Chi vince e chi perde in caso di sospensione della classifica

di Stephanie Kovalchik // StatsOnTheT

Pubblicato il 13 marzo 2020 – Traduzione di Edoardo Salvati

L’annuncio di una sospensione di sei settimane del circuito maschile è solo l’ultimo di una serie di sconvolgimenti del calendario tennistico causati dalla pandemia COVID-19. In assenza di decisioni in merito alla possibilità per i giocatori di conservare la classifica attuale, cerco di capire il possibile impatto di un eventuale scenario in cui, per entrambi i circuiti, la classifica rimane inalterata per un periodo di tempo prolungato.

Con il continuo aumento dei casi di contagio in tutto il mondo e con le drastiche misure necessarie per contenere la diffusione del virus, era inevitabile che le conseguenze ricadessero anche sul tennis. Con la sospensione del circuito maschile che dovrebbe terminare pochi giorni prima dell’avvio del Roland Garros, in programma il 24 maggio 2020, potrebbe essere proprio lo Slam di Parigi il prossimo grande evento sportivo di tennis vittima dell’emergenza.

Raziocinio?

Sia gli organizzatori dell’Indian Wells Master che l’ATP hanno definito queste scelte una “sospensione”, invece di considerarla un’immediata cancellazione. Da un punto di vista finanziario, ha senso mantenere aperta la possibilità dello svolgimento del torneo in altra data, prima di rinunciare definitivamente al potenziale indotto economico associato. Con il passare del tempo però, e con il rinvio di altri tornei, la fattibilità di un deferimento si fa sempre più remota.

Di fronte a una situazione così drammatica, gli organismi decisionali dei due circuiti dovrebbero agire razionalmente e pianificare la gestione di un calendario fortemente accorciato. E uno dei temi più spinosi da affrontare è certamente la classifica dei giocatori.

Al momento sono solo congetture, ma sembra ragionevole ipotizzare che non ci saranno penalizzazioni per i tornei che sono stati cancellati (se così sarà perché non verranno effettivamente recuperati). In questo caso, l’impatto minore arriverebbe dal permettere ai giocatori di conservare la classifica alla viglia di Indian Wells.

Sarebbe una soluzione equa?

Un modo per valutare l’equità di una sospensione della classifica è di verificare quanto le posizioni in classifica variano in un periodo di tempo prolungato. L’immagine 1 mostra il cambiamento in un anno della classifica di quei giocatori che sono entrati almeno tra i primi 250 negli ultimi venti anni. I segmenti rappresentano lo scarto interquartile della variazione rispetto all’età dei giocatori. I grafici sono raggruppati per posizione massima in classifica.

Primi 10

Prendiamo la dinamica associata ai primi 10. Quando sono giovanissimi, il guadagno in classifica è normalmente di qualche centinaio di punti. Tra i venti e i venticinque anni raggiungono e si assestano sul livello di gioco più alto, rendendo quasi nulla la variazione anno su anno. Superati i trent’anni, inizia la fase discendente ed è più probabile assistere a una perdita più sostanziale di posizioni in classifica da un anno all’altro.

IMMAGINE 1 – Stabilità nella classifica maschile con la variazione su un anno delle posizioni dei giocatori, dal 2000 al 2020 (scarto interquartile)

Sono tutte tendenze che si può pensare di prevedere. E, in termini di generale crescita in classifica per fascia di età, l’andamento per i primi 10 è simile a quello di giocatori con una carriera meno ricca di successi: un maggior guadagno di posizioni nei primi anni sul circuito, una progressione stabile tra i venti e i trent’anni, seguita da una fase di declino nella parte finale. Per i giocatori che occupano le parti basse della classifica però, un avanzamento di posizioni nei primi anni non è mai altrettanto importante e nel periodo apicale è più probabile assistere a spostamenti minimi verso l’alto o verso il basso.

Donne

Nonostante parziali differenze nel sistema di assegnazione di punti per la classifica maschile e quella femminile, lo stesso meccanismo si ripete per le giocatrici.

IMMAGINE 2 – Stabilità nella classifica femminile con la variazione su un anno delle posizioni delle giocatrici, dal 2000 al 2020 (scarto interquartile)

Quali sono le implicazioni?

Abbiamo una chiave di lettura su quali giocatori trarrebbero probabilmente maggiori benefici o, viceversa, maggiori svantaggi dalla mancata opportunità di cambiare la loro classifica.

Djokovic e Federer

All’età di 32 anni, il numero 1 del mondo Novak Djokovic è in quell’intervallo della curva in cui rimanere al vertice per lunghi periodi vorrebbe dire andare contro pronostico. I giocatori tra i primi 10 a questo punto della carriera perdono tipicamente dieci di posizioni in un solo anno.

La situazione sarebbe ancora più precaria per i 38 anni di Roger Federer. A quell’età, non sono molti i giocatori a rimanere competitivi ad alto livello e quelli che riescono a non subire infortuni possono comunque attendersi di perdere quindici posizioni in un anno. In realtà, dopo aver compiuto trent’anni, Federer ha perso anche fino a quattordici posizioni in 52 settimane. Dovesse Federer tornare alla ribalta dopo l’operazione al ginocchio, sarebbe doppiamente fortunato in caso di sospensione della classifica.

IMMAGINE 3 – Variazione di classifica nell’arco di 52 settimane per quattro giocatori di vertice, con possibili guadagni e perdite attesi in caso di mancate opportunità nei prossimi mesi

Thiem e Auger-Aliassime

Quando riprenderanno le competizioni, saranno giocatori come Dominic Thiem che si trovano nel pieno della carriera ad aver avuto meno da perdere grazie al mantenimento della posizione attuale.

Sono invece giocatori in ascesa come Felix Auger-Aliassime, al momento il numero 20 del mondo a soli diciannove anni, che subiranno le conseguenze più negative di un’interruzione della classifica. Solitamente, in questo passaggio del loro percorso, giocatori destinati a entrare tra i primi 10 hanno guadagnato tra le 25 e le 150 posizioni della classifica in un solo anno. Ci si può fare un’idea nel grafico dal numero e dalla intensità degli incrementi che Auger-Aliassime ha collezionato, con guadagni annuali anche da 125 fino a 150 posizioni negli ultimi due anni.

Certezze e incertezze

La contrapposizione delle traiettorie di questo gruppo di giocatori obbliga a valutare se una stima della classifica non sarebbe un sistema più equo al momento della ripresa dei circuiti dopo una lunga sospensione. Se ad esempio non si torna a giocare prima di sei mesi, ci aspettiamo davvero che tutti i giocatori e le giocatrici siano in grado di mostrare lo stesso livello della loro attuale classifica?

Non credo che lo faremmo e sapremmo probabilmente chi dovrebbe trovarsi più in alto o più in basso rispetto all’età e alla forma più recente. Di sicuro però giocatori e appassionati non accetterebbero cambiamenti alla classifica che non siano legati a risultati effettivi. Ciò che è meno certo è quanto dovremo aspettare prima di vedere di nuovo delle partite su un campo da tennis.

Winners and Losers of a Rankings Hiatus

Gli effetti della riduzione del numero di teste di serie negli Slam

Adam Coti // PureFreedom

Pubblicato il 18 gennaio 2018 – Traduzione di Edoardo Salvati

Introduzione

Prima dell’inizio degli Australian Open 2019, sembrava che, dopo diciotto anni di stabilità, il numero di teste di serie negli Slam sarebbe stato ridotto della metà, da 32 a 16. In questo modo, le fasi iniziali del torneo avrebbero avuto partite più competitive. In prospettiva storica, sarebbe stato davvero così? Con un ritorno a tabelloni a 16 teste di serie, ci sarebbero state più vittorie a sorpresa nei primi turni? 

L’analisi che segue riguarda 30.408 partite maschili e femminili negli Slam nel periodo dal 1988 al 2017, nella volontà di trovare una risposta. Inoltre, sarebbe utile cercare di capire quanto spesso le teste di serie più alte o giocatori o giocatrici con classifica più alta riescono effettivamente a vincere in qualsiasi delle loro partite Slam. Sulla probabilità di un favorito di vincere incide il turno in cui si gioca la partite? I giocatori favoriti hanno più probabilità di vincere delle giocatrici favorite? Tre tabelle nella parte conclusiva dell’analisi forniscono qualche chiarimento al riguardo. 

La frequenza di vittoria delle teste di serie per turno di gioco

Dal 1988, quando gli Australian Open hanno allargato il tabellone principale a 128 giocatori, fino al Roland Garros 2001, ci sono stati 54 Slam con 16 teste di serie, rispetto ai 66 Slam fino a tutto il 2017 con 32 teste di serie. Per facilitare un confronto più immediato, i risultati di quest’ultimo gruppo sono stati suddivisi in due sottoinsiemi di teste di serie, 1—16 e 17—32.

È importante notare che questi dati rappresentano medie basate sull’esito di tutte le partite negli Slam. Non si considera come è stato ottenuto il passaggio del turno, se da una vittoria o con un ritiro prima o durante la partita. Si tratta semplicemente del calcolo di quanti giocatori di ciascuna categoria sono rimasti dopo ogni turno. 

Tabellone Maschile

IMMAGINE 1 – Prime 16 teste di serie del tabellone maschile rimaste dopo ciascun turno, dal 1988 al 2017

Note:

  • per gli Slam con 16 teste di serie, il campione è composto da 6858 partite, mentre per gli Slam con 32 teste di serie è di 8382 partite
  • in media, un tabellone di 16 teste di serie ha avuto circa una testa di serie vittoriosa in meno dopo il primo e il terzo turno 
  • la discrepanza più ampia è al secondo turno, come mostrato anche dalla distanza maggiore tra le due linee del grafico
  • dal quarto turno in avanti, l’impatto della riduzione delle teste di serie diminuisce gradualmente.

