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I 128 del tennis — #62, Amelie Mauresmo

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Pubblicato il 16 agosto 2022 su TennisAbstract – Traduzione di Edoardo Salvati

A inizio anno, Jeff Sackmann si è imbarcato in un immenso progetto di elaborazione di una classifica dei 128 giocatori e giocatrici più forti di tutti i tempi, ponendosi l’obiettivo di terminare a dicembre 2022. Con una media di più di 2000 parole per singolo profilo, si tratta di una vera e propria enciclopedia di chi è chi nel tennis, dalla sua nascita a oggi. Per limiti di tempo e più evidenti limiti di talento, settesei.it propone una selezione delle figure maggiormente rappresentative per vicinanza d’epoca e notorietà, n.d.t.

Amelie Mauresmo [FRA]
Data di nascita: 5 luglio 1979
Carriera: 1995-2009
Gioco: destro (rovescio a una mano)
Massima classifica WTA: 1 (13 settembre 2004)
Massima valutazione Elo: 2307 (prima nel 2005)
Slam in singolo: 2
Titoli WTA in singolo: 25

// Da nuova direttrice del Roland Garros 2022, Amelie Mauresmo si è ritrovata inavvertitamente sotto i riflettori. Per la prima volta nella storia del torneo infatti, è stata introdotta la sessione serale e, nel corso delle due settimane di gioco, quasi ogni sera Mauresmo ha conferito il privilegio agli uomini, e non alle donne.

Ha dichiarato:In generale, nel tennis moderno — e da donna ed ex giocatrice, affermare questo non mi fa sentire sminuita o vittima — c’è più attenzione e interesse per le partite maschili. Nella maggior parte dei casi, non si profilava tra le donne uno ‘scontro tra stelle’ che giustificasse il campo centrale. A questo si aggiungevano risvolti di natura pratica. Una sessione con partita singola avrebbe potuto facilmente rivelarsi un fiasco, specialmente di fronte a una rapida conclusione in due set. E anche se molte delle partite maschili al meglio dei cinque set sanno essere noiose, almeno durano un paio di ore normalmente. Mauresmo ha ipotizzato una possibile soluzione alla breve durata con l’aggiunta di una partita di doppio nel programma del prossimo anno. Potrebbe funzionare, ma raramente i canali tv fremono all’idea di avere un doppio dei turni iniziali in prima serata.

Ovviamente non sono mancate reazioni a caldo. Si sono fatte sentire tutte, da Iga Swiatek a Billie Jean King: è una questione di rispetto, un programma equilibrato è fondamentale per la crescita organica dello sport, e ci sono molte partite appassionanti tra le donne, come quella tra Alize Cornet e Jelena Ostapenko che ha di fatto meritato la sessione serale. Niente di più vero. Sono stati in pochi però ad attaccare Mauresmo sull’argomento chiave, cioè che per tifosi e televisioni è una manciata di veterani a dominare lo sport. Con l’assenza di pesi massimi del calibro di Ashleigh Barty e Serena Williams tra le donne, giocatori come Novak Djokovic e Rafael Nadal sono stati la scelta scontata per lo spettacolo principale. Annabel Croft, commentatrice per la BBC, ha difeso la programmazione: “Ci sono stati periodi in cui il tennis femminile era più interessante di quello maschile, ma devo dire che di recente si è assistito a un calo del livello”.

In questo contesto storico è più chiara la decisione di Mauresmo di preferire un genere all’altro per le partite di massimo ascolto televisivo. A ruoli invertiti, era proprio lei una delle giocatrici sulle prime pagine dei giornali alla mattina e sul campo centrale alla sera. È ben consapevole che ci saranno anni di giustificato monopolio femminile delle sessioni serali al Roland Garros, solo non in questa edizione.

