La fortuna del sorteggio: Australian Open 2020 (uomini)

di Chapel Heel // HiddenGameOfTennis

Pubblicato il 19 gennaio 2020 – Traduzione di Edoardo Salvati

Come d’abitudine per gli Slam, ho eseguito una simulazione (con la mia variante Elo) di 100.000 configurazioni del tabellone principale, utilizzando lo stesso metodo che gli organizzatori usano per assegnare ai giocatori la loro posizione. L’ho poi confrontata con la previsione per il torneo su base Elo rispetto al tabellone effettivo.

La tabella mette a confronto la previsione effettiva del tabellone con i risultati dalle simulazioni di rimescolamento, in modo da avere alcune indicazioni sull’accessibilità del tabellone effettivo rispetto alle altre configurazioni. Tonalità di rosso (e arancione) evidenziano la sfortuna del giocatore. Al contrario, tonalità di verde rappresentano la fortuna ricevuta nel tabellone effettivo, in riferimento a un particolare turno. Il giallo simboleggia neutralità, e si può di fatto ignorare qualsiasi valore superiore o inferiore allo 0.3%.

Per una presentazione più compatta rispetto al passato, ho riportato nella tabella solo le teste di serie, e organizzato nella tabella successiva quei giocatori fuori dalle teste di serie per i quali c’è stata un’incidenza degna di nota (almeno lo 0.5% di segno positivo o negativo).

Tabellone effettivo e simulato a confronto per le teste di serie

Rispetto a tabelloni casuali, la parte bassa del tabellone principale è più difficile di quella alta. A David Goffin non è andata proprio bene essendo finito nella sezione del giocatore più in forma del momento, Andrey Rublev, che invece è tra i più fortunati, come Matteo Berrettini. Pensavo che la testa di serie numero 8 per Berrettini fosse eccessiva, perché non mi sembra tra i primi otto favoriti, ma so che le teste di serie procedono in automatico. Comunque, ha il tabellone più fortunato tra tutte le teste di serie.

IMMAGINE 1 – Confronto tra tabellone effettivo e simulazioni per le teste di serie

Effetti di rilievo su una selezione di giocatori fuori dalle teste di serie

Kevin Anderson ha giocato abbastanza bene all’ATP Cup. Con un pò di fortuna potrebbe superare un po’ di turni, magari fino agli ottavi. I quarti di finale sembrano troppo ambiziosi. Fresco vincitore del primo torneo, Ugo Humbert non è stato ricompensato con un percorso semplice. Ma non credo farà troppa differenza perché, anche scarico di adrenalina, dovrebbe perdere da John Millman al primo turno.

IMMAGINE 2 – Effetti della casualità del sorteggio su alcune non teste di serie

Luck of the Draw: Australian Open 2020 (Men)

I favoriti agli Australian Open 2020

di Stephanie Kovalchik // StatsOnTheT

Pubblicato il 17 gennaio 2020 – Traduzione di Edoardo Salvati

Dopo aver visto le favorite per gli Australian Open 2020, a tabellone maschile completo quali sono le probabilità di vittoria dei Grandi Tre per il primo Slam dell’anno? E ci sono altri seri contendenti al titolo?

Con l’avvio delle competizioni, tutti si chiedono quale dei Grandi Tre sarà il primo a vincere uno Slam nel 2020. Sulla base delle mie valutazioni, Novak Djokovic e Rafael Nadal hanno la probabilità più alta, con un leggero margine per Djokovic dopo il solido livello di gioco mostrato durante l’ATP Cup.

I soliti noti

Djokovic ha quasi una probabilità su tre di titolo, Nadal quasi una su quattro, e la finale tra i due è l’esito più probabile. I molti appassionati di tennis che si sono entusiasmati per il secondo set della loro partita all’ATP Cup sono certamente in trepidante attesa a Melbourne per un altro episodio della saga.

La terza posizione di Roger Federer non dovrebbe rappresentare una sorpresa, almeno per i più attenti. Più sorprendente potrebbe invece essere il fatto che la distanza di Federer da Djokovic e Nadal sia così ampia, visto che entrambi hanno più del doppio della probabilità di vincere il torneo. Questo dipende solo in parte dalla valutazione attuale della forma di Federer. Dal lato di Djokovic e con giovani pericolosi come Filip Krajinovic, Hubert Hurkacz, Denis Shapovalov e Matteo Berrettini, la strada di Federer per il titolo è particolarmente in salita.

Alle spalle dei Grandi Tre, la probabilità di vittoria diminuisce vertiginosamente. Non si possono però ignorare le possibilità di un gruppo di giocatori che si sono messi in luce nel 2019, primi fra tutti Daniil Medvedev e Stefanos Tsitsipas che, pur non avendo ancora vinto uno Slam, hanno la probabilità più alta di detronizzare uno dei Grandi Tre.

Non possiamo poi dimenticare di menzionare diversi altri giovani per un risultato di prestigio. Dall’alto verso il basso troviamo Andrey Rublev, Denis Shapovalov (che però ha perso al primo turno, n.d.t.) e Berrettini. Anche Dominic Thiem e Roberto Bautista Agut rientrano tra i favoriti, ma sono convinta che i più giovani tra i possibili primi vincitori di Slam abbiano il vantaggio dell’età dalla loro parte.

Giocatore       Prob. titolo
Djokovic        29.6%
Nadal           26.9%
Federer         12.8%
Medvedev        6.9%
Tsitsipas       5.0%
Rublev          3.9%
Thiem           1.9%
Shapovalov      1.9%
Berrettini      1.3%
Bautista Agut   1.2%

La gioventù che avanza

È incredibile pensare che una probabilità cumulata di quasi il 50% per la vittoria finale tra Djokovic e Nadal sia inferiore a quella che i due avevano lo scorso anno. E non dipende da un loro calo vistoso, quanto dalla crescita degli altri, per alcuni in modo drammatico.

Lo si può osservare nell’andamento delle valutazioni dell’ultimo anno dei primi dieci favoriti. L’aspetto che più colpisce è l’incredibile ascesa dei più giovani dietro ai Grandi Tre, la maggior parte di quali ha guadagnato almeno 100 punti nel corso della passata stagione.

IMMAGINE 1 – Andamento della valutazione dei giocatori nell’ultimo anno

Se davvero esiste un vantaggio psicologico derivante dallo stato di forma, il grafico suggerisce che le aspettative su giocatori come Medvedev, Shapovalov, Berrettini e Rublev dovrebbero essere ancora più alte dell’effettiva previsione di titolo. Perché, tra i primi 10, hanno fatto siglare i miglioramenti più significativi. Anche Tsitsipas è cresciuto naturalmente, solo che un incremento stabile rende la sua evoluzione più insolita rispetto a quella degli altri appartenenti alla Next Gen.

Nonostante abbiano 105 anni insieme, i Grandi Tre continuano a sfidare la ragione e rimanere al vertice del tennis mondiale. Ancora una volta, sono loro a ottenere i favori del pronostico, ma è il primo Slam da qualche tempo a questa parte in cui la probabilità di altri giocatori per la vittoria finale non è un concetto puramente teorico.

Men’s Title Chances for the 2020 Australian Open

Le favorite agli Australian Open 2020

di Stephanie Kovalchik // StatsOnTheT

Pubblicato il 17 gennaio 2020 – Traduzione di Edoardo Salvati

Le speranze di una nazione saranno sulle spalle di Ashleigh Barty al via degli Australian Open 2020. Il pronostico suggerisce però che dopo quattro finali Slam consecutive perse, potrebbe essere la volta di Serena Williams.

Con la testa di serie numero uno per lo Slam di casa, Barty sarà probabilmente la giocatrice a sentire la pressione maggiore per la vittoria a Melbourne. Dovrà sfidare anche le previsioni basate su diversi sistemi di valutazione che, nonostante un tabellone teorico più abbordabile da prima della classifica, le assegnano solo una possibilità di titolo su dieci, visto che occupa il quarto posto tra le favorite. Con una probabilità su cinque, Williams non ha il trofeo assicurato, ma è comunque avanti rispetto alle altre contendenti. Queste previsioni non tengono però in considerazione il possibile “effetto finale” che sembra aver colpito Williams, che appunto non ha più vinto uno Slam dagli Australian Open 2017, e dopo aver avuto una figlia.

