Unicorni nel circuito femminile

di Stephanie Kovalchik // StatsOnTheT

Pubblicato il 12 luglio 2019 – Traduzione di Edoardo Salvati

Con l’avvio della trasferta nordamericana di preparazione agli US Open, Ashleigh Barty si presenta nella parte conclusiva del calendario con la valutazione più alta del circuito femminile in singolo e in doppio. Solo Serena Williams, negli ultimi dieci anni, ha mostrato un dominio simultaneo di questa portata in entrambe le specialità.

Il ritorno al vertice di Simona Halep con la vittoria a Wimbledon contro Williams e la conferma del titolo di Novak Djokovic contro Roger Federer, oltre alla semifinale tra Federer e Rafael Nadal, sono temi molto rilevanti, ma continuo a desiderare qualcosa di veramente diverso che metta in discussione l’ordine precostituito del tennis.

Il nuovo che avanza?

L’ascesa di Barty al primo posto della classifica e l’incredibile parabola di Coco Gauff a Wimbledon sono gli esempi più recenti di nuovo che avanza. Possiamo attenderci simili dinamiche per il proseguo della stagione? In cerca di una risposta, ho analizzato le classifiche più recenti delle valutazioni specifiche per il cemento, utilizzando la variazione del margine di vittoria associata alle valutazioni Elo (argomento di cui ho parlato più tecnicamente alla conferenza Mathsport International ad Atene)

Ho ipotizzato che le valutazioni del doppio vengano generate da partite di singolare contro ciascuna avversaria di doppio. Riconosco che è un calcolo un po’ strano, ma penso fornisca comunque una misurazione ragionevole della bravura relativa sulla base delle sole partite di doppio.
L’immagine 1 riepiloga le prime 10 giocatrici di singolare e doppio secondo questo criterio. Cosa si nota?

IMMAGINE 1 – Elenco delle prime 10 giocatrici di singolare e doppio sulla base del margine di vittoria Elo

Mi colpisce la presenza di Barty al primo posto anche nel doppio. Ho pensato quindi che sia un evento raro, vista l’abitudine delle giocatrici di vertice di concentrarsi quasi esclusivamente sul singolare, almeno negli ultimi anni. Mi viene in mente il termine “unicorno” e come sia diventato l’appellativo di riferimento per le start up che raggiungono una valutazione superiore al miliardo di dollari.

Ho trovato degli unicorni nel tennis?

Per verificare la rarità di una contestuale presenza al vertice di singolare e doppio nel tennis femminile moderno, ho considerato il margine di vittoria associato alle valutazioni Elo di tutte le superfici raggiunto da ciascuna giocatrice in singolare e in doppio per ogni anno dal 2003. Ho classificato le giocatrici sulla base della miglior valutazione stagionale e raggruppato le prime 5 per ogni stagione in singolare e in doppio. Ho determinato un numero minimo di 8 partite in doppio per un dato anno, in modo da creare una casistica ampia a sufficienza da ricomprendere singolariste di buon livello che giocano in doppio solo negli Slam ma riescono a superare il primo turno abbastanza spesso.

In poco più di 15 anni, solo 7 giocatrici hanno raggiunto il vertice in singolare e in doppio nella stessa stagione. E solo Serena, oltre a Barty, è arrivata in cima in entrambe le specialità in un qualsiasi momento della carriera. Se avessi potuto procedere a ritroso ancora per qualche anno, è probabile che anche Venus Williams e Lindsay Davenport sarebbero entrate nell’elenco. E, ancora più indietro, Martina Navratilova sarebbe stata un chiaro esempio di unicorno dei primi anni della WTA, un periodo in cui essere forti in singolare e in doppio era forse più frequente.

La rarità di Barty

Tornando ai tempi nostri, mi convinco sempre più che Barty sia una giocatrice speciale. La media di 2467 della sua valutazione massima, sulla base del rendimento alla settimana del 12 luglio 2019, è superata solo dalle stagioni 2009-2010 e 2012-2013 di Serena. Va detto che se Barty è al momento la giocatrice di doppio più forte sul cemento, spetta a Timea Babos la valutazione più alta su tutte le superfici.

IMMAGINE 2 – Giocatrici al vertice del singolare e del doppio nel periodo dal 2003 al 2019

È interessante anche come, dopo il 2010, Victoria Azarenka (di cui Barty è stata compagna di doppio più volte quest’anno) sia l’unica altra giocatrice a raggiungere lo status di unicorno. E delle restanti quattro — Davenport, Dinara Safina, Kim Clijsters e Venus Williams — solo Venus e Safina ci sono riuscite negli ultimi 15 anni.

Senza Serena e Barty, sarebbero state poche le circostanze per la WTA di osservare le più forti singolariste darsi da fare anche in doppio. È un richiamo a quanto i circuiti maschile e femminile sembrino in realtà una raccolta di sotto-circuiti diversi, con alcuni che giocano solo il singolare, alcuni solo il doppio e gli altri un po’ in uno e un po’ nell’altro.

Servono altre condizioni per il successo del doppio

È già di per sé abbastanza curioso che Barty sia diventata la numero 1 in singolare evitando di trattare il doppio come una sorta di sessione di allenamento. Il fatto che questo sia accaduto in un momento in cui il doppio sta generando grande eco, lo rende ancora più avvincente. Alcune delle soddisfazioni maggiori in doppio nel 2019 sono arrivate dal ritorno in campo di Andy Murray al Queens e dal debutto della coppia Murray-Serena nel misto a Wimbledon. Se si pensa anche all’entusiasmo del confronto tra Roger Federer e Serena in doppio alla Hopman Cup, si è portati a credere che il 2019 sia l’anno del doppio.

La triste realtà è che si lega il successo del doppio in larga parte al quasi ritiro in singolare di Murray. E non sono queste le circostanze di cui c’è bisogno perché un giocatore di vertice in singolare si dedichi più spesso al doppio. Però, con la Hopman Cup dal futuro incerto e ulteriori tornei in singolare e di squadra che cercano di farsi strada in calendario, il tennis non lascia troppe opzioni ai giocatori. Già ne si vedono le conseguenze su Barty, costretta al ritiro negli ultimi due tornei di doppio.

Se si trovasse un modo di appoggiare i giocatori e le giocatrici che più promettono di eccellere in singolare e in doppio, gli unicorni nel tennis non sarebbero poi così rari.

Unicorns of the WTA

Quanto è forte Cori Gauff al momento?

di Jeff Sackmann // TennisAbstract

Pubblicato il 7 luglio 2019 – Traduzione di Edoardo Salvati

Cori Gauff, la quindicenne rivelazione di Wimbledon 2019, è al numero 313 della classifica. Ha giocato solo in pochi tornei tra quelli considerati dal sistema di punteggio della WTA. Prima ancora quindi dell’incredibile ascesa a Londra, si sarebbe potuto pensare che la classifica non rispecchiasse le sue potenzialità. Ma di quanto esattamente?

Al momento, Gauff non rientra nell’elenco della mia classifica Elo perché, prima delle qualificazioni di Wimbledon, non aveva superato la soglia minima delle venti partite durante lo scorso anno almeno a livello di ITF $50K. Possedeva comunque una valutazione Elo di 1488, valida per il 194esimo posto tra le giocatrici che hanno giocato a sufficienza per rientrare nelle valutazioni Elo. Quel valore si traduce all’incirca in un 3% di probabilità di una vittoria a sorpresa contro l’attuale numero uno del mondo Ashleigh Barty, e un 10% di probabilità di battere una giocatrice intorno alla ventesima posizione, come ad esempio Donna Vekic. Con così pochi dati a disposizione, sembrava una stima ragionevole delle possibilità di Gauff.

Da quando è iniziato Wimbledon, ha vinto sei partite: tre nelle qualificazioni e tre nel tabellone principale, contro Venus WilliamsMagdalena RybarikovaPolona Hercog. Non male per una giovanissima che in carriera aveva una sola vittoria di qualificazione a uno Slam e una partita di tabellone principale di un torneo del circuito maggiore!

Il 194esimo posto non sembra più rappresentare una fotografia precisa delle reali potenzialità di Gauff. Qualsiasi giocatrice che, passando attraverso le qualificazioni, raggiunge il quarto turno di uno Slam merita che la sua posizione venga aggiornata, a maggior ragione se ne sapevamo così poco fino a due settimane fa. La parte difficile è capire quale aggiustamento apportare: è diventata una giocatrice tra le prime 100, o le prime 50, o anche le prime 20?

