Il Metodo Medvedev o i possibili meriti di due prime di servizio

di Tyler Park e Ricky Dimon // The Grandstand

Pubblicato il 2 ottobre 2019 – Traduzione di Edoardo Salvati

In questi mesi, Daniil Medvedev ha vinto una partita dietro l’altra (da ultimo tutte quelle dello Shanghai Masters appena conclusosi, n.d.t.). Protagonista della trasferta americana estiva, ha giocato quattro tornei sul cemento arrivando sempre in finale, anche agli US Open. C’è stato però un momento del Cincinnati Masters in cui sembrava che non sarebbe andato avanti. Dopo aver perso il primo set per 3-6 nella semifinale contro il numero 1 Novak Djokovic, Medvedev era destinato a subire il ben noto trattamento che la maggior parte degli avversari di Djokovic riceve, una sconfitta senza appello. Esausto per l’ennesima lunga settimana di partite, non aveva più nulla da perdere. Ha deciso quindi di provare una tattica all’apparenza folle.

La follia apparente della semifinale di Cincinnati

Nei due set finali della partita, Medvedev ha iniziato a servire “prime” aggressive sia sulla prima che sulla seconda di servizio raggiungendo, in entrambi i casi, velocità anche superiori a 193 km/h, per costringere Djokovic, pur nel rischio di commettere doppi falli, a una risposta più debole. Nel secondo e terzo set, la velocità media della seconda di servizio è cresciuta di 18 km/h.

“Di solito aumento la potenza della seconda quando il servizio non sta girando bene, e Djokovic mi stava distruggendo nel primo set”, ha spiegato Medvedev in conferenza stampa. “A un certo punto mi sono detto, perché continuare con seconde normali se tanto perderò il punto. Da li in poi ho iniziato a vincere molti più punti”.

Chiudendo per 3-6 6-3 6-3, Medvedev ha ottenuto una clamorosa vittoria a sorpresa contro un avversario che quasi mai si lascia sfuggire il traguardo quando è avanti nel punteggio. Djokovic, la cui intelligenza tennistica riesce a risolvere qualsiasi problema sul campo, è rimasto totalmente spiazzato dall’insolita strategia di Medvedev. “Non mi è capitato spesso un avversario che serve così pesante sulla seconda, praticamente come se fossero due prime, e per una fase lunga di gioco”, ha dichiarato Djokovic. “Se un giocatore serve la seconda a 206 km/h (128 mph), c’è solo da congratularsi”.

Alcuni fattori hanno reso efficace la strategia di Medvedev, che ha sconfitto in finale David Goffin e vinto a oggi il torneo più importante in carriera (insieme allo Shanghai Masters arrivato successivamente, n.d.t.). Il primo è che Medvedev sa servire bene. Imprime alla pallina molta forza e pochissimo effetto, e a 198 cm di altezza il margine di errore sopra la rete è superiore a quello della maggior parte dei giocatori. Il secondo è che, durante la semifinale, il servizio è stato più accurato del solito.

Nonostante una tattica molto offensiva, Medvedev ha commesso solo 4 doppi falli, a fronte di 14 ace. Da ultimo, Djokovic è un giocatore spettacolare alla risposta, generalmente riconosciuto come il più forte di sempre. Unisce flessibilità impensabile con riflessi incredibili, che servono a distruggere qualsiasi certezza che un avversario possa avere al servizio. Negli ultimi dodici mesi, Djokovic ha vinto la percentuale assurda del 55.2% di punti alla risposta sulla seconda, preceduto sul circuito solo da Rafael Nadal e Diego Schwartzman. In ognuna delle ultime 10 stagioni si è classificato tra i primi cinque in questa statistica. Non è il numero 1 del mondo per puro caso.

Un russo poco ortodosso

È la volontà di Medvedev a ricercare soluzioni atipiche a separarlo dai colleghi della stessa generazione. Possiede colpi poco ortodossi: in un’era di intenso uso della rotazione, colpisce la pallina di piatto e con violenza, sia dal lato del dritto che del rovescio. Non si tira poi indietro nel fare affermazioni o tenere comportamenti anomali nel migliore dei casi e chiaramente scortesi nel peggiore. Nella partita di Cincinnati però ha colto un’intuizione. Che porta a pensare…cosa succerebbe se un giocatore decidesse di servire sempre due prime?

La saggezza popolare segnala che un giocatore dovrebbe evitare a tutti i costi di commettere doppi falli. A prima vista, è un’interpretazione ragionevole. Servendo un doppio fallo, si hanno zero probabilità di vincere il punto. Servendo invece la seconda in campo, a prescindere da quanto debole sia, esiste comunque una probabilità teorica di vincerlo. Il problema è che, contro un giocatore come Djokovic, anche servendo una seconda valida le probabilità sono abbastanza ridotte.

Si tratta quindi, almeno per qualche specifica situazione, di provare qualcosa di nuovo? Nel corso degli anni, si è assistito a cambiamenti radicali in molti sport (tra tutti il rimescolamento della difesa nel baseball, ma anche la moltiplicazione dei lanci nel football americano e del tiro da tre nella NBA): anche il tennis è in grado di usare le statistiche come ausilio al superamento di schemi di pensiero datati? Una delle possibilità può prendere il nome di “Metodo Medvedev” o, in termini meno altisonanti, servire due prime di servizio.

Il Metodo Medvedev

La tabella mostra le statistiche al servizio degli ultimi 12 mesi dei primi 10 giocatori della classifica (con statistiche fino al 15 settembre 2019). La frequenza di seconde di servizio include i doppi falli, che sono conteggiati come punti persi sulla seconda. L’ultima colonna indica la frequenza di punti vinti con il Metodo Medvedev di servire due prime di servizio. La percentuale di punti vinti con il Metodo Medvedev è data da:

% di prima di servizio X % di punti vinti sulla prima di servizio

nell’assunto che il giocatore abbia già sbagliato la prima. Se utilizza il Metodo Medvedev, la percentuale di vittoria è uguale alla probabilità che il servizio aggressivo entri moltiplicata per la probabilità che vinca il punto dopo che un servizio valido. Naturalmente, l’evidente controindicazione è data dal fatto che se il servizio è fuori, il giocatore ha commesso doppio fallo.

Prendiamo Djokovic, che è in cima all’elenco. La sua percentuale di vittoria con il Metodo Medvedev è calcolata come 65.5% x 75.9% = 49.7%. Con una seconda di servizio tradizionale, Djokovic vince il 57.2% dei punti. Sulla base di questi numeri, il Metodo Medvedev non sarebbe per lui una strategia efficace. Probabilmente è perché Djokovic è talmente superiore da fondo che non ha bisogno di un servizio dominante per vincere lo scambio, nemmeno sulla seconda. Lo stesso ragionamento sembra valere per altri, come Nadal o Kei Nishikori, che giocano principalmente da fondo, ma non è diffuso in maniera universale tra tutti i giocatori di vertice.

Il caso di Zverev

Alexander Zverev, numero 6 del mondo, rappresenta un esempio molto interessante. Zverev ha diversi punti in comune con Medvedev. Anche lui è alto 198 cm, con una mobilità fuori dalla media e colpi ad alta velocità di esecuzione. Ci sono però delle differenze. È possibile che Zverev imprima più potenza, e i suoi colpi hanno maggiore rotazione. Medvedev al contempo colpisce più di piatto e con maggiore continuità.

Tuttavia, ai fini di questo studio la differenza principale risiede nella modalità di servizio di Zverev. Con un fisico magro e scattante, Zverev riesce a servire prime anche a 220 km/h. Le statistiche lo confermano, visto che è al ventesimo posto di 85 giocatori del circuito per percentuale di punti vinti sulla prima. Quando però sbaglia la prima, le cose peggiorano sensibilmente. Nella recente sconfitta agli ottavi di finale degli US Open contro Diego Schwartzman, Zverev ha commesso 17 doppi falli. Molte delle seconde non hanno superato i 112 km/h. Non sono episodi isolati: degli 85 giocatori considerati è ultimo nella percentuale di punti vinti sulla seconda e 84esimo nell’evitare doppi falli!

Opinionisti e analisti avanzano ipotesi di mancanza di tenuta mentale, in modo simile a quanto successo ad esempio a Tiger Woods nel golf in tema di gioco di avvicinamento. Anche se nasce per lui da circostanze negative (come è successo nella finale di Shanghai, in cui ha perso il primo set con due doppi falli di fila, n.d.t.) , Zverev è il soggetto ideale per l’applicazione del Metodo Medvedev. I dati evidenziano che vincerebbe ben il 4% dei punti in più se servisse un’altra prima al posto della seconda. Non sembra molto, ma nella finale degli US Open Nadal ha vinto il 52% dei punti contro il 48% di Medvedev. Il 4% aggiuntivo può separare un campione Slam da un finalista. Zverev avrebbe ampio margine per permettersi di rischiare più doppi falli con seconde di servizio più potenti, perché già così commette moltissimi doppi falli. Magari vincerebbe qualche punto in più quando la seconda entra, giusto?

Il Metodo Medvedev funziona meglio con i grandi servitori?

Vale la pena fare una verifica anche con i giocatori dal servizio più potente del circuito. Il Metodo Medvedev fa affidamento su una solida prima di servizio con cui si vincono molti più punti di una tipica seconda, e in tema di servizi efficaci, questi giocatori sono i più forti in circolazione.

La tabella mostra i primi cinque giocatori del circuito secondo la metrica Serve Rating dell’ATP. Ho aggiunto anche Juan Martin Del Potro, un altro giocatore dal servizio imprendibile ed ex numero 3 del mondo, che ha perso posizioni in classifica per via dei continui infortuni. È interessante notare come il Metodo Medvedev è una strategia con molta più valenza per questo gruppo di giocatori che per i primi 10. Tre su sei — John Isner, Nick Kyrgios e Del Potro — beneficerebbero, almeno in linea teorica, dal servire due prime.

Alcuni appassionati non approveranno di certo questo tipo di cambiamento, visto che giocatori dal servizio così incisivo sono stati soprannominati, in tono derisorio, macchine da servizio per la loro marcata dipendenza da questo colpo. Il Metodo Medvedev porterebbe ad ancora più ace e doppi falli. Ma non è una strategia che si limita al servizio. La ragione principale dell’efficacia della prima di Del Potro risiede nella difficoltà del giocatore alla risposta di evitare che colpisca poi con il dritto, che gli ha fatto guadagnare il soprannome di “Del Thortro” da Roger Federer in persona, perché sprigiona potenza simile a quella di un martello.

O è in realtà il Metodo Bublik?

Alexander Bublik ha qualche tratto in comune con Zverev, come ad esempio essere entrambi nati in Russia e con un fisico alto e asciutto, anche se Bublik rappresenta il Kazakhstan nelle competizioni ufficiali (e Zverev è tedesco). Condividono anche il soprannome, Sascha per Zverev e Sasha per Bublik. Il profilo statistico di Bublik lascia intendere che potrebbe candidarsi con successo a sperimentare il Metodo Medvedev. In realtà, lo sta già provando, più di Medvedev stesso e più di qualsiasi altro giocatore del circuito! Pur di fronte a statistiche non così schiaccianti come quelle di Zverev, la frequenza di punti vinti da Bublik sulla seconda di servizio e la sua frequenza con il Metodo Medvedev sono abbastanza ravvicinate da far pensare che trarrebbe beneficio dall’usarlo nei giusti momenti.

Naturalmente, Bublik è già arrivato a questa conclusione. Nella finale del Chengdu Open contro Pablo Carreno Busta, ha servito l’incredibile numero di 31 ace, insieme a 11 doppi falli, in parte per l’implementazione del Metodo Medvedev. In quei 31 ace, c’è stata una seconda di servizio a 220 km/h nel tiebreak del terzo set, uno spudorato servizio da Metodo Medvedev se ce n’è uno!

Anche se poi Bublik ha perso la partita, senza dubbio l’aver utilizzato il Metodo Medvedev gli è stato di grande beneficio. Ha infatti vinto il 55% (22/44) dei punti sulla seconda, ben al di sopra della media stagionale del 45.9%. Se si escludono i doppi falli, la frequenza di punti vinti sulla seconda è stata del 72.7%, appena inferiore alla percentuale stagionale del 75.9% di punti vinti sulla prima. Con velocità superiori anche a 210 km/h, adottando questa strategia le seconde di servizio sono state sufficientemente efficaci da compensare l’impatto negativo dei doppi falli.

