Il problema è nella velocità della prima di Zverev?

di Chapel Heel // HiddenGameOfTennis

Pubblicato il 2 luglio 2019 – Traduzione di Edoardo Salvati

Dopo la sconfitta di Alexander Zverev al primo turno di Wimbledon, nello studio di ESPN c’è stato un lungo dibattito sui motivi della sua “crisi”, che ha visto protagonisti principalmente Patrick McEnroe e Brad Gilbert. Entrambi ritengono che abbia giocato troppo passivamente e dando troppa rotazione ai colpi. Gilbert ha anche aggiunto che ha visto Zverev in passato arrivare intorno ai 209 km/h (130 mph) sulla prima, senza però farlo a Wimbledon, e che avrebbe dovuto “lanciare la bomba” (“heater”, una palla veloce nel gergo del baseball) per raccogliere qualche punto facile in più.

Velocità della prima di servizio

Possiedo dati Hawk-Eye [1] al servizio per 33 partite di Zverev del periodo 2018-19. Di queste, sei si sono svolte sulla terra battuta (tutte nel 2019). Visto che la velocità al servizio è calcolata nell’istante in cui la pallina lascia la racchetta, ci sarebbe un’incidenza da parte della lentezza della superficie solo se Zverev stesso avesse deciso, come strategia di gioco, di servire più piano. Dando un occhio ai dati non sembra essere il caso, perché i valori in quei tornei sono in linea con quelli di altre partite. Ai fini dell’analisi quindi sono ricompresi nel campione.

La velocità media della prima di Zverev nelle 17 partite sempre con dati Hawk-Eye per il 2018 è di 210.3 km/h. Anche in questo sottoinsieme sono incluse le “velocità storiche”, che però non è chiaro cosa siano esattamente. Comunque, per il 2018 la velocità media storica per Zverev è di 201.4 km/h, forse un po’ bassa, ma è abbastanza irrilevante, perché si parla del periodo antecedente al 2018. La massima velocità è indicata a 228.8 km/h, ben sopra i 209 km/h di cui parlava Gilbert.

Per le 16 partite con dati Hawk-Eye giocate nel 2019, abbiamo una velocità media di 210.8 km/h, leggermente superiore al 2018, una “velocità storica” di 208.2 km/h e l’incredibile velocità massima di 231.7 km/h! I dati mostrano inoltre che è passato da 0.66 metri di superamento della rete nel 2018 a 0.75 metri nel 2019. Ancora più importante, nei dati Hawk-Eye del 2018 la media di prime senza risposta è del 37.1%, rispetto al 42.5% del 2019. Stando a questi dati, in realtà Zverev ottiene più punti facili sulla prima di quanto non facesse in passato. Non trovo quindi riprova del fatto che, nella stagione in corso, Zverev non stia “lanciando la bomba”.

Risultati dei punti al servizio

A beneficio del ragionamento, ipotizziamo che le 16 partite con dati Hawk-Eye del 2019 siano un sottoinsieme fortunato nel quale la velocità del servizio di Zverev non è diminuita, e se avessimo i dati completi riusciremmo a vedere quello che sostiene Gilbert. In altre parole, anche se Zverev avesse perso un po’ di velocità sulla prima di servizio, sarebbe un problema per lui?

La tabella riporta le statistiche di base delle partite di Zverev per ciascuna delle ultime quattro stagioni (ponderate per numero di game al servizio), esclusa la recente sconfitta a Wimbledon. Provate a dare uno sguardo qua e la finché non individuate un valore che è peggiorato in modo evidente. Non serve avere un occhio di lince.

IMMAGINE 1 – Statistiche di base delle partite di Zverev delle ultime quattro stagioni

La frequenza di doppi falli (calcolata come percentuale delle seconde servite) è più che raddoppiata, e Zverev perde 8.8% di punti in più sulla seconda di servizio. In otto partite del 2019 ha commesso un minimo di dieci doppi falli. Questo ha comportato una diminuzione dei punti vinti al servizio di circa il 2.5% rispetto ai numeri del 2017 e 2018 che, seppur sembri di poca entità, è una variazione notevole in un giocatore di vertice.

Acume tattico?

Contro il livello medio degli avversari del periodo dal 2016 al 2019, la percentuale di punti vinti al servizio del 2017 e 2018 dovrebbe consentire a Zverev di vincere il 76% delle partite secondo il modello di Markov (in realtà ne ha vinte il 74%). Per il 2019, dovrebbe vincere il 65% di partite (in realtà ne ha vinte il 63%). È una differenza importante.

