Perdere di proposito: un modello

di Jeff Sackmann // TennisAbstract

Pubblicato il 20 giugno 2020 – Traduzione di Edoardo Salvati

C’è una semplice logica che spinge a giocare deliberatamente senza il massimo impegno o perdere volutamente gli scambi in una o più fasi della partita. Se si è indietro nel punteggio già dall’inizio del primo set, si può pensare di rilassarsi fino alla sua conclusione. Probabilmente sarebbe stato un set perso in ogni caso e aver alzato il piede dall’acceleratore per qualche game può concedere riposo fisico e mentale utile nel proseguo della partita. 

Alla fine di questo articolo, avremo idee più chiare su quanto deve essere preziosa quella riserva addizionale di energia da giustificare una strategia in cui si perdono punti appositamente. Prima di arrivarci però, serve fare qualche altro passaggio. 

Lo scenario

Facciamo degli esempi con numeri concreti. Prendete due giocatori dello stesso livello, ciascuno in grado di vincere il 70% dei punti al servizio. Si può trattare di giocatori con un servizio potente, anche se non mono-dimensionali, e su una superficie ragionevolmente veloce. Vincere sette punti al servizio su dieci significa che nove game al servizio su dieci sono a favore di chi serve. In questa ipotetica partita quindi, i break sono una rarità.   

Ipotizziamo ora che il primo set si apra proprio con uno di quegli sparuti break. Dato che il 90% dei game seguono il servizio, il giocatore avanti nel punteggio ha portato la sua probabilità di vincere il set all’83%. Di base, il giocatore rimasto indietro si trova di fronte a due opzioni per riequilibrare il set:

  • continuare a giocare con il rendimento abituale, nonostante la scarsa probabilità di vincere
  • prendersela comoda, perché il set probabilmente è andato. 

Le strategie

Se il giocatore non molla la presa, chi conduce nel punteggio ha una probabilità dell’83% di vincere il set. Se entrambi mantengono quel livello di gioco per la durata di una partita al meglio dei cinque set, si parla della probabilità del 62% di vincere la partita. Il che si traduce in una probabilità del 38% di vittoria per il giocatore che ha deciso di continuare a giocare (ho preso il caso di una partita al meglio dei cinque set perché ha durata maggiore, dando più probabilità a chi perde il primo set di recuperare. In questo modo la strategia di impegno non massimo ha più senso). 

Per una valutazione del secondo scenario, quello in cui il giocatore rinuncia a tentare di vincere il set, dobbiamo procedere con altre ipotesi. Quanto gioca male un giocatore che sta perdendo di proposito? È probabile che non siate d’accordo con la mia stima di costi e benefici di rinuncia al singolo punto, e non c’è problema. Anche io non ne sono troppo convinto e ha poca importanza per le conclusioni di questo ragionamento. Considerate questi numeri come una delle possibili dimostrazioni del modello. 

Diciamo che, non appena il giocatore indietro nel punteggio decide di rilassarsi, il rendimento diventa il seguente:

  • 20% di punti vinti alla risposta (invece del 30%)
  • 65% di punti vinti al servizio (invece del 70%).

Non è affatto una buona prestazione, pensiamo a un Nick Kyrgios che non ha voglia di stare in campo. Indietro di un break dopo il primo game e con un tennis svogliato, la probabilità del giocatore di recuperare e vincere il set è solo dell’1.3%. Sto semplificando oltremodo, sopratutto perché un giocatore può sempre decidere di tornare a pieno regime nel mezzo del set, magari se arriva a trovarsi sul 15-30 o anche 15-40 con l’avversario al servizio. Si tratta comunque di un modello, e sto cercando di non renderlo troppo complesso.

Il compromesso

Sulla base delle ipotesi precedenti, il giocatore in questione ha di fatto deciso di diminuire la probabilità di vittoria del set dal 17% a poco sopra l’1%. Se preservare energie non dà benefici effettivi e poi entrambi ritornano all’inizio del set successivo a tenere il servizio il 90% delle volte, la probabilità di vittoria della partita del giocatore che si è fermato volutamente è scesa dal 38% al 32%. 

È chiaro però che c’è dell’altro. Un giocatore che volutamente preserva energie anche con conseguenze negative immediate, lo fa nell’idea di ottenere un vantaggio in un secondo momento. Semplificando ulteriormente, ipotizziamo che il giocatore perda il primo set. Queste sono le probabilità di vincere la partita in funzione di alcuni possibili rendimenti di gioco successivi alla fase in cui non ha giocato al massimo: 

  • 70% di punti vinti al servizio (PVS), 30% di punti vinti alla risposta (PVR) — 31.3% (nessun beneficio dal perdere volutamente)
  • 71% PVS, 32% PVR — 46.3%
  • 72% PVS, 34% PVR — 61.9%
  • 73% PVS, 36% PVR — 75.8%
  • 74% PVS, 38% PVR — 93.3%.

Se ci ricordiamo che il giocatore ha solo il 38% di vincere la partita dopo aver subito il break nel game iniziale, il secondo scenario, in cui il livello di gioco sale al 71% di PVS e 32% di PVR, rappresenta un miglioramento. Lo si noterebbe però a malapena su una partita di altri tre o quattro set. Se infatti si andasse avanti per altri 200 punti, vorrebbe dire vincerne 103 anziché 100. Se preservare energie si traduce in più punti ancora, allora si configura come una strategia davvero efficace. 

Complicazioni

Ovviamente, non è mai tutto così facile. Il giocatore in vantaggio potrebbe accorgersi che l’avversario ha rallentato e quindi rallentare a sua volta. Il giocatore che sceglie di alzare il piede potrebbe fare poi molta fatica a riportare il gioco ai livelli usuali (o migliori) a comando. Alcuni punti sono più importanti di altri, quindi la differenza tra 100 e 103 punti potrebbe non contare. La maggior parte delle partite sul circuito sono al meglio dei tre set, e perdere di proposito il primo in un formato più breve è un rischio enorme. 

Non dovremmo però lasciarci condizionare nella ricerca del valore generato da uno sforzo ridotto. Anche se è una pratica molto meno frequente di un tempo, sicuramente ci sono dei vantaggi nel preservare energia. E quell’energia deve avere un valore per il resto della partita, giusto? Proprio non so dire se equivale a un punto su cento o a molto più o molto meno di quello, ma è certamente possibile che, in alcune situazioni, abbia un valore. 

Gli esempi di cui si è discusso mostrano che il valore di quell’energia addizionale non deve essere così sostanziale da rendere l’abbandono volontario di un alto livello di gioco una tattica plausibile. I margini ridotti che spesso determinano l’esito di una partita di tennis raramente lasciano capire quando un giocatore sta traendo vantaggio dal preservare energie. Allo stesso modo, quei margini significano anche che una piccola freccia in più nella faretra può avere un senso. 

Il codice dell’analisi è disponibile qui.

Tanking: A Model

Le scelte delle giocatrici dall’angolo del rovescio

di Jeff Sackmann // TennisAbstract

Pubblicato il 4 gennaio 2020 – Traduzione di Edoardo Salvati

Come si comportano i giocatori di fronte a un colpo giocabile sull’angolo del rovescio? Ne ho parlato in un precedente articolo, grazie a molti dati a disposizione. Si tratta di un’analisi che riprendeva un altro approfondimento sull’utilizzo del rovescio lungolinea da parte di entrambi i generi. Non serve aver letto quei due articoli per comprendere i contenuti di questo, ma se è un argomento che vi ispira li troverete probabilmente utili.

Una delle più grandi differenze tra uomini e donne nel tennis professionistico arriva dalle scelte decisionali dall’angolo del rovescio. Voglio illustrare la questione come farebbe un secchione dell’informatica, con gli errori generati del codice che ho scritto per ottenere le tabelle che seguono.

Problemi da secchione

Il primo tentativo per raccogliere numeri aggregati per i giocatori è fallito perché ho trovato che qualcuno non ha mai colpito un rovescio in topspin dall’angolo del rovescio, quantomeno non in una partita del database del Match Charting Project. Il colpevole di quelle divisioni per zero è Samuel Groth. In una manciata di partite nel database, si è sempre affidato al rovescio tagliato, almeno in quei rari casi in cui lo scambio è andato oltre la risposta al servizio.

Mettiamolo a confronto con il problema che mi ha rallentato nella preparazione di questo articolo. Si tratta di Evgeniya Rodina, che in nove partite del database non ha mai colpito un dritto dall’angolo del rovescio. Se hai nel rovescio il tuo colpo migliore, non ha molto senso girare intorno alla pallina per colpire di dritto.

Delle circa 200 giocatrici con almeno cinque partite nel database dal 2010, Rodina è l’unica senza nemmeno un dritto. Non è però un caso così estremo. Ci sono altre 23 giocatrici con meno di 10 dritti in tutte le loro partite del database, tra cui anche Timea Bacsinszky, che ha scelto di giocare il dritto solo quattro volte in 32 partite.

Quando c’è un colpo giocabile sull’angolo del rovescio, giocatori e giocatrici ricorrono a un colpo a rimbalzo non tagliato circa un quinto delle volte. Ma di quei colpi piatti o in topspin, le donne preferiscono il rovescio nel 94% delle volte, mentre gli uomini l’82%. C’è qualche giocatrice che cerca di girare intorno al rovescio, come fanno Samantha Stosur e Polona Hercog, che colpiscono di dritto il 20% delle volte in cui si ritrovano sull’angolo del rovescio.

Ashleigh Barty mostra di applicare una tattica più simile a quella di Roger Federer della maggior parte delle sue colleghe, utilizzando il dritto il 13% delle volte. Ma per molte giocatrici dal dritto potente, come Serena Williams, il rovescio è altrettanto se non più efficace, rendendo controproducente l’idea di girare intorno alla pallina. Williams colpisce di dritto un colpo giocabile sull’angolo del rovescio solo l’1% delle volte.

Decisioni sulla direzione

Che sia un dritto o un rovescio, iniziamo a vedere in dettaglio le scelte di quelle giocatrici. Il Match Charting Project contiene dati colpo su colpo di circa 2900 partite femminili dello scorso decennio, tra cui 365.000 mila istanze di colpo giocabile dall’angolo del rovescio, dove con “giocabile” si fa riferimento a un colpo che la giocatrice ha rimandato in campo o che si è trasformato in un errore non forzato.

La tabella mostra la frequenza con cui le giocatrici colpiscono rovesci e dritti in diverse direzioni dall’angolo del rovescio, con accanto quella dei giocatori (dove I-I, o inside-in, indica il dritto lungolinea a rientrare dopo aver girato intorno alla palla e I-O, o inside-out, lo stesso colpo ma incrociato).

Direzione Rovescio   Freq WTA   Freq ATP  
Lungolinea           17.4%      17.4%  
Al centro            35.2%      29.5%  
Incrociato           47.3%      52.9%  
                                               
Direzione Dritto     Freq WTA   Freq ATP  
Lungolinea (I-I)     35.2%      35.1%  
Al centro            16.2%      12.8%  
Incrociato (I-I)     48.4%      51.8%

Una volta che si è deciso per il dritto o il rovescio, non c’è grande differenza tra uomini e donne. Le giocatrici cercano il centro del campo un po’ più spesso, che potrebbe derivare in parte dal ricorso a rovesci piatti o in topspin da posizioni difensive più di quanto facciano gli uomini. Ho anche l’impressione che le giocatrici di vertice del tennis contemporaneo tendano a caricare il colpo al centro del campo più degli uomini. È un colpo simile per aggressività e rischio a uno direzionato all’angolo del campo. Facendo però distinzione per direzione del colpo, risulta all’apparenza più difensivo. Comunque è una solo una teoria, da verificare in un’altra circostanza.

Probabilità di vincere il punto

Se analizziamo la probabilità di vincere il punto, la questione si fa più interessante. In media, una giocatrice ha il 47.2% di probabilità di vincere il punto di fronte a un colpo giocabile dall’angolo del rovescio (per gli uomini è il 47.7%). Il servizio incide sulla potenza dei colpi diretti all’angolo del rovescio. Se il colpo giocabile è a seguito di una risposta al servizio — presumibilmente quindi più debole del colpo a rimbalzo medio — la probabilità di vincere il punto è del 48.2%. Se invece è al colpo successivo, spesso una combinazione più aggressiva di servizio e primo colpo (quindi il quarto colpo dello scambio), la probabilità di ribattere e di vincere il punto scende al 46.3%. Non è una differenza abissale, ma sottolinea come il contesto è in grado di alterare queste probabilità.

Almeno in media, ciascuna delle diverse scelte che le giocatrici possono fare determina una variazione nella probabilità di vincere il punto. Se la giocatrice opta per il rovescio lungolinea, la probabilità aumenta al 53.0%. Se riesce effettivamente a giocarlo, la probabilità di vincere il punto sale al 68.4%.

La tabella riepiloga la probabilità associata a ogni decisione. La prima colonna rappresenta la probabilità di vincere il punto dopo aver preso la decisione di tirare lo specifico colpo (Dopo Colpo), il 53.0% di cui ho parlato. La seconda colonna è la probabilità dopo aver realizzato il colpo (In Gioco), ad esempio il 68.4% per il rovescio lungolinea.

Colpo     Direzione          Dopo Colpo  In Gioco  
Rovescio  (tutte)            48.5%       55.2%  
Rovescio  Lungolinea         53.0%       68.4%  
Rovescio  Centro             44.6%       48.8%  
Rovescio  Incrociato         49.9%       55.8%  
                                         
Rovescio  (tutte)            56.3%       56.1%  
Rovescio  Lungolinea (I-I)   61.4%       73.7%  
Rovescio  Centro             45.7%       50.3%  
Rovescio  Incrociato (I-O)   56.2%       64.4% 

La differenza tra le due probabilità è molto ampia per i colpi lungolinea, che sono notoriamente ad alto rischio. Per i colpi al centro invece c’è poca differenza, perché in entrambi i casi rimangono quasi sempre in campo. Riguardo alle probabilità con il dritto, va precisato che sono influenzate dal tipo di giocatrice che più spesso sceglie di giocare quel colpo girando intorno alla pallina. E, alla lunga, la distanza percorsa in campo può variare, specialmente con un gioco simile a quello di Rodina, e quindi incidere sulla selezione del colpo.

