La probabilità di doppi decisivi nella nuova Coppa Davis

di Jeff Sackmann // TennisAbstract

Pubblicato il 28 novembre 2019 – Traduzione di Edoardo Salvati

Nel nuovo formato della Coppa Davis, ci sono tre partite per ogni sfida tra nazioni, due di singolare e una di doppio. Si giocano per primi i singolari, rendendo quindi possibile che il doppio perda di valore, cioè sia irrilevante ai fini del risultato finale. 

Gli organizzatori delle Finali di Coppa Davis hanno provato a dare più peso al doppio, utilizzando criteri di spareggio (basati sul numero di set e game vinti) per determinare chi, durante la fase a gironi, si qualifica per quella a eliminazione diretta. Se è servito a mantenere interesse iniziale per i doppi irrilevanti, verso la fine dei gironi le squadre matematicamente qualificate non hanno avuto alcun incentivo a giocare il doppio.

In questo modo il Canada ha regalato il punto agli Stati Uniti con un ritiro pre-partita e l’Australia si è ritirata dopo un solo game giocato. Probabilmente era inevitabile, ma non è di certo auspicabile. Si presume che qualunque appassionato di tennis ne desideri sempre di più, e partite interrotte o non giocate potrebbero gettare scompiglio per lo spareggio.  

Sono molti i modi possibili per un ripensamento dell’evento, talmente tanti che evito di approfondirli in questa sede. Siccome i doppi irrilevanti sono inevitabili, vorrei invece analizzare quanto spesso dovremmo aspettarci che si verificano e, considerando che si verificheranno, se effettivamente è un aspetto che mette il doppio in secondo piano rispetto al singolare. 

Doppi ancora vivi

Lo spunto arriva da una domanda per il podcast della settimana scorsa:

La scelta più estrema riguardo ai doppi irrilevanti è semplicemente quella di non giocarli del tutto. Se si optasse per questa soluzione, a quanti doppi assisteremmo? Nelle Finali di Davis Cup a Madrid, ci sono state 25 sfide: 18 nella fase a gironi e 7 in quella a eliminazione diretta. In 12 sfide il doppio è stato determinante: 7 nelle 18 sfide dei gironi e 5 nelle 7 sfide dell’eliminazione diretta. Sulla base della metodologia proposta nel tweet, è all’incirca quanto ci saremmo attesi che accadesse. In media (per entrambe le fasi), una sfida aveva il 43% di arrivare al doppio decisivo, lasciando intendere che 11 partite di doppio sarebbero state importanti. 

La tabella elenca le 25 sfide, insieme alla probabilità di una vittoria a testa nelle prime due partite di singolare. L’ultima colonna indica se il doppio è stato decisivo. Le valutazioni Elo non sono state particolarmente efficaci nel predire quale sfida avrebbe portato a un doppio decisivo, anche se forniscono una buona stima di quanto spesso il doppio farebbe la differenza.

Sfida                 Prob. doppio   Giocato? 
Semi: GBR vs ESP      56.2%          SI  
Quarti: SRB vs RUS    54.3%          SI  
Semi: RUS vs CAN      53.3%          SI  
RR: FRA vs SRB        52.5%          NO  
RR: ARG vs GER        51.6%          NO  
RR: USA vs CAN        51.4%          NO  
RR: ITA vs CAN        50.0%          NO  
Quarti: GBR vs GER    50.0%          NO  
RR: GBR vs KAZ        49.8%          SI  
RR: ESP vs RUS        49.4%          SI  
Quarti: AUS vs CAN    49.4%          SI  
RR: USA vs ITA        48.7%          SI  
RR: BEL vs AUS        46.1%          NO  
RR: KAZ vs NED        46.0%          SI  
RR: CRO vs RUS        45.7%          NO  
RR: GER vs CHI        44.2%          SI  
RR: ARG vs CHI        43.6%          NO  
RR: FRA vs JPN        43.4%          SI  
Finale: CAN vs ESP    40.8%          NO  
RR: GBR vs NED        37.5%          SI  
RR: BEL vs COL        36.2%          NO  
Quarti: ARG vs ESP    34.6%          SI  
RR: SRB vs JPN        26.1%          NO  
RR: AUS vs COL        10.4%          NO  
RR: CRO vs ESP        7.3%           NO

Solo in pochi casi la vittoria in entrambi i singolari era quasi garantita. Anche in presenza di un tabellone molto lungo di 18 squadre, la maggior parte delle rappresentative è riuscita a schierare due solidi giocatori di singolare, e solo poche avevano il lusso di più di un giocatore di élite. 

Dieci anni di storia

Non si è trattato di pura casualità. Ho verificato tutte le sfide del World Group di Coppa Davis (tralasciando i playoff) dal 2010 al 2018 per identificare i due giocatori migliori di ciascuna squadra. Attraverso le loro valutazioni Elo al momento della partita e declinate sul nuovo formato al meglio dei tre set (anziché al meglio dei cinque), ho stimato quanto spesso saremmo di fronte a un doppio decisivo. In quelle 135 sfide, la probabilità media di un doppio decisivo è del 41%, di poco inferiore alla frequenza dell’edizione appena terminata. Escludendo un radicale rovesciamento gerarchico nella geografia del tennis mondiale, abbiamo una valida approssimazione di quanto frequentemente una squadra vince le prime due partite nel nuovo formato della Coppa Davis.

Quanto conta il doppio?

Quando il doppio ha un valore, è decisamente rilevante. Ogni partita di singolare ha la capacità di incidere in modo sostanziale sulla probabilità di ciascuna squadra di vincere la sfida, ma se il doppio entra in gioco, ha un’incidenza totale. Pensiamone in termini di leva, un concetto che solitamente applico a cambiamenti di punteggio durante la partita. Ipotizziamo due squadre equamente competitive e consideriamo la probabilità di vittoria in ogni passaggio del processo. Ogni squadra ha il 50% di probabilità di vincere ogni partita della sfida, che significa:

  • ogni squadra ha il 50% di probabilità di vincere la sfida
  • la squadra che vince la prima partita avrà il 75% di probabilità di vincere la sfida
  • in caso di parità dopo le prime due partite, ogni squadra avrà ancora una volta il 50% di probabilità di vincere la sfida.  

Prendiamo ora la leva di ciascuna partita dalla prospettiva della squadra A:

  • se vince la prima partita, la probabilità di vincere la sfida sale al 75%, altrimenti scende al 25%. Si tratta di un valore di leva del 75% – 25% = 50%
  • supponiamo che vinca la prima partita. Se vince anche la seconda, vince la sfida, una probabilità cioè del 100%. Se perde, scende al 50%. Di nuovo, è un valore di leva del 100% – 50% = 50% (se perde la prima partita, i calcoli sono identici, solo con probabilità del 50% e 0% invece di 100% e 50%) 
  • in presenza di un doppio decisivo, le probabilità all’inizio della partita di vincere la sfida sono del 50%. Con la vittoria del doppio, la probabilità raggiunge il 100%. Perdendo il doppio, la probabilità diventa dello 0%. È un valore di leva del 100% – 0% = 100%.  

