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Carlos Alcaraz e i benefici della resistenza ai colpi

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Pubblicato l’11 febbraio 2025 su TennisAbstract – Traduzione di Edoardo Salvati

// Che cosa s’intende con la “resistenza ai colpi” di cui si parla sempre più spesso nel tennis? Non c’è una sola definizione. Google ne fa una sintesi come “l’abilità di un giocatore di raggiungere e rimandare dall’altra parte del campo qualsiasi palla, a propria volontà”. Vari tentativi si concentrano più sull’evitare errori non forzati: quanto a lungo un giocatore è in grado di sostenere lo scambio senza fare un errore? Per me è una questione di difesa, in senso molto ampio. Quando parliamo di capacità difensiva, generalmente si immagina un Andy Murray che sbuffa correndo a destra e sinistra a recuperare colpi che quasi chiudono il punto, come servizi che quasi sarebbero ace o colpi che quasi sarebbero vincenti. Nel tennis professionistico però, praticamente tutti i colpi hanno una componente offensiva, che quindi mette a dura prova il talento difensivo —o l’ingegnosità o la resistenza ai colpi — dell’avversario. Un pesante dritto di Jannik Sinner proprio sui piedi, un rovescio di Novak Djokovic all’angolo esterno: si riescono a gestire per mantenere in vita il punto?

Un altro modo per concettualizzare la resistenza ai colpi è ipotizzare una statistica sulla probabilità di vincere il punto che si aggiorna a ogni colpo. Quando Sinner tira quel dritto carico di potenza, la probabilità che vinca il punto contro un avversario medio aumenta, diciamo, del 70%. Chi è più resistente ai colpi in qualche modo riuscirà a recuperarne più del 30%, chi invece lo è meno non ce la farà a rimandarne altrettanti (o colpirà più debolmente), finendo per vincere meno del 30% di quei punti. Non abbiamo una statistica onnisciente sulla probabilità di vincere il punto e quindi non possiamo misurare la resistenza ai colpi in modo così diretto. E in presenza di un tema di fatto sfocato, non penso se ne troverà una quantificazione soddisfacente. Vale la pena però provarci, ci darà una mano a capire meglio la magia del gioco di Carlos Alcaraz.

Scambi lunghi

Iniziamo dalle basi. I giocatori che più sono resistenti ai colpi dovrebbero vincere più scambi lunghi, giusto? Mettiamo il numero minimo a sei colpi, anche negli scambi in cui il sesto colpo è un errore non forzato. Per non complicare le cose, rimaniamo, come superficie, solo sul cemento. Rispetto ai dati del Match Charting Project, la tabella riepiloga i giocatori che, dall’inizio del 2024, hanno vinto il maggior numero di questi scambi “lunghi”.

Giocatore          6+ %V  
Jannik Sinner      56.1%  
Carlos Alcaraz     55.6%  
Alex de Minaur     55.1%  
Grigor Dimitrov    55.1%  
Joao Fonseca       55.0%  
Learner Tien       54.5%  
Andrey Rublev      54.2%  
Novak Djokovic     53.7%  
Daniil Medvedev    53.7%  
Alejandro Tabilo   53.2%

Ci si aspettava di trovare quei nomi in cima: Sinner e Alcaraz possono superare la maggior parte degli avversari, con la facoltà di terminare il punto. I numeri di Joao Fonseca e Learner Tien probabilmente non sono sostenibili nel lungo periodo, perché hanno finora affrontato una competizione di livello più basso. Anche la posizione di Alejandro Tabilo è incerta, visto che non abbiamo molte sue partite con statistiche punto per punto nel database. Subito dopo nella lista compare Alexander Zverev, se volete sostituirlo a Tabilo. Una complicazione aggiuntiva è data dal modo in cui questi punti si concludono. L’obiettivo non è mantenersi nello scambio il più a lungo possibile, perché a un certo punto la resistenza ai colpi lascia spazio alla potenza e al rischio calcolato. Alcuni giocatori sono particolarmente efficienti su questo aspetto, evitando errori non forzati negli scambi lunghi, come mostrato nella tabella.

