Pubblicato il 20 ottobre 2022 su TennisAbstract – Traduzione di Edoardo Salvati
A inizio anno, Jeff Sackmann si è imbarcato in un immenso progetto di elaborazione di una classifica dei 128 giocatori e giocatrici più forti di tutti i tempi, ponendosi l’obiettivo di terminare a dicembre 2022. Con una media di più di 2000 parole per singolo profilo, si tratta di una vera e propria enciclopedia di chi è chi nel tennis, dalla sua nascita a oggi. Per limiti di tempo e più evidenti limiti di talento, settesei.it propone una selezione delle figure maggiormente rappresentative per vicinanza d’epoca e notorietà, n.d.t.
Andy Murray [GBR]
Data di nascita: 15 maggio 1987
Carriera: 2005-2024
Gioco: destrimane (rovescio a due mani)
Massima classifica ATP: 1 (7 novembre 2016)
Massima valutazione Elo: 2347 (secondo nel 2017)
Slam in singolo: 3
Titoli ATP in singolo: 46
// // Novembre 29, 2015. Siamo a Gand, in Belgio, dove gli organizzatori hanno costruito un campo in terra rossa all’interno del Flanders Expo. La Gran Bretagna è avanti due a uno nella finale di Coppa Davis. È al servizio David Goffin, sotto due set, 3-5 nel terzo, 30-40. Palla match per Andy Murray, punto della vittoria per la Gran Bretagna per riprendersi la coppa che ha sollevato l’ultima volta 79 anni fa, quando il giocatore di punta era Fred Perry. Nel meraviglioso scambio finale, c’è tutto quello che ha reso Murray un avversario instancabile. Goffin serve al centro e Murray risponde con un dritto profondo centrale. Il suo secondo colpo poi è quasi identico e accompagna Goffin un po’ sul rovescio, posizione dalla quale parte un rovescio incrociato proprio all’angolo. Murray replica con lo stesso colpo. A un altro rovescio di Goffin segue una ribattuta di Murray molto angolata che costringe l’avversario alla difesa. Goffin sistema le cose con un dritto profondo centrale; Murray lo respinge nell’angolo da cui era uscito. Goffin riprende lo scambio incrociato e si defila verso il lato del rovescio. Murray interrompe la sequenza con un morbido colpo tagliato che si ferma al centro del campo. Anche Goffin però non si distrae, prendendo Murray in contropiede con un dritto lungolinea e costringendolo a un taglio difensivo che può ora attaccare. Ma finisce troppo alla sua sinistra, e allora Goffin gira intorno alla palla e lascia andare un dritto a uscire che incrocia il campo e termina ancora sul rovescio di Murray, il quale, pur non essendo completamente sbilanciato, non ha molte opzioni. Riesce a rimandare di forza un rovescio proprio addosso a Goffin, che staziona sul lato del rovescio.
Finalmente per Goffin arriva l’occasione che ha cercato di creare: si sposta con entrambi i piedi in corridoio e scaraventa i suoi quasi 70kg su un dritto lungolinea, facendo esplodere il tifo casalingo. Metà dei giocatori del circuito rimarrebbero a guardare il colpo che scorre via, l’altra metà proverebbe a fare qualcosa senza però combinare molto. Pur non aspettandoselo, Murray rincorre comunque la pallina. Ci arriva a malapena: con uno scatto diagonale che lo spinge ancor più indietro, si allunga e rimanda un dritto tagliato appena al di là della rete. Goffin si trova ora davanti a una comoda conclusione e l’unica cosa che glielo impedisce è la distanza che deve coprire. Deve dare un po’ di effetto al dritto lungolinea, e questo lascia a Murray un mezzo secondo in più per muoversi. Questa volta Murray sa dove deve andare. Appena riprende l’equilibrio, si lancia lungo la linea di fondo nella direzione del secondo quasi vincente di Goffin e quando è un solo veloce aggiustamento gli basta per mettersi in posizione e calibrare un pallonetto di rovescio che sorvola la testa dell’avversario. Goffin fa un timido tentativo ma rinuncia subito, perché il colpo di Murray è intoccabile e atterra comodamente in campo. Game, set, match, vittoria Gran Bretagna. Così gioca Andy Murray.
