Per lo Slam numero 24, Serena ha bisogno di più sfide

di Briana Foust // Tennis with an Accent

Pubblicato il 14 luglio 2019 – Traduzione di Edoardo Salvati

Serena Williams fa parte della vecchia guardia, e la vecchia guardia non si esprime a sproposito. Non è un club che sbandiera gli infortuni. Può scomparire dalla circolazione rinunciando anche ai social media. Può dare la sensazione di una vita mitologica agli occhi di colleghi e tifosi. Sa centellinare energie con più saggezza e parsimonia. Sa affrontare trionfo e disastro, e gestire questi due impostori alla stessa maniera. Eppure, proprio come le nuove generazioni ci ricordano con i loro insuccessi (almeno in termini relativi), raggiungere il traguardo è un compito estenuante.

Per arrivare a 24 Slam, il nuovo record nell’era Open, Serena dovrà ricorrere a tutta la sua esperienza. Nulla deve essere lasciato al caso. Quest’anno, l’entusiasmo di Serena per Wimbledon era palpabile. Ha affermato di sentirsi finalmente in forma dopo essersi potuta allenare a pieno regime solo poche settimane prima dell’inizio.

Non pronta per Halep

Sfoggiando un esclusivo completo Nike con cui brillava in campo, la sua marcia verso il titolo sembrava inarrestabile. È arrivata in finale vincendo il 75% degli scambi inferiori ai quattro colpi. Un altro tipo di avversaria però l’attendeva in finale: Simona Halep. Prima della finale, Halep era al quarto posto tra le partecipanti per numero di punti vinti alla risposta. Secondo le statistiche fornite ai giornalisti, aveva coperto una distanza di quasi dodici mila metri nel tentativo di diventare la prima rumena a vincere Wimbledon (Ilie Nastase era arrivato in finale nel 1972, perdendo da Stan Smith). Il livello di gioco quasi perfetto di Halep si è rivelato più solido della bravura di Serena nei recuperi.

Quando una giocatrice dello status di Serena perde una finale Slam, sembra che le scusanti da addurre siano infinite e tutte valide per giustificare l’inspiegabile. La principale questa volta è che Serena ha bisogno di giocare più partite.

Una strada mai battuta

Avevo una curiosità: in quali circostanze giocatrici-madri già campionesse Slam nell’era Open (Margaret Court e Evonne Cawley) erano tornate a vincere uno Slam? Court era la numero uno e la migliore giocatrice all’età di 31 anni quando, nel 1973, vinse gli ultimi Slam nonché tre su quattro della stagione. Il rendimento di fine carriera di Goolagong Cawley nel 1980 fu più vicino a quello di Serena, per via di infortuni pesanti e di un ritorno al circuito meno di un mese prima della vittoria dell’ultimo Wimbledon.

L’impressione è quindi che Serena dovrà ancora una volta aprire una strada mai battuta per raggiungere il record. Resta un interrogativo: fisico e avversarie saranno clementi con lei? Dedichiamo qualche riga a quest’ultimo aspetto, le avversarie. Fermiamoci a riflettere sull’andamento simile degli ultimi due Wimbledon per Serena. Fermiamoci anche a pensare quanto poco le due semifinaliste l’abbiano preparata per le finali che ha poi perso.

Similitudini tra Wimbledon 2018 e 2019

Il tabellone del 2018 prevedeva un’insidia al terzo turno contro Kristina Mladenovic, che tale si è rivelata con il punteggio di 7-5 7-6. Così non è stato quest’anno contro Julia Goerges, che da potenziale pericoloso ostacolo ha opposto scarsa resistenza, perdendo per 3-6 4-6. Altrimenti, le affinità sono sconvolgenti. Quarto turno 2018: Evgeniya Rodina. Quarto turno 2019: Carla Suarez Navarro. Due giocatrici decisamente alla portata. Quarto di finale 2018: Camila Giorgi, alla sua prima apparizione in un quarto di finale Slam. Quarto di finale 2019: Alison Riske, anche lei al primo quarto di finale di sempre. Entrambe partite molto combattute, ma nelle quali Serena ha fatto valere la superiorità nei momenti decisivi. Semifinale 2018: Goerges, una veterana ma alla prima semifinale. Semifinale 2019: Barbora Strycova, un’altra veterana sempre alla prima semifinale. Giocatrici di qualità ma sopraffatte dalla posta in palio.

Nel 2018, dopo Rodina-Giorgi-Goerges, Serena si è trovata spiazzata di fronte a una ribattitrice come Angelique Kerber, già vincitrice Slam e con un tennis relativamente completo. Quest’anno, dopo Suarez Navarro-Riske-Strycova, Serena si è trovata di nuovo spiazzata di fronte a una ribattitrice come Halep, già vincitrice Slam e con un tennis relativamente completo.

Un tabellone favorevole nella seconda settimana

Agli US Open 2018, l’avversaria di Serena in semifinale è stata Anastasija Sevastova, tatticamente intelligente e di talento, che aveva giocato bene a New York. Ma Serena ha vinto di forza senza una vera preparazione per la completezza di Naomi Osaka in finale.

Il tabellone è sempre stato favorevole a Serena nella seconda settimana degli ultimi tre Slam in cui è arrivata in finale. Non viene spontaneo a un atleta, o anche un analista, commentare negativamente un percorso per la finale che si è rivelato facile. In fondo, qualsiasi giocatrice vuole proseguire nel torneo senza stare troppo a lungo in campo. Sembra proprio però che Serena trarrebbe beneficio dal dover giocare contro avversarie più forti in semifinale.

È un mondo sconosciuto per Serena, come Court e Cawley potrebbero testimoniare.

To get 24 – Serena needs more matches and challenges

C’è sempre una possibilità, anche per Marie Bouzkova

di Jeff Sackmann // TennisAbstract

Pubblicato il 10 agosto 2019 – Traduzione di Edoardo Salvati

Marie Bouzkova, numero 91 del mondo e passata dalle qualificazioni, ha battuto ai quarti di finale di Toronto la numero 4 Simona Halep, che si è dovuta ritirare per un infortunio alla gamba dopo aver perso il primo set. C’è quindi un asterisco: anche se fossimo pronti ad attribuire più importanza a una singola partita di quella che richiede, non daremmo grande significato a questa.

Si tratta comunque di un risultato di prestigio per la ventunenne della Repubblica Ceca, che ha eliminato la seconda giocatrice tra le prime 10 della settimana, arrivando alla prima semifinale in carriera in un torneo Premier, contro niente di meno che Serena Williams (perdendo però in tre set, dopo aver vinto il primo per 6-1, n.d.t.)

Qualcosa di strano

Era la partita numero 62 del 2019 per Bouzkova, la numero 61 contro una giocatrice in possesso di classifica ufficiale. Ha vinto contro la più forte che abbia incontrato quest’anno, Halep, ma ha perso appena la settimana scorsa contro CoCo Vandeweghe, la numero 636 e l’avversaria con la classifica più bassa.

C’è un altro asterisco: Vandeweghe è al rientro da un infortunio, è sicuramente a un livello più alto di quello attuale e le stranezze del circuito Transition della federazione internazionale non hanno consentito al sistema di classifica di riflettere nel 2019 lo stato dell’arte come in passato. Alcune giocatrici che avrebbero normalmente una classifica molto bassa, come ad esempio la wild card del Kazakistan che Bouzkova ha demolito un paio di settimane fa, non contano.