Raccomandazioni da prendere con cautela

Di fronte a questa tabella, ci si chiede come mai una giocatrice decida di impiegare determinati colpi rispetto ad altri. La probabilità di vincere il punto prima di scegliere un lato o una direzione è del 47.2%, quindi perché andare con un rovescio al centro (44.6%) anziché un dritto a rientrare (61.4%)? Non può dipendere dal timore di sbagliare, perché è già ricompreso nei numeri.

Una ragione ovvia è quella per cui non sempre è possibile tirare il colpo più efficace. Anche i giocatori più offensivi girano intorno al rovescio per colpire di dritto circa un quarto delle volte, a suggerire che sarebbe poco pratico colpire di dritto nel restante 75% delle opportunità. In questo modo si esclude una metà delle scelte che ho messo nell’elenco. E anche una maga del rovescio come Simona Halep non riesce a tirare lungolinea al millimetro a comando.

Le probabilità riflettono cosa accade quando le giocatrici pensavano che quel colpo fosse la migliore opzione a loro disponibile in quel momento. E anche se è capitato che si siano poi sbagliate, siamo estremamente lontani da un esperimento casuale controllato in cui uno scienziato ha chiesto alle giocatrici di giocare un rovescio lungolinea a prescindere dalla natura del colpo che lo precedeva.

Colpi rari

C’è un’altra complicazione che ho già citato: la frequenza di successo per colpi rari, come il dritto a rientrare, è legata al risultato ottenuto dalle giocatrici che hanno tirato proprio quel colpo. Vale a dire, per giocatrici che considerano quei colpi rari un punto di forza. Se è divertente pensare di vedere Monica Niculescu colpire dritti a uscire in topspin in ogni circostanza, quasi certamente la sua probabilità di vittoria non aumenta. Riesci a ottenere brillanti risultati con il dritto se sei in grado di giocarlo come fa Stosur.

Questo non toglie che la tabella ha ragione su un aspetto, e cioè che una scelta difensiva di colpi pesa sulla probabilità di vincere il punto. Per alcune giocatrici è sufficiente rimandare un rovescio dietro l’altro al centro del campo, e per alcune partite non si può fare meglio di così. Ma in presenza di più soluzioni, una propensione più rischiosa è anche più remunerativa.

Giocatrice      Dopo Colpo  Freq R  
Clijsters       53.4%       77.6%  
Li              53.2%       87.5%  
Giorgi          52.9%       93.8%  
Tig             52.1%       66.1%  
Halep           52.1%       83.6%  
Bencic          51.5%       91.7%  
Cibulkova       51.3%       70.1%  
Kudermetova     50.9%       73.9%  
Pegula          50.7%       73.7%  
S.W. Hsieh      50.6%       81.8%  
Yastremska      50.6%       87.6%  
Schmiedlova     50.3%       87.4%  
S. Williams     49.9%       89.2%  
Errani          49.8%       70.0%

A seconda della giocatrice

Concludiamo con uno sguardo su alcune giocatrici. Abbiamo appurato che la giocatrice media ha il 47.2% di probabilità di vincere il punto quando ha un colpo giocabile dall’angolo del rovescio. Anche se è la stessa probabilità di Tsvetana Pironkova, non esiste una giocatrice media. La tabella riepiloga le prime 14 giocatrici con almeno dieci partite nel database, ordinate sulla base della probabilità di vincere il punto da quella posizione. Ho anche aggiunto la frequenza dei rovesci non tagliati.

Sono numeri solo dal 2010 in avanti, quindi non si estendono a tutta la carriera delle prime due giocatrici, Kim Clijsters e Li Na. La loro presenza ha dell’incredibile, visto che le partite nel database non sono un campione casuale ma per la maggior parte scontri al vertice con altre campionesse. Il resto dei nomi è un miscuglio di giocatrici di primissimo livello e regolariste del circuito, battitrici libere del rovescio e fini strateghe.

La tabella che segue si riferisce a quelle giocatrici con la migliore opportunità di vincere il punto dopo aver colpito un dritto dall’angolo del rovescio. Ho imposto il limite minimo a 100 dritti nel database, estraendo circa 50 giocatrici.

Giocatrice        Dopo Colpo   Freq R  
Sharapova         69.0%        4.1%  
Cibulkova         65.1%        10.5%  
Ivanovic          64.7%        11.1%  
Wang              64.4%        8.8%  
Peterson          63.4%        15.2%  
Halep             63.1%        6.8%  
Suarez Navarro    63.0%        7.7%  
Petkovic          62.3%        5.3%  
McHale            61.9%        15.2%  
Sevastova         61.3%        4.2%  
Kvitova           60.8%        4.6%  
Garcia            60.7%        7.5%  
Doi               60.5%        17.0%  
Keys              59.3%        9.3%  
Svitolina         59.1%        3.9%

Maria Sharapova è la Gilles Simon della WTA (una frase che non avrei mai pensato di scrivere!). Entrambi infatti di solito preferiscono colpire di rovescio, ma riescono a essere estremamente efficaci quando usano il dritto. Complimenti a Sharapova per il giudizio che mette quando sceglie colpi offensivi, anche se potrebbe essere che la decisione di non girare più spesso intorno alla pallina per colpire di dritto le costi qualche punto perso (Sharapova si è poi ritirata dalle competizioni a fine febbraio 2020, n.d.t.).

Evoluzione

Come ho scritto per gli uomini, questo è solo un accenno del potenziale tattico di analisi dei dati del Match Charting Project. Un ulteriore sviluppo sarebbe ad esempio un maggiore dettaglio delle opportunità dall’angolo del rovescio (o da qualsiasi punto del campo). La probabilità media di vincere il punto del 47.2% non è certamente sostenibile in presenza di colpi giocabili che originano, ad esempio, come dritti a uscire. Se ci sono situazioni a più alto grado di difficoltà, questi numeri andrebbero visti diversamente.

Se la lettura vi ha spinto fino a qui, devono essere argomenti che vi affascinano. Il Match Charting Project ha accumulato più di 7500 partite, un numero considerevole ma sempre aperto a nuove aggiunte. Ad esempio, molti giocatori e giocatrici emergenti hanno poche partite, così come partite del passato cariche di interesse non sono ancora presenti nel database (tra cui la maggior parte di quelle giocate da Li e Clijsters!). Potete dare una mano e, se vi piace guardare e analizzare il tennis, dovreste proprio farlo.

WTA Decisions From the Backhand Corner

Vantaggi e svantaggi delle scelte dall’angolo del rovescio

di Jeff Sackmann // TennisAbstract

Pubblicato il 2 gennaio 2020 – Traduzione di Edoardo Salvati

In un precedente articolo, ho parlato del rovescio lungolinea. Grazie alle statistiche raccolte con il Match Charting Project, ho mostrato la frequenza con cui quel colpo viene utilizzato, con quali esiti, come i mancini si differenziano dai destrimani, e quali giocatori si distinguono per frequenza o punti vincenti con il rovescio lungolinea.

Alla stregua di Richard Gasquet in risposta al servizio, prima di poter andare avanti serve però fare un passo indietro. Anziché continuare a concentrare l’attenzione solo sul rovescio lungolinea, ampliamo l’analisi a tutti i colpi giocati dall’angolo del rovescio, di cui il lungolinea è una delle tante combinazioni. Un giocatore posizionato per il rovescio lungolinea ha anche la possibilità di colpire incrociato o andare più cautamente al centro del campo. Può anche pensare di abbandonare il rovescio e girare intorno alla palla per colpire un dritto lungolinea (a rientrare, inside-in o I-I), uno al centro, o uno incrociato (a uscire, inside-out o I-O).

Ogni colpo rappresenta una scelta, e uno dei compiti dell’analisi statistica è valutare vantaggi e svantaggi associati alle decisioni dei giocatori. Idealmente, si potrebbero identificare anche circostanze non ottimali e suggerire la scelta migliore che si sarebbe potuta fare, ma siamo ancora lontani, cioè non si riesce a farlo quantomeno in modo sistematico. Grazie però alle migliaia di partite di cui possediamo colpo su colpo grazie al Match Charting Project, abbiamo molto materiale grezzo con cui avvicinarsi all’obbiettivo.

La prima scelta

Dalle 2700 partite dello scorso decennio presenti nel database, ho isolato circa 450.000 istanze in cui un giocatore aveva un colpo giocabile sull’angolo del rovescio, escludendo la risposta al servizio. La definizione di “giocabile” non è chiara e univoca, e non può essere altrimenti. Si identifica qui come giocabile un colpo che il giocatore ha rimandato in campo o che si è trasformato in un errore non forzato. Si potrebbe essere più precisi con statistiche generate da sistemi di tracciatura della pallina, ma per il momento dobbiamo accettare questo livello di imperfezione.

Dei 450.000 colpi giocabili dall’angolo del rovescio, è stato colpito un rovescio non tagliato (piatto o in topspin) il 63.7% delle volte e un dritto non tagliato il 14.3% delle volte. Il rimanente 22% si distribuisce tra colpi tagliati, palle corte, pallonetti, che lasciamo a un altro approfondimento.

Questa è la distribuzione dei rovesci nel decennio passato colpiti dall’angolo del rovescio:

  • lungolinea — 17.4%
  • al centro — 29.5%
  • incrociato — 52.9%

Questa invece la distribuzione dei dritti dalla medesima posizione:

  • lungolinea (a rientrare) — 35.1%
  • al centro — 12.8%
  • incrociato (a uscire) — 51.8%

La percentuale dei dritti a rientrare può inizialmente sorprendere, ma va tenuto conto che si tratta del 35% di un numero relativamente ridotto, pari al 5% dei colpi totali dall’angolo del rovescio. Meno sorprendente è la ben più alta frequenza di colpi incrociati. Non solo è una soluzione più conservativa e maggiormente remunerativa, ma spedisce la pallina sul rovescio dell’avversario (a meno che non sia un mancino), mediamente il suo colpo più debole.

Probabilità di vincere il punto..

La scelta del colpo è solo un mezzo per raggiungere lo scopo. Più importante che ricorrere alla perfetta strategia da manuale è vincere il punto. Occupiamoci ora di questo.

In media, un giocatore ha il 47.7% di probabilità di vincere il punto di fronte a un colpo giocabile dall’angolo del rovescio. Naturalmente, è una probabilità che varia in un senso e nell’altro in funzione della specifica situazione. Purtroppo, senza una tracciatura puntuale non siamo in grado di fare stime accurate rispetto alla singola occorrenza. Riusciamo comunque ad avere un’idea dell’intervallo di probabilità osservandone la variazione rispetto a un determinato passaggio dello scambio.

Quando il giocatore si trova a colpire dall’angolo del rovescio nel primo colpo dopo il servizio, vale a dire il terzo colpo dello scambio, la probabilità di vincere il punto è più alta, pari al 51.1%. Scende invece al 45.4% al quarto colpo dello scambio, quando spesso il giocatore sta ancora recuperando dallo svantaggio di essere partito alla risposta. Il contesto fa la differenza, in larga parte perché offre indizi sulla bontà di alcuni colpi a scapito di altri.

Sin qui, abbiamo un’approssimazione della probabilità di vincere un punto prima di che il giocatore compia una scelta. Ci sono due modi per osservare la probabilità dopo che il colpo è stato scelto e tirato: la probabilità di vincere il punto dopo aver colpito e la probabilità di vincere il punto dopo aver realizzato il colpo. Questo secondo numero sarà ovviamente migliore, semplicemente perché non considera gli errori. Se da un lato, escludendo gli esiti negativi di un colpo, non abbiamo un quadro completo, dall’altro ci sono comunque informazioni utili associate a quei colpi che hanno la capacità di mettere l’avversario nella massima difficoltà.

..dopo che il colpo è stato scelto e tirato

La tabella riepiloga la probabilità di ciascun colpo in esame. Ogni scelta è accompagnata dalla probabilità di vincere il punto dopo aver tirato il colpo (Dopo Colpo) e dopo aver realizzato il colpo (In Gioco).

Colpo     Direzione        Dopo Colpo  In Gioco  
Rovescio  (tutte)          48.2%       54.2%  
Rovescio  Lungolinea       51.4%       64.6%  
Rovescio  Centro           44.2%       48.2%  
Rovescio  Incrociato       49.5%       54.6%  
                                         
Rovescio  (tutte)          55.1%       63.0%  
Rovescio  Lungolinea (I-I) 58.5%       69.0%  
Rovescio  Centro           47.3%       52.0%  
Rovescio  Incrociato (I-O) 54.9%       61.9% 

I dritti contribuisco all’aumento della probabilità di vincere il punto più dei rovesci, anche se il dritto al centro è meno efficace di un rovescio su entrambi i lati del campo. Vale la pena ripetere che è sempre una questione di contesto: un giocatore che evita il rovescio solo per colpire un dritto cautelativo al centro del campo potrebbe aver mal giudicato l’angolo o la rotazione della pallina, sentendosi costretto a una giocata più difensiva. È comunque una tattica relativamente comune sui campi più lenti in terra battuta (dove accade quasi il doppio della media del circuito) ed è possibile che sia usata troppo spesso.

