Nadal nelle retrovie

di Chapel Heel // HiddenGameOfTennis

Pubblicato il 10 gennaio 2020 – Traduzione di Edoardo Salvati

(Con aggiornamento al 12 gennaio che considera le ultime due partite di Nadal all’ATP Cup e corregge alcuni errori nelle statistiche di seconda schermata inizialmente presenti sull’app dell’ATP).

Uno degli aspetti su cui più farò attenzione per la stagione 2020 del circuito maggiore è la posizione dei giocatori alla risposta, in particolare se si sistemeranno ancora più lontano dalla linea di fondo di quanto tipicamente già accade. A qualsiasi appassionato di tennis è capitato di vedere una partita in cui il giocatore in procinto di rispondere a un servizio nel lato più vicino all’inquadratura non riesce a essere visibile perché troppo attaccato alla fine del campo. E non solo quando a servire ci sono John Isner o Ivo Karlovic.

Durante la telecronaca della partita tra Rafael Nadal e David Goffin all’ATP Cup, ho sentito Jim Courier affermare che Goffin stava traendo vantaggio dalla posizione estremamente arretrata di Nadal alla risposta grazie a un servizio più lento e angolato. È il classico gioco del gatto e del topo: il giocatore al servizio spara cannonate sulla prima di servizio, il giocatore alla risposta retrocede per avere più tempo, il primo inizia a cercare gli angoli fino a che il secondo non reagisce nuovamente con un’altra mossa. Spesso però è solo teoria, perché molti giocatori non calibrano il servizio in funzione della posizione alla risposta dell’avversario, o perché non riescono a percepirlo nella specifica fase della partita, o perché non sono così efficaci nel servire più lentamente e usare gli angoli.

Davvero i giocatori si mettono ancora più indietro?

Sembrerebbe di si. Siamo però in presenza di un comportamento consolidato o si tende a notarlo di più solo quando succede? Le statistiche di seconda schermata dell’ATP danno indicazione della posizione alla risposta per le partite che beneficiano del sistema di moviola istantanea Hawk-Eye.

Sono tre le forme principali in cui viene fornito il dato: (a) una posizione complessiva o combinata, (b) la posizione alla risposta sulla prima di servizio e (c) la posizione alla risposta sulla seconda di servizio. C’è un’ulteriore suddivisione in intervalli temporali, che induce però in confusione. Per la prima e la seconda di servizio, la seconda schermata ha la categoria “Attuale” e quella “Storico”. La prima, Attuale, fa riferimento alla posizione assunta durante la partita in corso. Non si conosce invece il periodo coperto dalla categoria Storico.

Per la posizione complessiva o combinata, ci sono quattro periodi: “Attuale”, “Storico”, “Anno in corso” e “Anno scorso”. Quest’ultimo periodo non è disponibile per alcuni tra i giocatori di bassa classifica, quindi credo che sia relativo a una determinata stagione nel caso un giocatore non abbia statistiche della stagione precedente su campi con Hawk-Eye nel tabellone principale dei tornei ATP. Possiamo inoltre supporre che con Storico non si intenda solo “la stagione passata”.

Ad esempio, Tallon Griekspoor non aveva alcuna statistica della categoria Anno scorso nelle sue due partite con statistiche di seconda schermata nel 2019, pur avendo dati della categoria Storico per una di quelle. Presumibilmente, Storico non è nemmeno “Alla data di oggi”, perché quella casistica dovrebbe rientrare nella categoria Anno in corso. I giocatori che hanno statistiche sia per Anno in corso che Storico non possiedono gli stessi numeri in entrambe, quindi c’è qualcosa di diverso.

Possibili conclusioni provvisorie

È decisamente difficile individuare una tendenza quando la variabile temporale è così vaga. Possiamo comunque provare a trarre alcune conclusioni provvisorie di carattere generico sulla base di quello che abbiamo.

Dal campione di partite del 2019 ho eliminato quelle che non hanno numeri sulla posizione alla risposta per le categorie Anno in corso e Anno scorso. Purtroppo si perde quasi il 25% dell’insieme, ma rimangono comunque quasi 1400 partite-giocatore. In media, la posizione alla risposta per la categoria Anno in corso (2019) è stata di 1.09m dietro la linea di fondo. In media, la posizione alla risposta per la categoria Anno scorso (2018) è stata di 0.85m dietro la linea di fondo.

Serve sottolineare che le statistiche di seconda schermata erano disponibili per molte meno partite del 2018, quindi qualsiasi numero basato su quei dati rischia di essere limitato dalla dimensione del campione e dalla scelta delle partite.

In altre parole, ho utilizzato i numeri della categoria Anno scorso inclusi nelle statistiche di seconda schermata per il 2019 e non le statistiche di seconda schermata effettive del 2018. Questo perché immagino che l’insieme delle statistiche di seconda schermata per il 2018, catalogate come Anno scorso nelle statistiche del 2019, siano migliori dei calcoli che posso fare sulla categoria Anno scorso utilizzando il guazzabuglio di cifre in giro su internet per il 2018.

Dai 10 ai 20 cm più indietro

Ho adottato la stessa metodologia con le partite-giocatore in possesso di numeri sulla posizione alla risposta sia per Anno in corso che per Storico. In media, la posizione alla risposta per questo insieme (circa 1600 partite-giocatore) nel 2019 è stata di 1.11m dietro la linea di fondo, mentre in media per la categoria Storico era di 1.01m dietro la linea di fondo.

Ho effettuato un’ulteriore scomposizione per posizione alla risposta sulla prima di servizio e sulla seconda. La media della categoria Attuale sulla prima per queste 1700 partite-giocatore è stata di 1.43m dietro la linea di fondo, e la media Storico sulla prima era di 1.25m. Sempre per queste circa 1700 partite-giocatore (ma non esattamente le stesse che per la prima di servizio) la media della categoria Attuale sulla seconda di servizio era di 1.08m, mentre la media Storico era di 0.90m dalla linea di fondo.

Si può in via provvisoria concludere che, complessivamente, la posizione alla risposta si è allontanata in media dalla linea di fondo di una distanza tra i 10 e i 20 cm. Più difficile dire da quando ha avuto inizio questo spostamento.

Ne fa parte anche Nadal?

Nel 2019, le statistiche di seconda schermata non riportavano dati della categoria Anno scorso per Nadal, forse perché nel 2018 non aveva giocato nessuna partita sul cemento nei tornei con Hawk-Eye e con statistiche di seconda schermata. La posizione combinata di Nadal per la categoria Attuale (2019) è stata di 3.23m dietro la linea di fondo, mentre per la Storico era di 3.15m. Sembra però che questo dipenda interamente dalla posizione sulla seconda di servizio.

Sulla prima, la posizione Attuale è stata di 3.53m contro una posizione Storico di 3.60m, a evidenziare che si è avvicinato, anche se di poco, sulla risposta alla prima di servizio, almeno nelle 27 partite del campione del 2019. Per contro, la posizione sulla seconda per la categoria Attuale è stata di 2.73m, rispetto alla categoria Storico di 2.42, una differenza importante.

Fa sorridere il fatto che, in generale, contro Goffin Nadal non stava nelle retrovie. Alla risposta sulla prima era a 1.53m dalla linea di fondo e, sulla seconda, praticamente sulla linea di fondo a 0.08m. Ma si tratta ovviamente solo di medie per la durata della partita. Quando Courier ha commentato sulla strategia di Goffin, Nadal si trovava a ben più di 1.53m dalla linea di fondo, e Goffin ha poi servito una prima lenta a uscire sul lato delle parità.

A Goffin non serviva riconoscere una tendenza, ma semplicemente osservare la posizione di Nadal per quel preciso punto e momento della partita. Perché Goffin non ha una statura da gigante, ma è molto intelligente. È per questo che penso che, se esiste una tendenza, ci si divertirà a vedere come (e se) i giocatori al servizio costringeranno quelli alla risposta a riavvicinarsi alla linea di fondo. Spero solo che non sia con un servizio sottomano.

Il senso di Nadal per l’indietreggiamento

Nell’analisi dei dati di seconda schermata, ho notato un altro aspetto, cioè l’arretramento della posizione alla risposta di Nadal con l’avanzare della partita. Per ciascuna delle 27 partite nei dati di seconda schermata del 2019, e nelle quattro dell’ATP Cup nel 2020, ho confrontato la posizione media di Nadal alla risposta da un set all’altro, e separatamente per prima e seconda di servizio. In media, risponde alla prima di servizio altri 0.25m indietro nel secondo set rispetto al primo. Per la seconda, l’esito è meno accentuato (e più variabile), appena 0.06m più indietro.