Tabellone Femminile

IMMAGINE 2 – Prime 16 teste di serie del tabellone femminile rimaste dopo ciascun turno, dal 1988 al 2017

Note:

  • per gli Slam con 16 teste di serie, il campione è composto da 6858 partite, mentre per gli Slam con 32 teste di serie è di 8382 partite
  • l’impatto complessivo del numero di teste di serie non è così rilevante come tra gli uomini, come mostrato da una distanza più ravvicinata tra le due linee del grafico 
  • le discrepanze più importanti, e quasi identiche, sono nel terzo e nel quarto turno.

La competitività delle partite degli Slam

In ogni partita di uno Slam, il favorito può essere determinato in modo oggettivo o tramite le teste di serie o in termini di classifica ufficiale. Vale a dire, se giocano due teste di serie, il giocatore con la testa di serie più alta è il favorito. Se invece giocano due giocatori fuori dalle teste di serie, il favorito è quello con la classifica più alta. In ultimo, se una testa di serie gioca contro un giocatore senza testa di serie, il favorito è la testa di serie. 

Sulla base di queste premesse, quanto spesso il giocatore favorito vince poi la partita in uno Slam? Le tabelle che seguono illustrano la tematica per anno, torneo e turno. 

Per Anno

IMMAGINE 3 – Percentuale di vittoria di favoriti e favorite negli Slam per anno, media mobile di tre anni dal 1988 al 2017

Note:

  • per ciascun anno il campione include tutti gli Slam per un totale di 508 partite per il tabellone maschile e per quello femminile 
  • la frequenza di vittoria del favorito e della favorita si è mossa, generalmente, in direzione opposta nell’ultimo decennio
  • per gli uomini, il punto di flesso si è verificato intorno alla fine degli anni ’90, quando a un declino costante del rendimento dei favoriti è seguito l’inizio di una tendenza di stabile risalita.
  • per le donne, nell’ultimo decennio la percentuale di vittoria delle favorite si è attestata su un declino costante.

Per Torneo

IMMAGINE 4 – Percentuale di vittoria di favoriti e favorite negli Slam per torneo, dal 1988 al 2017

Note:

  • per ciascuno Slam, il campione di partite è di 3810 per tabellone maschile e per tabellone femminile
  • per le donne, le favorite vincono più spesso agli US Open, mentre è al Roland Garros che si verifica il maggior numero di vittorie a sorpresa
  • per gli uomini, i favoriti vincono più spesso agli Australian Open, mentre è a Wimbledon che subiscono più sconfitte a sorpresa.

Per turno

IMMAGINE 5 – Percentuale di vittoria di favoriti e favorite negli Slam per turno, dal 1988 al 2017

Note:

  • le favorite vincono con più continuità nei primi turni rispetto agli uomini, anche se poi sono soggette a più sconfitte in semifinale e finale
  • il turno in cui i favoriti vincono più spesso è il quarto, mentre per le donne è il terzo.

Riconoscimenti

La fonte della maggior parte dei dati grezzi utilizzati nell’analisi è il database dei risultati delle partite del circuito maschile compilato e messo a disposizione da Jeff Sackmann. In caso di dati mancanti, ho fatto riferimento al sito ufficiale dell’ATP e della WTA. Chi volesse approfondire, può scaricare il file Microsoft Excel con i dati grezzi che ho raccolto. 

The Effect of Reducing the Number of Seeds at Tennis Majors

Le regole proposte da Charles Dodgson per i tornei di tennis

di Peter Ellis // FreeRangeStatistics

Pubblicato l’1 febbraio 2020 – Traduzione di Edoardo Salvati

In un precedente articolo, ho analizzato l’impatto dell’assegnazione delle teste di serie in un torneo di tennis. Le teste di serie sono uno dei modi per aumentare la probabilità che i giocatori più forti arrivino nelle fasi conclusive di una competizione a eliminazione diretta, portando a esiti più giusti e a maggiori possibilità di riservare gli scontri più entusiasmanti per la fine del torneo. In sostanza, l’obiettivo è ovviare a questo problema:

In un torneo di Lawn Tennis a cui, quasi per caso, mi capitò di assistere tempo fa, fu portato alla mia attenzione l’attuale metodo di assegnazione dei premi dalle lamentele di uno dei giocatori, che era stato battuto (e aveva conseguentemente perso ogni possibilità di vincere un premio) nei turni iniziali, e che aveva dovuto subire l’umiliazione di vedere conquistare il premio del secondo classificato da un altro giocatore, che lui sapeva essere ben inferiore.

L’episodio appena descritto portò Charles Dodgson, illustre matematico del diciannovesimo secolo dell’Università di Oxford, a proporre un’alternativa all’allora in voga sistema di eliminazione diretta senza teste di serie. Il suo trattato sul tema dal titolo “ LAWN TENNIS TOURNAMENTS: The True Method of Assigning Prizes with a Proof of the Fallacy of the Present Method” si trova alla pagina 1082 dell’opera omnia. Naturalmente, Dodgson è più conosciuto al mondo come autore a tempo perso di libri per bambini con lo pseudonimo di Lewis Carroll, le cui opere includono il capolavoro “Le avventure di Alice nel paese delle meraviglie”, “ Attraverso lo specchio e quel che Alice vi trovò”, “La caccia allo Snark” e il giustamente dimenticato “Sylvie e Bruno”.

Gli elementi di base

Ecco gli elementi di base del sistema elaborato da Dodgson, descritto per un torneo a 32 giocatori:

  • viene tenuto un elenco in cui alla fine di ciascuna partita, accanto a ogni nome si scrive il nome del giocatore o dei giocatori che gli sono stati superiori, o in virtù di una vittoria diretta, o perché hanno battuto qualcuno che a sua volta ci è riuscito (vale a dire se A batte B e B batte C, A e B sono entrambi superiori a C). Non appena accanto al nome di un giocatore ce ne sono altri tre a lui superiori, quel giocatore è cancellato dalla lista
  • nella prima giornata di competizioni, c’è solo una partita per giocatore, con i 32 giocatori che sono accoppiati a due a due a formare 16 coppie
  • per il secondo giorno […] i 16 giocatori che hanno vinto la prima partita sono accoppiati tra di loro, così come i 16 che hanno un superiore (coloro che perdono in quest’ultimo gruppo di coppie avranno 3 superiori ciascuno, e verranno quindi eliminati dalla lista). Per tutte le altre partite i giocatori sono accoppiati allo stesso modo, prima quelli che non hanno mai perso, poi quelli con un superiore e così via, cercando di evitare, quanto possibile, di accoppiare due giocatori che hanno un superiore in comune
  • alla metà del terzo giorno, sono rimasti solo due giocatori senza sconfitte […] e questi due hanno una partita da giocare per tutto il quarto giorno
  • alla fine del quarto giorno si conosce il nome del giocatore che ha vinto il primo premio (grazie allo stesso processo di eliminazione usato nel metodo in vigore): i restanti giocatori sono accoppiati secondo le medesime regole, per le due partite da disputare al quinto giorno.

Teoria contro realtà

L’essenza di questo procedimento è che nessun giocatore è eliminato fino a che non è certo che non sia tra i migliori tre, perché gli eliminati hanno almeno tre superiori da cui hanno perso direttamente o che hanno battuto qualcuno che li ha battuti. Così i migliori tre sono in grado di surclassare tutti gli altri.

Un’osservazione interessante è che, secondo le regole di Dodgson, non serve che il numero di giocatori sia in potenza di due, come nel caso di un classico torneo a eliminazione diretta in cui gli organizzatori vogliono evitare situazioni di bye a senso unico.

Dodgson sostiene che la sua proposta dà garanzia di assegnare con accuratezza il primo, secondo e terzo premio ai migliori tre giocatori. Questa si basa però su alcune ipotesi chiave:

  • la superiorità è transitiva, quindi se A è superiore a B e B a C, allora A è superiore a C
  • la superiorità è deterministica, coerente e costante.

Naturalmente, il mondo reale opera con altri canoni. Ci si interroga quindi sulla bontà del metodo di Dodgson nel momento in cui i risultati delle singole partite non sono costanti e sono incoerenti tra loro, in linea con quanto emerso dalle realistiche simulazioni con valutazioni Elo che ho usato in precedenza. Per scoprirlo, ho simulato tornei impostati secondo le regole di Dodgson con le stesse 128 giocatrici di vertice dal 1990 dei tornei più convenzionali della scorsa analisi. Il codice che ho scritto permette di scegliere l’esito di singoli scontri tra giocatrici, da un lato in senso deterministico (cioè la giocatrice con la valutazione più alta ha garanzia di vincere, come nella dimostrazione a 32 giocatori di Dodgson), dall’altro in senso realisticamente probabilistico (la probabilità di vittoria è casuale, ma legata comunque alla valutazione Elo delle due giocatrici).

Risultati

Se le vincitrici sono deterministici, si arriva a un risultato come quello illustrato da Dodgson

Non deve sorprendere che il suo metodo assegni correttamente i premi in un torneo a 32 giocatori con esiti deterministici delle partite, vista la notevole abilità matematica che possedeva. Ero curioso di vedere se avesse funzionato in presenza di molti più partecipanti, e ho trovato che le sue regole (con modifiche minime) identificano nel giusto ordine i tre giocatori, a cui assegnano i primi tre premi, 100 volte su 100 diverse simulazioni.

Anche un torneo a eliminazione diretta con esito deterministico delle partite e con una corretta attribuzione delle teste di serie farà emergere con precisione le quattro migliori giocatrici il 100% delle volte. Credo che Dodgson pensasse che non si potesse fare affidamento su una conoscenza aprioristica del livello dei giocatori, escludendo quindi la possibilità di un torneo con teste di serie. Di sicuro, l’unico confronto che ha fatto è tra il suo metodo e un tabellone senza teste di serie.

È da notare che nel torneo ipotizzato da Dodgson serviranno all’incirca il doppio delle partite (con variazione a seconda dell’efficienza del tabellone, anche se in media nelle mie simulazioni le partite sono state 240) di un torneo a eliminazione diretta (che ha bisogno di 127 partite per 128 giocatori).