Teoria e realtà

Potreste pensare che sia un ragionamento eccessivamente formale e convoluto, ed è difficile darvi torto. Il punto è che, con due squadre equivalenti, il doppio diventa due volte più decisivo. In molti altri sport succede che vi siano giocatori che non vengono coinvolti in tutte le fasi di gioco, subentrando nei momenti critici. Nel baseball ad esempio, con alcuni lanciatori chiamati a chiudere la partita solo in situazioni molto equilibrate. Oppure i kicker nella NFL, che partecipano a poche azioni della partita, ma con la possibilità di segnare molti punti. 

Per i parametri del mio campione d’indagine, il doppio avrà rilevanza esattamente il 50% delle volte, ed è due volte più importante di ognuna delle partite di singolare. Non funziona proprio così nel mondo reale, visto che il doppio è decisivo poco più del 40% delle volte. Però, quando poi il doppio diventa decisivo, ha sempre conseguenze da tutto o niente. Detto altrimenti, ha un valore di leva del 100%. 

Sono d’accordo nel non giocare i doppi irrilevanti. Non sarebbe una decisione che incontra il favore dei doppisti, e temo scatenerebbe le ire dei puristi della Davis. Pensando però alla posta in gioco, la reazione sarebbe più mitigata. In una formula da 16 o 18 squadre, l’equilibrio è sufficientemente distribuito da rendere necessario il doppio quasi nella metà delle volte. E quando si gioca il doppio, gli spesso dimenticati specialisti si trovano in una partita che è, letteralmente!, due volte più decisiva dei singolari che generano il massimo seguito di pubblico.  

The Likelihood of Live Doubles Rubber in the New Davis Cup

Unicorni nel circuito femminile

di Stephanie Kovalchik // StatsOnTheT

Pubblicato il 12 luglio 2019 – Traduzione di Edoardo Salvati

Con l’avvio della trasferta nordamericana di preparazione agli US Open, Ashleigh Barty si presenta nella parte conclusiva del calendario con la valutazione più alta del circuito femminile in singolo e in doppio. Solo Serena Williams, negli ultimi dieci anni, ha mostrato un dominio simultaneo di questa portata in entrambe le specialità.

Il ritorno al vertice di Simona Halep con la vittoria a Wimbledon contro Williams e la conferma del titolo di Novak Djokovic contro Roger Federer, oltre alla semifinale tra Federer e Rafael Nadal, sono temi molto rilevanti, ma continuo a desiderare qualcosa di veramente diverso che metta in discussione l’ordine precostituito del tennis.

Il nuovo che avanza?

L’ascesa di Barty al primo posto della classifica e l’incredibile parabola di Coco Gauff a Wimbledon sono gli esempi più recenti di nuovo che avanza. Possiamo attenderci simili dinamiche per il proseguo della stagione? In cerca di una risposta, ho analizzato le classifiche più recenti delle valutazioni specifiche per il cemento, utilizzando la variazione del margine di vittoria associata alle valutazioni Elo (argomento di cui ho parlato più tecnicamente alla conferenza Mathsport International ad Atene)

Ho ipotizzato che le valutazioni del doppio vengano generate da partite di singolare contro ciascuna avversaria di doppio. Riconosco che è un calcolo un po’ strano, ma penso fornisca comunque una misurazione ragionevole della bravura relativa sulla base delle sole partite di doppio.
L’immagine 1 riepiloga le prime 10 giocatrici di singolare e doppio secondo questo criterio. Cosa si nota?

IMMAGINE 1 – Elenco delle prime 10 giocatrici di singolare e doppio sulla base del margine di vittoria Elo

Mi colpisce la presenza di Barty al primo posto anche nel doppio. Ho pensato quindi che sia un evento raro, vista l’abitudine delle giocatrici di vertice di concentrarsi quasi esclusivamente sul singolare, almeno negli ultimi anni. Mi viene in mente il termine “unicorno” e come sia diventato l’appellativo di riferimento per le start up che raggiungono una valutazione superiore al miliardo di dollari.

Ho trovato degli unicorni nel tennis?

Per verificare la rarità di una contestuale presenza al vertice di singolare e doppio nel tennis femminile moderno, ho considerato il margine di vittoria associato alle valutazioni Elo di tutte le superfici raggiunto da ciascuna giocatrice in singolare e in doppio per ogni anno dal 2003. Ho classificato le giocatrici sulla base della miglior valutazione stagionale e raggruppato le prime 5 per ogni stagione in singolare e in doppio. Ho determinato un numero minimo di 8 partite in doppio per un dato anno, in modo da creare una casistica ampia a sufficienza da ricomprendere singolariste di buon livello che giocano in doppio solo negli Slam ma riescono a superare il primo turno abbastanza spesso.

In poco più di 15 anni, solo 7 giocatrici hanno raggiunto il vertice in singolare e in doppio nella stessa stagione. E solo Serena, oltre a Barty, è arrivata in cima in entrambe le specialità in un qualsiasi momento della carriera. Se avessi potuto procedere a ritroso ancora per qualche anno, è probabile che anche Venus Williams e Lindsay Davenport sarebbero entrate nell’elenco. E, ancora più indietro, Martina Navratilova sarebbe stata un chiaro esempio di unicorno dei primi anni della WTA, un periodo in cui essere forti in singolare e in doppio era forse più frequente.

La rarità di Barty

Tornando ai tempi nostri, mi convinco sempre più che Barty sia una giocatrice speciale. La media di 2467 della sua valutazione massima, sulla base del rendimento alla settimana del 12 luglio 2019, è superata solo dalle stagioni 2009-2010 e 2012-2013 di Serena. Va detto che se Barty è al momento la giocatrice di doppio più forte sul cemento, spetta a Timea Babos la valutazione più alta su tutte le superfici.

IMMAGINE 2 – Giocatrici al vertice del singolare e del doppio nel periodo dal 2003 al 2019

È interessante anche come, dopo il 2010, Victoria Azarenka (di cui Barty è stata compagna di doppio più volte quest’anno) sia l’unica altra giocatrice a raggiungere lo status di unicorno. E delle restanti quattro — Davenport, Dinara Safina, Kim Clijsters e Venus Williams — solo Venus e Safina ci sono riuscite negli ultimi 15 anni.

Senza Serena e Barty, sarebbero state poche le circostanze per la WTA di osservare le più forti singolariste darsi da fare anche in doppio. È un richiamo a quanto i circuiti maschile e femminile sembrino in realtà una raccolta di sotto-circuiti diversi, con alcuni che giocano solo il singolare, alcuni solo il doppio e gli altri un po’ in uno e un po’ nell’altro.

Servono altre condizioni per il successo del doppio

È già di per sé abbastanza curioso che Barty sia diventata la numero 1 in singolare evitando di trattare il doppio come una sorta di sessione di allenamento. Il fatto che questo sia accaduto in un momento in cui il doppio sta generando grande eco, lo rende ancora più avvincente. Alcune delle soddisfazioni maggiori in doppio nel 2019 sono arrivate dal ritorno in campo di Andy Murray al Queens e dal debutto della coppia Murray-Serena nel misto a Wimbledon. Se si pensa anche all’entusiasmo del confronto tra Roger Federer e Serena in doppio alla Hopman Cup, si è portati a credere che il 2019 sia l’anno del doppio.