Ci sono solo 3 partite andate al terzo set delle 31 considerate, quindi è complicato trarre conclusioni definitive, ma alla risposta sulla prima di servizio nel terzo set Nadal indietreggia di altri 0.15m rispetto al secondo set, mentre sulla seconda va ancora più lontano dalla linea di fondo, spostandosi di ben 0.38m rispetto al secondo set. È un dettaglio da tenere d’occhio.

Ho costruito due grafici per illustrare il concetto. L’immagine 1 si riferisce alla posizione di Nadal sulla prima di servizio, l’immagine 2 sulla seconda. Concentriamoci per un istante solo sui triangoli. Supponiamo che l’asse delle ascisse sia la linea di fondo di un campo, e che i triangoli siano la posizione media alla risposta di Nadal in una partita.

Una rappresentazione visiva

Ogni partita è sulla linea verticale della griglia del grafico. I triangoli blu sono il primo set, i rossi il secondo e, in caso di terzo set, il triangolo è verde. In quasi tutte le partite il triangolo blu (primo set) si trova più in basso (più vicino alla linea di fondo) del triangolo rosso, anche se ho riscontrato più variazioni alla risposta sulla seconda di servizio. La variazione è rappresentata dalla linea frastagliata del grafico, che registra semplicemente la differenza tra la posizione del primo e del secondo set (ignorando il terzo). Se la linea è al di sopra dell’asse delle ascisse, Nadal si è posizionato più indietro nel secondo set di quanto abbia fatto nel primo, e vice versa.

Da ultimo, la colorazione sullo sfondo indica i diversi tornei, quindi il primo blocco mostra che le prime quattro partite sono di un torneo, il secondo che le successive cinque sono di un altro, e così via. La colorazione blu è per il cemento e quella gialla per la terra battuta. Si nota una differenza significativa, particolarmente alla risposta sulla prima, nella posizione di Nadal sul cemento rispetto a quella sulla terra.

IMMAGINE 1 – Posizione media di Nadal alla risposta sulla prima di servizio

IMMAGINE 2 – Posizione media di Nadal alla risposta sulla seconda di servizio

Non c’è un ordine preciso per i tornei, perché non sono grafici che misurano una tendenza temporale ma, se siete curiosi, da sinistra a destra la sequenza è: Indian Wells Masters, Internazionali d’Italia, Madrid Masters, Finali di stagione, Canada Masters, Masters di Parigi Bercy, Monte Carlo Masters e ATP Cup.

Rafa in Retreat

Chi è la più forte? Alla ricerca della grandezza femminile con le valutazioni Elo

di Jeff Sackmann // TennisAbstract

Pubblicato il 9 gennaio 2020 – Traduzione di Edoardo Salvati

Nell’ultimo podcast, insieme a Carl Bialik e Jeff McFarland si è parlato della posizione di Caroline Wozniacki tra le grandi dell’era Open. È nelle prime 10 per numero di settimane al primo posto, ma ha vinto solo uno Slam. Secondo l’indice Championship Shares di McFarland, entra a malapena tra le prime 30. Alla stessa domanda su Twitter, la maggioranza si è schierata per un posto fuori dalle prime 20:

È sempre difficile mettere a confronto le diverse forme di successo di una giocatrice — le settimane al primo posto, gli Slam vinti e altri titoli — anche senza provare a tenere conto dell’epoca in cui sono state ottenute. Altrettanto complicato è il paragone tra differenti tipologie di carriera. Per più di un decennio, Wozniacki ha dimostrato di essere una costante minaccia al vertice del tennis, rispetto ad altre che hanno vinto più slam ma con un’esplosione di alto livello di gioco concentrata in un tempo molto più ridotto.

Arriva Elo in soccorso

Quanto deve essere forte una giocatrice per essere considerata una “grande”? Non mi aspetto una posizione univoca ma, come vedremo, il consenso non è necessario. Se diamo un’occhiata alle valutazioni Elo del momento, emerge un numero netto che fa al caso nostro. Ci sono sette giocatrici con una valutazione superiore a 2000: Ashleigh BartyNaomi OsakaBianca AndreescuSimona HalepKarolina PliskovaElina Svitolina, e Petra KvitovaAryna Sabalenka non rientra nel gruppo per pochissimo.

Altre 25 giocatrici in attività hanno raggiunto, alla massima forma, una valutazione di almeno 2000, dalle grandi di sempre come Serena Williams e Venus Williams fino a giocatrici con un breve ma intenso periodo di eccellenza, come Alize Cornet e Anastasia Pavlyuchenkova. Dal 1977, 88 giocatrici hanno terminato almeno una stagione con una valutazione Elo di 2000 o più punti, e 60 ci sono riuscite almeno due volte.

I limitati dati a disposizione costringono a partire dal 1977. Non ho risultati completi, o nemmeno qualcosa di simile, per l’inizio e la metà degli anni ’70. Sfortunatamente, questo si traduce nella sottovalutazione di alcune giocatrici la cui carriera è iniziata prima del 1977, come Chris Evert, e in una valutazione ancora più risicata delle grandi del decennio precedente, come Billie Jean King e Margaret Court. Nell’elenco definitivo delle 60 ci sono giocatrici degli ultimi 45 anni che chiunque considera di élite, insieme alla solita dose di sorprese (vi ricordate di Irina Spirlea?). Ne parlerò in dettaglio a breve.

La misura della grandezza

Raggiungere una valutazione Elo di 2000 a fine stagione è un traguardo notevole. Per le più grandi però, si tratta semplicemente dello standard d’ingresso. Serena ha avuto anni con valutazione sopra ai 2400 e Steffi Graf è riuscita a superare 2500. Per ogni stagione, trasformerò la valutazione Elo a fine anno in un “quoziente di grandezza”, facilmente inteso come la differenza tra la valutazione a fine anno e il valore 2000. Nel 2019, Barty ha terminato la stagione con una valutazione di 2123, quindi il suo quoziente di grandezza (QG) è 123.

Per misurare la grandezza di una giocatrice sull’arco della carriera, troviamo tutte le stagioni con una valutazione Elo maggiore di 2000 e le sommiamo. Per Serena, si tratta della somma del quoziente di 20 stagioni singole, un risultato incredibile. Wozniacki ne ha avute nove mentre, per il momento, quelle di Barty sono due. Mi dilungherò più avanti sui motivi di preferenza per questa metodologia e sul significato dei numeri che emergono.

Vediamo prima la classifica. La tabella mostra tutte le giocatrici con almeno due stagioni valide ai fini del computo. La colonna “Stagioni” indica il numero di anni con una valutazione Elo a fine stagione di almeno 2000 punti, mentre la colonna “Max” è la più alta valutazione Elo a fine stagione mai raggiunta dalla giocatrice.

Class Giocatrice                Stagioni  Max   QG  
1     Steffi Graf                     14  2505  4784  
2     Serena Williams                 20  2448  4569  
3     Martina Navratilova             17  2442  4285  
4     Venus Williams                  14  2394  2888  
5     Chris Evert                     14  2293  2878  
6     Lindsay Davenport               12  2353  2744  
7     Monica Seles                    11  2462  2396  
8     Maria Sharapova                 13  2287  2280  
9     Justine Henin                    9  2411  2237  
10    Martina Hingis                   8  2366  1932  
11    Kim Clijsters                    9  2366  1754  
12    Gabriela Sabatini                9  2271  1560  
13    Arantxa Sanchez Vicario         12  2314  1556  
14    Amelie Mauresmo                  6  2279  1113  
15    Victoria Azarenka                9  2261  1082  
16    Jennifer Capriati                8  2214   929  
17    Jana Novotna                     9  2189   848  
18    Conchita Martinez               11  2191   836  
19    Caroline Wozniacki               9  2189   674  
20    Tracy Austin                     5  2214   647  
                                                      