Ha aumentato la percentuale di prime di servizio, che concorderebbe con un calo della velocità della prima, se così fosse stato. Questo però non ha avuto conseguenze sulla percentuale di punti vinti sulla prima. Se la velocità della prima fosse calata, sarebbe indicazione di un’intelligente e consapevole mossa tattica per servire più prime in campo riducendo la velocità, ma senza perdere di efficacia.

È esattamente il tipo di acume strategico che si vorrebbe vedere. Ma qui è ancora meglio. Se i dati sulla seconda di servizio sono identificativi della realtà, Zverev serve ora più seconde in campo senza aver ridotto la velocità.

Sulla seconda di servizio

No, è la seconda di servizio a rappresentare un problema. Quanto della diminuzione dell’8.8% nella percentuale di punti vinti sulla seconda è attribuibile all’aumento di doppi falli e quanto è invece attribuibile a difficoltà di altra natura sulla seconda? Dal 2016 al 2018, il 25.7% dei punti persi sulla seconda dipendevano dai doppi falli. Nel 2019, lo stesso numero è un incredibile 40%. Se si applica la media storica della frequenza di doppi falli alla stagione in corso, la percentuale di punti vinti sulla seconda sarebbe del 51.9%, cioè leggermente inferiore alla sua media storica. La percentuale complessiva di punti vinti al servizio sarebbe del 66.8%, cioè esattamente in media storica, perché serve più prime di servizio senza però perdere più punti sulla prima.

Riprendiamo al volo i dati Hawk-Eye, ora però per la seconda di servizio. Per il 2018, la velocità media della seconda di servizio è stata 166.2 km/h, contro una media storica di 162.8 km/h e uno 0.68 metri di superamento della rete. Per il 2019, la velocità media della seconda di servizio è di 166 km/h, la media storica è indicata a 164.8 km/h, con un superamento della rete di 0.72 metri. Nulla in questi dati ci dice cosa stia succedendo con la seconda di servizio. La velocità è all’incirca la stessa e il superamento della rete è migliore. Forse potremmo vedere qualcosa con più dati sulla profondità e sul piazzamento della seconda. La conclusione che posso trarre è che quando mette la seconda di servizio, i risultati sono altrettanto buoni di quanto accadeva in passato. Solo, non mette abbastanza seconde in campo.

La sconfitta contro Vesely a Wimbledon

È possibile che Zverev sia regredito sulla prima di servizio solo nella partita contro Jiri Vesely. Stando alle statistiche, Zverev ha servito con il 68% sulla prima (non un numero scandalosamente alto o basso per lui) e vinto il 74% dei punti, molto vicino alla media dal 2017 al 2019. Senza citare i 24 ace in soli 113 punti, un rapporto incredibile.

È interessante come anche in questa sconfitta i doppi falli non sono stati un problema. Ne ha serviti solo 4 su 36 seconde (cioè l’11%, in linea con la media dal 2017 al 2018), equivalenti solo al 20% dei punti persi sulla seconda di servizio. Potrebbe voler dire un aggiustamento della seconda di servizio per evitare il problema dei doppi falli in stagione, ed è quello che ha fatto, esponendosi però in questo modo all’assalto di Vesely contro seconde decisamente più deboli.

Andamento delle velocità nei set

I numeri di Infosys mostrano che il servizio più veloce ha raggiunto i 228 km/h, che vuol dire che quel giorno aveva velocità di braccio. La velocità media della prima però è stata solo di 205 km/h, un valore ben inferiore ai dati Hawk-Eye, con una media sulla seconda di 165 km/h, abbastanza in linea con il suo solito. Stiamo parlando della partita completa. Queste sono invece le medie della prima per ciascun set: 206, 209, 200, 205. E per la seconda: 164, 168, 169, 158.

Bisogna essere cauti, perché non sono sicuro che le telecamere che rilevano la velocità siano tarate allo stesso modo per ogni torneo. Ipotizzando che lo siano, sembra che la velocità della prima di Zverev non fosse in linea con la media, specialmente nel terzo set, perché 10 km/h in meno di media è una preoccupazione non da poco.

E guardiamo alla seconda nel quarto set…8 km/h in meno di media è un autostrada per la discesa agli inferi. Potrebbe andare a supporto dell’esitazione di Zverev nel cercare di non commettere doppi falli e servire una manciata di palle su cui Vesely ha avuto vita facile.

