Sui punti più importanti, i colpi si accorciano

di Jeff Sackmann // TennisAbstract

Pubblicato il 2 giugno 2017 – Traduzione di Edoardo Salvati

Nonostante il nome, gli errori non forzati possono avere un lato positivo. In alcune partite, la giusta tattica prevede un gioco più aggressivo e per colpire più vincenti la maggior parte delle giocatrici (o giocatori) commette anche più errori. Contro alcuni avversari, aumentare il conto dei non forzati – sempre bilanciato da un incremento nei vincenti o in altri colpi a chiusura favorevole del punto – potrebbe essere l’unico modo per vincere.

La settimana scorsa, ho mostrato che uno dei motivi dell’uscita al primo turno di Angelique Kerber al Roland Garros 2017 è stato il numero inusitato di errori nei momenti più importanti.

Come sottolineato da Carl Bialik nel nostro ultimo podcast, non è però tutto qui. Se Kerber infatti avesse giocato in modo più aggressivo nei punti più importanti – una delle possibili cause per l’aumento del numero di errori – anche la sua frequenza di vincenti sarebbe potuta essere più alta. Con un punteggio di 6-2 6-2 in suo sfavore, è difficile pensare che Kerber abbia realizzato più vincenti di non forzati, come infatti non è stato. L’ipotesi di Bialik rimane però valida e vale la pena di sottoporla all’esame numerico.

La leva media di ogni punto in ogni partita

Per farlo, ricapitoliamo i dati a disposizione: 500 partite di singolare femminile degli ultimi quattro Slam e le partite dei primi quattro turni del Roland Garros 2017. Misurando l’importanza di ciascun punto, siamo in grado di determinare la leva (LEV) media di ogni punto in ogni partita, insieme alla LEV media dei punti che sono terminati con un errore non forzato o con un vincente.

Nell’analisi precedente, ho trovato che gli errori non forzati di Kerber nella sua sconfitta al primo turno avevano una LEV media del 5.5%, rispetto a una LEV del 3.8% di tutti gli altri punti. Per lo scopo di questa analisi, utilizziamo la LEV media come parametro di riferimento: la LEV media di 5.5% degli errori non forzati risulta essere maggiore anche della LEV media del 4.1% di tutta la partita.

Per quanto riguarda i vincenti? I 15 vincenti di Kerber sono arrivati su punti con una LEV media del 3.9%, inferiore alla media della partita. Il caso è dunque chiuso: sui punti più importanti, Kerber aveva più probabilità di commettere un errore e meno probabilità di colpire un vincente.

Effetto ridotto

Sull’intero campione, le giocatrici commettono più errori e tirano meno vincenti nei momenti cruciali, ma solo in misura lieve. I punti che terminano con un errore sono circa l’1% più importanti della media (in percentuale e non in termini di punti percentuali, quindi 4.14% invece di 4.1%), mentre i punti che terminano con un vincente sono circa il 2% meno importanti della media.

Nei momenti più significativi, le giocatrici aumentano la frequenza dei vincenti circa il 39% delle volte, e migliorano il rapporto vincenti su non forzati circa il 45% delle volte. Questo a dire che si osserva un effetto a livello di circuito sui punti più importanti, ma di ordine piuttosto ridotto.

Naturalmente, la sconfitta di Kerber al primo turno non è indicativa del modo in cui ha giocato, in generale, negli Slam. Nell’articolo della settimana scorsa, ho citato le quattro giocatrici che meglio sono riuscite a ridurre gli errori nei punti più importanti: Kerber, Agnieszka Radwanska, Timea Bacsinszky, e Kiki Bertens.

Sia Kerber che Radwanska hanno colpito meno vincenti sui punti importanti, ma Bacsinszky e Bertens hanno trovato la giusta combinazione, colpendo qualche vincente in più all’aumentare della pressione. Tra le giocatrici con più di 10 partite Slam giocate dal Roland Garros 2016, Bacsinszky è l’unica a colpire sui punti più importanti un numero maggiore di vincenti rispetto a non forzati più del 75% delle volte.

La passività di Kerber

Rispetto alle sue colleghe, la tattica di Kerber nei momenti che più contano è incredibilmente passiva.

La tabella riepiloga le 21 giocatrici per cui ho a disposizione dati su almeno 13 partite. La colonna “Ind NF” (indice errori non forzati) è simile alla statistica usata in precedenza, e mette a confronto l’importanza media dei punti che terminano con errori con i punti medi.

La colonna “Ind V” (indice vincenti) esprime lo stesso rapporto, ma per i punti che terminano con vincenti, e la colonna “In V+NF” si riferisce – si può immaginare – a una combinazione (ponderata) dei due valori, che serve come estrema approssimazione di una tattica aggressiva sui punti importanti, per la quale valori inferiori a 1 indicano un approccio più passivo di quello tipico di una giocatrice e valori superiori a 1 il contrario.

Giocatrice      Partite  Ind NF  Ind V  Ind V+NF   
Kerber          20       0.92    0.85   0.88  
Cornet          13       0.92    0.87   0.94  
Radwanska       17       0.91    0.95   0.95  
Halep           19       0.93    0.94   0.95  
Stosur          13       0.95    0.98   0.96  
Bacsinszky      14       0.89    1.02   0.97  
Svitolina       15       1.02    0.95   0.97  
Pliskova        18       0.97    0.98   0.97  
Wozniacki       14       0.93    1.00   0.97  
Konta           13       1.00    0.97   0.98  
Garcia          14       0.94    1.02   0.98  
Kuznetsova      17       0.96    0.98   0.99  
Muguruza        20       1.02    0.94   0.99  
V. Williams     25       1.00    0.97   0.99  
Vesnina         13       0.96    1.03   0.99  
Pavlyuchenkova  15       1.03    0.99   0.99  
Vandeweghe      13       1.08    0.95   1.01  
Keys            13       1.01    1.02   1.01  
S. Williams     27       0.99    1.05   1.02  
Suarez Navarro  14       1.00    1.14   1.05  
Cibulkova       14       1.11    1.03   1.07

Il valore combinato di Kerber la separa dal resto del gruppo. I suoi colpi a chiusura del punto – sia vincenti che errori, ma specialmente vincenti – si verificano sproporzionatamente sui punti meno importanti, e l’effetto complessivo ha un valore doppio di quello di Alize Cornet, la giocatrice immediatamente dietro Kerber in quanto a passività nei momenti più importanti. Tutte le altre giocatrici ottengono valori così vicini alla neutralità (valore 1), che eviterei di trarre qualsiasi conclusione sulla loro tattica nei punti a maggiore pressione.

Troppa difesa, poco spazio a errori

Anche quando Kerber vince, ci riesce con un’efficace fase di difesa nei punti chiave. Nelle ultime 20 partite Slam, solo in due occasioni ha colpito vincenti su punti particolarmente importanti (casualmente, una di queste due partite è stata la finale degli US Open 2016).

In generale, il suo stile di gioco più passivo funziona e le ha permesso di vincere 16 delle partite considerate. Ma un tennis basato sulla difesa non lascia troppo spazio per errori, metaforicamente e letteralmente. Nonostante fosse una tattica da tempo codificata, una scarsa esecuzione le è costata la sconfitta contro Makarova.

Smaller Swings In Big Moments

Ripensare l’assegnazione delle teste di serie per il singolare femminile del Roland Garros

di Stephanie Kovalchik // OnTheT

Pubblicato il 3 giugno 2017 – Traduzione di Edoardo Salvati

Sono bastati pochi giorni di partite del tabellone di singolare al Roland Garros 2017 per alimentare il dibattito sull’imprevedibilità del circuito femminile per la stagione in corso. Solo 9 delle 32 teste di serie sono approdate al terzo turno, 23 in meno di quanto ci si attendesse. Sono numeri che hanno spinto il sito tennis.com a parlare di tabellone “decimato”.

Prima dell’inizio del torneo, ho ipotizzato che una delle cause per l’evidente situazione di caos nel circuito femminile fosse il cattivo funzionamento della classifica ufficiale. Con un sistema basato sull’accumulo di punti anziché sulla facoltà predittiva dei risultati delle partite, l’assegnazione delle teste di serie per i tornei del 2017 è stata ripetutamente soggetta a meccanismi difettosi che hanno condotto a una percezione esagerata sull’incapacità delle giocatrici più forti di tenere fede alle attese riposte su di loro.

In replica a questa ipotesi, Jeff Sackmann di TennisAbstract ha sottolineato che, se da un lato la classifica WTA storicamente ha prodotto risultati inferiori a sistemi di valutazione alternativi come Elo (e specialmente Elo specifico per superficie), dall’altro qualsiasi metodo quest’anno avrebbe fatto fatica. Si è infatti assistito a una diminuzione generalizzata dei rendimenti predittivi della classifica e di sistemi più probabilistici, a indicazione che il 2017 è diventato sempre meno pronosticabile.