La triste realtà è che si lega il successo del doppio in larga parte al quasi ritiro in singolare di Murray. E non sono queste le circostanze di cui c’è bisogno perché un giocatore di vertice in singolare si dedichi più spesso al doppio. Però, con la Hopman Cup dal futuro incerto e ulteriori tornei in singolare e di squadra che cercano di farsi strada in calendario, il tennis non lascia troppe opzioni ai giocatori. Già ne si vedono le conseguenze su Barty, costretta al ritiro negli ultimi due tornei di doppio.

Se si trovasse un modo di appoggiare i giocatori e le giocatrici che più promettono di eccellere in singolare e in doppio, gli unicorni nel tennis non sarebbero poi così rari.

Unicorns of the WTA

Il divario tra uomini e donne nel doppio misto

di Jeff Sackmann // TennisAbstract

Pubblicato l’1 febbraio 2019 – Traduzione di Edoardo Salvati

Per lungo tempo, il doppio ha rappresentato una sorta di frontiera invalicabile dell’analisi statistica sul tennis professionistico. Almeno in parte, è una disciplina che genera seguito per motivi affini a quelli di tutti gli sport di squadra, cioè il fatto che l’apporto alla vittoria può arrivare da un giocatore o dalla combinazione di entrambi. Da un punto di vista analitico, siamo di fronte a un interrogativo.

Si riesce a isolare con precisione il contributo di ciascun componente della coppia?

Ci ho provato con le mie valutazioni Elo per il doppio (D-Lo), ma è un metodo che si basa sul cambio di compagno da parte dei giocatori. Dal semplice risultato non è possibile capire quanto ciascuna metà ha portato alla coppia. Come sempre, il problema nasce da una scarsa disponibilità di dati. Per conoscere il valore da assegnare al singolo giocatore, dobbiamo sapere come ha giocato, anche nell’immediatezza degli ace, doppi falli, vincenti ed errori.

Per molte partite di doppio, i circuiti maschile e femminile pubblicano dati della partita, senza però una distinzione per specifico giocatore. Sapere che i fratelli Bryan hanno servito 12 ace non dice nulla su quanti siano stati quelli di Bob Bryan o quelli di Mike Bryan. I siti dei tornei Slam hanno aggiunto più informazioni, fornendo spesso dati punto per punto di alcune partite, sempre però nella limitazione già osservata: non c’è separazione nel contributo dei giocatori.

Ora però le cose sono cambiate! Per l’edizione 2019, il sito degli Australian Open ha specificato il giocatore al servizio per ogni punto di una partita di doppio (senza identificare il giocatore alla risposta, ma…accontentiamoci di quello che viene..). Si aprono quindi nuovi scenari di analisi.

Non c’è la i in misto

Il punto di partenza più naturale è il doppio misto, una disciplina che, per mancanza di dati, è stata quasi interamente ignorata dagli analisti. Eppure, sembra che tutti vi rivolgano per lo più moderata attenzione, o perché è un passatempo diffuso, o perché le differenze tra sessi nello sport sono intrinsecamente affascinanti. Per la presenza contemporanea di stili e capacità di gioco diversi tra loro, il doppio misto presenta enigmi tattici che si discostano da quelli classici di partite con protagonisti dello stesso genere.

Iniziamo dalle basi. Ci sono solo 32 coppie nel tabellone di doppio misto di uno Slam. È possibile quindi ampliare il campione di dati registrando manualmente i giocatori alla risposta e il lato del campo (grazie a Chapel Heel per il prezioso aiuto). Abbiamo quindi il sesso dei giocatori e giocatrici al servizio e alla risposta per più di 3000 punti. La tabella mostra diverse voci aggregate: le medie complessive del doppio misto, il rendimento tipico per giocatori e giocatrici al servizio e le frequenze per giocatori e giocatrici alla risposta, tra cui punti vinti al servizio (PVS), percentuali di prime in campo e velocità media della prima di servizio.

Sottoinsieme    Tenuto PVR    Prima  Media prima   
Media 76.0% 63.3% 66.2% 103.1
Uomo servizio 78.6% 65.1% 65.0% 110.2
Donna servizio 72.4% 61.3% 67.6% 94.9
Uomo risposta - 60.4% 64.6% 103.5
Donna risposta - 65.9% 67.6% 102.8

Mi ha un po’ sorpreso vedere un divario così ridotto al servizio tra uomini e donne. Nel doppio maschile degli Australian Open 2019, i giocatori al servizio hanno vinto il 67.8% dei punti, mentre nel doppio femminile la percentuale è stata del 58.5%. L’insieme dei giocatori è molto simile, ma nel doppio misto gli uomini hanno vinto meno punti al servizio e le donne più punti al servizio.

Anche il sesso di chi è a rete è un fattore chiave

Forse scopriamo dettagli nascosti con un’analisi più specifica, come mostrato nella tabella.

Servizio  Risposta  PVS     Prima  Media prima   
Uomo Uomo 61.7% 63.5% 111.0
Uomo Donna 68.1% 66.3% 109.5
Donna Uomo 58.9% 66.0% 94.6
Donna Donna 63.3% 69.0% 95.1

La tattica sembra variare in parte in funzione del sesso di chi è alla risposta. Giocatori e giocatrici servono un numero maggiore di prime in presenza di una giocatrice alla risposta. Però la velocità della prima di servizio non varia di molto.

Questo fa pensare che la riluttanza a servire di potenza contro le giocatrici mostrata da David Marrero sia inusuale. Marrero si è messo in una situazione decisamente scomoda per aver probabilmente truccato una partita di doppio misto agli Australian Open 2016 ed espresso successivamente opinioni discutibili su partite tra giocatori di sesso diverso.

È interessante come emergano nella tabella le medie in partite di doppio dello stesso sesso. Quando nel doppio misto un giocatore serve contro una giocatrice, vince il 68.1% dei punti, quasi esattamente la stessa frequenza di punti vinti al servizio nel doppio maschile. Quanto invece è una giocatrice a servire contro un giocatore, la percentuale di punti vinti è del 58.9%, appena più alta della frequenza tipica di punti vinti al servizio nel doppio femminile. Questo suggerisce che oltre all’importanza della combinazione tra chi serve e chi riceve, anche il sesso di chi è a rete è un fattore chiave.

Fate attenzione a Melichar

Protremmo saperne di più dai risultati del singolo giocatore o giocatrice contro ciascun sesso, ma in un torneo con partite senza punti ai vantaggi e il terzo set al super-tiebreak non ricaviamo molti dati su molti giocatori. Tante metà delle coppie che hanno perso al primo turno hanno servito solo 20-25 punti ciascuno. Dei finalisti, John Patrick Smith ha avuto il divario fra sessi più ampio, vincendo il 54.9% dei punti al servizio contro i giocatori e il 74.4% contro le giocatrici. La sua avversaria Barbora Krejcikova ha ottenuto un rendimento simile, vincendo il 59.6% dei punti al servizio contro i giocatori e il 73.0% contro le giocatrici. Per entrambi i loro compagni, Astra Sharma e Rajeev Ram, il divario è stato solo di qualche punto percentuale.

