I problemi del circuito femminile che 4 milioni di dollari non risolvono

di Paul Timmons // mytennisadventures

Pubblicato il 4 novembre 2019 – Traduzione di Edoardo Salvati

Non appena Ashleigh Barty ha terminato le foto di rito con il trofeo delle Finali di stagione WTA, una vittoria che conclude un anno decisamente positivo per la simpaticissima australiana, l’attenzione si è inevitabilmente spostata sulla generosità dell’assegno che ha ricevuto in dote. Per chi non lo sapesse, si tratta di 4.42 milioni di dollari, una somma che fa impallidire qualsiasi premio partita precedentemente assegnato in un torneo professionistico di tennis, maschile o femminile.

Quasi immediatamente, i sostenitori della WTA travestiti da giornalisti hanno definito l’evento uno spartiacque nella storia del tennis femminile e dello sport femminile in generale. È un’affermazione perentoria che merita di essere approfondita, anche se non sorprende sapere che i suoi fautori non intendono discuterne il merito, probabilmente perché è un ragionamento dalla logica debole.

Perché questa opinione?

Torniamo indietro nel tempo. Non serve spostarsi decenni o di qualche anno, basta il gennaio scorso, quando Serena Williams ha perorato la causa della parità di guadagni in tutti i tornei presso i colleghi maschi. Vale la pena chiarire che gli Slam e i tornei congiunti più importanti offrono già montepremi identici. Per la maggior parte del calendario però, uomini e donne viaggiano per giocare in diverse città del mondo, in eventi più piccoli e meno prestigiosi: è qui che esiste la disparità, ed è presumibilmente quella a cui Williams faceva riferimento.

È parsa una richiesta strana in quel momento, e piuttosto illogica. L’ATP e la WTA operano come entità separate, con la facoltà di sottoscrivere accordi specifici per i diritti televisivi, per le sponsorizzazioni e la copertura mediatica. Sono presenti in paesi e città diverse, e così via. Semplicemente, il desiderio di Williams non è realizzabile nell’attuale struttura, aspetto di cui è di sicuro a conoscenza.

Per certi versi però, la sua argomentazione aveva un senso, era solo diretta alle persone sbagliate. La domanda dovrebbe essere posta ai dirigenti della WTA, sul perché il tennis femminile è rimasto indietro. I numeri che seguono illustrano la gravità del problema.

La gravità della situazione

Dei 55 tornei del circuito maggiore femminile, 32 sono gli International (la categoria inferiore). Di questi, 30 partono da un montepremi di 250 mila dollari. A confronto, nel circuito maggiore maschile 39 tornei su 62 sono della fascia più bassa (gli ATP 250), anche se il montepremi ha un livello di partenza di 589.680 dollari, decisamente più alto. Di conseguenza, un giocatore che vince un torneo 250 guadagna come minimo 90.990 dollari, mentre il finalista guadagna 49.205 dollari. La vincitrice di un International vince 43.000 dollari. Inizia a vedersi la differenza.

Alla luce di tutto questo, quanto dovremmo esaltare l’assegno ricevuto da Barty per un valore di 100 volte superiore a quello di una tipica vittoria in un International? Oltre a rappresentare già un aumento enorme rispetto ai 2.360.000 dollari vinti da Elina Svitolina nell’edizione 2018.

È davvero motivo di festeggiamenti? Possibile. Ma quali siano gli effetti di lungo termine ed i benefici, se ve ne sono, è oggetto di dibattito. Le Finali di stagione hanno dato alla WTA l’occasione per farsi vanto di un accordo che ha generato un premio partita più alto di quello degli uomini. Allora è questo di cui stiamo parlando?

Servono spiegazioni

Per me, in sostanza, la questione torna sul commento di un impiegato della WTA, che ne ha parlato in termini di: “che momento per il tennis femminile”. Ci spieghino i cambiamenti che porterà, quali vantaggi arriveranno e come inciderà sull’evoluzione dello sport. Perché da fuori vedo solo un torneo che ha reso le giocatrici ricche ancora più ricche. E non riesco proprio a immaginare come questo si traduca in più soldi di cui chi occupa i gradini più bassi della scala gerarchica ha un disperato bisogno. Sarei contento di essere smentito, ma temo che commenti sensazionalistici rimangano appunto tali.

Da ultimo, mi preme sottolineare che ho già affrontato il tema della disparità tra circuiti nelle categorie inferiori e, considerando il tono delle mie parole odierne, è giusto far sapere che dal prossimo anno l’ATP aumenterà il rimborso delle spese di viaggio a 4000 dollari per i giocatori classificati dal 151 al 400, mentre i doppisti riceveranno 2000 euro. Anche se solitamente è la Federazione internazionale a incaricarsi dei tornei a cui partecipa la maggioranza delle giocatrici classificate dal 151 al 400, è un altro esempio della cura superiore che l’ATP dedica ai giocatori (per quanto ci sia ancora molto da fare) rispetto al trattamento riservato dalla WTA o dalla Federazione internazionale.

Come è andato il torneo?

Sotto diversi punti di vista, l’ammontare vinto da Barty ha eclissato le pecche di un torneo con tutti gli ingredienti per un disastro. Gli infortuni possono colpire in qualsiasi momento, ma una combinazione di stanchezza di fine stagione e lentezza della superficie è destinata a creare inevitabilmente molti grattacapi. L’inabilità di generare il tutto esaurito ha poi reso l’atmosfera tetra.

Nella sua infinità saggezza, la WTA ha rifiutato il corteggiamento di Manchester e Praga — due città in cui i biglietti sarebbero andati a ruba per ogni sessione di gioco — attratta dal denaro di un mercato che non ha mai veramente spinto il tennis come sport. Giocatrici di altissimo livello si sono così ritrovate a competere in un contesto immeritevole del loro talento. È un sollievo pensare quindi che la WTA abbia preso l’impegno di trovare una soluzione a Shenzhen per i prossimi nove anni. Buona fortuna, perché ce ne vorrà molta.

In conclusione, molti complimenti a Barty, ma non esaltiamoci per la magnanimità della sua vincita. È una distrazione dalle problematiche di fondo che affliggono il circuito femminile, non solo in Cina.

Scratch Beneath The Surface

Chi ha reso di più sotto pressione negli Slam 2019?

di Stephanie Kovalchik // StatsOnTheT

Pubblicato il 19 novembre 2019 – Traduzione di Edoardo Salvati

In un precedente articolo ho esaminato quali giocatori hanno subito le situazioni di maggiore pressione negli Slam 2019. È il momento dell’ovvia domanda successiva. Chi ha reso di più sotto pressione?

Esistono diversi modi per analizzare la pressione e il rendimento dei giocatori sotto pressione. Se si parla in termini di vittoria finale, sono i giocatori che vincono più punti ad alta pressione quelli che poi si aggiudicano la partita 99 volte su 100. Sulla base della frequenza di punti pressione vinti (FPPV) quali sono i giocatori che hanno surclassato gli avversari con continuità?

Circuito maschile

L’immagine 1 mostra il grafico del differenziale della FPPV totale (FPPV rispetto all’avversario) sull’asse delle ordinate rispetto alla media per gli Slam 2019. Si nota una chiara correlazione positiva tra queste due misure, favorita dalla struttura a eliminazione singola dei tornei.

Difficile ignorare l’evidente dominio di quattro giocatori in questa stagione di Slam: Daniil Medvedev, Roger Federer, Novak Djokovic e Rafael Nadal. Djokovic ha un leggero margine su Nadal nel rendimento medio sotto pressione nonostante due vittorie in meno. Federer è più dietro e sorprende che non sia riuscito a tenere Medvedev a maggiore distanza pur con 7 vittorie in più nel totale.

Guardando più a fondo emergono altre considerazioni interessanti, come il vantaggio di Dominic Thiem su Fabio Fognini, anche se entrambi hanno ottenuto 7 vittorie e 4 sconfitte. Troviamo poi nel gruppo anche il giovane Alexei Popyrin accanto a nomi già affermati come Alex De Minaur, Stefanos Tsitsipas e Matteo Berrettini. Sul 2% di differenziale medio di FPPV di Alexander Zverev hanno inciso molto le sue 10 vittorie e 4 sconfitte, rimane tuttavia chiaro quanto ancora ha da fare per chiudere il divario da Medvedev.

IMMAGINE 1 – Frequenza di punti pressione vinti negli Slam 2019 per il circuito maschile

Circuito femminile

Per quanto riguarda le donne, Serena Williams gravita in una personale stratosfera in termini di dominio delle avversarie in situazione di pressione, un aspetto quantomeno curioso considerando che non ha vinto nessun titolo Slam nel 2019 (e così anche nel 2018). Forse è un segnale evidente del fatto che il rendimento in finale è diventato una specie di barriera.