Giocatore          6+ %ENF  
Casper Ruud        15.8%  
Bu Yunchaokete     17.9%  
Lorenzo Musetti    18.5%  
Daniil Medvedev    19.5%  
Alex Michelsen     19.5%  
Frances Tiafoe     20.0%  
Karen Khachanov    20.2%  
Alejandro Tabilo   20.4%  
Learner Tien       20.7%  
Novak Djokovic     21.0%

C’è un po’ di sovrapposizione con l’elenco precedente, ma non così tanta. Al 22.3%, la frequenza di errori di Sinner è migliore della media, mentre quella di Alcaraz, al 24.1%, è peggiore. Nel primo turno di Rotterdam 2025 contro Botic van de Zandschulp, Alcaraz — che ha poi vinto il torneo — ha commesso errori non forzati sul 40% degli scambi che hanno raggiunto il sesto colpo, e comunque in qualche modo è riuscito a vincere la metà dei punti lunghi. Esiste una correlazione tra frequenza di vittoria e frequenza di errore negli scambi lunghi, deve esserci per forza visto che gli errori si traducono in punti persi. La frequenza di errore però spiega meno del 30% della variazione nella percentuale di vittoria negli scambi lunghi. Proprio Alcaraz ad esempio va in controtendenza commettendo molti errori ma vincendo poi la maggioranza dei punti.

IMMAGINE 1 – Percentuale di vittoria rispetto a percentuale di errori non forzati negli scambi lunghi

Normalmente, gli errori di Alcaraz non manifestano una debolezza di resistenza ai colpi, ma piuttosto un rischio calcolato (lo stesso accade per Sinner, anche se i suoi colpi a rimbalzo sono così incisivi da ottenere più efficacia con un rischio minore). Non possiamo semplicemente conteggiare gli errori e creare un indice di resistenza ai colpi, ma nemmeno avere il lusso di chiedere a ciascun giocatore cosa stesse pensando prima di attaccare ogni colpo. Isolare la resistenza ai colpi richiede una metodologia diversa.

Accettare gli errori

Spostiamoci dai punti ai colpi. Ho conteggiato — sempre per le partite sul cemento dall’inizio della stagione 2024 — i colpi da fondo di ciascun giocatore dal quarto colpo di ogni scambio. Comprendere il livello di resistenza ai colpi è utile per le risposte al servizio e per le situazioni +1, che spesso però sono colpi estranei al controllo del giocatore. E visto che la maggior parte dei punti si chiude rapidamente, le risposte e i +1 finiscono per dominare i dati a disposizione. Per arrivare a un campione di colpi che riflette il nostro concetto di “scambio”, serve quindi scartarli (lo stesso vale per la casistica “da fondo”, che fa il grosso del lavoro, perché la resistenza ai colpi di solito non si associa a realizzare volée o smash, o a mettere a segno passanti. Ho quindi escluso tutti i colpi a rete, come anche qualsiasi colpo nel momento in cui l’avversario è a rete o ci sta andando). Così come per gli scambi lunghi, possiamo iniziare facendoci un’idea sui più resistenti ai colpi, i giocatori cioè che sono più bravi a evitare gli errori non forzati.

Giocatore              %ENF/Colpi  
Learner Tien           7.4%  
Alexander Shevchenko   7.9%  
Lorenzo Musetti        8.2%  
Alejandro Tabilo       8.2%  
Tommy Paul             8.7%  
Frances Tiafoe         8.9%  
Carlos Alcaraz         9.2%  
Jannik Sinner          9.2%  
Matteo Arnaldi         9.2%  
Casper Ruud            9.7%

Lorenzo Musetti, Tommy Paul e Casper Ruud sono probabilmente nomi che ci si aspetta. È più insolito vedere Alcaraz e Sinner: se analizziamo gli scambi lunghi non emergono come giocatori che evitano l’errore ma, in termini di singolo colpo, sono bravi a farlo. In generale, il costo-opportunità è prevedibile. Giocatori che tirano più vincenti (e forzano più errori) commettono anche più errori non forzati. La relazione tra i due numeri però non è la stessa per tutti. Riprendiamo la lista dei primi dieci a evitare errori non forzati, con l’aggiunta della frequenza di vincenti.

