Il miglior tabellone che i soldi possono comprare

di Jeff Sackmann // TennisAbstract

Pubblicato il 27 febbraio 2019 – Traduzione di Edoardo Salvati

Ci sono stati due tornei del circuito maggiore femminile la settimana scorsa. Il primo, in ordine cronologico e per qualsiasi altra categoria immaginabile fatta salva la denominazione di “maggior numero di giocatrici ungheresi”, è stato il Dubai Open, un Premier 5 con in palio per la vincitrice più di 500.000 dollari e 900 punti classifica.

L’altro era l’Hungarian Open a Budapest, un WTA International con in palio per la vincitrice 43.000 dollari e 280 punti classifica. Nessuna giocatrice di vertice avrebbe mai preso in seria considerazione l’idea di andare a Budapest, anche dopo aver scontato potenziali gettoni presenza e incentivi dalla WTA.

Programmazione

Delle prime 20, quindici sono andate a Dubai, e la testa di serie numero 1 a Budapest, la campionessa uscente Alison Van Uytvanck, era la 50 del mondo. Le prime otto teste di serie a Budapest avevano una classifica tra le prime 72, tra cui un paio di giocatrici che avrebbero dovuto passare dalle qualificazioni solo per accedere al tabellone principale di Dubai.

Il montepremi a Dubai, agevolato anche dalla struttura attuale del circuito femminile, ha reso la programmazione più facile a molte. A un certo livello di classifica, se il resto delle giocatrici si trasferisce nel Golfo Persico, non è meglio andare verso l’Europa Centrale? Per Van Uytvanck il pronostico sarebbe stato sfavorevole anche per raggiungere il terzo turno di Dubai, eppure ha difeso il titolo a Budapest. Marketa Vondrousova, che sarebbe dovuta passare attraverso le qualificazioni a Dubai, è arrivata in finale all’Hungarian Open. Per queste due giocatrici, iscriversi al torneo minore si è rivelata la decisione più saggia. Quelle con una classifica migliore hanno di fatto rinunciato a soldi o punti preziosi?

Motivazioni

Molteplici fattori incidono sulle scelte di calendario. Alcune giocatrici preferiscono giocare tornei con il campo partecipazione più alto, sia per mettersi alla prova contro le migliori che per cercare di guadagnare premi partita più sostanziosi. Altre rispondono al richiamo di eventi di prestigio per sfruttare anche l’abilità in doppio. Timea Babos, ad esempio, era parte della coppia testa di serie numero 1 a Dubai, ma anche l’ultima giocatrice con accesso diretto al tabellone di singolare. Altre ancora scelgono di giocare più vicino a casa o in tornei in cui si sono trovate bene in passato.

Su questa base, i punti validi per la classifica dovrebbero essere il primo criterio, seguiti a ruota dai premi partita. I punti assegnano la possibilità di iscriversi a tornei futuri e rimanere all’interno del circuito. I premi partita servono a coprire le ingenti spese di finanziamento dei collaboratori che viaggiano regolarmente con le giocatrici.

La concomitanza di Dubai e Budapest offre un esperimento sostanzialmente “puro”, per via della superficie simile e del fatto di non rientrare nel mezzo di un mini-circuito di tornei in una specifica regione del mondo. È vero che Dubai segue Doha, ma è comunque una distanza da viaggio aereo e, al termine di Doha, la maggior parte delle giocatrici si reca in Europa o in Nord America. Preferire un torneo all’altro non complica gli spostamenti come lo farebbe per un giocatore di fronte al bivio tra la tournée sudamericana e il concomitante circuito indoor in Europa.

Preferenze svelate

Vediamo quale delle due principali motivazioni ha avuto un ruolo maggiore in fase di impostazione del calendario relativamente alla settimana scorsa. Per stabilire le opzioni di ogni giocatrice, ho cercato di ricostruire nel modo più accurato quali informazioni fossero a disposizione sei settimane prima, il 7 gennaio, cioè la data ultima per l’iscrizione e l’ufficializzazione della scelta. Ho usato la classifica di quel giorno per una previsione delle teste di serie di ciascun evento e le valutazioni Elo per un pronostico sul numero di vittorie alla portata di ogni giocatrice.

L’aspetto più critico di questo tipo di simulazioni è la composizione stessa dei tabelloni. A cose fatte, è facile conoscere le decisioni prese e le eventuali assenze o ritiri. All’inizio di gennaio, forse solo le giocatrici più inserite avrebbero potuto sapere quali colleghe sarebbero andate a Dubai e quali a Budapest. E certamente nessuna avrebbe potuto prevedere il ritiro all’ultimo di Caroline Wozniacki da Dubai o il virus intestinale che ha impedito a Kristen Flipkens di giocare in Ungheria. Nonostante questo, i tabelloni che ne sono risultati erano molto simili a cioè che le giocatrici avrebbero potuto prevedere sulla base del campo di partecipazione del 2018. Per simulare le opzioni di ciascuna giocatrice userò quindi l’insieme delle giocatrici come si è effettivamente definito.

Il caso di Suarez Navarro

Iniziamo da Carla Suarez Navarro, la giocatrice con la classifica più alta (alla scadenza del 7 gennaio) senza la testa di serie a Dubai. È arrivata nei quarti di finale, in parte perché Kristina Mladenovic le ha fatto il favore di eliminare Naomi Osaka in quella sezione di tabellone. Gli sforzi di Suarez Navarro sono stati ricompensati con 190 punti e circa 60.000 dollari. Avrebbe dovuto vincere a Budapest per ottenere più punti. E con un premio partita di “soli” 43.000 dollari in Ungheria, avrebbe dovuto rapinare una banca per portare via più soldi dell’assegno di Dubai.

Però, Suarez Navarro non avrebbe dovuto aspettarsi un bottino di quell’entità da Dubai. Deve essere evidentemente ottimista sulle proprie capacità, ma un calendario intelligente richiede un certo grado di realismo. Ho eseguito simulazioni sia di Dubai (prima del sorteggio del tabellone in modo che Suarez Navarro non capiti sempre nel quarto di Osaka) che di Budapest, in questo caso con Suarez Navarro testa di serie numero uno e le altre partecipanti invariate (tranne l’ingresso dell’ultimo minuto di Arantxa Rus). Le previsioni suggeriscono che avesse solo il 12% di probabilità di raggiungere i quarti di finale a Dubai, e che i punti che si sarebbe potuta aspettare di guadagnare erano di molto inferiori.

Torneo     Punti  Premi partita   
Dubai 76 $28.121
Budapest 111 $15.384

In tutte queste simulazioni ho calcolato punti e premi partita come medie ponderate. Suarez Navarro aveva una probabilità del 37% di perdere al primo turno, quindi è una probabilità del 37% di un punto classifica e dei premi partita di chi esce al primo turno. E così via per tutti i possibili esiti di ciascun torneo. Per la spagnola, i punti classifica attesi erano di circa il 50% superiori di quelli della testa di serie numero 1 a Budapest. Considerata la generosità del montepremi di Dubai, il guadagno atteso era per lei quasi il doppio rispetto a un’eventuale partecipazione a Budapest.

Incentivi coerenti

Il montepremi di Dubai era circa undici volte più grande di quello offerto dall’Hungarian Open, rispetto ai punti che invece differivano di un fattore di tre. Non sorprende quindi che l’incentivo di Suarez Navarro sia rappresentativo di quello che spinge molte giocatrici. Ho eseguito la stessa simulazione per altre 26 giocatrici, cioè tutte quelle con accesso diretto al tabellone principale a Dubai ma senza testa di serie e Bernarda Pera, che ha preferito giocare le qualificazioni a Dubai a il tabellone principale di Budapest senza avere la testa di serie.

La tabella mostra punti e premi partita attesi di ciascuna per Dubai (D-Pt e D-Pr) e per Budapest (B-Pt e B-Pr).

Giocatrice      D-Pt  D-Pr      B-Pt   B-Pr    
Cibulkova 96 $36.794 130 $18.291
Tsurenko 84 $31.528 119 $16.695
Suarez Navarro 76 $28.121 111 $15.384
Sasnovich 75 $27.920 111 $15.364
Yastremska 72 $26.716 107 $14.803
Pavlyuchenkova 72 $26.590 106 $14.721
Strycova 67 $24.809 102 $14.096
Vekic 66 $24.143 100 $13.717
Siniakova 63 $23.157 95 $13.062
Makarova 58 $21.543 90 $12.265

Giocatrice D-Pt D-Pr B-Pt B-Pr
Martic 57 $21.019 88 $11.960
Hsieh 54 $19.863 84 $11.396
Bencic 53 $19.813 84 $11.372
Tomljanovic 53 $19.530 82 $11.181
Zhang 49 $18.350 77 $10.416
Kenin 46 $17.109 72 $9.659
Jabeur 45 $17.077 71 $9.624
Kuzmova 45 $17.009 70 $9.432
Cornet 44 $16.823 69 $9.280
Zheng 40 $15.436 62 $8.307

Giocatrice D-Pt D-Pr B-Pt B-Pr
Lapko 37 $14.618 57 $7.695
Buzarnescu 36 $14.465 56 $7.548
Riske 35 $14.309 55 $7.445
Mladenovic 34 $13.910 51 $6.969
Babos 32 $13.354 48 $6.572
Putintseva 32 $13.407 48 $6.484
Pera* 25 $11.830 36 $5.061

Tutte si sarebbero attese di guadagnare più punti a Budapest e più soldi a Dubai, con un rapporto molto simile a quello di Suarez Navarro. La possibile eccezione è rappresentata da Pera (da cui l’asterisco).

La simulazione ipotizza che sia dovuta passare dalle qualificazioni, calcolando però punti e premi attesi per le partite del tabellone principale. Ma la sola qualificazione vale 30 punti, che si devono sommare a quelli ottenuti in caso di vittoria nel tabellone principale. Pera non aveva la certezza di qualificarsi, ma era tra le favorite, e di solito un paio di posti da lucky loser rendono il tabellone principale ancora più raggiungibile. È possibile quindi che, incorporando anche questi scenari, Pera sia proprio la giocatrice per la quale Dubai offriva speranze migliori di premi partita e punti.

Avversione alla sconfitta e teoria dei giochi

Non è un caso che Van Uytvanck sia stata una delle poche a preferire la combinazione molti punti-pochi premi. Doveva difendere 280 punti dalla vittoria dello scorso anno, quindi ricercare più soldi avrebbe avuto un impatto negativo sulla classifica. Il pensiero di perdere un paio di centinaia di punti esercita un’influenza maggiore sul comportamento di una giocatrice rispetto alla possibilità di guadagnare in numero simile per una che ne ha pochi da difendere.

