2018 – Traduzione di Edoardo Salvati

I giocatori della così detta Next Gen sono stati al centro dell’attenzione per tutta la durata dei due Master di Indian Wells e Miami 2018. Come possiamo sintetizzare i risultati positivi ottenuti dalle giovani promesse? E che significato assumono per il resto della stagione?

Alexander Zverev, 20 anni di età, ha battuto Pablo Carreno Busta a Miami per un posto in finale (poi persa contro John Isner, n.d.t.), la sua terza in un Master 1000. È solo una delle evidenze, nelle ultime settimane, che la Next Gen sta rispondendo con prestazioni degne di nota alla pressione mediatica su di essa riposta.

La variazione di punti in termini di valutazioni Elo

Quanto sono impressionanti questi risultati? Un modo utile per misurare la crescita di un giocatore in un determinato periodo di tempo è osservare la variazione di punti guadagnati in termini di valutazioni Elo. Nel sistema Elo, più si vince più si ottengono punti, e se ne guadagnano ancora di più se si tratta di vittorie inattese.

Dall’inizio di Indian Wells 2018 fino alla semifinale del Miami Open, l’aumento complessivo dei punti Elo tra i giocatori non più grandi di 23 anni è stato di +327.

Anche senza la finale di Miami, siamo già di fronte al miglioramento più consistente – relativo a i due tornei e a partire dal 2000 – per i giocatori più giovani del circuito.

È interessante come gli altri anni con più di 250 punti di miglioramento tra i giocatori più giovani sono stati solamente il 2004, 2005 e 2007, cioè il periodo in cui giovanissimi del calibro di Andy Murray, Rafael Nadal, Novak Djokovic e Juan Martin Del Potro iniziavano a fare passi da gigante sul circuito maggiore (nella versione originale è possibile visualizzare i singoli valori puntando il mouse sul grafico, n.d.t.).

IMMAGINE 1 – Miglioramento Elo dei giocatori al di sotto dei 23 anni durante Indian Wells e Miami

Chi ha ottenuto prestazioni più rilevanti?

Sono statistiche che contribuiscono a far aumentare le aspettative per una solida stagione da parte della Next Gen. Quali sono stati i giocatori che hanno ottenuto prestazioni di maggior rilievo nei primi due Master del calendario?

La tabella riepiloga i 10 giocatori che più sono migliorati fino ai quarti di finale di Miami. Con 8 vittorie, Borna Coric è quello che ha vinto di più, seguito da Hyeon Chung con 6, Zverev con 5 e Shapovalov con 4.

Sono tutti nomi noti ormai da tempo. I risultati più sorprendenti sono arrivati da giocatori meno conosciuti come Michael Mmoh e Maximilian Marterer, i due che più sono migliorati secondo questo criterio di valutazione.

Sono infatti gli unici sotto i 23 anni ad aver guadagnato più di +100 punti Elo, entrando nei tabelloni principali dei due tornei, esito che nessuno si sarebbe aspettato.

Is the Changing of the Guard Coming?

La vittoria a Delray Beach è l’inizio di un brillante percorso per Tiafoe?

di Stephanie Kovalchik // OnTheT

Pubblicato il 3 marzo 2018 – Traduzione di Edoardo Salvati

Uno dei risultati più interessanti di febbraio è stato il trionfo del ventenne Francis Tiafoe a Delray Beach, il suo primo torneo sul circuito maggiore. Che percorso dobbiamo attenderci da Tiafoe dopo una vittoria così precoce?

Considerato un prodigio negli anni del circuito juniores, l’americano ha riacceso le aspettative sul suo futuro vincendo il torneo 250 di Delray Beach. Un’impresa degna di nota perché arrivata poco dopo il festeggiamento dei 20 anni e resa ancora più significativa per le vittorie contro Denis Shapovalov – un’altra stella nascente – e Hyeon Chung (semifinalista agli Australian Open 2018), oltre al numero 10 del mondo Juan Martin Del Potro. La conquista del titolo a Delray Beach contribuisce ad aumentare l’attenzione su Tiafoe, già oggetto di intenso scrutinio mediatico.

Con i due Master americani alle porte, mi domando se Tiafoe sia sulla rampa di lancio per raggiungere, nelle prossime settimane, risultati ancora più importanti.

Possiamo farci un’idea analizzando il percorso di altri giocatori che negli anni scorsi si sono messi in mostra prima di compiere 21 anni.

