Il più grande archivio italiano di analisi statistiche sul tennis professionistico. Parte di Tennis Abstract

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Pubblicato il 31 agosto 2020 su TennisAbstract – Traduzione di Edoardo Salvati

// La pandemia COVID-19 ha imposto agli organizzatori degli US Open 2020 alcuni cambiamenti sperimentali. Dopo un paio di anni di utilizzo in eventi marginali come le Finali Next Gen, il sistema di chiamata automatica dei colpi tramite Hawk-Eye è stato inserito (nella maggior parte dei campi) al posto dei giudici di linea. Anche un’altra innovazione provata alle Finali Next Gen, cioè che i giocatori si prendono l’asciugamano da soli, è subentrata agli US Open per motivi di distanziamento fisico.

L’assenza di tifosi

Entrambe le novità però impallidiscono al confronto con il cambiamento più grande per il primo Slam nella bolla: l’assenza di tifosi. I più forti hanno finalmente la possibilità di immergersi nell’esperienza che i giocatori che passano dalle qualificazioni, o quelli che frequentano i Challenger, vivono abitualmente: tribune vuote per partite con un’alta posta in palio.

Sono tutte modifiche arrivate poco dopo che, finalmente, gli US Open (e pochi altri tornei) hanno introdotto il cronometro al servizio. Ho scritto fino alla nausea degli effetti del cronometro al servizio, che sulla carta dovrebbe velocizzare il gioco ma che lo ha invece rallentato.

Il problema è che i giudici di sedia avviano il cronometro quando leggono il punteggio al microfono, che non è sempre immediatamente dopo la conclusione del punto precedente. Maggiore il pubblico presente, più ampia è la discrepanza, perché gli spettatori più rumorosi contribuiscono a ritardare la chiamata del punteggio da parte dell’arbitro.

Il ritmo di gioco dovrebbe aumentare senza spettatori, non è così? E anche l’uso di Hawk-Eye, eliminando i challenge, dovrebbe favorire un gioco più rapido. Di contro c’è il tempo che i giocatori impiegano per andare a prendersi l’asciugamano. Sarebbe interessante poter valutare ciascuno di questi fattori separatamente, ma la maggior parte dei dati in possesso arriva da partite che contengono appunto tutti questi cambiamenti.

L’effetto netto

La misura più semplice e diretta del ritmo di gioco è data dai secondi per punto, intesi come il tempo di gioco ufficiale della partita diviso per il totale dei punti. Si tratta di un’approssimazione, perché il tempo ufficiale include i cambi di campo, i timeout medici e qualsiasi altro rallentamento, la cui natura prescinde da quanto serve ai giocatori per prepararsi a servire.

È inoltre una misura che riferisce in parte sulla percentuale di prime (i punti generati da una seconda di servizio richiedono più tempo) e sulla lunghezza degli scambi (scambi più lunghi richiedono più tempo), per quanto questi fattori diventano poi, nella maggior parte dei casi, ininfluenti. Succede così specialmente nel confronto del ritmo di gioco tra un’edizione del torneo e la successiva.

Il grafico mostra i secondi per punto di tutte le partite del tabellone principale di singolare maschile del Cincinnati Masters per ciascun anno a partire dal 2000.

IMMAGINE 1 – Ritmo di gioco per il singolare maschile del Cincinnati Masters

(purtroppo devo considerare solo le partite maschili per mancanza di dati sul tempo di gioco ufficiale delle partite femminili prima del 2016)

Tre deviazioni standard

Nel periodo di riferimento di 21 anni, il tempo medio per punto è appena sotto i 40 secondi e, prima del 2020, la media annuale è andata oltre i 42 secondi solo una volta. Nell’edizione da poco terminata, la media è stata di un tempo enorme di 44.6 secondi per punto, superiore di più di tre deviazioni standard della media per il periodo dal 2000 al 2017 (cioè prima dell’introduzione del cronometro al servizio).

Il ritmo si è abbassato nel corso degli anni per ragioni svincolate dal cronometro al servizio, quindi probabilmente è eccessivo dire che l’effetto della bolla corrisponde a tre deviazioni standard. È chiaro però che l’edizione del 2020 è stata lenta.

Aspetta, non potrebbe essere invece…?