Se Bublik avesse giocato abbastanza da rientrare nella classifica delle statistiche ufficiali al servizio elaborata dall’ATP, risulterebbe al primo posto per numero di doppi falli a partita, lasciandosi dietro anche Zverev. È come se servisse due prime con regolarità, adottando il Metodo Medvedev con più zelo del giocatore da cui prende il nome. A soli 22 anni, la finale di Chengdu gli ha regalato il 57esimo posto, il massimo di sempre. Un emergente con talento, ci si attende che continui a fare strada, e con lui molte altre circostanze di applicazione del Metodo Medvedev.

Il fattore risposta

Il successo del Metodo Medvedev è anche legato alla prestazione dell’avversario. La tabella mostra alcuni numeri alla risposta per i tre migliori del circuito — Djokovic, Nadal e Schwartzman — e per i due peggiori, Isner e Reilly Opelka. Ho usato la media del circuito del 61.9% di prime in campo per un confronto con la frequenza di punti vinti alla risposta sulla prima e sulla seconda da ciascun giocatore. La percentuale di punti vinti alla risposta con il Metodo Medvedev è data da:

(% di punti vinti dal giocatore alla risposta sulla prima di servizio X % media del circuito di prime in campo) + (1 – % media del circuito di prime in campo).

A parole, si tratta di moltiplicare la percentuale dei punti vinti sulla prima da parte dell’avversario per la probabilità che la prima sia valida, a cui si aggiunge la probabilità di un doppio fallo. Emerge immediatamente l’assoluta inutilità del Metodo Medvedev contro un avversario debole alla risposta come Isner o Opelka. Sono giocatori il cui talento alla risposta è già così limitato da poter tenere il servizio senza particolari problemi con seconde tradizionali.

Contro un avversario alla risposta di primissimo livello, la distanza è molto più ridotta. Non dimentichiamo che le statistiche alla risposta sono riferite al caso di un giocatore medio al servizio. Se si possiede un servizio più accurato o più potente della media del circuito, contro i più forti alla risposta potrebbe valer la pena utilizzare il Metodo Medvedev.

Il verdetto

Questo modello statistico abbastanza semplificato probabilmente non recepisce tutti gli aspetti psicologici relativi al Metodo Medvedev. Ad esempio, un giocatore dovrebbe avere la solidità mentale per neutralizzare le conseguenze dei doppi falli iniziali da un lato e le critiche a cui sarebbe sicuramente soggetto dall’altro. Dovrebbe inoltre impegnarsi nell’attuazione della strategia sapendo che la ricompensa maturerà solo nel lungo periodo.

Per contro, il Metodo Medvedev crea parecchi grattacapi se si è dalla parte sbagliata. Anche un giocatore come Djokovic, capace solitamente di imporre comunque il proprio controllo, ha dovuto subire a Cincinnati la frustrazione derivante dalla tattica di Medvedev. Un frustrazione che potrebbe generare ancora più errori non forzati da parte dell’avversario.

La verità sta nel fatto che il Metodo Medvedev può essere usato con efficacia in situazioni con determinate caratteristiche. Riprendiamo la semifinale contro Djokovic. Medvedev ha una prima di servizio molto forte, sta servendo con precisione e ha di fronte un giocatore alla risposta di livello eccelso. Sono probabilmente queste le condizioni ideali per il Metodo Medvedev. I numeri evidenziano che lo stesso Medvedev non è adatto a rappresentare il profilo statistico di questa strategia. Eppure, il fatto che Medvedev abbia avuto successo indica che in molti potrebbero replicarla nella giuste circostanze.

Attacco a sorpresa

Inoltre, è una tattica che potrebbe funzionare da attacco a sorpresa. Ipotizzate che in una partita contro Medvedev le seconde che ha servito non sono mai andate oltre i 160 km/h. Se improvvisamente arriva una seconda a 210 km/h, avrete scarse possibilità di reagire prontamente e rispondere con efficacia. L’analogia più immediata è con il baseball, quando un ricevitore viene preso in contropiede dal lanciatore: se si aspetta una veloce ma si presenta una curva, è quasi impossibile per lui reagire con sufficiente riflesso. Allo stesso modo, un battitore farà molta fatica a colpire una veloce a 160 km/h quando si aspetta una curva a 130 km/h.

Anche se un giocatore non è disposto a continuare a servire due prime a velocità piena, i dati fanno chiaramente vedere che i grandi servitori trarrebbero beneficio da una seconda di servizio più aggressiva. Per quanto i doppi falli possano dare sensazioni negative ed essere effettivamente costosi nell’economia del punteggio, se si riesce ad aumentare la percentuale di punti vinti quando entra una seconda più aggressiva, aver commesso qualche doppio fallo in più nel corso della partita non sarà stato futile!

The Medvedev Method: Exploring the merits of hitting two first serves

L’immersione di Infosys in piscina

di Chapel Heel // HiddenGameOfTennis

Pubblicato il 7 agosto 2019 – Traduzione di Edoardo Salvati

Il riferimento è a un articolo sul sito dell’ATP che ha la pretesa di fornirci questo tipo di indicazione: “Un’immersione in profondità di Infosys ATP Insights sui primi 50 giocatori che, dall’inizio del 2019, fanno il break dal punteggio di 40-0 e servizio per il l’avversario, rivela che da questo abisso in media si ottiene il break solo nell’1.38% dei casi (84/6027)”. Questa statistica è definita la “più dura nel tennis”. Viene poi presentata la seguente tabella.   

IMMAGINE 1 – Game vinti alla risposta dal 40-0 per l’avversario, dall’inizio del 2019

Un’immersione in profondità nei dati, ma senza dati

Lasciando stare se è per davvero la “statistica più dura nel tennis”, sono sicuro che si riesce a trovare qualche evento nel tennis meno probabile dell’1.38%. Il primo che mi viene in mente è per una giocatrice di vincere 23 titoli Slam, il secondo è di vincere un set dal punteggio di 0-5 e alla risposta. E molti altri.  

Vediamo invece se Infosys ha in realtà svelato qualcosa di interessante in riferimento a questi recuperi impossibili. Dimentichiamoci del singolo giocatore per un momento. Dimentichiamoci anche di qualsiasi dato punto per punto delle partite effettivamente giocate nel 2019. Sappiamo che in media un giocatore vince, in una partita del tabellone principale di un torneo del circuito maggiore, circa il 62.5% dei punti al servizio. Senza fare ricerche specifiche, inserendo questo valore in un modello Markov otteniamo che il giocatore al servizio ha, all’inizio del game, il 78.5% di probabilità di tenere il servizio. Detto altrimenti, anche sullo 0-0, il generico giocatore alla risposta ha solo il 21.5% di probabilità di fare il break.  

Serve della matematica aggiuntiva (ugh) o un foglio di calcolo orribilmente contorto come il mio (ebbene sì!), o ancora un codice Python dalla pagina GitHub di Jeff Sackmann (per andare sul sicuro), per sapere che sul 15-0 la probabilità del generico giocatore al servizio scende al 12.4%. Sul 30-0, la stessa probabilità è solo del 5.5%, mentre sul 40-0 e dell’1.40%. Suona familiare? Riprendiamo l’estratto dal paragrafo iniziale. Senza “svelare” alcun dato dalle partite giocate, siamo in grado di giungere alla probabilità media di ottenere il break dal punteggio di 40-0 sul servizio dell’avversario. 

Che ne è dei giocatori della tabella?

La tabella ordina i giocatori sulla base del numero di game vinti da un punteggio di 40-0 sul servizio dell’avversario. Alcuni dei numeri sembrano seriamente impressionanti, in particolare sapendo che il break arriva solo l’1.4% delle volte contro un giocatore medio al servizio. Però, molti dei giocatori in elenco sono colpitori eccezionali alla risposta, cioè faranno il break più spesso in una qualsiasi situazione. 

Per capire se Infosys è arrivata a conclusioni inedite — e con questo intendo chiedermi: è una statistica da cui possiamo dedurre informazioni in più su un giocatore che non avremmo potuto derivare semplicemente dalla bravura alla risposta? — nella tabella che segue ho aggiunto una colonna. Si tratta della percentuale di break attesi dal punteggio di 40-0, in funzione della percentuale di punti vinti al servizio dell’avversario. 

IMMAGINE 2 – Percentuale di break attesi dal 40-0 in funzione dei punti vinti al servizio dall’avversario

Voglio essere chiaro. Non sto implicando che ci sia qualcosa di sbagliato in questo elenco o che lo siano i calcoli. Dopo tutto, sono recuperi realmente accaduti. Tuttavia, voglio capire se quelle percentuali di vittoria sottintendono l’esistenza di un talento speciale nel ribaltare il risultato dal 40-0, o se sono percentuali di vittoria che ci si attende rispetto alla bravura alla risposta dei giocatori in esame.   

La risposta è “forse” relativamente ai primi cinque, i cui risultati sono andati oltre le aspettative per più di quanto avremmo ipotizzato dalla casualità, e “probabilmente no” per i restanti cinque. 

Perché “forse” per i primi cinque? 

Non possiamo stabilire se sia un talento che supera la bravura alla risposta di ciascuno dei cinque senza sapere se è ripetibile su molteplici periodi di tempo. La bravura alla risposta è ripetibile, non lo è generalmente fare più break di quanto atteso. Siamo in presenza di un’eccezione, sebbene esigua? Ho molti dubbi al riguardo, ma mi piacerebbe essere smentito.  

Infosys ha tutti i dati a disposizione, e sarebbe stato quindi utile vedere se gli stessi nomi avessero fatto la loro apparizione anche nel 2018 e 2017 (suppongo che nessuno abbia pensato di verificarlo, che è un altro modo per dire che spero che non ci sia stato qualcuno che abbia guardato gli altri anni e omesso i valori perché non in linea con la tesi principale).  

Abbiamo invece un’immersione in piscina che presenta conclusioni in modo più definitivo di quanto probabilmente lo siano. L’ATP dovrebbe esigere di più dal suo fornitore di dati. 

Infosys “Deep Dives” Into a Shallow Pool

Velocità del servizio contro precisione

di Miha Mlakar // Medium

Pubblicato il 12 marzo 2019 – Traduzione di Edoardo Salvati

In qualità di capitano di Coppa Davis e di allenatore di professionisti, mi viene spesso chiesto consiglio su come poter migliorare tecnica e strategia di gioco. Di recente, quesiti analoghi sono stati rivolti da generici appassionati o persone desiderose di approfondire le dinamiche del tennis. Ho deciso quindi di iniziare a scriverne, in modo da condividere la mia conoscenza a una base più ampia possibile. Nel primo articolo, cercherò di rispondere alla seguente domanda.

Sulla prima di servizio, è più importante la velocità o la precisione?

Ho preso spunto per quest’analisi dalla conversazione con un giocatore (per comodità, G) che, pur sostenendo di possedere una prima solida, sente di poterla rendere ancora più efficace. Considerando che circa il 70% dei punti terminano entro i primi quattro colpi dello scambio, l’importanza di migliorare la prima di servizio, anche solo marginalmente, è evidente.

I numeri qui illustrati arrivano (in larga parte) da dati ottenuti tramite Hawk-Eye per le quattro partite dell’ultimo torneo sul cemento disputato da G. Mi interessava migliorare la sua efficacia al servizio.

Cosa si intende esattamente per servizio efficace (in termini di risultati)?

Ad esempio, Carlos Moya ha detto che l’idea che ha scaturito una modifica del servizio di Rafael Nadal partiva dal fatto che sulla prima la pallina non manteneva velocità dopo aver toccato il terreno. Una variazione nella tecnica ha permesso di aggiungere più efficacia (non è la stessa problematica di G, perché la rotazione della pallina sul suo servizio è diversa).

A prescindere dal metodo, l’obiettivo è una prima di servizio che generi più risposte deboli o (ancora meglio) nessuna risposta. Come definiamo una risposta debole? In questa sede, ipotizziamo una proporzionalità diretta tra la lentezza e la debolezza della risposta. È un’interpretazione equilibrata, perché (come si vedrà) la velocità della risposta ha una correlazione positiva con la vittoria del punto da parte del giocatore al servizio.