L’immagine 1 mostra i titoli 250 o 500 vinti dai giocatori non ancora ventunenni a partire dal 2010. Emerge che Tiafoe si è unito a un gruppo di giocatori esclusivo ma ben noto.

IMMAGINE 1 – Giocatori non ancora ventunenni che hanno vinto almeno un torneo 250 o 500 del circuito maggiore dal 2010

L’aspetto che risalta immediatamente è l’esiguo numero di titoli vinti da giocatori molto giovani prima del 2016. Si parla in realtà di due soli tornei, uno per Milos Raonic e uno per Bernard Tomic. Dal 2016, la situazione si è completamente ribaltata, con vittorie da parte di 5 giocatori che non avevano ancora compiuto 21 anni, tra tutti Alexander Zverev con quattro titoli.

Nel 2017 Zverev non solo ha vinto un 250 e un 500, ma si è aggiudicato due Master battendo Novak Djokovic in finale agli Internazionali d’Italia e Roger Federer in finale in Canada.

Pur essendoci andati vicini, Raonic e Kyrgios non sono ancora riusciti a vincere un Master. E lo stesso vale per Tiafoe: nonostante un risultato di rilievo, dovrà ripetersi una o due volte prima che lo si possa considerare un serio pretendente a qualcosa di ancora più grande.

Is Tiafoe’s win in Delray Beach only the beginning?

I giocatori migliori al servizio e alla risposta nel 2017

di Stephanie Kovalchik // OnTheT

Pubblicato il 2 dicembre 2017 – Traduzione di Edoardo Salvati

Qual è stato il miglior giocatore al servizio nel 2017? E alla risposta? Quali sono i giocatori che hanno ottenuto i miglioramenti più significativi al servizio e alla risposta? Con l’ausilio del sistema di valutazione Elo per entrambe le categorie, quest’analisi identifica le prestazioni che più hanno spiccato nel corso della stagione.

Nel tennis, come in generale nell’esperienza comune, dicembre è un mese di riflessioni e bilanci sull’anno che sta per chiudersi. Guardando ai risultati del 2017, quali sono i giocatori che possano ritenersi più soddisfatti?

In un recente articolo, ho introdotto un sistema specifico Elo per definire il rendimento al servizio e alla risposta di un giocatore. Sono valutazioni che tengono in considerazione tutti i punti giocati nei tornei disputati da quel giocatore nel circuito maggiore, facendone un sistema di valutazione onnicomprensivo e con un livello di dettaglio ideale per definire prestazioni d’eccellenza, al servizio e alla risposta.

Valutazioni massime al servizio e alla risposta

L’immagine 1 riepiloga le valutazioni al servizio e alla risposta dei giocatori che nel 2017 hanno giocato almeno dieci tornei sul circuito maggiore (nella versione originale, è possibile visualizzare i singoli valori puntando il mouse sul grafico, n.d.t.). L’asse delle ordinate mostra il valore più alto raggiunto al servizio, mentre l’asse delle ascisse mostra il valore più alto raggiunto alla risposta, considerando tutti i punti giocati durante la stagione.

I quattro quadranti sono definiti dal punteggio che identifica la media del valore più alto ottenuto al servizio (1570) e alla risposta (1472). L’appartenenza di un giocatore a uno specifico quadrante caratterizza il suo rendimento nel 2017 rispetto alla media.

I soliti noti

Ad esempio, i giocatori nel quadrante superiore di destra sono quelli con i risultati migliori (avendo ottenuto valutazioni superiori alla media sia al servizio che alla risposta), mentre i giocatori nel quadrante inferiore di sinistra sono quelli con il rendimento di cui andare meno fieri (avendo ottenuto valutazioni inferiori alla media in entrambe le categorie).

IMMAGINE 1 – Valutazioni massime al servizio e alla risposta nel 2017 sul circuito maggiore ATP

Non sorprende che i due punteggi più alti del quadrante con i risultati migliori siano quelli di Roger Federer e Rafael Nadal. Con 1666 punti di valutazione, Federer ha il secondo valore massimo dietro solo a Kevin Anderson, che è arrivato a 1681. Forse più sorprendente è vedere Nadal al terzo posto al servizio, davanti a specialisti come John Isner e Ivo Karlovic. Come ho evidenziato in precedenza, questo non va attribuito al dominio sulla terra battuta di Nadal, visti i diversi massimi che ha ottenuto al servizio durante tutto il 2017.

