Il più grande archivio italiano di analisi statistiche sul tennis professionistico. Parte di Tennis Abstract

Il più grande archivio italiano di analisi statistiche sul tennis professionistico. Parte di Tennis Abstract

I 128 del tennis — #123, Michael Stich

ULTIMI ARTICOLI

ULTIMI ARTICOLI

Pubblicato il 15 febbraio 2022 su TennisAbstract – Traduzione di Edoardo Salvati

A inizio anno, Jeff Sackmann si è imbarcato in un immenso progetto di elaborazione di una classifica dei 128 giocatori e giocatrici più forti di tutti i tempi, ponendosi l’obiettivo di terminare a dicembre 2022. Con una media di più di 2000 parole per singolo profilo, si tratta di una vera e propria enciclopedia di chi è chi nel tennis, dalla sua nascita a oggi. Per limiti di tempo e più evidenti limiti di talento, settesei.it propone una selezione delle figure maggiormente rappresentative per vicinanza d’epoca e notorietà, n.d.t.

Michael Stich [GER]
Data di nascita: 18 ottobre 1968
Carriera: 1989-1997 (9 stagioni)
Gioco: destro (rovescio a una mano)
Massima classifica ATP: 2 (22 novembre 1993)
Massima valutazione Elo: 2203 (secondo nel 1993)
Slam in singolo: 1
Titoli ATP in singolo: 17

// Dall’inizio dell’era Open nel 1968 fino all’abbandono del tappeto come superficie ufficiale nei tornei del circuito maggiore a metà degli anni 2000, sono tredici i giocatori che, un una sola stagione, hanno vinto su tutte e quattro le superfici, vale a dire cemento, terra battuta, erba e appunto tappeto. Otto ci sono riusciti almeno due volte. È un elenco di nomi davvero eccellenti, come ci si poteva aspettare: Bjorn Borg, Jimmy Connors, Rod Laver, John McEnroe, Ilie Nastase, Ken Rosewall, Pete Sampras… e Michael Stich! Sei di questi nomi compaiono regolarmente nel dibattito sul migliore di tutti i tempi. Non è il caso di Nastase, ma nessuno mette in dubbio di quanto sia stato pericoloso come giocatore per anni.

E poi Stich: siamo onesti, dopo quanti tentativi si sarebbe arrivati a inserirlo in quella lista? Non si tratta solo di un paio di stagioni esplosive, anche se il 1991 e il 1993 spiccano rispetto al resto della carriera. È tra i tredici giocatori ad aver vinto almeno tre tornei su tutte le superfici, e dei suoi contemporanei solo Sampras e Stefan Edberg lo hanno fatto. Boris Becker non ha mai vinto un torneo sulla terra e la vittoria a Wimbledon 1992 di Andre Agassi rappresenta l’unico torneo vinto sull’erba. Jim Courier ha vinto solo un evento minore sul tappeto e raggiunto una sola finale sull’erba.

Giocatore monodimensionale?

Pur a fronte di questa varietà di risultati, Stich non è mai stato conosciuto come un giocatore completo. Era alto e con un servizio potente, ma veloce a sufficienza per fare anche servizio e volée, e sicuro abbastanza a rete da renderla una strategia efficace. Nelle 27 partite di cui il Match Charting Project ha raccolto punto per punto, in media lo scambio è di 3.1 colpi, come per Edberg e Becker e di poco più lungo di bombardieri come John Isner e Reilly Opelka. Il 35% dei servizi di Stich non ha mai avuto risposta, e ha vinto il 65% dei punti al servizio, con servizi vincenti o con il secondo colpo. Ci sono 130 giocatori nel database del Match Charting Project con almeno 20 partite e solo 10 hanno vinto punti al servizio più velocemente di quanto abbia fatto Stich.

Lo stile di gioco sembra essere stato disegnato per l’erba, dove infatti è arrivato all’apice con la vittoria a Wimbledon 1991, battendo Edberg e Becker per il suo unico Slam vinto. È una superficie su cui ha vinto il 78% delle partite, al quindicesimo posto tra giocatori dell’era Open con almeno 50 partite. Tra le stelle degli anni novanta, solo Sampras, Becker e Edberg gli sono davanti, ma se si toglie la Coppa Davis, sorpassa Edberg e diventa undicesimo.

Si commette un errore però a ricordare Stich semplicemente per la destrezza sull’erba. In realtà si è adattato a tutte le superfici, ha vinto in qualsiasi contesto e a malapena sembrava preoccuparsi di chi fosse dall’altra parte della rete. Ogni generazione ha quel giocatore che sembra stare in disparte, poco desideroso di dedicare ogni aspetto della vita al tennis. Così era Stich, calandosi nel ruolo in un momento in cui la corrente principale si muoveva nella direzione opposta. Era un ventiduenne adulto circondato da una brulicante massa di precedenti e contestuali adolescenti prodigio.