Periodo di transizione

Anche se la classifica ha contribuito a dare l’impressione di un circuito femminile sottosopra, non è l’unico fattore. Sackmann suggerisce infatti che potremmo essere di fonte a un periodo di transizione per il circuito femminile, nel quale la nuova generazione sta cercando di emergere in un contesto in cui il futuro delle giocatrici precedentemente dominanti, come Serena Williams e Victoria Azarenka, è incerto.

Se effettivamente si è in presenza di una fase di transizione, allora il modo in cui consideriamo lo storico nelle prestazioni delle giocatrici potrebbe essere particolarmente cruciale per fare pronostici. Se alcune giocatrici si trovano in un momento di grande ascesa mentre altre sono nel mezzo di un periodo di calo considerevole, il rendimento di 12 mesi fa o anche di 6 mesi fa potrebbe avere poco valore nel definire oggi le nostre attese.

Variazione delle attese in funzione delle partite passate

Mi è venuta quindi la curiosità di andare a vedere quanto le attese di vittoria per la stagione corrente varierebbero in funzione del periodo temporale di partite passate considerato. Ho quindi calcolato un Elo per superficie, o sElo, e le relative teste di serie che ne deriverebbero per il Roland Garros 2017 utilizzando quattro diversi intervalli temporali di partite passate: 12, 9, 6 e 3 mesi. L’immagine 1 mostra i risultati per tutte le giocatrici che sono entrate nelle prime 32 in almeno uno dei periodi considerati (nella versione originale, è possibile visualizzare i singoli valori puntando il mouse sul grafico, n.d.t.).

IMMAGINE 1 – Andamento in termini di stabilità nelle valutazioni Elo delle teste di serie femminili al Roland Garros per intervalli temporali considerati

Se durante l’ultimo anno la bravura di una giocatrice è rimasta costante, dovremmo aspettarci un grafico con linee piatte per ognuna di esse. In realtà però, le linee che osserviamo sono tutt’altro che piatte. In termini di teste di serie, il cambiamento mediano per giocatrice da un periodo all’altro è stato di 4 posizioni. Solo otto giocatrici hanno mantenuto una buona stabilità nel livello di rendimento a prescindere dalla durata considerata, tra cui Elina Svitolina, Kristina Mladenovic, Simona Halep e Venus Williams.

L’immagine 2 mostra le 32 teste di serie che sarebbero state selezionate per il Roland Garros se si fosse utilizzato il sistema sElo per ciascuno dei quattro periodi di tempo. L’ultima colonna invece riporta la testa di serie ufficiale del torneo. Le giocatrici che sono ancora in tabellone alla stesura di questo articolo sono evidenziate in verde.

Scostamento tra sElo e le teste di serie ufficiali

È interessante notare come sElo si discosti in misura importante rispetto all’assegnazione ufficiale delle teste di serie, a prescindere dal periodo di tempo considerato. Lo si nota specialmente per la testa di serie numero 1, che in nessun caso viene assegnata ad Angelique Kerber ma per ben tre volte a Svitolina.

Rispetto alle prime 8 teste di serie, il risultato migliore in questa fase è forse ottenuto dalla valutazione Elo a 3 mesi, con 6 delle 8 teste di serie ancora in tabellone e con Laura Siegemund una delle due assenti per via di un infortunio che ne ha impedito la partecipazione. Il fatto che una metodologia predittiva che considera solo i risultati degli ultimi 3 mesi abbia un margine – per quanto minimo – sulle altre, è ulteriore indicazione della volatilità di prestazioni sul circuito femminile nella stagione in corso.

IMMAGINE 2 – Selezione delle teste di serie con sistema sElo rispetto agli intervalli di tempo considerati

Rethinking Women’s French Open Seedings

Gli errori non forzati e nei momenti sbagliati di Angelique Kerber

di Jeff Sackmann // TennisAbstract

Pubblicato l’1 giugno 2017 – Traduzione di Edoardo Salvati

Non è un anno facile per Angelique Kerber. Nonostante il primo posto della classifica mondiale e la testa di serie numero 1 nel tabellone del Roland Garros, ha perso al primo turno da Ekaterina Makarova, fuori dalle teste di serie. Con un punteggio di 6-2 6-2, è una sconfitta che sarà sempre considerata in modo netto: oltre al danno, anche la beffa.

Andrea Petkovic, connazionale di Kerber, ha espresso la sua diagnosi, dicendo che Kerber sta semplicemente mancando di sicurezza in questo momento e che, nonostante il punteggio severo, chiunque s’intenda un minimo di tennis ha notato i suoi errori nei momenti importanti dovuti proprio ad assenza di fiducia, errori che l’anno scorso non commetteva.

Si tratta di una possibile interpretazione di un’analisi frequente: una giocatrice perde perché non ha retto la pressione dei punti più importanti. Anche se questo probabilmente non considera tutti i problemi avuti da Kerber durante la partita – Makarova ha comunque vinto 72 punti rispetto ai 55 di Kerber – è vero che i punti più importanti generano un effetto sproporzionato sull’esito finale. Per ogni giocatrice che spreca dozzine di palle break ma riesce comunque a vincere la partita, ce ne sono altre che crollano nei passaggi cruciali e finiscono per perdere.

Metodologia della leva

Questo insieme di teorie – vale a dire che una giocatrice gioca meglio o peggio nei momenti importanti – può essere sottoposto a valutazione numerica. L’estate scorsa ad esempio ho illustrato come la sconfitta di Roger Federer a Wimbledon 2016 contro Milos Raonic era in parte attribuibile al suo inferiore livello di gioco nei momenti più importanti. Si può fare lo stesso con la sconfitta di Kerber al primo turno a Parigi.

È utile spiegare il procedimento. Una volta calcolata la probabilità di ciascuna giocatrice di vincere la partita prima di ogni punto, possiamo misurare ogni punto in termini di importanza, che preferisco chiamare leva o LEV, che quantifica l’impatto eventuale del singolo punto sull’esito della partita. Sul 3-0, 40-0 l’impatto è praticamente nullo. Sul 3-3, 40-AD nel set decisivo, potrebbe essere anche superiore al 10%. Considerando tutte le partite di un torneo, la LEV media è nell’intervallo tra il 5% e il 6%.

Se Petkovic ha ragione, troveremo che la LEV media degli errori non forzati di Kerber era maggiore che su altri punti (non ho tenuto conto dei punti diretti al servizio, visto che nessuna giocatrice ha avuto la possibilità di commettere un errore non forzato). Naturalmente, i 13 errori non forzati su colpi a rimbalzo di Kerber (quindi escludendo i doppi falli) hanno avuto una LEV media del 5.5%, rispetto al 3.8% dei punti che sono terminati in altri modi. I suoi punti terminati con un errore non forzato sono stati più importanti del 45% di quelli terminati diversamente.

Confronto tra Kerber e le altre

Vediamo come si pone questo risultato. Tra le 86 giocatrici per cui sono disponibili informazioni punto per punto sugli errori non forzati del primo turno del tabellone di singolare femminile (i dati arrivano dal sito del Roland Garros, vengono poi aggregati dopo ogni Slam e sono qui consultabili), dieci hanno scelto un momento peggiore di Kerber per commettere un errore.

Magdalena Rybarikova è stata la più estrema: i suoi 8 errori non forzati contro Coco Vandeweghe sono arrivati in punti importanti più del doppio, in media, rispetto agli altri punti della partita. Sette tra le dieci giocatrici con pessimo tempismo hanno perso poi la partita e altre due, Agnieszka Radwanska e Marketa Vondrousova, hanno commesso così pochi errori (rispettivamente tre e quattro) da essere ininfluenti. Solo Dominika Cibulkova, i cui 15 errori sono arrivati in momenti sbagliati quasi quanto quelli di Kerber, è riuscita ad avanzare al secondo turno nonostante non abbia retto alla pressione dei momenti più importanti.

Distribuzione equa su tutti i livelli d’importanza

Un’altra considerazione per dare dettaglio sul contesto: gli errori non forzati sono distribuiti equamente su tutti i livelli di LEV. D’istinto potremmo pensare al contrario, cioè richiamare alla memoria molto più facilmente errori non forzati nei momenti di maggiore pressione, ma i numeri non lo confermano. Quindi, gli errori con pessimo tempismo di Kerber si mantengono tali anche se messi a confronto con la media del circuito.

E arrivano nei momenti sbagliati anche rispetto alle sue recenti prestazioni negli Slam, come lasciato intendere anche da Petkovic dicendo che erano errori che l’anno scorso Kerber non commetteva. Nelle 19 partite giocate nei precedenti quattro Slam (dal Roland Garros 2016), gli errori non forzati sono arrivati in punti che erano importanti l’11% in meno di quelli in cui non ci sono stati errori non forzati. Gli errori di Kerber l’hanno portata a perdere punti relativamente più importanti in cinque delle 19 partite e, anche in quelle cinque, il rapporto tra la LEV dei punti terminati con errori non forzati e la LEV dei punti terminati diversamente non è mai andato oltre il 31% della partita contro Lesia Tsurenko agli Australian Open, che è comunque migliore a quella della sconfitta al primo turno al Roland Garros.