Che decisione dovrebbe prendere la maggior parte delle giocatrici che, nel 2020, si troverà nella stessa situazione dei pochi punti da difendere? Cosa succederà con più giocatrici tra le prime 70 a inseguire punti classifica e prendere d’assalto il torneo minore, se, come penso, dedicheranno insieme ai loro allenatori grande attenzione a quest’analisi?

Il sistema attuale non permette il raggiungimento di un equilibrio

Se il torneo di Budapest si rafforza, i punti e premi attesi di ogni partecipante si riducono. Se il torneo di Dubai si indebolisce, ogni giocatrice può aspettarsi una migliore possibilità di più punti e premi partita. Con un sistema di iscrizione come quello attuale in cui ogni giocatrice deve esprimere una preferenza senza conoscere quella espressa dalle colleghe, non ci si può affidare al raggiungimento di un equilibrio. Anche se l’obiettivo di ciascuna fosse unicamente la massimizzazione dei punti classifica, non ci sarebbero informazioni a sufficienza su cui fondare la scelta giusta.

Per quanto improbabile, si può pensare che il torneo di Budapest sia in grado di attrarre giocatrici più forti e finire per ridurre le attese di premi partita e punti classifica. Ma, cari lettori e lettrici e ottimizzatori di calendario, non agitatevi. Ci sono fattori esterni e sempre ce ne saranno. E in questo caso, praticamente tutti i fattori spingono le giocatrici verso il torneo con più soldi (anche l’eroina ungherese Babos ha saltato il torneo di casa). Almeno una mezza dozzina delle giocatrici del precedente elenco sono doppiste di livello, per cui è più probabile che sceglieranno il torneo Premier. Altre, e probabilmente molte altre, preferiranno i soldi, perché i soldi si fanno preferire.

Anche le giocatrici che si concertano sul singolare e non giocano solo per soldi vanno alla ricerca del maggior numero di punti disponibili, non troppo diversamente da chi gioca alla lotteria. La WTA offre opportunità limitate di guadagnare 900 punti in una sola settimana e ci si può arrivare vicino vincendo tre tornei International. C’è però una quantità finita di settimane nella stagione, senza considerare la limitazione al numero di partite imposta dal fisico!

La scarsa probabilità di successo non è un deterrente

Molte persone accumulano biglietti della lotteria nonostante una probabilità molto sfavorevole, e le giocatrici continueranno a iscriversi a tornei di più alto profilo anche se i punti attesi sono di più in quelli di caratura minore. La possibilità di un titolo prestigioso, anche se sottile, non emerge da un calcolo puramente attuariale.

Il successo di Belinda Bencic – 53 punti attesi a Dubai contro 84 punti attesi a Budapest contro 900 punti effettivi a Dubai – continuerà a indirizzare le giocatrici verso i premi sostanziosi. Ed è una buona notizia per chi mantiene la testa sulle spalle durante il processo di ottimizzazione del calendario. Le giocatrici che non esitano a rinunciare ai grattacieli, ai centri commerciali e ai premi partita la prossima volta non si faranno sfuggire questa opportunità. Quasi sicuramente Budapest rimarrà una destinazione più invitante per coloro che cercano di migliorare la classifica.

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La differenza nei premi partita tra uomini e donne in funzione delle opportunità di guadagno settimanali

di Stephanie Kovalchik // OnTheT

Pubblicato il 4 ottobre 2018 – Traduzione di Edoardo Salvati

I premi partita sono il principale strumento di misurazione della disparità tra sessi nel tennis professionistico. La maggior parte delle ricerche sulla differenza di premi partita tra uomini e donne si è concentrata sui guadagni dei giocatori di vertice o sull’impegno finanziario sottoscritto dai tornei. In questa sede adotterò un altro tipo di approccio, analizzando le opportunità di guadagno che emergono durante ogni settimana del calendario del circuito maggiore.   

La casistica analitica delle differenze in termini di premi partita tra uomini e donne è ampia e disponibile alla consultazione. In molti casi si è guardato ai premi partita vinti in carriera dai migliori giocatori e dalle migliori giocatrici, mentre in altri sono le risorse economiche garantite da ciascun torneo a essere state oggetto di studio. 

Le opportunità di guadagno settimanali

Quando si tratta di disparità percepita dal singolo giocatore o giocatrice, entrambe queste metodologie mostrano dei limiti. Molti giocatori non rientrano nel gruppo dei più ricchi, quindi il confronto con chi ha guadagnato di più è per loro di rilevanza ridotta. In secondo luogo, la comparazione tra singoli tornei non tiene conto della dimensione del tabellone di singolare, di quello delle qualificazioni o del doppio, o non tiene conto delle sovrapposizioni in calendario, che costringono a scelte esclusive. 

Una misurazione che più si avvicina alla percezione di un giocatore della disparità di premi partita prende in considerazione le probabili opportunità di guadagno in qualsiasi settimana di competizione. 

Prendiamo ad esempio la settimana corrente, in cui il China Open è l’unico torneo sul circuito femminile. Il tabellone di singolare è composto da 60 giocatrici, quello delle qualificazioni da 32 e il doppio da 28. Significa che 84 giocatrici si divideranno il montepremi in singolare e 56 in doppio. Con 8.2 milioni di dollari garantiti dal torneo e viste le dimensioni dei tabelloni, ogni giocatrice di singolare ha un’aspettativa di guadagno di 71.000 dollari.

Sul circuito maschile invece ci sono due tornei 500, il China Open e il Rakuten Japan Open. Hanno entrambi tabelloni di singolare da 32 giocatori e di qualificazioni da 16, e un tabellone di doppio da 16. I montepremi sono rispettivamente di 4.7 milioni e 1.9 milioni. Considerando di poter partecipare a un solo torneo, sono numeri che si traducono in un’aspettativa di guadagno per ogni giocatore di singolare di 46.000 dollari, più bassa di quanto visto per le donne. 

Le aspettative di guadagno maschili sono normalmente superiori a quelle femminili

Nel raffronto complessivo settimana per settimana, raramente si verificano situazioni in cui le aspettative di guadagno sul circuito femminile sono superiori a quelle sul circuito maschile. L’immagine 1 mostra come nella maggior parte delle settimane l’ATP (in blu nel grafico) oscuri completamente la WTA (in viola). La settimana successiva è un caso più classico, con lo Shanghai Masters in cui gli uomini hanno un’aspettativa di guadagno di 65.000 dollari e le donne solo di 5.000 dollari, potendo scegliere tra tre eventi della categoria International.   

IMMAGINE 1 – Opportunità di guadagno settimanali

Il divario è più chiaramente visibile valutando la differenza in aspettative di guadagno di ogni settimana, come mostrato dall’immagine 2. Ci sono infatti 27 settimane di gioco su 37 in cui un giocatore del circuito maggiore può aspettarsi di guadagnare di più di un’equivalente giocatrice. La differenza in quelle settimane ha una mediana di 11.000 dollari per giocatore.

IMMAGINE 2 – Differenze di opportunità di guadagno settimanali in singolare

Nel doppio i guadagni sono generalmente inferiori, ma la disparità tra sessi segue le stesse dinamiche del singolare. I doppisti possono aspettarsi di guadagnare più delle doppiste in 26 settimane della stagione, con una mediana di 3.500 dollari di guadagno in più a settimana. 

IMMAGINE 3 – Differenze di opportunità di guadagno settimanali in singolare

Conclusioni

Il confronto tra aspettative di guadagno individuali rispecchia le conclusioni principali di precedenti ricerche sulla disparità tra sessi nei premi partita sul circuito principale, vale a dire che si è ben lontani dall’equilibrio, con la maggior parte delle differenze che si riscontrano nelle categorie di torneo inferiori agli Slam. Un approccio basato su numeri per singolo giocatore fornisce un’idea più concreta su come queste differenze siano effettivamente percepite a livello individuale. E, sotto questo aspetto, la settimana del China Open deve sembrare un’oasi felice nel calendario femminile.

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Sul possibile motivo per il quale l’età dei giocatori è in crescita

di Matt Whitaker // Medium

Pubblicato il 16 settembre 2017 – Traduzione di Edoardo Salvati

Nella finale di singolare maschile degli US Open 2017, Rafael Nadal, 31 anni, ha battuto Kevin Anderson, anche lui trentunenne. Nel 2017, tre delle quattro finali Slam hanno avuto in campo due giocatori di età superiore ai trent’anni (nel 2018, dei sei finalisti Slam solo Marin Cilic – comunque 29enne – e Dominic Thiem non avevano superato quella soglia, n.d.t.).

È inutile girarci intorno: i giocatori stanno invecchiando – o per essere più precisi – l’età media dei giocatori al vertice dello sport è in aumento, ormai da un po’ di tempo.

Numerosi articoli e blog sono intervenuti sul tema, tra questi l’Economist che ha calcolato che l’età media dei primi 100 giocatori è passata da 24.6 anni nel 1990 a 28.6 nel 2017. Nello stesso periodo, l’età media tra le donne è cresciuta da 22.8 a 25.9.

La rappresentazione grafica della quantità di giocatori tra i primi 100 con età superiore ai trent’anni, come mostrata nell’immagine 1, rende visivamente la drammaticità del cambiamento [1].

IMMAGINE 1 – Percentuale dei giocatori di almeno trent’anni tra i primi 100

La proporzione di giocatori nei primi 100 che hanno più di trent’anni è balzata dal 6% nel 1990 al 40% nel 2017.

Se si tratta di una dinamica ben conosciuta, pochi però sono i tentativi di trovarne giustificazione. L’articolo dell’Economist accenna in modo vago a “miglioramenti nella medicina dello sport e nella tecnologia dei materiali, specialmente delle racchette”. L’evoluzione continua di queste tecnologie non è sicuramente sufficiente a spiegare un cambiamento così radicale. Ci sono quindi altri fattori o non è stato detto tutto sulla tematica?

Non tutti i giocatori stanno invecchiando

Ampliamo la prospettiva e diamo uno sguardo all’età media per i primi 1000 [2], a confronto con quella dei primi 100.

IMMAGINE 2 – Età media dei primi 100 giocatori rispetto all’età media dei primi 1000 giocatori

Il risultato è impressionante. Di fronte a un’età media dei primi 100 cresciuta considerevolmente negli ultimi trent’anni, l’età media dei primi 1000 giocatori si è mossa a malapena, oscillando tra i 23 e i 24 anni. La tendenza all’invecchiamento sembra quindi riguardare solo i giocatori più forti in classifica.

La disparità tra i due gruppi risulta ancora più marcata aggiungendo l’età media solo dei primi 10 giocatori.