È affascinante notare come i due giocatori che si sono divisi gli Slam nel 2019 abbiano anche i valori totali e medi della FPPV più estremi, mentre per le vincitrici la connessione tra titolo e FPPV è molto più complessa, non solo quindi nel caso di Williams. Ashleigh Barty, campionessa del Roland Garros, e Simona Halep, campionessa di Wimbledon, sono due tra le prime cinque per FPPV, affiancate da Johanna Konta ed Elise Mertens, che però non sono arrivate nemmeno in finale.

IMMAGINE 2 – Frequenza di punti pressione vinti negli Slam 2019 per il circuito femminile

Per Naomi Osaka e Bianca Andreescu, sorpassate da diverse giocatrici per rendimento sotto pressione negli Slam del 2019, la spiegazione è ancora più complicata. Andreescu ha saltato quasi tutta la parte centrale della stagione per infortunio, tornando poi prepotentemente durante la trasferta americana per conquistare gli US Open.

Il caso di Osaka

Osaka è un punto interrogativo. Se nelle statistiche sulla pressione viene quasi affiancata da giocatrici meno navigate come Amanda Anisimova, è possibile che Osaka, faticando a imporsi su avversarie tecnicamente inferiori, non stia rendendo giustizia alla qualità del suo gioco.

Per contro, il folto numero di giocatrici raggruppate intorno alle vincitrici Slam 2019 è ulteriore prova dell’alto livello competitivo del circuito femminile. Se trarre vantaggio dai momenti di maggiore pressione è un requisito per vincere uno Slam, sembra proprio che nel 2020 ci sarà spazio per nomi nuovi nell’albo d’oro dei quattro tornei più illustri della stagione.

Who Felt the Pressure the Most at the 2019 Grand Slams?

Chi ha subito di più la pressione negli Slam 2019?

di Stephanie Kovalchik // StatsOnTheT

Pubblicato l’11 novembre 2019 – Traduzione di Edoardo Salvati

Quali sono i giocatori che negli Slam della stagione 2019 hanno dovuto affrontare le maggiori sfide e che hanno ottenuto di più in situazioni di massima pressione?

La gestione delle fasi calde di partite equilibrate nei tornei più importanti è un indicatore della personalità tennistica di un giocatore. Di quali giocatori la personalità è stata messa maggiormente alla prova negli Slam del 2019?

Possiamo farci un’idea esaminando la pressione media in partita durante gli Slam. Ne ho parlato approfonditamente in passato ma, in breve, la pressione di ciascun punto è semplicemente la leva del punto stesso (o l’importanza del punto). I giocatori con una pressione media più alta sono quelli che hanno giocato set più duri e più spesso hanno concluso partite al quarto o quinto set.

Circuito maschile

Il grafico dell’immagine 1 mostra la pressione media negli Slam per il circuito maschile rispetto al numero totale delle partite giocate, che fa vedere anche quali sono i giocatori che hanno raggiunto le fasi finali dei quattro tornei. Sono riportati solo quelli nel 20% superiore delle partite giocate, in modo da concentrarsi su chi ha avuto più successo.

IMMAGINE 1 – Pressione negli Slam 2019 per il circuito maschile

Il primo aspetto che si nota è la correlazione negativa tra la pressione media e il numero totale di partite giocate. È ragionevole che sia cosi, se si considera che il numero totale delle partite è direttamente collegato alla bravura del giocatore. I più forti hanno solitamente turni iniziali più abbordabili, facendo diminuire la loro pressione media.

Suscitano particolare interesse in questo caso quei giocatori con una pressione insolitamente alta a parità di numero di partite giocate. Prendiamo ad esempio Daniil Medvedev, che ha subìto la pressione media più alta tra i giocatori con un totale di 15 partite negli Slam del 2019. La sua pressione media dell’1.9% per punto è stata più comune per giocatori tra le 12 e 14 partite giocate.

Un altro giocatore a distinguersi è Stanislas Wawrinka che, con una media del 2.2%, entra tra i primi 5 per pressione più alta. Ha però molte più partite totali giocate rispetto a quei giocatori. Stefanos Tsitsipas e Marin Cilic sono in una situazione simile: giocatori molto abili che si sono però ritrovati a dover gestire partite più complicate di quanto la loro bravura avrebbe predetto.

Circuito femminile

In campo femminile, la correlazione negativa è ancora più accentuata, in quanto il formato al meglio dei tre set rende più consuete circostanze di alta pressione.

IMMAGINE 2 – Pressione negli Slam 2019 per il circuito femminile

Due delle giocatrici che emergono in questo gruppo sono Karolina Pliskova e Naomi Osaka, entrambe con pressione maggiore della media per il numero di partite giocate. Anche Bianca Andreescu è un po’ una sorpresa, per quanto sulla sua campagna negli Slam hanno inciso gli infortuni, costringendola a ritirarsi dal Roland Garros e saltare completamente Wimbledon.

È curioso osservare un raggruppamento più ampio di giocatrici con una pressione media inferiore alle attese. Ad esempio Petra Kvitova, il cui numero totale di partite avrebbe dovuto prevedere per lei una pressione media più vicina al 2.7% o 2.8%. Un valore effettivo del 2.4% può essere attribuito a un dominio dei primi turni, specialmente agli Australian Open, contro sconfitte premature negli altri Slam, come gli US Open. Potrebbe quindi essere un segnale di giocatrice con più alti e bassi in stagione di altre.

Penso che queste statistiche relative alla pressione evidenzino punti di vista differenti sulle sfide che giocatori e giocatrici hanno affrontato nei tornei di peso e siano di riflessione per affrontare la prossima stagione. Sarà affascinante vedere come giocatori tipo Wawrinka o Pliskova, che sono riusciti a gestire con efficacia momenti di pressione maggiore della media, faranno affidamento su quell’esperienza come traino per la stagione 2020.

Who Felt the Pressure the Most at the 2019 Grand Slams?

La diversità ecologica del tennis femminile

di Ed Salmon // Tennis with an Accent

Pubblicato il 21 agosto 2019 – Traduzione di Edoardo Salvati

Nessuna giocatrice ha vinto più di cinque titoli del circuito maggiore da quando ci è riuscita Serena Williams nel 2014. Nel 2016, 42 diverse giocatrici hanno vinto un torneo, un numero senza precedenti se non nell’era delle racchette di legno, e nel 2017 il record si è alzato a 43.

Nella stagione in corso si potrebbe raggiungere un numero simile, visto che si è già a 34 vincitrici, con ancora 7 tornei a disposizione. Al momento, solo quattro giocatrici hanno vinto almeno tre tornei, con Karolina Pliskova al primo posto con quattro. Il numero uno della classifica è già passato di mano quattro volte in stagione, con Ashleigh Barty che se lo è ripreso a spese di Naomi Osaka a conclusione degli US Open.

Caos?

Alcuni commentatori hanno usato la parola “caos” per descrivere le dinamiche attuali del tennis femminile, altri hanno detto che il livello competitivo è debole. In pochi però fanno riferimento al 2008 e 2009, quando gli infortuni di Williams e il (temporaneo) ritiro di Justine Henin e Kim Clijsters avevano creato un vuoto al vertice riempito da più giocatrici in successione, nessuna delle quali dimostrò poi di avere la tempra per rimanere a lungo così in alto.

La prevedibilità però non è elemento di traino per l’interesse degli appassionati, e per molti non lo è nemmeno il dominio continuativo di una o due mega stelle. Come per qualsiasi sport globale, anche nel tennis la sfida è tra una comunità itinerante di atlete con differenti personalità e tratti distintivi. Al suo massimo splendore, è una competizione in cui trovano naturale spazio le sorprese, una graduale successione di nuove generazioni e un’evoluzione del gioco nel tempo. Sono sviluppi che rinnovano lo sport e ne mantengono il fascino.

Un futuro luminoso

Una veloce analisi quantitativa suggerisce che i recenti cambiamenti nella WTA potrebbero essere parte di un incoraggiante meccanismo di lungo periodo. Prendendo a prestito una prospettiva dall’ecologia — la scienza della competizione per risorse limitate tra comunità di specie naturali — il presente e il futuro del tennis femminile appaiono molto più luminosi.

IMMAGINE 1 – Maggior numero di tornei vinti da una giocatrice in una stagione

Quale sia il punto di vista che si decide di adottare, se di aumento della competitività, avvicinamento alla parità o discesa nel caos, il metodo forse più intuitivo per misurare la tendenza è conteggiare il numero di tornei conquistati dalla giocatrice più vittoriosa per ogni stagione.

La tendenza a una suddivisione più equa

Ci sono anni di maggiore e minore concentrazione, alcuni dominati da stelle come Martina Hingis, Henin e naturalmente Williams, altri più di transizione e relativo equilibrio. Ma, almeno dal periodo d’oro di Monica Seles e Steffi Graf, l’andamento complessivo si è orientato verso una riduzione del dominio di singole fortissime giocatrici e una contestuale maggiore condivisone tra un più ampio assortimento di vincitrici.