La differenza più marcata tra le due probabilità si verifica nei colpi lungolinea. Dritto e rovescio sono entrambi colpi offensivi ad alto rischio, un aspetto che si riflette nella frequenza di vincenti ed errori non forzati di ciascuno. Il 9% di tutti i colpi dall’angolo del rovescio è rappresentato da vincenti e un altro 11% da errori non forzati. Dei colpi lungolinea, il 23% sono vincenti e il 19% sono errori non forzati. Se la scelta di un lungolinea non è chiaramente superiore alle altre opzioni disponibili, sia il dritto che il rovescio lungolinea diventano colpi devastanti quando vanno a segno.

A seconda del giocatore

Proviamo ad arrivare a una misura dell’efficacia di questi colpi in termini di aumento di probabilità del punto. Lasciando da parte la complessità del contesto, diversa per giocatore, nel tennis professionistico è più efficace chi sfrutta al meglio una certa categoria di opportunità. La tabella raccoglie i 10 giocatori (tra quelli con almeno 20 partite nel database) più bravi in presenza di un colpo giocabile dall’angolo del rovescio. Come da precedente riferimento, in quella posizione il giocatore medio ha una probabilità del 47.7% di vincere il punto.

Giocatore       Dopo Colpo  
Nadal           52.9%  
Schwartzman     52.4%  
Djokovic        52.3%  
Basilashvili    51.9%  
Rublev          51.8%  
Nishikori       51.5%  
Simon           51.2%  
Cuevas          50.9%  
De Minaur       50.0%  
Carreno Busta   49.6%

Il Match Charting Project potrebbe addirittura sottostimare il livello di efficacia di Rafael Nadal, Novak Djokovic e Kei Nishikori da quel lato di campo, perché una quantità spropositata delle partite nel database sono contro giocatori di vertice. La loro non è certamente una sorpresa, insieme a guerrieri del rovescio come Diego Schwartzman e Gilles Simon. Non rientrano nell’elenco quei giocatori attivi regolarmente sul circuito ma con meno di 20 partite nel database.

Tra questi, un nome da tenere d’occhio è Thomas Fabbiano, che a oggi ha solo 12 partite. È un insieme limitato, ma la sua probabilità di vincere il punto dall’angolo del rovescio è di un incredibile 59.2%. In realtà non è poi un dato così estremo se si considera che sono partite contro Ivo KarlovicReilly Opelka, e Sam Querrey, avversari cioè che nello scambio lasciano un po’ a desiderare. Anche rivedendo in modo sostanziale quel numero, comunque Fabbiano sembra essere uno dei giocatori più pericolosi quando la pallina si trova nell’angolo del rovescio.

Dritti e rovesci

Avviamoci alla conclusione rispondendo a una domanda ancora più specifica. Per dritti e rovesci (senza distinguere per direzione), quali sono i giocatori più efficaci dopo aver tirato quel colpo dall’angolo del rovescio? Continuiamo a valutare l’efficacia sulla base del maggior numero di punti vinti dopo aver tirato il colpo. Inoltre, vi farò vedere quanto spesso i giocatori decidono a favore del loro colpo più efficace, così da avere uno scorcio strategico e non solo di successo tattico.

Rovesci

La tabella riepiloga i migliori rovesci dall’angolo del rovescio. Dovevano essere i primi 10, ma capirete perché ho fatto fatica a lasciare fuori i sei successivi, circa un quinto dei 75 giocatori con almeno 20 partite nel database.

Giocatore       Dopo Colpo  Freq R  
Schwartzman     52.8%       74.0%  
Nadal           52.7%       64.7%  
Djokovic        52.7%       76.1%  
Nishikori       51.7%       74.0%  
Simon           51.4%       88.0%  
Rublev          51.1%       67.1%  
Carreno Busta   51.1%       75.3%  
Basilashvili    51.0%       75.0%  
Zverev          50.8%       75.1%  
De Minaur       50.6%       74.8%  
Medvedev        50.6%       87.2%  
Del Potro       50.3%       49.1%  
Cuevas          50.2%       60.6%  
Murray          50.1%       65.0%  
Gasquet         49.9%       75.8%  
Wawrinka        49.8%       63.4%

La colonna “Freq R”, che sta per frequenza del rovescio, è una dimostrazione del ventaglio di tattiche usate da diversi giocatori. Simon e Daniil Medvedev scelgono quasi sempre un rovescio in topspin, usando raramente un rovescio tagliato o girando intorno al colpo. All’estremo opposto, Juan Martin Del Potro colpisce da quella posizione un rovescio in topspin meno della metà delle volte. Forse per via della sua selettività, ricorrendo cioè al rovescio tagliato quando si trova in posizioni per lui più scomode, è più efficace con quel tipo di scelta. 

Dritti

Questi invece sono i migliori dritti dall’angolo del rovescio.

Giocatore         Dopo Colpo  Freq R  
Simon             63.1%       6.7%  
Nadal             61.9%       16.6%  
Paire             61.9%       1.5%  
Nishikori         61.2%       10.4%  
Rublev            61.0%       20.1%  
Ruud              60.8%       27.1%  
Fucsovics         60.5%       16.3%  
Djokovic          60.0%       9.7%  
Medvedev          59.8%       3.3%  
Cuevas            58.9%       20.9%  
Querrey           58.2%       15.6%  
Auger Aliassime   57.7%       16.0%

Si tratta di un elenco più disparato del precedente, in parte perché ci sono molti meno dritti dall’angolo del rovescio. I numeri di Benoit Paire si rifanno a solo 21 colpi. Prenderei quindi la sua efficacia con le pinze, ma è sempre divertente avere conferme di quanto sia unico come giocatore. Dalla parte opposta troviamo Casper Ruud, che gira intorno al rovescio più di chiunque altro nell’insieme considerato tranne Jack Sock e Joao Sousa (nessuno dei quali è particolarmente efficace, anche se si può ipotizzare che ottengano risultati migliori evitando il rovescio invece di colpirlo).

Un nome che ci si aspettava di vedere in questo secondo elenco è certamente quello di Roger Federer. È intorno all’80esimo percentile per quanto riguarda il dritto, con il 56.9% dei punti vinti colpendo il dritto dall’angolo del rovescio. Un buon livello ma non da fuori scala in questa categoria. Se questi numeri fossero corretti per avversario, la posizione sarebbe diversa, così come per Nadal e Djokovic, perché moltissime delle sue partite nel database sono contro avversari dello stesso eccezionale livello.

Evoluzione

C’è chiaramente ancora molto da fare, tra cui determinare le probabilità rispetto alla direzione specifica dei colpi, isolare l’effetto generato da determinati avversari e, in generale, provare a gestire fattori determinanti che non sono presenti nei dati. Senza dimenticare di ampliare lo spettro di analisi ad altri colpi da altre posizioni del campo. Rimanete sintonizzati.

Weighing Options From the Backhand Corner

Quantità di gioco e probabilità di vittoria all’avvio della seconda settimana di uno Slam

di Stephanie Kovalchik // StatsOnTheT

Pubblicato il 17 febbraio 2020 – Traduzione di Edoardo Salvati

Per raggiungere i quarti di finale agli Australian Open 2020, Dominic Thiem è rimasto in campo per 10 ore e 23 minuti, entrando così nel 20% di tempo più lungo prima di un quarto di finale di uno Slam negli ultimi dieci anni. Nei turni successivi ha accumulato altre ore di gioco, ponendosi all’estremo della distribuzione di questo speciale conteggio.

Nell’analisi che segue, cerco quindi di capire se l’intensità del percorso di Thiem ha contribuito a ridurre la sua probabilità di vittoria del titolo. Pochi giocatori riescono ad arrivare in fondo a uno Slam senza subire affaticamento, ma per alcuni la strada diventa molto più tortuosa.

Le fatiche di Thiem

Negli ultimi tre turni degli Australian Open 2020, Thiem si è trovato proprio in questa situazione. Alla vigilia della sua difficile partita contro Rafael Nadal, il tempo di gioco di Thiem era superiore di 1.3 ore rispetto alla media degli ultimi dieci anni tra i giocatori in un quarto di finale di uno Slam, come rappresentato nell’immagine 1. Alla conclusione della vittoriosa battaglia contro Nadal in quattro set, tra cui tre tiebreak, Thiem era a 14.6 ore, cioè 3.4 ore in più della media.

Un’altra vittoria in quattro set, in semifinale contro Alexander Zverev, ha portato il totale a 18.2 ore, o a 4.5 ore in più della media degli altri semifinalisti di uno Slam. Thiem si è ritrovato nel 3% del monte ore di gioco delle partite che precedono la finale, una posizione non certamente invidiabile contro il sette volte vincitore degli Australian Open Novak Djokovic, il quale invece aveva impiegato solo 12.5 ore.

IMMAGINE 1 – Distribuzione delle ore giocate prima degli ultimi turni di uno Slam maschile nel periodo dal 2011 al 2020. La linea rossa indica il tempo giocato da Thiem agli Australian Open 2020

Possibili conseguenze sull’esito della finale?

Proviamo a elaborare qualche idea con l’esempio fornito da altri giocatori che hanno avuto un percorso accidentato per entrare nella seconda settimana di uno Slam. La tabella a conclusione dell’articolo raccoglie alcune di queste situazioni, tra cui quella di Thiem. Il carico di gioco di Thiem agli Australian Open 2020 è simile a quello di Kevin Anderson a Wimbledon 2019 e di Nadal agli Australian Open 2017. Nessuno di questi giocatori è poi riuscito a vincere il torneo.

Sono però solo degli esempi. E anche se ci fossero molti esempi a mostrare analoga tendenza, staremmo ignorando un interrogativo di fondo. È un grande carico di gioco a contribuire alle sconfitte, o il grande carico di gioco è semplicemente un effetto collaterale di non essere un favorito?

Vogliamo sapere se la grande quantità di gioco incide sul risultato di una partita dopo aver tenuto conto della differenza di bravura tra due giocatori che si scontrano in un qualsiasi turno di uno Slam. Nel linguaggio della regressione, se wij è la probabilità che il giocatore i batte il giocatore j e caricoi è la somma complessiva di gioco del giocatore i, possiamo calcolare l’effetto della quantità di gioco con la seguente formula:

logit(wij) = β0 + β1logit(pij) + β2(caricoi − caricomedio)

dove pij è la previsione di vittoria pre-partita sulla base della bravura dei giocatori e di qualsiasi altro fattore a eccezione del carico di gioco sostenuto durante il torneo. Si tratta di un semplice modello di regressione logistica, in cui la difficoltà maggiore è la scelta di pij, che potrebbe essere data ad esempio dalle quote scommesse. In questo caso utilizzo le mie valutazioni dei giocatori.

Variazioni attese nella probabilità di vittoria

Con gli ultimi dieci anni di quarti di finale e turni successivi a disposizione, ho applicato il modello e osservato la variazione attesa nella probabilità di vittoria di Thiem in ciascuno dei tre turni conclusivi degli Australian Open 2020. La tendenza storica suggerisce che già ai quarti di finale la probabilità di Thiem si era ridotta (un calo in media del 12%) e che la maratona con Nadal l’aveva ulteriormente abbassata. Dalla semifinale in avanti, Thiem aveva una probabilità del 30-35% inferiore rispetto a quella che un giocatore con la sua valutazione avrebbe predetto.

IMMAGINE 2 – Riduzione attesa nella probabilità di vittoria di Thiem agli Australian Open 2020 per il carico di gioco sostenuto (e con un intervallo di confidenza del 90%)

Si può avere la tentazione di ignorare questi risultati pensando che i giocatori hanno poco controllo sulla durata di una partita. Vorrebbe però dire sottostimare la capacità decisionale del giocatore sul livello di offensività da tenere in campo e su come questo incida sul tempo trascorso. Per quei giocatori la cui bravura permette di pensare oltre alla partita successiva, aumentare il livello offensivo quando si arriva a una durata media potrebbe essere una strategia importante per la vittoria finale.

Does greater competition load going into the second week of a Grand Slam hurt a player’s win chances?

Un’analisi preliminare del rovescio lungolinea

di Jeff Sackmann // TennisAbstract

Pubblicato il 13 dicembre 2019 – Traduzione di Edoardo Salvati

Eseguito nei modi e nei tempi giusti, il rovescio lungolinea è uno dei colpi più devastanti nel tennis. Che valore possiede e quali sono i giocatori che ne ottengono il massimo rendimento? Sono domande sorprendentemente complicate, per cui non possiedo ancora risposte affidabili. Determinare però la frequenza con cui un giocatore ricorre al rovescio lungolinea e ottiene il punto con quel colpo è già di per sé affascinante.

Il Match Charting Project offre molti dati per analizzare simili tattiche, poiché raccoglie informazioni sulla tipologia e sulla direzione di ciascun colpo. In uno scambio tra destrimani, un rovescio lungolinea è di semplice identificazione: un rovescio dal lato del rovescio verso il lato del dritto dell’avversario. Solo per il decennio in corso, il Match Charting Project ha individuato quasi 100.000 rovesci lungolinea, distribuiti più o meno equamente tra partite maschili e femminili.

Riusciamo però anche farci un’idea più generale identificando le opportunità di colpire un rovescio lungolinea, cioè quelle in cui un giocatore potrebbe scegliere di cercare un’altra direzione o usare un colpo totalmente differente. Un giocatore che colpisce spesso con il taglio o gira intorno al rovescio per colpire di dritto, può magari dedicare moltissimi dei suoi rovesci al lungolinea, ma quei rovesci lungolinea non rappresenteranno una grossa proporzione delle opportunità complessive dal quel lato di campo.

Le opportunità di colpire un rovescio lungolinea

Iniziamo proprio da quelle opportunità. La tabella mostra tre frequenze per i due circuiti, relativamente alle partite di cui abbiamo dati punto per punto dal 2010 a oggi. La prima frequenza è la percentuale di opportunità sul lato del rovescio che sono effettivamente diventate rovesci (per lo scopo di quest’analisi, non considero i rovesci tagliati, che possono essere difficili da gestire ma sono tutt’altro colpo. Ho escluso anche le risposte al servizio, perché possiedono complicazioni specifiche). La seconda frequenza è la percentuale di opportunità che sono diventate rovesci lungolinea, e la terza è la combinazione delle prime due, vale a dire la percentuale di rovesci dal lato del rovescio che sono diventati lungolinea.

