Un’analisi delle partite Slam più lunghe di sempre

di Stephanie Kovalchik // StatsOnTheT

Pubblicato il 24 maggio 2020 – Traduzione di Edoardo Salvati

La sospensione della stagione tennistica ha lasciato tempo per dedicare attenzione a progetti che normalmente stazionano nel cassetto. In questo articolo, condivido i retroscena del mio tentativo di costruire un database complessivo dei risultati di tutte le partite di singolare che siano mai state giocate nei tornei dello Slam. Grazie a Wikipedia e a settimane di manipolazione dei dati, sono in grado di mostrare la prima analisi su questo blog che ricomprende l’intera storia di competizioni negli Slam, quella delle partite più lunghe di sempre.

Diverse settimane fa ho candidamente inseguito l’idea di raccogliere i dati relativi ai tabelloni di tutti gli Slam dalle pagine di Wikipedia. All’interno del Grand Slam Project di Wikipedia, è possibile trovare una pagina con tutti i risultati di singolare per ogni Slam maschile e femminile, dalla prima partita giocata a Wimbledon 1877 fino alle finali degli Australian Open 2020.

Vi presento Wikidraws

Si è trattato di un lavoro di ricerca ben più arduo di quanto avessi sperato, considerando le variazioni della struttura dei tornei nel corso degli anni e le diverse modalità d’inserimento delle informazioni in ciascuna pagina. Più di una volta ho pensato di gettare la spugna. Di fronte però alle energie profuse dai volontari di Wikipedia non potevo certamente tirarmi indietro, soprattutto in nome della storia del tennis.

Il risultato finale è il database Wikidraws, che contiene sia il codice per andare a fare incetta di dati, sia i sottoinsiemi attuali di dati organizzati per evento. Oltre ai dati di ciascun evento, sono inclusi anche i game vinti da ogni giocatore e i punti dei tiebreak che sono stati giocati. Ho fatto molta fatica ad avvalorare i dati delle partite. In diverse occasioni dal controllo sono emersi errori che, dopo una controverifica, ho sistemato manualmente. Per quanto abbia fiducia nelle informazioni su Wikipedia, ho il sospetto che ci siano ancora in giro errori o incompletezze. Ogni correzione al riguardo è benvenuta.

Viene da chiedersi la necessità di un database come Wikidraws quando c’è già Wikipedia. La ragione principale risiede nel vantaggio di avere i dati accorpati, così da poter fare più interrogazioni simultaneamente ed espandere il raggio d’azione dell’attività investigativa. In molti di certo sanno che il tiebreak escogitato da James Van Alen fu introdotto negli Slam a partire dagli anni ’70. Quanti erano invece al corrente che per diversi anni dalla prima comparsa a Wimbledon, il tiebreak si giocava sul punteggio di 8-8? Ancora, quanti erano a conoscenza che la spinta all’adozione del tiebreak arrivò dalla finale di Wimbledon 1969 tra Pancho Gonzales e Charlie Pasarell, durata ben 112 game?

L’1% delle partite più lunghe per game giocati

Per quanto non l’unico, Wikidraws è un prezioso strumento con cui fare questo tipo di scoperte. Rimanendo in tema di durata della partita, ho composto un grafico che rappresenta l’1% di quelle più lunghe, per numero di game giocati, in campo maschile e femminile in ciascuno Slam. Come referenza, il diagramma a scatola e baffi (boxplot) grigio nel grafico mostra i cinque parametri statistici di riepilogo (valore minimo e massimo, 25esimo percentile, mediana e 75esimo percentile) per i game giocati in tutte le partite completate, mentre i punti verdi rappresentano gli estremi di ogni evento (nella versione originale, è possibile visualizzare i dettagli dell’anno e dei protagonisti puntando il mouse sul grafico, n.d.t.).

IMMAGINE 1 – Distribuzione della partite Slam maschili e femminili per durata in termini di numero di game giocati

Per ogni edizione degli Slam, è chiara la deviazione verso destra nella distribuzione delle partite. È interessante però notare l’alta concentrazione della maggior parte dell’1% di partite dalla durata più estrema. Poche sono arrivate a raggiungere l’eternità di Gonzalez contro Pasarell o di John Isner contro Nicolas Mahut a Wimbledon, e tra quelle che si avvicinano per molte ci si trova prima dell’avvio dell’era Open.

Confronto con le donne

Si possono fare anche validi confronti tra generi. Le partite femminili più lunghe in assoluto non arrivano in ogni caso a un terzo della durata della maratona record tra Isner e Mahut. Però, in anni passati in cui anche le donne hanno adottato il formato al meglio dei cinque set, emerge che molte giocatrici hanno disputato partite identiche in lunghezza al 25% delle più lunghe partite Slam maschili. Nei grafici si distingue anche lo sparuto gruppo di partite con almeno 100 game. Io sono riuscita a contarne solo quattro, di cui tre a Wimbledon e una agli US Open.

Un ringraziamento speciale a Yan Holtz per il codice di elaborazione per il diagramma a scatola e baffi, che è stato il punto di partenza nella costruzione dei grafici dell’articolo.

Charting the Longest Slam Matches of All Time

La difficoltà di accorciare le partite di tennis – Parte III (al meglio dei cinque set)

di Chapel Heel // HiddenGameOfTennis

Pubblicato il 22 settembre 2019 – Traduzione di Edoardo Salvati

Questo è l’articolo conclusivo di una serie di pensieri e proposte su regole sperimentali che potrebbero ridurre la durata di una partita lunga. Dopo aver introdotto le regole e averle messe alla prova per le partite maschili al meglio dei tre set e le partite femminili, è ora la volta delle partite al meglio dei cinque set.

Partite al meglio dei cinque set

Ho preso la durata ufficiale di tutte le 61 partite non esenti degli US Open 2019 superiori alle due ore e 40 minuti, vale a dire il il tempo limite oltre al quale scattano le regole di accorciamento. La tabella mostra alcune informazioni di base su questo gruppo di partite.

Le regole determinano l’esenzione per tutti i quarti di finale, le semifinali e la finale degli Slam. Agli US Open 2019, tre dei quattro quarti di finale sono stati esenti: Matteo Berrettini c. Gael Monfils (tre ore e 57 minuti), Grigor Dimitrov c. Roger Federer (tre ore e 12 minuti) e Rafael Nadal c. Diego Schwartzman (due ore e 47 minuti). Le semifinali non hanno superato le due ore e 40 minuti. La finale tra Nadal e Daniil Medvedev è durata quattro ore e 50 minuti. Si tratta di partite che non sono interessate dalle regole di accorciamento, quindi gli appassionati di partite lunghe possono tirare un sospiro di sollievo.

Come si sono comportate le regole?

La tabella si riferisce alle 61 partite che ho sottoposto alle regole.

Come prevedibile, il risparmio di tempo è di gran lunga superiore in queste partite, perché essendo al meglio dei cinque set durano molto di più. In media, le regole hanno accorciato la durata di 27 minuti e, a differenza di quelle al meglio dei tre set in cui quasi il 33% non ha subito l’intervento delle regole, in questo caso l’applicazione ha riguardato l’85% delle partite.

È un risparmio di tempo notevole e porta la media complessiva al di sotto dei 180 minuti. Ho scelto questo valore come somma del Tempo Obiettivo di due ore e 40 minuti con ulteriori 20 minuti di gioco. Le partite al meglio dei tre set hanno ricevuto una coda di 15 minuti, ma ho pensato che quelle al meglio dei cinque necessitassero di una chiusura addizionale di 5 minuti. Questo perché molte verrebbero tagliate, attivando probabilmente diverse regole che determinerebbero il risultato finale. In ogni caso, avere una media di 174 minuti significa andarci davvero vicino.

Troncare partite maschili davvero lunghe

Come si sono comportate le regole nel contenere partite davvero lunghe sotto le tre ore di gioco? Come mostra la tabella, 40 partite reali sono andate sopra alle tre ore e, dopo l’applicazione delle regole, solo 16 di queste hanno continuato. Significa che ne è stato “salvato” solo il 60%, un risultato ben peggiore di quanto ottenuto, percentualmente, per le partite al meglio dei tre set (circa l’80%).

Non scenderò nel dettaglio di ognuna delle 16 partite più lunghe di tre ore, limitandomi invece a delle considerazioni più generali e ad alcuni esempi.

In media, la durata di queste 16 partite è stata di 190 minuti, 10 minuti in più del Tempo Obiettivo. Cinque sono durate meno di tre ore e 5 minuti e due sono arrivate a tre ore e 6 minuti, quindi complessivamente non è andata così male quanto possa sembrare.

Il tempo medio recuperato è stato di 45 minuti, vale a dire che le regole hanno fatto la loro parte, tagliando e tagliando ancora fino a che non si poteva più tagliare, e poi comunque sono rimaste alcune partite lunghe.

La durata di più della metà di queste partite dipende dal fatto che i giocatori hanno continuato a tenere il servizio, facendo in modo di dover giocare un tiebreak (a 7 punti) per terminare il set e almeno un super-tiebreak (a 10 punti) per decidere la partita. Quasi la metà ha raggiunto il Tempo Obiettivo nel terzo set, quindi è stato necessario risolvere il terzo set e avere un quarto set decisivo. O peggio di così, come la partita #1

#1 Rublev c. Tsitsipas 

È stata questa la partita in cui le regole sono state meno efficaci. Originariamente la durata è stata di tre ore e 54 minuti. All’arrivo del Tempo Obiettivo, si era nel mezzo di un game, terminato solo dopo 10 punti. Il punteggio era 6-6 nel terzo set. Siccome è stato giocato un tiebreak anche nella realtà (come sarebbe stato per la simulazione), ho usato quel risultato e quel tempo effettivo.

È stato un tiebreak lungo, che ha mandato Andrey Rublev avanti due set a uno. Segue un super-tiebreak che, se Rublev avesse vinto, avrebbe chiuso la partita sulle tre ore e 15 minuti, sempre sopra al Tempo Obiettivo. Invece, Rublev ha perso il super-tiebreak simulato, ma sono serviti 26 punti. Siamo quindi due pari nel computo dei set, e si deve giocare un altro super-tiebreak, questa volta di 22 punti. Durata finale della partita, anche dopo una riduzione di 16 minuti, pari a tre ore e 38 minuti.

#2 Andujar c. Edmund 

Kyle Edmund era in una delle partite al meglio dei tre set che non si sono salvate, ma questa volta do la colpa all’impostazione da terraiolo di Pablo Anduiar. È stata una partita di quattro ore e 21 minuti e, nonostante le regole abbiano eliminato ben 55 minuti è durata comunque tre ore e 26 minuti. Il Tempo Obiettivo è arrivato tra il terzo e il quarto set, seguito quindi da due super-tiebreak più lunghi del solito in una partita già con scambi molto lunghi.

