Il più grande archivio italiano di analisi statistiche sul tennis professionistico. Parte di Tennis Abstract

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SABR-metrica: a sostegno di una risposta iper-aggressiva

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Pubblicato il 7 settembre 2015 su TennisAbstract – Traduzione di Edoardo Salvati

// Roger Federer ha fatto scalpore nelle ultime settimane muovendosi occasionalmente ben verso l’interno del campo per rispondere alla seconda di servizio. Seppur una tattica ormai quasi estinta nel moderno gioco di scambio da fondo, sembra essere una manovra a lui congeniale.

Almeno in un senso, è troppo presto per dire se la risposta kamikaze sia una tattica efficace. Federer l’ha usata in modo saltuario e solo in una manciata di partite e, all’interno di quel campione ridotto, ha sbagliato diverse risposte. Ma agli occhi di molti opinionisti, un tipo di risposta iper-aggressiva manda in confusione gli avversari, rendendo la tattica più preziosa del semplice impatto che può avere sull’esito di alcuni punti. Presumibilmente Federer è d’accordo, visto che continua a usarla.

Anche io penso che sia una buona tattica, ma per un motivo diverso. Assumendosi un rischio più alto, Federer sta aumentando l’imprevedibilità, o variabilità, nei game di servizio degli avversari, aspetto che possiede valore anche se poi non vince altri punti alla risposta.

Guardare e aspettare

Per vincere una partita, di solito è necessario ottenere break, e nel tennis maschile contemporaneo non è una cosa proprio immediata. In media, i giocatori al servizio vincono circa il 64% dei punti e circa l’80% dei game in cui sono al servizio. Sul cemento, questi numeri sono ancora più grandi. Contro un giocatore dal servizio potente – e ancor meno contro John Isner, l’avversario di Federer nel quarto turno degli US Open 2015 giocato oggi – le percentuali aumentano ulteriormente.

I giocatori che alla risposta si posizionano molto distanti dalla linea di fondo cercando semplicemente di rimettere la palla in gioco, si affidano di fatto al proverbiale incrocio delle dita e sperano per il meglio. Magari l’avversario sbaglia più volte la prima o commette qualche errore sulle loro deboli risposte. Può funzionare, e per un giocatore brillante alla risposta come Novak Djokovic, rispondere moderatamente più forte e vincere alcuni degli scambi che ne conseguono di solito è sufficiente per ottenere numerosi break a partita.

Per la maggior parte dei giocatori tuttavia i break arrivano più spesso su estemporanei passaggi a vuoto del giocatore al servizio. Usando un riferimento numerico, è come se il giocatore con atteggiamento passivo alla risposta giocasse alla lotteria in ogni game in cui riceve, con un’esigua probabilità di vittoria compresa tra il 10 e il 20%.

Ridefinire il lancio della moneta

Naturalmente, il modo migliore per fare più break è vincere più punti alla risposta. A meno di non trascorrere le pausa invernale allenandosi con Djokovic però, è poco probabile che questo accada.

Una strada alternativa è quella di cambiare le regole della lotteria, accettando una probabile maggiore variabilità nell’esito di ciascun punto rispetto all’ipotesi di una frequenza stabile del 35% di punti vinti alla risposta, pur nell’assunto che la frequenza complessiva rimanga inalterata.

Per osservarne l’efficacia, c’è bisogno di semplificare il ragionamento. In media, un giocatore che vince il 35% dei punti alla risposta farà il break nel 17% dei turni in risposta. Se si introduce un leggero cambiamento nella frequenza di punti vinti alla risposta, si assiste a un lieve miglioramento anche nella frequenza di break. Se quello stesso giocatore vince il 30% dei punti alla risposta nella metà dei game di risposta e il 40% dei punti alla risposta nell’altra metà, otterrà il break il 18% delle volte.

Una maggiore volatilità aumenta la probabilità di break

Un miglioramento dell’1% si nota a malapena, ed è probabilmente già rappresentativo di quanto succeda nella maggior parte delle partite, spesso perché i giocatori al servizio introducono essi stessi un po’ di variabilità. Tuttavia, all’aumento della volatilità aumenta anche la probabilità a favore del giocatore alla risposta.

Raddoppiamo la variabilità dicendo che il giocatore alla risposta vince il 25% dei punti la metà delle volte e il 45% nell’altra metà. In questo modo otterrà il break nel 21% dei game, o un break aggiuntivo ogni 25 turni in risposta. Pur non essendo ancora un risultato eclatante, si tratta comunque di un break in una partita al meglio dei cinque set.

La magia si verifica quando la variabilità raggiunge il 20% dei punti vinti in una metà dei game alla risposta e il 50% nell’altra. In questo scenario – nel quale, ricordiamo, il giocatore alla risposta vince sempre il 35% dei punti alla risposta – la frequenza dei break sale al 26%, un break aggiuntivo ogni dieci turni in risposta. In media, significa un break addizionale in una partita al meglio dei tre set e quasi due break in una tipica partita al meglio dei cinque set.

Ritorno alla realtà

Una iper-aggressività alla risposta porterà a più errori ma anche a più vincenti. E questo è vero a prescindere dalla posizione in campo: nel terzo turno degli US Open 2015 Mikhail Kukushkin è riuscito a strappare il servizio a Marin Cilic quattro volte, cercando il vincente in risposta seppur rimanendo intorno alla linea di fondo.

Una nuova tattica in risposta difficilmente renderà un giocatore complessivamente più forte. E, ovviamente, è difficile che dia luogo a una situazione chiara come quella del precedente esempio, di alternanza tra game ben giocati e game giocati male.

Tuttavia, il mio sospetto è che colpi ad alto rischio più probabilmente generino variabilità, con esiti simili a quelli dell’esempio. E se gli opinionisti hanno ragione sulla tattica kamikaze di Federer per mandare in confusione gli avversari, i suoi game alla risposta diventano ancora più variabili, costringendo gli avversari a un’ulteriore sfida nel corso della partita.

Alla risposta, una montagna da scalare

I giocatori che non godono dei favori del pronostico dovrebbero approfittare di qualsiasi occasione che alteri la natura del gioco rendendola meno prevedibile. Per quanto possa essere strano considerare Federer sfavorito, anche lui – come chiunque altro nel circuito maschile – è in realtà di fronte a una montagna da scalare nei game alla risposta. Tattiche di risposta iper-aggressiva sono un piccolo passo per arrivare in cima. ◼︎

Sabr Metrics, The Case For the Hyper-Aggressive Return

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