Il più grande archivio italiano di analisi statistiche sul tennis professionistico. Parte di Tennis Abstract

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L’arma segreta di Mackenzie McDonald

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Pubblicato il 16 gennaio 2019 su TennisAbstract – Traduzione di Edoardo Salvati

// Nel primo turno degli Australian Open 2019, il ventitreenne americano Mackenzie McDonald ha sconfitto il giovane russo Andrey Rublev in quattro set, 6-4 6-4 2-6 6-4. Anche se Rublev ha saltato parte del 2018 per infortunio e ha una classifica di poco all’interno dei primi 100, la vittoria per McDonald è un po’ un risultato a sorpresa. Non è mai infatti arrivato nemmeno vicino alla classifica più alta di Rublev al numero 31.

La manciata di tifosi interessati alla partita sul Campo 10 ha ricevuto un trattamento insolito. L’americano ha attaccato senza tregua la seconda di servizio di Rublev, andando a rete sulla risposta almeno in due dozzine di occasioni.

Molti giocatori non seguono la risposta a rete così spesso nemmeno in un’intera stagione. Soprattutto, è una tattica che ha funzionato, senza la quale una partita già molto equilibrata sarebbe diventata da lancio della moneta.

Secondo i dati che ho raccolto della partita per il Match Charting Project, McDonald è sceso a rete in risposta sulla seconda 22 volte. Il conteggio relativo ai colpi di approccio non è mai preciso, perché quando un giocatore sigla un vincente o commette un errore, può continuare il movimento verso la rete per poi fermarsi all’improvviso quando si accorge che non è più necessario.

Per essere precisi, McDonald è andato avanti almeno 22 volte, e forse si dovrebbe aggiungere una risposta vincente o un paio di errori alla risposta al totale. In ogni caso, le conclusioni rimangono invariate a prescindere che il numero sia 22 o 24.

Rublev ha servito la seconda palla 62 volte, di cui 9 doppi falli, quindi rimangono 53 servizi giocabili. McDonald ne ha seguiti a rete 22, vincendone 10. Degli altri 31, ne ha vinti solo 11. Stiamo parlando di una percentuale vincente alla risposta del 45% quando ha seguito la risposta a rete rispetto a una del 35% sulle altre risposte.

Se avesse mantenuto quest’ultima percentuale per tutte le risposte, avrebbe perso due o forse tre punti dal suo totale. Avendo fatto pochi più punti di Rublev – 124 contro 118 – ogni singola circostanza ha aiutato.

Una rarità

Il Match Charting Project contiene dati punto per punto di circa 2000 partite maschili in questo decennio, e quella tra McDonald è Rublev è la prima partita in cui un giocatore è sceso a rete almeno 20 volte sulla seconda (Dustin Brown è andato a rete con una frequenza superiore in più di una partita, tra cui la vittoria a sorpresa contro Rafael Nadal a WImbledon nel 2015).

Ci sono solo altre 10 partite nel database in cui un giocatore ha colpito almeno 10 approcci di quel tipo, e tre sono di Mischa Zverev. Per più del 75% delle partite, il numero delle discese a rete in risposta alla seconda di servizio è zero.

McDonald non l’unico giocatore a rendere quella tattica efficace. Nella stessa partita, i circa 1500 approcci a rete in risposta alla seconda del database sono di quasi il 14% più remunerativi che i non approcci.

È difficile però essere sicuri del significato di questi numeri, visto che la maggior parte dei giocatori decide quasi sempre di rimanere a fondo campo.

Alcune discese a rete sono probabilmente decisioni sul momento contro giocatori la cui seconda è particolarmente debole, e non frutto di una strategia deliberata come quella di McDonald.

Per questo è difficile dire quanto la maggior parte dei giocatori beneficerebbe nell’andare a rete in risposta sulla seconda, se si optasse per questa scelta più spesso. Il fatto che venga usata così raramente ci dice già tutto quello che dobbiamo sapere. Se più giocatori ritenessero che fosse una tattica valida per fare più punti, lo starebbero già facendo.

Nel caso di McDonald non importa come giocano i suoi colleghi, conta solo quello che funziona per lui. Le 22 discese a rete rappresentano un atteggiamento molto più offensivo delle sue altre quattro partite nel database del Match Charting Project. E hanno generato i loro frutti.

Non è bastato per vincere contro Marin Cilic al secondo turno (partita persa per 7-5 6-7 6-4 6-4, n.d.t.), ma McDonald ha superato le attese, vincendo un set contro la testa di serie numero 6 e finalista del 2018. Più di tutto, ha vinto più del 50% dei punti sulla seconda di Cilic. Meglio di quanto ha fatto contro Rublev e diversi punti percentuali sopra il 46%, la quantità che l’avversario medio di Cilic riesce a ottenere.

In uno sport spesso criticato per un gioco poco eterogeneo, McDonald è un giocatore promettente che vale la pena osservare. ◼︎

Mackie McDonald’s Secret Weapon

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