Serena e poi le altre

La forma di Williams è cresciuta di Slam in Slam, con dimostrazioni di potenza fino alla finale di Wimbledon e degli US Open. Ha inoltre vinto il suo torneo di preparazione a Auckland, un’altra iniezione di fiducia alla vigilia del primo Slam dell’anno. Potremmo assistere a una possibile sfida tra Barty e Williams in semifinale, l’ostacolo più duro per Barty per l’eventuale titolo. La testa di serie numero 8 assegnata a Williams ne sottostima il livello di forma, e la mette in rotta di collisione nei quarti di finale con Naomi Osaka, contro cui ha giocato l’ultima volta nella controversa finale degli US Open 2018.

Karolina Pliskova, anche lei non esente da polemiche, potrebbe essere la giocatrice tra le prime quattro favorite a passare meno osservata. Il fatto però di ritrovarsi dalla parte opposta del tabellone rispetto alle altre tre le ha sicuramente offerto la dose più alta di fortuna.

Giocatrice       Prob. titolo
S. Williams      20.4%
Osaka            13.7%
Kar. Pliskova    11.6%
Barty            9.9%
Sabalenka        4.5%
Halep            4.3%
Keys             4.3%
Kvitova          3.7%
Svitolina        3.7%
Bertens          3.0%

Ci siamo abituati a pensare che, sul circuito femminile, la competizione è così serrata da garantire possibilità di vittoria a chiunque in qualunque torneo. Anche se, rispetto a quanto succede per gli uomini, la probabilità di vittoria si distribuisce in modo più uniforme tra le giocatrici, è interessante vedere quanto abbiano oscillato le loro valutazioni nell’ultimo anno. Per le favorite all’inizio degli Australian Open 2020, si è trattato di un anno movimentato. Williams si è migliorata più di tutte, avendo aggiunto 200 punti alla valutazione del 2019.

Pericolose inversioni di forma

Per le altre, l’andamento più tipico è consistito in una curva piatta nella parte iniziale della stagione, seguita da un incremento deciso a partire da agosto. Barty, Simona Halep ed Elina Svitolina sono le uniche del gruppo ad affacciarsi al primo Slam con una chiara inversione negativa di forma.

IMMAGINE 1 – Andamento della valutazione delle giocatrici nell’ultimo anno

Williams gode dei favori delle statistiche e del livello di gioco più alto dopo la maternità. Se i riflettori puntati su Barty l’aiuteranno a superare la pressione subita nelle finali Slam che ha giocato al rientro sul circuito, potrebbe finalmente raggiungere il record di Margaret Court proprio in Australia.

Women’s Title Chances for the 2020 Australian Open

Gli scambi lunghi sono la kryptonite dei giocatori americani?

di Jeff Sackmann // TennisAbstract

Pubblicato il 7 gennaio 2020 – Traduzione di Edoardo Salvati

Pur a distanza di anni dal ritiro, Marat Safin continua a fornire spunti di conversazione tennistica. Durante una partita contro Taylor Fritz, il capitano della Russia all’ATP Cup si è così rivolto a Karen Khachanov, giocatore della sua squadra:

Non è un’affermazione che si riesce intuitivamente a sottoporre a esame numerico. Non so come si possa quantificare una tattica di alto impatto finalizzata a intimorire, o come identificare, e ancor meno misurare, tentativi di spaventare l’avversario. Per non parlare del concetto di giocatore finito per via di uno scambio lungo. Ma se con “per loro è finita” s’intende che non hanno molte probabilità di vincere, abbiamo finalmente un elemento verificabile.

Molti appassionati possono trovarsi d’accordo con la generalizzazione che i giocatori americani hanno un servizio potente, oltre a uno stile aggressivo che non lascia grande spazio alla finezza. È certamente il caso di John Isner, e Sam Querrey non si discosta troppo dalla descrizione. Sebbene il servizio di Fritz produca una buona dose di ace e secondi colpi di facile chiusura, non ha uno stile così monodimensionale.

Per Taylor Fritz non è finita

Con i dati raccolti dal Match Charting Project, ho calcolato delle statistiche sulla durata degli scambi per i 70 giocatori con almeno 20 partite nel database nell’ultimo decennio. Troviamo cinque americani (Fritz, Isner, Querrey, Steve Johnson e Jack Sock) e molti degli altri giocatori a cui normalmente si fa riferimento come presenze regolari sul circuito.

La definizione di Safin di tattica ad alto impatto considera implicitamente gli scambi fino a un massimo di quattro colpi, cioè quei punti che vengono vinti o persi nei primi due colpi di ciascun giocatore. Gli scambi più lunghi sono quelli in cui, apparentemente, gli americani subiscono l’avversario.

Così è per Isner, che vince solo il 40% dei punti quando lo scambio raggiunge i cinque colpi, il peggior rendimento nel campione considerato. Rispetto a Isner, anche Nick Kyrgios (44%) e Ivo Karlovic (45%) sembrano dei giocatori solidi sullo scambio. Nikoloz Basilashvili ha la percentuale migliore al 56% e non sorprende che Rafael Nadal sia secondo con il 54%, di un nulla davanti a Novak Djokovic. Con il 50.2%, Frizt è al 28esimo posto su 70, nella zona di giocatori come Gael Monfils, Roberto Bautista Agut e Dominic Thiem. Inoltre, se detestate i luoghi comuni come li detesto io, Fritz si fa notare per essere quasi 20 posizioni più in alto di Khachanov, che vince il 48.5% dei punti che durano almeno cinque colpi.

Più dati

La tabella elenca venti dei 70 giocatori del campione, in parte della zona alta e in parte di quella bassa, insieme a tutti gli americani e ad altri nomi di interesse. Per ciascun giocatore, ho calcolato la percentuale di punti vinti negli scambi di 1 o 2 colpi (servizio e risposte vincenti), di 3 o 4 colpi (scambi con servizio e risposta seguita da un colpo) e di 5 o più colpi. I giocatori sono ordinati sulla base dell’ultima colonna (%V 5+).

Class  Giocatore      %V 1-2  %V 3-4  %V 5+  
1      Basilashvili   43.7%   54.1%   55.8%  
2      Nadal          52.7%   51.6%   54.3%  
3      Djokovic       51.8%   54.6%   54.0%  
4      Nishikori      45.5%   51.2%   53.9%  
11     Federer        52.9%   54.9%   52.1%  
22     Kohlschreiber  50.1%   50.1%   50.7%  
28     Fritz          51.1%   47.2%   50.2%  
30     Sock           49.0%   46.5%   50.2%  
31     Zverev         52.8%   50.3%   50.0%  
32     Del Potro      53.8%   49.1%   50.0%  
34     Murray         54.3%   49.5%   49.4%  
39     Medvedev       53.9%   50.4%   49.0%  
43     Tsitsipas      51.4%   50.5%   48.6%  
44     Khachanov      53.7%   48.1%   48.5%  
48     Johnson        49.2%   48.8%   48.3%  
61     Querrey        53.5%   48.0%   46.2%  
62     Berrettini     53.6%   49.3%   46.1%  
66     Karlovic       51.8%   43.9%   44.9%  
68     Kyrgios        54.6%   47.4%   44.2%  
70     Isner          52.3%   48.3%   40.2%

Fritz è uno dei pochi che vince più della metà degli scambi più brevi e più della metà degli scambi più lunghi. La prima categoria può essere il risultato di un servizio potente, come è probabilmente il caso dello stesso Frizt, e come è sicuramente per Isner. Non serve però avere un grande servizio per vincere più della metà dei punti da 1 o 2 colpi. Nadal e Djokovic fanno molto bene in quella categoria (come in praticamente tutte le altre), in virtù della loro capacità di annullare il servizio dell’avversario.

