Un’analisi delle partite Slam più lunghe di sempre

di Stephanie Kovalchik // StatsOnTheT

Pubblicato il 24 maggio 2020 – Traduzione di Edoardo Salvati

La sospensione della stagione tennistica ha lasciato tempo per dedicare attenzione a progetti che normalmente stazionano nel cassetto. In questo articolo, condivido i retroscena del mio tentativo di costruire un database complessivo dei risultati di tutte le partite di singolare che siano mai state giocate nei tornei dello Slam. Grazie a Wikipedia e a settimane di manipolazione dei dati, sono in grado di mostrare la prima analisi su questo blog che ricomprende l’intera storia di competizioni negli Slam, quella delle partite più lunghe di sempre.

Diverse settimane fa ho candidamente inseguito l’idea di raccogliere i dati relativi ai tabelloni di tutti gli Slam dalle pagine di Wikipedia. All’interno del Grand Slam Project di Wikipedia, è possibile trovare una pagina con tutti i risultati di singolare per ogni Slam maschile e femminile, dalla prima partita giocata a Wimbledon 1877 fino alle finali degli Australian Open 2020.

Vi presento Wikidraws

Si è trattato di un lavoro di ricerca ben più arduo di quanto avessi sperato, considerando le variazioni della struttura dei tornei nel corso degli anni e le diverse modalità d’inserimento delle informazioni in ciascuna pagina. Più di una volta ho pensato di gettare la spugna. Di fronte però alle energie profuse dai volontari di Wikipedia non potevo certamente tirarmi indietro, soprattutto in nome della storia del tennis.

Il risultato finale è il database Wikidraws, che contiene sia il codice per andare a fare incetta di dati, sia i sottoinsiemi attuali di dati organizzati per evento. Oltre ai dati di ciascun evento, sono inclusi anche i game vinti da ogni giocatore e i punti dei tiebreak che sono stati giocati. Ho fatto molta fatica ad avvalorare i dati delle partite. In diverse occasioni dal controllo sono emersi errori che, dopo una controverifica, ho sistemato manualmente. Per quanto abbia fiducia nelle informazioni su Wikipedia, ho il sospetto che ci siano ancora in giro errori o incompletezze. Ogni correzione al riguardo è benvenuta.

Viene da chiedersi la necessità di un database come Wikidraws quando c’è già Wikipedia. La ragione principale risiede nel vantaggio di avere i dati accorpati, così da poter fare più interrogazioni simultaneamente ed espandere il raggio d’azione dell’attività investigativa. In molti di certo sanno che il tiebreak escogitato da James Van Alen fu introdotto negli Slam a partire dagli anni ’70. Quanti erano invece al corrente che per diversi anni dalla prima comparsa a Wimbledon, il tiebreak si giocava sul punteggio di 8-8? Ancora, quanti erano a conoscenza che la spinta all’adozione del tiebreak arrivò dalla finale di Wimbledon 1969 tra Pancho Gonzales e Charlie Pasarell, durata ben 112 game?

L’1% delle partite più lunghe per game giocati

Per quanto non l’unico, Wikidraws è un prezioso strumento con cui fare questo tipo di scoperte. Rimanendo in tema di durata della partita, ho composto un grafico che rappresenta l’1% di quelle più lunghe, per numero di game giocati, in campo maschile e femminile in ciascuno Slam. Come referenza, il diagramma a scatola e baffi (boxplot) grigio nel grafico mostra i cinque parametri statistici di riepilogo (valore minimo e massimo, 25esimo percentile, mediana e 75esimo percentile) per i game giocati in tutte le partite completate, mentre i punti verdi rappresentano gli estremi di ogni evento (nella versione originale, è possibile visualizzare i dettagli dell’anno e dei protagonisti puntando il mouse sul grafico, n.d.t.).

IMMAGINE 1 – Distribuzione della partite Slam maschili e femminili per durata in termini di numero di game giocati

Per ogni edizione degli Slam, è chiara la deviazione verso destra nella distribuzione delle partite. È interessante però notare l’alta concentrazione della maggior parte dell’1% di partite dalla durata più estrema. Poche sono arrivate a raggiungere l’eternità di Gonzalez contro Pasarell o di John Isner contro Nicolas Mahut a Wimbledon, e tra quelle che si avvicinano per molte ci si trova prima dell’avvio dell’era Open.

Confronto con le donne

Si possono fare anche validi confronti tra generi. Le partite femminili più lunghe in assoluto non arrivano in ogni caso a un terzo della durata della maratona record tra Isner e Mahut. Però, in anni passati in cui anche le donne hanno adottato il formato al meglio dei cinque set, emerge che molte giocatrici hanno disputato partite identiche in lunghezza al 25% delle più lunghe partite Slam maschili. Nei grafici si distingue anche lo sparuto gruppo di partite con almeno 100 game. Io sono riuscita a contarne solo quattro, di cui tre a Wimbledon e una agli US Open.

Un ringraziamento speciale a Yan Holtz per il codice di elaborazione per il diagramma a scatola e baffi, che è stato il punto di partenza nella costruzione dei grafici dell’articolo.

Charting the Longest Slam Matches of All Time

La difficoltà di accorciare le partite di tennis – Parte III (al meglio dei cinque set)

di Chapel Heel // HiddenGameOfTennis

Pubblicato il 22 settembre 2019 – Traduzione di Edoardo Salvati

Questo è l’articolo conclusivo di una serie di pensieri e proposte su regole sperimentali che potrebbero ridurre la durata di una partita lunga. Dopo aver introdotto le regole e averle messe alla prova per le partite maschili al meglio dei tre set e le partite femminili, è ora la volta delle partite al meglio dei cinque set.

Partite al meglio dei cinque set

Ho preso la durata ufficiale di tutte le 61 partite non esenti degli US Open 2019 superiori alle due ore e 40 minuti, vale a dire il il tempo limite oltre al quale scattano le regole di accorciamento. La tabella mostra alcune informazioni di base su questo gruppo di partite.

Le regole determinano l’esenzione per tutti i quarti di finale, le semifinali e la finale degli Slam. Agli US Open 2019, tre dei quattro quarti di finale sono stati esenti: Matteo Berrettini c. Gael Monfils (tre ore e 57 minuti), Grigor Dimitrov c. Roger Federer (tre ore e 12 minuti) e Rafael Nadal c. Diego Schwartzman (due ore e 47 minuti). Le semifinali non hanno superato le due ore e 40 minuti. La finale tra Nadal e Daniil Medvedev è durata quattro ore e 50 minuti. Si tratta di partite che non sono interessate dalle regole di accorciamento, quindi gli appassionati di partite lunghe possono tirare un sospiro di sollievo.

Come si sono comportate le regole?

La tabella si riferisce alle 61 partite che ho sottoposto alle regole.

Come prevedibile, il risparmio di tempo è di gran lunga superiore in queste partite, perché essendo al meglio dei cinque set durano molto di più. In media, le regole hanno accorciato la durata di 27 minuti e, a differenza di quelle al meglio dei tre set in cui quasi il 33% non ha subito l’intervento delle regole, in questo caso l’applicazione ha riguardato l’85% delle partite.

È un risparmio di tempo notevole e porta la media complessiva al di sotto dei 180 minuti. Ho scelto questo valore come somma del Tempo Obiettivo di due ore e 40 minuti con ulteriori 20 minuti di gioco. Le partite al meglio dei tre set hanno ricevuto una coda di 15 minuti, ma ho pensato che quelle al meglio dei cinque necessitassero di una chiusura addizionale di 5 minuti. Questo perché molte verrebbero tagliate, attivando probabilmente diverse regole che determinerebbero il risultato finale. In ogni caso, avere una media di 174 minuti significa andarci davvero vicino.

Troncare partite maschili davvero lunghe

Come si sono comportate le regole nel contenere partite davvero lunghe sotto le tre ore di gioco? Come mostra la tabella, 40 partite reali sono andate sopra alle tre ore e, dopo l’applicazione delle regole, solo 16 di queste hanno continuato. Significa che ne è stato “salvato” solo il 60%, un risultato ben peggiore di quanto ottenuto, percentualmente, per le partite al meglio dei tre set (circa l’80%).

Non scenderò nel dettaglio di ognuna delle 16 partite più lunghe di tre ore, limitandomi invece a delle considerazioni più generali e ad alcuni esempi.

In media, la durata di queste 16 partite è stata di 190 minuti, 10 minuti in più del Tempo Obiettivo. Cinque sono durate meno di tre ore e 5 minuti e due sono arrivate a tre ore e 6 minuti, quindi complessivamente non è andata così male quanto possa sembrare.

Il tempo medio recuperato è stato di 45 minuti, vale a dire che le regole hanno fatto la loro parte, tagliando e tagliando ancora fino a che non si poteva più tagliare, e poi comunque sono rimaste alcune partite lunghe.

La durata di più della metà di queste partite dipende dal fatto che i giocatori hanno continuato a tenere il servizio, facendo in modo di dover giocare un tiebreak (a 7 punti) per terminare il set e almeno un super-tiebreak (a 10 punti) per decidere la partita. Quasi la metà ha raggiunto il Tempo Obiettivo nel terzo set, quindi è stato necessario risolvere il terzo set e avere un quarto set decisivo. O peggio di così, come la partita #1

#1 Rublev c. Tsitsipas 

È stata questa la partita in cui le regole sono state meno efficaci. Originariamente la durata è stata di tre ore e 54 minuti. All’arrivo del Tempo Obiettivo, si era nel mezzo di un game, terminato solo dopo 10 punti. Il punteggio era 6-6 nel terzo set. Siccome è stato giocato un tiebreak anche nella realtà (come sarebbe stato per la simulazione), ho usato quel risultato e quel tempo effettivo.

È stato un tiebreak lungo, che ha mandato Andrey Rublev avanti due set a uno. Segue un super-tiebreak che, se Rublev avesse vinto, avrebbe chiuso la partita sulle tre ore e 15 minuti, sempre sopra al Tempo Obiettivo. Invece, Rublev ha perso il super-tiebreak simulato, ma sono serviti 26 punti. Siamo quindi due pari nel computo dei set, e si deve giocare un altro super-tiebreak, questa volta di 22 punti. Durata finale della partita, anche dopo una riduzione di 16 minuti, pari a tre ore e 38 minuti.

#2 Andujar c. Edmund 

Kyle Edmund era in una delle partite al meglio dei tre set che non si sono salvate, ma questa volta do la colpa all’impostazione da terraiolo di Pablo Anduiar. È stata una partita di quattro ore e 21 minuti e, nonostante le regole abbiano eliminato ben 55 minuti è durata comunque tre ore e 26 minuti. Il Tempo Obiettivo è arrivato tra il terzo e il quarto set, seguito quindi da due super-tiebreak più lunghi del solito in una partita già con scambi molto lunghi.

#3 Lorenzi c. Kecmanovic

È davvero difficile limitare la durata delle partite di Paolo Lorenzi a un massimo di tre ore di gioco. La partita contro Miomir Kecmanovic è la più lunga dell’insieme considerato, di ben quattro ore e 48 minuti. In realtà la finale maschile è durata due minuti in più, ma appunto riceve l’esenzione. I minuti tolti dalle regole sono enormi, un ora e 23 in totale, e comunque si è andati oltre il limite, a tre ore e 25 minuti. Il Tempo Obiettivo è arrivato solo sul 4-3 nel terzo set.

Non sono entusiasta del fatto che è stato salvato solo il 60% delle partite davvero lunghe. Non mi aspettavo risultati analoghi a quelle al meglio dei tre set, speravo però di raggiungere almeno il 75%. Il lato positivo è che, se il limite fosse stato anche solo più ampio di cinque minuti a tre ore e 5 totali, il 73% delle partite sarebbe stato salvato. E io sarei stato molto contento.

Quali sono state le conseguenze?

Anche se le per le partite lunghe la discrepanza è molto più evidente, rimango convinto che le regole abbiano agito nella giusta misura. Come si vede dalla tabella però, il risultato finale è cambiato nel 16% delle partite. È un valore quasi doppio rispetto alle partite al meglio dei tre set, ma in qualche modo c’era da aspettarselo.

Serve sempre ripeterlo: non è possibile sapere che rendimento avrebbero avuto i giocatori in questi scenari. Quel numero potrebbe essere inferiore. Ma potrebbe essere pure più alto, anche se si spera che non lo sia. Queste sono alcune considerazioni sulle partite il cui esito finale è cambiato a seguito dell’intervento delle regole.

Considerazioni

Si tratta solo di 10 partite sulle 127 di tutti gli US Open, non sono poi molte.

Di queste 10, sei rappresentano lo scenario peggiore, perché hanno una durata sopra le tre ore. L’abbondante risparmio di tempo non è stato sufficiente a farle rimanere in quel tempo limite, oltre ad aver avuto un risultato opposto a quello reale.

In media, si è avuto un risparmio di tempo di 41 minuti, che è un po’ di consolazione. La partita che meno ha beneficiato dell’accorciamento e con un risultato opposto è stato la vittoria reale di Alexander Zverev contro Radu Albot, in una partita equilibrata che però nella mia simulazione è terminata con la vittoria di quest’ultimo.

Nove partite sono state risolte dal concatenamento di uno o più tiebreak, quindi in situazioni di esito finale aperto alla vittoria di uno o dell’altro giocatore. Il risultato è dipeso dal momento in cui è sopraggiunto il Tempo Obiettivo e quale dei due giocatori aveva il controllo della partita in quella fase di gioco.

Questo ci lascia con una sola partita in cui le regole hanno impedito il recupero di uno svantaggio. La partita è infatti terminata quando le regole hanno decretato la fine a completamento del game in corso, sottraendo a Heyon Chung la possibilità di ribaltare la situazione nel finale come ha fatto contro Fernando Verdasco.

Quali sono state le regole di maggiore impatto?