Selettività recente

Sembra quindi che le considerazioni di Gilbert abbiano un senso, almeno rispetto alla partita contro Vesely. C’è stata una chiara diminuzione della velocità della prima di servizio rispetto alla norma, che è indicazione di mancanza di aggressività, a meno di affaticamento o infortuni. Concentrandosi però solo sulla velocità della prima di servizio si viene depistati per un paio di ragioni.

Primo, è un errore estrapolare la velocità al fine di giustificare altre difficoltà che Zverev potrebbe aver avuto in stagione. Non vedo prove che la velocità della prima è inferiore o meno efficace degli ultimi anni. Può configurarsi un caso di “selettività recente”, per cui si tende a pensare che quanto appena visto sia rappresentativo di un fenomeno di maggiori dimensioni.

Secondo, anche se la velocità sulla prima di servizio è stata più bassa nella sconfitta contro Vesely, non è un elemento rilevante. Zverev ha vinto lo stesso numero di punti sulla prima di servizio del suo solito, e con una buona percentuale di prime. Il problema è stato sulla seconda, come nel resto della stagione, questa volta però senza l’aggiunta dei doppi falli. Evitando di ricadere in questa recente problematica, sembra proprio che si sia tuffato in un’altra.

Per sua stessa ammissione, Zverev è una fase in cui non ha fiducia nelle sue capacità, trovandosi anche ad affrontare situazioni di vita personale non facili. Chiunque giochi a tennis sa che i doppi falli — o, in alternativa, venire demoliti sulla seconda — sono una delle occorrenze più demoralizzanti che possano accadere in una partita. A pensarci bene, anche questa è una forma di selettività recente.

Note:

[1] Sono statistiche che si potrebbero definire del “dietro le quinte”, chiamate anche second screen, o seconda schermata, dall’ATP. La prima schermata di statistiche è quella che normalmente si vede alla fine di un set o della partita (punti vinti al servizio, errori non forzati, vincenti, etc). La seconda si avrebbe se si potesse girare schermata dopo la prima, per vedere l’altezza di superamento della rete, la velocità al servizio, i giri al minuto della pallina, etc.

Is the Speed of Alexander Zverev’s First Serve the Problem?

Il deludente rendimento di Zverev negli Slam

di Stephanie Kovalchik // OnTheT

Pubblicato il 4 settembre 2018 – Traduzione di Edoardo Salvati

Uno degli argomenti più dibattuti agli US Open 2018 è stata l’assenza di Alexander Zverev alla seconda settimana di gioco. La sua sconfitta al terzo turno contro Philipp Kohlschreiber è la 14esima in un torneo dello Slam, tredici delle quali sono arrivate prima dei quarti di finale. Con un record di questo tipo, quali sono le speranze del ventunenne di vincere il primo elusivo Slam?

La discontinuità di prestazione tra Slam e altri tornei

Con nove titoli sul circuito maggiore, tra cui tre Master, Zverev è senza dubbio il più vittorioso dei giocatori della Next Gen. Sono risultati che dovrebbero distanziarlo anni luce dai suoi colleghi, fino a che non si considera il rendimento negli Slam.

La sconfitta agli US Open 2018 è la 13esima nella prima settimana di uno Slam, con il solo quarto di finale perso al Roland Garros 2018 durante la seconda settimana. Di fronte a una simile discontinuità di prestazione tra Slam e altri tornei del circuito i suoi tifosi si staranno chiedendo se esiste una vera e propria maledizione Slam.

Non è troppo presto per dubitare sulle possibilità di Zverev negli Slam? Ci sono stati giocatori vincitori di Slam che hanno sperimentato difficoltà della stessa natura prima di arrivare al successo?

Per avere un’idea di quanto dovremmo essere delusi dai risultati di Zverev negli Slam, possiamo confrontarli con quanto sono stati deludenti i risultati dei giocatori che hanno vinto uno o più Slam fino al momento in cui questo si è effettivamente verificato.

Nel quantificare la delusione non vogliamo considerare solo il numero di sconfitte, perché una sconfitta in finale è tendenzialmente meno deludente di una, ad esempio, al secondo turno. Vogliamo invece mettere insieme le attese di vittoria per una partita che è poi stata persa, così da ottenere una somma più grande maggiore il numero di partite perse che statisticamente ci si attendeva il giocatore vincesse.