IMMAGINE 2 – Numero di tornei vinti in media da una giocatrice in una stagione

Se si considerano tutte le giocatrici che hanno vinto tornei in una stagione, e non solo quella con più titoli, si è di fronte a una tendenza ancora più marcata. Guardando il numero di tornei vinti in media per ciascuna stagione, si riesce a tenere conto della variazione, a volte anche sostanziale, nel numero di tornei organizzati stagione per stagione e vedere in che misura si è in presenza di un monopolio di poche elette o di una suddivisione più equa tra molte. In questo caso la linea è più graduale ma sempre chiara: l’era del dominio di una o due giocatrici sta scomparendo, senza che sia un evento accidentale o una variazione di breve termine nel talento a disposizione.

Condizioni che favoriscono la diversità

Non è neanche semplicemente un tema di numero di giocatrici che vincono tornei. Rispetto alla maggior parte degli sport, il tennis è caratterizzato da situazioni specifiche. Non solo si gioca all’aperto in contesti che possono variare di molto per condizioni meteorologiche e atmosfera di pubblico, sia in campo che fuori, ma diversa è anche la superficie, ognuna con elementi peculiari. Il calendario ha alti e bassi, con tornei imperdibili a cui le giocatrici di vertice dedicano massimo sforzo e settimane di assenza che danno occasione a chi popola le retrovie di emergere dall’oscurità e salire alla ribalta.

Superfici e condizioni favoriscono il diffondersi di un’ampia selezione di stili di gioco e, in alcuni tornei, giocatrici con lo stile più adatto hanno buone possibilità di battere giocatrici con talento ed esperienza superiore. In un ambiente così variegato, un maggior numero di vincitrici implica necessariamente una più grande diversità di giocatrici con opportunità di raggiungere il successo.

Diversità e produttività

Questo ci porta all’ecologia, che evidenzia una relazione di diretta proporzionalità tra la diversità di un ecosistema e la sua produttività. In natura, una comunità come una foresta secolare che alimenta l’esistenza di molte specie diverse, ciascuna ottimamente inserita nella propria nicchia, riesce a fare un uso più efficiente delle varie risorse a disposizione. La singola specie sarà ben attrezzata per vivere in determinati terreni e si specializzerà nello sfruttare specifiche risorse con efficienza, ma non popolerà con la stessa efficacia altri spazi e lascerà che altre risorse rimangano sottoutilizzate.

Una moltitudine di specie uniche, che prosperano ciascuna adattandosi a condizioni e fonti di energia e sostentamento tra loro diverse, si traduce in una quantità più grande delle risorse disponibili a sostentamento della crescita, anziché a detrimento e contribuzione esclusiva all’entropia. Un ecosistema più vario è anche uno più bello, riempito di una miriade di colori, suoni, complessità, situazioni intricate e sorprese. Le grandi foreste del pianeta sono meta di milioni di visitatori, ma il viaggiatore spesso vorrebbe un teletrasporto immediato verso monoculture come gli allevamenti intensivi, o verso habitat periferici come i deserti, nei quali poche specie riescono a sopravvivere.

Allevamenti intensivi…

Una più ampia diversità di giocatrici che vincono tornei significa per l’appassionato la possibilità di assistere a stili di gioco più nuovi e originali, e per le giocatrici di affinare le capacità contro una varietà maggiore di avversarie. Va detto che le tipologie di diversità sono molteplici. Seppur a grandi linee, potremmo paragonare l’attuale stato del circuito maggiore maschile, dominato dalle stesse tre o quattro mega stelle ormai da 14 anni, a un allevamento intensivo. Una ridotto numero di specie consumano una fetta enorme delle risorse chiave, relegando gli altri al ruolo di comprimari e lasciando scarsa materia per lo sviluppo di nuove leve che potrebbero minacciarne il dominio.

Se quelle poche mega stelle dovessero bruscamente abbandonare il circuito, possiamo farci un’idea del tipo di diversità transitoria che ne risulterebbe, con una molteplicità di giocatori dallo stile più ruvido che si azzuffano sgraziatamente sull’inaspettata ricchezza di titoli, punti classifica e premi partita che in precedenza sembravano irraggiungibili. Nel corso del tempo, una diversità così repentina di nuovi arrivati al proscenio maturerebbe poi in un ecosistema di tennis stabile e produttivo. Ma nel breve periodo, il grezzo serraglio impegnato a prendere possesso delle rovine lasciate dal ritiro delle mega stelle potrebbe essere vulnerabile alla predazione di un solitario maschio alfa, con sufficiente talento per accaparrarsi la maggior parte delle risorse prima che gli altri si adattino.

…e gramaglie

In agricoltura, piante specializzate a diffondersi rapidamente sono chiamate gramaglie, e nel tentativo di eliminarle si spendono miliardi di dollari ogni anno. Qualche decennio fa il tennis ha sperimentato un disturbo sistemico di diverso tipo, quando l’avvento della moderna tecnologia nella costruzione delle racchette ha reso possibile una combinazione di potenza e controllo che non si era mai vista. Il crescente aumento della forza impressa al colpo ha determinato un cambiamento inaspettato, almeno per rapidità, del fisico ideale e del talento richiesto per arrivare al vertice. Nella WTA, è probabile che questo processo abbia contribuito al susseguirsi di giocatrici dominanti come Seles, Graf e, oltre a Serena, Venus Williams, ognuna ad alzare il livello in fasi successive. Per certi versi, possono essere state le gramaglie della loro era.

Una precisazione, prima di ricevere le critiche dei tifosi di quelle campionesse: essere una pianta da estirpare non è per forza una brutta connotazione. In un ecosistema sano, vario e selvaggio, le piante che comunemente definiamo erbacce occupano la loro ristretta nicchia in numero limitato e, nella maggior parte dei casi, convivono armoniosamente con altre specie della comunità. Acquisiscono l’appellativo di erbacce quando diventano troppe nei posti in cui non le vogliamo, di solito perché abbiamo dato adito al loro sviluppo alterando il terreno per i nostri (a volte mal riposti) scopi.

Una graduale e naturale successione

Tornando al futuro del circuito femminile, la diversità in scena al momento assomiglia a una graduale e naturale successione che dovrebbe favorire un ecosistema rigoglioso e sostenibile negli anni a venire, ben diverso dall’esempio ipotetico visto in precedenza per l’ATP.

Giovani

Sono già 12 in questa stagione le giocatrici che hanno vinto il loro primo torneo. È un valore decisamente alto rispetto alla media storica, che ad alcuni può suggerire disordine. Ma tre di loro hanno già replicato con un secondo titolo e, tranne Petra Martic (di 28 anni), non hanno più di 25 anni, con la metà che non supera i 23.

Giocano con un assortimento di stili ben distribuito, in una gamma che include palleggiatrici convenzionali, attaccanti a tutto campo, solide ribattitrici, difensori astuti, e combinazioni uniche di qualità da vari aspetti. È probabile che la maggior parte continui a crescere rientrando a più riprese tra le favorite per la vittoria finale.

Accreditate

Nelle vincitrici di stagione già ben accreditate troviamo le sempre pericolose Petra Kvitova e Pliskova che, pur dovendo compiere ancora 30 anni, ormai da tempo riempiono anno dopo anno la bacheca con nuovi trofei. C’è poi Simona Halep, che è stata numero 1 per gran parte del 2018 e, a 27 anni, è a distanza ravvicinata per tornare in testa.

Stelle

Seguono due giovani stelle che si sono scambiate la prima posizione: Barty, che possiede tocco, stile, esplosività di dritto e agilità a tutto campo come non si erano mai viste recentemente nella stratosfera del tennis femminile. E Osaka, il cui funzionamento a corrente alternata dei mesi più recenti non deve distrarre dal fatto che ha la dotazione per continuare a essere a lungo una potenza. Ci sono poi giocatrici di carico come Kiki Bertens, che ha impiegato un po’ prima di emergere, e giovani sbarazzine che hanno già mostrato di saper eclissare le giganti come Aryna Sabalenka e Dayana Yastremska. Seguono molte altre giocatrici pericolose con risultati di prestigio, troppe per poter essere qui elencate.

Veterane

Come dimenticare infine le stelle veterane ancora in attività — Serena, Angelique Kerber, Caroline Wozniacki, e Victoria Azarenka — che potrebbero in qualsiasi istante ritornare alla gloria passata e vincere di nuovo qualcosa di importante.

Sulla strada giusta per una nuova fioritura

Questa abbondanza di nicchie alimenta le attese di scenari diversi dal monopolio delle mega stelle o dalle rivalità di due o tre contendenti al titolo che si protraggono incessantemente per anni. Giocatrici diverse sono attratte da tornei diversi. Ognuna va incontro a giornate positive e negative e, in un campo partecipanti davvero profondo e competitivo, servono cinque, sei o anche sette partite di fila senza sbavature per vincere un torneo.