Rispetto alle partite al meglio dei tre set, un numero decisamente inferiore di quelle al meglio dei cinque si è concluso semplicemente terminando il game in svolgimento all’arrivo del Tempo Obiettivo. Questo perché il Tempo Obiettivo non è maturato a partita inoltrata come per quelle al meglio dei tre set. Lo scenario più frequente è quello in cui i giocatori stanno seguendo i servizi, ma per le partite al meglio dei cinque set non è la regola prevalente.

Per la prima volta inoltre è applicata la Regola 3.B.1(c), che si attiva quando il giocatore indietro di un break si appresta a servire, ma non si è nel set decisivo (a prescindere da quanti game siano stati giocati in quel set). È una regola meno applicata alle partite al meglio dei tre set, perché il Tempo Obiettivo arriva più spesso nel secondo set di quanto non accada nel quarto set di una partita al meglio dei cinque.

Come si sono risolte le partite per gli uomini?

Sono proprio poche le partite che si sono risolte in modo naturale, finendo cioè con lo stesso punteggio di quello della partita reale. Ed è comprensibile, visto che saranno sempre in numero superiore le partite al meglio dei cinque set troncate dalle regole. Proporzionalmente, le regole hanno deciso con maggiore frequenza l’esito di una partita al meglio dei cinque set rispetto a una al meglio dei tre. Undici partite si sono risolte con un super-tiebreak e due con due super-tiebreak, oltre al tiebreak normale.

Cosa ho imparato?

Declinare un insieme di regole per accorciare con raziocinio le partite è difficile se si è riluttanti ad accorciare partite che non necessitano di essere accorciate.

Possibili risultati arbitrari

Una qualsiasi di queste regole potrebbe a volte produrre esiti completamente diversi, e arbitrari, in funzione delle dinamiche di gioco nel momento in cui si raggiunge il Tempo Obiettivo e di quale giocatore ha un vantaggio psicologico sulla partita.

Molto raramente però sono regole che hanno impedito un recupero del giocatore in svantaggio. Su 165 partite esaminate, solo due non hanno concesso il recupero al giocatore che ha poi vinto la partita reale, determinando anticipatamente la fine della partita. Contestualmente però, hanno permesso un risparmio complessivo di più di 43 ore di gioco.

Si riesce a confinare la maggior parte delle partite entro un limite di tempo ragionevole, come le due ore e 15 minuti per le partite al meglio dei tre set e le tre ore per quelle al meglio dei cinque. E solo raramente si eccede di più di cinque minuti il limite prestabilito.

Con l’esenzione si può conservare lo spirito delle partite al meglio dei cinque set

Nella stesura delle regole, è possibile prevedere categorie di partite esenti così da mantenere alcune di quelle più lunghe in molti dei tornei più importanti e nelle fasi che più contano. Viene conservato lo spirito del formato al meglio dei cinque set, anche perché le partite molto lunghe che hanno subito la riduzione sono quasi interamente quelle che gli appassionati non ricorderanno comunque.

Sono regole abbastanza schematiche, ma sicuramente più complicate di quelle attualmente in vigore. Si può sostenere che siano troppo complicate per l’appassionato medio. Penso però anche che in ogni caso lo spettatore di passaggio non conosca a fondo il punteggio del tennis e abbia bisogno dell’aiuto di un amico che dia spiegazioni. Ed è probabile che l’amico sia proprio un patito di tennis. Questo a dire che difficilmente le regole allontaneranno chi segue il tennis, specialmente se servono ad avere partite di lunghezza compatibile con il livello di attenzione dell’appassionato e con la programmazione dell’emittente televisiva.

Alcuni dei punteggi finali non saranno belli da vedere. Può sembrare superficiale, ma è l’aspetto che spesso interessa di più agli appassionati e che farà storcere il naso hai tradizionalisti. I quali però saranno già infastiditi dalle regole stesse.

Tutti sanno che lasciarsi coinvolgere in un conflitto terreno in Asia è un errore che non si dovrebbe mai commettere. Meno noto, ma solo di poco, è questo: mai tentare di accorciare una partita in cui sta giocando Lorenzi!

The Difficulty of Shortening Tennis Matches, Part III (Best-of-Five)

La difficoltà di accorciare le partite di tennis – Parte II – Donne

di Chapel Heel // HiddenGameOfTennis

Pubblicato il 21 settembre 2019 – Traduzione di Edoardo Salvati

Nella Parte I di questa serie sono state definite delle regole per ridurre la durata delle partite. Nella Parte II le regole sono state applicate a partite reali maschili al meglio dei tre set.

L’analisi prosegue con l’applicazione delle regole alle partite femminili. Ho guardato il video di 29 partite a Cincinnati e Toronto, e utilizzato la progressione temporale punto per punto per tutte le 29 partite agli US Open 2019 che sono andate oltre le due ore di gioco.

A differenza degli uomini, per raccogliere un campione significativo di partite più lunghe di due ore sono serviti solo tre tornei sul cemento. Questo perché per le donne gli US Open si giocano solo al meglio dei tre set e Tennis Channel Plus ha dedicato molto più spazio al tennis femminile nel 2019, quindi già con Cincinnati e Toronto avevo quasi tutte le partite da più di due ore necessarie. Non ho esaminato partite da tornei della categoria Premier o International, ma non ho ragione di credere che in quel contesto di gioco il tempo impiegato sia significativamente più lungo o più corto dei tre eventi che ho visionato.

Si osserva dalla tabella che il 27% delle partite femminili al meglio dei tre set va oltre le due ore. Questo a ricordare che si sta cercando di risolvere un problema che si presenta solo in una partita su quattro al meglio dei tre set.

Come si sono comportate le regole nel caso delle partite femminili?

I dati della tabella si riferiscono alle 58 partite sottoposte alle regole che ho definito in precedenza.

Non c’è molto di più da dire di quanto visto per gli uomini, perché i numeri per le partite femminili al meglio dei tre set sono incredibilmente simili.

Troncare lunghe partite femminili

Come evidenzia la tabella, in 29 delle partite il tempo effettivo di gioco è stato superiore alle due ore e 15 minuti, ma dopo l’applicazione delle regole solo 6 sono andate oltre quella soglia.

Ecco le sei partite più lunghe di due ore e 15 minuti dopo l’applicazione delle regole di accorciamento.

#1 Kuznetsova c. Pliskova – Cincinnati

È stata la prima partita a cui ho applicato le regole, quindi ci sono rimasto un po’ male quando una partita di due ore e 18 minuti si è trasformata in…una partita di due ore e 18 minuti. Svetlana Kuznetsova era avanti 4-2 quando è scattato il Tempo Obiettivo, con Karolina Pliskova al servizio e sotto di un break. Dal Tempo Obiettivo, è stato finito il game e ne sono stati giocati altri tre, per un totale di 18 minuti.

#2 Peterson c. Kudermetova – Cincinnati 

È stata una partita di due ore e 29 minuti che le regole hanno accorciato di ben 13 minuti, ma sempre sopra alle due ore e 15 minuti, anche se di un solo minuto. Il Tempo Obiettivo è scattato tra il secondo e il terzo set, quindi è stato “giocato” un super-tiebreak (a 10 punti).

#3 Wang c. Puig – Cincinnati

Una delle partite più lunghe del campione, con due ore e 40 minuti. Le regole hanno tolto 23 minuti, ma ci si è comunque fermati a due ore e 17 minuti. Monica Puig era avanti di un break al momento del Tempo Obiettivo e al servizio, ma Yafan Wang ha recuperato il break in un game reale molto lungo. Con un tempo di gioco per punto molto alto, le regole hanno imposto un tiebreak (a 7 punti), che ha portato oltre il tempo desiderato.

#4 Andreescu c. Kasatkina – Toronto 

A Toronto, Bianca Andreescu ha giocato tre partite più lunghe di due ore. Questa è durata originariamente due ore e 39 minuti, e le regole l’hanno accorciata a due ore e 16 minuti. Ne parlo più avanti.

#5 Collins c. Hercog – US Open 

SitLa partita reale è durata due ore e 27 minuti. Il Tempo Obiettivo è scattato con Danielle Collins avanti di un break sul 3-2 e al servizio. Polona Hercog ha però recuperato il break, facendo intervenire le regole, con un tiebreak. Sembrava quindi il tipo di partita da rientrare nelle due ore e 15 minuti, ma la simulazione del tiebreak è stata molto lunga (12-10), come lo erano i singoli punti. Di fatto, le regole di accorciamento hanno aggiunto 4 minuti alla partita reale. In altre parole, i 22 punti del tiebreak simulato hanno richiesto alle giocatrici più tempo dei quattro game che hanno effettivamente giocato. La partita simulata è durata 2 ore e 31 minuti.

#6 Mladenovic c. Kerber – US Open  

Il secondo set è stato a senso unico per Angelique Kerber, è il Tempo Obiettivo è scattato a terzo set inoltrato. Kristina Mladenovic era avanti 3-2 e al servizio. Kerber ha recuperato il break e, anche in questo caso, il tiebreak simulato è stato molto lungo, 8-6. La durata originale di due ore e 24 è scesa a due ore e 20 minuti.

Rispetto alle cinque partite maschili che sono andate oltre le due ore e 15 minuti, c’è stata molta più varietà in queste sei partite femminili. Le prime quattro sono andate oltre rispettivamente di tre, due e un minuto, quindi poco di cui ci si deve preoccupare. La partita #5 invece è stata molto deludente, perché le regole di accorciamento l’hanno in realtà resa più lunga di quella originale.

Quali sono state le conseguenze per le partite femminili?

Sono contento dei benefici ottenuti dall’applicazione delle regole per le donne. In termini di costi, il tempo risparmiato ne giustifica l’applicazione? Delle 58 partite in esame, tre hanno avuto un risultato diverso da quello reale, come era successo per gli uomini (quindi leggermente inferiore in percentuale).

Analizziamole con maggiore dettaglio:

Andreescu c. Kasatkina – Toronto (secondo turno)

È la partita vista prima che, anche se per un solo minuto, non è stata dentro le due ore e 15. Al Tempo Obiettivo, sembrava che Andreescu fosse in pieno controllo al servizio sul 3-1. Kasatkina però ha ottenuto il break e riportato il punteggio sui servizi, richiedendo il tiebreak. In quella fase, Andreescu non stava giocando così bene. Nella partita reale, il vantaggio di 3-1 al servizio si è trasformato in una vittoria di misura per 7-5. Così non è andata all’arrivo del Tempo Obiettivo, perché Andreescu ha perso i due turni di battuta successivi e poi il tiebreak simulato per 7-2.

Vekic c. Keys – Toronto (primo turno)

Una partita molto equilibrata dall’inizio alla fine, con il punteggio al servizio quando è arrivato il Tempo Obiettivo. Le regole hanno accorciato la partita e dato vita a un tiebreak a favore che Madison Keys ha vinto 9-7. Anche nella partita reale si è giocato un tiebreak vinto da Keys 7-5. Come sempre, la simulazione dipende dalla giocatrice che sta giocando meglio (anche se solo di poco) quando scattano le regole.

Bolkvadze c. Pera – US Open (primo turno)

Non può non interessarci anche questa partita! Quando è arrivato il Tempo Obiettivo, il punteggio era solo sul 2-2 nel terzo set. Mariam Bolkvadze ha deciso che era quello il momento in cui giocare peggio e ha perso il tiebreak simulato 7-1. Nella partita reale, Bolkvadze ha perso subito il servizio, poi Bernarda Pera ha tenuto il suo, da cui il pessimo tiebreak simulato. Però poi Pera non è venuta meno alla sua fama, crollando nel tentativo di chiudere la partita vera, vinta infatti da Bolkvadze per 6-4 al terzo.

Si è trattato di due partite abbastanza equilibrate, che sarebbero potute finire diversamente a seconda del momento in cui è arrivata l’interruzione. La partita di Andreescu non è stata così tirata, l’ha solo resa complicata nel momento sbagliato (a sua insaputa per quanto, se le regole fossero state in vigore anche nel mondo reale, le avrebbe sicuramente conosciute).

Ripeto, mi fa piacere che non ci siano molte partite con il risultato finale alterato, ma avrei preferito che non ce ne fosse neanche una. Però, il timore più grande che avevo che il tennis femminile subisse più sconvolgimenti — perché le regole si basano sui break, e ci sono più break tra le donne — non ha trovato riscontro, almeno non in questo insieme di partite.

Quali sono state le regole di maggiore impatto per le partite femminili?

È interessante notare come la combinazione di regole che sono state attivate è più varia rispetto a quella degli uomini, forse perché tra le donne ci sono più break.

Come si sono risolte le partite per le donne?

“In modo naturale” significa che 20 partite su 58 hanno avuto lo stesso punteggio che nella realtà perché sono state giocate fino alla fine. “Decise dalle Regole” significa che 11 partite su 46 sono finite a punteggio in corso all’arrivo del Tempo Obiettivo (a completamento del game se non già concluso). Il primo numero è in linea con quanto visto per le partite maschili, ma più partite (in proporzione) per le donne sono state decise dalle regole, e il Tempo Obiettivo è coinciso con il passaggio dal secondo al terzo set per tre volte (contro nessuna per gli uomini).

Una nota sulla rappresentazione del punteggio di una partita

In conseguenza all’introduzione di queste regole, il punteggio avrebbe un altro aspetto. Probabilmente il super-tiebreak avrebbe le parentesi quadre, come già accade ad esempio per il doppio e per la Laver Cup (tipo [10-8]). I due cambiamenti più importanti riguarderebbero:

  • le partite decise dalle regole a punteggio in corso, a completamento del game se non già concluso. Ad esempio 4-6 7-6(7) 1-0. Di solito, in presenza di quel tipo di punteggio, ci si aspetterebbe di leggere accanto “RIT”, a evidenza di un ritiro. Per lo stesso motivo, punteggi legati a regole di accorciamento dovrebbero avere una segnalazione analoga, tipo “TEMPO”
  • le partite che seguono i servizi, ma la giocatrice che sta per servire è indietro nel punteggio. Ad esempio, Simona Halep era 4-6 7-5 4-5 contro Jennifer Brady a Toronto quando è arrivato il Tempo Obiettivo. Ed era lei al servizio. Con le regole di accorciamento, ci si sarebbe fermati per giocare il tiebreak. Se Halep lo avesse vinto 7-5, il punteggio finale sarebbe stato 4-6 7-5 5-5(5). È diverso dal punteggio classico di quando subentra il tiebreak sul 6-6, perché il 7-6 nel punteggio finale determina chi ha vinto. In questo caso il punteggio sarebbe in pari (5-5) quindi si dovrebbe dedurre la vincitrice con un altro metodo. Non immediato, ma fattibile, per il quale vedo due possibili opzioni.

