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Pubblicato il 15 gennaio 2019 su TennisAbstract – Traduzione di Edoardo Salvati

// Per anni, Tomas Berdych è rimasto dietro le quinte. Anche nelle molte stagioni passate tra i primi 10, raramente ha messo in difficoltà i Fantastici Quattro, vincendo i suoi 13 tornei contro avversari più deboli.

Il quarto di finale raggiunto agli Australian Open 2018 è stato sorprendente, ma rappresenta anche il compendio di una carriera: un paio di vittorie brillanti e una sconfitta in tre set da Roger Federer.

Da quel momento il resto della stagione è andato a rotoli. Ha vinto due partite di fila solo due volte (di cui una a Marsiglia grazie al ritiro di Damir Dzumhur), ne ha perse cinque di fila tra il Miami Masters e il Roland Garros, per poi arrendersi definitivamente a un infortunio alla schiena prima di Wimbledon.

Con 33 anni compiuti lontano dai campi, sarebbe stato comprensibile vederlo faticare al rientro o decidere che il 2019 sarà l’ultima stagione da professionista. Nessuna delle due possibilità sembra essere quella giusta.

Berdych ha raggiunto la finale nel primo torneo dal quando è tornato, a Doha contro Roberto Bautista Agut, arrivando a un set dal primo titolo dal 2016.

Nel primo turno degli Australian Open 2019, ha facilmente sconfitto in tre set la testa di serie numero 13 e semifinalista nel 2018 Kyle Edmund. È poco probabile che un giocatore di 33 anni si riprenda il quarto posto in classifica – il massimo in carriera – dopo un infortunio alla schiena.

Dovesse evitare altri problemi, i primi 10 non sembrano irraggiungibili, specialmente contro avversari un po’ più deboli di quelli della prima parte degli anni ’00. Dopotutto, giocatori che riescono a rimanere nel circuito, come ad esempio Ivo Karlovic, possono migliorare anche intorno ai 35 anni.

Più sfortuna che altro

La ridotta stagione 2018 di Berdych non è stata così malvagia come può sembrare, e questo è gran parte del motivo della sua rinascita. Vero, ha perso tante partite quante ne ha vinte, e solo una volta ha battuto un giocatore tra i primi 20.

Pur non considerando gli infortuni, la sorte non è stata dalla sua parte. In cinque delle undici sconfitte ha giocato altrettanto bene del suo avversario, stando all’indice di dominio o Dominance Ratio (DR), cioè il rapporto tra la percentuale di punti vinti alla risposta e la percentuale di punti vinti alla risposta dall’avversario.

Si tratta solo di sfortuna: in carriera fino al 2017, Berdych ha perso 35 di quelle partite, ma ne ha vinte 35 quando gli avversari hanno giocato leggermente meglio. Invertiamo alcuni di quei risultati, e il suo record di 11 vinte e 11 perse si trasforma, per quel tipo di partite, in almeno 14-8, consentendogli di arrivare più spesso nei turni finali, tenuta fisica permettendo.

Un metodo più preciso per valutare il rendimento di Berdych nel 2018 si basa su statistiche corrette per il livello degli avversari, di cui ho parlato in un precedente articolo. Il grafico dell’immagine 1 mostra l’indice di dominio per ciascuna stagione, con l’età sull’asse delle ascisse.

IMMAGINE 1 – Indice di dominio nella carriera di Berdych

Indice di dominio di Berdych - settesei.it

La scorsa stagione, quella dei 33 anni, il suo indice di dominio corretto è stato di 1.22, il valore più alto per il singolo anno dal 2012, quando ha terminato da numero 6 del mondo. Potrebbe però essere un risultato casuale dovuto a un campione limitato, sono solo 22 le partite giocate.

D’altro canto un Berdych più in salute dovrebbe giocare ancora meglio. Una schiena più solida e resistente dovrebbe consentirgli di compensare le conseguenze di alcuni scambi che non girano a suo favore.

Ritorno di forza

E “forte” sembra essere la parola esatta, almeno stando ad alcuni dati preliminari. Nelle cinque partite agli Australian Open 2018, la velocità media della prima di servizio è oscillata tra 191 e 198 km/h, tra cui il valore medio di 195 km/h al primo turno.

Nella prima partita degli Australian Open 2019 contro Edmund, la media è stata di 201 km/h. Il servizio più veloce a Melbourne nel 2018 è stato di 212 km/h al terzo turno, rispetto ai 211 km/h dell’altro giorno.

Nel 2018, la frequenza complessiva di punti vinti al servizio è stata la più bassa dal 2009, e quindi il solido rendimento ottenuto arriva da una migliore prestazione alla risposta. Se riuscirà a servire meglio dello scorso anno, siamo di fronte a un altro segnale positivo.

Il proseguo del torneo offre un valido banco di prova della forma di Berdych. Al secondo turno trova Robin Haase, un avversario che un potenziale giocatore da primi 10 dovrebbe battere agilmente (Berdych ha vinto 6-1 6-3 6-3, n.d.t.). Al terzo turno lo aspetta Diego Schwartzman, contro cui è leggermente favorito sul cemento ma che richiede uno sforzo di ben altro tipo rispetto alla partita con Edmund.

Dovesse raggiungere la seconda settimana, il probabile quarto turno è contro Rafael Nadal. Naturalmente le aspettative saranno limitate ma, in fondo, non è molto diverso da tutte le volte in cui hanno giocato in passato. E la speranza è l’ultima a morire: Nadal ha vinto 18 partite su 19, ma l’unica sconfitta è arrivata proprio quattro anni fa, agli Australian Open. ◼︎

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