Circuito  Rov./Opp   Rov. LL/Opp   Rov. LL/Tutti Rov  
ATP       63.7%      11.1%         17.4%  
WTA       73.6%      12.8%         17.4% 

È molto più probabile che le donne colpiscano un rovescio non tagliato dal lato del rovescio di quanto facciano gli uomini, e ci sono due ragioni per questo. La prima è che gli uomini, in media, colpiscono più rovesci tagliati, principalmente per via di alcuni giocatori che colpiscono molti rovesci tagliati, alzando appunto la media. La seconda è che più probabilmente gli uomini gireranno intorno al rovescio per tirare un dritto da quel lato. Siccome gli uomini colpiscono meno rovesci in assoluto, colpiscono anche meno rovesci lungolinea come porzione del totale di colpi da quel lato. Però, se decidono di colpire di rovescio, uomini e donne vanno per il lungolinea con la medesima frequenza, il 17.4%, all’incirca un rovescio su sei.

L’esito dei rovesci lungolinea

Vediamo l’esito di quei rovesci lungolinea. La tabella riporta numeri aggregati relativi all’ATP e alla WTA e mostra la percentuale di lungolinea che si trasformano in vincenti (tra cui colpi che forzano un errore dell’avversario/a), la percentuale degli errori non forzati e la percentuale che porta al motivo ultimo dello scambio, cioè vincere il punto.

Sia gli uomini che le donne hanno un rapporto “positivo” tra vincenti ed errori non forzati. Le donne però ottengono più vincenti e commetto più errori (e vedremo, al riguardo, che sono numeri incredibilmente aggressivi). Inoltre, sia uomini che donne terminano in media il punto più frequentemente con rovesci lungolinea rispetto ad altri colpi, sia considerando tutti i colpi che tutti i rovesci. In media, con il rovescio non tagliato, considerato da ogni posizione e per tutte le direzioni, si ottiene approssimativamente un 10% di vincenti e un 10% di errori non forzati.

La percentuale di punti vinti non appare enorme, il 51.6% per gli uomini e il 52.4% per le donne. Sono però cifre che ribaltano la tipica aspettativa che si ha al rovescio. I rovesci si verificano più spesso da posizioni difensive, quindi è leggermente più probabile che appartengano a punti persi che a punti vinti. Per questo i corrispondenti numeri per i rovesci sono tutti al di sotto del 50%.

Questo è un ottimo esempio della difficoltà associata all’analisi di un colpo: i rovesci lungolinea determinano più punti vinti perché parte di una tattica migliore, o perché vengono colpiti più spesso di fronte a colpi deboli dell’avversario? Probabilmente è una combinazione di entrambi gli aspetti, ma con prevalenza dell’ultimo.

Una breve parentesi sui mancini

Prima di vedere i risultati per alcuni giocatori, voglio illustrare un interessante confronto tra mancini e destrimani. Più di una volta ho sostenuto che i mancini devono imparare a giocare “al contrario”, perché i loro avversari sono in maggioranza destrimani. Mentre due destrimani possono scambiarsi cannonate di dritto incrociato, un mancino raramente ha la stessa possibilità. Di conseguenza, i mancini si allenano più a lungo su colpi inusuali, come colpi a rimbalzo a uscire e i rovesci lungolinea. Almeno, questa è la mia teoria.

Nemmeno a dirsi, i mancini colpiscono molti più rovesci lungolinea dei colleghi destrimani, i quali vanno lungolinea nel 16.9% dei rovesci dal lato del rovescio, rispetto al 21.4% dei mancini. Rafael Nadal è buona parte della spiegazione, visto che sono sue molte delle partite con dati punto per punto e che va di rovescio lungolinea il 24.4% delle volte, più di quasi tutti gli altri giocatori (un altro mancino, Martin Klizan, è uno dei pochi con numeri più estremi, il 25.2%). Rimane comunque una differenza di diversi punti percentuali anche non considerando Nadal.

Non è però una legge fisica universale. Le donne mostrano, in aggregato, una tendenza opposta. Le destrimane usano il rovescio lungolinea il 17.6% delle volte, mentre le mancine il 15.8%. Ci sono alcune giocatrici dello stampo di Nadal e Klizan, come Lucie Safarova (26.3%) ed Ekaterina Makarova (26.1%). In generale, sono le più aggressive, a prescindere dalla mano, a utilizzare più spesso il rovescio lungolinea. Jelena Ostapenko arriva al 27% e Dayana Yastremska costringe a estendere l’asse delle ordinate, con una frequenza del 33%.

Il compromesso del rovescio lungolinea

Ho parlato della grande difficoltà di valutare le tattiche di gioco in termini di selezione dei colpi. La misura più importante di qualsiasi strategia è data dalla vittoria di più punti. Se giocare più lungolinea non fa aumentare la frequenza di punti vinti, perché un giocatore o una giocatrice dovrebbero fare quella scelta? Se però più lungolinea si traducono in più punti vinti, allora vale la pena pensare di giocarne di più, che significa andare alla ricerca di opportunità da posizioni più complicate, cioè in sostanza vincere punti con una frequenza leggermente inferiore. Portando il ragionamento all’estremo, una tattica migliore non porterà a più punti vinti di quella meno efficace di cui prende il posto.

Se si pensa inoltre all’ovvia considerazione che ogni giocatore ha caratteristiche e preferenze diverse da quelle degli altri, si ottiene che non esiste una forte relazione tra la frequenza di rovesci lungolinea e la loro efficacia, intesa come punti vinti, quando vengono colpiti.

Non correlazioni

Esiste una leggerissima correlazione negativa (per uomini e donne) tra la frequenza con cui un giocatore colpisce rovesci lungolinea e il numero di rovesci lungolinea vincenti, a suggerire che ci sono poche opportunità per andare a colpo sicuro su un vincente. Per le donne, non c’è però relazione tra la frequenza di rovesci lungolinea e la frequenza di punti vinti. C’è invece un’eccezione, per quanto minore, in questo lungo elenco di elementi tra loro senza relazione. Per gli uomini, si assiste a una debole correlazione negativa (r^2 = 0.13) tra la frequenza di rovesci lungolinea e la frequenza di punti vinti.

È un risultato in linea con l’intuizione descritta in precedenza, cioè che se un giocatore ricerca quella tattica più spesso, otterrà esiti peggiori, non perché gioca effettivamente male, ma perché la sceglie in situazioni più rischiose. Il giocatore che ricorre al rovescio lungolinea il 10% delle volte ha una posizione conservativa, chi lo fa nel 25% dei casi si trova in qualche circostanza con un colpo dalla percentuale realizzativa davvero risicata.

Il rovescio lungolinea di specifici giocatori

Potremmo quindi concludere, seppur con estrema cautela, che un giocatore che vince un’alta percentuale di punti con il rovescio lungolinea dovrebbe usarlo più spesso. La tabella mostra 25 dei giocatori più in vista, ordinati per la frequenza con cui colpiscono un rovescio lungolinea.

Giocatore      Rov. LL/Rov.  Vinc%   ENF%    Pti Vinti%  
Nadal          24.5%         12.1%   11.1%   54.7%  
Isner          22.0%         23.2%   27.3%   38.2%  
Djokovic       21.2%         16.7%   16.1%   54.2%  
Tsonga         21.0%         20.6%   27.7%   45.8%  
Shapovalov     20.5%         20.1%   23.5%   49.1%  
Wawrinka       19.1%         28.8%   26.8%   51.4%  
Nishikori      18.8%         27.7%   19.1%   56.7%  
Thiem          18.4%         28.5%   28.2%   51.6%  
Fognini        18.3%         20.4%   23.8%   49.3%  
Goffin         18.2%         23.5%   23.8%   49.5%  
Federer        18.2%         25.5%   21.0%   53.2%  
Dimitrov       17.7%         27.4%   23.6%   50.5%  
Kyrgios        17.7%         19.5%   23.5%   44.4%  
Murray         16.8%         21.7%   16.5%   54.2%  
Gasquet        16.6%         33.5%   23.1%   55.2%  
Del Potro      15.5%         24.6%   15.7%   52.2%  
A. Zverev      15.3%         32.5%   19.0%   56.1%  
Monfils        14.3%         25.9%   17.6%   54.7%  
Medvedev       14.3%         17.0%   16.9%   49.6%  
Ferrer         14.2%         16.9%   18.1%   48.0%  
Tsitsipas      14.1%         24.3%   22.9%   49.3%  
Coric          13.6%         29.3%   24.1%   55.4%  
Anderson       13.3%         25.3%   24.9%   45.9%  
Bautista Agut  10.4%         17.3%   20.2%   46.3%  
Schwartzman    10.3%         32.5%   22.3%   55.7%

Se non altro, questi numeri evidenziano che ci sono molteplici modi per vincere una partita. Nadal colpisce molti rovesci lungolinea, ma raramente comportano la fine del punto. Poco più giù nella lista, troviamo giocatori che concludono il punto con un rovescio lungolinea più del doppio delle volte. Nella parte bassa è pieno di giocatori che non vincono molti punti con il rovescio lungolinea ma tra cui troviamo Diego Schwartzman e Borna Coric, due che sono estremamente efficaci nelle rare occasioni in cui cercano questo colpo più difficile.

Il rovescio lungolinea di specifiche giocatrici

Non troviamo una correlazione simile per le donne a livello di circuito, che non significa che le strategie di tutte le giocatrici siano ottimali. La tabella mostra le stesse statistiche per 25 delle giocatrici più in vista.

Giocatrice      Rov. LL/Rov.  Vinc%   ENF%    Pti Vinti%  
Yastremska      33.7%         27.4%   24.7%   54.8%  
Ostapenko       27.1%         35.0%   33.6%   51.0%  
S. Williams     25.2%         28.3%   19.6%   57.4%  
Bencic          21.6%         28.1%   14.6%   59.1%  
Sabalenka       21.2%         38.7%   25.5%   57.1%  
Keys            20.4%         27.7%   39.9%   46.7%  
Halep           20.1%         25.3%   21.7%   55.8%  
V. Williams     19.2%         26.1%   19.7%   49.7%  
Andreescu       19.2%         22.6%   17.9%   59.7%  
Azarenka        19.1%         25.9%   16.2%   57.3%  
Kar. Pliskova   18.9%         26.6%   23.1%   51.6%  
Muguruza        18.1%         28.2%   18.9%   57.5%  
Sharapova       18.0%         27.1%   21.4%   53.2%  
Osaka           17.9%         28.2%   27.7%   48.6%  
Konta           16.1%         33.4%   29.9%   53.6%  
Kvitova         15.8%         30.9%   24.0%   54.0%  
Wozniacki       15.6%         25.5%   15.9%   56.8%  
Stephens        15.1%         25.9%   26.4%   53.2%  
Bertens         14.7%         21.6%   21.7%   49.0%  
Niculescu       13.2%         29.7%   14.7%   62.9%  
Kerber          13.2%         26.7%   18.5%   56.2%  
Barty           13.1%         26.9%   29.0%   50.6%  
Vondrousova     11.5%         29.8%   18.5%   52.3%  
Suarez Navarro  10.9%         33.1%   25.8%   55.9%  
Svitolina       10.2%         27.6%   20.5%   53.9%

Un esempio eclatante è quello di Belinda Bencic, che colpisce più rovesci lungolinea di quasi tutte le giocatrici dell’elenco ed è una delle più efficaci nel vincere il punto in quel modo. Facile lasciarsi sedurre dall’ipotesi che, nell’applicare questa tattica, stia sprecando qualche opportunità. All’estremo opposto Ostapenko e Madison Keys sono decisamente aggressive, commettendo tanti errori quasi quanti sono i vincenti e, nel caso di Keys, vincendo molto meno della metà di quei punti.

Si tratta solo di un’analisi preliminare del rovescio lungolinea. Valutare una strategia è difficile, quantificare gli effetti di un singolo colpo all’interno della strategia è ancora più complesso. E lo si può fare solo partendo dalla definizione di alcuni concetti di base, dalla scelta di statistiche utili e dal cercare i primi indizi di una correlazione che potrebbe esistere (o che probabilmente non esiste). Il percorso è molto lungo, ma abbiamo fatto un piccolo passo in avanti.

A First Look at the Down-the-Line Backhand

Il gioco a rete è diminuito, ma la ragione è un’altra

di Jeff Sackmann // TennisAbstract

Pubblicato l’1 luglio 2019 – Traduzione di Edoardo Salvati

Wimbledon è iniziato, e ci spetta la solita giostra di considerazioni giornalistiche sul crollo del gioco a rete, specialmente del servizio e volée. La settimana scorsa il New York Times ha pubblicato un articolo di Joel Drucker sul tema, in cui si elencavano numerose ragioni alla base dell’evoluzione dello stile. Sono giustamente citate la componente tecnologia delle racchette e delle corde e le modifiche dell’All England Club al manto erboso.

La prima causa di cambiamento individuata da Drucker però è relativa all’ascesa del rovescio a due mani e, per estensione, alla minaccia derivante da giocatori solidi da entrambi i lati:

Nel maggio del 1999, 43 dei primi 100 giocatori del mondo avevano il rovescio a una mano. A giugno 2019, ce n’erano 15. Secondo Mark Kovacs, specialista in scienza dello sport e allenatore di tennis, la maggior parte dei giocatori in passato aveva un lato debole, solitamente il rovescio. L’avvento del rovescio a due mani ha completamente cambiato lo scenario, non c’è più un’apertura da poter sfruttare.