Class Giocatrice                Stagioni  Max    QG  
21    Mary Pierce                      8  2161   637  
22    Elena Dementieva                 9  2140   629  
23    Simona Halep                     7  2108   562  
24    Svetlana Kuznetsova              6  2136   543  
25    Hana Mandlikova                  6  2160   516  
26    Jelena Jankovic                  4  2178   450  
27    Pam Shriver                      5  2160   431  
28    Vera Zvonareva                   5  2117   414  
29    Agnieszka Radwanska              8  2106   399  
30    Ana Ivanovic                     5  2133   393  
31    Petra Kvitova                    6  2132   346  
32    Na Li                            4  2095   310  
33    Anastasia Myskina                4  2164   290  
34    Anke Huber                       6  2072   277  
35    Mary Joe Fernandez               4  2110   274  
36    Nadia Petrova                    6  2094   265  
37    Dinara Safina                    3  2132   240  
38    Andrea Jaeger                    4  2087   237  
39    Angelique Kerber                 4  2109   224  
40    Nicole Vaidisova                 3  2121   222  
                                                      
Class Giocatrice                Stagioni  Max    QG  
41    Manuela Maleeva Fragniere        6  2059   194  
42    Anna Chakvetadze                 2  2107   174  
43    Ashleigh Barty                   2  2123   162  
44    Helena Sukova                    3  2078   150  
45    Jelena Dokic                     2  2110   142  
46    Iva Majoli                       2  2067   119  
47    Elina Svitolina                  3  2052   108  
48    Garbine Muguruza                 2  2061    98  
49    Zina Garrison                    2  2065    96  
50    Samantha Stosur                  3  2061    92  
51    Daniela Hantuchova               2  2050    80  
52    Irina Spirlea                    2  2064    76  
53    Nathalie Tauziat                 3  2041    73  
54    Patty Schnyder                   2  2057    70  
55    Chanda Rubin                     3  2034    68  
56    Marion Bartoli                   2  2033    66  
57    Sandrine Testud                  2  2041    62  
58    Magdalena Maleeva                2  2024    41  
59    Karolina Pliskova                2  2028    37  
60    Dominika Cibulkova               2  2007     7

È possibile che qualche posizione non vi trovi d’accordo. Vale anche per me, non è l’elenco a cui avrei pensato, ma la reazione immediata è che siamo comunque di fronte a un risultato solido nonostante la semplicità dell’algoritmo. In generale, le giocatrici con massimi su più anni sono vicine al vertice, ma solo perché hanno mantenuto eccellenza per gran parte della carriera. Un massimo di diverse stagioni come quello di Conchita Martinez non determina un passaggio automatico alle prime 10.

Da una prospettiva opposta, è un metodo che assegna credito a quelle giocatrici che hanno avuto un rendimento molto alto per periodi temporali limitati. Amelie Mauresmo e Tracy Austin entrano nelle prime 20 con non più di sei stagioni valide, mentre altre con lo stesso numero di anni con un Elo di almeno 2000, vedasi Manuela Maleeva Fragniere, si trovano molto più in basso.

Steffi, Serena e la soglia di 2000

Qual è esattamente il significato della soglia Elo di 2000 punti? Nell’accezione più semplice, è una linea di demarcazione tra giocatrici da considerare e da eliminare (mi spiace, Aryna, arriverà anche il tuo momento). D’interpretazione meno immediata, è un confronto fra stagioni di altissimo livello. Ad esempio, abbiamo visto che il QG di Barty nel 2019 è stato di 123. Con un Elo di 2505, nella stagione 1989 Graf ebbe un QG di 505. La scelta della soglia di 2000 punti implica che la stagione migliore di Graf ha approssimativamente un valore quattro volte quello della stagione migliore di Barty. Non è però una legge fisica. Se cambiassimo la soglia a 1900, il QG di Barty sarebbe 223, rispetto a 605 del migliore QG di Graf. In questo modo, la stagione di Graf varrebbe circa solo tre volte tanto.

Più bassa la soglia, maggior valore attribuiamo alla longevità e minore a stagioni veramente eccezionali. Riducendo la soglia a 1950, Serena prende il posto di Steffi in cima alla classifica (ma, in ogni caso, sono molto vicine). Anche se Williams ha avuto uno dei massimi più alti nella storia del tennis, è la sua longevità a renderla una giocatrice fuori dal comune. Non voglio ritrovarmi a decidere chi tra Serena o Steffi dovrebbe essere al primo posto, perché non è una statistica precisa e, per quanto mi riguarda, è in sostanza un pareggio (e lasciando da parte il discorso sulla differenza tra epoche). Non voglio nemmeno accomodare i parametri per far emergere un risultato invece di un altro.

La posizione di Wozniacki

Arriviamo a Wozniacki, da cui è partito questo articolo. Il quoziente di grandezza la mette al 19esimo posto tra tutte le giocatrici dal 1977, quasi esattamente a metà strada tra la sua posizione nell’elenco delle settimane al numero 1 e quella nella Championship Shares, che attribuisce più peso ai titoli vinti. In possesso di dati migliori per il primo decennio dell’era Open, Wozniacki, in compagnia di altre giocatrici, perderebbe qualche posizione. King, Court e Evonne Goolagong Cawley la farebbero uscire dalle prime 20. Anche Viriginia Wade potrebbe reclamare spazio tra le prime 20. Si potrà sempre discutere sull’esatta posizione di Wozniacki, ma siamo arrivati a un intervallo plausibile per la vincitrice degli Australian Open 2018.

Soluzioni che mirano a ottenere un numero specifico non sono mai perfette, in parte perché dipendono da ipotesi come la soglia Elo di cui si è parlato. Il fatto che producano elenchi che sembrano autorevoli, non significa che possano rappresentare l’ultima parola in merito. Di contro, offrono benefici enormi in discussioni di questo tipo, perché permettono di trovare un accordo su aspetti minori altrimenti irrisolvibili, come il livello della competizione quando si agguanta il primo posto della classifica, la fortuna del tabellone agli Slam vinti e persi, l’impatto del calendario sulla classifica, e via dicendo.

Grazie a una valutazione che incorpora i risultati di tutte le partite contro tutte le avversarie, Elo tiene conto di queste informazioni. Nel confronto tra le grandi di sempre, molti tifosi fanno spesso affidamento a un solo numero, gli Slam vinti. Con il quoziente di grandezza possono fare ora molto meglio.

Who’s the GOAT? Balancing Career and Peak Greatness With Elo Ratings

Gli scambi lunghi sono la kryptonite dei giocatori americani?

di Jeff Sackmann // TennisAbstract

Pubblicato il 7 gennaio 2020 – Traduzione di Edoardo Salvati

Pur a distanza di anni dal ritiro, Marat Safin continua a fornire spunti di conversazione tennistica. Durante una partita contro Taylor Fritz, il capitano della Russia all’ATP Cup si è così rivolto a Karen Khachanov, giocatore della sua squadra:

Non è un’affermazione che si riesce intuitivamente a sottoporre a esame numerico. Non so come si possa quantificare una tattica di alto impatto finalizzata a intimorire, o come identificare, e ancor meno misurare, tentativi di spaventare l’avversario. Per non parlare del concetto di giocatore finito per via di uno scambio lungo. Ma se con “per loro è finita” s’intende che non hanno molte probabilità di vincere, abbiamo finalmente un elemento verificabile.

Molti appassionati possono trovarsi d’accordo con la generalizzazione che i giocatori americani hanno un servizio potente, oltre a uno stile aggressivo che non lascia grande spazio alla finezza. È certamente il caso di John Isner, e Sam Querrey non si discosta troppo dalla descrizione. Sebbene il servizio di Fritz produca una buona dose di ace e secondi colpi di facile chiusura, non ha uno stile così monodimensionale.

Per Taylor Fritz non è finita

Con i dati raccolti dal Match Charting Project, ho calcolato delle statistiche sulla durata degli scambi per i 70 giocatori con almeno 20 partite nel database nell’ultimo decennio. Troviamo cinque americani (Fritz, Isner, Querrey, Steve Johnson e Jack Sock) e molti degli altri giocatori a cui normalmente si fa riferimento come presenze regolari sul circuito.

La definizione di Safin di tattica ad alto impatto considera implicitamente gli scambi fino a un massimo di quattro colpi, cioè quei punti che vengono vinti o persi nei primi due colpi di ciascun giocatore. Gli scambi più lunghi sono quelli in cui, apparentemente, gli americani subiscono l’avversario.