IMMAGINE 3 – Età media dei giocatori nei primi 10, 100 e 1000 della classifica

Si assiste a dinamiche sorprendentemente analoghe anche in campo femminile, con una minima variazione nell’età media delle prime 1000, un aumento stabile nell’età media delle prime 100 negli ultimi trent’anni e un ripido incremento nell’età media delle prime 10 negli ultimi dieci anni.

IMMAGINE 4 – Età media delle giocatrici nelle prime 10, 100 e 1000 della classifica

Non è la tecnologia o il dominio di pochi

Siamo quindi pronti a sbarazzarci della teoria che miglioramenti nella tecnologia delle racchette o delle corde sia alla base di quanto osservato. Non esiste una racchetta magica che Nadal o Serena Williams possono usare che non sia anche a disposizione del o della numero 300 del mondo.

Allo stesso modo, si può escludere un’altra teoria, quella per cui siamo testimoni di una generazione d’oro di un manipolo di giocatori eccezionali che hanno dominato il tennis e sono ora a fine carriera, spostando in modo sostanziale l’età media verso l’alto.

I Fantastici Quattro possono aver alterato le dinamiche tra gli uomini, ma l’andamento generale è chiaro e continuo in entrambi i circuiti e, con l’eccezione di Williams, il tennis femminile dell’ultimo decennio è stato caratterizzato dall’estrema varietà, invece che dal predominio di alcune specifiche giocatrici.

Serve trovare un’altra spiegazione. Perché negli ultimi dieci anni i massimi livelli dello sport sono stati sempre più oggetto di giocatori più vecchi, mentre l’età media nelle fasce inferiori di classifica è rimasta stabile?

Ho una teoria.

Soldi

O, per essere ancora una volta più specifici, la disparità di ricchezza. Nei dieci o venti anni passati, l’ammontare di denaro elargito al vertice, sia in termini di montepremi che di sponsorizzazioni, è cresciuto su scala logaritmica.

A Wimbledon, il montepremi complessivo è aumentato da 1.5 milioni di sterline del 1984 a 31.6 milioni di sterline del 2017 (valori al 2017). Nel solo 2016, Roger Federer ha ricevuto 60 milioni di dollari dagli sponsor, arrivando al quarto posto tra gli atleti più pagati al mondo.

L’esplosione economica per i giocatori di vertice non ha però comportato sostanziali benefici a favore chi si muove nelle retrovie. In un articolo di un paio di anni fa su FiveThirtyEight si faceva notare che i montepremi dei tornei del circuito Challenger erano in diminuzione anno su anno, stimando inoltre che solo i primi 336 e le prime 253 del mondo riuscivano a guadagnarsi da vivere giocando a tennis.

Viaggiare con l’allenatore al seguito – un dettaglio che lo spettatore casuale può pensare sia d’obbligo per i professionisti – è in realtà un lusso esclusivo dei primi 100. In un articolo apparso su Forbes relativo alla disparità di ricchezza nel tennis, il 92esimo giocatore della classifica racconta che per sbarcare il lunario serve fare affidamento su alloggi a basso costo e su un approccio da zaino in spalla.

Professionalizzazione

Federer invece è accompagnato da due allenatori, un fisioterapista, un preparatore atletico e da personale di supporto che include una tata e delle insegnanti per i suoi bambini. Novak Djokovic dorme in camere iperbariche, Andy Murray segue una dieta su misura elaborata da un nutrizionista personale comprensiva di 50 pezzi di sushi al giorno.

Sono aspetti afferenti la professionalizzazione del tennis avvenuta negli ultimi trent’anni. Agli inizi degli anni ’80, John McEnroe dominava pur non avendo un allenatore, e solo verso la fine della carriera ha accettato, seppur con riluttanza, che la sua probabilità di vittoria avrebbe potuto aumentare grazie a un allenamento fisico mirato. E a quei tempi il suo titolo a Wimbledon 1984 valeva “solo” 100 mila sterline (circa 265 mila sterline oggi).

Con la crescita dei montepremi, si è alzato anche il livello di gioco, e la ricerca di un vantaggio competitivo è diventata ancora più estensiva, con ogni guadagno marginale più difficile, e più costoso, del precedente.

La mia idea è che una combinazione nel tennis di iper-professionalizzazione e distribuzione di ricchezza incredibilmente a senso unico ha portato a circostanze di disparità consolidata, che ha manifestazione concreta nelle dinamiche di invecchiamento dei giocatori più forti.

Invecchiamento, guadagni e classifica

Nel grafico che segue, la crescita del montepremi complessivo a Wimbledon dal 1984 è messa a confronto con l’età media dei primi 10 (i premi partita formano di fatto una piccola parte dei guadagni dei giocatori, ma li considero una valida approssimazione).

IMMAGINE 5 – Età media dei primi 10 giocatori in rapporto al montepremi complessivo a Wimbledon

Il crescente predominio dei giocatori più vecchi è in stretta correlazione con l’aumento dei montepremi in palio per i giocatori ai massimi vertici.

Guardiamo ora i dati relativi al numero di nuovi giocatori e giocatrici che entrano nei primi 100 per la prima volta anno per anno.

IMMAGINE 6 – Giocatori che entrano tra i primi 100 per la prima volta

IMMAGINE 7 – Giocatrici che entrano tra le prime 100 per la prima volta

In entrambi i circuiti si nota una chiara tendenza ribassista, che mostra esserci meno movimento in ingresso e uscita dai primi 100.

La frase “i giocatori di vertice stanno invecchiando” non risolve quindi la tematica in modo esaustivo. Sarebbe infatti più preciso affermare che una volta che i giocatori hanno raggiunto il vertice, aumenta la probabilità che vi rimangano e rimangano più a lungo. O, senza mezzi termini, sembra che i giocatori che riescono ad arrivare al vertice facciano poi terra bruciata intorno a sé.

Velocità di fuga

I dati inducono a ritenere che vi sia nel tennis una barriera – o una serie di barriere – all’ingresso di natura economica. Quando un giocatore inizia a guadagnare oltre un certo ammontare, raggiunge una sorta di velocità di fuga che gli permette di proiettarsi nell’aria rarefatta della vetta, lasciandosi alle spalle la massa degli altri giocatori.

Una volta arrivato in alto, può consolidare la posizione pagando profumatamente per quella serie di servizi che i giocatori di bassa classifica sognano di avere – come allenatori a tempo pieno, preparatori atletici, nutrizionisti, assistenza medica personale, biglietti di prima classe, hotel a sei stelle, e così via – prolungando la permanenza al vertice per molto più tempo di quanto accadesse prima della iper-professionalizzazione del gioco e dell’esplosione dei montepremi per le élite.

Ovviamente non si tratta solo di benessere materiale immediatamente fruibile. La disponibilità incide anche sugli aspetti psicologici – quanto diventa più complicato servire per chiudere una partita sapendo che la tua sussistenza dipende anche da quella specifica vittoria? – e sul modo di affrontare una competizione.

Federer può permettersi di smettere di giocare per sei mesi per garantire completa guarigione al ginocchio operato, avendo come sola preoccupazione l’impatto sul numero di titoli collezionati a fine carriera.

Se però i premi partita sono la fonte di sostentamento per rimanere nel circuito, è molto più probabile che un giocatore ignorerà il fastidio al ginocchio, si esporrà a un infortunio cronico e terminerà la carriera prematuramente.

Ha importanza? Può essere fatto qualcosa al riguardo?

Se l’idea è quella di desiderare una competizione equilibrata e vedere un qualsiasi sport giocato da tutti ai massimi livelli, allora la situazione descritta è fonte di preoccupazione. La conseguenza inevitabile è quella per cui potrebbero esserci giocatori fuori dai primi 100 con talento e potenziale simile a quello dei primi 10, ma che non avranno mai l’opportunità di arrivare a scalare la classifica a causa della modalità con cui i montepremi sono distribuiti.

È difficile pensare a una cura immediata, e l’interesse a trovarne una è tenue, se non altro perché la malattia non manifesta sintomi evidenti. Sul circuito maschile si è assistito a un decennio di qualità assoluta del gioco e di intense rivalità tra grandi di sempre. Gli introiti dalla vendita dei biglietti e dai diritti televisivi si sono rafforzati di torneo in torneo. Il movimento tennistico mostra uno stato di salute invidiabile e il costo associato al mancato sviluppo di potenziale talento appare sommerso.

Fortunatamente però, la problematica non sembra essere passata inosservata ai dirigenti dell’ATP, che l’anno scorso hanno avviato un’indagine della durata di 24 mesi sulla distribuzione dei montepremi.

Uno degli elementi guida potrebbe essere l’incertezza sull’evoluzione del circuito maschile dopo il ritiro dei Fantastici Quattro, anche se la speranza è che sia semplicemente un fattore scaturente che costringe a un profondo ripensamento degli aspetti economici e finanziari del tennis professionistico, affiancato da proposte innovative che permettano al talento una realizzazione completa.

Note:

[1] I dati utilizzati per quest’analisi arrivano dal database di Jeff Sackmann, a cui va un ringraziamento enorme per il prezioso lavoro di raccolta di statistiche e le brillanti analisi pubblicate su TennisAbstract.

[2] Non sempre si tratta di dati completi. Per alcuni giocatori non è disponibile la data di nascita, e per il periodo all’inizio degli anni ’80 la classifica non va oltre il numero 300 o 400 invece delle 1000 posizioni normalmente previste. In ogni caso, non ci sono ricadute significative su nessuno dei grafici o delle conclusioni raggiunte.

Why are tennis players getting older?

Scegliere un torneo Challenger: un caso studio

di Chapel Heel // FirstBallIn

Pubblicato il 14 agosto 2017 – Traduzione di Edoardo Salvati

In quasi tutte le settimane del calendario tennistico si assiste – da qualche parte nel mondo – allo svolgimento di un torneo della categoria Challenger e allo spostamento di un’orda di giocatori senza accesso al tabellone di un evento del circuito maggiore. La scorsa settimana ad esempio ci sono stati quattro tornei Challenger: Aptos (Stati Uniti), Floridablanca (Colombia), Jinan (Cina) e Portoroz (Slovenia).

In che modo un giocatore decide quale torneo giocare, considerando le differenze in punti validi per la classifica ufficiale e in premi partita?

La categoria Challenger

I Challenger non sono tutti uguali. Ci sono cinque livelli, tre dei quali sono rappresentati dai tornei citati in precedenza. Chiamandoli – in ordine crescente – da C1 a C5, abbiamo avuto Floridablanca e Portoroz come C1, Aptos come C2 e Jinan come C4. La tabella riepiloga i punti ATP assegnati e un’approssimazione dei premi partita per ciascuno dei cinque livelli per i quarti di finale, semifinali, finale e vittoria. I premi sono in dollari e arrotondati, per avere una valuta di riferimento e riflettere i tassi di cambio. Per il livello C3 ho utilizzato il torneo di Chengdu (Cina), per il C4 Braunschweig (Germania), entrambi disputati a luglio. Si noti come i premi partita di C4 e C5 siano identici, ma C5 offra più punti classifica.