I risultati non sono così puntuali nello scenario in cui le vittorie sono realisticamente probabilistiche

In presenza di esiti non deterministici ma dipendenti dal caso e legati alla differenza di bravura associata alle valutazioni Elo, il metodo di Dodgson non è valido quanto avrebbe sperato. Naturalmente, si tratta sempre di un modello realistico. Anche nel periodo di dominio totale, Steffi Graf (la giocatrice con la valutazione massima tra quelle prese in esame per gli anni ’90) poteva comunque avere qualche probabilità di perdere contro altre giocatrici di vertice in una qualsiasi partita, come visto nel grafico che qui ripropongo.

IMMAGINE 1 – Probabilità di alcune giocatrici tra le prime 128 di battere Graf alla fine del 1990 sulla base delle valutazioni Elo

Efficacia delle teste di serie_2 - settesei.it

Il grafico dell’immagine 2 mostra i risultati di una simulazione di 1000 tornei giocati secondo le regole di Dodgson, con realistiche probabilità di vittoria e sconfitta (quindi non solo 1 e 0). Alcune conclusioni che si possono derivare:

  • le giocatrici di vertice vincono il torneo il 57% delle volte
  • il 36% delle volte giocano la finale le prime due giocatrici e il 23% delle volte vince la testa di serie numero 1
  • le prime tre giocatrici vincono i primi tre premi partita nell’ordine giusto solo il 7% delle volte.

Nel modello deterministico di Dodgson, per queste tre casistiche la probabilità è del 100%.

IMMAGINE 2 – Rendimento delle regole proposte da Dodgson in termini di probabilità della prima, seconda e terza giocatrice di finire il torneo nella giusta posizione

L’efficacia delle valutazioni Elo

Nel modello probabilistico, gli esiti del torneo secondo le regole di Dodgson sono simili a quelli di uno a eliminazione diretta con teste di serie, come ho scritto in precedenza. Ad esempio, in un tabellone con teste di serie, Graf, la giocatrice più forte, vinceva il 60% dei tornei e le prime due giocatrici erano in finale il 42% delle volte. È un risultato marginalmente migliore, rispetto a quanto ottenuto con le regole di Dodgson, in circa la metà delle partite, a evidenza dell’efficacia dell’utilizzo di informazioni aprioristiche sulla bravura delle giocatrici per la determinazione delle teste di serie.

Attuazione

Metodologia

Applicare le regole di Dodgson in modo che fossero sostenibili su un più ampio campione di tornei, su esiti casuali di partite e su risultati non coerenti e non transitivi è stato tutt’altro che banale.

Alcune decisioni:

  • per le coppie iniziali di giocatrici (e gli scontri successivi) ho proceduto casualmente anziché in ordine alfabetico secondo il cognome
  • ho abbandonato l’idea di “turno”, concentrandomi invece sulla successiva partita individuale da giocare, mettendo insieme, ove possibile, giocatrici con lo stesso numero di game giocati e di sconfitte
  • ho introdotto un concetto di “giocatrice scomoda” per un qualsiasi momento, vale a dire una giocatrice che ha giocato meno game delle altre e ha il minor numero di avversarie legittime disponibili a parità di sconfitte, evitando rivincite, etc. Trovare una partita per la giocatrice scomoda è diventata la priorità in ogni iterazione della mia simulazione
  • in alcune circostanze, ho dovuto permettere partite tra giocatrici che avevano giocato, a quella data, un diverso numero di game. Esiste probabilmente una soluzione che non richiede di farlo, ma non ho avuto tempo di cercarla

E ancora:

  • non sono riuscito neanche a escogitare un sistema pratico per il requisito “cercando di evitare, quanto possibile, di accoppiare due giocatori che hanno un superiore in comune”. Tranne che per occorrenze insolite, ho escluso le rivincite così da evitare che l’algoritmo si bloccasse
  • con risultati non deterministici e consentendo le rivincite dove inevitabile, sono emerse alcune contraddizioni da gestire con cautela. Ad esempio, una giocatrice può diventare superiore a se stessa (se A è battuta da B e poi B è battuta da A in una rivincita, la futura A è ora superiore alla passata A, un caso che ho evitato di considerare nel conteggio)
  • è possibile che le ultime quattro giocatrici rimaste abbiano 3 superiori ciascuna come risultante di una singola partita verso la fine del torneo, rendendo il piazzamento non chiaro. Di fronte a questa evenienza, ho suddiviso il primo posto ex-aequo, anche se semifinali e finale sarebbero più realistiche
  • allo stesso modo, può succedere che la giocatrice 2 e 3 (delle tre rimanenti) siano eliminate in un solo passaggio. Questo significa nessuna finale e un play-off per definire il secondo posto.

Interessante e valido, ma di difficile adozione

In ogni caso, si è trattato di un esperimento divertente. Sono soddisfatto del buon funzionamento di questo metodo per lo svolgimento di un torneo, anche al costo di dover giocare quasi il doppio delle partite di un torneo a eliminazione diretta. E, tutto sommato, anche con esiti di partite realisticamente incerti e non costanti. Non è ovviamente perfetto come l’ideale mondo deterministico descritto nel trattato originario di Dodgson. Come il precedente elenco di decisioni e insidie mostra, l’analisi però può complicarsi molto facilmente. Ci sono parecchi casi insoliti e al limite su cui non mi sono soffermato in dettaglio.

A mia conoscenza, il metodo di Dodgson non è mai stato usato per determinare il tabellone di un effettivo torneo, anche se ci sono state alcune simulazioni simili a questa. Non sono sicuro di quanto le intenzioni dello stesso Dodgson fossero serie. Sempre nel trattato accenna alla possibilità di eliminare i set nel tennis a favore in un sistema più semplice come “il primo giocatore che vince 14 game, o che va avanti di 9, vince la partita”. Dubito però che si aspettasse ragionevolmente una calorosa accoglienza delle sue proposte. Vale comunque la pena notare che l’autore del trattato è la figura professionale Charles Dodgson, appassionato di matematica ricreativa, e non Lewis Carroll, autore di libri per bambini.

Diciamo che, come per molte altre sue opere, la pubblicazione ha un merito. Non mi sbilancerei però a suggerirne l’adozione integrale per i moderni tornei di tennis.

Analysing the effectiveness of tennis tournament seeding

Punteggi di set più probabili per combinazione di giocatrici al servizio

di Stephanie Kovalchik // StatsOnTheT

Pubblicato il 22 febbraio 2020 – Traduzione di Edoardo Salvati

Nel suo rientro al professionismo dopo quasi otto anni, Kim Clijsters ha impressionato per aver costretto Garbine Muguruza al tiebreak del secondo set, nel quale nessuna delle due vinceva più del 60% dei punti al servizio. Mi sono chiesta qual è la probabilità di un tiebreak in questi casi. Nell’analisi che segue, ho utilizzato un semplice modello Monte Carlo per verificare i punteggi di set più probabili per diverse combinazioni di giocatrici al servizio.

Nella prima partita giocata da Clijsters a livello professionistico al Dubai Championships, in molti si sono stupiti del punteggio ottenuto contro una giocatrice che aveva da poco disputato la finale agli Australian Open. Anche se spesso chi è al commento considera il tiebreak un esempio di due giocatrici che hanno avuto un rendimento sostanzialmente identico nel set, ci sono molte situazioni che possono portare a un tiebreak e non tutte soddisfano quella condizione.

Ad esempio, nel secondo set della partita in questione Clijsters e Muguruza sono riuscite in un break per parte, con Clijsters che ha vinto solo il 52% dei punti al servizio rispetto al 59% di Muguruza. Di fronte a quelle statistiche, ho cercato di capire se la fortuna ha in parte aiutato Clijsters a mantenere il set così in equilibrio.

Tutti i possibili punteggi

Mediante la simulazione di un set, ho esaminato la probabilità di tutti i possibili punteggi per diverse combinazioni di giocatrici. Per ciascuna occorrenza, ho ipotizzato una percentuale di punti al servizio costante durante il set. Si tratta di una semplificazione (nel gergo statistico del tennis, l’ipotesi indipendente e identicamente distribuita) che però fornisce una base di partenza utile, oltre a essersi rivelata ragionevolmente rappresentativa della prestazione della maggior parte delle giocatrici in un set qualsiasi.

Il grafico dell’immagine 1 è una mappa di calore dei risultati. Sull’asse dell’ordinate troviamo la bravura al servizio della giocatrice che ha vinto il set, mentre sull’asse delle ascisse il corrispondente livello della giocatrice che ha perso il set. Ciascun pannello corrisponde a un diverso punteggio finale per la giocatrice che perde il set, o alla probabilità di un tiebreak, se lo si raggiunge. La somma di tutte le celle nella stessa posizione della griglia per i sette i pannelli è uguale a 100.

IMMAGINE 1 – Possibile numero di game vinti dalla giocatrice che perde il set per ciascuna combinazione di punti vinti al servizio dalla vincitrice del set (ordinate) e dalla perdente del set (ascisse), in un intervallo dal 55 al 95%

Se incrociamo quindi il 55% sull’asse delle ascisse e il 60% su quello delle ordinate, la probabilità di un tiebreak nel secondo set tra Clijsters e Muguruza a Dubai era solo dell’11%. Con questi numeri era più probabile infatti che Muguruza avrebbe vinto il set per 6-4 6-3.

Come mai?

Spostandosi da sinistra verso destra, la probabilità di un tiebreak aumenta quando le giocatrici hanno un simile rendimento al servizio, quello che nella terminologia di Klaassen e Magnus è un piccolo “malus”. Nella tabella il malus è 0 lungo le diagonali e cresce all’aumentare della distanza dalle diagonali.

L’equilibrio nel rendimento al servizio però non è l’unico aspetto. Il fattore più importante anzi è la bravura complessiva al servizio tra le giocatrici, che può essere sintetizzata con la percentuale combinata di punti vinti al servizio. Sempre per Klaassen e Magnus, si tratta del concetto di “bonus”. Nel secondo set tra Clijsters e Muguruza il bonus era solo di 111, abbastanza basso per giocatrici di quella caratura. Nell’immagine 1, il bonus aumenta spostandosi verso l’alto (per la giocatrice che vince il set) e verso destra (per la giocatrice che lo perde).