Stich aveva solo undici mesi in meno di Becker e — ancora non me ne capacito — solo otto mesi in più di Steffi Graf. Becker si era fatto conoscere come nuova stella più luminosa con la vittoria a Wimbledon 1985 da diciassettenne, e Graf era arrivata sul tetto del mondo due anni dopo, per poi vincere il Golden Slam nel 1988 (i quattro Slam e la medaglia d’oro alle Olimpiadi). È comprensibile come la presenza di due mega stelle lasciasse poco spazio alle altre promesse della Germania. Stich ha detto: “La maggior parte dei giocatori tedeschi, me compreso, non ha mai avuto il rispetto che meritava”. È arrivata poi la sua parte di copertura mediatica, ma ci è voluto un po’.

Quando Graf è diventata numero 1, a Stich mancava solo un mese alla prima vittoria da professionista. Era il numero 760 della classifica e non aveva vinto che il campionato giovanile tedesco nel 1986, decidendo però di diventare professionista nel 1990 dopo aver finito la scuola. L’ambivalenza di Stich nei confronti del tennis non derivava dalla fatica degli allenamenti e dei tornei. Sapeva dall’inizio di poter fare a meno del tennis. Sei settimane dopo la vittoria a Wimbledon, dichiarò a un giornalista del New York Times che “Il tennis è solo un capitolo della mia vita per un paio di anni”, venendo appellato quindi come “un campione a malincuore”. La riluttanza non era però esattamente l’aspetto più evidente delle sue affermazioni dell’epoca: se da un lato non voleva che il tennis lo definisse, dall’altro era ben orientato a raccogliere il massimo dal tempo trascorso in campo.

Il torneo della vita

E, nelle prime quattro stagioni, ha mantenuto la promessa. Non è passato troppo tempo per arrivare al successo. Nel 1990 ha vinto sei partite e il titolo a Memphis, battendo anche la testa di serie numero 3 Andrei Chesnokov. Serviva la fine della stagione per un assaggio delle future conquiste. Tra marzo e ottobre infatti ha vinto solo 15 partite in 18 tornei, per poi però raggiungere gli ottavi al Master di Parigi Bercy, battendo ancora Chesnokov e poi Brad Gilbert, la prima vittoria contro uno dei primi 10, e una classifica generale tra i primi 40, un buon traguardo nella prima stagione intera sul circuito maggiore. Non era nulla però rispetto ai sei mesi successivi. È partito nel 1991 con due finali di fila in Australia, le prime due di sette finali giocate in stagione. Ancora faticava contro i migliori, perdendo contro Ivan Lendl a Memphis e due volte contro Edberg, a Miami e Tokyo. Ma in quindici tornei ha perso solo tre volte al primo turno, e ha sfruttato un tabellone aperto per la semifinale del Roland Garros, dove ha strappato un set al Courier, poi vincitore di quella edizione.

Dopo solo 18 mesi dal professionismo, il torneo della vita. A Wimbledon, ha gestito due battaglie al quinto set contro Omar Camporese e Alexander Volkov, poi eliminato Courier nei quarti senza perdere un set. In semifinale contro Edberg non ha mai fatto un break ma, in un confronto di servizi impenetrabili, sono andati bene tre tiebreak per vincere con il punteggio di 4-6 7-6 7-6 7-6. Naturalmente in finale lo aspettava il ragazzo d’oro della Germania, Becker, che a quel punto aveva già cinque Slam all’attivo ed era alla sua sesta finale a Wimbledon. Nessun problema per Stich: prima di entrare in campo, aveva detto al suo allenatore Mark Lewis che non c’era modo che perdesse quella partita. Per via della solidità di Stich o per semplice sfortuna, Becker era fuori fase e il risultato mai in dubbio. Con quattro palle break convertite su sedici, Stich ha vinto senza lasciare un set.

Vincendo sulla terra, sul cemento e sul tappeto, rispettivamente a Stoccarda, Schenectady e Vienna, si è separato definitivamente dal gruppo di giocatori di seconda fascia. Nonostante però le vittorie a sorpresa contro Edberg e Becker, continuava a fare fatica contro i più forti, perdendo ai quarti agli US Open contro Lendl, in semifinale della Coppa Davis contro Agassi e non riuscendo a vincere una partita nel girone delle Finali di stagione. Nel 1992 però la corsa rallenta. Perde infatti nei quarti di finale agli Australian Open, poi contro la wild card Henri Leconte nel terzo turno al Roland Garros. A Wimbledon esce sempre nei quarti contro Sampras e agli US Open al secondo turno contro Gilbert. Sconfitte precoci significano meno possibilità di confrontarsi con i più forti, e infatti sono solo sei le partite contro i primi 10, se si esclude la World Team Cup di metà stagione e la Grand Slam Cup a stagione conclusa. È qui però dove fa vedere a tifosi e non di cosa è capace. Con un tiebreak dopo l’altro, elimina Edberg, Sampras e Richard Krajicek, per vincere in finale contro Michael Chang.