Per la durata del torneo, Sharma è stata la migliore di quattro al servizio, vincendo il 69.7% dei punti totali al servizio contro il 69.0% di Ram. Nessuno dei due però si è avvicinato alla semifinalista Nicole Melichar, che ha vinto un incredibile 78.4% di punti al servizio, facendo meglio anche del compagno Bruno Soares, che si è fermato al 77.7%. Sembrano aver fatto la differenza proprio come coppia, visto che Melichar ha vinto solo il 72.6% dei punti al servizio nelle tre partite di doppio femminile e Soares solo il 70.2% fino ai quarti di finale, in coppia con Jamie Murray.

Conclusioni

Cercare di capire cosa stia effettivamente succedendo è il primo passo nell’analisi di qualsiasi evento sportivo. Nel caso del doppio misto, si tratta in buona parte di farsi un’idea della differenza tra sessi sia al servizio e alla risposta. Purtroppo la quantità di informazioni a disposizione resta davvero ridotta, abbiamo ora appena 31 partite con l’indicazione di chi è al servizio e alla risposta in ogni punto. La prossima volta che vi capita di guardare una partita di doppio misto però, sarete molto più preparati sulle dinamiche di gioco e su che tipo di prestazioni vale la pena approfondire.

Unmixing the Gender Gap in Mixed Doubles

Jurgen Melzer e i singolaristi che s’interessano anche del doppio

di Peter Wetz // TennisAbstract

Pubblicato il 13 novembre 2018 – Traduzione di Edoardo Salvati

Qualche settimana fa, Jurgen Melzer ha giocato l’ultimo torneo di singolare della carriera tra le mura amiche dell’Erste Bank Open di Vienna. Per via di una bassa classifica a cui hanno contribuito infortuni e risultati mediocri dal rientro, ha dovuto usufruire di una wild card. Il sorteggio lo ha messo subito al primo turno contro Milos Raonic. Allibratori e tifosi davano quasi per certa la sconfitta di Melzer.

Al vertice in singolo e in doppio

Di fronte a uno stadio gremito (almeno per gli standard di un lunedì di competizioni), le cose sono andate diversamente. Melzer ha vinto in due set e si è garantito un secondo turno contro Kevin Anderson. Quella partita però non ha mai avuto luogo, visto che un’improvvisa gastrite ha costretto Melzer al ritiro. Per quanto strano a dirsi, significa che Melzer ha abbandonato il tennis professionistico senza aver perso l’ultima partita di singolare, un’impresa di cui pochi giocatori possono vantarsi.

Un altro aspetto eccezionale della carriera di Melzer è che è uno degli ultimi giocatori ad aver raggiunto un livello di vertice sia in singolo che in doppio. Per darne evidenza, analizziamo la classifica massima mai ottenuta in singolo (MaxCS) e in doppio (MaxCD) di giocatori tra i primi 10 in singolo che si sono recentemente ritirati [1].

La tabella elenca la classifica massima di ciascun giocatore in entrambe le categorie, in ordine cronologico rispetto alla data della massima classifica in singolo.

Giocatore	MaxCS   Data	   MaxCD   Data 
Srichaphan	9	05.2003	   79	   09.2003
Ferrero	        1	09.2003	   198	   02.2003
Roddick		1	11.2003	   50	   01.2010
Schuettler	5	04.2004	   40	   07.2005
Coria		3	05.2004	   183	   03.2004
Massu		9	09.2004	   31	   07.2005
Johansson	9	02.2005	   108	   09.2005
Gaudio		5	04.2005	   78	   06.2004
Canas		8	06.2005	   47	   07.2002
Puerta		9	08.2005	   68	   08.1999
Nalbandian	3	03.2006	   105	   10.2009
Ljubicic	3	05.2006	   70	   05.2005
Ancic		7	07.2006	   47	   06.2004
Stepanek	8       07.2006	   4	   11.2012
Davydenko	3	11.2006	   31	   06.2005
Blake		4	11.2006	   31	   03.2003
Gonzalez	5	01.2007	   25	   07.2005
Soderling	4	11.2010	   109	   05.2009
J. Melzer       8       01.2011    6       10.2010
Almagro		9	05.2011	   48	   13.2011
Fish		7	08.2011	   14	   07.2009
Tipsarevic	8	04.2012	   46	   04.2011
Monaco		10	07.2012	   41	   01.2009

I giocatori che entrano tra i primi 10 in singolo raramente arrivano al vertice della classifica di doppio. Ci sono ovviamente molteplici ragioni, tra le altre il calendario (un’intera stagione di singolo può essere estenuante) o la bravura (se si è forti in singolo non necessariamente lo si è in doppio).

Il fatto che la miglior classifica in doppio dei Fantastici Quattro è quella di Roger Federer al 24esimo posto nel 2003 sottolinea ulteriormente che i migliori preferiscono occuparsi di altro che rifinire la loro tecnica nel gioco di volo.

Come si può evincere, Melzer è uno degli ultimi rappresentanti di quella stirpe di giocatori che, da un punto di vista della classifica, hanno raggiunto la cima sia in singolo che in doppio. La tabella che segue elenca i giocatori che sono entrati nei primi 10 in entrambe le classifiche, in ordine cronologico rispetto alla data della massima classifica in doppio a partire dal 1990.

Giocatore    CS   Data	    CD   Data
Korda	     2	  02.1998   10	 06.1990
Stich	     2	  11.1993   9	 03.1991
Rosset	     9	  09.1995   8	 11.1992
Kafelnikov   1	  05.1999   4	 03.1998
Rafter	     1	  07.1999   6	 02.1999
Ferreira     6	  05.1995   9	 03.2001
Novak	     5	  10.2002   6	 07.2001
Bjorkman     4	  11.1997   1	 07.2001
Clement	     10	  04.2001   8	 01.2008
J. Melzer    8	  04.2011   6	 10.2010
Stepanek     8	  07.2006   4	 11.2012
Verdasco*    7	  04.2009   8	 11.2013
Sock*	     8	  11.2017   2	 09.2018

*Strisce in corso di giocatori in attività

Una specie in via d’estinzione

Dal 1990, sono solo 13 i giocatori nei primi 10 di entrambe le classifiche. L’ultimo numero 1 con una classifica di doppio tra i primi 10 è stato Patrick Rafter. Al momento, ci sono solamente due giocatori in attività parte di questo gruppo. Come più volte rimarcato su HeavyTopspin, l’abilità di Jack Sock in doppio rimane un’eccezione, non importa da quale angolazione la si consideri.

E l’intervallo trascorso dal massimo in classifica di singolo e doppio per Fernando Verdasco lascia chiaramente intendere che si è di fronte a due fasi ben distinte della sua carriera. Da cui scaturisce la domanda finale: quali giocatori sono riusciti a conservare un posto nei primi 10 delle due classifiche contemporaneamente?

La tabella mostra per ciascun giocatore le settimane trascorse nei primi 10 in singolo (settS), le settimane trascorse nei primi 10 in doppio (settD) e le settimane trascorse in entrambe le classifiche nello stesso momento (settS+D), in ordine cronologico rispetto alla data della massima classifica in doppio.

