C’è sempre una possibilità, anche per Marie Bouzkova

di Jeff Sackmann // TennisAbstract

Pubblicato il 10 agosto 2019 – Traduzione di Edoardo Salvati

Marie Bouzkova, numero 91 del mondo e passata dalle qualificazioni, ha battuto ai quarti di finale di Toronto la numero 4 Simona Halep, che si è dovuta ritirare per un infortunio alla gamba dopo aver perso il primo set. C’è quindi un asterisco: anche se fossimo pronti ad attribuire più importanza a una singola partita di quella che richiede, non daremmo grande significato a questa.

Si tratta comunque di un risultato di prestigio per la ventunenne della Repubblica Ceca, che ha eliminato la seconda giocatrice tra le prime 10 della settimana, arrivando alla prima semifinale in carriera in un torneo Premier, contro niente di meno che Serena Williams (perdendo però in tre set, dopo aver vinto il primo per 6-1, n.d.t.)

Qualcosa di strano

Era la partita numero 62 del 2019 per Bouzkova, la numero 61 contro una giocatrice in possesso di classifica ufficiale. Ha vinto contro la più forte che abbia incontrato quest’anno, Halep, ma ha perso appena la settimana scorsa contro CoCo Vandeweghe, la numero 636 e l’avversaria con la classifica più bassa.

C’è un altro asterisco: Vandeweghe è al rientro da un infortunio, è sicuramente a un livello più alto di quello attuale e le stranezze del circuito Transition della federazione internazionale non hanno consentito al sistema di classifica di riflettere nel 2019 lo stato dell’arte come in passato. Alcune giocatrici che avrebbero normalmente una classifica molto bassa, come ad esempio la wild card del Kazakistan che Bouzkova ha demolito un paio di settimane fa, non contano.

Rimangono in ogni caso 61 partite, di cui una vittoria contro la giocatrice dalla classifica più alta e una sconfitta contro quella dalla classifica più bassa. Una ricerca nel mio database ha rivelato molte altre simili sorprese. Tornando indietro per meno di dieci anni, fino al 2010, ho trovato 127 giocatrici che hanno ottenuto una combinazione identica di risultati all’interno della stessa stagione, con almeno trenta partite giocate (per coerenza, ho incluso i ritiri quando si era concluso almeno un set).

Se alcune non sono di grande interesse — è il caso ad esempio di Mira Antonitsch che l’anno scorso non ha giocato contro avversarie tra le prime 400 — 63 delle 127 hanno battuto una tra le prime 100, 44 hanno battuto una delle prime 50 e 25 hanno avuto il lusso di una vittoria a sorpresa contro una delle prime 10. Halep è stata la vittima delle prime 10 in ben tre occasioni!

Le limitazioni del sistema ufficiale

Questo fa di Bouzkova la quarta giocatrice in una stagione (quantomeno di otto mesi) ad aver battuto Halep, a non aver giocato contro una giocatrice dalla classifica più alta e ad aver anche perso con la giocatrice più bassa in classifica. Halep non deve rimanerci troppo male, visto che Angelique Kerber è stata dalla parte della sconfitta più alta per cinque volte, di cui quattro nel 2017. Non bene!

La tabella elenca le 25 giocatrici-stagione tra il 2010 e il 2018 che hanno battuto la più alta in classifica e perso dall’avversaria più bassa.

Anno  Giocatrice   Più alta    Class  Più bassa    Class       
2017  Kasatkina    Kerber      1      Kanepi       418      
2018  Hsieh        Halep       1      Gasparyan    410      
2010  Jankovic     Serena      1      Diyas        268      
2010  Clijsters    Wozniacki   1      G-Vidagany   258   *  
2014  Cornet       Serena      1      Townsend     205      
2010  Yakimova     Jankovic    2      Dellacqua    980      
2017  Bouchard     Kerber      2      Duval        896   *  
2017  Vesnina      Kerber      2      Azarenka     683      
2016  Bencic       Kerber      2      Boserup      225      
2014  Rybarikova   Halep       2      Eguchi       183      
2017  Mladenovic   Kerber      2      Andreescu    167   *  
2018  Goerges      Wozniacki   3      Serena       451      
2014  Tomljanovic  Radwanska   3      A Bogdan     308      
2015  Mladenovic   Halep       3      Savchuk      262      
2017  Kerber       Pliskova    4      Stephens     934      
2014  Pavlyu'ova   Radwanska   4      Wozniak      241      
2017  Dodin        Cibulkova   5      Rybarikova   453      
2017  Bellis       Radwanska   6      Azarenka     683      
2018  Buyukakcay   Ostapenko   6      Di Sarra     555      
2017  Sakkari      Wozniacki   6      Potapova     454      
2015  L Davis      Bouchard    7      E Bogdan     527      
2015  Ostapenko    S-Navarro   9      Dushevina    1100  *  
2016  KC Chang     Vinci       10     S Murray     862      
2018  Pera         Konta       10     Hlavackova   825      
2018  Danilovic    Goerges     10     Pegula       620

* 1 avversaria senza classifica

Basta poco per accorgersi che Vandeweghe non è la prima giocatrice con bassa classifica a suscitare una reazione del tipo “si, ma…”. Questo gruppo di avversarie apparentemente deboli è in realtà molto forte visto che contenere giocatrici con una classifica media fuori dalle prime 500. Ci sono stelle come Victoria Azarenka (per due volte) e Serena, oltre a promesse come Bianca Andreescu e Victoria Duval.

Consideriamolo il richiamo quotidiano alle limitazioni della classifica generata dalla WTA, che indica quali giocatrici hanno vinto molte partite nelle ultime 52 settimane, ma non necessariamente chi stia giocando bene.

Divergenze estreme ma non troppo rilevanti

Siamo di fronte ad alcune delle divergenze più estreme tra le posizioni espresse dal sistema ufficiale e la bravura sul campo in uno specifico momento. Non credo che essere in questo elenco abbia particolare rilevanza, tranne forse che le molte presenze di Keber (sia da giocatrice che da scalpo!) siano una sintesi efficace della delusione della sua stagione 2017.

Bouzkova rimarrà in elenco per almeno ancora altri due giorni, visto che Serena è fuori dalle prime 10 e le altre due semifinaliste hanno una classifica più bassa, facendo sì che Halep sia stata l’avversaria più “difficile” (nell’altra semifinale Andreescu ha battuto Sofia Kenin per 6-4 7-6, n.d.t.). E, nonostante la settimana di ottimo tennis, è comprensibile che Bouzkova possa sentirsi disorientata quando dalla parte opposta della rete c’è una giocatrice che ha vinto 23 Slam (per quanto, come visto, pur nella sconfitta Bouzkova ha dominato il primo set, n.d.t.). Una cosa è certa: Bouzkova è indifferente al numero che compare accanto al nome dell’avversaria.

There’s Always a Chance: Marie Bouzkova Edition

Roger Federer, vincitore della lotteria

di Jeff Sackmann // TennisAbstract

Pubblicato il 16 maggio 2019 – Traduzione di Edoardo Salvati

Battendo Borna Coric nel terzo turno degli Internazionali d’Italia a Roma con il punteggio di 2-6 6-4 7-6(7), Roger Federer ha generato statistiche davvero insolite. I suoi 95 punti vinti contro i 107 di Coric equivalgono a un percentuale di punti vinti sul totale (PVT) del 47%, non inedita per il giocatore che vince, ma ai limiti delle effettive possibilità. L’indice di dominio (Dominance Ratio o DR) di Federer – cioè il rapporto tra i punti vinti alla risposta e quelli persi al servizio – è di 0.78, con 1.0 che rappresenta una situazione in cui i punti sono equamente distribuiti. Ha vinto solo 24 volte in carriera con un DR inferiore a 1.0, ed era la prima dal 2015. Occorrenze di questo tipo vengono spesso definite come “partite lotteria”, perché sul risultato incide più fortuna del solito.

