Una breve spiegazione sull’arrivo in volata alla Laver Cup

di Stephanie Kovalchik // StatsOnTheT

Pubblicato il 24 settembre 2019 – Traduzione di Edoardo Salvati

Nella terza edizione della Laver Cup, il Resto del Mondo si è avvicinato — come mai era riuscito — a battere l’Europa, che ancora una volta ha dimostrato di essere una potenza. Indietro nel punteggio per 5-7 al termine della seconda giornata, con la vittoria delle prime due partite della terza giornata il Resto del Mondo ha ristabilito l’equilibrio lasciando l’esito della sfida incerto fino all’ultimo. La situazione non sembrava chiara per i telecronisti, aperti alla possibilità di una tredicesima partita tra le due squadre. Vediamo perché non sarebbe potuto accadere e quali condizioni si sarebbero invece dovute verificare per arrivare alla partita decisiva.

La Laver Cup non ha una lunga tradizione, quindi parlare di tendenze può non avere molto senso. Abbandonando temporaneamente i rigidi dettami statistici, è curioso notare che il Resto del Mondo si è migliorato o ha eguagliato sé stesso al termine della seconda giornata in ciascuno dei tre anni. Gli 11 punti vinti in Svizzera sono a oggi il bottino più ampio. Escludendo la conquista del trofeo, il Resto del Mondo potrebbe superare questo traguardo con 12 punti alla fine delle partite della terza giornata forzando la sfida conclusiva, uno scenario che però non si è mai verificato.

Forzare la partita decisiva

Alcuni dei commenti televisivi hanno lasciato intendere che si sarebbe comunque sempre potuti arrivare alla partita decisiva. Non è la prima inesattezza numerica sentita durante una telecronaca, ma si è portati a pensare che la semplice addizione multipli di 3 al punteggio del Resto del Mondo alla fine della seconda giornata avrebbe evitato un errore di quel tipo.

Gli affezionati lettori di questo blog non avranno alcun problema nel realizzare che ci sono solo una manciata di punteggi dalle partite della seconda giornata che possono generare una parità di 12-12 dopo la dodicesima partita della terza giornata. E cioè:

  • 0-12
  • 3-9
  • 6-6
  • 9-3
  • 12-0

Meno immediato è capire quanto probabile fosse ciascuno di essi a Ginevra. Tenendo conto delle valutazioni specifiche per il cemento dei giocatori scelti per il singolare e il doppio nella prima e seconda giornata, il grafico dell’immagine 1 mostra tutte le combinazioni di punteggio possibili per il Resto del Mondo alla fine della seconda giornata, con la relativa probabilità.

Complessivamente, la probabilità che il Resto del Mondo fosse su uno dei cinque punteggi che avrebbe condotto a una partita decisiva era del 33%. Il più probabile era il 3-9, con il Resto del Mondo senza i favori del pronostico in tutti i singolari ma favorito in tutti i doppi.

È interessante notare che il punteggio effettivamente raggiunto (5-7) era, con il 17%, appena meno probabile del 3-9 su cui si sarebbero potuti trovare. Sicuramente la prima vittoria in singolare di Jack Sock (contro Fabio Fognini per 6-1 7-6, n.d.t.) per il Resto del Mondo deve essere tra le più grandi sorprese della competizione.

IMMAGINE 1 – Probabilità attesa per ogni combinazione di punteggio del Resto del Mondo alla fine della seconda giornata, sulla base di 50.000 simulazioni di risultato dalle partite effettive della prima e seconda giornata

Recuperare dallo 0-12?

Quando il Resto del Mondo ci riproverà a Boston, nella quarta edizione della Laver Cup nel 2020, guarderò con attenzione se saranno in grado di fare meglio di 5 punti dopo la seconda giornata e di 11 dopo la terza.

E spero di essere ancora in salute quando una delle due squadre recupererà uno svantaggio di 0-12 per giocarsi tutto nella partita finale. Con i giocatori presenti quest’anno, sarebbe successo solo in 6 delle 50.000 simulazioni della competizione. Temo ci sarà un po’ da aspettare per questo scenario. Per la prima partita decisiva invece, l’anno prossimo potrebbe essere quello giusto.

A Short Explainer on Getting to a Laver Cup Decider

Una misura dell’impatto delle palle break

di Jeff Sackmann // TennisAbstract

Pubblicato il 2 gennaio 2019 – Traduzione di Edoardo Salvati

In un precedente articolo, ho esaminato l’effetto della fortuna nei tiebreak. Ho mostrato che se da un lato i giocatori più forti vincono tendenzialmente un numero maggiore di tiebreak, dall’altro non esiste un talento speciale che permette a determinati giocatori un rendimento superiore alla fine del set rispetto ad altri momenti della partita. Di fronte a strisce molto positive, o viceversa molto negative nei tiebreak, dovremmo quindi evitare di assecondare l’invitante ipotesi dell’esistenza di un potere sovrannaturale nei tiebreak e supporre invece che i risultati torneranno in futuro a essere più in linea con la media.

Per le palle break valgono le stesse considerazioni. In una qualsiasi stagione, ci sono giocatori che vincono o perdono palle break in misura sproporzionata, ed è facile ricorrere alla forza mentale come principale spiegazione. Eppure, più spesso di quanto si pensi, quei risultati inusuali scompaiono, e con essi le convincenti teorie su nervi d’acciaio o di crolli sotto pressione che sono state appositamente elaborate.

Per quantificare circostanze di prestazioni migliori o peggiori delle possibilità di ciascun giocatore, ho cercato di esprimere le palle break trasformate in funzione di quelle “attese”, dove l’aspettativa è definita dalla frequenza con cui un giocatore vince i punti alla risposta o PVR (in realtà è leggermente più complicato che considerare la semplice frequenza di PVR di una stagione. Invece, serve prendere la PVR di ogni partita e ponderare le partite sulla base delle palle break concesse).

Palle break trasformate in funzione di quelle attese

Ad esempio, nel 2018 Gael Monfils ha trasformato 146 palle break sulle 317 avute, vale a dire una frequenza del 46.1%. È un valore molto più alto della PVR ponderata del 38.7%. Ha trasformato 23 palle break, o il 19%, più delle attese. Così come per l’analisi sui tiebreak, ho dato un nome a queste statistiche: il valore assoluto è definito come Palle Break Sopra le Attese (PBSA), la frequenza come Rendimento Aggiunto sulle Palle Break (RAPB).

(In media, i giocatori alla risposta vincono qualche palla break in meno dei punti che non sono palle break. Ho abbassato di conseguenza il livello di “attesa” all’1.4%).

Monfils ha rappresentato un’eccezione, l’unico giocatore ad andare oltre il +20 di PBSA, e l’unico con almeno 40 partite e con un PBSA di più del 15%. Poco del passato di Monfils però avrebbe fatto presagire risultati così importanti. Dal 2009 al 2017, ci sono state tre stagioni negative, due anni totalmente neutrali e quattro sopra la media. In quel periodo, Monfils ha convertito palle break più spesso delle attese in misura inferiore all’1%. A questo riguardo, Il successo del 2018 potrebbe essere dovuto a una rinnovata fiducia nelle proprie capacità ma, se la storia è d’insegnamento, non potrà continuare a beneficiare di una combinazione di bravura e fortuna per numeri da primato. La tabella riepiloga le prestazioni migliori e peggiori in termini di PBSA dei giocatori con almeno 20 partite sul circuito maggiore.

Giocatore   PB   Vinte  PBSA   RAPB  
Monfils     317  146    23.4   1.19  
Mcdonald    252  116    19.0   1.20  
Mmoh        129   63    16.9   1.37  
Jaziri      298  134    16.2   1.14  
Herbert     297  126    16.1   1.15  
Mannarino   318  136    14.1   1.12  
Berankis    235  103    13.8   1.15  
Querrey     290  118    13.8   1.13  
Klizan      313  139    13.5   1.11  
Struff      272  118    13.4   1.13  
                                                  
Fucsovics   414  162   -11.5   0.93  
Krajinovic  238   86   -11.8   0.88  
Donskoy     239   79   -11.9   0.87  
Wawrinka    217   66   -11.9   0.85  
Bedene      303  108   -12.9   0.89  
Isner       308   85   -13.0   0.87  
Zverev      347  123   -14.1   0.90  
Cilic       568  209   -18.1   0.92  
Sousa       484  176   -21.6   0.89  
Djokovic    617  246   -21.7   0.92

Impressiona la presenza di Novak Djokovic in fondo all’elenco, tanto scarso o sfortunato quanto Monfils è stato bravo o fortunato. Anche per Djokovic però le cose sono andate un po’ come per Monfils. Dal 2009 al 2017, la RAPB è stata di 0.997 — praticamente neutrale — e ha registrato quasi lo stesso numero di stagioni positive e negative.

Ebbene sì, è casuale

Fornire altri esempi sarebbe solo una ripetizione: il rendimento di un giocatore sulle palle break (a prescindere dalla bravura complessiva alla risposta) è indipendente da un anno con l’altro. Dal 2009 al 2018, ho trovato 700 coppie di stagioni-giocatore consecutive (come il 2017 e il 2018 di Djokovic) in cui la correlazione era sostanzialmente nulla (r^2 = 0.002).
La tabella che segue è ulteriore evidenza di quanto appena detto, perché mostra la RAPB più alta nel 2017 dei dieci giocatori con almeno 20 partite sul circuito maggiore nel 2017 e quella dell’anno successivo (sempre con almeno 20 partite).

Giocatore    RAPB 2017  RAPB 2018  
Dzumhur      1.16       1.05  
Zverev       1.15       1.02  
Kicker       1.15       1.04  
Gojowczyk    1.14       0.92  
Lajovic      1.13       1.04  
Kukushkin    1.13       0.94  
Zverev       1.13       0.90  
Isner        1.12       0.87  
Rublev       1.12       0.96  
Monteiro     1.12       1.17  
MEDIA        1.14       0.99

Solo Thiago Monteiro ha mantenuto un rendimento tale da farlo figurare tra i più forti del circuito. Il 2018 di John Isner è stato così diverso che si è piazzato agli ultimi posti. Complessivamente, cinque dei primi dieci nel 2017 hanno finito il 2018 sotto la media, e i dieci giocatori insieme hanno ottenuto un RAPB appena inferiore alla neutralità. In altre parole, siamo in presenza di una situazione indistinguibile dal caso.

Che prezzo ha la fortuna?

Siamo d’accordo sul fatto che il rendimento attuale sulle palle break non è di alcuna indicazione su quello futuro. Come però ho sottolineato per i tiebreak, proprio questa mancanza predittiva ha un valore.

Il +20 di PBSA di Monfils è stato di aiuto alla causa, consentendogli più vittorie nel 2018 di quelle che avrebbe altrimenti ottenuto. I risultati sulle palle break hanno probabilmente incrementato la classifica e i premi partita. Un ritorno alla neutralità non lo farà uscire dal circuito, ma ipotizzando che serva e risponda come ha fatto l’anno scorso, un PBSA meno scintillante potrebbe danneggiarlo. Di quanto?

Sempre in riferimento ai tiebreak, ho supposto che due tiebreak in più equivalgono a una vittoria extra. Per le palle break è un po’ più complicato: è chiaro che una palla break non ha lo stesso peso di un intero tiebreak, sia perché è un solo punto, sia perché raramente arriva come set point o match point. Inoltre, le palle break sono più cospicue e cifre come il +23 di Monfils o il -21 di Djokovic sono più estreme delle equivalenti prestazioni più inattese nei tiebreak.

Una misura dei punti ad alta leva

L’elemento chiave nella misurazione dell’impatto delle palle break è il concetto generale di probabilità di vittoria, oltre alla nozione più specifica di leva (spesso indicata anche come volatilità o importanza, ma l’idea di fondo è identica). In sintesi, la probabilità di vittoria è la quantificazione della probabilità per un giocatore di vincere la partita in un qualsiasi momento della stessa. La leva è un indice di quanto un singolo punto sia in grado di incidere sulla probabilità di vittoria. Immaginiamo una partita tra due giocatori dello stesso livello.

Prima dell’inizio, entrambi possiedono una probabilità di vittoria del 50%. Se vincere il primo punto fa aumentare la probabilità del giocatore al servizio al 51% o diminuirla al 49% nel caso lo perda, diciamo che la leva del primo punto è del 2%, vale a dire la differenza tra le probabilità di vittoria che derivano dal vincere e perdere il primo punto.

Maggiore è la posta in gioco del punto, più alta la leva associata. Tipicamente, un punto è ben sotto al 5%, ma uno di vera alta pressione, come 5-6 nel tiebreak del terzo set, può avere una leva anche del 50%. La statistica che esprime la probabilità di vittoria è largamente influenzata dal tipo di fattori selezionati, per cui non esiste un’unica misura matematicamente corretta della leva di ogni istante.