L’oligarchia è più indicativa di debolezza delle posizioni di rincalzo, o di precedente disequilibrio, che di dimostrazione di forza al vertice. Vuole anche dire che lo sport non sta utilizzando nel modo più efficiente possibile quelle risorse che servono a nutrire talenti variegati. Il fatto che la WTA attuale abbia così tante contendenti dallo stile così disparato e di fasce di età diverse, la maggior parte delle quali ha ancora ampio spazio di maturazione, dovrebbe rafforzare la speranza che la strada intrapresa per una nuova fioritura è quella giusta.

Diversity, Not Chaos – An Ecological Look at the WTA

La sconfitta di Pliskova lascia spazio a un evento storico nel tennis femminile

di Matt Zemek // Tennis with an Accent

Pubblicato il 29 settembre 2019 – Traduzione di Edoardo Salvati

I momenti celebrativi più carichi di pathos in una stagione sono le finali di singolare, il cui prestigio, specialmente negli Slam, è di ordine assoluto. Trofei vengono alzati al cielo di fronte al pubblico delle grandi occasioni e a uno stuolo di fotografi. Scrivere il proprio nome nell’albo d’oro ha il potere di alterare una carriera o consolidare un’annata di successi.

Sono questi gli episodi che più rimangono impressi nell’immaginario collettivo. I canadesi ricorderanno con precisione dove si trovavano quando Bianca Andreescu ha vinto gli US Open, lo stesso vale per i rumeni quando Simona Halep ha trionfato a Wimbledon. Per gli australiani è la vittoria di Ashleigh Barty al Roland Garros, come per i giapponesi quelle di Naomi Osaka agli US Open 2018 e agli Australian Open 2019.

Un primo turno da scossa sismica

Non è quindi un pensiero naturale per il tifoso associare al primo turno di un torneo non Slam (per quanto comunque un Premier Mandatory) le caratteristiche di partita che cambia il corso della storia del tennis. E non è nemmeno iperbolico considerare che la sconfitta di Karolina Pliskova contro Jelena Ostapenko al China Open in svolgimento a Pechino abbia le conseguenze di un terremoto sportivo. L’aspetto più immediato a cui si guarda — totalmente pertinente alla situazione in esame — è che Pliskova perderà punti rispetto al risultato dell’edizione 2018. Con molti punti ancora da difendere nel prossimo mese, le possibilità di Pliskova di superare Barty per il primo posto a fine stagione hanno subito un duro colpo.

Osaka, altra pretendente al titolo, ha sconfitto Jessica Pegula nella partita d’apertura. Dovrà arrivare in finale per guadagnare punti rispetto alla semifinale del 2018, e dovrà vincere per fare un passo avanti nella rincorsa a Barty.

Ma queste sono cose note. Sapete invece quanto la sconfitta di Pliskova abbia alterato il corso degli eventi e gettato le basi per il verificarsi di un’avvenimento storico? Da quando è stata istituita la classifica mondiale, sono state in tutto 27 le giocatrici a raggiungere il numero 1. Quasi la metà, 13, hanno anche terminato la stagione al primo posto. Solo 13? Beh, se si pensa che Steffi Graf ha finito l’anno al numero 1 per otto volte, Martina Navratilova sette, Chris Evert e Serena Williams cinque, sono quattro giocatrici per venticinque anni. Ci sono poi altre 9 giocatrici con il primo posto alla fine dell’anno, a coprire i rimanenti venti anni.

Solo europee o americane

Si tratta di un gruppo di giocatrici estremamente selezionato. Vi starete chiedendo: “e quale sarebbe questo pezzo di storia così fondamentale? Perché non taglia corto e ce lo dice?”

L’elemento che accomuna le 13 giocatrici con il primo posto alla fine dell’anno a partite da Chris Evert nel 1975 (la capostipite) è la provenienza dagli Stati Uniti o dall’Europa. Anche Osaka è stata numero 1, ma non ha concluso l’anno al primo posto, merito di cui invece può vantarsi Halep. Barty e la connazionale Evonne Goolagong hanno raggiunto il numero 1, ma non l’hanno mantenuto a fine stagione.

L’uscita di scena di Pliskova a Pechino ha significativamente aumentato la probabilità che per la prima volta in circa mezzo secolo di tennis femminile il numero 1 a fine stagione andrà a una giocatrice che non proviene dall’Europa o dagli Stati Uniti. Saranno il Giappone (meno probabile) o l’Australia (più probabile) a festeggiare la conquista della vetta, motivo di enorme orgoglio nonché segno di consacrazione internazionale per lo sport.

Gli appassionati dalla Repubblica Ceca e i tifosi di Pliskova non rimarranno certamente contenti di questo sviluppo. È il rovescio della medaglia, che segnerà un passaggio indimenticabile per Osaka o Barty e per l’intero movimento del tennis.

Un primo turno di un torneo non Slam in Cina così importante e pieno di significato?
Fate meglio a crederci.

Pliskova loss opens the door to a massive historic event

Il futuro del tennis con un esperimento sul tabellone di Wimbledon 2019

di Chapel Heel // HiddenGameOfTennis

Pubblicato l’1 luglio 2019 – Traduzione di Edoardo Salvati

Sono 29 i giocatori di almeno 32 anni nel tabellone del singolare maschile di Wimbledon 2019. Sono invece 24 le giocatrici di almeno 30 anni nel tabellone del singolare femminile (ho scelto un limite di età più basso perché altrimenti per le donne non avrebbe avuto senso proseguire). Cosa succederebbe se li escludessimo dal torneo? Non rimarrebbero solo gli attuali esponenti della Next Gen, ma si infilerebbero giocatori delle due ondate di Next Gen precedenti, se così si può dire. Sarebbe un’approssimazione di Next Gen.

Forse si riesce ad avere un’idea delle sembianze di uno Slam in assenza di giocatori come Novak Djokovic, Rafael Nadal, Roger Federer, Stanislas Wawrinka, o di giocatrici come Serena Williams e Venus Williams e alcune dell’ultima Next Gen in campo femminile. Mi rendo conto che questi giocatori non si tireranno di certo indietro per sottrarsi posizioni in classifica dopo che i grandi nomi si saranno ritirati, e nuova linfa che ancora deve emergere si farà largo. Diventa quindi solo un passatempo per provare a identificare scenari futuri, non un pronostico puntuale di risultati a venire.

I ragazzi saranno uomini

In campo maschile, si perdono le prime 4 teste di serie (e nove teste di serie in tutto). Ventinove giocatori sono molti da rimpiazzare. Per primo, ho rimesso Borna Coric, anche se non riempiva un posto lasciato scoperto. Poi, ho deciso di non aggiungere Juan Martin Del Potro. Il suo fisico ha almeno due anni in più di quanto indichi la data di nascita, e non c’è alcuna certezza del livello di gioco una volta rientrato sul circuito. Da ultimo, ho richiamato tutti i perdenti del terzo turno di qualificazioni. Mi mancavano ancora 13 giocatori, e ho preso le teste di serie perdenti del secondo turno (ma solo se non eccedevano il limite di età). Con ancora 8 posti vuoti, ho scelto a caso tra gli altri perdenti al secondo turno delle qualificazioni.

Le prime 8 teste di serie sono ora Dominic Thiem, Alexander Zverev, Stefanos Tsitsipas, Kei Nishikori, Karen Khachanov, Daniil Medvedev, Marin Cilic e Coric. Altri da tenere d’occhio: Milos Raonic con la numero 9, Felix Auger-Aliassime con la 12, Denis Shapovalov con la 20, Taylor Fritz con la 25, Frances Tiafoe con la 27 e Nick Kyrgios con la 32.

Proviamo a eseguire 100.000 simulazioni solo con le valutazioni Elo, mischiando le posizioni nel tabellone dopo ogni passaggio. Per avere un termine di paragone, nessun giocatore di questi scenari alternativi ha una probabilità di vincere Wimbledon 2019 più alta del 3%, sulla base delle mie previsioni Elo, e solo uno è già campione Slam (Cilic).

La tabella riepiloga i 20 migliori risultati.

IMMAGINE 1 – Probabilità di progressione nei tabelloni alternativi a Wimbledon 2019

A seguito delle 100.000 simulazioni, la probabilità complessiva di vittoria dei 20 giocatori nell’elenco è dell’88.7%. Per rendersi conto dello spostamento di forze associato alla rimozione dal tabellone dei giocatori con almeno 32 anni, sempre secondo i miei calcoli Elo, il quartetto composto da Djokovic, Federer, Nadal e Kevin Anderson ha una probabilità complessiva di vittoria del 76.6% (Djokovic ha vinto il torneo battendo Federer in finale, che a sua volta aveva sconfitto Nadal in semifinale. Anderson non ha partecipato per infortunio, anche se la sua percentuale di vittoria era del 2.9%, n.d.t.)