Proposte

La mia proposta è di trovare un modo per indicare la vincitrice, con un asterisco o una “v” di vittoria o una “t” di tempo. Tra queste, preferisco la “v”, ma ognuno ha la sua preferenza. Il punteggio della partita di Halep diventerebbe 4-6 7-5 5v-5(5) e, visto da Brady, 6-4 5-7 5-5v(5). È orribile lo so, ma è un’idea. Penso però poi che voterei per non fare nulla, considerando che praticamente tutti i riferimenti al punteggio mostrano con chiarezza la vincitrice in qualche altra maniera.

La seconda proposta, quella di Jeff Sackmann di Tennis Abstract, lascerebbe inalterata la bellezza del punteggio con una modifica alle regole per cui non ci si ferma immediatamente a giocare il tiebreak, ma si aspetta fino a che non è stato giocato un numero pari di game. Se Halep avesse vinto il game successivo, saremmo sul 5-5 e a quel punto si andrebbe al tiebreak, terminando con un 6-5(5) o un 5-6(5). Sicuramente più elegante, a fronte però dello svantaggio di dover giocare un altro game in tutti questi scenari. Si aggiungerebbero cioè 4 minuti (in media) altrimenti evitati andando subito al tiebreak.

Delle 104 partite al meglio dei tre set che ho esaminato, questa occorrenza si è verificata il 20% delle volte, o circa la metà delle volte in cui la Regola 2 è stata usata. Se si aggiungono altri 4 minuti a ciascuna di queste 21 partite, il totale dei minuti risparmiati si ridurrebbe dell’8%. Forse è una stima in eccesso, perché a volte il game successivo diventa un break che risolve la partita, in presenza di una regola diversa senza tiebreak. D’altro canto, se in questo scenario si aspetta di raggiungere un numero pari di game lo si dovrebbe poi fare per tutte le regole. Ma è comunque uno spunto che non avevo in precedenza valutato, ed ero troppo avanti con l’analisi dei video da tornare indietro e verificarne l’impatto temporale.

Partite al meglio dei cinque set

Il prossimo e ultimo episodio della serie è dedicato alle partite al meglio dei cinque set, che sono quelle naturalmente con il maggiore risparmio di tempo, ma anche potenzialmente le più esposte a un cambiamento del risultato finale.

The Difficulty of Shortening Tennis Matches, Part II (Best-of-Three)

La difficoltà di accorciare le partite di tennis – Parte II – Uomini (al meglio dei tre set)

di Chapel Heel // HiddenGameOfTennis

Pubblicato il 21 settembre 2019 – Traduzione di Edoardo Salvati

Nella Parte I di questa serie, ho individuato in via sperimentale delle regole che potrebbero ridurre la durata delle partite, lasciando al contempo inalterato il sistema di punteggio almeno fino alle fasi finali di gioco. Sono regole che prevedono il normale svolgimento della partita fino al raggiungimento di un Tempo Obiettivo, superato il quale la conclusione è determinata dall’introduzione delle stesse.

Nella Parte II, applicherò queste regole a partite reali, dividendo per comodità i risultati in due parti. Di seguito, mi occupo delle partite al meglio dei tre set, separando per facilità di lettura quelle maschili da quelle femminili (nell’articolo successivo). Nella Parte III, di quelle al meglio dei cinque set.

Metodologia di verifica

Siccome è un procedimento estremamente lungo, mi sono concentrato solo sulle partite sul cemento. Ho guardato il video di 46 partite al meglio dei tre set nei tornei di Metz (fino al secondo turno) Cincinnati Masters, Washington, Winston-Salem, Atlanta, Los Cabos, Delray Beach, Montpellier e Rotterdam. Sono molti tornei per un campione ridotto di 46 partite, ma Tennis Channel Plus non ha le partite di almeno due ore per questi tornei, quindi ho dovuto scorrere il calendario a ritroso per arrivare a un insieme statisticamente ragionevole.

Se le regole di accorciamento hanno richiesto un tiebreak (7 punti) o un set al super-tiebreak (10 punti), ho utilizzato l’effettiva percentuale di punti vinti al servizio del giocatore al momento dell’interruzione fino a quando mi è servito per terminare la partita. Ho scelto di fare così in modo da mantenere l’eventuale vantaggio psicologico, anziché decidere per una percentuale teorica per i due giocatori, che non avrebbe tenuto conto di come stavano giocando al momento dell’applicazione delle regole.

Sono consapevole che i giocatori avrebbero potuto servire diversamente nell’ipotesi di tiebreak rispetto a come hanno servito nel proseguo della partita. Passare a un tiebreak potrebbe determinare specifiche dinamiche di gioco, aumentando la pressione e comportando reazioni diverse da un giocatore all’altro. Potrebbe cambiare il modo in cui i giocatori si relazionano fisicamente alla partita, sapendo di essere vicini alla fine. E cambiare chi è al servizio ogni due punti invece che ogni game potrebbe incidere sul risultato. Sono congetture, ma mi è sembrato meglio che usare arbitrarie percentuali di punti vinti al servizio.

Per quanto riguarda il tempo necessario a giocare quei tiebreak, Jeff Sackmann ha trovato che i punti del tiebreak durano circa il 25% in più dei punti nei game. In questo caso, ho calcolato l’effettivo numero di secondi per punto nei set in cui sono scattate le regole (solitamente in un intorno di 40 secondi) e, per semplicità, sommato 10 secondi a ogni punto per arrivare al tempo aggiuntivo che servirebbe per terminare il set utilizzando i tiebreak come previsto dalle regole di accorciamento.

Partite maschili al meglio dei tre set

Ricordiamo che il Tempo Obiettivo è di due ore, all’arrivo del quale vengono applicate le regole per far terminare la partita, nella speranza che non si vada oltre le 2 ore e 15 minuti. La tabella riepiloga alcuni dati preliminari dell’analisi per le partite maschili al meglio dei tre set.

Si può vedere come circa il 23% delle partite maschili al meglio dei tre set dura più di due ore. Solo un paio di partite hanno ricevuto esenzione per via del torneo e/o del turno in cui sono state giocate. Vista la necessità di dover fare affidamento sull’archivio on-demand di Tennis Channel Plus, ho avuto accesso a circa due terzi delle partite da visionare non considerate esenti.

Come si sono comportate le regole nel caso delle partite maschili?

La tabella riepiloga i dati di tutte le 46 partite che ho sottoposto alle regole.

In media, la durata è stata di 140 minuti. Le regole di accorciamento hanno in media ridotto la partita di 10 minuti, sempre considerando che più di un terzo delle partite non hanno subito alcuna riduzione. Anzi, due partite a Rotterdam sono diventate più lunghe con l’applicazione delle regole, anche se, rispettivamente, solo di uno e due minuti. Dieci minuti non sembrano un grande risultato, ma è molto difficile togliere del tempo a un evento di sport professionistico. Si otterrebbe una maggiore riduzione introducendo un super-tiebreak al terzo set per ogni partita, ma si avrebbe incidenza anche su quelle partite che non devono essere accorciate.

Troncare lunghe partite maschili

Non è però il tempo medio risparmiato l’aspetto a cui sono più interessato. Mi interessa invece capire se è possibile contenere la durata delle partite veramente lunghe e chiuderle nel giro di 15 minuti, in modo che non si vada oltre le 2 ore e 15 minuti. Come mostra la tabella, 27 di queste partite hanno avuto una durata effettiva sopra le 2 ore e 15 minuti ma, dopo l’applicazione delle regole di accorciamento, solo cinque sono durate di più.

Queste sono le partite più lunghe di 2 ore e 15 minuti anche dopo l’applicazione delle regole di accorciamento.

#1 Dimitrov c. Wawrinka – Cincinnati Masters

È stata una partita di 2 ore e 35 minuti che le regole di accorciamento non hanno di fatto accorciato. Al sopraggiungere del Tempo Obiettivo di due ore, Stanislas Wawrinka era avanti 5-7 6-4 5-2, con Grigor Dimitrov al servizio e sotto di un break. Vista l’immediatezza della conclusione, le regole di accorciamento prevedevano di lasciare giocare. Dimitrov si è fatto beffa delle regole, perché ha rimontato costringendo Wawrinka a vincere al tiebreak. Quindi, nella circostanza in cui le regole si sarebbero aspettate uno o due game, ce ne sono stati altri cinque oltre a un tiebreak.

#2 Edmund c. Tsonga – Washington

È stata una partita di 2 ore e 22 minuti che le regole non hanno accorciato per lo stesso motivo della partita precedente. Il punteggio al Tempo Obiettivo era più vicino alla conclusione che tra Dimitrov e Wawrinka, ma gli ultimi quattro game hanno impiegato moltissimo tempo.

#3 Paire c. Polmans – Washington

È stata una partita di 2 ore e 31 minuti, che le regole di accorciamento hanno diminuito di 14 minuti, ma che comunque è stata più lunga di due ore e 15. All’arrivo del Tempo Obiettivo, Benoit Paire era avanti un break e stava servendo a terzo set avanzato, ma Marc Polmans ha recuperato il break e mandato il set al tiebreak, facendo finire la partita a 2 ore e 17 minuti.

#4 Norrie c. Thompson – Atlanta 

È stata una partita di 2 ore e 27 minuti ridotta di 11 minuti, ma è andata oltre di un minuto perché Cameron Norrie ha recuperato un break all’inizio del terzo set.

#5 Dimitrov c. Johnson – Los Cabos 

Situazione praticamente identica alla partita tra Dimitrov e Wawrinka, ma con Dimitrov questa volta dall’altra parte della barricata. È stata una partita di 2 ore e 28 minuti che non ha subito accorciamenti perché Steve Johnson ha recuperato sotto di un break sul 2-5 verso la fine del terzo set.

Direi che non è male. Escludere per un minuto o due le partite #3 e #4 non è un grande problema. Escludere per 7 minuti la #2 desta la mia attenzione, anche se si è trattato di game insolitamente lunghi a conclusione di una partita. Le partite #1 e #5 mi deludono, perché sono state più lunghe di quanto desideravamo. Hanno attivato la Regola 3B.1(a), che è quella che mi ha creato più problemi.

Se avessi invertito le regole e fatto terminare le partite verso la fine del terzo set in presenza di un break, anche queste due sarebbero state salvate. Tuttavia, quell’inversione di regola avrebbe allungato le altre partite in modo inaccettabile. C’erano diversi scenari da Regola 3B.1(b) che sarebbero stati più lunghi e avrebbero fatto più danni che queste due partite.

Quali sono state le conseguenze per le partite maschili?

Come ho scritto nella Parte 1, l’obiettivo è individuare benefici e costi di queste regole. Per quanto riguarda i benefici, si è ottenuto un accorciamento significativo delle partite più lunghe? Rispetto a queste 46 partite, sono soddisfatto del risultato. Per quanto riguarda i costi, quante partite sono state alterate con queste regole, cioè il tempo risparmiato ne giustifica l’applicazione? Delle 46 partite in esame, tre sono finite diversamente dal risultato originale. Bisogna però fare attenzione a un aspetto importante, cioè al modo in cui ho ipotizzato che i giocatori vadano avanti dopo che sono scattate le regole. Perché non sappiamo esattamente come giocheranno! Utilizzando il risultato effettivo dei punti del resto della partita, l’esito è stato diverso in circa il 7% delle partite. Analizziamole con maggiore dettaglio:

Berdych c. Krajinovic – Montpellier (quarti di finale)

Si è trattato di una partita in tre set molto lunga, della durata di 2 ore e 42 minuti. Con le regole, si sono eliminati ben 34 minuti. Al sopraggiungere del Tempo Obiettivo, Filip Krajinovic era avanti 2-1 con un break nel terzo set. In questo scenario, la Regola 3B.2 dà la possibilità a Tomas Berdych di recuperare il break e, se non ci riesce, la partita termina. Krajinovic ha tenuto il servizio e quindi la vittoria della partita, con un notevole risparmio di tempo. Nella realtà, Berdych ha vinto sei dei successivi otto game e vinto il set 7-5.

Opelka c. Isner – Atlanta (secondo turno)

Per 2 ore e 33 minuti, la partita ha seguito i servizi. Le regole l’hanno accorciata a 2 ore e 12 minuti. I giocatori seguivano i servizi all’arrivo del Tempo Obiettivo, ed è successo che, con le regole di accorciamento, il tiebreak (7 punti) è andato a favore di Isner. Nella realtà, ha vinto Opelka al tibreak del terzo set. Ho pensato di usare il risultato del tiebreak effettivo per il tiebreak nella simulazione, ma i servizi giocati nel tiebreak sono arrivati dopo altri sei game e venti minuti di gioco. Ho preferito quindi rimanere fedele al mio metodo.

Evans c. Tiafoe – Delray Beach (primo turno)

Il Tempo Obiettivo è scattato sul 4-4 del terzo set, senza break. Francis Tiafoe si è aggiudicato il tiebreak (7 punti) imposto dalle regole. Nella realtà, Daniel Evans ha giocato meglio ed è riuscito a fare il break vincendo per 7-5.

A seconda del momento dell’interruzione, queste partite avrebbero potuto avere qualsiasi conclusione. La partita di Montpellier mi preoccupa perché era un quarto di finale e perché ha impedito un effettivo ribaltamento di fronte. L’ultima partita invece non mi darebbe problemi, se non per il fatto che il risultato finale è cambiato e si sono risparmiati solo 4 minuti, non un compromesso a cui sarei disposto a scendere. Non dimentichiamoci però che ho inventato io il punteggio: chi può davvero sapere cosa succederebbe nella realtà?