Non solo Federer ha vinto con una PVT minore del 50% e un DR inferiore a 1.0, ma in ciascuno dei set ha ottenuto numeri ancora più bassi. Ha vinto 23 punti su 55 (41.8%) nel primo, 31 su 64 (48.4%) nel secondo e 41 su 83 (49.4%) nel terzo. Avendo perso malamente il primo set, c’è da aspettarsi un totale così ridotto. Spesso però, numeri scadenti per un’intera partita arrivano da un rendimento mediocre in un set, come può essere per un punteggio di 7-6 1-6 7-6. Coric ha giocato meglio di Federer, almeno in parte, in tutti e tre i set.

Un evento raro

Il vostro sospetto di essere di fronte a un evento raro è fondato. Solo il 4.5% delle partite del circuito maggiore finisce a favore del giocatore che ha vinto meno punti, e solo il 7.2% di quelle in cui il vincitore ha un DR inferiore a 1.0. Solitamente c’è sovrapposizione, ma non sempre. Circa il 4% delle partite sono vinte da un giocatore con una PVT minore al 50% e un DR inferiore a 1.0. Ed è ancora più facile che i singoli set siano vinti dal giocatore che ha fatto più punti. Solo il 2.4% dei set è vinto dal giocatore che ha perso più punti. La frequenza con cui il DR è minore di 1.0 è del 7.4%, circa la stessa che dell’intera partita.

Esiste però un precedente – esattamente uno! – dell’impresa di Federer, vale a dire vincere una partita con una PVT minore del 50% e un DR inferiore a 1.0 in ognuno dei tre set. Stiamo parlando di un singolo episodio in un database con più di 17.000 partite punto per punto del circuito maggiore dal 2010. Inevitabilmente, c’è lo zampino di John Isner.

Ma c’è Isner, come sempre

Nel torneo di Memphis 2017, Isner ha perso il quarto di finale contro Donald Young per 7-6 3-6 7-6. Young ha vinto solo il 46.9% dei punti totali, con un DR di 0.66, entrambi valori che un giocatore che vince la partita difficilmente potrà mai abbassare. Come Federer, Young è andato vicino nei set che ha vinto, con un 49.3% dei punti totali sia nel primo che nel terzo set. Salvando otto palle break su nove e resistendo al servizio di Isner nel tiebreak, Young ha avuto la meglio di un avversario statisticamente superiore.

La vittoria di Federer contro Coric non ha fatto grande leva sul rendimento sulle palle break, anche se i tifosi apprezzeranno la confortante trasformazione di due opportunità su quattro. Si è detto molto della ridotta efficacia di Federer in quel tipo di partite: a fronte di 24 vittorie con un DR inferiore a 1.0, ha subito 49 sconfitte con un DR superiore a 1.0. E spesso la colpa ricade sulle palle break sprecate. Se i giocatori dal servizio dominante tendono a giocare spesso partite equilibrate, Federer è riuscito a vincerne molte senza fare affidamento su quelle in cui la fortuna ha un ruolo preponderante.

Con un posto assicurato nelle pagine più illustri del libro dei record, Federer si sta mettendo in mostra anche nei capitoli più oscuri. Dopo averci deliziato con vittorie a senso unico, finalmente ha portato a casa una partita in cui le statistiche puntavano nella direzione opposta.

Roger Federer, Lottery Winner

Around the Net, numero 8

di Jeff Sackmann // TennisAbstract

Pubblicato il 14 aprile 2019 – Traduzione di Edoardo Salvati

Around the Net è il nuovo appuntamento settimanale di @tennisabstract per rilanciare contenuti analitici di tennis apparsi in varie modalità su internet. Dell’abbondanza di stimoli disponibili nella versione originale, @setteseitennis propone una sintesi. Il numero 7.

Articoli tradotti in italiano

Dati

  • Match Charting Project: il database è aumentato di più di 75 partite nelle ultime due settimane, da 5439 a 5517. Abbiamo aggiunto molte altre semifinali Slam maschili e femminili degli anni ’90, alcune finali femminili d’annata dei tornei di Hilton Head e Berlino, oltre alla solita sfilza di partite dai tornei più recenti di entrambi i circuiti.
  • Un’analisi della rotazione imposta alla pallina durante il Miami Masters (twitter.com/Vestige_du_jour)

Spallinature

  • Al torneo ITF di Sunderland, Tara Moore ha recuperato da uno svantaggio di 0-6, 0-5, 30-40 vincendo il secondo set al tiebreak e chiudendo la partita 6-3 al terzo.
  • Incredibilmente, nella storia del tennis femminile esiste un recupero ancora più improbabile. Nelle qualificazioni degli US Open 1983, Barbi Bramblett perdeva 0-6, 0-5, 0-40 contro Ann Hulbert. Riuscì poi ad annullare 18 match point e vincere la partita per 0-6 7-5 6-3.
  • Rispetto al recupero di Moore, la maggior parte delle stranezze che accadono sul circuito femminile passa quasi inosservata. Ma c’e n’è pronta un’altra. Nel torneo di Charleston, dopo aver perso il primo set 0-6, Kaia Kanepi ha recuperato contro Elise Mertens per vincere 0-6 6-0 7-5, la prima volta dal 2000 che una qualsiasi partita (compresi i tornei ITF) finisce con quello specifico punteggio.

Around the Net, Issue 8

Around the Net, numero 7

di Jeff Sackmann // TennisAbstract

Pubblicato il 31 marzo 2019 – Traduzione di Edoardo Salvati

Around the Net è il nuovo appuntamento settimanale di @tennisabstract per rilanciare contenuti analitici di tennis apparsi in varie modalità su internet. Dell’abbondanza di stimoli disponibili nella versione originale, @setteseitennis propone una sintesi. Il numero 6.

Articoli tradotti in italiano

Dati

  • Match Charting Project: il database è aumentato di più di 60 partite nell’ultima settimana, da 5376 a 5439. Abbiamo aggiunto quasi tutte le finali femminili a Miami dal 1989 al 1996 e molte semifinali Slam maschili e femminili. Naturalmente, ci sono anche molte partite dal torneo di Miami appena concluso, tra cui le semifinali e la finale femminile.
  • Ho aggiornato la pagina GitHub del Match Charting Project.

Spallinature

  • Se Roger Federer può finalmente diventare il primo giocatore a vincere due titoli in stagione (come è riuscito poi a fare battendo John Isner in finale con il punteggio di 6-1 6-4, n.d.t.), tra le giocatrici nessuna ha vinto più di un torneo. A Miami, Ashleigh Barty è diventata la 14esima campionessa in altrettanti eventi del circuito maggiore.
  • Per arrivare in finale, Federer ha dovuto battere un giocatore più giovane di quindici anni. Anzi, in entrambe le semifinali, la differenza di età è stata di almeno un decennio e mezzo. È la prima volta che accade tra gli uomini dal 1979. Ci si è andati più vicini il mese scorso a Dubai, con le semifinali tra Federer e Borna Coric e tra Gael Monfils e Stefanos Tsitsipas, entrambe con una differenza di almeno 11.9 anni.
  • A proposito di semifinali insolite, i fratelli Bryan hanno battuto la coppia Kubot/Melo con il punteggio di 7-6(7) 6-7(8) [14‑12], praticamente la partita più lunga che si riesce ad avere nelle limitazioni imposte dal format attuale, senza game ai vantaggi e il super-tiebreak nel set decisivo (i Bryan hanno poi vinto anche il torneo, n.d.t.). Sono stati giocati 187 punti. Anche di fronte alla difficoltà di reperire statistiche per il doppio, possiedo un insieme ragionevolmente completo di partite dal 2017. In quel periodo, una partita di 187 punti è la più lunga che si sia mai verificata. Ce n’è stata un’altra da 187 punti nel 2018 e una maratona da 186 nel 2017.
  • Grazie in parte ai risultati al Miami Masters, Felix Auger Aliassime ha vinto le sue prime cinque partite in carriera contro giocatori tra i primi 20, un’impresa assolutamente inedita. Mario Ancic ha vinto le prime tre, Auger Aliassime è l’unico ad averne vinte di più. Dopo la sconfitta in semifinale contro Isner, il suo record è diventato 5-1, ma non ha perso la possibilità di estenderlo. Nessuno ha infatti vinto più di sette delle prime dieci partite contro i primi 20, un traguardo raggiunto solo da Gustavo Kuerten e Andrei Medvedev.