Donne che (non) aspettano

È scontato dire che l’effetto sul tabellone femminile non è così drastico. Per quanto il numero di giocatrici che viene escluso è simile a quello dei giocatori, le uniche vere pretendenti a uscire di scena sono Angelique Kerber e Serena (se il limite fosse stato a 29 anni, Petra Kvitova non sarebbe rientrata e, un po’ tirato, anche Victoria Azarenka, ma per questo scopo sarebbe stato troppo restrittivo).

Le prime 4 teste di serie rimangono inalterate. Per le successive 6 teste di serie, ho promosso la giocatrice che seguiva immediatamente in classifica. Ho riempito poi le altre posizioni con lo stesso metodo degli uomini. Si perde in tutto circa il 17% della probabilità di vittoria da questi scenari alternativi, mentre per gli uomini era superiore all’80%, pur con un limite più alto. Le donne perdono certamente la maggior parte delle campionesse Slam, senza Serena, Venus, Kerber, Maria Sharapova e Svetlana Kuznetsova.

La tabella riepiloga i 20 migliori risultati.  

IMMAGINE 2 – Probabilità di progressione nei tabelloni alternativi a Wimbledon 2019

A seguito delle 100.000 simulazioni, la probabilità complessiva di vittoria delle 20 giocatrici nell’elenco è dell’93.9%, ancora più che per gli uomini. Nelle mie previsioni Elo, le stesse giocatrici hanno il 78.6% di probabilità complessiva di vittoria, quindi l’eliminazione della vecchia guardia favorisce il consolidamento della loro ascesa.

Sembrano tutti consapevoli della difficoltà del periodo di transizione in cui si troverà l’ATP quando Djokovic, Federer e Nadal non giocheranno più. Non mi sorprenderebbe se la crescente tensione generata dall’incertezza futura si sia già fatta strada nelle dinamiche politiche dell’ATP, rendendo più acceso lo scontro a cui stiamo assistendo con le dimissioni nel comitato giocatori. È davvero un momento critico per il tennis maschile.

Riprendete l’immagine 1 e leggete i nomi. Fermatevi al primo che, di riflesso, vi porta a mugugnare con dubbio “hmm”. Ora fate lo stesso per le donne. Scommetto che arrivate più in basso. Non è del tutto corretto, perché ci sono sicuramente dei nomi di rilievo anche nella parte finale dell’elenco dei giocatori (Auger Aliassime, Shapovalov, e per alcuni Kyrgios). Tranne forse per tre giocatrici, tra le donne il talento è ben distribuito, e con abbondanza.

NextGen-ish Wimbledon

La disparità di trattamento che viene ignorata

di Paul Timmons // mytennisadventures

Pubblicato il 12 settembre 2019 – Traduzione di Edoardo Salvati

Sembra che l’evidente dissenso e discontento sul problema della distribuzione dei premi partita nei tornei che non sono uno dei quattro Slam stia facendo sempre più presa, in particolare tra quei giocatori la cui classifica non supera il numero 150. Sono giocatori che fanno fatica ad arrivare alla fine del mese, e ancor meno a monetizzare il loro talento, nonostante siano degli atleti di livello mondiale. È una difficoltà che non risparmia nemmeno il circuito femminile, anche se l’idea è che, in generale, le lamentele arrivino dagli uomini. Perché è così? 

Lo dico perché se i giocatori in quella zona di classifica affrontano tempi duri, per le giocatrici la situazione deve essere quasi drammatica. Dopo aver raccolto un po’ di dati, è cristallino infatti che all’aumentare della distanza dal vertice del tennis femminile le giocatrici subiscano svantaggi sempre maggiori. Se così stanno le cose, dove sono i cori di protesta delle giocatrici più in vista?   

Un punto di vista neutrale

Il mio è un punto di vista totalmente neutrale. Chi mi segue, è a conoscenza del fatto che m’interesso quasi esclusivamente del circuito ATP. Non sono quindi alla ricerca di una connotazione a sfondo sessista. L’unico obiettivo è di collezionare dati, fatti e informazioni attendibili per far luce sulle dinamiche in atto e provare a rispondere alle altre domande che possono scaturirne. 

L’immagine 1 mostra il numero di tornei $15k e $25k organizzati per i due circuiti. I montepremi includono anche il doppio. Spesso giocatori e giocatrici si iscrivono sia al singolare che al doppio, per questo li ho considerati entrambi. I dati analizzati si riferiscono al periodo tra gennaio e la fine di ottobre 2019.

IMMAGINE 1 – Numero di eventi $15k e $25k per uomini e donne

A uno sguardo complessivo, il numero di eventi della categoria $15k è più alto per gli uomini (330 contro 233), mentre accade il contrario per la categoria $25k (153 contro 189). Visto che i giocatori sono in numero ben superiore rispetto alle giocatrici, può avere senso che ci siano più tornei $15k, specialmente se si pensa che a volte è difficile completare il tabellone delle qualificazioni di alcuni tornei femminili. A breve mi soffermo anche sul fatto che ci sono più tornei $25k per le donne, per quanto è un ragionamento che non ritengo possedere grande peso.   

I Challenger per gli uomini e i $60k e le categorie ITF per le donne 

Salendo di livello nel circuito Challenger per un confronto con l’equivalente configurazione di tornei femminili, la disparità diventa così clamorosamente ovvia da mettere, in tutta franchezza, a disagio. Visti i numeri dell’immagine 2, verrà naturale chiedersi come l’ITF (la federazione internazionale) e la WTA si stiano muovendo per minimizzare la disparità. 

La prima cosa da fare è stabilire i montepremi e la tipologia di tornei presenti a questi livelli. L’ATP utilizza un raggruppamento diverso per i tornei [1]. 

IMMAGINE 2 – Confronto tra tornei del circuito Challenger e tornei ITF femminili e montepremi effettivo

Come si può osservare, per gli uomini esiste una maggiore varietà di dimensionamento (a tutti gli effetti, un torneo “80” offre 80 punti al vincitore, un “90” offre 90 punti e così via), ma è un aspetto di rilevanza marginale. La preoccupazione emerge quando si considera il numero di tornei a disposizione per giocatori e giocatrici nei differenti livelli. 

IMMAGINE 3 – Numero di tornei disponibili per categoria in entrambi i circuiti

Gli uomini sono di fronte a una montagna di 5,926,640 di dollari extra in premi partita distribuiti in quasi il doppio dei tornei a disposizione rispetto a quelli per le giocatrici (148 contro 80). Prima di approfondire, va rimarcato come, nei dieci mesi considerati, siano ben 12 le settimane senza un torneo femminile, a fronte di 23 Challenger nello stesso periodo. 

L’immagine 4 mostra la distribuzione degli eventi Challenger (in blu) rispetto ai tornei equivalenti per il circuito femminile (in rosso).

IMMAGINE 4 – Distribuzione dei tornei Challenger e ITF nel periodo tra gennaio e dicembre 2019 

Sul calendario femminile pesa inoltre un elemento di completa casualità, messo in luce ad esempio dalla struttura del mese di aprile 2019.

IMMAGINE 5 – Struttura del calendario per il mese di aprile 2019 per circuito femminile (rosa) e maschile (celeste) 

Cerchiamo di capire il significato. Per le donne c’è un solo paese che organizza tornei in settimane consecutive (gli Stati Uniti). Per gli uomini ci sono la Cina, gli Stati Uniti e il Messico, oltre a tornei in numerosi paesi dell’Europa in quattro delle cinque settimane di aprile.

Qual è il possibile impatto?

Si dice spesso che può esser più facile per una giocatrice accedere al tabellone di un $60k che di un $25k. Come mai? Prendiamo il caso di una giocatrice abituata a giocare i $25k. Potrebbe iscriversi al $60k a Istanbul nella remota circostanza di passare furtivamente per le qualificazioni, pur sapendo che le probabilità sono davvero scarse.  

Nel frattempo, la settimana prima e quella dopo Istanbul è previsto per lei di dover essere in Italia (in cui c’erano $25k per tre settimane consecutive), oltre ad aver messo in calendario di giocare sempre in Italia durante la settimana di Istanbul. Alla pubblicazione della lista iniziale di iscritte a Istanbul, la giocatrice in questione è indietro all’incirca di 20 posizioni per tentare le qualificazioni. Che cosa sceglie di fare? Ha senso comprare un volo per la Turchia nella speranza che le 20 giocatrici davanti a lei rinuncino a giocare, quando è già in Italia e può starci per le successive tre settimane? Si pensi solo al costo e al rischio di volare a Istanbul e non poter entrare nel torneo. Per molte di loro, come si giustifica la spesa quando i guadagni sono già pochi?