#3 Lorenzi c. Kecmanovic

È davvero difficile limitare la durata delle partite di Paolo Lorenzi a un massimo di tre ore di gioco. La partita contro Miomir Kecmanovic è la più lunga dell’insieme considerato, di ben quattro ore e 48 minuti. In realtà la finale maschile è durata due minuti in più, ma appunto riceve l’esenzione. I minuti tolti dalle regole sono enormi, un ora e 23 in totale, e comunque si è andati oltre il limite, a tre ore e 25 minuti. Il Tempo Obiettivo è arrivato solo sul 4-3 nel terzo set.

Non sono entusiasta del fatto che è stato salvato solo il 60% delle partite davvero lunghe. Non mi aspettavo risultati analoghi a quelle al meglio dei tre set, speravo però di raggiungere almeno il 75%. Il lato positivo è che, se il limite fosse stato anche solo più ampio di cinque minuti a tre ore e 5 totali, il 73% delle partite sarebbe stato salvato. E io sarei stato molto contento.

Quali sono state le conseguenze?

Anche se le per le partite lunghe la discrepanza è molto più evidente, rimango convinto che le regole abbiano agito nella giusta misura. Come si vede dalla tabella però, il risultato finale è cambiato nel 16% delle partite. È un valore quasi doppio rispetto alle partite al meglio dei tre set, ma in qualche modo c’era da aspettarselo.

Serve sempre ripeterlo: non è possibile sapere che rendimento avrebbero avuto i giocatori in questi scenari. Quel numero potrebbe essere inferiore. Ma potrebbe essere pure più alto, anche se si spera che non lo sia. Queste sono alcune considerazioni sulle partite il cui esito finale è cambiato a seguito dell’intervento delle regole.

Considerazioni

Si tratta solo di 10 partite sulle 127 di tutti gli US Open, non sono poi molte.

Di queste 10, sei rappresentano lo scenario peggiore, perché hanno una durata sopra le tre ore. L’abbondante risparmio di tempo non è stato sufficiente a farle rimanere in quel tempo limite, oltre ad aver avuto un risultato opposto a quello reale.

In media, si è avuto un risparmio di tempo di 41 minuti, che è un po’ di consolazione. La partita che meno ha beneficiato dell’accorciamento e con un risultato opposto è stato la vittoria reale di Alexander Zverev contro Radu Albot, in una partita equilibrata che però nella mia simulazione è terminata con la vittoria di quest’ultimo.

Nove partite sono state risolte dal concatenamento di uno o più tiebreak, quindi in situazioni di esito finale aperto alla vittoria di uno o dell’altro giocatore. Il risultato è dipeso dal momento in cui è sopraggiunto il Tempo Obiettivo e quale dei due giocatori aveva il controllo della partita in quella fase di gioco.

Questo ci lascia con una sola partita in cui le regole hanno impedito il recupero di uno svantaggio. La partita è infatti terminata quando le regole hanno decretato la fine a completamento del game in corso, sottraendo a Heyon Chung la possibilità di ribaltare la situazione nel finale come ha fatto contro Fernando Verdasco.

Quali sono state le regole di maggiore impatto?

Rispetto alle partite al meglio dei tre set, un numero decisamente inferiore di quelle al meglio dei cinque si è concluso semplicemente terminando il game in svolgimento all’arrivo del Tempo Obiettivo. Questo perché il Tempo Obiettivo non è maturato a partita inoltrata come per quelle al meglio dei tre set. Lo scenario più frequente è quello in cui i giocatori stanno seguendo i servizi, ma per le partite al meglio dei cinque set non è la regola prevalente.

Per la prima volta inoltre è applicata la Regola 3.B.1(c), che si attiva quando il giocatore indietro di un break si appresta a servire, ma non si è nel set decisivo (a prescindere da quanti game siano stati giocati in quel set). È una regola meno applicata alle partite al meglio dei tre set, perché il Tempo Obiettivo arriva più spesso nel secondo set di quanto non accada nel quarto set di una partita al meglio dei cinque.

Come si sono risolte le partite per gli uomini?

Sono proprio poche le partite che si sono risolte in modo naturale, finendo cioè con lo stesso punteggio di quello della partita reale. Ed è comprensibile, visto che saranno sempre in numero superiore le partite al meglio dei cinque set troncate dalle regole. Proporzionalmente, le regole hanno deciso con maggiore frequenza l’esito di una partita al meglio dei cinque set rispetto a una al meglio dei tre. Undici partite si sono risolte con un super-tiebreak e due con due super-tiebreak, oltre al tiebreak normale.

Cosa ho imparato?

Declinare un insieme di regole per accorciare con raziocinio le partite è difficile se si è riluttanti ad accorciare partite che non necessitano di essere accorciate.

Possibili risultati arbitrari

Una qualsiasi di queste regole potrebbe a volte produrre esiti completamente diversi, e arbitrari, in funzione delle dinamiche di gioco nel momento in cui si raggiunge il Tempo Obiettivo e di quale giocatore ha un vantaggio psicologico sulla partita.

Molto raramente però sono regole che hanno impedito un recupero del giocatore in svantaggio. Su 165 partite esaminate, solo due non hanno concesso il recupero al giocatore che ha poi vinto la partita reale, determinando anticipatamente la fine della partita. Contestualmente però, hanno permesso un risparmio complessivo di più di 43 ore di gioco.

Si riesce a confinare la maggior parte delle partite entro un limite di tempo ragionevole, come le due ore e 15 minuti per le partite al meglio dei tre set e le tre ore per quelle al meglio dei cinque. E solo raramente si eccede di più di cinque minuti il limite prestabilito.

Con l’esenzione si può conservare lo spirito delle partite al meglio dei cinque set

Nella stesura delle regole, è possibile prevedere categorie di partite esenti così da mantenere alcune di quelle più lunghe in molti dei tornei più importanti e nelle fasi che più contano. Viene conservato lo spirito del formato al meglio dei cinque set, anche perché le partite molto lunghe che hanno subito la riduzione sono quasi interamente quelle che gli appassionati non ricorderanno comunque.

Sono regole abbastanza schematiche, ma sicuramente più complicate di quelle attualmente in vigore. Si può sostenere che siano troppo complicate per l’appassionato medio. Penso però anche che in ogni caso lo spettatore di passaggio non conosca a fondo il punteggio del tennis e abbia bisogno dell’aiuto di un amico che dia spiegazioni. Ed è probabile che l’amico sia proprio un patito di tennis. Questo a dire che difficilmente le regole allontaneranno chi segue il tennis, specialmente se servono ad avere partite di lunghezza compatibile con il livello di attenzione dell’appassionato e con la programmazione dell’emittente televisiva.

Alcuni dei punteggi finali non saranno belli da vedere. Può sembrare superficiale, ma è l’aspetto che spesso interessa di più agli appassionati e che farà storcere il naso hai tradizionalisti. I quali però saranno già infastiditi dalle regole stesse.

Tutti sanno che lasciarsi coinvolgere in un conflitto terreno in Asia è un errore che non si dovrebbe mai commettere. Meno noto, ma solo di poco, è questo: mai tentare di accorciare una partita in cui sta giocando Lorenzi!

The Difficulty of Shortening Tennis Matches, Part III (Best-of-Five)

La difficoltà di accorciare le partite di tennis – Parte II – Donne

di Chapel Heel // HiddenGameOfTennis

Pubblicato il 21 settembre 2019 – Traduzione di Edoardo Salvati

Nella Parte I di questa serie sono state definite delle regole per ridurre la durata delle partite. Nella Parte II le regole sono state applicate a partite reali maschili al meglio dei tre set.

L’analisi prosegue con l’applicazione delle regole alle partite femminili. Ho guardato il video di 29 partite a Cincinnati e Toronto, e utilizzato la progressione temporale punto per punto per tutte le 29 partite agli US Open 2019 che sono andate oltre le due ore di gioco.

A differenza degli uomini, per raccogliere un campione significativo di partite più lunghe di due ore sono serviti solo tre tornei sul cemento. Questo perché per le donne gli US Open si giocano solo al meglio dei tre set e Tennis Channel Plus ha dedicato molto più spazio al tennis femminile nel 2019, quindi già con Cincinnati e Toronto avevo quasi tutte le partite da più di due ore necessarie. Non ho esaminato partite da tornei della categoria Premier o International, ma non ho ragione di credere che in quel contesto di gioco il tempo impiegato sia significativamente più lungo o più corto dei tre eventi che ho visionato.

Si osserva dalla tabella che il 27% delle partite femminili al meglio dei tre set va oltre le due ore. Questo a ricordare che si sta cercando di risolvere un problema che si presenta solo in una partita su quattro al meglio dei tre set.

Come si sono comportate le regole nel caso delle partite femminili?

I dati della tabella si riferiscono alle 58 partite sottoposte alle regole che ho definito in precedenza.

Non c’è molto di più da dire di quanto visto per gli uomini, perché i numeri per le partite femminili al meglio dei tre set sono incredibilmente simili.

Troncare lunghe partite femminili

Come evidenzia la tabella, in 29 delle partite il tempo effettivo di gioco è stato superiore alle due ore e 15 minuti, ma dopo l’applicazione delle regole solo 6 sono andate oltre quella soglia.

Ecco le sei partite più lunghe di due ore e 15 minuti dopo l’applicazione delle regole di accorciamento.

#1 Kuznetsova c. Pliskova – Cincinnati

È stata la prima partita a cui ho applicato le regole, quindi ci sono rimasto un po’ male quando una partita di due ore e 18 minuti si è trasformata in…una partita di due ore e 18 minuti. Svetlana Kuznetsova era avanti 4-2 quando è scattato il Tempo Obiettivo, con Karolina Pliskova al servizio e sotto di un break. Dal Tempo Obiettivo, è stato finito il game e ne sono stati giocati altri tre, per un totale di 18 minuti.

#2 Peterson c. Kudermetova – Cincinnati 

È stata una partita di due ore e 29 minuti che le regole hanno accorciato di ben 13 minuti, ma sempre sopra alle due ore e 15 minuti, anche se di un solo minuto. Il Tempo Obiettivo è scattato tra il secondo e il terzo set, quindi è stato “giocato” un super-tiebreak (a 10 punti).

#3 Wang c. Puig – Cincinnati

Una delle partite più lunghe del campione, con due ore e 40 minuti. Le regole hanno tolto 23 minuti, ma ci si è comunque fermati a due ore e 17 minuti. Monica Puig era avanti di un break al momento del Tempo Obiettivo e al servizio, ma Yafan Wang ha recuperato il break in un game reale molto lungo. Con un tempo di gioco per punto molto alto, le regole hanno imposto un tiebreak (a 7 punti), che ha portato oltre il tempo desiderato.