Su così tante partite, una differenza dell’11% è rilevante. Delle trenta giocatrici di cui sono disponibili dati punto per punto sugli errori non forzati in almeno otto partite dei quattro Slam precedenti, solo tre sono riuscite a commettere errori non forzati in momenti meno importanti. Radwanska è in cima all’elenco con il 16%, seguita da Timea Bacsinszky al14% e Kiki Bertens al 12%. Le altre 26 giocatrici hanno commesso errori non forzati in momenti più importanti rispetto a quanto fatto da Kerber.

Non sappiamo se sia evidenza di fondo

Come spesso accade nel tennis, è difficile determinare se una statistica di questo tipo sia indicativa di una tendenza di lungo periodo o semplicemente un rumore di fondo.

Non essendoci dati punto per punto della maggior parte delle partite di Kerber, non è possibile nemmeno andare a vedere il rendimento in termini di errori non forzati nei momenti sbagliati negli altri tornei del 2017.

Invece, dobbiamo valutare la capacità di Kerber di limitare gli errori non forzati nei momenti importanti a quelle partite di cui sono disponibili informazioni puntuali.

Angelique Kerber’s Unclutch Unforced Errors

Il sempre meno pronosticabile circuito femminile

di Jeff Sackmann // TennisAbstract

Pubblicato il 28 maggio 2017 – Traduzione di Edoardo Salvati

Aggiornamento

I numeri in questo articolo che riassumono l’efficacia di sElo sono eccessivamente alti, un errore nel mio codice ha portato a eseguire il calcolo con le valutazioni a fine partita anziché a inizio partita. I paragrafi che non parlano di sElo non subiscono modifiche, spero rimangano di interesse.    

Nel 2017, il circuito femminile è stato caratterizzato dall’imprevedibilità nei risultati delle giocatrici. In assenza di Serena Williams, Victoria Azarenka e – fino a poco tempo fa – di Petra Kvitova e Maria Sharapova, siamo di fronte a una penuria di giocatrici in grado di dominare con continuità. Tra le rimanenti giocatrici di vertice, molte sono state altalenanti, a causa di infortuni (Simona Halep), di preferenze marcate per una superficie (Johanna Konta), e della buona vecchia regressione verso la media (Angelique Kerber).

Nessuna delle teste di serie più alte ha ancora vinto un torneo almeno di livello Premier. In una recente analisi, Stephanie Kovalchik ha quantificato in dettaglio quante teste di serie hanno reso sotto le attese e suggerito che la classifica ufficiale della WTA – l’algoritmo che determina quali giocatrici ricevano appunto quelle teste di serie – non funziona bene.

La classifica WTA presenta numerosi problemi, specialmente se ci si aspetta che abbia valore predittivo, vale a dire che sia in grado di riflettere con cognizione il livello di rendimento delle giocatrici in un preciso istante.

Kovalchik ha ragione nell’affermare che la classifica WTA sia stata deficitaria nell’identificare le giocatrici migliori, ma c’è dell’altro da aggiungere: secondo algoritmi di calcolo molto più accurati di quello usato per la classifica, la situazione del circuito femminile è nella sua fase più caotica degli ultimi decenni.

Pronosticare la vincitrice

Iniziamo da una misurazione basilare: pronosticare la vincitrice. Comprese quelle agli Internazionali d’Italia, sono state completate più di 1100 partite nel corso del 2017. La giocatrice dalla classifica più elevata ne ha vinte il 62.4%. Dal 1990, il sistema di classifica ha selezionato correttamente la vincitrice nel 67.9% dei casi, arrivando anche oltre il 70% più di una volta negli anni ’90. Fino al 2014, non è mai andato sotto il 66% e il 62.4% del 2017 è il peggior risultato nei 28 anni presi in considerazione.

Il sistema di valutazione Elo ha ottenuto risultati leggermente migliori. Classifica le giocatrici secondo il livello di bravura delle loro avversarie – eliminando di fatto la componente fortuna associata al sorteggio – e fornisce stime più precise del livello di gioco di giocatrici come Serena e Sharapova, che per vari motivi sono state assenti per lunghi periodi di tempo. Dal 1990, Elo è riuscito a pronosticare la vincitrice nel 68.6% dei casi, raggiungendo il punto più basso, pari al 63.1%, proprio per la stagione 2017.

Elo specifico per superficie

Un miglioramento considerevole lo introduce sElo, cioè la valutazione Elo specifica per superficie. Un efficace sistema predittivo basato sulla superficie non è complicato quanto possa sembrare. Elaborando classifiche diverse in funzione di ciascuna superficie (considerando solo partite di quella specifica superficie), dal 1990 sElo è riuscito a pronosticare correttamente la vincitrice nel 76.2% dei casi, raggiungendo quasi l’80% nel 1992. E anche sElo è in difficoltà nel 2017, avendo per ora toccato il suo minimo storico al 71%.

L’immagine 1 mostra l’efficacia con cui i tre algoritmi pronostichino la vincitrice, con sElo chiaramente avanti. L’andamento del grafico rivela anche la presenza di fattori esterni che incidono sulla capacità predittiva dei tre algoritmi in misura analoga.

Il punteggio Brier

Si verifica un effetto della stessa portata anche se si utilizza una modalità di valutazione della classifica WTA rispetto a Elo e sElo ancora più complessa. Il punteggio Brier è una funzione che misura non solo l’accuratezza di un insieme di sistemi predittivi, ma anche il loro grado di calibrazione, cioè quando una previsione di vittoria del 90% per una giocatrice si traduce di fatto in nove vittorie su dieci partite, e non sei su dieci e viceversa.

Il punteggio Brier calcola una media del quadrato della differenza di ciascun pronostico e il relativo risultato. Proprio in virtù dell’elevamento al quadrato, pronostici decisamente sbagliati (ad esempio, una giocatrice che con il 95% di probabilità di vincere una partita finisce per perderla) assumono maggiore importanza di pronostici più scontati (una giocatrice con il 95% di probabilità che vince poi la partita).

Per la stagione 2017, la classifica ufficiale WTA ha un punteggio Brier di .237, Elo è a .226 e sElo a .187. In questa circostanza, il numero più basso è quello migliore, perché stiamo cercando un sistema che minimizzi la differenza tra i pronostici e gli esiti delle partite. Tutti e tre sono i valori più alti per qualsiasi stagione dal 1990. Le corrispondenti medie di periodo sono .207 (WTA), .202 (Elo) e .164 (sElo).

Fattori esterni causano variazioni anno su anno

Così come per i metodi meno sofisticati di sommatoria di pronostici corretti visti in precedenza, anche qui Elo è lievemente migliore della classifica ufficiale, ma entrambi – ignorando la superficie – sono demoliti da sElo, anche se va detto che le metodologie specifiche per superficie utilizzano decisamente meno dati (ad esempio, Elo specifico per la terra battuta ignora completamente i risultati del cemento e dell’erba).

Anche le differenze nel punteggio Brier per i tre metodi sono abbastanza costanti, vale a dire che sono fattori esterni a causare variazioni anno su anno, come mostrato nell’immagine 2.

Quali considerazioni si possono trarre

Pur con le sue pesanti limitazioni, i risultati insolitamente negativi ottenuti nella stagione in corso dal sistema di classifica WTA non hanno a che vedere con qualche stranezza dell’algoritmo di calcolo. Elo e sElo hanno una strutturazione totalmente diversa – l’unico aspetto in comune con la classifica ufficiale è usare l’esito delle partite del circuito femminile – e nonostante questo mostrano la stessa tendenza in entrambe le metriche considerate.

Uno dei fattori di incidenza sull’accuratezza delle previsioni negli ultimi due anni è stata l’assenza di giocatrici del livello di Serena, Sharapova e Azarenka. Se avessero giocato un calendario intero e vinto con la loro frequenza usuale, ci sarebbe stato qualche pronostico corretto in più da parte dei tre sistemi e forse qualche risultato a sorpresa in meno da parte delle giocatrici che hanno tentato di rimpiazzarle al vertice.

Ma non è tutto. Una manciata di pronostici ragionevoli non influisce più di tanto sul punteggio Brier, e con giocatrici estremamente favorite è più probabile che ci siano incredibili sconfitte a sorpresa, come quella di Serena contro Madison Brengle o la vittoria di Eugenie Bouchard su Sharapova. Molti risultati inattesi sono completamente indipendenti dalle prime 10, come il recente titolo a Beil di Marketa Vondrousova.

Un possibile cambio della guardia

Se alcune delle variazioni anno su anno nei grafici sono semplicemente dovute a rumore statistico, gli ultimi anni rappresentano una tendenza molto più significativa.

Potrebbe essere che stiamo assistendo a un cambio della guardia di vaste proporzioni, con giovani talenti (e la loro bassa classifica) che ottengono regolarmente vittorie a sorpresa contro le giocatrici più affermate, mentre le stelle assolute sono costrette a passare più tempo lontane dai campi.

Le vittorie contro pronostico poi potrebbero essere in qualche modo contagiose: una diciannovenne in ascesa che vede una giocatrice del suo livello battere una delle prime 10 può sentirsi più fiduciosa nel pensare di poter raggiungere lo stesso traguardo.