Giocatore              %ENF   %V+EF  
Learner Tien           7.4%   7.3%  
Alexander Shevchenko   7.9%   9.1%  
Lorenzo Musetti        8.2%   9.1%  
Alejandro Tabilo       8.2%   10.6%  
Tommy Paul             8.7%   11.1%  
Frances Tiafoe         8.9%   8.0%  
Carlos Alcaraz         9.2%   10.1%  
Jannik Sinner          9.2%   14.1%  
Matteo Arnaldi         9.2%   8.3%  
Casper Ruud            9.7%   11.1%

Santo Sinner! Tipicamente, un giocatore con presenza costante sul circuito colpisce un po’ più vincenti che errori non forzati a questo punto dello scambio. Tien, Frances Tiafoe e Matteo Arnaldi fanno tutti pendere la bilancia dal lato sbagliato mentre Tabilo, anche qui, è probabilmente favorito da un campione di dati ridotto (e imperfetto). E Sinner…beh, serve scalare di 15 giocatori nell’elenco prima di trovare qualcuno che ottenga lo stesso numero di vincenti, e Karen Khachanov ci riesce solo commettendo un 25% di errori in più. L’immagine 2 fornisce il quadro completo.

IMMAGINE 2 – Scambi lunghi, percentuale di vincenti rispetto a percentuale di errori non forzati

Troviamo una relazione più stretta della precedente. La variazione da giocatore a giocatore nella frequenza di vincenti spiega metà della differenza nella frequenza di errori. Di nuovo però, alcuni giocatori sfuggono al solito compromesso: più sono vicini al riquadro in alto a sinistra del grafico, più la loro offensività è priva di rischio.

Offensività controllata e da controllare

Suona strano quantificare la resistenza ai colpi considerando i vincenti, ma è proprio quello che faremo. Semplificando, si pensi di raggruppare ogni colpo in due categorie, offensivi e difensivi. I colpi offensivi non sono proprio legati alla resistenza ai colpi. A meno che l’offensività non arrivi da un tentativo senza speranza da una posizione impossibile, è un colpo che più o meno il giocatore sa di riuscire a realizzare. Colpisce forte, mira alle righe e in un modo o nell’altro il punto finisce. La resistenza ai colpi non riguarda gli errori non forzati legati a quel tipo di rischio, perché siamo interessati a valutare la fermezza di un giocatore in ogni colpo. Per arrivarci, serve mettere insieme qualche ipotesi, parte delle quali non incontrerà il vostro favore, così come sarete quasi certamente in disaccordo con parte delle conclusioni. Ma rimanete sintonizzati ancora un minuto.

Diciamo che il “costo” di un vincente (e di un errore forzato) è la metà di un errore non forzato. Di norma il rapporto è più vicino a 1:1, ma non considera gli errori forzati, mentre conteggia il tipo di errori “cattivi” che arriva da una bassa resistenza ai colpi. Quindi una proporzione 2:1 significa che se un giocatore colpisce due vincenti, il prezzo da pagare è un errore non forzato. La frequenza di Alcaraz del 10.1% di vincenti implica che, anche con un gioco perfetto in situazioni non offensive, comunque avrà una frequenza di errori di circa il 5%. Da qui, possiamo arrivare a una frequenza di errore di tipo “non offensivo”. Siccome la frequenza totale di errore di Alcaraz è del 9.2%, da cui va scalato il 5% di costo legato all’offensività, il risultato finale è 4.2%. Dividiamo poi per il numero di colpi non offensivi, cioè: il 100% dei colpi di Alcaraz, meno i vincenti, meno il 5% degli errori offensivi, quindi 4.2% diviso per 84.9% (ricavato da 100% – 10.1% – 5%). Accendiamo la calcolatrice e otteniamo una frequenza di errori non offensivi del 4.9%. In termini più positivi, si tratta di una resistenza ai colpi del 95.1%, vale a dire che quando Alcaraz ha una ragionevole probabilità di eseguire un colpo (l’avversario non ha colpito un vincente o generato un errore forzato) e non spinge al massimo, realizza quel colpo il 95.1% delle volte. In media, i giocatori con una presenza costante sul circuito arrivano al 93.7%. La tabella riepiloga i primi 10 a esclusione di Tien e Tabilo, per i motivi di cui sopra.

Giocatore          Colpi ToT  
Jannik Sinner      97.3%  
Tommy Paul         96.2%  
Lorenzo Musetti    95.7%  
Andrey Rublev      95.4%  
Carlos Alcaraz     95.1%  
Grigor Dimitrov    95.0%  
Casper Ruud        95.0%  
Daniil Medvedev    94.9%  
Frances Tiafoe     94.5%  
Alex de Minaur     94.4%