Il ribattitore
È difficile essere più dettagliati di questo. Già dagli inizi del 2009, Paul Annacone aveva detto che Murray poteva essere il miglior ribattitore sul circuito. Arrivare a una definizione di “ribattitore” richiede uno sforzo letterario elaborato. Il gioco di Murray è infatti anticipazione, inventiva e intelligenza tennistica. Non è scaltro per necessità però. Da un altezza di 193 cm può scagliare servizi fino a 210 km/h. In una partita di Coppa Davis contro Juan Martin del Potro nel 2016, ha servito 35 ace, non proprio solo un ribattitore. Come visto in quel singolo punto contro Goffin, Murray è in grado di tirare qualsiasi colpo praticamente da qualsiasi posizione. Raramente affretta colpi offensivi e gli va bene — alcuni dicono troppo bene, specialmente quando era giovane — aspettare che sia l’avversario a fare la prima mossa. Il pallonetto decisivo per la vittoria della Coppa Davis è arrivato dopo il ventesimo colpo. Uno scambio da infarto contro Novak Djokovic nella finale degli US Open 2012 è durato 54 colpi!
Si fatica a determinare numericamente quanto un giocatore è un ribattitore. Ci sono però un paio di aspetti del gioco difensivo di Murray che siamo in grado di misurare. Primo, la lettura del servizio e degli ace in particolare. Dal 2000, circa il 7% dei punti sul circuito maschile terminano in un colpo. Murray limita gli avversari a circa il 5.5%, ma quando è in giornata produce un impatto ben superiore, basta chiedere a Milos Ranoic, che nella finale di Wimbledon 2016 è riuscito a servire solo 8 ace in tre set. Non so se abbassare di 1.5% la media del circuito suoni sufficientemente impressionante, ma dovrebbe. Ci sono pochissimi giocatori in grado di incidere sulla frequenza di ace: Novak Djokovic si attesta su circa il 6.5% delle sue risposte, Rafael Nadal è proprio al 7%. L’unico che nel corso di diversi anni ha risposto di più è Gael Monfils, anche se forse non è da prendere a riferimento, visto che evita ace principalmente posizionandosi quasi alla fine del campo, vicino ai giudici di linea (quando ci sono). L’altro elemento misurabile è il pallonetto. Giustamente, si attribuisce a Murray il miglior pallonetto in circolazione, specie dopo il ritiro di Lleyton Hewitt. Nelle circa 250 partite del Match Charting Project, la sua media è di cinque pallonetti, più di qualsiasi altro giocatore attuale degno di nota (Bjorn Borg e Mats Wilander ne colpivano di più perché spesso avevano di fronte giocatori di rete). Di quei più di 1200 pallonetti, 71 sono stati vincenti diretti. Su altri 45, l’avversario è riuscito a mettere la racchetta senza però concludere il colpo. Anche qui, non ho idea se siano numeri particolarmente sconvolgenti, ma come con gli ace, la percentuale di punti vinti con il pallonetto mette Murray tra i migliori in assoluto: un pallonetto diretto ogni tre partite e uno vincente ogni due è esattamente in linea con quanto fatto da Hewitt. Ci sono alcuni più giovani, come ad esempio Alejandro Davidovich Fokina, che hanno vinto più punti con il pallonetto negli ultimi due anni, ma è da capire se ci sia qualcuno in grado di sostenere quel ritmo tanto a lungo quanto ha fatto Murray.
Va detto che nessuno di questi due punti di forza produce in automatico grandi benefici sui risultati di un giocatore. Sono chiaramente talenti straordinari, a indicazione di una bravura difensiva che può tradursi in maggiori vantaggi in altri momenti, ma uno o due vincenti con il pallonetto ogni settimana? O un ace evitato a partita, trasformato in uno palleggio che magari non si vince neanche? È vero che nel tennis i margini sono risicati, ma servono spiegazioni ben più esaustive per capire come Murray sia diventato il numero 1 del mondo. Una delle sue caratteristiche distintive è l’abilità di prolungare lo scambio: si riflette poi nei numeri? Torniamo allora al Match Charting Project. Tra gli uomini, su erba o cemento, un colpo non tagliato conclude il punto — con un vincente o un errore forzato indotto — circa il 10.5% delle volte (non considero la terra battuta perché le tattiche sono diverse, non è la superficie su cui Murray ha costruito la reputazione e non abbiamo così tanti dati del suo rendimento). Ci si attende che i migliori alla risposta e nella ribattuta abbassino quella percentuale di conclusione del punto. Non sorprende che Murray limiti gli avversari a solo l’8.3% di vincenti ed errori forzati. Alcuni dei più forti giocatori difensivi, tra cui Djokovic, David Ferrer, Daniil Medvedev e Carlos Alcaraz, sono all’8% o appena sopra, e anche Stan Wawrinka è da quelle parti. Murray non spicca per essere il migliore in assoluto, ma è più forte di circa nove colleghi su dieci (stranamente, chi è avanti in questa categoria, e con ampio margine, è Nikoloz Basilashvili. Se un solido gioco difensivo è la modalità tipica per evitare un vincente, una valida alternativa è scagliare ogni colpo a rimbalzo con tale forza che l’avversario è fortunato se riesce a spostarsi, tantomeno a replicare in angolo). Ci stiamo avvicinando dunque. La differenza tra la media del 10.5% del circuito e l’8.3% significa che Murray cancella quattro o cinque colpi a rimbalzo conclusivi a partita. Questo non significa ottenere lo stesso numero di punti: contro Goffin ad esempio il dritto tagliato in allungo avrebbe potuto mettere l’avversario nella posizione di vincere il punto con il colpo successivo. Dimezziamo e arrotondiamo i numeri di Murray, in modo da avere una stima che l’abilità difensiva da fondo gli regali due punti in più a partita. Diversi anni fa ho calcolato che un punto in più su mille fa guadagnare una posizione in classifica (ai piani alti, il divario è leggermente più ampio). In media, una partita dura 140 punti, quindi la solidità di Murray vale 14 punti aggiuntivi su mille. Nella regola dei punti-posizione classifica, basta solo questa aggiunta a rappresentare la differenza tra un giocatore nei primi 10 e uno fuori dai primi 20.
