Il più grande archivio italiano di analisi statistiche sul tennis professionistico. Parte di Tennis Abstract

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Pubblicato il 29 marzo 2019 su HiddenGameOfTennis – Traduzione di Edoardo Salvati

// Dopo aver iniziato l’anno alla posizione 98 della classifica, Radu Albot è attualmente il numero 46 del mondo, il suo massimo in carriera. Al Miami Masters, è passato dalle qualificazioni, ha superato il primo turno e tenuto in campo Roger Federer al secondo turno per più di due ore, dopo aver vinto il primo set. Ha vinto un paio di partite all’Indian Wells Masters, raggiunto le semifinali a Montpellier e, più importante ancora, vinto a Delray Beach.

Ci sono molti motivi per i quali potreste non aver sentito parlare di Albot. Ha 29 anni, e prima di aggirarsi per più di tre anni tra il numero 90 e il 110, è rimasto a lungo nei Challenger. Se questo non lo rende sufficientemente oscuro, è alto “solo” 175 cm per un peso di 69 kg, oltre a provenire dalla Moldavia, un piccolo paese incastonato tra l’Ucraina e la Romania. Non è l’unico moldavo a giocare sul circuito, ma per quanto ne sappia nessuno prima di lui era mai andato oltre il 670 della classifica. Cercando il suo nome sul sito dell’ATP, il suo nome compare al settimo posto dopo cinque Talbots e un Torralbo. Si tratta però ora di uno dei primi 50, e si metterà sicuramente in mostra almeno nel resto della stagione in corso.

Fortuna o cambio radicale di gioco?

È facile, o diciamo quantomeno possibile, infilare una striscia vincente, arrivare alle fasi finali di alcuni tornei, specialmente contro avversari più deboli, e beneficiare di un balzo in avanti in classifica. Così ha fatto Albot o sono cambiamenti nella tattica di gioco ad avergli permesso di dimezzare la distanza in classifica in circa tre mesi? E non è solo la classifica. A inizio stagione, la mia valutazione Elo specifica per cemento era di 1595. Dopo Miami, Albot è a 1781. Pur non avendo eliminato avversari di spicco, ha comunque battuto Ivo Karlovic, Philipp Kohlschreiber, Nick Kyrgios e Steve Jonhson, tutti giocatori navigati e di livello. Soprattutto, sta vincendo molte partite.

I risultati del 2018 contro quelli del 2019

A oggi, nel 2019 Albot ha un record di 17 vittorie e 6 sconfitte nelle partite di tabellone principale e nelle qualificazioni per tornei del circuito maggiore (se non altrimenti specificato, sono questi i dati che utilizzerò nell’articolo). Nel 2018, ha giocato 28 partite di tabellone principale e di qualificazioni, appena cinque in più di quelle che ha già giocato in soli tre mesi, con un record di 12-15, eccetto una vittoria per ritiro pre-partita. Con una classifica media degli avversari nel 2018 di 97 e una nel 2019 di circa 87, i risultati di Albot sembrano consentire un raffronto omogeneo anno su anno. Si può essere scettici sull’utilizzo della classifica ufficiale per questo scopo (dopotutto, una delle sconfitte è arrivata contro Jo-Wilfried Tsonga al numero 210), ma anche la valutazione Elo media degli avversari riflette quanto visto, passando dal 1692 del 2018 al 1709 di questa stagione.

Non sono numeri che fanno pensare a un calendario impervio. Qualunque sia però il punto di vista, il livello degli avversari è aumentato e Albot sta ottenendo risultati migliori. L’omogeneità nella competizione è sufficiente anche per analizzare alcune statistiche nelle due stagioni e vedere se c’è stato, effettivamente, un cambiamento nel gioco di Albot che ne ha favorito il recente successo.

Una macchina da servizi?

Non esattamente, ma dai numeri del 2018 e 2019 si nota subito che Albot sta servendo meglio, molto meglio. Stando semplicemente alle statistiche della partita, sembra che abbia deciso di rischiare di più con la prima e meno con la seconda. Osserviamo la tabella che segue.

Si tratta di un cambiamento drastico nel comportamento al servizio da una stagione all’altra e contro avversari simili, specialmente per un giocatore alto 175 cm.
Albot ha fatto grandi miglioramenti nel rendimento sulla seconda, diminuendo i doppi falli del 25% e rendendo più efficace il servizio o più efficiente la selezione di colpi per vincere più punti dopo aver servito una seconda.