#4 Andreescu c. Kasatkina – Toronto 

A Toronto, Bianca Andreescu ha giocato tre partite più lunghe di due ore. Questa è durata originariamente due ore e 39 minuti, e le regole l’hanno accorciata a due ore e 16 minuti. Ne parlo più avanti.

#5 Collins c. Hercog – US Open 

SitLa partita reale è durata due ore e 27 minuti. Il Tempo Obiettivo è scattato con Danielle Collins avanti di un break sul 3-2 e al servizio. Polona Hercog ha però recuperato il break, facendo intervenire le regole, con un tiebreak. Sembrava quindi il tipo di partita da rientrare nelle due ore e 15 minuti, ma la simulazione del tiebreak è stata molto lunga (12-10), come lo erano i singoli punti. Di fatto, le regole di accorciamento hanno aggiunto 4 minuti alla partita reale. In altre parole, i 22 punti del tiebreak simulato hanno richiesto alle giocatrici più tempo dei quattro game che hanno effettivamente giocato. La partita simulata è durata 2 ore e 31 minuti.

#6 Mladenovic c. Kerber – US Open  

Il secondo set è stato a senso unico per Angelique Kerber, è il Tempo Obiettivo è scattato a terzo set inoltrato. Kristina Mladenovic era avanti 3-2 e al servizio. Kerber ha recuperato il break e, anche in questo caso, il tiebreak simulato è stato molto lungo, 8-6. La durata originale di due ore e 24 è scesa a due ore e 20 minuti.

Rispetto alle cinque partite maschili che sono andate oltre le due ore e 15 minuti, c’è stata molta più varietà in queste sei partite femminili. Le prime quattro sono andate oltre rispettivamente di tre, due e un minuto, quindi poco di cui ci si deve preoccupare. La partita #5 invece è stata molto deludente, perché le regole di accorciamento l’hanno in realtà resa più lunga di quella originale.

Quali sono state le conseguenze per le partite femminili?

Sono contento dei benefici ottenuti dall’applicazione delle regole per le donne. In termini di costi, il tempo risparmiato ne giustifica l’applicazione? Delle 58 partite in esame, tre hanno avuto un risultato diverso da quello reale, come era successo per gli uomini (quindi leggermente inferiore in percentuale).

Analizziamole con maggiore dettaglio:

Andreescu c. Kasatkina – Toronto (secondo turno)

È la partita vista prima che, anche se per un solo minuto, non è stata dentro le due ore e 15. Al Tempo Obiettivo, sembrava che Andreescu fosse in pieno controllo al servizio sul 3-1. Kasatkina però ha ottenuto il break e riportato il punteggio sui servizi, richiedendo il tiebreak. In quella fase, Andreescu non stava giocando così bene. Nella partita reale, il vantaggio di 3-1 al servizio si è trasformato in una vittoria di misura per 7-5. Così non è andata all’arrivo del Tempo Obiettivo, perché Andreescu ha perso i due turni di battuta successivi e poi il tiebreak simulato per 7-2.

Vekic c. Keys – Toronto (primo turno)

Una partita molto equilibrata dall’inizio alla fine, con il punteggio al servizio quando è arrivato il Tempo Obiettivo. Le regole hanno accorciato la partita e dato vita a un tiebreak a favore che Madison Keys ha vinto 9-7. Anche nella partita reale si è giocato un tiebreak vinto da Keys 7-5. Come sempre, la simulazione dipende dalla giocatrice che sta giocando meglio (anche se solo di poco) quando scattano le regole.

Bolkvadze c. Pera – US Open (primo turno)

Non può non interessarci anche questa partita! Quando è arrivato il Tempo Obiettivo, il punteggio era solo sul 2-2 nel terzo set. Mariam Bolkvadze ha deciso che era quello il momento in cui giocare peggio e ha perso il tiebreak simulato 7-1. Nella partita reale, Bolkvadze ha perso subito il servizio, poi Bernarda Pera ha tenuto il suo, da cui il pessimo tiebreak simulato. Però poi Pera non è venuta meno alla sua fama, crollando nel tentativo di chiudere la partita vera, vinta infatti da Bolkvadze per 6-4 al terzo.

Si è trattato di due partite abbastanza equilibrate, che sarebbero potute finire diversamente a seconda del momento in cui è arrivata l’interruzione. La partita di Andreescu non è stata così tirata, l’ha solo resa complicata nel momento sbagliato (a sua insaputa per quanto, se le regole fossero state in vigore anche nel mondo reale, le avrebbe sicuramente conosciute).

Ripeto, mi fa piacere che non ci siano molte partite con il risultato finale alterato, ma avrei preferito che non ce ne fosse neanche una. Però, il timore più grande che avevo che il tennis femminile subisse più sconvolgimenti — perché le regole si basano sui break, e ci sono più break tra le donne — non ha trovato riscontro, almeno non in questo insieme di partite.

Quali sono state le regole di maggiore impatto per le partite femminili?

È interessante notare come la combinazione di regole che sono state attivate è più varia rispetto a quella degli uomini, forse perché tra le donne ci sono più break.

Come si sono risolte le partite per le donne?

“In modo naturale” significa che 20 partite su 58 hanno avuto lo stesso punteggio che nella realtà perché sono state giocate fino alla fine. “Decise dalle Regole” significa che 11 partite su 46 sono finite a punteggio in corso all’arrivo del Tempo Obiettivo (a completamento del game se non già concluso). Il primo numero è in linea con quanto visto per le partite maschili, ma più partite (in proporzione) per le donne sono state decise dalle regole, e il Tempo Obiettivo è coinciso con il passaggio dal secondo al terzo set per tre volte (contro nessuna per gli uomini).

Una nota sulla rappresentazione del punteggio di una partita

In conseguenza all’introduzione di queste regole, il punteggio avrebbe un altro aspetto. Probabilmente il super-tiebreak avrebbe le parentesi quadre, come già accade ad esempio per il doppio e per la Laver Cup (tipo [10-8]). I due cambiamenti più importanti riguarderebbero:

  • le partite decise dalle regole a punteggio in corso, a completamento del game se non già concluso. Ad esempio 4-6 7-6(7) 1-0. Di solito, in presenza di quel tipo di punteggio, ci si aspetterebbe di leggere accanto “RIT”, a evidenza di un ritiro. Per lo stesso motivo, punteggi legati a regole di accorciamento dovrebbero avere una segnalazione analoga, tipo “TEMPO”
  • le partite che seguono i servizi, ma la giocatrice che sta per servire è indietro nel punteggio. Ad esempio, Simona Halep era 4-6 7-5 4-5 contro Jennifer Brady a Toronto quando è arrivato il Tempo Obiettivo. Ed era lei al servizio. Con le regole di accorciamento, ci si sarebbe fermati per giocare il tiebreak. Se Halep lo avesse vinto 7-5, il punteggio finale sarebbe stato 4-6 7-5 5-5(5). È diverso dal punteggio classico di quando subentra il tiebreak sul 6-6, perché il 7-6 nel punteggio finale determina chi ha vinto. In questo caso il punteggio sarebbe in pari (5-5) quindi si dovrebbe dedurre la vincitrice con un altro metodo. Non immediato, ma fattibile, per il quale vedo due possibili opzioni.

Proposte

La mia proposta è di trovare un modo per indicare la vincitrice, con un asterisco o una “v” di vittoria o una “t” di tempo. Tra queste, preferisco la “v”, ma ognuno ha la sua preferenza. Il punteggio della partita di Halep diventerebbe 4-6 7-5 5v-5(5) e, visto da Brady, 6-4 5-7 5-5v(5). È orribile lo so, ma è un’idea. Penso però poi che voterei per non fare nulla, considerando che praticamente tutti i riferimenti al punteggio mostrano con chiarezza la vincitrice in qualche altra maniera.

La seconda proposta, quella di Jeff Sackmann di Tennis Abstract, lascerebbe inalterata la bellezza del punteggio con una modifica alle regole per cui non ci si ferma immediatamente a giocare il tiebreak, ma si aspetta fino a che non è stato giocato un numero pari di game. Se Halep avesse vinto il game successivo, saremmo sul 5-5 e a quel punto si andrebbe al tiebreak, terminando con un 6-5(5) o un 5-6(5). Sicuramente più elegante, a fronte però dello svantaggio di dover giocare un altro game in tutti questi scenari. Si aggiungerebbero cioè 4 minuti (in media) altrimenti evitati andando subito al tiebreak.

Delle 104 partite al meglio dei tre set che ho esaminato, questa occorrenza si è verificata il 20% delle volte, o circa la metà delle volte in cui la Regola 2 è stata usata. Se si aggiungono altri 4 minuti a ciascuna di queste 21 partite, il totale dei minuti risparmiati si ridurrebbe dell’8%. Forse è una stima in eccesso, perché a volte il game successivo diventa un break che risolve la partita, in presenza di una regola diversa senza tiebreak. D’altro canto, se in questo scenario si aspetta di raggiungere un numero pari di game lo si dovrebbe poi fare per tutte le regole. Ma è comunque uno spunto che non avevo in precedenza valutato, ed ero troppo avanti con l’analisi dei video da tornare indietro e verificarne l’impatto temporale.

Partite al meglio dei cinque set

Il prossimo e ultimo episodio della serie è dedicato alle partite al meglio dei cinque set, che sono quelle naturalmente con il maggiore risparmio di tempo, ma anche potenzialmente le più esposte a un cambiamento del risultato finale.

The Difficulty of Shortening Tennis Matches, Part II (Best-of-Three)

La difficoltà di accorciare le partite di tennis – Parte II – Uomini (al meglio dei tre set)

di Chapel Heel // HiddenGameOfTennis

Pubblicato il 21 settembre 2019 – Traduzione di Edoardo Salvati

Nella Parte I di questa serie, ho individuato in via sperimentale delle regole che potrebbero ridurre la durata delle partite, lasciando al contempo inalterato il sistema di punteggio almeno fino alle fasi finali di gioco. Sono regole che prevedono il normale svolgimento della partita fino al raggiungimento di un Tempo Obiettivo, superato il quale la conclusione è determinata dall’introduzione delle stesse.

Nella Parte II, applicherò queste regole a partite reali, dividendo per comodità i risultati in due parti. Di seguito, mi occupo delle partite al meglio dei tre set, separando per facilità di lettura quelle maschili da quelle femminili (nell’articolo successivo). Nella Parte III, di quelle al meglio dei cinque set.

Metodologia di verifica

Siccome è un procedimento estremamente lungo, mi sono concentrato solo sulle partite sul cemento. Ho guardato il video di 46 partite al meglio dei tre set nei tornei di Metz (fino al secondo turno) Cincinnati Masters, Washington, Winston-Salem, Atlanta, Los Cabos, Delray Beach, Montpellier e Rotterdam. Sono molti tornei per un campione ridotto di 46 partite, ma Tennis Channel Plus non ha le partite di almeno due ore per questi tornei, quindi ho dovuto scorrere il calendario a ritroso per arrivare a un insieme statisticamente ragionevole.