Così è per Isner, che vince solo il 40% dei punti quando lo scambio raggiunge i cinque colpi, il peggior rendimento nel campione considerato. Rispetto a Isner, anche Nick Kyrgios (44%) e Ivo Karlovic (45%) sembrano dei giocatori solidi sullo scambio. Nikoloz Basilashvili ha la percentuale migliore al 56% e non sorprende che Rafael Nadal sia secondo con il 54%, di un nulla davanti a Novak Djokovic. Con il 50.2%, Frizt è al 28esimo posto su 70, nella zona di giocatori come Gael Monfils, Roberto Bautista Agut e Dominic Thiem. Inoltre, se detestate i luoghi comuni come li detesto io, Fritz si fa notare per essere quasi 20 posizioni più in alto di Khachanov, che vince il 48.5% dei punti che durano almeno cinque colpi.

Più dati

La tabella elenca venti dei 70 giocatori del campione, in parte della zona alta e in parte di quella bassa, insieme a tutti gli americani e ad altri nomi di interesse. Per ciascun giocatore, ho calcolato la percentuale di punti vinti negli scambi di 1 o 2 colpi (servizio e risposte vincenti), di 3 o 4 colpi (scambi con servizio e risposta seguita da un colpo) e di 5 o più colpi. I giocatori sono ordinati sulla base dell’ultima colonna (%V 5+).

Class  Giocatore      %V 1-2  %V 3-4  %V 5+  
1      Basilashvili   43.7%   54.1%   55.8%  
2      Nadal          52.7%   51.6%   54.3%  
3      Djokovic       51.8%   54.6%   54.0%  
4      Nishikori      45.5%   51.2%   53.9%  
11     Federer        52.9%   54.9%   52.1%  
22     Kohlschreiber  50.1%   50.1%   50.7%  
28     Fritz          51.1%   47.2%   50.2%  
30     Sock           49.0%   46.5%   50.2%  
31     Zverev         52.8%   50.3%   50.0%  
32     Del Potro      53.8%   49.1%   50.0%  
34     Murray         54.3%   49.5%   49.4%  
39     Medvedev       53.9%   50.4%   49.0%  
43     Tsitsipas      51.4%   50.5%   48.6%  
44     Khachanov      53.7%   48.1%   48.5%  
48     Johnson        49.2%   48.8%   48.3%  
61     Querrey        53.5%   48.0%   46.2%  
62     Berrettini     53.6%   49.3%   46.1%  
66     Karlovic       51.8%   43.9%   44.9%  
68     Kyrgios        54.6%   47.4%   44.2%  
70     Isner          52.3%   48.3%   40.2%

Fritz è uno dei pochi che vince più della metà degli scambi più brevi e più della metà degli scambi più lunghi. La prima categoria può essere il risultato di un servizio potente, come è probabilmente il caso dello stesso Frizt, e come è sicuramente per Isner. Non serve però avere un grande servizio per vincere più della metà dei punti da 1 o 2 colpi. Nadal e Djokovic fanno molto bene in quella categoria (come in praticamente tutte le altre), in virtù della loro capacità di annullare il servizio dell’avversario.

Due nomi inaspettati

Tralasciando per un momento gli americani, si potrebbe rimanere sorpresi da quei giocatori con percentuali positive di vittoria in tutte e tre le categorie. Nadal, Djokovic e Roger Federer vi rientrano, ciascuno con abbondante margine. Gli altri due invece sono nomi inattesi. Philipp Kohlschreiber supera di pochissimo la neutralità in entrambe le tipologie di scambi brevi, ed è un po’ meglio (50.7%) su quelli lunghi. Alexander Zverev si qualifica per il rotto della cuffia, vincendo appena di più della metà degli scambi lunghi (è un 50.0% arrotondato per eccesso).

Si tratta inevitabilmente di dati incompleti, quindi è possibile che, con una base di altro tipo, il risultato di uno o anche di entrambi i tedeschi rimanga molto lontano dal 50%, ma i loro numeri arrivano da un insieme decisamente abbondante di partite.

Per tornare a Fritz, Isner e compatrioti, Safin potrebbe aver ragione a dire che vogliono intimorire con un paio di colpi ad alto impatto. Con il solo servizio, Isner ha sicuramente messo paura a molti dei suoi avversari. Eppure Fritz, il giocatore che ha generato il commento di Safin, ha un gioco molto più completo di quanto il capitano della Russia gli abbia riconosciuto. Khachanov ha poi vinto quella partita e, almeno in questa fase delle rispettive carriere, è dei due il giocatore migliore. Non però negli scambi lunghi. Ampliando l’orizzonte di analisi, è Khachanov che dovrebbe evitare di farsi trascinare negli scambi lunghi, non Fritz.

Are American Players Screwed Once You Drag Them Into a Rally?

La giornata storta di Aleksandre Metreveli non è stata così terribile

di Jeff Sackmann // TennisAbstract

Pubblicato il 5 gennaio 2020 – Traduzione di Edoardo Salvati

La stagione 2020 di Roberto Bautista Agut è iniziata sotto il migliore degli auspici quando, alla ATP Cup, ha sconfitto il numero 2 georgiano Aleksandre Metreveli con l’imbarazzante punteggio di 6-0 6-0. Le vittorie senza game per l’avversario sono estremamente rare sul circuito maschile, con meno di 100 negli ultimi tre decenni.

Circa il 25% di quei 6-0 6-0 arrivano da partite della Coppa Davis, la competizione in cui è più probabile che questo accada. L’incrocio dei singolaristi, la parte della sfida in cui si affrontano il miglior giocatore di una nazione e il secondo migliore dell’altra (ormai praticamente defunta con il nuovo formato), genera risultati particolarmente a senso unico.

Così non è per l’ATP Cup, ma Bautista Augut è più forte di molti numeri 1 nazionali, e Metreveli è in quella manciata di giocatori questa settimana che altrimenti non troverebbe posto in un torneo del circuito maggiore. Eppure, non è stata una demolizione così catastrofica. La partita è durata 72 minuti, più di tutte le altre 59 con lo stesso punteggio di cui possiedo le statistiche. È stato solo il quarto 6-0 6-0 ha superare l’ora di gioco. Il precedente record apparteneva a Guillermo Canas che agli Internazionali d’Italia nel 2005 aveva annientato in 65 minuti Juan Monaco. Delle 120 partite per 6-0 6-0 sul circuito femminile di cui possiedo le statistiche, nessuna è mai andata oltre i 67 minuti.

Un po’ di contesto

Sulla durata di una partita possono incidere la routine dei giocatori o il comportamento del pubblico, ma non il numero dei punti giocati. Anche sulla base di questa statistica Metreveli ha fatto meglio di quanto il punteggio indichi. Ha tenuto in campo Bautista Agut per 97 punti, più a lungo di tutte le altre partite tranne tre. In media, servono solo 74 punti per un doppio 6-0. Più di 150 partite della scorsa stagione non hanno superato i 97 punti, tra cui diverse finali e un paio con un set terminato 7-5.

Un altro modo per considerare l’equilibrio di una partita è dato dalle palle break salvate. Il punteggio prevede che Metreveli non abbia mai fatto un break e che Bautista Agut ci sia riuscito sei volte. Metreveli però si è difeso duramente dalla risposta di Bautista Agut, salvando otto palle break. Solo quattro giocatori tra i 59 che hanno perso per 0-6 0-6 erano riusciti a salvare così tante palle break.

Opportunità di doppio 6-0

Bautista Agut ha vinto l’83% dei punti al servizio, rispetto al solo 40% di Metreveli. Se nessuna striscia inusuale di punti vinti o persi avesse interrotto queste frequenze di conversione, Bautista Agut avrebbe tenuto il 98.9% dei servizi a fronte del 26.4% di Metreveli. Per vincere i dodici game, Bautista Agut doveva tenere il servizio sei volte e fare altrettanti break. Sulla base di quella frequenza di tenuta del servizio, la probabilità di riuscirci era del 14.8%. Detto in altro modo, se questi due giocatori avessero continuato a tenere quel livello su un campione più ampio di partite (perdonami, Aleksandre!), ci sarebbe stato un doppio 6-0 solo all’incirca in una partita su sei.

Vale la pena ribadirlo, la prestazione di Metreveli si fa notare per essere una delle più solide in un punteggio di 6-0 6-0. Solo cinque tra le precedenti 59 partite di questo gruppo avevano una probabilità così ridotta di terminare con uno dei due giocatori senza game sul tabellone.