L’imprevedibilità del circuito non è un’illusione

Quali siano i fattori scatenanti dell’attuale stato di imprevedibilità del circuito femminile, possiamo osservare che non si tratta solo di un’illusione creata da un sistema di classifica fallato. I risultati a sorpresa sono più frequenti ora che in qualsiasi altro momento di recente memoria, indipendentemente dall’algoritmo scelto per pronosticare le giocatrici favorite.

The Steadily Less Predictable WTA

Gli effetti di una partita maratona al terzo set

di Jeff Sackmann // TennisAbstract

Pubblicato il 30 maggio 2017 – Traduzione di Edoardo Salvati

Ci sono già state due partite del tabellone singolare femminile andate oltre il punteggio di 6-6 nel terzo set nell’edizione 2017 del Roland Garros. Nel primo turno di domenica 28, Madison Brengle ha eliminato Julia Goerges 13-11 nel set decisivo e, in quello di lunedì 29, Kristina Mladenovic ha battuto Jennifer Brady 9-7 al terzo set. Le maratone di tre set non producono lo stesso livello di adrenalina dell’equivalente versione maschile al quinto set, ma richiedono in ogni caso alle giocatrici di andare oltre la durata tradizionale di una partita nei tornei non Slam.

Sui destini della giocatrice che rimane in tabellone incide una maratona al terzo set?

Nel 2012 ho pubblicato un’analisi che dimostrava come i giocatori che vincono le maratone al quinto set (vale a dire quelle partite con un punteggio di almeno 8-6 nel set decisivo) vincono poi meno del 30% delle partite successive, una frequenza ben inferiore alle attese, anche tenendo in considerazione il livello di bravura dei successivi avversari. Può sembrare che partite in tre set molto lunghe non abbiano lo stesso effetto, specialmente considerando che molte giocatrici sarebbero disponibili a giocare al meglio dei cinque set.

I numeri confermano l’intuizione. Prendiamo gli Australian Open: nel periodo dal 2001 al 2017, ci sono state 185 maratone al terzo set nelle partite del tabellone di singolare femminile e le vincitrici hanno poi vinto il 42.2% delle loro partite successive. Si tratta di un valore più alto dell’equivalente maschile ed è anche migliore di quello che possa sembrare.

Se c’è un effetto è marginale, soprattutto rispetto agli uomini

Le giocatrici che hanno bisogno di combattere fino all’ultimo punto per superare un avversaria dei primi turni sono, in media, più deboli di quelle che vincono in due set, quindi molte delle giocatrici maratonete sarebbero già considerate sfavorite nelle partite successive. Utilizzando sElo – cioè la variante del sistema di valutazione Elo specifica per superficie, che ho introdotto in un recente articolo – si nota come queste 185 maratonete si attendevano di vincere solo il 44% delle loro successive partite. Dovesse esserci un effetto concreto, di certo è marginale, specialmente se paragonato a quello che interessa i giocatori che faticano in maratone di cinque set.

Ho applicato lo stesso algoritmo di calcolo alle partite Slam femminili che si sono concluse all’ultimo set con punteggi come 7-6, 7-5 e 6-4 e 6-3. Dato che solo gli US Open prevedono il tiebreak al terzo set, il campione a disposizione per quel punteggio è limitato, e questo potrebbe spiegare dei risultati lievemente inusuali. Per gli altri punteggi si osserva che i numeri sono abbastanza simili a quelli trovati per le partite maratona. Le vincitrici tendono a essere sfavorite contro le avversarie dei turni successivi ma le conseguenze sono ridotte o inesistenti.

3° set     Campione  Vitt. succ.  Vitt. attesa succ.  
Maratone   185       42.2%        44.0%  
7-6        56        48.2%        42.2%  
7-5        232       43.1%        42.7%  
6-4 / 6-3  421       41.6%        43.2%

In breve, si può affermare che una partita molto lunga fornisce delucidazioni sulla probabilità di vittoria della vincitrice maratoneta contro l’avversaria che dovrà affrontare subito dopo, ma si tratta di informazioni che già conoscevamo. Siano o non siano una maratona, tre set molto tirati hanno un effetto marginale sulla probabilità di vittoria al turno successivo. Per Mladenovic quindi è una buona notizia in vista del secondo turno con Sara Errani, un’avversaria che probabilmente le darà parecchio filo da torcere.

Bouncing Back From a Marathon Third Set

La classifica WTA non funziona bene

di Stephanie Kovalchik // OnTheT

Pubblicato il 20 maggio 2017 – Traduzione di Edoardo Salvati

Nella sua prima partita agli Internazionali d’Italia, la numero 1 della classifica WTA Angelique Kerber è stata sconfitta in due set da Annett Kontaveit, la numero 68. Nonostante sia la prima giocatrice al mondo, per gran parte della stagione Kerber ha dato l’impressione di fare fatica, e le sconfitte nei primi turni sono diventate per lei la norma.

Nessuna testa di serie numero 1 tra le vincitrici

La sconfitta di Kerber lascia aperto un record negativo per la stagione 2017: nessuno degli undici tornei di categoria Premier o Slam ha avuto una vincitrice tra le teste di serie numero 1. La sconfitta di Kerber agli Internazionali d’Italia (torneo poi vinto da Elina Svitolina, n.d.t.) allunga la serie a dodici tornei, come mostrato nell’immagine 1 (nella versione originale, è possibile visualizzare i singoli valori puntando il mouse sul grafico, n.d.t.).

Non solo, ma le teste di serie numero 1 rischiano di segnare un altro record sorprendentemente negativo nei tornei di maggior livello. Dal 2009 infatti, alla boa di metà stagione le teste di serie numero 1 hanno vinto almeno il 15% dei tornei Premier o Slam. Il 2016 è stato il primo anno in cui un solo torneo è stato vinto da una testa di serie numero 1 a conclusione del Roland Garros. Se fra poche settimane il Roland Garros verrà vinto da una testa di serie inferiore, nessun titolo sarà stato vinto da una testa di serie numero 1 a metà stagione 2017.

IMMAGINE 1 – Evoluzione della percentuale di vittorie di tornei nel circuito femminile per i primi cinque mesi della stagione

I risultati deludenti non riguardano solo le teste di serie numero 1, ma coinvolgono anche le altre giocatrici di vertice. Come mostrato nell’immagine 2, delle vincitrici dei tornei più importanti del 2017, solo quattro arrivano da una delle prime 5 teste di serie del tabellone, mentre tre sono i tornei vinti da giocatrici classificate fuori dalle prime 30.

Cosa sta succedendo quindi? Con chi dobbiamo prendercela?

Certamente non con le giocatrici, che invece continuano a proporre tennis di alta qualità e storie che catturano l’interesse degli appassionati. Si consideri ad esempio la rinascita di Venus Williams, l’affidabile solidità di Johanna Konta, o la recente vittoria di Eugene Bouchard su Maria Sharapova. Anche in assenza di alcuni dei nomi di maggior richiamo (Serena Williams, Victoria Azarenka, Petra Kvitova e Sharapova stessa) per tutta o parte della stagione, il circuito femminile sta avendo grande successo.

IMMAGINE 2 – Vincitrici e finaliste dei tornei maggiori per la stagione 2017

Visti però i risultati a sorpresa, ci saranno sicuramente commentatori propensi a sostenere che le giocatrici non stiano dando merito alla loro classifica. Personalmente ritengo che sia il contrario, cioè che la classifica non stia dando merito alle giocatrici.

Una delle ragioni più importanti della presenza di una classifica sanzionata dalla WTA è il suo utilizzo per l’assegnazione delle teste di serie. La maggior parte dei tornei utilizzano la classifica ufficiale non solo per stabilire quali giocatrici abbiano il diritto a partecipare, ma per creare un tabellone che dia alle migliori la probabilità maggiore di raggiungere i turni conclusivi. Di fatto, gli organizzatori del torneo elaborano pronostici su ogni testa di serie, considerando la numero 1 come la favorita al titolo, la numero 2 come la finalista e così via.

La correlazione tra classifica e attese di risultato

Questo vuol dire che, grosso modo, esiste una correlazione tra la classifica di una giocatrice e le attese per i suoi risultati nei tornei a cui partecipa. I due guru dell’analisi statistica riferita al tennis, Klaassen e Magnus, hanno individuato una semplice formula per convertire la posizione in classifica di una giocatrice in turni attesi che raggiungerà in un torneo. La formula è questa:

Turno Atteso = Turno Massimo – log(Classifica)

Ad esempio, se una giocatrice partecipa a uno Slam, il Turno Massimo nella formula equivale a otto (numero totale di turni + 1), e il Turno Atteso per la testa di serie numero 1 è otto (vincitrice del torneo), per la testa di serie numero 2 è sette (finalista), per le teste di serie numero 3 e 4 è sei (sconfitta in semifinale), etc.

Risultati disastrosi

Se la classifica funziona bene e le giocatrici più forti sono nelle posizioni di vertice del tabellone, dovremmo assistere a una buona corrispondenza tra i turni attesi e quelli effettivamente raggiunti. Sulla base di questo parametro, nel 2017 la classifica ufficiale della WTA ha ottenuto risultati disastrosi.