Ipotizzare che due giocatori siano dello stesso livello significa stimare che la probabilità di vittoria a inizio partita sia ben diversa del caso in cui uno dei due sia nettamente favorito. Anche queste interpretazioni hanno conseguenze sulla leva di ciascun punto. Su grandi insiemi di partite però, come una stagione intera, riusciamo ad avere un’idea generale del valore delle palle break.

Condizione sufficiente e necessaria

Nella semplice ma ovviamente errata ipotesi che tutti i giocatori siano dello stesso livello, in media la leva di un punto del circuito maschile nel 2018 era del 4.6%, e la leva di una palla break, sempre in media, del 10.5%. È un buon punto di partenza, ma decisamente troppo alto. Se accettiamo che la maggior parte delle partite è tra giocatori di livello diverso, ci rendiamo conto che una qualsiasi palla break non è poi così importante. Se Djokovic ne spreca una contro Monteiro, rimarrà comunque il super favorito.

Un metodo alternativo è quello di supporre che la bravura di un giocatore sia data esattamente dal rendimento in partita. Se Djokovic gioca contro Monteiro e vince l’80% dei punti al servizio, e Monteiro solo il 60%, si potrebbe calcolare la probabilità di vittoria e la leva di ciascun punto. Otterremmo in media una leva del punto del 2.9% e una della palla break del 6.5%.

Anche la seconda ipotesi non è del tutto corretta, ma forse si avvicina più della prima alla situazione effettiva. Non dimenticando che si tratta di un’approssimazione, usiamo una leva della palla break del 7.5%. Significa che, in media, il diverso esito di una palla break incide sulla probabilità di vittoria di un’unica partita del 7.5%. Un altro modo di vederla — quello con più rilevanza per questi calcoli — è che vincere una palla break anziché perderla equivale a vincere il 7.5% (o circa un tredicesimo) di una partita.

Le palle break sono (frazioni di) vittorie

Riprendendo il concetto di Palle Break Sopra le Attese, siamo ora in grado di dire che 13 palle break aggiuntive equivalgono a una vittoria extra. Il +23 di Monfils del 2018 gli ha regalato quasi due vittorie in più in stagione, mentre il -21 di Djokovic gli sarebbe costato, in media, 1.5 partite perse. Tenendo conto della moltitudine di elementi che incidono sulla prestazione all’interno di una partita, è irragionevole pensare che il record di vittorie e sconfitte di ogni giocatore nel 2019 rifletta in modo così preciso e prevedibile queste somme o sottrazioni di partite (anche semplicemente perché è impossibile vincere una partita e mezza). Ma nell’improbabile circostanza di parità di condizioni, dovremmo attenderci che quel vantaggio o quello svantaggio non abbiano seguito nella nuova stagione.

L’intervallo che separa il -21 dal +23 di palle break è un’affidabile rappresentazione della configurazione estrema che può acquisire la fortuna sulle palle break. Dal 2009, solo quattro giocatori hanno avuto stagioni con valori maggiori di +23, tra cui il BPSA più alto in assoluto di +34 di Damir Dzumhur nel 2017 (il quale ha subito pesantemente la sorte avversa l’anno successivo: da un record di 37-24 è passato a uno di 25-31 nel 2018, pur con un fortunato +8 di PBSA). All’estremo opposto, Dominic Thiem ha sofferto per un -28 di palle break sotto le attese nel 2015, L’anno dopo, è salito a -5 e in classifica è andato dalla 19esima alla nona posizione. Nonostante le montagne russe di Dzumhur e Thiem, sembra che l’oscillazione legata all’effetto fortuna sulle palle break sia di circa cinque vittorie, dal -2 al +3 per i giocatori più baciati dalla fortuna.

Non esiste una bravura speciale

Tuttavia, per la maggior parte dei giocatori nella maggior parte delle stagioni, la fortuna sulle palle break è poco più di un arrotondamento. Per quanto sia facile subire il fascino di questi calcoli, è proprio questa la conclusione più significativa. Come non esiste uno speciale fattore tiebreak, non c’è alcun motivo di ritenere che alcuni giocatori siano in qualche modo più bravi di altri a trasformare le palle break. Più forte il gioco alla risposta, più numerose saranno le palle break trasformate. Qualsiasi rendimento che eccede questo assunto rientrerà nella media. E per quei giocatori con un rendimento eccessivamente positivo o negativo sulle palle break, quella regressione avrà probabilmente conseguenze sul record di vittorie e sconfitte, sulla classifica e oltre.

Measuring the Impact of Break Points

L’immersione di Infosys in piscina

di Chapel Heel // HiddenGameOfTennis

Pubblicato il 7 agosto 2019 – Traduzione di Edoardo Salvati

Il riferimento è a un articolo sul sito dell’ATP che ha la pretesa di fornirci questo tipo di indicazione: “Un’immersione in profondità di Infosys ATP Insights sui primi 50 giocatori che, dall’inizio del 2019, fanno il break dal punteggio di 40-0 e servizio per il l’avversario, rivela che da questo abisso in media si ottiene il break solo nell’1.38% dei casi (84/6027)”. Questa statistica è definita la “più dura nel tennis”. Viene poi presentata la seguente tabella.   

IMMAGINE 1 – Game vinti alla risposta dal 40-0 per l’avversario, dall’inizio del 2019

Un’immersione in profondità nei dati, ma senza dati

Lasciando stare se è per davvero la “statistica più dura nel tennis”, sono sicuro che si riesce a trovare qualche evento nel tennis meno probabile dell’1.38%. Il primo che mi viene in mente è per una giocatrice di vincere 23 titoli Slam, il secondo è di vincere un set dal punteggio di 0-5 e alla risposta. E molti altri.  

Vediamo invece se Infosys ha in realtà svelato qualcosa di interessante in riferimento a questi recuperi impossibili. Dimentichiamoci del singolo giocatore per un momento. Dimentichiamoci anche di qualsiasi dato punto per punto delle partite effettivamente giocate nel 2019. Sappiamo che in media un giocatore vince, in una partita del tabellone principale di un torneo del circuito maggiore, circa il 62.5% dei punti al servizio. Senza fare ricerche specifiche, inserendo questo valore in un modello Markov otteniamo che il giocatore al servizio ha, all’inizio del game, il 78.5% di probabilità di tenere il servizio. Detto altrimenti, anche sullo 0-0, il generico giocatore alla risposta ha solo il 21.5% di probabilità di fare il break.  

Serve della matematica aggiuntiva (ugh) o un foglio di calcolo orribilmente contorto come il mio (ebbene sì!), o ancora un codice Python dalla pagina GitHub di Jeff Sackmann (per andare sul sicuro), per sapere che sul 15-0 la probabilità del generico giocatore al servizio scende al 12.4%. Sul 30-0, la stessa probabilità è solo del 5.5%, mentre sul 40-0 e dell’1.40%. Suona familiare? Riprendiamo l’estratto dal paragrafo iniziale. Senza “svelare” alcun dato dalle partite giocate, siamo in grado di giungere alla probabilità media di ottenere il break dal punteggio di 40-0 sul servizio dell’avversario. 

Che ne è dei giocatori della tabella?

La tabella ordina i giocatori sulla base del numero di game vinti da un punteggio di 40-0 sul servizio dell’avversario. Alcuni dei numeri sembrano seriamente impressionanti, in particolare sapendo che il break arriva solo l’1.4% delle volte contro un giocatore medio al servizio. Però, molti dei giocatori in elenco sono colpitori eccezionali alla risposta, cioè faranno il break più spesso in una qualsiasi situazione. 

Per capire se Infosys è arrivata a conclusioni inedite — e con questo intendo chiedermi: è una statistica da cui possiamo dedurre informazioni in più su un giocatore che non avremmo potuto derivare semplicemente dalla bravura alla risposta? — nella tabella che segue ho aggiunto una colonna. Si tratta della percentuale di break attesi dal punteggio di 40-0, in funzione della percentuale di punti vinti al servizio dell’avversario. 

IMMAGINE 2 – Percentuale di break attesi dal 40-0 in funzione dei punti vinti al servizio dall’avversario

Voglio essere chiaro. Non sto implicando che ci sia qualcosa di sbagliato in questo elenco o che lo siano i calcoli. Dopo tutto, sono recuperi realmente accaduti. Tuttavia, voglio capire se quelle percentuali di vittoria sottintendono l’esistenza di un talento speciale nel ribaltare il risultato dal 40-0, o se sono percentuali di vittoria che ci si attende rispetto alla bravura alla risposta dei giocatori in esame.   

La risposta è “forse” relativamente ai primi cinque, i cui risultati sono andati oltre le aspettative per più di quanto avremmo ipotizzato dalla casualità, e “probabilmente no” per i restanti cinque. 

Perché “forse” per i primi cinque? 

Non possiamo stabilire se sia un talento che supera la bravura alla risposta di ciascuno dei cinque senza sapere se è ripetibile su molteplici periodi di tempo. La bravura alla risposta è ripetibile, non lo è generalmente fare più break di quanto atteso. Siamo in presenza di un’eccezione, sebbene esigua? Ho molti dubbi al riguardo, ma mi piacerebbe essere smentito.  

Infosys ha tutti i dati a disposizione, e sarebbe stato quindi utile vedere se gli stessi nomi avessero fatto la loro apparizione anche nel 2018 e 2017 (suppongo che nessuno abbia pensato di verificarlo, che è un altro modo per dire che spero che non ci sia stato qualcuno che abbia guardato gli altri anni e omesso i valori perché non in linea con la tesi principale).  

Abbiamo invece un’immersione in piscina che presenta conclusioni in modo più definitivo di quanto probabilmente lo siano. L’ATP dovrebbe esigere di più dal suo fornitore di dati. 

Infosys “Deep Dives” Into a Shallow Pool

Sara Errani sull’orlo del precipizio

di Chapel Heel // HiddenGameOfTennis

Pubblicato il 17 maggio 2019 – Traduzione di Edoardo Salvati

Nella prima partita degli Internazionali d’Italia, il torneo di casa, Sara Errani è stata demolita per 6-1 6-0 dalla numero 43 del mondo, Viktoria Kuzmova, che a sua volta la scorsa settimana a Madrid non aveva fatto nemmeno un game in pochi minuti in campo contro Simona Halep.

Sono andato subito a vedere le statistiche di Errani per cercare il numero di doppi falli, che ultimamente è diventato il motivo principale d’interesse per le sue statistiche. Sei doppi falli commessi, che non sembrano tanti, anche se ha servito solo 17 seconde. Mi hanno colpito di più invece le sette palle break che ha dovuto fronteggiare in una partita così breve. Si tratta di circa il 15% di tutti i punti al servizio, vale a dire che si è trovata sotto pressione al servizio più spesso di una volta ogni sette battute.

Ho fatto una veloce indagine sulle prime 125 della classifica, oltre a Errani, per la stagione 2019, compreso il torneo di Madrid, e per il periodo dalla stagione 2016 a quella attuale (incluso Madrid), eliminando poi tutte le giocatrici senza almeno 400 punti al servizio nel 2019. Sono rimaste fuori in quattro, tra cui Maria Sharapova.

La pressione delle palle break

La tabella mostra, per entrambi i periodi, le palle break fronteggiate come percentuale dei punti totali al servizio, e l’indice-z (cioè il numero di deviazioni standard rispetto alla media di questo gruppo. Nota: ho invertito il segno dell’indice-z in modo che a valori negativi corrispondano prestazioni negative). Ho aggiunto una quinta colonna “Differenza Indice-z” per la differenza tra breve e lungo periodo dell’indice-z, i cui numeri non hanno un significato intrinseco (almeno, non credo ne abbiano uno), ma aiutano a far vedere il cambiamento in termini di pressione delle palle break tra i due periodi di riferimento. La tabella è inizialmente ordinata per la peggior percentuale di pressione delle palle break (PBP) del 2019, ma si possono applicare altri filtri liberamente.

