Vincere due finali nella stessa edizione è un evento raro

di Peter Wetz // TennisAbstract

Pubblicato il 13 luglio 2020 – Traduzione di Edoardo Salvati

Nel paradosso di un dibattito comunque acceso nel mondo del tennis anche in assenza di risultati da partite ufficiali, ho pensato che fosse una buona opportunità approfittare dell’isolamento forzato per una secca analisi statistica dalla lista degli articoli che voglio ancora scrivere.

Nel giugno 2019, Feliciano Lopez ha dovuto terminare cinque partite in due giorni. Non perché è passato da un torneo all’altro come fece un appena ventiduenne Jo Wilfried Tsonga nel 2007, ma perché è riuscito ad arrivare in fondo sia nel tabellone di singolare che in quello di doppio, sull’erba del Queen’s Club. E ha poi vinto entrambi i titoli.

Le quattro partite di singolare sono andate tutte al terzo set, e Lopez non ha avuto troppo tempo per festeggiare dopo la finale, visto l’immediato successivo impegno nel doppio. La scelta di giocare con un Andy Murray in recupero dal lungo infortunio sembra essere stata azzeccata, visto che il record migliore di Murray negli scontri diretti è di 11-0 proprio contro Lopez. In questo modo, Lopez si è garantito di evitare di incontrare Murray in doppio dall’altra parte del campo. Una strategia inusuale, e probabilmente non la prima considerazione alla base di quella decisione, ma che comunque ha funzionato.

Non ci sono i più i McEnroe di una volta

Vincere due finali nella stessa edizione di un torneo è abbastanza frequente sul circuito Challenger. Non è così per il circuito maggiore, visto anche che i giocatori più forti spesso non prendono nemmeno in considerazione il doppio. Ma quanto è davvero un evento raro? E la tendenza è cambiata nel corso degli anni? Gli appassionati di lungo corso ricordano sicuramente che John McEnroe ha vinto in doppio (77 titoli) praticamente quanto in singolare (78). Un totale più modesto per Roger Federer (6 titoli) e Rafael Nadal (11) impallidisce al confronto, anche se Nadal è un doppista eccezionale (e Federer ha vinto la medaglia d’oro alle Olimpiadi di Pechino 2008 in coppia con Stanislas Wawrinka, n.d.t.).

La tabella riepiloga le vittorie in singolare e in doppio allo stesso torneo dal 2005.

Anno  Torneo           Giocatore     (Compagno)
2005  Dusseldorf       Haas          (Waske)
2005  Halle            Federer       (Allegro)
2005  Basilea          Gonzalez      (Calleri)
2006  Vina del Mar     Acasuso       (Prieto)
2007  Chennai          Malisse       (D. Norman)
2007  Delray Beach     Malisse       (Armando)
2007  Monaco           Kohlschreiber (Youzhny)
2007  Dusseldorf       Calleri       (Chela)
2008  Monte Carlo      Nadal         (Robredo)
2008  Dusseldorf       Soderling     (Lindstedt)
2009  Costa Do Sauipe  Robredo       (Granollers)
2009  San Jose         Stepanek      (Haas)
2009  Newport          Ram           (Kerr)
2010  Memphis          Querrey       (Isner)
2010  Marsiglia        Llodra        (Benneteau)
2010  Bucharest        Chela         (Kubot)
2011  Tokyo            A.Murray      (J. Murray)
2012  Zagabria         Youzhny       (Baghdatis)
2013  Newport          Mahut         (Roger Vasselin)
2014  Newport          Hewitt        (Guccione)
2017  Montpellier      A. Zverev     (M. Zverev)
2018  Gstaad           Berrettini    (Bracciali)
2019  Londra           Lopez         (A. Murray)

Colpiscono due aspetti. Per prima cosa, dal 2011 la doppietta si è verificata poco meno di una volta a stagione. Negli anni precedenti invece, è successo in diversi tornei, tranne che nel 2006. In secondo luogo, l’unico giocatore a vincere entrambi i tabelloni a un torneo Masters è Nadal a Monte Carlo, nel 2008.