Due nomi inaspettati

Tralasciando per un momento gli americani, si potrebbe rimanere sorpresi da quei giocatori con percentuali positive di vittoria in tutte e tre le categorie. Nadal, Djokovic e Roger Federer vi rientrano, ciascuno con abbondante margine. Gli altri due invece sono nomi inattesi. Philipp Kohlschreiber supera di pochissimo la neutralità in entrambe le tipologie di scambi brevi, ed è un po’ meglio (50.7%) su quelli lunghi. Alexander Zverev si qualifica per il rotto della cuffia, vincendo appena di più della metà degli scambi lunghi (è un 50.0% arrotondato per eccesso).

Si tratta inevitabilmente di dati incompleti, quindi è possibile che, con una base di altro tipo, il risultato di uno o anche di entrambi i tedeschi rimanga molto lontano dal 50%, ma i loro numeri arrivano da un insieme decisamente abbondante di partite.

Per tornare a Fritz, Isner e compatrioti, Safin potrebbe aver ragione a dire che vogliono intimorire con un paio di colpi ad alto impatto. Con il solo servizio, Isner ha sicuramente messo paura a molti dei suoi avversari. Eppure Fritz, il giocatore che ha generato il commento di Safin, ha un gioco molto più completo di quanto il capitano della Russia gli abbia riconosciuto. Khachanov ha poi vinto quella partita e, almeno in questa fase delle rispettive carriere, è dei due il giocatore migliore. Non però negli scambi lunghi. Ampliando l’orizzonte di analisi, è Khachanov che dovrebbe evitare di farsi trascinare negli scambi lunghi, non Fritz.

Are American Players Screwed Once You Drag Them Into a Rally?

La giornata storta di Aleksandre Metreveli non è stata così terribile

di Jeff Sackmann // TennisAbstract

Pubblicato il 5 gennaio 2020 – Traduzione di Edoardo Salvati

La stagione 2020 di Roberto Bautista Agut è iniziata sotto il migliore degli auspici quando, alla ATP Cup, ha sconfitto il numero 2 georgiano Aleksandre Metreveli con l’imbarazzante punteggio di 6-0 6-0. Le vittorie senza game per l’avversario sono estremamente rare sul circuito maschile, con meno di 100 negli ultimi tre decenni.

Circa il 25% di quei 6-0 6-0 arrivano da partite della Coppa Davis, la competizione in cui è più probabile che questo accada. L’incrocio dei singolaristi, la parte della sfida in cui si affrontano il miglior giocatore di una nazione e il secondo migliore dell’altra (ormai praticamente defunta con il nuovo formato), genera risultati particolarmente a senso unico.

Così non è per l’ATP Cup, ma Bautista Augut è più forte di molti numeri 1 nazionali, e Metreveli è in quella manciata di giocatori questa settimana che altrimenti non troverebbe posto in un torneo del circuito maggiore. Eppure, non è stata una demolizione così catastrofica. La partita è durata 72 minuti, più di tutte le altre 59 con lo stesso punteggio di cui possiedo le statistiche. È stato solo il quarto 6-0 6-0 ha superare l’ora di gioco. Il precedente record apparteneva a Guillermo Canas che agli Internazionali d’Italia nel 2005 aveva annientato in 65 minuti Juan Monaco. Delle 120 partite per 6-0 6-0 sul circuito femminile di cui possiedo le statistiche, nessuna è mai andata oltre i 67 minuti.

Un po’ di contesto

Sulla durata di una partita possono incidere la routine dei giocatori o il comportamento del pubblico, ma non il numero dei punti giocati. Anche sulla base di questa statistica Metreveli ha fatto meglio di quanto il punteggio indichi. Ha tenuto in campo Bautista Agut per 97 punti, più a lungo di tutte le altre partite tranne tre. In media, servono solo 74 punti per un doppio 6-0. Più di 150 partite della scorsa stagione non hanno superato i 97 punti, tra cui diverse finali e un paio con un set terminato 7-5.

Un altro modo per considerare l’equilibrio di una partita è dato dalle palle break salvate. Il punteggio prevede che Metreveli non abbia mai fatto un break e che Bautista Agut ci sia riuscito sei volte. Metreveli però si è difeso duramente dalla risposta di Bautista Agut, salvando otto palle break. Solo quattro giocatori tra i 59 che hanno perso per 0-6 0-6 erano riusciti a salvare così tante palle break.

Opportunità di doppio 6-0

Bautista Agut ha vinto l’83% dei punti al servizio, rispetto al solo 40% di Metreveli. Se nessuna striscia inusuale di punti vinti o persi avesse interrotto queste frequenze di conversione, Bautista Agut avrebbe tenuto il 98.9% dei servizi a fronte del 26.4% di Metreveli. Per vincere i dodici game, Bautista Agut doveva tenere il servizio sei volte e fare altrettanti break. Sulla base di quella frequenza di tenuta del servizio, la probabilità di riuscirci era del 14.8%. Detto in altro modo, se questi due giocatori avessero continuato a tenere quel livello su un campione più ampio di partite (perdonami, Aleksandre!), ci sarebbe stato un doppio 6-0 solo all’incirca in una partita su sei.

Vale la pena ribadirlo, la prestazione di Metreveli si fa notare per essere una delle più solide in un punteggio di 6-0 6-0. Solo cinque tra le precedenti 59 partite di questo gruppo avevano una probabilità così ridotta di terminare con uno dei due giocatori senza game sul tabellone.

In funzione della probabilità di doppio 6-0, otto partite del 2019 sono state più a senso unico di questa, e solo una è terminata con dodici game di fila. Tre dei giocatori sconfitti hanno evitato lo zero in entrambi i set.

Torneo         Vincitore    Sconfitto    Punteggio    Prob 6-0 6-0 
Winston Salem  Fratangelo   Weintraub    6-0 6-0      63.5%  
Los Cabos      Granollers   Gomez        6-0 6-1      24.6%  
Us Open        Federer      Goffin       6-2 6-2 6-0  19.9%  
Estoril        Dav. Fokina  Chardy       6-1 6-2      18.5%  
Acapulco       Millman      Gojowczyk    6-0 6-2      17.2%  
Internaz. It   Nadal        Basilashvili 6-1 6-0      16.6%  
Miami          Car. Baena   Kudla        6-1 6-2      16.6%  
Tokyo          Djokovic     Pouille      6-1 6-2      15.5%

(E Metreveli è stato più valoroso contro Bautista Agut di quanto abbia fatto Nikoloz Basilashvili contro Nadal a Roma, anche se poi la vittoria di Nadal per 6-3 7-5 all’ ATP Cup è stata un po’ più equilibrata.)

Con questo non si può certo sostenere che Metreveli abbia avuto un debutto positivo all’ATP Cup. I doppi 6-0 sono però così rari che tendono a generare notizia, mettendo in secondo piano le specificità. Per il modo in cui ha giocato, Metreveli meritava una sconfitta più consona, con almeno uno o due game a suo favore.

Aleksandre Metreveli’s Bad Day Wasn’t Double-Bagel Bad

Quanto raccoglierà l’ATP Cup a favore delle vittime degli incendi in Australia?

di Jeff Sackmann // TennisAbstract

Pubblicato il 3 gennaio 2020 – Traduzione di Edoardo Salvati

L’ATP ha annunciato che effettuerà una donazione sostanziosa alla Croce Rossa Australiana:

Molti giocatori, tra cui Nick Kyrgios, hanno promesso di continuare a fare donazioni personali durante tutta l’estate di tornei in Australia (l’impegno di Kyrgios in questo senso ha incentivato le donazioni altrui, una rara circostanza in cui il circuito ha seguito l’esempio della sua stella più controversa).

Quanto esattamente?

L’ATP ha stimato di raggiungere i 1500 ace. È la prima edizione dell’ATP Cup a Perth, oltre a essere il primo torneo del circuito maschile, quindi non possiamo fare un confronto con l’anno passato. A ulteriore complicazione, non sappiamo chi giocherà per la propria nazione a ogni giornata del torneo, o quali paesi avanzeranno alla fase finale. In altre parole, qualsiasi previsione di ace è inevitabilmente approssimativa.