La presenza dei quattro semifinalisti del 2020 era più o meno scontata, quindi si può essere portati a credere che una media di gioco lenta sia in parte dovuta alla combinazione di giocatori che vincono spesso. L’ho pensato anche io, ma non è così (e aiuta tenere a mente che più della metà delle partite di un torneo avvengono nei primi due turni, anche con i bye al primo turno, dando garanzia di un eterogeneo gruppo di giocatori per calcoli come questo, a prescindere da chi avanza poi nel torneo).

Come primo passaggio, ho ricalcolato i secondi per punto del campione di partite escludendo tutte quelle con Novak Djokovic o Rafael Nadal, due giocatori che vincono molto e con un ritmo di gioco notoriamente lento. Non ha fatto molta differenza, e inserire un secondo grafico non avrebbe senso, perché ha lo stesso aspetto dell’Immagine 1.

Un altro metodo è di considerare la media del ritmo di gioco di ogni giocatore in tabellone e confrontare i suoi secondi per punto a Cincinnati con quelli degli altri tornei che ha giocato. Se ogni giocatore avesse giocato a Cincinnati con lo stesso ritmo di gioco della rispettiva media del 2019, la media dei secondi per punto per l’edizione del 2020 sarebbe stata di 41.3. È un valore di un nulla superiore al 41.0 del Cincinnati Masters 2019, e naturalmente ben inferiore agli effettivi 44.6 secondi per punto del 2020. Non si può dunque ritenere responsabile la combinazione di giocatori per la l’infinità lentezza di quest’anno.

Perché?

Spero di non avervi confuso sul fatto che il ritmo di gioco al Cincinnati Masters 2020 è stato molto lento. Sembra ragionevole pensare che anche gli US Open saranno così, perché condizioni e regole sono identiche. La spiegazione più semplice è che i giocatori utilizzano tempo addizionale per andare a prendersi l’asciugamano tra un punto e l’altro. Certamente andare fino al punto in cui si trova l’asciugamano richiede tempo. Ma c’è dell’altro.

Nella tipica media di 40 secondi per punto in un contesto con spettatori (sempre includendo cambi di campo e altri rallentamenti), ci sono molti punti in cui l’arbitro ritarda la chiamata del punteggio e il giocatore al servizio finisce per impiegare più dei 25 secondi permessi da regolamento, senza incorrere in una violazione temporale. Se a Cincinnati la media è vicina ai 45 secondi, devono esserci molti punti come quelli.

Da quello che ho potuto vedere, ci sono sicuramente punti come quelli. In una delle due semifinali, ho notato una circostanza in cui Roberto Bautista Agut è andato oltre i 40 secondi prima di servire. E non è il solo a infrangere la regola: tutti e quattro i semifinalisti (ma anche altri) hanno usato occasionalmente più di 25 secondi. Ironicamente, mi è sembrato che Djokovic fosse il più rapido dei quattro.

Discrezionalità

I giudici di sedia fanno ricorso al loro potere discrezionale e agiscono come se ci fossero spettatori rumorosi sugli spalti. Dopo punti con lunghi scambi, spesso aspettano a chiamare il punteggio. E anche quando lo fanno immediatamente, il cronometro non parte se non dopo che sono passati diversi secondi.

Un esempio clamoroso arriva dalla finale di Lexington, in cui il giudice di sedia ha lasciato ben 17 secondi dopo la fine del punto precedente prima che partisse il conteggio dei 25 secondi. La posizione delle telecamere a New York (sede per quest’anno del torneo di Cincinnati maschile e femminile, n.d.t.) ha reso difficile monitorare le partite di Cincinnati ma, considerata la lunghezza della pausa tra un punto e l’altro e la scarsità di violazioni temporali assegnate, devono esserci stati altri rallentamenti nell’ordine dei 15 o 20 secondi.

Senza spettatori né tantomeno challenge tattici a ritardare la ripresa del gioco, il ritmo, e la sua lentezza, è in controllo del giudice di sedia. Sicuro, prendersi l’asciugamano richiede tempo, ma se il cronometro dei 25 secondi parte immediatamente ed è applicato alla lettera, i giocatori saranno pronti a servire sulla linea di fondo. Così è stato per le Finali Next Gen, con un ritmo generalmente veloce.

Apparentemente però, i giudici di sedia non sembrano dell’idea di attenersi con scrupolo alla velocità di gioco prevista dal regolamento. Sono passati due anni dall’inizio del grande esperimento del cronometro al servizio, e il ritmo di gioco continua a farsi più lento. ◼︎

What Happens to the Pace of Play Without Fans, Challenges, or Towelkids?

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