È ovvio, e non a caso anche un argomento frequente tra patiti di tennis, che ormai i singolaristi di vertice degnano il doppio di scarsa attenzione, certamente all’opposto di quanto facessero McEnroe e colleghi. Una spiegazione è che il doppio moderno si è evoluto al punto da aver assunto caratteristiche molto diverse dal singolare. E, per riuscire a tenere il passo, i singolaristi dovrebbero modificare le tecniche di allenamento, elemento che potrebbe danneggiare i risultati in singolare. In poche parole, la tesi è che il doppio è diventato per i singolaristi troppo “difficile”.

Guardiamo un po’ di numeri

I grafici che seguono mostrano la composizione dei tabelloni dalla stagione 2000, con la percentuale di giocatori iscritti al singolare e al doppio dello stesso torneo per tre diverse categorie (T = tutti, M = Masters 1000, S = Slam). L’immagine 1 riporta i dati per i primi 50 giocatori di singolare, mentre l’immagine 2 per i primi 10 singolaristi.

IMMAGINE 1 – Giocatori tra i primi 50 di singolare iscritti al singolare e al doppio nello stesso torneo

Dal primo grafico non emergono considerazioni sconvolgenti, ma si confermano abitudini abbastanza consolidate per i primi 50 singolaristi negli ultimi 20 anni, per tutte le categorie di tornei. Dal 2000, a prescindere dalla categoria, tra il 41% e il 47% dei primi 50 del mondo ha giocato sia il singolare che il doppio allo stesso torneo [1].

Una storia diversa

IMMAGINE 2 – Giocatori tra i primi 10 di singolare iscritti al singolare e al doppio nello stesso torneo

I numeri del secondo grafico per i primi 10 singolaristi raccontano una storia completamente diversa. Senza tener conto della categoria, i giocatori tra i primi 10 iscritti anche al doppio sono scesi nel periodo di riferimento dal 35% al 22%. Così si è verificato anche nel caso specifico dei Masters 1000, per quanto è interessante notare che la percentuale è comunque più alta del numero complessivo. La spiegazione più probabile arriva dai premi partita per il doppio negli eventi Masters, il cui ammontare è considerevolmente più alto di quello degli altri tornei del circuito. Spesso poi gli organizzatori hanno disponibilità finanziarie per convincere i più forti a giocare anche al doppio in modo da, ma è solo una mia ipotesi, vendere più biglietti o aumentare gli spettatori anche nei turni iniziali. Esempio tipico è l’Indian Wells Masters, noto per avere ogni anno un doppio costellato di campioni.

È negli Slam però in cui si registra la diminuzione più drastica di partecipazione dei primi 10. Se tra il 2000 e il 2004 almeno un quinto dei giocatori di vertice si impegnava anche nel doppio, negli ultimi cinque anni solo uno su 183 giocatori tra i primi 10 si è iscritto al doppio. Quel giocatore è proprio il mio connazionale Dominic Thiem, che ha giocato il doppio agli US Open 2016 da numero 10 in singolare, in coppia con l’altro austriaco Tristan Samuel Weissborn.

Non ci sono risposte definitive

Come per molte analisi, anche in questa è difficile arrivare a una risposta definitiva. I numeri però aiutano a comprendere la dimensione del fenomeno e teorizzare sulle possibili cause. Che il doppio sia diventato una competizione sempre più specializzata è sicuramente vero. Allo stesso tempo, i numeri suggeriscono che i singolaristi di vertice ricercano il massimo guadagno, quindi si orientano sul singolare, non sul doppio. Se oggi ci fosse in circolazione un giocatore in stile McEnroe (come potrebbe essere Nadal), non riuscirebbe a giocare doppi a sufficienza per arrivare a circa 80 tornei vinti.

Tuttavia, è difficile dire cosa è arrivato prima: il declino dei singolaristi che si dedicano al doppio per ragioni di natura principalmente finanziaria o la consapevolezza che è molto complicato arrivare al livello dei più forti specialisti di doppio?

Rimane una certezza: se TennisTV fosse esistita a quel tempo, avrebbe trasmesso molte più partite di doppio di quanto non faccia ora.

Note:

[1] Esiste la possibilità che alcuni giocatori avrebbero voluto iscriversi anche al tabellone del doppio di un torneo, ma non hanno potuto per diversi motivi tra cui una classifica troppo bassa. Penso però che, ai fini dell’analisi, sia un’occorrenza marginale, se non nulla.

The Rarity of Winning Two Titles at One Tournament