L’indice di delusione Slam

Sulla base di questo metodo, Zverev ha un indice di “delusione Slam” di 7.6, dovuto alle 14 sconfitte raccolte negli Slam. Significa che di fatto ha perso circa 8 partite Slam che avrebbe dovuto vincere. A oggi, la sconfitta più pesante in termini di aspettative è stata quella contro Ernest Gulbis al terzo turno a Wimbledon 2018.

Al momento, il rendimento di Zverev negli Slam lo pone tra i 20 più deludenti avvicinamenti a un titolo Slam (nell’ipotesi in cui riuscirà a vincerne uno). L’immagine 1 mostra che ci sono stati 16 giocatori nell’era Open con un avvicinamento ancora più deludente prima di conquistare uno Slam. Goran Ivanisevic ha il rendimento più deludente di sempre, con un totale di 25 sconfitte prima di Wimbledon 2001 che avrebbero effettivamente dovuto essere delle vittorie.

IMMAGINE 1 – Indice di delusione Slam per giocatori che hanno poi vinto uno o più Slam e per Zverev

È interessante notare come Ivan Lendl, il nuovo allenatore di Zverev, è all’undicesimo posto dell’elenco, avendo collezionato circa 10 sconfitte prima di trionfare al Roland Garros 1984 in partite che avrebbe dovuto vincere.

Per quanto demoralizzato possa sentirsi Zverev dopo aver perso così presto a Flushing Meadows, la sua è una strada ancora dritta per la vittoria del primo Slam e con tempo a sufficienza per precedere il suo allenatore.

Zverev’s US Open Loss Puts Him Among Top 20 Most Disappointing Major Performances So Far

La freschezza è un fattore al Roland Garros?

di Stephanie Kovalchik // OnTheT

Pubblicato il 4 giugno 2018 – Traduzione di Edoardo Salvati

Raggiungendo i quarti di finale al Roland Garros 2018, Alexander Zverev non ha solo ottenuto il suo miglior risultato in un torneo dello Slam, ma è anche entrato in una stretta cerchia di 4 giocatori nell’era Open con almeno tre partite di cinque set prima dei quarti di finale.

Un ingresso così faticoso nella seconda settimana di gioco inciderà sulle sue possibilità di conquista del titolo? (Zverev ha poi perso contro Dominic Thiem con il punteggio di 6-4 6-2 6-1, mostrando chiari segni di stanchezza e un apparente infortunio alla coscia, n.d.t.)

Affaticamento da terra battuta

Superare la prima settimana del Roland Garros assume notoriamente i contorni di una battaglia. Quest’anno, Zverev ha portato l’asticella del tipico affaticamento da terra battuta di Parigi al livello successivo.

Solo 21 giocatori nell’era Open hanno giocato almeno 3 partite al quinto set fino ai sedicesimi compresi e gli ultimi ad averlo fatto sono stati Tommy Robredo e Gilles Simon nel 2013. Di questi 21 solo quattro, tra cui anche Robredo, sono riusciti ad arrivare ai quarti di finale: Zverev è diventato il quinto.

In termini di gioco effettivo, Zverev è rimasto in campo 718 minuti (poco meno di dodici ore). Rispetto alla durata media dei primi quattro turni di vincitori, finalisti, semifinalisti e giocatori ai quarti di finale del passato si tratta di un quasi tre ore in più (a partire dal 1996; il tempo di gioco infatti è pubblicamente disponibile solo per partite dalla metà degli anni ’90). Ed è anche più alto del tempo totale di gioco per il 90% delle partite di giocatori arrivati almeno ai quarti di finale.

IMMAGINE 1 – Media (e 90esimo percentile) dei minuti giocati fino ai sedicesimi compresi in funzione del risultato finale per il periodo dal 1996 al 2017

Oltre ad aver giocato 174 minuti in più di Thiem, Zverev è approdato ai quarti di finale con uno dei carichi di gioco più alti tra quelli di tutti i giocatori ai quarti di finale delle ultime 25 edizioni del Roland Garros.

Le prospettive di Zverev

Alla luce di questi numeri, è inevitabile chiedersi quale impatto possano aver subito le prospettive di Zverev per la vittoria del titolo.

Dalla metà degli anni ’90, tra i giocatori che hanno raggiunto i quarti di finale Zverev è al decimo posto per minuti di gioco effettivo nei primi quattro turni. In precedenza, è stato Albert Ramos quello a figurare più recentemente tra i primi dieci con più minuti di gioco, perdendo poi nei quarti di finale da Stanislas Wawrinka nel 2016.