Se le regole di accorciamento hanno richiesto un tiebreak (7 punti) o un set al super-tiebreak (10 punti), ho utilizzato l’effettiva percentuale di punti vinti al servizio del giocatore al momento dell’interruzione fino a quando mi è servito per terminare la partita. Ho scelto di fare così in modo da mantenere l’eventuale vantaggio psicologico, anziché decidere per una percentuale teorica per i due giocatori, che non avrebbe tenuto conto di come stavano giocando al momento dell’applicazione delle regole.

Sono consapevole che i giocatori avrebbero potuto servire diversamente nell’ipotesi di tiebreak rispetto a come hanno servito nel proseguo della partita. Passare a un tiebreak potrebbe determinare specifiche dinamiche di gioco, aumentando la pressione e comportando reazioni diverse da un giocatore all’altro. Potrebbe cambiare il modo in cui i giocatori si relazionano fisicamente alla partita, sapendo di essere vicini alla fine. E cambiare chi è al servizio ogni due punti invece che ogni game potrebbe incidere sul risultato. Sono congetture, ma mi è sembrato meglio che usare arbitrarie percentuali di punti vinti al servizio.

Per quanto riguarda il tempo necessario a giocare quei tiebreak, Jeff Sackmann ha trovato che i punti del tiebreak durano circa il 25% in più dei punti nei game. In questo caso, ho calcolato l’effettivo numero di secondi per punto nei set in cui sono scattate le regole (solitamente in un intorno di 40 secondi) e, per semplicità, sommato 10 secondi a ogni punto per arrivare al tempo aggiuntivo che servirebbe per terminare il set utilizzando i tiebreak come previsto dalle regole di accorciamento.

Partite maschili al meglio dei tre set

Ricordiamo che il Tempo Obiettivo è di due ore, all’arrivo del quale vengono applicate le regole per far terminare la partita, nella speranza che non si vada oltre le 2 ore e 15 minuti. La tabella riepiloga alcuni dati preliminari dell’analisi per le partite maschili al meglio dei tre set.

Si può vedere come circa il 23% delle partite maschili al meglio dei tre set dura più di due ore. Solo un paio di partite hanno ricevuto esenzione per via del torneo e/o del turno in cui sono state giocate. Vista la necessità di dover fare affidamento sull’archivio on-demand di Tennis Channel Plus, ho avuto accesso a circa due terzi delle partite da visionare non considerate esenti.

Come si sono comportate le regole nel caso delle partite maschili?

La tabella riepiloga i dati di tutte le 46 partite che ho sottoposto alle regole.

In media, la durata è stata di 140 minuti. Le regole di accorciamento hanno in media ridotto la partita di 10 minuti, sempre considerando che più di un terzo delle partite non hanno subito alcuna riduzione. Anzi, due partite a Rotterdam sono diventate più lunghe con l’applicazione delle regole, anche se, rispettivamente, solo di uno e due minuti. Dieci minuti non sembrano un grande risultato, ma è molto difficile togliere del tempo a un evento di sport professionistico. Si otterrebbe una maggiore riduzione introducendo un super-tiebreak al terzo set per ogni partita, ma si avrebbe incidenza anche su quelle partite che non devono essere accorciate.

Troncare lunghe partite maschili

Non è però il tempo medio risparmiato l’aspetto a cui sono più interessato. Mi interessa invece capire se è possibile contenere la durata delle partite veramente lunghe e chiuderle nel giro di 15 minuti, in modo che non si vada oltre le 2 ore e 15 minuti. Come mostra la tabella, 27 di queste partite hanno avuto una durata effettiva sopra le 2 ore e 15 minuti ma, dopo l’applicazione delle regole di accorciamento, solo cinque sono durate di più.

Queste sono le partite più lunghe di 2 ore e 15 minuti anche dopo l’applicazione delle regole di accorciamento.

#1 Dimitrov c. Wawrinka – Cincinnati Masters

È stata una partita di 2 ore e 35 minuti che le regole di accorciamento non hanno di fatto accorciato. Al sopraggiungere del Tempo Obiettivo di due ore, Stanislas Wawrinka era avanti 5-7 6-4 5-2, con Grigor Dimitrov al servizio e sotto di un break. Vista l’immediatezza della conclusione, le regole di accorciamento prevedevano di lasciare giocare. Dimitrov si è fatto beffa delle regole, perché ha rimontato costringendo Wawrinka a vincere al tiebreak. Quindi, nella circostanza in cui le regole si sarebbero aspettate uno o due game, ce ne sono stati altri cinque oltre a un tiebreak.

#2 Edmund c. Tsonga – Washington

È stata una partita di 2 ore e 22 minuti che le regole non hanno accorciato per lo stesso motivo della partita precedente. Il punteggio al Tempo Obiettivo era più vicino alla conclusione che tra Dimitrov e Wawrinka, ma gli ultimi quattro game hanno impiegato moltissimo tempo.

#3 Paire c. Polmans – Washington

È stata una partita di 2 ore e 31 minuti, che le regole di accorciamento hanno diminuito di 14 minuti, ma che comunque è stata più lunga di due ore e 15. All’arrivo del Tempo Obiettivo, Benoit Paire era avanti un break e stava servendo a terzo set avanzato, ma Marc Polmans ha recuperato il break e mandato il set al tiebreak, facendo finire la partita a 2 ore e 17 minuti.

#4 Norrie c. Thompson – Atlanta 

È stata una partita di 2 ore e 27 minuti ridotta di 11 minuti, ma è andata oltre di un minuto perché Cameron Norrie ha recuperato un break all’inizio del terzo set.

#5 Dimitrov c. Johnson – Los Cabos 

Situazione praticamente identica alla partita tra Dimitrov e Wawrinka, ma con Dimitrov questa volta dall’altra parte della barricata. È stata una partita di 2 ore e 28 minuti che non ha subito accorciamenti perché Steve Johnson ha recuperato sotto di un break sul 2-5 verso la fine del terzo set.

Direi che non è male. Escludere per un minuto o due le partite #3 e #4 non è un grande problema. Escludere per 7 minuti la #2 desta la mia attenzione, anche se si è trattato di game insolitamente lunghi a conclusione di una partita. Le partite #1 e #5 mi deludono, perché sono state più lunghe di quanto desideravamo. Hanno attivato la Regola 3B.1(a), che è quella che mi ha creato più problemi.

Se avessi invertito le regole e fatto terminare le partite verso la fine del terzo set in presenza di un break, anche queste due sarebbero state salvate. Tuttavia, quell’inversione di regola avrebbe allungato le altre partite in modo inaccettabile. C’erano diversi scenari da Regola 3B.1(b) che sarebbero stati più lunghi e avrebbero fatto più danni che queste due partite.

Quali sono state le conseguenze per le partite maschili?

Come ho scritto nella Parte 1, l’obiettivo è individuare benefici e costi di queste regole. Per quanto riguarda i benefici, si è ottenuto un accorciamento significativo delle partite più lunghe? Rispetto a queste 46 partite, sono soddisfatto del risultato. Per quanto riguarda i costi, quante partite sono state alterate con queste regole, cioè il tempo risparmiato ne giustifica l’applicazione? Delle 46 partite in esame, tre sono finite diversamente dal risultato originale. Bisogna però fare attenzione a un aspetto importante, cioè al modo in cui ho ipotizzato che i giocatori vadano avanti dopo che sono scattate le regole. Perché non sappiamo esattamente come giocheranno! Utilizzando il risultato effettivo dei punti del resto della partita, l’esito è stato diverso in circa il 7% delle partite. Analizziamole con maggiore dettaglio:

Berdych c. Krajinovic – Montpellier (quarti di finale)

Si è trattato di una partita in tre set molto lunga, della durata di 2 ore e 42 minuti. Con le regole, si sono eliminati ben 34 minuti. Al sopraggiungere del Tempo Obiettivo, Filip Krajinovic era avanti 2-1 con un break nel terzo set. In questo scenario, la Regola 3B.2 dà la possibilità a Tomas Berdych di recuperare il break e, se non ci riesce, la partita termina. Krajinovic ha tenuto il servizio e quindi la vittoria della partita, con un notevole risparmio di tempo. Nella realtà, Berdych ha vinto sei dei successivi otto game e vinto il set 7-5.

Opelka c. Isner – Atlanta (secondo turno)

Per 2 ore e 33 minuti, la partita ha seguito i servizi. Le regole l’hanno accorciata a 2 ore e 12 minuti. I giocatori seguivano i servizi all’arrivo del Tempo Obiettivo, ed è successo che, con le regole di accorciamento, il tiebreak (7 punti) è andato a favore di Isner. Nella realtà, ha vinto Opelka al tibreak del terzo set. Ho pensato di usare il risultato del tiebreak effettivo per il tiebreak nella simulazione, ma i servizi giocati nel tiebreak sono arrivati dopo altri sei game e venti minuti di gioco. Ho preferito quindi rimanere fedele al mio metodo.

Evans c. Tiafoe – Delray Beach (primo turno)

Il Tempo Obiettivo è scattato sul 4-4 del terzo set, senza break. Francis Tiafoe si è aggiudicato il tiebreak (7 punti) imposto dalle regole. Nella realtà, Daniel Evans ha giocato meglio ed è riuscito a fare il break vincendo per 7-5.

A seconda del momento dell’interruzione, queste partite avrebbero potuto avere qualsiasi conclusione. La partita di Montpellier mi preoccupa perché era un quarto di finale e perché ha impedito un effettivo ribaltamento di fronte. L’ultima partita invece non mi darebbe problemi, se non per il fatto che il risultato finale è cambiato e si sono risparmiati solo 4 minuti, non un compromesso a cui sarei disposto a scendere. Non dimentichiamoci però che ho inventato io il punteggio: chi può davvero sapere cosa succederebbe nella realtà?

Tutto sommato, sono soddisfatto perché poche partite hanno subito una modifica del risultato, anche se queste tre partite sono un chiaro rimando al fatto che le regole di accorciamento possono produrre esisti arbitrari. Se regole come queste fossero già in adozione, non sapremmo mai che Berdych, Opelka e Evans avrebbero vinto le rispettive partite. Certamente non avevano, al sopraggiungere del Tempo Obiettivo, il controllo della partita.

Quali sono state le regole di maggiore impatto per le partite maschili?

Due terzi delle partite hanno attivato la Regola 2 (giocatori al servizio, si gioca il tiebreak a 7 punti) o la Regola 3.B.1(a) (il giocatore indietro di un break è il prossimo a servire e sono stati giocati almeno cinque game dell’ultimo set).

Come si sono risolte le partite per gli uomini?