Con eventi sporadici che non contemplano tornei nello stesso posto una settimana dietro l’altra, di fatto si tengono le giocatrici alla larga, perché non sono in grado di giustificare economicamente quel rischio. In presenza di un numero significativo di tornei in meno a parità di categoria, i $25k possono risultare per le giocatrici decisamente più competitivi degli equivalenti maschili. Un esempio arriva dalla settimana di gioco del 16 settembre 2019, con sei eventi Challenger e un evento femminile di livello simile (almeno $60k). Se si guarda anche al circuito maggiore, con 3 tornei WTA e 2 tornei ATP, la differenza in quantità di tornei non è giustificabile. E di conseguenza la lista iniziale di iscritte per un livello $25k assume tutt’altro significato.   

Quali sono gli svantaggi?

La giocatrice si ritrova in un torneo $25k con gli stessi premi partita degli uomini, ma contro un campo partecipanti molto più ostico. Allo stesso tempo, giocatori di classifica equivalente sono iscritti a tornei con un montepremi molto più generoso. 

Oltre al danno, c’è la beffa dell’ospitalità, garantita per i Challenger ma non prevista per i tornei femminili equiparabili. È un costo aggiuntivo che le giocatrici devono sostenere e, a questi livelli, diventa una somma rilevante, visto che si è in viaggio per circa 30 settimane all’anno. Non va per nulla dimenticato che l’ATP ha imposto di includere le spese di vitto e alloggio come requisito per i tornei del 2019. Perché nessun esponente della WTA o dell’ITF ha preteso con tutte le forze che si facesse lo stesso per le donne?

Riepilogando, le giocatrici si muovono in uno scenario con meno tornei, meno montepremi e un calendario più frammentato e casuale. Che altre conseguenze ci sono? Vale la pena riprendere estratti dell’intervista rilasciata a febbraio 2019 da Jackie Nesbitt, direttore esecutivo dei circuiti dell’ITF e Andrew Moss, capo dell’ITF World Tennis Tour:

[…] abbiamo anche appreso che i costi medi sostenuti da giocatori e giocatrici per gli spostamenti e la sistemazione è di circa 40 mila dollari all’anno, ma che solo un numero limitato – circa 336 giocatori e 253 giocatrici – è riuscito a far quadrare i conti, senza però mettere in conto le spese per l’allenatore. 

Per fare un esempio, meno donne riescono a bilanciare entrate e uscite perché ci sono meno tornei con montepremi di $60k, $80k, $100k rispetto agli uomini. Per ogni torneo femminile se ne organizzano due maschili. Il nostro obiettivo quindi è di convogliare più soldi nel tennis femminile, e sapere che nel 2019 ci sono otto tornei in più di livello almeno $25k del 2018 dà soddisfazione.

Cosa si sta facendo?

Consapevole del problema, cosa sta facendo l’ITF (come anche la WTA) per risolverlo? Sono convinto che, a domanda specifica, la WTA risponderebbe che è responsabilità dell’ITF. Ma se quest’ultima non riesce a trovare una soluzione per colmare il divario, non dovrebbe essere dovere della WTA farsi avanti e dare una mano? 

Se l’ITF afferma che più eventi $25k per le donne rappresentano in qualche modo un successo, non sta dicendo la verità. In primo luogo, larga parte dell’aumento dei $25k è dovuta allo sfortunato World Tennis Tour, avviato a gennaio 2019 ma la cui impostazione iniziale ha subito adeguamenti già nello scorso agosto. Le federazioni nazionali (in particolare quella giapponese) qualificavano tornei femminili come $25k perché la struttura del World Tennis Tour si è rivelata un disastro e i tornei da $15k erano diventati praticamente inutili. 

Come anche mostrato dai numeri, i $25k femminili sono 189 rispetto ai 153 maschili, che si traduce in una differenza di 36, vale a dire in media neanche un torneo in più alla settimana per le donne. Una differenza così piccola da risultare irrilevante. Per porre rimedio alla distanza tra i due circuiti, i $25k femminili assegnano più punti alla vincitrice (50 contro i 20 per gli uomini). L’idea alla base è di sopperire alla mancanza di eventi nel livello intorno ai $60k e aiutare le giocatrici a risalire la classifica più rapidamente. Se riprendiamo i dati e confermiamo che c’è meno di un $25k aggiuntivo a settimana, dove sta il grande cambiamento? Quante giocatrici possono davvero giovarne?

50 nuovi tornei negli Stati Uniti

Una novità da segnalare che è emersa durante la stesura di questo articolo è l’annuncio da parte di Oracle che verranno creati 50 tornei in più (equamente divisi) negli Stati Uniti. Non si conosce ancora la categoria, ma mi è stato detto che dovrebbe andare dai $25k ai $108k. Naturalmente è una buona notizia, anche se non cambia la disparità o non riduce le differenze nel numero di tornei a disposizione. Sarebbe irrispettoso negare che è una fantastica iniziativa e che Oracle (il cui fondatore, Larry Ellison, è proprietario dell’Indian Wells Masters, n.d.t.) merita un plauso, ma non si deve altresì perdere di vista l’effettiva situazione del tennis femminile. Non credo infatti che aggiungere 25 tornei nel corso di una stagione cambierà profondamente l’attuale stato dell’arte. Apprezzo l’investimento di Oracle e ne elogio il coinvolgimento, ma c’è ancora parecchio da fare su questo argomento. 

Cosa si può fare esattamente? Non ho una risposta a tutto e non è l’obiettivo dell’analisi. Sto solo mostrando alcuni dati (e avrei voluto usarne molti altri, ma già così è troppo lungo), lasciando poi libertà di giudizio. È probabile che abbia torto e che nessuno riscontri l’esistenza di problemi per come le cose sono al momento. Se questa però è la posizione, diventa necessario interrogarsi sui modi per far progredire il tennis per entrambi i sessi.  

Siamo evidentemente di fronte a una tematica complessa. Da quanto s’intuisce gli organizzatori ricevono aiuto minimo (o sono pagati direttamente dalla federazioni) ed è lasciata all’iniziativa di ciascuno trovare mezzi e capacità per dar vita al torneo. In presenza di vincoli economici stringenti, potrebbe anche essere che non ci sia la giustificazione economica per avere un tabellone femminile. Può essere una posizione sessista, ma ci sono anche donne che riconoscono che il gioco maschile ha più fascino. 

Come migliorare il tennis femminile

Se questo è un davvero un punto chiave, occorre pensare a una soluzione. Come si rende il tennis femminile più interessante? Come si possono creare più opportunità? Di certo vorrei che venisse risolta la questione della diretta internet. L’ATP offre copertura di tutte le partite dei Challenger, mentre è abbastanza raro che questo accada sul circuito ITF. Ho iniziato ad apprezzare determinati giocatori grazie alla possibilità di averli visti regolarmente farsi strada nei Challenger. Difficilmente sarebbe così con le giocatrici perché l’opportunità di vederle in azione non è lontanamente comparabile. Che miglioramenti si ottengono in un contesto di visibilità così limitata? E siamo nel 2019, non dovrebbe essere più un problema da tempo. 

Vale anche la pena sottolineare che l’ITF vende dati in diretta delle partite per circa 14 milioni di dollari all’anno. Quanti di quei soldi sono reinvestiti nel professionismo? Una parte viene destinata al supporto finanziario per l’organizzazione dei tornei? Non sono personalmente in grado di rispondere, ma mi piacerebbe saperne di più. 

Ritengo inoltre fondamentale evitare di estrapolare da questi numeri l’idea per cui se i giocatori se la passano meglio, non dovrebbero lamentarsi affatto. La crescita va ricercata sul circuito femminile come su quello maschile. Ancora più importante, se questi dati suscitano in voi reazioni negative come è stato per me, serve proprio che giocatrici dal forte impatto mediatico si facciano sentire per costringere sia l’ITF che la WTA a dare risposte. Perché non me ne viene in mente nessuna. Ed è questa la cosa più triste.

Note:

[1] I montepremi del circuito Challenger si trovano sul sito dell’ATP, con indicazione del totale per ciascun torneo. Ho convertito in dollari i montepremi per i tornei europei, in modo da rendere più semplice l’analisi. I montepremi per i tornei femminili arrivano dal manuale dell’ITF.

The Inequality That Gets Ignored

Il destino delle finaliste di Slam juniores

di Chapel Heel // HiddenGameOfTennis

Pubblicato il 5 luglio 2019 – Traduzione di Edoardo Salvati

Tempo fa, ho scritto della probabilità che un vincitore di Slam juniores raggiunga determinati traguardi da professionista e di quanto tempo possa essergli richiesto. Ho poi fatto la stessa analisi per le vincitrici di Slam juniores e per i finalisti. Quest’ultima puntata è dedicata alle finaliste di Slam juniores.

Come per i ragazzi, ho esaminato tutte le finaliste di Slam juniores dal 1990 e seguito il loro sviluppo nel raggiungimento degli stessi traguardi da professionisti delle vincitrici. Le giocatrici di questa particolare categoria però (e anche le vincitrici a ben vedere), evidenziano caratteristiche inusuali nei primi anni ’90. Ad esempio, alcune erano già tra le prime 200 (a volte anche tra le prime 125) al momento della finale juniores. Una aveva già vinto un torneo sul circuito maggiore. Ho tenuto quelle il cui percorso di crescita si è rivelato istruttivo, eliminando altre del periodo 1990-1992 perché avrebbero alterato eccessivamente i risultati. Sono in totale 10 giocatrici su 244.