Una revisione tramite Elo

L’algoritmo alla base di Elo è un’ottima approssimazione della modalità con cui le persone rivedono la valutazione di una giocatrice. Più dati sono già in nostro possesso di una giocatrice, più limitata sarà la modifica alla sua valutazione dopo una vittoria o una sconfitta. L’ultima giocatrice a battere Hercog era stata Simona Halep, nel torneo di Eastbourne. Abbiamo anni di risultati di Halep ed era la grande favorita in quella partita. Il fatto che abbia poi vinto non altera l’opinione sul suo valore tennistico, se non marginalmente. In termini di Elo, Halep è passata da 2100 punti a 2102, praticamente nulla.

Il caso di Gauff è ben diverso. Alla vigilia del terzo turno contro Hercog, non solo sapevamo pochissimo del suo livello tecnico, ma non era nemmeno chiaro se fosse la favorita. La vittoria ha portato Elo a una modifica significativa della valutazione, da 1713 a 1755, un incremento 21 volte più ampio di quanto beneficiato da Halep dopo aver battuto la stessa avversaria. I 42 punti aggiuntivi le hanno consentito di sopravanzare sedici giocatrici.

La tabella riepiloga la progressione Elo di Gauff, dall’arrivo a Wimbledon fino alla domenica centrale del torneo. A ogni partita segue il valore complessivo Elo (il numero che abbiamo visto finora), il valore Elo specifico per l’erba, e la ponderazione Elo per l’erba, cioè una combinazione paritetica del complessivo e dello specifico, utilizzata per fare previsioni e pronostici. Per ciascuna delle tre valutazioni è mostrata anche la classifica di Gauff rispetto alle giocatrici con almeno 20 partite nelle ultime 52 settimane.

Partita          Compl.  Cl.  Erba  Cl.  Ponderato  Cl.  
Pre-Wimbledon    1488    194  1350  163  1419       187  
b. Bolsova       1540    171  1405  132  1473       155  
b. Ivakhnenko    1566    157  1447  107  1507       131  
b. Minnen        1614    132  1514   57  1564       95  
b. V. Williams   1670    108  1578   40  1624       73  
b. Rybarikova    1713    83   1650   21  1682       41  
b. Hercog        1755    67   1686   17  1721       31

In solo sei partite, Gauff è salita dal 194esimo posto della classifica Elo complessiva al 67esimo. Ai fini del pronostico, la valutazione su erba è passata dal 187esimo al 31esimo posto. Attualmente, la valutazione ponderata di 1721 è più alta di quella di tre altre giocatrici negli ottavi di finale: Karolina MuchovaCarla Suarez Navarro (che ha perso da Serena Williams, n.d.t.), e Shuai Zhang (che ha vinto contro Darya Yastremska, n.d.t.). Ed è indietro a Elise Mertens (che ha perso da Barbora Strycova, n.d.t.) solamente di 20 punti.

Mi stai dicendo che c’è una possibilità?

Sfortunatamente, nessuna di queste giocatrici relativamente deboli sull’erba è l’avversaria di Gauff negli ottavi. Perché invece giocherà contro Halep, la terza migliore rimasta in tabellone (dopo Barty che però ha perso contro Alison Riske, e Karolina Pliskova che ha perso contro Karolina Muchova, n.d.t.) e che ha già raggiunto tre volte i quarti a Wimbledon. La valutazione Elo ponderata di Halep è di 229 punti superiore a quella di Gauff, che vuol dire che la veterana ha una probabilità del 79% di vittoria. Così la pensa anche il mercato delle scommesse, assegnando a Halep una probabilità di vittoria di circa l’80%.

Normalmente, aggiornare le valutazioni Elo durante un torneo non genera conseguenze rilevanti. Sebbene qualunque giocatrice agli ottavi di finale abbia una valutazione più alta rispetto a quella di inizio torneo, la differenza è tipicamente ridotta. Siccome i pronostici si basano sulla differenza tra la valutazione delle due giocatrici, non c’è variazione nel momento in cui la valutazione di entrambe è aumentata all’incirca nella stessa misura.

Da giovanissima e con una esperienza così ridotta, Gauff esce dagli schemi. La sua valutazione Elo di 1488 prima di Wimbledon ha solo due settimane di vita ed è già assolutamente superata rispetto a quanto sappiamo del livello che è in grado di esprimere. Avrà molte opportunità nei prossimi anni per confermare o smentire l’opinione che si ha di lei ma, per il momento, ci sono validi motivi per pensare che faccia parte delle migliori, a pieno titolo anche rispetto ad alcune delle giocatrici più grandi che hanno raggiunto la seconda settimana di Wimbledon (Gauff ha poi perso da Halep per 6-3 6-3, n.d.t.).

How Good is Cori Gauff Right Now?

Identificare chi è sottovalutato attraverso Elo per i circuiti minori

di Jeff Sackmann // TennisAbstract

Pubblicato l’8 gennaio 2019 – Traduzione di Edoardo Salvati

Ho rivisto le mie valutazioni Elo (maschili e femminili) per fare in modo che incorporino con maggiore precisione il rendimento di quei giocatori che trascorrono più tempo sul circuito Challenger e di quelle giocatrici che gravitano nei tornei dei vari livelli ITF (da quest’anno sotto il nuovo nome di World Tennis Tour, n.d.t.). In precedenza, utilizzavo solo le partite del tabellone principale dei tornei del circuito maggiore. Per i giocatori di vertice, la differenza è marginale, perché non solo Novak Djokovic e Simona Halep non giocano partite nei tornei di fascia inferiore, ma è anche raro che affrontino avversari impegnati più spesso in quelle categorie di competizione. Per i giocatori di secondo livello però l’effetto può essere sostanziale.

Il sistema Elo valuta i giocatori in funzione della qualità degli avversari. Un giocatore che ne batte uno bravo con una valutazione alta vedrà la propria valutazione aumentare con decisione. Battendone invece uno debole, la valutazione migliorerà di poco. In sostanza, Elo guarda a ciascun risultato chiedendosi quanto, sulla base dello stesso, è necessario correggere la valutazione precedente. Quando Bianca Andreescu ha battuto Caroline Wozniacki nel torneo di Auckland a inizio stagione, Elo ha reagito alzando la valutazione di Andreescu di un ampio margine, penalizzando contestualmente Wozniacki per una sconfitta più che canonica. Dopo un risultato più prevedibile come la vittoria di Djokovic contro Damir Dzumur a Doha, la valutazione quasi non si sposta.

L’affidabilità di Elo

Comprendere il funzionamento di base del sistema è importante, ma l’aspetto che più mette d’accordo gli appassionati è l’affidabilità. L’algoritmo genera valutazioni dei giocatori più accurate (da cui pronostici più precisi) rispetto alla classifica ufficiale, maschile o femminile, cioè uno degli altri tentativi di valutare i giocatori. Ora, la classifica Elo è disponibile per un ben più ampio numero di giocatori.

Una delle funzioni di Elo per me più utili è la possibilità di identificare quei giocatori la cui classifica ufficiale non riflette ancora l’effettivo stato di forma. Ad esempio, qualche mese fa ho scritto del fatto che Daniil Medvedev ha raggiunto i primi 10 nelle valutazioni Elo, pur non essendoci riuscito nella classifica ufficiale (al momento è 13esimo, suo massimo in carriera, n.d.t.). Per la maggior parte dei giocatori, entrare nei primi 10 della valutazione Elo significa prima o poi replicare l’impresa nella classifica ATP o WTA.

Altri due esempi di attualità sono Aryna Sabalenka e Ashleigh Barty, che Elo considera tra le prime tre giocatrici del circuito senza che siano però nelle prime 10 della classifica ufficiale. Forse è una visione troppo ottimista, e le distanze al vertice sono davvero ridotte, ma è un chiaro segnale che vale la pena tenere d’occhio queste due giocatrici (a controprova della bontà del sistema Elo, a distanza di pochi mesi Sabalenka è la numero 10 del mondo e Barty la numero 2, a seguito della recente vittoria del Roland Garros, n.d.t.).

Giocatori fuori dai primi 100

Ora che siamo in possesso di graduatorie Elo consolidate estese a più giocatori, cerchiamo di andare più a fondo. Per ciascun circuito, individuiamo giocatori e giocatrici al momento fuori dai primi 100 in possesso della valutazione più alta secondo la formula tra le due più sofisticata. Iniziamo dal circuito maschile (la tabella è aggiornata alla settimana del 17 giugno 2019 e differisce da quella della versione originale, n.d.t.).