Quattro o cinque recuperi non sono nulla rispetto a quanto è in grado di fare Murray all’apice della forma. Nella finale degli US Open 2012, ha concesso a Djokovic solo 30 colpi a rimbalzo vincenti e errori forzati indotti. In cinque lunghi e brutali set, è un valore irrisorio. Djokovic normalmente termina lo scambio con circa il 9% dei colpi a rimbalzo. Considerando il numero di colpi di quella partita, un ribattitore meno dotato avrebbe concesso un incredibile numero di 73 vincenti ed errori forzati. In altre parole, Murray ha confinato uno dei giocatori più forti di sempre a meno della metà di colpi a rimbalzo che terminano il punto rispetto a quelli che avrebbe normalmente ottenuto. Tutte le più importanti vittorie di Murray hanno seguito lo stesso andamento. In una normale giornata al lavoro, riduce del 17% l’efficacia dei colpi a rimbalzo avversari che terminano il punto, ma quando si alza la posta, riesce ad andare ben oltre. La tabella mostra le sei finali più prestigiose in carriera, insieme al numero di vincenti ed errori forzati che gli avversari avrebbero pensato di colpire contro un giocatore medio (V+EF Att.), l’effettivo numero concesso da Murray (Effettivo) e la percentuale dei vincenti attesi che ha evitato (Differenza).
Finale Avversario V+EF Att. Effettivo Differenza
2012 Olimpiadi Federer 28 17 40%
2012 US Open Djokovic 73 30 59%
2013 Wimbledon Djokovic 45 30 34%
2016 Wimbledon Raonic 30 16 46%
2016 Olimpiadi del Potro 44 32 28%
2016 Finali di s. Djokovic 25 11 57%
Anche Djokovic ha fatto spesso la stessa cosa in risposta. Nella finale degli Australian Open 2013 ad esempio, ha evitato più della metà dei colpi a rimbalzo che terminano il punto che Murray avrebbe realizzato contro il tipico avversario. La difesa da fondo è stato il fattore decisivo in molti dei 36 scontri diretti. Nella finale degli US Open 2012, Djokovic ha recuperato 32 colpi che un giocatore medio non avrebbe preso, che non è affatto male, ma Murray ne ha salvati 43. Nelle 4 ore e 53 minuti di battaglia, Murray ha vinto 160 punti contro i 155 di Djokovic. Fosse stato impercettibilmente più lento, un attimo più rilassato o un nonnulla meno inventivo, avrebbe dovuto attendere ancora un po’ per mettere le mani sul primo Slam. Pur nella loro eccezionalità, questi numeri non colgono interamente l’essenza che rende Murray un grande giocatore. La tattica ha inizio già prima dell’ingresso in campo, e sposta la bilancia ulteriormente a suo favore. L’avversario sa che molte palle torneranno indietro e la reazione, in alcuni casi, è di rischiare di più. Così ha tentato Roger Federer le prime volte. Nel 2008, sia a Dubai che Madrid, Federer ha avuto più colpi a rimbalzo che terminano il punto del solito, e in pochi sono ci sono riusciti contro Murray. È stato possibile solo grazie a una disposizione offensiva fuori dal normale, in cui ha generato anche più errori non forzati che in media. Murray ha vinto sei delle prime otto partite contro Federer, tra cui le due con un Federer iper-aggressivo. Anche se un avversario si presenta con una strategia intaccabile, Murray ha la capacità di farla deragliare. Andy Roddick ha definito il gioco di Murray “confondi e conquista”, e questo quando Murray era ventenne. La faretra di Murray ha qualsiasi tipo di freccia, da colpi a effetto che tracciano un arco ben sopra la rete a staffilate che la rasentano. Fa frequente uso del colpo tagliato, che aiuta a mascherare una palla corta velenosa. Più lo scambio si allunga, più tempo ha per battere mentalmente l’avversario.