IMMAGINE 1 – Correlazione tra velocità della risposta e vittoria del punto

Per costringere l’avversario a rispondere lentamente o a non rispondere dobbiamo capire quale servizio giocare. Prestiamo più attenzione alla precisione o alla velocità? Analizziamo i dati per capire come procedere.

Statistiche al servizio

Per farsi un’idea sulla prima di servizio di G, vediamo che zona del campo colpisce la pallina quando supera la rete e le velocità al servizio per diverse direzioni. Tutti gli avversari sono destrimani.

IMMAGINE 2 – Zona d’impatto dei servizi validi e velocità rispetto della direzione

Nel grafico di sinistra, i pallini colorati in verde e in blu rappresentano i servizi validi, quelli rossi e arancioni i servizi sbagliati. Nel grafico di destra, è riportata la velocità media e la velocità massima per ciascuna direzione. Essendo G un destrimane, il servizio esterno sul lato delle parità è più lento per via dell’aggiunta di molta rotazione a uscire.

Come verifichiamo l’incidenza della velocità del servizio sulla velocità della risposta? Il confronto tra velocità dell’uno e dell’altra non fornisce spunti di grande rilievo, perché la velocità non assume la stessa importanza per tutti i servizi e tutte le direzioni.

IMMAGINE 3 – Confronto tra velocità del servizio e velocità della risposta

Iniziamo invece dall’esame della velocità della risposta in funzione della precisione del servizio. Inseriremo poi la velocità del servizio associata alla direzione.

Precisione del servizio contro velocità della risposta

Partiamo dalla relazione tra velocità della risposta e direzione del servizio. Nel grafico dell’immagine 4, ogni risposta è rappresentata da una bolla la cui grandezza è determinata dalla velocità. Ace o servizi vincenti hanno una velocità di risposta uguale a zero e sono riportati in rosso.

IMMAGINE 4 – Velocità della risposta rispetto alla direzione del servizio

Notiamo immediatamente che i servizi in prossimità della riga generano risposte lente o sono dei vincenti diretti. Per mostrare questo effetto con i numeri, nell’immagine 5 ho suddiviso ogni rettangolo del servizio in cinque zone. Ho scomposto i servizi esterni (E) e al centro (C) in altre due zone, una per quelli molto precisi (mE e mT) e l’altra per quelli imprecisi. Un servizio al centro è classificabile come molto preciso se non si discosta più di 40 cm dalla linea. Ho tracciato una diagonale di circa 45 gradi a separazione dei servizi esterni. Per ciascuna zona, ho calcolato la velocità media del servizio e la velocità media e mediana della risposta.

IMMAGINE 5 – Zone del rettangolo del servizio e velocità medie

Per ogni direzione, la differenza di velocità media tra servizi precisi e imprecisi è molto simile, mentre la differenza di velocità media nelle risposte a servizi precisi e imprecisi è abbastanza significativa.

Velocità del servizio e precisione messe insieme

I grafici dell’immagine 6 uniscono la precisione e velocità del servizio con la velocità della risposta per i servizi esterni e al centro su entrambi i lati del campo. Anche in questo caso la dimensione della bolla indica al velocità della risposta

IMMAGINE 6 – Precisione e velocità del servizio con velocità della risposta

Emergono alcuni spunti interessanti in merito al servizio del giocatore di cui stiamo parlando:

  • servizi precisi, quelli vicino alla riga, comportano risposte lente (o più lente) a prescindere dalla velocità del servizio
  • la velocità della risposta è più alta per servizi imprecisi sul dritto, a prescindere dalla velocità del servizio
  • per entrambi i servizi, è difficile osservare una correlazione determinante tra servizi più veloci e risposte più lente
  • i servizi esterni sul lato delle parità non sono molto precisi, e per darne concretezza, ho calcolato quanti dei servizi esterni validi sul lato delle parità sono stati effettivamente molto precisi. G ha ottenuto a questo riguardo il 42% di precisione, mentre per gli avversari la percentuale di questa direzione è stata del 70%. È una differenza rimarchevole
  • dopo ulteriore approfondimento, si vede come G preferisca il servizio al centro sul lato delle parità, con il 62% dei servizi in quella direzione. La ragione può risiedere nell’imprecisione dei servizi esterni, che generano risposte valide (di dritto). Una selezione non equilibrata di direzioni comporta però la possibilità di adattamento da parte dell’avversario, che comprende di doversi concentrare di più, in questo caso, sui servizi al centro. Dovesse quindi G migliorare il servizio esterno, renderebbe quello al centro ancora più pericoloso.

Il confronto con gli avversari

Successivamente, ero interessato a confrontare diverse tipologie di servizio, insieme al confronto tra la velocità e precisione del servizio di G rispetto a quello di altri giocatori. A questo scopo, ho adattato le linee che descrivono con esattezza i dati punto per punto a disposizione (minimizzando l’errore quadratico). L’immagine 7 presenta l’esito del confronto per G.

IMMAGINE 7 – Confronto tra velocità e precisione del servizio di G e velocità della risposta

Qualsiasi la direzione e velocità del servizio, la velocità della risposta non subisce variazioni importanti. Si osserva che servizi più veloci tipicamente portano a risposte più lente, ma la correlazione è bassa. Per quanto riguarda la precisione al servizio, le linee diventano più verticali. Precisione e velocità al servizio sono fortemente correlate specialmente per servizi che non si discostano più di 60 cm dalla riga. L’immagine 8 mostra gli stessi grafici per gli avversari di G, che risultano leggermente differenti.

IMMAGINE 8 – Confronto tra velocità e precisione del servizio degli avversari e velocità della risposta di G

Vediamo che in media la velocità della risposta è più bassa e che la correlazione tra velocità del servizio e della risposta è più alta. Le linee del confronto tra la precisione del servizio e la velocità della risposta hanno una forma simile a quella di G e anche le velocità della risposta sono più alte, a indicazione che i servizi di G determinano risposte più lente della media degli avversari. Una delle ragioni può essere la rapidità del movimento e un basso lancio di pallina, che è molto complicato da leggere e rende il servizio difficile da prevedere.

Conclusioni

L’analisi della velocità e precisione del servizio è specifica per il singolo giocatore. Nel caso di G, il consiglio è stato di lavorare più sulla precisione che sulla velocità. Naturalmente, questo è valido per lui ma non in automatico per altri giocatori.

Siamo però solo all’inizio. L’accesso ai dati generati da Hawk-Eye potrebbe consentire una comprensione del gioco molto più accurata. Con l’uso della statistica, il miglioramento seguirebbe la stessa traiettoria osservata in altri sport, nei quali la scienza dei dati ha reso condizione necessaria, per essere competitivi, l’analisi del proprio rendimento e di quello degli avversari.

Serve Speed vs. Serve Accuracy in Tennis

La ricetta di Aliaksandra Sasnovich per le ciambelle

di Chapel Heel // HiddenGameOfTennis

Pubblicato il 20 febbraio 2019 – Traduzione di Edoardo Salvati

Nel gergo inglese dell’appassionato di tennis, il termine “bagel” – la pasta lievitata della cucina polacca ed ebraica, assimilabile a una ciambella di pane in italiano – identifica la circostanza in cui una giocatrice (o un giocatore) perde il set con il punteggio di 0-6, senza cioè aver vinto nemmeno un game al servizio o alla risposta. È immediata la somiglianza tra il simbolo del numero 0 e la forma di una ciambella, da cui l’utilizzo. L’articolo fa ampio ricorso al termine bagel, sia come sostantivo che verbo. Ove possibile, si è cercato di mantenere il gioco di parole, preferendo negli altri casi la notazione classica di 0-6, n.d.t.

Aliaksandra Sasnovich ha preso uno 0-6 nel primo set della sua partita inaugurale a Dubai, per poi recuperare e vincere. È l’undicesima volta dall’inizio del 2018 che Sasnovich subisce uno 0-6 (su dieci partite), ed è la terza volta che ha riesce a ribaltare la situazione e vincere. Parlare di inizio 2018 è una cortesia, visto che il primo degli undici 0-6 è arrivato lo scorso giugno in un torneo di preparazione a Wimbledon. Considerando i due mesi di pausa a fine stagione, il periodo non va oltre i sei mesi di tennis effettivo. Più della metà degli 0-6 tra l’altro è del 2019, con poco più di un mese di gioco.

Numeri sorprendenti

Sono numeri decisamente sorprendenti per una giocatrice intorno alle prime 30 o, in alternativa, per una che è molto spesso nel tabellone principale di un torneo. Al secondo posto troviamo Su Wei Hsieh, al momento vicino a Sasnovich in classifica ma con uno stile diametralmente opposto. Ha infatti collezionato sette 0-6. Il terzo posto è conteso tra due giocatrici (oltre a Shuai Zhang) estremamente aggressive, Danielle Collins e Jelena Ostapenko, con sei 0-6. Uno sguardo alle prime 20 di questo speciale elenco rivela una combinazione di stili. Oltre alle giocatrici citate, ce ne sono altre con gioco offensivo come Katerina Siniakova e Simona Cristea, ma anche giocatrici più difensive come Angelique Kerber, Johanna Larsson, Lara Arruabarrena, Sara Sorribes Tormo e Maria Sharapova (non vengono considerati i tornei $125k o inferiori).

Qual è il quantitativo medio di ciambelle per una giocatrice?

Dall’inizio della scorsa stagione, una giocatrice tra le prime 100 ha subìto uno 0-6 circa ogni 22 partite, anche se ce ne sono stati tre fino a questo momento nel torneo di Dubai su 40 partite completate (più, in realtà, un quarto, ma a carico di una giocatrice fuori dalle prime 100).

Per le giocatrici che perdono un set 0-6, la vittoria attesa è inferiore al 6% delle volte. Con uno 0-6 in 10 delle 73 partite che ha giocato dal 2018, Sasnovich se ne aspetta uno tre volte più spesso di una giocatrice tra le prime 100. Avendo però vinto tre di quelle partite, è probabile che vinca cinque volte più spesso quando perde un set 0-6, per quanto in presenza di un campione ridotto.

La collezione di ciambelle di Sasnovich

Anziché continuare a trattare genericamente gli 0-6, vediamo uno per uno quelli di Sasnovich alla ricerca di eventuali tendenze. Per avere un riferimento, è importante sapere che la percentuale di prime di servizio di Sasnovich è in media con quella del circuito, è invece sopra la media nella percentuale di punti vinti con la prima e sotto la media nella percentuale di punti vinti con la seconda. Di fatto, è in media con il circuito per percentuale di punti vinti al servizio.

Alla risposta, Sasnovich è leggermente meglio della media, e (relativamente ad altre giocatrici) meglio alla risposta sulla seconda che sulla prima.

Ciambella #1 (con crema vegetariana spalmata)


Il primo 0-6 risale all’erba di Maiorca, in una sconfitta pesante per 4-6 0-6 contro Antonia Lottner, allora la numero 140 del mondo. Sasnovich è partita bene, tenendo il servizio e ottenendo il break nel secondo game. Dopo aver perso il servizio nel terzo game, ha fatto un altro break nel quarto e consolidato il vantaggio nel quinto. Con una probabilità di vittoria di circa il 66% a inizio partita, sul 4-1 Sasnovich era arrivata a quasi l’81%. Poi non ha sfruttato due palle break nel sesto game per andare avanti di due break e chiudere facilmente il set, perdendo invece il game e i successivi nove di fila.

Nel set perso 0-6, ha vinto meno di un terzo dei punti giocati. Non riusciva a mettere la prima di servizio in campo ed è stata aggredita sulla seconda (perdendo il 78% dei punti). Il suo indice di dominio (Dominance Ratio o DR) – cioè il rapporto tra punti vinti alla risposta dalle due giocatrici – nel set è stato di 0.44

Ciambella #2 (di segale)

Il secondo 0-6 è arrivato sempre sull’erba tre settimane dopo, nel quarto turno di Wimbledon, contro una giocatrice che a sua volta aveva ricevuto sei 0-6 dall’inizio del 2018, cioè Ostapenko. Sasnovich non si aspettava di vincere questa partita, ma nemmeno di essere battuta così sonoramente. Il primo set è stato equilibrato, con Ostapenko che si è aggiudicata il tiebreak 7-4. Nel secondo set Sasnovich è scomparsa, ancora una volta vincendo meno di un terzo dei punti e perdendo l’82% dei punti sulla seconda. Il suo DR nel set è stato di 0.42

Potrebbe essere che, di fronte al miglior risultato in uno Slam, Sasnovich fosse sopraffatta dall’occasione, ma è un’ipotesi poco probabile visto che si trovava a tre punti dal vincere il primo set. Magari ha lasciato che la frustrazione avesse la meglio nel secondo set dopo aver sprecato entrambi i servizi alla fine del primo.

