Pubblicato il 21 marzo 2024 su TennisAbstract – Traduzione di Edoardo Salvati
// Non è facile analizzare la palla corta. Non viene giocata tanto spesso, nasce da situazioni che sono o molto favorevoli o molto sfavorevoli, e il suo scopo può andare oltre l’idea di aggiudicarsi il punto direttamente. Si può citare l’esempio di qualcuno dotato di maestria sulla palla corta e che sembra vincere poi molti punti, ma quanto vale davvero quel tipo di abilità specifica?
Carlos Alcaraz è la quintessenza moderna della palla corta: non solo la adora, forse anche troppo, ma quando la gioca diventa uno dei colpi più incredibili del tennis. Negli ultimi turni dell’Indian Wells Maters 2024, ne ha giocate sette contro Alexander Zverev, dieci contro Jannik Sinner e altre tre in finale contro Daniil Medvedev, vincendone 11 sul totale di 20. Magari non è così impressionante, ma di certo Alcaraz non ha da lamentarsi del risultato finale. Ci serve un gran lavoro prima di avere un quadro completo sui numeri legati alla palla corta: qual è una buona percentuale di successo? Troppe palle corte sono controproducenti? Esiste un effetto latente legato a un’interruzione del regolare flusso di gioco dell’avversario? E infinite, una volta che abbiamo più informazioni dettagliate, come si qualifica la palla corta di Alcaraz?
Le fondamenta della palla corta
Per un campione di dati quanto più possibile pulito, cerchiamo di limitare il campo di azione sul colpo che effettivamente vogliamo studiare. Un giocatore può colpire una palla corta come risposta a un’altra palla corta (una contro palla corta) o colpirne una a rete come ribattuta a una volée corta o una demi-volée, ma non sono le fattispecie tipiche che stiamo prendendo in esame. È probabile che ci siano giocatori (per primo Alcaraz) più bravi in quelle circostanze, ma sono recuperi a bassa percentuale che esulano dall’analisi. Quando parlo di palla corta, mi riferisco a quella giocata dalla linea di fondo, escludendo quindi tutti i colpi a rete, comprese le contro palle corte. A partire dal 2015, abbiamo nel Match Charting Project più di 4600 partire maschili, che equivalgono a 750 mila punti, di cui 35 mila palle corte. Si parla di circa una palla corta ogni 4.6% dei punti. Tradotto in termini di singolo giocatore, è il 2.3%, cioè una ogni 44 punti. Il punto finisce immediatamente dopo la palla corta a favore di chi l’ha giocata (come vincente o errore forzato) circa un terzo delle volte, mentre il 19% diventa un errore non forzato. Complessivamente, la palla corta si conclude con la vittoria del punto nel 53.8% delle volte. Dei 60 giocatori con più punti giocati nel database, la tabella riepiloga i quindici con la percentuale più alta di punti vinti a seguito di una palla corta.
Giocatore %PV p. corta
Kei Nishikori 69.6%
Richard Gasquet 66.2%
Nicolas Jarry 65.3%
Sebastian Baez 63.2%
Carlos Alcaraz 62.1%
Rafael Nadal 61.3%
Lucas Pouille 60.3%
Roger Federer 59.7%
Alejandro Davidovich Fokina 59.3%
Roberto Bautista Agut 58.9%
Marton Fucsovics 58.2%
Pablo Carreno Busta 58.1%
Jannik Sinner 57.7%
Dominic Thiem 57.5%
Andy Murray 56.7%
Alcaraz si comporta bene! Nonostante ci sia Kei Nishikori in cima, è un elenco quasi esclusivamente rappresentato da terraioli. La palla corta è una tattica al centro del gioco più sulla terra battuta che su altre superfici, e questo ha un duplice significato: da un lato, è più probabile che uno specialista della terra sviluppi una palla corta efficace, dall’altro chi possiede una palla corta pericolosa ha più probabilità di successo sulla terra. Anche possedere capacità di giudizio aiuta per un posto nella lista. Nicolas Jarry non colpisce molte palle corte, quindi aspetta probabilmente l’occasione più propizia. E non c’è praticamente correlazione tra la frequenza di palle corte e la percentuale di successo: chiamiamola la regola Alexander Bublik. Sempre dallo stesso insieme di 60 giocatori con più punti, la tabella riepiloga i primi 15 per frequenza di palle corte.