A parità di qualsiasi riga del grafico, notiamo che la probabilità di un tiebreak, o in questo caso muoversi verso l’ultimo pannello di destra, aumenta all’aumentare del rendimento al servizio della giocatrice che perde il set. Sarebbe molto sorprendente per una giocatrice con il 95% dei punti vinti al servizio perdere il set ma, dovesse accadere, sarebbe quasi con certezza in un tiebreak.

Dedurre le probabilità dal punteggio

Si può anche procedere per punteggio invece che per prestazione al servizio delle giocatrici. Significa determinare la più probabile combinazione di percentuale di punti vinti al servizio con un punteggio dato del set, ad esempio 6-3. Nel caso di un tiebreak, osserviamo una maggiore concentrazione di probabilità negli alti valori dell’angolo superiore a destra. Le probabilità di quest’intervallo sembrano abbastanza uniformi, a enfasi del fatto che le giocatrici non devono avere un rendimento identico al servizio per arrivare al tiebreak.

IMMAGINE 2 – Possibile percentuale di punti al servizio delle due giocatrici dato un determinato punteggio finale del set. I pannelli da sinistra a destra mostrano i game vinti dalla giocatrice che perde il set

Uno dei motivi per i quali il tennis è uno sport che invita all’analisi statistica è il contenuto informativo che si può apprendere sul possibile risultato di una partita conoscendo solo il rendimento al servizio di una giocatrice contro un’altra. Un solo grafico è in grado di illustrare tutti i possibili esiti di set in una partita di tennis! Ovviamente, si potrebbe anche includere gli effetti generati da ipotesi non indipendenti e identicamente distribuite se sapessimo che alcune giocatrici, ad esempio, sistematicamente cedono alla pressione delle palle break. Spero comunque che sia un riferimento per chi vuole andare oltre il semplice punteggio di una partita.

Which Set Scores Are Most Likely for all Combinations of Servers?

L’effetto numero 1 o come il successo di Barty potrebbe scuotere il tennis femminile australiano

di Stephanie Kovalchik // TheConversation

Pubblicato il 3 febbraio 2020 – Traduzione di Edoardo Salvati

La vittoria di Sofia Kenin nella semifinale degli Australian Open 2020 ai danni di Ashleigh Barty ha certamente deluso le aspettative dei tifosi australiani. Dopo le premature sconfitte di Serena Williams e Naomi Osaka, le quote davano Barty come favorita. Kenin ha invece battuto anche Garbine Muguruza in finale per vincere il suo primo Slam ad appena 21 anni.

Distratti dall’importanza della conquista di uno Slam, è facile perdere di vista le esternalità positive del rendimento di una giocatrice sulla possibile crescita dello sport nei singoli paesi. Studi hanno concluso che quando una professionista raggiunge il vertice della classifica dominando per lunghi periodi, segue spesso uno sviluppo di talento tennistico nel suo paese di origine. Questo induce a pensare che il movimento femminile australiano potrebbe beneficiare nei prossimi anni della ribalta sulla scena di nuove giocatrici che cercano di replicare i successi di Barty.

Le numero 1 degli ultimi 35 anni

I risultati ottenuti da Barty lo scorso anno sono ragguardevoli, soprattutto considerando che la competizione tra le migliori sembra diventare sempre più intensa con il passare del tempo. Nel corso della sua esplosiva stagione 2019, è stata una presenza schiacciante, vincendo 57 partite su 70 e quattro tornei tra cui il suo primo Slam al Roland Garros e le Finali di stagione in Cina. È inoltre diventata la numero 1 mondiale, la prima australiana a riuscirci da Evonne Goolagong 43 anni fa. Anche dopo la sconfitta in semifinale, il margine su Karolina Pliskova, seconda in classifica, è abbondante.

Negli ultimi 35 anni, hanno raggiunto il primo posto della classifica 25 giocatrici da 14 paesi. Dal 1985 al 2005, il tennis femminile è stato appannaggio degli Stati Uniti, con sette diverse giocatrici che si sono alternate al numero 1. Il Belgio ne ha prodotte due, Francia, Germania, Spagna, Russia e Svizzera una a testa. Dal 2010, 11 giocatrici di 11 paesi hanno raggiunto il numero 1 (anche facilitate dagli alti e bassi della carriera di Williams).

IMMAGINE 1 – Sequenza delle giocatrici al numero 1 della classifica dal 1984

Grazie a giocatrici come Barty, la giapponese Osaka e la rumena Simona Halep, mai come prima la recente diversità al vertice del tennis femminile ha creato modelli emulativi per le aspiranti future professioniste di tutto il mondo. E il passato suggerisce che questo fattore è fondamentale per lo sviluppo del tennis nei paesi più piccoli (come il Belgio e la Serbia ad esempio) che mancano tradizionalmente di un seguito diffuso quanto quello di altri sport, e per il consolidamento di future generazioni di giocatrici in paesi con in cui il tennis è da sempre più radicato (come gli Stati Uniti, l’Australia e alcune nazioni europee).

Come le numero 1 hanno ispirato altre giocatrici nel mondo

Analizzando i sei paesi che, al di fuori degli Stati Uniti, hanno avuto una o più giocatrici al numero 1 dal 1990 al 2010 (in giallo nell’immagine 2), osserviamo diverse incoraggianti tendenze. In primo luogo, si assiste a un aumento delle giocatrici di un paese tra le prime 150 in coincidenza dell’ascesa al vertice di una connazionale o negli anni immediatamente successivi.

Belgio, Russia e Svizzera

In Belgio ad esempio, poco dopo il numero 1 di Kim Clijsters e Justine Henin nei primi anni 2000, altre giocatrici come Yanina Wickmayer e Kirsten Flipkens iniziarono a risalire la classifica. Il periodo di Maria Sharapova al numero 1 dalla seconda metà del 2000 coincise con ottimi risultati da parte delle compatriote Elena Dementieva e Vera Zvonareva e, ancora di più, Dinara Safina, anche lei numero 1 nel 2009.

Anche all’incredibile carriera di Martina Hingis fece seguito lo sviluppo di altre giocatrici svizzere, tra cui l’attuale numero 7 Belinda Bencic, che è stata pure allenata dalla madre di Hingis.

IMMAGINE 2 – Numero di giocatrici tra le prime 150 e le prime 30 per sei paesi con una giocatrice al numero 1 del mondo (il cui periodo è evidenziato in giallo)

Germania e Spagna

Si può anche vedere che due recenti numeri 1, la tedesca Angelique Kerber e la spagnola Muguruza, hanno guadagnato quella posizione quasi esattamente a distanza di 15 anni dall’ultima connazionale. Kerber ha seguito le orme di Steffi Graf, mentre Muguruza è stata preceduta da Arantxa Sanchez.

Stati Uniti

Negli Stati Uniti, molte giocatrici afro-americane, tra cui la quindicenne Cori Gauff, hanno fatto riferimento al successo delle sorelle Williams come motivazione maggiore nella decisione di intraprendere da giovanissime un percorso nel tennis. La pletora di giocatrici afro-americane tra le prime 150 è indicazione della capacità persuasiva dei risultati di Serena e Venus Williams su atlete come Madison Keys, Sloane Stephens, Gauff, Taylor Townsend, Whitney Osuigwe e Sachia Vickery.

Le ricadute positive generate dall’effetto numero 1

In qualsiasi sport, lo sviluppo di talenti in grado di competere ai livelli più alti è un processo complesso che richiede l’allineamento di molteplici fattori, dalla bravura di base delle giocatrici all’appoggio delle famiglie, della comunità, degli allenatori e delle federazioni nazionali.

Anche se il successo delle giocatrici di vertice è solo una variabile dell’equazione, è inserito in un concetto economico ben noto, quello della teoria della goccia (o trickle-down). Applicata allo sport, questa teoria postula che i risultati delle migliori possono arrivare a rappresentare una fonte motivazionale enorme per la base del movimento e spingere più persone a intraprendere quello sport. Nel tennis, l’andamento storico delle statistiche relative alla classifica mostra un chiaro effetto goccia generato dalle giocatrici che ottengono il primo posto, specialmente in quei paesi che non hanno mai avuto o non hanno avuto da decenni una giocatrice al vertice.

Quello che non emerge dalle statistiche è quanto la personalità e l’esempio di una numero 1 incide sullo sviluppo e sulla crescita delle giovanissime connazionali. Se nelle due settimane degli Australian Open si è avuto modo di conoscere meglio Barty, ci si è accorti che il suo gioco è solo parte della sua unicità. Simpatia e forza d’animo di fronte a trionfi e sconfitte la rendono universalmente apprezzabile e ne fanno ulteriore riferimento motivazionale per le giocatrici più giovani. Poche altre si sono probabilmente trovate in una posizione d’influenza così preminente e duratura per il loro paese e nel loro sport.

The No. 1 effect: why Ash Barty’s success could lead to a boom in women’s tennis in Australia

Un’analisi dell’efficacia del sistema di teste di serie

di Peter Ellis // FreeRangeStatistics

Pubblicato il 26 gennaio 2020 – Traduzione di Edoardo Salvati

Ispirato dagli Australian Open 2020, ho deciso di indagare in che modo il sistema di teste di serie e la distribuzione dei giocatori nel tabellone principale incidono sul risultato finale di un torneo. Probabilmente ritornerò sull’argomento, ma l’obiettivo odierno è di analizzare l’impatto dell’assegnazione delle teste di serie sulla probabilità per i più forti di vincere, arrivare in finale, in semifinale o nei quarti di finale.

Metto a confronto i risultati di simulazioni di tornei a eliminazione diretta tra questi giocatori in due tipologie di scenari, da un lato un posizionamento del tutto casuale nel tabellone in assenza di teste di serie, dall’altro l’introduzione di 32 teste di serie come accade nei tornei dello Slam.