Ciambella #3 (farcita)

Siamo al secondo turno di Cincinnati, contro Viktoria Kuzmova, una giocatrice più bassa in classifica. Sembra che Sasnovich abbia deciso di servire la prima in modo più conservativo per una percentuale più alta di prime in campo. Ci è riuscita (con il 71%), ma ha vinto solo 5 punti su 17 sul proprio servizio. Il DR per il set perso 0-6 è stato di 0.42. Si è ripresa nel secondo set, vinto 6-4 con il 62% dei punti vinti al servizio, ma è crollata di nuovo nel terzo, perso 1-6.

È una partita presente nel database del Match Charting Project. Kuzmova ha chiaramente servito con efficacia nel set finito 0-6, ma si può anche vedere dalla profondità delle risposte di Kuzmova che la prima di Sasnovich non è stata incisiva. Basandomi solo su questi dati, ipotizzo che non fosse pronta per risposte profonde sulla seconda di servizio, avendo commesso molti errori (forzati e non forzati) subito dopo la risposta di Kuzmova. E non c’è nemmeno una risposta corta da parte di Kuzmova, che può essere dovuto a un servizio debole, una risposta in grande spolvero, o una combinazione delle due. Se pensiamo però che le statistiche complessive alla risposta di Kuzmova sono inferiori alla media, propenderei per un servizio debole.

Ciambelle #4 e #5 (con extra crema di formaggio)

Le due che più vorrebbe dimenticare, in cui è stata surclassata da Naomi Osaka al terzo turno degli US Open. Non riusciva a mettere la prima in campo, con sette doppi falli in sei game, e ha vinto solo il 25% dei punti sulla seconda di servizio. Se vi sembrano pessimi numeri, dovreste vedere le statistiche alla risposa. Il DR nei due set è stato di 0.36 e 0.31. L’unica consolazione è che a Osaka mancavano ancora quattro vittorie prima della consacrazione, quindi forse in pochi hanno prestato attenzione.

Ciambelle #6 e #7 (all’aglio)

#7

Siamo ora a Brisbane, nel primo torneo femminile del 2019, nel quale Sasnovich raggiunge i quarti di finale ma viene eliminata da Donna Vekic, con una classifica simile. Vekic vince il primo set facilmente, in gran parte perché Sasnovich riesce a vincere solo il 22% dei punti sulla seconda di Vekic. Anche il servizio di Sasnovich non va male nel primo set, appena sotto la media, e ha più vincenti che errori non forzati.

Poi, beh, il servizio svanisce. C’è un set perso 0-6, e c’è un set perso in questo modo, a iniziare dal 36% di prime in campo senza nessun punto vinto sulla prima. Abbiamo già visto cosa possono fare le avversarie sulla seconda, e succede anche qui, con il 22% di punti vinti sulla seconda. E senza doppi falli. In tutto, il 14% dei punti vinti al servizio nel secondo set. Molto è dipeso da Vekic però, che era proprio in forma. Il DR per il set è stato di 0.41.

Tempo di gioco

Anche questa è una partita nel database del Match Charting Project. È difficile dire esattamente cosa sia andato storto, ma Vekic prende gran parte della colpa (o del merito). Se vi è capitato di vedere qualche partita di Vekic, ci sono momenti in cui è totalmente dominante, e così è stato contro Sasnovich.

Ho rivisto il video del set e della conclusione del set precedente. Di fronte all’ottima prestazione di Vekic nel primo set, si nota il basso livello di fiducia di Sasnovich nel secondo, però solo nei colpi, non nel comportamento. Interessante come Vekic riceva la visita dell’allenatore Torben Beltz tra un set e l’altro, ma non accade lo stesso per Sasnovich. Vekic e Beltz commentano sorridendo che a volte la seconda di Sasnovich è più forte della prima. La tattica principale di Beltz è togliere tempo di gioco a Sasnovich.

Dopo il secondo break, sotto 0-3 nel secondo set, Sasnovich riceve la visita dell’allenatore. La conversazione era in russo, ma si poteva vedere la frustrazione sul volto di Sasnovich e un fare abbastanza polemico, nel senso di “non funzionerà, non c’è nulla che io possa fare”. Dai gesti delle mani si intuisce che dica di sentirsi pressata nel tempo di gioco. La visita non porta frutti. Questa era la ciambella #7, con troppo aglio.

#6

La ciambella #6 arriva in una partita ben condita contro Elina Svitolina, al turno precedente a quello contro Veckic. Sansovich vince il primo set 6-4 giocando molto bene. Prima del secondo set si prende una pausa per tornare nello spogliatoio e al rientro non ha più lo stesso ritmo, mentre Svitolina continua con la solita combinazione di solidità e giusta quantità di gioco offensivo.

La percentuale di prime di Sasnovich scende, ma non ai livelli terribili osservati negli altri 0-6. Svitolina aggredisce la seconda di Sasnovich, che non riesce a controllare le sue stesse risposte. Il DR per il set 0-6 è stato di 0.39. L’allenatore arriva prima dell’inizio del terzo set. A differenza di quanto poi successo durante la partita con Vekic, la conversazione qui è più interattiva e con un tono molto più positivo. I risultati si vedono. Sasnovich gioca ancora meglio nel terzo set di quanto avesse fatto nel primo, contro un livello di forma più alto espresso da Svitolina rispetto a quello del primo set.

Ciambella #8 (al mirtillo)

Ci spostiamo a Sydney, la settimana successiva, contro la giocatrice locale Priscilla Hon, che Sasnovich dovrebbe battere facilmente. Invece, parte con un 38% di percentuale sulla prima di servizio, vincendo solo un terzo dei punti sulla prima e solo il 20% dei punti sulla seconda. E non fa nulla sul servizio di Hon. In tutto, vince solo sei punti nel primo set, nel quale il DR è uno sconvolgente 0.19.

Guardando il set, pensavo di vedere un linguaggio del corpo negativo o dell’indolenza a giustificare lo 0-6, ma invece l’energia e la postura sembrano normali. Mi ha colpito anche la difficoltà di Sasnovich a ritrovare la posizione dopo il servizio, in modo da non riuscire a gestire risposte di peso e velocità. L’allenatore entra in campo dopo il terzo game. Sasnovich è abbastanza polemica, anche se indietro di un solo break, ma non definirei il suo atteggiamento negativo. A ogni modo, poco cambia nel resto del set. Ormai ha esperienza in queste situazioni, l’energia rimane alta, la percentuale di prime torna normale e inizia a rispondere meglio. Aumenta ancora il livello e vince la partita in tre set.

Ciambella #9 (abbrustolita)

Australian Open 2019, terzo turno, contro una Anastasia Pavlyuchenkova nella stessa fascia di classifica e vittoriosa a sorpresa nel turno precedente contro Kiki Bertens. Lo 0-6 è arrivato nel primo set, con dinamiche simili. Orribile percentuale di prime di servizio (33%) e di punti vinti sulla seconda (25%), con un DR di 0.44. Forse avrebbe potuto ricordarsi degli 0-6 presi consecutivamente e di aver comunque vinto, ma non è andata così, perché il secondo set è stato solo leggermente migliore.

Ciambella #10 (a fette)

Al primo turno di Doha, lo scontro al vertice. Sasnovic gioca contro Su Wi Hsieh, al secondo posto della classifica delle giocatrici che più probabilmente subiranno uno 0-6. Riuscirà Hsieh a ridurre il distacco o Sasnovich prenderà il largo?

Non si può dire che Sasnovich abbia giocato bene nel primo set, ma almeno era in partita, nonostante un punteggio di 2-6. Hsieh l’ha mandata nel pallone con colpi poco classici. Nel secondo set, la percentuale al servizio è crollata e Hsieh ha iniziato a punirla sulla seconda di servizio. Eppure, il DR di 0.52 è stato il più alto degli undici set che ha perso 0-6. Il problema è che anche l’altro set ha avuto un andamento simile, quindi l’intera partita è stata una delusione.

Ciambella #11 (con salmone affumicato)

A Dubai, contro la Ekaterina Makarova precedentemente conosciuta come una buona giocatrice di singolare, Sasnovich ancora una volta ha un inizio soporifero. Il servizio è più preciso, ma non abbastanza da impedire a Makarova di vincere il 59% dei punti alla risposta nel primo set. Oltre al fatto che Sasnovich sembra non riuscire a tenere la pallina in campo durante gli scambi. A 0.24, diventa uno dei peggiori DR di un set perso 0-6.

Non riceve visite dall’allenatore durante o immediatamente dopo la conclusione del primo set. Come però per la ciambella # 8, quella al mirtillo, riprende a giocare bene nel secondo set, migliora nel terzo e chiude vincendo.

Anche in questa partita, al pari di quella con Hon, Sasnovich sarebbe stata la super favorita. Perdendo però il primo set (con o senza 0-6), ha praticamente pareggiato la probabilità. E se si considera il presunto vantaggio psicologico derivante dal 6-0 e la bravura dimostrata in passato da Makarova, a quel punto sarebbe stata lei la favorita. Diventa quindi controprova della compostezza di Sasnovich la capacità di risalire la china da questi abissi di gioco e tirare fuori in qualche occasione una vittoria dalle sabbie mobili della sconfitta.

(nota a margine: dopo questa vittoria Sasnovich ha giocato nel turno successivo di nuovo contro Hsieh a Dubai, senza subire 0-6 ma vincendo in tutto tre game.)

Ingredienti chiave

Poche cose vanno nel verso giusto quando si perde un set 0-6, ma in teoria è possibile giocare in modo ragionevolmente simile all’avversaria e subire sempre il break al servizio. In generale, non è quello che capita a Sasnovich. In metà delle 10 partite in cui ha perso almeno un set 0-6, ha iniziato molto lentamente, perdendo proprio il primo set con quel punteggio. In quasi tutti i set persi 0-6, Sasnovich non è riuscita a mettere la prima in campo.

Non sto parlando di un calo dalla media del 61.5% a valori del 50%. Sto parlando di numeri intorno al 35%, che la costringono ad affidarsi a una seconda di servizio inferiore alla media. Si assiste a un’importante varianza nella prima di servizio in queste partite. Può rimanere intorno al 30% per un set intero e poi salire al 70% nel set successivo. In media, nei set persi 0-6, la percentuale sulla prima di servizio è più bassa del 15% della sua media.

Problema sulla prima

La percentuale sulla prima è evidentemente un problema, con la conseguenza di dover servire molte seconde. E anche la seconda è evidentemente un problema, anche se qualsiasi giocatrice costretta a servire troppe seconde sarà sempre sugli spilli.

Se si limita l’analisi ai numeri, si potrebbe pensare che Sasnovich abbia una mozzarella al posto della seconda di servizio che le avversarie tagliano a pezzettini. Guardando le partite però non è quello che succede, almeno per larga parte. La seconda di Sasnovich è un po’ di facile presa. Nei set che ho visto, ha in genere una velocità di 137 km/h anche se spesso supera i 145 km/h. Nella seconda partita della ciambella all’aglio, durante la visita dell’allenatore Vekic commenta che la seconda di Sasnovich è più forte della prima.

Seconda troppo centrata

È difficile dire perché la seconda sia così vulnerabile, a parte essere una seconda. Se dovessi dare una risposta, direi che nonostante una buona velocità, la direzione è troppo centrata e sembra rimbalzare esattamente nella zona di impatto ideale per l’avversaria. Le risposte diventano quindi pesanti e profonde, e Sasnovich non è molto brava in assenza di tempo per preparare il colpo. È una cosa risaputa. Ho sentito Vekic dire all’allenatore di toglierle il tempo, e Sasnovich è sembrata esprimere la stessa preoccupazione al suo di allenatore. 

Anche se riesce a trovare il modo di replicare a risposte profonde, Sasnovich si lascia comunque in una posizione vulnerabile mandando dall’altra parte del campo colpi corti, oltre a dar vita a una combinazione di scelte improbabili e altamente rischiose. Così non può funzionare.