L’attenzione dei media, per il motivo sbagliato

Mauresmo ha raggiunto la sua prima finale Slam agli Australian Open 1999, a soli 19 anni. Quel tabellone femminile aveva tutto: Martina Hingis si presentava come detentrice del titolo, senza però grandi vittorie negli ultimi dodici mesi; era pieno di stelle passate e future, da Steffi Graf a Monica Seles a Venus Williams. Al confronto, per gli uomini sembrava più una competizione tra matricole universitarie, come scritto da Harvey Araton sul New York Times. Sports Illustrated invece aveva definito i due finalisti, Thomas Enqvist e Yevgeny Kafelnikov, ‘più insipidi della farina d’avena’. Non c’era nulla di insipido nel tennis femminile alla fine del secolo scorso e agli Australian Open 1999, era proprio la numero 29 Mauresmo, fuori delle teste di serie, ad aver reso ancora più piccante la portata.

Mauresmo non suscitava l’interesse della maggior parte degli appassionati: quand’anche capitava che la prendessero in considerazione, la ritenevano solo una promessa. Al primo turno si era salvata annullando palle match, poi si era fatta strada nel tabellone vincendo a sorpresa contro la testa di serie numero 8 Patty Schnyder al secondo turno, per arrivare in semifinale con tre vittorie facili, tra cui il quarto di finale contro Mary Pierce. Alla vigilia della partita contro Lindsay Davenport, Mauresmo era sì ora captata dai radar di tutti, ma non per la sua progressione nella prima settimana. Poco dopo l’inizio del torneo infatti, si era dichiarata lesbica ai media francesi, e la stampa scandalistica australiana non aveva esitato a buttarsi a capofitto sulla storia.

Dopo la vittoria di misura contro Davenport, 103 punti a 102 per un punteggio di 4-6 7-5 7-5, l’interesse per l’inclinazione sessuale della diciannovenne era esplosa. Davenport stessa, in un’intervista post-partita, non le aveva mandate a dire: In un paio di occasioni mi sembra di giocare contro un uomo, lei tira così forte e profondo, guardo nella sua direzione e ha due spalle possenti, voglio dire…quelle spalle”. La lista di commentatori e avversarie che parlano delle giocatrici — solitamente delle migliori — come uomini è molto lunga. Spesso intesi come complimenti, nella chiave di lettura odierna generano in realtà non poco imbarazzo. Per quanto è dato saperne, Davenport stava solo spiegando di come avesse subìto la potenza dei colpi dell’avversaria: una settimana dopo la rivelazione di Mauresmo, il significato pareva essere un altro. E così aveva chiesto rapidamente scusa, di persona e con sincerità. Non Hingis però, che prima della finale aveva etichettato Mauresmo come ‘un mezzo uomo’, lamentandosi delle sue manifestazioni pubbliche di affetto. Le scuse di Hingis erano risultate tanto di circostanza quanto genuine quelle di Davenport. Ma questo non era un film di Hollywood e l’adolescente che inaspettatamente aveva superato un ostacolo dietro l’altro, mostrando al mondo sé stessa senza filtri, non era riuscita a trionfare. Aveva invece prevalso il cattivo, e Hingis si era portata a casa il suo terzo Australian Open di fila con il punteggio di 6-2 6-3.

Una lunga strada prima del successo

L’avventura di Mauresmo in Australia era stata una palestra per imparare a gestire l’attenzione dei media che continua a ricevere tutt’oggi. Il lieto fine era però ben lontano dall’arrivare. Due anni dopo la finale a Melbourne, riusciva a malapena a rimanere tra le prime 20 della classifica, dovendo aspettare fino agli US Open 2001 per raggiungere un altro quarto di finale in uno Slam. Perde quella partita contro Jennifer Capriati e perde anche le cinque successive contro una delle prime 10. Va detto però che non era il periodo più facile per scalare il vertice del tennis femminile. Prendiamo alcune delle giocatrici più forti nate tra il 1975 e il 1983, come nella tabella.