“In modo naturale” significa che 16 partite su 46 hanno avuto lo stesso punteggio che nella realtà perché sono state giocate fino alla fine. “Decise dalle Regole” significa che 7 partite su 46 sono finite a punteggio in corso all’arrivo del Tempo Obiettivo (a completamento del game se non già concluso).

Cosa si può dire della terra battuta?

Come premesso, le partite considerate ai fini dell’analisi sono solo quelle sul cemento, principalmente perché avevo poco tempo e perché volevo includere le partite dell’ultima edizione degli US Open. Ho dato comunque un’occhiata alle partite maschili al meglio dei tre set, non ho saputo resistere. Sono 22 partite dai tornei di Gstaad, Bastad, Umago e Lione. In media, la durata sulla terra è stata maggiore (142 minuti) e le regole l’hanno ridotta significativamente (in media 15 minuti, con la mediana a 16 minuti).

Le regole hanno anche inciso su più partite (il 77% rispetto al 61% sul cemento). Delle 14 partite in origine con durata superiore alle 2 ore e 15 minuti, solo 3 sono state salvate (finite rispettivamente a 2 ore e 23, 2 ore e 20 e 2 ore e 16 minuti), quindi un risultato simile a quello sul cemento. Due partite hanno subito modifica per via delle regole, o il 9%, di fatto in linea a quanto accaduto per il cemento. Per una delle due si è trattato di un vero recupero del giocatore in svantaggio. Nell’altra, il Tempo Obiettivo è arrivato tra il secondo e il terzo set, e il super-tiebreak ha avuto un risultato diverso rispetto al set reale.

Non ci sono elementi in questo campione ridotto che fanno pensare che le regole non vadano bene anche per la terra.

The Difficulty of Shortening Tennis Matches, Part II (Best-of-Three)

La difficoltà di accorciare le partite di tennis – Parte I

di Chapel Heel // HiddenGameOfTennis

Pubblicato il 18 settembre 2019 – Traduzione di Edoardo Salvati

Anche il tennis, come altri sport, è frequentemente soggetto a richiami per trovare un modo di accorciare la durata delle partite, sia per accomodare gli appassionati nella scelta delle molteplici possibilità di intrattenimento all’interno dei numerosi impegni della vita di tutti i giorni, sia per permettere alle emittenti televisive di avere un’idea più precisa sulla programmazione e sugli spazi pubblicitari necessari.

Durante gli US Open 2019, ho sentito Jim Chairusmi sul podcast Thirty Love suggerire che il tennis dovrebbe regolarsi su partite di due ore (o forse due ore e mezzo) per massimizzare seguito e passaggi televisivi. Mi sono chiesto cosa servirebbe introdurre o modificare per raggiungere quello standard.

La via più diretta sarebbe naturalmente di dichiarare la partita conclusa a un limite orario predefinito. Penso non ci sia alcuna ombra di dubbio che non succederà mai, e non dovrebbe mai succedere, nel tennis. Senza un modo per “gestire il cronometro”, l’esito della partita potrebbe essere del tutto arbitrario. La situazione più ovvia è quando la partita segue il servizio ma un giocatore è indietro di un game nel punteggio.

È necessario quindi modificare le regole per accorciare le partite. Sono già state introdotte, o sperimentate, misure finalizzate a quell’obiettivo. Alcuni tornei di entrambi i circuiti maggiori hanno utilizzato il cronometro al servizio per velocizzare il gioco, ma non sembra aver fatto troppa differenza. Le finali Next Gen hanno applicato alcuni cambiamenti per una durata inferiore delle partite, tra cui la vittoria del set per chi arriva per primo a 4 game, che sicuramente accorcia le partite ma snatura il sistema di punteggio dall’inizio alla fine.

Altre iniziative hanno incontrato maggiore riscontro positivo (come l’eliminazione della ripetizione del nastro e lasciare che i tifosi siano liberi di uscire e rientrare tra un punto e l’altro), ma è possibile che avranno impatto minimo sulla durata. Jeff Sackmann di Tennis Abstract ha analizzato cosa accadrebbe se la WTA introducesse il super-tiebreak nei singolari.

Durata e modifica delle regole: approccio combinato

La modalità più concreta per accorciare le partite è di certo il set vinto con 4 game, ma non mi viene in mente altro sport in cui le fondamenta del sistema di punteggio siano state alterata così drasticamente per ridurre la durata. Sarebbe come giocare tre dei quattro quarti nel basket, nell’hockey e nel football americano, o sei inning nel baseball. Il super-tiebreak al terzo set può troncare la lunghezza delle partite, così facendo però si finisce per alterare anche quelle partite che in ogni caso non avrebbero presentato un problema temporale. Agli US Open 2019 ad esempio, all’incirca il 30% delle partite concluse in tre set non è andato oltre le due ore e solo due da due set le hanno superate.

Quello che sto cercando di ottenere è una serie di regole che possano accorciare una partita lunga alla fine della partita, mantenendo contestualmente intatto il sistema di punteggio per la maggior parte del tempo. Voglio capire quanto sia complesso applicare una combinazione di modifiche alle regole di punteggio e di adozione di un tempo limite senza alterare il sistema di punteggio classico del tennis, almeno fino alle fasi finali di una partita molto lunga.

L’idea di base è di avere il tennis come lo si conosce fino al raggiungimento del Tempo Obiettivo, per poi far scattare delle regole che stabiliscano quanto ancora la partita può continuare. Il Tempo Obiettivo non è un’interruzione drastica, ma il momento in cui s’inizia ad arrivare alla conclusione.

Tempo Obiettivo nelle partite al meglio dei tre set

Come primo passaggio, dobbiamo scegliere un Tempo Obiettivo superato il quale scattano regole speciali. Non vogliamo interrompere partite equilibrate troppo presto, vogliamo invece che la durata subisca un taglio anche deciso per venire incontro all’attenzione dettata dalla moderna fruizione e dalla programmazione dei tornei e dei palinsesti televisivi. La regola delle due ore paventata da Chairusmi è, da questo punto di vista, ragionevole e, fortunatamente, confortata dai dati effettivi delle partite.

Sul circuito maschile, un set dura in media circa 40 minuti, che corrisponde alle due ore se vengono giocati tre set. Le partite femminili sono leggermente più brevi, ma preferirei non dover determinare regole diverse per circuito. Ai fini di quest’analisi, adotterò un Tempo Obiettivo di due ore per una partita al meglio dei tre set.

Tempo Obiettivo nelle partite al meglio dei cinque set

A meno di non voler abolire le partite al meglio dei cinque set, non si può usare un Tempo Obiettivo di due ore per questa fattispecie, perché non è nemmeno realistico pensare di giocare anche solo quattro set in due ore. Per una partita che termina al quinto set infatti, il tempo medio di gioco è di 3 ore e 20 minuti. Credo di dover accettare che una partita in cinque set non potrà rientrare in nessuna regola ragionevole di Tempo Obiettivo, tranne che questo sia talmente lungo da renderne l’introduzione stessa priva di significato. Molte persone, me compreso, adorano il formato al meglio dei cinque set e sarebbero restie ad abbandonarlo. La finale degli US Open 2019 ha poi rinforzato questa convinzione, dove forse il più grande combattente nella storia del tennis, Rafael Nadal, quasi non riusciva a scardinare l’opposizione di Daniil Medvedev.

È un’esercizio complicato cercare di individuare delle regole che accorcino ragionevolmente la durata delle partite al meglio dei cinque set mantenendone inalterata l’unicità. Ai fini dell’analisi, stabilisco un Tempo Obiettivo di 2 ore e 40 minuti per le partite al meglio dei cinque set, all’incirca il tempo medio di completamento di una partita che dura 4 set. Ce ne saranno alcune che rientreranno nel Tempo Obiettivo delle partite al meglio dei cinque set, ma la maggior parte andrà oltre. Per questo motivo, devono essere previste alcune esenzioni specifiche, in modo che comunque capiti di avere occasionalmente una partita in cinque set.

Esenzioni

Qualsiasi proposta di riduzione della durata delle partite incontra inevitabilmente il profondo malcontento degli appassionati più accaniti. La possibilità di procedere con delle esclusioni può calmare un po’ gli animi. Inizierei da queste partite:

  • le finali dei tornei dei circuiti maggiori
  • le semifinali dei Masters 1000, dei Premier Mandatory (quale sia la denominazione) e dei tornei dello Slam
  • i quarti di finale degli Slam, anche se non ne sono totalmente convinto, perché si tratta solitamente di partite infrasettimanali.
  • le partite di Coppa Davis, a eccezione di quelle ininfluenti
  • le partite di Fed Cup, a eccezione di quelle ininfluenti

Regole

Nel caso di una partita che non gode delle esenzioni di cui sopra, una volta raggiunto il Tempo Obiettivo applicabile, per terminare la partita scattano le seguenti regole.

Nessun set da concludere

Se il Tempo Obiettivo scatta tra un set e l’altro, si gioca un super-tiebreak (10 punti) al set successivo. Nel caso non bastasse a finire la partita, si usa la “Regola Finale Onnicomprensiva” che illustro a breve.

Set in corso di svolgimento

Se Il Tempo Obiettivo non scatta tra un set e l’altro, si seguono queste tre regole.

Regola 1

Si finisce sempre il game in corso, tiebreak compresi.

Regola 2

Se la Regola 1 non porta alla risoluzione della partita e il set sta seguendo i servizi, si gioca un tiebreak normale (7 punti) per terminare il set.

Regola 3

Se la Regola 1 non porta alla risoluzione della partita e il set non sta seguendo i servizi, allora:

A. se uno dei due giocatori ha più di un break di vantaggio, allora il set viene assegnato a quel giocatore

B. altrimenti

1. se il giocatore indietro di un break è il prossimo a servire, allora

(a) se la partita è al set decisivo e sono stati giocati più di cinque game, si finisce il set o

(b) se la partita è al set decisivo e non sono stati giocati più di cinque game, al giocatore avanti di un break viene assegnato il set o

(c) se la partita non è al set decisivo, al giocatore avanti di un break viene assegnato il set.

2. se il giocatore indietro di è un break è il prossimo a ricevere, si finisce il game successivo e poi

(a) se l’avversario rimane avanti di un break, gli viene assegnato il set o

(b) se si torna a seguire i servizi, si applica la Regola 2 per decidere il set.

Regola Finale Onnicomprensiva

Se qualsiasi delle regole precedenti determina una parità di punteggio (ad esempio, 1-1 in una partita al meglio dei 3 set o 2-2 in una al meglio dei cinque) o non riesce a determinare la conclusione della partita, la partita viene decisa con quanti set al super-tiebreak sono necessari.

Alcune considerazioni positive

Queste regole dovrebbero permettere alla maggior parte delle partite che arrivano al Tempo Obiettivo di essere concluse in circa 15 minuti. Questo consente un po’ di flessibilità, senza estendere il Tempo Obiettivo eccessivamente. Non è realistico riuscire a terminare una partita al meglio dei tre set in due ore esatte, o una al meglio dei cinque in 2 ore e 40 minuti, ma serve rimanere in un intervallo conveniente. In altre parole, si deve poter vedere la fine.