Giocatore    settS   settD   settS+D   Data CD
J. Mcenroe   208     96	     74	       01.1983
Cash	     89	     14	     5	       08.1984
Jarryd	     82	     379     78	       08.1985
Wilander     227     72	     72	       10.1985
Edberg	     452     122     117       06.1986
Forget	     79      119     5	       08.1986
Noah	     157     87	     84	       08.1986
Gomez	     143     62	     31	       09.1986
Becker	     530     21	     21	       09.1986
Nystrom	     72	     57	     33	       11.1986
Mecir	     109     19	     19	       03.1988
Sanchez	     57	     138     44	       04.1989
Hlasek	     37	     132     10	       11.1989
Kafelnikov   388     157     148       03.1998
Rafter	     156     33	     26	       02.1999
Bjorkman     43	     462     29	       07.2001
J. Melzer    14	     50	     14	       09.2010

Con il ritiro di Melzer, non ci sono più giocatori in attività a essere contestualmente classificati nei primi 10 in singolo e in doppio. In altre parole, Melzer è l’ultimo giocatore ad comparire tra i primi 10 in singolo e in doppio nella stessa settimana.

Negli ultimi 18 anni ci è riuscito solamente Jonas Bjorkman, così come negli anni ’90 solo Rafter e Yevgeny Kafelnikov. Bisogna tornare indietro di quattro decadi per trovare più nomi.

Pur non traendo grandi conclusioni analitiche, possiamo osservare che giocatori capaci di eccellere sul campo da soli e con accanto un compagno stanno diventando una specie in via di estinzione. Il tempo in cui questo è successo simultaneamente appartiene ormai alla storia.

Note:

[1] Sono stati considerati i giocatori non più in attività perché la loro classifica massima non è soggetta a cambiamenti.

Jürgen Melzer and Singles Players Who Care About Doubles

Jack Sock, di nuovo re del doppio

di Jeff Sackmann // TennisAbstract

Pubblicato il 17 settembre 2018 – Traduzione di Edoardo Salvati

Due anni fa circa ho scritto un articolo per FiveThirtyEight in cui introducevo il concetto di D-Lo, un metodo di valutazione per i giocatori di doppio simile al sistema Elo per i singolaristi. Jack Sock era risultato il miglior giocatore sul circuito maschile, conquistando la prima posizione a ottobre 2016 e mantenendola per quasi nove mesi, pur non giocando molte partite di doppio. Un paio di sconfitte a Washington e al Canada Masters nel 2017 gli hanno fatto perdere posizioni, fino alla numero otto dopo gli US Open e poi alla quattordici prima degli Australian Open 2018.

Sock di nuovo in cima alla classifica D-Lo

Pur preferendo il singolo, Sock si è catapultato di nuovo in testa, facendo coppia con John Isner nella vittoria a Indian Wells e poi trionfando con Mike Bryan (al posto dell’infortunato gemello Bob Bryan) a Wimbledon e agli US Open 2018. Tranne per la settimana immediatamente successiva a Indian Wells, Sock è al comando della classifica D-Lo per la prima volta in più di un anno. La tabella elenca gli attuali primi 10 e le rispettive valutazioni D-Lo.

Class.  Giocatore   D-Lo  
1       Sock        1949  
2       B. Bryan    1930  
3       M. Bryan    1917  
4       Herbert     1906  
5       Mahut       1893  
6       Murray      1886  
7       Soares      1883  
8       Marach      1867  
9       Farah       1863  
10      Mektic      1863

Al secondo posto troviamo effettivamente l’infortunato Bob, di cui parlo a breve.

Il Sistema D-Lo

Prima un ripasso veloce del sistema D-Lo, che funziona praticamente come l’algoritmo standard del sistema Elo, con cui i giocatori guadagnano punti vincendo e ne perdono con le sconfitte, sulla base della bravura dell’avversario e delle informazioni sul suo rendimento passato già incorporate nel calcolo.

Una vittoria a sorpresa assegna più punti di una vittoria contro un giocatore dello stesso livello, e per i giocatori con un numero minore di partite a sistema, l’effetto di ogni nuova partita è maggiore. Per questo motivo Sock ha ottenuto più punti di Mike per le dodici vittorie negli ultimi due Slam, perché si conosceva relativamente meno sul suo rendimento in doppio prima di quei tornei.

D-Lo ipotizza che la bravura di ciascuna coppia equivalga alla media dei due giocatori. Se una coppia vince, ciascuno dei giocatori guadagna punti, ma con un accorgimento: se i due giocatori partono da una valutazione diversa, quella di ciascuno si muove leggermente verso la media delle due. Questo perché è impossibile separare il contributo alla vittoria di uno e dell’altro.

Dopo più o meno un anno di partite insieme, la valutazione dei due giocatori si avvicina alla metà. Pur essendo un sistema imperfetto, riesce a pronosticare i risultati con buona approssimazione, che solitamente significa avere una valida rappresentazione del livello di bravura di ciascun giocatore.

Un estremo equilibrio nelle valutazioni del doppio

Per tornare alla questione principale, le valutazioni di doppio sono state estremamente volatili durante l’anno, con cinque differenti giocatori arrivati al numero 1 (Sock, Bob, Pierre Hugues Herbert, Mate Pavic e Henri Kontinen) e altri due (Nicolas Mahut e John Peers) al numero 2. Con un equilibrio di questo tipo nessun giocatore raggiunge una valutazione molto alta. Due anni fa, gli attuali 1949 punti di Sock sarebbero valsi solo un quarto posto (dietro a lui stesso, Herbert e Mahut), mentre molti giocatori (tra cui i Bryans, Herbert, e Daniel Nestor) sono arrivati alla prima posizione con valutazioni superiori a 2000.

Il grafico mostra le numerose fluttuazioni della classifica a partire dal 2018.

IMMAGINE 1 – Andamento delle valutazioni di doppio D-Lo dei giocatori di vertice nel 2018

Per maggiore facilità, ho escluso Oliver Marach (la cui valutazione rispecchia da vicino quella del suo compagno Pavic e la cui stagione non ha mantenuto le promesse iniziali) e Peers (stesso discorso, ma con Kontinen). Herbert ha raggiunto il livello più alto di tutti quest’anno, ma una seconda parte di stagione più difficile lo ha lasciato dietro al trio americano di Sock e dei Bryan.

Torniamo al curioso caso di Bob. La vittoria al Madrid Masters 2018 ha portato i gemelli alla valutazione D-Lo più alta in quasi due anni. Il sistema Elo standard non penalizza i giocatori in caso di assenza, quindi la valutazione di Bob è rimasta da quel momento a 1930 (per le mie valutazioni Elo di singolo ho inserito una penalità per assenza/infortunio, ma non per D-Lo. Ho il timore che l’effetto in doppia sia più ridotto, anche se comunque percettibile). La valutazione di Mike è calata per risultati negativi al di fuori degli Slam, e solo Sock ha superato entrambi.

Conclusioni

Se Bob sarà in condizione di giocare in questi mesi, i gemelli dovrebbero fare coppia per le Finali di stagione, lasciando ancora una volta il miglior giocatore di doppio senza un compagno. In quel caso Sock, che ora è al 157esimo posto della classifica Race di singolare, potrebbe andare a giocare in quei giorni il Challenger di Houston.

Senza la presenza ingombrante del connazionale, i Bryan torneranno dove sono abituati a stare, da favoriti a Londra per un’altra vittoria nelle Finali di stagione.