L’immagine 3 mette a confronto i turni effettivi e quelli attesi per le vincitrici e le finaliste agli undici tornei Premier e agli Australian Open del 2017. L’asse delle coordinate mostra il numero di turni in più che una giocatrice ha raggiunto rispetto a quelli previsti dalla sua classifica. Se la differenza è negativa, significa che ha giocato al di sotto delle possibilità. Si nota come per larga parte del 2017, le vincitrici e le finaliste dei tornei più importanti hanno giocato meglio rispetto alle attese legate alla loro classifica di quattro o cinque turni!

IMMAGINE 3 – Corrispondenza tra classifica WTA e risultati per le vincitrici e le finaliste dei tornei maggiori per il 2017

La stessa analisi per il 2016 evidenzia come il 2017 sia stato peggiore, ma non di molto. Nel 2016 infatti, la differenza era di circa tre o quattro turni, che rappresentano comunque una sottostima estremamente rilevante della prestazione di una giocatrice.

Necessità di un sistema di classifica migliore

Per avere un’idea della situazione effettiva della classifica rispetto a quella che potrebbe in realtà essere, consideriamo come sarebbero i risultati di un sistema di classifica perfetto. L’immagine 4 mostra che, in presenza di un sistema in grado di valutare correttamente la migliore e la seconda migliore giocatrice di un torneo, tutte le differenze precedenti tra turno effettivamente raggiunto e atteso si distribuirebbero lungo la linea 0, di fatto annullandosi.

IMMAGINE 4 – Distribuzione dei turni con un sistema di classifica in grado di prevedere perfettamente i risultati delle giocatrici

Attendersi un sistema di classifica perfetto è forse irragionevole, senza dubbio però giocatrici e appassionati del circuito femminile meritano un sistema di classifica migliore.

Come ci si può arrivare?

Come primo passaggio, il circuito deve porre maggiore enfasi sulle prestazioni del sistema di classifica e essere propenso ad apportare modifiche. Se si è concordi nel ritenere che ci sia bisogno di un nuovo sistema e che la qualità dei risultati dallo stesso generati abbiano priorità assoluta, il metro di valutazione di sistemi alternativi diventa la loro capacità di assegnare le giuste teste di serie nei tornei. Questo significa che si sta cercando un sistema di classifica che possieda un potere predittivo superiore.

In uno dei prossimi articoli, cercherò di individuare quali sistemi siano in grado di soddisfare questa condizione.

WTA Tennis Rankings Aren’t Working?

Serena Williams: campionessa e mamma?

di Stephanie Kovalchik // OnTheT

Pubblicato il 21 aprile 2017 – Traduzione di Edoardo Salvati

Il pianeta tennis è in subbuglio sul futuro di Serena Williams. In una settimana già straordinaria di suo per il fatto che la vincitrice di 23 Slam riconquisterà la prima posizione mondiale senza aver giocato una sola partita dagli Australian Open 2017, Serena ha annunciato sui social la sua gravidanza.

Se le informazioni a disposizione sono accurate, Serena è alla ventesima settimana, che vuol dire che era incinta di otto settimane quando ha vinto a Melbourne a gennaio, entrando a far parte dello sparuto gruppo di giocatrici che sono state al vertice del professionismo nello stesso periodo in cui aspettavano un figlio, come ad esempio Margaret Court e Evonne Goolagong.

Serena si aggiunge a una lista eccellente di rientri al tennis giocato che comprende Maria Sharapova, Victoria Azarenka e Petra Kvitova. Sharapova, che è stata squalificata per doping per 15 mesi, sarà la prima a rientrare al torneo di Stoccarda, in programma la prossima settimana. Kvitova, che sta recuperando velocemente da una sconvolgente aggressione fisica all’inizio dell’anno, si è iscritta al Roland Garros 2017. Azarenka, la cui situazione è più simile a quella di Serena, è diventata madre nel 2016 e dovrebbe ripresentarsi durante l’estate.

Essere competitivi con famiglia al seguito

Considerando che negli ultimi dieci anni l’età media dei professionisti di vertice è aumentata, non ci si deve sorprendere se più giocatori e giocatrici cercano di mantenersi competitivi nel circuito pur avendo una famiglia al seguito. Anche ipotizzando un’interruzione minima per la gravidanza, se Serena dovesse tornare a 36 anni e mezzo, sarebbe una delle giocatrici più vecchie, in singolare, della storia recente.

Venus Williams ha giocato la finale contro Serena agli Australian Open a gennaio all’età di 36 anni. Lei però non ha mai avuto dei figli. Quali sono le probabilità che Serena possa gestire contemporaneamente l’inevitabile peso dell’età sul suo fisico, la nascita e crescita del figlio e continuare ad avere successo al suo rientro da madre sul circuito?

Dopo Goolagong, Kim Clijsters è stata l’unica giocatrice a vincere uno Slam dopo aver fatto un figlio, lasciando pensare che serva qualcosa di simile a un miracolo per replicare un risultato del genere. Serena però ha abituato a prestazioni sensazionali – il record di Slam vinti e la giocatrice con più premi partita di sempre, tra gli altri – quindi il concetto di probabilità media ha poco significato nel suo caso.

Può risalire fino ai massimi livelli?

Con riferimenti passati così limitati, è possibile trovare nella carriera di Serena episodi o dinamiche a supporto della possibilità di un solido rientro al tennis giocato?

Anche sottoponendosi ad allenamenti rigorosi, possiamo attenderci che dopo un anno e un figlio Serena non riesca a tornare alla forma fisica che l’aveva contraddistinta negli ultimi tempi. Questo però non rappresenta necessariamente una limitazione alla frequenza con cui potrà vincere partite se è in grado di trovare strategie di gioco che compensino un eventuale declino fisico, ad esempio accorciando gli scambi ed evitando di sprecare le opportunità che si presentano.

I colpi giocati da Serena tra il 2015 e il 2017 agli Australian Open sembrano già essere indicazione di questo tipo di approccio. L’immagine 1 mostra l’insieme dei colpi giocati da Serena, compresi tutti i servizi e i colpi a rimbalzo, in ogni partita nel periodo considerato, ricordando che il 2016 è l’unico anno dei tre in cui non ha vinto, avendo perso in finale da Angelique Kerber (nella versione originale è possibile visualizzare i singoli valori puntando il mouse sul grafico, n.d.t.).

IMMAGINE 1 – Insieme dei colpi giocati da Serena Williams agli Australian Open 2015-2017

Miglioramento nell’efficienza..

Le linee tratteggiate indicano come sarebbe l’insieme dei colpi giocati per il 25% delle giocatrici con il numero più basso di colpi (linea inferiore) e per il 25% delle giocatrici con il numero più alto di colpi (linea superiore). Si nota come Serena non solo abbia colpito un numero di colpi tra i più bassi ma, nel tempo, abbia ridotto ulteriormente questo valore.

Nel 2015, la media partita di colpi di Serena è stata di 215, scesa a 174 nel 2017, una riduzione del 20%. Complessivamente, il cambiamento si è tradotto in una riduzione del 24% nel numero totale di colpi giocati nel periodo di riferimento.

..ma meno efficacia al servizio

Sorprendentemente, questi miglioramenti in termini di efficienza sono arrivati in una fase in cui ha perso un po’ di efficacia al servizio. Ha guadagnato però in aggressività sulla seconda di servizio, che potrebbe spiegare come sia di fatto riuscita a ottenere un effetto netto positivo. Tra il 2015 e il 2017, la velocità media della prima di servizio di Serena è scesa di 5 km/h, mentre quella della seconda di servizio è aumentata di 3 km/h.

IMMAGINE 2 – Andamento della velocità del servizio di Serena Williams agli Australian Open 2015-2017

Aggressività in risposta

Quali altri fattori potrebbero contribuire a un incremento di efficienza? Uno dei primi da considerare è l’aggressività sulla risposta al servizio. Serena è conosciuta per posizionarsi dentro la linea di fondo in risposta. Ha accentuato questa propensione all’attacco negli ultimi anni?

L’immagine 3 riassume la posizione di Serena sulla risposta alla prima di servizio. Per semplicità, sono mostrati solo i valori del 2015 e del 2017. In generale, si nota che Serena si è posizionata ancora più internamente nel 2017 rispetto al 2015, entrando in media di altri 13 centimetri. Nei primi quattro turni la sua posizione era all’interno del campo di 16 cm, suggerendo quindi un atteggiamento di attacco ancora più spiccato nelle fasi iniziali del torneo.

IMMAGINE 3 – Posizione in campo di Serena Williams sulla risposta alla prima di servizio agli Australian Open 2015-2017

La maternità porterà a Serena nuove emozioni e nuove sfide. È difficile prevedere come i cambiamenti associati a questo passaggio potranno influire sulla sua capacità di tornare a giocare, specie in una fase prematura come quella attuale. Se il recente passato può essere preso come spunto di analisi, se ne trae evidenza dell’abilità di Serena di adattare il suo gioco a uno stile meno dispendioso ma sempre comunque in controllo della partita. Dovesse decidere di tornare a giocare, questa potrebbe rappresentare una formula vincente.