Iniziamo dalle basi. Ci saranno 129 partite durante la ATP Cup, equivalenti a 43 sfide con due partite di singolare e un doppio ciascuna. Come per le nuove Finali di Coppa Davis, è probabile che molti dei doppi saranno ininfluenti, quindi non verranno giocate tutte le 43 sfide. A Madrid si sono giocate 21 delle 25 partite di doppio (una delle quattro escluse è stato un ritiro sull’1-0 che per il conteggio degli ace, e per il buon senso, non ha di fatto creato gioco). Diciamo quindi che anche in Australia non verranno giocati dei doppi con la stessa frequenza di Madrid, facendo salire il totale a 36 partite di doppio.

Nelle partite al meglio dei tre set dell’intera passata stagione si sono contati in media 12 ace per il singolare e 7 per il doppio. Si arriva a un totale di 1284 ace per le 122 partite che ci aspettiamo vengano giocate nell’ATP Cup.

Possiamo fare di meglio

Sul cemento ci sono notoriamente più ace, e con un margine abbondante. Durante il 2019, nelle partite al meglio dei tre set sul cemento ci sono stati in media 15 ace, rispetto alla metà per le partite di doppio. Il totale previsionale sale a 1542 ace, il 20% in più del numero di partenza, e abbastanza simile ai calcoli dell’ATP.

Pur non avendo molti dati relativi alla superficie di Perth, abbiamo risultati di anni per i tornei di Brisbane e Sydney. Brisbane è stata una delle superfici del circuito più accomodanti in termini di ace, mentre Sydney si è posizionata dalla parte opposta. I numeri variano poi da un anno all’altro, anche tenendo in considerazione la diversa combinazione di giocatori. Da una prospettiva di un solo anno o di un intervallo più lungo, la frequenza media di ace a Brisbane e Sydney arriva a una cifra simile alla media osservata sul resto del circuito.

Elementi che rendono più difficile l’analisi

È probabile che il caldo record australiano contribuirà a incrementare la frequenza di ace. La combinazione dei giocatori invece rende considerevolmente molto più complesso fare previsioni. Un ostacolo è dato dalla variazione estrema tra i migliori giocatori del torneo (Rafael Nadal e Novak Djokovic) e i più deboli, come il moldavo Alexander Cozbinov, numero 818 del mondo.

Un primo ostacolo

Non solo la tipica frequenza di ace di giocatori senza i favori del pronostico come Cozbinov è destinata a ridursi drasticamente contro avversari di livello, ma è probabile che troveranno difficoltà a mantenere la partita competitiva. Più corta è la partita, minore il numero di ace. Ironicamente, Cozbinov ha combattuto per tre ore contro Steve Darcis nella prima giornata, ma anche in una partita così lunga solo 2 su 116 punti al servizio sono stati ace. Insieme, hanno ottenuto un totale di 10 ace, al di sotto della media.

E un secondo

Un secondo problema è comune alle previsioni sul numero di ace per qualsiasi torneo. Il conteggio complessivo degli ace è strettamente legato a quali giocatori arrivano ai turni finali. La Spagna di Nadal, Roberto Bautista AgutPablo Carreno Busta farà probabilmente bene anche con relativamente poche esplosioni sulla prima di servizio.

Se però il Canada replica il successo nelle Finali di Coppa Davis, la combinazione scintillante di Denis ShapovalovFelix Auger Aliassime potrebbe regalare sei turni di statistiche stratosferiche al servizio. Il duo americano formato da John Isner e Taylor Fritz potrebbe fare lo stesso, anche se le probabilità per gli Stati Uniti di andare avanti sono diminuite sensibilmente dopo la sconfitta iniziale contro la Norvegia. Quantomeno Isner ha già fatto la sua parte con 33 ace nella partita persa in tre set contro Casper Ruud.

Nelle prime dieci partite di singolare al momento della stesura ci sono stati in media 16 ace, leggermente sopra il tipico numero sul cemento durante la stagione. Grazie a Inser e Kyrgios, agli estremi dell’intervallo il conteggio è salito, con rispettivamente 37 e 35 ace totali dalle partite contro Ruud e Jan Lennard Struff. I tre doppi terminati hanno avuto una media di 6 ace ciascuno, appena sotto il tipico numero sul cemento durante la stagione (dopo il terzo giorno, gli ace totali sono 559, per un ammontare di 55.900 dollari, n.d.t.).

Si tifa per il massimo degli ace

Manca ancora molto, ma si potrebbe dire “sorpresa”! La stima dell’ATP in fondo sembra abbastanza accurata. Una simulazione integrale di ogni partita e dell’intero torneo permetterebbe ancora maggiore precisione ma, senza arrivare a tanto, 1500 ace e 150.000 dollari sono un’ottima approssimazione. La filantropia di tutto il mondo dovrebbe mettersi alle spalle dei grandi servitori dell’Australia, del Canada e degli Stati Uniti, o almeno tifare per più ace della media da parte di Nadal.

How Much Will the ATP Cup Raise for Australian Bushfire Relief?

Possibili (e parziali) soluzioni alle Finali di Coppa Davis

di Sébastien Rannaud // TennisAbstract

Pubblicato il 2 dicembre 2019 – Traduzione di Edoardo Salvati

Il nuovo formato delle Finali di Coppa Davis ha generato molte critiche tra appassionati e addetti ai lavori, che hanno manifestato perplessità sull’atmosfera, sul tifo a senso unico per la Spagna, il paese ospitante, sull’orribile sito internet e app telefonica, sulla mancanza di copertura televisiva e sulla programmazione fino a tarda notte.

La controversia maggiore però ha riguardato un aspetto più recondito, cioè il ritiro pre-partita del Canada nel doppio contro gli Stati Uniti, quando ormai il risultato della sfida era acquisito. Come mai? Gli organizzatori hanno concesso agli Stati Uniti una vittoria per 6-0 6-0, migliorandone le percentuali di classifica nel Gruppo F e andando quindi a incrementare le probabilità di qualifica per la fase a eliminazione diretta come una delle due migliori seconde classificate nei gironi all’italiana.

Per determinare la graduatoria tra finaliste dei gironi, sono stati utilizzati i seguenti criteri:

  • più alta percentuale di partite vinte
  • più alta percentuale di set vinti
  • più alta percentuale di game vinti
  • la posizione nella classifica della Davis Cup al lunedì della settimana delle Finali.

Con il doppio 6-0 gli Stati Uniti hanno evidentemente beneficiato in relazione ai primi tre criteri. Altri tornei che usano questa logica, come le Finali di stagione ATP e WTA, non prevedono i ritiri pre-partita, grazie alla presenza del giocatore sostitutivo in caso di infortuni. Le Finali di Coppa Davis sono un mondo a parte, fondamentalmente per via del doppio ininfluente negli scontri del girone all’italiana. Non ci sono incentivi sportivi o finanziari a giocare e vincere quella partita nel caso di avvenuta qualificazione ai quarti di finale, come appunto accaduto al Canada prima del doppio contro gli Stati Uniti.

Strane coercizioni

Un formato così contorto è dovuto a due aspetti principali. In primo luogo, partecipano alle Finali di Coppa Davis 18 nazioni. Perché un numero così causale quando la fase eliminatoria riguarda solo 8 nazioni? L’unica possibile soluzione è assegnare wild card alle squadre finaliste per completare il tabellone, da cui la complicata procedura di spareggio. Il secondo aspetto è la durata del torneo di sette giorni. Gli organizzatori (il Kosmos Group e la Federazione internazionale) preferirebbero un periodo più lungo di due settimane ma, almeno per il momento, sette giorni è il massimo che sono riusciti a ottenere, considerando anche la posizione non proprio ideale in calendario.

Se servono tre turni nella fase a eliminazione diretta (i quarti, le semifinali e la finale), il tempo a disposizione per il girone all’italiana è risicato, e questo spiega i gruppi ridotti a tre squadre che giocano solo due scontri. Così poche partite comportano inevitabilmente l’attivazione delle regole di spareggio, rendendo ogni partita, tra cui tutti i doppi, molto importante. È per questo che quando una squadra decide di non giocare il doppio, devono esserci regole che impediscono alla nazione che ne trae beneficio un vantaggio eccessivo sulle seconde classificate degli altri gruppi.