Rimangono in ogni caso 61 partite, di cui una vittoria contro la giocatrice dalla classifica più alta e una sconfitta contro quella dalla classifica più bassa. Una ricerca nel mio database ha rivelato molte altre simili sorprese. Tornando indietro per meno di dieci anni, fino al 2010, ho trovato 127 giocatrici che hanno ottenuto una combinazione identica di risultati all’interno della stessa stagione, con almeno trenta partite giocate (per coerenza, ho incluso i ritiri quando si era concluso almeno un set).

Se alcune non sono di grande interesse — è il caso ad esempio di Mira Antonitsch che l’anno scorso non ha giocato contro avversarie tra le prime 400 — 63 delle 127 hanno battuto una tra le prime 100, 44 hanno battuto una delle prime 50 e 25 hanno avuto il lusso di una vittoria a sorpresa contro una delle prime 10. Halep è stata la vittima delle prime 10 in ben tre occasioni!

Le limitazioni del sistema ufficiale

Questo fa di Bouzkova la quarta giocatrice in una stagione (quantomeno di otto mesi) ad aver battuto Halep, a non aver giocato contro una giocatrice dalla classifica più alta e ad aver anche perso con la giocatrice più bassa in classifica. Halep non deve rimanerci troppo male, visto che Angelique Kerber è stata dalla parte della sconfitta più alta per cinque volte, di cui quattro nel 2017. Non bene!

La tabella elenca le 25 giocatrici-stagione tra il 2010 e il 2018 che hanno battuto la più alta in classifica e perso dall’avversaria più bassa.

Anno  Giocatrice   Più alta    Class  Più bassa    Class       
2017  Kasatkina    Kerber      1      Kanepi       418      
2018  Hsieh        Halep       1      Gasparyan    410      
2010  Jankovic     Serena      1      Diyas        268      
2010  Clijsters    Wozniacki   1      G-Vidagany   258   *  
2014  Cornet       Serena      1      Townsend     205      
2010  Yakimova     Jankovic    2      Dellacqua    980      
2017  Bouchard     Kerber      2      Duval        896   *  
2017  Vesnina      Kerber      2      Azarenka     683      
2016  Bencic       Kerber      2      Boserup      225      
2014  Rybarikova   Halep       2      Eguchi       183      
2017  Mladenovic   Kerber      2      Andreescu    167   *  
2018  Goerges      Wozniacki   3      Serena       451      
2014  Tomljanovic  Radwanska   3      A Bogdan     308      
2015  Mladenovic   Halep       3      Savchuk      262      
2017  Kerber       Pliskova    4      Stephens     934      
2014  Pavlyu'ova   Radwanska   4      Wozniak      241      
2017  Dodin        Cibulkova   5      Rybarikova   453      
2017  Bellis       Radwanska   6      Azarenka     683      
2018  Buyukakcay   Ostapenko   6      Di Sarra     555      
2017  Sakkari      Wozniacki   6      Potapova     454      
2015  L Davis      Bouchard    7      E Bogdan     527      
2015  Ostapenko    S-Navarro   9      Dushevina    1100  *  
2016  KC Chang     Vinci       10     S Murray     862      
2018  Pera         Konta       10     Hlavackova   825      
2018  Danilovic    Goerges     10     Pegula       620

* 1 avversaria senza classifica

Basta poco per accorgersi che Vandeweghe non è la prima giocatrice con bassa classifica a suscitare una reazione del tipo “si, ma…”. Questo gruppo di avversarie apparentemente deboli è in realtà molto forte visto che contenere giocatrici con una classifica media fuori dalle prime 500. Ci sono stelle come Victoria Azarenka (per due volte) e Serena, oltre a promesse come Bianca Andreescu e Victoria Duval.

Consideriamolo il richiamo quotidiano alle limitazioni della classifica generata dalla WTA, che indica quali giocatrici hanno vinto molte partite nelle ultime 52 settimane, ma non necessariamente chi stia giocando bene.

Divergenze estreme ma non troppo rilevanti

Siamo di fronte ad alcune delle divergenze più estreme tra le posizioni espresse dal sistema ufficiale e la bravura sul campo in uno specifico momento. Non credo che essere in questo elenco abbia particolare rilevanza, tranne forse che le molte presenze di Keber (sia da giocatrice che da scalpo!) siano una sintesi efficace della delusione della sua stagione 2017.

Bouzkova rimarrà in elenco per almeno ancora altri due giorni, visto che Serena è fuori dalle prime 10 e le altre due semifinaliste hanno una classifica più bassa, facendo sì che Halep sia stata l’avversaria più “difficile” (nell’altra semifinale Andreescu ha battuto Sofia Kenin per 6-4 7-6, n.d.t.). E, nonostante la settimana di ottimo tennis, è comprensibile che Bouzkova possa sentirsi disorientata quando dalla parte opposta della rete c’è una giocatrice che ha vinto 23 Slam (per quanto, come visto, pur nella sconfitta Bouzkova ha dominato il primo set, n.d.t.). Una cosa è certa: Bouzkova è indifferente al numero che compare accanto al nome dell’avversaria.

There’s Always a Chance: Marie Bouzkova Edition

Unicorni nel circuito femminile

di Stephanie Kovalchik // StatsOnTheT

Pubblicato il 12 luglio 2019 – Traduzione di Edoardo Salvati

Con l’avvio della trasferta nordamericana di preparazione agli US Open, Ashleigh Barty si presenta nella parte conclusiva del calendario con la valutazione più alta del circuito femminile in singolo e in doppio. Solo Serena Williams, negli ultimi dieci anni, ha mostrato un dominio simultaneo di questa portata in entrambe le specialità.

Il ritorno al vertice di Simona Halep con la vittoria a Wimbledon contro Williams e la conferma del titolo di Novak Djokovic contro Roger Federer, oltre alla semifinale tra Federer e Rafael Nadal, sono temi molto rilevanti, ma continuo a desiderare qualcosa di veramente diverso che metta in discussione l’ordine precostituito del tennis.

Il nuovo che avanza?

L’ascesa di Barty al primo posto della classifica e l’incredibile parabola di Coco Gauff a Wimbledon sono gli esempi più recenti di nuovo che avanza. Possiamo attenderci simili dinamiche per il proseguo della stagione? In cerca di una risposta, ho analizzato le classifiche più recenti delle valutazioni specifiche per il cemento, utilizzando la variazione del margine di vittoria associata alle valutazioni Elo (argomento di cui ho parlato più tecnicamente alla conferenza Mathsport International ad Atene)

Ho ipotizzato che le valutazioni del doppio vengano generate da partite di singolare contro ciascuna avversaria di doppio. Riconosco che è un calcolo un po’ strano, ma penso fornisca comunque una misurazione ragionevole della bravura relativa sulla base delle sole partite di doppio.
L’immagine 1 riepiloga le prime 10 giocatrici di singolare e doppio secondo questo criterio. Cosa si nota?

IMMAGINE 1 – Elenco delle prime 10 giocatrici di singolare e doppio sulla base del margine di vittoria Elo

Mi colpisce la presenza di Barty al primo posto anche nel doppio. Ho pensato quindi che sia un evento raro, vista l’abitudine delle giocatrici di vertice di concentrarsi quasi esclusivamente sul singolare, almeno negli ultimi anni. Mi viene in mente il termine “unicorno” e come sia diventato l’appellativo di riferimento per le start up che raggiungono una valutazione superiore al miliardo di dollari.

Ho trovato degli unicorni nel tennis?

Per verificare la rarità di una contestuale presenza al vertice di singolare e doppio nel tennis femminile moderno, ho considerato il margine di vittoria associato alle valutazioni Elo di tutte le superfici raggiunto da ciascuna giocatrice in singolare e in doppio per ogni anno dal 2003. Ho classificato le giocatrici sulla base della miglior valutazione stagionale e raggruppato le prime 5 per ogni stagione in singolare e in doppio. Ho determinato un numero minimo di 8 partite in doppio per un dato anno, in modo da creare una casistica ampia a sufficienza da ricomprendere singolariste di buon livello che giocano in doppio solo negli Slam ma riescono a superare il primo turno abbastanza spesso.