Alti e bassi

Non c’è solo il singolare. In coppia con John McEnroe, vince anche il doppio a Wimbledon dopo una maratona di cinque ore e 19-17 al quinto contro Jim Grabb e Richey Reneberg. Un mese dopo, stavolta sulla terra, vince la medaglia d’oro con Becker alle Olimpiadi di Barcellona 1992. Le biografie più concise si concentreranno sempre sulla sorprendete vittoria a Wimbledon e sul resto del 1991. Ma è il 1993, forse sull’onda della Grand Slam Cup, a essere anche meglio, pur non rimanendo negli annali come una stagione storica perché, per il secondo anno di fila, non produce risultati di rilievo negli Slam. Perde in semifinale a Melbourne, negli ottavi al Roland Garros contro Goran Prpic, nei quarti a Wimbledon contro Becker (facendo 0/9 nelle palle break) e nel primo turno agli US Open contro Henrik Holm.

Si riscatta però completamente nelle altre 44 settimane. A febbraio, batte Krajicek in finale agli Stuttgart Indoor. Vince finalmente il Master di Amburgo, il torneo di casa sulla terra, battendo Lendl nei quarti di finale, al settimo tentativo. Sull’erba si aggiudica il Queen’s Club regolando sempre nei quarti Becker in due set. Batte Edberg cinque volte, tra cui il titolo sul tappeto degli Swiss Indoors di Basilea. Si tiene la sequenza più impressionante della carriera per le Finali di stagione, dove vince tutte le partite contro Chang, Courier, Andrei Medvedev e Goran Ivanisevic, chiudendo in finale contro Sampras. E poi ancora, vince tre sfide per regalare la Coppa Davis alla Germania, un finale appropriato per un anno di livello internazionale. In Coppa Davis gioca singolare e doppio in tutti e quattro i turni, non perdendo mai in doppio con Patrik Kühnen e solo una sfida in singolare a risultato già acquisito contro Petr Korda.

Stich mantiene il livello anche nel 1994, ma con risultati meno spettacolari, dovuti a qualche infortunio che lo costringe a saltare diversi tornei. Ma tra il 1994 e il 1996 la combinazione servizio + 1 lo porta ad altri sei titoli, con finali al Roland Garros e agli US Open. Nel 1997, si riaffaccia in semifinale a Wimbledon, perdendo in cinque set contro Cedric Pioline, l’ultima partita da professionista. Come da lui predetto nel 1991, Stich non è rimasto a lungo sul circuito. Si è ritirato prima di compiere ventinove anni, apparentemente senza rimpianti.

Una scalata ripida ma breve

Pur limitandone il potenziale, il gioco d’attacco monodimensionale di Stich ha reso possibile una carriera scintillante. Solo nel 1995 ha fatto break più del 25% delle volte, ma la media in carriera è di un mero 23.4% (dal 1991, quando le statistiche sono diventate disponibili). Sampras, il migliore dell’era di Stich e con uno stile simile, ha ottenuto break almeno il 26% delle volte tra il 1992 e il 1995, con un picco del 29%. Anche per Sampras il gioco alla risposta non era un punto di forza ma, pur con un servizio di gran lunga superiore a quello di Stich, comunque ha avuto bisogno di vincere più di un quarto dei game alla risposta per la sua stagione migliore.

In giornata positiva, il servizio di Stich era incisivo a sufficienza da poterlo usare a piacimento. Nel peggiore dei casi, mandava ogni set al tiebreak, come nella semifinale di Wimbledon contro Edberg. Poi poteva succedere di tutto. Stich ha giocato contro 69 avversari almeno tre volte sul circuito maggiore. Se si esclude Agassi, li ha battuti tutti almeno una volta. Si è ritirato con scontri diretti favorevoli contro Sampras, Edberg, Courier e Ivanisevic. Ha battuto Becker quattro volte su dodici e, sempre a eccezione di Agassi, è stato dominato solo da Lendl. Il massimo in classifica al numero 2 trova d’accordo anche le mie valutazioni Elo. Ufficialmente, ha finito tre stagioni tra i primi 10, ma sulla base delle valutazioni Elo ne ha cinque.

In ogni caso, è stata una scalata al vertice ripida ma breve. Difficile non pensare a cosa sarebbe stato se la federazione tedesca avesse riconosciuto le doti di Stich un po’ prima o se Stich stesso si fosse sentito in dovere di riemergere dall’infortunio del 1997. Stich però non si è guardato indietro. Dopo il ritiro, non ha preso in mano la racchetta per cinque anni. Becker continua a essere un personaggio più familiare nell’immaginario collettivo, ma Stich entra di diritto nella storia del tennis. Quando percepiva preoccupazione nel suo allenatore in presenza di un avversario ostico, lo tranquillizzava dicendo: “Servo forte sul rovescio, facile volée, punto fatto”, niente di più semplice. In stato di grazia, funzionava contro chiunque. ◼︎

The Tennis 128: No. 123, Michael Stich

DELLO STESSO AUTORE