Min 400 Punti
servizio
PBP %
2019
Indice-z 2019PBP %
2016-2019
Indice-z
2016-2019
Differenza
Indice-z
Aleksandra Krunic0.161-2.8320.115-0.153-2.68
Sara Errani0.161-2.8320.141-2.560-0.27
Daria Gavrilova0.148-2.0220.123-0.893-1.13
Daria Kasatkina0.147-1.9590.122-0.801-1.16
Evgeniya Rodina0.145-1.8350.138-2.2830.45
Johanna Larsson0.145-1.8350.122-0.801-1.03
Shuai Zhang0.141-1.5850.117-0.338-1.25
Tamara Zidansek0.137-1.3360.129-1.4490.11
Anna Karolina Schmiedlova0.137-1.3360.135-2.0050.67
Nao Hibino0.137-1.3360.125-1.079-0.26
Samantha Stosur0.137-1.3360.110.310-1.65
Rebecca Peterson0.136-1.2730.119-0.523-0.75
Heather Watson0.136-1.2730.117-0.338-0.94
Ivana Jorovic0.135-1.2110.121-0.708-0.50
Mandy Minella0.134-1.1490.118-0.430-0.72
Lesia Tsurenko0.133-1.0860.120-0.616-0.47
Aliaksandra Sasnovich0.133-1.0860.119-0.523-0.56
Ons Jabeur0.132-1.0240.114-0.060-0.96
Vera Lapko0.132-1.0240.1130.033-1.06
Andrea Petkovic0.132-1.0240.124-0.986-0.04
Viktorija Golubic0.132-1.0240.120-0.616-0.41
Anna Blinkova0.131-0.9610.124-0.9860.03
Madison Brengle0.131-0.9610.131-1.6340.67
Yafan Wang0.131-0.9610.127-1.2640.30
Amanda Anisimova0.131-0.9610.115-0.153-0.81
Mihaela Buzarnescu0.130-0.8990.1110.218-1.12
Kristina Mladenovic0.130-0.8990.115-0.153-0.75
Jelena Ostapenko0.129-0.8370.124-0.9860.15
Laura Siegemund0.128-0.7740.119-0.523-0.25
Christina Mchale0.125-0.5870.121-0.7080.12
Marie Bouzkova0.125-0.5870.116-0.245-0.34
Barbora Strycova0.125-0.5870.114-0.060-0.53
Saisai Zheng0.125-0.5870.126-1.1710.58
Margarita Gasparyan0.124-0.5250.121-0.7080.18
Lauren Davis0.123-0.4630.124-0.9860.52
Sara Sorribes Tormo0.122-0.4000.146-3.0232.62
Zarina Diyas0.122-0.4000.121-0.7080.31
Fiona Ferro0.122-0.4000.135-2.0051.61
Carla Suarez Navarro0.121-0.3380.1120.125-0.46
Timea Bacsinszky0.121-0.3380.117-0.3380.00
Monica Puig0.120-0.2750.1060.681-0.96
Magda Linette0.120-0.2750.114-0.060-0.22
Anett Kontaveit0.120-0.2750.1050.773-1.05
Alison Riske0.120-0.2750.1110.218-0.49
Lara Arruabarrena0.119-0.2130.123-0.8930.68
Dalila Jakupovic0.119-0.2130.116-0.2450.03
Mona Barthel0.119-0.2130.116-0.2450.03
Kateryna Kozlova0.119-0.2130.1130.033-0.25
Elise Mertens0.119-0.2130.116-0.2450.03
Irina Camelia Begu0.118-0.1510.120-0.6160.47
Maria Sakkari0.118-0.1510.124-0.9860.84
Kaia Kanepi0.118-0.1510.1120.125-0.28
Vera Zvonareva0.117-0.0880.1130.033-0.12
Anastasija Sevastova0.117-0.0880.1110.218-0.31
Kirsten Flipkens0.117-0.0880.115-0.1530.07
Svetlana Kuznetsova0.117-0.0880.1110.218-0.31
Jil Teichmann0.116-0.0260.115-0.1530.13
Alize Cornet0.116-0.0260.125-1.0791.05
Victoria Azarenka0.116-0.0260.1050.773-0.80
Sorana Cirstea0.116-0.0260.116-0.2450.22
Sloane Stephens0.1150.0360.1090.403-0.37
Ysaline Bonaventure0.1150.0360.1100.310-0.27
Viktoria Kuzmova0.1140.0990.1050.773-0.67
Tatjana Maria0.1140.0990.115-0.1530.25
Stefanie Voegele0.1140.0990.1130.0330.07
Magdalena Rybarikova0.1140.0990.1120.125-0.03
Su Wei Hsieh0.1130.1610.122-0.8010.96
Jessica Pegula0.1130.1610.115-0.1530.31
Alison Van Uytvanck0.1130.1610.1070.588-0.43
Ajla Tomljanovic0.1130.1610.116-0.2450.41
Aryna Sabalenka0.1130.1610.1040.866-0.71
Eugenie Bouchard0.1120.2230.115-0.1530.38
Qiang Wang0.1120.2230.1100.310-0.09
Venus Williams0.1120.2230.1120.1250.10
Natalia Vikhlyantseva0.1120.2230.1120.1250.10
Yulia Putintseva0.1120.2230.121-0.7080.93
Veronika Kudermetova0.1110.2860.114-0.0600.35
Bernarda Pera0.1110.2860.114-0.0600.35
Polona Hercog0.1110.2860.122-0.8011.09
Misaki Doi0.1100.3480.117-0.3380.69
Petra Martic0.1100.3480.1060.681-0.33
Beatriz Haddad Maia0.1090.4100.1050.773-0.36
Pauline Parmentier0.1090.4100.121-0.7081.12
Caroline Garcia0.1090.4100.0991.329-0.92
Lin Zhu0.1080.4730.118-0.430.90
Anastasia Potapova0.1080.4730.122-0.8011.27
Sofia Kenin0.1080.4730.1120.1250.35
Anastasia Pavlyuchenkova0.1070.5350.1060.681-0.15
Kristyna Pliskova0.1070.5350.0981.422-0.89
Vitalia Diatchenko0.1070.5350.118-0.430.97
Dayana Yastremska0.1060.5980.1090.4030.20
Garbine Muguruza0.1060.5980.0991.329-0.73
Belinda Bencic0.1060.5980.1100.3100.29
Ekaterina Alexandrova0.1060.5980.1120.1250.47
Julia Goerges0.1050.6600.0921.977-1.32
Taylor Townsend0.1050.6600.121-0.7081.37
Nicole Gibbs0.1030.7850.122-0.8011.59
Elina Svitolina0.1030.7850.1021.051-0.27
Katie Boulter0.1030.7850.114-0.0600.85
Caroline Wozniacki0.1020.8470.1030.959-0.11
Iga Swiatek0.1020.8470.1050.7730.07
Katerina Siniakova0.1010.9090.115-0.1531.06
Danielle Collins0.1000.9720.1120.1250.85
Astra Sharma0.1000.9720.1030.9590.01
Donna Vekic0.1000.9720.1110.2180.75
Madison Keys0.0991.0340.0912.070-1.04
Angelique Kerber0.0991.0340.1040.8660.17
Camila Giorgi0.0991.0340.1060.6810.35
Johanna Konta0.0981.0960.0951.699-0.60
Dominika Cibulkova0.0961.2210.1130.0331.19
Karolina Muchova0.0941.3460.1001.2360.11
Simona Halep0.0931.4080.1040.8660.54
Serena Williams0.0911.5330.0783.274-1.74
Bianca Andreescu0.0891.6580.0991.3290.33
Ashleigh Barty0.0891.6580.0862.533-0.88
Karolina Pliskova0.0881.7200.0902.163-0.44
Petra Kvitova0.0851.9070.0941.7920.12
Marketa Vondrousova0.0851.9070.1060.6811.23
Tereza Smitkova0.0851.9070.1050.7731.13
Naomi Osaka0.0841.970.0921.977-0.01
Kiki Bertens0.0782.3440.0971.5140.83
Jennifer Brady0.0772.4060.1050.7731.63
Media0.1160.113
Mediana0.1150.114
Deviazione Standard0.0160.010

Aleksandra Krunic è in difficoltà al servizio nel 2019 quanto lo è Errani, ma si tratta per lei di una novità, perché nell’orizzonte più lungo è rimasta all’incirca in media. Così non è invece per Errani, che riesce in qualche modo a regredire da numeri già significativamente scadenti. Sempre nel lungo periodo, Sara Sorribes Tormo è stata ancora più sotto pressione di Errani, con tre intere deviazioni standard dal lato sbagliato della media. Nel 2019 è solo al 36esimo posto delle peggiori: o ha cambiato qualcosa, o il campione di dati deve ancora aggiornarsi per riflettere la situazione.

Deviazioni standard dalla media

Errani stessa è vicina a tre deviazioni standard dalla media, che la pongono agli estremi della curva. In concreto, all’interno di una partita di routine in due set (tipo, 6-3 6-3) una giocatrice ha probabilmente 60-65 punti al servizio. Questo significa che Errani si trova di fronte a circa tre game di servizio in più in cui è sotto pressione per le palle break che deve fronteggiare rispetto alla media del gruppo.

Tra le migliori per indice-z nel lungo periodo non troviamo sorprese, vista la presenza tra le altre di Kiki Bertens, Naomi Osaka, Petra Kvitova, Karolina Pliskova, Ashleigh Barty, Madison Keys, Julia Goerges e Serena Williams (l’indice-z di Williams nel lungo è fantascientifico). Per il 2019 però, due giovani sono entrate tra le prime 10, Marketa Vondrousova e Bianca Andreescu.

Andreescu ha dimostrato di avere un servizio solido, ma Vondrousova non appare così forte, anche se il fatto di essere mancina probabilmente è un fattore rilevante. Sono numeri che semplicemente ricordato che proteggere il turno di servizio non è solo una questione di avere un servizio potente. Anche Caroline Wozniacki, Elina Svitolina e Halep, e pure Astra Sharma (!) rientrano tra le prime 20.

Tra i problemi al servizio e una bizzarra squalifica per doping (bizzarra quanto la sentenza, con una contestuale “ingestione involontaria” e un “lieve grado di colpevolezza”), mi ha sorpreso che Errani non abbia scelto gli Internazionali d’Italia per ritirarsi dal professionismo. Ha vinto contro pronostico in passato, ma le colleghe sono diventate più potenti, e lei sta regredendo.

Nota a margine: punti con la pressione delle palle break

Non credo che calcolare la pressione delle palle break in percentuali aggiunga nuove informazioni. È di fatto un altro modo per rendersi conto della solidità di servizio di una giocatrice. La correlazione con i punti vinti al servizio presenta il robusto valore (almeno per il 2019) di -0.79, senza una differenza materiale tra terra battuta e cemento. Ritengo però interessante osservare un servizio debole (in generale o per una specifica partita) con la lente d’ingrandimento sulla quantità di pressione a cui una giocatrice al servizio è veramente sottoposta.

Gli appassionati sono a proprio agio sui numeri relativi alle palle break salvate e a quelle trasformate. Sono occorrenze che spesso danno idea dell’equilibrio di una partita e di come possa andare in una direzione o nell’altra, ma sono anche statistiche con una larga componente di casualità (o fortuna o non replicabile dominio nei momenti importanti, quale sia il termine che preferite; qui per approfondimenti). Teoricamente, una giocatrice può essere più brava della media a salvare palle break (in termini percentuali), ma nel contempo esporsi a così tante palle break da rendere inefficace il talento nel salvarle.

Percentuale di pressione sulle palle break

Potrebbe essere utile valutare anche la percentuale di pressione sulle palle break di una giocatrice al servizio nelle occasioni in cui ci sbrighiamo a dare merito alla giocatrice alla risposta. Facciamo tutti scelte soggettive nel commentare una partita che non abbiamo visto. Ad esempio, perché ho ipotizzato che Errani abbia avuto una giornata terribile al servizio invece di pensare che sia stata Kuzmova ad averne una fantastica alla risposta? Avrei potuto altrettanto facilmente scrivere che Kuzmova ha risposto con molta efficacia, raggiungendo la palla break sul 15% dei servizi di Errani.

Ho fatto un esempio limite, perché la difficoltà di Errani con il servizio è ben nota e perché Kuzmova non è conosciuta per avere una risposta formidabile. In una situazione meno evidente, prima di dare troppo merito alla giocatrice alla risposta, potrebbe aver senso stabilire se è normale per una giocatrice avere una palla break sul 15% dei punti al servizio dell’avversaria.

Linearità tra palle break e percentuale di vittoria

Da ultimo, inserisco una tabella per la stagione femminile 2019 in cui ho suddiviso in sottoinsiemi tutte le partite in funzione della percentuale di PBP, con incrementi all’incirca del 2.5%. Visto che quasi il 60% delle partite è ripartito nei tre sottoinsiemi centrali (7.50% – 15.00%), ho ulteriormente scomposto in sottoinsiemi dello 0.75%, come appaiono a destra della parentesi. Il punto in cui la percentuale di vittoria supera il 50% è intorno all’11.2%.