Sono più attratto dalla considerazione relativa al lato debole che dalla superiorità del rovescio a due mani rispetto a quello a una mano. Molti dei giocatori che ancora usano il rovescio a una mano, come ad esempio Stanislas Wawrinka, trasalirebbero all’affermazione che quel particolare loro colpo è debole. In termini di efficacia, l’attuale rovescio a una mano ha probabilmente più somiglianza con il rovescio a due mani di un tempo che con uno interamente di taglio e pura difesa in voga tra tanti negli anni ’70 e ’80.

Da entrambi i lati, ora

Si può approfondire il tema del lato debole reinterpretandolo sotto forma di domanda: per i giocatori contemporanei, la differenza di efficacia tra il dritto e il rovescio è diminuita rispetto al passato? Per arrivare a una risposta, serve una definizione concreta di “efficacia”. Chi mi segue da tempo forse ricorda una mia statistica che ho chiamato Potenza, intesa sia come Potenza del Rovescio (BHP) che Potenza del Dritto (FHP). Si calcola facilmente come segue, grazie a dati punto per punto del Match Charting Project:

ll BHP approssima il numero dei punti il cui risultato è influenzato dal rovescio: si somma un punto per un vincente o per un errore forzato dell’avversario, si sottrae un punto per un errore non forzato, si somma mezzo punto per un rovescio che ha portato a un vincente o a un errore dell’avversario nel colpo successivo, e si sottrae mezzo punto per un rovescio che ha portato a un vincente dell’avversario.

La stessa procedura si applica per calcolare Potenza del Dritto e del Rovescio Tagliato (SLP). La ponderazione di +1 per alcuni colpi, di +0.5 per altri, e così via, non è precisa. Ma i risultati in genere vanno d’accordo con l’intuizione. In oltre 3000 partite di singolare maschile a disposizione, in media i risultati di un giocatore per partita sono i seguenti:

  • Potenza del dritto (FHP): +6.5
  • Potenza del rovescio (BHP): +0.8
  • Potenza del rovescio tagliato (SLP): -1.3
  • Potenza dal lato del rovescio (BSP): -0.5

Le prime tre statistiche isolano colpi specifici, mentre l’ultima mette insieme piatto, con rotazione e tagliato per ottenere un solo valore dal lato del rovescio. Tutte escludono i colpi a rete e, siccome i dritti tagliati sono abbastanza rari, ho evitato di includerli.

Il dritto regna sovrano

Sono numeri che non dovrebbero sorprendere. In media, un giocatore del circuito maggiore ha un dritto più forte del rovescio, a prescindere dal numero di mani con cui colpisce quest’ultimo. Novak Djokovic possiede uno dei rovesci migliori della storia, ma il divario tra il BHP e il BSP e più ampio della media: +11.3 a partita per il dritto e +2.5 a partita per il rovescio, con una differenza di 8.8. Anche un maestro del rovescio raccoglie comunque di più con il dritto.

Nel database del Match Charting Project ci sono almeno tre partite con dati punto per punto di 299 giocatori appartenenti a diverse generazioni, da Vitas Gerulaitis a Jannik Sinner.

Di questi, solo 30, cioè circa uno su dieci, ottengono più punti con il rovescio che con il dritto, e per metà di loro la differenza è inferiore al singolo punto. È una minoranza eterogenea, in cui troviamo Pat Cash, Jimmy ConnorsGuillermo CoriaErnests GulbisDaniil MedvedevBenoit Paire, che però non fornisce materiale significativo a dirimere la questione.

Hewitt come spartiacque?

Chi sostiene la tesi del lato debole spesso indica nell’arrivo sulla scena di Lleyton Hewitt lo spartiacque tra l’era della fattibilità del gioco a rete e quella dell’approccio a proprio rischio e pericolo.

Altri fanno riferimento ad Andre Agassi. Si trova che sono sorprendentemente nella media. Nel Match Charting Project ci sono moltissimi dati per entrambi. Il dritto di Hewitt valeva +10.0 a partita, mentre rovescio e tagliato insieme +2.9. È una differenza di 7.1, leggermente superiore alla media, ma meno di quella di Djokovic. Il FHP di Agassi valeva +13.0 a partita, contro un BSP di +6.8, per una differenza di 6.2, ancora più vicina alla media di quanto visto per Hewitt.

Ironicamente, è un divario quasi identico a quello di Pete Sampras, i cui FHP di +6.3 e BSP di -0.1 generavano la stessa differenza, anche se i suoi colpi a rimbalzo erano decisamente meno efficaci.

Un confronto tra epoche

Non possiamo rispondere a una domanda generale sull’andamento di una variabile nel corso del tempo con il semplice calcolo della potenza dei colpi per singoli giocatori, a prescindere dalla loro rilevanza nella storia dello sport. Dobbiamo invece analizzare l’intera popolazione. Una premessa: il Match Charting Project è pesantemente sbilanciato a favore dei giocatori odierni.

Nel campione considerato, solo 40 hanno una carriera che si è svolta interamente o per una buona parte nel ventesimo secolo. Altri 30 hanno giocato principalmente nei primi dieci anni dal 2000. Le medie citate in precedenza quindi subiscono la prevalenza dei risultati a partire dal 2010.

Detto questo, i 70 giocatori più vecchi del campione sono anche i più rilevanti, cioè quelli che hanno disputato più finali e semifinali Slam, nonché finali dei Master. In caso di una tendenza consolidata nel corso dei decenni, sono questi i giocatori che dovrebbero aiutarci a farla emergere.

Estrema somiglianza

In realtà, i giocatori di un tempo del campione sono molto simili ai contemporanei. Ho classificato i 299 giocatori in funzione della differenza assoluta tra il FHP e il BSP, con il giocatore più bilanciato al numero 1 e con quello meno bilanciato al numero 299. Ho considerato due sottogruppi all’interno del campione: i 52 giocatori più vecchi, per molti dei quali la carriera era in fase calante all’arrivo di Hewitt e i 78 con le partite più recenti.

Più vecchi — classifica media 143, media (FHP – BSP): 5.7
Più recenti — classifica media 155, media (FHP – BSP): 6.5

Non sono numeri che indicano la presenza di un lato debole che adesso non c’è più. In realtà, non riflettono alcuna dinamica. La differenza tra l’efficacia del dritto e l’efficacia dal lato del rovescio si è a malapena spostata nel corso di molti decenni.

Come ulteriore prova, la tabella elenca, all’incirca in ordine cronologico, una selezione di giocatori che sono ben rappresentati nel database del Match Charting Project, ma anche degni esponenti delle rispettive epoche. Ogni valore di potenza del colpo è su base di singola partita, e la colonna finale (“Diff”) indica la differenza tra FHP e BSP, cioè appunto il divario tra il dritto e il lato del rovescio per ciascun giocatore.

Giocatore    FHP    BHP   SLP   BSP  Diff  
Borg         12.9  11.5  -0.5  11.0   2.0  
Connors      6.5    9.1  -0.3   8.9  -2.4  
McEnroe      2.0   -0.4  -2.1  -2.4   4.4  
Wilander     7.2    6.8  -0.5   6.3   0.9  
Lendl        10.3   4.0   0.6   4.6   5.7  
Edberg       1.9    1.8  -1.1   0.7   1.1  
Becker       5.9    2.1  -1.5   0.7   5.2  
Courier      13.3   4.2  -0.3   3.9   9.4  
Stich        2.0    2.0  -3.4  -1.4   3.4  
Chang        9.7    5.0  -0.6   4.4   5.3  
                                                  
Giocatore    FHP    BHP   SLP   BSP  Diff  
Muster       18.4   2.2  -1.1   1.1  17.3  
Sampras      6.3    0.7  -0.7  -0.1   6.4  
Agassi       13.0   7.2  -0.5   6.8   6.3  
Rafter       3.5    0.5  -1.6  -1.1   4.6  
Moya         9.8   -0.9  -1.4  -2.3  12.1  
Hewitt       10.0   3.5  -0.6   2.9   7.1  
Coria        4.7    6.3  -1.2   5.2  -0.5  
Nalbandian   8.8    5.6  -1.7   3.9   4.9  
Davydenko    7.2    4.4  -1.2   3.2   4.0  
Federer      10.0   0.2  -0.4  -0.3  10.2  
                                                  
Giocatore    FHP    BHP   SLP   BSP  Diff  
Nadal        15.3   2.6  -1.0   1.6  13.7  
Murray       7.2    2.9  -1.8   1.1   6.1  
Djokovic     11.3   3.4  -0.8   2.5   8.8  
Gasquet      1.9    1.4  -1.4   0.0   1.9  
Wawrinka     6.2    0.5  -1.7  -1.2   7.3  
Nishikori    5.4    3.8  -1.1   2.7   2.8  
Thiem        9.3   -0.1  -1.6  -1.7  11.0  
Zverev       3.6    4.2  -1.1   3.0   0.6  
Tsitsipas    8.3   -0.9  -2.2  -3.0  11.4  
Medvedev     1.6    3.3  -1.4   1.9  -0.3

Non più deboli, ma deboli

L’ipotesi del lato debole, per cui era più facile andare a rete con un colpo di avvicinamento direzionato verso il lato meno pericoloso dell’avversario, è quindi messa in serio dubbio dai risultati dell’analisi. Quello che probabilmente è accaduto invece è che il giocatore medio si è rafforzato da entrambi i lati. Di conseguenza, il lato debole non era più traballante a sufficienza da rendere la discesa a rete una strategia remunerativa. Anche giocatori con rovesci più deboli della media sono ora capaci di forzare robusti passanti con rotazione. Fondamentalmente, si torna al ruolo della tecnologia nelle racchette e nelle corde, che mi sembra essere la spiegazione più sensata.

Il drastico cambiamento subito dal tennis negli ultimi venti o più anni è fuori discussione. Le spiegazioni classiche a quel tipo di dinamiche non reggono però l’indagine minuziosa. In questo caso, se è vero che in singolare le volée sono ormai un retaggio del passato, i colpi a rimbalzo sono solo migliorati, da entrambi i lati.

Net Play Has Declined, But This Isn’t Why

La giocatrice di tennis più prevedibile

di Jeff Sackmann // TennisAbstract

Pubblicato il 12 aprile 2019 – Traduzione di Edoardo Salvati

Caroline Wozniacki è una donna di abitudini. In otto game al servizio nella vittoria di primo turno contro Laura Siegemund a Charleston la settimana scorsa, ha replicato una sequenza ben precisa: servizio esterno sul primo punto, al centro sul secondo, al centro sul terzo ed esterno sul quarto. Se si escludono due prime sbagliate non definibili come “esterne” o “al centro”, si tratta complessivamente di trenta punti, sui quali Wozniacki ha sempre servito nella direzione a lei più congeniale. Dal quinto punto di ciascun game, la scelta è stata più casuale.

Non è niente di nuovo per la danese ex numero 1 del mondo. Contro Monica Niculescu al terzo turno a Miami, ha giocato undici game al servizio. Nei primi quattro punti di ciascuno, ha imposto la stessa sequenza, cioè esterno, al centro, al centro, esterno. Quarantaquattro punti al servizio e nessuna sbandata dalla rotta maestra della prima. Il Match Charting Project ha raccolto dati per più di 2600 partite femminili, e nessun’altra giocatrice ha mai servito per una partita intera senza alcuna variazione nella direzione dei primi quattro punti del game. Wozniacki lo ha fatto in diciassette partite.

Una misura della prevedibilità al servizio

Vediamo quanto Wozniacki si discosta dalle avversarie nell’essere così estrema in termini di ripetitività. Ho classificato ogni prima di servizio come “esterna” o “al corpo”. Il Match Charting Project prevede tre direzioni (esterna, al corpo, al centro) e nel caso un servizio sia codificato “al corpo”, ho utilizzato il primo colpo della giocatrice alla risposta come indicazione della direzione al servizio. Non è un metodo perfetto, perché alcune giocatrici, su un servizio debole, possono girare intorno alla pallina, ma è un’ottima approssimazione. Ho escluso servizi al corpo che non hanno avuto risposta o che non sono terminati in campo. La tabella riepiloga la percentuale con cui Wozniacki ha servito esterno in ogni punto di più di mille game di servizio di cui abbiamo dati punto per punto.

Punto     % Sv esterno   
Primo 82.8%
Secondo 17.4%
Terzo 16.7%
Quarto 78.5%
Quinto 52.3%
Sesto 46.8%
Parità 48.0%
Vantaggi 50.6%

Prevedibilità della prima di servizio o PPS

Wozniacki sceglie di modificare la direzione della prima di servizio nei primi quattro punti una volta ogni cinque servizi. Se riportiamo le prime quattro percentuali (82.8%, 17.4%, 16.7% e 78.5%) alla frequenza con la quale Wozniacki serve nella direzione preferita (82.8%, 82.6%, 83.3% e 78.5%), si ottiene una media – che chiamerò Prevedibilità della Prima di Servizio (o PPS) – dell’81.8%. Solo altre due giocatrici con almeno dieci partite nel database, cioè Kateryna Kozlova e Justine Henin, superano il 70%, e la ripetitività di Henin ha più a che fare con la sua perseveranza nella ricerca del servizio al centro in qualsiasi situazione.

Incredibilmente, i numeri complessivi di Wozniacki non lasciano trasparire quanto effettivamente ricorra a quella sequenza nella strategia di gioco attuale. Nel Match Charting Project ci sono 52 sue partite dall’inizio del 2017, e da quel sottoinsieme più recente si ricava una PPS del 94.0%. Ho il sospetto che sia un valore così estremo a dare una migliore rappresentazione delle dinamiche al servizio di Wozniacki, perché la recente varietà di partite è più ampia e include anche avversarie più deboli. Quello del Match Charting Project non è un campione casuale, e le partite più datate tendono anche a essere state giocate contro avversarie di alto profilo.