Can Serena Williams be a Champion and Mom?

Quanto è agevole il ritorno di Sharapova al vertice?

di Stephanie Kovalchik // OnTheT

Pubblicato il 14 aprile 2017 – Traduzione di Edoardo Salvati

Il ritorno di Maria Sharapova al tennis professionistico – fra meno di due settimane – sta alimentando un acceso dibattito. Pur avendo generato controversie, l’accesso diretto attraverso le wild card ricevute da tre tornei della categoria Premier, tra cui l’ormai imminente Stoccarda Grand Prix, consentirà a Sharapova, dopo 15 mesi di squalifica, l’opportunità unica di evitare i vincoli imposti alle giocatrici non classificate al momento dell’iscrizione a un torneo. La sua prima partita è prevista per il 26 aprile nel primo turno di Stoccarda, dove ha la possibilità, vincendo il torneo, di guadagnare 470 punti per la classifica ufficiale.

Molte giocatrici hanno sollevato dubbi sulle wild card concesse a una giocatrice di rientro da una lunga squalifica per doping. Prescindendo da valutazioni di correttezza, le wild card assegnate a Sharapova implicitamente ipotizzano che sarà in grado di competere ad alto livello dopo un’interruzione che equivale all’8% della durata della sua carriera da professionista. Si può dire che sia un’ipotesi ragionevole?

Il livello di gioco atteso di Sharapova

Sebbene venga spesso utilizzata per determinare la competitività di un determinato momento, la classifica ufficiale penalizza quelle giocatrici che non giocano partite professionistiche per un periodo di 52 settimane. Questo la rende di limitato aiuto nel giudicare la forma delle giocatrici che recuperano da un’assenza dovuta a infortunio, sospensione o altre circostanze. Dopo più di un anno lontano dal tennis, Sharapova non ha attualmente una classifica.

Le valutazioni Elo – che derivano da un metodo per valutare il livello competitivo alternativo alla classifica ufficiale – variano in presenza di partite giocate, mentre rimangono stabili in caso di inattività. Perciò, la valutazione Elo attuale di una giocatrice riflette la forma posseduta in occasione dell’ultima partita giocata. In molte situazioni, questa valutazione può rappresentare una valida indicazione della competitività futura di una giocatrice se il tempo intercorso dall’ultima partita è stato ragionevolmente breve e la condizione fisica non ha subito grandi variazioni.

Al termine della sconfitta subita da Sharapova contro Serena Williams nei quarti di finale degli Australian Open 2016, l’ultima partita di Sharapova prima della sospensione, la sua valutazione Elo era di 2932 punti (basata sulla metodologia adottata dal Game Insight Group di Tennis Australia, la Federazione australiana).

Se Sharapova fosse in grado mostrare lo stesso livello di competitività espresso all’inizio del 2016, come si posizionerebbe rispetto alle 20 giocatrici più competitive nel 2017 in termini di vittorie attese?

Sulla carta le valutazioni Elo sembrano positive

Riferendosi alle valutazioni Elo delle migliori giocatrici dopo i primi mesi della stagione 2017, ci si aspetterebbe che Sharapova mantenga un ampio margine sulla maggior parte delle giocatrici. Tranne le migliori 7, quindi a partire da Madison Keys a scendere, la probabilità di vittoria attesa sarebbe per Sharapova superiore al 75%. Tra le prime 7, la sua probabilità supera il 65% tranne contro Johanna Konta e Serena Williams, come mostrato nell’immagine 1 (nella versione originale è possibile visualizzare i singoli valori puntando il mouse sul grafico, n.d.t.). E Serena Williams è l’unica giocatrice con una valutazione Elo al momento più alta quindi, di conseguenza, la sola avversaria contro la quale Sharapova ha meno del 50% di probabilità di vittoria attesa.

IMMAGINE 1 – Probabilità di vittoria attesa attuale per Maria Sharapova contro le 20 giocatrici più competitive

Sulla carta, le probabilità associate alle valutazioni Elo sono per Sharapova molto positive. Se si aggiunge l’incertezza della programmazione su terra di Serena Williams (e la sua appena annunciata gravidanza, n.d.t.), sembra che la strada per tornare al vertice sia in discesa.

Si tratta però di una previsione che si basa su una sola ipotesi di fondo (e potenzialmente non accurata), cioè che Sharapova sia in grado di riprendere da dove ha interrotto. Ci sono diverse ragioni che possono indurre a scetticismo in merito.

In primo luogo, è lecito chiedersi se il gioco sul circuito, durante l’assenza di Sharapova, sia qualitativamente migliorato. Nel qual caso, anche se ci si attende che sia comunque la favorita, allo stesso tempo è possibile che più partite abbiano un punteggio equilibrato tale da far diminuire, nel lungo periodo, il suo vantaggio di pronostico.

Il livello qualitativo del circuito

Per determinare il livello qualitativo del circuito, possiamo mettere a confronto l’intervallo delle valutazioni Elo per le prime 100 giocatrici all’inizio della sospensione di Sharapova nel 2016 rispetto a quello odierno. Un periodo di gioco molto competitivo è caratterizzato da una differenza ridotta tra le valutazioni Elo delle prime 100, perché vorrebbe dire pochi punti di distanza tra la numero 1 e la numero 100.

L’immagine 2 mostra come durante la squalifica di Sharapova il livello di gioco sia aumentato, anche se di poco, riducendo la distanza complessivamente di 30 punti Elo. Lo stesso vale per le prime 30, anche se la differenza è leggermente più ampia con 40 punti Elo in meno a separare oggi la giocatrice migliore dalla migliore 30esima, rispetto al 2016.

IMMAGINE 2 – Livello qualitativo delle prime 100 giocatrici

Se si può dire che il livello qualitativo del circuito non sia cambiato al punto da attendersi una sostanziale incidenza sul rientro di Sharapova, le potrebbe però capitare di dover affrontare un mix di avversarie al vertice molto diverso rispetto alla sua ultima partita da professionista.

Un nuovo gruppo di avversarie?

Se analizziamo il percorso evolutivo delle attuali prime 50, troviamo che la maggior parte ha scalato posizioni nelle valutazioni Elo rispetto all’inizio del 2016. Complessivamente, il 62% delle attuali prime 50 ha una valutazione Elo migliore oggi rispetto all’inizio del 2016, con un incremento mediano di 26 posizioni. Il 30% non era tra le prime 50 all’inizio del 2016.

IMMAGINE 3 – Percorso evolutivo nelle posizioni Elo per le attuali prime 50

In realtà, al momento della squalifica di Sharapova tre giocatrici tra le attuali prime 10 erano classificate al 20esimo posto o più indietro: Johanna Konta, Svetlana Kuznetsova e Elina Svitolina.
Il nuovo gruppo di vertice, quello con cui probabilmente Sharapova dovrà confrontarsi nelle fasi finali – che assegnano il maggior numero di punti classifica – è composto da giocatrici contro le quali ha meno esperienza e che potrebbero costringerla a partite più dure rispetto a quanto la loro valutazione Elo suggerisca. È per questo che, in riferimento alle probabilità di Sharapova per un rapido ritorno al vertice, il mix delle avversarie non può essere ignorato.

La solidità delle valutazioni Elo nel tempo

Cambiamenti nel livello qualitativo e nel mix delle avversarie possono influire sull’accuratezza delle valutazioni Elo successive alla squalifica. Esiste però un’evidenza più diretta del fatto che le valutazioni Elo che seguono un’interruzione siano davvero peggiori di quelle che precedono l’interruzione stessa? Per dare risposta, si può analizzare la correlazione tra le valutazioni Elo pr giocatrici simili all’inizio e alla fine di un periodo di 15 mesi, la lunghezza della squalifica di Sharapova. Si potrebbe obiettare che nessuna giocatrice abbia mai avuto caratteristiche come quelle di Sharapova ma, in questa sede, l’interesse primario è su parametri quali bravura ed età, cioè due fattori che ci si attende determinino conseguenze importanti sulla solidità di una giocatrice nel lungo periodo.

Nel tennis femminile, le prime 10 giocatrici hanno storicamente avuto valutazioni Elo a partire da 2200 punti. Cerchiamo quindi giocatrici con una valutazione così alta in una fascia di età compresa tra 27 e 29 anni. Dal 1990, ce ne sono state 22, tra cui Sharapova. Possiamo verificare la solidità delle valutazioni Elo per questo gruppo di giocatrici in questa fase della loro carriera su un periodo di 15 mesi controllando la variazione nelle valutazioni Elo all’inizio e alla fine del periodo considerato. Il grafico dell’immagine 4 mostra una forte conservazione (pari a una correlazione dello 0.9) delle valutazioni. La variazione mediana è stata di 10 punti Elo, un valore ininfluente per giocatrici di questo calibro.