In due circostanze la percentuale di pressione delle palle break non è lineare con la percentuale di vittoria. La più importante è nell’intervallo 9.00% – 10.50% (evidenziato), ma un po’ anche nell’intervallo 12.00% – 13.50%. Due di questi mini-sottoinsiemi si traducono più o meno in una palla break a partita quando una giocatrice ha 65 punti al servizio. Non sorprende quindi l’impossibilità di una linearità perfetta.

Errani Teeters on the Brink (Backsliding)

La giocatrice di tennis più prevedibile

di Jeff Sackmann // TennisAbstract

Pubblicato il 12 aprile 2019 – Traduzione di Edoardo Salvati

Caroline Wozniacki è una donna di abitudini. In otto game al servizio nella vittoria di primo turno contro Laura Siegemund a Charleston la settimana scorsa, ha replicato una sequenza ben precisa: servizio esterno sul primo punto, al centro sul secondo, al centro sul terzo ed esterno sul quarto. Se si escludono due prime sbagliate non definibili come “esterne” o “al centro”, si tratta complessivamente di trenta punti, sui quali Wozniacki ha sempre servito nella direzione a lei più congeniale. Dal quinto punto di ciascun game, la scelta è stata più casuale.

Non è niente di nuovo per la danese ex numero 1 del mondo. Contro Monica Niculescu al terzo turno a Miami, ha giocato undici game al servizio. Nei primi quattro punti di ciascuno, ha imposto la stessa sequenza, cioè esterno, al centro, al centro, esterno. Quarantaquattro punti al servizio e nessuna sbandata dalla rotta maestra della prima. Il Match Charting Project ha raccolto dati per più di 2600 partite femminili, e nessun’altra giocatrice ha mai servito per una partita intera senza alcuna variazione nella direzione dei primi quattro punti del game. Wozniacki lo ha fatto in diciassette partite.

Una misura della prevedibilità al servizio

Vediamo quanto Wozniacki si discosta dalle avversarie nell’essere così estrema in termini di ripetitività. Ho classificato ogni prima di servizio come “esterna” o “al corpo”. Il Match Charting Project prevede tre direzioni (esterna, al corpo, al centro) e nel caso un servizio sia codificato “al corpo”, ho utilizzato il primo colpo della giocatrice alla risposta come indicazione della direzione al servizio. Non è un metodo perfetto, perché alcune giocatrici, su un servizio debole, possono girare intorno alla pallina, ma è un’ottima approssimazione. Ho escluso servizi al corpo che non hanno avuto risposta o che non sono terminati in campo. La tabella riepiloga la percentuale con cui Wozniacki ha servito esterno in ogni punto di più di mille game di servizio di cui abbiamo dati punto per punto.

Punto     % Sv esterno   
Primo 82.8%
Secondo 17.4%
Terzo 16.7%
Quarto 78.5%
Quinto 52.3%
Sesto 46.8%
Parità 48.0%
Vantaggi 50.6%

Prevedibilità della prima di servizio o PPS

Wozniacki sceglie di modificare la direzione della prima di servizio nei primi quattro punti una volta ogni cinque servizi. Se riportiamo le prime quattro percentuali (82.8%, 17.4%, 16.7% e 78.5%) alla frequenza con la quale Wozniacki serve nella direzione preferita (82.8%, 82.6%, 83.3% e 78.5%), si ottiene una media – che chiamerò Prevedibilità della Prima di Servizio (o PPS) – dell’81.8%. Solo altre due giocatrici con almeno dieci partite nel database, cioè Kateryna Kozlova e Justine Henin, superano il 70%, e la ripetitività di Henin ha più a che fare con la sua perseveranza nella ricerca del servizio al centro in qualsiasi situazione.

Incredibilmente, i numeri complessivi di Wozniacki non lasciano trasparire quanto effettivamente ricorra a quella sequenza nella strategia di gioco attuale. Nel Match Charting Project ci sono 52 sue partite dall’inizio del 2017, e da quel sottoinsieme più recente si ricava una PPS del 94.0%. Ho il sospetto che sia un valore così estremo a dare una migliore rappresentazione delle dinamiche al servizio di Wozniacki, perché la recente varietà di partite è più ampia e include anche avversarie più deboli. Quello del Match Charting Project non è un campione casuale, e le partite più datate tendono anche a essere state giocate contro avversarie di alto profilo.

Le colleghe di Wozniacki non proprio colleghe

Analizziamo altre giocatrici con una prevedibilità superiore alla media. La mediana della giocatrice con almeno dieci partite nel Match Charting Project è rappresentata da una PPS di circa il 58%, vale a dire che la giocatrice potrebbe avere preferenza per una specifica direzione o servire spesso sul rovescio di una destrimane, ma in generale modifica regolarmente le proprie scelte al servizio. La tabella riepiloga le venti giocatrici con la più bassa variazione. Per ciascuna, è mostrata la frequenza di un servizio esterno in ognuno dei primi quattro punti del game, la PPS dei primi quattro punti (1-4), e la PPS per i punti dal quinto in avanti (5+).

Giocatrice      1°   2°   3°   4°   PPS (1-4)  PPS (5+)   
Wozniacki 83% 17% 17% 79% 82% 52%
Kozlova 60% 35% 10% 73% 72% 64%
Henin 38% 11% 57% 25% 71% 66%
Vikhlyantseva 92% 46% 38% 63% 68% 54%
Petkovic 74% 72% 36% 38% 68% 58%
Vondrousova 15% 63% 30% 54% 68% 68%
Brengle 82% 67% 53% 68% 67% 56%
Clijsters 86% 32% 61% 52% 67% 56%
Stephens 76% 21% 53% 46% 65% 62%
Voegele 71% 35% 59% 34% 65% 60%

Giocatrice 1° 2° 3° 4° PPS (1-4) PPS (5+)
Dementieva 76% 54% 71% 60% 65% 60%
Dodin 58% 14% 43% 43% 65% 64%
Li Na 28% 33% 52% 33% 65% 56%
Kerber 43% 78% 56% 67% 65% 64%
Doi 21% 60% 64% 56% 65% 63%
Vandeweghe 35% 35% 62% 66% 65% 55%
A. Beck 59% 24% 45% 33% 64% 61%
Sanchez Vicario 43% 77% 42% 65% 64% 64%
Buzarnescu 19% 39% 58% 46% 64% 59%
Sevastova 73% 58% 37% 60% 64% 55%

Solo due, Kozlova e Natalia Vikhlyantseva, seguono l’orientamento di fondo di Wozniacki con la combinazione esterno/al centro/al centro/esterno. Molte delle giocatrici, come Henin, preferiscono servizi esterni o al centro in tutti i punti, altre, come Andrea Petkovic e Coco Vandeweghe, optano spesso per un tipo di servizio nei primi due punti e uno diverso nei due successivi.

Assenza di tendenze distintive

È difficile estrapolare delle tendenze distintive da queste scelte, specialmente perché molte giocatrici sono più vicine al livello mediano di prevedibilità di quanto non lo siano alla continuità quasi maniacale di Wozniacki. L’ultima colonna, la PPS per i punti dal quinto in avanti, illustra un altro aspetto dell’unicità di Wozniacki. Dopo aver seguito fedelmente la solita sequenza nei primi quattro punti, la selezione passa a circa un 50% di servizi esterni e al centro, anche nelle partite più estreme del periodo dal 2017 a oggi.

Molte delle giocatrici dell’elenco non adottano questa strategia. Ad esempio, Angelique Kerber ha un’enfasi marcata per il servizio esterno sul lato dei vantaggi a game inoltrato quasi simile a quella di Wozniacki. Serve esterno con la prima più dell’80% delle volte sul 40-30 o 30-40, e il 73% delle volte sul AD-40 o sul 40-AD. Anche Henin rimane incollata al suo servizio preferito sui punti a maggiore importanza.

Equilibrio

Quale sia la ragione, Wozniacki ha fiducia sul funzionamento di una tattica con la quale si trova a proprio agio o è sicura che non le si ritorca contro. E non è nemmeno un segreto, visto che ci ho fatto caso dopo che l’allenatore di Siegemund l’ha evidenziata alla sua giocatrice in un cambio di campo durante la partita a Charleston.

Nel tennis, decisioni come queste sono all’ordine del giorno: quando seguire una strategia e quanto discostarsene affinché non diventi troppo prevedibile per l’avversaria. Nel podcast di questa settimana, con Carl Bialik ci siamo chiesti quanto spesso una giocatrice (o un giocatore) avrebbe bisogno di utilizzare un servizio dal basso per costringere l’avversaria a essere fuori posizione alla risposta. Se l’esempio di Wozniacki è di qualche indicazione, la risposta è: non molto spesso. Il semplice fatto che Wozniacki avrebbe potuto servire comunque in un’altra direzione era ragione apparentemente sufficiente da impedire a Niculescu o Siegemund di attaccare la prima, anche se Wozniacki avesse mantenuto la selezione dei servizi dal primo all’ultimo game della partita.

Conclusioni

Sono consapevole che sto lasciando in sospeso molte questioni. Wozniacki vince più punti con la prima se adotta una maggiore variazione? La sua seconda segue dinamiche simili? Fa leva sull’esito dei primi quattro punti come aiuto decisionale per la direzione del servizio nei punti successivi? Ci sono giocatrici diverse dalle altre che la costringono a essere più imprevedibile, come Madison Keys nella finale del torneo di Charleston grazie a una tattica aggressiva alla risposta?

Rimanete sintonizzati, potrei trovare qualche risposta. Nel frattempo, spero che vi sia del divertimento aggiuntivo alla prossima partita di Wozniacki che vi capiterà di guardare, conoscendo in anticipo la direzione del servizio. Magari, sarà quella rara volta in cui la giocatrice di tennis più prevedibile è partita per la tangente.

Grazie a Kees per i dati punto per punto della partita contro Siegemund e per la segnalazione della conversazione in campo con l’allenatore, da cui è nata l’idea per questo articolo.

The Most Predictable Woman in Tennis

Chi ha reso di più sotto pressione nel mese di marzo

di Stephanie Kovalchik // StatsOnTheT

Pubblicato il 29 marzo 2019 – Traduzione di Edoardo Salvati

Alla vigilia delle finali a Miami (vinte rispettivamente da Ashleigh Barty e Roger Federer, n.d.t.), vediamo quali giocatori e giocatrici hanno superato le avversità delle partite più cariche di pressione nel mese di marzo.

A marzo è tempo del Sunshine Double, la sequenza due più grandi e competitivi tornei della massima categoria nel calendario di entrambi i circuiti, cioè i Master 1000 ATP e i Premier WTA (ufficialmente, gli Slam sono gestiti dalla Federazione Internazionale). Indian Wells ha regalato due storie da Cenerentola, con Dominic Thiem vincitore del primo Master e Bianca Andreescu, la fenomenale adolescente, diventata la prima wild card del torneo a conquistare il trofeo. A Miami, si sono messi in luce Denis Shapovalov, Felix Auger-Aliassime e Barty.

Possiamo dire che a marzo abbiamo già assistito ai più eccitanti percorsi verso il titolo della stagione 2019. Quali sono stati però i giocatori con il rendimento più impressionante nella singola partita?

Uomini

L’immagine 1 elenca i dieci giocatori che hanno fronteggiato la maggior pressione in partita tra tutte quelle giocate a oggi nel mese di marzo. Il totale dei punti pressione, sull’asse delle ascisse, rappresenta quanta pressione un giocatore ha dovuto complessivamente gestire al servizio in unità di palle break decisive, che ho chiamato in un precedente articolo con il termine palle break equivalenti.

Indian Wells

Il primo posto spetta a Stanislas Wawrinka per la vittoria maratona di 3 ore e 26 minuti contro Marton Fucsovic a Indian Wells, nella quale ha fronteggiato 25 punti pressione, dieci in più della seconda partita a più alta pressione di marzo. È stato il terzo set a far schizzare il barometro, nel quale Wawrinka ha giocato ben 106 punti (cinque in più di tutti quelli giocati al turno successivo contro Federer) e 12 palle break. Anche se il 66% di punti pressione salvati non è la frequenza più alta tra le prime 10 partite, è stata sufficiente a fargli superare il turno.

IMMAGINE 1 – I dieci vincitori con la maggiore pressione al servizio

Ci sono altre quattro partite a Indian Wells tra le prime 10 per rendimento sotto pressione. Una delle più interessanti è stata la sconfitta a sorpresa di Yoshihito Nishioka contro un Auger-Aliassime sulla rampa di lancio. In una partita dalla durata di poco inferiore alle 3 ore, Nishioka ha fronteggiato 12.7 punti pressione totali, giocato due tiebreak e 235 punti complessivi. Dopo essere andato avanti di due break nel terzo set, sembrava che Nishioka potesse smarrire la presa sulla partita, sprecando tre match point prima del tiebreak finale. È possibile che quella vittoria abbia poi inciso sul ritiro pre-partita al turno successivo.