In poco più di 15 anni, solo 7 giocatrici hanno raggiunto il vertice in singolare e in doppio nella stessa stagione. E solo Serena, oltre a Barty, è arrivata in cima in entrambe le specialità in un qualsiasi momento della carriera. Se avessi potuto procedere a ritroso ancora per qualche anno, è probabile che anche Venus Williams e Lindsay Davenport sarebbero entrate nell’elenco. E, ancora più indietro, Martina Navratilova sarebbe stata un chiaro esempio di unicorno dei primi anni della WTA, un periodo in cui essere forti in singolare e in doppio era forse più frequente.

La rarità di Barty

Tornando ai tempi nostri, mi convinco sempre più che Barty sia una giocatrice speciale. La media di 2467 della sua valutazione massima, sulla base del rendimento alla settimana del 12 luglio 2019, è superata solo dalle stagioni 2009-2010 e 2012-2013 di Serena. Va detto che se Barty è al momento la giocatrice di doppio più forte sul cemento, spetta a Timea Babos la valutazione più alta su tutte le superfici.

IMMAGINE 2 – Giocatrici al vertice del singolare e del doppio nel periodo dal 2003 al 2019

È interessante anche come, dopo il 2010, Victoria Azarenka (di cui Barty è stata compagna di doppio più volte quest’anno) sia l’unica altra giocatrice a raggiungere lo status di unicorno. E delle restanti quattro — Davenport, Dinara Safina, Kim Clijsters e Venus Williams — solo Venus e Safina ci sono riuscite negli ultimi 15 anni.

Senza Serena e Barty, sarebbero state poche le circostanze per la WTA di osservare le più forti singolariste darsi da fare anche in doppio. È un richiamo a quanto i circuiti maschile e femminile sembrino in realtà una raccolta di sotto-circuiti diversi, con alcuni che giocano solo il singolare, alcuni solo il doppio e gli altri un po’ in uno e un po’ nell’altro.

Servono altre condizioni per il successo del doppio

È già di per sé abbastanza curioso che Barty sia diventata la numero 1 in singolare evitando di trattare il doppio come una sorta di sessione di allenamento. Il fatto che questo sia accaduto in un momento in cui il doppio sta generando grande eco, lo rende ancora più avvincente. Alcune delle soddisfazioni maggiori in doppio nel 2019 sono arrivate dal ritorno in campo di Andy Murray al Queens e dal debutto della coppia Murray-Serena nel misto a Wimbledon. Se si pensa anche all’entusiasmo del confronto tra Roger Federer e Serena in doppio alla Hopman Cup, si è portati a credere che il 2019 sia l’anno del doppio.

La triste realtà è che si lega il successo del doppio in larga parte al quasi ritiro in singolare di Murray. E non sono queste le circostanze di cui c’è bisogno perché un giocatore di vertice in singolare si dedichi più spesso al doppio. Però, con la Hopman Cup dal futuro incerto e ulteriori tornei in singolare e di squadra che cercano di farsi strada in calendario, il tennis non lascia troppe opzioni ai giocatori. Già ne si vedono le conseguenze su Barty, costretta al ritiro negli ultimi due tornei di doppio.

Se si trovasse un modo di appoggiare i giocatori e le giocatrici che più promettono di eccellere in singolare e in doppio, gli unicorni nel tennis non sarebbero poi così rari.

Unicorns of the WTA

L’incoraggiante anticonformismo di Elina Svitolina

di Matt Zemek // Tennis with an Accent

Pubblicato il 19 luglio 2019 – Traduzione di Edoardo Salvati

In un periodo non troppo lontano, sembrava che Elina Svitolina fosse la giocatrice più formidabile e instancabile dell’intero circuito femminile. Mesi dopo il congedo di maternità di Serena Williams nel 2017, Svitolina aveva fatto incetta di titoli Premier 5, e si era presentata al Roland Garros tra le favorite, riuscendo quasi a sconfiggere Simona Halep nei quarti di finale. Aveva anche ottenuto grandi risultati nei tornei estivi di preparazione agli US Open.

L’ascesa

Svitolina aveva dato l’idea di poter diventare il tipo di giocatrice di cui il tennis femminile è alla ricerca, cioè un’atleta che si presenta in forma nella maggior parte delle settimane e che riesce ad arrivare in fondo con continuità.

Considerata la brevità della stagione sull’erba in entrambi i circuiti, nel 2017 Svitolina era in posizione ottimale per dominare il calendario e diventare un riferimento di prestazioni. Anche se non avesse fatto bene a Wimbledon? Escluso il periodo da metà giugno a metà luglio, aveva tutti gli altri mesi per far vedere di essere la migliore.

Alla vigilia degli US Open 2017, Svitolina sembrava sulla rampa di lancio. La dolorosa sconfitta contro Halep a Parigi a maggio — avanti di un set e sul punteggio di 5-1 nel secondo — era stata messa da parte con la vittoria a Toronto. Se al Roland Garros aveva perso il controllo, l’impressione è che lo avesse velocemente riguadagnato in Canada.

Senza Williams a fare la voce grossa e spezzare i sogni delle altre con la potenza del suo servizio, e anno prima dell’entrata in scena di Naomi Osaka — che si sarebbe imposta come elettrizzante giocatrice da cemento in grado di polverizzare la palla e gestire la pressione delle grandi partite — Svitolina aveva la possibilità di diventare una forza con cui fare i conti, a eccezione di Wimbledon.

La caduta

A New York aveva un break di vantaggio contro Madison Keys nel terzo set degli ottavi di finale. In quel preciso istante, la strada per imporre una nuova e più piena consapevolezza negli Slam era chiara. Poi, però, Svitolina è scivolata. Ha perso il break e quattro game di fila, lasciando il set per 6-4 e la partita a Keys, che poi da li è arrivata in finale, un proscenio al quale probabilmente Svitolina sentiva di appartenere.

Da quel momento, ha smesso di essere l’immagine della continuità. Poco ha senso nella sua carriera adesso, ma non è una situazione così negativa come si può pensare. Svitolina è infatti la giocatrice che rappresenta al meglio la volatilità del circuito femminile, un aspetto positivo per quanto imperfetto. Il modesto rendimento del 2019 è più evidente di quello del 2017, ma quando Svitolina gioca bene, fa impressione.

Le finali di stagione 2018 hanno lasciato tutti a bocca aperta, a Singapore e nel resto del mondo. Stava cambiando allenatore ed era all’apparente ricerca del peso di gioco ideale. Nel mezzo di una fase così delicata e di profonda incertezza, ha battuto le altre sette e conquistato il prestigioso torneo, mostrando di saper emergere dal nulla e sbaragliare la concorrenza.

La rinascita?

Così ha fatto a Wimbledon 2019. Pur possedendo la combinazione necessaria a raggiungere una semifinale Slam, non si era mai spinta tanto lontano a Wimbledon. Ha approfittato di un pizzico di fortuna con il ritiro di Margarita Gasparyan al secondo turno, ma non aveva certamente un tabellone da passeggio. Non ha sprecato l’occasione e si è sbarazzata di Maria Sakkari, Petra Martic e Karolina Muchova. Solo la precisione chirurgica di Halep (poi vincitrice del torneo) l’ha fermata, ma si era finalmente assicurata l’approdo in una semifinale Slam. La capacità di essere un elemento positivo inatteso era rimasta intatta.