Around the Net, Issue 7

Around the Net, numero 5

di Jeff Sackmann // TennisAbstract

Pubblicato il 17 marzo 2019 – Traduzione di Edoardo Salvati

Around the Net è il nuovo appuntamento settimanale di @tennisabstract per rilanciare contenuti analitici di tennis apparsi in varie modalità su internet. Dell’abbondanza di stimoli disponibili nella versione originale, @setteseitennis propone una sintesi. Il numero 4.

Articoli tradotti in italiano

Dati

  • Match Charting Project: il database è aumentato di 70 partite nell’ultima settimana, da 5256 a 5326. Abbiamo aggiunto moltissime partite maschili e femminili dell’Indian Wells Masters, qualche altra semifinale di Wimbledon degli anni ’90 (protagonista Boris Becker) ma, soprattutto, tre finali femminili del Roland Garros a lungo ricercate. Abbiamo finalmente completato tutte le finali Slam maschili e femminili del Roland Garros dal 1980.

Spallinature

  • Belinda Bencic continua ad accumulare vittorie contro le prime 10 della classifica e, nonostante la sconfitta in semifinale a Indian Wells da Angelique Kerber (battuta a sua volta da Bianca Andreescu, n.d.t.), il suo record si è mantenuto sopra la parità, con 19 vittorie e 16 sconfitte. Si tratta di un risultato di cui poche possono vantarsi, anche tra giocatrici che consideriamo di élite.
  • Sara Errani ha commesso lo strabiliante numero di 57 doppi falli nelle ultime quattro partite, tra cui 22 contro Irina Camelia Begu nel primo turno di Guadalajara. Eppure, le ha vinte tutte! 57 doppi falli sono più del totale commesso in tutta la stagione 2017 o in quella 2018.
  • La Next Gen femminile sta emergendo rapidamente. La sedicenne Clara Tauson ha vinto il torneo ITF $60K di Shenzen, e la quindicenne Dasha Lopatetskaya ha vinto il quinto torneo da professionista. Altre tre giovanissime hanno vinto tornei ITF in settimana e altre due sono arrivate in finale.
  • Battendo Novak Djokovic, Philipp Kohlschreiber è diventato il quarto giocatore più vecchio di sempre a eliminare il numero 1 della classifica mondiale.
  • Ivo Karlovic ha festeggiato i 40 anni compiuti tre settimane vincendo tre partite a Indian Wells, la prima volta dal 2011 (sempre a Indian Wells) in cui ha vinto almeno tre partite in un Master.

Around the Net, Issue 5

La strada che porta a 110 titoli

di Chapel Heel // HiddenGameOfTennis

Pubblicato l’8 marzo 2019 – Traduzione di Edoardo Salvati

Come ormai noto, la vittoria di Roger Federer a Dubai è coincisa con il titolo 100 in carriera, a nove tornei di distacco da Jimmy Connors. Aggiungerne dieci non sembrerebbe un’impresa, a meno di avere 37 anni e mezzo. Ero dell’idea, dagli articoli sul numero 100, che Federer non sarà in grado di raggiungere Connors. Ho ragione a crederlo?

Non esistono precedenti di giocatori che hanno continuato a giocare all’età e al livello espresso da Federer. Connors ha vinto solo due tornei dopo aver compiuto 37 anni e uno solo quando ne aveva 36. Federer ne ha già vinti due a 37 anni e cinque a 36.

Penso si possa concordare sul fatto che se Federer volesse superare il record di titoli di Connors potrebbe farlo semplicemente accumulando vittorie con più partecipazioni agli ATP 250. Si fatica a credere però che Federer abbia qualsiasi interesse per una dinamica di questo tipo. Dove sta infatti la gloria? Più ancora, che tipo di ricadute avrebbe quella scelta di calendario sui tornei più importanti, quelli che ha veramente a cuore? Sarebbe davvero motivato a cercare di vincere Brisbane e Sidney nel 2020 e 2021 sulla strada che porta ai 110, sacrificando l’opportunità di fare lo stesso in due edizioni degli Australian Open? Ne dubito. Ha iniziato a saltare Brisbane nel 2017 per essere più fresco a Melbourne.

I segnali positivi

Ipotizziamo che Federer provi a giocare per altre 104 settimane di calendario, come ha fatto negli ultimi due anni, in cui ha vinto 11 dei 25 tornei a cui si è iscritto. Ha fatto anche altre quattro finali, perdendo due volte da Novak Djokovic, una da Alexander Zverev e una da Borna Coric.

Inoltre, non si è trattato di undici titoli fortuiti. Ho messo insieme le previsioni di vittoria per quei 25 tornei sulla base delle valutazioni Elo e le attese erano per 10.6 titoli. In media, l’indice di dominio (Dominance Ratio o DR) – cioè il rapporto tra i punti vinti alla risposta e quelli vinti alla risposta dall’avversario – per le undici vittorie era un solido 1.75. Deve quindi fare esattamente così per le prossime 104 settimane o poco più, e ha raggiunto Connors!

I segnali negativi

Neanche Federer, a 37 anni e mezzo, può pensare di ringiovanire. Solo 3 degli 11 titoli sono arrivati nelle ultime 52 settimane, periodo nel quale le aspettative di vittoria secondo le previsioni Elo erano di 5.4 tornei. Potrebbe aver ottenuto più di quanto previsto tra Indian Wells 2017 e Rotterdam 2018 e potrebbe essere in fase calante ora, almeno rispetto al numero di tornei vinti.

Ci sono altri indicatori di declino, anche se meno evidenti. Nelle ultime 52 settimane, il DR complessivo di tutte le partite è di 1.33, rispetto a 1.50 nel precedente anno, nonostante una classifica media degli avversari più bassa nell’ultima stagione.

Prima di entrare in depressione, non associamo al declino nel rendimento di Federer un offuscamento dell’incredibile successo ottenuto, allo stesso modo in cui non si può parlare di picchiata quando un aereo perde quota da 10.000 metri a 9000. La maggior parte dei giocatori firmerebbe per avere un DR medio di 1.33 per 52 settimane contro un avversario in media al 47esimo posto della classifica.

Altri segnali dell’invecchiamento di Federer?

La mia valutazione Elo specifica per il cemento di 104 settimane fa era per Federer di 2276. Ora è di 2235, una differenza che non desta preoccupazione. Però, 52 settimane fa era di 2323. C’è stato quindi un calo di quasi 90 punti in un tempo relativamente breve. Va detto che aveva giocato in maniera incredibile fino a quel momento, quindi assomiglia più a una scivolata che a una caduta.

Misurata nel corso della carriera, la valutazione Elo di Federer ha ovviamente raggiunto un valore altissimo. Ed è un calcolo che comprende un grande numero di partite: più alto questo numero, minore è l’oscillazione del valore a fronte di un insieme limitato di vittorie o sconfitte. Per questo motivo risulta complicato utilizzare la valutazione Elo in carriera per osservare un eventuale calo di Federer.

Elo stagione per stagione

Mi sono spesso chiesto che sembianza avrebbe Elo se fosse calcolato per un periodo definito, invece che per l’intera carriera. L’impressione è che Elo si stabilizzi molto rapidamente per i giocatori più bravi. In uno scambio di email con Jeff Sackmann di TennisAbstract, è emersa l’idea di calcolare Elo, seppur in un altro contesto, solamente dalle partite di una stagione (ho provato in passato a determinare un Elo “durante la partita” e non perdete tempo a provarci, perché non funziona!).