In funzione della probabilità di doppio 6-0, otto partite del 2019 sono state più a senso unico di questa, e solo una è terminata con dodici game di fila. Tre dei giocatori sconfitti hanno evitato lo zero in entrambi i set.

Torneo         Vincitore    Sconfitto    Punteggio    Prob 6-0 6-0 
Winston Salem  Fratangelo   Weintraub    6-0 6-0      63.5%  
Los Cabos      Granollers   Gomez        6-0 6-1      24.6%  
Us Open        Federer      Goffin       6-2 6-2 6-0  19.9%  
Estoril        Dav. Fokina  Chardy       6-1 6-2      18.5%  
Acapulco       Millman      Gojowczyk    6-0 6-2      17.2%  
Internaz. It   Nadal        Basilashvili 6-1 6-0      16.6%  
Miami          Car. Baena   Kudla        6-1 6-2      16.6%  
Tokyo          Djokovic     Pouille      6-1 6-2      15.5%

(E Metreveli è stato più valoroso contro Bautista Agut di quanto abbia fatto Nikoloz Basilashvili contro Nadal a Roma, anche se poi la vittoria di Nadal per 6-3 7-5 all’ ATP Cup è stata un po’ più equilibrata.)

Con questo non si può certo sostenere che Metreveli abbia avuto un debutto positivo all’ATP Cup. I doppi 6-0 sono però così rari che tendono a generare notizia, mettendo in secondo piano le specificità. Per il modo in cui ha giocato, Metreveli meritava una sconfitta più consona, con almeno uno o due game a suo favore.

Aleksandre Metreveli’s Bad Day Wasn’t Double-Bagel Bad

Quanto raccoglierà l’ATP Cup a favore delle vittime degli incendi in Australia?

di Jeff Sackmann // TennisAbstract

Pubblicato il 3 gennaio 2020 – Traduzione di Edoardo Salvati

L’ATP ha annunciato che effettuerà una donazione sostanziosa alla Croce Rossa Australiana:

Molti giocatori, tra cui Nick Kyrgios, hanno promesso di continuare a fare donazioni personali durante tutta l’estate di tornei in Australia (l’impegno di Kyrgios in questo senso ha incentivato le donazioni altrui, una rara circostanza in cui il circuito ha seguito l’esempio della sua stella più controversa).

Quanto esattamente?

L’ATP ha stimato di raggiungere i 1500 ace. È la prima edizione dell’ATP Cup a Perth, oltre a essere il primo torneo del circuito maschile, quindi non possiamo fare un confronto con l’anno passato. A ulteriore complicazione, non sappiamo chi giocherà per la propria nazione a ogni giornata del torneo, o quali paesi avanzeranno alla fase finale. In altre parole, qualsiasi previsione di ace è inevitabilmente approssimativa.

Iniziamo dalle basi. Ci saranno 129 partite durante la ATP Cup, equivalenti a 43 sfide con due partite di singolare e un doppio ciascuna. Come per le nuove Finali di Coppa Davis, è probabile che molti dei doppi saranno ininfluenti, quindi non verranno giocate tutte le 43 sfide. A Madrid si sono giocate 21 delle 25 partite di doppio (una delle quattro escluse è stato un ritiro sull’1-0 che per il conteggio degli ace, e per il buon senso, non ha di fatto creato gioco). Diciamo quindi che anche in Australia non verranno giocati dei doppi con la stessa frequenza di Madrid, facendo salire il totale a 36 partite di doppio.

Nelle partite al meglio dei tre set dell’intera passata stagione si sono contati in media 12 ace per il singolare e 7 per il doppio. Si arriva a un totale di 1284 ace per le 122 partite che ci aspettiamo vengano giocate nell’ATP Cup.

Possiamo fare di meglio

Sul cemento ci sono notoriamente più ace, e con un margine abbondante. Durante il 2019, nelle partite al meglio dei tre set sul cemento ci sono stati in media 15 ace, rispetto alla metà per le partite di doppio. Il totale previsionale sale a 1542 ace, il 20% in più del numero di partenza, e abbastanza simile ai calcoli dell’ATP.

Pur non avendo molti dati relativi alla superficie di Perth, abbiamo risultati di anni per i tornei di Brisbane e Sydney. Brisbane è stata una delle superfici del circuito più accomodanti in termini di ace, mentre Sydney si è posizionata dalla parte opposta. I numeri variano poi da un anno all’altro, anche tenendo in considerazione la diversa combinazione di giocatori. Da una prospettiva di un solo anno o di un intervallo più lungo, la frequenza media di ace a Brisbane e Sydney arriva a una cifra simile alla media osservata sul resto del circuito.

Elementi che rendono più difficile l’analisi

È probabile che il caldo record australiano contribuirà a incrementare la frequenza di ace. La combinazione dei giocatori invece rende considerevolmente molto più complesso fare previsioni. Un ostacolo è dato dalla variazione estrema tra i migliori giocatori del torneo (Rafael Nadal e Novak Djokovic) e i più deboli, come il moldavo Alexander Cozbinov, numero 818 del mondo.

Un primo ostacolo

Non solo la tipica frequenza di ace di giocatori senza i favori del pronostico come Cozbinov è destinata a ridursi drasticamente contro avversari di livello, ma è probabile che troveranno difficoltà a mantenere la partita competitiva. Più corta è la partita, minore il numero di ace. Ironicamente, Cozbinov ha combattuto per tre ore contro Steve Darcis nella prima giornata, ma anche in una partita così lunga solo 2 su 116 punti al servizio sono stati ace. Insieme, hanno ottenuto un totale di 10 ace, al di sotto della media.

E un secondo

Un secondo problema è comune alle previsioni sul numero di ace per qualsiasi torneo. Il conteggio complessivo degli ace è strettamente legato a quali giocatori arrivano ai turni finali. La Spagna di Nadal, Roberto Bautista AgutPablo Carreno Busta farà probabilmente bene anche con relativamente poche esplosioni sulla prima di servizio.

Se però il Canada replica il successo nelle Finali di Coppa Davis, la combinazione scintillante di Denis ShapovalovFelix Auger Aliassime potrebbe regalare sei turni di statistiche stratosferiche al servizio. Il duo americano formato da John Isner e Taylor Fritz potrebbe fare lo stesso, anche se le probabilità per gli Stati Uniti di andare avanti sono diminuite sensibilmente dopo la sconfitta iniziale contro la Norvegia. Quantomeno Isner ha già fatto la sua parte con 33 ace nella partita persa in tre set contro Casper Ruud.

Nelle prime dieci partite di singolare al momento della stesura ci sono stati in media 16 ace, leggermente sopra il tipico numero sul cemento durante la stagione. Grazie a Inser e Kyrgios, agli estremi dell’intervallo il conteggio è salito, con rispettivamente 37 e 35 ace totali dalle partite contro Ruud e Jan Lennard Struff. I tre doppi terminati hanno avuto una media di 6 ace ciascuno, appena sotto il tipico numero sul cemento durante la stagione (dopo il terzo giorno, gli ace totali sono 559, per un ammontare di 55.900 dollari, n.d.t.).

Si tifa per il massimo degli ace

Manca ancora molto, ma si potrebbe dire “sorpresa”! La stima dell’ATP in fondo sembra abbastanza accurata. Una simulazione integrale di ogni partita e dell’intero torneo permetterebbe ancora maggiore precisione ma, senza arrivare a tanto, 1500 ace e 150.000 dollari sono un’ottima approssimazione. La filantropia di tutto il mondo dovrebbe mettersi alle spalle dei grandi servitori dell’Australia, del Canada e degli Stati Uniti, o almeno tifare per più ace della media da parte di Nadal.

How Much Will the ATP Cup Raise for Australian Bushfire Relief?

Un colpo al cerchio e uno alla botte per i premi partita Slam

di Jeff Sackmann // TennisAbstract

Pubblicato il 30 dicembre 2019 – Traduzione di Edoardo Salvati

L’occhio di falco del profilo Twitter @juki_tennis ha individuato le seguenti modifiche al regolamento per i tornei Slam nel 2020:

Iniziamo dalla prima parte sottolineata (punto a, paragrafo iii), poi arriverò al doppio. La Federazione internazionale si sta accorgendo che l’erogazione di incentivi è un processo complicato. Anni fa, quando Adrian Mannarino aveva ancora capelli, i premi partita erano di immediata comprensione. Se giocavi, ne ricevevi, se non giocavi, non prendevi nulla. I giocatori che si infortunavano appena prima degli Slam dovevano soffrire in silenzio.