L’immagine 1 mostra che la scelta della metodologia determina conseguenze differenti: l’adozione delle teste di serie comporta un aumento concreto della probabilità del migliore di vincere o dei due più forti di arrivare in finale, e ha rilevanza ancora maggiore ai fini della determinazione delle semifinali e dei quarti di finale.

IMMAGINE 1 – Impatto del sistema a teste di serie sul risultato che i migliori possono raggiungere

Distribuzione della bravura dei giocatori

Questo significa che, ad esempio, con 32 giocatori che ricevono una posizione speciale in tabellone grazie alla testa di serie, esiste una probabilità del 22% che in semifinale arriveranno i migliori quattro, rispetto una probabilità di solo il 2% con un tabellone casuale. In una assegnazione casuale, la probabilità di vedere i migliori otto nei quarti di finale è di fatto prossima allo zero, mentre in un tabellone con teste di serie succederà il 3% delle volte (che non è comunque molto spesso, aspetto che però non dovrebbe destare stupore tra coloro che seguono il tennis regolarmente). Di contro, la probabilità che le prime due teste di serie siano in finale è del 42% in un tabellone con teste di serie e solo del 20% in uno casuale.

Va sottolineato che questi risultati dipenderanno dalla distribuzione della bravura dei giocatori nello specifico torneo. All’estremo, se il più forte è in grado di dominare tutti gli altri, la presenza delle teste di serie non farà alcuna differenza per la vittoria finale.

Valori teorici di riferimento

Possiamo calcolare altri valori teorici come limiti di riferimento. Ad esempio, se i primi due giocatori fossero effettivamente invincibili contro chiunque tranne che l’altro, si incontrerebbero in finale il 100% delle volte in un tabellone con teste di serie e il 50% delle volte in un tabellone casuale. Qualsiasi valore inferiore (il 42% e il 20% nel nostro caso) identifica il divario tra un livello “decisamente” alto di questi due giocatori nei confronti degli altri e un livello “infinitamente” alto.

Stephanie Kovalchik ha scritto sulle conseguenze dell’ipotesi di riduzione da 32 a 16 teste di serie negli Slam (che non ha poi avuto seguito), in cui ha mostrato che i risultati sarebbero stati meno esatti rispetto a un sistema a 32 teste di serie, dove per esatto s’intende il raggiungimento del turno atteso da parte del giocatore in funzione della sua classifica.

Serie storica di risultati

Per procedere con l’analisi, ho utilizzato dati sulla bravura effettiva relativa dei giocatori ottenuti grazie al pacchetto {deuce} R codificato da Kovalchik. Mi serviva un intervallo realistico di valori sulla bravura che potessero essere applicati a scontri diretti come in un torneo reale. Ho scelto di concentrarmi su un preciso momento temporale invece di una sfida tra ere che, per esempio, avrebbe messo di fronte Margaret Court e Serena Williams. Onde evitare confusione con l’attualità, ho scelto la stagione femminile del 1990. L’immagine 2 riepiloga le prime 10 a fine 1990 sulla base della loro valutazione Elo.

IMMAGINE 2 – Prime 10 giocatrici per valutazione Elo a fine 1990

Tramite dati raccolti da Jeff Sackmann, Kovalchik fornisce le valutazioni Elo per ciascuna giocatrice per specifico momento temporale. Avevo già parlato di Elo in merito al Backgammon e al calcio australiano. Si tratta di un metodo molto efficace per fare valutazioni di giocatori rispetto all’effettivo rendimento, con il grande vantaggio di poterne derivare probabilità per un qualsiasi ipotetico scontro diretto.

La valutazione è oggetto di aggiustamenti incrementali in funzione della rispondenza tra situazione effettiva e probabilità derivate dalle valutazione Elo alla vigilia della partita. Questo ne fa un’indice utile e con capacità di correzione automatica, e facilmente integrabile in un modello statistico.

Per essere sicuro della corretta conversione delle valutazioni Elo di Kovalchik in probabilità, mi affido alla sua funzione elo_prediction() per la stima della probabilità di vittoria in ciascun accoppiamento. L’immagine 3 illustra mostra la probabilità di battere Steffi Graf da parte di una selezione di giocatrici classificate tra la posizione 2 e la 128 in termini di valutazioni Elo (Graf che, dall’inizio dell’era Open, è la giocatrice che la più alta valutazione assoluta).

IMMAGINE 3 – Probabilità di alcune tra le prime 128 di battere Graf alla fine del 1990

La simulazione dei tabelloni e risultati

Per completare la laboriosa attività di simulazione di tornei tra queste 128 giocatrici, ho scritto una funzione simulate_tournament() il cui principale argomento è una struttura dati di 128 righe di fila che rappresentano il tabellone, come nell’immagine 4.

IMMAGINE 4 – Funzione simulate_tournament()

Questo indica ad esempio che nel primo turno giocato (“round of 128”) Dianne Van Rensburg giocherà contro Carling Basset Seguso nella partita 1 (match 1). L’immagine 5 mostra il risultato filtrando per la partita 1 del secondo turno (“round of 64”)

IMMAGINE 5 – Partite del secondo turno della simulazione

Troviamo quattro giocatrici nella partita 1. Però una tra Van Resnburg e Seguso avrà perso nel primo turno, così come una tra Elna Reinach e Wiltrud Probst. Con un po’ di attenzione, l’oggetto brackets riesce a contenere l’intero tabellone principale, e può essere disegnato in modo che le prime 32 teste di serie siano allocate nei singoli quarti come richiesto da un tabellone a 32 teste di serie. Il resto del codice che ho scritto esegue questa simulazione per i due scenari di tabellone che ho individuato in precedenza.

Arriviamo ai risultati

La tabella riepiloga la distribuzione delle vincitrici. Non sorprende che Graf vinca più simulazioni di torneo di qualsiasi altra, 5454 su 10.000 con un tabellone casuale, e 5913 su 10.000 con un tabellone a 32 teste di serie. Anche in un periodo di dominio totale di Graf, ci sono comunque giocatrici (e non solo alcune tra quelle di vertice) con una probabilità di vittoria diversa da zero. Ed è questo che attrae le persone a seguire il tennis. È interessante come da Monica Seles (a quel tempo al terzo posto delle valutazioni Elo) a scendere, è più probabile che una giocatrice vinca il torneo simulato in un tabellone casuale invece che in uno con le teste di serie.

Vincitrice         Class.  No t.d.s.  32 t.d.s.
Graf               1       5454       5913
Navratilova        2       2089       2219
Seles              3       1064       1018
Sabatini           4       510        418
M.J. Fernandez     5       213        132
Martinez           7       110        66
Sanchez Vicario    6       113        63
Capriati           8       89         42
Maleeva Fragniere  9       66         34
Garrison           10      58         26 

Questo rimanda ai risultati evidenziati dal grafico dell’immagine 1 di inizio articolo. Spero presto di riprendere questa tematica e confrontare i due metodi con l’alternativa proposta da Charles Dodgson in “Lawn Tennis Tournaments. The True Method of Assigning Prizes with a Proof of the Fallacy of the Present Method”. Dodgson, che oltre a essere un matematico e logico trovò il tempo di dare vita a uno dei più importanti personaggi della letteratura inglese (in Alice nel paese delle meraviglie con lo pseudonimo di Lewis Carrol, n.d.t.), scriveva prima della diffusione del concetto di teste di serie. Propose un’alternativa al torneo a eliminazione diretta che a suo dire garantiva l’assegnazione esatta dei primi tre premi ai tre giocatori più forti. Il suo ragionamento però poggiava su una visione non probabilistica del significato di migliore. Certamente meritevole di approfondimento, ma per un’altra occasione.

Analysing the effectiveness of tennis tournament seeding

La fortuna del sorteggio: Australian Open 2020 (donne)

di Chapel Heel // HiddenGameOfTennis

Pubblicato il 19 gennaio 2020 – Traduzione di Edoardo Salvati

Come per gli uomini, anche per le donne ho eseguito una simulazione (con la mia variante Elo) di 100.000 configurazioni del tabellone principale, utilizzando lo stesso metodo che gli organizzatori usano per assegnare ai giocatori la loro posizione. L’ho poi confrontata con la previsione per il torneo su base Elo rispetto al tabellone effettivo.

La tabella mette a confronto la previsione effettiva del tabellone con i risultati dalle simulazioni di rimescolamento, in modo da avere alcune indicazioni sull’accessibilità del tabellone effettivo rispetto alle altre configurazioni. Tonalità di rosso (e arancione) evidenziano la sfortuna del giocatore. Al contrario, tonalità di verde rappresentano la fortuna ricevuta nel tabellone effettivo, in riferimento a un particolare turno. Il giallo simboleggia neutralità, e si può di fatto ignorare qualsiasi valore superiore o inferiore allo 0.2%.

Per una presentazione più compatta rispetto al passato, ho riportato nella tabella solo le teste di serie, e organizzato nella tabella successiva quei giocatori fuori dalle teste di serie per i quali c’è stata un’incidenza degna di nota (almeno l’1.0% di segno positivo o negativo).

Tabellone effettivo e simulato a confronto per le teste di serie

Generalmente, si vedono un po’ di tonalità di rosso e di verde nei numeri relativi ai quarti di finale, ma da li in avanti è quasi tutto giallo o sui toni dell’arancione. In questo senso la riga di Naomi Osaka appare particolarmente negativa (che ha superato il primo turno, n.d.t.), all’opposto quella di Serena Williams decisamente positiva (anche lei vincitrice al primo turno, n.d.t.). Forse è la volta buona per Williams di raggiungere il record di Slam di Margaret Court.

IMMAGINE 1 – Confronto tra tabellone effettivo e simulazioni per le teste di serie

Effetti di rilievo su una selezione di giocatrici fuori dalle teste di serie

A Maria Sharapova non era andata bene agli US Open 2019, forse in Australia la fortuna sta cercando di recuperare (ha però perso subito al primo turno, n.d.t.). Caroline Wozniacki invece non ha ricevuto nessun regalo di addio alle competizioni (ma ha superato il primo turno, n.d.t.).