Ulteriori note positive

Il set può terminare naturalmente, o perché il game in corso ne determina la fine (Regola 1), o perché non c’è un guadagno significativo di tempo nel troncare la partita (Regola 3B.1(a)).

Lo si può anche chiudere con un solo tiebreak normale (7 punti), che in media richiederà dai 7 ai 10 minuti. Questo potrebbe essere lo scenario più probabile, come da Regola 2, quando i giocatori sono al servizio al sopraggiungere del Tempo Obiettivo.

È probabile che poco meno del 25% delle partite al meglio dei tre set siano soggette a queste speciali regole di accorciamento.

Non sono regole che troncheranno le partite più importanti, come le fasi conclusive degli Slam, i tornei tra nazioni e tutte le finali.

Le partite al meglio dei cinque set sopravvivono.

Pur non avendone evidenza, ho idea che ridurre la durata delle partite aiuti i giocatori a subire meno infortuni. Non solo giocano meno, ma giocano meno nei periodi in cui il loro fisico è più esposto, come a partita inoltrata. Questo potrebbe tradursi in meno ritiri prima e durante la partita e magari anche meno circostanze in cui un giocatore o una giocatrice lotta turno dopo turno, arriva in semifinale o in finale per poi dare vita a una partita non competitiva perché ha terminato le energie.

Alcune considerazioni negative

Oltre a una diffusa resistenza al cambiamento, si può pensare ai seguenti aspetti.

Il punteggio delle partite sarà strano, e più complesso, per i set finali. Si potranno avere potenziali tiebreak (7 punti) anche quando il punteggio non è in parità durante la partita (ad esempio, si sta seguendo il servizio ma su una situazione di 2-3 e si deve giocare il tiebreak). Non si può quindi mettere normalmente un numero in parentesi come si fa attualmente. Si potranno avere anche numeri tra parentesi quadre come accade al momento per i super-tiebreak (10 punti) alla stregua del doppio.

Si può di fatto dire addio ai cinque set nei primi turni degli Slam, anche se, penso di poter dire, non ne sentiremo così tanto la mancanza. Alcune di quelle sono partite memorabili, ma la maggior parte è seguita da pochi o dimenticata quasi integralmente. Gli appassionati più puri faranno fatica ad accettarlo, ma se serve per far crescere il seguito del tennis, sembra un compromesso ragionevole. Ad esempio, quali sono le partite in cinque set che si ricordano degli US Open 2019? E quante sono state prima dei quarti di finale? Secondo me ve ne viene in mente una, il sedicesimo tra Gael Monfils e Denis Shapovalov che, pur essendo stata combattuta, non ha offerto un quinto set all’altezza. Denis Kudla contro Janko Tipsarevic? Dominik Koepfer contro Jaume Munar? Yoshihito Nishioka contro Marcos Giron? Ricardas Berankis contro Jiri Vesely? Si può andare avanti a lungo.

I break sul circuito femminile

Le regole troncano la partita sia in caso di parità al servizio, sia in presenza di break. Nelle partite femminili però i break stanno diventando quasi la norma. Utilizzare un sistema basato sui break per avvicinare le partite alla loro conclusione potrebbe alterare i risultati sul circuito femminile in modo molto più drastico che su quello maschile.

Anche in presenza di queste regole, alcune partite richiederanno più di 15 minuti per essere terminate, ad esempio quando le regole impongono due super-tiebreak (10 punti) di fila, per quanto realisticamente non accadrebbe in una partita al meglio dei tre set, perché vorrebbe dire che solo il primo set è durato le intere due ore. Stiamo quindi parlando di fatto di uno scenario al meglio dei cinque set, nel quale le 2 ore e 40 arrivano tra il terzo e il quarto set.

Si giocherebbe il super-tiebreak (10 punti) per risolvere il quarto set, e se il punteggio diventa di 2-2, si usa poi il super-tiebreak (10 punti) come Regola Finale Onnicomprensiva per terminare la partita. Ipotizzando 40 secondi a punto (la media maschile, di solito) e due super-tiebrak (10 punti) da 16 punti ciascuno, si sfora di circa 20 minuti. Si tratta di più della coda desiderabile di 15 minuti sul Tempo Obiettivo, ma comunque non male in ottica di risparmio di tempo.

Ulteriori note negative

La situazione potenziale più preoccupante è quella prevista dalla Regola 3B.1(a)/3B.1(b), nella quale si deve considerare di terminare il set decisivo con un giocatore indietro di un break. Inizialmente non avevo previsto di far terminare il game, quindi era necessario finire il set ogni volta. Il problema è che, se il set è appena iniziato al sopraggiungere del Tempo Obiettivo, si finirebbe per dover giocare quasi un set intero, per una durata magari di altri 40 o 60 minuti, specialmente se si ottengono contro-break. Di converso, giocare il set consente al giocatore in svantaggio più margine per una rimonta, che credo sia davvero l’unica cosa che piace delle partite lunghe (perché altrimenti nessuno ha voglio di stare incollato quattro ore alla tv).

Ripeto, questo è particolarmente importante sul circuito femminile, con più servizi persi e più probabilità di recupero. Dovevo scegliere tra una e l’altra soluzione e, visto che è un esperimento, per quest’analisi ho scelto il tempo sulle rimonte. Da un lato, l’argomento principale è qui il tempo e, dall’altro, non ci sono così tanti recuperi quanti si è portati a pensare. Rimane però un aspetto che non mi convince, perché è un po’ controintuitivo: più ci si addentra nel set e minore è la probabilità di una rimonta, quindi perché darsi da fare per giocarlo tutto? La mia risposta è perché non si vuole troncare partite che non portano a un grande risparmio di tempo.

Applicare le regole a partite reali

Sono regole che funzionano? Con funzionare mi riferisco a due aspetti. Primo: accorciano effettivamente le partite in modo significativo, diciamo più del cronometro al servizio o la non ripetizione del nastro alla battuta? Secondo: se accorciano le partite in modo significativo, che prezzo stiamo pagando per la rinuncia ad altro tennis, vale a dire quante rimonte stiamo impedendo e sono troppe affinché risparmiare tempo valga la pena?

Al momento, sono regole del tutto teoriche. Volevo prima rendermi conto di quanto fosse difficile creare una piattaforma giuridica da zero. Non sono quindi in grado di dire se sono regole che funzionano. Affronterò il tema nel prossimo articolo, andando ad analizzare che effetti la loro applicazione avrebbe determinato su alcune partite sul cemento della seconda parte della stagione 2019, tra cui gli US Open e il Cincinnati e il Canada Masters.

The Difficulty of Shortening Tennis Matches, Part I

Le partite Slam al quinto set da non perdere

di Martin Ingram // Martin Ingram’s Blog

Pubblicato il 29 marzo 2020 – Traduzione di Edoardo Salvati

Prendendo spunto da una precedente analisi di Stephanie Kovalchik, mi sono chiesto, in assenza di tennis giocato, quali sono le partite storiche da riguardare. Anche io ho elaborato un metodo per classificare le più interessanti e, visto che il mio risultato è diverso, vale la pena dedicare un approfondimento specifico.

Ho deciso di classificare le partite sulla base della somma delle valutazioni Elo dei due giocatori, con un modello Elo che considera il diverso rendimento a seconda della superficie e il margine di vittoria inteso come differenziale di game. Ogni partita è poi espressa in termini di valutazione totale ottenuta. Un dettaglio tecnico: siccome l’intervallo di valutazioni varia da superficie a superficie tra quelle della mia versione Elo, un valore di 2400 sulla terra battuta è meno significativo dello stesso valore sul cemento. Per questo il criterio adottato è l’indice-z del valore Elo complessivo della partita, indice che tiene conto della variazione dei valori per superficie. Ad esempio, se un giocatore ha una valutazione Elo di 2400 e l’altro di 2200 e la deviazione standard delle valutazioni è 100, l’indice-z viene calcolato come:

(2400−1500) + (2200−1500) / √ (1002 + 1002) = 11.3

mentre con una deviazione standard di 200 si otterrebbe un indice-z di 5.7. Ho considerato solo le partite Slam andate al quinto e solo quelle dal 1980, visto che trovare video per partite più vecchie può essere difficile (o, se esistono, sono spesso poco fruibili).

Che partite emergono con questo metodo?

Il valore totale Elo dovrebbe essere garanzia di una partita di qualità. Se il valore Elo di entrambi i giocatori è molto alto, significa che, almeno in linea teorica, hanno un rendimento considerevolmente superiore a quello di un giocatore medio, generando un indice-z altrettanto elevato. Concentrarsi solo sulle partite che hanno raggiunto il quinto set dovrebbe favorire la presenza di sfide equilibrate. Con il senno di poi però, non sono sicuro che questo sia abbastanza, perché per alcune partite il risultato sembrava già indirizzato nonostante la necessità di un quinto set. Ho anche provato a limitare la selezione a quelle partite con una differenza minima nelle valutazioni pre-partita, ma ci sto ancora lavorando. In ogni caso, senza ulteriori indugi, a voi la lista!

IMMAGINE 1 – Elenco delle migliori partite Slam al quinto set dal 1980 a oggi in ordine decrescente per indice-z

Mi colpisce questa selezione. Alcune riflessioni:

  • se siete dei tifosi di John McEnroe, vi rallegrerete, perché è protagonista di 7 delle prime quindici partite! C’è anche la famosa finale di Wimbledon 1980 contro Bjorn Borg, ma è curioso che abbia una valutazione superiore un’altra finale contro Borg sempre nello stesso anno, quella degli US Open 1980, questa volta vinta da McEnroe.
  • con cinque apparizioni, anche Novak Djokovic è ben rappresentato. Sono contento che tra queste ci sia la finale del Roland Garros 2013 contro Rafael Nadal. Ricordo, mentre la guardavo, di essere rimasto in ammirazione totale del livello di tennis
  • tutte le partite sono alternativamente dei primi anni ’80 o degli anni 2010, evidenziando la preferenza di questo metodo per quei due periodi
  • il metodo considera Borg imbattibile sulla terra nel 1981. La sua valutazione Elo prima della finale contro Ivan Lendl era di 2901! In confronto, quella di Nadal contro Djokovic nel 2013 era “solo” di 2534. Se si considera il record di Borg sulla terra, non è poi così privo di senso. La formula tiene conto del margine di vittoria e Borg raramente perdeva un set, vincendo spesso per 6-0. Alla vigilia di quella partita doveva sembrare inavvicinabile, anche se poi Lendl ha perso solo al quinto set. E quella sarà l’ultima partita di Borg a Parigi
  • penso che non ci siano dubbi che le partite dell’elenco sono tutte avvincenti. Sorprende forse di più l’assenza di altre che ci si sarebbe aspettato di trovare, come la finale di Wimbledon 2008 tra Nadal e Roger Federer. È utile ribadire che è uno dei vari metodi possibili e che ciascun metodo implica scelte soggettive che determinano quali partite rientrano nella selezione.