Alle numerose critiche sollevate su più fronti riguardo a questa rilevante imperfezione del formato, sono seguite poche proposte di soluzione. Analizziamo alcuni possibili correttivi verificando se trovano efficace applicazione nei limiti imposti dal torneo.

Un primo insieme di interventi: modifiche al doppio ininfluente

Ipotizziamo che sia concesso dagli organizzatori di saltare tutti i doppi che non hanno più rilevanza. In alcuni casi, tifosi e spettatori comprerebbero biglietti solo per due partite, non più tre. I prezzi dovrebbero quindi essere in qualche modo rivisti per riflettere questa possibilità, così da mostrare equità e rispetto nei confronti di chi si reca a vedere le partite allo stadio.

Scenario A:

  • Il formato è identico (18 squadre, tre turni a eliminazione diretta)
  • Regola per il doppio ininfluente: ritiro pre-partita della squadra che si è già qualificata. La squadra che vince prende 1 punto, ma la partita non conta in termini di percentuale di partite vinte, di percentuale di set vinti e di percentuale di game vinti.

La squadra che ha perso le due partite di singolare non ha la possibilità di giocare il doppio e recuperare le scarse percentuali derivanti dalle sconfitte, mentre la squadra che si è qualificata viene premiata conservando percentuali quasi perfette. È un sistema che si basa sui risultati conseguiti, quindi lascia poco margine di lamentela sulla non correttezza per la squadra perdente, specialmente se si considera che ha poi più tempo per risposare e prepararsi alla sfida decisiva del giorno dopo contro l’altro paese dello stesso gruppo.

Scenario B:

  • Il formato è identico (18 squadre, tre turni a eliminazione diretta)
  • Regola per il doppio ininfluente: ritiro pre-partita della squadra che si è già qualificata. La squadra che vince prende 1 punto ma con il punteggio di 6-4, 4-6, 6-4 valido ai fini della percentuale di partite vinte, della percentuale di set vinti e della percentuale di game vinti.

Prendiamo il caso delle due partite di singolare perse senza vincere un set. La squadra che beneficia dal ritiro passa dallo 0% di set vinti al 29%. Sembra più ragionevole e meno estremo di un punteggio a tavolino di 6-0 6-0.

Scenario C:

  • Il formato è identico (18 squadre, tre turni a eliminazione diretta)
  • Regola per il doppio ininfluente: il doppio deve essere giocato. I due vincitori riceveranno un premio partita aggiuntivo (100.000 dollari)

Si può ragionevolmente supporre che la squadra che si è già qualificata manderà in campo per il doppio i giocatori di “rincalzo”, che hanno un incentivo finanziario notevole per cercare di strappare una vittoria, anche alle 4 della mattina, visto che cifre così ragguardevoli sono rare per i tornei di doppio. Con pochi doppi irrilevanti a ogni edizione delle Finali di Coppa Davis, non sarebbe uno sforzo troppo oneroso per gli organizzatori.

Più soluzioni: 16 squadre

Scenario D:

  • Girone all’italiana: 16 squadre divise in quattro gruppi, con tre scontri a squadra
  • 8 squadre si qualificano per la fase a eliminazione diretta di tre turni (quarti, semifinali, finale)
  • Regola per il doppio ininfluente: la squadra che vince prende 1 punto, ma la partita non conta in termini di percentuale di partite vinte, di percentuale di set vinti e di percentuale di game vinti.

Con tre scontri nel girone all’italiana, è probabile che il doppio ininfluente arriverà solo nel terzo e ultimo scontro, quando cioè si saranno già giocate tra le sei e le otto partite (tra singolari e doppi). Il peso di una partita ininfluente non sarebbe maggiore di un settimo (il 14.2%) del totale delle partite giocate durante il girone all’italiana, ed è meno rilevante di quanto accada con l’attuale formato, in cui la partita che non si gioca ha un peso di un sesto (il 16.7%). Inoltre, con gruppi di quattro paesi, tutte le squadre potrebbero sfidarsi in contemporanea, in modo che alcune inizierebbero la partita di doppio senza la certezza di essersi qualificate per i quarti di finale.

Sfortunatamente, non c’è possibilità che questo scenario si verifichi all’interno dei sette giorni dedicati al torneo, perché vorrebbe dire che entrambi i finalisti giocherebbero sei sfide in sette giorni, o dalle 12 alle 18 partite. Non è un ritmo sostenibile, specialmente per paesi come il Canada e la Russia, che quest’anno di fatto hanno schierato solo due giocatori chiave. E non avrà il consenso di élite come Rafael Nadal e Novak Djokovic, che potrebbero arrivare dalle Finali di stagione terminate la settimana precedente avendo giocato fino a cinque partite.

Scenario E:

  • Girone all’italiana: 16 squadre divise in quattro gruppi, con tre sfide a squadra
  • 4 squadre si qualificano per la fase a eliminazione diretta di due turni (semifinali e finale)
  • Regola per il doppio ininfluente: la squadra che vince prende 1 punto, ma la partita non conta in termini di percentuale di partite vinte, di percentuale di set vinti e di percentuale di game vinti.

Riducendo la fase a eliminazione diretta, si torna a un numero più abbordabile di cinque sfide in sette giorni. Il vantaggio sta nel fatto che il doppio ininfluente avrebbe ancora meno importanza dello Scenario D, perché si qualificano alla fase a eliminazione diretta solo le vincitrici dei rispettivi gruppi. L’attuale procedura di spareggio non avrebbe applicazione, perché probabilmente la vincitrice del gruppo si qualificherebbe già per numero di sfide vinte e di partite vinte.

Compromessi

In ogni caso, sistemando una problematica se ne solleva un’altra.
In primo luogo, la fase a eliminazione diretta ha più presa sui tifosi delle partite del girone all’italiana. Ci sono volte in cui l’ultima sfida ha le caratteristiche di una partita a eliminazione diretta ma, in media, c’è meno pathos. Questo conduce alla seconda problematica: le squadre al terzo o quarto posto prima della sfida finale del girone all’italiana potrebbero essere già matematicamente fuori dalla qualificazione. Ci si potrebbe trovare anche con un’ultima sfida totalmente irrilevante tra la terza e la quarta, un’ipotesi che si spera non debba mai verificarsi.

Anche se il doppio ininfluente sarebbe improbabile, il rischio potenziale è enorme. Si fatica a pensare alla tristezza di una partita a orario notturno, specialmente in uno stadio neutro per entrambe le squadre e con sparuti tifosi presenti. Kosmos Group e la Federazione internazionale si aspetterebbero di contare sulla professionalità di entrambe le squadre, almeno nei confronti delle poche centinaia di tifosi che sono comunque andati a vedere la partita. Ma anche uno scambio da 84 colpi non riuscirebbe a risollevare le sorti di uno spettacolo deprimente.

Incentivi

L’unica soluzione arriverebbe da un incentivo alle squadre coinvolte nei doppi irrilevanti. In un torneo a 16 squadre, potrebbe ad esempio essere la qualificazione automatica per la finalista alle Finali di Coppa Davis dell’anno successivo (oltre alle quattro vincitrici dei gruppi). Le squadre in lotta per il terzo posto avrebbero il vantaggio di giocare in casa nella sfida di qualificazione di marzo. Le ultime del gruppo avrebbero la trasferta in marzo o verrebbero declassate in una fascia inferiore nelle zone di suddivisione della Coppa Davis. Se c’è una posta in palio, i doppi ininfluenti riuscirebbero a mantenere almeno un po’ di interesse.

Per Kosmos Group e per la Federazione internazionale, ridurre le partecipanti da 18 a 16 sarebbe molto più complicato che modificare le regole di spareggio. Con tutti i problemi riscontrati nella prima edizione, la regola per il doppio ininfluente non è quasi sicuramente in cima alla lista delle priorità. Però, di fronte all’inazione, squadre come il Canada o l’Australia sfrutterebbero la scappatoia e, prima o poi, una squadra avanzerà ai quarti di finale in virtù di un 6-0 6-0 nel doppio ininfluente, generando una reazione mediatica da incubo per gli organizzatori, oltre a infliggere una punizione dura da sopportare per la squadra che subisce la decisione.