Siete d’accordo dunque che Alex de Minaur non possiede la resistenza ai colpi di Andrey Rublev, Grigor DImitrov o Tiafoe? O sul fatto che Djokovic rimanga fuori completamente (negli ultimi tredici mesi è al 93%, sotto la media)? Ovviamente no, ed è per questo che sono qui. È facile spiegare l’assenza di Djokovic, perché gli ultimi tredici mesi sono stati difficili per lui: se estendiamo l’orizzonte temporale fino al 2020, sale al 97.1%! Dimitrov è più in alto di quanto ci si aspetti perché fa affidamento sui colpi tagliati. Anche Dan Evans ottiene un valore apprezzabile. I colpi tagliati sono un valido sistema per tenere la palla in gioco, pur non generando molte opportunità offensive. Ho esitato a escluderli, ma forse serve trovare un metodo che ne tenga conto. Un altro possibile limite alla teoria è dato proprio dall’esempio di de Minaur. Tra le ipotesi che ho messo insieme c’è la parità di condizioni sui vincenti: costano uguale per qualsiasi giocatore. La statura però non ha premiato de Minaur, che non può semplicemente pensare di estrarre la bacchetta magica e siglare vincenti come fa Sinner. Per chiudere il punto necessita invece di aumentare il rischio, e il suo rapporto tra vincenti/errori per questo tipo di colpi è 10.7% su 10%. Il mio modello suppone che poco più della metà degli errori di de Minaur sono colpi offensivi che non vanno a buon fine. E se fosse di più? Nello strano mondo in cui per davvero i giocatori devono dichiarare la propria intenzione prima di ogni colpo, potremmo accorgerci che molti più errori di de Minaur rientrano in questa categoria. O forse che lui non è così resistente come pensiamo. Quale sia l’interpretazione, è qualcosa su cui concentrarsi la prossima volta che si guarda una sua partita.

Torniamo ad Alcaraz

Perché quindi compare il nome di Alcaraz nel titolo? Secondo la maggior parte di queste statistiche, Sinner (o Tien, o Ruud) è più bravo. Quello che mi affascina della resistenza ai colpi è ciò che non spiega. Se c’è un aspetto che può definire, dovrebbe essere farci sapere chi vincerà gli scambi lunghi. E per certi versi lo fa: Sinner è in cima all’elenco dei più resistenti, e vince più scambi lunghi di chiunque altro (che comunque non dimostra molto: Sinner è più forte in quasi tutto, a prescindere dalla resistenza ai colpi). Alcaraz alla fine non è così indietro negli scambi lunghi, perché si piazza al secondo posto, con margine. Tommy Paul fa meglio in termini di resistenza ai colpi, ma vince solo il 51% degli scambi lunghi che gioca. Il fattore x, credo, è che la resistenza ai colpi è strumentale. Si possono vincere dei punti facendo più leva sulla resistenza ai colpi rispetto all’avversario perché, a un certo punto, finiranno per sbagliare. Ma quasi altrettanto spesso, lo scambio rimarrà vivo, magari anche leggermente a proprio favore, e l’avversario rischierà un colpo che lo ripaga del punto. Se quell’avversario è Sinner, è la conclusione più probabile. Basta chiedere a de Minaur che ci ha perso tutti e dieci gli scontri diretti.

La magia di Alcaraz negli scambi lunghi non emerge interamente nella resistenza ai colpi, perché si estende oltre il gioco dalle retrovie. La specialità di Alcaraz è lo scambio da dieci colpi che conclude a rete o su cui mette la ciliegina con una palla corta. La forza da fondo non è così dirompente come quella di Sinner, e il talento a rete probabilmente inferiore a quello di Roger Federer o Rafael Nadal. Ma c’è mai stato un giocatore in grado di passare da uno scambio tagliagambe ad acrobazie a tutto campo con tale successo? Alcaraz va a rete metà delle volte rispetto a quanto faccia Sinner, ma vince quasi tre quarti di quei punti. Nel gioco moderno, bisogna guadagnarsi una discesa a rete a metà dello scambio, e molti giocatori non hanno la bravura da fondo per crearsi occasioni davanti, in cui pur sono forti. La resistenza ai colpi quindi è necessaria ma non sufficiente (e sto anche ignorando i punti brevi, perché una strenue capacità di scambio non conta molto quando non si riesce a rispondere al servizio). Sinner si crea opportunità di chiusura del punto con una poderosa costruzione da fondo, per poi convertire da quella posizione. Alcaraz è bravo a tenere vivo il punto e, nel momento di conquistarlo, dispone di più opzioni di chiunque altro. ◼︎

Carlos Alcaraz and the Fruits of Shot Tolerance

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