La velocità di ciascuna superficie, edizione 2019

di Jeff Sackmann // TennisAbstract

Pubblicato il 27 novembre 2019 – Traduzione di Edoardo Salvati

Se ne parla continuamente, e ne ho scritto molto in passato…eppure, strano a dirsi, non pubblico statistiche complete sulla velocità della superficie da tre anni. È ora di porre rimedio.

Se siete interessati alla spiegazione approfondita del funzionamento di questi numeri, con le limitazioni del caso, e di altri dettagli, invito alla lettura della mia analisi originaria. Segue qui una breve delucidazione. Assegno un valore a ciascuna superficie di gioco sul circuito maggiore maschile utilizzando la frequenza di ace come sintesi delle caratteristiche della superficie in questione.

Naturalmente, la frequenza di ace non può dare una rappresentazione completa ma, come vedremo, è un ottimo primo, o anche secondo, ordine di approssimazione. Per ogni torneo, verifico la frequenza di ace di tutte le partite, tenendo conto del giocatore al servizio e alla risposta in ciascuna di esse (la frequenza di ace nelle partite di John Isner sarà alta, ma questo non vuol dire necessariamente che la superficie è veloce).

Parlo di “velocità di gioco” perché la frequenza di ace dipende da un ampio insieme di variabili (temperatura, umidità, palline, etc) che, interamente considerate, forniscono indicazione sul modo in cui il campo incide sul gioco, ma che non hanno nulla di inerente la composizione fisica della superficie.

Facilità di calcolo e comprensione

I principali vantaggi di questa metodologia risiedono nella facilità di comprensione (più ace = valore più alto!) e nel fatto che è sufficiente un numero di dati anche ridotto, dati che sono disponibili per ogni partita maschile dai primi anni ’90. Il Court Pace Index e altre metriche basate sulla moviola istantanea Hawk-Eye possono sicuramente arricchire il ragionamento. Richiedono però pacchetti analitici molto più sofisticati, che federazioni e tornei non intendono di certo condividere con appassionati di rango minore come lo siamo noi.

La superficie media del circuito ha un valore di 1.0. Solitamente, la variazione tra tornei del circuito va dallo 0.50 dei campi in terra lenta all’1.50 dei campi in cemento veloci o in erba. La tabella mostra i valori di velocità per il periodo dal 2017 al 2019 di tutti i tornei in calendario nella stagione 2019, tra cui anche le Finali di Coppa Davis.

Torneo 2019         Superficie    % Ace  2019  2018  2017  
Chengdu             Cemento       14.8%  1.57  1.05  1.16  
Antalya             Erba          14.6%  1.47  1.25  1.74  
Finali di stagione  Cemento       11.7%  1.31  1.12  0.75  
Marsiglia           Cemento       11.7%  1.29  1.21  1.34  
Newport             Erba          12.7%  1.27  0.87  0.76  
Australian Open     Cemento       12.9%  1.27  1.16  1.14  
Brisbane            Cemento       13.3%  1.26  1.35  0.99  
Atlanta             Cemento       14.3%  1.25  1.01  0.86  
Shanghai            Cemento       13.0%  1.24  1.17  1.53  
San Paolo           Terra          9.8%  1.24  0.89  0.92  
Halle               Erba          12.8%  1.23  1.16  1.18  
Stoccarda           Erba          14.5%  1.23  1.42  1.27  
Sofia               Cemento       11.1%  1.21  1.14  1.33  
Anversa             Cemento       11.2%  1.21  1.25  1.06  
Finali Coppa Davis  Cemento       11.9%  1.20              
Metz                Cemento       13.5%  1.20  1.51  1.34  
Parigi Bercy        Cemento       11.9%  1.19  1.06  1.03  
Montpellier         Cemento       13.4%  1.17  1.13  1.11  
Vienna              Cemento       11.4%  1.16  1.16  0.98  
New York            Cemento       17.0%  1.16  1.05        
                                                        
Torneo 2019         Superficie    % Ace  2019  2018  2017  
Winston Salem       Cemento       12.1%  1.15  1.01  1.07  
Basilea             Cemento       14.2%  1.14  1.03  0.77  
Pechino             Cemento       11.6%  1.12  1.03  0.91  
Washington          Cemento       15.5%  1.11  0.99  1.11  
Mosca               Cemento       13.5%  1.11  1.21  1.45  
Delray Beach        Cemento       13.9%  1.10  0.98  0.97  
Doha                Cemento       10.0%  1.10  0.88  1.02  
S. Pietroburgo      Cemento        8.4%  1.09  1.13  0.80  
Stoccolma           Cemento       11.2%  1.08  1.03  1.05  
Tokyo               Cemento       11.6%  1.08  1.34  1.18  
Queen's Club        Erba          12.8%  1.07  1.25  1.20  
Auckland            Cemento       10.7%  1.06  1.17  1.11  
Pune                Cemento       14.8%  1.05  0.99        
Cincinnati          Cemento       11.6%  1.04  0.98  1.22  
Canada              Cemento       10.8%  1.03  1.17  0.97  
Dubai               Cemento        8.4%  1.02  1.04  0.91  
Eastbourne          Erba          13.2%  0.99  0.94  1.00  
Wimbledon           Erba          10.5%  0.99  1.14  1.03  
Sydney              Cemento        9.3%  0.98  1.25  1.10  
Zhuhai              Cemento        6.9%  0.97              
                                                        
Torneo 2019         Superficie    % Ace  2019  2018  2017  
Marrakech           Terra          8.4%  0.97  0.62  0.77  
US Open             Cemento       10.2%  0.97  0.98  0.96  
s'Hertogenbosch     Erba          10.2%  0.95  0.99  0.89  
Cordoba             Terra          6.9%  0.94              
Rotterdam           Cemento        8.0%  0.90  1.13  1.09  
Lione               Terra          9.9%  0.90  0.89  0.85  
Gstaad              Terra          5.6%  0.88  1.16  0.92  
Acapulco            Cemento       11.1%  0.86  1.03  0.92  
Miami               Cemento        9.5%  0.86  0.78  0.84  
Los Cabos           Cemento        6.5%  0.85  0.80  1.28  
Ginevra             Terra          6.6%  0.81  1.04  0.85  
Bastad              Terra          7.1%  0.80  0.72  0.88  
Kitzbuhel           Terra          6.3%  0.77  0.84  1.02  
Amburgo             Terra          7.7%  0.76  0.69  1.02  
Indian Wells        Cemento        7.6%  0.76  0.84  1.03  
Houston             Terra          9.2%  0.75  0.81  0.94  
Madrid              Terra          7.0%  0.71  0.84  0.89  
Roland Garros       Terra          7.0%  0.71  0.72  0.76  
Internaz. d'Italia  Terra          7.0%  0.69  0.69  0.85  
Monaco              Terra          7.0%  0.67  0.74  0.99  
                                                        