La più grande sorpresa potrebbe essere ora proprio dietro l’angolo. Riuscirà Svitolina a trasformare il risveglio di Wimbledon in vittorie nella seconda parte della stagione? Ritroverà la forma che aveva nel 2017 per sfruttarla, con maggiore cognizione, agli US Open e poi nelle Finali di stagione?

Svitolina ha perso l’aura che la poneva automaticamente tra le favorite degli opinionisti. È per questo che ripresentarsi con la qualità di tennis del 2017 sarebbe la sorpresa perfetta, l’ultimo dei colpi di scena che minerebbe la “prevedibile imprevedibilità” dello stato attuale del tennis femminile. Vedremo se Svitolina sarà capace di sorprenderci ancora una volta nella trasferta nordamericana (per il momento ha perso nei quarti di finale a San Jose, ed è la testa di serie numero 6 a Toronto con una probabilità di vittoria del 4.9%, n.d.t.).

Elina Svitolina — unconventional can be encouraging

Come Ashleigh Barty è diventata la più forte del mondo

di Stephanie Kovalchik // OnTheT (su TheConversation)

Pubblicato il 26 giugno 2019 – Traduzione di Edoardo Salvati

Ashleigh Barty è diventata una celebrità del tennis mondiale. Dopo aver vinto il primo titolo Slam al Roland Garros 2019, la giovane stella australiana ha aggiunto un altro importante traguardo in carriera, il numero uno della classifica mondiale WTA. Almeno da un punto di vista dell’ufficialità, è la più forte giocatrice del mondo. Barty è diventata solo la 27esima donna nella storia del tennis ad arrivare in cima alla classifica e la seconda australiana dopo Evonne Goolagong Cawley 43 anni fa.

Con appena 166 cm di altezza, poco per gli standard del tennis moderno, e un sorriso da ragazza della porta accanto, in pochi avrebbero pensato che Barty possedesse i requisiti per issarsi fino ai massimi livelli dello sport. Chi però ci ha giocato contro o ha seguito la sua evoluzione da vicino, può testimoniare sul fatto che Barty è una giocatrice speciale. Questo è emerso con chiarezza anche in un recente sondaggio sul New York Times che ha coinvolto 20 professionisti, allenatori e analisti, nel quale ammirazione e rispetto per la tecnica di Barty hanno trovato riscontro unanime.

Tra le giocatrici contemporanee, gli esperti considerano il rovescio tagliato e il gioco a rete di Barty come i migliori in assoluto. Aggiungono anche che solo Serena Williams può tenerle testa in termini di efficacia della seconda di servizio e che quando si parla di tocco e sensibilità complessive, in poche la superano.

Bravura tecnica e acume tattico

La mole di numeri che abbiamo analizzato con il Game Insight Group di Tennis Australia, la federazione australiana, conferma le opinioni espresse nell’articolo del New York Times. Utilizzando alcuni dei dati più completi a disposizione nel tennis, tra cui le informazioni derivanti dalla tracciatura continua del movimento della pallina e dei giocatori durante la partita, il Game Insight Group ha sviluppato un insieme di statistiche di rendimento che prendono il nome di Player DNA, con l’obiettivo di comprendere tecnica e atteggiamento dei giocatori.

Il Player DNA di Barty rivela una giocatrice dalla notevole combinazione di punti di forza: perfetta tecnica d’insieme, incredible agilità, resistenza fisica e mentale fuori dal comune. Secondo le statistiche del Game Insight Group, tra le giocatrici che hanno partecipato agli Slam negli ultimi anni, la valutazione tecnica di Barty raggiunge — su un massimo punteggio possibile di 100 — l’89.0 al servizio, l’86.3 sul dritto e il 90.9 sul rovescio. In quanto a bravura tecnica complessiva, Barty è saldamente tra le prime dieci giocatrici in attività, a dimostrazione che pur essendo il rovescio il colpo maestro, può comunque fare affidamento su un ampio arsenale in qualsiasi situazione.

I numeri del Player DNA evidenziano anche un acume tattico che rende il gioco di Barty eccezionale. Nel tennis contemporaneo, il controllo dello spazio e del ritmo dello scambio è un fattore chiave per il successo. Barty ottiene un punteggio dell’88.5 in uno degli indici più importanti in questo senso, cioè il “controllo del campo”, che misura l’efficacia di una giocatrice nella conquista del punto da una posizione di campo più vantaggiosa. In poche hanno valori più alti, e questo è controprova dell’abilità fuori dal comune di Barty di sfruttare al meglio opportunità strategiche negli scambi.

Agilità e resistenza

La bravura tecnico-tattica di Barty è favorita da un’agilità rimarchevole che le permette di muoversi con facilità e solidità in ogni zona del campo. Il 93.9 nella statistica sull’agilità del Player DNA ne fa il suo attributo fisico più preponderante. È la qualità degli spostamenti che ha permesso a Barty di essere una delle pochissime giocatrici di questa era a trovarsi contemporaneamente al primo posto della classifica di singolare e di doppio, avendo vinto Slam di entrambi i tabelloni.

Quasi identica all’agilità è la resistenza di Barty, con un 91.1 secondo le statistiche del Game Insight Group. Solo nel 2019, ha giocato 13 partite al terzo set, di cui due nella cavalcata alla vittoria del Roland Garros, con un record di nove vittorie e tre sconfitte. Vincere costantemente in circostanze di massima richiesta fisica presuppone anche una grande tenuta mentale. La necessità di possedere fisico e mente è diventata sempre più pressante, visto che l’espansione geografica e d’intensità del circuito non sembra avere interruzioni. Ulteriore conferma di come una giocatrice delle caratteristiche di Barty abbia prosperato in questo tipo di contesto.

I vantaggi di una pausa dal tennis

È una coincidenza non casuale che nell’anno in cui Barty diventa per la prima volta la numero uno del mondo viene pubblicato “Range”, il libro di David Epstein sul valore di un’impostazione generalista nella ricerca dell’eccellenza (rispetto alla iper-specializzazione che è stata così a lungo il riferimento). Qualcuno nel mondo del tennis avrebbe potuto interpretare la decisione di Barty di prendere una pausa a diciotto anni per giocare nella Big Bash League — proprio quando la carriera di una tennista sta per decollare — come l’avvio della fase di declino.

Con il senno di poi, quell’interruzione sembra aver avuto un effetto esattamente contrario. E, come sostiene Epstein, per una valida ragione. Così come Roger Federer, che durante l’adolescenza si è dedicato a diversi sport, l’esperienza di Barty con il cricket è stata parte essenziale nell’acquisizione di versatilità, maturità e creatività, che l’hanno distanziata dalla maggior parte delle colleghe. È diventata la tennista di oggi proprio perché ha voluto inseguire altri interessi a inizio carriera, non perché si è dedicata esclusivamente al tennis.

Pur di fronte a notorietà e preminenza, Barty conserva umiltà e piacevolezza di spirito, in campo e fuori. I tifosi australiani conoscono meglio di tutti la delusione che può scaturire quando soldi, notorietà social e immaturità adolescenziale collidono nello sport d’élite. Che Barty sia riuscita a mantenere integrità e rimanere fedele ai suoi valori durante la corsa alla vetta è ragguardevole. Quali siano i futuri successi, oltre che per le prodezze tennistiche Barty si è certamente guadagnata l’ammirazione del pubblico anche per la reputazione.

