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Davide e Golia secondo Sara Bejlek

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Pubblicato il 9 febbraio 2026 su TennisAbstract – Traduzione di Edoardo Salvati

Vincendo il torneo di Abu Dhabi, la ventenne Sara Bejlek ha conquistato, almeno per ora, il più importante successo in carriera. Da poco fuori dalle prime 100, è dovuta passare per le qualificazioni, per poi battere giocatrici come Jelena Ostapenko e Clara Tauson. In finale, ha sconfitto per 7-6 6-1 Ekaterina Alexandrova, la cui classifica è a ridosso delle prime 10. Difficile ignorare quanto tutto questo nasca un po’ dal nulla per Bejlek. In termini di classifica, Ostapenko, Tauson e Alexandrova rappresentano tre delle quattro più grandi vittorie, e anche le altre due che ha battuto nel tabellone principale, cioè Sonay Kartal e Ashlyn Krueger, rientrano tra le sue prime dieci. E contro Kartal ha vinto per 6-0 6-2. Sono tutte avversarie dotate di quella potenza di colpo che sta ormai diventando uno standard sul circuito WTA, standard che però Bejlek non possiede. Da mancina, quasi ci spinge a definirla una “artigiana della racchetta”. Una vittoria a sorpresa contro quel gruppo di giocatrici è plausibile: in fondo il gioco a bassa percentuale di Ostapenko si espone a sconfitte non previste sulla carta. Ma così tante sorprese?

La finale

Non mi dichiaro un esperto di tennis della Repubblica Ceca e, avendo disputato solo un numero circoscritto di partite del circuito maggiore, Bejlek è una novità per la gran parte degli appassionati. Detto questo, disponiamo ora di statistiche punto per punto dalla finale di Abu Dhabi da cui trarre indicazioni su come sia riuscita a respingere la raffica di bordate delle avversarie. Le condizioni di gioco hanno aiutato: c’era molto vento e la palla viaggiava più lenta, aspetti entrambi non favorevoli ad Alexandrova, che ama invece trovarsi in scambi con palle prevedibili da ribattere di piatto. La velocità del campo non solo le ha creato difficoltà nel forzare il proprio colpo, ma anche impedito di sfruttare a pieno il peso della palla di Bejlek. Avrebbe certamente preferito essere a Ostrava al chiuso! L’impostazione tattica di Bejlek ha fatto leva sulla ricerca di quei punti deboli: ha messo palle alte al centro del campo; ha usato più colpi tagliati del dovuto, in modo da dare all’avversaria rimbalzi in altezza meno prevedibili; in alcuni momenti ha servito a velocità estremamente lenta. Ha vinto il primo punto con una combinazione palla corta-pallonetto che non ha poi più ripetuto, ma che ha certamente dato da riflettere ad Alexandrova.

La conseguenza principale è stata che Alexandrova non è riuscita a siglare vincenti. Secondo il mio conteggio, ha ottenuto 13 vincenti a fronte di 37 errori non forzati. E altrettanto indicativo di un rapporto così negativo è stato che quei 13 vincenti hanno rappresentato meno del 10% dei punti totali. Nelle ultime 60 partite del Match Charting Project, che arrivano fino al 2022, le avversarie hanno tenuto Alexandrova sotto il 10% solo sei volte. Quando accade, di solito è perché le tolgono il tempo con giocate iper aggressive: due delle avversarie in questione sono state Amanda Anisimova e Dayana Yastremska. Bejlek invece ha rimandato palla dopo palla dando l’impressione in ogni istante di subire una demolizione da parte di Alexandrova. In altre condizioni, o con una Alexandrova in forma migliore, il conteggio dei vincenti sarebbe stato probabilmente più alto, ma già dai game iniziali è stato evidente che non riponesse troppa fiducia nella propria capacità di prendere il controllo della partita.

Chi colpisce con potenza e aggressività spesso incide di più sulla lunghezza dello scambio rispetto a chi è più passivo, ma così non è andata in finale. In media, un punto è durato 5.1 colpi, ex-equo al terzo posto di lunghezza tra le quasi 100 partite della carriera di Alexandrova presenti nel database. Per usare un luogo comune del tennis, Bejlek ha lasciato che l’avversaria si battesse da sola. Se c’è un’espressione concreta di talento ricavabile dalla finale è che Bejlek non permette alle avversarie di schiacciarla con il servizio. È infatti riuscita a rispondere all’85% dei servizi di Alexandrova, rispetto a una media delle altre su 52 settimane del 75%. Di nuovo, non abbiamo troppi dati ancora su di lei, ma ecco un altra prova: due anni fa a Madrid, ha risposto a più dell’80% dei servizi di Elena Rybakina, la vincitrice degli Australian Open 2026, che si da il caso abbia anche il servizio più efficace del circuito, lasciando in media le avversarie intorno a un 67% di risposte valide.

Pur nella frustrazione e con tutti i colpi extra che ha dovuto giocare, Alexandrova si è quasi aggiudicata il primo set al tiebreak: conduceva 4-2 al cambio campo prima di farsi trascinare in una serie di scambi lunghi intervallati solo da un paio di punti corti ben eseguiti da Bejlek. Uscita sconfitta da un estenuante battaglia di 95 punti, Alexandrova ha esaurito le idee, riducendosi semplicemente a guardar salire il conteggio degli errori.

Non si vincono Slam lasciando che le avversarie si battano da sole, tranne forse Caroline Wozniacki nella finale maratona degli Australian Open 2018 contro Simona Halep. Ma nelle mani di una giocatrice con la giusta insistenza, è un tipo di tattica che può far ritrovare nella zona di classifica di Bejlek, vicino alle prime 40. Con i 500 punti conquistati ad Abu Dhabi, Bejlek ha il resto della stagione per dimostrare di essere all’altezza. ◼︎

Defanging the Ball Bashers With Sara Bejlek

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