Torneo 2019         Superficie    % Ace  2019  2018  2017  
Umago               Terra          5.6%  0.65  0.78  0.61  
Rio de Janeiro      Terra          5.9%  0.63  0.71  0.68  
Budapest            Terra          7.0%  0.62  0.62  0.59  
Barcellona          Terra          5.6%  0.59  0.57  0.55  
Estoril             Terra          4.7%  0.54  0.58  0.53  
Buenos Aires        Terra          3.9%  0.52  0.65  0.88  
Monte Carlo         Terra          4.7%  0.50  0.56  0.50

Le Finali di stagione sono state tra le più veloci degli ultimi anni. I valori per il periodo dal 2014 al 2016 sono stati di 0.89 e 1.06, facendo supporre che finalmente gli organizzatori si sono decisi a fare un vero campo in cemento o che 15 partite sono un campione poco rappresentativo (e poi non sono l’esempio ideale, e lo stesso vale per i tornei con tabelloni a 28 e 32 giocatori).

Le Finali di Coppa Davis sono state più simili a un tipico campo coperto in cemento. All’estremo opposto, Indian Wells è stato un evento particolarmente lento quest’anno, anche rispetto ai suoi abituali standard quasi da terra battuta. Almeno per alcuni tornei, la convergenza fra velocità di superficie sembra essersi ridotta.

The Speed of Every Surface, 2019 Edition

Scompare l’erba, ma non la velocità

di Jeff Sackmann // TennisAbstract

Pubblicato il 10 luglio 2019 – Traduzione di Edoardo Salvati

In un precedente articolo, ho mostrato con alcune statistiche come l’erba di Wimbledon abbia quest’anno condizioni di gioco più lente, l’ultimo tassello di una tendenza che dura da anni. Molti appassionati sospettano che, una volta arrivati alla seconda settimana, la superficie rallenti ulteriormente, in presenza di estese macchie marroni nei pressi della linea di fondo dove i giocatori hanno cancellato l’erba con il loro passaggio. Ipotizzando che la scomparsa del manto sia simile di anno in anno, è una supposizione che possiamo mettere alla prova. 

La velocità in funzione dei turni

Ho applicato il mio algoritmo di calcolo della velocità di superficie per diversi sottoinsiemi di partite di singolare maschile a Wimbledon, vale a dire quelle della settimana 1, settimana 2, ogni turno dal primo al quarto, e i quarti di finale. Per il singolo anno, i campioni relativi alla settimana 2, al quarto turno e ai quarti di finale sono troppo ridotti per rappresentare indicatori affidabili. Ma nell’arco di due decenni, le differenze tra settimane e turni, cioè l’effetto che vogliamo esaminare, dovrebbero manifestarsi in modo chiaro. 

(La metodologia si basa sulla frequenza di ace come valore di approssimazione della velocità, non perfetto ma funzionale in virtù di una statistica universalmente disponibile, e tiene conto del giocatore al servizio e alla risposta in ogni partita. La velocità media di un campo equivale a 1.0, e l’intervallo oscilla dallo 0.5 di Monte Carlo all’1.5 per i più veloci campi in erba e in cemento al coperto

Ad esempio, questo è l’elenco del valore della velocità di superficie da settimana a settimana e di turno in turno per il singolare maschile di Wimbledon 2018:

  • Settimana 1: 1.16
  • Settimana 2: 1.16
  • Primo turno: 1.02
  • Secondo turno: 1.29
  • Terzo turno: 1.33
  • Quarto turno: 1.25
  • Quarti di finale: 1.08

Avevo promesso rumore statistico e così è. La velocità settimanale è identica, ma il primo turno e gli ultimi due turni sono stranamente più lenti degli altri. Non possiedo una spiegazione valida per il primo turno (e potrebbe non essercene una, ma solo un frutto del caso), ma nei quarti di finale ci sono spesso meno ace, anche correggendo per i giocatori coinvolti. Ci tornerò a breve. 

Da Wimbledon 2000 a Wimbledon 2018

Ecco la media delle ultime 19 edizioni di Wimbledon per le stesse voci dell’elenco precedente: 

  • Settimana 1: 1.20
  • Settimana 2: 1.21
  • Primo turno: 1.19
  • Secondo turno: 1.20
  • Terzo turno: 1.21
  • Quarto turno: 1.25
  • Quarti di finale: 1.16

Il campione delle partite di quarti di finale continua a differire dagli altri ma, su numeri più ampi, la differenza è molto minore. Il divario tra 1.20 e 1.16 si riduce solamente a un ace o due a partita, che non sono sufficienti ad alterare il risultato finale di una partita, se non nel caso di quelle estremamente equilibrate

Come al solito, è importante ricordare che una statistica basata sugli ace non può dare risposte definitive. Per prima cosa, è possibile che l’erba restituisca rimbalzi diversi a seconda del grado di consunzione, anche se questo non si riflette nelle statistiche al servizio. Siccome le discese a rete sono sempre più rare, l’erba nella zona del rettangolo del servizio dura di più di quella lungo la linea di fondo, vale a dire che la velocità della pallina una volta toccato il terreno rimane relativamente inalterata.

Di contro, le macchie marroni più grandi si trovano dietro la linea di fondo, quindi anche la maggior parte dei colpi al rimbalzo finisce in una zona con erba verde, non in una in cui l’erba è scomparsa. 

I migliori contro i migliori

È possibile che anche la ridotta differenza tra i quarti di finale e il resto del torneo non abbia nulla a che fare con l’erba che si rovina. Dal 2000, si è assistito a una dinamica simile anche agli US Open: 1.07 per la settimana 1, 1.06 per il quarto turno e 0.97 per i quarti di finale (agli Australian Open c’è molto più rumore statistico che negli altri Slam, forse dovuto all’uso del tetto, quindi sono riluttante a considerarli ai fini dell’analisi).

Si può tranquillamente pensare che il cemento degli US Open non diventi all’improvviso più lento a partire dal martedì o mercoledì della settimana 2. Credo invece che la risposta sia nella combinazione dei giocatori, più precisamente nel modo in cui quei giocatori giocano uno contro l’altro. Rispetto alla frequenza di ace, le Finali di stagione si sono sempre classificate come uno degli eventi al chiuso sul cemento più lenti del circuito, anche se l’indice ufficiale di velocità del campo (Court Pace Index o CPI) è in disaccordo.  

In altre parole, il numero di ace tende a ridursi quando i migliori giocano contro i migliori. Forse è perché i più forti servono più tatticamente di fronte ad avversari di altissimo livello? O perché si concentrano di più sulla risposta, concedendo meno ace facili? O ancora perché i migliori si conoscono così bene da giocare in anticipo meglio di quanto fanno normalmente? È un campo di ricerca molto interessante, anche se certamente non sono in grado di trovare risposte in questa sede. 