Personalmente, vorrei rivedere le sfide tra McEnroe e Jimmy Connors, ma spero che ci siano partite d’interesse per ognuno.

Grand Slam five-setters to watch

E ora, cosa guardiamo? Edizione femminile

di Stephanie Kovalchik // StatsOnTheT

Pubblicato il 27 marzo 2020 – Traduzione di Edoardo Salvati

In un precedente articolo, ho descritto un possibile metodo per ottenere in automatico una classifica delle partite più interessanti sulla base del turno, del margine di game, cioè la differenza di game vinti, e dei game totali giocati. Dopo averlo applicato per le trenta migliori partite Slam maschili dal 1990, è la volta di fare lo stesso per trovare le migliori partite Slam femminili dal 1997.

In breve, la statistica “interessante” ha l’obiettivo di fornire uno strumento per classificare la spettacolarità, competitività e qualità di tutte le partite nella storia del tennis per le quali è possibile avere dettagli specifici sul punteggio. I numeri effettivamente coinvolti nel calcolo sono i game totali, il margine di game e il turno. Per turno s’intende una categoria numerica ponderata che attribuisce l’importanza maggiore alle fasi finali e quella minore alla prima giornata di qualificazione.

Partite lunghe e competitive

Nel caso delle partite femminili, ci si attende una distribuzione meno sbilanciata rispetto al fattore durata, visto che anche negli Slam si gioca al meglio dei tre set. Inoltre, ci si aspetta una più alta densità di partite contestualmente lunghe e competitive (con un margine di game basso). E, di solito, così accade, come dimostra li grafico nell’immagine 1 sulle partite Slam dal 1997. Quasi tutte le partite delle prime 30 sono una deviazione standard sopra alla media per game totale e per margine di game.

IMMAGINE 1 – Distribuzione delle variabili centralizzate e in scala della statistica di interesse delle partite Slam femminili (qualificazioni e tabellone principale) dal 1997 al 2020

La tabella elenca le trenta partite del periodo considerato con l’indice d’interesse più alto, in cui troviamo diverse di quelle giocate recentemente. Ma c’è anche un primo turno degli Australian Open 2001 tra Greta Arn e Jana Nejedly che, con 44 game totali, è il terzo più lungo (per game giocati) della lista.

Sarebbe curioso sapere cosa è successo ma, come per molte partite femminili, e a differenza di quelle maschili, non ci sono video integrali o anche solo dei punti più significativi. È una carenza che andrebbe colmata, servono più filmati di qualità, anche per avere una piacevole distrazione in questi tempi decisamente difficili.  

What Do I Watch Now (Part 2)?

E ora, cosa guardiamo?

di Stephanie Kovalchik // StatsOnTheT

Pubblicato il 26 marzo 2020 – Traduzione di Edoardo Salvati

Non sembra possa esserci del tennis giocato nell’immediato futuro (anche l’edizione di Wimbledon 2020 è stata appena cancellata, n.d.t.), e gli appassionati si sentono in mancanza di partite da guardare. Se però avete pensato di dedicarvi a qualche grande classica e non sapete dove iniziare, ho la soluzione per voi! Costruendo un indice di interesse che mette insieme durata della partita, competitività e qualità, ho prodotto una classifica delle trenta partite maschili più coinvolgenti dal 1990 a oggi.

Viaggio nel passato

In crisi d’astinenza da sport attuale, mi sono messa a rovistare su internet per gli elenchi delle partite più belle nella storia del tennis. Ho rivisto così la finale del Roland Garros 1984 tra John McEnroe e Ivan Lendl, in cui Lendl è finalmente riuscito a vincere il primo Slam a spese dell’occasione migliore in carriera per McEnroe di vincere a Parigi.

Un altro momento che ricordo per la qualità delle partite e per il significato storico sono stati gli US Open 2002. Non sapevamo li per li che sarebbe stato l’ultimo Slam vinto da Pete Sampras e anche il suo ultimo torneo da professionista. Ci sono state poi molte partite incredibili nelle fasi finali di quell’edizione, che sono ancora più avvincenti sapendo in anticipo come è andata a finire.

Si trovano molte selezioni di “partite fantastiche” in giro. Sono certamente grandi partite, ma ho il sospetto che la scelta sia dettata più dalle preferenze e dal tifo del singolo autore che da una valutazione oggettiva. Mi sono chiesta quindi come sarebbe un elenco selezionato sulla base di un criterio statistico. Non esiste naturalmente una statistica specifica in grado di catturare le sfumature e il contesto di una partita davvero speciale. Di contro però, potrebbero emergere delle gemme che, per qualsiasi motivo, non hanno ricevuto l’attenzione che avrebbero meritato.

Come definiamo quantitativamente un classico?

Ci sono diversi modi. Si può usare l’Indice Emozionale creato da Jeff Sackmann che considera la volatilità della probabilità di vittoria attesa mentre la partita è in corso. Oppure la statistica Partita imperdibile, che ho ideato per stabilire una priorità nella scelta di quale partita vedere tra quelle ancora ancora da giocare, sulla base della qualità e della competitività che la valutazione dei giocatori lascia intendere potrà emergere dalla specifica partita.

Per un elenco di partite storiche però, ero alla ricerca di una metodologia adatta a qualsiasi partita, potenzialmente anche quelle precedenti all’era Open. Questo vuol dire ridurre i parametri alla categoria del torneo, al turno e al punteggio dei game. È abbastanza per distinguere tra le partite più entusiasmanti e quelle meno?

Per rispondere dobbiamo chiederci quali aspetti definiscono un “classico”. Ognuno di noi ha certamente una preferenza al riguardo, ma per molti le partite memorabili tendono a essere quelle con numerosi cambiamenti di fronte, il concetto alla base della “volatilità” dell’Indice Emozionale di Sackmann. Non disponendo, per quasi tutte le partite, della probabilità di vittoria attesa durante la partita, si può usare il numero totale dei game come valido indicatore di classicità nelle partite in cui entrambi i giocatori sono stati in vantaggio in un momento o nell’altro.

Le variabili di base

Partite molto lunghe non vuole necessariamente dire partite competitive. Possiamo quindi verificare anche il margine di game, cioè la differenza di game vinti dai due giocatori, per determinare il livello competitivo. Infine, c’è l’elemento qualitativo. Normalmente, mi affiderei alla valutazione dei giocatori ma, in questo caso, ci sono un paio di controindicazioni. Cercare di applicare un sistema di valutazioni alle partite precedenti all’era Open avrebbe poco senso. E forse è giusto così perché la qualità del tennis prima del 1968 non poteva certamente reggere il confronto con la competitività introdotta e richiesta dalla professionalizzazione dello sport. Ciononostante, in ottica storica, sarebbe preferibile una statistica utilizzabile da quando le partite hanno iniziato a essere registrate su supporto video.

Un altro fattore è che la maggior parte dei sistemi di valutazione non si adatta efficacemente alle circostanze in cui un giocatore è in rapida ascesa o che ha raggiunto uno stato di forma clamoroso ma di breve durata. Detto diversamente, ci sono volte in cui i giocatori possono essere sottovalutati perché il sistema ha bisogno di un periodo più lungo di risultati costanti per cambiare opinione.

Un’alternativa secca per ovviare a queste limitazioni è quella di concentrarsi unicamente sul turno raggiunto negli Slam. La logica è quella per cui un giocatore capace di spingersi fino alle fasi finali di uno Slam probabilmente sta mostrando una qualità di gioco eccelsa, a prescindere dal rendimento precedente a quel torneo o in quello successivo.

Una sola statistica

Possiamo combinare queste tre variabili – game totali, margine di game e turno – in una sola statistica attraverso un processo di standardizzazione e di computo complessivo (con una scala invertita per il margine, in modo che numeri più positivi corrispondono a più competitività). L’immagine 1 mostra la distribuzione di ciascuna variabile per tutte le partite Slam maschili dal 1990 al 2020. Le linee verdi indicano la posizione nella distribuzione delle prime 30 partite.

Il marcato spostamento sulla destra nei game totali e nei turni rende queste due variabili predominanti all’interno della statistica complessiva, ma tutte le partite più interessanti si trovano sopra la mediana anche nel margine di game. Il motivo per cui ci sono 10 turni e non tutti sono separati di un intero è perché sono comprese anche le qualificazioni e l’importanza dei turni è attribuita con maggior peso sulle partite della seconda rispetto alla prima settimana.

IMMAGINE 1 – Distribuzione delle variabili centralizzate e in scala della statistica di interesse delle partite Slam maschili (qualificazioni e tabellone principale) dal 1990 al 2020

Finalmente, l’elenco!

La tabella riepiloga la classifica delle prime trenta partite Slam maschili degli ultimi trent’anni, con in cima la più entusiasmante. Alcune sono universalmente apprezzate, ma spero che altre siano meno scontate, come la semifinale di Wimbledon 1996 tra Malivai Washington e Todd Martin o il quarto di finale agli Australian Open 1999 tra Nicolas Lapentti e Karol Kucera. Non mi aspetto che rimaniate tutti catturati da queste partite, ma confido che abbiate scoperto nuove sfide e magari anche nuovi giocatori. E se riusciamo a riscoprire l’ammirazione per i grandi giocatori del passato o consolidare quella per i giocatori del presente, almeno ci sarà una nota positiva nella situazione che stiamo vivendo.

What Do I Watch Now?

Quantità di gioco e probabilità di vittoria all’avvio della seconda settimana di uno Slam

di Stephanie Kovalchik // StatsOnTheT

Pubblicato il 17 febbraio 2020 – Traduzione di Edoardo Salvati

Per raggiungere i quarti di finale agli Australian Open 2020, Dominic Thiem è rimasto in campo per 10 ore e 23 minuti, entrando così nel 20% di tempo più lungo prima di un quarto di finale di uno Slam negli ultimi dieci anni. Nei turni successivi ha accumulato altre ore di gioco, ponendosi all’estremo della distribuzione di questo speciale conteggio.

Nell’analisi che segue, cerco quindi di capire se l’intensità del percorso di Thiem ha contribuito a ridurre la sua probabilità di vittoria del titolo. Pochi giocatori riescono ad arrivare in fondo a uno Slam senza subire affaticamento, ma per alcuni la strada diventa molto più tortuosa.