Sorelle minori?

Se avete letto l’articolo sui finalisti, sapete già che in carriera ottengono all’incirca la metà del successo dei vincitori di Slam juniores. Vale lo stesso per le finaliste?

La tabella mostra l’età media della finalista di Slam juniores per i quattro tornei, il numero di tornei di singolare vinti sul circuito maggiore, i Premier vinti, gli Slam vinti (al momento) e la mediana dei guadagni in carriera (compreso il doppio, i Challengers, etc), con valori che tengono conto dell’inflazione alla maniera delle altre analisi.

Riprendiamo la stessa tabella per le vincitrici di Slam juniores.

La crescita delle vincitrici di Slam juniores_1 - settesei.it

Come gruppo, le finaliste non fanno bene quanto le vincitrici, ma non se la passano male. Non è certamente un divario così ampio come quello che separa finalisti e vincitori. È interessante notare inoltre che le finaliste, complessivamente, hanno medie e mediane da professioniste migliori dei vincitori di Slam juniores (1.595.380 dollari contro 1.176.503 dollari). Non sono proprio le sorelle minori.

Risalire la classifica

Nel confronto (a eccezione di un paio di categorie in cui il campione si riduce considerevolmente), i vincitori di Slam juniores raggiungono traguardi come primi 200, primi 100, primi 50, primi 20 e primi 5 più spesso dei finalisti. Inoltre è cinque volte più probabile per i vincitori arrivare al numero 1, due volte più probabile vincere un torneo del circuito maggiore e tre volte più probabile vincere uno Slam (anche se, va detto, il campione per il numero 1 e gli Slam è molto ridotto).

In linea con quanto visto, ci sono differenze tra vincitrici e finaliste relativamente a questi traguardi, ma non sono accentuate. Per le vincitrici è un terzo più probabile arrivare al numero 1 o vincere un torneo del circuito maggiore, e solo il 10% più probabile vincere uno Slam.

Durata della crescita

Supponendo che una finalista raggiunga uno di questi traguardi, quanto velocemente ci riesce? Come in precedenza, ho misurato il tempo trascorso in mesi (arrotondato) tra la data della finale di uno Slam juniores per una giocatrice e la data del traguardo raggiunto. Invece di tenerne separati i valori, il grafico dell’immagine 1 mostra le curve complessive di finaliste e vincitrici per ciascun torneo, con il numero di mesi sull’asse delle ordinate.

IMMAGINE 1 – Durata della crescita (in mesi) in aggregato

È un po’ strano che le giocatrici che riescono a entrare nelle prime 10 ci arrivano più velocemente, in media, di quelle che entrano tra le prime 20 (che include anche le prime 10). Principalmente, è dovuto a un paio di eccezioni come Magdalena Rybarikova (finalista a Wimbledon juniores 2006), che ha impiegato 136 mesi, e Barbora Strycova (finalista agli US Open juniores 2002 e vincitrice degli Australian Open juniores 2002 e 2003), che ha impiegato 140 mesi. La crescita delle giocatrici è generalmente più breve di quella dei giocatori, tranne che per il numero 1 che richiede più tempo.

Finestre di crescita

Come per le altre analisi, ho creato un grafico a scatola per le finestre di crescita, aggregando tutti i tornei e tutte le finaliste di Slam juniores. Otteniamo un campione molto rappresentativo delle giocatrici juniores di vertice. La crescita è calcolata dalla prima data di raggiungimento di una finale Slam, a prescindere dall’esito. L’asse delle ordinate riporta il numero di mesi. Le porzioni superiore e inferiore delle linee che si estendono in verticale rappresentano rispettivamente il valore massimo e minimo, escludendo gli estremi. La linea in mezzo alla scatola è la mediana, mentre la “x” interna alla scatola è la media che in questo caso, ironicamente, non ha di fatto alcun valore. Il colore verde esprime il terzo quartile e il blu il secondo quartile. Visto che è preferibile una crescita più rapida, le scatole blu sono migliori delle verdi. I cerchi dal contorno blu indicano i valori estremi.

IMMAGINE 2 – Finestre di crescita

Chi tiene il tempo?

Originariamente, ho creato un grafico per le vincitrici di Slam juniores con le finestre di crescita per vedere chi tra le recenti vincitrici è ancora in corsa per raggiungere determinati traguardi da professionista. Ho poi messo insieme i risultati di recenti vincitrici e finaliste di Slam juniores, così da osservare da vicino la loro progressione rispetto allo storico. Nel caso una giocatrice avesse più di un’apparizione, la tabella ricomprende solo la prima. Per questo possono esserci delle assenze nella seconda colonna.

Utilizzo uno sfondo blu e una “+” se si è sotto la mediana — cioè la giocatrice ha ancora molto tempo — e uno verde con “-“ se si è nel terzo quartile, cioè se il tempo a disposizione è sempre meno ma non ancora in modo irrecuperabile. Lo sfondo è rosso con una “x” grigia se la giocatrice ha mancato il terzo quartile, a indicazione che potrebbe essere arrivato al termine del suo cammino.

Riepilogando, se c’è solo il numero nella cella, la giocatrice è in posizione ottimale. I numeri bianchi su sfondo rosso indicano un passaggio intermedio di crescita più lenta del normale. Le celle blu vanno bene, le verdi non sono granché e quelle rosse senza numeri vanno male.

Seguono altri grafici relativi alle finestre di crescita e al raggiungimento dei traguardi.

IMMAGINE 3 – Tabella riepilogativa della crescita delle finaliste e vincitrici di Slam juniores con codifica tramite colori

Durata della crescita (grafico a violino)

Questi grafici a violino sono una versione più sofisticata del grafico a scatola, con “candele” nel mezzo che mostrano dati interquartili (Q2 e Q3). Si tratta delle finestre di crescita che servono per stabilire la colorazione nel grafico dell’immagine 3. I grafici a violino includono anche diventare la numero 1 del mondo e vincere il primo Slam, ma è per entrambi un campione troppo minuto per farvi affidamento e quindi non compare nella tabella specifica per giocatrice.

Probabilità del raggiungimento di traguardi per torneo (mappa di calore)

Questa mappa di calore evidenzia la probabilità di raggiungimento di determinati traguardi, in funzione del singolo Slam.

Aggiornamento dopo gli US Open juniores 2019

A conclusione degli US Open juniores, con la vittoria di Maria Camila Osorio Serrano contro Alexandra Yepifanova, i principali sviluppi (che si riflettono nel grafico dell’immagine 3) sono:

  • Sofia Kenin ha raggiunto le prime 20 comodamente all’interno della normale finestra di sviluppo
  • Iga Swiatek è entrata tra le prime 50 secondo i tempi previsti
  • la giovanissima coppia di doppio Coco Gauff e Caty McNally ha centrato le prime 125 in tempo
  • Marie Bouzkova e Paula Badosa sono entrate tra le prime 100, ma in ritardo
  • Anna Kalinskaya è entrata tra le prime 125, ma in ritardo
  • si è chiusa la normale finestra di crescita per l’ingresso nelle prime 5 per Belinda Bencic, ma è probabilmente una conclusione affrettata, perché le mancavano solo un paio di partite
  • si è chiusa la normale finestra di crescita per l’ingresso nelle prime 20 per Katerina Siniakova (aveva già perso la finestra delle prime 10 e prime 5 dopo Wimbledon)

Il prossimo aggiornamento sarà a fine stagione. Molto probabilmente Dayana Yastremska e Amanda Anisimova saranno entrate tra le prime 20, Anastasia Potapova e Marie Bouzkova tra le prime 50.

Girls Grand Slam Runners Up

Andreescu, Medvedev e il futuro secondo Elo

di Jeff Sackmann // TennisAbstract

Pubblicato il 10 settembre 2019 – Traduzione di Edoardo Salvati

Con la vittoria agli US Open, che incrementa il bottino del 2019, Bianca Andreescu è finalmente entrata tra le prime 10 della classifica WTA, debuttando al quinto posto. Daniil Medvedev, che durante l’estate ha manipolato l’attenzione del circuito maschile, ha varcato la soglia dei primi 10 solo dopo Wimbledon. Ora occupa la quarta posizione.

Se a una classifica si richiede di predire il futuro, Elo è il sistema migliore. I pronostici fatti con Elo sono significativamente più precisi di quelli che usano i punti classifica. Il primo titolo Premier di Andreescu è arrivato a marzo a Indian Wells, dopo che ha battuto due tra le prime 10, cioè Elina Svitolina in semifinale e Angelique Kerber in finale. La classifica WTA ha reagito facendola salire al 24esimo posto dal numero 60. Già dopo la finale persa a Auckland, Elo vedeva in Andreescu una giocatrice con cui dover fare i conti, mettendola al settimo posto. Dopo altre tre vittorie a Miami, Andreescu è salita tra le prime 5 di Elo.