Tutto sommato, sono soddisfatto perché poche partite hanno subito una modifica del risultato, anche se queste tre partite sono un chiaro rimando al fatto che le regole di accorciamento possono produrre esisti arbitrari. Se regole come queste fossero già in adozione, non sapremmo mai che Berdych, Opelka e Evans avrebbero vinto le rispettive partite. Certamente non avevano, al sopraggiungere del Tempo Obiettivo, il controllo della partita.

Quali sono state le regole di maggiore impatto per le partite maschili?

Due terzi delle partite hanno attivato la Regola 2 (giocatori al servizio, si gioca il tiebreak a 7 punti) o la Regola 3.B.1(a) (il giocatore indietro di un break è il prossimo a servire e sono stati giocati almeno cinque game dell’ultimo set).

Come si sono risolte le partite per gli uomini?

“In modo naturale” significa che 16 partite su 46 hanno avuto lo stesso punteggio che nella realtà perché sono state giocate fino alla fine. “Decise dalle Regole” significa che 7 partite su 46 sono finite a punteggio in corso all’arrivo del Tempo Obiettivo (a completamento del game se non già concluso).

Cosa si può dire della terra battuta?

Come premesso, le partite considerate ai fini dell’analisi sono solo quelle sul cemento, principalmente perché avevo poco tempo e perché volevo includere le partite dell’ultima edizione degli US Open. Ho dato comunque un’occhiata alle partite maschili al meglio dei tre set, non ho saputo resistere. Sono 22 partite dai tornei di Gstaad, Bastad, Umago e Lione. In media, la durata sulla terra è stata maggiore (142 minuti) e le regole l’hanno ridotta significativamente (in media 15 minuti, con la mediana a 16 minuti).

Le regole hanno anche inciso su più partite (il 77% rispetto al 61% sul cemento). Delle 14 partite in origine con durata superiore alle 2 ore e 15 minuti, solo 3 sono state salvate (finite rispettivamente a 2 ore e 23, 2 ore e 20 e 2 ore e 16 minuti), quindi un risultato simile a quello sul cemento. Due partite hanno subito modifica per via delle regole, o il 9%, di fatto in linea a quanto accaduto per il cemento. Per una delle due si è trattato di un vero recupero del giocatore in svantaggio. Nell’altra, il Tempo Obiettivo è arrivato tra il secondo e il terzo set, e il super-tiebreak ha avuto un risultato diverso rispetto al set reale.

Non ci sono elementi in questo campione ridotto che fanno pensare che le regole non vadano bene anche per la terra.

The Difficulty of Shortening Tennis Matches, Part II (Best-of-Three)

La difficoltà di accorciare le partite di tennis – Parte I

di Chapel Heel // HiddenGameOfTennis

Pubblicato il 18 settembre 2019 – Traduzione di Edoardo Salvati

Anche il tennis, come altri sport, è frequentemente soggetto a richiami per trovare un modo di accorciare la durata delle partite, sia per accomodare gli appassionati nella scelta delle molteplici possibilità di intrattenimento all’interno dei numerosi impegni della vita di tutti i giorni, sia per permettere alle emittenti televisive di avere un’idea più precisa sulla programmazione e sugli spazi pubblicitari necessari.

Durante gli US Open 2019, ho sentito Jim Chairusmi sul podcast Thirty Love suggerire che il tennis dovrebbe regolarsi su partite di due ore (o forse due ore e mezzo) per massimizzare seguito e passaggi televisivi. Mi sono chiesto cosa servirebbe introdurre o modificare per raggiungere quello standard.

La via più diretta sarebbe naturalmente di dichiarare la partita conclusa a un limite orario predefinito. Penso non ci sia alcuna ombra di dubbio che non succederà mai, e non dovrebbe mai succedere, nel tennis. Senza un modo per “gestire il cronometro”, l’esito della partita potrebbe essere del tutto arbitrario. La situazione più ovvia è quando la partita segue il servizio ma un giocatore è indietro di un game nel punteggio.

È necessario quindi modificare le regole per accorciare le partite. Sono già state introdotte, o sperimentate, misure finalizzate a quell’obiettivo. Alcuni tornei di entrambi i circuiti maggiori hanno utilizzato il cronometro al servizio per velocizzare il gioco, ma non sembra aver fatto troppa differenza. Le finali Next Gen hanno applicato alcuni cambiamenti per una durata inferiore delle partite, tra cui la vittoria del set per chi arriva per primo a 4 game, che sicuramente accorcia le partite ma snatura il sistema di punteggio dall’inizio alla fine.

Altre iniziative hanno incontrato maggiore riscontro positivo (come l’eliminazione della ripetizione del nastro e lasciare che i tifosi siano liberi di uscire e rientrare tra un punto e l’altro), ma è possibile che avranno impatto minimo sulla durata. Jeff Sackmann di Tennis Abstract ha analizzato cosa accadrebbe se la WTA introducesse il super-tiebreak nei singolari.

Durata e modifica delle regole: approccio combinato

La modalità più concreta per accorciare le partite è di certo il set vinto con 4 game, ma non mi viene in mente altro sport in cui le fondamenta del sistema di punteggio siano state alterata così drasticamente per ridurre la durata. Sarebbe come giocare tre dei quattro quarti nel basket, nell’hockey e nel football americano, o sei inning nel baseball. Il super-tiebreak al terzo set può troncare la lunghezza delle partite, così facendo però si finisce per alterare anche quelle partite che in ogni caso non avrebbero presentato un problema temporale. Agli US Open 2019 ad esempio, all’incirca il 30% delle partite concluse in tre set non è andato oltre le due ore e solo due da due set le hanno superate.

Quello che sto cercando di ottenere è una serie di regole che possano accorciare una partita lunga alla fine della partita, mantenendo contestualmente intatto il sistema di punteggio per la maggior parte del tempo. Voglio capire quanto sia complesso applicare una combinazione di modifiche alle regole di punteggio e di adozione di un tempo limite senza alterare il sistema di punteggio classico del tennis, almeno fino alle fasi finali di una partita molto lunga.

L’idea di base è di avere il tennis come lo si conosce fino al raggiungimento del Tempo Obiettivo, per poi far scattare delle regole che stabiliscano quanto ancora la partita può continuare. Il Tempo Obiettivo non è un’interruzione drastica, ma il momento in cui s’inizia ad arrivare alla conclusione.

Tempo Obiettivo nelle partite al meglio dei tre set

Come primo passaggio, dobbiamo scegliere un Tempo Obiettivo superato il quale scattano regole speciali. Non vogliamo interrompere partite equilibrate troppo presto, vogliamo invece che la durata subisca un taglio anche deciso per venire incontro all’attenzione dettata dalla moderna fruizione e dalla programmazione dei tornei e dei palinsesti televisivi. La regola delle due ore paventata da Chairusmi è, da questo punto di vista, ragionevole e, fortunatamente, confortata dai dati effettivi delle partite.

Sul circuito maschile, un set dura in media circa 40 minuti, che corrisponde alle due ore se vengono giocati tre set. Le partite femminili sono leggermente più brevi, ma preferirei non dover determinare regole diverse per circuito. Ai fini di quest’analisi, adotterò un Tempo Obiettivo di due ore per una partita al meglio dei tre set.

Tempo Obiettivo nelle partite al meglio dei cinque set

A meno di non voler abolire le partite al meglio dei cinque set, non si può usare un Tempo Obiettivo di due ore per questa fattispecie, perché non è nemmeno realistico pensare di giocare anche solo quattro set in due ore. Per una partita che termina al quinto set infatti, il tempo medio di gioco è di 3 ore e 20 minuti. Credo di dover accettare che una partita in cinque set non potrà rientrare in nessuna regola ragionevole di Tempo Obiettivo, tranne che questo sia talmente lungo da renderne l’introduzione stessa priva di significato. Molte persone, me compreso, adorano il formato al meglio dei cinque set e sarebbero restie ad abbandonarlo. La finale degli US Open 2019 ha poi rinforzato questa convinzione, dove forse il più grande combattente nella storia del tennis, Rafael Nadal, quasi non riusciva a scardinare l’opposizione di Daniil Medvedev.

È un’esercizio complicato cercare di individuare delle regole che accorcino ragionevolmente la durata delle partite al meglio dei cinque set mantenendone inalterata l’unicità. Ai fini dell’analisi, stabilisco un Tempo Obiettivo di 2 ore e 40 minuti per le partite al meglio dei cinque set, all’incirca il tempo medio di completamento di una partita che dura 4 set. Ce ne saranno alcune che rientreranno nel Tempo Obiettivo delle partite al meglio dei cinque set, ma la maggior parte andrà oltre. Per questo motivo, devono essere previste alcune esenzioni specifiche, in modo che comunque capiti di avere occasionalmente una partita in cinque set.

Esenzioni

Qualsiasi proposta di riduzione della durata delle partite incontra inevitabilmente il profondo malcontento degli appassionati più accaniti. La possibilità di procedere con delle esclusioni può calmare un po’ gli animi. Inizierei da queste partite:

  • le finali dei tornei dei circuiti maggiori
  • le semifinali dei Masters 1000, dei Premier Mandatory (quale sia la denominazione) e dei tornei dello Slam
  • i quarti di finale degli Slam, anche se non ne sono totalmente convinto, perché si tratta solitamente di partite infrasettimanali.
  • le partite di Coppa Davis, a eccezione di quelle ininfluenti
  • le partite di Fed Cup, a eccezione di quelle ininfluenti

Regole

Nel caso di una partita che non gode delle esenzioni di cui sopra, una volta raggiunto il Tempo Obiettivo applicabile, per terminare la partita scattano le seguenti regole.

Nessun set da concludere

Se il Tempo Obiettivo scatta tra un set e l’altro, si gioca un super-tiebreak (10 punti) al set successivo. Nel caso non bastasse a finire la partita, si usa la “Regola Finale Onnicomprensiva” che illustro a breve.

Set in corso di svolgimento

Se Il Tempo Obiettivo non scatta tra un set e l’altro, si seguono queste tre regole.

Regola 1

Si finisce sempre il game in corso, tiebreak compresi.

Regola 2

Se la Regola 1 non porta alla risoluzione della partita e il set sta seguendo i servizi, si gioca un tiebreak normale (7 punti) per terminare il set.

Regola 3

Se la Regola 1 non porta alla risoluzione della partita e il set non sta seguendo i servizi, allora:

A. se uno dei due giocatori ha più di un break di vantaggio, allora il set viene assegnato a quel giocatore

B. altrimenti

1. se il giocatore indietro di un break è il prossimo a servire, allora

(a) se la partita è al set decisivo e sono stati giocati più di cinque game, si finisce il set o

(b) se la partita è al set decisivo e non sono stati giocati più di cinque game, al giocatore avanti di un break viene assegnato il set o

(c) se la partita non è al set decisivo, al giocatore avanti di un break viene assegnato il set.

2. se il giocatore indietro di è un break è il prossimo a ricevere, si finisce il game successivo e poi

(a) se l’avversario rimane avanti di un break, gli viene assegnato il set o

(b) se si torna a seguire i servizi, si applica la Regola 2 per decidere il set.

Regola Finale Onnicomprensiva

Se qualsiasi delle regole precedenti determina una parità di punteggio (ad esempio, 1-1 in una partita al meglio dei 3 set o 2-2 in una al meglio dei cinque) o non riesce a determinare la conclusione della partita, la partita viene decisa con quanti set al super-tiebreak sono necessari.

Alcune considerazioni positive

Queste regole dovrebbero permettere alla maggior parte delle partite che arrivano al Tempo Obiettivo di essere concluse in circa 15 minuti. Questo consente un po’ di flessibilità, senza estendere il Tempo Obiettivo eccessivamente. Non è realistico riuscire a terminare una partita al meglio dei tre set in due ore esatte, o una al meglio dei cinque in 2 ore e 40 minuti, ma serve rimanere in un intervallo conveniente. In altre parole, si deve poter vedere la fine.

Ulteriori note positive

Il set può terminare naturalmente, o perché il game in corso ne determina la fine (Regola 1), o perché non c’è un guadagno significativo di tempo nel troncare la partita (Regola 3B.1(a)).

Lo si può anche chiudere con un solo tiebreak normale (7 punti), che in media richiederà dai 7 ai 10 minuti. Questo potrebbe essere lo scenario più probabile, come da Regola 2, quando i giocatori sono al servizio al sopraggiungere del Tempo Obiettivo.

È probabile che poco meno del 25% delle partite al meglio dei tre set siano soggette a queste speciali regole di accorciamento.

Non sono regole che troncheranno le partite più importanti, come le fasi conclusive degli Slam, i tornei tra nazioni e tutte le finali.

Le partite al meglio dei cinque set sopravvivono.

Pur non avendone evidenza, ho idea che ridurre la durata delle partite aiuti i giocatori a subire meno infortuni. Non solo giocano meno, ma giocano meno nei periodi in cui il loro fisico è più esposto, come a partita inoltrata. Questo potrebbe tradursi in meno ritiri prima e durante la partita e magari anche meno circostanze in cui un giocatore o una giocatrice lotta turno dopo turno, arriva in semifinale o in finale per poi dare vita a una partita non competitiva perché ha terminato le energie.

Alcune considerazioni negative

Oltre a una diffusa resistenza al cambiamento, si può pensare ai seguenti aspetti.

Il punteggio delle partite sarà strano, e più complesso, per i set finali. Si potranno avere potenziali tiebreak (7 punti) anche quando il punteggio non è in parità durante la partita (ad esempio, si sta seguendo il servizio ma su una situazione di 2-3 e si deve giocare il tiebreak). Non si può quindi mettere normalmente un numero in parentesi come si fa attualmente. Si potranno avere anche numeri tra parentesi quadre come accade al momento per i super-tiebreak (10 punti) alla stregua del doppio.