IMMAGINE 4 – Stabilità delle valutazioni Elo tra le giocatrici di vertice

La tendenza per le giocatrici di vertice intorno ai trent’anni è di mantenere la valutazione Elo

Una delle poche a non beneficiare delle solidità delle valutazioni Elo tipica delle giocatrici di vertice è stata Amelie Mauresmo che, a una stagione 2006 eccellente all’età di 27 anni con vittorie agli Australian Open e US Open, ha fatto seguire una stagione 2007 deludente, nella quale ha faticato ad arrivare alla seconda settimana degli Slam. Mauresmo rimane quindi un’eccezione alle dinamiche classiche delle valutazioni Elo per le giocatrici di vertice, principalmente a causa di numerosi infortuni.

Si osserva dunque una tendenza generale in cui le giocatrici di vertice alla soglia dei trent’anni riescono, di solito, a mantenere la loro valutazione Elo su un periodo lungo anche un anno e mezzo. Tuttavia, per mantenere un livello di competitività di quel tipo, può essere necessario dover giocare regolarmente ad alti livelli, e questo diventa un importante punto interrogativo sul ruolo dell’abitudine alla partita giocata per stabilire l’accuratezza nel lungo periodo della valutazione Elo di una giocatrice.

Dinamiche Elo successive a una squalifica

Tra le giocatrici che hanno subito una squalifica, ci sono stati esempi che possono fornire dettagli per comprendere l’effetto diretto di una squalifica sul livello di gioco? Nove giocatrici sono state squalificate per una violazione conclamata delle regole antidoping. Solo tre squalifiche hanno avuto durata uguale o superiore a un anno e solo in un caso la giocatrice era dello stesso calibro di Sharapova. Si parla di Martina Hingis, che è stata squalificata verso la fine del 2007 e che si è poi ritirata dai tornei di singolare.

La dinamica delle valutazioni Elo precedenti e successive alla squalifica per quelle giocatrici che sono ritornate sul circuito evidenzia che la maggior parte è riuscita a mantenere o incrementare il punteggio Elo nei 12 mesi successivi al rientro. Questo è valido anche per le giocatrici tornate a seguito delle squalifiche più lunghe, cioè Laura Pous Tio e Sesil Karatantcheva, che sono state sospese per più di un anno.

IMMAGINE 5 – Dinamiche Elo a seguito di squalifica per doping

Il rientro di Strycova

Da un certo punto di vista, il rientro dalla squalifica di Barbora Strycova è tra i più interessanti ai fini della valutazione del rientro di Sharapova, perché mette evidenza alcuni degli elementi di maggiore contrasto tra l’esperienza che probabilmente dovrà affrontare Sharapova e quella di giocatrici meno famose.

Come Sharapova, anche Strycova è rientrata al torneo di Stoccarda e, pur dopo una squalifica di 6 mesi, non ha ricevuto una wild card, dovendo guadagnarsi l’accesso al tabellone principale attraverso le qualificazioni. Lo stesso ha dovuto fare al primo Slam dal suo rientro, il Roland Garros 2013: affrontare le qualificazioni ha reso la prospettiva di arrivare alla seconda settimana di competizioni evanescente. Non è un caso quindi che diverse giocatrici non si sentano rispettate dalla decisione dei tornei maggiori di concedere a Sharapova accesso diretto al tabellone principale.

Le motivazioni di Sharapova

Nel loro insieme, queste analisi non forniscono sufficienti elementi per dubitare del livello competitivo di Sharapova al suo rientro a Stoccarda fra pochi giorni e della capacità dell’attuale valutazione Elo di essere un indicatore piuttosto preciso della sua bravura. Naturalmente, Sharapova sarà oggetto di scrutinio ben più di qualsiasi altra giocatrice di rientro da una squalifica, elemento che potrebbe controbilanciare l’agio conferito dalle wild card. Come si comporterà e quale sarà la sua motivazione sono due dei quesiti più complicati su cui avere rispondere con i numeri. Le sue più recenti affermazioni alla conferenza di ANA Inspiring Women in Sports sono una combinazione – che lascia un po’ perplessi – di determinazione a tornare al vertice e di convinzione che la vita può essere interessante anche senza il tennis.

In passato, Sharapova si è distinta come una delle giocatrici più pazientemente tenaci e con un approccio razionale al proprio gioco. La si può facilmente immaginare in una carriera come capo d’impresa una volta ritiratasi dal tennis e sembra che sia quella la direzione che voglia intraprendere vista la frequentazione della scuola di business di Harvard e la collaborazione con la Nike.

Gran parte del tempo trascorso lontano dal tennis ha avuto le sembianze di come una vita dopo il tennis potrebbe essere: se quelle esperienze aiuteranno o saranno da freno alla motivazione di Sharapova una volta di nuovo sui campi, è tutto da scoprire.

How Easily Can Sharapova Return to the Top of the Game?

Tennis, datti una raffreddata!

di Carl Bialik // TennisAbstract

Pubblicato il 5 aprile 2017 – Traduzione di Edoardo Salvati

Immaginate di essere stati nominati a capo del tennis mondiale. Avete appena finito di prestare giuramento al cospetto di Rod Laver e Martina Navratilova e già vi consegnano un calendario vuoto da riempire. Siete voi a stabilire il programma per il 2018. Qual è la vostra prima decisione?

Anticipi e posticipi

Personalmente, anticiperei l’Indian Wells Masters e il Miami Masters e farei giocare gli Australian Open a seguire. È una modifica che non ho mai desiderato così intensamente quanto il mese scorso a Indian Wells, dove mi aggiravo madido di sudore alla ricerca di ombra durante lo svolgimento del torneo.

Nello stadio principale, durante la sessione diurna le uniche sezioni interamente riempite dagli spettatori erano quelle protette dal sole. Ci sono diversi punti della struttura in cui ripararsi dal calore, sotto le tende degli sponsor o ai piedi dei mega-schermi. Ma i giocatori possono solo aspettare che l’ombra faccia la sua apparizione sul campo. Jack Sock ad esempio ha dovuto utilizzare un asciugamano riempito da 50 cubetti di ghiaccio per raffreddarsi.

Certamente, è stato un caldo insolito durante l’Indian Wells Masters 2017. Le medie stagionali sono però chiare: è molto caldo nel deserto della California e sotto il sole della Florida a marzo, così come nell’estate di gennaio dell’emisfero australe. Sarebbe invece più fresco a Indian Wells, Miami e Melbourne se i due Master degli Stati Uniti venissero anticipati di due mesi in modo da giocare il primo Slam dell’anno a marzo.

Ciascuno di questi tornei avrebbe una temperatura media inferiore dai 2 ai 5 gradi centigradi (la percezione rimarrebbe più o meno la stessa, quindi il finalista del Miami Masters Rafael Nadal avrebbe sempre modo di lamentarsi dell’umidità, richiedere la segatura per il manico e sudare ancora più copiosamente del solito, mentre la vincitrice del singolare femminile Johanna Konta potrebbe dover continuare a cambiarsi a metà partita perché i suoi vestiti hanno accumulato circa 5 kg di sudore).

Meno gradi, meno sole, più spettatori

Utilizzo temperature medie perché non voglio dare troppa importanza a un caldo irragionevole a Indian Wells o un freddo insolito a Miami a marzo. Le medie però potrebbero sottovalutare il problema, perché sono proprio gli estremi a preoccupare. Un calo anche solo di un paio di gradi, in media, potrebbe tradursi in una diminuzione considerevole nella probabilità di due settimane di tennis cocente, diciamo dal 25% al 5% di probabilità.

Una modifica al calendario vorrebbe anche dire meno luce. Questo non gioverebbe molto al soprannome Sunshine Double dato ai due tornei, ma sarebbe di beneficio per il tennis. Fino a che più stadi non adottano coperture anche parziali – per il sole, non per la pioggia – giornate più corte equivalgono a meno sole con cui avere a che fare per gli spettatori e più ragioni per riempire gli spalti. Inoltre, il tennis giocato di sera è entusiasmante. I due tornei possiedono già riflettori in abbondanza per le sessioni serali.

Una cassa di risonanza per gli Slam

Oltre a dare al tennis una raffreddata, la revisione del programma avrebbe altre ricadute positive. La vicinanza di ben tre Slam a metà stagione genererebbe una cassa di risonanza che farebbe da traino per il seguito del pubblico da un torneo al successivo. Gli Australian Open sperperano questo avviamento nei quattro mesi che li separano dal Roland Garros. C’è anche un mese di distanza tra la fine degli Australian Open e il primo grande evento, appunto l’Indian Wells Masters.

Inoltre, gli altri 3 Slam si avvantaggiano della presenza di tornei preparatori che, da un lato, consentono ai giocatori di trovare intesa con la superficie, dall’altro, agli appassionati di alimentare l’attesa. Gli Australian Open arrivano solamente dopo due settimane dall’inizio ufficiale della stagione, preceduti da semplici tornei di categoria base, su entrambi i circuiti.

La mancanza di una netta separazione tra la fine di una stagione e l’inizio della successiva inoltre costringe alcuni giocatori a saltare il primo Slam per recuperare da infortuni o affaticamento. È il caso ad esempio di Juan Martin Del Potro dopo che ha vinto la Coppa Davis a novembre 2016.