Giocatore          Class ATP   Val Elo    
Berdych            108         28
Ferrer             135         30
Lopez              113         64
H. Chung           154         70
Kokkinakis         195         74
Pospisil           186         78
Tomic              100         81
Davidovich Fokina  132         83
Harrison           128         84
Baghdatis          136         86
Darcis             228         87
Paul               134         88
Kudla              109         92
Gojowczyk          123         93
Sinner             209         100
Sela               155         101
Majchrzak          114         102
Ymer               120         104
Marterer           173         105
Mahut              144         109

Si fa notare nell’elenco il numero di veterani. Le valutazioni Elo mantengono più a lungo la posizione rispetto alla classifica ufficiale, che tiene conto solo di 52 settimane di risultati. Questo perché, nonostante i continui aggiustamenti di Elo, le prestazioni di maggiore qualità, anche quando risalgono a più di 52 settimane, incidono sulle valutazioni attuali per un po’ di tempo. David Ferrer ha fatto fatica a mantenere uno stato di forma che gli consentisse di competere ai precedenti livelli, ma, secondo Elo, resta comunque molto pericoloso quando scende in campo (Ferrer si è poi ritirato dal professionismo durante il torneo di Madrid, n.d.t.). Per fortuna non ci sono solo veterani. Secondo Elo, giocatori come Thanasi KokkinakisAlejandro Davidovic Fokina, Mikael YmerTommy Paul hanno una valutazione migliore di quanto non dica la loro classifica.

Giocatrici fuori dalle prime 100

Anche nell’elenco femminile ci sono molte veterane, cioè giocatrici che riescono ad avere un rendimento elevato seppur non con la stessa frequenza di una volta (la tabella è aggiornata alla settimana del 17 giugno 2019 e differisce da quella della versione originale, n.d.t.).

Giocatrice     Class WTA  Val Elo     
Makarova       104        55
Rybarikova     141        56
Kuznetsova     102        59
Niculescu      137        74
Bonaventure    114        76
Minnen         126        78
Townsend       118        80
Vikhlyantseva  106        82
Rybakina       111        83
Boulter        125        84
Kostyuk        180        88
Errani         257        90
Kucova         149        101
Stosur         129        102
Begu           113        103
Lepchenko      121        104
Lottner        182        106
Haddad Maia    119        109
Kumkhum        107        112
McHale         109        113

Parte della ragione che impedisce a molte promesse di comparire in elenco è dovuta alla mia decisione di escludere gli ITF $25K. È il caso ad esempio della diciottenne Kaja Juvan (che ha poi perso al primo turno del Roland Garros da Sorana Cirstea dopo essere passata dalle qualificazioni, n.d.t.), che non ha giocato un numero sufficiente di partite sul circuito maggiore per entrare nell’elenco delle valutazioni Elo. L’anno scorso però ha ottenuto un record di 29-7 nei tornei ITF $25K, dove ha vinto anche le ultime 10 partite (nel 2019, al momento il record nella nuova categoria W25+ è di 15-3, n.d.t.).

Un altra problematica è data dal fatto che, solitamente, le più promettenti tra le giocatrici arrivano nelle prime 100 con più rapidità. Un’altra diciottenne, Dayana Yastremska, si è arrampicata in classifica dopo aver vinto a Hong Kong lo scorso autunno. È ora al 36esimo posto della classifica (avendo raggiunto la massima posizione al numero 32) e dopo 13 vittorie contro giocatrici tra le prime 100 nel 2018, Elo ha una valutazione ancora più ottimistica, affidandole il numero 21.

Continuerò ad aggiornare settimanalmente queste valutazioni Elo estese, oltre naturalmente a utilizzarle per ogni torneo del circuito maggiore e del circuito Challenger. Consultatele anche voi!

Identifying Underrated Players With Minor League Elo

Salite e discese nelle prime settimane di terra battuta

di Stephanie Kovalchik // StatsOnTheT

Pubblicato il 26 aprile 2019 – Traduzione di Edoardo Salvati

Dopo le prime settimane sulla terra battuta europea, quali sono i giocatori e le giocatrici che si sono fatti notare e quali invece sono rimasti nelle retrovie? Vediamo i venti che più hanno fatto aumentare e diminuire il loro valore sulla terra. 

Con l’avvicinarsi della fine del mese, sono diversi i tornei sulla terra di entrambi i circuiti da cui ricavare prestazioni inattese o rendimenti negativi. Sulla base della variazione del margine di vittoria associato alla valutazione Elo specifica per la terra per i primi 23 giorni di aprile, ho classificato i dieci giocatori e giocatrici con il maggior guadagno e i dieci giocatori e giocatrici che più hanno faticato a tenere il passo.  

Uomini

Benoit Paire si prende il primo posto con un guadagno totale di +100 punti di valutazione Elo specifica, soprattutto grazie alla vittoria a sorpresa a Marrakech, in cui ha battuto Jaume Munar e Jo-Wilfried Tsonga. Oltre a Paire, tra i giocatori con la classifica più alta nei dieci che più si sono migliorati troviamo Fabio Fognini, il cui titolo a Monte Carlo, battendo Rafael Nadal in semifinale, gli ha fatto guadagnare +91 punti. C’è poi il connazionale Lorenzo Sonego, che ha superato almeno tre turni sia a Marrakech che a Monte Carlo.

IMMAGINE 1 – Variazioni nella valutazione Elo specifica per la terra tra gli uomini

L’ultimo e terzultimo posto dei peggiori è occupato rispettivamente da Mischa Zverev e Alexander Zverev, alimentando, specialmente per Alexander, i dubbi sulle possibilità di titolo al Roland Garros.

Donne

Anche se sono poche le giocatrici a essere scese in campo nei primi eventi sulla terra battuta del circuito, qualche nome conosciuto compare tra le dieci con la maggiore variazione Elo specifica. Dopo gli ottimi risultati sul cemento, Belinda Bencic e Amanda Anisimova stanno facendo vedere di essere in forma anche sulla terra.

IMMAGINE 2 – Variazioni nella valutazione Elo specifica per la terra tra le donne

Non ci sono grosse sorprese tra le giocatrici che hanno fatto peggio al momento sulla terra, e questo lascia intendere di potersi aspettare molte contendenti per la vittoria finale al Roland Garros.

Early Ups and Downs on Clay

Un avvio inatteso della stagione europea sulla terra

di Jeff Sackmann // TennisAbstract

Pubblicato il 22 aprile 2019 – Traduzione di Edoardo Salvati

Nell’episodio numero 58 del Podcast di Tennis Abstract, Jeff Sackmann (JS) e Carl Bialik (CB) si soffermano sul titolo di Fognini al Monte Carlo Masters e sulla prestigiosa vittoria contro Nadal in semifinale. La conversazione è stata rivista per una maggiore fruibilità e adattata in forma di articolo.

JS:

[…]

La settimana scorsa si è conclusa con il primo Master 1000 sulla terra a Monte Carlo. Ha generato clamore non tanto chi ha vinto, quanto i giocatori che hanno perso, in particolare quelli che ritenevamo, e che comunque probabilmente ancora lo sono, i favoriti della stagione sulla terra, cioè Rafael Nadal e Novak Djokovic. Nessuno dei due ha raggiunto la finale, risultato particolarmente sorprendente nel caso di Nadal, vincitore ben undici volte del torneo. Nadal ha perso in semifinale contro Fabio Fognini.

Carl, abbiamo visto entrambi la partita, come ha fatto Fognini a battere Nadal? Ci era già riuscito sulla terra in passato, e anche sul cemento, ma è più spesso dalla parte dello sconfitto ed è obbligatorio considerare Nadal favorito in qualsiasi partita che gioca sulla terra battuta. Cosa ha reso questa semifinale diversa?

CB:

Credo, in buona parte, l’atteggiamento abbastanza passivo di Nadal, già mostrato in qualche occasione negli ultimi anni. Anche se è molto raro che accada sulla terra in una partita così importante, nel corso della carriera ci sono state circostanze in cui Nadal si presenta in campo con dei colpi corti e alti, lasciando molto tempo di manovra all’avversario, mettendosi ampiamente oltre la linea di fondo alla risposta e commettendo troppi errori che non hanno giustificazione.