The numbers game: how Ash Barty became the world’s best female tennis player

L’effetto generato dalla velocità del servizio di Serena

di Jeff Sackmann // TennisAbstract

Pubblicato il 13 luglio 2019 – Traduzione di Edoardo Salvati

In un articolo su FiveThirtyEight, Tom Perrotta ha evidenziato la relazione tra il rendimento di Serena Williams sulla prima di servizio e la sua probabilità di vincere la partita. Secondo Perrotta, Williams ha vinto solo (solo!) il 74% dei punti sulla prima di servizio nelle due settimane di Wimbledon 2019 (esclusa la finale, n.d.t.), rispetto a un incredibile 87.5% nella vittoria del titolo del 2010. Non è mai riuscita a vincere Wimbledon con meno del 75% di punti vinti sulla prima, e anche quel livello non è di garanzia, visto che l’anno scorso ha raggiunto il 77% perdendo poi in finale.

Ci sono molti fattori che influenzano la percentuale di punti vinti con la prima, tra cui piazzamento e tattica del servizio, oltre a tutti i colpi che chi è al servizio deve giocare immediatamente successivi alla risposta dell’avversaria.

Il più evidente però è rappresentato da un’altra categoria nella quale Williams è spesso stata la migliore, e cioè la velocità del servizio. Nella finale vinta contro Garbine Muguruza nel 2015, la velocità media della prima è stata di 182 km/h (113 mph), la terza partita consecutiva in cui in media era arrivata a 179 km/h (111 mph). Nelle 13 partite successive, ha servito in media a solo (solo!) 171.2 km/h (106.4 mph), non andando mai oltre i 175 km/h (109 mph) in una singola partita.

Quanto è importante?

Sembra corretto ipotizzare che, a parità di condizioni, un servizio più veloce ha maggiore efficacia di uno più lento. Le cose si complicano però perché raramente ci si trova nella parità di condizioni: un servizio esterno è spesso più letale pur richiedendo minore forza pura, è più facile trovare un piazzamento su un servizio poco rischioso e non ho neanche sollevato il tema dell’effetto legato alla rotazione della pallina. Un servizio più veloce non è sempre migliore di uno più lento ma, in media, l’ipotesi di base resta valida.

Per ciascuna delle 23 partite di Williams a Wimbledon per le edizioni 2014, 2015, 2018 e 2019 (non ha giocato il 2017 e non possiedo al momento i dati per il 2016, non chiedetemi il perché…), ho suddiviso i punti sulla prima in quintili, classificandoli sulla base della velocità del servizio, dal più veloce al più lento. Si tratta di una modalità rudimentale che aiuta però a tenere conto delle avversarie e darci una prima sensazione di quanto la velocità del servizio di Williams è in grado di incidere sull’esito dei punti sulla prima.

Quintile       PVS 1^  Media KM/H  
Più veloce     80.6%   188  
2° più veloce  73.7%   180.5  
A metà         79.5%   174  
2° più lento   73.7%   167  
Più lento      74.9%   158

Chiaramente, la velocità del servizio non descrive tutto quello che accade. Allo stesso tempo, sembra che una prima a 188 km/h (117 mph), o anche una a 174 km/h (108 mph), siano meglio di una a 158 km/h (98 mph).

Senza considerare le avversarie

Un altro modo per isolare l’effetto della velocità del servizio è di ignorare l’incidenza che hanno specifiche avversarie e ordinare semplicemente le prime di servizio in funzione della velocità. Nelle 23 partite considerate, 43 prime hanno l’esatta velocità di 161 km/h (100 mph), con una corrispondente percentuale di punti vinti del 72.1%. Sono 33 le prime che raggiungono i 162.5 km/h (101 mph), vincendo il 72.7% dei punti. Sebbene generalmente la percentuale di punti vinti non si muova all’unisono con la velocità della prima, il grafico dell’immagine 1 evidenzia la presenza di una tendenza di fondo.

IMMAGINE 1 – Andamento tra la velocità della prima di Williams a Wimbledon e la percentuale di punti vinti

La correlazione è debole: ad esempio, la percentuale di punti vinti con servizi a 159 km/h (99 mph) e 166 km/h (103 mph) è più alta che a 187 km/h (116 mph) e 188 km/h (117 mph). Si potrebbe attribuirne la ragione alla possibilità che i servizi più lenti sono frutto di una scelta tattica più astuta, che in quelli più veloci il piazzamento è meno preciso, o che è solo cieca fortuna, perché il campione a disposizione per una specifica velocità non è così ampio.

La regola per Williams

Possiamo comunque trarre una conclusione sommaria:

A ogni 3 km/h (2 mph) di velocità in più sulla prima di servizio corrisponde un punto percentuale aggiuntivo nella percentuale di punti vinti con la prima da Williams.

Aggiungiamo questo: solitamente, Williams serve circa il 60% di prime, e circa la metà dei punti totali verranno giocati sul suo servizio. Quindi, 3 km/h di velocità in più valgono 0.6 punti percentuali addizionali dei punti totali vinti da Williams. In una partita equilibrata come la sconfitta del 2014 contro Alize Cornet, nella quale Williams ha servito la prima in media a 167 km/h (104 mph) e vinto esattamente il 50% dei punti giocati, potrebbe diventare un elemento decisivo.

Contestualizzare Williams

Questa regola generale non può essere applicata a tutte le giocatrici (qualche anno fa ho analizzato in modo simile le velocità del servizio dei giocatori e, forse scioccamente, non le ho suddivise per giocatore). Ho applicato lo stesso algoritmo sulle velocità del servizio a Wimbledon delle nove altre giocatrici di cui possiedo dati per almeno 15 partite. L’effetto della velocità varia da “un bel po’” per Johanna Konta a “per niente” nel caso di Venus Williams, con un “non capisco la domanda” per Caroline Wozniacki.

La tabella mostra due numeri per ogni giocatrice. La colonna “ KM/H Agg =” indica l’effetto di 1.6 km/h (1 mph) aggiuntivo sulla percentuale di punti vinti sulla prima, mentre la colonna “KM/H = 1% PVS” indica quanti km/h aggiuntivi sono necessari per aumentare la percentuale di punti vinti al servizio (PVS) di un punto percentuale.

Giocatrice    KM/H Agg =   KM/H = 1% PVS  
Konta         0.89%        1.1  
Kerber        0.56%        1.8  
S. Williams   0.48%        2.1  
Muguruza      0.47%        2.1  
Halep         0.41%        2.5  
Kvitova       0.29%        3.5  
Radwanska     0.28%        3.6  
Azarenka      0.02%        50.9  
V. Williams   0.00%        -  
Wozniacki     -0.40%       - 

Per una prima di servizio efficace (almeno in termini di punti vinti), la velocità del servizio per Konta è importante quasi il doppio di quanto non lo sia per Williams. La media della prima di Konta nella sconfitta ai quarti di finale contro Barbora Strycova è stata di 160.7 km/h (99.9 mph), la più bassa a Wimbledon dalla sconfitta al primo turno nel 2014.

All’estremo opposto troviamo Victoria Azarenka e Venus, per le quali la velocità al servizio non sembra fare troppa differenza (Venus ad esempio eccelle nel letale servizio a uscire, che riesce a trasformare in ace a prescindere dalla velocità). Apparentemente, Wozniacki spinge le avversarie in una situazione di confusione e illogicità, ottenendo risultati migliori con prime di servizio più lente.

Williams contro Halep

Stiamo parlando di un effetto davvero minimo, tale per cui anche l’intervallo tra la prestazione al servizio di Williams nelle sei partite a Wimbledon prima della finale (i 169 km/h di media contro Carla Suarez Navarro) e la finale del 2015 contro Muguruza avrebbe inciso sui punti totali vinti da Williams di circa 2.5 punti percentuali. In nove delle dieci volte in cui Williams e Halep hanno giocato contro, Williams ha sempre vinto grazie ad almeno il 52.5% dei punti totali, e di solito con più del 55%. È un ampio margine di errore o, più precisamente, un ampio margine di lentezza al servizio.