Si può di fatto dire addio ai cinque set nei primi turni degli Slam, anche se, penso di poter dire, non ne sentiremo così tanto la mancanza. Alcune di quelle sono partite memorabili, ma la maggior parte è seguita da pochi o dimenticata quasi integralmente. Gli appassionati più puri faranno fatica ad accettarlo, ma se serve per far crescere il seguito del tennis, sembra un compromesso ragionevole. Ad esempio, quali sono le partite in cinque set che si ricordano degli US Open 2019? E quante sono state prima dei quarti di finale? Secondo me ve ne viene in mente una, il sedicesimo tra Gael Monfils e Denis Shapovalov che, pur essendo stata combattuta, non ha offerto un quinto set all’altezza. Denis Kudla contro Janko Tipsarevic? Dominik Koepfer contro Jaume Munar? Yoshihito Nishioka contro Marcos Giron? Ricardas Berankis contro Jiri Vesely? Si può andare avanti a lungo.

I break sul circuito femminile

Le regole troncano la partita sia in caso di parità al servizio, sia in presenza di break. Nelle partite femminili però i break stanno diventando quasi la norma. Utilizzare un sistema basato sui break per avvicinare le partite alla loro conclusione potrebbe alterare i risultati sul circuito femminile in modo molto più drastico che su quello maschile.

Anche in presenza di queste regole, alcune partite richiederanno più di 15 minuti per essere terminate, ad esempio quando le regole impongono due super-tiebreak (10 punti) di fila, per quanto realisticamente non accadrebbe in una partita al meglio dei tre set, perché vorrebbe dire che solo il primo set è durato le intere due ore. Stiamo quindi parlando di fatto di uno scenario al meglio dei cinque set, nel quale le 2 ore e 40 arrivano tra il terzo e il quarto set.

Si giocherebbe il super-tiebreak (10 punti) per risolvere il quarto set, e se il punteggio diventa di 2-2, si usa poi il super-tiebreak (10 punti) come Regola Finale Onnicomprensiva per terminare la partita. Ipotizzando 40 secondi a punto (la media maschile, di solito) e due super-tiebrak (10 punti) da 16 punti ciascuno, si sfora di circa 20 minuti. Si tratta di più della coda desiderabile di 15 minuti sul Tempo Obiettivo, ma comunque non male in ottica di risparmio di tempo.

Ulteriori note negative

La situazione potenziale più preoccupante è quella prevista dalla Regola 3B.1(a)/3B.1(b), nella quale si deve considerare di terminare il set decisivo con un giocatore indietro di un break. Inizialmente non avevo previsto di far terminare il game, quindi era necessario finire il set ogni volta. Il problema è che, se il set è appena iniziato al sopraggiungere del Tempo Obiettivo, si finirebbe per dover giocare quasi un set intero, per una durata magari di altri 40 o 60 minuti, specialmente se si ottengono contro-break. Di converso, giocare il set consente al giocatore in svantaggio più margine per una rimonta, che credo sia davvero l’unica cosa che piace delle partite lunghe (perché altrimenti nessuno ha voglio di stare incollato quattro ore alla tv).

Ripeto, questo è particolarmente importante sul circuito femminile, con più servizi persi e più probabilità di recupero. Dovevo scegliere tra una e l’altra soluzione e, visto che è un esperimento, per quest’analisi ho scelto il tempo sulle rimonte. Da un lato, l’argomento principale è qui il tempo e, dall’altro, non ci sono così tanti recuperi quanti si è portati a pensare. Rimane però un aspetto che non mi convince, perché è un po’ controintuitivo: più ci si addentra nel set e minore è la probabilità di una rimonta, quindi perché darsi da fare per giocarlo tutto? La mia risposta è perché non si vuole troncare partite che non portano a un grande risparmio di tempo.

Applicare le regole a partite reali

Sono regole che funzionano? Con funzionare mi riferisco a due aspetti. Primo: accorciano effettivamente le partite in modo significativo, diciamo più del cronometro al servizio o la non ripetizione del nastro alla battuta? Secondo: se accorciano le partite in modo significativo, che prezzo stiamo pagando per la rinuncia ad altro tennis, vale a dire quante rimonte stiamo impedendo e sono troppe affinché risparmiare tempo valga la pena?

Al momento, sono regole del tutto teoriche. Volevo prima rendermi conto di quanto fosse difficile creare una piattaforma giuridica da zero. Non sono quindi in grado di dire se sono regole che funzionano. Affronterò il tema nel prossimo articolo, andando ad analizzare che effetti la loro applicazione avrebbe determinato su alcune partite sul cemento della seconda parte della stagione 2019, tra cui gli US Open e il Cincinnati e il Canada Masters.

The Difficulty of Shortening Tennis Matches, Part I

Le scelte delle giocatrici dall’angolo del rovescio

di Jeff Sackmann // TennisAbstract

Pubblicato il 4 gennaio 2020 – Traduzione di Edoardo Salvati

Come si comportano i giocatori di fronte a un colpo giocabile sull’angolo del rovescio? Ne ho parlato in un precedente articolo, grazie a molti dati a disposizione. Si tratta di un’analisi che riprendeva un altro approfondimento sull’utilizzo del rovescio lungolinea da parte di entrambi i generi. Non serve aver letto quei due articoli per comprendere i contenuti di questo, ma se è un argomento che vi ispira li troverete probabilmente utili.

Una delle più grandi differenze tra uomini e donne nel tennis professionistico arriva dalle scelte decisionali dall’angolo del rovescio. Voglio illustrare la questione come farebbe un secchione dell’informatica, con gli errori generati del codice che ho scritto per ottenere le tabelle che seguono.

Problemi da secchione

Il primo tentativo per raccogliere numeri aggregati per i giocatori è fallito perché ho trovato che qualcuno non ha mai colpito un rovescio in topspin dall’angolo del rovescio, quantomeno non in una partita del database del Match Charting Project. Il colpevole di quelle divisioni per zero è Samuel Groth. In una manciata di partite nel database, si è sempre affidato al rovescio tagliato, almeno in quei rari casi in cui lo scambio è andato oltre la risposta al servizio.

Mettiamolo a confronto con il problema che mi ha rallentato nella preparazione di questo articolo. Si tratta di Evgeniya Rodina, che in nove partite del database non ha mai colpito un dritto dall’angolo del rovescio. Se hai nel rovescio il tuo colpo migliore, non ha molto senso girare intorno alla pallina per colpire di dritto.

Delle circa 200 giocatrici con almeno cinque partite nel database dal 2010, Rodina è l’unica senza nemmeno un dritto. Non è però un caso così estremo. Ci sono altre 23 giocatrici con meno di 10 dritti in tutte le loro partite del database, tra cui anche Timea Bacsinszky, che ha scelto di giocare il dritto solo quattro volte in 32 partite.

Quando c’è un colpo giocabile sull’angolo del rovescio, giocatori e giocatrici ricorrono a un colpo a rimbalzo non tagliato circa un quinto delle volte. Ma di quei colpi piatti o in topspin, le donne preferiscono il rovescio nel 94% delle volte, mentre gli uomini l’82%. C’è qualche giocatrice che cerca di girare intorno al rovescio, come fanno Samantha Stosur e Polona Hercog, che colpiscono di dritto il 20% delle volte in cui si ritrovano sull’angolo del rovescio.

Ashleigh Barty mostra di applicare una tattica più simile a quella di Roger Federer della maggior parte delle sue colleghe, utilizzando il dritto il 13% delle volte. Ma per molte giocatrici dal dritto potente, come Serena Williams, il rovescio è altrettanto se non più efficace, rendendo controproducente l’idea di girare intorno alla pallina. Williams colpisce di dritto un colpo giocabile sull’angolo del rovescio solo l’1% delle volte.

Decisioni sulla direzione

Che sia un dritto o un rovescio, iniziamo a vedere in dettaglio le scelte di quelle giocatrici. Il Match Charting Project contiene dati colpo su colpo di circa 2900 partite femminili dello scorso decennio, tra cui 365.000 mila istanze di colpo giocabile dall’angolo del rovescio, dove con “giocabile” si fa riferimento a un colpo che la giocatrice ha rimandato in campo o che si è trasformato in un errore non forzato.

La tabella mostra la frequenza con cui le giocatrici colpiscono rovesci e dritti in diverse direzioni dall’angolo del rovescio, con accanto quella dei giocatori (dove I-I, o inside-in, indica il dritto lungolinea a rientrare dopo aver girato intorno alla palla e I-O, o inside-out, lo stesso colpo ma incrociato).

Direzione Rovescio   Freq WTA   Freq ATP  
Lungolinea           17.4%      17.4%  
Al centro            35.2%      29.5%  
Incrociato           47.3%      52.9%  
                                               
Direzione Dritto     Freq WTA   Freq ATP  
Lungolinea (I-I)     35.2%      35.1%  
Al centro            16.2%      12.8%  
Incrociato (I-I)     48.4%      51.8%

Una volta che si è deciso per il dritto o il rovescio, non c’è grande differenza tra uomini e donne. Le giocatrici cercano il centro del campo un po’ più spesso, che potrebbe derivare in parte dal ricorso a rovesci piatti o in topspin da posizioni difensive più di quanto facciano gli uomini. Ho anche l’impressione che le giocatrici di vertice del tennis contemporaneo tendano a caricare il colpo al centro del campo più degli uomini. È un colpo simile per aggressività e rischio a uno direzionato all’angolo del campo. Facendo però distinzione per direzione del colpo, risulta all’apparenza più difensivo. Comunque è una solo una teoria, da verificare in un’altra circostanza.

Probabilità di vincere il punto

Se analizziamo la probabilità di vincere il punto, la questione si fa più interessante. In media, una giocatrice ha il 47.2% di probabilità di vincere il punto di fronte a un colpo giocabile dall’angolo del rovescio (per gli uomini è il 47.7%). Il servizio incide sulla potenza dei colpi diretti all’angolo del rovescio. Se il colpo giocabile è a seguito di una risposta al servizio — presumibilmente quindi più debole del colpo a rimbalzo medio — la probabilità di vincere il punto è del 48.2%. Se invece è al colpo successivo, spesso una combinazione più aggressiva di servizio e primo colpo (quindi il quarto colpo dello scambio), la probabilità di ribattere e di vincere il punto scende al 46.3%. Non è una differenza abissale, ma sottolinea come il contesto è in grado di alterare queste probabilità.

Almeno in media, ciascuna delle diverse scelte che le giocatrici possono fare determina una variazione nella probabilità di vincere il punto. Se la giocatrice opta per il rovescio lungolinea, la probabilità aumenta al 53.0%. Se riesce effettivamente a giocarlo, la probabilità di vincere il punto sale al 68.4%.

La tabella riepiloga la probabilità associata a ogni decisione. La prima colonna rappresenta la probabilità di vincere il punto dopo aver preso la decisione di tirare lo specifico colpo (Dopo Colpo), il 53.0% di cui ho parlato. La seconda colonna è la probabilità dopo aver realizzato il colpo (In Gioco), ad esempio il 68.4% per il rovescio lungolinea.

Colpo     Direzione          Dopo Colpo  In Gioco  
Rovescio  (tutte)            48.5%       55.2%  
Rovescio  Lungolinea         53.0%       68.4%  
Rovescio  Centro             44.6%       48.8%  
Rovescio  Incrociato         49.9%       55.8%  
                                         
Rovescio  (tutte)            56.3%       56.1%  
Rovescio  Lungolinea (I-I)   61.4%       73.7%  
Rovescio  Centro             45.7%       50.3%  
Rovescio  Incrociato (I-O)   56.2%       64.4% 

La differenza tra le due probabilità è molto ampia per i colpi lungolinea, che sono notoriamente ad alto rischio. Per i colpi al centro invece c’è poca differenza, perché in entrambi i casi rimangono quasi sempre in campo. Riguardo alle probabilità con il dritto, va precisato che sono influenzate dal tipo di giocatrice che più spesso sceglie di giocare quel colpo girando intorno alla pallina. E, alla lunga, la distanza percorsa in campo può variare, specialmente con un gioco simile a quello di Rodina, e quindi incidere sulla selezione del colpo.

Raccomandazioni da prendere con cautela

Di fronte a questa tabella, ci si chiede come mai una giocatrice decida di impiegare determinati colpi rispetto ad altri. La probabilità di vincere il punto prima di scegliere un lato o una direzione è del 47.2%, quindi perché andare con un rovescio al centro (44.6%) anziché un dritto a rientrare (61.4%)? Non può dipendere dal timore di sbagliare, perché è già ricompreso nei numeri.

Una ragione ovvia è quella per cui non sempre è possibile tirare il colpo più efficace. Anche i giocatori più offensivi girano intorno al rovescio per colpire di dritto circa un quarto delle volte, a suggerire che sarebbe poco pratico colpire di dritto nel restante 75% delle opportunità. In questo modo si esclude una metà delle scelte che ho messo nell’elenco. E anche una maga del rovescio come Simona Halep non riesce a tirare lungolinea al millimetro a comando.

Le probabilità riflettono cosa accade quando le giocatrici pensavano che quel colpo fosse la migliore opzione a loro disponibile in quel momento. E anche se è capitato che si siano poi sbagliate, siamo estremamente lontani da un esperimento casuale controllato in cui uno scienziato ha chiesto alle giocatrici di giocare un rovescio lungolinea a prescindere dalla natura del colpo che lo precedeva.

Colpi rari

C’è un’altra complicazione che ho già citato: la frequenza di successo per colpi rari, come il dritto a rientrare, è legata al risultato ottenuto dalle giocatrici che hanno tirato proprio quel colpo. Vale a dire, per giocatrici che considerano quei colpi rari un punto di forza. Se è divertente pensare di vedere Monica Niculescu colpire dritti a uscire in topspin in ogni circostanza, quasi certamente la sua probabilità di vittoria non aumenta. Riesci a ottenere brillanti risultati con il dritto se sei in grado di giocarlo come fa Stosur.

Questo non toglie che la tabella ha ragione su un aspetto, e cioè che una scelta difensiva di colpi pesa sulla probabilità di vincere il punto. Per alcune giocatrici è sufficiente rimandare un rovescio dietro l’altro al centro del campo, e per alcune partite non si può fare meglio di così. Ma in presenza di più soluzioni, una propensione più rischiosa è anche più remunerativa.