Le colleghe di Wozniacki non proprio colleghe

Analizziamo altre giocatrici con una prevedibilità superiore alla media. La mediana della giocatrice con almeno dieci partite nel Match Charting Project è rappresentata da una PPS di circa il 58%, vale a dire che la giocatrice potrebbe avere preferenza per una specifica direzione o servire spesso sul rovescio di una destrimane, ma in generale modifica regolarmente le proprie scelte al servizio. La tabella riepiloga le venti giocatrici con la più bassa variazione. Per ciascuna, è mostrata la frequenza di un servizio esterno in ognuno dei primi quattro punti del game, la PPS dei primi quattro punti (1-4), e la PPS per i punti dal quinto in avanti (5+).

Giocatrice      1°   2°   3°   4°   PPS (1-4)  PPS (5+)   
Wozniacki 83% 17% 17% 79% 82% 52%
Kozlova 60% 35% 10% 73% 72% 64%
Henin 38% 11% 57% 25% 71% 66%
Vikhlyantseva 92% 46% 38% 63% 68% 54%
Petkovic 74% 72% 36% 38% 68% 58%
Vondrousova 15% 63% 30% 54% 68% 68%
Brengle 82% 67% 53% 68% 67% 56%
Clijsters 86% 32% 61% 52% 67% 56%
Stephens 76% 21% 53% 46% 65% 62%
Voegele 71% 35% 59% 34% 65% 60%

Giocatrice 1° 2° 3° 4° PPS (1-4) PPS (5+)
Dementieva 76% 54% 71% 60% 65% 60%
Dodin 58% 14% 43% 43% 65% 64%
Li Na 28% 33% 52% 33% 65% 56%
Kerber 43% 78% 56% 67% 65% 64%
Doi 21% 60% 64% 56% 65% 63%
Vandeweghe 35% 35% 62% 66% 65% 55%
A. Beck 59% 24% 45% 33% 64% 61%
Sanchez Vicario 43% 77% 42% 65% 64% 64%
Buzarnescu 19% 39% 58% 46% 64% 59%
Sevastova 73% 58% 37% 60% 64% 55%

Solo due, Kozlova e Natalia Vikhlyantseva, seguono l’orientamento di fondo di Wozniacki con la combinazione esterno/al centro/al centro/esterno. Molte delle giocatrici, come Henin, preferiscono servizi esterni o al centro in tutti i punti, altre, come Andrea Petkovic e Coco Vandeweghe, optano spesso per un tipo di servizio nei primi due punti e uno diverso nei due successivi.

Assenza di tendenze distintive

È difficile estrapolare delle tendenze distintive da queste scelte, specialmente perché molte giocatrici sono più vicine al livello mediano di prevedibilità di quanto non lo siano alla continuità quasi maniacale di Wozniacki. L’ultima colonna, la PPS per i punti dal quinto in avanti, illustra un altro aspetto dell’unicità di Wozniacki. Dopo aver seguito fedelmente la solita sequenza nei primi quattro punti, la selezione passa a circa un 50% di servizi esterni e al centro, anche nelle partite più estreme del periodo dal 2017 a oggi.

Molte delle giocatrici dell’elenco non adottano questa strategia. Ad esempio, Angelique Kerber ha un’enfasi marcata per il servizio esterno sul lato dei vantaggi a game inoltrato quasi simile a quella di Wozniacki. Serve esterno con la prima più dell’80% delle volte sul 40-30 o 30-40, e il 73% delle volte sul AD-40 o sul 40-AD. Anche Henin rimane incollata al suo servizio preferito sui punti a maggiore importanza.

Equilibrio

Quale sia la ragione, Wozniacki ha fiducia sul funzionamento di una tattica con la quale si trova a proprio agio o è sicura che non le si ritorca contro. E non è nemmeno un segreto, visto che ci ho fatto caso dopo che l’allenatore di Siegemund l’ha evidenziata alla sua giocatrice in un cambio di campo durante la partita a Charleston.

Nel tennis, decisioni come queste sono all’ordine del giorno: quando seguire una strategia e quanto discostarsene affinché non diventi troppo prevedibile per l’avversaria. Nel podcast di questa settimana, con Carl Bialik ci siamo chiesti quanto spesso una giocatrice (o un giocatore) avrebbe bisogno di utilizzare un servizio dal basso per costringere l’avversaria a essere fuori posizione alla risposta. Se l’esempio di Wozniacki è di qualche indicazione, la risposta è: non molto spesso. Il semplice fatto che Wozniacki avrebbe potuto servire comunque in un’altra direzione era ragione apparentemente sufficiente da impedire a Niculescu o Siegemund di attaccare la prima, anche se Wozniacki avesse mantenuto la selezione dei servizi dal primo all’ultimo game della partita.

Conclusioni

Sono consapevole che sto lasciando in sospeso molte questioni. Wozniacki vince più punti con la prima se adotta una maggiore variazione? La sua seconda segue dinamiche simili? Fa leva sull’esito dei primi quattro punti come aiuto decisionale per la direzione del servizio nei punti successivi? Ci sono giocatrici diverse dalle altre che la costringono a essere più imprevedibile, come Madison Keys nella finale del torneo di Charleston grazie a una tattica aggressiva alla risposta?

Rimanete sintonizzati, potrei trovare qualche risposta. Nel frattempo, spero che vi sia del divertimento aggiuntivo alla prossima partita di Wozniacki che vi capiterà di guardare, conoscendo in anticipo la direzione del servizio. Magari, sarà quella rara volta in cui la giocatrice di tennis più prevedibile è partita per la tangente.

Grazie a Kees per i dati punto per punto della partita contro Siegemund e per la segnalazione della conversazione in campo con l’allenatore, da cui è nata l’idea per questo articolo.

The Most Predictable Woman in Tennis

Tutto su Radu Albot

di Chapel Heel // HiddenGameOfTennis

Pubblicato il 29 marzo 2019 – Traduzione di Edoardo Salvati

Dopo aver iniziato l’anno alla posizione 98 della classifica, Radu Albot è attualmente il numero 46 del mondo, il suo massimo in carriera. Al Miami Masters, è passato dalle qualificazioni, ha superato il primo turno e tenuto in campo Roger Federer al secondo turno per più di due ore, dopo aver vinto il primo set. Ha vinto un paio di partite all’Indian Wells Masters, raggiunto le semifinali a Montpellier e, più importante ancora, vinto a Delray Beach.

Ci sono molti motivi per i quali potreste non aver sentito parlare di Albot. Ha 29 anni, e prima di aggirarsi per più di tre anni tra il numero 90 e il 110, è rimasto a lungo nei Challenger. Se questo non lo rende sufficientemente oscuro, è alto “solo” 175 cm per un peso di 69 kg, oltre a provenire dalla Moldavia, un piccolo paese incastonato tra l’Ucraina e la Romania. Non è l’unico moldavo a giocare sul circuito, ma per quanto ne sappia nessuno prima di lui era mai andato oltre il 670 della classifica. Cercando il suo nome sul sito dell’ATP, il suo nome compare al settimo posto dopo cinque Talbots e un Torralbo. Si tratta però ora di uno dei primi 50, e si metterà sicuramente in mostra almeno nel resto della stagione in corso.

Fortuna o cambio radicale di gioco?

È facile, o diciamo quantomeno possibile, infilare una striscia vincente, arrivare alle fasi finali di alcuni tornei, specialmente contro avversari più deboli, e beneficiare di un balzo in avanti in classifica. Così ha fatto Albot o sono cambiamenti nella tattica di gioco ad avergli permesso di dimezzare la distanza in classifica in circa tre mesi? E non è solo la classifica. A inizio stagione, la mia valutazione Elo specifica per cemento era di 1595. Dopo Miami, Albot è a 1781. Pur non avendo eliminato avversari di spicco, ha comunque battuto Ivo Karlovic, Philipp Kohlschreiber, NIck Kyrgios e Steve Jonhson, tutti giocatori navigati e di livello. Soprattutto, sta vincendo molte partite.

I risultati del 2018 contro quelli del 2019

A oggi, nel 2019 Albot ha un record di 17 vittorie e 6 sconfitte nelle partite di tabellone principale e nelle qualificazioni per tornei del circuito maggiore (se non altrimenti specificato, sono questi i dati che utilizzerò nell’articolo). Nel 2018, ha giocato 28 partite di tabellone principale e di qualificazioni, appena cinque in più di quelle che ha già giocato in soli tre mesi, con un record di 12-15, eccetto una vittoria per ritiro pre-partita. Con una classifica media degli avversari nel 2018 di 97 e una nel 2019 di circa 87, i risultati di Albot sembrano consentire un raffronto omogeneo anno su anno. Si può essere scettici sull’utilizzo della classifica ufficiale per questo scopo (dopotutto, una delle sconfitte è arrivata contro Jo-Wilfried Tsonga al numero 210), ma anche la valutazione Elo media degli avversari riflette quanto visto, passando dal 1692 del 2018 al 1709 di questa stagione.

Non sono numeri che fanno pensare a un calendario impervio. Qualunque sia però il punto di vista, il livello degli avversari è aumentato e Albot sta ottenendo risultati migliori. L’omogeneità nella competizione è sufficiente anche per analizzare alcune statistiche nelle due stagioni e vedere se c’è stato, effettivamente, un cambiamento nel gioco di Albot che ne ha favorito il recente successo.

Una macchina da servizi?

Non esattamente, ma dai numeri del 2018 e 2019 si nota subito che Albot sta servendo meglio, molto meglio. Stando semplicemente alle statistiche della partita, sembra che abbia deciso di rischiare di più con la prima e meno con la seconda. Osserviamo la tabella che segue.

Si tratta di un cambiamento drastico nel comportamento al servizio da una stagione all’altra e contro avversari simili, specialmente per un giocatore alto 175 cm.
Albot ha fatto grandi miglioramenti nel rendimento sulla seconda, diminuendo i doppi falli del 25% e rendendo più efficace il servizio o più efficiente la selezione di colpi per vincere più punti dopo aver servito una seconda.

E mi viene da azzardare che grazie alla solidità della seconda, ha un atteggiamento più spregiudicato con la prima. La percentuale di ace è salita di circa il 50%. Non è arrivato un guadagno sostanziale con la prima di servizio, perché la percentuale di punti vinti è abbondantemente compensata da un minor numero di prime valide, ma anche un beneficio dello 0.5% può fare la differenza tra i più forti.

Quando è successo?

Mi sarei aspettato che Albot avesse lavorato sul servizio nella pausa invernale, ma i dati suggeriscono che il cambiamento si è verificato prima. La tabella che segue ricalca la precedente, con la differenza che la prima colonna si riferisce alla periodo sul cemento di gennaio-marzo 2018 e la seconda colonna mette insieme la seconda parte della stagione sul cemento del 2018 e la stagione sul cemento nel 2019.

Mi sembra che la rivoluzione al servizio sia arrivata tra le due stagioni sul cemento nel 2018 e non nella pausa invernale prima del 2019. La prima colonna considera solo 14 partite, un campione non eccessivamente rappresentativo, ma sono comunque quasi 200 game al servizio, quindi un’approssimazione ragionevole del comportamento al servizio per quel periodo (e anche abbastanza in linea con il 2017, anche se per alcuni aspetti un po’ più debole).

Dopo il Miami Masters 2018, cioè l’ultimo torneo della prima sequenza di tornei sul cemento, mi sarei aspettato che rallentasse la corsa per giocare qualche Challenger sul cemento e intanto allenare il servizio in vista della seconda sequenza di tornei sul cemento. Non è andata così, perché non ha più giocato sul cemento fino al Winston-Salem ad Agosto, cioè il punto d’inizio dei dati della seconda colonna.

Sulla terra?

Se ne deduce quindi che la parte più sostanziale dell’aggiustamento al servizio debba essere avvenuta durante la stagione sulla terra (o sull’erba) del 2018. Pur non avendo altrettante partite sulla terra da analizzare, proviamo a fare comunque un confronto tra il 2017 e il 2018, per vedere se il cambiamento emerge anche sulla terra, per quanto con una diversa combinazione di tornei per tenere conto della superficie. Ho qui ricompreso le partite dei Challenger in modo da avere un campione più ampio.

Non appare in modo così ovvio che Albot stesse cercando di modificare l’atteggiamento al servizio durante la stagione sulla terra nel 2018. La prima è migliore dell’anno precedente, ma la percentuale di prime valide è aumentata, non diminuita. E non si evince nulla che faccia pensare che stesse introducendo modifiche anche alla seconda durante i tornei sulla terra. È una superficie radicalmente diversa, quindi pur in presenza di una strategia al servizio nuova per il cemento, non necessariamente l’avrebbe messa alla prova sulla terra battuta.

Cosa si può dire dell’erba?

Purtroppo c’è sempre il problema legato alla dimensione del campione. Albot ha giocato solo quattro partite, di cui una contro il numero 881, che ha pure perso! Considerando solo le tre partite a Wimbledon 2018, ha vinto in cinque set contro Aljaz Bedene e Pablo Carreno Busta, il numero 12 del mondo a quel tempo, prima di perdere in tre set contro John Isner. Siamo sull’erba e sono solo tre partite (anche se un totale di 60 game di servizio), ma i numeri sono il 62,8% di prime valide, il 67.9% di punti vinti sulla prima, il 5% di ace, il 59.2% di punti vinti sulla seconda, il 3.7% di doppi falli, il 64.7% di punti vinti al servizio. Con tutti gli asterischi del caso, sembra comunque che già a Wimbledon a luglio Albot abbia avuto una disposizione al servizio molto più offensiva.