Jack Sock, Doubles King Once Again

Un pronostico sulla Laver Cup 2018

di Jeff Sackmann // TennisAbstract

Pubblicato il 20 settembre 2018 – Traduzione di Edoardo Salvati

È di nuovo quel periodo dell’anno: selfie di gruppo in abito elegante, improbabili scuse sulla Coppa Davis e un richiamo al fatto che servono sei continenti solo per pareggiare l’Europa. Si, è arrivata la Laver Cup.

Lo scorso anno ho pronosticato la competizione analizzando le diverse possibilità di utilizzo dei giocatori a disposizione dei due capitani – Bjorn Borg e John McEnroe – e ipotizzando un risultato finale di 16-8 per l’Europa. Grazie a strategie intelligenti da parte di entrambi, il punteggio finale è stato di 15-9. L’edizione 2018 si è spostata da Praga a Chicago, con giocatori leggermente diversi, ma il format è rimasto identico.

Iniziamo dalle squadre. Per avere un termine di paragone, ho aggiunto due giocatori, Juan Martin Del Potro, che si è però ritirato per il Resto del Mondo e Pierre Hugues Herbert, lo specialista di doppio che Borg non ha ancora realizzato di aver bisogno. Accanto a ciascun giocatore è riportata la valutazione Elo specifica per superficie per il singolare e per il doppio (valutazione D-Lo).

EUROPA             Elo singolare    D-Lo doppio  
Djokovic           2137             1667  
Federer*           2097             1700  
Zverev             1971             1690  
Goffin             1960             1582  
Dimitrov           1928             1719  
Edmund             1780             1542  
                                                        
RESTO del MONDO    Elo singolare    D-Lo doppio
Anderson           1914             1692  
Kyrgios            1910             1668  
Isner              1887             1800  
Schwartzman        1814             1540  
Tiafoe             1772             1544  
Sock               1724             1925  
                                                        
ANCHE                                                    
Del Potro          2062             1678  
Herbert            1691             1890

* Federer ha giocato poche partite di doppio sul 
circuito maggiore negli ultimi anni. L’anno scorso 
avevo stimato la sua D-Lo a 1650; avendolo poi giocato 
molto bene, per il 2018 gli ho dato 1700 punti.

Soprattutto in assenza di Del Potro, l’Europa sembra poter dominare in singolo. Il doppio va a favore del Resto del Mondo, in larga parte per merito di Jack Sock, ben più forte se paragonato a giocatori orientati al singolare.

Un ripasso del format

Rivediamo velocemente come funziona la Laver Cup. Si gioca su tre giorni, in ognuno dei quali ci sono tre partite di singolare e una di doppio. Tutti i giocatori devono giocare il singolo almeno una volta e non è possibile schierare due volte lo stesso doppio. Le partite del primo giorno valgono un punto, le partite del secondo due e le tre partite del terzo tre punti. In caso di pareggio 12-12 alla fine della terza giornata, è un solo set di doppio – in cui una coppia già schierata può essere riutilizzata – a decidere la squadra vincitrice.

Considerato il format, il sistema più remunerativo per i capitani è quello di schierare i tre peggiori giocatori alla prima giornata, per poi usare i tre migliori il secondo e il terzo giorno. Per il doppio, dovrebbero avere il miglior giocatore di doppio ogni giorno, con il compagno migliore al terzo giorno, il secondo migliore al secondo giorno e il terzo migliore al primo giorno.

Come detto, Borg e McEnroe ci sono andati vicino l’anno scorso, anche se Borg non ha usato Rafael Nadal (il suo miglior giocatore in doppio) nel doppio della terza giornata, e ha complessivamente fatto giocare Tomas Berdych più del dovuto. Sono entrambe decisioni comprensibili, visto che Nadal avrebbe potuto non reggere fisicamente tutte le partite e Berdych giocava di fronte ai connazionali.

Ora che possiamo essere certi della saggezza dei capitani, siamo nella posizione di pronosticare la seconda edizione con un po’ più di sicurezza della prima.

Il pronostico

L’assenza di Nadal peserà all’Europa sia in singolo che in doppio. Unita a una leggera diminuzione del livello di gioco di Federer in singolare, la Laver Cup 2018 si presenta più equilibrata di quella del 2017. Ricordiamo che l’anno scorso avevo dato l’Europa vincitrice per 16-8, con il risultato finale effettivo di 15-9.

Ipotizzando un utilizzo ottimale dei giocatori, in questa edizione l’Europa ha il 67.6% di probabilità di vittoria, con un punteggio finale più probabile di 14-10. C’è quasi una probabilità su dieci di uno spareggio sul 12-12, situazione nella quale la maggiore bravura in doppio del Resto del Mondo ha il vantaggio, con una probabilità del 70.7% di vincere il set conclusivo.

Se Del Potro fosse stato parte del gruppo, le cose sarebbero potute diventate ancora più interessanti. Inserendolo al posto di Frances Tiafoe, la probabilità dell’Europa sarebbe scesa al 56.8%, con un punteggio finale più probabile di 13-11.

Non c’è niente che McEnroe avrebbe potuto fare – se non diventare un medico qualche decennio fa – per far giocare Del Potro questa settimana. Borg invece ha meno scuse per non sfruttare al massimo il potenziale della squadra.

Il ruolo del doppio

A differenza del Resto del Mondo, con il più forte giocatore di doppio in circolazione, l’Europa ha una rosa di giocatori fortissimi in singolare che raramente giocano il doppio. Come visto, lo specialista del doppio può giocare tre volte, oltre al possibile set sul 12-12, mentre deve giocare in singolare solo una volta, nel primo giorno in cui le partite valgono meno punti.

La scelta ovvia è Herbert, tra i primi 5 del mondo in doppio e con un gioco in singolare di tutto rispetto. Il francese sarebbe considerevolmente più adatto di Kyle Edmund, che gioca meglio in singolare ma che non è di così grande aiuto vista la presenza di compagni di squadra fortissimi (ho fatto una simile considerazione lo scorso anno citando il caso di Nicolas Mahut, il compagno di doppio di Herbert. Da quel momento, Herbert ha superato Mahut nelle valutazioni Elo in singolare e in doppio).

Sostituendo Herbert a Edmund, la simulazione restituisce il miglior risultato per l’Europa. Contro il Resto del Mondo senza Del Potro, l’ipotetica squadra dell’Europa avrebbe una probabilità di vittoria del 74.6%, con un punteggio finale presumibilmente di 14-10 o 15-9. Herbert e un compagno mediocre sarebbero comunque sfavoriti nel set di spareggio contro Sock e John Isner, ma la presenza di un doppio con possibili ambizioni di vittoria riduce la probabilità a circa 58/42.

Conclusioni

Pur non vedendo Del Potro o Herbert giocare a Chicago quest’anno, possiamo attenderci una Laver Cup più competitiva dello scorso anno. Se poi si aggiunge anche il fattore campo, il risultato non è più così scontato. Non sarà in grado di regalare la stessa eccitazione dei play-off del World Group di Coppa Davis di qualche giorno fa, ma ho il sospetto che attirerà più interesse dei turni conclusivi dei tornei di Metz o San Pietroburgo.