Giocatore Corta/Pt. %PV p. corta
Alexander Bublik 7.2% 45.4%
Benoit Paire 5.4% 41.7%
Carlos Alcaraz 5.4% 62.1%
Alejandro Davidovich Fokina 5.2% 59.3%
Lorenzo Musetti 5.1% 50.7%
Holger Rune 4.8% 50.9%
Sebastian Baez 3.9% 63.2%
Robin Haase 3.9% 55.1%
Fabio Fognini 3.7% 54.7%
Matteo Berrettini 3.5% 52.0%
Nick Kyrgios 3.3% 54.9%
Andy Murray 3.3% 56.7%
Novak Djokovic 3.3% 50.4%
Botic van de Zandschulp 3.2% 51.4%
Frances Tiafoe 3.2% 54.1%
Bublik sta provando a invertire l’ordine delle cose: nella finale di Montpellier 2024, ha provato 18 palle corte vincendo poi il punto 14 volte. Per una combinazione in continuità di alta frequenza e alto successo però si deve tornare ad Alcaraz. Solo lui, Alejandro Davidovich Fokina, Sebastian Baez e Andy Murray (anche se a malapena) fanno capolino in entrambe le liste. Il grafico mostra tutti i 60 giocatori, con in alto a destra quelli che giocano molte palle corte e vincono la maggior parte dei punti. Più ci si muove verso il basso, minore è la frequenza di successo, più ci si sposta a sinistra, meno sono le palle corte tentate.
IMMAGINE 1 – Tattiche con la palla corta sul circuito maschile nel periodo dal 2015 al 2024

Come percentuale di tutti i punti giocati, Bublik è quello che ha più efficacia con la palla corta. C’è però un costo-opportunità, dato dal fatto che ne gioca così tante sacrificando spesso punti. Se ipotizziamo che ogni palla corta venga giocata da una posizione nello scambio perfettamente neutrale, a dire che il giocatore in quel momento ha il 50% di probabilità di chiudere il punto, Bublik perde punti semplicemente perché usa la palla corta così spesso. Si tratta di un’ipotesi importante e probabilmente non veritiera per Bublik o per qualsiasi altro. Se però continuiamo con questa linea di ragionamento, possiamo unire frequenza e successo in un solo numero: prendiamo la differenza tra la frequenza di successo e il 50% (che equivale al guadagno o alla perdita derivante dall’aver scelto la palla corta), moltiplichiamola per la frequenza di palle corte e otteniamo la percentuale dei punti totali che un giocatore vince scegliendo la palla corta. Siccome la risultante sono numeri piccoli, nella tabella troviamo i primi 5 (e gli ultimi 5) in termini di punti guadagnati o persi su mille.
Giocatore Pt. corta/1000
Carlos Alcaraz 6.5
Sebastian Baez 5.2
Alejandro Davidovich Fokina 4.9
Richard Gasquet 4.5
Kei Nishikori 3.8
Lucas Pouille 3.0
Pablo Carreno Busta 2.3
Andy Murray 2.2
Roberto Bautista Agut 2.2
Rafael Nadal 2.0
…
Jo Wilfried Tsonga -0.8
Feliciano Lopez -1.3
Aslan Karatsev -1.3
Alexander Bublik -3.3
Benoit Paire -4.5
Racchiuso in un numero, Alcaraz è il campione della palla corta. Sei punti ogni mille non sembrano poi tanti ma, invocando il vecchio adagio, i margini nel tennis sono ridotti. Al di fuori dei primi 5 o 10 della classifica, un punto in più su mille vale una posizione. Stelle della luminosità di Alcaraz sono separate da divari più ampi, ma è comunque un modo utile per una migliore comprensione dell’impatto di queste differenze apparentemente minuscole.