IMMAGINE 2 – Effetti della casualità del sorteggio su alcune non teste di serie

Luck of the Draw: Australian Open 2020 (Women)

Le favorite agli Australian Open 2020

di Stephanie Kovalchik // StatsOnTheT

Pubblicato il 17 gennaio 2020 – Traduzione di Edoardo Salvati

Le speranze di una nazione saranno sulle spalle di Ashleigh Barty al via degli Australian Open 2020. Il pronostico suggerisce però che dopo quattro finali Slam consecutive perse, potrebbe essere la volta di Serena Williams.

Con la testa di serie numero uno per lo Slam di casa, Barty sarà probabilmente la giocatrice a sentire la pressione maggiore per la vittoria a Melbourne. Dovrà sfidare anche le previsioni basate su diversi sistemi di valutazione che, nonostante un tabellone teorico più abbordabile da prima della classifica, le assegnano solo una possibilità di titolo su dieci, visto che occupa il quarto posto tra le favorite. Con una probabilità su cinque, Williams non ha il trofeo assicurato, ma è comunque avanti rispetto alle altre contendenti. Queste previsioni non tengono però in considerazione il possibile “effetto finale” che sembra aver colpito Williams, che appunto non ha più vinto uno Slam dagli Australian Open 2017, e dopo aver avuto una figlia.

Serena e poi le altre

La forma di Williams è cresciuta di Slam in Slam, con dimostrazioni di potenza fino alla finale di Wimbledon e degli US Open. Ha inoltre vinto il suo torneo di preparazione a Auckland, un’altra iniezione di fiducia alla vigilia del primo Slam dell’anno. Potremmo assistere a una possibile sfida tra Barty e Williams in semifinale, l’ostacolo più duro per Barty per l’eventuale titolo. La testa di serie numero 8 assegnata a Williams ne sottostima il livello di forma, e la mette in rotta di collisione nei quarti di finale con Naomi Osaka, contro cui ha giocato l’ultima volta nella controversa finale degli US Open 2018.

Karolina Pliskova, anche lei non esente da polemiche, potrebbe essere la giocatrice tra le prime quattro favorite a passare meno osservata. Il fatto però di ritrovarsi dalla parte opposta del tabellone rispetto alle altre tre le ha sicuramente offerto la dose più alta di fortuna.

Giocatrice       Prob. titolo
S. Williams      20.4%
Osaka            13.7%
Kar. Pliskova    11.6%
Barty            9.9%
Sabalenka        4.5%
Halep            4.3%
Keys             4.3%
Kvitova          3.7%
Svitolina        3.7%
Bertens          3.0%

Ci siamo abituati a pensare che, sul circuito femminile, la competizione è così serrata da garantire possibilità di vittoria a chiunque in qualunque torneo. Anche se, rispetto a quanto succede per gli uomini, la probabilità di vittoria si distribuisce in modo più uniforme tra le giocatrici, è interessante vedere quanto abbiano oscillato le loro valutazioni nell’ultimo anno. Per le favorite all’inizio degli Australian Open 2020, si è trattato di un anno movimentato. Williams si è migliorata più di tutte, avendo aggiunto 200 punti alla valutazione del 2019.

Pericolose inversioni di forma

Per le altre, l’andamento più tipico è consistito in una curva piatta nella parte iniziale della stagione, seguita da un incremento deciso a partire da agosto. Barty, Simona Halep ed Elina Svitolina sono le uniche del gruppo ad affacciarsi al primo Slam con una chiara inversione negativa di forma.

IMMAGINE 1 – Andamento della valutazione delle giocatrici nell’ultimo anno

Williams gode dei favori delle statistiche e del livello di gioco più alto dopo la maternità. Se i riflettori puntati su Barty l’aiuteranno a superare la pressione subita nelle finali Slam che ha giocato al rientro sul circuito, potrebbe finalmente raggiungere il record di Margaret Court proprio in Australia.

Women’s Title Chances for the 2020 Australian Open

Chi è la più forte? Alla ricerca della grandezza femminile con le valutazioni Elo

di Jeff Sackmann // TennisAbstract

Pubblicato il 9 gennaio 2020 – Traduzione di Edoardo Salvati

Nell’ultimo podcast, insieme a Carl Bialik e Jeff McFarland si è parlato della posizione di Caroline Wozniacki tra le grandi dell’era Open. È nelle prime 10 per numero di settimane al primo posto, ma ha vinto solo uno Slam. Secondo l’indice Championship Shares di McFarland, entra a malapena tra le prime 30. Alla stessa domanda su Twitter, la maggioranza si è schierata per un posto fuori dalle prime 20:

È sempre difficile mettere a confronto le diverse forme di successo di una giocatrice — le settimane al primo posto, gli Slam vinti e altri titoli — anche senza provare a tenere conto dell’epoca in cui sono state ottenute. Altrettanto complicato è il paragone tra differenti tipologie di carriera. Per più di un decennio, Wozniacki ha dimostrato di essere una costante minaccia al vertice del tennis, rispetto ad altre che hanno vinto più slam ma con un’esplosione di alto livello di gioco concentrata in un tempo molto più ridotto.

Arriva Elo in soccorso

Quanto deve essere forte una giocatrice per essere considerata una “grande”? Non mi aspetto una posizione univoca ma, come vedremo, il consenso non è necessario. Se diamo un’occhiata alle valutazioni Elo del momento, emerge un numero netto che fa al caso nostro. Ci sono sette giocatrici con una valutazione superiore a 2000: Ashleigh BartyNaomi OsakaBianca AndreescuSimona HalepKarolina PliskovaElina Svitolina, e Petra KvitovaAryna Sabalenka non rientra nel gruppo per pochissimo.

Altre 25 giocatrici in attività hanno raggiunto, alla massima forma, una valutazione di almeno 2000, dalle grandi di sempre come Serena Williams e Venus Williams fino a giocatrici con un breve ma intenso periodo di eccellenza, come Alize Cornet e Anastasia Pavlyuchenkova. Dal 1977, 88 giocatrici hanno terminato almeno una stagione con una valutazione Elo di 2000 o più punti, e 60 ci sono riuscite almeno due volte.

I limitati dati a disposizione costringono a partire dal 1977. Non ho risultati completi, o nemmeno qualcosa di simile, per l’inizio e la metà degli anni ’70. Sfortunatamente, questo si traduce nella sottovalutazione di alcune giocatrici la cui carriera è iniziata prima del 1977, come Chris Evert, e in una valutazione ancora più risicata delle grandi del decennio precedente, come Billie Jean King e Margaret Court. Nell’elenco definitivo delle 60 ci sono giocatrici degli ultimi 45 anni che chiunque considera di élite, insieme alla solita dose di sorprese (vi ricordate di Irina Spirlea?). Ne parlerò in dettaglio a breve.

La misura della grandezza

Raggiungere una valutazione Elo di 2000 a fine stagione è un traguardo notevole. Per le più grandi però, si tratta semplicemente dello standard d’ingresso. Serena ha avuto anni con valutazione sopra ai 2400 e Steffi Graf è riuscita a superare 2500. Per ogni stagione, trasformerò la valutazione Elo a fine anno in un “quoziente di grandezza”, facilmente inteso come la differenza tra la valutazione a fine anno e il valore 2000. Nel 2019, Barty ha terminato la stagione con una valutazione di 2123, quindi il suo quoziente di grandezza (QG) è 123.

Per misurare la grandezza di una giocatrice sull’arco della carriera, troviamo tutte le stagioni con una valutazione Elo maggiore di 2000 e le sommiamo. Per Serena, si tratta della somma del quoziente di 20 stagioni singole, un risultato incredibile. Wozniacki ne ha avute nove mentre, per il momento, quelle di Barty sono due. Mi dilungherò più avanti sui motivi di preferenza per questa metodologia e sul significato dei numeri che emergono.

Vediamo prima la classifica. La tabella mostra tutte le giocatrici con almeno due stagioni valide ai fini del computo. La colonna “Stagioni” indica il numero di anni con una valutazione Elo a fine stagione di almeno 2000 punti, mentre la colonna “Max” è la più alta valutazione Elo a fine stagione mai raggiunta dalla giocatrice.

Class Giocatrice                Stagioni  Max   QG  
1     Steffi Graf                     14  2505  4784  
2     Serena Williams                 20  2448  4569  
3     Martina Navratilova             17  2442  4285  
4     Venus Williams                  14  2394  2888  
5     Chris Evert                     14  2293  2878  
6     Lindsay Davenport               12  2353  2744  
7     Monica Seles                    11  2462  2396  
8     Maria Sharapova                 13  2287  2280  
9     Justine Henin                    9  2411  2237  
10    Martina Hingis                   8  2366  1932  
11    Kim Clijsters                    9  2366  1754  
12    Gabriela Sabatini                9  2271  1560  
13    Arantxa Sanchez Vicario         12  2314  1556  
14    Amelie Mauresmo                  6  2279  1113  
15    Victoria Azarenka                9  2261  1082  
16    Jennifer Capriati                8  2214   929  
17    Jana Novotna                     9  2189   848  
18    Conchita Martinez               11  2191   836  
19    Caroline Wozniacki               9  2189   674  
20    Tracy Austin                     5  2214   647  
                                                      
Class Giocatrice                Stagioni  Max    QG  
21    Mary Pierce                      8  2161   637  
22    Elena Dementieva                 9  2140   629  
23    Simona Halep                     7  2108   562  
24    Svetlana Kuznetsova              6  2136   543  
25    Hana Mandlikova                  6  2160   516  
26    Jelena Jankovic                  4  2178   450  
27    Pam Shriver                      5  2160   431  
28    Vera Zvonareva                   5  2117   414  
29    Agnieszka Radwanska              8  2106   399  
30    Ana Ivanovic                     5  2133   393  
31    Petra Kvitova                    6  2132   346  
32    Na Li                            4  2095   310  
33    Anastasia Myskina                4  2164   290  
34    Anke Huber                       6  2072   277  
35    Mary Joe Fernandez               4  2110   274  
36    Nadia Petrova                    6  2094   265  
37    Dinara Safina                    3  2132   240  
38    Andrea Jaeger                    4  2087   237  
39    Angelique Kerber                 4  2109   224  
40    Nicole Vaidisova                 3  2121   222  
                                                      