Quartetto di racchette
Oh, e la bravura a rete, sempre secondo Annacone, è tra le più sottovalutate del circuito. Nel percorso che ha portato alla Coppa Davis 2015, Murray ha vinto tre partite in coppia con il fratello Jamie Murray, e ha vinto anche una medaglia d’argento alle olimpiadi nel doppio misto. Complessivamente, la dotazione tennistica di Murray lo rende uno dei più frustranti contro cui servire. Tra i giocatori del periodo più recente, solo Djokovic è altrettanto efficace nel combinare risposte così potenti a neutralizzazione del servizio nella prosecuzione dello scambio. Contro Murray, ha dichiarato del Potro alle olimpiadi di Rio 2016, non sai mai se riuscirai a tenere il servizio. Andava bene anche detto diversamente: puoi stare certo che non terrai sempre il servizio. Solo in quella finale, Murray ha trasformato nove palle break e nel 2016 ha strappato il servizio almeno una volta in tutte le 87 partite che ha giocato. È una striscia durata quasi due anni interi raggiungendo 136 partite, la sesta più lunga dal 1991, quando l’ATP ha iniziato a raccogliere dati sulle palle break. Solo Hewitt, Nikolay Davydenko, Andre Agassi e Nadal (due volte) hanno vinto game alla risposta in così tante partite di fila.
Mi chiedo se future generazioni di appassionati riconosceranno quanto Murray sia stato dominante durante il quasi decennio di sua massima espressione. Tre Slam totali lo confinano alle parti basse della classifica dei possessori di Slam, e anche il tifoso più sfegatato tende a considerarlo meno forte di giocatori di più deboli epoche precedenti. Quando ha iniziato a imporsi tra l’élite dello sport, ha dovuto lottare perché gli venisse riconosciuto spazio accanto ai Grandi Tre in Federer, Nadal e Djokovic. Gli infortuni lo hanno adesso relegato a un ruolo di non protagonista e quindi, ancora una volta, la conversazione non è su di lui ma sui Grandi Tre. Siamo entrati in una nuova era, e Murray non merita di essere associato a vincitori di almeno 20 Slam. Escludetelo a vostro rischio e pericolo: è stato più bravo è più prematuro di quanto si pensi. È entrato tra i primi tre delle mie valutazioni Elo nel 2008, precedendo Djokovic. Anche nel 2009 è finito terzo, spingendo fuori Nadal e finendo la stagione a solo qualche manciata di punti dal primo posto di Federer. Non ha reso bene negli Slam, ma è stato una minaccia continua in tutti gli altri tornei. Nel 2008 e nel 2009 ha battuto ciascuno dei Tre Grandi raccogliendo dieci vittorie a sorpresa nell’arco di due anni. Quando, nel 2011 e 2012, è sceso al quarto posto, è comunque rimasto vicino al numero 1 (in termini di valutazioni Elo) più di quanto il numero 5 non gli fosse vicino. Avessi applicato l’algoritmo alla base della serie I 128 del tennis alla fine del 2012, Murray, a 25 anni, avrebbe meritato un posto tra i primi 100 giocatori del secolo scorso.
I titoli a Wimbledon, la finale al Roland Garros, la seconda medaglia d’oro alle olimpiadi, le 41 settimane al numero 1: tutto quello che Murray ha ottenuto dal 2013 al 2017 è servito a consolidare la sua reputazione dopo la vittoria del primo Slam nel 2012. Quella dei Grandi Tre è una definizione utile per identificare i migliori in assoluto di sempre, ma se ci riferiamo al periodo storico in cui hanno giocato, allora l’unico raggruppamento logico sono i Fantastici Quattro. Murray sarà sempre il meno acclamato del quartetto ma, come Djokovic sarebbe lesto a dire — cercando di riprendere fiato dopo cinque ore di tennis a mille — Murray non era così distante quanto si potesse pensare. ◼︎

