Il Metodo Medvedev o i possibili meriti di due prime di servizio

di Tyler Park e Ricky Dimon // The Grandstand

Pubblicato il 2 ottobre 2019 – Traduzione di Edoardo Salvati

In questi mesi, Daniil Medvedev ha vinto una partita dietro l’altra (da ultimo tutte quelle dello Shanghai Masters appena conclusosi, n.d.t.). Protagonista della trasferta americana estiva, ha giocato quattro tornei sul cemento arrivando sempre in finale, anche agli US Open. C’è stato però un momento del Cincinnati Masters in cui sembrava che non sarebbe andato avanti. Dopo aver perso il primo set per 3-6 nella semifinale contro il numero 1 Novak Djokovic, Medvedev era destinato a subire il ben noto trattamento che la maggior parte degli avversari di Djokovic riceve, una sconfitta senza appello. Esausto per l’ennesima lunga settimana di partite, non aveva più nulla da perdere. Ha deciso quindi di provare una tattica all’apparenza folle.

La follia apparente della semifinale di Cincinnati

Nei due set finali della partita, Medvedev ha iniziato a servire “prime” aggressive sia sulla prima che sulla seconda di servizio raggiungendo, in entrambi i casi, velocità anche superiori a 193 km/h, per costringere Djokovic, pur nel rischio di commettere doppi falli, a una risposta più debole. Nel secondo e terzo set, la velocità media della seconda di servizio è cresciuta di 18 km/h.

“Di solito aumento la potenza della seconda quando il servizio non sta girando bene, e Djokovic mi stava distruggendo nel primo set”, ha spiegato Medvedev in conferenza stampa. “A un certo punto mi sono detto, perché continuare con seconde normali se tanto perderò il punto. Da li in poi ho iniziato a vincere molti più punti”.

Chiudendo per 3-6 6-3 6-3, Medvedev ha ottenuto una clamorosa vittoria a sorpresa contro un avversario che quasi mai si lascia sfuggire il traguardo quando è avanti nel punteggio. Djokovic, la cui intelligenza tennistica riesce a risolvere qualsiasi problema sul campo, è rimasto totalmente spiazzato dall’insolita strategia di Medvedev. “Non mi è capitato spesso un avversario che serve così pesante sulla seconda, praticamente come se fossero due prime, e per una fase lunga di gioco”, ha dichiarato Djokovic. “Se un giocatore serve la seconda a 206 km/h (128 mph), c’è solo da congratularsi”.

Alcuni fattori hanno reso efficace la strategia di Medvedev, che ha sconfitto in finale David Goffin e vinto a oggi il torneo più importante in carriera (insieme allo Shanghai Masters arrivato successivamente, n.d.t.). Il primo è che Medvedev sa servire bene. Imprime alla pallina molta forza e pochissimo effetto, e a 198 cm di altezza il margine di errore sopra la rete è superiore a quello della maggior parte dei giocatori. Il secondo è che, durante la semifinale, il servizio è stato più accurato del solito.

Nonostante una tattica molto offensiva, Medvedev ha commesso solo 4 doppi falli, a fronte di 14 ace. Da ultimo, Djokovic è un giocatore spettacolare alla risposta, generalmente riconosciuto come il più forte di sempre. Unisce flessibilità impensabile con riflessi incredibili, che servono a distruggere qualsiasi certezza che un avversario possa avere al servizio. Negli ultimi dodici mesi, Djokovic ha vinto la percentuale assurda del 55.2% di punti alla risposta sulla seconda, preceduto sul circuito solo da Rafael Nadal e Diego Schwartzman. In ognuna delle ultime 10 stagioni si è classificato tra i primi cinque in questa statistica. Non è il numero 1 del mondo per puro caso.

Un russo poco ortodosso

È la volontà di Medvedev a ricercare soluzioni atipiche a separarlo dai colleghi della stessa generazione. Possiede colpi poco ortodossi: in un’era di intenso uso della rotazione, colpisce la pallina di piatto e con violenza, sia dal lato del dritto che del rovescio. Non si tira poi indietro nel fare affermazioni o tenere comportamenti anomali nel migliore dei casi e chiaramente scortesi nel peggiore. Nella partita di Cincinnati però ha colto un’intuizione. Che porta a pensare…cosa succerebbe se un giocatore decidesse di servire sempre due prime?