Class Giocatrice                Stagioni  Max    QG  
41    Manuela Maleeva Fragniere        6  2059   194  
42    Anna Chakvetadze                 2  2107   174  
43    Ashleigh Barty                   2  2123   162  
44    Helena Sukova                    3  2078   150  
45    Jelena Dokic                     2  2110   142  
46    Iva Majoli                       2  2067   119  
47    Elina Svitolina                  3  2052   108  
48    Garbine Muguruza                 2  2061    98  
49    Zina Garrison                    2  2065    96  
50    Samantha Stosur                  3  2061    92  
51    Daniela Hantuchova               2  2050    80  
52    Irina Spirlea                    2  2064    76  
53    Nathalie Tauziat                 3  2041    73  
54    Patty Schnyder                   2  2057    70  
55    Chanda Rubin                     3  2034    68  
56    Marion Bartoli                   2  2033    66  
57    Sandrine Testud                  2  2041    62  
58    Magdalena Maleeva                2  2024    41  
59    Karolina Pliskova                2  2028    37  
60    Dominika Cibulkova               2  2007     7

È possibile che qualche posizione non vi trovi d’accordo. Vale anche per me, non è l’elenco a cui avrei pensato, ma la reazione immediata è che siamo comunque di fronte a un risultato solido nonostante la semplicità dell’algoritmo. In generale, le giocatrici con massimi su più anni sono vicine al vertice, ma solo perché hanno mantenuto eccellenza per gran parte della carriera. Un massimo di diverse stagioni come quello di Conchita Martinez non determina un passaggio automatico alle prime 10.

Da una prospettiva opposta, è un metodo che assegna credito a quelle giocatrici che hanno avuto un rendimento molto alto per periodi temporali limitati. Amelie Mauresmo e Tracy Austin entrano nelle prime 20 con non più di sei stagioni valide, mentre altre con lo stesso numero di anni con un Elo di almeno 2000, vedasi Manuela Maleeva Fragniere, si trovano molto più in basso.

Steffi, Serena e la soglia di 2000

Qual è esattamente il significato della soglia Elo di 2000 punti? Nell’accezione più semplice, è una linea di demarcazione tra giocatrici da considerare e da eliminare (mi spiace, Aryna, arriverà anche il tuo momento). D’interpretazione meno immediata, è un confronto fra stagioni di altissimo livello. Ad esempio, abbiamo visto che il QG di Barty nel 2019 è stato di 123. Con un Elo di 2505, nella stagione 1989 Graf ebbe un QG di 505. La scelta della soglia di 2000 punti implica che la stagione migliore di Graf ha approssimativamente un valore quattro volte quello della stagione migliore di Barty. Non è però una legge fisica. Se cambiassimo la soglia a 1900, il QG di Barty sarebbe 223, rispetto a 605 del migliore QG di Graf. In questo modo, la stagione di Graf varrebbe circa solo tre volte tanto.

Più bassa la soglia, maggior valore attribuiamo alla longevità e minore a stagioni veramente eccezionali. Riducendo la soglia a 1950, Serena prende il posto di Steffi in cima alla classifica (ma, in ogni caso, sono molto vicine). Anche se Williams ha avuto uno dei massimi più alti nella storia del tennis, è la sua longevità a renderla una giocatrice fuori dal comune. Non voglio ritrovarmi a decidere chi tra Serena o Steffi dovrebbe essere al primo posto, perché non è una statistica precisa e, per quanto mi riguarda, è in sostanza un pareggio (e lasciando da parte il discorso sulla differenza tra epoche). Non voglio nemmeno accomodare i parametri per far emergere un risultato invece di un altro.

La posizione di Wozniacki

Arriviamo a Wozniacki, da cui è partito questo articolo. Il quoziente di grandezza la mette al 19esimo posto tra tutte le giocatrici dal 1977, quasi esattamente a metà strada tra la sua posizione nell’elenco delle settimane al numero 1 e quella nella Championship Shares, che attribuisce più peso ai titoli vinti. In possesso di dati migliori per il primo decennio dell’era Open, Wozniacki, in compagnia di altre giocatrici, perderebbe qualche posizione. King, Court e Evonne Goolagong Cawley la farebbero uscire dalle prime 20. Anche Viriginia Wade potrebbe reclamare spazio tra le prime 20. Si potrà sempre discutere sull’esatta posizione di Wozniacki, ma siamo arrivati a un intervallo plausibile per la vincitrice degli Australian Open 2018.

Soluzioni che mirano a ottenere un numero specifico non sono mai perfette, in parte perché dipendono da ipotesi come la soglia Elo di cui si è parlato. Il fatto che producano elenchi che sembrano autorevoli, non significa che possano rappresentare l’ultima parola in merito. Di contro, offrono benefici enormi in discussioni di questo tipo, perché permettono di trovare un accordo su aspetti minori altrimenti irrisolvibili, come il livello della competizione quando si agguanta il primo posto della classifica, la fortuna del tabellone agli Slam vinti e persi, l’impatto del calendario sulla classifica, e via dicendo.

Grazie a una valutazione che incorpora i risultati di tutte le partite contro tutte le avversarie, Elo tiene conto di queste informazioni. Nel confronto tra le grandi di sempre, molti tifosi fanno spesso affidamento a un solo numero, gli Slam vinti. Con il quoziente di grandezza possono fare ora molto meglio.

Who’s the GOAT? Balancing Career and Peak Greatness With Elo Ratings

Un colpo al cerchio e uno alla botte per i premi partita Slam

di Jeff Sackmann // TennisAbstract

Pubblicato il 30 dicembre 2019 – Traduzione di Edoardo Salvati

L’occhio di falco del profilo Twitter @juki_tennis ha individuato le seguenti modifiche al regolamento per i tornei Slam nel 2020:

Iniziamo dalla prima parte sottolineata (punto a, paragrafo iii), poi arriverò al doppio. La Federazione internazionale si sta accorgendo che l’erogazione di incentivi è un processo complicato. Anni fa, quando Adrian Mannarino aveva ancora capelli, i premi partita erano di immediata comprensione. Se giocavi, ne ricevevi, se non giocavi, non prendevi nulla. I giocatori che si infortunavano appena prima degli Slam dovevano soffrire in silenzio.

In realtà, è sempre stato più complesso di così. Negli ultimi dieci anni, gli Slam si sono superati nella corsa al montepremi più alto, aumentando in particolare i premi partita per i perdenti al primo turno. Un posto nel tabellone principale degli Australian Open vale oggi 63.000 dollari (o 90.000 dollari australiani). Ci sono alcuni giocatori tra coloro che passano per le qualificazioni che a malapena riescono a raggiungere quelle cifre in un’intera stagione. Per quanto si possa essere fissati con l’onestà e la correttezza, avendo la possibilità di intascare quell’assegno non la si lascia andare facilmente.

La stessa logica si innesca a prescindere dall’esistenza di una condizione fisica ottimale o dalla presenza di infortuni. I tornei Slam del decennio trascorso hanno visto dozzine di perdenti al primo turno che non erano nello stato di forma richiesto da una competizione così importante. È una nota dolente per gli organizzatori, è un aspetto negativo per gli spettatori, e probabilmente non va così bene nemmeno per i giocatori, per quanto 63 mila dollari permettono molte sedute di fisioterapia.

Ritiri pagati

Due anni fa, la Federazione internazionale ha affrontato la problematica. I giocatori del tabellone principale possono decidere di ritirarsi e ricevere comunque il 50% del premio partita assegnato al perdente al primo turno. L’ATP applica uno schema simile, concedendo ai giocatori che si ritirano sul posto l’intero premio partita del perdente al primo turno fino a due tornei consecutivi. Si tratta di un’iniziativa che ha ottenuto molto successo, facendo ridurre i ritiri al primo turno per i tornei del circuito maggiore da un picco di 48 nel 2015 a solo 20 nel 2019. In termini percentuali, è un declino dal 4.4% all’1.6% del totale delle partite di primo turno.

Per gli Slam lo scenario è più offuscato. In campo maschile ci sono stati nove ritiri al primo turno nel 2010 e nove nel 2019. Gli incentivi della Federazione potrebbero non bastare: il 50% del premio partita al primo turno è sempre una cifra ragguardevole a cui rinunciare. In difesa degli organizzatori, i ritiri non necessariamente forniscono un quadro completo della situazione. Un giocatore non al meglio o zoppicante può comunque riuscire a completare la partita, e forse l’aggiustamento nei premi partita ha convinto qualche giocatore in più a rinunciare al posto nel tabellone principale.

Tuttavia, non sono misure in grado di fermare quei giocatori che, intenzionalmente, aggirano il sistema. Sia l’ATP che la WTA concedono a giocatori e giocatrici di utilizzare la classifica precedente all’infortunio per iscriversi a un numero limitato di eventi al momento del rientro sul circuito. Professionisti astuti massimizzano questa concessione (chiamata classifica “protetta” dall’ATP e “speciale” dalla WTA) per i tornei con montepremi più ricco e, ove possibile, riducono il divario in classifica beneficiando di wild card per gli eventi minori.

Il caso Tursunov

Emblematico di una tattica di questo tipo è l’esempio di Dmitry Tursunov, che ha giocato (e perso) le ultime sei partite di uno Slam usando ogni volta la classifica protetta. Due di quelle partite, tra cui l’ultima apparizione in uno Slam agli US Open 2017 contro Cameron Norrie, si sono concluse con il suo ritiro, mentre le altre tre sono state sconfitte senza vincere nemmeno un set.