Sebbene non sia una legge scolpita nella roccia, circa tre punti classifica garantiscono l’avanzamento di una posizione. Più alta è la classifica, minore validità ha l’assunto: servono infatti due o tre volte quel numero di punti per un giocatore intorno al 70esimo posto per salire di una posizione, mentre un giocatore intorno al numero 300 potrebbe guadagnare cinque posizioni con tre soli punti. Faccio riferimento a questo aspetto per sottolineare che può esserci una differenza sostanziale nel perdere nei quarti di finale di un C4 o in finale di un C1.

Scegliere i giocatori per il caso studio

Ci sono molti motivi per scegliere un torneo Challenger che non riguardano i punti, primo fra tutti la sua localizzazione. Un evento più vicino alla residenza di un giocatore significa un trasferimento meno costoso, maggiori possibilità di un alloggio più economico, nessun problema con la lingua o con visti d’ingresso, familiarità con il cibo, etc.

Per quest’analisi, ho deciso di selezionare giocatori che, rispetto ai quattro tornei della settimana scorsa, non giocassero in casa e che avessero inoltre la facoltà di partecipare a qualsiasi torneo. Ad esempio, non ho considerato l’americano Taylor Fritz, che ha giocato Altos, in California, ed era di rientro da una pausa. La sua scelta infatti è stata dettata dalla volontà di ritrovare la forma per competere ad alti livelli in un contesto di comodità, più che da spinte economiche o di punteggio. Non ho nemmeno considerato Yen Hsun Lu, che ha giocato a Jinan per evidenti ragioni (non da ultimo il fatto per cui avrebbe probabilmente vinto). Una breve parentesi: reitero la mia richiesta che il circuito Challenger ATP venga rinominato in “Circuito Challenger Yen Hsun Lu”.

I quattro giocatori che ho quindi considerato sono: Malek Jaziri (Tunisia, No. 73), Peter Gojowczyk (Germania, No. 104), Jordan Thompson (Australia, No. 75) e Akira Santillan (Australia, No. 167). Con tornei negli Stati Uniti, Cina, Slovenia e Colombia, dove vi sareste aspettati di vedere questi giocatori se non aveste nessuna informazione su di loro? Probabilmente pensereste a Slovenia, ancora Slovenia, Stati Uniti e Cina, rispettivamente. In realtà sono poi andati negli Stati Uniti, Slovenia, Stati Uniti e ancora Stati Uniti.

Dal punto di vista del giocatore

Con il senno di poi, tutto è più facile, ma la programmazione è un fattore estremamente importante, come vedremo a breve. Per un certo grado, entrano in gioco punti e premi partita, ma con differenze non abbastanza importanti da ricevere priorità rispetto ad altri elementi. Inoltre, i giocatori scelgono un determinato torneo senza sapere esattamente quale sarà il campo partecipanti. Se non si tratta della prima edizione, possono però avere accesso alle informazioni sulle passate edizioni.

Era la prima volta che si giocava un Challenger a Floridablanca e Jinan. Ci sono stati però cinque Challenger in Colombia nel periodo dal 2014 al 2016 che posso essere paragonati a Floridablanca. Sono partito da Bucaramanga, anche questo torneo un C1. Essendo però giocato a gennaio, attrae un campo partecipanti decisamente migliore di quanto abbia fatto Floridablanca. Anche se il Challenger di Cali è un C2, è sembrato il miglior sostitutivo per Floridablanca. Ci sono stati due eventi a Cali nel 2014, ho fatto riferimento al secondo, più vicino a Floridablanca come calendario.

Trovare un analogo per Jinan è stato molto più complicato, perché molti dei Challenger organizzati in Cina si spostano in continuazione, e quelli stabili non sono dei C4. Ho deciso per Ningbo, che è un C4 giocato in autunno. Senza l’edizione del 2014, ho potuto analizzare solo gli ultimi due anni.

La tabella mostra la classifica media della testa di serie numero 1, la classifica media dell’ultima testa di serie (la numero 8) e il giocatore con la classifica più bassa per questi tornei Challenger dal 2014 al 2016 (ad eccezione di Ningbo, per cui gli anni considerati sono 2015 e 2016). Per tenere sotto controllo l’eventuale sbilanciamento generato dal giocatore con la classifica più bassa, ho imposto un limite minimo al numero 1250 ed escluso del tutto i giocatori non classificati. Non pretendo naturalmente che questo sia un metodo valido per misurare la qualità di un torneo (è possibile apprezzare un orientamento più matematico in questo articolo di Stephanie Kovalchik su OnTheT).

Nella pratica, non c’è molta differenza, considerando la disponibilità di punti e premi partita di un C4. Se così fosse, e se fosse l’unico fattore, un giocatore andrebbe a giocare sempre i tornei sulla superficie di preferenza e con il maggior numero di punti classifica e di premi disponibili.

Mettiamo a confronto l’effettivo campo partecipanti nei quattro Challenger della scorsa settimana.

Si notano alcuni scostamenti dalla media, ma il solo elemento (per me) di qualche significato è che Aptos è sembrato complessivamente più forte di quanto la media degli ultimi tre anni avrebbe fatto pensare. Da notare anche che Jinan (C4) non ha un campo partecipanti decisamente (o affatto) migliore rispetto a Portoroz (C1) e Aptos (C2), pur offrendo molti più premi e punti a parità di superficie.

Risultati attesi dei giocatori

Utilizzando il sistema Elo, che tipo di punti/premi partita attesi otteniamo per i quattro giocatori in ciascuno dei Challenger considerati?

Per questo calcolo, ho fatto affidamento su tabelloni puramente casuali, visto che i giocatori scelgono senza conoscere il tabellone che dovranno affrontare. Per simulare i tre tornei non giocati da ciascun giocatore, ho assegnato la testa di serie che avrebbero ricevuto (se applicabile), relegato la numero 8 a non testa di serie ed eliminato dal campo partecipanti il giocatore con la classifica più bassa che non fosse qualificato o non avesse ricevuto una wild card/accesso speciale.

Jaziri era la testa di serie numero 1 ad Aptos, e sarebbe stata la prima testa di serie anche negli altri tornei. Per lui Floridablanca era impensabile, perché la terra battuta non è la sua superficie preferita. Tra Aptos e Portoroz si trattava di scegliere in termini di premi e punti. I punti classifica attesi aggiuntivi di Portoroz gli avrebbero consentito un salto di circa tre posizioni, non granché per garantirsi un accesso diretto in altri tornei. Quindi perché Aptos anziché Jinan che aveva punti attesi e premi decisamente più alti? Jaziri gioca a Cincinnati questa settimana e quattro ore di volo sono preferibili rispetto a venti. Ancora meglio, venti ore sarebbero state molto più dure da digerire se avesse perso al primo turno come ha fatto ad Aptos. La scelta in questo caso è stata fondamentalmente di programmazione del calendario.

Thompson era la testa di serie numero 2 ad Aptos, sarebbe stata invece la numero uno negli altri tornei. La differenza tra le due posizioni è irrilevante. Thompson non gioca Cincinnati, quindi non aveva bisogno di rimanere in zona e avrebbe previsto un vantaggio minimo (davvero minimo) per la classifica giocando uno degli altri tornei. Cinque punti e 1500 dollari valgono un viaggio fino in Cina? Il suo precedente torneo era a Washington, quindi la risposta è “no”. Come Jaziri, anche Thompson ha perso al primo turno di Aptos, quindi è salito lungo la costa per un Challenger a Vancouver, prima di giocare gli US Open. Anche in questo caso la scelta sembra essere stata motivata principalmente dalla programmazione del calendario.

Gojowczyk era la testa di serie numero 2 a Portoroz, e sarebbe stato tra le teste di serie anche negli altri tornei considerati. La terra di Floridablanca non era per lui un’opzione. Aptos non avrebbe dato più punti attesi, con una differenza in premi ridotta. A Jinan avrebbe avuto le stesse aspettative di punti ma il doppio dei premi partita. La settimana precedente si trovava in Spagna, quindi era più facile andare a Portoroz, ma poi non avrebbe più giocato per due settimane fino alle qualificazioni degli US Open, e anche la Cina non sarebbe stata una limitazione temporale. I premi attesi a Jinan erano di altri 2300 dollari, ma una buona parte sarebbe stata consumata dalle spese di viaggio. La programmazione sembrava avere un peso minore in questo caso. Le valutazioni di tipo economico, insieme alla convenienza logistica, lo hanno tenuto lontano da Jinan.

La situazione di Santillan era interessante. Più degli altri, per la sua classifica qualche punto può fare la differenza, ma non quando le tue attese sono di tre punti aggiuntivi (che equivalgono a due posizioni circa). Sarebbe stato testa di serie a Floridablanca e Jinan, ma non a Portoroz (come non lo è stato ad Aptos). Ad Aptos, ha eliminato Thompson ed è arrivato nei quarti di finale. Nel suo caso non ci sono dubbi. Le sue attese sarebbero state basse per tutti i tornei. Tre punti attesi e 1200 dollari per andare in Cina? Non quando sei a Los Cabos la settimana precedente e nella parte occidentale del Canada questa settimana. In più, ha funzionato, non è così?

Conclusioni

Non intendo generalizzare o trarre conclusioni definitive da un caso studio di quattro giocatori in una settimana di Challenger. Tuttavia, fare qualche elaborazione su questi numeri permette una maggiore comprensione sugli aspetti decisionali relativi alla scelta di un Challenger, basati principalmente sui punti classifica e sui premi partita (se considerassimo solo la parte analitica).

Per poter apprezzare la differenza in punti/premi partita un giocatore deve trovarsi di fronte a una scelta tra un C1 e un C4 o C5. Poi ha bisogno che il campo partecipanti del C4 o C5 sia più debole delle attese in modo da poter guadagnare più punti/premi partita, così da rendere le sue attese uguali o superiori agli altri tornei. Per lo stesso motivo, la superficie deve essere la sua preferita o abbastanza funzionale per il suo stile di gioco. E la localizzazione non può mandare all’aria la sua programmazione di calendario con una trasferta lunga e costosa. Senza considerare le preferenze alimentari o la capacità di sopportazione della trafila burocratica per ottenere il visto del paese ospitante.