Ma non smette di lottare

Nei set che ho visto, sono rimasto sorpreso dall’equilibrio mentale con cui Sasnovich ha affrontato i set persi 0-6. In linea generale, pur mostrando sempre un po’ di frustrazione durante la visita con l’allenatore, anche nelle sconfitte non smette di lottare. La sua energia resta alta e sembra essere mentalmente concentrata, anche in presenza di un punteggio a senso unico.

A nessuna giocatrice piace perdere set ovviamente, e proprio non sopportano l’idea di non vincere neanche un game. Eppure non vedo in Sasnovich un fastidio superiore all’aver perso un set con un punteggio qualsiasi. Non sembra che subire uno 0-6 abbia conseguenze aggiuntive. Mi fa pensare a qualsiasi intervista dopo partita di Rafael Nadal o di altri professionisti. Non ci sono vittorie morali nello sport, una sconfitta è una sconfitta, la si accetta e si va avanti. È una disposizione d’animo che nasce dal sapere di essere a disagio di fronte a una sconfitta. Ma il lato positivo è che in caso di sconfitta, il punteggio con cui si perde non fa alcuna differenza. Di nuovo, una sconfitta è solo una sconfitta.

Tenuta mentale

Per Sasnovich, la causa del problema probabilmente non è meccanica. Forse non è ancora al livello di concentrazione richiesto da una partita completa, perché nei set adiacenti a quelli persi 0-6, spesso gioca molto bene, anche nelle sconfitte. In altre parole, la ciambella non arriva solo in giornate totalmente negative, anche se è capitato un paio di volte. Il DR nei set con punteggio 0-6 è in media di 0.38. Il DR nei set adiacenti è in media di 0.98.

Se vogliamo ricavare elementi positivi dalla tendenza a subire degli 0-6, dobbiamo guardare al 30% di partite vinte quando questi si verificano. E sono tutte vittorie ottenute nel 2019. Magari, insieme al suo allenatore, ha accettato che gli 0-6 possano presentarsi per via dell’estrema varianza nella percentuale della prima di servizio ma, continuando a giocare, si mette comunque nella posizione di vincere quelle partite.

Aliaksandra Sasnovich’s Bagel Recipe

I margini ridotti di Frances Tiafoe

di Jeff Sackmann // TennisAbstract

Pubblicato il 21 gennaio 2019 – Traduzione di Edoardo Salvati

Con la vittoria al quarto turno contro Grigor Dimitrov agli Australian Open 2019, Frances Tiafoe ha aggiunto un altro prestigioso scalpo alla sua giovane carriera.

Da poco ventunenne, per Tiafoe l’intero torneo si è rivelato un palcoscenico da cui mostrare la sua abilità, visto che è arrivato alla seconda settimana dopo aver battuto al secondo turno in modo ancora più impressionante Kevin Anderson, la testa di serie numero 5.

Tiafoe entrerà per la prima volta tra i primi 30 della classifica, consolidando ulteriormente la sua candidatura a possibile prossima stella del marketing tennistico.

Non lasciarsi andare a facili entusiasmi

All’emergere di dinamiche che creano entusiasmo, il ruolo dello statistico di tennis è spesso quello di mettersi di traverso e gridare “Fermi!”. Temo che così dovrò fare in questo articolo.

Senza dubbio, Tiafoe è un giocatore giovane e interessante, con un alto potenziale. Nel corso del 2018 ha dimostrato ripetutamente di poter sfidare i migliori del mondo, dandone seguito con la vittoria su Anderson a inizio torneo.

Ma quella con Dimitrov, per quanto gli abbia dato accesso al primo quarto di finale in uno Slam (dove poi ha perso da Rafael Nadal, n.d.t.), è stata un po’ fortunosa.

A dire il vero, secondo un paio di semplici statistiche molte delle sconfitte di Tiafoe nel 2018 sono state più significative della vittoria contro Dimitrov, tra cui anche una sempre contro Dimitrov al Canada Masters lo scorso anno.

Un basso valore nell’Indice di Dominio

Dei 337 punti giocati nell’ottavo a Melbourne, Tiafoe ne ha persi più della meta, vincendo solo il 34.7% di punti alla risposta rispetto al 39.5% del suo avversario. Il risultante Indice di Dominio (o Dominance Ratio, DR) della partita è di 0.88, un valore che quasi mai porta alla vittoria.

Il DR è il rapporto tra i punti vinti alla risposta e quelli vinti alla risposta dall’avversario. Un valore di 1.0 significa un livello di gioco identico, e più alto il numero migliore il rendimento di uno sull’altro.

Più del 92% dei vincitori sul circuito maggiore nel 2018 hanno registrato un DR di almeno 1.0, e il 97.4% tra essi – vale a dire 39 su 40 – hanno vinto punti a sufficienza per ottenere un DR di 0.9.

Come detto, in molte delle sconfitte Tiafoe ha giocato meglio. Contro Dimitrov in Canada, il suo DR è stato di 0.98. Contro Anderson al Miami Masters è stato di 0.99 pur avendo perso in due set. E anche nella sconfitta di misura per 6-4 6-4 nella finale di Estoril contro Joao Sousa, il DR di Tiafoe è stato quasi altrettanto alto che nella vittoria contro Dimitrov, con un valore di 0.87.

Delle partite equilibrate nelle quali però l’avversario ha giocato meglio – diciamo quelle comprese tra un DR di 0.85 e 0.99 – Tiafoe ne ha vinte 4 su 18 lo scorso anno, e tutte le vittorie tranne una sono state più ravvicinate di quella negli ottavi a Melbourne.

Giocare meglio nei momenti più importanti

Il trucco per vincere una partita in cui si raccolgono meno della metà dei punti totali e con una frequenza di punti vinti alla risposta inferiore a quella dell’avversario è di giocare meglio nei momenti che più contano, come le palle break. È certamente quello che ha fatto Tiafoe, trasformando 5 opportunità su 13 rispetto alle 3 su 18 di Dimitrov.

Alzare il livello nei tiebreak è un altro buon metodo, anche se in questo caso non ha influito, visto che ne hanno vinto uno per parte. In difesa di Tiafoe, va detto che ha giocato meglio di Dimitrov quando la partita era in bilico. Merita quindi la vittoria, a prescindere dal verdetto delle statistiche.

Il rendimento sulle palle break e nei tiebreak nel lungo periodo tende però a rientrare nella norma. Non è automatico che Tiafoe riesca a replicare la brillantezza di alcuni momenti chiave di una partita di alto profilo solo perché lo ha fatto una volta.

Così come non ci sono praticamente giocatori che vincono tiebreak più spesso di quanto il loro rendimento complessivo lascerebbe intendere, giocatori con singole annate di record eccellenti sulle palle break regrediscono rapidamente verso la media.

Forse non è giusto affermare che Tiafoe ha avuto fortuna, avrebbe comunque potuto mantenere alti concentrazione e livello di gioco meglio di quanto abbia fatto Dimitrov. Quale sia l’aspetto che ha marcato la differenza, certamente non è qualcosa dotato di potere predittivo. Nella prossima settimana o Slam o anno, Tiafoe non ha più probabilità di un giocatore qualsiasi di vincere una partita con un DR di 0.88.

Un futuro in ogni caso luminoso

Non sono comunque qui per raffreddare gli animi sul futuro di un giovane giocatore. Anche se un paio di break point fossero girati a favore di Dimitrov dandogli poi la vittoria, gli ottavi di finale in uno Slam sarebbero stati un ottimo risultato a prescindere.

Nella vittoria a sorpresa su Anderson, un DR di 1.29 – cioè il 35.1% dei punti vinti alla risposta contro il 27.2% – è stato particolarmente impressionante. Tranne che per dieci partite l’anno scorso, Anderson non ha mai fatto meglio (tre delle quali contro Novak Djokovic e le altre contro giocatori tra i primi 10).

Tiafoe sta migliorando, e per molti aspetti è la promessa più luminosa del tennis maschile americano. Ha ottenuto molte soddisfazioni a Melbourne, ma aver giocato meglio di Dimitrov non è tra quelle.

Frances Tiafoe’s Narrow Margins

Uno sguardo ravvicinato alle strategie nel tiebreak

di Jeff Sackmann // TennisAbstract

Pubblicato il 17 gennaio 2019 – Traduzione di Edoardo Salvati

In teoria, i tiebreak sono il proscenio per grandi doti al servizio, una circostanza del gioco in cui il talento limita le occasioni per un break e spinge il punteggio sul 6-6. Non importa come ci si arrivi, durante il tiebreak le cose non vanno sempre nella direzione del servizio.

Bastano due esempi dal secondo turno degli Australian Open 2019. La partita di Roger Federer contro Daniel Evans è iniziata con dodici servizi tenuti di fila, e la minaccia di una sola palla break. Poi però ne tiebreak, vinto da Federer 7-5, il giocatore alla risposta ha fatto 9 punti su 12.

In un campo defilato e di fronte a molti meno spettatori, Thomas Fabbiano e Reilly Opelka sono andati al super-tiebreak del quinto set. In 52 game e 319 punti, Opelka ha servito 67 ace. Gli scambi non sono andati oltre i 2.9 colpi di media. Nel tiebreak decisivo, Opelka non ha fatto ace, Fabbiano ha risposto a tutti i servizi tranne uno e la media è salita a 5.5 colpi.

Nelle mie analisi sul tiebreak di ormai diversi anni fa, ho trovato che il vantaggio posseduto sul servizio svanisce. I giocatori alla risposta vincono più punti nel tiebreak che in altri momenti del set. Non è un effetto marcato, quasi una diminuzione del 6% nella percentuale di punti vinti al servizio, probabilmente dovuto al fatto che viene dato sempre il massimo nel tiebreak, a differenza dei giocatori deboli alla risposta su un punteggio come 40-0 a metà del set.

Senza dubbio le due partite rappresentano degli estremi. L’eventuale sofferenza di un giocatore al servizio in un tiebreak tipico non sconvolge il tennis in quanto sport. L’effetto però merita analisi approfondita.

Isner non è l’unico conservatore

Iniziamo da qualche tendenza generale. Nelle partite maschili dal 2010 al 2019 del Match Charting Project, ho trovato 831 tiebreak con dati punto per punto. Per ogni set terminato al tiebreak, ho conteggiato diverse statistiche per i punti nel tiebreak e quelli nel resto de set. Per ogni statistica, ho calcolato l’indice nel singolo set, e poi ho aggregato gli 831 tiebreak per ottenere dei numeri a livello di circuito.

Ecco cosa accade per le statistiche nei tiebreak:

  • Punti vinti al servizio: -6.5%
  • Ace: -6.1%
  • Prime di servizio valide: +1.3%
  • Risposte in gioco: +8.5%
  • Lunghezza degli scambi: +18.9%

(Nota tecnica: nell’aggregazione degli indici, ho ponderato per il numero di punti in ciascun tiebreak, ma fino a un massimo di 11. Tiebreak più lunghi tendono a essere quelli in cui il giocatore al servizio è più forte, come quello maratona terminato 17-15 nel primo set tra Fabbiano e Opelka. Se fossero ponderati per l’effettiva durata, i risultati verrebbero distorti a favore delle prestazioni al servizio migliori.)

A giudicare dall’aumento delle prime di servizio in campo, sembra che i giocatori al servizio siano più conservativi nei tiebreak. La significativa diminuzione degli ace e l’ancora maggiore incremento delle risposte in gioco forniscono ulteriore prova.

Un’alta concentrazione alla risposta può evitare qualche ace, ma non molti, e non si riesce a trasformarne poi così tanti in risposte in gioco. Un aumento di quasi il 20% nella lunghezza degli scambi può essere spiegato in parte dalla diminuzione degli ace (gli scambi da un colpo vengono rimpiazzati da scambi a più colpi). Ma la grandezza dell’effetto suggerisce un atteggiamento più conservativo sia al servizio che alla risposta.

Qualche altra riflessione

Non tutti gestiscono il tiebreak allo stesso modo. Molti, tra cui Federer, servono con la stessa efficacia anche in quelle situazioni ad alta pressione. Altri, come Rafael Nadal, sembrano risultare più conservativi, ma compensano facendo incetta di servizi meno incisivi degli avversari. Un terzo gruppo, come Ivo Karlovic che non si può non citare quando si parla di tiebreak, ha un rendimento inferiore in entrambe le situazioni di gioco.