Viceversa, la più recente partita e l’unica dal 2016 è stata anche quella più equilibrata. Halep ha una risposta eccezionale, ma non è immune a servizi potenti: la sua frequenza di punti vinti sulla risposta è influenzata dalla velocità del servizio tanto quanto lo sono le statistiche al servizio per WIlliams. Il divario tra le due nella finale di Wimbledon 2019 potrebbe essere sottile e la velocità del servizio uno dei pochi aspetti su cui Williams ha controllo totale, al fine di indirizzare il risultato in suo favore (Halep ha poi vinto la finale con il punteggio di 6-2 6-2. Williams ha vinto il 59.4% dei punti sulla prima di servizio con il 68.1% di prime in campo e una velocità media di 167 km/h. Ha vinto solo il 41% dei punti totali, n.d.t.)

The Effect of Serena’s Serve Speed

Quanto è forte Cori Gauff al momento?

di Jeff Sackmann // TennisAbstract

Pubblicato il 7 luglio 2019 – Traduzione di Edoardo Salvati

Cori Gauff, la quindicenne rivelazione di Wimbledon 2019, è al numero 313 della classifica. Ha giocato solo in pochi tornei tra quelli considerati dal sistema di punteggio della WTA. Prima ancora quindi dell’incredibile ascesa a Londra, si sarebbe potuto pensare che la classifica non rispecchiasse le sue potenzialità. Ma di quanto esattamente?

Al momento, Gauff non rientra nell’elenco della mia classifica Elo perché, prima delle qualificazioni di Wimbledon, non aveva superato la soglia minima delle venti partite durante lo scorso anno almeno a livello di ITF $50K. Possedeva comunque una valutazione Elo di 1488, valida per il 194esimo posto tra le giocatrici che hanno giocato a sufficienza per rientrare nelle valutazioni Elo. Quel valore si traduce all’incirca in un 3% di probabilità di una vittoria a sorpresa contro l’attuale numero uno del mondo Ashleigh Barty, e un 10% di probabilità di battere una giocatrice intorno alla ventesima posizione, come ad esempio Donna Vekic. Con così pochi dati a disposizione, sembrava una stima ragionevole delle possibilità di Gauff.

Da quando è iniziato Wimbledon, ha vinto sei partite: tre nelle qualificazioni e tre nel tabellone principale, contro Venus WilliamsMagdalena RybarikovaPolona Hercog. Non male per una giovanissima che in carriera aveva una sola vittoria di qualificazione a uno Slam e una partita di tabellone principale di un torneo del circuito maggiore!

Il 194esimo posto non sembra più rappresentare una fotografia precisa delle reali potenzialità di Gauff. Qualsiasi giocatrice che, passando attraverso le qualificazioni, raggiunge il quarto turno di uno Slam merita che la sua posizione venga aggiornata, a maggior ragione se ne sapevamo così poco fino a due settimane fa. La parte difficile è capire quale aggiustamento apportare: è diventata una giocatrice tra le prime 100, o le prime 50, o anche le prime 20?

Una revisione tramite Elo

L’algoritmo alla base di Elo è un’ottima approssimazione della modalità con cui le persone rivedono la valutazione di una giocatrice. Più dati sono già in nostro possesso di una giocatrice, più limitata sarà la modifica alla sua valutazione dopo una vittoria o una sconfitta. L’ultima giocatrice a battere Hercog era stata Simona Halep, nel torneo di Eastbourne. Abbiamo anni di risultati di Halep ed era la grande favorita in quella partita. Il fatto che abbia poi vinto non altera l’opinione sul suo valore tennistico, se non marginalmente. In termini di Elo, Halep è passata da 2100 punti a 2102, praticamente nulla.

Il caso di Gauff è ben diverso. Alla vigilia del terzo turno contro Hercog, non solo sapevamo pochissimo del suo livello tecnico, ma non era nemmeno chiaro se fosse la favorita. La vittoria ha portato Elo a una modifica significativa della valutazione, da 1713 a 1755, un incremento 21 volte più ampio di quanto beneficiato da Halep dopo aver battuto la stessa avversaria. I 42 punti aggiuntivi le hanno consentito di sopravanzare sedici giocatrici.

La tabella riepiloga la progressione Elo di Gauff, dall’arrivo a Wimbledon fino alla domenica centrale del torneo. A ogni partita segue il valore complessivo Elo (il numero che abbiamo visto finora), il valore Elo specifico per l’erba, e la ponderazione Elo per l’erba, cioè una combinazione paritetica del complessivo e dello specifico, utilizzata per fare previsioni e pronostici. Per ciascuna delle tre valutazioni è mostrata anche la classifica di Gauff rispetto alle giocatrici con almeno 20 partite nelle ultime 52 settimane.

Partita          Compl.  Cl.  Erba  Cl.  Ponderato  Cl.  
Pre-Wimbledon    1488    194  1350  163  1419       187  
b. Bolsova       1540    171  1405  132  1473       155  
b. Ivakhnenko    1566    157  1447  107  1507       131  
b. Minnen        1614    132  1514   57  1564       95  
b. V. Williams   1670    108  1578   40  1624       73  
b. Rybarikova    1713    83   1650   21  1682       41  
b. Hercog        1755    67   1686   17  1721       31

In solo sei partite, Gauff è salita dal 194esimo posto della classifica Elo complessiva al 67esimo. Ai fini del pronostico, la valutazione su erba è passata dal 187esimo al 31esimo posto. Attualmente, la valutazione ponderata di 1721 è più alta di quella di tre altre giocatrici negli ottavi di finale: Karolina MuchovaCarla Suarez Navarro (che ha perso da Serena Williams, n.d.t.), e Shuai Zhang (che ha vinto contro Darya Yastremska, n.d.t.). Ed è indietro a Elise Mertens (che ha perso da Barbora Strycova, n.d.t.) solamente di 20 punti.

Mi stai dicendo che c’è una possibilità?

Sfortunatamente, nessuna di queste giocatrici relativamente deboli sull’erba è l’avversaria di Gauff negli ottavi. Perché invece giocherà contro Halep, la terza migliore rimasta in tabellone (dopo Barty che però ha perso contro Alison Riske, e Karolina Pliskova che ha perso contro Karolina Muchova, n.d.t.) e che ha già raggiunto tre volte i quarti a Wimbledon. La valutazione Elo ponderata di Halep è di 229 punti superiore a quella di Gauff, che vuol dire che la veterana ha una probabilità del 79% di vittoria. Così la pensa anche il mercato delle scommesse, assegnando a Halep una probabilità di vittoria di circa l’80%.

Normalmente, aggiornare le valutazioni Elo durante un torneo non genera conseguenze rilevanti. Sebbene qualunque giocatrice agli ottavi di finale abbia una valutazione più alta rispetto a quella di inizio torneo, la differenza è tipicamente ridotta. Siccome i pronostici si basano sulla differenza tra la valutazione delle due giocatrici, non c’è variazione nel momento in cui la valutazione di entrambe è aumentata all’incirca nella stessa misura.

Da giovanissima e con una esperienza così ridotta, Gauff esce dagli schemi. La sua valutazione Elo di 1488 prima di Wimbledon ha solo due settimane di vita ed è già assolutamente superata rispetto a quanto sappiamo del livello che è in grado di esprimere. Avrà molte opportunità nei prossimi anni per confermare o smentire l’opinione che si ha di lei ma, per il momento, ci sono validi motivi per pensare che faccia parte delle migliori, a pieno titolo anche rispetto ad alcune delle giocatrici più grandi che hanno raggiunto la seconda settimana di Wimbledon (Gauff ha poi perso da Halep per 6-3 6-3, n.d.t.).