Le fatiche di Thiem

Negli ultimi tre turni degli Australian Open 2020, Thiem si è trovato proprio in questa situazione. Alla vigilia della sua difficile partita contro Rafael Nadal, il tempo di gioco di Thiem era superiore di 1.3 ore rispetto alla media degli ultimi dieci anni tra i giocatori in un quarto di finale di uno Slam, come rappresentato nell’immagine 1. Alla conclusione della vittoriosa battaglia contro Nadal in quattro set, tra cui tre tiebreak, Thiem era a 14.6 ore, cioè 3.4 ore in più della media.

Un’altra vittoria in quattro set, in semifinale contro Alexander Zverev, ha portato il totale a 18.2 ore, o a 4.5 ore in più della media degli altri semifinalisti di uno Slam. Thiem si è ritrovato nel 3% del monte ore di gioco delle partite che precedono la finale, una posizione non certamente invidiabile contro il sette volte vincitore degli Australian Open Novak Djokovic, il quale invece aveva impiegato solo 12.5 ore.

IMMAGINE 1 – Distribuzione delle ore giocate prima degli ultimi turni di uno Slam maschile nel periodo dal 2011 al 2020. La linea rossa indica il tempo giocato da Thiem agli Australian Open 2020

Possibili conseguenze sull’esito della finale?

Proviamo a elaborare qualche idea con l’esempio fornito da altri giocatori che hanno avuto un percorso accidentato per entrare nella seconda settimana di uno Slam. La tabella a conclusione dell’articolo raccoglie alcune di queste situazioni, tra cui quella di Thiem. Il carico di gioco di Thiem agli Australian Open 2020 è simile a quello di Kevin Anderson a Wimbledon 2019 e di Nadal agli Australian Open 2017. Nessuno di questi giocatori è poi riuscito a vincere il torneo.

Sono però solo degli esempi. E anche se ci fossero molti esempi a mostrare analoga tendenza, staremmo ignorando un interrogativo di fondo. È un grande carico di gioco a contribuire alle sconfitte, o il grande carico di gioco è semplicemente un effetto collaterale di non essere un favorito?

Vogliamo sapere se la grande quantità di gioco incide sul risultato di una partita dopo aver tenuto conto della differenza di bravura tra due giocatori che si scontrano in un qualsiasi turno di uno Slam. Nel linguaggio della regressione, se wij è la probabilità che il giocatore i batte il giocatore j e caricoi è la somma complessiva di gioco del giocatore i, possiamo calcolare l’effetto della quantità di gioco con la seguente formula:

logit(wij) = β0 + β1logit(pij) + β2(caricoi − caricomedio)

dove pij è la previsione di vittoria pre-partita sulla base della bravura dei giocatori e di qualsiasi altro fattore a eccezione del carico di gioco sostenuto durante il torneo. Si tratta di un semplice modello di regressione logistica, in cui la difficoltà maggiore è la scelta di pij, che potrebbe essere data ad esempio dalle quote scommesse. In questo caso utilizzo le mie valutazioni dei giocatori.

Variazioni attese nella probabilità di vittoria

Con gli ultimi dieci anni di quarti di finale e turni successivi a disposizione, ho applicato il modello e osservato la variazione attesa nella probabilità di vittoria di Thiem in ciascuno dei tre turni conclusivi degli Australian Open 2020. La tendenza storica suggerisce che già ai quarti di finale la probabilità di Thiem si era ridotta (un calo in media del 12%) e che la maratona con Nadal l’aveva ulteriormente abbassata. Dalla semifinale in avanti, Thiem aveva una probabilità del 30-35% inferiore rispetto a quella che un giocatore con la sua valutazione avrebbe predetto.

IMMAGINE 2 – Riduzione attesa nella probabilità di vittoria di Thiem agli Australian Open 2020 per il carico di gioco sostenuto (e con un intervallo di confidenza del 90%)

Si può avere la tentazione di ignorare questi risultati pensando che i giocatori hanno poco controllo sulla durata di una partita. Vorrebbe però dire sottostimare la capacità decisionale del giocatore sul livello di offensività da tenere in campo e su come questo incida sul tempo trascorso. Per quei giocatori la cui bravura permette di pensare oltre alla partita successiva, aumentare il livello offensivo quando si arriva a una durata media potrebbe essere una strategia importante per la vittoria finale.

Does greater competition load going into the second week of a Grand Slam hurt a player’s win chances?

Gli scambi lunghi sono la kryptonite dei giocatori americani?

di Jeff Sackmann // TennisAbstract

Pubblicato il 7 gennaio 2020 – Traduzione di Edoardo Salvati

Pur a distanza di anni dal ritiro, Marat Safin continua a fornire spunti di conversazione tennistica. Durante una partita contro Taylor Fritz, il capitano della Russia all’ATP Cup si è così rivolto a Karen Khachanov, giocatore della sua squadra:

Non è un’affermazione che si riesce intuitivamente a sottoporre a esame numerico. Non so come si possa quantificare una tattica di alto impatto finalizzata a intimorire, o come identificare, e ancor meno misurare, tentativi di spaventare l’avversario. Per non parlare del concetto di giocatore finito per via di uno scambio lungo. Ma se con “per loro è finita” s’intende che non hanno molte probabilità di vincere, abbiamo finalmente un elemento verificabile.

Molti appassionati possono trovarsi d’accordo con la generalizzazione che i giocatori americani hanno un servizio potente, oltre a uno stile aggressivo che non lascia grande spazio alla finezza. È certamente il caso di John Isner, e Sam Querrey non si discosta troppo dalla descrizione. Sebbene il servizio di Fritz produca una buona dose di ace e secondi colpi di facile chiusura, non ha uno stile così monodimensionale.

Per Taylor Fritz non è finita

Con i dati raccolti dal Match Charting Project, ho calcolato delle statistiche sulla durata degli scambi per i 70 giocatori con almeno 20 partite nel database nell’ultimo decennio. Troviamo cinque americani (Fritz, Isner, Querrey, Steve Johnson e Jack Sock) e molti degli altri giocatori a cui normalmente si fa riferimento come presenze regolari sul circuito.

La definizione di Safin di tattica ad alto impatto considera implicitamente gli scambi fino a un massimo di quattro colpi, cioè quei punti che vengono vinti o persi nei primi due colpi di ciascun giocatore. Gli scambi più lunghi sono quelli in cui, apparentemente, gli americani subiscono l’avversario.

Così è per Isner, che vince solo il 40% dei punti quando lo scambio raggiunge i cinque colpi, il peggior rendimento nel campione considerato. Rispetto a Isner, anche Nick Kyrgios (44%) e Ivo Karlovic (45%) sembrano dei giocatori solidi sullo scambio. Nikoloz Basilashvili ha la percentuale migliore al 56% e non sorprende che Rafael Nadal sia secondo con il 54%, di un nulla davanti a Novak Djokovic. Con il 50.2%, Frizt è al 28esimo posto su 70, nella zona di giocatori come Gael Monfils, Roberto Bautista Agut e Dominic Thiem. Inoltre, se detestate i luoghi comuni come li detesto io, Fritz si fa notare per essere quasi 20 posizioni più in alto di Khachanov, che vince il 48.5% dei punti che durano almeno cinque colpi.

Più dati

La tabella elenca venti dei 70 giocatori del campione, in parte della zona alta e in parte di quella bassa, insieme a tutti gli americani e ad altri nomi di interesse. Per ciascun giocatore, ho calcolato la percentuale di punti vinti negli scambi di 1 o 2 colpi (servizio e risposte vincenti), di 3 o 4 colpi (scambi con servizio e risposta seguita da un colpo) e di 5 o più colpi. I giocatori sono ordinati sulla base dell’ultima colonna (%V 5+).

Class  Giocatore      %V 1-2  %V 3-4  %V 5+  
1      Basilashvili   43.7%   54.1%   55.8%  
2      Nadal          52.7%   51.6%   54.3%  
3      Djokovic       51.8%   54.6%   54.0%  
4      Nishikori      45.5%   51.2%   53.9%  
11     Federer        52.9%   54.9%   52.1%  
22     Kohlschreiber  50.1%   50.1%   50.7%  
28     Fritz          51.1%   47.2%   50.2%  
30     Sock           49.0%   46.5%   50.2%  
31     Zverev         52.8%   50.3%   50.0%  
32     Del Potro      53.8%   49.1%   50.0%  
34     Murray         54.3%   49.5%   49.4%  
39     Medvedev       53.9%   50.4%   49.0%  
43     Tsitsipas      51.4%   50.5%   48.6%  
44     Khachanov      53.7%   48.1%   48.5%  
48     Johnson        49.2%   48.8%   48.3%  
61     Querrey        53.5%   48.0%   46.2%  
62     Berrettini     53.6%   49.3%   46.1%  
66     Karlovic       51.8%   43.9%   44.9%  
68     Kyrgios        54.6%   47.4%   44.2%  
70     Isner          52.3%   48.3%   40.2%

Fritz è uno dei pochi che vince più della metà degli scambi più brevi e più della metà degli scambi più lunghi. La prima categoria può essere il risultato di un servizio potente, come è probabilmente il caso dello stesso Frizt, e come è sicuramente per Isner. Non serve però avere un grande servizio per vincere più della metà dei punti da 1 o 2 colpi. Nadal e Djokovic fanno molto bene in quella categoria (come in praticamente tutte le altre), in virtù della loro capacità di annullare il servizio dell’avversario.

Due nomi inaspettati

Tralasciando per un momento gli americani, si potrebbe rimanere sorpresi da quei giocatori con percentuali positive di vittoria in tutte e tre le categorie. Nadal, Djokovic e Roger Federer vi rientrano, ciascuno con abbondante margine. Gli altri due invece sono nomi inattesi. Philipp Kohlschreiber supera di pochissimo la neutralità in entrambe le tipologie di scambi brevi, ed è un po’ meglio (50.7%) su quelli lunghi. Alexander Zverev si qualifica per il rotto della cuffia, vincendo appena di più della metà degli scambi lunghi (è un 50.0% arrotondato per eccesso).

Si tratta inevitabilmente di dati incompleti, quindi è possibile che, con una base di altro tipo, il risultato di uno o anche di entrambi i tedeschi rimanga molto lontano dal 50%, ma i loro numeri arrivano da un insieme decisamente abbondante di partite.

Per tornare a Fritz, Isner e compatrioti, Safin potrebbe aver ragione a dire che vogliono intimorire con un paio di colpi ad alto impatto. Con il solo servizio, Isner ha sicuramente messo paura a molti dei suoi avversari. Eppure Fritz, il giocatore che ha generato il commento di Safin, ha un gioco molto più completo di quanto il capitano della Russia gli abbia riconosciuto. Khachanov ha poi vinto quella partita e, almeno in questa fase delle rispettive carriere, è dei due il giocatore migliore. Non però negli scambi lunghi. Ampliando l’orizzonte di analisi, è Khachanov che dovrebbe evitare di farsi trascinare negli scambi lunghi, non Fritz.

Are American Players Screwed Once You Drag Them Into a Rally?