La saggezza popolare segnala che un giocatore dovrebbe evitare a tutti i costi di commettere doppi falli. A prima vista, è un’interpretazione ragionevole. Servendo un doppio fallo, si hanno zero probabilità di vincere il punto. Servendo invece la seconda in campo, a prescindere da quanto debole sia, esiste comunque una probabilità teorica di vincerlo. Il problema è che, contro un giocatore come Djokovic, anche servendo una seconda valida le probabilità sono abbastanza ridotte.

Si tratta quindi, almeno per qualche specifica situazione, di provare qualcosa di nuovo? Nel corso degli anni, si è assistito a cambiamenti radicali in molti sport (tra tutti il rimescolamento della difesa nel baseball, ma anche la moltiplicazione dei lanci nel football americano e del tiro da tre nella NBA): anche il tennis è in grado di usare le statistiche come ausilio al superamento di schemi di pensiero datati? Una delle possibilità può prendere il nome di “Metodo Medvedev” o, in termini meno altisonanti, servire due prime di servizio.

Il Metodo Medvedev

La tabella mostra le statistiche al servizio degli ultimi 12 mesi dei primi 10 giocatori della classifica (con statistiche fino al 15 settembre 2019). La frequenza di seconde di servizio include i doppi falli, che sono conteggiati come punti persi sulla seconda. L’ultima colonna indica la frequenza di punti vinti con il Metodo Medvedev di servire due prime di servizio. La percentuale di punti vinti con il Metodo Medvedev è data da:

% di prima di servizio X % di punti vinti sulla prima di servizio

nell’assunto che il giocatore abbia già sbagliato la prima. Se utilizza il Metodo Medvedev, la percentuale di vittoria è uguale alla probabilità che il servizio aggressivo entri moltiplicata per la probabilità che vinca il punto dopo che un servizio valido. Naturalmente, l’evidente controindicazione è data dal fatto che se il servizio è fuori, il giocatore ha commesso doppio fallo.

Prendiamo Djokovic, che è in cima all’elenco. La sua percentuale di vittoria con il Metodo Medvedev è calcolata come 65.5% x 75.9% = 49.7%. Con una seconda di servizio tradizionale, Djokovic vince il 57.2% dei punti. Sulla base di questi numeri, il Metodo Medvedev non sarebbe per lui una strategia efficace. Probabilmente è perché Djokovic è talmente superiore da fondo che non ha bisogno di un servizio dominante per vincere lo scambio, nemmeno sulla seconda. Lo stesso ragionamento sembra valere per altri, come Nadal o Kei Nishikori, che giocano principalmente da fondo, ma non è diffuso in maniera universale tra tutti i giocatori di vertice.

Il caso di Zverev

Alexander Zverev, numero 6 del mondo, rappresenta un esempio molto interessante. Zverev ha diversi punti in comune con Medvedev. Anche lui è alto 198 cm, con una mobilità fuori dalla media e colpi ad alta velocità di esecuzione. Ci sono però delle differenze. È possibile che Zverev imprima più potenza, e i suoi colpi hanno maggiore rotazione. Medvedev al contempo colpisce più di piatto e con maggiore continuità.

Tuttavia, ai fini di questo studio la differenza principale risiede nella modalità di servizio di Zverev. Con un fisico magro e scattante, Zverev riesce a servire prime anche a 220 km/h. Le statistiche lo confermano, visto che è al ventesimo posto di 85 giocatori del circuito per percentuale di punti vinti sulla prima. Quando però sbaglia la prima, le cose peggiorano sensibilmente. Nella recente sconfitta agli ottavi di finale degli US Open contro Diego Schwartzman, Zverev ha commesso 17 doppi falli. Molte delle seconde non hanno superato i 112 km/h. Non sono episodi isolati: degli 85 giocatori considerati è ultimo nella percentuale di punti vinti sulla seconda e 84esimo nell’evitare doppi falli!

Opinionisti e analisti avanzano ipotesi di mancanza di tenuta mentale, in modo simile a quanto successo ad esempio a Tiger Woods nel golf in tema di gioco di avvicinamento. Anche se nasce per lui da circostanze negative (come è successo nella finale di Shanghai, in cui ha perso il primo set con due doppi falli di fila, n.d.t.) , Zverev è il soggetto ideale per l’applicazione del Metodo Medvedev. I dati evidenziano che vincerebbe ben il 4% dei punti in più se servisse un’altra prima al posto della seconda. Non sembra molto, ma nella finale degli US Open Nadal ha vinto il 52% dei punti contro il 48% di Medvedev. Il 4% aggiuntivo può separare un campione Slam da un finalista. Zverev avrebbe ampio margine per permettersi di rischiare più doppi falli con seconde di servizio più potenti, perché già così commette moltissimi doppi falli. Magari vincerebbe qualche punto in più quando la seconda entra, giusto?