Elo specifico per erba e cemento

Vediamo se un calcolo Elo stagione per stagione sul cemento e sull’erba rivela indizi sulle possibilità di Federer di arrivare a 110 tornei vinti. In altre parole, per ogni anno si assegna a Federer (e agli altri giocatori) una valore Elo di 1500 e si calcola la valutazione alla fine della stagione, come se l’intero universo del tennis professionistico maschile sul cemento e sull’erba fosse contenuto all’interno di quella stagione. Ho iniziato con il 2009, quando Federer aveva 27 anni, fino ad agosto. L’immagine 1 mostra le sue valutazioni alla fine di ogni stagione.

IMMAGINE 1 – Andamento delle valutazioni Elo di Federer specifiche per erba e cemento alla fine di ogni stagione a partire dal 2009

È una curva poco lineare, anche se si mantiene a un livello alto. Se si tracciasse una linea di tendenza che unisce il centro di tutti quei punti, verrebbe fuori una traiettoria un po’ discendente. L’immagine 2 mostra esattamente questo.

IMMAGINE 2 – Linea di tendenza delle valutazioni Elo di Federer specifiche per erba e cemento alla fine di ogni stagione a partire dal 2009

Elo prima di Indian Wells

Però Federer è partito bene nel 2019, con un record di 8-1 e la vittoria di un torneo, e siamo appena a marzo. La valutazione Elo specifica per cemento è già a 1862.99: si tratta di un numero buono o cattivo, prima di Indian Wells (dove Federer, al momento della traduzione, ha vinto tre partite, n.d.t.)? L’immagine 3 mostra la valutazione Elo di Federer prima dell’inizio di Indian Wells per il periodo dal 2009 al 2019.

IMMAGINE 3 – Valutazione Elo specifica per cemento di Federer prima di Indian Wells dal 2009 al 2019

Se si tracciasse una linea di tendenza, sarebbe qui più piatta di quella osservata in precedenza per la fine della stagione. Detto altrimenti, la progressione di Federer è leggermente più stabile appena prima di Indian Wells di quanto non lo sia alla fine della stagione. Forse era prevedibile pensando al rendimento storicamente solido nei tornei della prima parte del calendario (principalmente gli Australian Open, Rotterdam, Dubai e qualche volta Brisbane). Ma è anche vero che il campione di partite dai tornei prima di Indian Wells è più ridotto, aspetto che normalmente comporta una maggiore variazione.

Elo da Indian Wells in avanti

Più stabilità prima di Indian Wells di quella che segue potrebbe essere un’indicazione della minore freschezza di Federer al progredire della stagione. Se questo è valido per qualsiasi giocatore, senza dubbio per uno di quasi 38 anni deve rappresentare un’ulteriore sfida. Cosa succede se sottraiamo il grafico dell’immagine 3 da quello dell’immagine 2? Cioè, quanta parte dell’aumento della valutazione Elo stagionale è generato in media da Indian Wells in avanti? L’immagine 4 mostra quanti punti Elo Federer ha accumulato ogni anno da Indian Wells a fine stagione.

IMMAGINE 4 – Punti Elo accumulati da Federer ogni anno da Indian Wells a fine stagione

Appare evidente che da Indian Wells 2018 a fine stagione dello stesso anno, Federer abbia avuto un rendimento inferiore a qualsiasi periodo equiparabile del passato che rientra nel confronto. Bisogna preoccuparsi? Non lo so, in fondo si parla di un solo anno. Nella stagione precedente, la progressione da Indian Wells in avanti è stata efficace tanto quanto nel periodo compreso nel grafico, indietro fino ai 27 anni. Ci sono stati altri momenti di alternanza tra cadute e risalite da un anno al successivo. Nel 2012, le prestazioni dopo Indian Wells sono state relativamente deboli, per poi raggiungere il massimo due anni dopo. Anche nel 2016 il rendimento è sceso sotto la media per ritornare al massimo nel 2017. Preferisco però non dare troppa importanza a questo andamento, che merita comunque di essere tenuto in conto. Serve avere conferma da altri segnali.

Arriverà a 110?

La logica sembrerebbe sfavorevole, ma non ho visto nei numeri argomentazioni sufficientemente forti da suggerire che sia impossibile. Eventuali risultati mediocri durante l’estate – cioè una diminuzione nel rendimento al progredire della stagione simile a quella dell’immagine 4 – potrebbero farmi cambiare idea.

In ogni caso, che Federer raggiunga i 110 titoli rimane improbabile, a meno di sue partecipazioni nei 250 per qualche facile vittoria. Altrimenti, per stabilire il nuovo record nelle prossime 104 settimane dovrà replicare quasi alla lettera quanto fatto nelle 104 precedenti. Al riguardo, i fattori critici sono rappresentati dalla condizione fisica e dal desiderio di sottoporsi al regime imposto dal professionismo. Ci si aspetta che nella fascia di età dai 37.5 ai 39.5 sia più complesso che nell’età dai 35.5 ai 37.5. Ma poi, quante sono le circostanze che ci attendevamo dall’invecchiamento di Federer che non hanno avuto riscontro nel suo gioco?

Il problema concreto è dato dai ridottissimi margini del circuito maggiore. Se l’abilità di Federer o la condizione fisica diminuisse anche solo di un 10% nelle prossime 104 settimane, o se il resto della carriera fosse più breve delle speranze che tutti nutrono, la possibilità di arrivare a 110 diventerebbe davvero risicata.

The Road to 110

Around the Net, numero 4

di Jeff Sackmann // TennisAbstract

Pubblicato il 9 marzo 2019 – Traduzione di Edoardo Salvati

Around the Net è il nuovo appuntamento settimanale di @tennisabstract per rilanciare contenuti analitici di tennis apparsi in varie modalità su internet. Dell’abbondanza di stimoli disponibili nella versione originale, @setteseitennis propone una sintesi. Il numero 3.

Articoli tradotti in italiano

Dati

  • Match Charting Project: il database è aumentato di più di 60 partite nell’ultima settimana, da 5194 a 5256. Abbiamo completato tutte le finali femminili di Indian Wells fino al 2004, insieme a quelle del 1999 e 2000. Abbiamo aggiunto tutte le finali dei tornei della settimana scorsa, le ultime quattro partite di Nick Kyrgios nella vittoria di Acapulco, e un’altra manciata di semifinali Slam di Pete Sampras.
  • I video più ricercati: ci manca davvero poco per completare alcuni speciali insiemi di partite, ma non riusciamo a trovare il video di alcune partite chiave. Aiutateci per favore!

Spallinature

  • Laslo Djere è la testa di serie numero 30 all’Indian Wells Masters 2019. È solo la seconda volta dall’introduzione dei Master 1000 obbligatori a seguito della riorganizzazione dei tornei maschili intorno al 2000 che una wild card riceve una testa di serie in un Master 1000 obbligatorio. Djere non ha mai vinto una partita a livello Master e ha vinto solo quattro partite sul cemento in tornei del circuito maggiore (Djere ha poi superato il primo turno battendo Guido Andreozzi per 6-3 6-4 e deve giocare il secondo turno contro un lucky loser, con la concreta possibilità quindi di arrivare almeno al terzo turno, n.d.t.).
  • Anche Donald Young ha ricevuto una wild card per il tabellone principale, la sua 29esima per il tabellone di un torneo del circuito maggiore, e la quarta a Indian Wells, dopo aver avuto la prima ben quattordici anni fa.
  • Sempre a Indian Wells, la numero 104 della classifica femminile Stefanie Voegele ha battuto a sorpresa la testa di serie numero 4 Sloane Stephens. Forse sorpresa non è esattamente la parola giusta, visto che Voegele ha vinto quattro volte su cinque contro Stephens, e tutte le vittorie tranne una sono arrivate dopo che Stephens è entrata tra le prime 15.
  • I numeri dei 100 titoli di Roger Federer: dove ha vinto di più? Chi ha battuto di più? (bbc.com)

Around the Net, Issue 4

Around the Net, numero 3

di Jeff Sackmann // TennisAbstract

Pubblicato il 2 marzo 2019 – Traduzione di Edoardo Salvati

Around the Net è il nuovo appuntamento settimanale di @tennisabstract per rilanciare contenuti analitici di tennis apparsi in varie modalità su internet. Dell’abbondanza di stimoli disponibili nella versione originale, @setteseitennis propone una sintesi. Il numero 1 e 2.