Con o senza macchie, non fa differenza

La conclusione è che i campi maculati di Wimbledon hanno una velocità di gioco quasi identica a quella di quando sono totalmente verdi. Potrebbe esserci un rallentamento marginale alla fine delle due settimane ma, anche se fosse, dovremmo mantenere scetticismo. Le condizioni sono lente quest’anno, quantomeno non lo saranno ancora di più per le finali.  

The Grass Dies, But the Speed Lives On

La lentezza del campo potrebbe determinare l’esito del quarantesimo scontro tra Federer e Nadal

di Jeff Sackmann // TennisAbstract

Pubblicato l’11 luglio 2019 – Traduzione di Edoardo Salvati

A Roger Federer piacciono i campi veloci, a Rafael Nadal quelli lenti. Con otto titoli a Wimbledon, Federer è il giocatore sull’erba per eccellenza, ma quest’anno le condizioni all’All England Club sono state insolitamente lente, più vicine a un campo in cemento di media velocità.

RF vs RN, episodio XL

In semifinale, Federer e Nadal si troveranno di fronte per la 40esima volta, la prima a Wimbledon dopo che Nadal ha vinto la storica finale del 2008. Nadal è avanti negli scontri diretti per 24 vittorie a 15, tra cui la recente semifinale in tre set al Roland Garros, il suo Slam. In precedenza però Federer ne aveva vinte cinque di fila, tutte sul cemento, e le ultime tre senza perdere nemmeno un set.

Visto il contrasto di stili e di preferenza di superficie, la velocità delle condizioni di gioco — che ricomprendono la superficie, le palline, il meteo, etc — è particolarmente significativa. Nadal ha un record di 14-2 contro Federer sulla terra; viceversa Federer ha un record di 13-10 sul cemento e sull’erba. Un altro modo per suddividere le partite tra i due è il mio indice di velocità di superficie, che chiamo Valutazione di Base della Velocità (VBV, in inglese Simple Speed Rating o SSR). Delle 39 partite, 22 sono state giocate su un campo più lento della media del circuito, mentre le restanti 17 su un campo in media o più veloce della media.

Partite      VBV Media  RN-RF  Non Risp  <= 3 Colpi  Scambio Medio  
VBV < 0.92   0.74       17-5   21.2%     49.5%       4.7  
VBV >= 1.0   1.14       7-10   27.0%     56.9%       4.3

Nei tornei più veloci, che si giocano sul cemento o sull’erba, ci sono meno risposte al servizio, più punti terminano entro il terzo colpo e la lunghezza complessiva degli scambi è ridotta. Federer conduce per 10 vittorie su 17 partite, ma sulle superfici più lente, tra cui tutti i tornei in terra e una manciata dei più imponenti campi in cemento, è Nadal ad avere la meglio.

L’errata valutazione Elo di Nadal

Stando alla mia valutazione Elo specifica per superficie, Federer è il grande favorito in semifinale, in virtù dei 300 punti che ha in più rispetto a Nadal sull’erba e che si traducono in una probabilità di andare in finale del 75%. Gli allibratori non sono per nulla d’accordo, e considerano Nadal il favorito con una probabilità di vittoria del 57%.

C’è qualcosa di sensato nell’atteggiamento collettivo degli scommettitori. Quando si è trattato di fare previsioni sulle 39 partite tra Federer e Nadal, Elo ha reso sistematicamente sotto le aspettative. Più spesso è stato Federer ad avere i favori del pronostico, e se i due giocatori si fossero comportati secondo i dettami dell’algoritmo, Federer avrebbe un leggero vantaggio negli scontri diretti per 21-18. Si potrebbe ragionevolmente concludere che, alla viglia della semifinale, Elo stia ancora una volta sottostimando il Re della Terra Battuta.

In che ordine di grandezza si pone la correzione che è necessario apportare specificamente per l’accoppiamento tra Federer e Nadal? Ho adattato un modello logistico alle precedenti 39 partite utilizzando solo le previsioni Elo ponderate per superficie. C’è un aggiustamento di massima per tenere conto delle limitazioni Elo e la probabilità di Federer di vincere la semifinale scende dal 74.8% al 48.5%.

Ora, a proposito di quelle condizioni…

Nel nuovo pronostico del 48.5% è inclusa anche la superficie, perché rientra nel mio algoritmo Elo. Ma non ci sono distinzioni tra erba lenta ed erba veloce. Per risolvere la questione, ho aggiunto la VBV al modello logistico. L’accuratezza previsionale del modello aumenta dal 64% al 72%, con il suo indice di Brier che diminuisce leggermente (un valore più basso è indicativo di un pronostico migliore). La modifica la modello consente ora di ottenere pronostici specifici per velocità di superficie delle partite tra Federer e Nadal. La tabella riepiloga la probabilità di vittoria per Federer per diversi valori di velocità di superficie, dalla media del circuito (1.0) ai campi più veloci in circolazione.

VBV   p(Vitt. RF)  
1.0   49.3%  
1.1   51.4%  
1.2   53.4%  
1.3   55.5%  
1.4   57.5%  
1.5   59.5% 

Nei quindici anni trascorsi dall’inizio della rivalità, l’erba di Wimbledon ha avuto una velocità media intorno all’1.20, cioè il 20% più veloce della media del circuito. Nel 2006, l’anno della prima partita a Wimbledon, era di 1.24, e nel 2008 di 1.15. Tre volte nell’ultimo decennio ha raggiunto l’1.30, il 30% più veloce della superficie media del circuito. Quest’anno, se si guarda ai risultati sia degli uomini che delle donne, la velocità è scesa quasi fino a 1.00, appunto la media del circuito.

Come evidenzia la tabella, una differenza nelle condizioni di quella rilevanza ha la capacità di modificare il risultato finale. Su una superficie più veloce, come se ne sono viste anche fino al 2014, Federer ha il vantaggio. Sull’apparente ridotta velocità dell’erba del 2019, il modello favorisce di poco Nadal, secondo il quale in realtà la superficie non è cambiata, ma sono le palline a essere più pesanti per l’umidità. Dovrà sperare quindi in un’altra giornata afosa, perché il risultato della partita potrebbe dipendere da quello.

