Il più grande archivio italiano di analisi statistiche sul tennis professionistico. Parte di Tennis Abstract

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Aggressività incontrollata

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Pubblicato il 27 gennaio 2014 su TennisAbstract – Traduzione di Edoardo Salvati

// Ascoltando una telecronaca di tennis – e se per questo di qualsiasi altro sport – capita prima o poi di sentire nominare la parola “regolarità”. Non serve aspettare a lungo.

Regolarità è sinonimo di virtù, il suo contrario – un rendimento altalenante – è da evitare con cura, o così abbiamo imparato. Di primo acchito, è un ragionamento che fila. La regolarità è un aspetto positivo se associata a chiudere correttamente il movimento sul dritto o al fatto di lavarsi i denti tutti i giorni. Ma, a meno di non essere il più forte giocatore del mondo, la regolarità non basta per vincere i tornei dello Slam.

Vedetela in questo modo: ogni giocatore possiede un livello “medio” a cui è sicuramente in grado di giocare. Se il Rafael Nadal medio gioca sulla terra battuta contro un qualsiasi altro giocatore al suo livello medio, il Nadal medio vince. Se il Richard Gasquet medio gioca contro il livello medio di qualsiasi altro giocatore fuori dai primi 50, il Gasquet medio vince. Per giocatori come Nadal o Gasquet, sono queste le situazioni in cui la regolarità è in effetti un elemento positivo. È indubbio che Nadal abbia la capacità di alzare il suo gioco a vette espressive mai viste in precedenza, ma a che scopo? Vincerebbe 6-1 6-0 invece che 6-3 6-2. L’obiettivo principale di Nadal è quello di evitare passaggi a vuoto che possano costargli la partita.

Continuiamo nell’esempio ma dalla prospettiva dell’avversario di Nadal. Se sei Tomas Berdych e giochi al tuo livello abituale contro Nadal, perderai. A questo ti porta la regolarità: tredici sconfitte consecutive.

Aggressività incontrollata

Giocatori molto offensivi non godono generalmente di ottima reputazione. Tipi come Lukas Rosol o Nikolay Davydenko – sempre orientati a tirare al massimo ogni colpo – collezionano un alto numero di vincenti ed errori non forzati. A volte funziona, spesso no. Quando non funziona, la saggezza popolare tennistica sembra sempre suggerire che questi giocatori debbano tenere a freno la loro aggressività. Devono essere più regolari.

Non è così. Se Rosol smettesse di caricare i suoi colpi in qualsiasi direzione, farebbe meno errori non forzati, ma colpirebbe anche molti meno vincenti. Rimarrebbe intorno alla cinquantesima posizione o, più probabilmente, si aggirerebbe tra i Challenger in attesa di quella prestazione dirompente che uno stile così passivo difficilmente gli consentirebbe di ottenere. Per come stanno le cose, il “tirare a tutta” ha permesso a Rosol di sorprendere Nadal a Wimbledon 2012, oltre a fargli vincere il torneo di Bucarest nel 2013 dopo aver battuto tre giocatori con una classifica più alta.

Anziché mantenere – secondo l’espressione preferita degli opinionisti – un’aggressività controllata, i giocatori raggiungono vittorie a sorpresa di grande portata con un’aggressività incontrollata (sembra in realtà controllata solo perché quel giorno sta funzionando). Mettendo le briglie a un giocatore aggressivo, si potrebbe portarlo a vincere più partite di quante ci si attende che vinca, ma è molto meno probabile che ottenga una vittoria a sorpresa di rilievo.

Il mito della completezza

Nel tennis c’è così tanta varietà – di superficie, di clima, di stile di gioco – e così tanta alternanza – parità/vantaggi, servizio/risposta – da indurre gli opinionisti a sostenere continuamente il concetto di completezza. Andy Murray deve migliorare sulla terra, dicono. Jerzy Janowicz deve migliorare il gioco alla risposta. Monica Niculescu deve imparare a colpire il dritto.