In realtà, è sempre stato più complesso di così. Negli ultimi dieci anni, gli Slam si sono superati nella corsa al montepremi più alto, aumentando in particolare i premi partita per i perdenti al primo turno. Un posto nel tabellone principale degli Australian Open vale oggi 63.000 dollari (o 90.000 dollari australiani). Ci sono alcuni giocatori tra coloro che passano per le qualificazioni che a malapena riescono a raggiungere quelle cifre in un’intera stagione. Per quanto si possa essere fissati con l’onestà e la correttezza, avendo la possibilità di intascare quell’assegno non la si lascia andare facilmente.

La stessa logica si innesca a prescindere dall’esistenza di una condizione fisica ottimale o dalla presenza di infortuni. I tornei Slam del decennio trascorso hanno visto dozzine di perdenti al primo turno che non erano nello stato di forma richiesto da una competizione così importante. È una nota dolente per gli organizzatori, è un aspetto negativo per gli spettatori, e probabilmente non va così bene nemmeno per i giocatori, per quanto 63 mila dollari permettono molte sedute di fisioterapia.

Ritiri pagati

Due anni fa, la Federazione internazionale ha affrontato la problematica. I giocatori del tabellone principale possono decidere di ritirarsi e ricevere comunque il 50% del premio partita assegnato al perdente al primo turno. L’ATP applica uno schema simile, concedendo ai giocatori che si ritirano sul posto l’intero premio partita del perdente al primo turno fino a due tornei consecutivi. Si tratta di un’iniziativa che ha ottenuto molto successo, facendo ridurre i ritiri al primo turno per i tornei del circuito maggiore da un picco di 48 nel 2015 a solo 20 nel 2019. In termini percentuali, è un declino dal 4.4% all’1.6% del totale delle partite di primo turno.

Per gli Slam lo scenario è più offuscato. In campo maschile ci sono stati nove ritiri al primo turno nel 2010 e nove nel 2019. Gli incentivi della Federazione potrebbero non bastare: il 50% del premio partita al primo turno è sempre una cifra ragguardevole a cui rinunciare. In difesa degli organizzatori, i ritiri non necessariamente forniscono un quadro completo della situazione. Un giocatore non al meglio o zoppicante può comunque riuscire a completare la partita, e forse l’aggiustamento nei premi partita ha convinto qualche giocatore in più a rinunciare al posto nel tabellone principale.

Tuttavia, non sono misure in grado di fermare quei giocatori che, intenzionalmente, aggirano il sistema. Sia l’ATP che la WTA concedono a giocatori e giocatrici di utilizzare la classifica precedente all’infortunio per iscriversi a un numero limitato di eventi al momento del rientro sul circuito. Professionisti astuti massimizzano questa concessione (chiamata classifica “protetta” dall’ATP e “speciale” dalla WTA) per i tornei con montepremi più ricco e, ove possibile, riducono il divario in classifica beneficiando di wild card per gli eventi minori.

Il caso Tursunov

Emblematico di una tattica di questo tipo è l’esempio di Dmitry Tursunov, che ha giocato (e perso) le ultime sei partite di uno Slam usando ogni volta la classifica protetta. Due di quelle partite, tra cui l’ultima apparizione in uno Slam agli US Open 2017 contro Cameron Norrie, si sono concluse con il suo ritiro, mentre le altre tre sono state sconfitte senza vincere nemmeno un set.

Per certi versi Tursunov si è “guadagnato” quello stipendio. Prima di Wimbledon 2014 era il numero 31 del mondo, poi non ha giocato per larga parte dei successivi 18 mesi. Al rientro, ha seguito le regole previste dall’ATP. Con premi partita che aumentano in modo sproporzionato negli Slam rispetto agli altri tornei, la classifica protetta sembra però mostrare onore sportivo solo se parte di un programma finalizzato al ritorno alle competizioni.

Anche se nel caso di Tursunov la regola della Federazione internazionale sui ritiri dell’ultimo minuto non era in vigore, è facile ipotizzare che un giocatore possa trarne vantaggio in circostanze simili. Ed è questo il divario che la modifica al regolamento cerca di colmare. Nella nuova versione, si estende l’applicazione oltre i giocatori o le giocatrici con classifica protetta o speciale, che tipicamente richiede un’assenza di sei mesi, non uno solo. Eppure l’idea è simile, cioè non è più possibile iscriversi a un torneo, presentarsi sul posto, dichiararsi infortunati e portare a casa decine di migliaia di dollari…a meno di non aver giocato recentemente. Il requisito è minimo, ma contribuisce ad alzare almeno di un po’ lo standard per chi vuole un assegno da 30.000 dollari.

La clausola della “prestazione professionale”

La nuova regola non avrebbe avuto conseguenze sulla redditizia classifica protetta di Tursunov per le stagioni 2016 e 2017. Se fosse però rientrato da un infortunio un paio di anni più tardi, i suoi guadagni avrebbero potuto essere oggetto di revisione. Nel 2019, sia il Roland Garros che Wimbledon hanno richiamato una disposizione regolamentare raramente invocata, che richiede ai giocatori di “porre in essere una prestazione professionale”. Se lo sforzo non è considerato adeguato, si possono attivare sanzioni per un importo che ricalca il premio partita di un primo turno. 

Anna Tatishvili, protetta da classifica speciale, si è vista sottrarre l’intero premio partita al Roland Garros, mentre Bernard Tomic — spesso convenientemente preso di mira quando si verificano episodi di questa natura — ha perso la somma elargita dall’All England Club. Tatishvili ha poi vinto in appello, a Tomic è andata diversamente (anche se ingiustamente).

La violazione dello standard professionale

Ciò che importa ai fini del ragionamento non è il conto in banca di Tatishvili, ma il fatto che gli Slam hanno tirato fuori la clausola dello “standard professionale” dal congelatore. Vale la pena citare i vari elementi che concorrono, secondo il regolamento, alla violazione dello standard:

  • il giocatore o la giocatrice non ha completato la partita;
  • il giocatore o la giocatrice non ha giocato nelle 2 o 3 settimane che precedono lo Slam;
  • il giocatore o la giocatrice si è ritirato nell’ultimo torneo che ha giocato prima dello Slam;
  • il giocatore o la giocatrice stava usando una classifica protetta o speciale per l’ingresso nel tabellone principale;
  • il giocatore o la giocatrice ha ricevuto una Violazione Comportamentale per mancanza di Massimo Sforzo.

In tutti gli Slam c’è qualche giocatore che si muove nel cono d’ombra, magari tornando a giocare un po’ prima di quanto avrebbe fatto se il calendario degli Slam fosse stato diverso. Con le sanzioni del 2019, la Federazione internazionale ha fatto intendere di aspettarsi un livello di gioco credibile da tutti i giocatori e giocatrici del tabellone principale. E con la modifica ai premi partita valida per il 2020, si è chiusa la sbarra a compensi a cinque cifre per giocatori che non sarebbero dovuti essere nell’elenco degli iscritti, anche se non scendono mai in campo.

Come promesso, il doppio

La seconda parte del regolamento (punti a e d) è più problematica. Ritengo infatti che manchi un “non” chiave nella frase iniziale. A meno che la Federazione insegua obiettivi alquanto bizzarri e del tutto sconosciuti, l’intenzione delle regole relative al doppio è quella di scoraggiare i singolaristi a ritirarsi se non in casi di infortuni reali, e di evitare che si iscrivano al doppio in prima battuta se non pensano di impegnarsi seriamente.

I premi partita del doppio impallidiscono rispetto al singolare, ma comunque le coppie perdenti al primo turno ricevono un assegno di 17.500 dollari, cioè 8750 dollari a giocatore. È una cifra sufficientemente alta da convincere singolaristi a giocare il doppio se automaticamente qualificati, non importa se si disinteressano completamente al doppio nelle 44 settimane di tornei non Slam.