Queste sono le circostanze in cui scegliere il giusto Challenger è fondamentale. Paolo Lorenzi ha ottenuto la testa di serie a Wimbledon 2017 andando a giocare, e vincendo, il Challenger di Caltanissetta. Oltre a essere nel suo paese, Caltanissetta è un C5 la cui vittoria vale 125 punti. Sono quasi gli stessi punti (150) che avrebbe guadagnato da finalista in un ATP 250, e non credo che Lorenzi si aspettasse di arrivare in finale nella stessa settimana a Stoccarda o a ’s-Hertogenbosch.

Case Study, Selecting a Challenger Tournament

Vale la pena perdere una partita per fare le qualificazioni di uno Slam?

di Jeff Sackmann // TennisAbstract

Pubblicato il 13 gennaio 2016 – Traduzione di Edoardo Salvati

Nel torneo di Hobart 2016, Naomi Osaka ha perso al secondo turno contro Mona Barthel. Prima della partita, la sua era una posizione scomoda: se avesse vinto, non avrebbe poi potuto giocare le qualificazioni agli Australian Open.

Per una giovane giocatrice fuori dalle prime 100, i quarti di finale in un evento del circuito maggiore sono un risultato positivo, ma è presumibile che entrare nel tabellone principale di Melbourne fosse il vero obiettivo della trasferta in Australia.

Vista la sconfitta, Osaka potrà giocare le qualificazioni. Se non avesse perso? È questa l’occasione in cui una giocatrice trarrebbe beneficio dal perdere, piuttosto che vincere, una partita?

In altri termini: nella situazione di Osaka, quale incentivo interviene? Se potesse, quale sceglierebbe tra i quarti di finale di un torneo del circuito maggiore e un posto nelle qualificazioni di uno Slam? In parole povere, trovandosi nella circostanza, una giocatrice dovrebbe volutamente perdere?

Scenario A

Analizziamo gli scenari a disposizione. Nello scenario A, Osaka vince il secondo turno di Hobart, raggiunge i quarti di finale con la possibilità di andare oltre, precludendosi però di fatto di giocare gli Australian Open. Nello scenario B, perde al secondo turno, si presenta alle qualificazioni a Melbourne e ha l’opportunità di entrare nel tabellone principale.

Prima di fare i calcoli, provate a indovinare: quale è lo scenario che probabilmente darà a Osaka più punti? E per quanto riguarda i premi partita?

Lo scenario A è più semplice. Raggiungendo i quarti di finale, Osaka prende 30 punti e 2590 dollari addizionali rispetto a una sconfitta al secondo turno. Dovesse proseguire, serve considerare punti e premi attesi, utilizzando l’ammontare di entrambi previsto per ogni turno e raccordandolo alle probabilità di Osaka di raggiungere quel determinato turno.

Stimiamo che Osaka abbia circa il 25% di probabilità di vincere il quarto di finale, aggiungendo altri 50 punti e 5400 dollari. In termini attesi, si tratta di 12.5 punti e 1350 dollari. Se continua nel torneo, le diamo un 25% di probabilità di arrivare in finale, e poi un 15% di probabilità di vincere il titolo.

48 punti e 4800 dollari

Mettendo insieme queste varie possibilità, dai punti garantiti del quarto di finale fino allo 0.94% di probabilità di vincere il torneo (25% * 25% * 15%), si ottiene che la “ricompensa” attesa nello scenario A corrisponde a circa 48 punti e poco meno di 4800 dollari.

Scenario B

Lo scenario B ha inizio da un punto ben diverso. Grazie al recente incremento dei premi partita nei tornei dello Slam, a ogni giocatore delle qualificazioni spettano almeno 3150 dollari, una cifra già simile al possibile guadagno atteso di Osaka nel caso fosse andata avanti nel torneo di Hobart. La situazione dei punti però è di tutt’altro tipo, perché chi perde al primo turno delle qualificazioni prende solo 2 punti validi per la classifica della WTA.

Vi risparmio i calcoli dello scenario B, ma ho ipotizzato che Osaka abbia un 70% di probabilità di superare il primo turno di qualificazioni, un 60% per il secondo e un 50% per il terzo, qualificandosi quindi per gli Australian Open.

Se vi sembrano probabilità leggermente alte, consideratele una compensazione per la possibilità che Osaka raggiunga il tabellone principale come ripescata o lucky loser (inoltre, si ottiene lo stesso risultato finale diminuendo le probabilità rispettivamente fino al 50%, 45% e 40%, anche se punti e premi partita dello scenario B sono un po’ più bassi).

Una stima delle probabilità così definita si traduce in un’attesa di circa 23 punti classifica e 11.100 dollari. Oltre agli iniziali 3150 dollari, a Osaka non è automaticamente garantita alcuna somma, ma la potenziale ricompensa per l’ingresso nel tabellone principale è enorme, specialmente se raffrontata ai premi partita di Hobart. Una sconfitta al primo turno agli Australian Open vale infatti più di una finale persa a Hobart.

E, naturalmente, dovesse qualificarsi, ha la possibilità di vincere altre partite. Dal 2000, le giocatrici uscite dalle qualificazioni in uno Slam hanno raggiunto il secondo turno il 41% delle volte, il terzo turno il 9%, il quarto turno l’1.8% e i quarti di finale lo 0.3%. Queste probabilità, collegate al 21% di probabilità per Osaka di entrare effettivamente nel tabellone principale, si traducono in ulteriori 7 punti classifica e 2600 dollari di premi partita attesi.

30 punti e 13.600 dollari

In sintesi, lo scenario B restituisce 30 punti attesi e 13.600 dollari in premi partita attesi.

Logiche decisionali

In questo confronto, l’alternativa Slam è largamente più remunerativa, mentre il torneo del circuito maggiore assegna un numero più alto di punti. Nel lungo periodo, sono punti che avranno un peso economico, perché potrebbero consentire a Osaka l’ingresso diretto in eventi di livello superiore per i quali altrimenti dovrebbe qualificarsi. Probabilmente, però, non è sufficiente a respingere il richiamo che quasi 9000 dollari in più di premi partita immediati esercitano (Osaka ha poi perso al terzo turno degli Australian Open da Victoria Azarenka, guadagnando 130 punti classifica e circa 86.000 dollari in premi partita, n.d.t.).

Spero davvero che nessuna giocatrice, o giocatore, perdano mai una partita volontariamente in modo da riuscire a giocare le qualificazioni di uno Slam. Dovesse accadere, almeno comprenderemo la logica che li spinge a farlo.

Is Grand Slam Qualifying Worth Tanking For?

Quale torneo sulla terra ha il miglior campo di partecipazione?

di Chapel Heel // FirstBallIn

Pubblicato il 5 aprile 2017 – Traduzione di Edoardo Salvati

Questo articolo analizza il livello di bravura dei giocatori che partecipano a un determinato torneo sulla terra, e che ne definiscono la qualità a prescindere da fattori immateriali come la tradizione, la posizione, la bellezza del trofeo consegnato al vincitore o, per contro, la discutibilità stilistica del completo dei raccattapalle (le ultime tre voci meriterebbero ciascuna approfondimenti specifici). È diverso quindi dal chiedersi quale sia il miglior torneo sulla terra. Inoltre, l’analisi non esamina, a ritroso, la competitività espressa nelle partite effettivamente giocate. Anche questo può essere oggetto di altro studio.

I risultati della classifica ufficiale

Probabilmente, il modo più semplice per misurare la qualità di un torneo si basa sulla classifica ufficiale dei giocatori che vi partecipano. Lasciando da parte le considerazioni sui meriti della classifica ATP, prima di spiegare i motivi per i quali questo sistema non è efficace, mi interessa mostrarne i risultati.

Per ogni torneo sulla terra disputato nel 2016, ho considerato una media semplice della classifica giocatori così da stabilire la validità dei primi turni (includendo anche quella delle teste di serie che hanno beneficiato del bye). Come mostrato dalla tabella, alcuni giocatori di livello rientranti da infortuni non sono stati considerati perché la loro alta classifica sarebbe risultata poco realistica rispetto al concreto livello di gioco (e questo è uno dei problemi nell’uso della classifica in questo tipo di analisi). Tuttavia, questo non ha eliminato del tutto le disparità, per esempio nel caso di giocatori di bassa classifica che si sono qualificati per il tabellone principale.    

Si fa notare il quinto posto del Roland Garros, lontano dai primi quattro tornei. Il fatto che i giocatori al via di uno Slam siano 128 rende la media della classifica di questi tornei considerevolmente più alta.

Prima di passare ai risultati ottenuti utilizzando il sistema Elo, la tabella mostra il numero di giocatori tra i primi 20 ad aver partecipato ai tornei sulla terra disputati nel 2016.

In questo caso il Roland Garros occupa il posto che merita, ma è interessante come il torneo di Buenos Aires, un ATP 250, venga prima di Barcellona, Rio de Janeiro e Amburgo, tre tornei ATP 500, quindi appartenenti a una categoria superiore.

Il sistema Elo (ma senza valutazione specifica)

Invece della classifica ufficiale, nelle tabelle successive utilizzerò il sistema Elo – secondo il mio metodo di calcolo – anche se per lo scopo di quest’analisi non ho considerato una valutazione Elo specifica per superficie come faccio di solito.

Le colonne della tabella mostrano rispettivamente:

    • la media delle valutazioni Elo del primo turno di ciascun torneo sulla terra nel 2016 (includendo anche quelle delle teste di serie che hanno beneficiato del bye)
    • la media ponderata delle valutazioni Elo, basate sulle partite effettivamente giocate nel torneo considerato
    • l’apporto finanziario complessivo stanziato da ciascun torneo.

I tornei del 2016 sono in ordine decrescente per valutazione Elo del campo partecipanti del primo turno ma, con l’eccezione del torneo di Estoril, non ci sarebbero differenze significative se fossero ordinati per media ponderata di tutte le partite giocate. In fondo all’elenco ho incluso anche i quattro tornei giocati a oggi nel 2017, che sono invece in ordine cronologico. 

Ancora una volta, la valutazione del Roland Garros sconta l’alto numero di giocatori che figurano nel tabellone principale. Tornerò su questo aspetto più avanti.

La sorpresa di Ginevra e Nizza

L’elemento più sorprendente (almeno per me) è l’ottimo piazzamento dei tornei di Ginevra e Nizza, due ATP 250. Il torneo di Nizza si giocherà a Lione nel 2017, e sono convinto che troverà lo stesso riscontro dell’anno passato. I giocatori francesi partecipano alla maggior parte dei tornei nel proprio paese e fanno parte di un movimento così pieno di talento che due tornei organizzati nella stessa settimana mantengono comunque un livello qualitativamente valido. Giova certamente la posizione in calendario, all’interno della campagna sulla terra rossa in preparazione al Roland Garros.   

