Pubblicato il 7 gennaio 2026 su TennisAbstract – Traduzione di Edoardo Salvati
Forse vi è capitato di vedere in giro video del tredicenne Lucas Herrera Sanchez che colpisce di dritto da entrambi i lati del campo. I commenti sono esilaranti, si va dal “Perché non lo fanno tutti?” a “Cambiare impugnatura lo annienterà”. E poi la mia preferita “E se deve colpire di rovescio?”. Siamo tutti d’accordo quindi: potrebbe diventare il futuro del tennis o concludersi in un nulla di fatto. Non siamo di fronte a una novità assoluta: un decennio fa Cheong-Eui Kim è entrato nei primi 300 e una manciata di altri giocatori juniores hanno calcato platee internazionali all’interno della loro fascia di età. Andando molto a ritroso, Beverly Baker Fleitz (la numero 128 ne i 128 del tennis) arrivò, con i suoi due dritti, fino alla finale di Wimbledon 1955. Anche John Bromwich, un altro finalista a Wimbledon, colpiva dritti e rovesci da entrambi i lati. C’è poi una lunga tradizione nell’insegnare ai bambini a colpire il dritto con la mano più debole. Rafael Nadal è un destro naturale, mentre Maureen Connolly, Margaret Court e Ken Rosewall erano mancini che giocavano da destrimani. Non c’è motivo per cui tutti questi giocatori non avrebbero potuto sviluppare due dritti invece di quello che hanno poi finito per usare.
Accendi e gioca
Lo scenario in cui vediamo cosa sarebbe successo se, ad esempio, Carlos Alcaraz avesse imparato due dritti a sei anni non è concretamente analizzabile, possiamo però studiare il caso in cui il suo rovescio fosse efficace quanto il dritto. Non serve che vi dica che tale fattispecie comporterebbe un miglioramento per la maggior parte dei giocatori. Per il 2025, ci sono almeno dieci partite del Match Charting Project per 37 diversi giocatori. Rispetto ai miei indici di Potenza del Dritto (FHP) e Potenza del Rovescio (BHP), sono solo in tre — Alejandro Davidovich Fokina, Daniil Medvedev, e Alexander Zverev — con un rovescio più efficace del dritto. Per tutti gli altri sarebbe di beneficio ottenere magicamente un rendimento del livello del dritto su entrambi i lati del campo. Sia FHP che BHP mettono insieme i vincenti (più gli errori forzati), gli errori non forzati e i colpi che portano a concludere il punto in uno di quei modi. Ad esempio, Jannik Sinner ha un FHP di +13.2 a partita. Tradotto in punti tramite una divisione di 1.5, significa che il dritto di Sinner frutta circa nove punti a partita in più di un dritto “neutrale”, del tipo di quello di Zverev. Il giocatore medio si attesta su un +6.7 di FHP e un +0.6 di BHP, una differenza di circa sei, che equivale più o meno a quattro punti. Detto in altro modo, se dessimo a un giocatore medio un rovescio efficace quanto il dritto, vincerebbe quattro punti in più a partita.
Plus o minus
Parliamo di quattro punti a partita. In media una partita è lunga circa 140 punti, saremmo quindi in presenza di un incremento di quasi il 3% dei punti. Se sentite delle gocce cadere sulla spalla mentre leggete, è un giocatore di tennis che sta salivando senza freni alla sola idea. Tre punti percentuali è un valore enorme. In passato ho stimato che un punto in più su mille (o lo 0.1%, cioè un trentesimo di 3%) vale una posizione della classifica. Non è un modello pensato per gestire correzioni così grandi, al punto da poter dire che un secondo dritto darebbe una spinta di 30 posizioni. Di contro però, se diamo quattro punti in più a partita a Tommy Paul, la sua frequenza di punti vinti sarebbe seconda solo a quella di Sinner. Lo stesso varrebbe per il numero 49 Jenson Booksby, che vincerebbe così più punti di tutti tranne i primi 6 della classifica. Ma, ma e però! Non posso dire su Herrera Sanchez, ma ho il sospetto che la maggior parte dei giocatori con due dritti abbia comunque un lato debole, magari con un divario non altrettanto evidente di quello tipico tra dritto e rovescio. Anche però con un allenamento specifico da subito, dubito che un dritto dal lato innaturale possa acquisire la stessa solidità del dritto naturale di un giocatore. Non so proprio cosa voglia dire per l’incremento del 3% se non che è sicuramente troppo alto. C’è poi il tema del cambio di impugnatura. A seconda di chi risponde alla domanda, il tempo necessario e la stranezza del gesto o rendono il progetto del tutto assurdo o non sono una grande preoccupazione. Sospetto che se un ragazzino è in grado di imparare a usare due dritti, può anche capire come gestire il cambio di impugnatura. Probabilmente però un costo c’è comunque (se non altro nella risposta al servizio. Potrebbe avere senso possedere un rovescio difensivo quantomeno solo per rispondere alle prime di servizio). Di nuovo, non ho alcuna idea dell’entità del costo da pagare: si rinuncia a qualche vincente in più, ma si è in una posizione migliore quando si tira il colpo.