Miami

Entrano tra le prime 10 anche tre partite a Miami, tra cui quella con la più alta percentuale di punti pressione salvati, vale a dire la vittoria al primo turno di Alexander Bublik contro Tennys Sandgren. In tre set e 228 punti, Bublik si è trovato davanti a 10.9 punti pressione al servizio, salvandone 8.9.

Solo un altro giocatore nelle prime 10 partite è andato vicino all’80% di punti pressione salvati, cioè Stefanos Tsitsipas nella semifinale vinta a Dubai contro Gael Monfils. In più di 3 ore, 266 punti e due tiebreak, Tsitsipas ha fronteggiato 15.7 punti pressione, salvandone 12.4. Sono numeri che rendono la sconfitta in finale in due set contro Federer in 61 minuti ancora più enigmatica. Forse Federer era trainato dallo stimolo aggiuntivo di replicare alla sconfitta subita agli Australian Open un mese prima.

Donne

Tra le donne, il primo posto per rendimento sotto pressione va a Anett Kontaveit, per la vittoria al terzo turno a Miami contro Ajla Tomljanovic, una partita durata 2 ore e 30 minuti, con 229 punti e due tiebreak. Kontaveit ha fronteggiato un totale di 23.4 punti pressione al servizio, salvandone 13.6. Non sorprende che ci siano stati tre break consecutivi per arrivare al tiebreak decisivo del terzo set. La spinta motivazionale da quella vittoria per Kontaveit non è stata però sufficiente in semifinale, persa contro l’altra formidabile australiana Barty, che ha poi vinto il torneo.

IMMAGINE 2 – Le dieci vincitrici con la maggiore pressione al servizio

È curioso come Barty si sia trovata dal lato sbagliato di una situazione ad alta pressione poco tempo prima, nella sconfitta contro Elina Svitolina a Indian Wells. In 3 ore e 14 minuti e con un tiebreak al primo set da 18 punti, Barty ha costretto Svitolina a fronteggiare 19.9 punti pressione al servizio. La competitività di quella partita è valsa il secondo posto in termini di pressione a Indian Wells, appena dietro la vittoria su misura di Mona Barthel contro Zhu Lin.

Svitolina ha ricevuto lo stesso trattamento due turni dopo contro Andreescu. A differenza del punteggio che può apparire non eccessivamente equilibrato, le statistiche di pressione evidenziano quanto la partita sia stata combattuta. Su 188 punti, Andreescu ha fronteggiato 19.6 punti pressione al servizio, salvandone il 59.8%. L’abilità di Andreescu nel mantenere organizzazione di gioco e spirito competitivo sotto quel tipo di pressione e contro un’avversaria così forte come Svitolina, le ha sicuramente dato più sicurezza per la conquista del primo titolo Premier.

Top Pressure Performances in March

Sotto pressione, Nick Kyrgios è davvero un giocatore diverso

di Jeff Sackmann // TennisAbstract

Pubblicato l’8 marzo 2019 – Traduzione di Edoardo Salvati

In un precedente articolo, abbiamo analizzato la possibile insolita incostanza di Nick Kyrgios. In altre parole, è probabile che vinca contro giocatori di più alta classifica e perda contro quelli di classifica inferiore più di quanto facciano i suoi colleghi? I numeri dicono che questo non accade.

C’è dell’altro però quando si parla dell’inaffidabilità di Kyrgios. Spesso, durante la partita è protagonista di momenti a corrente molto alternata. A volte è visibilmente distratto o, come contro Radu Albot a Delray Beach, può anche arrivare a esclamare di voler abbandonare il campo. Ci sono poi servizi e colpi mozzafiato nelle situazioni di massima pressione. Sembra essere più motivato da stadi pieni e pressione di gioco, due elementi che, sfortunatamente, mancano in molte partite di tennis professionale.

La fortuna spinge nella stessa direzione

Abbiamo già qualche prova dell’ipotesi di miglior rendimento di Kyrgios quando è sotto pressione. Nelle cinque partite del torneo di Acapulco, ha vinto solo il 50.4% dei punti, una delle percentuali più basse di sempre per un vincitore. In tre di quelle partite, ha vinto punti alla risposta con una frequenza più bassa dell’avversario, generando un indice di dominio (Dominance Ratio o DR) inferiore a 1.0. Vincere con un DR minore di 1.0 (o con meno del 50% di punti totali vinti) non è impensabile, certamente però non il modo più efficiente per arrivare al vertice. Non a caso le chiamiamo “partite lotteria”, proprio perché coinvolgono una buona dose di fortuna per vincere con margini così sottili, e la fortuna tende a esaurirsi.

Eppure, con Kyrgios la “fortuna” continua a spingere nella stessa direzione. In carriera, ha giocato 15 partite in tornei del circuito maggiore in cui il DR è stato tra lo 0.9 e lo 0.99, cioè l’avversario lo ha superato, almeno relativamente ai punti totali. Con quelle statistiche, si vince di solito circa un terzo delle volte. Kyrgios ha vinto 11 delle 15 partite. La sorte gli è amica quando vince di misura: di 13 partite con un DR tra 1.0 e 1.1 ne ha perse solo due. C’è qualcosa di efficace nel suo gioco.

I punti importanti sono importanti

Probabilmente sapete già di cosa si parla, anche senza aver sentito telecronisti e opinionisti dibattere di Kyrgios. La chiave di vittorie così ravvicinate sta nella trasformazione dei punti importanti, palle break, parità, tiebreak, etc. Non cambia perdere un paio di punti al servizio sul 40-0, perché altre situazioni hanno una leva decisamente più alta. E sono quelle in cui Kyrgios mette in mostra il suo tennis migliore.

Ho raggruppato i punti alla risposta vinti da Kyrgios in carriera sulla base del punteggio in ciascuna partita (non possiedo la sequenza punto per punto di tutte le sue partite del circuito maggiore, ma la maggior parte è inclusa, a sufficienza da costituire un campione statistico affidabile). Queste sono le cinque situazioni di punteggio in cui vince il maggior numero di punti alla risposta, in ordine di efficacia:

  • 0-40
  • 40-AD
  • 15-30
  • 30-40
  • 40-40

E queste le cinque in ordine di inefficacia:

  • 30-0
  • 40-0
  • 40-15
  • 0-15
  • 0-0

Detto altrimenti, di fronte a un’opportunità di break Kyrgios gioca divinamente. Nel campione di partite a disposizione, ha vinto il 31.5% dei punti alla risposta. Quando l’avversario si trova a servire sullo 0-40, vince il 40.5% dei punti. Sul 40-AD, la percentuale è del 41.9%. Dietro 30-0 alla risposta, vince solamente il 27.3% dei punti.

Lo fanno tutti (almeno in parte)

I lettori più acuti si saranno accorti che non ho tenuto conto di un aspetto fondamentale. In insiemi di decine di partite, punteggi che favoriscono il giocatore alla risposta ricorreranno più frequentemente contro giocatori dal sevizio debole. In semifinale contro John Isner, a Kyrgios non è capitato spesso di essere 0.40 o anche 40-AD, ma può aspettarsene di più contro giocatori come Albot ad esempio. Nelle ultime 52 settimane, la media del circuito maschile è stata di 37.3% punti vinti alla risposta, ma di 40.1% palle break vinte.

Lo fanno tutti, Kyrgios lo fa di più. La tabella mostra il rapporto tra i punti vinti alla risposta e la media dei punti vinti alla risposta per ciascun punteggio possibile nel game. La colonna NK mostra l’indice di Kyrgios, la colonna ATP mostra la media del circuito nel 2018.

Punteggio     NK      ATP   
0-40 1.43 1.14
40-AD 1.33 1.09
15-30 1.27 1.05
30-40 1.26 1.06
40-40 1.16 1.02
15-40 1.13 1.06
15-15 1.11 0.99
15-0 1.11 0.98
30-15 1.09 1.00

Punteggio NK ATP
0-30 1.07 1.06
AD-40 1.06 1.02
40-30 1.05 1.00
30-30 1.03 1.01
0-0 1.02 0.99
0-15 1.01 1.05
40-15 0.95 0.92
40-0 0.91 0.87
30-0 0.87 0.91

La maggior parte dei giocatori si avvantaggia da situazioni di 0-40 e, in misura minore, sulle palle break, ma Kyrgios è di un altro pianeta. Il giocatore medio vince all’incirca il 10% in più di punti alla risposta quando ha una o più palle break, Kyrgios riesce a triplicare quel valore.

Leva

Ci siamo avvicinati parecchio alla spiegazione dei risultati anomali di Kyrgios e dell’incostanza durante la partita. Ma anche i vari punteggi nel game non forniscono un quadro completo. Di solito, il punto sulla parità quando si è 5-0 nei game è molto più importante di una palla break quando il giocatore alla risposta è già avanti di un set e di un break.

Per tenere conto di queste differenze, ci rivolgiamo alla statistica della leva (anche detta “volatilità” o “importanza”). L’idea sottostante: in funzione delle informazioni a disposizione dei due giocatori, possiamo calcolare la probabilità che uno vinca la partita sulla base della situazione del momento. Se vince il punto il giocatore al servizio, la probabilità si muove a suo favore, e viceversa nel caso vinca il giocatore alla risposta. La leva è la somma di quei due cambiamenti, cioè la quantità di probabilità di vittoria in palio associata qualsiasi punto.

Nell’analisi odierna, non ci sono numeri specifici, serve solo capire il concetto. Più alta la leva, maggiore l’importanza del punto. I giocatori potrebbero dissentire sui dettagli che un metodo puramente matematico restituisce, ma nella maggior parte dei casi i calcoli recepiscono l’intuizione su quali sono i punti che contano e sul loro valore assoluto.

Ho calcolato la leva per ogni punto della stagione ATP 2018 del circuito maggiore e raggruppato i punti in dieci categorie, dalla meno importante (1) alla più importante (10). L’immagine 1 mostra la media del circuito sui punti vinti alla risposta (PVR) per ciascuna categoria individuata.

IMMAGINE 1 – Leva media del circuito maggiore sui punti vinti alla risposta

Tendenze di fondo..

Se ignoriamo le categorie estreme, sembra esserci una tendenza di fondo. Dalla penultima categoria in termini d’importanza alla seconda, c’è un aumento dei punti alla risposta da circa il 36% al 37.5%. In parte se ne può ricercare il motivo in un fenomeno di cui ho già parlato: i giocatori alla risposta si trovano in circostanze cruciali (come ad esempio le palle break) più spesso contro giocatori dal servizio debole.

L’immagine 2 mostra lo stesso grafico con l’aggiunta di una seconda curva che rappresenta la PVR di Kyrgios nelle dieci categorie, dalla meno alla più importante. Per confronto, ho lasciato la linea che rappresenta la media del circuito maggiore.

IMMAGINE 2 – Leva di Kyrgios sui punti vinti alla risposta a confronto con la leva media del circuito maggiore

Ricordate l’aumento dal 36% al 37.5% di cui ho parlato un minuto fa? Per Kyrgios lo stesso cambiamento va dal 27% al 35.2%, cioè otto punti percentuali rispetto a 1.5%. Kyrgios dà l’impressione quindi di essere estremamente sensibile ai passaggi chiave e, quando la ricompensa è sufficientemente alta, si trasforma in un giocatore alla risposta credibile.

..ma effetto marginale

Alcuni di voi staranno probabilmente pensando: “ovvio, lo sapevo già”. Beh, in primo luogo non sopporto quando si dice così, perché quello che s’intende davvero è “sospettavo che fosse cosi” e in realtà non lo si sa per niente. Spesso altre cose della cui correttezza si ha ferma convinzione sono sbagliate.

In secondo luogo, voglio rimarcare quanto tutto questo sia inusuale. Sono anni che analizzo dati punti per punto, alla ricerca di dinamiche che si dispiegano all’interno della partita, relative a giocatori specifici o allo sport in generale. Sono tendenze esistenti: punti e game sono interamente indipendenti. Però, il loro effetto è solitamente marginale – un punto percentuale o due – e di difficile individuazione anche in due settimane cariche di tennis come negli Slam.

Kyrgios rompe gli schemi. Quando si tratta dell’incostanza dell’australiano, ipotesi adeguate a descrivere in lungo e in largo il tennis professionistico semplicemente falliscono (la sconfitta contro Philipp Kohlschreiber al secondo turno di Indian Wells per 6-4 6-4 ne è un ultimo esempio, n.d.t.).