How Good is Cori Gauff Right Now?

La disputa sbagliata

di Matt Zemek // Tennis with an Accent

Pubblicato il 26 giugno 2019 – Traduzione di Edoardo Salvati

Sembra che tutti abbiano un’opinione sull’utilizzo da parte degli organizzatori di Wimbledon di una formula specifica per superficie per assegnare le teste di serie del tabellone di singolare maschile. Non è questa una decisione necessariamente negativa, ma comunque degna di approfondimento. Inoltre, la ridotta durata della stagione sull’erba del circuito attuale induce a ritenere ragionevole che proprio l’erba, più di qualsiasi altra superficie, meriti una formula a parte.

Poco tempo fa su Tennis with an Accent ho ripreso in un articolo alcune idee espresse su Twitter: tutti gli Slam dovrebbero usare una formula, eliminando il sorteggio dei tabelloni a favore di una struttura a sezioni nella maniera della NCAA (National Collegiate Athletic Association).

Il fatto che nei quattro tornei più importanti si giochi su tre (abbastanza) diverse superfici, significa che legare ciascuna a una formula separata onora la natura peculiare di ciascun evento. Questa è una argomentazione a sostegno di specifiche formule per l’assegnazione di teste di serie.

Si potrebbe però facilmente replicare in questo modo: i campi sono più omogenei in termini di velocità e di qualità del rimbalzo (o ricettività ai rimbalzi) rispetto al 1985? Senza ombra di dubbio. È quindi possibile sostenere che l’unicità di superficie dei campi non è poi così pronunciata come lo era un tempo, e che quindi non serve usare quel tipo di formule. Assolutamente ragionevole.

C’è poi un’altra ragione a favore: l’assegnazione delle teste di serie senza formule (in altre parole, come normalmente accade nei tornei) rende merito a dodici mesi di lavoro e risultati sul circuito. È positivo che vengano riconosciuti, no? Certamente.

Non è o giusto o sbagliato

Il tema di fondo di queste osservazioni è semplice: il dibatto tra ricorrere alle formule e farne a meno è un confronto tra posizioni che hanno entrambe ragion d’essere. Le formule vanno bene, ma anche la classifica è un giusto criterio. Non siamo di fronte a un nemico che va battuto, perché è tutto plausibile e agevolmente spiegabile.

In questo senso, non dovremmo essere ossessionati dal dibattito. Possiamo e dobbiamo averlo, ma non dovrebbe essere totalizzante. Sopratutto se esiste un problema a Wimbledon che è reale e dà vita a una vera parzialità nonché profonda ingiustizia.

Di cosa sto parlando? Non è difficile capirlo: gli uomini ricevono le teste di serie secondo una formula, le donne invece in assenza di formule. Non ci vuole uno scienziato, no? È un torneo con un tabellone maschile e uno femminile, i premi partita sono identici, il programma di gioco alterna partite praticamente su tutti i campi. Perché l’assegnazione delle teste di serie deve seguire due criteri distinti?

Sulla base dei 1200 punti conquistati con la finale dell’edizione 2018, Kevin Anderson ha ottenuto la numero 4 invece della numero 8 che gli sarebbe arrivata in assenza di una formula specifica per l’erba. Si tratta di un bel salto in avanti e un grande vantaggio, perché non dovrà affrontare nessuno dei Grandi 3 prima delle semifinali. Naturalmente, non è in discussione se Anderson meriti, o non meriti, la sua testa di serie. Il punto invece è che la campionessa di Wimbledon 2018 Angelique Kerber non riceve lo stesso trattamento. Se la formula fosse applicata anche per le donne, Kerber sarebbe più in alto della numero 5, come Serena Williams sarebbe più in alto della numero 11. Stesso discorso per la 18 di Julia Goerges.

Per entrambi o per nessuno

È bizzarro e deludente che l’attenzione sia rivolta quasi esclusivamente alla diatriba della formula o non formula, quando si dovrebbe unicamente fare pressione affinché, a partire dal 2020, Wimbledon applichi le sue regole in modo equo, onde evitare di creare un contesto di gioco per gli uomini e uno di altro tipo per le donne. Kerber non è da meno rispetto a Anderson. Oltretutto, ha vinto Wimbledon, mentre Anderson ha perso in finale. Eppure lui riceve una testa di serie più alta che a Kerber è negata.

Parità? Giustizia? Sono grandi ideali, che però Wimbledon non sta rispettando, almeno non in questa circostanza. La disputa è sbagliata se ci si concentra di più sulla testa di serie di Roger Federer e Rafael Nadal che sul trattamento favorevole concesso ad Anderson e non a Kerber.

Ahimè, il tennis ancora una volta ha commesso una sciocchezza (è toccato a Wimbledon) proprio prima di uno Slam. La morte, le tasse e l’autolesionismo del tennis alla vigilia di uno Slam. Un storia vista e rivista.

The wrong argument

La fortuna del sorteggio: Wimbledon 2019 (donne)

di Chapel Heel // HiddenGameOfTennis

Pubblicato l’1 luglio 2019 – Traduzione di Edoardo Salvati

Come d’abitudine per gli Slam, ho eseguito una simulazione (con la mia variante Elo) di 100.000 configurazioni del tabellone principale, utilizzando lo stesso metodo che gli organizzatori usano per assegnare ai giocatori la loro posizione. L’ho poi confrontata con la previsione per il torneo su base Elo rispetto al tabellone effettivo.

La tabella mette a confronto la previsione effettiva del tabellone con i risultati dalle simulazioni di rimescolamento, in modo da avere alcune indicazioni sull’accessibilità del tabellone effettivo rispetto alle altre configurazioni. Tonalità di rosso (e arancione) evidenziano la sfortuna della giocatrice. Al contrario, tonalità di verde rappresentano la fortuna ricevuta nel tabellone effettivo, in riferimento a un particolare turno. Il giallo simboleggia neutralità, e si può di fatto ignorare qualsiasi valore superiore o inferiore allo 0.2%.

Come per il tabellone di singolare maschile, per una presentazione più compatta rispetto al passato ho riportato nella tabella solo le teste di serie, e organizzato nella tabella successiva quelle giocatrici fuori dalle teste di serie per le quali c’è stata un’incidenza degna di nota (almeno l’1% di segno positivo o negativo).

I benefici si concentrano interamente nel mezzo del tabellone, mentre tutto lo svantaggio si riversa sui quarti più esterni.

Il tabellone effettivo sembra favorire più di tutte Kiki Bertens, anche se la fortuna per lei arriva fino alle opportunità di semifinale. Petra Kvitova e Karolina Pliskova hanno un vantaggio maggiore fino alle semifinali, e nel caso di Pliskova anche oltre (come se ne avesse effettivamente bisogno dopo aver vinto a Eastbourne). Angelique Kerber è la giocatrice che, in generale, ha avuto più sfortuna, ma è Ashleigh Barty ad aver visto la sua probabilità di finale e di vittoria diminuire più drasticamente in finale e per la vittoria.

IMMAGINE 1 – Confronto tra tabellone effettivo e simulazioni per le teste di serie

Effetti di rilievo su una selezione di giocatori fuori dalle teste di serie

Non sarebbe male se Margarita Gasparyan (che però ha un secondo turno impegnativo con Elina Svitolina, n.d.t.) e Barbora Strycova (che ha appena vinto al primo turno, n.d.t.) potessero avvantaggiarsi della loro probabilità aggiuntiva, per quanto ridotta, per cercare di arrivare fino ai quarti di finale.

