Il ritorno alla forma Slam dopo una lunga pausa: l’esempio delle due guerre mondiali

di Stephanie Kovalchik // StatsOnTheT

Pubblicato il 28 marzo 2020 – Traduzione di Edoardo Salvati

Se si escludono le due guerre mondiali, durante le quali molti Slam furono cancellati, non c’è stato un periodo nella storia del tennis di profondi sconvolgimenti come quello attuale. In questo articolo, guardiamo ai vincitori di tornei Slam nei dieci anni antecedenti e successivi alla Prima e alla Seconda guerra mondiale per trarre possibili indicazioni su quanto è difficile rientrare alla normalità dopo un evento così distruttivo.

Anche di fronte alla situazione inedita, per i tempi moderni, di una pandemia di queste proporzioni, il passato può essere una guida di quello che ci attende. Per gli appassionati più fortunati, senza altra grande preoccupazione che la sospensione del gioco, significa analizzare i precedenti in cui la stagione è stata interrotta così a lungo. Pochi sono gli eventi che hanno costretto il calendario sportivo a fermarsi, e gli anni testimoni delle due guerre mondiali sono il paragone più immediato.

Più di un secolo ci separa ormai da quegli avvenimenti che costrinsero tre dei quattro Slam a saltare diverse edizioni, facendo emergere la mancanza di una risposta coordinata da parte degli organizzatori, una delle poche costanti nella storia del tennis. Gli US Open ad esempio furono giocati in tutti gli anni martoriati dalla guerra.

Per recitare un dramma di cui il passato è il prologo

Il tennis che ha preceduto l’introduzione dell’era Open ha poco in comune con le dinamiche da vera e propria industria del professionismo in mostra in quello attuale. È comunque di interesse storico osservare come il massimo livello dello sport ha reagito nell’unico altro momento in cui si è trovato di fronte a una crisi fuori dall’ordinario.

Nell’immagine 1, ho cercato di illustrarne l’impatto con una rappresentazione temporale dei vincitori Slam nei dieci anni che precedono e che seguono le due guerre mondiali, per avere un’idea di quanti giocatori hanno dovuto rinunciare a una carriera più lunga.

IMMAGINE 1 – Rappresentazione temporale dei vincitori Slam nei dieci anni precedenti e successivi alle due guerre mondiali

Prima guerra mondiale

Iniziando dalla Prima guerra mondiale, quattro giocatori hanno perso la vita tra il 1915 e il 1919: Laurence Doherty, Anthony Wilding, Ernie Parker e Arthur O’Hara Wood. Wilding, neozelandese, e gli australiani Parker e O’Hara Wood, sono caduti di guerra, il sacrificio ultimo per la patria. Nessuno tra i vincitori Slam negli anni appena antecedenti al conflitto è riuscito a replicare il successo alla ripresa. Solo pochissimi giocatori, come William Johnston che ha vinto due volte gli US Open durante la guerra, sono rimasti al vertice anche dopo la fine delle ostilità.

Seconda guerra mondiale

Simile andamento emerge per quei giocatori la cui carriera si è fatalmente sovrapposta allo scoppio della Seconda guerra mondiale. Henner Henkel e Joe Hunt sono morti in guerra, Hunt a poco più di un anno dalla vittoria contro Jack Kramer agli US Open 1943. Ci sono però due eccezioni, cioè Adrian Quist e John Bromwich. Quist, australiano, ha vinto gli Australian Open per tre volte prima, durante e dopo la guerra (1936, 1940, 1948). Il connazionale Bromwich ha avuto un percorso analogo, con le vittoria agli Australian Open del 1939 e del 1946.

La competizione nell’era del dilettantismo non si è mai neanche avvicinata al livello del professionismo del tennis contemporaneo, e questo rende l’assenza di ritorno al vertice tra giocatori di quell’epoca storica ancora più punitiva.

Se il passato del tennis è di qualche insegnamento, una pausa così lunga chiederà un tributo concreto e metaforico. Speriamo che lo sport, come qualsiasi altro ambito umano, non debba più affrontare esperienze così drammatiche.

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