Di converso, il semplice confronto tra valore del dritto e del rovescio potrebbe sottostimare, per certi aspetti, il beneficio di avere due dritti! Il 53% dei colpi sul circuito maggiore è rappresentato dal dritto, eppure la maggior parte dei giocatori vanno alla ricerca del rovescio dell’avversario. Detto in altro modo, i professionisti coprono considerevolmente di più della metà di campo con il dritto. E questo ha un costo, ad esempio nella forma di improbabili tentativi di dritto a uscire con conseguente posizione subottimale dopo il colpo. In funzione del giocatore, ipotizzo che fra il 10 e 20% dei dritti sarebbero rovesci se il dritto non fosse l’opzione migliore (per citarne uno, solo il 45% dei colpi a rimbalzo di Medvedev è di dritto). Migliore è il colpo secondario di un giocatore, che sia un rovescio o un dritto con la mano più debole, meno spesso si troverà fuori posizione per colpire di dritto. Parliamo di alcuni dei dritti più forti, quindi se ne vengono colpiti di meno significa che anche l’indice Potenza del Dritto (per la mano dominante) salirà. Come per altri parametri, con i dati in possesso non so quantificarne l’impatto. Probabile non incida significativamente sul valore ma, in termini di direzione, va a mitigare in parte l’effetto del secondo dritto e del cambio di impugnatura.
Facciamo un passo indietro
Pur potendo quantificare scenari teorici, si tratta in ultima istanza di un tema che ricade sull’allenatore e sullo sviluppo del giocatore. In presenza di un talento giovane e motivato, vale la pena insegnare un secondo dritto, invece che un rovescio? Non ne ho davvero la più pallida idea! Magari Herrera Sanchez lo farà diventare una tendenza diffusa, e certamente lo stesso livello di aggiustamento in partenza a funzionato per Nadal. Quanto spesso però è stato provato e riprovato? Per ogni Nadal o Rosewall, quante decine di ragazzi si spengono (o rinunciano) nelle fasi iniziali di carriera perché imparare il dritto con la mano debole è troppo frustrante? O che cominciano tardi con un vero rovescio per non possederlo mai completamente? E quanti sono davvero quelli capaci di costruire un dritto potente con la mano non dominante? Anche se un giocatore juniores riesce a formarsi con colpi qualitativamente fuori dall’ordinario da entrambi i lati del campo, comunque il doppio dritto non sarebbe una lampada di Aladino. Per gli standard del tennis il 3% dei punti totali è tantissimo, ma serve sempre vincerne almeno il 50% per avere un’ottima occasione per portare a casa la partita. Se un possibile astro nascente con due dritti si ferma appena prima dei 180 cm di altezza, commette troppi doppi falli, non acquisisce movimenti e anticipazione da élite, o fatica in una delle mille altre dimensioni del gioco, avrà la strada in salita nel circuito Challenger, se è in grado di andare avanti. Se al non essere bravo abbastanza si somma il 3% comunque il risultato è, quasi sempre, non essere bravo abbastanza.
Credo che il modo migliore per inquadrare la questione sia di vedere il secondo dritto come un rovescio davvero molto incisivo. Non è esattamente la stessa cosa, ma è una buona approssimazione. Novak Djokovic ne ha uno e per lui, non serve aggiungerlo, ha funzionato egregiamente perché, ormai da molto tempo, eccelle in tutto quello che accade su un campo da tennis; Benoit Paire ne aveva uno, ha vinto tre tornei e si è issato tra i primi 20; ne ha uno pure Elmer Moller che, a ventidue anni, cerca ancora di entrare tra i primi 100. Un colpo a rimbalzo di quel calibro dal lato non dominante è un vantaggio incredibile, ma rappresenta in ogni caso solo una minima parte della formula vincente. Imparare un secondo dritto è più facile che aumentare l’esercizio sul rovescio lungolinea? Ci sono altri ragazzi in giro che potrebbero fare sfracelli con la mano non dominante rispetto a possedere a regime un rovescio di assoluto livello? Continuo a non saper rispondere. Se Herrera Sanchez (o qualcun altro) ottiene successo significativo, più allenatori prenderanno in considerazione la possibilità. Allora avremo più dati e magari riusciremo finalmente a capire se due dritti sono una strada senza uscita o, per davvero, il futuro del tennis. ◼︎