Slow Conditions Might Just Flip the Outcome of Federer-Nadal XL

Sì, Wimbledon è più lento quest’anno

di Jeff Sackmann // TennisAbstract

Pubblicato l’8 luglio 2019 – Traduzione di Edoardo Salvati

I giocatori hanno ragione. L’erba di Wimbledon — oppure le palline, o l’atmosfera, o l’aurea — è diventata più lenta se paragonata agli anni più recenti. Ne hanno parlato in questo senso Roger Federer, Milos Raonic, Boris Becker, Rafael Nadal e molti altri. Raonic pensa che sia l’erba, Nadal le palline. A prescindere dai motivi, i numeri confermano la percezione. La tabella mostra una panoramica di alcuni indicatori di velocità di superficie per i primi tre turni di singolare maschile e femminile a Wimbledon, nelle edizioni dal 2017 al 2019.

                   2017   2018    2019  
Ace (U)            8.9%   10.0%   8.5%  
Ace (D)            4.1%   4.2%    4.1%  
                                         
Non Risp (U)       36.0%  36.6%   33.3%  
Non Risp (D)       25.9%  27.6%   25.2%  
                                         
<=3 Colpi (U)      65.2%  65.6%   61.9%  
<=3 Colpi (D)      55.3%  57.9%   55.0%  
                                         
Scambio medio (U)  3.4    3.5     3.7  
Scambio medio (D)  4.0    3.8     4.1

La seconda coppia di righe, “No Risp”, indica la percentuale di servizi senza risposta. Quella successiva “<=3 Colpi” è la percentuale di punti terminati con uno scambio non superiore ai tre colpi. Per tutte le statistiche considerate, quindi anche gli ace e la lunghezza media dello scambio, i numeri per gli uomini vanno in direzione di condizioni di gioco più lente. Per le donne, la situazione è meno chiara, nel senso che pur facendo pensare a un rallentamento della velocità, il livello di confidenza è inferiore.

Non solo il 2019

Solitamente, numeri aggregati come questi danno un’idea di cosa sta succedendo. Si può sempre fare meglio di così. I numeri della tabella non tengono conto della combinazione di giocatori e della durata delle loro partite. Ad esempio, i valori del 2019 sarebbero diversi se ci fosse stato John Isner, invece di Mikhail Kukushkin, al terzo turno. La velocità della superficie avrebbe potuto incidere sul risultato, ma se mettiamo a confronto la frequenza di ace da un anno al successivo, non dovremmo paragonare quella di Isner con quella di Kukushkin.

È qui che torna utile la mia statistica sulla velocità di superficie. Per ogni torneo, tengo conto della combinazione di giocatori al servizio e alla risposta (eh si, anche i giocatori alla risposta hanno incidenza sulla frequenza di ace) per condensare ogni torneo in un solo numero, che identifichi come la frequenza di ace per il torneo si posizioni rispetto alla media del circuito. Per quanto la velocità di superficie sia definita da più della sola frequenza di ace, gli ace sono un buon rappresentante di molti degli altri indicatori e, ancora più importante, sono una delle poche statistiche disponibili per tutte le partite.

L’indice risultante generalmente varia tra lo 0.5, cioè 50% di ace in meno della media, di solito su un campo lento in terra battuta come a Monte Carlo, e l’1.5, cioè il 50% di ace in più della media, su un campo veloce in erba (Antalya) o in cemento al chiuso (Metz). Nell’ultimo decennio, le condizioni a Wimbledon hanno oscillato dalla parte alta dell’intervallo a quella centrale.

Anno     Uomini   Donne   Media  
2011     1.26     1.37    1.31  
2012     1.27     1.06    1.17  
2013     1.29     1.04    1.17  
2014     1.35     1.19    1.27  
2015     1.20     1.16    1.18  
2016     1.06     1.03    1.04  
2017     1.03     1.07    1.05  
2018     1.14     0.98    1.06  
2019     1.04     0.96    1.00 

I numeri per gli uomini sono solitamente più affidabili, perché basati su molti più ace, vale a dire che la frequenza di ace per ogni partita è influenzata meno dal caso. Idealmente, dovremmo assistere a uno spostamento sincronizzato degli indici di velocità maschili e femminili, ma c’è un po di rumore nel calcolo, e gli indici sono anche relativi alla media di quell’anno sul circuito, che dipende in ultimo dal cambiamento nella velocità di una dozzina di altre superfici.

La direzione è chiara

A parte questi caveat, la tendenza ha una direzione chiara. Non c’è una sostanziale differenza tra il 2019 e gli ultimi anni, ma il divario tra la prima e la seconda metà del decennio è drammatico. Ciò che è meno evidente, e che richiederà considerevole ulteriore ricerca, è quanto questo abbia rilevanza. Nel 2014, Nick Kyrgios ha vinto a sorpresa contro Nadal in quattro set, mentre qualche giorno fa il risultato è stato opposto. Quanto è attribuibile alla superficie? Condizioni più rapide avrebbero permesso a Isner di vincere contro Kukushkin? Kevin Anderson contro Guido Pella? O ancora, Jelena Ostapenko contro Su Wei Hsieh?

Per il momento, sono domande che rientrano nel campo della congettura. Ora che siamo in grado di dire che l’erba effettivamente è diventata più lenta, possiamo indirizzare quelle congetture sul destino di alcuni erbivori come Federer, Raonic (che ha perso agli ottavi di finale, n.d.t.) e Karolina Pliskova (che ha perso agli ottavi di finale, n.d.t.). Alla fine delle due settimane di gioco, anche loro, come Kyrgios, potrebbero aver desiderato che fosse di nuovo il 2014.

Yep, Wimbledon is Playing Slower This Year

Sono tutti d’accordo, serve un Master 1000 sull’erba

di Matt Zemek // Tennis with an Accent

Pubblicato il 23 giugno 2019 – Traduzione di Edoardo Salvati

Tutti sono d’accordo sulla necessità di avere un Master 1000 sull’erba. È un fatto. Ah è così? Non l’abbiamo mai detto, potreste pensare.

Tecnicamente e singolarmente, avete ragione. Qualcuno non lo ha mai effettivamente pensato e non crede che dovrebbe esserci un torneo sull’erba di quella categoria (o, per le donne, un Premier Mandatory o un Premier 5). Vero, per quanto non sia una certezza come due più due che fa quattro, lo è in termini di emozioni o parole, se non entrambe. È un fatto nello stesso modo in cui una persona si professa colpevole non con un’ammissione di reato, intimando invece il complice nella stanza (o al telefono o in una chiamata tracciata) a non rivelare il nome alla polizia, a chi d’interesse o a chi è in ascolto.

Penso abbiate capito dove stia andando a parare e, ovviamente, avendo iniziato in questo modo è d’obbligo arrivare a una conclusione. Prometto di essere breve, e senza digressioni.

A giugno, come al solito

La morte, le tasse, e quelli che parlano dei pochi giocatori tra i primi 10 che Roger Federer ha battuto nelle varie edizioni del torneo di Halle. Siamo a giugno. È un rituale d’inizio estate e della stagione sull’erba. I fatti sono accurati e nessuno sbaglia a citarli. Esistono e non si possono — e non si dovrebbe — negarli. Parlano da soli. Nel dettaglio però, cosa dicono esattamente?