Articoli tradotti in italiano

Dati

  • Match Charting Project: il database è aumentato di più di 50 partite nell’ultima settimana, da 5143 a 5194. Tra le aggiunte più significative la 100esima partita di Elina Svitolina, tutte le finali del circuito maggiore della settimana scorsa e diversi classici di Pete Sampras a completamento di tutte le semifinali da lui giocate a Wimbledon.

Spallinature

  • Nick Kyrgios ha battuto Rafael Nadal ad Acapulco, ma non ha giocato esattamente meglio dell’avversario. L’indice di dominio (Dominance Ratio o DR) di Nadal per la partita è stato di 1.36, il più alto di qualsiasi sconfitta subita in carriera (solitamente, un DR maggiore di 1.0 corrisponde a una vittoria).
  • La vittoria a sorpresa ottenuta da Kyrgios porta il record di partite completate contro i Grandi Tre (i Fantastici Quattro senza Murray) a 6-6. Solo altri tre giocatori (oltre a Novak Djokovic e Nadal) hanno vinto almeno la metà delle partite contro il famoso trio, con almeno cinque partite giocate. Kyrgios si unisce ad Alex Corretja, Yevgeny Kafelnikov e Dominik Hrbaty.
  • Nadal non è l’unico ad aver perso con un po’ di sfortuna. Henri Kontinen e John Peers hanno perso al primo turno del doppio a Dubai contro Purav Raja e Jeevan Nedunchezhiyan pur avendo vinto il 59% dei punti totali, 20 in più dei loro avversari.
  • Gael Monfils ha scoperto che auto-incitarsi al momento giusto può dare al suo dritto un po’ di velocità addizionale.
  • La settimana scorsa a Bergamo, il diciassettenne Jannik Sinner ha vinto il primo Challenger, diventando il più giovane vincitore di un torneo di questa categoria, il primo nato nel 2001, e il più giovane da quando Alexander Zverev ha vinto il primo Challenger a Braunschweig nel 2014.
  • Felix Auger Aliassime è un po’ più vecchio ma, con la finale di Rio de Janeiro, è diventato il primo giocatore nato nel 2000 a entrare tra i primi 100 della classifica mondiale.

Around the Net, Issue 3

Belinda Bencic ha vinto un torneo storicamente difficile, ma non era quello di Dubai

di Jeff Sackmann // TennisAbstract

Pubblicato il 27 febbraio 2019 – Traduzione di Edoardo Salvati

Belinda Bencic è tornata ai vertici del tennis femminile. La scorsa settimana a Dubai ha vinto il primo torneo Premier dal 2015, battendo quattro giocatrici tra le prime 10. Non si è trattato di vittorie a senso unico, visto che tutte le partite sono andate al terzo set, di cui due al tiebreak. È fuori di dubbio però che la ventunenne svizzera è di nuovo una minaccia nei tornei più importanti del circuito.

Che considerazioni emergono dal confronto con altri tornei del passato in cui la vincitrice ha eliminato alcune delle prime 10 nella strada per il titolo? Il più rilevante è il percorso di Bencic nel Canada Open 2015, l’ultimo titolo Premier da lei vinto. A Toronto ha infatti sconfitto quattro tra le prime 6, tra cui l’allora numero 1 Serena Williams in semifinale e Simona Halep in finale. Anche le avversarie di più bassa classifica in quella settimana erano comunque giocatrici pericolose come Eugenie Bouchard e Sabine Lisicki, entrambe tra le prime 25. E si sono rivelate partite più complicate dei primi due turni a Dubai contro Lucie Hradecka e Stefanie Voegele.

Subito una rivelazione: fu più dura a Toronto per Bencic. Non il torneo più difficile di sempre, ma uno che va tenuto in considerazione. La vittoria a Dubai non è stata una passeggiata, ma nemmeno un evento insolito come si è voluto far credere.

Una misura della difficoltà di tabellone

È un esercizio che ho già fatto. Ho scritto numerosi articoli in cui mettevo a confronto la bravura del campo partecipanti negli Slam, in modo particolare nel caso de i Grandi Tre (i Fantastici Quattro tolto Andy Murray, n.d.t.). Paragonare i tornei del circuito femminile è più complesso, in parte perché ci sono molteplici livelli di importanza e perché le categorie sono state oggetto di modifica nel corso degli anni. Per lo scopo odierno, possiamo lasciare da parte alcune di queste considerazioni.

Introduco i passaggi di un semplice algoritmo per misurare la difficoltà del tabellone che porta una giocatrice alla vittoria del torneo.

  • Selezionare una valutazione Elo standard per il tipo di torneo vinto (in questo caso, prendiamo il valore di 1900 per le vittorie sul cemento. Il numero sarebbe inferiore per la terra battuta e l’erba, ma diventa poi intricato ed è comunque più pratico, ai nostri fini, concentrarsi solo sui tornei sul cemento).
  • Trovare la valutazione Elo specifica per superficie di ciascuna avversaria affrontata nel torneo.
  • Per ogni avversaria, calcolare la probabilità di vittoria mediante le valutazioni Elo standard e le valutazione Elo dell’avversaria.
  • Calcolare la difficoltà di ciascuna partita come differenza tra 1 e la probabilità ottenuta al punto precedente.
  • Sommare i valori di difficoltà ottenuti per ciascuna partita.

In passato, per i tornei dello Slam, ho aggiunto l’ulteriore elemento della normalizzazione dei risultati in modo che la media della vittoria del titolo sia esattamente 1.0. In questo caso, l’idea della media è meno limpida, quindi non procedo a normalizzare i risultati ottenuti.

La difficoltà media di un titolo sul cemento (escludendo gli Slam e le Finali di stagione) è di circa 1.8. La vittoria a Toronto di Bencic nel 2015 valeva 3.64, quella a Dubai 3.01

A Miami (e a Indian Wells) fa più caldo

Una delle variabili che incide sulla difficoltà del percorso è il numero di partite. Bencic ne ha giocate sei la settimana scorsa (così come nel 2015 in Canada), ma per le prime 8 teste di serie sono solo cinque. A Indian Wells e Miami, le prime 32 teste di serie giocano fino a sei partite, che però ci si aspetta presentino maggiori pericoli delle sei di Bencic a Dubai, dato che l’avversaria di secondo turno in un tabellone da 64 ha già giocato una partita.

E così infatti è stato. La tabella riepiloga i dieci tabelloni più difficili per la vittoria di un torneo del circuito femminile sul cemento dal 2000.

Anno  Torneo         Vincitrice    Partite   Difficoltà   
2010 Miami Clijsters 6 3.80
2011 Miami Azarenka 6 3.78
2007 Miami Williams 6 3.65
2015 Canada Open Bencic 6 3.64
2012 Indian Wells Azarenka 6 3.59
2018 Cincinnati Bertens 6 3.54
2000 Miami Hingis 6 3.46
2002 Miami S. Williams 6 3.45
2008 Miami S. Williams 6 3.37
2013 Miami S. Williams 6 3.35

Ben sette si riferiscono a Miami, un evento con un campo di partecipazione simile a uno Slam. Anche Indian Wells è a quel livello, ma ha avuto tabelloni più deboli da inizio secolo in gran parte per la rinuncia di Serena e Venus Williams a giocare nel deserto. L’impresa di Bencic ha Toronto è, insieme alla vittoria di Kiki Bertens a Cincinnati 2018, l’unica tra le prime 10 al di fuori di due tornei dei marzo del Sunshine Swing. Anche Bertens ha sconfitto Halep, Petra Kvitova e Elina Svitolina, per quanto non nello stesso ordine di Bencic a Dubai.