Lo sport è avvincente solo se i tifosi percepiscono imparzialità, quantomeno a un livello minimo. Le Finali di Coppa Davis hanno evitato il disastro quest’anno, lasciando però che il formato fosse messo in discussione dagli appassionati più solleciti. La speranza è che, nei prossimi 12 mesi, venga trovata una soluzione.

How to (Partly) Fix the Davis Cup Finals

La probabilità di doppi decisivi nella nuova Coppa Davis

di Jeff Sackmann // TennisAbstract

Pubblicato il 28 novembre 2019 – Traduzione di Edoardo Salvati

Nel nuovo formato della Coppa Davis, ci sono tre partite per ogni sfida tra nazioni, due di singolare e una di doppio. Si giocano per primi i singolari, rendendo quindi possibile che il doppio perda di valore, cioè sia ininfluente sul risultato finale. 

Gli organizzatori delle Finali di Coppa Davis hanno provato a dare più peso al doppio, utilizzando criteri di spareggio (basati sul numero di set e game vinti) per determinare chi, durante la fase a gironi, si qualifica per quella a eliminazione diretta. Se è servito a mantenere interesse iniziale per i doppi irrilevanti, verso la fine dei gironi le squadre matematicamente qualificate non hanno avuto alcun incentivo a giocare il doppio.

In questo modo il Canada ha regalato il punto agli Stati Uniti con un ritiro pre-partita e l’Australia si è ritirata dopo un solo game giocato. Probabilmente era inevitabile, ma non è di certo auspicabile. Si presume che qualunque appassionato di tennis ne desideri sempre di più, e partite interrotte o non giocate potrebbero gettare scompiglio per lo spareggio.  

Sono molti i modi possibili per un ripensamento dell’evento, talmente tanti che evito di approfondirli in questa sede. Siccome i doppi irrilevanti sono inevitabili, vorrei invece analizzare quanto spesso dovremmo aspettarci che si verificano e, considerando che si verificheranno, se effettivamente è un aspetto che mette il doppio in secondo piano rispetto al singolare. 

Doppi ancora vivi

Lo spunto arriva da una domanda per il podcast della settimana scorsa:

La scelta più estrema riguardo ai doppi irrilevanti è semplicemente quella di non giocarli del tutto. Se si optasse per questa soluzione, a quanti doppi assisteremmo? Nelle Finali di Davis Cup a Madrid, ci sono state 25 sfide: 18 nella fase a gironi e 7 in quella a eliminazione diretta. In 12 sfide il doppio è stato determinante: 7 nelle 18 sfide dei gironi e 5 nelle 7 sfide dell’eliminazione diretta. Sulla base della metodologia proposta nel tweet, è all’incirca quanto ci saremmo attesi che accadesse. In media (per entrambe le fasi), una sfida aveva il 43% di arrivare al doppio decisivo, lasciando intendere che 11 partite di doppio sarebbero state importanti. 

La tabella elenca le 25 sfide, insieme alla probabilità di una vittoria a testa nelle prime due partite di singolare. L’ultima colonna indica se il doppio è stato decisivo. Le valutazioni Elo non sono state particolarmente efficaci nel predire quale sfida avrebbe portato a un doppio decisivo, anche se forniscono una buona stima di quanto spesso il doppio farebbe la differenza.

Sfida                 Prob. doppio   Giocato? 
Semi: GBR vs ESP      56.2%          SI  
Quarti: SRB vs RUS    54.3%          SI  
Semi: RUS vs CAN      53.3%          SI  
RR: FRA vs SRB        52.5%          NO  
RR: ARG vs GER        51.6%          NO  
RR: USA vs CAN        51.4%          NO  
RR: ITA vs CAN        50.0%          NO  
Quarti: GBR vs GER    50.0%          NO  
RR: GBR vs KAZ        49.8%          SI  
RR: ESP vs RUS        49.4%          SI  
Quarti: AUS vs CAN    49.4%          SI  
RR: USA vs ITA        48.7%          SI  
RR: BEL vs AUS        46.1%          NO  
RR: KAZ vs NED        46.0%          SI  
RR: CRO vs RUS        45.7%          NO  
RR: GER vs CHI        44.2%          SI  
RR: ARG vs CHI        43.6%          NO  
RR: FRA vs JPN        43.4%          SI  
Finale: CAN vs ESP    40.8%          NO  
RR: GBR vs NED        37.5%          SI  
RR: BEL vs COL        36.2%          NO  
Quarti: ARG vs ESP    34.6%          SI  
RR: SRB vs JPN        26.1%          NO  
RR: AUS vs COL        10.4%          NO  
RR: CRO vs ESP        7.3%           NO

Solo in pochi casi la vittoria in entrambi i singolari era quasi garantita. Anche in presenza di un tabellone molto lungo di 18 squadre, la maggior parte delle rappresentative è riuscita a schierare due solidi giocatori di singolare, e solo poche avevano il lusso di più di un giocatore di élite. 

Dieci anni di storia

Non si è trattato di pura casualità. Ho verificato tutte le sfide del World Group di Coppa Davis (tralasciando i playoff) dal 2010 al 2018 per identificare i due giocatori migliori di ciascuna squadra. Attraverso le loro valutazioni Elo al momento della partita e declinate sul nuovo formato al meglio dei tre set (anziché al meglio dei cinque), ho stimato quanto spesso saremmo di fronte a un doppio decisivo. In quelle 135 sfide, la probabilità media di un doppio decisivo è del 41%, di poco inferiore alla frequenza dell’edizione appena terminata. Escludendo un radicale rovesciamento gerarchico nella geografia del tennis mondiale, abbiamo una valida approssimazione di quanto frequentemente una squadra vince le prime due partite nel nuovo formato della Coppa Davis.

Quanto conta il doppio?

Quando il doppio ha un valore, è decisamente rilevante. Ogni partita di singolare ha la capacità di incidere in modo sostanziale sulla probabilità di ciascuna squadra di vincere la sfida, ma se il doppio entra in gioco, ha un’incidenza totale. Pensiamone in termini di leva, un concetto che solitamente applico a cambiamenti di punteggio durante la partita. Ipotizziamo due squadre equamente competitive e consideriamo la probabilità di vittoria in ogni passaggio del processo. Ogni squadra ha il 50% di probabilità di vincere ogni partita della sfida, che significa:

  • ogni squadra ha il 50% di probabilità di vincere la sfida
  • la squadra che vince la prima partita avrà il 75% di probabilità di vincere la sfida
  • in caso di parità dopo le prime due partite, ogni squadra avrà ancora una volta il 50% di probabilità di vincere la sfida.  

Prendiamo ora la leva di ciascuna partita dalla prospettiva della squadra A:

  • se vince la prima partita, la probabilità di vincere la sfida sale al 75%, altrimenti scende al 25%. Si tratta di un valore di leva del 75% – 25% = 50%
  • supponiamo che vinca la prima partita. Se vince anche la seconda, vince la sfida, una probabilità cioè del 100%. Se perde, scende al 50%. Di nuovo, è un valore di leva del 100% – 50% = 50% (se perde la prima partita, i calcoli sono identici, solo con probabilità del 50% e 0% invece di 100% e 50%) 
  • in presenza di un doppio decisivo, le probabilità all’inizio della partita di vincere la sfida sono del 50%. Con la vittoria del doppio, la probabilità raggiunge il 100%. Perdendo il doppio, la probabilità diventa dello 0%. È un valore di leva del 100% – 0% = 100%.  

Teoria e realtà

Potreste pensare che sia un ragionamento eccessivamente formale e convoluto, ed è difficile darvi torto. Il punto è che, con due squadre equivalenti, il doppio diventa due volte più decisivo. In molti altri sport succede che vi siano giocatori che non vengono coinvolti in tutte le fasi di gioco, subentrando nei momenti critici. Nel baseball ad esempio, con alcuni lanciatori chiamati a chiudere la partita solo in situazioni molto equilibrate. Oppure i kicker nella NFL, che partecipano a poche azioni della partita, ma con la possibilità di segnare molti punti. 