La tabella elenca i venti giocatori con il maggior numero di tiebreak nelle partite del Match Charting Project dal 2010. Per ciascuno di essi, è mostrato il confronto tra frequenza di punti vinti al servizio (PVS) e punti vinti alla risposta (PVR) nel tiebreak e negli altri game.

Ad esempio Jo Wilfried Tsonga vince il 5.4% di punti al servizio in più durante il tiebreak che nei game regolari, rispetto alla variazione media del 6.5% nella direzione opposta. Ma la sua frequenza di punti vinti alla risposta scende del 3.4%, mentre il giocatore tipico la aumenta del 6.5%.

Giocatore           PVS     PVR   
Tsonga 5.4% -3.4%
Federer 0.4% 3.2%
Wawrinka -0.1% 4.2%
Isner -0.6% 6.4%
Djokovic -0.8% 11.8%
Murray -2.2% 8.7%
A. Zverev -2.7% 18.7%
Del Potro -3.3% 5.3%
Kyrgios -4.1% 10.5%
Thiem -4.6% 12.1%
---MEDIA ATP--- -6.5% 6.5%
Anderson -7.1% 8.9%
Simon -8.0% 16.3%
Berdych -8.4% 6.8%
Raonic -9.2% 9.1%
Nadal -9.4% 13.6%
Cilic -10.2% 5.8%
Tomic -11.3% 4.5%
Karlovic -12.6% -0.9%
Dimitrov -13.8% 5.1%
Khachanov -25.1% -5.4%

Per la maggior parte dei giocatori, l’obiettivo sembra quello di vincere un numero sufficiente di punti aggiuntivi alla risposta in modo da controbilanciare la perdita di quelli al servizio. Nadal è l’esempio più estremo, vincendo quasi il 10% di punti al servizio in meno del solito, infliggendo però un danno superiore agli avversari.

Alexander Zverev è il più impressionante del gruppo. Il suo servizio scende di poco, ma si trasforma alla risposta in un giocatore tipo Nadal. Non è un caso quindi che il suo record nei tiebreak sia stellare, con una percentuale di vittorie molto superiore alle attese. È da vedere se riuscirà a mantenere numeri così sbalorditivi.

Una strategia vincente

Un articolo come questo terminerebbe idealmente con una raccomandazione da parte mia. Qualcosa come: “analizzando varie metodologie, sulla base di questi numeri, possiamo dire con sicurezza che i giocatori dovrebbero…”.

Non è così semplice. Già è difficile identificare i giocatori più virtuosi nel tiebreak, ancora più complicato capire le ragioni. Come ho già scritto molte volte in passato, i risultati nel tiebreak sono strettamente correlati alla bravura complessiva e non a prodezze al servizio o alla capacità di predominio nei momenti chiave.

In qualsiasi stagione, alcuni giocatori sono in grado di accumulare un record incredibile nei tiebreak, ma raramente al successo in un anno ne corrisponde uno nell’anno successivo. In più riprese in passato ho fatto vedere come Federer, Isner, Nadal e Andy Murray sono giocatori costantemente abili nel fare meglio delle previsioni e superare le aspettative nei tiebreak. Ma anche loro non sempre ci riescono. Isner ad esempio, l’uomo copertina dei trionfi al tiebreak, ne ha vinti pochi di più di quanto ci si attendesse sia nel 2016 che nel 2018.

Vediamo comunque i risultati di questi quattro giocatori in relazione ai dati punto per punto che ho condiviso in precedenza. Federer, Isner e Murray sono parte di quella minoranza che serve più ace nel tiebreak che negli altri game del set.

Non significa però che sono necessariamente più offensivi. Dei tre, solo Federer serve meno prime del solito. Isner riesce a ridurre il numero delle risposte in gioco del 10% rispetto a situazioni di non tiebreak, Federer e Murray non ci riescono. Nadal si comporta in modo completamente diverso, servendo il 6% di prime in più ma facendo a malapena la metà degli ace che nel resto dei game.

In altre parole, non esiste una sola combinazione per il successo. Federer e Isner mantengono il loro livello superlativo di servizio e si avvantaggiano della tensione degli avversari o di tattiche conservative (in precedenza ho suggerito che la differenza nella percentuale di punti vinti al servizio arriva da giocatori come Isner che sono in grado di alzare il rendimento alla risposta in momenti di maggiore pressione. Lui ci riesce, ma non più del giocatore medio). Nadal fa leva sul suo punto di forza, imponendo all’avversario più scambi al servizio e alla risposta.

Potrebbe esistere una qualità che accomuna questi quattro giocatori (come la concentrazione), ma qui non ne troveremo traccia.

A Closer Look at Tiebreak Tactics

L’arma segreta di Mackenzie McDonald

di Jeff Sackmann // TennisAbstract

Pubblicato il 16 gennaio 2019 – Traduzione di Edoardo Salvati

Nel primo turno degli Australian Open 2019, il ventitreenne americano Mackenzie McDonald ha sconfitto il giovane russo Andrey Rublev in quattro set, 6-4 6-4 2-6 6-4. Anche se Rublev ha saltato parte del 2018 per infortunio e ha una classifica di poco all’interno dei primi 100, la vittoria per McDonald è un po’ un risultato a sorpresa. Non è mai infatti arrivato nemmeno vicino alla classifica più alta di Rublev al numero 31.

La manciata di tifosi interessati alla partita sul Campo 10 ha ricevuto un trattamento insolito. L’americano ha attaccato senza tregua la seconda di servizio di Rublev, andando a rete sulla risposta almeno in due dozzine di occasioni.

Molti giocatori non seguono la risposta a rete così spesso nemmeno in un’intera stagione. Soprattutto, è una tattica che ha funzionato, senza la quale una partita già molto equilibrata sarebbe diventata da lancio della moneta.

Secondo i dati che ho raccolto della partita per il Match Charting Project, McDonald è sceso a rete in risposta sulla seconda 22 volte. Il conteggio relativo ai colpi di approccio non è mai preciso, perché quando un giocatore sigla un vincente o commette un errore, può continuare il movimento verso la rete per poi fermarsi all’improvviso quando si accorge che non è più necessario.

Per essere precisi, McDonald è andato avanti almeno 22 volte, e forse si dovrebbe aggiungere una risposta vincente o un paio di errori alla risposta al totale. In ogni caso, le conclusioni rimangono invariate a prescindere che il numero sia 22 o 24.

Rublev ha servito la seconda palla 62 volte, di cui 9 doppi falli, quindi rimangono 53 servizi giocabili. McDonald ne ha seguiti a rete 22, vincendone 10. Degli altri 31, ne ha vinti solo 11. Stiamo parlando di una percentuale vincente alla risposta del 45% quando ha seguito la risposta a rete rispetto a una del 35% sulle altre risposte.

Se avesse mantenuto quest’ultima percentuale per tutte le risposte, avrebbe perso due o forse tre punti dal suo totale. Avendo fatto pochi più punti di Rublev – 124 contro 118 – ogni singola circostanza ha aiutato.

Una rarità

Il Match Charting Project contiene dati punto per punto di circa 2000 partite maschili in questo decennio, e quella tra McDonald è Rublev è la prima partita in cui un giocatore è sceso a rete almeno 20 volte sulla seconda (Dustin Brown è andato a rete con una frequenza superiore in più di una partita, tra cui la vittoria a sorpresa contro Rafael Nadal a WImbledon nel 2015).

Ci sono solo altre 10 partite nel database in cui un giocatore ha colpito almeno 10 approcci di quel tipo, e tre sono di Mischa Zverev. Per più del 75% delle partite, il numero delle discese a rete in risposta alla seconda di servizio è zero.

McDonald non l’unico giocatore a rendere quella tattica efficace. Nella stessa partita, i circa 1500 approcci a rete in risposta alla seconda del database sono di quasi il 14% più remunerativi che i non approcci.

È difficile però essere sicuri del significato di questi numeri, visto che la maggior parte dei giocatori decide quasi sempre di rimanere a fondo campo.

Alcune discese a rete sono probabilmente decisioni sul momento contro giocatori la cui seconda è particolarmente debole, e non frutto di una strategia deliberata come quella di McDonald.

Per questo è difficile dire quanto la maggior parte dei giocatori beneficerebbe nell’andare a rete in risposta sulla seconda, se si optasse per questa scelta più spesso. Il fatto che venga usata così raramente ci dice già tutto quello che dobbiamo sapere. Se più giocatori ritenessero che fosse una tattica valida per fare più punti, lo starebbero già facendo.

Nel caso di McDonald non importa come giocano i suoi colleghi, conta solo quello che funziona per lui. Le 22 discese a rete rappresentano un atteggiamento molto più offensivo delle sue altre quattro partite nel database del Match Charting Project. E hanno generato i loro frutti.

Non è bastato per vincere contro Marin Cilic al secondo turno (partita persa per 7-5 6-7 6-4 6-4, n.d.t.), ma McDonald ha superato le attese, vincendo un set contro la testa di serie numero 6 e finalista del 2018. Più di tutto, ha vinto più del 50% dei punti sulla seconda di Cilic. Meglio di quanto ha fatto contro Rublev e diversi punti percentuali sopra il 46%, la quantità che l’avversario medio di Cilic riesce a ottenere.

In uno sport spesso criticato per un gioco poco eterogeneo, McDonald è un giocatore promettente che vale la pena osservare.

Mackie McDonald’s Secret Weapon

Statistiche Plus-Minus anche per il tennis

di Stephanie Kovalchik // OnTheT

Pubblicato il 26 agosto 2018 – Traduzione di Edoardo Salvati

La statistica Plus-Minus non deve necessariamente essere appannaggio degli sport di squadra. Questo articolo illustra l’applicazione del Plus-Minus nel tennis, utilizzandolo per identificare i migliori giocatori e giocatrici al servizio e alla risposta, alla vigilia degli US Open 2018.

Quando si tratta di statistiche sportive, sembra spesso che siano gli sport di squadra a essere i naturali destinatari. Il Plus-Minus ne è perfetto esempio, poiché cerca di misurare il contributo del singolo giocatore, un passaggio chiave nell’analisi del rendimento negli sport di squadra.

Il Plus-Minus come misura dell’impatto di un giocatore sul gioco dell’avversario

L’idea alla base del Plus-Minus è semplice: se si vuole conoscere l’impatto di un giocatore sulla propria squadra, si metta a confronto il rendimento della squadra – in circostanze equiparabili – con e senza il giocatore. Ad esempio, con un valore di +14 LeBron James ha ottenuto il Box Plus-Minus (la stima dei punti addizionali ogni 100 possessi) più alto tra tutti i giocatori dei play-off NBA 2018, a forte supporto della tesi secondo la quale dovesse andare a lui il titolo di MVP.

Anche se nel tennis di singolare non esiste il concetto di squadra, l’impatto è comunque un elemento di grande importanza. Nello specifico, per impatto s’intende quello che un giocatore esercita sul gioco dell’avversario. Questo porta a un Plus-Minus che misuri quanto un giocatore incida sul rendimento di chi sta dall’altra parte della rete.

In termini matematici, ipotizziamo che un avversario A abbia una media di θper una statistica di rendimento oggetto di analisi. Diciamo poi che quando gioca contro un giocatore B abbia una media di θB. Il Plus-Minus del giocatore è quindi dato dalla formula:

Plus-MinusθA− θB

Si può allargare questa ipotesi a tutti gli avversari di un giocatore per ottenerne un impatto tipico. Vogliamo inoltre aggiungere un po’ di regressione verso l’impatto medio per le circostanze in cui il campione di partite a disposizione relative a un particolare giocatore è ridotto.

Plus-Minus come impatto sul servizio

Con gli US Open 2018 alle porte, è interessante vedere i giocatori con il migliore Plus-Minus del momento sul servizio e sulla risposta.

Uomini

Come impatto sul servizio, è Rafael Nadal a condurre in qualità di giocatore più aggressivo in difesa (da notare che impatti di valore negativo indicano una maggiore bravura alla risposta). Nei game in cui è alla risposta, ci si attende che l’efficacia del servizio dell’avversario si riduca di 10 punti percentuali, 7 nel caso degli US Open 2018, ma sempre comunque in testa al gruppo (Nadal ha perso in semifinale contro Juan Martin Del Potro, n.d.t.). Nonostante qualche alto e basso nella prima parte della stagione, Novak Djokovic è al secondo posto, un altro motivo per considerarlo tra i favoriti per la vittoria di un altro Slam (Djokovic ha poi vinto il torneo, n.d.t.).