Forecasting the 2018 Laver Cup

Le partenze di stagione nel doppio maschile e il caso di Marach e Pavic

di Peter Wetz // TennisAbstract

Pubblicato il 18 giugno 2018 – Traduzione di Edoardo Salvati

Negli ultimi anni, il costante declino della coppia vincitrice di 116 tornei – Bob Bryan e Mike Bryan, noti anche come i fratelli Bryan – ha favorito una maggiore varietà al vertice del doppio mondiale. I Bryan hanno conquistato l’ultimo Slam agli US Open 2014, portando il computo totale a 16. Da quel momento, otto diverse coppie hanno vinto il loro primo titolo sul palcoscenico più importante del tennis.

I risultati eccezionali del 2018

Anche se nessun giocatore di queste coppie è emerso dal nulla, il doppio formato solo a metà della scorsa stagione da Oliver Marach e Mate Pavic ha ottenuto risultati eccezionali nel 2018. Ho voluto quindi analizzare più nel dettaglio il rendimento dei doppisti, stagione per stagione.

La tabella riepiloga il record di vittorie e sconfitte di ogni coppia fino al Roland Garros a partire dal 2000, in ordine di numero di vittorie a quel punto della stagione. L’ultima colonna mostra il record di vinte e perse per l’intera stagione. Compaiono in elenco solo le coppie che hanno vinto almeno 30 partite fino al Roland Garros.

Anno	Coppia		V-P Inizio 	 V-P Intera st.
2013	Bryan/Bryan	40-4  (91%)	 71-11 (87%)
2002	Knowles/Nestor	38-7  (84%)	 66-14 (82%)
2007	Bryan/Bryan	37-5  (88%)	 73-10 (88%)
2008	Bryan/Bryan	37-9  (80%)	 63-17 (79%)
2009	Bryan/Bryan	37-9  (80%)	 68-18 (79%)
2014	Bryan/Bryan	36-6  (86%)	 64-12 (84%)
2018	Marach/Pavic	36-7  (84%)	 ?
2010	Nestor/Zimonjic	35-7  (83%)	 57-19 (75%)
2012	Mirnyi/Nestor	34-9  (79%)	 43-18 (70%)
2003	Knowles/Nestor	34-9  (79%)	 57-16 (78%)
2006	Bryan/Bryan	33-9  (79%)	 65-15 (81%)
2004	Bryan/Bryan	32-8  (80%)	 57-17 (77%)
2010	Bryan/Bryan	31-7  (82%)	 67-13 (84%)
2011	Bryan/Bryan	31-7  (82%)	 59-16 (79%)
2009	Nestor/Zimonjic	31-8  (79%)	 57-17 (77%)
2014	Nestor/Zimonjic	31-8  (79%)	 42-18 (70%)
2003	Bryan/Bryan	31-12 (72%)	 54-20 (73%)

Marach/Pavic sono al settimo posto con un ottimo record di 36-7 fino a questo momento. Hanno subìto la prima sconfitta nella finale di Rotterdam, il quarto torneo dopo i titoli a Doha, Auckland e agli Australian Open, per una striscia di 17 vittorie. Se si escludono le più grandi coppie di sempre, non si trova una partenza migliore negli ultimi sedici anni di doppio.

Le 10 presenze su 17 dei fratelli Bryan testimoniano il loro dominio nella specialità. Pur non avendo più vinto Slam nei tre anni precedenti, sia nel 2015 che nel 2016 hanno registrato il miglior inizio di stagione (entrambi gli anni non sono non rientrati nella tabella perché le vittorie erano inferiori a trenta).

Che rendimento ci si può attendere?

L’ultima colonna fornisce qualche indizio sul rendimento che ci si può attendere da Marach e Pavic per il resto dell’anno. La maggior parte delle volte la prestazione delle coppie di vertice diminuisce solo marginalmente. Nel 2007, i fratelli Bryan mantennero una percentuale di vittorie dell’88%, valevole per la migliore stagione – in termini di record vinte-perse – del campione analizzato.

Dopo aver perso la settima partita del 2018 nella finale del Roland Garros contro la coppia formata da Nicolas Mahut e Pierre Hugues Herbert, lasciandosi sfuggire la possibilità di vincere i primi due Slam del calendario – nell’era Open, un risultato raggiunto solo dai fratelli Bryan nel 2013 – sarà interessante vedere se saranno in grado di sostenere questo livello di gioco nell’arco di un intero anno.

Men’s Doubles Season Starts and the Case of Oliver Marach and Mate Pavic

Pronostici di singolare e doppio per le Finali ATP 2016

di Jeff Sackmann // TennisAbstract

Pubblicato il 13 novembre 2016 – Traduzione di Edoardo Salvati

Andy Murray è la testa di serie numero 1 a Londra ma, come ho scritto per Game Theory, il blog di analisi sportive dell’Economist, è probabile che Novak Djokovic rimanga il migliore giocatore del mondo. Secondo le mie valutazioni Elo infatti, nel caso di scontro diretto Djokovic avrebbe il 63% di probabilità di vittoria. E con il beneficio aggiuntivo di un girone sulla carta più facile, la matematica lo vede come indiscusso favorito per la vittoria finale.

Simulazione Monte Carlo

Questi sono i risultati di una simulazione Monte Carlo per il torneo.

Giocatore SF    F     V
Djokovic  95.3% 73.9% 54.6%
Murray    86.3% 58.3% 29.7%
Nishikori 60.4% 24.9% 7.8%
Raonic    50.9% 16.3% 3.3%
Wawrinka  29.4% 7.8%  1.6%
Monfils   33.2% 8.7%  1.4%
Cilic     23.9% 5.8%  1.1%
Thiem     20.7% 4.1%  0.5%

Non ricordo in passato di un giocatore così clamorosamente favorito per il superamento del girone eliminatorio. Anche l’86% di probabilità di Murray è piuttosto alto, ma il 95% di Djokovic è di un altro pianeta. Anche nel punteggio Elo, Djokovic è nettamente favorito negli scontri diretti con gli avversari del suo girone: ad esempio Dominic Thiem è nella parte bassa della classifica Elo al 15esimo posto, che si traduce solo in un 7.4% di probabilità di battere Djokovic.

Se Milos Raonic è costretto al ritiro dal torneo, le probabilità di Djokovic diventano ancora più alte. Queste sono le probabilità nel caso in cui David Goffin sostituisca Raonic nel girone eliminatorio.

Giocatore SF    F     V
Djokovic  96.8% 75.2% 55.4%
Murray    86.2% 60.7% 30.6%
Nishikori 60.7% 26.3% 8.1%
Monfils   47.7% 12.4% 1.8%
Wawrinka  29.3% 8.5%  1.7%
Cilic     23.8% 6.2%  1.1%
Thiem     29.5% 5.8%  0.7%
Goffin    26.0% 4.9%  0.5%

La fortuna del sorteggio è stata sicuramente dalla parte di Djokovic. Ho provato a scambiare Djokovic e Murray di gironi: Djokovic rimane comunque nettamente favorito per vincere il torneo, ma le possibilità di Murray in semifinale aumentano considerevolmente.