La prontezza di Elo

Gli algoritmi dietro le classifiche ufficiali impiegano del tempo per accorgersi della presenza di nuove stelle. Elo, invece, reagisce prontamente. Rispetto al metodo di calcolo di ATP e WTA che assegna punti in funzione di un anno di risultati (e in termini di turno raggiunto, non di bravura degli avversari), Elo assegna maggiore importanza a quelli più recenti, con ancora più enfasi per esiti inattesi, come ad esempio sconfitte a sorpresa dei giocatori di vertice.

Gli appassionati sono abituati alla lenta evoluzione della classifica ufficiale, quindi un numero [22] o [15] accanto al nome di Andreescu al Roland Garros e agli US Open non è sembrato fuori luogo. E un giudizio ponderato può avere la sua logica, considerati i passati esempi di giovanissimi che sono rimasti scottati. Elo però ha quasi sempre ragione. Se gli allibratori davano Serena Williams come super favorita nella finale a New York, Elo vedeva in Andreescu la giocatrice più in forma, pronosticandola vincitrice, seppur di poco. Dopo le sette vittorie agli US Open, Elo identifica ora Andreescu come la più forte del circuito, anche se con un margine risicato su Ashleigh Barty. Chi osa non essere d’accordo?

Sulla rampa di lancio

Quando lo scorso ottobre Medvedev ha messo piede tra i primi 10 delle valutazioni Elo per la prima volta, ho messo a confronto i due sistemi di classifica. La maggior parte dei giocatori che guadagna una posizione tra i primi 10 di Elo riesce prima o poi a entrare anche tra i primi 10 della classifica ufficiale, ma Elo è quasi sempre in anticipo. In media, l’algoritmo di Elo seleziona i primi 10 con più di sei mesi di vantaggio sul computer dell’ATP. Medvedev è un buon esempio: ha raggiunto l’ottavo posto di Elo a ottobre 2018, ma gli ci sono voluti altri dieci mesi per avere la stessa posizione nella classifica ufficiale, dopo la finale al Canada Masters.

Andreescu ha colmato il divario più velocemente di Medvedev, nei sei mesi che sono tipicamente richiesti a una giocatrice dall’ingresso tra le prime 10 di Elo a quello nella classifica ufficiale. E non dovrebbe servire molto altro tempo prima di una convergenza perfetta al numero uno delle due classifiche.

Non abbiamo bisogno di Elo per farci dire che Andreescu e Medvedev continueranno presumibilmente a vincere partite ad alto livello. Avendone però riconosciuto l’accuratezza predittiva, vale la pena guardare quali altri giocatori e giocatrici sono sulla rampa di lancio.

Berrettini e Muchova

Dopo gli US Open, la previsione più aggressiva riguarda Matteo Berrettini, che è attualmente al sesto posto. Nella classifica ATP Berrettini è tredicesimo, con una toccata e fuga tra i primi 20 durante l’estate, ed è tra i primi 10 di Elo da metà giugno, quindi ancor prima della semifinale agli US Open. Non solo, ma si trova davanti anche a giocatori giovani ma già avviati come Alexander Zverev e Stefanos Tsitsipas.

In campo femminile, non ci sono sorprese simili tra le prime 10 Elo, il che non significa che ci sia accordo con la classifica WTA. Karolina Muchova, 43esima nonché sua classifica migliore di sempre, è al 23esimo posto di Elo. Anche due veterane e pericoli costanti come Victoria Azarenka e Venus Williams sono confinate fuori dalle prime 40, ma Elo attribuisce loro rispettivamente un 18esimo e 28esimo posto. Da un punto di vista predittivo, la qualità è più importante della quantità, quindi un calendario ridotto non è necessariamente un limite. Elo è ottimista anche su Sofia Kenin, mettendola al 13esimo posto rispetto alla 20esima posizione ufficiale.

Giocatore            Elo   ATP   
Daniil Medvedev        4     4
Matteo Berrettini      6    13
Alexander Zverev       9     6 
Stefanos Tsitsipas    15     7

Giocatrice           Elo   WTA
Bianca Andreescu       1     5
Ashleigh Barty         2     1
Sofia Kenin           13    20
Victoria Azarenka     18    42
Karolina Muchova      23    43
Venus Williams        28    56

Da qui a sei mesi, scommetto che la classifica ufficiale di Berrettini sarà più vicina al sesto posto che al tredicesimo, mentre quella di Muchova più vicina al numero 23 che al 43. Conoscere il futuro è impossibile, ma se si vuole guardare avanti Elo è già li da sei mesi. Occorrerà aspettare per capire se il resto del circuito femminile è in grado di tenere Andreescu lontana dal numero 1 così a lungo.

Andreescu, Medvedev, and the Future According to Elo

Chi ha un vantaggio alla vigilia degli US Open?

di Stephanie Kovalchik // StatsOnTheT

Pubblicato il 24 agosto 2019 – Traduzione di Edoardo Salvati

Con l’ultimo Slam dell’anno ai blocchi di partenza, è il momento adatto per interrogarsi sulla bravura relativa del campo partecipanti e su quali giocatori e giocatrici si sono allenati più intensamente nell’anno passato per migliorare il vantaggio competitivo sul cemento.

Prendiamo spesso a riferimento la trasferta nordamericana di luglio e agosto come segnale premonitore di cosa potrà accadere gli US Open. Se il Cincinnati Masters (l’ultimo Master prima degli US Open) fosse di qualche indicazione — con la vittoria di Daniil Medvedev contro David Goffin — sarebbe proprio che dal tabellone principale di New York bisogna aspettarsi l’inaspettato.

Medvedev…infuocato

In russo, la parola “fuoco” si scrive “Пожар” e si pronuncia prozhar. È così che chiamerò Medvedev per le prossime due settimane, Пожар-Medvedev, visto che è riuscito ad arrivare in finale in tutti i tornei sul cemento che ha giocato della US Open Series, sconfiggendo anche Novak Djokovic in semifinale a Cincinnati. Questa striscia vincente gli ha permesso di entrare tra i giocatori che più si sono migliorati sulla superficie nelle precedenti 52 settimane. Meglio ancora, tra i quindici giocatori con la valutazione più alta all’inizio degli US Open, (Пожар) Medvedev ha ottenuto il secondo posto per punti guadagnati (+307), appena dietro ai 323 punti di Albert Ramos.

IMMAGINE 1 – Variazione nelle valutazioni specifiche per cemento tra il 2018 e il 2019 per quei giocatori con una valutazione attuale di almeno 2100 punti. In giallo i giocatori con un guadagno di almeno 200 punti

Un salto di 300 o più punti nelle valutazioni da un anno all’altro è raro, specialmente tra giocatori che già si esprimono ad altissimo livello. Negli ultimi 20 anni, i cinque giocatori che più si sono migliorati prima degli US Open sono nomi ben noti. Solo uno di essi però poi si è spinto avanti nel torneo (Guillermo Coria, con il quarto di finale nel 2003). Siamo quindi indotti a pensare che la regressione di rendimento verso la media, o il possibile affaticamento da un numero di partite nei tornei di preparazione superiore a quello inizialmente ipotizzato, agiscano da contrappeso alla fiducia che questi giocatori possono aver acquisito.

La corsa di Kenin e Andreescu

In campo femminile, il rimescolamento nelle valutazioni è per certi versi più interessante rispetto a quanto visto per gli uomini. In linea con gli ultimi anni negli Slam femminili, ci si aspettava che pochi punti separassero le favorite per la vittoria. Nessuno però probabilmente pensava che due delle più forti contendenti, Sofia Kenin e Bianca Andreescu, scalassero le valutazioni così velocemente.

Esattamente un anno fa, Kenin aveva 350 punti in meno. Se non fosse impressionante a sufficienza, il guadagno di Andreescu è stato ancora più clamoroso. In soli 12 mesi, la fenomenale canadese ha migliorato di circa 600 punti. Siamo di fronte a un vero salto dimensionale: per avere un riferimento, sono 100 punti in più anche del miracoloso rientro di Kim Clijsters al professionismo tra il 2009 e 2010.

IMMAGINE 2 – Variazione nelle valutazioni specifiche per cemento tra il 2018 e il 2019 per quelle giocatrici con una valutazione attuale di almeno 2100 punti. In rosso le giocatrici con un guadagno di almeno 200 punti

Per molti dei giovani giocatori e giocatrici del Nord America è l’occasione perfetta per innalzare il livello di gioco. Se a queste dinamiche uniamo la crescita di Coco Gauff, il titolo di Madison Keys a Cincinnati e il ritorno al vertice di Serena Williams, il tifo per i rappresentanti del continente americano non avrà soste.

Who Has the Momentum Going into the US Open?