Certo, un’interpretazione alquanto legittima è dire che Federer ha giocato contro avversari di second’ordine nella conquista dei dieci titoli ad Halle. Sulla base della mera classifica, è una prova oggettiva e non cerco di confutarla, perché si giustifica da sé e non ha senso negarla o ignorarla.
Però c’è una linea interpretativa altrettanto valida: non ci sono molti giocatori bravi sull’erba, nemmeno tra i primi 10. Dominic Thiem, Alexander Zverev, Kei Nishikori, che ha giocato spesso ad Halle in passato. O ancora Fabio Fognini e Karen Khachanov (Stefanos Tsitsipas è indirizzato verso una carriera d’eccellenza ma sull’erba non ha ancora ottenuto nulla di rilevante).

Avrebbe molto più valore o sarebbe più impressionante se Federer avesse battuto questi giocatori? Se avesse battuto Novak Djokovic o Rafael Nadal sull’erba, allora sarebbe un risultato prestigioso, ma quelli che ho elecato dei primi 10? Uhm. Batterli è una dimostrazione di forza maggiore rispetto ad altri avversari?

Mettiamola in questo modo: se Thiem riuscisse ad arrivare con regolarità in semifinale ad Halle e nei quarti di finale a Wimbledon e se gli altri avessero un alto rendimento più costante sull’erba, l’incapacità di Federer di giocarci contro (e vincere) emergerebbe più facilmente.

Gli altri non tengono il passo

Attualmente, ben pochi dei primi 20 del circuito godono di una reputazione sull’erba migliore di quella sulle altre superfici. Marin Cilic e Milos Raonic ne sono immediato esempio. Lo stesso vale per Kevin Anderson, infortunato per la maggior parte del 2019, che ha poco più di 3600 punti ma è comunque la testa di serie numero 4 a Wimbledon, precedendo Thiem, Zverev e Tsitsipas. È evidenza del fatto che nella bacheca degli altri dei primi 10 non si trovano trofei sull’erba. L’assoluta aridità di punti raccolti sull’erba ha permesso a Anderson — nonostante l’inattività — di trovarsi appunto tra le prime quattro teste di serie a Wimbledon.

L’ovvia sottintesa implicazione all’affermare che Federer non ha battuto nessuno dei primi 10 non potrebbe essere espressa più chiaramente dicendo che sarebbe interessante vederlo sfidarsi contro i più forti. Quando in molti citano la statistica dei primi 10 che Federer non ha battuto ad Halle, intendono per caso che vorrebbero un Master 1000 sull’erba? Probabilmente non è così, ma devono rendersi conto che, in sostanza, è quello che desiderano davvero.

Contestualizzando, è una certezza che tutti vogliono un Master 1000 sull’erba, se non anche tre.

Il verdetto è raggiunto, la seduta è tolta.

Everyone agrees Grass Masters 1000s, please

Salite e discese nelle prime settimane di terra battuta

di Stephanie Kovalchik // StatsOnTheT

Pubblicato il 26 aprile 2019 – Traduzione di Edoardo Salvati

Dopo le prime settimane sulla terra battuta europea, quali sono i giocatori e le giocatrici che si sono fatti notare e quali invece sono rimasti nelle retrovie? Vediamo i venti che più hanno fatto aumentare e diminuire il loro valore sulla terra. 

Con l’avvicinarsi della fine del mese, sono diversi i tornei sulla terra di entrambi i circuiti da cui ricavare prestazioni inattese o rendimenti negativi. Sulla base della variazione del margine di vittoria associato alla valutazione Elo specifica per la terra per i primi 23 giorni di aprile, ho classificato i dieci giocatori e giocatrici con il maggior guadagno e i dieci giocatori e giocatrici che più hanno faticato a tenere il passo.  

Uomini

Benoit Paire si prende il primo posto con un guadagno totale di +100 punti di valutazione Elo specifica, soprattutto grazie alla vittoria a sorpresa a Marrakech, in cui ha battuto Jaume Munar e Jo-Wilfried Tsonga. Oltre a Paire, tra i giocatori con la classifica più alta nei dieci che più si sono migliorati troviamo Fabio Fognini, il cui titolo a Monte Carlo, battendo Rafael Nadal in semifinale, gli ha fatto guadagnare +91 punti. C’è poi il connazionale Lorenzo Sonego, che ha superato almeno tre turni sia a Marrakech che a Monte Carlo.

IMMAGINE 1 – Variazioni nella valutazione Elo specifica per la terra tra gli uomini

L’ultimo e terzultimo posto dei peggiori è occupato rispettivamente da Mischa Zverev e Alexander Zverev, alimentando, specialmente per Alexander, i dubbi sulle possibilità di titolo al Roland Garros.

Donne

Anche se sono poche le giocatrici a essere scese in campo nei primi eventi sulla terra battuta del circuito, qualche nome conosciuto compare tra le dieci con la maggiore variazione Elo specifica. Dopo gli ottimi risultati sul cemento, Belinda Bencic e Amanda Anisimova stanno facendo vedere di essere in forma anche sulla terra.

IMMAGINE 2 – Variazioni nella valutazione Elo specifica per la terra tra le donne

Non ci sono grosse sorprese tra le giocatrici che hanno fatto peggio al momento sulla terra, e questo lascia intendere di potersi aspettare molte contendenti per la vittoria finale al Roland Garros.

Early Ups and Downs on Clay

Un confronto tra i tornei sulla terra battuta della stagione 2018

di Chapel Heel // FirstBallIn

Pubblicato il 13 agosto 2018 – Traduzione di Edoardo Salvati

In un precedente articolo, ho analizzato alcuni dati che indicano la bravura dei giocatori nel tabellone principale per ogni torneo sull’erba della stagione 2018 e la competitività complessiva del campo partecipanti. In questo articolo, seguirò la stessa metodologia per i tornei sulla terra battuta del 2018.

Come visto per l’erba, la parte relativa alla bravura è composta dalle mie valutazioni Elo specifiche per superficie ottenute secondo tre metodi di calcolo: 1) la media Elo dei giocatori nel tabellone principale, 2) la differenza tra il giocatore con la valutazione Elo più alta e quello con la più bassa (Max – Min) e 3) la deviazione standard delle valutazioni Elo nel tabellone principale.

La parte relativa alla competitività pone le seguenti domande alle mie previsioni del torneo: quale percentuale di giocatori del tabellone principale 1) ha una probabilità di almeno il 20% di arrivare ai quarti di finale, 2) ha una probabilità di almeno il 15% di raggiungere le semifinali, 3) ha una probabilità di almeno il 10% di arrivare in finale, 4) ha una probabilità di almeno il 5% di vincere il titolo e 5) ha una probabilità inferiore all’1% di raggiungere le semifinali?