Per certi versi Tursunov si è “guadagnato” quello stipendio. Prima di Wimbledon 2014 era il numero 31 del mondo, poi non ha giocato per larga parte dei successivi 18 mesi. Al rientro, ha seguito le regole previste dall’ATP. Con premi partita che aumentano in modo sproporzionato negli Slam rispetto agli altri tornei, la classifica protetta sembra però mostrare onore sportivo solo se parte di un programma finalizzato al ritorno alle competizioni.

Anche se nel caso di Tursunov la regola della Federazione internazionale sui ritiri dell’ultimo minuto non era in vigore, è facile ipotizzare che un giocatore possa trarne vantaggio in circostanze simili. Ed è questo il divario che la modifica al regolamento cerca di colmare. Nella nuova versione, si estende l’applicazione oltre i giocatori o le giocatrici con classifica protetta o speciale, che tipicamente richiede un’assenza di sei mesi, non uno solo. Eppure l’idea è simile, cioè non è più possibile iscriversi a un torneo, presentarsi sul posto, dichiararsi infortunati e portare a casa decine di migliaia di dollari…a meno di non aver giocato recentemente. Il requisito è minimo, ma contribuisce ad alzare almeno di un po’ lo standard per chi vuole un assegno da 30.000 dollari.

La clausola della “prestazione professionale”

La nuova regola non avrebbe avuto conseguenze sulla redditizia classifica protetta di Tursunov per le stagioni 2016 e 2017. Se fosse però rientrato da un infortunio un paio di anni più tardi, i suoi guadagni avrebbero potuto essere oggetto di revisione. Nel 2019, sia il Roland Garros che Wimbledon hanno richiamato una disposizione regolamentare raramente invocata, che richiede ai giocatori di “porre in essere una prestazione professionale”. Se lo sforzo non è considerato adeguato, si possono attivare sanzioni per un importo che ricalca il premio partita di un primo turno. 

Anna Tatishvili, protetta da classifica speciale, si è vista sottrarre l’intero premio partita al Roland Garros, mentre Bernard Tomic — spesso convenientemente preso di mira quando si verificano episodi di questa natura — ha perso la somma elargita dall’All England Club. Tatishvili ha poi vinto in appello, a Tomic è andata diversamente (anche se ingiustamente).

La violazione dello standard professionale

Ciò che importa ai fini del ragionamento non è il conto in banca di Tatishvili, ma il fatto che gli Slam hanno tirato fuori la clausola dello “standard professionale” dal congelatore. Vale la pena citare i vari elementi che concorrono, secondo il regolamento, alla violazione dello standard:

  • il giocatore o la giocatrice non ha completato la partita;
  • il giocatore o la giocatrice non ha giocato nelle 2 o 3 settimane che precedono lo Slam;
  • il giocatore o la giocatrice si è ritirato nell’ultimo torneo che ha giocato prima dello Slam;
  • il giocatore o la giocatrice stava usando una classifica protetta o speciale per l’ingresso nel tabellone principale;
  • il giocatore o la giocatrice ha ricevuto una Violazione Comportamentale per mancanza di Massimo Sforzo.

In tutti gli Slam c’è qualche giocatore che si muove nel cono d’ombra, magari tornando a giocare un po’ prima di quanto avrebbe fatto se il calendario degli Slam fosse stato diverso. Con le sanzioni del 2019, la Federazione internazionale ha fatto intendere di aspettarsi un livello di gioco credibile da tutti i giocatori e giocatrici del tabellone principale. E con la modifica ai premi partita valida per il 2020, si è chiusa la sbarra a compensi a cinque cifre per giocatori che non sarebbero dovuti essere nell’elenco degli iscritti, anche se non scendono mai in campo.

Come promesso, il doppio

La seconda parte del regolamento (punti a e d) è più problematica. Ritengo infatti che manchi un “non” chiave nella frase iniziale. A meno che la Federazione insegua obiettivi alquanto bizzarri e del tutto sconosciuti, l’intenzione delle regole relative al doppio è quella di scoraggiare i singolaristi a ritirarsi se non in casi di infortuni reali, e di evitare che si iscrivano al doppio in prima battuta se non pensano di impegnarsi seriamente.

I premi partita del doppio impallidiscono rispetto al singolare, ma comunque le coppie perdenti al primo turno ricevono un assegno di 17.500 dollari, cioè 8750 dollari a giocatore. È una cifra sufficientemente alta da convincere singolaristi a giocare il doppio se automaticamente qualificati, non importa se si disinteressano completamente al doppio nelle 44 settimane di tornei non Slam.

I criteri di accesso al tabellone principale del doppio di uno Slam sono gli stessi dei tornei del circuito maggiore maschile e femminile. Le coppie sono ordinate in funzione della classifica complessiva di singolare o doppio. Ciascun giocatore può usare la classifica migliore. I circuiti consentono ai professionisti di fare ricorso alla classifica di singolare così da incoraggiare le mega stelle a giocare il doppio, e in tornei come l’Indian Wells Masters molti grandi nomi in effetti giocano il doppio. Negli Slam l’effetto maggiore è sulla seconda fascia di singolaristi, con il risultato di accoppiamenti eclettici come quelli di Mackenzie McDonald e Yoshihito Nishioka o Lukas Lacko e John Millman agli US Open 2018.

Il doppio negli Slam non è un’esibizione

Come per molti altri dettagli della modalità d’iscrizione, alla maggior parte degli appassionati interessa poco. Dovrebbero però approfondire. Ogni qualvolta le regole permettono l’ingresso di una coppia, ne escludono contestualmente un’altra.

Inserendo più singolaristi nel tabellone del doppio, il livello di accesso per i doppisti a tempo pieno diventa incredibilmente ostico. Un singolarista in ascesa può entrare nei primi 100 — accedendo di diritto ai tabelloni principali degli Slam — con una solida stagione sul circuito Challenger. Non è così nemmeno per i migliori doppisti di Challenger, che spesso sono costretti alla ricerca di singolaristi la cui classifica consente un accesso diretto.

La revisione di quest’anno alle regole dovrebbe migliorare la situazione, almeno in parte (ma solo se qualcuno inserisce il “non” mancante, ovviamente). Il doppio negli Slam non è un’esibizione, e non dovrebbe essere trattato in quel modo. Anche l’ATP e la WTA dovrebbero muoversi di conseguenza, penalizzando quei giocatori che si ritirano dal doppio per poi dimostrare di non avere infortuni continuando invece in singolare.

Incentivi e intenzioni

Seppur dei tecnicismi, sono modifiche al regolamento con uno scopo semplicissimo: assicurare che i giocatori nei tabelloni principali dei tornei Slam — in singolare e in doppio — siano in forma e motivati a giocare. Non verrano eliminate tutte le scappatoie legali, e ci si devono attendere altre controversie da situazioni come quella di Tatishvili e Tomic.

La tematica di fondo, complicata dalla modifica riguardo al ritiro sul posto, è la motivazione sottostante l’aumento del premio partita per i perdenti al primo turno. Gli Slam rappresentano la fetta più abbondante del montepremi stagionale, specialmente per i giocatori con classifica tra il 50 e il 110 delle due classifiche ufficiali, che non hanno accesso diretto per molti dei prestigiosi Master 1000 o Premier. Anche nei turni avanzati, nella migliore delle ipotesi si contendono premi non superiori ai 10.000 dollari.

Quattro volte l’anno, i professionisti con bassa classifica ottengono un innesto di denaro garantito, e la possibilità di raccogliere molto di più. Di fatto, la presenza degli Slam è per molti giocatori l’apporto economico per finanziare il resto della stagione. In parte, gli Slam hanno aumentato i premi partita del primo turno — nominalmente e rispetto all’incremento nei turni conclusivi — proprio a riconoscimento di questo aspetto. Essere un professionista sul circuito richiede parecchi soldi e, in assenza dell’apporto dagli Slam, può tranquillamente diventare un’impresa in perdita.

Stipendi, no premi partita

Gli Slam si affidano ai due circuiti maggiori e agli altri circuiti, che operano livelli di ricchezza inferiore, per una pubblicità che dura tutto l’anno e un insieme di giocatori di talento che attirano pubblico e attenzione mediatica. Molto del premio partita per il perdente al primo turno è un implicito attestato a questo prezioso contributo.

Nessuno è convinto che la giocatrice numero 78 del mondo meriti 63.000 dollari per presentarsi in campo e impegnare Serena Williams nell’equivalente di un riscaldamento di nemmeno un’ora. Merita però la numero 78 del mondo di guadagnare complessivamente 250.000 dollari all’anno, che poi a malapena coprono le spese per viaggiare, per l’allenatore e per l’attrezzatura? Penso di si, sembra che lo pensino anche gli Slam e sospetto che lo pensiate anche voi.

Quando la Federazione internazionale chiude scappatoie come queste, non dimentichiamo che agisce avendo a riferimento un contesto da 63.000 dollari per ora, non il più ragionevole modello da 250.000 dollari a stagione. È un obiettivo importante assicurare l’integrità e la qualità del gioco negli Slam, ma deve essere messo sullo stesso piano con lo sforzo di sostenere i giocatori e le giocatrici delle retrovie, anche in presenza di infortuni.

La creazione di un fondo

Una politica più ragionevole sarebbe quella di separare larga parte del montepremi per i perdenti al primo turno dall’atto concreto di giocare una partita di primo turno. Gli Slam ad esempio potrebbero contribuire singolarmente con 7.5 milioni di dollari annui — cioè 30.000 dollari per giocatore — ad alimentare un fondo che eroghi poi sovvenzioni stagionali a giocatori e giocatrici fuori dai primi 50, e abbassare ogni premio partita per il singolare dello stesso ammontare (realizzarlo sarebbe un grattacapo notevole, partendo da questi pochi parametri).

In questo modo molti giocatori riceverebbero semplicemente 30.000 dollari aggiuntivi a Slam sotto un’altra maschera. Però chi è infortunato verrebbe aiutato a ritornare al massimo della forma, lasciando grandi cifre a disposizione per le spettacolari battaglie della fase finale. Naturalmente, è una soluzione che esige ben più di qualche modifica marginale al regolamento.

Grand Slam Prize Money Whack-a-Mole