E mi viene da azzardare che grazie alla solidità della seconda, ha un atteggiamento più spregiudicato con la prima. La percentuale di ace è salita di circa il 50%. Non è arrivato un guadagno sostanziale con la prima di servizio, perché la percentuale di punti vinti è abbondantemente compensata da un minor numero di prime valide, ma anche un beneficio dello 0.5% può fare la differenza tra i più forti.

Quando è successo?

Mi sarei aspettato che Albot avesse lavorato sul servizio nella pausa invernale, ma i dati suggeriscono che il cambiamento si è verificato prima. La tabella che segue ricalca la precedente, con la differenza che la prima colonna si riferisce alla periodo sul cemento di gennaio-marzo 2018 e la seconda colonna mette insieme la seconda parte della stagione sul cemento del 2018 e la stagione sul cemento nel 2019.

Mi sembra che la rivoluzione al servizio sia arrivata tra le due stagioni sul cemento nel 2018 e non nella pausa invernale prima del 2019. La prima colonna considera solo 14 partite, un campione non eccessivamente rappresentativo, ma sono comunque quasi 200 game al servizio, quindi un’approssimazione ragionevole del comportamento al servizio per quel periodo (e anche abbastanza in linea con il 2017, anche se per alcuni aspetti un po’ più debole).

Dopo il Miami Masters 2018, cioè l’ultimo torneo della prima sequenza di tornei sul cemento, mi sarei aspettato che rallentasse la corsa per giocare qualche Challenger sul cemento e intanto allenare il servizio in vista della seconda sequenza di tornei sul cemento. Non è andata così, perché non ha più giocato sul cemento fino al Winston-Salem ad Agosto, cioè il punto d’inizio dei dati della seconda colonna.

Sulla terra?

Se ne deduce quindi che la parte più sostanziale dell’aggiustamento al servizio debba essere avvenuta durante la stagione sulla terra (o sull’erba) del 2018. Pur non avendo altrettante partite sulla terra da analizzare, proviamo a fare comunque un confronto tra il 2017 e il 2018, per vedere se il cambiamento emerge anche sulla terra, per quanto con una diversa combinazione di tornei per tenere conto della superficie. Ho qui ricompreso le partite dei Challenger in modo da avere un campione più ampio.

Non appare in modo così ovvio che Albot stesse cercando di modificare l’atteggiamento al servizio durante la stagione sulla terra nel 2018. La prima è migliore dell’anno precedente, ma la percentuale di prime valide è aumentata, non diminuita. E non si evince nulla che faccia pensare che stesse introducendo modifiche anche alla seconda durante i tornei sulla terra. È una superficie radicalmente diversa, quindi pur in presenza di una strategia al servizio nuova per il cemento, non necessariamente l’avrebbe messa alla prova sulla terra battuta.

Cosa si può dire dell’erba?

Purtroppo c’è sempre il problema legato alla dimensione del campione. Albot ha giocato solo quattro partite, di cui una contro il numero 881, che ha pure perso! Considerando solo le tre partite a Wimbledon 2018, ha vinto in cinque set contro Aljaz Bedene e Pablo Carreno Busta, il numero 12 del mondo a quel tempo, prima di perdere in tre set contro John Isner. Siamo sull’erba e sono solo tre partite (anche se un totale di 60 game di servizio), ma i numeri sono il 62,8% di prime valide, il 67.9% di punti vinti sulla prima, il 5% di ace, il 59.2% di punti vinti sulla seconda, il 3.7% di doppi falli, il 64.7% di punti vinti al servizio. Con tutti gli asterischi del caso, sembra comunque che già a Wimbledon a luglio Albot abbia avuto una disposizione al servizio molto più offensiva.

Frammenti di Hawk-Eye

Non ci sono molti dati punto per punto a disposizione su Albot. Il Match Charting Project ha sette partite dalla stagione in corso, ma nessuna dal 2018. C’è un altro posto in cui guardare. Come è forse noto, i dati generati da Hawk-Eye non sono resi pubblici. È possibile però trovare su Internet frammenti di dati che arrivano da Hawk-Eye. In determinate categorie, sono soggetti a imperfezioni, specialmente nel computo degli errori non forzati, della distanza percorsa, della rotazione impressa alla pallina durante gli scambi. A volte mancano del tutto di alcune voci, o si possono raccogliere solo da tornei specifici e solo sui campi in cui è installato il sistema (a Indian Wells ad esempio c’è in quasi tutti i campi, a Miami solo su quattro). Ma è comunque meglio di niente.

I dati di Hawk-Eye che ho accumulato contengono informazioni sulla velocità del servizio, sul margine di superamento della rete con il servizio e un’altra manciata di varie ed eventuali. Sono riuscito a trovare statistiche valide per 13 partite di Albot, di cui sfortunatamente solo due sono del 2018. Le undici partite del 2019 arrivano da quattro tornei. La tabella elenca il rendimento di Albot in alcune voci al servizio nel 2019.