Il Metodo Medvedev funziona meglio con i grandi servitori?

Vale la pena fare una verifica anche con i giocatori dal servizio più potente del circuito. Il Metodo Medvedev fa affidamento su una solida prima di servizio con cui si vincono molti più punti di una tipica seconda, e in tema di servizi efficaci, questi giocatori sono i più forti in circolazione.

La tabella mostra i primi cinque giocatori del circuito secondo la metrica Serve Rating dell’ATP. Ho aggiunto anche Juan Martin Del Potro, un altro giocatore dal servizio imprendibile ed ex numero 3 del mondo, che ha perso posizioni in classifica per via dei continui infortuni. È interessante notare come il Metodo Medvedev è una strategia con molta più valenza per questo gruppo di giocatori che per i primi 10. Tre su sei — John Isner, Nick Kyrgios e Del Potro — beneficerebbero, almeno in linea teorica, dal servire due prime.

Alcuni appassionati non approveranno di certo questo tipo di cambiamento, visto che giocatori dal servizio così incisivo sono stati soprannominati, in tono derisorio, macchine da servizio per la loro marcata dipendenza da questo colpo. Il Metodo Medvedev porterebbe ad ancora più ace e doppi falli. Ma non è una strategia che si limita al servizio. La ragione principale dell’efficacia della prima di Del Potro risiede nella difficoltà del giocatore alla risposta di evitare che colpisca poi con il dritto, che gli ha fatto guadagnare il soprannome di “Del Thortro” da Roger Federer in persona, perché sprigiona potenza simile a quella di un martello.

O è in realtà il Metodo Bublik?

Alexander Bublik ha qualche tratto in comune con Zverev, come ad esempio essere entrambi nati in Russia e con un fisico alto e asciutto, anche se Bublik rappresenta il Kazakhstan nelle competizioni ufficiali (e Zverev è tedesco). Condividono anche il soprannome, Sascha per Zverev e Sasha per Bublik. Il profilo statistico di Bublik lascia intendere che potrebbe candidarsi con successo a sperimentare il Metodo Medvedev. In realtà, lo sta già provando, più di Medvedev stesso e più di qualsiasi altro giocatore del circuito! Pur di fronte a statistiche non così schiaccianti come quelle di Zverev, la frequenza di punti vinti da Bublik sulla seconda di servizio e la sua frequenza con il Metodo Medvedev sono abbastanza ravvicinate da far pensare che trarrebbe beneficio dall’usarlo nei giusti momenti.

Naturalmente, Bublik è già arrivato a questa conclusione. Nella finale del Chengdu Open contro Pablo Carreno Busta, ha servito l’incredibile numero di 31 ace, insieme a 11 doppi falli, in parte per l’implementazione del Metodo Medvedev. In quei 31 ace, c’è stata una seconda di servizio a 220 km/h nel tiebreak del terzo set, uno spudorato servizio da Metodo Medvedev se ce n’è uno!

Anche se poi Bublik ha perso la partita, senza dubbio l’aver utilizzato il Metodo Medvedev gli è stato di grande beneficio. Ha infatti vinto il 55% (22/44) dei punti sulla seconda, ben al di sopra della media stagionale del 45.9%. Se si escludono i doppi falli, la frequenza di punti vinti sulla seconda è stata del 72.7%, appena inferiore alla percentuale stagionale del 75.9% di punti vinti sulla prima. Con velocità superiori anche a 210 km/h, adottando questa strategia le seconde di servizio sono state sufficientemente efficaci da compensare l’impatto negativo dei doppi falli.

Se Bublik avesse giocato abbastanza da rientrare nella classifica delle statistiche ufficiali al servizio elaborata dall’ATP, risulterebbe al primo posto per numero di doppi falli a partita, lasciandosi dietro anche Zverev. È come se servisse due prime con regolarità, adottando il Metodo Medvedev con più zelo del giocatore da cui prende il nome. A soli 22 anni, la finale di Chengdu gli ha regalato il 57esimo posto, il massimo di sempre. Un emergente con talento, ci si attende che continui a fare strada, e con lui molte altre circostanze di applicazione del Metodo Medvedev.