Fa molto caldo anche a Dubai

Ho calcolato la difficoltà di circa 600 tornei sul cemento a partire dal 2000. Pur emergendo dal gruppo, il percorso di Bencic a Dubai non si distingue per essere tra i più difficili. Dopo i primi 10 visti in precedenza, la tabella mostra i successivi 25 tabelloni più difficili, tra cui tutti quelli con un valore di almeno 3.0.

Anno  Torneo         Vincitrice    Partite   Difficoltà   
2016 Wuhan Kvitova 6 3.32
2000 Indian Wells Davenport 6 3.32
2014 Pechino Sharapova 6 3.30
2008 Olimpiadi Dementieva 6 3.27
2009 Indian Wells Zvonareva 6 3.27
2007 Indian Wells Hantuchova 6 3.23
2002 Filderstadt Clijsters 5 3.23
2013 Pechino S. Williams 6 3.21
2018 Doha Kvitova 6 3.18
2002 Los Angeles Rubin 5 3.18
2000 Los Angeles S. Williams 5 3.16
2009 Miami Azarenka 6 3.15
2003 Miami S. Williams 6 3.13
2002 Indian Wells Hantuchova 6 3.10
2018 Wuhan Sabalenka 6 3.08
2008 Indian Wells Ivanovic 6 3.08
2012 Tokyo Petrova 6 3.08
2010 Sidney Dementieva 5 3.06
2010 Indian Wells Jankovic 6 3.03
2000 Sidney V. Williams 6 3.02
2000 Sidney Mauresmo 4 3.02
2019 Dubai Bencic 6 3.01
2009 Tokyo Sharapova 6 3.00
2002 San Diego V. Williams 5 3.00
2001 Sidney Hingis 4 2.99

Storicamente, le varie edizioni del torneo a Dubai o Doha a febbraio non sono state le più dure del calendario, almeno rispetto a Indian Wells, Miami e Sidney. Però la difficoltà della vittoria di Kvitova nel 2018 è stata ancora più alta (Dubai e Doha si scambiano come sede ogni anno. In qualità di Premier 5, Doha dava più punti nel 2018. Dubai è subentrata e ha assegnato più punti nel 2019). Anche Kvitova ha battuto quattro tra le prime 10, e ha dovuto eliminare la numero 33 Agnieszka Radwanska solo per raggiungere i sedicesimi di finale.

Forte ma più debole

Vale la pena ripeterlo, la vittoria a Dubai di Bencic è stata impressionante. Come abbiamo visto però, non regge il confronto con il precedente titolo Premier a Toronto. Penso che avrebbe potuto comunque vincere anche con avversarie ancora più in forma, ma i due tibreak al terzo set fanno pensare che sia stata spinta al limite.

Sebbene l’attuale insieme di giocatrici sia di qualità assolutamente pregiata, la mancanza di una storica mega stella (o più di una!) si riflette nelle valutazioni Elo. Delle 35 campionesse dei due elenchi, dodici hanno dovuto battere una giocatrice con valutazione Elo specifica per superficie di almeno 2240, e altre dodici hanno dovuto battere una giocatrice con valutazione Elo specifica per superficie di almeno 2100.

Per Bencic, la giocatrice con valutazione più alta a Dubai era Halep con 2054. Non è certamente facile eliminare diverse giocatrici di fila con una valutazione nell’intorno di 2000, ma non è la stessa cosa che doverci aggiungere una vittoria contro una mega stella come Serena, Venus, Maria Sharapova o Victoria Azarenka al loro massimo.

Nel 2015 in Canada, Bencic ha ottenuto lo scalpo di Serena. Forse tra altri quattro anni, quando sarà arrivato il momento di un altro torneo Premier vinto contro pronostico, Bencic dovrà eliminare un paio di nuove mega stelle e guadagnarsi un posto in cima a questo speciale elenco.

Belinda Bencic Won a Historically Difficult Title, Just Not Last Week

La ricetta di Aliaksandra Sasnovich per le ciambelle

di Chapel Heel // HiddenGameOfTennis

Pubblicato il 20 febbraio 2019 – Traduzione di Edoardo Salvati

Nel gergo inglese dell’appassionato di tennis, il termine “bagel” – la pasta lievitata della cucina polacca ed ebraica, assimilabile a una ciambella di pane in italiano – identifica la circostanza in cui una giocatrice (o un giocatore) perde il set con il punteggio di 0-6, senza cioè aver vinto nemmeno un game al servizio o alla risposta. È immediata la somiglianza tra il simbolo del numero 0 e la forma di una ciambella, da cui l’utilizzo. L’articolo fa ampio ricorso al termine bagel, sia come sostantivo che verbo. Ove possibile, si è cercato di mantenere il gioco di parole, preferendo negli altri casi la notazione classica di 0-6, n.d.t.

Aliaksandra Sasnovich ha preso uno 0-6 nel primo set della sua partita inaugurale a Dubai, per poi recuperare e vincere. È l’undicesima volta dall’inizio del 2018 che Sasnovich subisce uno 0-6 (su dieci partite), ed è la terza volta che ha riesce a ribaltare la situazione e vincere. Parlare di inizio 2018 è una cortesia, visto che il primo degli undici 0-6 è arrivato lo scorso giugno in un torneo di preparazione a Wimbledon. Considerando i due mesi di pausa a fine stagione, il periodo non va oltre i sei mesi di tennis effettivo. Più della metà degli 0-6 tra l’altro è del 2019, con poco più di un mese di gioco.

Numeri sorprendenti

Sono numeri decisamente sorprendenti per una giocatrice intorno alle prime 30 o, in alternativa, per una che è molto spesso nel tabellone principale di un torneo. Al secondo posto troviamo Su Wei Hsieh, al momento vicino a Sasnovich in classifica ma con uno stile diametralmente opposto. Ha infatti collezionato sette 0-6. Il terzo posto è conteso tra due giocatrici (oltre a Shuai Zhang) estremamente aggressive, Danielle Collins e Jelena Ostapenko, con sei 0-6. Uno sguardo alle prime 20 di questo speciale elenco rivela una combinazione di stili. Oltre alle giocatrici citate, ce ne sono altre con gioco offensivo come Katerina Siniakova e Simona Cristea, ma anche giocatrici più difensive come Angelique Kerber, Johanna Larsson, Lara Arruabarrena, Sara Sorribes Tormo e Maria Sharapova (non vengono considerati i tornei $125k o inferiori).

Qual è il quantitativo medio di ciambelle per una giocatrice?

Dall’inizio della scorsa stagione, una giocatrice tra le prime 100 ha subìto uno 0-6 circa ogni 22 partite, anche se ce ne sono stati tre fino a questo momento nel torneo di Dubai su 40 partite completate (più, in realtà, un quarto, ma a carico di una giocatrice fuori dalle prime 100).

Per le giocatrici che perdono un set 0-6, la vittoria attesa è inferiore al 6% delle volte. Con uno 0-6 in 10 delle 73 partite che ha giocato dal 2018, Sasnovich se ne aspetta uno tre volte più spesso di una giocatrice tra le prime 100. Avendo però vinto tre di quelle partite, è probabile che vinca cinque volte più spesso quando perde un set 0-6, per quanto in presenza di un campione ridotto.

La collezione di ciambelle di Sasnovich

Anziché continuare a trattare genericamente gli 0-6, vediamo uno per uno quelli di Sasnovich alla ricerca di eventuali tendenze. Per avere un riferimento, è importante sapere che la percentuale di prime di servizio di Sasnovich è in media con quella del circuito, è invece sopra la media nella percentuale di punti vinti con la prima e sotto la media nella percentuale di punti vinti con la seconda. Di fatto, è in media con il circuito per percentuale di punti vinti al servizio.

Alla risposta, Sasnovich è leggermente meglio della media, e (relativamente ad altre giocatrici) meglio alla risposta sulla seconda che sulla prima.