IMMAGINE 2 – Effetti della casualità del sorteggio su alcune non teste di serie

Luck of the Draw: Wimbledon 2019 (Women)

Identificare chi è sottovalutato attraverso Elo per i circuiti minori

di Jeff Sackmann // TennisAbstract

Pubblicato l’8 gennaio 2019 – Traduzione di Edoardo Salvati

Ho rivisto le mie valutazioni Elo (maschili e femminili) per fare in modo che incorporino con maggiore precisione il rendimento di quei giocatori che trascorrono più tempo sul circuito Challenger e di quelle giocatrici che gravitano nei tornei dei vari livelli ITF (da quest’anno sotto il nuovo nome di World Tennis Tour, n.d.t.). In precedenza, utilizzavo solo le partite del tabellone principale dei tornei del circuito maggiore. Per i giocatori di vertice, la differenza è marginale, perché non solo Novak Djokovic e Simona Halep non giocano partite nei tornei di fascia inferiore, ma è anche raro che affrontino avversari impegnati più spesso in quelle categorie di competizione. Per i giocatori di secondo livello però l’effetto può essere sostanziale.

Il sistema Elo valuta i giocatori in funzione della qualità degli avversari. Un giocatore che ne batte uno bravo con una valutazione alta vedrà la propria valutazione aumentare con decisione. Battendone invece uno debole, la valutazione migliorerà di poco. In sostanza, Elo guarda a ciascun risultato chiedendosi quanto, sulla base dello stesso, è necessario correggere la valutazione precedente. Quando Bianca Andreescu ha battuto Caroline Wozniacki nel torneo di Auckland a inizio stagione, Elo ha reagito alzando la valutazione di Andreescu di un ampio margine, penalizzando contestualmente Wozniacki per una sconfitta più che canonica. Dopo un risultato più prevedibile come la vittoria di Djokovic contro Damir Dzumur a Doha, la valutazione quasi non si sposta.

L’affidabilità di Elo

Comprendere il funzionamento di base del sistema è importante, ma l’aspetto che più mette d’accordo gli appassionati è l’affidabilità. L’algoritmo genera valutazioni dei giocatori più accurate (da cui pronostici più precisi) rispetto alla classifica ufficiale, maschile o femminile, cioè uno degli altri tentativi di valutare i giocatori. Ora, la classifica Elo è disponibile per un ben più ampio numero di giocatori.

Una delle funzioni di Elo per me più utili è la possibilità di identificare quei giocatori la cui classifica ufficiale non riflette ancora l’effettivo stato di forma. Ad esempio, qualche mese fa ho scritto del fatto che Daniil Medvedev ha raggiunto i primi 10 nelle valutazioni Elo, pur non essendoci riuscito nella classifica ufficiale (al momento è 13esimo, suo massimo in carriera, n.d.t.). Per la maggior parte dei giocatori, entrare nei primi 10 della valutazione Elo significa prima o poi replicare l’impresa nella classifica ATP o WTA.

Altri due esempi di attualità sono Aryna Sabalenka e Ashleigh Barty, che Elo considera tra le prime tre giocatrici del circuito senza che siano però nelle prime 10 della classifica ufficiale. Forse è una visione troppo ottimista, e le distanze al vertice sono davvero ridotte, ma è un chiaro segnale che vale la pena tenere d’occhio queste due giocatrici (a controprova della bontà del sistema Elo, a distanza di pochi mesi Sabalenka è la numero 10 del mondo e Barty la numero 2, a seguito della recente vittoria del Roland Garros, n.d.t.).

Giocatori fuori dai primi 100

Ora che siamo in possesso di graduatorie Elo consolidate estese a più giocatori, cerchiamo di andare più a fondo. Per ciascun circuito, individuiamo giocatori e giocatrici al momento fuori dai primi 100 in possesso della valutazione più alta secondo la formula tra le due più sofisticata. Iniziamo dal circuito maschile (la tabella è aggiornata alla settimana del 17 giugno 2019 e differisce da quella della versione originale, n.d.t.).

Giocatore          Class ATP   Val Elo    
Berdych            108         28
Ferrer             135         30
Lopez              113         64
H. Chung           154         70
Kokkinakis         195         74
Pospisil           186         78
Tomic              100         81
Davidovich Fokina  132         83
Harrison           128         84
Baghdatis          136         86
Darcis             228         87
Paul               134         88
Kudla              109         92
Gojowczyk          123         93
Sinner             209         100
Sela               155         101
Majchrzak          114         102
Ymer               120         104
Marterer           173         105
Mahut              144         109

Si fa notare nell’elenco il numero di veterani. Le valutazioni Elo mantengono più a lungo la posizione rispetto alla classifica ufficiale, che tiene conto solo di 52 settimane di risultati. Questo perché, nonostante i continui aggiustamenti di Elo, le prestazioni di maggiore qualità, anche quando risalgono a più di 52 settimane, incidono sulle valutazioni attuali per un po’ di tempo. David Ferrer ha fatto fatica a mantenere uno stato di forma che gli consentisse di competere ai precedenti livelli, ma, secondo Elo, resta comunque molto pericoloso quando scende in campo (Ferrer si è poi ritirato dal professionismo durante il torneo di Madrid, n.d.t.). Per fortuna non ci sono solo veterani. Secondo Elo, giocatori come Thanasi KokkinakisAlejandro Davidovic Fokina, Mikael YmerTommy Paul hanno una valutazione migliore di quanto non dica la loro classifica.

Giocatrici fuori dalle prime 100

Anche nell’elenco femminile ci sono molte veterane, cioè giocatrici che riescono ad avere un rendimento elevato seppur non con la stessa frequenza di una volta (la tabella è aggiornata alla settimana del 17 giugno 2019 e differisce da quella della versione originale, n.d.t.).

Giocatrice     Class WTA  Val Elo     
Makarova       104        55
Rybarikova     141        56
Kuznetsova     102        59
Niculescu      137        74
Bonaventure    114        76
Minnen         126        78
Townsend       118        80
Vikhlyantseva  106        82
Rybakina       111        83
Boulter        125        84
Kostyuk        180        88
Errani         257        90
Kucova         149        101
Stosur         129        102
Begu           113        103
Lepchenko      121        104
Lottner        182        106
Haddad Maia    119        109
Kumkhum        107        112
McHale         109        113

Parte della ragione che impedisce a molte promesse di comparire in elenco è dovuta alla mia decisione di escludere gli ITF $25K. È il caso ad esempio della diciottenne Kaja Juvan (che ha poi perso al primo turno del Roland Garros da Sorana Cirstea dopo essere passata dalle qualificazioni, n.d.t.), che non ha giocato un numero sufficiente di partite sul circuito maggiore per entrare nell’elenco delle valutazioni Elo. L’anno scorso però ha ottenuto un record di 29-7 nei tornei ITF $25K, dove ha vinto anche le ultime 10 partite (nel 2019, al momento il record nella nuova categoria W25+ è di 15-3, n.d.t.).

Un altra problematica è data dal fatto che, solitamente, le più promettenti tra le giocatrici arrivano nelle prime 100 con più rapidità. Un’altra diciottenne, Dayana Yastremska, si è arrampicata in classifica dopo aver vinto a Hong Kong lo scorso autunno. È ora al 36esimo posto della classifica (avendo raggiunto la massima posizione al numero 32) e dopo 13 vittorie contro giocatrici tra le prime 100 nel 2018, Elo ha una valutazione ancora più ottimistica, affidandole il numero 21.

Continuerò ad aggiornare settimanalmente queste valutazioni Elo estese, oltre naturalmente a utilizzarle per ogni torneo del circuito maggiore e del circuito Challenger. Consultatele anche voi!

Identifying Underrated Players With Minor League Elo