Per i parametri del mio campione d’indagine, il doppio avrà rilevanza esattamente il 50% delle volte, ed è due volte più importante di ognuna delle partite di singolare. Non funziona proprio così nel mondo reale, visto che il doppio è decisivo poco più del 40% delle volte. Però, quando poi il doppio diventa decisivo, ha sempre conseguenze da tutto o niente. Detto altrimenti, ha un valore di leva del 100%. 

Sono d’accordo nel non giocare i doppi irrilevanti. Non sarebbe una decisione che incontra il favore dei doppisti, e temo scatenerebbe le ire dei puristi della Davis. Pensando però alla posta in gioco, la reazione sarebbe più mitigata. In una formula da 16 o 18 squadre, l’equilibrio è sufficientemente distribuito da rendere necessario il doppio quasi nella metà delle volte. E quando si gioca il doppio, gli spesso dimenticati specialisti si trovano in una partita che è, letteralmente!, due volte più decisiva dei singolari che generano il massimo seguito di pubblico.  

The Likelihood of Live Doubles Rubber in the New Davis Cup

Corridoi e colpi a uscire

di Jeff Sackmann // TennisAbstract

Pubblicato l’11 novembre 2019 – Traduzione di Edoardo Salvati

Le Finali NextGen si giocano su un campo anomalo, nel senso che, dovendo ospitare solo partite di singolare, non possiede le linee che delimitano il corridoio del doppio. Praticamente tutti i tornei della stagione prevedono il tabellone del doppio, e quindi raramente è possibile trovare un campo senza i corridoi. Ci sono state in passato edizioni delle Finali di stagione riservate al singolare, ora però l’esclusiva è delle Finali NextGen.

Si può pensare che il particolare disegno delle linee abbia qualche conseguenza sui giocatori?

Ne ho parlato recentemente con Erik Jonsson, e siamo giunti alla provvisoria conclusione che i professionisti (anche i più giovani di loro), grazie alle migliaia di ore di esperienza di gioco, non dovrebbero sentirsi disorientati in un campo diverso dal solito. Perché però fare congetture quando abbiamo dei dati per un’analisi?

Il database del Match Charting Project, che ho creato per raccogliere statistiche punto per punto di partite ufficiali anche con il prezioso aiuto di volontari, è comprensivo di più dettagli relativi agli errori, sia in termini di natura, cioè forzati e non forzati, che di tipologia, cioè in rete, lunghi, esterni o esterni e lunghi. Le Finali NextGen non hanno destato l’immediato interesse dei volontari, tanto che prima dell’edizione 2019 solo la finale del 2018 era stata inserita, su più di 6600 partite totali. Il 2019 però è diverso, perché abbiamo statistiche di 8 delle 15 partite giocate a Milano la settimana scorsa (un grazie sentito a Carrie, che ha seguito l’intero percorso del finalista Alex De Minaur).

La quantificazione degli errori esterni

Ci interessa la frequenza dei colpi che escono ai lati del campo, un calcolo meno semplice di quanto appaia. Ho deciso di limitarmi ai colpi a rimbalzo, escludendo anche gli errori forzati, quelli in cui il giocatore potrebbe non avere un grande controllo sulla direzione della palla.

Questi sono gli indicatori ipotizzabili per la frequenza degli errori esterni:

  • errori esterni per punto (est./punto)
  • errori esterni per errori non forzati (est./ENF)
  • errori esterni per colpi a rimbalzo “fattibili”, cioè colpi a rimbalzo che sono stati errori non forzati o che sono stati rimessi in gioco (est/. rimbalzo)

Il primo indicatore probabilmente eccede in approssimazione, pur avendo il vantaggio della semplicità. Gli errori esterni per errori non forzati potrebbero essere di aiuto nell’indicare in quale direzione il giocatore è stato più aggressivo. L’ultimo, gli errori esterni per colpi a rimbalzo “fattibili”, è forse la rappresentazione più utile al nostro scopo, perché segnala quanto spesso un giocatore ha tirato un colpo che è uscito a lato.

De Minaur e gli altri

La tabella elenca i numeri di De Minaur per le cinque partite delle Finali NextGen 2019, oltre ai numeri complessivi delle altre 28 partite sul cemento nel database, relative agli ultimi due anni.

             Est./Punto  Est./ENF  Est./Rimbalzo   
NextGen      2.7%        1.5%      21.7%  
Cemento ATP  3.0%        1.4%      21.4%

Almeno per De Minaur, il corridoio non sembra fare troppa differenza. Concentriamoci sul gruppo di giocatori leggermente più ampio. Abbiamo otto partite, vale a dire 16 inserimenti di partita se si considerano i singoli giocatori, tra cui almeno una per ognuno degli otto giocatori che si sono qualificati per Milano. La tabella elenca i tre indici per le partite delle Finali NextGen, insieme agli equivalenti valori per le altre partite sul cemento nel database, relative agli ultimi due anni.

             Est./Punto  Est./ENF  Est./Rimbalzo  
NextGen      3.2%        1.8%      19.5%  
Cemento ATP  3.2%        1.8%      23.1%

Per i primi due indici, non c’è alcun effetto tangibile. Con o senza corridoio, gli errori esterni determinano la fine del 3.2% dei punti, e dell’1.8% del totale degli errori non forzati (il 3.2% è per giocatore, quindi i punti che si sono conclusi con un errore esterno sono il 6.4%). Il terzo indice invece è più interessante. Sul circuito questi giocatori commettono un errore esterno nel 23.1% dei colpi a rimbalzo “fattibili”. Nel campo senza corridoio visto a Milano, lo stesso numero è sceso di più di un settimo, al 19.5%. Contestualmente, la frequenza complessiva di errori non forzati (non solo quindi gli errori esterni) è aumentata rispetto a quanto mostrato dagli stessi giocatori sul cemento in altri eventi.

Acuire la mente

Penso a due possibili spiegazioni per un calo così marcato. Primo, non abbiamo molti dati a disposizione, e magari è solo un caso legato a un campione ridotto. In parte si può far risalire alla prestazione di Ugo Humbert, che non ha commesso nemmeno un errore esterno nell’unica sua partita del database alle Finali NextGen (la frequenza tipica di Humber sugli errori esterni è vicina alla media del circuito). In assenza di molte più partite giocate su campi senza corridoio, e di cui naturalmente dovremmo avere statistiche punto per punto, non si riesce a giungere a conclusioni definitive.

Secondo, potrebbe trattarsi di un effetto concreto legato però a qualche aspetto delle condizioni di gioco di Milano. La mancanza del corridoio, come scritto da @furryyelloballs nel suo tweet, potrebbe davvero “acuire la mente”.

Rispetto ad altre misure innovative sperimentate alle Finali NextGen, il campo dedicato al singolare riceve scarso interesse mediatico. Però, a differenza di modifiche come l’appendi asciugamano o il cronometro al servizio, potrebbe avere una conseguenza reale sul gioco, per quanto limitata.

Tramlines and Wide Groundstrokes

I possibili effetti dell’abolizione della prima di servizio o dei punti ai vantaggi

di Stephanie Kovalchik // StatsOnTheT

Pubblicato il 16 agosto 2019 – Traduzione di Edoardo Salvati

Delle numerose proposte sotto esame di modifica al regolamento per ridurre la durata delle partite e rendere il tennis un “prodotto” più attraente, la variazione al formato di gioco in uso negli Slam è la più rilevante. In questo articolo, scritto insieme a Francesco Lisi e Matteo Grigoletto del Dipartimento di Scienze Statistiche dell’Università di Padova, si analizza l’impatto della eliminazione della prima di servizio o dei punti ai vantaggi sulla durata delle partite.

Alla ricerca di partite più corte…

Dopo che la finale di Wimbledon 2019 è stata la prima partita terminata con il tiebreak sul 12-12 al quinto set, in molti si sono interrogati sulla bontà delle nuove regole. Quale sia l’opinione su quello specifico cambiamento, il fatto che nel 2019 ogni prova dello Slam abbia avuto un formato di gioco diverso per il tabellone di singolare maschile è senza dubbio indicazione di quanto il potere decisionale nel tennis è preoccupato dalla durata delle partite.