Una vera campagna sul cemento

Ipotizziamo invece che la stagione inizi a Indian Wells e poi a Miami o, visto che siamo in vena di cambiamento, prima a Miami e poi a Indian Wells, così da agevolare gli spostamenti dal centro di potere del tennis che è l’Europa, e che si utilizzi la stessa superficie e le stesse palline di Melbourne.

A quel mese – o ancora meno se uno o entrambi i Masters negli Stati Uniti realizzano che potrebbero tranquillamente durare una settimana – seguono Doha e Dubai, poi Brisbane, Sydney e gli altri, prima dell’evento principale a Melbourne, all’inizio di marzo. La stagione partirebbe con un vera campagna sul cemento che culmina con il primo Slam.

Dall’Australia, il circuito potrebbe rimanere nell’emisfero sud. I tornei del Sud America (per comodità si includono i paesi dell’America Centrale come il Messico, n.d.t.) hanno una lunga storia ma uno spazio estremamente infelice nel calendario attuale. Tradizionalmente, erano tornei giocati sulla terra, ma alcuni tra i più importanti hanno deciso di passare al cemento – prima Acapulco, ora forse Rio per ottenere lo status di Master – per il disappunto di Nadal e altri. Troppi giocatori ritengono che non valga la pena giocare sulla terra per qualche settimana se poi arriva un mese di cemento.

Però, spostando Indian Wells e Miami, la terra sudamericana potrebbe a sua volta presentarsi un mese dopo in calendario, calmierando parzialmente di un grado, in media, quelle che Nadal definisce condizioni “troppo estreme”. La tournée del Sud America lancerebbe poi in continuità Houston, Charleston e la terra europea, che, tra le altre cose, si estenderebbe a Bucarest, Amburgo, Umag, Bastad e Gstaad, togliendoli dalla loro attuale scomoda posizione dopo Wimbledon. E a nessuno verrebbe in mente di suggerire al Miami Masters di passare alla terra verde americana.

Un calendario lineare

Avremmo così un calendario lineare formato da cinque sotto-stagioni più o meno della stessa lunghezza e importanza, quattro con all’interno uno Slam e l’ultima con le Finali di stagione: (1) il cemento all’aperto negli Stati Uniti, Medio Oriente e Oceania, seguito (2) dalla terra in Sud America e Europa, (3) dall’erba tedesca e inglese (con Newport, per quelli che vogliono visitare la Hall of Fame del tennis), (4) dal cemento in Nord America e in Asia, e (5) dal sintetico europeo al chiuso (in cui far rientrare tornei come San Pietroburgo e Rotterdam). Il tutto che si conclude con le Finali di stagione nella città che in quel momento il torneo con i migliori 8 del mondo definisce casa.

E, già che ci siamo, giocare poi la Coppa Davis e la Fed Cup in contemporanea – i due circuiti sincronizzati tra loro, che grande idea! – nei weekend di passaggio da una sotto-stagione all’altra, dando ai paesi ospitanti una scelta di superficie molto più ampia e coerente, nella possibilità di selezionare lo stesso posto se uomini e donne della stessa nazione devono affrontare lo stesso turno (Praga nel 2012 ad esempio sarebbe stata il nirvana del tennis). O, follia, pensare di fondere i due eventi in uno solo.

Potrebbe tutto questo accadere per davvero?

Certo, se la capacità decisionale fosse ricondotta a una sola persona o un gruppo di persone che hanno a cuore la salute del tennis come sport globale. In assenza di una radicale trasformazione però, si procederebbe troppo lentamente affinché il progetto arrivi a compimento: ci sono voluti anni perché la stagione dell’erba diventasse più lunga di una settimana.

Cool Down Tennis

I giocatori migliori a Miami nei momenti chiave

di Stephanie Kovalchik // OnTheT

Pubblicato l’1 aprile 2017 – Traduzione di Edoardo Salvati

Dopo le celebrazioni per la vittoria di Roger Federer al Miami Masters 2017, è il momento per una retrospettiva delle prestazioni più impressionanti nel secondo Master della stagione. In questa sede, la grandezza di un giocatore viene misurata come capacità di dominare nei momenti chiave durante tutto il torneo.

La misura del predominio nei momenti chiave distingue i punti in cui pressione e importanza sono maggiori rispetto a quelli meno rilevanti, assegnando ai primi un valore più alto, contrariamente alle statistiche ufficiali di una tipica partita in cui i punti hanno tutti lo stesso peso a prescindere che siano il punto del set nel tiebreak o il primo punto della partita. Se però l’obiettivo è quello di determinare con precisione la qualità di una prestazione, è necessario considerare i punti più decisivi in modo differente, esattamente quello che le statistiche sul predominio aspirano a realizzare.

Predominio complessivo

Analizzando le prestazioni cumulative di predominio per tutte le partite di un giocatore fino alle semifinali (e fino alla finale nel caso delle giocatrici), possiamo stilare una classifica per questa speciale categoria. Se un giocatore vincesse in una singola partita tutti i punti a maggiore pressione, otterrebbe un predominio nei momenti chiave del 100%. Nel nostro caso, consideriamo la somma delle percentuali di predominio al servizio, alla risposta e in totale, per tutte le partite giocate. La statistica “predominio complessivo” considera la somma delle percentuali di predominio al servizio e alla risposta, valore che può eccedere il 100% per una singola partita. In questo modo, il predominio complessivo evidenzia le prestazioni di quei giocatori in grado di gestire la pressione sia nei punti al servizio che in quelli alla risposta.

Singolare maschile

Tra i primi 10 giocatori per predominio complessivo, troviamo Fabio Fognini al numero 1, con un totale cumulato di 653.7 punti. Questo pone la sua prestazione complessiva davanti a quella di Rafael Nadal, il giocatore che lo ha poi eliminato in semifinale. A sua volta, Nadal compare davanti agli altri due semifinalisti, Federer e Nick Kyrgios, con più di 50 punti di predominio complessivo. Sia Federer che Kyrgios – che in due partite hanno giocato sei tiebreak e quindi sanno bene cosa voglia dire essere sotto pressione – hanno gestito in modo eccellente i momenti di maggiore pressione a Miami.

La prestazione più sorprendente è senza dubbio quella di Tomas Berdych, che si posiziona al quinto posto tra i giocatori migliori nei momenti chiave. Il modo in cui è arrivata la sconfitta nei quarti di finale contro Federer deve aver fatto soffrire Berdych non poco, ma rimane un risultato migliore di quanto la sua stagione 2016 avrebbe fatto pensare, oltre a dargli fiducia per i tornei sulla terra.

Medie di predominio

I giocatori possono raggiungere validi livelli di predominio complessivo semplicemente vincendo più partite. Per questo, vale la pena analizzare anche le medie di predominio tra partite, oltre alle somme totali, perché mettono in evidenza solide prestazioni sotto pressione anche se poi non si sono tradotte in vittorie nei turni finali del torneo. Inoltre, eliminiamo le partite a senso unico dal calcolo – perché sono quelle che non danno la possibilità a un giocatore di dimostrare le proprie abilità nei momenti chiave – concentrandosi solo sulle partite molto equilibrate, cioè quelle con molti momenti chiave.

Federer e Kyrgios sono rispettivamente al primo e terzo posto di questa classifica. Sotto pressione, Federer ha mostrato in carriera che esistono fessure in un gioco altrimenti impenetrabile, ma a Miami è rimasto sempre in controllo del suo destino.

È interessante notare il secondo posto di Alexander Zverev, che supera Kyrgios principalmente in virtù del tiebreak da 20 punti vinto nel loro quarto di finale, pur avendo poi perso la partita.

Singolare femminile

Con poco più di 600 punti, Johanna Konta (poi vincitrice del torneo, n.d.t.) si posiziona al primo posto in termini di predominio complessivo. Karolina Pliskova è distaccata di un margine ridotto, pur avendo totalizzato un numero maggiore di punti vinti nei momenti chiave. Caroline Wozniacki è appena dietro Pliskova se si considerano le partite fino alla semifinale, ma il vantaggio psicologico conseguito durante la partita le è stato sufficiente per garantirsi la finale.

Tra le altre giocatrici nei quarti di finale è interessante notare come Lucie Safarova ha ottenuto un punteggio totale nei momenti chiave maggiore di quello di Venus Williams – nonostante Williams abbia superato un turno in più – grazie soprattutto alla sua ottima prestazione alla risposta sui punti chiave.

Le uniche altre due giocatrici che sono arrivate tra le prime 10 senza aver raggiunto i quarti di finale sono state Bethanie Mattek-Sands e Risa Ozaki, entrambe dominanti mentalmente su tutte le altre durante la prima settimana.

Medie di predominio

Sorprendentemente, analizzando le medie nei momenti chiave di partite chiave, la numero 1 è risultata Ozaki, con una media nei momenti chiave del 106.5% in due partite molto equilibrate. Shelby Rogers ha mostrato forza mentale nella prima settimana arrivando al terzo turno con Angelique Kerber. Anche Kirsten Flipkens, Sara Errani, e Christina McHale hanno avuto prestazioni impressionanti in diverse partite estremamente equilibrate.

Clutch Leaders at 2017 Miami Open