Anno   Giocatrice
1975   Mary Pierce
1976   Jennifer Capriati
1976   Lindsay Davenport
1979   Amelie Mauresmo
1980   Martina Hingis
1980   Venus Williams
1981   Elena Dementieva
1982   Serena Williams
1982   Justine Henin
1983   Kim Clijsters

Se le più grandi e i più grandi fossero equamente distribuiti lungo l’arco del ventesimo secolo, l’elenco de I 128 del tennis avrebbe cinque giocatrici di quegli anni. Invece ce ne sono dieci e alcune molto vicine alle posizioni più alte delle migliori di tutti i tempi.

Alla fine, Mauresmo se la sarebbe cavata contro la maggior parte delle colleghe. Con Serena Williams il suo record è di due vittorie e dodici sconfitte, con Venus Williams di tre vittorie e otto sconfitte. Con Hingis è sette vittorie pari, e quasi in pareggio con Justine Henin e Kim Clijsters. Ha invece un bilancio positivo negli scontri diretti con Capriati, Pierce ed Elena Dementieva. Sono vittorie che l’hanno aiutata a risalire la classifica, ma agli inizi del 2000 può solo stare a osservare mentre le sorelle Williams dominano tutti i tornei che contano. Nel 2002 perde ai quarti di finale degli Australian Open contro Capriati, in semifinale a Wimbledon contro Serena e in semifinale agli US Open contro Venus dopo una partita molto equilibrata. Pur entrando nelle prime 5 per la prima volta, un titolo Slam sembra essere ancora un miraggio.

I dubbi sulla sua forza mentale

Era facile per i giornalisti costruire un teorema sulle difficoltà di Mauresmo. Non si è mai pentita della sua pubblica ammissione, ma i commenti che le avevano riversato addosso — molti negativi — erano una fonte di distrazione e pressione aggiuntiva. Inoltre, l’accompagnava la reputazione di cedere nei momenti più caldi, la giocatrice di talento che non ha quello che serve per vincere le partite che portano gloria.

Come molti giocatori la cui forza mentale è messa in dubbio, anche Mauresmo ha imparato ad accettare i giudizi, quantomeno come spiegazione di una parte della carriera. Avrebbe parlato della paura di vincere, fino al momento di realizzare, intorno al 2004, che finalmente ci sarebbe dovuto essere il suo nome sul trofeo. Forse è stato così, certamente è accaduto che sia migliorata e i risultati in quella stagione hanno fatto un balzo in avanti. Ha vinto 63 partite su 75, conquistato quattro titoli e raggiungendo, per quanto brevemente, il numero 1 della classifica, davanti a Davenport, Hingis e Serena. Di converso, ci sono molte altre ragioni che hanno richiesto a Mauresmo più tempo delle avversarie per trovare la giusta combinazione. Nel 2006 affermava sul Guardian che non era una ‘macchina da tennis’. Pur vincendo due Slam juniores, non era mai stata una promessa certa: stando al giornalista Alain Deflassieux, non era nemmeno la migliore tra il forte gruppo di giovani francesi nate nel 1979.

Pur in presenza di quei momenti di discontinuità di rendimento che per alcuni osservatori giustificavano le mancanze di Mauresmo, il suo tennis era affascinante, con un brillante rovescio a una mano che si inseriva tra quello di Henin e di Richard Gasquet. Inoltre era sempre portata ad attaccare la rete e, anche nei tornei sull’erba, raramente abbandonava la tattica, visto che il suo gioco si prestava per quella superficie. Nella finale di Wimbledon 2006, per 33 volte aveva seguito il servizio a rete e giocato la volée. La varietà in campo era sia benedizione, sia maledizione. Sempre al Guardian aveva detto: Mi ha penalizzato a lungo. Quando infatti hai scelta, devi fare quella giusta. Se non hai altre opzioni, fai quello che sai fare meglio e finisce li. Ma con più soluzioni a disposizione — gioco una palla bassa lungolinea o vado di effetto a incrociare? — c’è la possibilità che finirai per sbagliare.