Ciambella #1 (con crema vegetariana spalmata)


Il primo 0-6 risale all’erba di Maiorca, in una sconfitta pesante per 4-6 0-6 contro Antonia Lottner, allora la numero 140 del mondo. Sasnovich è partita bene, tenendo il servizio e ottenendo il break nel secondo game. Dopo aver perso il servizio nel terzo game, ha fatto un altro break nel quarto e consolidato il vantaggio nel quinto. Con una probabilità di vittoria di circa il 66% a inizio partita, sul 4-1 Sasnovich era arrivata a quasi l’81%. Poi non ha sfruttato due palle break nel sesto game per andare avanti di due break e chiudere facilmente il set, perdendo invece il game e i successivi nove di fila.

Nel set perso 0-6, ha vinto meno di un terzo dei punti giocati. Non riusciva a mettere la prima di servizio in campo ed è stata aggredita sulla seconda (perdendo il 78% dei punti). Il suo indice di dominio (Dominance Ratio o DR) – cioè il rapporto tra punti vinti alla risposta dalle due giocatrici – nel set è stato di 0.44

Ciambella #2 (di segale)

Il secondo 0-6 è arrivato sempre sull’erba tre settimane dopo, nel quarto turno di Wimbledon, contro una giocatrice che a sua volta aveva ricevuto sei 0-6 dall’inizio del 2018, cioè Ostapenko. Sasnovich non si aspettava di vincere questa partita, ma nemmeno di essere battuta così sonoramente. Il primo set è stato equilibrato, con Ostapenko che si è aggiudicata il tiebreak 7-4. Nel secondo set Sasnovich è scomparsa, ancora una volta vincendo meno di un terzo dei punti e perdendo l’82% dei punti sulla seconda. Il suo DR nel set è stato di 0.42

Potrebbe essere che, di fronte al miglior risultato in uno Slam, Sasnovich fosse sopraffatta dall’occasione, ma è un’ipotesi poco probabile visto che si trovava a tre punti dal vincere il primo set. Magari ha lasciato che la frustrazione avesse la meglio nel secondo set dopo aver sprecato entrambi i servizi alla fine del primo.

Ciambella #3 (farcita)

Siamo al secondo turno di Cincinnati, contro Viktoria Kuzmova, una giocatrice più bassa in classifica. Sembra che Sasnovich abbia deciso di servire la prima in modo più conservativo per una percentuale più alta di prime in campo. Ci è riuscita (con il 71%), ma ha vinto solo 5 punti su 17 sul proprio servizio. Il DR per il set perso 0-6 è stato di 0.42. Si è ripresa nel secondo set, vinto 6-4 con il 62% dei punti vinti al servizio, ma è crollata di nuovo nel terzo, perso 1-6.

È una partita presente nel database del Match Charting Project. Kuzmova ha chiaramente servito con efficacia nel set finito 0-6, ma si può anche vedere dalla profondità delle risposte di Kuzmova che la prima di Sasnovich non è stata incisiva. Basandomi solo su questi dati, ipotizzo che non fosse pronta per risposte profonde sulla seconda di servizio, avendo commesso molti errori (forzati e non forzati) subito dopo la risposta di Kuzmova. E non c’è nemmeno una risposta corta da parte di Kuzmova, che può essere dovuto a un servizio debole, una risposta in grande spolvero, o una combinazione delle due. Se pensiamo però che le statistiche complessive alla risposta di Kuzmova sono inferiori alla media, propenderei per un servizio debole.

Ciambelle #4 e #5 (con extra crema di formaggio)

Le due che più vorrebbe dimenticare, in cui è stata surclassata da Naomi Osaka al terzo turno degli US Open. Non riusciva a mettere la prima in campo, con sette doppi falli in sei game, e ha vinto solo il 25% dei punti sulla seconda di servizio. Se vi sembrano pessimi numeri, dovreste vedere le statistiche alla risposa. Il DR nei due set è stato di 0.36 e 0.31. L’unica consolazione è che a Osaka mancavano ancora quattro vittorie prima della consacrazione, quindi forse in pochi hanno prestato attenzione.

Ciambelle #6 e #7 (all’aglio)

#7

Siamo ora a Brisbane, nel primo torneo femminile del 2019, nel quale Sasnovich raggiunge i quarti di finale ma viene eliminata da Donna Vekic, con una classifica simile. Vekic vince il primo set facilmente, in gran parte perché Sasnovich riesce a vincere solo il 22% dei punti sulla seconda di Vekic. Anche il servizio di Sasnovich non va male nel primo set, appena sotto la media, e ha più vincenti che errori non forzati.

Poi, beh, il servizio svanisce. C’è un set perso 0-6, e c’è un set perso in questo modo, a iniziare dal 36% di prime in campo senza nessun punto vinto sulla prima. Abbiamo già visto cosa possono fare le avversarie sulla seconda, e succede anche qui, con il 22% di punti vinti sulla seconda. E senza doppi falli. In tutto, il 14% dei punti vinti al servizio nel secondo set. Molto è dipeso da Vekic però, che era proprio in forma. Il DR per il set è stato di 0.41.

Tempo di gioco

Anche questa è una partita nel database del Match Charting Project. È difficile dire esattamente cosa sia andato storto, ma Vekic prende gran parte della colpa (o del merito). Se vi è capitato di vedere qualche partita di Vekic, ci sono momenti in cui è totalmente dominante, e così è stato contro Sasnovich.

Ho rivisto il video del set e della conclusione del set precedente. Di fronte all’ottima prestazione di Vekic nel primo set, si nota il basso livello di fiducia di Sasnovich nel secondo, però solo nei colpi, non nel comportamento. Interessante come Vekic riceva la visita dell’allenatore Torben Beltz tra un set e l’altro, ma non accade lo stesso per Sasnovich. Vekic e Beltz commentano sorridendo che a volte la seconda di Sasnovich è più forte della prima. La tattica principale di Beltz è togliere tempo di gioco a Sasnovich.

Dopo il secondo break, sotto 0-3 nel secondo set, Sasnovich riceve la visita dell’allenatore. La conversazione era in russo, ma si poteva vedere la frustrazione sul volto di Sasnovich e un fare abbastanza polemico, nel senso di “non funzionerà, non c’è nulla che io possa fare”. Dai gesti delle mani si intuisce che dica di sentirsi pressata nel tempo di gioco. La visita non porta frutti. Questa era la ciambella #7, con troppo aglio.

#6

La ciambella #6 arriva in una partita ben condita contro Elina Svitolina, al turno precedente a quello contro Veckic. Sansovich vince il primo set 6-4 giocando molto bene. Prima del secondo set si prende una pausa per tornare nello spogliatoio e al rientro non ha più lo stesso ritmo, mentre Svitolina continua con la solita combinazione di solidità e giusta quantità di gioco offensivo.

La percentuale di prime di Sasnovich scende, ma non ai livelli terribili osservati negli altri 0-6. Svitolina aggredisce la seconda di Sasnovich, che non riesce a controllare le sue stesse risposte. Il DR per il set 0-6 è stato di 0.39. L’allenatore arriva prima dell’inizio del terzo set. A differenza di quanto poi successo durante la partita con Vekic, la conversazione qui è più interattiva e con un tono molto più positivo. I risultati si vedono. Sasnovich gioca ancora meglio nel terzo set di quanto avesse fatto nel primo, contro un livello di forma più alto espresso da Svitolina rispetto a quello del primo set.

Ciambella #8 (al mirtillo)

Ci spostiamo a Sydney, la settimana successiva, contro la giocatrice locale Priscilla Hon, che Sasnovich dovrebbe battere facilmente. Invece, parte con un 38% di percentuale sulla prima di servizio, vincendo solo un terzo dei punti sulla prima e solo il 20% dei punti sulla seconda. E non fa nulla sul servizio di Hon. In tutto, vince solo sei punti nel primo set, nel quale il DR è uno sconvolgente 0.19.

Guardando il set, pensavo di vedere un linguaggio del corpo negativo o dell’indolenza a giustificare lo 0-6, ma invece l’energia e la postura sembrano normali. Mi ha colpito anche la difficoltà di Sasnovich a ritrovare la posizione dopo il servizio, in modo da non riuscire a gestire risposte di peso e velocità. L’allenatore entra in campo dopo il terzo game. Sasnovich è abbastanza polemica, anche se indietro di un solo break, ma non definirei il suo atteggiamento negativo. A ogni modo, poco cambia nel resto del set. Ormai ha esperienza in queste situazioni, l’energia rimane alta, la percentuale di prime torna normale e inizia a rispondere meglio. Aumenta ancora il livello e vince la partita in tre set.