Slam

Iniziamo dal Roland Garros, l’unico Slam che si gioca sulla terra. Visto che è solo un torneo, si può ignorare la colonna di mezzo, perché esprime semplicemente la media.

Best Clay 2018_1

La qualità dei giocatori al Roland Garros sembra essere inferiore di quella di Wimbledon, con una valutazione Elo media di 1684 rispetto ai 1803. Non sento di trarre conclusioni, perché i numeri di un solo anno possono essere influenzati dai giocatori che arrivano dalle qualificazioni e da quelli che ricevono una wild card. Sia la differenza tra il giocatore con la valutazione Elo più alta e quello con la più bassa che la deviazione standard sono più alte al Roland Garros che a Wimbledon. La competitività è simile a quella espressa a Wimbledon.

Master 1000

La tabella riepiloga i numeri per i Master 1000 sulla terra.

Best Clay 2018_2

I Master 1000 hanno avuto una valutazione Elo media più alta (dovuta a un campo partecipanti più ridotto) del Roland Garros e un Max – Min abbastanza più basso, ma anche una deviazione standard più alta, a indicazione di una maggiore variabilità del campo partecipanti, aspetto che sorprende. Come ci si attende, più giocatori hanno una possibilità di raggiungere i quarti di finale o le semifinali o la finale, rispetto a uno Slam, ma comunque solo un gruppo ristretto si pone come serio contendente al titolo. Sembra che complessivamente siano stati gli Internazionali d’Italia il miglior torneo sulla terra del 2018.

500

La tabella riepiloga i numeri per gli ATP 500 sulla terra.

Best Clay 2018_3

La valutazione media Elo di un 500 dovrebbe essere leggermente più alta che in uno Slam, per la presenza di meno giocatori, ma un passo indietro nei confronti dei Master 1000. E si osserva esattamente questo. La deviazione standard diminuisce sensibilmente dagli Slam o Master 1000. E anche in numeri relativi alla competitività aumentano. C’è un salto significativo nella percentuale di giocatori che hanno una probabilità di almeno l’1% di raggiungere le semifinali: nello Slam è il 62%, nei Master 1000 è il 55% e nei 500 è l’83%.

In questa categoria, il premio per miglior torneo complessivo spetta ad Amburgo. La media Elo a Barcellona è aiutata dalla partecipazione di Rafael Nadal, che però domina totalmente la parte di competitività.

250

A differenza dell’erba, su cui si giocano solo cinque tornei, sulla terra ce ne sono il triplo, motivo per cui mi serve fare tre tabelle. Le ho impostate secondo un ordine cronologico. La colonna “media” rappresenta la media dei quindici tornei.

Best Clay 2018_4

Solitamente, i 250 hanno la media Elo più bassa, perché entrano con parsimonia nel calendario dei giocatori, o vengono ignorati completamente. Anche la parte competitiva generalmente aumenta (nella maggior parte dei casi). La media Elo è leggermente inferiore rispetto all’erba, ma la differenza Max – Min e la deviazione standard è simile. L’aspetto forse più interessante di questi tornei è la continuità nei numeri. Tipicamente, Buenos Aires si differenzia dagli altri 250 in termini di qualità, e anche nel 2018 è andata esattamente così, per quanto non erano in molti ad avere una possibilità di vittoria effettiva.

Kitzbuhel supera abbondantemente le mie attese, sulla base dello storico, in parte anche perché Dominic Thiem è ormai una presenza fissa. Forse è stato Lione il peggiore nel 2018. Budapest ha avuto una valutazione Elo media più scarsa, ma la qualità dei giocatori era raggruppata sullo stesso livello e in molti avevano opportunità di arrivare fino in fondo.

Se dovessi dare una risposta – senza avere numeri alla mano – sui due tornei peggiori da un anno all’altro direi di norma Quito e Houston. Quito però si difende molto bene. Continuo a non comprendere bene la logica di Houston, che rimane il torneo sulla terra che deve fare il maggior salto di qualità.

Evaluating the Clay Court Tournaments

Lo Slam felice è anche quello veloce

di Jeff Sackmann // TennisAbstract

Pubblicato il 19 gennaio 2019 – Traduzione di Edoardo Salvati

Due anni fa, durante gli Australian Open 2017, ho dato una spiegazione parziale dei molti risultati a sorpresa nel primo Slam di quella stagione. Novak DjokovicAndy MurrayAngelique KerberSimona Halep e molti altri avevano perso prima dei quarti di finale, da giocatori e giocatrici con uno stile più offensivo e votato a rete.

Si è scoperto che in quell’edizione la superficie era estremamente veloce, più rapida anche degli altri Slam, compreso Wimbledon, e quasi quanto la maggior parte dei tornei sul cemento.

I più veloci almeno dal 2011

Gli Australian Open 2019 sono ancora più veloci. Dopo tre turni di gioco, circa il 90% delle partite di singolare maschile è stato completato. Sulla base della mia statistica di velocità della superficie, che misura il numero di ace serviti in ciascun torneo controllando per la composizione dei giocatori al servizio e alla risposta, gli Australian Open 2019 possono vantare la superficie più veloce almeno dall’edizione 2011* e la seconda di qualsiasi Slam in quel periodo.

(*anche i dati più semplici di una partita, come i punti al servizio e gli ace, sono incredibilmente difficili da trovare per il circuito femminile prima del 2011.)

La media dei valori della mia statistica per il tabellone maschile e femminile del 2019 è di 1.28, vale a dire che c’è stato il 28% di ace in più di quelli attesi, considerata la tipologia di giocatori al servizio e alla risposta nelle partite giocate sino a questo momento.

L’edizione del 2017, particolarmente rapida, si è fermata a 1.23, quella più veloce degli US Open negli ultimi otto anni a 1.14 (nel 2015) e Wimbledon 2018 solamente a 1.06, pur sulla superficie che dovrebbe essere la più veloce in assoluto.

La tabella riepiloga i primi 10 Slam più veloci per superficie dal 2011 a oggi.

Velocità   Torneo       
1.31 2011 Wimbledon
1.28 2019 Australian Open*
1.27 2014 Wimbledon
1.27 2016 Australian Open
1.23 2017 Australian Open
1.20 2015 Australian Open
1.18 2015 Wimbledon
1.17 2013 Wimbledon
1.17 2012 Wimbledon
1.15 2014 Australian Open

* primi tre turni

Gli Australian Open 2018 hanno rappresentato un estremo, eppure sono rimasti fuori dall’elenco per poco, al dodicesimo posto con un valore di 1.12.