IMMAGINE 2 – Maggior quantità di gioco effettivo (in minuti) nei primi quattro turni tra i giocatori arrivati ai quarti di finale per il periodo dal 1996 al 2018

Sei dei nove giocatori che precedono Zverev hanno perso nei quarti di finale. Se tutti loro avessero, arrivati a questo punto del torneo, la medesima possibilità di avanzare al turno successivo, ci si attenderebbe che quattro o cinque perdessero nei quarti di finale, due in semifinale, uno di essere il finalista e uno il vincitore.

Solo un giocatore che ha dovuto sudare le proverbiali sette camicie è riuscito poi a vincere il torneo, cioè Rafael Nadal nel 2006 (è interessante che Nadal e un altro giocatore tra i dieci che più sono rimasti in campo, Juan Martin Del Potro, siano ancora nel tabellone del 2018 e si affronteranno in semifinale).

La singolarità di Nadal e l’alto numero di giocatori che sono usciti ai quarti di finale tra quelli con carico di gioco maggiore suggerisce che l’ascesa di Zverev al titolo sia vicina al momento in cui è costretto a tornare indietro.

Will Freshness be a Factor at the French Open?

L’evoluzione di Zverev sulla terra battuta

di Stephanie Kovalchik // OnTheT

Pubblicato il 18 maggio 2018 – Traduzione di Edoardo Salvati

Alexander Zverev non è riuscito a difendere il titolo vinto lo scorso anno agli Internazionali d’Italia. Nonostante la sconfitta, il rendimento di Zverev sulla terra battuta nel 2018 si sta rivelando il migliore della carriera. In che modo ha alzato il livello del suo gioco sul rosso?

Un livello qualitativo superiore

A pochi giorni dall’inizio del Roland Garros, Zverev ha già vinto in questa stagione 17 delle 20 partite giocate sulla terra. È un solido record che porta avanti il percorso di continua crescita iniziato nel 2015, il primo anno in cui Zverev ha ottenuto una percentuale di vittorie sulla terra più alta del 50%.

Sembra quindi che il gioco di Zverev abbia raggiunto un livello qualitativo superiore. Come ha fatto? Uno degli ambiti su cui più ha lavorato è la risposta. Come mostra l’immagine 1, la percentuale di punti vinti alla risposta è infatti salita al 45%, con un aumento del 5% rispetto alla media degli anni precedenti il 2018 (nella versione originale  è possibile visualizzare i singoli valori puntando il mouse sul grafico, n.d.t.).

IMMAGINE 1 – Andamento alla risposta di Zverev sulla terra

A un esame più approfondito, le statistiche del 2018 evidenziano almeno quattro aree di miglioramento della prestazione alla risposta. Da una media passata del 37%, la percentuale di risposta alla prima di servizio è salita al 38%, sempre un guadagno seppur minimo.

C’è stato anche un modesto incremento nei punti vinti alla risposta con il dritto (il 43%). Il cambiamento più importante però arriva dalla profondità: l’80% delle volte Zverev mette la risposta in campo oltre il rettangolo del servizio, un aumento di cinque punti percentuali rispetto al passato. La gran parte di queste termina a non più di due metri dalla linea di fondo (il 39% delle volte nel 2018 contro il 29% prima del 2018).

IMMAGINE 2 – Dettaglio dell’andamento alla risposta di Zverev sulla terra

Anche la componente mentale del gioco di Zverev sulla terra sembra essersi rafforzata. Per la prima volta, la conversione delle palle break è in media superiore al 52%, cioè a dire che sta trasformando più opportunità di fare il break di quante ne sta sprecando.

IMMAGINE 3 – Trasformazione delle palle break di Zverev sulla terra

Sembra che tutti i numeri siano in regola affinché Zverev possa raccogliere il suo miglior risultato al Roland Garros. Se il passaggio a un format al meglio dei cinque set renderà più difficile per lui mantenere il livello espresso in media fino a questo momento della stagione 2018, sarà un aspetto da verificare con interesse nella prima settimana di gioco a Parigi.

Alexander Zverev’s Evolution on Clay

Il predominio in situazione di partita dei componenti della Next Gen

di Stephanie Kovalchik // OnTheT

Pubblicato il 19 agosto 2017 – Traduzione di Edoardo Salvati

La stagione sul cemento americano ha messo in mostra le potenzialità dei giocatori che l’ATP ha definito Next Gen, vale a dire quelli con età non superiore a 21 anni e, attualmente, tra i primi 200 della classifica mondiale. In questo articolo, analizziamo quali tra loro sono stati più dominanti.