IMMAGINE 1 – Migliori giocatori per Plus-Minus sul servizio

Donne

Tra le donne è Simona Halep l’avversaria che nessuna giocatrice al servizio vorrebbe dover affrontare a New York (Halep è stata sconfitta contro pronostico da Kaia Kanepi al primo turno, nd.t.). A differenza di Nadal, l’impatto di Halep sul cemento è alto allo stesso modo che sulle altre superfici. Anche Angelique Kerber è ben distante dal resto delle giocatrici, quindi la si deve considerare tra le favorite per gli US Open 2018 (Keber ha perso al terzo turno da Dominica Cibulkova, n.d.t.).

Tra le rimanenti delle prime 10, comprese le giovani Darya Kasatkina (uscita al secondo turno contro Aliaksandra Sasnovich, n.d.t.) e Jelena Ostapenko (uscita al terzo turno contro Maria Sharapova, n.d.t.), l’impatto sul servizio su tutte le superfici è compreso in un margine molto ristretto di -5 e -4, aspetto che evidenzia la competitività al vertice del tennis femminile. Si fa notare in questa classifica l’assenza di Serena Williams che non giustifica a pieno in termini di rendimento il fatto di essere considerata tra le favorite (Williams ha poi perso in finale contro Naomi Osaka, n.d.t.).

IMMAGINE 2 – Migliori giocatrici per Plus-Minus sul servizio

Plus-Minus come impatto sulla risposta

Uomini

Per qualcuno potrebbe sembrare una sorpresa il fatto che Roger Federer sia il giocatore con il Plus-Minus più incisivo sulla risposta nel 2018, mettendosi davanti anche a giocatori dal grande servizio come John Isner, Milos Ranoic e Nick Kyrgios. Proprio contro Kyrgios in un eventuale terzo turno, un impatto di -11 dovrebbe rendere Federer fiducioso delle sue possibilità (Federer ha effettivamente vinto quella partita per poi perdere subito dopo da John Millman, n,d,t.).

Nadal non si contraddistingue per avere un servizio potente, ma è comunque al quarto posto. È probabile che il suo rendimento al servizio quest’anno tragga beneficio da un combinazione di servizi carichi di effetto e più imprevedibili nelle traiettorie e dalla capacità di emergere quasi intoccabile negli scambi lunghi.

IMMAGINE 3 – Migliori giocatori per Plus-Minus sulla risposta

Donne

Anche per la vetta del Plus-Minus sulla risposta è tra le donne una gara estremamente equilibrata. Madison Keys (che ha perso in semifinale contro Osaka, n.d.t.), Julia Goerges (che ha perso al secondo turno contro Ekaterina Makarova, n.d.t.) e Ashleigh Barty (che ha perso al quarto turno contro Karolina Pliskova, n.d.t.) sono nelle prime tre posizioni, avendo ciascuna un impatto atteso sull’efficacia della risposta dell’avversaria di almeno 6 punti percentuali, con Goerges che dovrebbe avere un leggero vantaggio sul cemento. Serena è tra le prime 10, con un impatto medio nel 2018 di -4. Il suo impatto sul cemento per è in media con quanto mostrato nel corso della stagione.

IMMAGINE 4 – Migliori giocatrici per Plus-Minus sulla risposta

Conclusioni

Per entrare tra i primi delle classifiche Plus-Minus sul servizio o sulla risposta per la stagione serve incidere sul gioco dell’avversario in modo continuativo. Non sorprende quindi trovare in questo gruppo di giocatori e giocatrici i favoriti per gli US Open. Vincitore e vincitrice saranno coloro in grado di capitalizzare l’impatto sugli avversari.

Plus-Minus Statistics for Tennis

L’insolita posizione di Nishikori alla risposta lo rende vulnerabile sul lato sinistro?

di Chapel Heel // FirstBallIn

Pubblicato il 9 settembre 2018 – Traduzione di Edoardo Salvati

Kei Nishikori gode della reputazione di buon ribattitore, anche se nella semifinale degli US Open 2018 persa contro Novak Djokovic si è evidenziata la differenza di talento alla risposta tra i due giocatori. È stata anche la seconda partita di fila in cui i commentatori si sono soffermati sulla sua inusuale posizione di partenza alla risposta.

La posizione di Nishikori alla risposta

Invece di tenere entrambi i piedi paralleli alla linea di fondo, Nishikori mette il piede sinistro (e la spalla) avanti e il piede destro (e la spalla) indietro. Non si crea un angolo di poco conto. Se mi fermaste per strada chiedendomi di indovinare l’angolo formato dai suoi piedi, mi verrebbe da dire 30 gradi; ma dopo averlo visto più volte in televisione, potrebbe essere ampio anche 45 gradi. Provate quella posizione ora…45 gradi sono tanti.

Con il piede sinistro decisamente più avanzato del destro, ci si potrebbe preoccupare del fatto che Nishikori abbia più difficoltà nel tempo di reazione ai servizi sul rovescio, come ad esempio i servizi al centro sul lato delle parità e quelli esterni sul lato dei vantaggi.

Avete forse notato che, nel momento in cui sta per arrivare la pallina, raddrizza un po’ la posizione, ma il movimento aggiuntivo necessario a mettersi centrato – invece di partite centrato – potrebbe in teoria avere conseguenze sull’efficacia della risposta dal lato sinistro. Naturalmente, avendo uno dei migliori rovesci in circolazione, è in grado di orientarsi più a favore del dritto.

Nel Match Charting Project ci sono 52 partite di Nishikori (54 al momento della traduzione, n.d.t.), 45 delle quali sono state aggregate in modo da osservare dinamiche di fondo. Mi chiedo cosa possano dirci i dati punto per punto del Match Charting Project in merito all’eventuale incidenza sul tempo di reazione alla risposta nei servizi a sinistra.

Punti vinti alla risposta..

Iniziamo con la statistica più semplice e onnicomprensiva alla risposta, cioè i punti vinti alla risposta (PVR%). Nelle partite del Match Charting Project, Nishikori vince il 37% dei punti alla risposta, contro una media del circuito per le stesse partite sempre del 37%. Un momento, ma non dovrebbe essere un giocatore alla risposta di più forte della media?

Considerato che la PVR% è una statistica di base che anche l’ATP calcola, e considerato che le partite del Match Charting Project sono un sottoinsieme (in cui i giocatori di vertice tendono a essere più rappresentati), possiamo mettere una a confronto dell’altra. Dal 2016, la media di PVR% per i giocatori con classifica tra 1-100, misurata alla data della partita di riferimento ed escluse le partite di Nishikori è 36.8%. Non si discosta in modo significativo dalla media PVR% del circuito di 37% secondo il Match Charting Project.

..con un avvertimento

Tuttavia, la PVR% del Match Charting Project per Nishikori (27%) è decisamente più bassa della percentuale di punti vinti alla risposta di tutte le partite dal 2016 (39.7%). Si tratta di una differenza di circa 10 vittorie sulle 133 partite disputate da Nishikori dal 2016. Quindi, come avvertimento, le 45 partite del Match Charting Project non sembrano rappresentare in generale il gioco alla risposta di Nishikori, probabilmente perché ha dovuto affrontare avversari più forti della media al servizio.

Le statistiche direzionali alla risposta del Match Charting Project per Nishikori riescono comunque a mostrare se la sua insolita posizione determini un impatto evidente sull’efficacia alla risposta. Pur non dando un quadro d’insieme completo della risposta di Nishikori, le statistiche dettagliate del Match Charting Project dovrebbero poter indicare se – rispetto al circuito – è più debole sui servizi al centro nelle parità o su quelli esterni nei vantaggi rispetto al lato che sembra favorire con quella particolare posizione. Ho deliberatamente escluso i servizi al corpo perché ritengo impossibile determinare come (o se) la posizione di Nishikori possa incidere sulla risposta a quel tipo di servizi.

Lato delle parità

La tabella riepiloga le statistiche direzionali delle partite di Nishikori del Match Charting Project relative al lato delle parità.

PVR%

Sia Nishikori che il circuito vincono all’incirca la stessa percentuale di punti sui servizi al centro o esterni sul lato delle parità. Per le ragioni citate in precedenza, è probabile che i numeri di Nishikori in questa categoria siano inferiori di quelli effettivamente ottenuti in partita, ma al fine di confrontare il rendimento sui servizi al centro o esterni sul lato delle parità, è comunque una categoria che fornisce informazioni utili.

I numeri non mostrano evidenti debolezze di Nishikori sul lato sinistro rispetto a quello destro. Con statistiche grossomodo identiche sia a sinistra che a destra, la sua insolita posizione alla risposta sembra essere giustificata. Se non si mettesse a favore del lato destro, forse i numeri sui servizi esterni sul lato delle parità sarebbero nettamente inferiori.

Servizi rimettibili in gioco

Il primo aspetto che emerge per quanto riguarda i servizi rimettibili in gioco è che i numeri di Nishikori sono molto più bassi delle medie sul circuito, a possibile ulteriore prova che nelle partite del Match Charting Project gli avversari erano considerevolmente più forti al servizio, artificialmente abbassando, in generale, la sua PVR%. Una leggera variazione dalla media del circuito può avere un significato, ma è difficile accettare che Nishikori subisca il 9% in più di ace e di altri servizi vincenti al centro sul lato delle parità rispetto al giocatore medio essendo complessivamente un giocatore alla risposta molto superiore alla media.

Ho controllato le sue statistiche alla risposta in tutte le partite dal 2016 per vedere se fosse più facile fargli ace, ma è in media con gli altri primi 100. È probabile quindi che la differenza con la media del circuito derivi semplicemente dal ridotto campione di partite del Match Charting Project.

Concentriamoci invece solamente sui servizi rimettibili in gioco, meglio magari invertendoli per trovare il 40% di servizi vincenti subiti da Nishikori al centro e il 36% esterni sul lato delle parità. Se prendiamo gli stessi numeri per il circuito, rispettivamente 31% e 32%, notiamo che sono sostanzialmente identici. Nishikori si espone a un numero molto elevato di servizi vincenti al centro sul lato delle parità.

Può essere che la posizione con il piede sinistro avanzato impedisca a Nishikori di raggiungere più servizi al centro sul lato delle parità, o forse gli avversari delle 45 partite del Match Charting Project servivano con più efficacia al centro rispetto all’esterno. Non ritengo che sia una differenza conclusiva, ma è un aspetto da tenere in considerazione con l’aumentare del numero delle partite di Nishikori nel database del Match Charting Project e la maggiore quantità di informazioni disponibili.

Altre statistiche sul lato delle parità

Non c’è molto, altrimenti, in questo gruppo di statistiche che indichi debolezza sui servizi al centro sul lato delle parità. Al centro e all’esterno sul lato delle parità Nishikori rimette in gioco la stessa percentuale di servizi e vince all’incirca lo stessa percentuale di servizi rimettibili. Sul lato sinistro ha un numero di risposte vincenti significativamente inferiore, ma lo stesso accade in generale sul circuito.

E notate che colpisce più risposte vincenti al centro sul lato delle parità rispetto alla media del circuito, anche se abbiamo visto come il ridotto campione di partite del Match Charting Project complessivamente diminuisca i numeri di NIshikori alla risposta.

Ho anche inserito la lunghezza degli scambi a titolo informativo, ma non so se ne possa trarre qualche conclusione. Scambi più corti potrebbero arrivare da risposte incredibili così come da risposte sotto la media. Comunque, è interessante vedere come non ci sia una differenza sostanziale nella lunghezza degli scambi tra il lato sinistro e il destro quando Nishikori è alla risposta sul lato delle parità.

Lato dei vantaggi

PVR%

Qui le cose si fanno interessanti. Anche se c’è il sospetto che le partite del Match Charting Project non rappresentino la bravura complessiva alla risposta di Nishikori (relativamente al resto del circuito) sui servizi sul lato dei vantaggi è molto più efficace del circuito di un margine considerevole, anche se dovrebbe essere il lato più debole per lui se la posizione alla risposta è in effetti un ostacolo.