Se vi steste interrogando sulla bontà della correlazione tra le valutazioni Elo del primo turno e l’apporto finanziario complessivo, sappiate che è solo dello 0.51, principalmente a causa dell’effetto generato dal Roland Garros. Usando la media ponderata delle valutazioni Elo per le partite giocate, salirebbe di poco, a 0.57 (per calcolare le correlazioni, ho convertito gli euro in dollari).

Sono le teste di serie a fare da richiamo

Però, l’entusiasmo degli appassionati per un torneo non casalingo non viene catturato dalla bravura media dei giocatori che vi partecipano. Quando qualcuno chiede “chi gioca a Gstaad?” probabilmente non si sta riferendo a Thiago Monteiro. Sono le teste di serie a fare da richiamo, oltre al fatto che è piuttosto raro per un giocatore fuori dalle teste di serie avere una probabilità concreta di vittoria all’inizio del torneo.

La tabella che segue è simile alla precedente, con la differenza che considera solo le prime 8 teste di serie del torneo, ordinate per valutazione Elo al primo turno. Questo dovrebbe compensare in parte il problema della diluizione della media al Roland Garros e offrire un’immagine più accurata della percezione che gli appassionati hanno di un torneo con un buon livello di qualità. Non sono state incluse le teste di serie che non hanno disputato il primo turno né i lucky loser che le hanno sostituite.    

Si otterrebbero risultati simili anche con la classifica ufficiale, anche se il torneo di Kitzbuhel scalerebbe all’ultima posizione. Tra tutte le teste di serie di tutti i tornei ATP e Slam del 2016 (compresi quindi anche i tornei sul cemento e sull’erba), quattro delle otto peggiori teste di serie sono state la numero 5 (78esima posizione della classifica ufficiale), la 6 (81esima), la 7 (82esima) e la 8 (86esima) del torneo di Kitzbuhel 2016.

In questo caso, la correlazione con l’apporto finanziario è di 0.74 (in dollari), sia rispetto alle teste di serie al primo turno, sia per la media ponderata delle partite che sono state giocate. 

I Master reggono il confronto con il Roland Garros

Sulla base di questi parametri, i tornei Master reggono il confronto con il Roland Garros e, una volta ristretta l’analisi alle prime 8 teste di serie, due dei tornei ATP 500 riflettono l’importanza associata alla loro categoria. Anche il torneo di Buenos Aires e i tornei ATP 250 francesi hanno un buon posizionamento.   

Il torneo ATP 500 di Amburgo invece non ottiene un adeguato ritorno dal suo investimento. Pur con un apporto finanziario tre volte superiore a un tipico ATP 250, si trova a metà classifica, probabilmente perché occupa un posto davvero scomodo nel calendario, cioè quella fase di passaggio su terra tra Wimbledon e gli US Open. In quella data, non è un torneo che merita la categoria 500, quindi dovrebbe essere declassato e sostituito da un altro torneo (magari Buenos Aires) o spostato in modo da avere giocatori di talento in linea con le attese.

Un’ultima osservazione: nel confronto anno su anno, quasi tutti i numeri dei quattro tornei su terra del 2017 sono inferiori, e potrebbe essere una coincidenza, mentre tutti gli apporti finanziari sono aumentati, principalmente per effetto dell’inflazione.

Si tratta di un’analisi basata solamente sui dati di un anno, che potrebbe subire quindi variazioni allargando il periodo di riferimento. Invece di includere gli anni precedenti, inserirò i dati del 2017 quando saranno disponibili in modo da avere, nel 2018, un aggregato di due anni (considerando il torneo di Lione rispetto a Nizza e Budapest rispetto a Bucarest). 

L’apporto finanziario è una leva per aumentare la qualità?

Mi chiedo inoltre se l’apporto finanziario complessivo possa essere uno strumento per raggiungere il livello di qualità di partecipanti desiderato. Pur non avendone conoscenza da dietro le quinte, immagino che la designazione di un torneo come categoria Slam, Master 1000, ATP 500 o 250 non dipenda esclusivamente dalla componente economica. Ad esempio, se il torneo di Umago riuscisse a raccogliere 1.5 milioni di dollari, non necessariamente riceverebbe dall’ATP la categoria 500, perché il numero di tornei 500 è comunque contingentato.

Inoltre ho il timore che, se anche Umago fosse disposto a rimanere nella categoria 250 pur con un apporto finanziario complessivo di 1.5 milioni di dollari, l’ATP non lo consentirebbe. Se anche fosse concesso, Umago sarebbe in grado di attrarre più talento anche a fronte di un montepremi più alto, ma con gli stessi punti validi per la classifica? Il mio sospetto è che non ci riuscirebbe, perché i giocatori con il livello di talento che farebbe aumentare la media delle valutazioni Elo dei partecipanti probabilmente sono più interessati ai punti classifica che ai premi partita. Un montepremi più alto attirerebbe giocatori davvero bravi in numero certamente superiore, ma non tra quelli più forti.

Altri modi per misurare la competitività

Come ho detto in apertura, ci sono altri modi tangibili per misurare la competitività di un torneo senza prendere in considerazione un parametro direttamente legato al campo partecipanti, come appunto la bravura dei giocatori. Ad esempio, che livello di competitività hanno espresso le partite effettivamente giocate durante il torneo? Per rispondere si potrebbero utilizzare le previsioni di risultato atteso per ogni torneo (o ogni partita). O si potrebbe analizzare la vicinanza di punteggio delle partite di ciascun torneo, in media. O ancora, usare una specie di media per torneo dell’indice emozionale creato da Jeff Sackmann di TennisAbstract. 

Which Men’s Clay Tournament Has the Best Field?

Una nuova idea sui premi partita

di Jared Pine // SecondSerb

Pubblicato il 31 agosto 2016 – Traduzione di Edoardo Salvati

Per ragioni che non comprendo, i premi partita sono al centro del dibattito nel tennis. Sembra che sia più interessante parlare dei guadagni dei giocatori piuttosto che delle loro prestazioni in campo. Per quanto i premi partita siano un argomento molto importante, non dovrebbero mai oscurare il tennis giocato, e questo è il motivo per cui, a parte qualche scambio di opinione su Twitter, non mi sono mai ufficialmente espresso.

Con questo articolo, voglio dare un nuovo tipo di contributo. La maggior parte delle discussioni sui premi partita riguarda il confronto tra tennis maschile e femminile o tra i migliori, e più ricchi, del mondo e i giocatori che sbarcano il lunario. Sono pochi invece a interessarsi di come i premi vengano suddivisi all’interno dello stesso torneo.

Sono della convinzione che sia il vincitore di un torneo che i giocatori che perdono al primo turno ricevano troppi premi, mentre chi avanza di qualche turno e i qualificati non guadagnino abbastanza.

Associare i punti classifica ai premi partita

La mia soluzione è quella di associare i punti validi per la classifica ai premi partita. In altre parole, l’ammontare di premi partita che un giocatore riceve dovrebbe essere direttamente proporzionale alla quantità di punti classifica che riesce a guadagnare.

In un mondo ideale, l’ATP potrebbe stabilire che ogni punto classifica abbia un valore di 700 dollari (il valore medio di un punto al Cincinnati Masters 2016 era di 693,21 dollari), a prescindere dal tipo di torneo e dal turno in questione, che sia un primo turno in un Future o che sia uno dei 2000 punti assegnati per la vittoria di uno Slam.

700 dollari per una vittoria al primo turno di un torneo Future rappresenterebbero un cambiamento considerevole. Al momento, per guadagnare quella cifra un giocatore deve raggiungere la finale. Il problema è che l’ATP ha poca influenza sulla distribuzione dei premi, prerogativa invece del singolo torneo.

Questo però non impedisce l’effettiva adozione di un modello come quello che ho proposto, per evitare che un ammontare sproporzionato sia conferito al vincitore e ai giocatori che escono al primo turno.

L’esempio del Cincinnati Masters 2016

Vediamo un esempio pratico con il Cincinnati Masters 2016, un torneo della categoria Masters che assegnava 1000 punti al vincitore, con un montepremi di 3.216.490 dollari. L’immagine 1 riepiloga la distribuzione dei punti classifica e dei premi partita.

IMMAGINE 1 – Distribuzione dei punti classifica e dei premi partita per il Cincinnati Masters 2016

Sulla base di questo sistema, i giocatori che non vincono partite del tabellone principale sono quelli che ricevono i premi più alti per ogni punto guadagnato. Il vincitore invece è l’unico giocatore, tra quelli che avanzano nel torneo, a essere pagato più della media. Anzi, il vincitore guadagna più del doppio dei premi ottenuti dal finalista, pur giocando fondamentalmente quanto il finalista e pur prendendo molto meno del doppio dei punti (1000 per il vincitore rispetto ai 600 del finalista, n.d.t.).

Ci sono a mio avviso tre ragioni principali per le quali la problematica va affrontata: le scommesse nel tennis, i ritiri e la motivazione. Iniziamo da quest’ultimo aspetto.

La motivazione

Cosa spinge i giocatori a voler vincere partita dopo partita? Se fosse solo alzare il trofeo, non li vedremmo esultare dopo aver vinto una qualsiasi partita, ma solo per la finale, che appunto sarebbe l’unica vittoria degna di essere celebrata. Invece, capita spesso di vedere giocatori di bassa classifica gettarsi a terra dopo aver battuto a sorpresa un avversario più forte in un torneo maggiore. Viene in mente Jerzy Janowicz strapparsi la maglia dopo aver eliminato Jo Wilfried Tsonga al secondo turno degli Internazionali d’Italia 2013, sicuramente per il fatto di aver guadagnato punti e premi importanti e non solo per la vittoria in sé. Sono questi infatti i due elementi base della motivazione di qualsiasi giocatore, che determinano in larga misura il valore di ciascuna partita. Ne consegue che i tornei maggiori offrano premi partita più generosi e punti classifica più numerosi.

I giocatori dovrebbero essere spinti da entrambe le forze in modo proporzionale. Al momento, un giocatore è motivato a vincere una partita di primo turno principalmente dai punti classifica. Dovesse però arrivare in finale, la sua motivazione si sposterebbe sui premi partita. Per questo, sarebbe auspicabile che la motivazione rimanesse equamente suddivisa durante tutto il torneo.

Dai premi partita

Nell’esperienza reale, alcuni giocatori sono motivati dai premi partita, altri dai punti classifica. Un giocatore che intende farsi affiancare da un allenatore stabile in modo da migliorare il suo gioco, sarà motivato dai premi partita, necessari a tal fine.