Nel torneo di Atlanta, il ventenne americano Tommy Paul ha raggiunto i quarti di finale, perdendo da Gilles Muller. La settimana successiva, Paul è arrivato di nuovo ai quarti di finale, questa volta del Citi Open di Washington, e con lui il ventunenne Daniil Medvedev. Il torneo è stato poi vinto da un altro fenomeno della Next Gen, il ventenne Alexander Zverev.

Zverev ha i risultati più eclatanti

Zverev è il giocatore della Next Gen con i risultati più eclatanti nel 2017. Ha vinto cinque tornei, portando il suo totale in carriera a sei. Due vittorie sono arrivate durante la sequenza di tornei estivi sul cemento, il già citato Citi Open a cui è seguito il Canada Masters, dove ha battuto in due set Roger Federer.

Al momento, Zverev ha 4165 punti della classifica Next Gen per le Finali di Milano, quasi 5 volte i punti del giocatore al secondo posto, il ventunenne Karen Khachanov. Zverev è anche al terzo posto della classifica per le Finali di stagione dell’ATP, dietro solo all’illustre coppia Rafael Nadal e Federer.

Anche se Zverev ha rubato la scena, ci sono stati altri della Next Gen che hanno mostrato di possedere il talento per un futuro brillante. Denis Shapovalov ad esempio, il diciottenne prodigio canadese, ha messo a segno una delle strisce vincenti più incredibili della stagione, raggiungendo la semifinale con vittorie su Nadal e Juan Martin Del Potro. La semifinale contro Zverev ha dato un assaggio di quella che potrebbe essere una rivalità molto intensa.

Si è assistito a un’altra rivalità nascente al Cincinnati Masters, con la vittoria al secondo turno del diciannovenne Frances Tiafoe su Zverev. I Next Gen non si sono fermati qui però: Tiafoe e Khachanov hanno raggiunto gli ottavi di finale, il ventenne americano Jared Donaldson è arrivato invece fino ai quarti. Sono tutti esempi di che alimentano la speranza di un futuro promettente di nuovi campioni.

Le prestazioni sul campo in dettaglio

Voglio ora affrontare nel dettaglio le prestazioni sul campo dei primi 20 giocatori della classifica Next Gen per le Finali di Milano. In un precedente articolo, ho introdotto l’indice Palle Break Plus o BP+ come misura del predominio in situazione di partita attraverso le palle break convertite e il totale ponderato dei mini-break vinti al tiebreak, così da rappresentare il valore complessivo delle vittorie di un giocatore.

L’immagine 1 mostra la media BP+ dei primi 20 giocatori rispetto agli avversari (con almeno 250 partite in carriera e non meno di 3 partite giocate). Sei giocatori hanno mantenuto una media BP+ positiva: Zverev, Hyeon Chung, Medvedev, Paul, Khachanov e Sebastian Ofner. Solo Zverev ha vinto in media più di una palla break plus rispetto agli avversari.

IMMAGINE 1 – Media BP+ dei primi 20 giocatori Next Gen

Un giocatore può guadagnare palle break plus procurandosi e trasformando opportunità per il break. L’immagine 2 è specifica della capacità dei primi 20 di procurarsi quel tipo di opportunità. Si nota come più giocatori ottengano medie positive rispetto ai loro avversari. Ce ne sono nove con una media positiva: Chung, il ventunenne sudcoreano, ha il differenziale opportunità più alto, mentre Zverev è al terzo posto. Entrambi mantengono una media di più di due opportunità palle break plus rispetto ai loro avversari.

IMMAGINE 2 – Opportunità BP+ dei primi 20 giocatori Next Gen

L’indice BP+ come misura del predominio in situazioni di partita evidenzia quanto si possa rimanere impressionati tra il livello di gioco dei più giovani nel circuito. Fa anche emergere il motivo che ha reso Zverev una star tra i Next Gen, avendo infatti una delle statistiche più alte nella creazione di opportunità di palle break plus e il differenziale sulla singola palla break plus in assoluto più alto. Questo è dovuto alla sua continuità nel creare momenti chiave durante la partita e convertirli a proprio vantaggio.

Il codice e i dati dell’analisi sono disponibili qui.

Match Dominance Among Next Gen