L’introduzione di nuove regole spazia da modifiche di piccolo cabotaggio, come la limitazione delle interruzioni per assistenza medica o il tempo a disposizione per il riscaldamento pre-partita, a modifiche con più sostanziali, come l’alterazione della struttura dei set e dei tiebreak.

Simon Higson, a capo della comunicazione per l’ATP, ha dichiarato che si è nella fase di aggregazione dei commenti dei vari portatori d’interesse, tra cui giocatori, televisioni, giornalisti, sponsor e pubblico, aggiungendo che non verranno prese decisioni prima di aver portato a termine anche il processo di analisi dei dati.

Per mettere alla prova l’efficacia di alcune di queste regole, l’ATP ha creato una competizione apposita, le Finali Next Gen, con partite giocate al meglio dei cinque set ma con set da 4 game, il tiebreak sul 3-3, senza punteggio ai vantaggi, senza ripetizione se la palla tocca il nastro in battuta e con un cronometro al servizio di 25 secondi. Questo formato, chiamato Fast4, riduce drasticamente la durata delle partite, ma è stato oggetto di critiche perché modifica completamente la struttura tradizionale dei set ed è spesso percepito tanto dai giocatori quanto dal pubblico come “un altro sport”. È possibile quindi introdurre dei cambiamenti che riducano la lunghezza delle partite mantenendo però invariate le caratteristiche portanti del sistema di punteggio?

…senza stravolgere il sistema di punteggio

Credo che, di fondo, ci siano tre possibilità: eliminare i vantaggi, eliminare la seconda di servizio, eliminare entrambi. La logica sottostante è che verrebbe fortemente limitato il dominio del servizio. Per capire meglio il concetto, l’immagine 1 mostra il numero medio di ace a partita per anno, e l’immagine 2 la percentuale media di partite che hanno richiesto uno o più tiebreak per anno nel periodo tra il 1990 e il 2018. La tendenza in questi grafici (misurata dalle curve di regressione non parametriche in rosso) suggerisce che all’aumentare della potenza del servizio è cresciuto anche il numero di game al servizio.

IMMAGINE 1 – Numero medio di ace a partita per anno, ATP

IMMAGINE 2 – Percentuale media di partite con tiebreak all’anno

Difficile stabilire l’impatto di questi cambiamenti, visto che non si giocano al momento partite in cui è introdotta solo una delle due variazioni.

Valutare le ipotesi con l’aiuto delle simulazioni

Possiamo però fare un passo avanti usando le simulazioni, il cui scopo è dimostrare in che modo la probabilità distributiva della durata delle partite cambierebbe in funzione del tipo di modifica. Sia Kovalchik e Ingram (2018) [1] che Lisi e Grigoletto [2] hanno implementato due simulatori per la durata delle partite. Nel secondo simulatore, sono state eseguite simulazioni per 20 mila partite al meglio dei cinque set con il seguente formato di gioco: 1) quello tradizionale, 2) quello tradizionale senza i punti ai vantaggi sul 40-40, 3) quello tradizionale ma con un solo servizio, 4) quello tradizionale senza vantaggi e un solo servizio.

Per ipotizzare una partita con un solo servizio è necessario considerare le conseguenze sul rendimento del giocatore al servizio dell’abolizione della regola della prima e della seconda. Si può prendere a riferimento quanto espresso da Klaassen e Magnus (2014) [3]: un giocatore con un solo servizio è equivalente a un giocatore con due servizi che ha sbagliato il primo. Con un solo servizio, un giocatore dovrebbe quindi usare la sua seconda di servizio, e non una via di mezzo tra una prima e una seconda. Eliminando la prima di servizio, la simulazione utilizza solo dati sul rendimento sulla seconda per stabilire i parametri che determinano i probabili esiti al servizio.

Parametri

La costruzione e impostazione del simulatore richiede le seguenti informazioni: categoria del torneo (Slam, Masters 1000, ATP500, ATP250), superficie, turno, punteggio finale, durata, numero di ace, numero di doppi falli, numero di prime e seconde, numero di prime e seconde valide, percentuale di punti vinti sulla prima e sulla seconda, punti totali vinti, distribuzione della velocità della palla e distribuzione del numero di scambi per ciascun punto. Per quest’ultima variabile i dati arrivano dal Match Charting Project, mentre per la velocità della palla il riferimento è a questo articolo per il dritto e a questo per il rovescio. Tutti gli altri dati sono presi da OnCourt.

Le partite considerate risalgono al periodo da gennaio 2011 a dicembre 2018, con l’esclusione di quelle senza indicazione della durata, delle Olimpiadi, delle Finali Next Gen, dei ritiri pre e durante la partita. Il campione è così composto da 3744 partite al meglio dei cinque set e 16246 al meglio dei tre set.

IMMAGINE 3 – Stima kernel di densità della durata delle partite

L’immagine 3 mostra la stima kernel di densità della distribuzione della durata insieme alla durata media. Le gobbe nella coda di destra di entrambe le distribuzioni sono dovute al numero diverso di set con cui può terminare una partita.

Esiti

La tabella elenca i valori di alcuni specifici quantili, dalla mediana (Q50) al 99.9% (Q999). La durata mediana è di 92 minuti per le partite al meglio dei tre set (media di 98 minuti) e 142 minuti per le partite al meglio dei cinque set (media di 150 minuti).

La tabella che segue elenca gli esiti in termini di durata e probabilità media di partite che durano più di k ore. Si basano su 20 mila partite al meglio dei cinque set. La stima dei parametri del modello ricomprende solo dati dagli Slam.

Emerge che sia il formato senza vantaggi che quello con un solo servizio sono efficaci per ridurre la probabilità che le partite durino più di tre ore, con l’effetto maggiore generato da un solo servizio a disposizione. In dettaglio, la probabilità che una partita al meglio dei cinque set vada oltre le tre ore è di circa il 25% con il formato tradizionale, ma si riduce a circa il 15% con l’abolizione dei vantaggi sul 40-40 e a circa il 10% eliminando un servizio. La riduzione è ancora più marcata se sono introdotte entrambe le modifiche, con la probabilità di più di tre ore che diventa solo del 4.1%. Oltre a essere più brevi, è risaputo che partite con il formato ridotto comportano anche un aumento del numero di vittorie a sorpresa, e quindi dell’incertezza del risultato finale.

Il caso della finale maschile di Wimbledon 2019

Prendiamo ora la finale maschile di Wimbledon 2019, in cui Roger Federer e Novak Djokovic sono rimasti in campo 297 minuti. Sulla base del simulatore, che durata ci saremmo dovuti aspettare per ciascuno dei 4 scenari? È stata eseguita una simulazione su 20 mila partite considerando solo la distribuzione degli scambi sull’erba e le probabilità stimate sulle precedenti partite tra i due. La tabella elenca la durata attesa e la probabilità che la partita superasse le k ore.

Sia nello scenario senza vantaggi che in quello di un solo servizio la durata media non cambia in misura rilevante, ma in entrambi i casi diminuisce con decisione la probabilità di una partita molto lunga. Ad esempio, la probabilità che una partita duri più di quattro ore e mezza è, con le regole di punteggio attuali, dell’1.7%. Pur essendo una probabilità estremamente ridotta, non è comunque del tutto marginale. Con il formato senza vantaggi, si riduce di quasi cinque volte, con quello di un solo servizio di più di quattro volte. Da un punto di vista statistico quindi, sono due cambiamenti i cui effetti non si discostano e la scelta tra i due potrebbe avvenire in funzione della preferenza dei giocatori. Eliminare contestualmente i vantaggi e un servizio sembra invece avere conseguenze eccessive e non è forse così necessaria.

Note:

[1] Kovalchik, S. A., & Ingram, M. (2018) “Estimating the duration of professional tennis matches for varying formats”, Journal of Quantitative Analysis in Sports, 14(1), 13-23

[2] Lisi, F. & Grigoletto, M. (2019) “Modeling and simulating durations of professional tennis matches by resampling match features” (In revisione) 

[3] Klaassen, F., & Magnus, J. R. (2014) “Analyzing Wimbledon: The power of statistics”, Oxford University Press, USA

Possible Effects of Abolishing First Service or Advantage Points