Gli applausi vanno tributati anche a Dominic Thiem, che ha ottenuto la seconda migliore valutazione alla risposta di tutto l’anno. Thiem ha raggiunto il suo massimo durante i tornei sulla terra e anche un miglioramento minimo del rendimento al servizio potrebbe metterlo nelle condizioni di aspirare alla vittoria del Roland Garros.

Uno dei quadranti in cui figurano meno giocatori è quello dei forti alla risposta e deboli al servizio. Il padrone assoluto qui è Diego Schwartzman, il migliore alla risposta di un gruppo che comprende Gilles Simon, Jared Donaldson e il vincitore delle finali Next Gen di Milano Hyeon Chung. Tra i rendimenti più deludenti troviamo quelli di Bernard Tomic, Florian Mayer e Radu Albot, tutti con valutazioni tra le più basse al servizio e alla risposta tra i giocatori di classifica più alta.

I giocatori che più si sono migliorati

Un limite del considerare i massimi del rendimento è quello di porre specifica attenzione a un solo momento della traiettoria valutativa di un giocatore, disinteressandosi dei differenti modi in cui ciascuno ha raggiunto la massima valutazione. Alcuni giocatori infatti potrebbero essere arrivati un singolo massimo per poi recedere con l’avanzare della stagione. Altri potrebbero aver avuto una valutazione continua ma piatta per tutto l’anno. Altri ancora potrebbero aver avuto una progressione costante durante la stagione.

Delle dinamiche che hanno coinvolto i giocatori nel circuito maggiore, una di quelle che più mi interessa è relativa ai giocatori che si sono migliorati. Per valutare quali si siano migliorati di più, ho confrontato la valutazione al servizio e alla risposta di ciascun giocatore nel primo punto giocato all’inizio dell’anno (avendo considerato il livello raggiunto nel 2015 e nel 2016) con la valutazione mediana nel secondo semestre, utilizzando quest’ultimo come riferimento del livello tipico raggiunto verso la fine della stagione.

Nadal si è migliorato al servizio più di tutti

Sulla base di questo criterio, Nadal è il giocatore che maggiormente è migliorato al servizio. Si tratta di un risultato incredibile, visto che Nadal partiva già da un punteggio molto alto al servizio (1524), a differenza di giocatori come Alexandr Dolgopolov, il secondo della lista, il cui margine di miglioramento all’inizio dell’anno era molto più ampio.

IMMAGINE 2 – Giocatori che più si sono migliorati al servizio nel 2017

Un altro giocatore di rilievo tra i primi 30 di questo elenco è il semifinalista di Wimbledon Sam Querrey, e il preferito dei tifosi Juan Martin Del Potro. Il giocatore della Next Gen più in alto in classifica e Denis Shapovalov, al quinto posto assoluto.

Se tra i giocatori che più si sono migliorati al servizio troviamo molti veterani del circuito, il primo posto dell’analoga classifica alla risposta è di Andrey Rublev, che, giunti alla seconda parte della stagione, aveva incrementato di più di 80 punti. Si dovrebbero fare i complimenti anche al ventenne Tommy Paul, in qualità di quinto giocatore che più si è migliorato alla risposta.

IMMAGINE 3 – Giocatori che più si sono migliorati alla risposta nel 2017

Tra i primi 10 di questo elenco ci sono tre giocatori che hanno iniziato con una valutazione superiore a 1400 (un livello alto alla risposta), tra cui Stanislas Wawrinka (al secondo posto), Pablo Carreno Busta (al sesto posto) e Nadal (all’ottavo posto).

Nadal sorprende ancora una volta

È più facile aspettarsi un miglioramento da quei giocatori che si riprendono da un crollo di risultati o che si stanno affermando nel circuito, certamente meno da quelli che sono già i migliori in termini di rendimento. Per questo la presenza di Nadal in cima a entrambe le classifiche di miglioramento è uno dei risultati più sorprendenti dell’analisi.

Nadal inevitabilmente solleva la tematica dell’effetto superficie. Il modo in cui ho calcolato il miglioramento dovrebbe bilanciare la predominanza di una superficie nel rendimento di un giocatore, ma sarebbe certamente interessante confrontare prestazioni specifiche per superficie sia in riferimento ai massimi che al miglioramento.

Per ora, adotterò lo stesso approccio per valutare, la prossima settimana, il circuito femminile nel 2017.

Il codice e i dati dell’analisi sono disponibili qui.

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