Pochi eletti, come Hingis, danno l’impressione di essere nati sapendo come scegliere al meglio. Per il resto del mondo, tra cui alcuni dei e delle più forti di sempre, serve più tempo.

Finalmente il primo Slam

Dopo un eccellente 2004, sembrava che finalmente Mauresmo potesse vincere uno Slam. Invece la stagione 2005 segue le precedenti: ottiene solo quattro game nei quarti di finale in Australia contro Serena; a Parigi esce presto contro una giovane Ana Ivanovic; Davenport la batte a Wimbledon in una maratona in tre set che non fa altro che rafforzare l’impressione che non sia in grado di vincere questo tipo di partite; e a New York perde mestamente 6-4 6-1 sempre ai quarti di finale contro Pierce, che la sconfigge ancora nella prima partita del girone delle Finali di stagione a Los Angeles. Da quel momento però, la ruota gira: Mauresmo batte Clijsters e Dementieva senza perdere un set, poi in semifinale fa fuori Maria Sharapova e conquista il titolo nella rivincita contro Pierce. Non è uno Slam, ma è la cosa che più gli si avvicina. E soprattutto è una grande iniezione di fiducia per il 2006, in cui vince undici partite di fila contro una giocatrice delle prime 10, tra cui finali contro Henin, Pierce e Clijsters a inizio stagione. La vittoria contro Henin arriva per il ritiro dell’avversaria: non la soddisfazione maggiore ma che comunque sancisce il suo primo Slam. Turno dopo turno procede in modo bizzarro, perché vince per ritiro contro Michaëlla Krajicek, Clijsters e appunto Henin, il cui mal di stomaco non sembrava così debilitante da costringerla a smettere. A prescindere, la vittoria conta e Mauresmo a marzo si riprende anche il numero 1.

Fa vedere di meritare la posizione, e la vittoria con asterisco a Melbourne, con un’altra magistrale esibizione di talento a Wimbledon. Questa volta, tutte le sette partite terminano con la trasformazione di una palla match e qualsiasi dubbio rimanente sulla sua resistenza mentale viene cancellato da recuperi contro Anastasia Myskina nei quarti e Sharapova in semifinale dopo aver perso il secondo set. In finale c’è di nuovo Henin: Mauresmo perde il primo set, vince il secondo e di fronte all’immensa pressione di servire per il trofeo più ambito nel tennis, apre il game con due ace, esegue un servizio e volée da manuale sul 30-30, e costringe Henin a un errore non forzato per aggiudicarsi il secondo e ultimo Slam.

Eccellente anche dopo il ritiro

Quando si è presentata la fase calante, è stata più ancora più rapida della pur ritardataria ascesa. Perde contro Henin nella finale delle Finali di stagione. Vince il titolo ad Anversa battendo Clijsters, ma quel torneo conta per quattro vittorie delle sole 27 di tutta la stagione. Non arriva nemmeno ai quarti in nessuno dei due Slam vinti dodici mesi prima. Dopo altri due anni di anonimato, si ritira poco dopo aver compiuto trent’anni. La carriera dopo il ritiro però è ricca quanto il decennio abbondante sul circuito. Nel 2013, è con Marion Bartoli quando vince Wimbledon, e dal 2014 al 2016 fa l’allenatrice di Andy Murray, portandolo a vincere i primi tornei sulla terra battuta. È nell’angolo di Lucas Puoille nella sorprendente corsa alla semifinale degli Australian Open 2018. E ora è a capo del Roland Garros, uno dei quattro eventi più importanti della stagione tennistica. Servirà del tempo per dire come se l’è cavata alla guida di uno Slam, e se è per lei sufficientemente interessante da averla fatta restare a lungo. In un anno tranquillo, la direttrice del torneo opera più spesso dietro le quinte. Dovessero però l’insistenza e lo scrutinio dei media farsi pressanti, lei sarà sicuramente pronta. ◼︎

The Tennis 128: No. 62, Amelie Mauresmo

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