Il fattore risposta

Il successo del Metodo Medvedev è anche legato alla prestazione dell’avversario. La tabella mostra alcuni numeri alla risposta per i tre migliori del circuito — Djokovic, Nadal e Schwartzman — e per i due peggiori, Isner e Reilly Opelka. Ho usato la media del circuito del 61.9% di prime in campo per un confronto con la frequenza di punti vinti alla risposta sulla prima e sulla seconda da ciascun giocatore. La percentuale di punti vinti alla risposta con il Metodo Medvedev è data da:

(% di punti vinti dal giocatore alla risposta sulla prima di servizio X % media del circuito di prime in campo) + (1 – % media del circuito di prime in campo).

A parole, si tratta di moltiplicare la percentuale dei punti vinti sulla prima da parte dell’avversario per la probabilità che la prima sia valida, a cui si aggiunge la probabilità di un doppio fallo. Emerge immediatamente l’assoluta inutilità del Metodo Medvedev contro un avversario debole alla risposta come Isner o Opelka. Sono giocatori il cui talento alla risposta è già così limitato da poter tenere il servizio senza particolari problemi con seconde tradizionali.

Contro un avversario alla risposta di primissimo livello, la distanza è molto più ridotta. Non dimentichiamo che le statistiche alla risposta sono riferite al caso di un giocatore medio al servizio. Se si possiede un servizio più accurato o più potente della media del circuito, contro i più forti alla risposta potrebbe valer la pena utilizzare il Metodo Medvedev.

Il verdetto

Questo modello statistico abbastanza semplificato probabilmente non recepisce tutti gli aspetti psicologici relativi al Metodo Medvedev. Ad esempio, un giocatore dovrebbe avere la solidità mentale per neutralizzare le conseguenze dei doppi falli iniziali da un lato e le critiche a cui sarebbe sicuramente soggetto dall’altro. Dovrebbe inoltre impegnarsi nell’attuazione della strategia sapendo che la ricompensa maturerà solo nel lungo periodo.

Per contro, il Metodo Medvedev crea parecchi grattacapi se si è dalla parte sbagliata. Anche un giocatore come Djokovic, capace solitamente di imporre comunque il proprio controllo, ha dovuto subire a Cincinnati la frustrazione derivante dalla tattica di Medvedev. Un frustrazione che potrebbe generare ancora più errori non forzati da parte dell’avversario.

La verità sta nel fatto che il Metodo Medvedev può essere usato con efficacia in situazioni con determinate caratteristiche. Riprendiamo la semifinale contro Djokovic. Medvedev ha una prima di servizio molto forte, sta servendo con precisione e ha di fronte un giocatore alla risposta di livello eccelso. Sono probabilmente queste le condizioni ideali per il Metodo Medvedev. I numeri evidenziano che lo stesso Medvedev non è adatto a rappresentare il profilo statistico di questa strategia. Eppure, il fatto che Medvedev abbia avuto successo indica che in molti potrebbero replicarla nella giuste circostanze.

Attacco a sorpresa

Inoltre, è una tattica che potrebbe funzionare da attacco a sorpresa. Ipotizzate che in una partita contro Medvedev le seconde che ha servito non sono mai andate oltre i 160 km/h. Se improvvisamente arriva una seconda a 210 km/h, avrete scarse possibilità di reagire prontamente e rispondere con efficacia. L’analogia più immediata è con il baseball, quando un ricevitore viene preso in contropiede dal lanciatore: se si aspetta una veloce ma si presenta una curva, è quasi impossibile per lui reagire con sufficiente riflesso. Allo stesso modo, un battitore farà molta fatica a colpire una veloce a 160 km/h quando si aspetta una curva a 130 km/h.

Anche se un giocatore non è disposto a continuare a servire due prime a velocità piena, i dati fanno chiaramente vedere che i grandi servitori trarrebbero beneficio da una seconda di servizio più aggressiva. Per quanto i doppi falli possano dare sensazioni negative ed essere effettivamente costosi nell’economia del punteggio, se si riesce ad aumentare la percentuale di punti vinti quando entra una seconda più aggressiva, aver commesso qualche doppio fallo in più nel corso della partita non sarà stato futile!

The Medvedev Method: Exploring the merits of hitting two first serves