Giocatrice      Dopo Colpo  Freq R  
Clijsters       53.4%       77.6%  
Li              53.2%       87.5%  
Giorgi          52.9%       93.8%  
Tig             52.1%       66.1%  
Halep           52.1%       83.6%  
Bencic          51.5%       91.7%  
Cibulkova       51.3%       70.1%  
Kudermetova     50.9%       73.9%  
Pegula          50.7%       73.7%  
S.W. Hsieh      50.6%       81.8%  
Yastremska      50.6%       87.6%  
Schmiedlova     50.3%       87.4%  
S. Williams     49.9%       89.2%  
Errani          49.8%       70.0%

A seconda della giocatrice

Concludiamo con uno sguardo su alcune giocatrici. Abbiamo appurato che la giocatrice media ha il 47.2% di probabilità di vincere il punto quando ha un colpo giocabile dall’angolo del rovescio. Anche se è la stessa probabilità di Tsvetana Pironkova, non esiste una giocatrice media. La tabella riepiloga le prime 14 giocatrici con almeno dieci partite nel database, ordinate sulla base della probabilità di vincere il punto da quella posizione. Ho anche aggiunto la frequenza dei rovesci non tagliati.

Sono numeri solo dal 2010 in avanti, quindi non si estendono a tutta la carriera delle prime due giocatrici, Kim Clijsters e Li Na. La loro presenza ha dell’incredibile, visto che le partite nel database non sono un campione casuale ma per la maggior parte scontri al vertice con altre campionesse. Il resto dei nomi è un miscuglio di giocatrici di primissimo livello e regolariste del circuito, battitrici libere del rovescio e fini strateghe.

La tabella che segue si riferisce a quelle giocatrici con la migliore opportunità di vincere il punto dopo aver colpito un dritto dall’angolo del rovescio. Ho imposto il limite minimo a 100 dritti nel database, estraendo circa 50 giocatrici.

Giocatrice        Dopo Colpo   Freq R  
Sharapova         69.0%        4.1%  
Cibulkova         65.1%        10.5%  
Ivanovic          64.7%        11.1%  
Wang              64.4%        8.8%  
Peterson          63.4%        15.2%  
Halep             63.1%        6.8%  
Suarez Navarro    63.0%        7.7%  
Petkovic          62.3%        5.3%  
McHale            61.9%        15.2%  
Sevastova         61.3%        4.2%  
Kvitova           60.8%        4.6%  
Garcia            60.7%        7.5%  
Doi               60.5%        17.0%  
Keys              59.3%        9.3%  
Svitolina         59.1%        3.9%

Maria Sharapova è la Gilles Simon della WTA (una frase che non avrei mai pensato di scrivere!). Entrambi infatti di solito preferiscono colpire di rovescio, ma riescono a essere estremamente efficaci quando usano il dritto. Complimenti a Sharapova per il giudizio che mette quando sceglie colpi offensivi, anche se potrebbe essere che la decisione di non girare più spesso intorno alla pallina per colpire di dritto le costi qualche punto perso (Sharapova si è poi ritirata dalle competizioni a fine febbraio 2020, n.d.t.).

Evoluzione

Come ho scritto per gli uomini, questo è solo un accenno del potenziale tattico di analisi dei dati del Match Charting Project. Un ulteriore sviluppo sarebbe ad esempio un maggiore dettaglio delle opportunità dall’angolo del rovescio (o da qualsiasi punto del campo). La probabilità media di vincere il punto del 47.2% non è certamente sostenibile in presenza di colpi giocabili che originano, ad esempio, come dritti a uscire. Se ci sono situazioni a più alto grado di difficoltà, questi numeri andrebbero visti diversamente.

Se la lettura vi ha spinto fino a qui, devono essere argomenti che vi affascinano. Il Match Charting Project ha accumulato più di 7500 partite, un numero considerevole ma sempre aperto a nuove aggiunte. Ad esempio, molti giocatori e giocatrici emergenti hanno poche partite, così come partite del passato cariche di interesse non sono ancora presenti nel database (tra cui la maggior parte di quelle giocate da Li e Clijsters!). Potete dare una mano e, se vi piace guardare e analizzare il tennis, dovreste proprio farlo.

WTA Decisions From the Backhand Corner

Vantaggi e svantaggi delle scelte dall’angolo del rovescio

di Jeff Sackmann // TennisAbstract

Pubblicato il 2 gennaio 2020 – Traduzione di Edoardo Salvati

In un precedente articolo, ho parlato del rovescio lungolinea. Grazie alle statistiche raccolte con il Match Charting Project, ho mostrato la frequenza con cui quel colpo viene utilizzato, con quali esiti, come i mancini si differenziano dai destrimani, e quali giocatori si distinguono per frequenza o punti vincenti con il rovescio lungolinea.

Alla stregua di Richard Gasquet in risposta al servizio, prima di poter andare avanti serve però fare un passo indietro. Anziché continuare a concentrare l’attenzione solo sul rovescio lungolinea, ampliamo l’analisi a tutti i colpi giocati dall’angolo del rovescio, di cui il lungolinea è una delle tante combinazioni. Un giocatore posizionato per il rovescio lungolinea ha anche la possibilità di colpire incrociato o andare più cautamente al centro del campo. Può anche pensare di abbandonare il rovescio e girare intorno alla palla per colpire un dritto lungolinea (a rientrare, inside-in o I-I), uno al centro, o uno incrociato (a uscire, inside-out o I-O).

Ogni colpo rappresenta una scelta, e uno dei compiti dell’analisi statistica è valutare vantaggi e svantaggi associati alle decisioni dei giocatori. Idealmente, si potrebbero identificare anche circostanze non ottimali e suggerire la scelta migliore che si sarebbe potuta fare, ma siamo ancora lontani, cioè non si riesce a farlo quantomeno in modo sistematico. Grazie però alle migliaia di partite di cui possediamo colpo su colpo grazie al Match Charting Project, abbiamo molto materiale grezzo con cui avvicinarsi all’obbiettivo.

La prima scelta

Dalle 2700 partite dello scorso decennio presenti nel database, ho isolato circa 450.000 istanze in cui un giocatore aveva un colpo giocabile sull’angolo del rovescio, escludendo la risposta al servizio. La definizione di “giocabile” non è chiara e univoca, e non può essere altrimenti. Si identifica qui come giocabile un colpo che il giocatore ha rimandato in campo o che si è trasformato in un errore non forzato. Si potrebbe essere più precisi con statistiche generate da sistemi di tracciatura della pallina, ma per il momento dobbiamo accettare questo livello di imperfezione.

Dei 450.000 colpi giocabili dall’angolo del rovescio, è stato colpito un rovescio non tagliato (piatto o in topspin) il 63.7% delle volte e un dritto non tagliato il 14.3% delle volte. Il rimanente 22% si distribuisce tra colpi tagliati, palle corte, pallonetti, che lasciamo a un altro approfondimento.

Questa è la distribuzione dei rovesci nel decennio passato colpiti dall’angolo del rovescio:

  • lungolinea — 17.4%
  • al centro — 29.5%
  • incrociato — 52.9%

Questa invece la distribuzione dei dritti dalla medesima posizione:

  • lungolinea (a rientrare) — 35.1%
  • al centro — 12.8%
  • incrociato (a uscire) — 51.8%

La percentuale dei dritti a rientrare può inizialmente sorprendere, ma va tenuto conto che si tratta del 35% di un numero relativamente ridotto, pari al 5% dei colpi totali dall’angolo del rovescio. Meno sorprendente è la ben più alta frequenza di colpi incrociati. Non solo è una soluzione più conservativa e maggiormente remunerativa, ma spedisce la pallina sul rovescio dell’avversario (a meno che non sia un mancino), mediamente il suo colpo più debole.

Probabilità di vincere il punto..

La scelta del colpo è solo un mezzo per raggiungere lo scopo. Più importante che ricorrere alla perfetta strategia da manuale è vincere il punto. Occupiamoci ora di questo.

In media, un giocatore ha il 47.7% di probabilità di vincere il punto di fronte a un colpo giocabile dall’angolo del rovescio. Naturalmente, è una probabilità che varia in un senso e nell’altro in funzione della specifica situazione. Purtroppo, senza una tracciatura puntuale non siamo in grado di fare stime accurate rispetto alla singola occorrenza. Riusciamo comunque ad avere un’idea dell’intervallo di probabilità osservandone la variazione rispetto a un determinato passaggio dello scambio.

Quando il giocatore si trova a colpire dall’angolo del rovescio nel primo colpo dopo il servizio, vale a dire il terzo colpo dello scambio, la probabilità di vincere il punto è più alta, pari al 51.1%. Scende invece al 45.4% al quarto colpo dello scambio, quando spesso il giocatore sta ancora recuperando dallo svantaggio di essere partito alla risposta. Il contesto fa la differenza, in larga parte perché offre indizi sulla bontà di alcuni colpi a scapito di altri.

Sin qui, abbiamo un’approssimazione della probabilità di vincere un punto prima di che il giocatore compia una scelta. Ci sono due modi per osservare la probabilità dopo che il colpo è stato scelto e tirato: la probabilità di vincere il punto dopo aver colpito e la probabilità di vincere il punto dopo aver realizzato il colpo. Questo secondo numero sarà ovviamente migliore, semplicemente perché non considera gli errori. Se da un lato, escludendo gli esiti negativi di un colpo, non abbiamo un quadro completo, dall’altro ci sono comunque informazioni utili associate a quei colpi che hanno la capacità di mettere l’avversario nella massima difficoltà.

..dopo che il colpo è stato scelto e tirato

La tabella riepiloga la probabilità di ciascun colpo in esame. Ogni scelta è accompagnata dalla probabilità di vincere il punto dopo aver tirato il colpo (Dopo Colpo) e dopo aver realizzato il colpo (In Gioco).

Colpo     Direzione        Dopo Colpo  In Gioco  
Rovescio  (tutte)          48.2%       54.2%  
Rovescio  Lungolinea       51.4%       64.6%  
Rovescio  Centro           44.2%       48.2%  
Rovescio  Incrociato       49.5%       54.6%  
                                         
Rovescio  (tutte)          55.1%       63.0%  
Rovescio  Lungolinea (I-I) 58.5%       69.0%  
Rovescio  Centro           47.3%       52.0%  
Rovescio  Incrociato (I-O) 54.9%       61.9% 

I dritti contribuisco all’aumento della probabilità di vincere il punto più dei rovesci, anche se il dritto al centro è meno efficace di un rovescio su entrambi i lati del campo. Vale la pena ripetere che è sempre una questione di contesto: un giocatore che evita il rovescio solo per colpire un dritto cautelativo al centro del campo potrebbe aver mal giudicato l’angolo o la rotazione della pallina, sentendosi costretto a una giocata più difensiva. È comunque una tattica relativamente comune sui campi più lenti in terra battuta (dove accade quasi il doppio della media del circuito) ed è possibile che sia usata troppo spesso.

La differenza più marcata tra le due probabilità si verifica nei colpi lungolinea. Dritto e rovescio sono entrambi colpi offensivi ad alto rischio, un aspetto che si riflette nella frequenza di vincenti ed errori non forzati di ciascuno. Il 9% di tutti i colpi dall’angolo del rovescio è rappresentato da vincenti e un altro 11% da errori non forzati. Dei colpi lungolinea, il 23% sono vincenti e il 19% sono errori non forzati. Se la scelta di un lungolinea non è chiaramente superiore alle altre opzioni disponibili, sia il dritto che il rovescio lungolinea diventano colpi devastanti quando vanno a segno.

A seconda del giocatore

Proviamo ad arrivare a una misura dell’efficacia di questi colpi in termini di aumento di probabilità del punto. Lasciando da parte la complessità del contesto, diversa per giocatore, nel tennis professionistico è più efficace chi sfrutta al meglio una certa categoria di opportunità. La tabella raccoglie i 10 giocatori (tra quelli con almeno 20 partite nel database) più bravi in presenza di un colpo giocabile dall’angolo del rovescio. Come da precedente riferimento, in quella posizione il giocatore medio ha una probabilità del 47.7% di vincere il punto.

Giocatore       Dopo Colpo  
Nadal           52.9%  
Schwartzman     52.4%  
Djokovic        52.3%  
Basilashvili    51.9%  
Rublev          51.8%  
Nishikori       51.5%  
Simon           51.2%  
Cuevas          50.9%  
De Minaur       50.0%  
Carreno Busta   49.6%

Il Match Charting Project potrebbe addirittura sottostimare il livello di efficacia di Rafael Nadal, Novak Djokovic e Kei Nishikori da quel lato di campo, perché una quantità spropositata delle partite nel database sono contro giocatori di vertice. La loro non è certamente una sorpresa, insieme a guerrieri del rovescio come Diego Schwartzman e Gilles Simon. Non rientrano nell’elenco quei giocatori attivi regolarmente sul circuito ma con meno di 20 partite nel database.

Tra questi, un nome da tenere d’occhio è Thomas Fabbiano, che a oggi ha solo 12 partite. È un insieme limitato, ma la sua probabilità di vincere il punto dall’angolo del rovescio è di un incredibile 59.2%. In realtà non è poi un dato così estremo se si considera che sono partite contro Ivo KarlovicReilly Opelka, e Sam Querrey, avversari cioè che nello scambio lasciano un po’ a desiderare. Anche rivedendo in modo sostanziale quel numero, comunque Fabbiano sembra essere uno dei giocatori più pericolosi quando la pallina si trova nell’angolo del rovescio.

Dritti e rovesci

Avviamoci alla conclusione rispondendo a una domanda ancora più specifica. Per dritti e rovesci (senza distinguere per direzione), quali sono i giocatori più efficaci dopo aver tirato quel colpo dall’angolo del rovescio? Continuiamo a valutare l’efficacia sulla base del maggior numero di punti vinti dopo aver tirato il colpo. Inoltre, vi farò vedere quanto spesso i giocatori decidono a favore del loro colpo più efficace, così da avere uno scorcio strategico e non solo di successo tattico.