Auckland e Brisbane tra i più veloci

Va detto che la maggior parte dei giocatori almeno è arrivata nella giusta condizione. I tornei preparatori di Brisbane e Auckland si sono giocati in condizioni tra le più veloci dall’inizio della stagione 2018. Brisbane ha ottenuto un valore di 1.29, Auckland di 1.35, cioè batti le ciglia e hai mancato la pallina.

Nel 2018, solo quattro tornei del circuito sono stati più veloci. In teoria, una superficie così rapida dovrebbe andare a beneficio di giocatori dal grande servizio e con uno stile aggressivo. Per ora non è andata così.

A differenza del 2017, Djokovic, Halep e Kerber sono ancora nel torneo (Kerber ha in realtà poi perso al quarto turno, n.d.t.) e quella di Kevin Anderson è stata solo una sconfitta anticipata. Di converso, la velocità della superficie ha prodotto alcuni risultati inattesi, come la vittoria a sorpresa di Maria Sharapova contro la campionessa in carica Caroline Wozniacki.

Sono però le partite ancora da giocare che eventualmente mostreranno l’impatto delle condizioni di gioco. Una superficie così rapida tende a favorire Roger Federer (che, come Kerber, ha però poi perso al quarto turno, n.d.t.), anche se Djokovic rimane la scelta più gettonata per la vittoria finale.

Prima ancora in calendario, una superficie veloce non aiuta la posizione di Halep negli ottavi contro Serena Williams. Dover giocare contro Williams è già abbastanza complicato anche quando le condizioni sono favorevoli, a maggior ragione quando non lo sono (Halep ha infatti poi perso in tre set, n.d.t.).

The Happy Slam is the Speedy Slam

Quanto era veloce la superficie della Laver Cup?

di Jeff Sackmann // TennisAbstract

Pubblicato il 27 settembre 2018 – Traduzione di Edoardo Salvati

La Laver Cup ha dato nuova interpretazione alle esibizioni nel tennis e, per il momento, uno degli aspetti di maggiore cambiamento sembra essere la velocità di superficie. L’anno scorso ci sono stati nove tiebreak su diciotto set a punteggio tradizionale, oltre a un paio di super-tiebreak terminati 11-9.

L’edizione 2018 non è stata così estrema, visto che solo cinque set sono andati al tiebreak su sedici a punteggio tradizionale, ma comunque più equilibrata di un tipico torneo del circuito nel quale mediamente un tiebreak si verifica meno di una volta ogni cinque set.

La misurazione della velocità di superficie

Come al solito, appurare la velocità di superficie presenta diversi ostacoli. Se da una parte ci sono stati indubbiamente molti tiebreak e molti ace, dall’altra tra i convocati c’erano grandi giocatori al servizio: John Isner, Nick Kyrgios e Roger Federer hanno giocato due partite di singolare in entrambe le edizioni, e a Chicago Kevin Anderson ha contribuito per il 25% dei singolari del Resto del Mondo. A prescindere dalla superficie, ci si attende da questi giocatori partite in cui il servizio è dominante in misura superiore di quanto lo sia nella media del circuito.

Analizziamo i risultati ottenuti applicando il mio indice di misurazione della velocità di superficie, che mette a confronto i campi dei tornei utilizzando la frequenza di ace, corretta per le dinamiche al servizio e alla risposta di ciascun giocatore in uno specifico torneo.

La tabella mostra la frequenza grezza di ace (“Ace%”) e l’indice di velocità (“Vel”) per dieci tornei delle ultime 52 settimane, vale a dire i quattro tornei dello Slam 2018, il torneo più veloce (Metz) e quello più lento del circuito (Estoril), le due edizioni della Laver Cup e due tornei con l’indice più vicino alla Laver Cup (Antalya e New York).

Anno  Torneo           Superficie  Ace%    Vel  
2018  Metz             Cemento     10.6%   1.57  
2018  Antalya          Erba        9.9%    1.28  
2017  Laver Cup        Cemento     17.0%   1.26  
2018  Australian Open  Cemento     11.7%   1.17  
2018  Wimbledon        Erba        12.9%   1.16  
2018  Laver Cup        Cemento     13.3%   1.09  
2018  New York         Cemento     15.7%   1.09  
2018  US Open          Cemento     10.8%   1.02  
2018  Roland Garros    Terra       7.7%    0.74  
2018  Estoril          Terra       5.2%    0.55

L’indice di velocità varia dallo 0.5 delle superfici più lente all’1.5 delle più veloci, significa cioè che sulla terra più viscosa un giocatore mette a segno la metà degli ace che farebbe su una superficie neutra, mentre sull’erba più scivolosa o sul Plexipave lo stesso giocatore farebbe circa il 50% in più di ace rispetto una superficie neutra.

Qualche caveat

La Laver Cup 2017, nonostante un incredibile 17% di frequenza di ace, è a malapena entrata tra le dieci superfici più veloci dei 67 tornei che sono riuscito a misurare. A Chicago invece, la superficie aveva una velocità vicina al primo terzo dei tornei analizzati, dietro alla veloce terra battuta di Quito ma considerevolmente più lenta degli Australian Open.

Servono come sempre un po’ di avvertimenti. In primo luogo, la velocità della superficie ha un significato più ampio della frequenza di ace. Mi sono soffermato su questa statistica perché è una delle poche a disposizione per ciascun torneo del circuito maggiore e perché, a dispetto della sua semplicità, è facilmente intuibile e va di pari passo con altri parametri di misurazione e con i commenti dei giocatori.

In secondo luogo, non siamo esattamente subissati da informazioni su entrambe le edizioni della Laver Cup. Nel 2017 ci sono state nove partite di singolare, quest’anno otto. E le cose peggiorano con i super-tiebreak al terzo set, che di fatto tolgono dati. Di contro, pur non avendo molte partite da analizzare, conosciamo approfonditamente i giocatori protagonisti, a differenza di alcuni tornei, come ad esempio Newport o Shenzhen, in cui molte partite vedono scontrarsi giocatori che non hanno una presenza regolare sul circuito.

Conclusioni

La superficie delle due edizioni della Laver Cup rientra tra quelle veloci, ma non più di quanto non lo siano altri campi indoor in cemento sul circuito maggiore. Ci saranno sempre molti tiebreak e ace con Isner e Anderson, non importa quali siano le condizioni di gioco.

How Fast Was the Laver Cup Court?

L’enigma della velocità di superficie agli US Open 2018

di Jeff Sackmann // TennisAbstract

Pubblicato il 13 settembre 2018 – Traduzione di Edoardo Salvati

Quasi tutti concordano nel dire che agli US Open 2018 i campi erano più lenti. È quello che hanno pensato i giocatori, che poi hanno ripreso i giornalisti e che il direttore del torneo ha confermato spiegando che la composizione fisica della superficie è stata leggermente alterata in modo da rallentarne la velocità. Anche Dominic Thiem, specialista della terra battuta, è arrivato a due punti dalla semifinale, quindi qualcosa è chiaramente cambiato.