I criteri di accesso al tabellone principale del doppio di uno Slam sono gli stessi dei tornei del circuito maggiore maschile e femminile. Le coppie sono ordinate in funzione della classifica complessiva di singolare o doppio. Ciascun giocatore può usare la classifica migliore. I circuiti consentono ai professionisti di fare ricorso alla classifica di singolare così da incoraggiare le mega stelle a giocare il doppio, e in tornei come l’Indian Wells Masters molti grandi nomi in effetti giocano il doppio. Negli Slam l’effetto maggiore è sulla seconda fascia di singolaristi, con il risultato di accoppiamenti eclettici come quelli di Mackenzie McDonald e Yoshihito Nishioka o Lukas Lacko e John Millman agli US Open 2018.

Il doppio negli Slam non è un’esibizione

Come per molti altri dettagli della modalità d’iscrizione, alla maggior parte degli appassionati interessa poco. Dovrebbero però approfondire. Ogni qualvolta le regole permettono l’ingresso di una coppia, ne escludono contestualmente un’altra.

Inserendo più singolaristi nel tabellone del doppio, il livello di accesso per i doppisti a tempo pieno diventa incredibilmente ostico. Un singolarista in ascesa può entrare nei primi 100 — accedendo di diritto ai tabelloni principali degli Slam — con una solida stagione sul circuito Challenger. Non è così nemmeno per i migliori doppisti di Challenger, che spesso sono costretti alla ricerca di singolaristi la cui classifica consente un accesso diretto.

La revisione di quest’anno alle regole dovrebbe migliorare la situazione, almeno in parte (ma solo se qualcuno inserisce il “non” mancante, ovviamente). Il doppio negli Slam non è un’esibizione, e non dovrebbe essere trattato in quel modo. Anche l’ATP e la WTA dovrebbero muoversi di conseguenza, penalizzando quei giocatori che si ritirano dal doppio per poi dimostrare di non avere infortuni continuando invece in singolare.

Incentivi e intenzioni

Seppur dei tecnicismi, sono modifiche al regolamento con uno scopo semplicissimo: assicurare che i giocatori nei tabelloni principali dei tornei Slam — in singolare e in doppio — siano in forma e motivati a giocare. Non verrano eliminate tutte le scappatoie legali, e ci si devono attendere altre controversie da situazioni come quella di Tatishvili e Tomic.

La tematica di fondo, complicata dalla modifica riguardo al ritiro sul posto, è la motivazione sottostante l’aumento del premio partita per i perdenti al primo turno. Gli Slam rappresentano la fetta più abbondante del montepremi stagionale, specialmente per i giocatori con classifica tra il 50 e il 110 delle due classifiche ufficiali, che non hanno accesso diretto per molti dei prestigiosi Master 1000 o Premier. Anche nei turni avanzati, nella migliore delle ipotesi si contendono premi non superiori ai 10.000 dollari.

Quattro volte l’anno, i professionisti con bassa classifica ottengono un innesto di denaro garantito, e la possibilità di raccogliere molto di più. Di fatto, la presenza degli Slam è per molti giocatori l’apporto economico per finanziare il resto della stagione. In parte, gli Slam hanno aumentato i premi partita del primo turno — nominalmente e rispetto all’incremento nei turni conclusivi — proprio a riconoscimento di questo aspetto. Essere un professionista sul circuito richiede parecchi soldi e, in assenza dell’apporto dagli Slam, può tranquillamente diventare un’impresa in perdita.

Stipendi, no premi partita

Gli Slam si affidano ai due circuiti maggiori e agli altri circuiti, che operano livelli di ricchezza inferiore, per una pubblicità che dura tutto l’anno e un insieme di giocatori di talento che attirano pubblico e attenzione mediatica. Molto del premio partita per il perdente al primo turno è un implicito attestato a questo prezioso contributo.

Nessuno è convinto che la giocatrice numero 78 del mondo meriti 63.000 dollari per presentarsi in campo e impegnare Serena Williams nell’equivalente di un riscaldamento di nemmeno un’ora. Merita però la numero 78 del mondo di guadagnare complessivamente 250.000 dollari all’anno, che poi a malapena coprono le spese per viaggiare, per l’allenatore e per l’attrezzatura? Penso di si, sembra che lo pensino anche gli Slam e sospetto che lo pensiate anche voi.

Quando la Federazione internazionale chiude scappatoie come queste, non dimentichiamo che agisce avendo a riferimento un contesto da 63.000 dollari per ora, non il più ragionevole modello da 250.000 dollari a stagione. È un obiettivo importante assicurare l’integrità e la qualità del gioco negli Slam, ma deve essere messo sullo stesso piano con lo sforzo di sostenere i giocatori e le giocatrici delle retrovie, anche in presenza di infortuni.

La creazione di un fondo

Una politica più ragionevole sarebbe quella di separare larga parte del montepremi per i perdenti al primo turno dall’atto concreto di giocare una partita di primo turno. Gli Slam ad esempio potrebbero contribuire singolarmente con 7.5 milioni di dollari annui — cioè 30.000 dollari per giocatore — ad alimentare un fondo che eroghi poi sovvenzioni stagionali a giocatori e giocatrici fuori dai primi 50, e abbassare ogni premio partita per il singolare dello stesso ammontare (realizzarlo sarebbe un grattacapo notevole, partendo da questi pochi parametri).

In questo modo molti giocatori riceverebbero semplicemente 30.000 dollari aggiuntivi a Slam sotto un’altra maschera. Però chi è infortunato verrebbe aiutato a ritornare al massimo della forma, lasciando grandi cifre a disposizione per le spettacolari battaglie della fase finale. Naturalmente, è una soluzione che esige ben più di qualche modifica marginale al regolamento.

Grand Slam Prize Money Whack-a-Mole

Ripensare il risultato di una partita in termini di probabilità

di Jeff Sackmann // TennisAbstract

Pubblicato il 28 dicembre 2019 – Traduzione di Edoardo Salvati

Non serve aspettare la conclusione di una partita per sentire durante la telecronaca che le vittorie possono essere decise dal margine più risicato. È frequente per il vincitore raccogliere solo il 51% o il 52% dei punti totali. In decine di occasioni nel corso dell’anno capita di andare anche oltre, quando un giocatore trionfa avendo ottenuto meno della metà dei punti. Così è riuscito a fare Novak Djokovic nella finale di Wimbledon 2019, con 204 punti a suo favore rispetto ai 218 di Roger Federer.

Ha senso dedurre da risultati come quello tra Djokovic e Federer che molte partite sono decise da margini davvero ridotti o che il rendimento su determinati punti è cruciale. Ci sono addirittura situazioni di vittoria con non più del 47% dei punti giocati.

Può capitare però di attribuire al margine ridotto importanza eccessiva. Il 51% richiama effettivamente l’idea di un margine minimo, così come il 53%. In molte attività, sportive e non, il 55% rappresenta quasi una parità, e anche il 60% o il 65% suggerisce che non ci sia molto spazio a separare i contendenti. Nel tennis è diverso, specialmente sul circuito maschile che è dominato dal servizio. Quale ne sia l’interpretazione, il 60% dei punti vinti segnalano una partita a senso unico, il 65% una demolizione quasi imbarazzante. Nel 2019, in sole tre partite il vincitore ha raccolto più del 70% dei punti.

La domanda è un’altra

Per molte ragioni i punti vinti totali sono una misura imperfetta della superiorità di un giocatore, anche all’interno della singola partita. Un primo difetto è che di solito il valore si dispone nell’intervallo tra il 35% e il 65%, portando all’errata convinzione che tutte le partite siano relativamente equilibrate. Un secondo difetto è che non tutti i 55% (o i 51%, o i 62%) sono identici tra loro. Più è lunga la partita, più informazioni accumuliamo sui giocatori.

Per uno specifico formato di gioco, come le partite al meglio dei tre set, una partita più lunga mediamente richiede giocatori tra loro simili per andare al tiebreak o al terzo set. Se vogliamo però paragonare partite di formati diversi (come quelle al meglio dei tre set e dei cinque set), non necessariamente la durata fornisce indicazioni utili. Le partite al meglio dei cinque set sono più lunghe per via del regolamento, non per qualche caratteristica dei giocatori.

La soluzione risiede nel pensare in termini di probabilità

Data la durata di una partita, e la percentuale di punti vinti da ciascun giocatore, qual è la probabilità che il vincitore sia stato anche il giocatore migliore quel giorno?