Frammenti di Hawk-Eye

Non ci sono molti dati punto per punto a disposizione su Albot. Il Match Charting Project ha sette partite dalla stagione in corso, ma nessuna dal 2018. C’è un altro posto in cui guardare. Come è forse noto, i dati generati da Hawk-Eye non sono resi pubblici. È possibile però trovare su Internet frammenti di dati che arrivano da Hawk-Eye. In determinate categorie, sono soggetti a imperfezioni, specialmente nel computo degli errori non forzati, della distanza percorsa, della rotazione impressa alla pallina durante gli scambi. A volte mancano del tutto di alcune voci, o si possono raccogliere solo da tornei specifici e solo sui campi in cui è installato il sistema (a Indian Wells ad esempio c’è in quasi tutti i campi, a Miami solo su quattro). Ma è comunque meglio di niente.

I dati di Hawk-Eye che ho accumulato contengono informazioni sulla velocità del servizio, sul margine di superamento della rete con il servizio e un’altra manciata di varie ed eventuali. Sono riuscito a trovare statistiche valide per 13 partite di Albot, di cui sfortunatamente solo due sono del 2018. Le undici partite del 2019 arrivano da quattro tornei. La tabella elenca il rendimento di Albot in alcune voci al servizio nel 2019.

È un peccato non avere dati a sufficienza dal 2018 per fare un confronto, ma è comunque interessante spiegare quelli in possesso. La prima partita è a Indian Wells, nella quale Albot ha servito la prima in media a 153.3 km/h e la seconda a 142.8 km/h. Sulla prima, il contrasto con il 2019 è significativo. Nella seconda partita, a Pechino 2018 a stagione sul cemento inoltrata, ha servito la prima in media a 179.1 km/h e la seconda a 143.2 km/h. Per Indian Wells, non c’è indicazione del margine di superamento della rete, quindi non ha senso parlarne, e il dato sui colpi per tenere il servizio è eccessivamente soggetto a variazione per via del campione ridotto, perché l’incidenza della qualità dell’avversario è molto alta.

Aumento della velocità della prima

Abbiamo una differenza in velocità media della prima di più di 25 km tra Indian Wells e Pechino nel 2018. I 179.1 km/h a Pechino sono più alti delle velocità del 2019, quindi potrebbe dipendere dalla specificità delle partite. I dati più affidabili del 2019 mostrano però che la velocità è maggiore che a Indian Wells 2018 di 20 km/h, che è una differenza importante. La variazione potrebbe essere solo un’anomalia dovuta al campione ridotto, a errori di Hawk-Eye o altro. E serve comunque molta cautela perché quanto emerso sinora ha lasciato intendere che qualcosa di positivo sia subentrato a metà 2018 nel servizio di Albot. Il salto da Indian Wells a Pechino si inserisce perfettamente in questo scenario, ma non ne è prova schiacciante [1].

L’aumento della velocità della prima rispecchia la maggiore affidabilità dei dati punto per punto delle partite, in cui la percentuale di prime valide è più bassa, la percentuale degli ace è più alta, come lo è la percentuale dei punti vinti con la prima. Di nuovo, si tratta solo due partite del 2018.

C’è di più!

I dati di Hawk-Eye contengono un’altra categoria chiamata “velocità storica del servizio”. Non è chiaro a quale periodo faccia riferimento, quindi è da maneggiare con cura. Avendo però solo due partite del 2018, può essere di aiuto.

Non possediamo l’esatta velocità media per le altre partite sul cemento del 2018, ma abbiamo la velocità storica della prima di servizio per entrambe le due partite del 2018, cioè la velocità media della prima di un certo periodo di tempo precedente a quelle due partite come registrata nel database di Hawk-Eye. Le velocità storiche sono di circa 160 km/h alla data delle due partite del 2018, che è in un certo modo una validazione della velocità più bassa a Indian Wells e dell’incremento di velocità successivo. Come paragone, nelle undici partite del 2019 di Albot con dati di Hawk-Eye la velocità storica della prima di servizio è di circa 170 km/h.

Sebbene non possiamo affermare con certezza che Albot abbia aumentato la velocità della prima di servizio durante l’estate 2018, le due partite e le medie storiche registrate da Hawk-Eye suggeriscono che qualcosa di molto rilevante stesse succedendo nel comportamento di Albot con la prima di servizio. Un’ipotesi supportata dalle statistiche delle sue partite.

Per quanto riguarda la seconda di servizio?

Non si ottiene nulla di significativo dai dati di Hawk-Eye per fare un confronto sulla seconda di servizio. E la velocità della seconda potrebbe comunque non essere così importante. Sarebbe utile avere i dati relativi al margine di superamento della rete nel 2018, perché un margine più alto nel 2019 potrebbe giustificare la drastica riduzione dei doppi falli, magari grazie a una maggiore rotazione o effetto a uscire sulla seconda. Ma non possiamo saperlo.

Quello che sappiamo è che Albot ha nettamente migliorato il rendimento con la seconda di servizio. Non solo, i risultati sono ben superiori alle medie del circuito fino a questo momento, facendolo avvicinare ai giocatori di vertice.

Vedremo molto più spesso Albot perché, grazie alla crescita in classifica, ha accesso diretto al tabellone principale. E se continua a servire come ha fatto negli ultimi sette mesi, lo troveremo più frequentemente anche nelle fasi finali dei tornei.

Note:

[1] Non era in effetti quello che intendevo fare. Sapevo che i dati di Hawk-Eye del 2019 mostravano una velocità più alta rispetto a quella media nel 2018, ma non avevo notato la differenza tra le due partite del 2018 (e il loro diverso posizionamento nel calendario) fino a che non ho iniziato a scrivere questa parte dell’articolo.

All About Albot

Velocità del servizio contro precisione

di Miha Mlakar // Medium

Pubblicato il 12 marzo 2019 – Traduzione di Edoardo Salvati

In qualità di capitano di Coppa Davis e di allenatore di professionisti, mi viene spesso chiesto consiglio su come poter migliorare tecnica e strategia di gioco. Di recente, quesiti analoghi sono stati rivolti da generici appassionati o persone desiderose di approfondire le dinamiche del tennis. Ho deciso quindi di iniziare a scriverne, in modo da condividere la mia conoscenza a una base più ampia possibile. Nel primo articolo, cercherò di rispondere alla seguente domanda.

Sulla prima di servizio, è più importante la velocità o la precisione?

Ho preso spunto per quest’analisi dalla conversazione con un giocatore (per comodità, G) che, pur sostenendo di possedere una prima solida, sente di poterla rendere ancora più efficace. Considerando che circa il 70% dei punti terminano entro i primi quattro colpi dello scambio, l’importanza di migliorare la prima di servizio, anche solo marginalmente, è evidente.

I numeri qui illustrati arrivano (in larga parte) da dati ottenuti tramite Hawk-Eye per le quattro partite dell’ultimo torneo sul cemento disputato da G. Mi interessava migliorare la sua efficacia al servizio.

Cosa si intende esattamente per servizio efficace (in termini di risultati)?

Ad esempio, Carlos Moya ha detto che l’idea che ha scaturito una modifica del servizio di Rafael Nadal partiva dal fatto che sulla prima la pallina non manteneva velocità dopo aver toccato il terreno. Una variazione nella tecnica ha permesso di aggiungere più efficacia (non è la stessa problematica di G, perché la rotazione della pallina sul suo servizio è diversa).

A prescindere dal metodo, l’obiettivo è una prima di servizio che generi più risposte deboli o (ancora meglio) nessuna risposta. Come definiamo una risposta debole? In questa sede, ipotizziamo una proporzionalità diretta tra la lentezza e la debolezza della risposta. È un’interpretazione equilibrata, perché (come si vedrà) la velocità della risposta ha una correlazione positiva con la vittoria del punto da parte del giocatore al servizio.

IMMAGINE 1 – Correlazione tra velocità della risposta e vittoria del punto

Per costringere l’avversario a rispondere lentamente o a non rispondere dobbiamo capire quale servizio giocare. Prestiamo più attenzione alla precisione o alla velocità? Analizziamo i dati per capire come procedere.

Statistiche al servizio

Per farsi un’idea sulla prima di servizio di G, vediamo che zona del campo colpisce la pallina quando supera la rete e le velocità al servizio per diverse direzioni. Tutti gli avversari sono destrimani.

IMMAGINE 2 – Zona d’impatto dei servizi validi e velocità rispetto della direzione

Nel grafico di sinistra, i pallini colorati in verde e in blu rappresentano i servizi validi, quelli rossi e arancioni i servizi sbagliati. Nel grafico di destra, è riportata la velocità media e la velocità massima per ciascuna direzione. Essendo G un destrimane, il servizio esterno sul lato delle parità è più lento per via dell’aggiunta di molta rotazione a uscire.

Come verifichiamo l’incidenza della velocità del servizio sulla velocità della risposta? Il confronto tra velocità dell’uno e dell’altra non fornisce spunti di grande rilievo, perché la velocità non assume la stessa importanza per tutti i servizi e tutte le direzioni.

IMMAGINE 3 – Confronto tra velocità del servizio e velocità della risposta

Iniziamo invece dall’esame della velocità della risposta in funzione della precisione del servizio. Inseriremo poi la velocità del servizio associata alla direzione.

Precisione del servizio contro velocità della risposta

Partiamo dalla relazione tra velocità della risposta e direzione del servizio. Nel grafico dell’immagine 4, ogni risposta è rappresentata da una bolla la cui grandezza è determinata dalla velocità. Ace o servizi vincenti hanno una velocità di risposta uguale a zero e sono riportati in rosso.

IMMAGINE 4 – Velocità della risposta rispetto alla direzione del servizio

Notiamo immediatamente che i servizi in prossimità della riga generano risposte lente o sono dei vincenti diretti. Per mostrare questo effetto con i numeri, nell’immagine 5 ho suddiviso ogni rettangolo del servizio in cinque zone. Ho scomposto i servizi esterni (E) e al centro (C) in altre due zone, una per quelli molto precisi (mE e mT) e l’altra per quelli imprecisi. Un servizio al centro è classificabile come molto preciso se non si discosta più di 40 cm dalla linea. Ho tracciato una diagonale di circa 45 gradi a separazione dei servizi esterni. Per ciascuna zona, ho calcolato la velocità media del servizio e la velocità media e mediana della risposta.

IMMAGINE 5 – Zone del rettangolo del servizio e velocità medie

Per ogni direzione, la differenza di velocità media tra servizi precisi e imprecisi è molto simile, mentre la differenza di velocità media nelle risposte a servizi precisi e imprecisi è abbastanza significativa.

Velocità del servizio e precisione messe insieme

I grafici dell’immagine 6 uniscono la precisione e velocità del servizio con la velocità della risposta per i servizi esterni e al centro su entrambi i lati del campo. Anche in questo caso la dimensione della bolla indica al velocità della risposta

IMMAGINE 6 – Precisione e velocità del servizio con velocità della risposta

Emergono alcuni spunti interessanti in merito al servizio del giocatore di cui stiamo parlando:

  • servizi precisi, quelli vicino alla riga, comportano risposte lente (o più lente) a prescindere dalla velocità del servizio
  • la velocità della risposta è più alta per servizi imprecisi sul dritto, a prescindere dalla velocità del servizio
  • per entrambi i servizi, è difficile osservare una correlazione determinante tra servizi più veloci e risposte più lente
  • i servizi esterni sul lato delle parità non sono molto precisi, e per darne concretezza, ho calcolato quanti dei servizi esterni validi sul lato delle parità sono stati effettivamente molto precisi. G ha ottenuto a questo riguardo il 42% di precisione, mentre per gli avversari la percentuale di questa direzione è stata del 70%. È una differenza rimarchevole
  • dopo ulteriore approfondimento, si vede come G preferisca il servizio al centro sul lato delle parità, con il 62% dei servizi in quella direzione. La ragione può risiedere nell’imprecisione dei servizi esterni, che generano risposte valide (di dritto). Una selezione non equilibrata di direzioni comporta però la possibilità di adattamento da parte dell’avversario, che comprende di doversi concentrare di più, in questo caso, sui servizi al centro. Dovesse quindi G migliorare il servizio esterno, renderebbe quello al centro ancora più pericoloso.

Il confronto con gli avversari

Successivamente, ero interessato a confrontare diverse tipologie di servizio, insieme al confronto tra la velocità e precisione del servizio di G rispetto a quello di altri giocatori. A questo scopo, ho adattato le linee che descrivono con esattezza i dati punto per punto a disposizione (minimizzando l’errore quadratico). L’immagine 7 presenta l’esito del confronto per G.

IMMAGINE 7 – Confronto tra velocità e precisione del servizio di G e velocità della risposta

Qualsiasi la direzione e velocità del servizio, la velocità della risposta non subisce variazioni importanti. Si osserva che servizi più veloci tipicamente portano a risposte più lente, ma la correlazione è bassa. Per quanto riguarda la precisione al servizio, le linee diventano più verticali. Precisione e velocità al servizio sono fortemente correlate specialmente per servizi che non si discostano più di 60 cm dalla riga. L’immagine 8 mostra gli stessi grafici per gli avversari di G, che risultano leggermente differenti.

IMMAGINE 8 – Confronto tra velocità e precisione del servizio degli avversari e velocità della risposta di G

Vediamo che in media la velocità della risposta è più bassa e che la correlazione tra velocità del servizio e della risposta è più alta. Le linee del confronto tra la precisione del servizio e la velocità della risposta hanno una forma simile a quella di G e anche le velocità della risposta sono più alte, a indicazione che i servizi di G determinano risposte più lente della media degli avversari. Una delle ragioni può essere la rapidità del movimento e un basso lancio di pallina, che è molto complicato da leggere e rende il servizio difficile da prevedere.

Conclusioni

L’analisi della velocità e precisione del servizio è specifica per il singolo giocatore. Nel caso di G, il consiglio è stato di lavorare più sulla precisione che sulla velocità. Naturalmente, questo è valido per lui ma non in automatico per altri giocatori.