È un peccato non avere dati a sufficienza dal 2018 per fare un confronto, ma è comunque interessante spiegare quelli in possesso. La prima partita è a Indian Wells, nella quale Albot ha servito la prima in media a 153.3 km/h e la seconda a 142.8 km/h. Sulla prima, il contrasto con il 2019 è significativo. Nella seconda partita, a Pechino 2018 a stagione sul cemento inoltrata, ha servito la prima in media a 179.1 km/h e la seconda a 143.2 km/h. Per Indian Wells, non c’è indicazione del margine di superamento della rete, quindi non ha senso parlarne, e il dato sui colpi per tenere il servizio è eccessivamente soggetto a variazione per via del campione ridotto, perché l’incidenza della qualità dell’avversario è molto alta.

Aumento della velocità della prima

Abbiamo una differenza in velocità media della prima di più di 25 km tra Indian Wells e Pechino nel 2018. I 179.1 km/h a Pechino sono più alti delle velocità del 2019, quindi potrebbe dipendere dalla specificità delle partite. I dati più affidabili del 2019 mostrano però che la velocità è maggiore che a Indian Wells 2018 di 20 km/h, che è una differenza importante. La variazione potrebbe essere solo un’anomalia dovuta al campione ridotto, a errori di Hawk-Eye o altro. E serve comunque molta cautela perché quanto emerso sinora ha lasciato intendere che qualcosa di positivo sia subentrato a metà 2018 nel servizio di Albot. Il salto da Indian Wells a Pechino si inserisce perfettamente in questo scenario, ma non ne è prova schiacciante [1].

L’aumento della velocità della prima rispecchia la maggiore affidabilità dei dati punto per punto delle partite, in cui la percentuale di prime valide è più bassa, la percentuale degli ace è più alta, come lo è la percentuale dei punti vinti con la prima. Di nuovo, si tratta solo due partite del 2018.

C’è di più!

I dati di Hawk-Eye contengono un’altra categoria chiamata “velocità storica del servizio”. Non è chiaro a quale periodo faccia riferimento, quindi è da maneggiare con cura. Avendo però solo due partite del 2018, può essere di aiuto.

Non possediamo l’esatta velocità media per le altre partite sul cemento del 2018, ma abbiamo la velocità storica della prima di servizio per entrambe le due partite del 2018, cioè la velocità media della prima di un certo periodo di tempo precedente a quelle due partite come registrata nel database di Hawk-Eye. Le velocità storiche sono di circa 160 km/h alla data delle due partite del 2018, che è in un certo modo una validazione della velocità più bassa a Indian Wells e dell’incremento di velocità successivo. Come paragone, nelle undici partite del 2019 di Albot con dati di Hawk-Eye la velocità storica della prima di servizio è di circa 170 km/h.

Sebbene non possiamo affermare con certezza che Albot abbia aumentato la velocità della prima di servizio durante l’estate 2018, le due partite e le medie storiche registrate da Hawk-Eye suggeriscono che qualcosa di molto rilevante stesse succedendo nel comportamento di Albot con la prima di servizio. Un’ipotesi supportata dalle statistiche delle sue partite.

Per quanto riguarda la seconda di servizio?

Non si ottiene nulla di significativo dai dati di Hawk-Eye per fare un confronto sulla seconda di servizio. E la velocità della seconda potrebbe comunque non essere così importante. Sarebbe utile avere i dati relativi al margine di superamento della rete nel 2018, perché un margine più alto nel 2019 potrebbe giustificare la drastica riduzione dei doppi falli, magari grazie a una maggiore rotazione o effetto a uscire sulla seconda. Ma non possiamo saperlo.

Quello che sappiamo è che Albot ha nettamente migliorato il rendimento con la seconda di servizio. Non solo, i risultati sono ben superiori alle medie del circuito fino a questo momento, facendolo avvicinare ai giocatori di vertice.

Vedremo molto più spesso Albot perché, grazie alla crescita in classifica, ha accesso diretto al tabellone principale. E se continua a servire come ha fatto negli ultimi sette mesi, lo troveremo più frequentemente anche nelle fasi finali dei tornei. ◼︎

Note:

[1] Non era in effetti quello che intendevo fare. Sapevo che i dati di Hawk-Eye del 2019 mostravano una velocità più alta rispetto a quella media nel 2018, ma non avevo notato la differenza tra le due partite del 2018 (e il loro diverso posizionamento nel calendario) fino a che non ho iniziato a scrivere questa parte dell’articolo.

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