Contro Fognini, la passività di Nadal è rimarchevole per due ragioni. Da una parte, è più difficile recuperare da una posizione di svantaggio. Con più tempo e spazio, due elementi accentuati dalla terra, Fognini è in grado di chiudere il punto o quantomeno prendere il sopravvento sui colpi a rimbalzo da entrambi i lati. Questa è la sua forza. Dall’altra, si aggiunge il gioco a rete. Nadal è in grado di neutralizzare la posizione a rete della maggior parte degli avversari, costringendoli a chiudere il punto con una volée scomoda perché altrimenti rischiano di venire superati, nel colpo successivo, dal suo passante di dritto. Fognini possiede la tecnica a rete per vincere quel tipo di scambio.

C’è poi una terza ragione. Fognini non ha un servizio incisivo, forse uno tra i peggiori cinque o dieci dei primi 50, non sei d’accordo?

JS:

Forse tra i peggiori 10? Non mi sono fatto un’idea precisa, ma certamente è un colpo da cui non stava ottenendo molto nella semifinale contro Nadal.

CB:

Esattamente, nonostante Nadal gli stesse dando un grande vantaggio rispondendo lontano dalla linea di fondo. Questo perché Fognini ha un’ottimo piazzamento del servizio, dal quale ricavare una posizione in campo più favorevole all’inizio del punto grazie a servizi molto angolati. E Nadal non ha modificato la strategia. Un punteggio di 6-4 6-2 suggerisce che sia stato Fognini a riprendere al meglio nel secondo set, nel quale è andato a servire per la partita sul 5-0. È stato davvero sconcertante, non tanto perché Fognini non abbia il talento per dominare Nadal e vincergli un set, quanto per il fatto che il secondo set sia stato ancora più a senso unico.

JS:

Anche io ne sono rimasto sorpreso, mi ha colpito soprattutto la dinamica sul 4-4 nel primo set, in cui nessuno sembrava avere un margine sull’avversario. Era quel tipo di partita già vista in precedenza, in cui Nadal ha un avvio lento che può far pensare a una qualche possibilità per l’avversario e poi d’un tratto si accende e non c’è più storia. Non avrei battuto ciglio se la partita fosse terminata in modo del tutto simmetrico, cioè 6-4 6-2 per Nadal, il quale invece è davvero crollato. Mi incuriosisce un’ipotesi. Nadal ha cercato di recuperare, vincendo due game e salvando un paio di match point. In molti si sono chiesti se, avendo visto la rimonta di Nadal e senza un dominio totale di Fognini, in una partita al meglio dei cinque set Fognini avrebbe vinto comunque.

CB:

Sono convinto di sì. È possibile che Nadal vincesse tre set di fila, ma le condizioni sarebbero rimaste inalterate in tutto e per tutto, e Fognini è stato ampiamente il migliore. Non si parla di un punteggio equilibrato tipo 6-4 7-6.

JS:

Dal ritiro prima della semifinale contro Roger Federer all’Indian Wells Masters, Nadal non ha giocato per un po’, saltando anche il Miami Masters. Forse l’infortunio era più pesante del solito e magari lo si può perdonare per un po’ di ruggine al rientro. Quanto secondo te ha inciso sulla sconfitta? Pensi che dopo Barcellona possa tornare al pieno della forma e al Nadal dei bei tempi, e quindi quella di Fognini è solo un’altra vittoria a sorpresa da aggiungere all’elenco di quelle inaspettate?

CB:

Temo sia davvero difficile esprimere un giudizio in presenza di prove così contrastanti. Abbiamo parlato spesso di quanto poco si possa pronosticare che il livello atteso di un giocatore rimanga stabile da una partita all’altra, anche nello stesso torneo e sullo stesso campo. Ed è ancora più complicato perché, se avessimo provato, appena prima della semifinale con Fognini, a fare una valutazione dei risultati di Nadal al rientro sul circuito, avremmo trovato tre vittorie senza perdere un set contro tre avversari di livello, tra cui Guido Pella, che ha una classifica Elo specifica per la terra al sesto posto, proprio davanti a Fognini, e molte vittorie su questa superficie.

Nadal lo ha battuto nei quarti di finale, oltre ad aver superato in modo enfatico Grigor Dimitrov e Roberto Bautista Agut, che non sono definibili degli specialisti, ma comunque dei giocatori di tutto rispetto. Con tre partite come queste, non si può leggere la sconfitta attribuendola solamente a un processo di adattamento di Nadal non ancora conclusosi.

Nel corso degli anni abbiamo visto Nadal arrivare a Monte Carlo dopo un’avvio di stagione non esaltante per infortuni o delusioni e dominare il torneo senza esitazione. Molto è legato a questo specifico scontro diretto. Quando Fognini gioca al meglio, può battere chiunque sulla terra, come ha dimostrato in carriera anche in Coppa Davis, dove le partite sono al meglio dei cinque set. Penso che Fognini non sia mai un avversario facile per Nadal, che preferisce non doverlo affrontare.

JS:

Ci sono alcuni giocatori che danno poco filo da torcere a Nadal, e sembra quasi un po’ ridicolo parlare della contrapposizione di stili visto il controllo quasi assoluto di Nadal sulla terra, ma Fognini è sicuramente tra quelli con cui non si trova così a suo agio. Mi chiedo se anche altri incomincino a vedere che serve essere più aggressivi e più imprevedibili. E Fognini è il giocatore che ha avuto risultati, se non continui, quantomeno inattesi contro Nadal con una mentalità offensiva, fatta di colpi a rimbalzo d’anticipo giocati dalla linea di fondo. Molti giocatori della generazione di Fognini si tengono alla larga da questo tipo di gioco, ma sembra che sia quello con cui, sulla terra, è possibile restare almeno in partita con Nadal.

[…]

JS:

Fognini è ora al dodicesimo posto della classifica, il più alto mai raggiunto e, a quasi 32 anni, è il secondo più vecchio vincitore del primo Master 1000 dopo John Isner. Inoltre, e ne abbiamo parlato brevemente riguardo a Pella, è al settimo posto delle valutazioni Elo specifiche per la terra. Ho l’impressione di farti ogni settimana una variante della stessa domanda: abbiamo un’altra differenza decisamente evidente tra la classifica ufficiale e quella Elo, con Fognini numero 12 nella prima e 23 nella seconda. Quale delle due pensi rifletta il suo livello attuale con più precisione?

CB:

È divertente che me lo chiedi perché il suo livello attuale e per i prossimi due mesi circa sarà sulla terra e credo che Elo specifico per la terra sia abbastanza adeguato. Certamente lo vedo tra i primi 10 pretendenti al titolo nei prossimi tornei. Ultimamente però, Fognini non è stato un fattore sulle altre superfici, arrivando in semifinale a Pechino in un tabellone debole e in finale a Chengdu in uno ancora più debole, ma nei tornei che contano al di fuori della terra non ha ottenuto risultati di rilievo.

Non riesco quindi a trovare un modo intuitivo per riconciliare la classifica ufficiale e la valutazione Elo sulla terra con quella Elo complessiva. So che Elo complessivo considera tutti i risultati, ma una decisa preferenza di un giocatore per una superficie dovrebbe avere un impatto su Elo complessivo, e penso sia quello che succeda nel caso di Fognini. Mi fido della valutazione Elo complessiva e di quella specifica sulla terra.

JS:

E anche sulla terra, prima di Monte Carlo, il rendimento di Fognini è stato negativo. Ha perso sempre al primo turno in tre tornei in Sud America e a Marrakech e, come segnalato nel secondo Around the Net, è la prima volta negli ultimi dieci anni (tranne uno) che non vince nemmeno una partita della tournée sudamericana. Almeno rispetto a quanto visto sulla terra, non avremmo mai immaginato un finale simile, ma con Fognini questa è la storia, come gioca in un determinato giorno non ha un particolare potere predittivo sulla volta successiva.

CB:

In sostanza, credo si possa sfatare l’idea che i giocatori riescano a sfruttare con continuità il vantaggio psicologico per cui se vincono alcune partite di un torneo allora arrivano fino in fondo, ma spesso perdono nei primi turni. È stato questo più o meno il profilo di Fognini per un certo periodo, e gli ha dato una mano in classifica più che nelle valutazioni Elo.