Siamo però solo all’inizio. L’accesso ai dati generati da Hawk-Eye potrebbe consentire una comprensione del gioco molto più accurata. Con l’uso della statistica, il miglioramento seguirebbe la stessa traiettoria osservata in altri sport, nei quali la scienza dei dati ha reso condizione necessaria, per essere competitivi, l’analisi del proprio rendimento e di quello degli avversari.

Serve Speed vs. Serve Accuracy in Tennis

Tendenze al servizio sulle palle break nel circuito maschile

di Jeff Sackmann // TennisAbstract

Pubblicato il 7 febbraio 2019 – Traduzione di Edoardo Salvati

Nei momenti di maggiore pressione, ogni giocatore fa ricorso al servizio preferito, quello che ritiene dare più garanzie. Allo stesso tempo, l’avversario è in grado di identificare la ripetitività delle dinamiche al servizio, quindi nessun giocatore può essere troppo prevedibile al riguardo. Affidiamoci ai numeri per vedere le direzioni di scelta, l’efficacia realizzativa e le indicazioni dai risultati che ne derivano in termini di strategie al servizio nel circuito maschile.

Nello specifico, analizziamo le prime sul lato dei vantaggi, e la direzione del servizio sulle palle break. Ai nostri fini, concentriamoci su 43 giocatori, vale a dire quelli con almeno 20 partite dal 2010 a oggi inserite nel database del Match Charting Project. Per ciascuno, abbiamo almeno 85 palle break sul lato dei vantaggi, oltre a più di 800 punti sempre sul lato dei vantaggi che non sono palle break (ho escluso i punti del tiebreak, perché seppur molti sono ad alta pressione, la dinamica è meno facile da comprendere). Per la maggior parte dei giocatori i dati a disposizione sono ben più abbondanti, tra cui quasi 1000 palle break sul lato dei vantaggi sia per Novak Djokovic che per Rafael Nadal.

Prima domanda: qual è il servizio preferito sulle palle break?

In media, i 43 giocatori del campione hanno servito il 20% in più di prime esterne rispetto alle prime al centro (anche i servizi al corpo sono rilevanti, ma compongono poco meno del 10% del totale delle prime, e confrontare due opzioni è decisamente più semplice che confrontarne tre).

La differenza del 20% non è così ampia quanto sembri, visto che sui punti che non sono palle break sul lato dei vantaggi la decisione è per il servizio esterno circa il 10% più spesso. Pur rimanendo il servizio esterno la scelta classica, è solo poco più frequente che su altri punti sul lato dei vantaggi.

Le medie del circuito non danno una rappresentazione completa, guardiamo quindi le individualità. La tabella riepiloga i dieci giocatori che più scelgono una determinata direzione con la prima di servizio sul lato dei vantaggi quando si trovano a fronteggiare una palla break.

Giocatore          PB Esterno/Centro   
Kohlschreiber 2.58
Cuevas 2.46
Shapovalov 1.94
Nadal 1.87
Sock 1.84
Goffin 1.78
Kyrgios 1.69
Dolgopolov 1.66
Thiem 1.64
Carreno Busta 1.58

Simon 0.94
De Minaur 0.94
Monfils 0.90
F. Lopez 0.83
Berdych 0.83
Khachanov 0.82
Ferrer 0.81
Fognini 0.77
Schwartzman 0.69
Coric 0.67

Forse anche voi non siete stupiti dalla presenza di Nadal quasi in cima all’elenco. La combinazione di Nadal e Denis Shapovalov sembrerebbe informare che tutti i mancini seguono la stessa dinamica, anche se poi Feliciano Lopez demolisce l’ipotesi in quanto uno dei giocatori che più preferisce il servizio al centro sulle palle break. Gli altri due mancini del campione, Adrian Mannarino e Fernando Verdasco, hanno servito esternamente più della media, quindi forse è Lopez il “diverso” del gruppo. Senza molti dati su altri mancini attivi in questo periodo, è difficile poterlo dire con certezza.

Seconda domanda: Cosa succede sulle palle break sul lato dei vantaggi rispetto agli altri punti?

Abbiamo già visto che la preferenza è per l’utilizzo del servizio esterno circa il 10% più spesso del servizio centrale in situazioni di altri punti sul lato dei vantaggi. La differenza raddoppia sulle palle break. C’è una facile spiegazione a variazioni di entità modesta come queste: la maggior parte dei giocatori serve esterno un po’ meglio sul lato dei vantaggi e, quando la pressione aumenta, è più probabile che si affidi all’opzione più sicura.

Per alcuni però, non c’è nulla di modesto. Philipp Kohlschreiber ad esempio serve esterno in ogni occasione sulle palle break, più spesso di qualsiasi altro giocatore del campione. Eppure sugli altri punti sempre sul lato dei vantaggi, la sua selezione è quasi al 50%. È una differenza significativa in termini di tendenze tra palle break e altri punti. Non è l’unico. Borna Coric si comporta in modo simile (anche se meno estremo) nella direzione opposta, scegliendo quasi equamente nei servizi sul lato dei vantaggi in circostanze d’importanza relativa, per poi servire continuamente al centro di fronte alle palle break.

Cambio tattica

La tabella che segue mostra i giocatori che cambiano tattica in modo più deciso sulle palle break. Le prime due colonne identificano il rapporto tra servizi esterni (E) e centrali (C) sulle palle break e su altri punti sul lato dei vantaggi. La colonna più a destra mostra l’indice tra quei due valori. In cima all’elenco troviamo giocatori come Kohlschreiber, che, sotto pressione, serve esterno. In fondo all’elenco troviamo invece giocatori come Coric. Ho inserito i primi dieci per ogni direzione, oltre a tre dei Fantastici Quattro che non rientrano in nessuna delle due categorie. Djokovic ad esempio non lascia che la circostanza modifichi le sue scelte, almeno a questo proposito.

Giocatore       PB E/C     Altri E/C    PB E/Altri   
Kohlschreiber 2.58 1.04 2.49
Kyrgios 1.69 0.74 2.28
Del Potro 1.52 0.81 1.87
Sock 1.84 1.05 1.75
Cuevas 2.46 1.50 1.64
Anderson 1.18 0.74 1.59
Goffin 1.78 1.13 1.58
Isner 1.43 0.91 1.58
Dimitrov 1.41 0.94 1.49
Thiem 1.64 1.11 1.48

Murray 1.19 0.86 1.39
Nadal 1.87 1.51 1.24
Djokovic 1.20 1.16 1.03

Wawrinka 0.99 1.15 0.87
Bautista Agut 1.38 1.60 0.86
Fognini 0.77 0.91 0.85
Federer 1.08 1.35 0.80
Paire 1.36 1.73 0.78
Mannarino 1.45 1.86 0.78
Schwartzman 0.69 0.89 0.78
F. Lopez 0.83 1.09 0.76
Coric 0.67 0.97 0.69
Khachanov 0.82 1.25 0.66

Sempre nella zona alta dell’elenco troviamo alcuni dei giocatori che meglio servono nel circuito maggiore. In generale, molti preferiscono servire esterno sul lato di vantaggi per poi scegliere quella direzione con frequenza ancora superiore in situazioni di pressione. Con questa tattica si spiega perché alcuni ottengano (non sempre) rendimenti migliori sulle palle break e nei tiebreak. Nick Kyrgios ad esempio ha un servizio letale in tutte le direzioni, ma all’esterno sul lato dei vantaggi è ancora più forte. Complessivamente, vince il 78.8% delle prime di servizio esterne sul lato dei vantaggi, contro il 75.8% con le prime al centro. “Conservando” il servizio esterno per i momenti più critici, Kyrgios riesce a difendere più palle break di quanto la sua efficacia al servizio sul lato dei vantaggi suggerirebbe. La stessa teoria è valida per i tiebreak, nei quali i giocatori potrebbero usare il servizio preferito più spesso.

Terza domanda: queste tattiche potrebbero essere migliorate?

Parto sempre dall’assunto che i giocatori sanno quello che fanno. Se Kyrgios serve al centro la maggior parte delle volte e va esterno più spesso sulle palle break, probabilmente non è frutto del caso. C’è una regola del pollice immediata per verificare se chi serve ha scelto in modo ottimale, descritta qualche anno fa dal mio compagno di podcast Carl Bialik:

Se il tuo servizio al centro è meglio di quello esterno, servi più spesso al centro. Ma non servire al centro il 100% delle volte perché se lo fai, l’avversario ne è consapevole e si mette a metà del campo in attesa del servizio al centro invece di preoccuparsi anche della traiettoria esterna. Quanto spesso dovresti servire al centro? Esattamente quanto è necessario a renderlo efficace allo stesso modo del servizio esterno, ma non più di così. Se il tasso di rendimento su scelte diverse è a sua volta diverso, non stai servendo in modo ottimale.

Ad esempio, di fronte a una palla break sul lato dei vantaggi, Kyrgios vince il 79.7% delle prime di servizio esterne e il 76.1% delle prime al centro. Secondo la logica di Bialik derivata dalla teoria dei giochi, Kyrgios dovrebbe andare esterno ancora più spesso. La percentuale di punti vinti scenderà leggermente per la maggiore prevedibilità, ma il risultato medio di tutti i servizi sulle palle break aumenterà, perché alcuni servizi al centro saranno sostituiti da servizi esterni più redditizi.

Divario tra percentuali di punti vinti

In media, per i 43 giocatori del campione c’è un divario del 4% sulle palle break tra la percentuale di punti vinti con il servizio esterno e con quello al centro. In parte è probabilmente dovuta a rumore statistico. Sono solo 94 i servizi di Alexandr Dolgopolov sulle palle break, quindi il suo divario del 15% non è così affidabile. Però divari di quel tipo compaiono anche per quei giocatori con molti più dati a disposizione.

La tabella che segue riepiloga i dieci giocatori del campione con più palle break fronteggiate. La terza colonna “PB E/C” mostra quanto abbiano preferito il servizio esterno sulle palle break. Le due colonne successive mostrano la percentuale di punti vinti con la prima sulle palle break nelle due direzioni principali. L’ultima colonna mostra, sempre in termini percentuali, la differenza tra le percentuali vincenti. Più il divario si riduce verso lo 0%, più si è trovata la strategia ottimale.

Giocatore    PB    PB E/C  % PT E  % PT C   Divario   
Djokovic 973 1.20 73.1% 72.9% 0.3%
Nadal 971 1.87 67.3% 76.7% 12.2%
Federer 865 1.08 77.1% 77.1% 0.0%
Murray 730 1.19 71.1% 72.2% 1.6%
A. Zverev 493 1.04 72.4% 76.6% 5.5%
Wawrinka 379 0.99 72.7% 71.9% 1.2%
Nishikori 366 1.18 59.5% 69.6% 14.5%
Ferrer 347 0.81 59.7% 63.7% 6.2%
Schwartzman 338 0.69 72.2% 67.8% 6.5%
Thiem 294 1.64 71.8% 73.9% 2.8%

Djokovic, Roger FedererAndy MurrayStanislas Wawrinka si avvicinano alla tattica più efficace, non è così per Nadal, il quale adora il servizio esterno sulle palle break pur ottenendo molta più fortuna con la prima al centro. Richiamo però sempre la premessa per cui i giocatori conoscono il loro mestiere, soprattuto se si parla di Nadal, le cui strategie di gioco hanno condotto a risultati di massimo rilievo.

Nadal fa storia a sé

L’oggetto di quest’analisi sono le prime di servizio. In generale, la frequenza con cui i giocatori mettono in campo la prima è circa la stessa a prescindere dalla direzione. Sul lato dei vantaggi, è più probabile che entri una prima al centro che una esterna. Nadal però fa storia a sé. Il suo servizio esterno non è particolarmente letale, ma è la fotografia dell’affidabilità. La prima esterna sul lato dei vantaggi è in campo il 77.8% delle volte, rispetto a un semplice 59.5% al centro. Il servizio al centro è efficace quando entra, ma non è ragione sufficiente per provarlo più spesso.

Nishikori e la teoria dei giochi

La stessa logica non può venire in soccorso di Kei Nishikori, che ha un divario ancora più marcato di quello di Nadal, salvando circa il 70% delle palle break con un servizio centrale ma solo il 60% con uno esterno. Quasi sicuramente non è dovuto alla fortuna: ipotizzando 180 servizi in ciascuna direzione e una media di punti vinti di circa il 65%, le possibilità che entrambi i numeri siano almeno di cinque punti percentuali sopra o sotto la media è di circa il 18%. La probabilità che siano entrambi così estremi è di circa il 3.5%, da cui una probabilità che siano estremi in direzioni opposte inferiore al 2%, cioè 1 su 50.

Come Nadal, Nishikori è uno dei pochi giocatori che serve molto più spesso in una direzione che nell’altra. Rispetto a Nadal però, la discrepanza tra le prime in campo è molto più pronunciata! Nelle 366 palle break delle partite a disposizione, Nishikori ha servito in campo una prima esterna per il 48.8% delle volte e una prima al centro per il 62.8% delle volte. Più prime in campo al centro quindi per lui e una maggiore probabilità di vincere il punto che ne consegue. Nishikori deve servire molte più prime al centro di fronte alle palle break. Così facendo infatti, la percentuale di punti vinti specifica per quella direzione diminuirà visto che gli avversari scopriranno quella tendenza più accentuata, ma è probabile che l’esito complessivo migliori.

Conclusioni

Anche al livello più semplice, i giocatori dovrebbero avere consapevolezza delle tendenze al servizio degli avversari, che sia tramite voci di corridoio, osservazione avanzata o dati come quelli del Match Charting Project.

All’aumentare della complessità di analisi, abbiamo visto il potenziale espressivo dei dati, capaci di evidenziare come alcuni giocatori stiano rinunciando a convertire palle break. La maggior parte dei giocatori di élite ha sviluppato una padronanza intuitiva della teoria degli giochi. A volte però, anche l’intuizione dei più forti può sbagliare.

Break Point Serve Tendencies on the ATP Tour