Nick Kyrgios Really Is Different Under Pressure

Chi ha reso di più sotto pressione nel mese di febbraio

di Stephanie Kovalchik // StatsOnTheT

Pubblicato l’1 marzo 2019 – Traduzione di Edoardo Salvati

Con i tornei di febbraio da poco conclusi, è Reilly Opelka a meritare l’onore di aver fronteggiato la pressione più alta al servizio nella partita contro John Isner a New York, in cui ha accumulato 15.5 palle break equivalenti (PBE). È riuscito a salvare la maggior parte delle PBE con un incredibile 92% di punti ad alta pressione vinti al servizio.

In un precedente articolo, ho introdotto il concetto di palle break equivalenti come statistica per la pressione subita al servizio. Le PBE considerano la pressione di ogni punto affrontato, cioè quanto, in termini probabilistici, l’esito di uno specifico punto potrebbe orientare la partita a favore del giocatore al servizio. Per esprimere le PBE in normali palle break, si sommano i punteggi a più alta pressione e si divide il risultato per la pressione media del singolo punto.

Opelka

Vediamo quali sono stati i migliori a febbraio per BPE totali. L’immagine 1 mostra i primi 10 vincitori di partite che si sono trovati di fronte alla maggiore pressione al servizio. Non dovrebbe sorprendere che l’assurda semifinale tra Opelka e Isner sia al primo posto. Si è arrivati infatti al tiebreak in ogni set e, anche se Opelka ha dovuto salvare solo 2 palle break, i tiebreak hanno fatto salire le sue BPE a 15.5. Opelka è stato anche il migliore a gestire la pressione, salvando un ragguardevole numero di 14.2 BPE sulle 15.5 fronteggiate. Nessun altro giocatore tra i primi 5 di questa speciale classifica si è avvicinato a quel livello. Magari non è stato il tennis più eccitante, ma senza dubbio una prestazione notevole.

Non ci si aspettava invece che il rendimento di Radu Albot in finale a Delray Beach fosse così in alto in quanto a pressione. Nella vittoria in tre set contro Daniel Evans, Albot ha subìto 9 palle break, ma un totale di 14.9 PBE. Le palle break effettive non rendono giustizia alla pressione sperimentata da Albot perché non tengono conto del tiebreak da 16 punti nel set decisivo o del fatto che tutti i game al servizio dell’ultimo set sono arrivati sul 30-30. Albot ha salvato 10.7 PBE complessive nella partita, confermando di essersi guadagnato il titolo.

IMMAGINE 1 – I dieci vincitori con la maggiore pressione al servizio

Il terzo posto è occupato da Diego Schwartzman, che ha raggiunto la finale a Buenos Aires. In semifinale contro Dominic Thiem, Schwartzman ha accumulato 14.8 BPE di pressione al servizio, quella a cui probabilmente si è dovuto abituare nel corso della carriera. Come per le altre partite del podio, il set decisivo si è concluso al tiebreak, dopo che Schwartzman aveva perso e recuperato un break. Rispetto a Albot e Opelka, Schwartzman ha fatto più fatica nel salvare le PBE. Considerando però che giocava sulla terra contro Thiem, forse è la prestazione più impressionante.

Rio de Janeiro

Tra gli altri che entrano nei primi 10 troviamo la recente vittoria di Nick Kyrgios contro Rafael Nadal ad Acapulco, nella quale Kyrgios ha fronteggiato 12.5 BPE e perso molto del rispetto di Nadal durante la partita. Se si guarda ai singoli tornei, Rio de Janeiro ha tre partite tra le prime 10. La pressione non produce interessi, ma Rio de Janeiro è stato un ottimo investimento per chi ha seguito il torneo.

Men’s Top Pressure Performances in February

La ricetta di Aliaksandra Sasnovich per le ciambelle

di Chapel Heel // HiddenGameOfTennis

Pubblicato il 20 febbraio 2019 – Traduzione di Edoardo Salvati

Nel gergo inglese dell’appassionato di tennis, il termine “bagel” – la pasta lievitata della cucina polacca ed ebraica, assimilabile a una ciambella di pane in italiano – identifica la circostanza in cui una giocatrice (o un giocatore) perde il set con il punteggio di 0-6, senza cioè aver vinto nemmeno un game al servizio o alla risposta. È immediata la somiglianza tra il simbolo del numero 0 e la forma di una ciambella, da cui l’utilizzo. L’articolo fa ampio ricorso al termine bagel, sia come sostantivo che verbo. Ove possibile, si è cercato di mantenere il gioco di parole, preferendo negli altri casi la notazione classica di 0-6, n.d.t.

Aliaksandra Sasnovich ha preso uno 0-6 nel primo set della sua partita inaugurale a Dubai, per poi recuperare e vincere. È l’undicesima volta dall’inizio del 2018 che Sasnovich subisce uno 0-6 (su dieci partite), ed è la terza volta che ha riesce a ribaltare la situazione e vincere. Parlare di inizio 2018 è una cortesia, visto che il primo degli undici 0-6 è arrivato lo scorso giugno in un torneo di preparazione a Wimbledon. Considerando i due mesi di pausa a fine stagione, il periodo non va oltre i sei mesi di tennis effettivo. Più della metà degli 0-6 tra l’altro è del 2019, con poco più di un mese di gioco.

Numeri sorprendenti

Sono numeri decisamente sorprendenti per una giocatrice intorno alle prime 30 o, in alternativa, per una che è molto spesso nel tabellone principale di un torneo. Al secondo posto troviamo Su Wei Hsieh, al momento vicino a Sasnovich in classifica ma con uno stile diametralmente opposto. Ha infatti collezionato sette 0-6. Il terzo posto è conteso tra due giocatrici (oltre a Shuai Zhang) estremamente aggressive, Danielle Collins e Jelena Ostapenko, con sei 0-6. Uno sguardo alle prime 20 di questo speciale elenco rivela una combinazione di stili. Oltre alle giocatrici citate, ce ne sono altre con gioco offensivo come Katerina Siniakova e Simona Cristea, ma anche giocatrici più difensive come Angelique Kerber, Johanna Larsson, Lara Arruabarrena, Sara Sorribes Tormo e Maria Sharapova (non vengono considerati i tornei $125k o inferiori).

Qual è il quantitativo medio di ciambelle per una giocatrice?

Dall’inizio della scorsa stagione, una giocatrice tra le prime 100 ha subìto uno 0-6 circa ogni 22 partite, anche se ce ne sono stati tre fino a questo momento nel torneo di Dubai su 40 partite completate (più, in realtà, un quarto, ma a carico di una giocatrice fuori dalle prime 100).

Per le giocatrici che perdono un set 0-6, la vittoria attesa è inferiore al 6% delle volte. Con uno 0-6 in 10 delle 73 partite che ha giocato dal 2018, Sasnovich se ne aspetta uno tre volte più spesso di una giocatrice tra le prime 100. Avendo però vinto tre di quelle partite, è probabile che vinca cinque volte più spesso quando perde un set 0-6, per quanto in presenza di un campione ridotto.

La collezione di ciambelle di Sasnovich

Anziché continuare a trattare genericamente gli 0-6, vediamo uno per uno quelli di Sasnovich alla ricerca di eventuali tendenze. Per avere un riferimento, è importante sapere che la percentuale di prime di servizio di Sasnovich è in media con quella del circuito, è invece sopra la media nella percentuale di punti vinti con la prima e sotto la media nella percentuale di punti vinti con la seconda. Di fatto, è in media con il circuito per percentuale di punti vinti al servizio.

Alla risposta, Sasnovich è leggermente meglio della media, e (relativamente ad altre giocatrici) meglio alla risposta sulla seconda che sulla prima.

Ciambella #1 (con crema vegetariana spalmata)


Il primo 0-6 risale all’erba di Maiorca, in una sconfitta pesante per 4-6 0-6 contro Antonia Lottner, allora la numero 140 del mondo. Sasnovich è partita bene, tenendo il servizio e ottenendo il break nel secondo game. Dopo aver perso il servizio nel terzo game, ha fatto un altro break nel quarto e consolidato il vantaggio nel quinto. Con una probabilità di vittoria di circa il 66% a inizio partita, sul 4-1 Sasnovich era arrivata a quasi l’81%. Poi non ha sfruttato due palle break nel sesto game per andare avanti di due break e chiudere facilmente il set, perdendo invece il game e i successivi nove di fila.

Nel set perso 0-6, ha vinto meno di un terzo dei punti giocati. Non riusciva a mettere la prima di servizio in campo ed è stata aggredita sulla seconda (perdendo il 78% dei punti). Il suo indice di dominio (Dominance Ratio o DR) – cioè il rapporto tra punti vinti alla risposta dalle due giocatrici – nel set è stato di 0.44

Ciambella #2 (di segale)

Il secondo 0-6 è arrivato sempre sull’erba tre settimane dopo, nel quarto turno di Wimbledon, contro una giocatrice che a sua volta aveva ricevuto sei 0-6 dall’inizio del 2018, cioè Ostapenko. Sasnovich non si aspettava di vincere questa partita, ma nemmeno di essere battuta così sonoramente. Il primo set è stato equilibrato, con Ostapenko che si è aggiudicata il tiebreak 7-4. Nel secondo set Sasnovich è scomparsa, ancora una volta vincendo meno di un terzo dei punti e perdendo l’82% dei punti sulla seconda. Il suo DR nel set è stato di 0.42

Potrebbe essere che, di fronte al miglior risultato in uno Slam, Sasnovich fosse sopraffatta dall’occasione, ma è un’ipotesi poco probabile visto che si trovava a tre punti dal vincere il primo set. Magari ha lasciato che la frustrazione avesse la meglio nel secondo set dopo aver sprecato entrambi i servizi alla fine del primo.

Ciambella #3 (farcita)

Siamo al secondo turno di Cincinnati, contro Viktoria Kuzmova, una giocatrice più bassa in classifica. Sembra che Sasnovich abbia deciso di servire la prima in modo più conservativo per una percentuale più alta di prime in campo. Ci è riuscita (con il 71%), ma ha vinto solo 5 punti su 17 sul proprio servizio. Il DR per il set perso 0-6 è stato di 0.42. Si è ripresa nel secondo set, vinto 6-4 con il 62% dei punti vinti al servizio, ma è crollata di nuovo nel terzo, perso 1-6.

È una partita presente nel database del Match Charting Project. Kuzmova ha chiaramente servito con efficacia nel set finito 0-6, ma si può anche vedere dalla profondità delle risposte di Kuzmova che la prima di Sasnovich non è stata incisiva. Basandomi solo su questi dati, ipotizzo che non fosse pronta per risposte profonde sulla seconda di servizio, avendo commesso molti errori (forzati e non forzati) subito dopo la risposta di Kuzmova. E non c’è nemmeno una risposta corta da parte di Kuzmova, che può essere dovuto a un servizio debole, una risposta in grande spolvero, o una combinazione delle due. Se pensiamo però che le statistiche complessive alla risposta di Kuzmova sono inferiori alla media, propenderei per un servizio debole.

Ciambelle #4 e #5 (con extra crema di formaggio)

Le due che più vorrebbe dimenticare, in cui è stata surclassata da Naomi Osaka al terzo turno degli US Open. Non riusciva a mettere la prima in campo, con sette doppi falli in sei game, e ha vinto solo il 25% dei punti sulla seconda di servizio. Se vi sembrano pessimi numeri, dovreste vedere le statistiche alla risposa. Il DR nei due set è stato di 0.36 e 0.31. L’unica consolazione è che a Osaka mancavano ancora quattro vittorie prima della consacrazione, quindi forse in pochi hanno prestato attenzione.

Ciambelle #6 e #7 (all’aglio)

#7

Siamo ora a Brisbane, nel primo torneo femminile del 2019, nel quale Sasnovich raggiunge i quarti di finale ma viene eliminata da Donna Vekic, con una classifica simile. Vekic vince il primo set facilmente, in gran parte perché Sasnovich riesce a vincere solo il 22% dei punti sulla seconda di Vekic. Anche il servizio di Sasnovich non va male nel primo set, appena sotto la media, e ha più vincenti che errori non forzati.

Poi, beh, il servizio svanisce. C’è un set perso 0-6, e c’è un set perso in questo modo, a iniziare dal 36% di prime in campo senza nessun punto vinto sulla prima. Abbiamo già visto cosa possono fare le avversarie sulla seconda, e succede anche qui, con il 22% di punti vinti sulla seconda. E senza doppi falli. In tutto, il 14% dei punti vinti al servizio nel secondo set. Molto è dipeso da Vekic però, che era proprio in forma. Il DR per il set è stato di 0.41.

Tempo di gioco

Anche questa è una partita nel database del Match Charting Project. È difficile dire esattamente cosa sia andato storto, ma Vekic prende gran parte della colpa (o del merito). Se vi è capitato di vedere qualche partita di Vekic, ci sono momenti in cui è totalmente dominante, e così è stato contro Sasnovich.