Per rispondere, usiamo la distribuzione binomiale, considerando la probabilità che un giocatore vinca un numero di punti uguale a quelli che vincerebbe a parità di bravura fra giocatori. Se lanciamo una moneta 100 volte, ci aspetteremmo che esca testa circa 50 volte, senza però che siano sempre esattamente 50 volte. La distribuzione binomiale serve per sapere quanto spesso attendersi un particolare numero di testa su cento lanci: 49, 50 o 51 sono comuni, 53 un po’ meno, 55 ancora meno, 40 o 60 rari e così via. Esiste una probabilità che un qualsiasi numero di testa sia dovuto unicamente al caso, come esiste una probabilità che si verifichi perché la moneta è truccata.

Come si rapporta tutto questo a una partita di tennis?

Quando inizia la partita, facciamo finta di non sapere nulla della bravura dei giocatori e ipotizziamo che siano dello stesso livello. Il numero di punti è equivalente al numero di lanci della moneta, più sono i punti più è probabile che il giocatore che ne vince di più è realmente il migliore dei due. Il numero di punti del vincitore corrisponde al numero di testa nei lanci. Se il vincitore vince il 60% dei punti, possiamo stare certi che è il migliore, allo stesso modo in cui il 60% di testa su cento o più lanci farebbe supporre che probabilmente la moneta è truccata.

Più del solo 59%

La distribuzione binomiale aiuta a convertire queste intuizioni in probabilità. Facciamo un esempio. La finale del Roland Garros 2019 è stata abbastanza a senso unico. Rafael Nadal ha vinto il 58.6% del totale dei punti (116 su 198) contro Dominic Thiem, pur avendo perso il secondo set. Se Nadal e Thiem fossero allo stesso livello, la probabilità che Nadal vinca così tanti punti è poco meno dell’1%. Possiamo quindi dire che c’è una probabilità del 99% che Nadal sia stato — in quel giorno e con quelle condizioni — il giocatore migliore. Non è una sorpresa, e non dovrebbe esserlo.

Il ragionamento si fa più interessante modificando la durata della partita. Le altre due finali maschili del 2019 in cui un giocatore ha vinto circa il 58.6% dei punti sono state vinte da Djokovic. Al Masters di Parigi Bercy ha vinto il 58.7% dei punti (61 su 104) contro Denis Shapovalov, e a Tokyo il 58.3% (56 su 96) contro John Millman.

Vista la differenza di formato, al meglio dei tre set in questo caso, Djokovic ha impiegato la metà del tempo di Nadal, quindi la certezza che sia stato un giocatore migliore, per quanto comunque alta, non dovrebbe essere così vicina al 100%. La distribuzione binomiale assegna a quelle vittorie una probabilità rispettivamente del 95% e 94%.

Considerare anche la durata

In media, il vincitore di una partita del circuito maschile nella stagione 2019 ha vinto il 55% dei punti totali, un numero che può indicare un distacco minimo, anche se gli appassionati più attenti sanno che non è così. Una volta trasformato ogni risultato in probabilità, la probabilità media che il vincitore è anche il giocatore più forte è dell’80%.

Non solo è un numero che, intuitivamente, dà un’interpretazione superiore — sono meno infatti i risultati raggruppati intorno al 55%, con i numeri che si distribuiscono tra il 15% e il 100% — ma considera anche la durata della partita, un aspetto invece ignorato dalla vecchia maniera dei punti vinti totali.

Perché è importante?

Si potrebbe giustamente credere che chiunque interessato a quantificare i risultati delle partite abbia già avuto questo tipo di intuizioni. Si sa ad esempio che il 55% dei punti vinti corrisponde a una vittoria di misura, il 60% a una più facile, e che la durata della partita implica la necessità di leggere questi numeri in funzione del contesto. I punti validi per la classifica e i premi partita vengono assegnati senza tenere conto di queste particolarità, perché quindi cercare un’alternativa?

Per me ha un valore potenziale come modalità rappresentativa del margine di vittoria. Risponde a logica il fatto che qualsiasi sistema di valutazione, come le mie valutazioni Elo, incorpori il margine di vittoria, perché è più difficile vincere demolendo l’avversario di quanto non lo sia in una partita equilibrata. In altre parole, un giocatore che vince il 59% dei punti contro Thiem è probabilmente più forte di uno che ne vince il 51%, sempre contro Thiem. I sistemi di valutazione dovrebbero darne credito.

Ce ne sono già alcuni che lo fanno, tra cui quello introdotto recentemente da Martin Ingram e di cui abbiamo parlato in un podcast. Molti sistemi però non tengono in considerazione il margine di vittoria, tra cui le mie valutazioni Elo. Mi sono cimentato negli anni a provare tutti i possibili modi di integrare il margine di vittoria, non riuscendo a trovarne uno che riesca ad accrescere con continuità il potere predittivo delle valutazioni. Magari è la volta giusta.

Leva e partite lotteria

Ho già accennato a una limitazione di questo approccio, che riguarda la maggior parte degli altri indici sul margine di vittoria. Nella finale di Wimbledon 2019 Djokovic ha vinto solo il 48.3% dei punti totali, riuscendo ad alzare il trofeo grazie a una prestazione superiore a quella di Federer nei momenti più importanti. L’interpretazione del margine di vittoria in termini di probabilità restituisce più risultati all’80% che al 55%, ma anche più risultati al 25% che al 48%. Secondo questa metodologia, esiste solo una probabilità del 24% che Djokovic fosse il giocatore migliore quel giorno a Londra. Seppur una posizione non priva di fondamento, non dimentichiamo il divario di punti a favore di Federer, è però un po’ scomoda.

Con la distribuzione binomiale come descritta in precedenza, tralasciamo completamente la leva, il concetto cioè per il quale alcuni punti hanno più rilevanza di altri. Per quanto la maggior parte dei giocatori non produce un rendimento sempre ottimo o sempre pessimo in circostanze di alta leva, molte partite sono decise esclusivamente da come un giocatore si comporta in quei momenti chiave.

Indice di Leva e Indice di Dominio

Una soluzione potrebbe essere l’inserimento della mia nozione di Indice di Leva, che mette a confronto l’importanza dei punti vinti da ciascun giocatore. Sono poi andato avanti unendo l’Indice di Leva all’Indice di Dominio, una statistica molto vicina ai punti vinti totali, in un solo numero che chiamo DR+, o Indice di Dominio corretto.

È possibile vincere una partita con un Indice di Dominio inferiore a 1.0, che significa vincere meno punti alla risposta di quelli vinti dall’avversario, un’occorrenza che si verifica spesso quanto i punti vinti totali sono meno del 50%. Quando però il DR è corretto per la leva, è estremamente raro per un vincitore terminare con un DR+ inferiore a 1.0. L’Indice di Dominio di Djokovic nella finale di Wimbledon è stato dello 0.87, mentre il suo DR+ dello 0.97, una delle pochissime volte in cui il valore corretto del vincitore è rimasto sotto l’1.0.

Sarebbe impossibile aggiustare il metodo della distribuzione binomiale allo stesso modo in cui ho “sistemato” l’Indice di Dominio. Non si può semplicemente moltiplicare il 65%, l’80% o qualsiasi altro numero, per l’Indice di Leva e aspettarsi un risultato che abba senso. E potrebbe non essere così interessante. Il calcolo dell’Indice di Leva richiede accesso alla sequenza punto per punto della partita, senza poi considerare la complessità del codice per la probabilità di vittoria, che lo rende estremamente lungo, anche in presenza dei dati necessari.

Per il momento, la leva non è qualcosa che si riesce a sistemare, ma solo qualcosa di cui possiamo essere consapevoli, come per i numeri sul margine di vittoria che confondono, ad esempio il 24% di Djokovic nella finale di Wimbledon.

Nuove interpretazioni

Al pari di altre statistiche di mia ideazione, non mi aspetto che vi sia di questa un’adozione diffusa. Se, nella migliore delle ipotesi, diventasse un elemento accrescitivo delle valutazioni Elo, sarebbe un utile passo avanti, anche senza dover approfondire ulteriormente. L’obiettivo ultimo è quello di creare indici che raccolgano più dettagli delle nostre intuizioni. Anche se ci siamo abituati alle stranezze del punteggio tennistico, un universo in cui il 52% dei punti vinti totali segnala una partita equilibrata e il 54% non lo fa, non significa che non possiamo fare meglio di così. Pensare in termini di probabilità richiede uno sforzo aggiuntivo, ma quasi sempre fornisce preziosa conoscenza.

Rethinking Match Results as Probabilities