JS:

Non so quanto sia possibile invocare qui la teoria del vantaggio psicologico, ricordiamo che Fognini era a un passo dalla sconfitta contro Andrey Rublev al primo turno e a un certo punto con una probabilità di vittoria non più alta del 6%. Se sei con le spalle al muro contro Rublev, generalmente non ci si aspetta che tu sia competitivo contro Nadal qualche giorno dopo. Non so se questo significhi sfruttare il vantaggio psicologico maturato nel recupero o che non stava giocando bene quel giorno e quindi non ci saremmo aspettati che avesse un vantaggio psicologico. Non mi è chiaro quale nozione sia stata sfatata o confermata o altro con il percorso di Fognini nel tabellone di Monte Carlo.

CB:

Va detto però che dopo Rublev ha battuto Alexander Zverev e Borna Coric, quindi deve aver accumulato un po’ di quell’inesistente e finto vantaggio psicologico prima della semifinale con Nadal.

Podcast Episode 58: An Unexpected Introduction to the European Clay Season

Un confronto tra i tornei sulla terra battuta della stagione 2018

di Chapel Heel // FirstBallIn

Pubblicato il 13 agosto 2018 – Traduzione di Edoardo Salvati

In un precedente articolo, ho analizzato alcuni dati che indicano la bravura dei giocatori nel tabellone principale per ogni torneo sull’erba della stagione 2018 e la competitività complessiva del campo partecipanti. In questo articolo, seguirò la stessa metodologia per i tornei sulla terra battuta del 2018.

Come visto per l’erba, la parte relativa alla bravura è composta dalle mie valutazioni Elo specifiche per superficie ottenute secondo tre metodi di calcolo: 1) la media Elo dei giocatori nel tabellone principale, 2) la differenza tra il giocatore con la valutazione Elo più alta e quello con la più bassa (Max – Min) e 3) la deviazione standard delle valutazioni Elo nel tabellone principale.

La parte relativa alla competitività pone le seguenti domande alle mie previsioni del torneo: quale percentuale di giocatori del tabellone principale 1) ha una probabilità di almeno il 20% di arrivare ai quarti di finale, 2) ha una probabilità di almeno il 15% di raggiungere le semifinali, 3) ha una probabilità di almeno il 10% di arrivare in finale, 4) ha una probabilità di almeno il 5% di vincere il titolo e 5) ha una probabilità inferiore all’1% di raggiungere le semifinali?

Slam

Iniziamo dal Roland Garros, l’unico Slam che si gioca sulla terra. Visto che è solo un torneo, si può ignorare la colonna di mezzo, perché esprime semplicemente la media.

Best Clay 2018_1

La qualità dei giocatori al Roland Garros sembra essere inferiore di quella di Wimbledon, con una valutazione Elo media di 1684 rispetto ai 1803. Non sento di trarre conclusioni, perché i numeri di un solo anno possono essere influenzati dai giocatori che arrivano dalle qualificazioni e da quelli che ricevono una wild card. Sia la differenza tra il giocatore con la valutazione Elo più alta e quello con la più bassa che la deviazione standard sono più alte al Roland Garros che a Wimbledon. La competitività è simile a quella espressa a Wimbledon.

Master 1000

La tabella riepiloga i numeri per i Master 1000 sulla terra.

Best Clay 2018_2

I Master 1000 hanno avuto una valutazione Elo media più alta (dovuta a un campo partecipanti più ridotto) del Roland Garros e un Max – Min abbastanza più basso, ma anche una deviazione standard più alta, a indicazione di una maggiore variabilità del campo partecipanti, aspetto che sorprende. Come ci si attende, più giocatori hanno una possibilità di raggiungere i quarti di finale o le semifinali o la finale, rispetto a uno Slam, ma comunque solo un gruppo ristretto si pone come serio contendente al titolo. Sembra che complessivamente siano stati gli Internazionali d’Italia il miglior torneo sulla terra del 2018.

500

La tabella riepiloga i numeri per gli ATP 500 sulla terra.

Best Clay 2018_3

La valutazione media Elo di un 500 dovrebbe essere leggermente più alta che in uno Slam, per la presenza di meno giocatori, ma un passo indietro nei confronti dei Master 1000. E si osserva esattamente questo. La deviazione standard diminuisce sensibilmente dagli Slam o Master 1000. E anche in numeri relativi alla competitività aumentano. C’è un salto significativo nella percentuale di giocatori che hanno una probabilità di almeno l’1% di raggiungere le semifinali: nello Slam è il 62%, nei Master 1000 è il 55% e nei 500 è l’83%.

In questa categoria, il premio per miglior torneo complessivo spetta ad Amburgo. La media Elo a Barcellona è aiutata dalla partecipazione di Rafael Nadal, che però domina totalmente la parte di competitività.

250

A differenza dell’erba, su cui si giocano solo cinque tornei, sulla terra ce ne sono il triplo, motivo per cui mi serve fare tre tabelle. Le ho impostate secondo un ordine cronologico. La colonna “media” rappresenta la media dei quindici tornei.

Best Clay 2018_4

Solitamente, i 250 hanno la media Elo più bassa, perché entrano con parsimonia nel calendario dei giocatori, o vengono ignorati completamente. Anche la parte competitiva generalmente aumenta (nella maggior parte dei casi). La media Elo è leggermente inferiore rispetto all’erba, ma la differenza Max – Min e la deviazione standard è simile. L’aspetto forse più interessante di questi tornei è la continuità nei numeri. Tipicamente, Buenos Aires si differenzia dagli altri 250 in termini di qualità, e anche nel 2018 è andata esattamente così, per quanto non erano in molti ad avere una possibilità di vittoria effettiva.

Kitzbuhel supera abbondantemente le mie attese, sulla base dello storico, in parte anche perché Dominic Thiem è ormai una presenza fissa. Forse è stato Lione il peggiore nel 2018. Budapest ha avuto una valutazione Elo media più scarsa, ma la qualità dei giocatori era raggruppata sullo stesso livello e in molti avevano opportunità di arrivare fino in fondo.

Se dovessi dare una risposta – senza avere numeri alla mano – sui due tornei peggiori da un anno all’altro direi di norma Quito e Houston. Quito però si difende molto bene. Continuo a non comprendere bene la logica di Houston, che rimane il torneo sulla terra che deve fare il maggior salto di qualità.

Evaluating the Clay Court Tournaments

Un’interpretazione grafica di Elo

di Chapel Heel // HiddenGameOfTennis

Pubblicato il 5 aprile 2019 – Traduzione di Edoardo Salvati

Tra una ricerca di tennis (che non funzionerà) e l’altra (che penso funzionerà, ma sarà complicato sistemare nel modo giusto), ho deciso di fermarmi per osservare qualcosa di incantevole, sempre riferito al tennis naturalmente… 

Elo sul radar

Ho calcolato le valutazioni Elo (comprensive di tutte le superfici) per ogni settimana di gioco dall’inizio della stagione 2017 dei giocatori attualmente tra i primi 10 della classifica mondiale, e le ho raccolte nel grafico a radar dell’immagine 1. Viene mostrata la valutazione Elo del giocatore solo se ha iniziato un torneo in quella specifica settimana. Il grafico si legge cronologicamente spostandosi in senso orario dall’alto, e spero che il resto sia chiaro in automatico. 

IMMAGINE 1 – Valutazioni Elo per ogni settimana di gioco dal 2017 dei primi 10 della classifica attuale 

È molto interessante analizzare il grafico, perché emergono aspetti che non avrei altrimenti notato, come ad esempio il fatto che se i giocatori tra i primi 10 sono per l’ATP la leva di marketing maggiore per pubblicizzare un torneo (anche se non è vero in senso letterale, si consideri John Isner al riguardo) si notano facilmente i vuoti del calendario. 

Deduzioni per assenza

Utilizzando le più recenti valutazioni Elo dei primi 10, ho elaborato un’altra versione che riempie i vuoti del calendario. I giocatori che però hanno saltato più di quattro settimane di circuito tra un torneo e il successivo subiscono una deduzione di 20 punti per ogni settimana, da li in avanti (fino a massimo di 140 punti). Voglio essere estremamente chiaro su un aspetto: si tratta di aggiustamenti con il solo scopo di migliorare la leggibilità del grafico. Sono deduzioni che non esprimono alcun giudizio sull’effetto generato dall’assenza dal circuito, come è invece spiegato in questo articolo. In particolare, e dettaglio fondamentale, non ho applicato le deduzioni a tutti i tornei successivi.  