Dalla classifica

Un giocatore che beneficia di un allenatore pagato dalla federazione – come ad esempio in alcuni programmi della USTA, la federazione americana – ma non possiede una classifica che gli garantisca accesso diretto al tabellone principale di un Challenger, sarà motivato dai punti classifica. È probabile quindi che il giocatore motivato dai premi partita si iscriverà a quei tornei che offrono premi più alti, ma dovrà subire una competizione molto più forte. Viceversa, il giocatore motivato dai punti classifica girerà tutto il mondo per trovare un torneo di qualità inferiore da vincere facilmente.

Viene fuori una classifica imprecisa

Il risultato è una classifica imprecisa. Il giocatore motivato dai premi avrà una classifica inferiore rispetto a quella che il suo livello potrebbe esprimere e il giocatore supportato dal suo paese avrà una classifica più alta delle sue effettive qualità. Sebbene possa sembrare una questione da poco, la classifica determina la possibilità per un giocatore di partecipare ai tornei e riuscire a diventare un professionista affermato. Tanti giocatori non raggiungono mai quel livello, perché non riescono a salire in classifica e non possono permettersi di farsi accompagnare dagli allenatori per giocare i tornei più abbordabili. Se la competizione tra i più forti del mondo fosse una competizione tra i giocatori più forti di tutti i paesi e non solo dei paesi che investono nel tennis, avremmo uno spettacolo ancora più incredibile.

Rendere fissa la distribuzione dei premi partita nei singoli tornei sarebbe un contributo solo minimo alla risoluzione di una problematica ben più grossa, ma è senza dubbio una delle molte leve da azionare per muovere nella giusta direzione.

Le scommesse

Il professionismo nel tennis è un lavoro a tempo pieno, quindi i giocatori professionisti devono ricevere un salario. Come visto, il tennis è strutturato per essere incompatibile con la nozione di salario. Di conseguenza, molti giocatori cercano di recuperare i soldi di cui hanno bisogno truccando un punto, un game, un set o addirittura una delle loro partite.

Si tratta purtroppo di uno dei lati oscuri del tennis. Fortunatamente, la grande maggioranza degli episodi accade nei livelli più bassi. Ma non esiste una soluzione perfetta. Molti tornei sono sponsorizzati da siti di scommesse sportive. Se da un lato giocatori come Novak Djokovic hanno deciso di non essere rappresentati da nessuna società di scommesse, dall’altro la maggior parte dei giocatori non possiede una morale sofisticata o soldi a sufficienza per permettersi una scelta così categorica.

Disincentivare a truccare game, set o partite

Diventa quindi impossibile separare completamente il tennis dalle scommesse. Il tennis però può ridistribuire i premi partita assegnandone di più per singola vittoria e di meno per singola sconfitta, così da disincentivare i giocatori a truccare game, set o partite. Se la quantità di soldi ricevuti in termini di premi partita dipende dal risultato solo marginalmente, è molto probabile che i giocatori riporranno meno interesse nel risultato della partita. Tuttavia, se ci sono 700 dollari in palio anche per le partite meno importanti in assoluto, non vale più la pena ricevere 500 dollari per truccare una partita.

Riprendendo il Cincinnati Masters 2016, il premio partita per una vittoria al primo turno erano 28.675 dollari, contro 15.480 dollari per una sconfitta. Se chi cerca di truccare una partita offre 20.000 dollari, un giocatore può seriamente pensare di cedere alla tentazione.

Se si adottasse il mio sistema, una vittoria al primo turno varrebbe 31.194,45 dollari, a fronte di 6932,09 dollari per una sconfitta. Questo significa che chi cerca di truccare una partita dovrebbe offrire almeno 25.000 dollari per rendere appetibile la proposta al giocatore.

Lo stesso vale, su scala più ridotta, per i tornei Challenger e Future. Chi cerca di truccare una partita dovrebbe iniziare a mettere sul tavolo molti più soldi per corrompere i giocatori, rendendo l’attività illegale molto più costosa e non più sostenibile nel lungo periodo. Questo aiuterebbe a estirpare il problema nel tennis.

I ritiri

Questo aspetto si applica più direttamente ai tornei Slam. Per comodità, farò riferimento agli US Open 2016. Se i premi partita fossero proporzionali ai punti classifica, ogni giocatore guadagnerebbe 3290,22 dollari a punto, un miglioramento sostanziale rispetto al Cincinnati Masters 2016.

Un breve excursus

Non ho problemi a giustificare la differenza di premi partita per punti classifica tra il Cincinnati Masters e gli US Open. Gli Slam sono tornei unici, nessun altra competizione di tennis può reggere il confronto. Non ci sono tornei rilevanti durante le due settimane di uno Slam a meno di non scendere di categoria fino al circuito dei Challenger. Idealmente, anche quei tornei dovrebbero avere un calendario che non si sovrapponga a quello della prima settimana di uno Slam.

Se venisse adottato il mio modello per gli US Open 2016, il giocatore che perde al primo turno guadagnerebbe 32.902,17 dollari, mentre una vittoria garantirebbe 148.059,78 dollari. Invece, chi perde riceve 43.313 dollari, mentre il giocatore che vince riceve 77.118 dollari.

Cosa comporta tutto questo? I giocatori debilitati da un infortunio serio si presentano comunque agli US Open, pur sapendo di non avere possibilità di vincere una partita. Giocano per un set, vivono l’esperienza, si ritirano e intascano l’assegno, disattendendo le aspettative degli appassionati e facendo desiderare ai giocatori di classifica inferiore di aver avuto la possibilità di giocare al loro posto. Agli US Open 2016, due giocatori si sono ritirati senza nemmeno giocare un set.

Sicuramente Yuichi Sugita e Konstantin Kravchuk avrebbero di gran lunga preferito un accesso diretto al tabellone principale piuttosto che perdere al secondo turno delle qualificazioni. E sono altrettanto convinto che avrebbero regalato partite più interessanti agli appassionati di un mezzo set giocato trascinandosi per il campo.

Quanto è grave la situazione?

Nel primo turno di uno Slam si giocano metà delle partite dell’intero torneo, ma nell’anno successivo al più recente incremento dei premi partita, il numero dei ritiri al primo turno di uno Slam ha rappresentato il 73% del totale. La ragione di così tanti ritiri è da ascrivere al fatto che i giocatori si presentano all’avvio di uno Slam già infortunati.

Si è proposto di eliminare i premi partita per i giocatori che si ritirano durante un primo turno. Questo porterebbe però a giocare più a lungo nonostante l’infortunio e a cercare di perdere più velocemente. E i giocatori a cui può capitare di infortunarsi seriamente e in modo legittimo durante la partita perderebbero partita e relativo premio.

Evitare di remunerare lautamente le sconfitte

L’unica soluzione è quella, in caso di sconfitta, di non garantire più premi partita considerevoli ai giocatori.

Facciamo l’esempio di Leonardo Mayer, che ha concluso e perso i tre primi turni di Slam giocati nel 2016 (non ha partecipato agli US Open). Sono tre sconfitte che gli hanno fruttato 101.023 dollari. Complessivamente, nel resto della stagione ha vinto 12 partite del circuito maggiore e 18 del circuito Challenger, per un totale di 308.291 dollari in premi partita e la 139esima posizione nella classifica. Vale a dire che il 32.7% dei suoi guadagni arrivano da tre sconfitte, mentre il restante 67.3% arriva da 51 partite sul circuito maggiore e Challenger (tutti i dati sono aggiornati alla fine del 2016, n.d.t.).

Di fronte alla possibilità di perdere una partita guadagnando una parte sostanziale di salario, nel caso di Mayer quasi l’11% in media nelle tre sconfitte più remunerative del 2016, o di ritirarsi prima dell’inizio rinunciando a quella parte di salario, sembra scontato ipotizzare quale sia la scelta di un giocatore.

La soluzione migliore (per quanto non perfetta) è quella di evitare di remunerare così lautamente le sconfitte.

Conclusioni

In conclusione, la modalità più adatta per un’equa distribuzione dei premi partita nel tennis professionistico è quella di associarli proporzionalmente ai punti validi per la classifica. Si otterrebbe così l’abbandono di comportamenti collusivi ai livelli inferiori dello sport, verrebbe data un’opportunità più concreta ai giocatori con disponibilità economiche inferiori di avere successo sul circuito maggiore e verrebbe disincentivata la partecipazione a tornei di giocatori infortunati.

A new prize money debate

Il problema della disparità di ricchezza nel tennis

di Carl Bialik // FiveThirtyEight

Pubblicato il 30 dicembre 2014 – Traduzione di Edoardo Salvati

Il tennis è uno sport praticato e seguito in molti paesi in tutto il mondo. I professionisti però non guadagnano grandi cifre. Meno di mille giocatori riescono a sbarcare il lunario giocando a tennis, e solo un numero di molto inferiore non se la passa male.

Le opportunità di fare soldi però stanno diminuendo. Più giocatori competono per montepremi che crescono lentamente, specie nelle categorie inferiori. All’inizio del mese, l’ATP – che gestisce gli eventi più ricchi nel tennis professionistico – ha annunciato che incrementerà i montepremi in maniera significativa nei prossimi quattro anni. A beneficiarne però saranno principalmente i tornei più esclusivi. Tenendo conto dell’inflazione [1], i montepremi del circuito Challenger dell’ATP – l’equivalente del campionato di categoria inferiore AAA di baseball – sono scesi del 25% negli ultimi sei anni.

Poco dopo l’annuncio dell’ATP, la Federazione Internazionale di Tennis ha pubblicato i risultati dello studio che ha condotto sugli aspetti finanziari legati al tennis professionistico. Tra i numeri che fanno riflettere, nel 2013 solo 336 uomini e 253 donne hanno guadagnato più di quanto abbiano investito per giocare a tennis [2].

Sono una manciata le posizioni davvero remunerative

Al livello professionistico di qualsiasi sport sono solo una manciata le posizioni davvero remunerative per le quali si compete. Nel tennis, le dinamiche economiche sono particolarmente proibitive. I giocatori sono liberi professionisti che devono sostenere spese di viaggio, per l’attrezzatura, per gli allenatori e, in alcuni tornei, anche per il vitto e l’alloggio. Quasi tutti hanno la necessità di integrare i premi vinti con sponsorizzazioni, contribuiti dalle federazioni nazionali o dalle famiglie, introiti da lavori occasionali o da tutte queste fonti insieme.

I migliori 104 tra gli uomini e 104 tra le donne beneficiano di un accesso diretto al tabellone principale dei quattro Slam [3]. Sono i giocatori che hanno la possibilità di guadagnare bene giocando a tennis. Anche perdendo al primo turno di ogni Slam, riescono a guadagnare circa 130.000 dollari.