E non lo metto in discussione ma, quando ho provato a misurare eventuali conseguenze per avere un’idea di chi potrebbe esserne stato favorito, ho trovato solo risultati contrastanti. Nessun metodo ha rivelato un incontrovertibile rallentamento della superficie e, secondo alcuni indici, i campi erano più veloci quest’anno. Forse era solo per caldo e umidità, anche se i numeri non forniscono indizi nemmeno su questo.

Risultati contrastanti

Per questo tipo di analisi parto di solito dal mio indice di velocità di superficie, che confronta la frequenza di ace in ogni torneo tenendo conto del tipo di giocatori al servizio e alla risposta. La carenza di statistiche avanzate ne limita l’applicazione solo ad alcuni dati di base, ma generalmente è in linea con quanto suggerisce l’intuito e non si discosta eccessivamente dal Court Pace Index (CPI), un valore basato su misurazione diretta che però non è sempre disponibile.

Utilizzando il mio algoritmo, si ottiene che la superficie degli US Open era il 5% più veloce della superficie media di un torneo del circuito maschile delle ultime 52 settimane, rispetto al 2017, quando invece era più lenta del 4%. Per quanto riguarda la velocità di superficie media di un torneo del circuito femminile, gli US Open erano più lenti del 5%, rispetto a una maggiore lentezza del 19% nel 2017. Le superfici più lente in entrambi i circuiti maggiori hanno in media il 50% di ace in meno, mentre le più veloci hanno in media il 50% di ace in più.

La durata media dello scambio è diminuita

Il 2017 non è stata solo una casualità, sia per le misurazioni effettive che per il mio indice, ma si è avvicinato al 2016, un altro anno che figura considerevolmente più lento della superficie del 2018. Si tratta di una discrepanza dovuta probabilmente a un algoritmo che si affida troppo agli ace: magari i giocatori, stremati dall’afa, hanno cercato di accorciare gli scambi più del solito o semplicemente evitare lo sforzo di rispondere alla prima di servizio con la stessa frequenza.

Ci sono prove più evidenti dell’offensività dei giocatori nel 2018 rispetto al 2017. Sui campi con lo Slamtracker (179 partite del tabellone di singolare maschile sulle 254 giocate), in media la durata di uno scambio – escludendo i doppi falli – è scesa da 4.28 colpi dello scorso anno ai 4.17 del 2018, un calo del 2.6%. La combinazione di giocatori in tabellone potrebbe incidere su questo dato (così come anche l’assegnazione dei campi più importanti a determinati giocatori), ho quindi isolato i 27 giocatori con statistiche di almeno due partite per il 2017 e il 2018. Qui, la lunghezza dello scambio è scesa, anno su anno, di circa il 3%.

Nel 2018 un tennis più aggressivo

Iniziamo ad avere un principio di spiegazione. In caso di gioco più aggressivo – magari imposto dalla necessità di adottare per il caldo estremo una tattica di precedere l’avversario nell’attaccare – gli effetti di una superficie più lenta si compensano. Possiamo approfondire l’analisi attraverso l’Indice di Offensività, che misura il rapporto tra vincenti ed errori non forzati per numero di colpi. Su tutte le partite considerate, l’Indice di Offensività è salito dal 15.3% nel 2017 al 16.1% quest’anno, un aumento del 5.7%. Nel campione di 27 giocatori con più partite in entrambi gli anni, la differenza è ancora più marcata, con un aumento dell’8.7%.

È chiaro quindi che si è visto un tennis più aggressivo nel 2018 che nella precedente edizione degli US Open. Se diamo per assodato che i campi erano più veloci, il caso è chiuso: la tattica, probabilmente forzata dalle temperature, ha surclassato la superficie. Ma se affrontiamo il problema ignorando i commenti di giocatori, giornalisti e organizzatori, gli stessi numeri conducono inequivocabilmente a una conclusione ancora più semplice, che cioè i campi erano più veloci.

Questione di tattica?

Se è la tattica a spiegare la discrepanza, un altro aspetto da valutare è la prima di servizio. Forse chi era al servizio ha rischiato di più, incrementando la frequenza di ace a discapito della percentuale di prime di servizio. I dati però non sono di conforto, visto che complessivamente la prima di servizio nelle partite seguite dallo Slamtracker è diminuita solo dello 0.07%. Nel confronto anno su anno del campione di 27 giocatori, la differenza è maggiore, ma di un trascurabile 0.3%. Se la soluzione sta nella tattica, deve trovarsi nella risposta al servizio, non nel servizio stesso.

Il processo deduttivo però ha ora qualche tentennamento, perché la tattica in risposta è più difficile da quantificare della strategia al servizio e i dati a disposizione hanno un limite applicativo intrinseco. Possiamo conteggiare le risposte vincenti e gli errori forzati indotti, cioè i punti in cui lo scambio è terminato grazie a una solida risposta. Se i giocatori alla risposta hanno concesso più ace, dovrebbe essere per via di una maggiore aggressività, preferendo a minori opportunità di scambio una migliore probabilità di vincere il punto quando effettivamente riescono a colpire la pallina.

Non è andata così, perché le risposte vincenti e gli errori forzati indotti sono scesi di un incredibile 7% anno su anno. Questo dato è a supporto della teoria di una superficie più lenta, e soddisfa le attese di quei giocatori che adottano una posizione alla risposta molto conservativa, come ad esempio Rafael Nadal, il cui rapporto risposte vincenti su errori forzati indotti è calato del 3% e Thiem, per il quale invece è sceso del 7%. Ma una superficie più lenta e un valore più basso del rapporto risposte vincenti su errori forzati indotti dovrebbe portare a meno ace, non il contrario.

Conclusioni

Giunti a questo punto, abbiamo molte più informazioni dell’inizio ma poche risposte in più. Alcuni segnali fanno pensare a una superficie più veloce, altri a una più lenta; alcuni indicano una tattica più offensiva, altri una più conservativa. A prescindere da quanto si conosca sulla composizione fisica dei campi, sono molti i fattori in grado di incidere su quella che definiamo “velocità di superficie”.

Le condizioni di estremo caldo umido degli US Open 2018 hanno certamente complicato lo scenario: uno studio che inserisse tra i parametri l’indice di calore per ogni singola partita aiuterebbe probabilmente a fare chiarezza. Potremmo anche vedere i giocatori adattarsi alle condizioni – che siano il calore o la superficie più lenta – in modi tra loro differenti. Ci può essere unanimità di opinione sul modo in cui superficie e palline hanno interagito quest’anno, ma è molto più difficile capirne esattamente il significato.

The US Open Surface Speed Puzzle