Ad esempio quindi, un giocatore potrebbe avere un Elo in diminuzione per qualche settimana nel periodo in cui non sta giocando, e nel momento in cui torna alle competizioni il suo Elo non corretto si ripresenta nel grafico. Questo non accadrebbe se si stesse cercando di tenere conto dell’effetto reale dell’assenza. Vale la pena che lo ripeta, le deduzioni servono qui solo per creare dello spazio nel grafico e non per riflettere aggiustamenti reali nelle valutazioni Elo dovuti all’interruzione. 

IMMAGINE 2 – Valutazioni Elo per ogni settimana di gioco dal 2017 dei primi 10 della classifica attuale con deduzioni per assenza

Putting ELO on Your Radar

Nick Kyrgios è più prevedibile di quanto si pensi

di Jeff Sackmann // TennisAbstract

Pubblicato il 5 marzo 2019 – Traduzione di Edoardo Salvati

C’è un’ostinata convinzione tra appassionati di tennis e opinionisti per cui alcuni giocatori sono più discontinui di altri. Nella conversazione odierna, mi riferisco ai risultati delle singole partite, quindi a quei giocatori che hanno la predilezione per eliminare avversari di più alta classifica ma che sono anche particolarmente suscettibili a sconfitte contro giocatori più deboli. C’è una pletora di aggettivi per questo, come imprevedibile, pericoloso, spinoso, e quello preferito per Nick Kyrgios, cioè incostante.

E sinora nella stagione 2019, Kyrgios ha dato perfetta prova di incostanza. Dopo aver perso ai primi turni contro Jeremy Chardy (a Brisbane) e Radu Albot (a Delray Beach), si è ripreso vincendo l’ATP 500 di Acapulco della scorsa settimana, eliminando Rafael NadalStanislas WawrinkaJohn Isner e Alexander Zverev. Non c’è dubbio che Kyrgios possieda più talento di quanto la sua classifica suggerisca. Stiamo parlando di un giocatore che ancora deve entrare tra i primi 10, ma che può vantare un record in parità, nelle partite terminate, nei confronti de i Grandi Tre (i Fantastici Quattro senza Andy Murray, n.d.t.), l’unico tra i giocatori in attività (considerando almeno cinque partite, a eccezione di Nadal e Novak Djokovic stessi).

Sembra poco regolare, ha risultati imprevedibili. Rispetto all’incertezza intrinseca di qualsiasi partita tra professionisti al vertice, come si posiziona Kyrgios? Come suggerisce il titolo dell’articolo, la risposta non è così lineare come possa sembrare.

Una misura della prevedibilità

Prendiamo il tipo opposto di giocatore, che batte regolarmente avversari di classifica inferiore ma che perde, di solito, contro quelli più forti di lui. Roberto Bautista Agut si è fatto questa reputazione, e come vedremo i numeri la confermano, malgrado la vittoria a sorpresa a Doha un paio di mesi fa contro Djokovic. Se la prevedibilità di un giocatore fosse così scontata, dovrebbe emergere dal paragone tra le previsioni prima della partita e i risultati che ottiene. Per il tipo alla Bautista Agut, la previsione sarebbe molto accurata, mentre per il gruppo di appartenenza di Kyrgios la previsione sarebbe molto meno affidabile.

Esiste già una statistica al proposito. L’indice Brier misura l’accuratezza delle previsioni, non solo in termini di effettiva correttezza ma anche di vicinanza del pronostico. Ad esempio, dopo la vittoria di Kyrgios contro Zverev nella finale di Acapulco, chi lo ha pronosticato vincente al 90% è stato più preciso di chi gli ha dato il 60% di probabilità. Troppa sicurezza invece amplifica il rischio di un indice Brier peggiore: se si pronostica il favorito sempre vincente al 90%, si sbaglierà spesso. L’indice Brier è la differenza quadratica tra il pronostico prima della partita (ad esempio il 90%) e il risultato (1 o 0, a seconda che la scelta sia corretta o sbagliata).

L’indice Brier per le partite del circuito maschile si attesta intorno al valore di 0.2. Se si riesce a ottenere un valore inferiore a questo, a indicazione di una minore distanza tra pronostici e risultati effettivi, si dovrebbero guadagnare soldi scommettendo sulle partite. Se invece si è molto superiori allo 0.2, non ci si discosta troppo dal classico lancio della moneta. Utilizzando pronostici casuali al 50/50, ne consegue un indice Brier di 0.25.

Brier-gios

L’indice Brier per il pronostico delle partite di un giocatore davvero imprevedibile dovrebbe avvicinarsi allo 0.25, eccedendo facilmente il tipico valore di 0.2 del circuito. Per determinare l’affidabilità delle previsioni pre-partita su Kyrgios e altri giocatori, uso le mie valutazioni Elo specifiche per superficie per tutte le partite del tabellone principale completate sul circuito dal 2000, in modo da generare previsioni per ciascuna. Con questo metodo ad esempio, Zverev aveva il 67.4% di probabilità di vincere la finale di Acapulco.

Fino a questo momento della stagione 2019, si può affermare che Kyrgios sia veramente imprevedibile. L’indice Brier per le dieci partite giocate è di 0.318, vale a dire che con un processo decisionale del tipo testa o croce si sarebbero ottenuti pronostici identici in modo molto più semplice. Anche se aumentiamo retroattivamente la sua probabilità di vincere per riflettere una condizione migliore di quanto la valutazione Elo assegni, l’indice Brier è di 0.277, sempre peggiore del lancio della moneta.

Si tratta però solo di dieci partite. Ci sono alcuni altri giocatori nel 2019 con un indice Brier ben al di sopra della soglia di 0.25, tra cui Frances TiafoeJoao SousaJuan Ignacio Londero e Felix Auger Aliassime. Da una manciata di tornei, si avrà sempre qualche risultato incerto, per via di miglioramenti sostanziali (come è probabile nel caso di Auger Aliassime) o di situazioni di evidente fortuna o sfortuna. A meno di non voler ammettere che anche Sousa e Londero sono giocatori altamente imprevedibili, non dovremmo trarre la stessa conclusione sulla base delle ultime dieci partite di Kyrgios.

Ottieni quello che hai pronosticato

L’indice Brier per le previsioni tramite valutazioni Elo delle partite sul circuito maggiore in carriera di Kyrgios è di 0.219. È più alto, e quindi meno prevedibile, della media, ma non di molto. Dei 280 giocatori con almeno 100 partite sul circuito maggiore dal 2000, Kyrgios è all’84esimo posto, più affidabile del 30% dei colleghi. Nel 2017, i risultati da lui ottenuti sono stati abbastanza imprevedibili, con un indice Brier di 0.244, mentre nel 2015 e 2016 il valore è stato di un più banale 0.210. Nel 2018 invece sono stati decisamente prevedibili, con un indice Brier di 0.177.

La tattica, il rendimento sul singolo punto o il comportamento in campo di Kyrgios possono essere soggetti a imprevedibilità, non è così per i risultati. La tabella mostra, oltre a Kyrgios, i 15 giocatori più imprevedibili tra quelli in attività in termini di indice Brier e poi i 15 giocatori più prevedibili sempre tra quelli in attività.

Giocatore       Partite  Brier   
Pouille 189 0.247
Rublev 106 0.245
Paire 377 0.239
Karlovic 650 0.239
Tsitsipas 100 0.232
Khachanov 154 0.231
Gojowczyk 102 0.231
Delbonis 225 0.227
Copil 108 0.227
Dzumhur 173 0.227
Gulbis 420 0.226
Cuevas 338 0.226
M. Zverev 297 0.226
J. Sousa 323 0.226
Coric 210 0.226
...
Kyrgios 191 0.219
...
Ebden 171 0.188
Goffin 344 0.188
Cilic 684 0.186
Gasquet 770 0.183
Berdych 911 0.182
Raonic 448 0.178
Ferrer 1048 0.177
Tsonga 600 0.175
Bautista Agut 384 0.172
Nishikori 517 0.167
Del Potro 560 0.160
Murray 802 0.146
Federer 1350 0.121
Djokovic 951 0.117
Nadal 1060 0.114

Pouille

È stato quasi impossibile pronosticare i risultati di Lucas Pouille. L’indice Brier generato dall’esito delle sue partite nel 2018 era di circa 0.3, a suggerire che sarebbe stato più intelligente fare un pronostico e poi scommettere contro il pronostico stesso!