Si ha la tentazione di sostenere questa linea argomentativa perché i giocatori migliori hanno in effetti quel tipo di abilità complessiva. Nadal, Novak Djokovic, Serena Williams e Na Li hanno a disposizione un ampio arsenale di colpi devastanti e tattiche che sono efficaci su qualunque superficie. Se si vuole giocare come loro e ottenere quel successo, si deve avere la stessa dote.

Il problema è che, per la grande maggioranza dei giocatori, anche tra i primi 10, questo non succederà mai. Non importa se David Ferrer prenda come allenatori Pete Sampras e Mark Philippoussis, comunque non potrà mai essere più efficace al servizio. John Isner potrebbe farsi seguire da Andre Agassi in preparazione della stagione successiva, rimarrebbe comunque tra i più deboli alla risposta del circuito.

Ciò che impedisce a questi giocatori di arrivare più in alto in classifica non è il fatto che non siano più completi, ma semplicemente che non siano dei giocatori migliori. Per definizione, la maggior parte delle persone non potrà mai essere il talento che definisce una generazione.

La maggior parte dei giocatori non è completa. E va bene così. Invece di inseguire il sogno impossibile di battere Djokovic con i colpi di Djokovic, meglio prendere più rischi per superare i giocatori più forti in uno o due aspetti del gioco. Se non dovesse funzionare, non importa, si perderebbe comunque.

Il principio del raggruppamento

Il tennis è uno sport che premia le strisce vincenti. Se si ottengono solo quattro punti alla risposta in un set, è molto meglio vincerli consecutivamente che in momenti tra loro distanti. È meglio vincere cinque partite in una settimana e non vincere poi più per le quattro settimane successive che vincere una partita ogni settimana.

Siano punti, game, set, partite o anche titoli, è meglio raggruppare i propri trionfi.

Se si ricerca a tutti i costi un gioco completo, i giocatori più forti non lasceranno spazio alle strisce vincenti. Fabio Fognini o Sabine Lisicki potrebbero regalare qualche punto durante una partita, Nadal non lo farà mai. L’unico modo per raggruppare punti vincenti contro Nadal è giocare un tennis così aggressivo che neanche lui riesce a neutralizzare. Solitamente non funziona ma, per la maggior parte dei giocatori, è la sola speranza. Non è del tutto casuale che il super aggressivo Davydenko sia l’unico giocatore in attività con un record positivo nei confronti di Nadal (poi mantenuto fino al ritiro, con sei vittorie e cinque sconfitte, n.d.t.).

Quello che non si è detto su Wawrinka

Stanislas Wawrinka probabilmente non avrebbe battuto un Nadal in salute in una partita al meglio dei cinque set come la finale degli Australian Open 2014 dell’altro giorno. Ma quando la schiena di Nadal ha incominciato a dare problemi, Wawrinka era già avanti nel punteggio, grazie a un uso efficace di tutte le armi a sua disposizione.

A prescindere da cosa dica la classifica questa settimana, Wawrinka non è uno dei tre migliori giocatori del mondo. Almeno, non lo è il Wawrinka medio. Ma è proprio qui il punto: il tennis non attribuisce punti classifica e premi partita come ricompensa alla regolarità. La regolarità ha permesso a Berdych di raggiungere i primi 10 e rimanerci a lungo…ma gli ha impedito di trascorrere molte settimane tra i primi 5.

Wawrinka non riuscirà a battere sempre Nadal o Djokovic e continuerà a subire la dose di sconfitte da giocatori con una classifica inferiore. Uno stile di gioco ad alto rischio come il suo, che gli ha assicurato un posto negli annali, non darà sempre i suoi frutti. Fa parte del pacchetto: Wawrinka non è arrivato a questo punto grazie all’aver mantenuto regolarità. ◼︎

Uncontrolled Aggression

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