Ciambella #9 (abbrustolita)

Australian Open 2019, terzo turno, contro una Anastasia Pavlyuchenkova nella stessa fascia di classifica e vittoriosa a sorpresa nel turno precedente contro Kiki Bertens. Lo 0-6 è arrivato nel primo set, con dinamiche simili. Orribile percentuale di prime di servizio (33%) e di punti vinti sulla seconda (25%), con un DR di 0.44. Forse avrebbe potuto ricordarsi degli 0-6 presi consecutivamente e di aver comunque vinto, ma non è andata così, perché il secondo set è stato solo leggermente migliore.

Ciambella #10 (a fette)

Al primo turno di Doha, lo scontro al vertice. Sasnovic gioca contro Su Wi Hsieh, al secondo posto della classifica delle giocatrici che più probabilmente subiranno uno 0-6. Riuscirà Hsieh a ridurre il distacco o Sasnovich prenderà il largo?

Non si può dire che Sasnovich abbia giocato bene nel primo set, ma almeno era in partita, nonostante un punteggio di 2-6. Hsieh l’ha mandata nel pallone con colpi poco classici. Nel secondo set, la percentuale al servizio è crollata e Hsieh ha iniziato a punirla sulla seconda di servizio. Eppure, il DR di 0.52 è stato il più alto degli undici set che ha perso 0-6. Il problema è che anche l’altro set ha avuto un andamento simile, quindi l’intera partita è stata una delusione.

Ciambella #11 (con salmone affumicato)

A Dubai, contro la Ekaterina Makarova precedentemente conosciuta come una buona giocatrice di singolare, Sasnovich ancora una volta ha un inizio soporifero. Il servizio è più preciso, ma non abbastanza da impedire a Makarova di vincere il 59% dei punti alla risposta nel primo set. Oltre al fatto che Sasnovich sembra non riuscire a tenere la pallina in campo durante gli scambi. A 0.24, diventa uno dei peggiori DR di un set perso 0-6.

Non riceve visite dall’allenatore durante o immediatamente dopo la conclusione del primo set. Come però per la ciambella # 8, quella al mirtillo, riprende a giocare bene nel secondo set, migliora nel terzo e chiude vincendo.

Anche in questa partita, al pari di quella con Hon, Sasnovich sarebbe stata la super favorita. Perdendo però il primo set (con o senza 0-6), ha praticamente pareggiato la probabilità. E se si considera il presunto vantaggio psicologico derivante dal 6-0 e la bravura dimostrata in passato da Makarova, a quel punto sarebbe stata lei la favorita. Diventa quindi controprova della compostezza di Sasnovich la capacità di risalire la china da questi abissi di gioco e tirare fuori in qualche occasione una vittoria dalle sabbie mobili della sconfitta.

(nota a margine: dopo questa vittoria Sasnovich ha giocato nel turno successivo di nuovo contro Hsieh a Dubai, senza subire 0-6 ma vincendo in tutto tre game.)

Ingredienti chiave

Poche cose vanno nel verso giusto quando si perde un set 0-6, ma in teoria è possibile giocare in modo ragionevolmente simile all’avversaria e subire sempre il break al servizio. In generale, non è quello che capita a Sasnovich. In metà delle 10 partite in cui ha perso almeno un set 0-6, ha iniziato molto lentamente, perdendo proprio il primo set con quel punteggio. In quasi tutti i set persi 0-6, Sasnovich non è riuscita a mettere la prima in campo.

Non sto parlando di un calo dalla media del 61.5% a valori del 50%. Sto parlando di numeri intorno al 35%, che la costringono ad affidarsi a una seconda di servizio inferiore alla media. Si assiste a un’importante varianza nella prima di servizio in queste partite. Può rimanere intorno al 30% per un set intero e poi salire al 70% nel set successivo. In media, nei set persi 0-6, la percentuale sulla prima di servizio è più bassa del 15% della sua media.

Problema sulla prima

La percentuale sulla prima è evidentemente un problema, con la conseguenza di dover servire molte seconde. E anche la seconda è evidentemente un problema, anche se qualsiasi giocatrice costretta a servire troppe seconde sarà sempre sugli spilli.

Se si limita l’analisi ai numeri, si potrebbe pensare che Sasnovich abbia una mozzarella al posto della seconda di servizio che le avversarie tagliano a pezzettini. Guardando le partite però non è quello che succede, almeno per larga parte. La seconda di Sasnovich è un po’ di facile presa. Nei set che ho visto, ha in genere una velocità di 137 km/h anche se spesso supera i 145 km/h. Nella seconda partita della ciambella all’aglio, durante la visita dell’allenatore Vekic commenta che la seconda di Sasnovich è più forte della prima.

Seconda troppo centrata

È difficile dire perché la seconda sia così vulnerabile, a parte essere una seconda. Se dovessi dare una risposta, direi che nonostante una buona velocità, la direzione è troppo centrata e sembra rimbalzare esattamente nella zona di impatto ideale per l’avversaria. Le risposte diventano quindi pesanti e profonde, e Sasnovich non è molto brava in assenza di tempo per preparare il colpo. È una cosa risaputa. Ho sentito Vekic dire all’allenatore di toglierle il tempo, e Sasnovich è sembrata esprimere la stessa preoccupazione al suo di allenatore. 

Anche se riesce a trovare il modo di replicare a risposte profonde, Sasnovich si lascia comunque in una posizione vulnerabile mandando dall’altra parte del campo colpi corti, oltre a dar vita a una combinazione di scelte improbabili e altamente rischiose. Così non può funzionare.

Ma non smette di lottare

Nei set che ho visto, sono rimasto sorpreso dall’equilibrio mentale con cui Sasnovich ha affrontato i set persi 0-6. In linea generale, pur mostrando sempre un po’ di frustrazione durante la visita con l’allenatore, anche nelle sconfitte non smette di lottare. La sua energia resta alta e sembra essere mentalmente concentrata, anche in presenza di un punteggio a senso unico.

A nessuna giocatrice piace perdere set ovviamente, e proprio non sopportano l’idea di non vincere neanche un game. Eppure non vedo in Sasnovich un fastidio superiore all’aver perso un set con un punteggio qualsiasi. Non sembra che subire uno 0-6 abbia conseguenze aggiuntive. Mi fa pensare a qualsiasi intervista dopo partita di Rafael Nadal o di altri professionisti. Non ci sono vittorie morali nello sport, una sconfitta è una sconfitta, la si accetta e si va avanti. È una disposizione d’animo che nasce dal sapere di essere a disagio di fronte a una sconfitta. Ma il lato positivo è che in caso di sconfitta, il punteggio con cui si perde non fa alcuna differenza. Di nuovo, una sconfitta è solo una sconfitta.

Tenuta mentale

Per Sasnovich, la causa del problema probabilmente non è meccanica. Forse non è ancora al livello di concentrazione richiesto da una partita completa, perché nei set adiacenti a quelli persi 0-6, spesso gioca molto bene, anche nelle sconfitte. In altre parole, la ciambella non arriva solo in giornate totalmente negative, anche se è capitato un paio di volte. Il DR nei set con punteggio 0-6 è in media di 0.38. Il DR nei set adiacenti è in media di 0.98.

Se vogliamo ricavare elementi positivi dalla tendenza a subire degli 0-6, dobbiamo guardare al 30% di partite vinte quando questi si verificano. E sono tutte vittorie ottenute nel 2019. Magari, insieme al suo allenatore, ha accettato che gli 0-6 possano presentarsi per via dell’estrema varianza nella percentuale della prima di servizio ma, continuando a giocare, si mette comunque nella posizione di vincere quelle partite.

Aliaksandra Sasnovich’s Bagel Recipe