Karlovic, Isner, Opelka

Anche Ivo Karlovic è tra i giocatori meno affidabili, non è chiaro se per via dell’insolito stile di gioco. Isner, l’unico confronto adeguato che abbiamo, è affidabile in media con il circuito, con un valore Brier in carriera di 0.201. Reilly Opelka, l’altra macchina da ace di altezza vertiginosa tra i primi 100, nel 2019 ha fatto meglio del pronostico, ma non ha accumulato dati a sufficienza per arrivare a una valida conclusione.

I più affidabili

Sulla sponda opposta, troviamo tra i più affidabili molti dei migliori. Risponde a una certa logica: un giocatore dominante non solo vince la maggior parte delle partite che dovrebbe vincere, ma il suo rendimento ci spinge a fare previsioni più aggressive. Spesso Nadal inizia una partita con una percentuale di vittoria di almeno il 90% e pronostici così certi – fintantoché il giocatore li conferma vincendo – determinano bassi indici di Brier.

Costanti risultati di continuità

C’è la tendenza a un’eccessiva interpretazione dei risultati insoliti. Kyrgios ne ha regalati molti e lo abbiamo ricambiato facendolo passare per un battitore libero più di quanto non lo sia. Un paio di settimane fa mi sono interrogato in merito a un simile quesito e ho trovato che i giocatori non devono davvero “adattarsi al torneo”, ottenendo quindi risultati migliori o peggiori a seconda del turno.

Non siamo proprio di fronte alla stessa problematica, ma è simile la verità di fondo: la metodologia attuale genera pronostici molto buoni, ma rimarrà sempre grande casualità nei risultati, e le storie che inventiamo per tenerne conto in realtà non la spiegano più di tanto.

Kyrgios è un giocatore immensamente interessante – nel podcast di ieri ho scherzato sul fatto che i lettori del blog dovranno prepararsi a una serie di dieci puntate su di lui – e scavare nelle statistiche punto per punto potrebbe portare alla luce caratteristiche che lo rendono unico nel circuito. Non si può negarlo. Ma a livello di partita nel torneo, la probabilità di sue vittorie a sorpresa non è per nulla unica, anche se è il nuovo orgoglioso possessore di un sombrero che fa pensare esattamente il contrario.

Nick Kyrgios is More Predictable Than We Think

Belinda Bencic ha vinto un torneo storicamente difficile, ma non era quello di Dubai

di Jeff Sackmann // TennisAbstract

Pubblicato il 27 febbraio 2019 – Traduzione di Edoardo Salvati

Belinda Bencic è tornata ai vertici del tennis femminile. La scorsa settimana a Dubai ha vinto il primo torneo Premier dal 2015, battendo quattro giocatrici tra le prime 10. Non si è trattato di vittorie a senso unico, visto che tutte le partite sono andate al terzo set, di cui due al tiebreak. È fuori di dubbio però che la ventunenne svizzera è di nuovo una minaccia nei tornei più importanti del circuito.

Che considerazioni emergono dal confronto con altri tornei del passato in cui la vincitrice ha eliminato alcune delle prime 10 nella strada per il titolo? Il più rilevante è il percorso di Bencic nel Canada Open 2015, l’ultimo titolo Premier da lei vinto. A Toronto ha infatti sconfitto quattro tra le prime 6, tra cui l’allora numero 1 Serena Williams in semifinale e Simona Halep in finale. Anche le avversarie di più bassa classifica in quella settimana erano comunque giocatrici pericolose come Eugenie Bouchard e Sabine Lisicki, entrambe tra le prime 25. E si sono rivelate partite più complicate dei primi due turni a Dubai contro Lucie Hradecka e Stefanie Voegele.

Subito una rivelazione: fu più dura a Toronto per Bencic. Non il torneo più difficile di sempre, ma uno che va tenuto in considerazione. La vittoria a Dubai non è stata una passeggiata, ma nemmeno un evento insolito come si è voluto far credere.

Una misura della difficoltà di tabellone

È un esercizio che ho già fatto. Ho scritto numerosi articoli in cui mettevo a confronto la bravura del campo partecipanti negli Slam, in modo particolare nel caso de i Grandi Tre (i Fantastici Quattro tolto Andy Murray, n.d.t.). Paragonare i tornei del circuito femminile è più complesso, in parte perché ci sono molteplici livelli di importanza e perché le categorie sono state oggetto di modifica nel corso degli anni. Per lo scopo odierno, possiamo lasciare da parte alcune di queste considerazioni.

Introduco i passaggi di un semplice algoritmo per misurare la difficoltà del tabellone che porta una giocatrice alla vittoria del torneo.

  • Selezionare una valutazione Elo standard per il tipo di torneo vinto (in questo caso, prendiamo il valore di 1900 per le vittorie sul cemento. Il numero sarebbe inferiore per la terra battuta e l’erba, ma diventa poi intricato ed è comunque più pratico, ai nostri fini, concentrarsi solo sui tornei sul cemento).
  • Trovare la valutazione Elo specifica per superficie di ciascuna avversaria affrontata nel torneo.
  • Per ogni avversaria, calcolare la probabilità di vittoria mediante le valutazioni Elo standard e le valutazione Elo dell’avversaria.
  • Calcolare la difficoltà di ciascuna partita come differenza tra 1 e la probabilità ottenuta al punto precedente.
  • Sommare i valori di difficoltà ottenuti per ciascuna partita.

In passato, per i tornei dello Slam, ho aggiunto l’ulteriore elemento della normalizzazione dei risultati in modo che la media della vittoria del titolo sia esattamente 1.0. In questo caso, l’idea della media è meno limpida, quindi non procedo a normalizzare i risultati ottenuti.

La difficoltà media di un titolo sul cemento (escludendo gli Slam e le Finali di stagione) è di circa 1.8. La vittoria a Toronto di Bencic nel 2015 valeva 3.64, quella a Dubai 3.01

A Miami (e a Indian Wells) fa più caldo

Una delle variabili che incide sulla difficoltà del percorso è il numero di partite. Bencic ne ha giocate sei la settimana scorsa (così come nel 2015 in Canada), ma per le prime 8 teste di serie sono solo cinque. A Indian Wells e Miami, le prime 32 teste di serie giocano fino a sei partite, che però ci si aspetta presentino maggiori pericoli delle sei di Bencic a Dubai, dato che l’avversaria di secondo turno in un tabellone da 64 ha già giocato una partita.

E così infatti è stato. La tabella riepiloga i dieci tabelloni più difficili per la vittoria di un torneo del circuito femminile sul cemento dal 2000.

Anno  Torneo         Vincitrice    Partite   Difficoltà   
2010 Miami Clijsters 6 3.80
2011 Miami Azarenka 6 3.78
2007 Miami Williams 6 3.65
2015 Canada Open Bencic 6 3.64
2012 Indian Wells Azarenka 6 3.59
2018 Cincinnati Bertens 6 3.54
2000 Miami Hingis 6 3.46
2002 Miami S. Williams 6 3.45
2008 Miami S. Williams 6 3.37
2013 Miami S. Williams 6 3.35

Ben sette si riferiscono a Miami, un evento con un campo di partecipazione simile a uno Slam. Anche Indian Wells è a quel livello, ma ha avuto tabelloni più deboli da inizio secolo in gran parte per la rinuncia di Serena e Venus Williams a giocare nel deserto. L’impresa di Bencic ha Toronto è, insieme alla vittoria di Kiki Bertens a Cincinnati 2018, l’unica tra le prime 10 al di fuori di due tornei dei marzo del Sunshine Swing. Anche Bertens ha sconfitto Halep, Petra Kvitova e Elina Svitolina, per quanto non nello stesso ordine di Bencic a Dubai.

Fa molto caldo anche a Dubai

Ho calcolato la difficoltà di circa 600 tornei sul cemento a partire dal 2000. Pur emergendo dal gruppo, il percorso di Bencic a Dubai non si distingue per essere tra i più difficili. Dopo i primi 10 visti in precedenza, la tabella mostra i successivi 25 tabelloni più difficili, tra cui tutti quelli con un valore di almeno 3.0.