Rovesci

La tabella riepiloga i migliori rovesci dall’angolo del rovescio. Dovevano essere i primi 10, ma capirete perché ho fatto fatica a lasciare fuori i sei successivi, circa un quinto dei 75 giocatori con almeno 20 partite nel database.

Giocatore       Dopo Colpo  Freq R  
Schwartzman     52.8%       74.0%  
Nadal           52.7%       64.7%  
Djokovic        52.7%       76.1%  
Nishikori       51.7%       74.0%  
Simon           51.4%       88.0%  
Rublev          51.1%       67.1%  
Carreno Busta   51.1%       75.3%  
Basilashvili    51.0%       75.0%  
Zverev          50.8%       75.1%  
De Minaur       50.6%       74.8%  
Medvedev        50.6%       87.2%  
Del Potro       50.3%       49.1%  
Cuevas          50.2%       60.6%  
Murray          50.1%       65.0%  
Gasquet         49.9%       75.8%  
Wawrinka        49.8%       63.4%

La colonna “Freq R”, che sta per frequenza del rovescio, è una dimostrazione del ventaglio di tattiche usate da diversi giocatori. Simon e Daniil Medvedev scelgono quasi sempre un rovescio in topspin, usando raramente un rovescio tagliato o girando intorno al colpo. All’estremo opposto, Juan Martin Del Potro colpisce da quella posizione un rovescio in topspin meno della metà delle volte. Forse per via della sua selettività, ricorrendo cioè al rovescio tagliato quando si trova in posizioni per lui più scomode, è più efficace con quel tipo di scelta. 

Dritti

Questi invece sono i migliori dritti dall’angolo del rovescio.

Giocatore         Dopo Colpo  Freq R  
Simon             63.1%       6.7%  
Nadal             61.9%       16.6%  
Paire             61.9%       1.5%  
Nishikori         61.2%       10.4%  
Rublev            61.0%       20.1%  
Ruud              60.8%       27.1%  
Fucsovics         60.5%       16.3%  
Djokovic          60.0%       9.7%  
Medvedev          59.8%       3.3%  
Cuevas            58.9%       20.9%  
Querrey           58.2%       15.6%  
Auger Aliassime   57.7%       16.0%

Si tratta di un elenco più disparato del precedente, in parte perché ci sono molti meno dritti dall’angolo del rovescio. I numeri di Benoit Paire si rifanno a solo 21 colpi. Prenderei quindi la sua efficacia con le pinze, ma è sempre divertente avere conferme di quanto sia unico come giocatore. Dalla parte opposta troviamo Casper Ruud, che gira intorno al rovescio più di chiunque altro nell’insieme considerato tranne Jack Sock e Joao Sousa (nessuno dei quali è particolarmente efficace, anche se si può ipotizzare che ottengano risultati migliori evitando il rovescio invece di colpirlo).

Un nome che ci si aspettava di vedere in questo secondo elenco è certamente quello di Roger Federer. È intorno all’80esimo percentile per quanto riguarda il dritto, con il 56.9% dei punti vinti colpendo il dritto dall’angolo del rovescio. Un buon livello ma non da fuori scala in questa categoria. Se questi numeri fossero corretti per avversario, la posizione sarebbe diversa, così come per Nadal e Djokovic, perché moltissime delle sue partite nel database sono contro avversari dello stesso eccezionale livello.

Evoluzione

C’è chiaramente ancora molto da fare, tra cui determinare le probabilità rispetto alla direzione specifica dei colpi, isolare l’effetto generato da determinati avversari e, in generale, provare a gestire fattori determinanti che non sono presenti nei dati. Senza dimenticare di ampliare lo spettro di analisi ad altri colpi da altre posizioni del campo. Rimanete sintonizzati.

Weighing Options From the Backhand Corner

Bravura al servizio e alla risposta rispetto alla superficie per il circuito maschile dal 1991

di Martin Ingram // Martin Ingram’s Blog

Pubblicato il 25 aprile 2020 su Martin Ingram’s Blog – Traduzione di Edoardo Salvati

In un precedente articolo, ho scritto della possibilità di costruire un modello di analisi e stima della bravura al servizio e alla risposta dei giocatori a partire dal 1991, ipotizzando che rimanesse costante a prescindere dalla superficie. Andava bene come primo approccio, ma gli appassionati sanno che la superficie ha un ruolo determinante nel tennis. Ad esempio, Rafael Nadal, per quanto comunque in grado di dominare su qualsiasi campo, è particolarmente letale sulla terra battuta, avendo vinto 12 dei 19 Slam al Roland Garros. Pete Sampras invece ha vinto 7 dei 14 Slam a Wimbledon, e non è mai andato oltre la semifinale al Roland Garros.

Differenze rilevanti

Per analizzare l’incidenza della superficie sulla bravura al servizio e alla risposta dei giocatori, ho deciso di adattare un altro modello, che è simile al precedente, ma considera anche la variazione della bravura in funzione della superficie. Prendo quindi il cemento come superficie di riferimento per poi stimare il maggiore o minore rendimento al servizio e alla risposta sull’erba e sulla terra. Manca all’appello il sintetico, che era molto diffuso negli anni ’90, ma sul quale dal 2010 non si è praticamente più giocato. Non l’ho quindi considerato, anche se sarebbe interessarne farne oggetto d’indagine dettagliata in futuro.

Gli specialisti

Possiamo partire dal vedere quanto diversi giocatori riescono a migliorare sulle varie superfici. Ho sommato il miglioramento al servizio e alla risposta sulla terra e sull’erba e l’ho confrontato con quello sul cemento, per poi rappresentarli nello stesso grafico.

IMMAGINE 1 – Variazione complessiva al servizio e alla risposta rispetto al cemento per i primi 50 giocatori dal 1991

Un modo per interpretare il grafico è dividerlo in quattro quadranti, come ho indicato agli angoli di ciascuno. Che significato ha la scala riportata sui due assi? Per vincere una partita sono cruciali sia la bravura al servizio che quella alla risposta. Fare meglio al servizio si traduce in maggiore difficoltà dell’avversario a ottenere un break, e fare meglio alla risposta si traduce in maggiori possibilità di strappare il servizio all’avversario. Un giocatore potrebbe servire meglio sull’erba che sul cemento, ma se rimane indietro nella risposta più di quanto migliori al servizio, complessivamente il suo rendimento diminuisce. La somma dei due fattori esprime dunque una sorta di miglioramento netto, che considera sia il servizio che la risposta.

Preferenza per l’erba

Il quadrante in alto a sinistra contiene quei giocatori che giocano meglio sull’erba che sul cemento, ma che fanno peggio sulla terra. Si distingue tra tutti Sampras, la cui efficacia al servizio e alla risposta è tra le più enfatizzate dall’erba (più del 2.5%), ma anche la più sfavorita sulla terra (-0.05). Troviamo qui molte leggende sull’erba, tra cui Boris Becker e Stefan Edberg, con insieme cinque titoli a Wimbledon.

Preferenza per la terra

Il quadrante in basso a destra è invece quello degli specialisti della terra. Sono giocatori che giocano meglio sulla terra che sul cemento, ma che fanno peggio sull’erba. Spiccano Guillermo Coria e Dominic Thiem. Nadal è un caso interessante: come si sapeva, la terra lo favorisce nettamente, ma non è altrettanto svantaggiato sull’erba come, ad esempio, Coria. Forse non è poi così sorprendente visto che Nadal ha vinto due volte Wimbledon, anche se in un paio di occasioni è uscito nei primi turni.

Preferenza per il cemento

C’è più varietà rispetto alle attese negli altri due quadranti. Il quadrante in basso a sinistra contiene i giocatori che il modello presuppone abbiano giocato meglio sul cemento. È un po’ curioso quindi trovare tre vincitori del Roland Garros, Andre Agassi, Michael Chang e Ivan Lendl. Credo che Agassi possa avere un senso: ha vinto 6 degli 8 Slam sul cemento. Lendl è un caso più intrigante. Anche se ha dominato nel corso degli anni ’80 al Roland Garros, con 3 titoli su 5 finali, ha però saltato l’edizione del 1990 e 1991 nel tentativo di vincere Wimbledon. Poi ha perso al secondo turno nel 1992 e al primo turno nel 1993 e 1994. Sembra che avesse smarrito del tutto la motivazione. Più difficile è trovare una spiegazione per Chang, che è poi arrivato di nuovo in finale nel 1995, ma che il modello considera più efficace sul cemento.

Preferenza per erba e terra

Infine, i giocatori del quadrante in alto a destra hanno avuto maggiore preferenza per la terra e per l’erba rispetto al cemento. Si tratta di effetti relativamente ridotti di quelli associati agli specialisti della terra e dell’erba e sembra che siano Richard Gasquet e Philipp Kohlschreiber a posizionarsi meglio in questo quadrante.

Servizio e risposta in termini di singola superficie

Come intervengono queste preferenze sui grafici relativi alla singola superficie? Per non eccedere in lunghezza, lascio spazio ad alcune considerazioni riepilogative, a seguire.

IMMAGINE 2 – Stima della somma di bravura al servizio e alla risposta sul cemento per i primi 50 giocatori dal 1991

IMMAGINE 3 – Stima della somma di bravura al servizio e alla risposta sulla terra per i primi 50 giocatori dal 1991

IMMAGINE 4 – Stima della somma di bravura al servizio e alla risposta sull’erba per i primi 50 giocatori dal 1991

Alcune considerazioni

Per Sampras l’erba faceva davvero la differenza. Se fosse in attività in questi anni, sarebbe uno dei favoriti per vincere Wimbledon, con una bravura complessiva appena inferiore a quella di Roger Federer e Novak Djokovic e in linea con Andy Murray. Non entra però nemmeno tra i primi 50 sulla terra, è proprio una superficie che non gli va a genio!

All’opposto, Nadal è uno schiacciasassi sulla terra, come risaputo. In modo particolare, si apprezza la sua bravura alla risposta, nessuno riesce a reggere il passo neanche lontanamente.

L’erba sembra essere la superficie elettiva dei giocatori degli anni ’90. Oltre a Sampras, Edberg raggiunge valori stimati alti, nonostante si stesse avviando verso la fine della carriera, e nei primi 50 figurano diversi giocatori al massimo della forma negli anni ’90. Pochi tra loro però compaiono tra gli specialisti della terra, e ho l’impressione che sia dovuto anche all’evoluzione tecnologica di corde e racchette.

I Fantastici Quattro si distanziano dagli altri su tutte le superfici. Nadal ha un margine evidente sulla terra rispetto agli altri tre, e Murray è più competitivo sull’erba. Federer e Djokovic sono ravvicinati, con Djokovic ad avere un leggero vantaggio sulla terra e sul cemento, ma lasciando forse a Federer un vantaggio sull’erba. Nadal è appena dietro sia sul cemento che sull’erba.

Cum grano salis

Come ho precisato già nella prima analisi, è importante sempre muoversi con raziocinio. Ad esempio, il confronto tra gli anni ’90 e il decennio scorso può non essere omogeneo per via dello sviluppo dei materiali. Inoltre, la bravura al servizio e alla risposta è valutata in termini di media in carriera, e i valori di picco potrebbero far emergere altri risultati, come Djokovic che al suo massimo è in grado di creare problemi o battere Nadal sulla terra.

ATP Serve & Return skills by surface since 1991

Alcune tra le imprese più sorprendenti nella storia recente degli Slam

di Stephanie Kovalchik // StatsOnTheT

Pubblicato il 18 aprile 2020 – Traduzione di Edoardo Salvati

Con molto tempo a disposizione per indugiare nei ricordi legati al tennis, ho pensato che sarebbe stato divertente fare una classifica delle imprese più incredibili negli Slam. A questo proposito, il guadagno ottenuto dal singolo giocatore in termini di valutazione del suo livello di bravura nel corso di un torneo è utile all’identificazione di risultati a sorpresa, in questo caso dagli anni 1990 a oggi.

Effetto sorpresa

Uno degli aspetti più interessanti dei sistemi di valutazione come Elo, basati cioè sulle probabilità, è che incorporano l’effetto sorpresa. L’aggiornamento della valutazione di un giocatore segue temporalmente i suoi risultati ed è di fatto una misura ponderata della prevedibilità o imprevedibilità del risultato. Quando Kevin Anderson ha sconfitto Roger Federer a Wimbledon 2018, alla vigilia della partita aveva solo una probabilità di vittoria su cinque. Si è trattato quindi di una sorpresa che ha dato una grande spinta alla sua valutazione. I sistemi di valutazione operano questi calcoli a ogni partita e per ogni risultato, fornendo così un’istantanea dell’effetto sorpresa consultabile in qualsiasi momento.

Sono variazioni parte del processo di auto-correzione di questo tipo di sistemi di valutazione. In generale, se un sistema è efficace non si lascia sorprendere troppo spesso. Ci sono però occasioni in cui una vittoria fa saltare il banco, pensiamo ad esempio a quella di Lukas Rosol contro Rafael Nadal a Wimbledon 2012. Non capita di frequente di assistere a vittorie a sorpresa di fila perché, se succede, significa che probabilmente si è verificato qualcosa di straordinario.

Possiamo provare a isolare quelle occasioni osservando il guadagno complessivo di punti validi per le valutazioni in un torneo (secondo il mio sistema di valutazioni Elo), dalla prima all’ultima partita giocata. Con le mie valutazioni storiche, che attualmente tornano indietro fino al 1990 per gli uomini e al 1997 per le donne, ho trovato che incrementi di almeno 160 punti rappresentano il 5% superiore dei risultati che sono andati oltre le attese negli Slam. Ci concentriamo quindi su questo 5%.

Uomini

Nel periodo considerato, solo due giocatori a fine di un torneo Slam sono riusciti a far aumentare la propria valutazione di più di 200 punti rispetto a quella iniziale. Il maggior guadagno in assoluto è stato di Gustavo Kuerten con la vittoria del primo Slam al Roland Garros 1997. Fuori dalle teste di serie, ha sorpreso davvero tutti. Anche con i punti guadagnati dopo ogni turno, era comunque il giocatore sfavorito in tutte le partite tranne una che, curiosamente, è stata la semifinale contro Filip Dewulf, sulla carta la partita più facile.