Osserviamo anche un punto debole molto marcato rispetto alla media del circuito sui servizi al centro sul lato dei vantaggi, in misura maggiore di quanto indicherebbe la PVR% complessiva delle partite del Match Charting Project. Non voglio dare troppo peso a questo aspetto, perché appunto ho già il timore che in quelle partite gli avversari siano stati particolarmente forti al servizio. Ma, in ogni caso, non compromette la posizione con il piede sinistro avanzato.

Servizi rimettibili in gioco

In questa categoria, sul lato sinistro Nishikori è in linea con la media del circuito. La sua posizione di certo non compromette la capacità di raggiungere il servizio sul lato dei vantaggi. È sul lato del dritto – dove dovrebbe avere più tempo con i piedi già nella giusta direzione – che invece è martoriato dai servizi vincenti. Solo il 46% dei servizi rimessi in gioco al centro sul lato dei vantaggi? Ho dovuto controllare tre volte prima di crederci! Deve essere per il relativamente ridotto campione di partite e per gli avversari molto forti al servizio. A prescindere da questo, non ci sono indicazioni di maggiori difficoltà sul lato del piede sinistro avanzato, anzi, sarebbe l’opposto.

Risposte in gioco

In generale, le statistiche sul lato dei vantaggi sembrano evidenziare che Nishikori risponde meglio ai servizi esterni che a quelli al centro, e allo stesso livello o meglio del circuito in entrambi i casi, anche se le partite del Match Charting Project potrebbero far diminuire la qualità complessiva alla risposta..con una eccezione: la frequenza delle risposte in gioco.

Questa statistica, che indica quanto spesso un giocatore – di fronte a un servizio rimettibile in gioco – risponde mettendo la pallina in gioco, mostra come Nishikori risponda con molto meno successo sul lato sinistro rispetto al destro. Vale, in generale, anche per gli altri giocatori del circuito (è un servizio più difficile da gestire), ma con una differenza meno pronunciata.

Nishikori è in media con il circuito sul lato destro, ma è indietro sul sinistro. Come i servizi rimettibili in gioco sul lato delle parità, alla luce degli altri numeri non è un’indicazione definitiva, ma è un dato su cui prestare attenzione all’aumentare del numero di partite di Nishikori del Match Charting Project.

Lunghezza media degli scambi

Anche se è difficile capire come interpretare la lunghezza media degli scambi, i più brevi per Nishikori sono quelli che partono da un servizio al centro sul lato dei vantaggi, il punto in cui sembra essere più vulnerabile delle quattro direttrici che ho analizzato. Potrebbe voler dire che scambi brevi presuppongono delle risposte più deboli?

Quale sia la spiegazione, così come non accade sul lato delle parità, c’è una notevole differenza per Nishikori tra la media degli scambi che partono da un servizio esterno sul lato dei vantaggi e quelli da un servizio al centro, in assenza invece di un’equivalente differenza tra lunghezza media degli scambi per il circuito.

Conclusioni

Non deve sorprende scoprire che non ci sono debolezze evidenti di Nishikori alla risposta sul lato del piede sinistro avanzato. Se rispondere a servizi al centro sulle parità e all’esterno sui vantaggi fosse un elemento di preoccupazione, è probabile che Nishikori stesso o i suoi allenatori ne sarebbero consapevoli – dopotutto è un giocatore da primi 10 a prescindere dalla sua classifica attuale (all’undicesimo posto al momento della traduzione, n.d.t.) – e prenderebbero contromisure.

E magari lo ha già anche fatto. Mi sono concentrato sulla sua posizione alla risposta, ma forse è più importante vedere dove si mette. Potrebbe essere semplicemente che Nishikori si trovi più a suo agio con il piede sinistro avanzato come punto di partenza. Se da questo derivasse vulnerabilità sul lato sinistro, servirebbe niente di più di un mezzo passo verso sinistra per raggiungere equilibrio alla risposta, pur mantenendo una posizione a lui comoda.

Più dati, più analisi, più risposte

Con l’aumentare dei dati dalle partite del Match Charting Project, vale la pena osservare se (a) sul lato delle parità Nishikori ha più difficoltà a raggiungere i servizi alla sua sinistra (vale a dire non risponde a servizi al centro con la frequenza con cui dovrebbe) e (b) sul lato dei vantaggi, non rimette in gioco abbastanza servizi a sinistra (cioè ci arriva ma non ottiene quanto dovrebbe sui servizi esterni sul lato dei vantaggi).

Già che ci siamo, vale anche la pena vedere se le risposte sui servizi al centro sul lato dei vantaggi continuano a essere le più deboli dei quattro angoli considerati. Magari la sua posizione va bene, ma ha bisogno di portare il suo avversario a servire di più al centro sul lato dei vantaggi.

Sono serviti anni alla Major League Baseball per sviluppare statistiche sulla posizione degli esterni e, una volta possedute, non hanno certo peccato di avarizia. Il tennis possiede già dati sui ribattitori: se solo ci facessero qualcosa o li rendessero pubblici in modo che gli appassionati di analisi li utilizzerebbero a dovere.

Does Nishikori’s Unusual Return Stance Make Him Vulnerable on the Left Side?

L’enigma della velocità di superficie agli US Open 2018

di Jeff Sackmann // TennisAbstract

Pubblicato il 13 settembre 2018 – Traduzione di Edoardo Salvati

Quasi tutti concordano nel dire che agli US Open 2018 i campi erano più lenti. È quello che hanno pensato i giocatori, che poi hanno ripreso i giornalisti e che il direttore del torneo ha confermato spiegando che la composizione fisica della superficie è stata leggermente alterata in modo da rallentarne la velocità. Anche Dominic Thiem, specialista della terra battuta, è arrivato a due punti dalla semifinale, quindi qualcosa è chiaramente cambiato.

E non lo metto in discussione ma, quando ho provato a misurare eventuali conseguenze per avere un’idea di chi potrebbe esserne stato favorito, ho trovato solo risultati contrastanti. Nessun metodo ha rivelato un incontrovertibile rallentamento della superficie e, secondo alcuni indici, i campi erano più veloci quest’anno. Forse era solo per caldo e umidità, anche se i numeri non forniscono indizi nemmeno su questo.

Risultati contrastanti

Per questo tipo di analisi parto di solito dal mio indice di velocità di superficie, che confronta la frequenza di ace in ogni torneo tenendo conto del tipo di giocatori al servizio e alla risposta. La carenza di statistiche avanzate ne limita l’applicazione solo ad alcuni dati di base, ma generalmente è in linea con quanto suggerisce l’intuito e non si discosta eccessivamente dal Court Pace Index (CPI), un valore basato su misurazione diretta che però non è sempre disponibile.

Utilizzando il mio algoritmo, si ottiene che la superficie degli US Open era il 5% più veloce della superficie media di un torneo del circuito maschile delle ultime 52 settimane, rispetto al 2017, quando invece era più lenta del 4%. Per quanto riguarda la velocità di superficie media di un torneo del circuito femminile, gli US Open erano più lenti del 5%, rispetto a una maggiore lentezza del 19% nel 2017. Le superfici più lente in entrambi i circuiti maggiori hanno in media il 50% di ace in meno, mentre le più veloci hanno in media il 50% di ace in più.

La durata media dello scambio è diminuita

Il 2017 non è stata solo una casualità, sia per le misurazioni effettive che per il mio indice, ma si è avvicinato al 2016, un altro anno che figura considerevolmente più lento della superficie del 2018. Si tratta di una discrepanza dovuta probabilmente a un algoritmo che si affida troppo agli ace: magari i giocatori, stremati dall’afa, hanno cercato di accorciare gli scambi più del solito o semplicemente evitare lo sforzo di rispondere alla prima di servizio con la stessa frequenza.

Ci sono prove più evidenti dell’offensività dei giocatori nel 2018 rispetto al 2017. Sui campi con lo Slamtracker (179 partite del tabellone di singolare maschile sulle 254 giocate), in media la durata di uno scambio – escludendo i doppi falli – è scesa da 4.28 colpi dello scorso anno ai 4.17 del 2018, un calo del 2.6%. La combinazione di giocatori in tabellone potrebbe incidere su questo dato (così come anche l’assegnazione dei campi più importanti a determinati giocatori), ho quindi isolato i 27 giocatori con statistiche di almeno due partite per il 2017 e il 2018. Qui, la lunghezza dello scambio è scesa, anno su anno, di circa il 3%.

Nel 2018 un tennis più aggressivo

Iniziamo ad avere un principio di spiegazione. In caso di gioco più aggressivo – magari imposto dalla necessità di adottare per il caldo estremo una tattica di precedere l’avversario nell’attaccare – gli effetti di una superficie più lenta si compensano. Possiamo approfondire l’analisi attraverso l’Indice di Offensività, che misura il rapporto tra vincenti ed errori non forzati per numero di colpi. Su tutte le partite considerate, l’Indice di Offensività è salito dal 15.3% nel 2017 al 16.1% quest’anno, un aumento del 5.7%. Nel campione di 27 giocatori con più partite in entrambi gli anni, la differenza è ancora più marcata, con un aumento dell’8.7%.

È chiaro quindi che si è visto un tennis più aggressivo nel 2018 che nella precedente edizione degli US Open. Se diamo per assodato che i campi erano più veloci, il caso è chiuso: la tattica, probabilmente forzata dalle temperature, ha surclassato la superficie. Ma se affrontiamo il problema ignorando i commenti di giocatori, giornalisti e organizzatori, gli stessi numeri conducono inequivocabilmente a una conclusione ancora più semplice, che cioè i campi erano più veloci.

Questione di tattica?

Se è la tattica a spiegare la discrepanza, un altro aspetto da valutare è la prima di servizio. Forse chi era al servizio ha rischiato di più, incrementando la frequenza di ace a discapito della percentuale di prime di servizio. I dati però non sono di conforto, visto che complessivamente la prima di servizio nelle partite seguite dallo Slamtracker è diminuita solo dello 0.07%. Nel confronto anno su anno del campione di 27 giocatori, la differenza è maggiore, ma di un trascurabile 0.3%. Se la soluzione sta nella tattica, deve trovarsi nella risposta al servizio, non nel servizio stesso.

Il processo deduttivo però ha ora qualche tentennamento, perché la tattica in risposta è più difficile da quantificare della strategia al servizio e i dati a disposizione hanno un limite applicativo intrinseco. Possiamo conteggiare le risposte vincenti e gli errori forzati indotti, cioè i punti in cui lo scambio è terminato grazie a una solida risposta. Se i giocatori alla risposta hanno concesso più ace, dovrebbe essere per via di una maggiore aggressività, preferendo a minori opportunità di scambio una migliore probabilità di vincere il punto quando effettivamente riescono a colpire la pallina.

Non è andata così, perché le risposte vincenti e gli errori forzati indotti sono scesi di un incredibile 7% anno su anno. Questo dato è a supporto della teoria di una superficie più lenta, e soddisfa le attese di quei giocatori che adottano una posizione alla risposta molto conservativa, come ad esempio Rafael Nadal, il cui rapporto risposte vincenti su errori forzati indotti è calato del 3% e Thiem, per il quale invece è sceso del 7%. Ma una superficie più lenta e un valore più basso del rapporto risposte vincenti su errori forzati indotti dovrebbe portare a meno ace, non il contrario.

Conclusioni

Giunti a questo punto, abbiamo molte più informazioni dell’inizio ma poche risposte in più. Alcuni segnali fanno pensare a una superficie più veloce, altri a una più lenta; alcuni indicano una tattica più offensiva, altri una più conservativa. A prescindere da quanto si conosca sulla composizione fisica dei campi, sono molti i fattori in grado di incidere su quella che definiamo “velocità di superficie”.

Le condizioni di estremo caldo umido degli US Open 2018 hanno certamente complicato lo scenario: uno studio che inserisse tra i parametri l’indice di calore per ogni singola partita aiuterebbe probabilmente a fare chiarezza. Potremmo anche vedere i giocatori adattarsi alle condizioni – che siano il calore o la superficie più lenta – in modi tra loro differenti. Ci può essere unanimità di opinione sul modo in cui superficie e palline hanno interagito quest’anno, ma è molto più difficile capirne esattamente il significato.

The US Open Surface Speed Puzzle