Premi molto ridotti per i meno forti

Tutti gli altri giocatori nel mondo competono per premi molto più ridotti. La Federazione Internazionale stima che 4978 giocatori che l’anno scorso hanno vinto dei premi partita ma non erano nel primo percentile hanno guadagnato, in media, poco più di 13.000 dollari. Il 99% delle 2650 giocatrici che hanno guadagnato dei premi partita hanno raccolto, in media, 22.600 dollari.

Se sei il 350esimo migliore giocatore del mondo nei seguenti sport: baseball, basket, football americano, hockey su ghiaccio e calcio, guadagni più di 500.000 dollari all’anno, senza dover sostenere spese. Se sei il numero 350 nel tennis, è possibile che tu abbia debiti o aiuti da uno sponsor o dalla famiglia. Finanziariamente, rispetto ad altri sport il tennis è più accomodante per le donne che per gli uomini, ma è probabile che meno di 200 donne si guadagnino da vivere solo con i premi vinti nei tornei. 

IMMAGINE 1 – Montepremi dei tornei in funzione del livello, in dollari americani del 2014, ipotizzando un tasso di inflazione annuo dell’1.9% per il periodo 2015-2018

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Uno dei problemi del tennis è che il numero degli appassionati è molto distribuito ma ridotto. Ci sono appassionati in molti paesi del mondo, ma raramente a sufficienza per giustificare un torneo di primissimo livello con il tutto esaurito e grande seguito televisivo in qualsiasi mercato. 

Come far emergere il talento

La Federazione Internazionale, che è un ente senza fini di lucro, sta cercando una soluzione per ripartire i ricavi tra i giocatori in maniera ottimale per il tennis, con un’analisi delle dinamiche economiche che possa consentire ai giocatori dotati di sufficiente talento per emergere di evitare di abbandonare il tennis prematuramente e allo stesso tempo di velocizzare l’uscita di quelli che non potranno mai farcela. I dati della Federazione Internazionale mostrano come, rispetto al 2000, oggi serva un ulteriore anno per un giocatore o una giocatrice per raggiungere i primi 100 dalla posizione di partenza nelle classifiche ufficiali. Ed è un altro anno in cui giocatori promettenti potrebbero perdere le speranze e dimenticare il tennis. 

Kris Dent, il responsabile del tennis professionistico per la Federazione Internazionale, ha detto in un’intervista telefonica: “L’ultima cosa che voglio è vedere un giocatore dal talento eccezionale abbandonare il tennis dopo uno o due anni e prima che il suo potenziale si realizzi; questa è la prima e più importante linea guida in quello che stiamo facendo”.

La Federazione Internazionale si è servita di ricercatori in Australia e nel Regno Unito per il suo studio. Ha intervistato 7605 giocatori in tutto il mondo, tre quarti dei quali sono professionisti attivi. Solo il 6% dei giocatori e il 5% delle giocatrici che hanno risposto hanno affermato che nell’ultimo anno i premi partita sono stati sufficienti a coprire le spese. Più della metà dei giocatori e delle giocatrici hanno detto di aver dovuto ridurre le spese di viaggio e selezionare sistemazioni che altrimenti non ritengono accettabili, e tagliare il numero e la qualità dei tornei a cui prendere parte.

Condizioni migliori e aumento dei montepremi

La vita della maggior parte dei professionisti non è esattamente glamour. Sono più preoccupati infatti di avere palline a sufficienza e campi in buone condizioni che dei paparazzi e delle sponsorizzazioni. Ai giocatori è stato chiesto che tipo di tagli avrebbero accettato: quelli al numero di palline e alla manutenzione delle strutture si sono posizionati in fondo all’elenco. In un recente post su Facebook, il ventiduenne argentino Tomás Buchhass, si è lamentato del fatto che i campi di un torneo ITF in Cile fossero in uno stato penoso e rappresentassero un pericolo per l’incolumità dei giocatori. E la foto di una rete strappata su un campo pratica di un evento ITF in Tunisia ha fatto il giro su Twitter lo scorso mese [4]. 

In uno dei risultati meno sorprendenti della storia moderna dei sondaggi, praticamente tutti i giocatori erano concordi nel dire che i montepremi dovrebbero aumentare (quali giocatori rappresentassero il 12% e quali giocatrici il 21% in disaccordo, la Federazione Internazionale non è stata in grado di saperlo).

Dent è d’accordo con i giocatori. In aggiunta, vorrebbe vedere un percorso meno difficoltoso per quelli più giovani. Ad esempio, vorrebbe che i tornei di livello inferiore si facessero carico delle spese di vitto e alloggio dei giocatori attraverso una diaria; quest’anno, meno del 4% dei tornei professionistici della Federazione Internazionale ha sostenuto tutti i costi di ospitalità dei giocatori. Questo spingerebbe i giocatori a partecipare a più tornei. Sicuramente anche dei montepremi più alti aiuterebbero, ma grandi incrementi non sono realistici per molti tornei. Ai piani bassi di entrambi i circuiti, quello maschile e femminile, i ricavi da sponsor, botteghini o diritti televisivi sono pochi se non nulli, dice Dent. Le federazioni nazionali, a volte con fondi della Federazione Internazionale o degli Slam, coprono generalmente i costi e probabilmente non sono disposte a sovvenzionare incrementi dei montepremi.

La Federazione Internazionale non ha molta leva sui montepremi

Ci sono diversi organismi che gestiscono il tennis. Ciascuno dei quattro Slam è organizzato dalla federazione nazionale del paese ospitante. L’ATP gestisce il circuito maschile, la WTA quello femminile. Per i giocatori, l’ATP gestisce anche il circuito minore più importante, i Challenger, mentre la Federazione Internazionale si occupa dei tornei inferiori, chiamati Future. Per le giocatrici, è la Federazione Internazionale a gestire tutti i tornei dei livelli inferiori.

La Federazione Internazionale gestisce i tornei meno ricchi, quindi non ha molta leva per aumentarne i montepremi. Dent vorrebbe ridurre il numero di giocatori in modo che ci siano più premi per singolo giocatore: “dobbiamo rivedere come remunerare i giocatori che fanno progressi e rendere le cose più difficili per quelli che non ci riescono” afferma.

Il tennis non inizierà a obbligare i giocatori a guadagnarsi la carta, per accedere al circuito maggiore, come succede nel golf. Ma Dent ha ripetutamente citato il golf come esempio di uno sport che guida passo per passo i giovani aspiranti professionisti. Secondo lui, da questo punto di vista il tennis deve fare uno sforzo più efficace. Il senso dei Future e dei Challenger non è quello di fornire un sostentamento economico ai giocatori, ma di identificare i talenti emergenti migliori e assegnare loro punti in modo che possano competere nei tornei più importanti e ricchi. Inasprire le regole che escludono i giocatori dal partecipare a tornei di livello inferiore è il modo per la Federazione Internazionale di assicurare che i premi partita e i punti assegnati da quei tornei vengano effettivamente ripartiti tra le stelle emergenti, e non tra veterani di lungo corso. 

L’aggiunta di un livello di competizione per gli esordienti

Dent ipotizza anche di aggiungere un altro livello di competizione per gli esordienti, vale a dire dei tornei che le federazioni nazionali, pur a corto di soldi, siano in grado di finanziare e finalizzati allo sviluppo dei giocatori locali senza che questi debbano sostenere spese di viaggio esorbitanti. Sono eventi che avrebbero un tabellone ridotto e degli arbitri con meno esperienza di quanta ne sia richiesta al momento per i tornei gestiti dalla Federazione Internazionale, senza economizzare su campi e palline.    

“Già oggi molte nazioni in via di sviluppo, in particolare in Africa, hanno difficoltà a ospitare tornei che offrano i montepremi richiesti” dice Dent. Circa la metà dei montepremi dei tornei della Federazione Internazionale e più della metà di quelli femminili è stata distribuita in Europa quest’anno. 

IMMAGINE 2 – Montepremi nei tornei della Federazione Internazionale, in dollari americani del 2014, suddivisi per area geografica del paese ospitante

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Ma è possibile che il divario aumenti

I soldi a disposizione per gli aspiranti professionisti potrebbero aumentare a breve. Alla luce della ricerca, a marzo 2015 il consiglio direttivo della Federazione Internazionale prenderà in esame l’idea di un circuito per lo sviluppo dei giocatori e altri possibili cambiamenti, tra cui l’incremento dei montepremi e degli investimenti per l’ospitalità. Anche l’ATP probabilmente incrementerà i montepremi e il budget per l’ospitalità nei tornei Challenger l’anno prossimo, stando a un suo portavoce, invertendo la recente tendenza di stagnazione e declino.   

I soldi veri però sono confinati ai massimi livelli del tennis, ed è probabile che il divario aumenti. I recenti annunciati incrementi dei montepremi sono maggiori per i tornei 500 e i Master 1000, che sono anche i più esclusivi, con variazioni positive nel 2018 del 50 e 54% rispetto al 2014, dopo aver tenuto conto dell’inflazione attesa. I tornei 250, un gradino sopra ai Challenger, incrementeranno i montepremi solo del 6%.

IMMAGINE 3 – Incremento dei montepremi per i tornei ATP in funzione del livello, in dollari americani del 2014 ipotizzando un tasso di inflazione annuo dell’1.9% per il periodo 2015-2018

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Note:

[1] Utilizzando per il calcolo l’Indice dei Prezzi al Consumo degli Stati Uniti espresso in dollari, visto che il dollaro americano è la valuta di riferimento nel tennis.

[2] Non si tiene conto delle sponsorizzazioni e dei compensi legati alla partecipazione ai tornei, ma nemmeno delle spese per gli allenatori.

[3] Ogni torneo Slam prevede un tabellone di 128 giocatori per il singolare maschile e 128 giocatrici per il singolare femminile. Tipicamente, 104 giocatori beneficiano di un accesso diretto in funzione della loro classifica, mentre i posti rimanenti vengono assegnati ai giocatori che si escono vittoriosi dalle qualificazioni o che ottengono una wild card dagli organizzatori. Il tabellone femminile ha una composizione simile, anche se spesso ci sono 4 accessi diretti in più e 4 posti dalle qualificazioni in meno.

[4] Un portavoce della Federazione Internazionale ha confermato l’autenticità della foto, aggiungendo che “è essenziale che i tornei garantiscano le condizioni di gioco previste dagli standard minimi della Federazione. Se i reclami per le condizioni inaccettabili di una struttura sono confermati dopo un’inchiesta, come è stato in questa particolare circostanza, gli organizzatori non riceveranno approvazione per ospitare in quella stessa struttura alcun torneo in futuro di qualsiasi circuito a meno che non ci sia completa soddisfazione sulle misure intraprese per evitare che si ripetano episodi analoghi”.

Tennis Has An Income Inequality Problem