Il secondo posto è occupato da Andrei Medvedev (che non ha parentele con Daniil Medvedev), che ha raggiunto la finale del Roland Garros 1999, che si è poi rivelato anche il miglior risultato in uno Slam. Quella sconfitta è stata la sesta di fila contro Andre Agassi, e deve aver spento definitivamente la volontà di Medvedev nella conquista di un altro Slam.

IMMAGINE 1 – Primo 5% delle imprese più sorprendenti negli Slam maschili dal 1993 al 2020 sulla base del guadagno totale di punti del sistema di valutazione Elo

Nadal al Roland Garros

Prima del dominio di Nadal, ho sempre avuto l’impressione che il Roland Garros fosse tra i quattro Slam quello con i risultati più “strani”. E credo che questa ne sia una conferma. Non solo i due più sorprendenti sono in cima all’elenco, ma ben 8 dei 23 risultati che rientrano nel primo 5% sono di imprese avvenute sulla terra battuta di Parigi. Poi, dal 2005 al 2013, Nadal ha normalizzato la situazione a suo favore. Mi ha incuriosito quindi vedere che la sua vittoria al Roland Garros 2014 rientra tra le sorprese. Anche se Nadal non ha praticamente ottenuto punti dai primi quattro turni, la difficoltà delle vittorie contro David Ferrer, Andy Murray e Novak Djokovic (il quale aveva in quel momento una valutazione complessiva più alta) è stata sufficiente per un guadagno di 166 punti rispetto alla valutazione di inizio torneo.

Anche i nomi più prestigiosi

Ci sono poi anche alcuni dei nomi più prestigiosi del tennis maschile, e si può pensare che siano le loro prime vittorie di uno Slam. Non è così. C’è l’ultima vittoria agli US Open 2002 di Pete Sampras, dopo due anni di assenza dall’albo d’oro negli Slam. Per certi versi simile, c’è la vittoria di Djokovic a Wimbledon 2018, la prima dal Roland Garros 2016, in cui era riuscito a completare tutti i tornei Slam. Sono presenti anche Andre Agassi e Federer, in fasi diverse di rinascita della loro carriera.

Come qualche volta accade, la mancanza di dati può generare storie altrettanto interessanti. Nel caso delle sorprese negli Slam, i dati mancati si riferiscono alla lunga sequenza di risultati secondo pronostico tra la semifinale di Rainer Schuettler a Wimbledon 2008 e la vittoria di Nadal al Roland Garros 2014. Solo il titolo conquistato da Juan Martin Del Potro agli US Open 2009 ha interrotto brevemente le vittorie dei favoriti negli Slam, dando vita al periodo più continuo di risultati prevedibili negli Slam degli ultimi tre decenni.

La storia di Vladimir Voltchkov merita una nota finale. Nel 2000, Voltchkov, un giocatore juniores con poche sortite sul circuito maggiore, arrivò a Wimbledon con una valutazione appena superiore a 1600. Anche ispirato dall’epica del film Il Gladiatore di quello stesso anno, Voltchkov riuscì incredibilmente a sopravvivere ai primi 5 avversari per poi essere eliminato senza patemi da Pete Sampras nella sua unica semifinale Slam.

Donne

Purtroppo le mie valutazioni storiche per il tennis femminile non coprono un periodo così ampio. Però, anche dai soli risultati negli anni 2000 è chiaro che le imprese più sorprendenti hanno seguito dinamiche decisamente diverse da quelle degli uomini. In primo luogo, il Roland Garros compare solo una volta, quando Jelena Ostapenko ha vinto nel 2017 diventando la prima dopo Kuerten ha vincere uno Slam come primo torneo in assoluto del circuito maggiore.

Inoltre, la maggior parte delle sorprese più recenti si sono verificate agli Australian Open (8 delle 22 del grafico). La più inaspettata di questo gruppo è stata la vittoria di Serena Williams nel 2007, a seguito di una serie di infortuni che nel 2006 le avevano fatto saltare gran parte della stagione e retrocedere al numero 139 in classifica.

IMMAGINE 2 – Primo 5% delle imprese più sorprendenti negli Slam femminili dal 1999 al 2020 sulla base del guadagno totale di punti del sistema di valutazione Elo

Kim

Sembra quasi scritto che la vittoria agli US Open 2009 di Kim Clijsters dopo il rientro alle competizioni superi per sorpresa anche la vittoria di Serena nel 2007. Sono infatti le due giocatrici che meglio di tutte hanno gestito maternità e professionismo in momenti diversi della carriera. Se in molti erano convinti che Serena avrebbe vinto uno Slam poco dopo aver partorito, è in realtà Clijsters l’unica a raggiungere quel traguardo. E c’erano buone possibilità che almeno una delle sorelle Williams avrebbe interrotto il cammino di Clijsters, prima Venus negli ottavi di finale, con il 90% di probabilità di vittoria, e poi Serena in semifinale. Dopo solo un mese nel circuito maggiore, con un altro Slam vinto e 300 punti aggiunti alla sua valutazione, è Clijsters a ricevere il premio di impresa più sorprendete negli Slam degli ultimi trent’anni.

Some of the Most Surprising Runs in Recent Grand Slam History

Bravura al servizio e alla risposta per il circuito maschile

di Martin Ingram // Martin Ingram’s Blog

Pubblicato il 12 aprile 2020 – Traduzione di Edoardo Salvati

Sono rimasto sorpreso di scoprire che su Tennis Abstract di Jeff Sackmann le statistiche al servizio di ogni giocatore, come i punti vinti sulla prima, sulla seconda e così via, risalgono agli inizi degli anni ’90. È così possibile conoscere i dati relativi a Pete Sampras ad esempio. La sorpresa nasce dal fatto che la fonte che consulto abitualmente, OnCourt, arriva fino a circa il 2003.

Mi ha incuriosito quindi l’idea di adattare una metodologia classica di analisi a questi dati, prendendo spunto dal lavoro Tristan Barnett e Stephen Clarke della School of Mathematic Science, Swinburne University, Australia, forse i primi ad averne parlato in questo senso. Ogni giocatore è interpretato sulla base della bravura al servizio e alla risposta. La probabilità di vincere un punto al servizio diventa una funzione di quel tipo di abilità:

p(vittoria_punto_servizio) = bravura_servizio – bravura_risposta + intercetto

L’intercetto serve a modellare la probabilità media di vincere il punto al servizio, che sul circuito maschile è di circa il 62%. Nella pratica, il calcolo è più complicato perché la probabilità deve avere un valore compreso tra zero e uno, e l’equazione non lo garantisce. Per ovviare al problema, serve applicare all’elemento di destra dell’equazione una funzione chiamata logit inversa. Conosciuta anche come funzione sigmoide, assicura che il valore finale sia tra zero e uno. È lo stesso concetto di fondo della regressione logistica, nel caso vi sia più familiare, ma non è comunque fondamentale alla comprensione del resto dell’articolo.

Categorie di giocatori

Conta di più invece il fatto che bravura al servizio e alla risposta sono due indicatori generali per creare categorie di giocatori. A un estremo troviamo il giocatore eccezionale al servizio ma scadente alla risposta, come Ivo Karlovic. All’opposto, un giocatore come David Goffin, che è bravissimo alla risposta ma limitatamente efficace al servizio. La maggior parte dei giocatori si posiziona all’interno di questo intervallo. Quello che importa per la vittoria delle partite è la somma della bravura al servizio e alla risposta. Se entrambe sono alte, è probabile che il giocatore riesca a fare il break all’avversario e a tenere il suo servizio, cioè una combinazione vincente.

Per una stima dell’abilità al servizio e alla risposta serve conoscere, per ogni partita, quanti punti ciascun giocatore ha giocato al servizio e quanti ne ha vinti. A questo proposito, i dati su Tennis Abstract sono estremamente preziosi perché permettono di tornare indietro fino agli anni ’90. Ma quanto indietro? L’immagine 1 mostra il numero di partite disponibili per anno.

IMMAGINE 1 – Partite del circuito maschile per anno con dati a disposizione su Tennis Abstract

Una manciata di partite è del 1990, poi per gli anni a seguire ci sono in media tra le 2500 e le 3500 partite. È interessante notare come il numero diminuisca nel tempo. Non sono sicuro del motivo, ma cercherò di capirlo in un’altra occasione. La caduta verticale nel 2020 è invece facilmente spiegabile con il fatto che l’anno non è ancora terminato e che molti tornei sono stati cancellati.

In questo modo dovremmo essere in grado di arrivare a stime piuttosto attendibili per i giocatori attivi dal 1991 in avanti. Questo ci permette di farlo per giocatori come Sampras e Andre Agassi, sfortunatamente non per Bjorn Borg e John McEnroe, ad esempio.

I 50 giocatori più bravi dal 1991

Il modello adattato al campione di dati disponibile è abbastanza semplice. Utilizzo un singolo parametro di bravura al servizio e alla risposta per giocatore, che determina una media su tutta la carriera oltre che su tutte le superfici. Dovremmo ottenere un’indicazione generale ma non necessariamente una rappresentazione della bravura dei giocatori nel picco massimo. Tenendo a mente questo aspetto, ecco i risultati.

IMMAGINE 2 – Stima della somma di bravura al servizio e alla risposta per il circuito maschile dal 1991

Il grafico mostra i 50 giocatori con la stima più alta della somma tra bravura al servizio e alla risposta, che dovrebbe dare indicazione dei giocatori più forti in assoluto. Per rendere gli assi più interpretabili, ho convertito la bravura in rendimento atteso contro un avversario medio, vale a dire un giocatore con bravura al servizio e alla risposta uguale a zero.

Emergono molti spunti interessanti, ed è il bello di questo tipo di grafici, come sottolineava sempre il mio relatore per la tesi del Master, Will Knottenbelt. Per prima cosa, osserviamo gli estremi. Milos Raonic possiede la stima più alta di bravura al servizio tra questi giocatori di vertice, mentre è Guillermo Coria ad avere la più bassa. Ci si attende che Raonic vinca almeno il 75% dei punti al servizio contro un giocatore medio, rispetto al 65% di Coria. È curioso anche, come rovescio della medaglia, che Coria è tra i migliori alla risposta, mentre Raonic è tra i peggiori. Alla fine, si trovano sulla stessa linea tratteggiata, perché hanno quasi la stesso totale di bravura al servizio e alla risposta.

Incertezze sulla correlazione

Complessivamente, c’è una forte correlazione negativa. È una correlazione che emerge solo rispetto ai giocatori di vertice. Se si considerano tutti i giocatori, la bravura sui due fronti non presenta correlazione sostanziale. Non mi sono ancora fatto un’opinione precisa. Qualcuno mi ha suggerito analogie con il pensiero di Vilfredo Pareto sull’efficienza allocativa: forse è difficile migliorare un aspetto del gioco senza peggiorarne un altro. Ad esempio, l’altezza di Raonic probabilmente facilita un servizio così dominante; se fosse più basso, magari avrebbe una risposta migliore, ma poi anche il servizio ne soffrirebbe. È comunque qualcosa su cui riflettere.

La maggior parte dei giocatori si trova al di sotto della linea che unisce idealmente, per somma di bravura al servizio e alla risposta, Ranoic e Coria. Alcuni, come Stefan Edberg e certamente Ivan Lendl, sono stati con probabilità penalizzati, visto che il massimo rendimento è arrivato prima del 1991. Ad esempio, mi sarei aspettato che Edberg fosse più forte al servizio rispetto alla posizione nel grafico. Il gruppo più esclusivo di giocatori si posiziona al di sopra della linea tra Raonic e David Ferrer. Si inizia con un’altra linea ideale in cui figurano Andre Agassi, Juan Martin Del Potro, Sampras e Andy Roddick, e poi Andy Murray un po’ più in alto. Sampras e Raonic sono dal lato del servizio potente, mentre Murray e Agassi da quello della risposta, come ci si poteva aspettare.

Lassù sulla vetta, i soliti noti

Infine, molto in alto e lontano, ci sono i Grandi Tre: Roger Federer, Novak Djokovic e Rafael Nadal. Djokovic e Nadal condividono quasi lo stesso punto del grafico. Sono i migliori alla risposta, con una percentuale attesa di punti vinti contro un giocatore medio di quasi il 50%, e non sono troppo distanti dall’esserlo anche al servizio. Chiariamo meglio il concetto: è evidente che Nadal e Djokovic non hanno il servizio più incisivo del circuito. Eppure, il modello suggerisce che la loro efficacia nel vincere punti al servizio è molto simile a quella di Richard Krajicek, probabilmente per come sanno condurre lo scambio una volta che la palla è in gioco. La somma complessiva della bravura di Federer raggiunge il livello di Nadal e Djokovic, con un servizio più efficace ma una risposta non altrettanto solida.

Viene da commiserare Roddick, Del Potro e Murray i quali, pur con una stima di bravura complessiva del calibro di Agassi e Sampras, hanno vinto “solo” uno Slam (Roddick e Del Potro) o tre (Murray), contro gli otto di Agassi e i quattordici di Sampras. È importante però sottolineare le limitazioni del modello. Le componenti della bravura di un giocatore potrebbero essere cambiate nel corso del tempo, rendendo più complesso confrontare diversi periodi. O forse Agassi e Sampras hanno avuto una carriera più altalenante, non riflettendo con precisione il valore della loro bravura. Inoltre, Nadal, Federer e Djokovic non si sono ancora ritirati e prestazioni future potrebbero abbassarne la media. D’altro canto, può essere anche che Federer, Djokovic e Nadal sono effettivamente di un’altra dimensione e Roddick, Del Potro e Murray sono stati semplicemente sfortunati a doverli affrontare.

Quale sia il verdetto finale, spero che abbiate gradito quest’analisi di alcuni dei giocatori più forti degli ultimi decenni.

Historical ATP Serve & Return skills