Giocatore SF    F     V
Djokovic  92.8% 75.1% 54.9%
Murray    90.9% 58.1% 29.8%
Nishikori 58.4% 26.9% 7.5%
Raonic    52.3% 14.3% 3.3%
Wawrinka  26.9% 8.4%  1.6%
Monfils   35.3% 7.5%  1.4%
Cilic     21.9% 6.2%  1.0%
Thiem     21.6% 3.4%  0.5%

Le valutazioni Elo danno Djokovic super favorito a prescindere dal girone e dalle semifinali, ma sicuramente il sorteggio gli ha dato una mano.

Il doppio!

Finalmente sono riuscito a raccogliere dati a sufficienza da generare valutazioni Elo e previsioni anche per il torneo di doppio. Anche se per il momento non sono in grado di scendere in maggiori dettagli, posso dire che, utilizzando l’algoritmo Elo e assegnando una valutazione al singolo giocatore (di ciascuna coppia), si ottengono risultati migliori rispetto alla classifica ATP quasi come accade per le valutazioni Elo al singolare.

Questi sono i pronostici per il doppio alle Finali ATP.

Coppia         SF    F     V
Herbert/Mahut  76.4% 49.5% 32.1%
Bryan/Bryan    68.7% 36.8% 19.9%
Kontinen/Peers 55.7% 29.1% 13.8%
Dodig/Melo     58.4% 28.1% 13.2%
Murray/Soares  48.3% 20.8% 8.6%
Lopez/Lopez    37.7% 16.4% 6.2%
Klaasen/Ram    30.2% 11.9% 4.0%
Huey/Mirnyi    24.6% 7.3%  2.2%

Questa distribuzione è più simile alle previsioni solitamente associate ai giorni eliminatori, senza che vi sia una significativa differenza tra i giocatori al vertice e gli altri. Pierre-Hugues Herbert e Nicolas Mahut sono la coppia al primo posto, seguiti da vicino da Bob Bryan e Mike Bryan. All’apice della sua carriera, Max Mirnyi aveva una delle valutazioni Elo più alte per un giocatore di doppio, ma in coppia con Treat Huey sono ora all’ultimo posto.

Il tabellone di doppio ha dei giocatori leggendari accanto ad altri che potrebbero avere una carriera di successo, come Herbert e Henri Kontinen, ma non ci sono posizioni di dominio come quelle che hanno Murray e Djokovic al singolare.

Forecasting The 2016 ATP World Tour Finals

Come i giocatori sfavoriti possono vincere il doppio di Wimbledon

di Jeff Sackmann // TennisAbstract

Pubblicato l’8 luglio 2012 – Traduzione di Edoardo Salvati

Le wild card Jonathan Marray e Frederick Nielsen hanno vinto il torneo di doppio maschile di Wimbledon 2012. Nessuno se lo aspettava, negli anni recenti il doppio maschile è stato dominato da un ristretto numero di specialisti. Quando una coppia fuori dalle prime 10 vince un evento, spesso è per merito del fatto che uno o entrambi i giocatori sono molto forti come singolaristi. Questo non è certamente il caso di Marray e Nielsen, che sono lontani dalle prime posizioni in entrambe le classifiche. 

Come ci sono riusciti?

Hanno giocato un ottimo tennis naturalmente, vincendo punti importanti su punti importanti contro alcune delle coppie più forti (hanno giocato tre partite al quinto set durante il torneo, ma i fratelli Bryan sono riusciti a portarli solo al quarto!). Al di là di questo, ci sono elementi strutturali che hanno reso possibile l’impresa: il doppio maschile è diventato più equilibrato negli anni, grazie a una migliore attrezzatura e un migliore allenamento. L’evento è alla portata anche degli sfavoriti, particolarmente a Wimbledon. 

Macchine da servizio

In molte partite di doppio maschile, i break sono rari come al quinto set quando serve John Isner.

Nella finale di Wimbledon 2012, il giocatore al servizio ha vinto il 73% di tutti i punti. Matematicamente, questo significa tenere il servizio il 93% delle volte, o un break ogni 14 game, meno di uno per set (in realtà ci sono stati 3 break in 53 game normali, 1 ogni 17.7 game).

Le percentuali al servizio sono ancora più impressionanti. Entrambe le coppie hanno vinto l’80% dei punti sulla prima di servizio.  Nelle due semifinali, sono stati vinti più dell’80% dei punti sulla prima di servizio, con i Bryan che sono arrivati all’85%. Per avere un termine di riferimento, la percentuale di punti vinti sulla prima di servizio in carriera sull’erba da Roger Federer è del 78.6%. In altre parole, i break nelle partite di doppio sono difficili da ottenere.   

Quando i break sono così pochi, i set (e per estensione le partite), possono decidersi su un numero davvero piccolo di punti. La coppia Marray/Nielsen ha giocato 27 set durante il torneo e 13 sono stati decisi al tiebreak. Di quei 13, 11 sono stati 7-4 o con un punteggio più ravvicinato. I campioni sono stati in bilico in cinque delle sei partite giocate.

Pochi punti che contano davvero

Il doppio maschile è dominato dal servizio e se la superficie accentua questa tendenza, le partite – anche quelle al meglio dei cinque set – si decidono su pochi importanti punti, come detto. Nella vittoria a sorpresa al terzo turno su Aisam Qureshi e Jean Julien Rojer per 7-6(5) 7-6(4) 6-7(4) 5-7 7-5, di fatto 56 game – ogni game fino al tiebreak nei primi set e poi fino al 5-5 negli ultimi due set – non hanno avuto altro scopo che stancare gli avversari. Se solo uno o due punti avessero avuto un esito diverso nei primi due set, Qureshi/Rojer avrebbero vinto la partita al quarto e probabilmente i fratelli Bryan il torneo, come al solito.     

Questo naturalmente non sminuisce in nulla il risultato ottenuto da Marray/Nielsen. Le partite del doppio giocate su campi velocissimi si sono ridotte a un confronto al meglio dei 30 punti e i due sfavoriti hanno vinto tutte e cinque le mini-partite in cui si sono ritrovati. Gli altri 250 punti sono serviti semplicemente a dimostrare che entrambe le coppie si erano meritate di giocare quella partita. E qualunque coppia che vinca il 70-75% dei punti al servizio ha una buona probabilità di meritarsi di passare il turno.

Una volta che si limita la partita a 30 punti chiave, la fortuna – e la forza mentale – giocano un ruolo maggiore. Se si sta giocando un singolo contro Novak Djokovic, si può avere una forza mentale superiore, ma se non si possiede la capacità di un giocatore da primi 10, si finisce con il perdere. Nel doppio, nervi d’acciaio sul 4-4 in un tiebreak e magari un paio di nastri fortunati o delle volée di puro riflesso possono decidere il risultato.   

La più rara delle capacità

Se è certa la differenza di talento che separa i fratelli Bryan dai fratelli Ratiwatana, la coppia tailandese ha portato Robert Lindstedt e Horia Tecau al tiebreak in due dei tre set del loro primo turno. La parola “predominio (nei momenti chiave)” forse qui è eccessiva, ma sul Centrale di Wimbledon con in palio un centinaio di migliaia di sterline, i tiebreak diventano più che semplici servizi e volée. Almeno per le due settimane del torneo, le wild card Murray/Nielsen hanno dimostrato di possedere la più rara delle capacità di una coppia di doppio: sapersi giocare i punti che contano contro le coppie che contano.

How Underdogs Could Win Wimbledon Doubles