Le conseguenze
Nelle mani di un giocatore come Alcaraz, la palla corta diventa un colpo affidabile per vincere punti. Può avere però conseguenze che vanno oltre. La palla corta, come altre tipologie di tattiche tipo il servizio dal basso o il servizio e volée, possono in linea teorica essere giustificate dall’esistenza di un qualche effetto di lungo periodo. Se l’avversario staziona due metri dietro la riga di fondo e lo si vuole in un altro punto, una palla corta gli darà certamente preoccupazioni. Per dirla alla leggera, quantificare quell’effetto è un grande casino. Quanto dura ad esempio l’impatto di una palla corta? Decade a ogni punto successivo? Termina alla fine del game o al cambio di campo successivo? Scompare mai per davvero? Jarry potrebbe giocare la palla corta ogni tanto così da ricordare all’avversario che ne è capace, ma ad Alcaraz non serve nemmeno farlo, perché tutti sanno di doversi sottoporre alle sue palle corte. Probabilmente quindi è nella testa dell’avversario ancora prima di giocare una palla corta in partita. Non c’è una chiarezza incontrovertibile di prove. Circa due terzi delle palle corte sono giocate da chi è al servizio. Ho analizzato l’esito dello scambio nel punto immediatamente dopo quello della palla corta, nel punto due punti dopo la palla corta, e in tutti i punti successivi all’interno dello stesso game. Quando chi è al servizio gioca la palla corta, la percentuale di vittoria di quei punti successivi è inferiore a quella degli altri punti della partita, cioè i punti senza palle corte che ci sono stati dopo un po’ di scambi di quando ha giocato la palla corta.
Situazione %PV
Punto successivo 63.3%
Due punti dopo 62.6%
Stesso game 62.5%
Tutti gli altri 64.2%
Ho il sospetto che l’effetto palla corta (se mai ne esista uno) sia fagocitato da tutti gli altri fattori qui in azione. Tipicamente la palla corta si presenta in scambi più lunghi, che possono affaticare il giocatore al servizio. Il quale potrebbe ricorrere alla palla corta quando non ha più idee, un altro dettaglio a cui potrebbe pensare in preparazione al punto successivo. Sembra che questo funzioni più contro Alcaraz che quando sono altri giocatori a servire.
Situazione %PV
Punto successivo 62.0%
Due punti dopo 62.1%
Stesso game 63.2%
Tutti gli altri 65.0%
La stesse condizioni favorevoli al giocatore alla risposta appaiono anche osservando l’esito del punto quando è proprio lui a cercare la palla corta. Dopo aver visto in numeri precedenti, è complicato affermare che giocare una palla corta determini una maggiore frequenza di vittoria del punto nei punti successivi, ma è senza dubbio un effetto impressionante, specialmente per Alcaraz.
Situazione %PV Alcaraz %PV circuito
Punto successivo 44.0% 38.3%
Due punti dopo 41.8% 37.6%
Stesso game 41.5% 37.9%
Tutti gli altri 40.1% 35.8%
Quale sia il meccanismo al lavoro, va oltre l’assunto “buona palla corta, avversario confuso”. Serve fare più ricerca, e certamente aiuterebbe avere a disposizione dati raccolti con la moviola instantanea (come Hawk-Eye). A prescindere dalle conseguenze (o dalla loro mancanza), le statistiche sostengono la tesi comune che quella di Alcaraz è una palla corta da numero 1 del mondo. Rischia a volte di usarla troppo spesso, e ci sono di sicuro circostanze in cui avrebbe dovuto optare per altre soluzioni. In aggregato però è una tattica che per lui funziona e porta a più successo che chiunque altro abbia ottenuto con la palla corta negli ultimi 10 anni. Analizzare il tennis è difficile, restare ammaliati dal gioco di Alcaraz non lo è per niente. ◼︎