Ho rivisto il video del set e della conclusione del set precedente. Di fronte all’ottima prestazione di Vekic nel primo set, si nota il basso livello di fiducia di Sasnovich nel secondo, però solo nei colpi, non nel comportamento. Interessante come Vekic riceva la visita dell’allenatore Torben Beltz tra un set e l’altro, ma non accade lo stesso per Sasnovich. Vekic e Beltz commentano sorridendo che a volte la seconda di Sasnovich è più forte della prima. La tattica principale di Beltz è togliere tempo di gioco a Sasnovich.

Dopo il secondo break, sotto 0-3 nel secondo set, Sasnovich riceve la visita dell’allenatore. La conversazione era in russo, ma si poteva vedere la frustrazione sul volto di Sasnovich e un fare abbastanza polemico, nel senso di “non funzionerà, non c’è nulla che io possa fare”. Dai gesti delle mani si intuisce che dica di sentirsi pressata nel tempo di gioco. La visita non porta frutti. Questa era la ciambella #7, con troppo aglio.

#6

La ciambella #6 arriva in una partita ben condita contro Elina Svitolina, al turno precedente a quello contro Veckic. Sansovich vince il primo set 6-4 giocando molto bene. Prima del secondo set si prende una pausa per tornare nello spogliatoio e al rientro non ha più lo stesso ritmo, mentre Svitolina continua con la solita combinazione di solidità e giusta quantità di gioco offensivo.

La percentuale di prime di Sasnovich scende, ma non ai livelli terribili osservati negli altri 0-6. Svitolina aggredisce la seconda di Sasnovich, che non riesce a controllare le sue stesse risposte. Il DR per il set 0-6 è stato di 0.39. L’allenatore arriva prima dell’inizio del terzo set. A differenza di quanto poi successo durante la partita con Vekic, la conversazione qui è più interattiva e con un tono molto più positivo. I risultati si vedono. Sasnovich gioca ancora meglio nel terzo set di quanto avesse fatto nel primo, contro un livello di forma più alto espresso da Svitolina rispetto a quello del primo set.

Ciambella #8 (al mirtillo)

Ci spostiamo a Sydney, la settimana successiva, contro la giocatrice locale Priscilla Hon, che Sasnovich dovrebbe battere facilmente. Invece, parte con un 38% di percentuale sulla prima di servizio, vincendo solo un terzo dei punti sulla prima e solo il 20% dei punti sulla seconda. E non fa nulla sul servizio di Hon. In tutto, vince solo sei punti nel primo set, nel quale il DR è uno sconvolgente 0.19.

Guardando il set, pensavo di vedere un linguaggio del corpo negativo o dell’indolenza a giustificare lo 0-6, ma invece l’energia e la postura sembrano normali. Mi ha colpito anche la difficoltà di Sasnovich a ritrovare la posizione dopo il servizio, in modo da non riuscire a gestire risposte di peso e velocità. L’allenatore entra in campo dopo il terzo game. Sasnovich è abbastanza polemica, anche se indietro di un solo break, ma non definirei il suo atteggiamento negativo. A ogni modo, poco cambia nel resto del set. Ormai ha esperienza in queste situazioni, l’energia rimane alta, la percentuale di prime torna normale e inizia a rispondere meglio. Aumenta ancora il livello e vince la partita in tre set.

Ciambella #9 (abbrustolita)

Australian Open 2019, terzo turno, contro una Anastasia Pavlyuchenkova nella stessa fascia di classifica e vittoriosa a sorpresa nel turno precedente contro Kiki Bertens. Lo 0-6 è arrivato nel primo set, con dinamiche simili. Orribile percentuale di prime di servizio (33%) e di punti vinti sulla seconda (25%), con un DR di 0.44. Forse avrebbe potuto ricordarsi degli 0-6 presi consecutivamente e di aver comunque vinto, ma non è andata così, perché il secondo set è stato solo leggermente migliore.

Ciambella #10 (a fette)

Al primo turno di Doha, lo scontro al vertice. Sasnovic gioca contro Su Wi Hsieh, al secondo posto della classifica delle giocatrici che più probabilmente subiranno uno 0-6. Riuscirà Hsieh a ridurre il distacco o Sasnovich prenderà il largo?

Non si può dire che Sasnovich abbia giocato bene nel primo set, ma almeno era in partita, nonostante un punteggio di 2-6. Hsieh l’ha mandata nel pallone con colpi poco classici. Nel secondo set, la percentuale al servizio è crollata e Hsieh ha iniziato a punirla sulla seconda di servizio. Eppure, il DR di 0.52 è stato il più alto degli undici set che ha perso 0-6. Il problema è che anche l’altro set ha avuto un andamento simile, quindi l’intera partita è stata una delusione.

Ciambella #11 (con salmone affumicato)

A Dubai, contro la Ekaterina Makarova precedentemente conosciuta come una buona giocatrice di singolare, Sasnovich ancora una volta ha un inizio soporifero. Il servizio è più preciso, ma non abbastanza da impedire a Makarova di vincere il 59% dei punti alla risposta nel primo set. Oltre al fatto che Sasnovich sembra non riuscire a tenere la pallina in campo durante gli scambi. A 0.24, diventa uno dei peggiori DR di un set perso 0-6.

Non riceve visite dall’allenatore durante o immediatamente dopo la conclusione del primo set. Come però per la ciambella # 8, quella al mirtillo, riprende a giocare bene nel secondo set, migliora nel terzo e chiude vincendo.

Anche in questa partita, al pari di quella con Hon, Sasnovich sarebbe stata la super favorita. Perdendo però il primo set (con o senza 0-6), ha praticamente pareggiato la probabilità. E se si considera il presunto vantaggio psicologico derivante dal 6-0 e la bravura dimostrata in passato da Makarova, a quel punto sarebbe stata lei la favorita. Diventa quindi controprova della compostezza di Sasnovich la capacità di risalire la china da questi abissi di gioco e tirare fuori in qualche occasione una vittoria dalle sabbie mobili della sconfitta.

(nota a margine: dopo questa vittoria Sasnovich ha giocato nel turno successivo di nuovo contro Hsieh a Dubai, senza subire 0-6 ma vincendo in tutto tre game.)

Ingredienti chiave

Poche cose vanno nel verso giusto quando si perde un set 0-6, ma in teoria è possibile giocare in modo ragionevolmente simile all’avversaria e subire sempre il break al servizio. In generale, non è quello che capita a Sasnovich. In metà delle 10 partite in cui ha perso almeno un set 0-6, ha iniziato molto lentamente, perdendo proprio il primo set con quel punteggio. In quasi tutti i set persi 0-6, Sasnovich non è riuscita a mettere la prima in campo.

Non sto parlando di un calo dalla media del 61.5% a valori del 50%. Sto parlando di numeri intorno al 35%, che la costringono ad affidarsi a una seconda di servizio inferiore alla media. Si assiste a un’importante varianza nella prima di servizio in queste partite. Può rimanere intorno al 30% per un set intero e poi salire al 70% nel set successivo. In media, nei set persi 0-6, la percentuale sulla prima di servizio è più bassa del 15% della sua media.

Problema sulla prima

La percentuale sulla prima è evidentemente un problema, con la conseguenza di dover servire molte seconde. E anche la seconda è evidentemente un problema, anche se qualsiasi giocatrice costretta a servire troppe seconde sarà sempre sugli spilli.

Se si limita l’analisi ai numeri, si potrebbe pensare che Sasnovich abbia una mozzarella al posto della seconda di servizio che le avversarie tagliano a pezzettini. Guardando le partite però non è quello che succede, almeno per larga parte. La seconda di Sasnovich è un po’ di facile presa. Nei set che ho visto, ha in genere una velocità di 137 km/h anche se spesso supera i 145 km/h. Nella seconda partita della ciambella all’aglio, durante la visita dell’allenatore Vekic commenta che la seconda di Sasnovich è più forte della prima.

Seconda troppo centrata

È difficile dire perché la seconda sia così vulnerabile, a parte essere una seconda. Se dovessi dare una risposta, direi che nonostante una buona velocità, la direzione è troppo centrata e sembra rimbalzare esattamente nella zona di impatto ideale per l’avversaria. Le risposte diventano quindi pesanti e profonde, e Sasnovich non è molto brava in assenza di tempo per preparare il colpo. È una cosa risaputa. Ho sentito Vekic dire all’allenatore di toglierle il tempo, e Sasnovich è sembrata esprimere la stessa preoccupazione al suo di allenatore. 

Anche se riesce a trovare il modo di replicare a risposte profonde, Sasnovich si lascia comunque in una posizione vulnerabile mandando dall’altra parte del campo colpi corti, oltre a dar vita a una combinazione di scelte improbabili e altamente rischiose. Così non può funzionare.

Ma non smette di lottare

Nei set che ho visto, sono rimasto sorpreso dall’equilibrio mentale con cui Sasnovich ha affrontato i set persi 0-6. In linea generale, pur mostrando sempre un po’ di frustrazione durante la visita con l’allenatore, anche nelle sconfitte non smette di lottare. La sua energia resta alta e sembra essere mentalmente concentrata, anche in presenza di un punteggio a senso unico.

A nessuna giocatrice piace perdere set ovviamente, e proprio non sopportano l’idea di non vincere neanche un game. Eppure non vedo in Sasnovich un fastidio superiore all’aver perso un set con un punteggio qualsiasi. Non sembra che subire uno 0-6 abbia conseguenze aggiuntive. Mi fa pensare a qualsiasi intervista dopo partita di Rafael Nadal o di altri professionisti. Non ci sono vittorie morali nello sport, una sconfitta è una sconfitta, la si accetta e si va avanti. È una disposizione d’animo che nasce dal sapere di essere a disagio di fronte a una sconfitta. Ma il lato positivo è che in caso di sconfitta, il punteggio con cui si perde non fa alcuna differenza. Di nuovo, una sconfitta è solo una sconfitta.

Tenuta mentale

Per Sasnovich, la causa del problema probabilmente non è meccanica. Forse non è ancora al livello di concentrazione richiesto da una partita completa, perché nei set adiacenti a quelli persi 0-6, spesso gioca molto bene, anche nelle sconfitte. In altre parole, la ciambella non arriva solo in giornate totalmente negative, anche se è capitato un paio di volte. Il DR nei set con punteggio 0-6 è in media di 0.38. Il DR nei set adiacenti è in media di 0.98.

Se vogliamo ricavare elementi positivi dalla tendenza a subire degli 0-6, dobbiamo guardare al 30% di partite vinte quando questi si verificano. E sono tutte vittorie ottenute nel 2019. Magari, insieme al suo allenatore, ha accettato che gli 0-6 possano presentarsi per via dell’estrema varianza nella percentuale della prima di servizio ma, continuando a giocare, si mette comunque nella posizione di vincere quelle partite.

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Il metodo migliore per determinare la pressione al servizio

di Stephanie Kovalchik // StatsOnTheT

Pubblicato il 29 gennaio 2019 – Traduzione di Edoardo Salvati

La pressione è uno di quegli aspetti del tennis di cui si conosce l’esistenza ma che si fatica a definire. Ho tentato in diversi modi di quantificare la pressione associata al punteggio, ma devo ancora arrivare a una procedura che sia al contempo statisticamente utile e facile da interpretare. In alcune più recenti sperimentazioni penso di aver trovato un metodo che si avvicina alla definizione più precisa di una statistica per la pressione a cui potrei mai giungere.

Un tema costante

Quello della pressione è un tema costante del tennis. Per ogni torneo ci si chiede inevitabilmente quali giocatori abbiano dovuto gestire la pressione maggiore e quali lo abbiano fatto al meglio. Ed è stato uno degli argomenti di conversazione più interessanti alla vigilia di entrambe le finali di singolare degli Australian Open 2019, considerata la similarità di percorso dei finalisti. Sia Naomi Osaka che Novak Djokovic sono arrivati all’ultima partita con una posizione in classifica migliore dei rispettivi avversari, e da campioni in carica degli US Open 2018. Ma hanno anche dovuto faticare di più, quantomeno in termini di set, con Djokovic che ne ha persi due e Osaka tre. I loro avversari invece, Petra Kvitova e Rafael Nadal, sono sembrati in forma perfetta fino alla finale, senza aver perso neanche un set in sei partite.

Prima dell’inizio delle finali, gli opinionisti, alla stregua di esponenti dell’antica scuola peripatetica, dibattevano su cosa fosse più vantaggioso tra l’aver dominato con sicurezza prima della finale o l’aver superato avversità per raggiungerla. Ora che siamo al corrente del risultato, è difficile soppesare l’alternativa senza l’ingerenza del senno di poi. L’obiettivo di questo articolo però non è stabilire quanta pressione aiuti a preparare per la finale di uno Slam, ma è quello di capire come misurare la pressione in prima battuta.