Anno  Torneo         Vincitrice    Partite   Difficoltà   
2016 Wuhan Kvitova 6 3.32
2000 Indian Wells Davenport 6 3.32
2014 Pechino Sharapova 6 3.30
2008 Olimpiadi Dementieva 6 3.27
2009 Indian Wells Zvonareva 6 3.27
2007 Indian Wells Hantuchova 6 3.23
2002 Filderstadt Clijsters 5 3.23
2013 Pechino S. Williams 6 3.21
2018 Doha Kvitova 6 3.18
2002 Los Angeles Rubin 5 3.18
2000 Los Angeles S. Williams 5 3.16
2009 Miami Azarenka 6 3.15
2003 Miami S. Williams 6 3.13
2002 Indian Wells Hantuchova 6 3.10
2018 Wuhan Sabalenka 6 3.08
2008 Indian Wells Ivanovic 6 3.08
2012 Tokyo Petrova 6 3.08
2010 Sidney Dementieva 5 3.06
2010 Indian Wells Jankovic 6 3.03
2000 Sidney V. Williams 6 3.02
2000 Sidney Mauresmo 4 3.02
2019 Dubai Bencic 6 3.01
2009 Tokyo Sharapova 6 3.00
2002 San Diego V. Williams 5 3.00
2001 Sidney Hingis 4 2.99

Storicamente, le varie edizioni del torneo a Dubai o Doha a febbraio non sono state le più dure del calendario, almeno rispetto a Indian Wells, Miami e Sidney. Però la difficoltà della vittoria di Kvitova nel 2018 è stata ancora più alta (Dubai e Doha si scambiano come sede ogni anno. In qualità di Premier 5, Doha dava più punti nel 2018. Dubai è subentrata e ha assegnato più punti nel 2019). Anche Kvitova ha battuto quattro tra le prime 10, e ha dovuto eliminare la numero 33 Agnieszka Radwanska solo per raggiungere i sedicesimi di finale.

Forte ma più debole

Vale la pena ripeterlo, la vittoria a Dubai di Bencic è stata impressionante. Come abbiamo visto però, non regge il confronto con il precedente titolo Premier a Toronto. Penso che avrebbe potuto comunque vincere anche con avversarie ancora più in forma, ma i due tibreak al terzo set fanno pensare che sia stata spinta al limite.

Sebbene l’attuale insieme di giocatrici sia di qualità assolutamente pregiata, la mancanza di una storica mega stella (o più di una!) si riflette nelle valutazioni Elo. Delle 35 campionesse dei due elenchi, dodici hanno dovuto battere una giocatrice con valutazione Elo specifica per superficie di almeno 2240, e altre dodici hanno dovuto battere una giocatrice con valutazione Elo specifica per superficie di almeno 2100.

Per Bencic, la giocatrice con valutazione più alta a Dubai era Halep con 2054. Non è certamente facile eliminare diverse giocatrici di fila con una valutazione nell’intorno di 2000, ma non è la stessa cosa che doverci aggiungere una vittoria contro una mega stella come Serena, Venus, Maria Sharapova o Victoria Azarenka al loro massimo.

Nel 2015 in Canada, Bencic ha ottenuto lo scalpo di Serena. Forse tra altri quattro anni, quando sarà arrivato il momento di un altro torneo Premier vinto contro pronostico, Bencic dovrà eliminare un paio di nuove mega stelle e guadagnarsi un posto in cima a questo speciale elenco.

Belinda Bencic Won a Historically Difficult Title, Just Not Last Week

Le sconfitte a sorpresa delle teste di serie numero 1 nei 250

di Jeff Sackmann // TennisAbstract

Pubblicato l’8 febbraio 2019 – Traduzione di Edoardo Salvati

In una normale settimana di gioco, nessuno farebbe caso alle sconfitte contemporanee di Fabio Fognini, Karen Khachanov e Lucas Pouille. Questa volta però è diverso, perché si tratta delle teste di serie numero 1 nei tornei 250 in corso rispettivamente a Cordoba, Sofia e Montpellier. A seguito del bye al primo turno, hanno tutti perso al secondo turno contro Aljaz BedeneMatteo BerrettiniMarcos Baghdatis. Due di loro sono almeno andati al terzo set, mentre Fognini ha terminato la partita dopo soli 71 minuti.

Non è la prima volta che una terna di teste di serie numero 1 perde alla prima partita nella stessa settimana. Incredibilmente, non è nemmeno la prima volta che capita in questa settimana del calendario (dal 4 al 10 febbraio, n.d.t.). Due anni fa, quando il torneo sudamericano si giocava a Quito, i risultati furono identici: le teste di serie numero 1 Marin Cilic, Ivo Karlovic e Dominic Thiem persero le loro partite. Nikoloz Basilashvili, che aveva sconfitto Thiem, riuscì a replicare l’impresa anche la settimana successiva, a Memphis, costringendo Karlovic alla seconda sconfitta consecutiva al secondo turno.

Risultati a sorpresa prevedibili?

Prendendo spunto da queste sconfitte, è naturale chiedersi se le teste di serie numero 1 sono più vulnerabili in tornei come i 250 nell’attuale fase della stagione. Una certa logica sussiste. La testa di serie numero 1 ha normalmente una classifica intorno alla 20esima posizione, cioè il tipo di giocatore che avrebbe potuto pensare di dedicare tempo all’allenamento. Essendo consapevole che Slam e Master 1000 offrono più punti valevoli per la classifica, la vittoria di eventi minori non è per lui priorità assoluta.

L’avversario invece intende sfruttare qualsiasi opportunità a disposizione, perché anche i punti dei tornei minori potrebbero contribuire in modo sostanziale alla classifica. Inoltre, ha già giocato – e vinto – al primo turno, quindi potrebbe avere un rendimento superiore alla media, o il suo stile potrebbe adattarsi perfettamente alle condizioni di gioco.

Facciamo una verifica

Senza considerare la carneficina di questa settimana, dal 2010 ho trovato 267 eventi che non sono Master 1000 in cui la testa di serie numero 1 ha ricevuto il bye al primo turno e completato la partita di secondo turno (ci sono stati anche un ritiro pre partita e tre in partita; solo uno però ha comportato la sconfitta della testa di serie numero 1). La testa di serie numero 1 aveva una classifica mediana di 10 e lo sfavorito una classifica mediana di 89. Sulla base delle mie valutazioni Elo specifiche per superficie al momento di ciascuna partita, il giocatore favorito avrebbe dovuto vincere l’81.5% delle volte. Una probabilità quindi più alta di quella del trio esaminato, visto che Fognini era favorito al 64%, Khachanov all’80% e Pouille al 69%.

Si trova che, in realtà, i giocatori non teste di serie sono andati oltre le attese. I favoriti hanno vinto solo il 78.6% delle partite, una frequenza bassa a sufficienza da poter dire che c’è solo una probabilità del 3% che dipenda dal caso. Non è un effetto enorme, certamente non abbastanza da poter prevedere i risultati di questa settimana. Sembra però che alcune delle teste di serie numero 1 si presentino accompagnati da scarsa motivazione e che un po’ degli sfavoriti giochino meglio del previsto.

Navigare con il vento in poppa

Cosa si può dire dei giocatori che ottengono il risultato a sorpresa? Una volta sconfitte le teste di serie numero 1, in quanti riescono a sfruttare l’opportunità di proseguire nel torneo? Berrettini ha recuperato lo svantaggio nei quarti di finale battendo Fernando Verdasco. Prevedo che dei tre Bedene abbia la probabilità più alta di vincere il torneo, anche se inferiore al 20% (Bedene ha poi perso ai quarti di finale contro Pablo Cuevas in due set, così come ha fatto Baghdatis contro Radu Albot; Berrettini invece ha perso in semifinale contro Marton Fucsovics al terzo set, n.d.t.).

Lo sfavorito ha vinto 66 delle 267 partite del campione. In più della metà delle volte però, si è poi rivelata la fine del tragitto. Il 58% (38 su 66) ha perso ai quarti di finale. Altri 17 hanno perso in semifinale. Quale sia l’allineamento di pianeti del secondo turno, scompare nei turni successivi. Delle 105 partite giocate dai 66 giocatori nei quarti di finale o oltre, il sistema Elo ritiene che ne avrebbero dovute vincere il 44.9%. Invece, si sono fermati al 42.3%.

Rimane comunque della speranza. Dopo aver sconfitto la testa di serie numero 1 al secondo turno, cinque giocatori hanno vinto il torneo. Di uno abbiamo già parlato, Estrella, che ha battuto Karlovic e alzato il trofeo a Quito 2017. Forse esiste davvero un po’ di magia nella sesta settimana del calendario. Almeno, i tre sfavoriti del Magical Mystery Tour 2019 vorrebbero certamente pensare che sia così.

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