La pressione del giocatore al servizio

Iniziamo con la pressione affrontata dal giocatore al servizio. Non credo che partire da qui lasci indietro qualcosa visto che, specialmente tra gli uomini, ci si attende che chi serve vinca la maggioranza dei punti. Per questa ragione, le aspettative sull’esito dei punti poggiano in larga parte sulle spalle del giocatore al servizio.

Tradizionalmente, la modalità più diffusa per quantificare la pressione affrontata dal giocatore al servizio è quella delle palle break fronteggiate. Questo conteggio (non riesco a chiamarla statistica senza trasalire) possiede il vantaggio di essere facilmente comprensibile. Si tratta infatti del numero dei game che un giocatore al servizio avrebbe potuto perdere sulla base dell’esito di un singolo punto.

Le limitazioni delle palle break

Se vogliamo però una misura che rifletta la pressione del punteggio che un giocatore al servizio ha dovuto probabilmente affrontare, le palle break non vanno bene. Una ragione sta nel fatto che il semplice conteggio assegna la stesso peso a tutte le palle break, come se non ci fossero differenze in termini di pressione. Ma se confrontiamo una situazione di palla break a break già subìto e una sul 5-5 nel set decisivo, ci rendiamo conto che la pressione delle palle break segue una progressione lineare. Inoltre, il semplice conteggio ignora tutte le altre situazioni di pressione al di fuori delle palle break, come ad esempio i punti del tiebreak, le parità o i 30-30.

E in funzione del set e del game in cui si verificano, possono costringere il giocatore al servizio a una pressione ben più grande di molte altre situazioni sempre di palle break. Nonostante queste limitazioni, le palle break sono rimaste nel tempo il parametro di riferimento per valutare la pressione durante la partita. Pur rappresentando un elemento di irritazione per chi è orientato a un approccio più statistico, la longevità delle palle break comunica che, per la più ampia diffusione di una statistica, l’immediatezza interpretativa è importante tanto quanto le proprietà matematiche.

Tutto questo mi ha fatto riflettere. Immaginiamo di avere un metodo solido per determinare quantitativamente la pressione cumulata. Se si potesse esprimere in unità di palle break, non si avrebbe il meglio dei due mondi?

La pressione punto

Affrontiamo per primo l’ostacolo della pressione cumulata. Come suggerito dal nome, dovrebbe trattarsi di una specie di somma della pressione associata a tutti i punti giocati al servizio. Grazie all’idea di Carl Morris dell’importanza di un punto, del lavoro preparatorio è in realtà già stato fatto. Assegno un indice di pressione a ciascun punto usando una formula leggermente modificata rispetto a quella di Morris. In sostanza, mi concentro sulla perdita potenziale, nell’assunto che noi umani, in quanto deboli creature, siamo più avversi alla perdita di quanto non siamo attratti da un equivalente guadagno. Otteniamo così una forma di pressione avversa alla perdita data da:

Pressione(punteggio) = Vittoria(punteggio) − Vittoria(punteggio−1)

In questa notazione non troppo rigida, Vittoria(punteggio) indica la probabilità condizionale di vincere la partita dal punteggio attuale. Il punteggio-1 si riferisce al punteggio dopo aver perso il punto che si sta giocando. La pressione quindi è sempre un certo valore positivo che corrisponde a quanta probabilità di vittoria, in termini assoluti, ha da perdere un giocatore al servizio sulla base dell’esito di un singolo punto.

La distribuzione della pressione punto

Come si può intuire, in qualsiasi momento della partita sulla probabilità di vittoria incide più direttamente l’abilità del giocatore al servizio contro l’avversario, l’abilità dell’avversario contro il giocatore al servizio e il punteggio raggiunto. Si potrebbe pensare di variare la pressione in funzione del singolo giocatore e della singola partita, e potrebbe essere il modo migliore per arrivare alla pressione effettivamente sperimentata in campo, ma diventerebbe poi estremamente complicato mettere a confronto l’indice di pressione tra una partita e l’altra.

Per arrivare quindi a uno standard comparativo tra partite, assegno indici di pressione sulla base delle aspettative di vittoria di una partita con due giocatori dal servizio medio di identica abilità (vale a dire il 65% dei punti vinti al servizio per gli uomini e il 57% per le donne).

La distribuzione della pressione punto in alcune situazioni chiave

Se questa misura probabilistica della pressione è sensata, ci aspettiamo che le palle break tendano ad avere più pressione dei punti normali. Ma anche che i punti nelle fasi avanzate di una partita equilibrata abbiano importanza di gran lunga maggiore dei punti in una partita a senso unico. Confrontiamo allora la distribuzione della pressione punto in alcune delle situazioni chiave di partite giocate nella stagione 2018.

Nell’immagine 1 la pressione dei punti normali e delle palle break nei game del set decisivo e nei set che decidono la partita è messa a confronto con quella di altre situazioni. Il primo dettaglio che si nota è che a parità di circostanza di game o set, le palle break hanno una mediana di pressione più alta (i cerchi nel grafico) e una pressione massima più alta (le linee indicano la pressione minima e massima). C’è però molta sovrapposizione tra punti normali e palle break, a evidenziare che la pressione può essere comunque alta per i giocatori al servizio anche quando non devono salvare una palla break.

IMMAGINE 1 – Distribuzione della pressione punto

Dal grafico notiamo anche che la pressione può variare molto da una palla break all’altra, specialmente se la si inserisce nel contesto del game e del set. La pressione mediana tra le palle break va dal 2.7% al 5.3% passando da game che non determinano l’esito del set a quelli che invece lo determinano. In un set che decide la partita, la pressione mediana raddoppia anche per le palle break nei game che decidono il set rispetto agli altri game.

L’indice di pressione può raggiungere anche il 25%

Escludendo il tiebreak, la massima pressione associata a un qualsiasi punto è relativa alle palle break nel game decisivo di set equilibrati. Si parla ad esempio di dover salvare una palla break sul punteggio di due set pari e al servizio per il quinto set, nel qual caso l’indice di pressione raggiunge il 25%.

Naturalmente i valori della pressione variano a seconda del format della partita (in generale, nelle partite al meglio dei tre set i punti hanno una pressione superiore). Quanto visto è relativo a partite al meglio dei cinque set, ma le dinamiche di pressione si mantengono tali nel paragone tra il set decisivo e gli altri set, a prescindere dal formato.

La pressione cumulata

Se siamo in grado di assegnare un indice di pressione a ciascun punto, possiamo sommare la pressione dei punti al servizio di un set per misurare la pressione cumulata al servizio di quello specifico set. Visto che la pressione è sempre diversa da zero, la semplice somma delle singole pressioni restituirà necessariamente indici più alti in quei set con un numero maggiore di punti al servizio. È ragionevole ipotizzarlo?

Quando si gioca un numero maggiore di punti al servizio è perché si è di fronte a game molto equilibrati o perché ci sono stati più game al servizio giocati nel set. I game equilibrati possono far pensare a una pressione più alta, ed è preferibile includere in quel caso tutti i punti. Ma non è così evidente dover assegnare una pressione maggiore al set semplicemente perché ci sono stati più game al servizio.

Il quinto set della semifinale di Wimbledon 2018 tra Kevin Anderson e John Isner è l’esempio perfetto del caso in cui la pressione cumulata potrebbe aver aumentato l’effettiva pressione percepita al servizio dai giocatori. Con 48 game al servizio solo nel quinto set, dopo quella partita a Wimbledon è stato eliminato il format ai vantaggi a favore di un tiebreak sul 12-12 del set decisivo. Pur avendo giocato 122 punti al servizio, Anderson non ha mai fronteggiato una palla break nel quinto set. È stato un lungo ed estenuante set, ma non uno in cui la pressione ha fatto la differenza.

Una versione troncata della somma cumulata

Partite di quel tipo inducono all’utilizzo di una versione troncata della somma cumulata, che ignori punti con indici di pressione non sufficientemente alti da posizionarsi al di sopra di una pressione media.

Che differenza ci sarebbe con una somma troncata? L’immagine 2 mostra tutti i set giocati nelle partite di singolare maschile degli Australian Open 2019. Ci sono tre modi per esaminare la pressione al servizio nel set. Il primo è dato dalla somma della pressione di tutti i punti al servizio, senza troncature. Il secondo è dato dall’inserimento di una troncatura al 5%, vale a dire la pressione mediana delle palle break nel set decisivo. Il terzo è dato dall’inserimento di una troncatura all’8%, vale a dire la pressione mediana delle palle break che decidono la partita.

IMMAGINE 2 – Pressione set: troncare o non troncare?

In tutti i casi, esiste una forte correlazione, ma osserviamo un aumento molto più pronunciato della pressione in assenza di troncatura. Anzi, nei set a maggiore pressione, si raggiungono somme non troncate superiori a 400, mentre con la troncatura all’8% raramente si va oltre 300.

Palle break equivalenti

Quale sia la preferenza sul calcolo della somma cumulata, serve ancora tradurre il risultato in unità di misura che siano facilmente riconoscibili. Del resto, è lo scopo di partenza di questo articolo.

Abbiamo visto che la circostanza di palla break più carica di pressione è quella che porta alla conclusione della partita. L’indice di pressione di quel punto è del 25%. In altre parole, quando un giocatore è al servizio nel game che lo porterebbe alla vittoria, il massimo che può perdere contro un avversario dello stesso livello è lo 0.25 in termini di probabilità assoluta.

Non è chiaramente la situazione di palla break più tipica, ma è un riferimento utile. Pensiamo ai 3 match point che Naomi Osaka non ha sfruttato in finale in Australia, dovendo poi andare al terzo set. Sono questi i momenti che più rimangono nella memoria in tema di punti ad alta pressione.

Se dividiamo l’indice di pressione del set per 25, possiamo interpretare quel valore in unità di “palle break equivalenti”. La classifica dei set in termini di pressione non si modifica, ma otteniamo una buona approssimazione del tipo di pressione dettata dal punteggio che può aver sperimentato il giocatore al servizio.

Una classifica di pressione del set agli Australian Open 2019

Se usiamo le unità di palle break equivalenti (o PBE) per identificare i set a più alta pressione per il giocatore al servizio agli Australian Open 2019, che risultati otteniamo? Prendiamo due versioni, una basata sulla pressione cumulata al servizio, e una sulla pressione troncata all’8%.

L’immagine 3 mostra le dieci più alte PBE con i relativi indici di pressione cumulata e troncata. Per le prime quattro posizioni, c’è concordanza di partite tra le due versioni, anche se l’ordine non è identico, con la pressione cumulata che assegna a Ugo Humbert nel quinto set della partita di primo turno contro Jeremy Chardy l’esperienza di maggiore pressione al servizio. È anche stata la prima partita del nuovo super-tiebreak al quinto set agli Australian Open. Alla conclusione del set, Humbert aveva fronteggiato 12 palle break e 17 PBE in termini di pressione troncata.

Iniziano a vedersi divergenze tra i due metodi dalla quinta posizione. La vittoria di Taylor Fritz al secondo turno contro Gael Monfils ne è un buon esempio. Il terzo set di quella partita terminata in quattro set, in una situazione di punteggio di un set pari, avrebbe il quinto più alto valore come pressione cumulata. Se però consideriamo la pressione troncata all’8%, il valore sarebbe il nono più alto, con sole dieci BPE.

Un’enfatizzazione eccessiva sulle situazioni di chiusura della partita

Qual è la scelta migliore? Le palle break che Fritz ha effettivamente annullato in quel set erano cinque, cioè la metà delle PBE derivanti dalla pressione troncata. Considerando che il set è stato sufficientemente equilibrato da andare al tiebreak, è ragionevole osservare un aumento relativo di pressione di quella entità.

Se poi cerchiamo la quinta posizione con le PBE troncate, troviamo il quinto set del primo turno di Pablo Carreno Busta contro Luca Vanni, nel quale Carreno Busta non ha mai subito un break ma in più di un’occasione è rimasto indietro nel punteggio al servizio.

Comunque, le PBE troncate possono dare l’idea di un’enfatizzazione eccessiva delle situazioni che determinano la chiusura della partita rispetto a quanto si vorrebbe da una statistica per la pressione al servizio nel set.

IMMAGINE 3 – Set a più alta pressione delle partite di singolare maschile degli Australian Open

Non è chiaro quindi se siamo in presenza, o se mai lo saremo, della “migliore” misura della pressione. Penso e spero però che questi esempi abbiano mostrato che la pressione espressa in termini di palle break equivalenti è un buon inizio.

How to Best Quantify Service Pressure