Il più grande archivio italiano di analisi statistiche sul tennis professionistico. Parte di Tennis Abstract

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Pubblicato il 2 ottobre 2020 su StatsOnTheT – Traduzione di Edoardo Salvati

// Se guardando il Roland Garros 2020 vi è capitato di pensare che i giocatori andassero a rete più spesso, beh, non vi siete sbagliati. Fino alla data di stesura di questo articolo, la frequenza delle discese a rete nelle partite maschili è in media di 19 volte su 100 punti, rispetto a 17 volte su 100 punti nel 2019 e a 15 volte su 100 punti nel 2017 e nel 2018. Può sembrare una differenza minima, ma un siffatto aumento richiede che vi siano diversi giocatori ad andare a rete con una frequenza superiore alla media. Quali sono i fattori alla base di questa variazione? E si tratta di una variazione duratura o estemporanea?

Sappiamo che il tennis contemporaneo si gioca da fondo campo. La diffusione delle corde in sintetico verso la fine degli anni ’90 e una generica riduzione del ritmo di gioco hanno contribuito in misura sostanziale all’abbandono progressivo di tattiche di gioco più offensive come il servizio e volée.

C’è naturalmente qualche esempio di giocatore in attività che va contro tendenza (pensiamo a Feliciano Lopez e Mischa Zverev), ma si tratta di eccezioni. Anche di fronte ad allenatori che spingono alla discesa a rete (Apostolos Tsitsipas per fare un nome a caso), nel contesto del gioco moderno strategie di attacco sono iniziative pericolose, che la maggior parte dei giocatori non è in grado di gestire con successo.

Siamo in presenza di un cambiamento di fondo?

Le partite al Roland Garros 2020 fanno certamente riflettere. In molteplici occasioni, giocatori della così detta Next Gen come Denis Shapovalov, Alexander Bublik e Jannik Sinner hanno avuto una frequenza di discesa a rete quasi in un punto ogni tre. La mia impressione non era solo che molti più giocatori sembravano andare a rete più spesso, ma soprattutto che andavano a rete molti di quelli da cui non me lo sarei aspettato. Delle sensazioni da una manciata di partite però hanno poca rilevanza se non sono contestualizzate, e volevo quindi metterle alla prova. Per poterlo fare, ho bisogno di trovare un modo per quantificare il tipo di giocatore da cui ci si aspetta un gioco offensivo e metterlo a confronto con i giocatori che sono andati a rete negli Slam più recenti.

Qual è il tipo di giocatore che dovrebbe andare a rete in modo più sistematico? I favoriti a ricoprire questo ruolo dovrebbero essere quei giocatori che non si trovano troppo a loro agio nello scambio da fondo. Vengono in mente ad esempio giocatori con fisico prorompente, servizio potente e agilità ridotta. Come minimo dunque, un modello descrittivo della tattica di discesa a rete dovrebbe tenere conto dell’altezza, della bravura al servizio e della capacità nello scambio. 

Un rapporto complicato

Al di là dell’altezza (ipotizzando che quella ufficiale sia anche quella giusta), non è così ovvio identificare la modalità più efficace per misurare la bravura al servizio e nello scambio. Come primo passo, inizio con i dati già disponibili per la maggior parte delle partite: frequenza di ace (cioè ace su punti al servizio totali) e punti vinti alla risposta. L’immagine 1 riporta la distribuzione dell’altezza, della frequenza di ace e dei punti vinti alla risposta, insieme alle discese a rete (intese come attacchi sui punti vinti totali). Purtroppo, se si esclude il Match Charting Project, le statistiche relative alle discese a rete per le partite degli altri tornei non sono raccolte con regolarità. Ho dovuto quindi includere solo gli Slam, per il periodo dal 2005 al 2015.  

IMMAGINE 1 – Grafico a coppie di potenziali elementi valutativi di discesa a rete per le partite di singolare maschile negli Slam dal 2005 al 2015

La principale evidenza che si ricava dal grafico è la natura complicata del rapporto tra altezza, potenza al servizio e bravura nello scambio (almeno nel modo in cui si utilizzano in quest’analisi) e la tendenza di un giocatore di andare a rete. Non si osserva ad esempio un aumento significativo a rete correlato alla potenza del servizio. Potrebbe essere che, da un lato, non sono elementi validi per definire una tendenza nell’approccio a rete. Dall’altro, potrebbe essere anche che la spinta a un gioco offensivo non è collegata in modo lineare con questi fattori. Ad esempio, sarebbe vero se una maggiore altezza si traduce con un gioco più efficace a rete solo fino a un certo punto, con giocatori estremamente alti che farebbero meglio a difendersi da fondo. Non so se questo può essere vero, ma sarebbe quel tipo di scenario da indurre a una relazione “non lineare” con la frequenza di discesa a rete. 

Esistono effetti non lineari

Per valutare questa possibilità, possiamo usare un modello additivo generalizzato (o GAM). Definiamo λ la frequenza di discesa a rete di un giocatore in una partita, e usiamo h, s e r per indicizzare gli effetti dell’altezza, della frequenza di ace e della bravura alla risposta, prendendo la media di ciascuna da tutte le partite disponibili per il giocatore, in modo da identificare una bravura media. 

Utilizzo il seguente modello GAM:

λ=f(θh, θs, θr) + αt

con f(.) una perequazione trivariata che usa funzioni di regressione piatte. Il valore αt rappresenta il termine di intercetto specifico per il torneo. 

Adattando questo modello alle partite Slam tra il 2005 e il 2015 — il campione di partite che diventerà il riferimento storico su cui valutare la tendenza nelle discese a rete — si giustifica il 43% della devianza nella frequenza di discesa a rete. È un risultato decisamente migliore delle correlazioni a coppie suggerite in precedenza, implicando l’esistenza di effetti di tipo non lineare.  

Possiamo averne conferma dal grafico dell’immagine 2, che analizza la frequenza prevista di approccio a rete per diverse tipologie di giocatori. Emerge un evidente raggruppamento per i giocatori alti 188 cm o poco più con un servizio più efficace della media ma una bravura alla risposta inferiore alla media. Sembra però poi esserci un limite a quella tendenza, in quanto si osservano giocatori di 200 cm o più alti ancora con, in generale, una frequenza minore di discese a rete.  

IMMAGINE 2 – Variazione nella frequenza attesa di discese a rete in funzione dell’altezza dei giocatori, frequenza di ace e bravura alla risposta. Il campione di riferimento è dato dalle partite degli Slam nel periodo dal 2005 al 2015

Tendenze di base

Si tratta di un modello abbastanza basilare per determinare comportamenti di discesa a rete. Nonostante questo, però, è in grado di catturare alcune tendenze di base e, così facendo, riuscire in qualche modo a isolare quei giocatori che più probabilmente ci aspetteremmo optare per schemi tattici offensivi, almeno sulla base delle osservazioni tra il 2005 e il 2015. Applicando il modello alle partite Slam degli ultimi 4 anni, possiamo confrontare le frequenze osservate rispetto a quelle attese per i giocatori Slam più recenti, in termini di altezza, potenza al servizio e bravura nello scambio.  

L’immagine 3 riepiloga la differenza tra frequenza di discesa a rete osservata e attesa. Nel grafico degli Australian Open il 2018 è vuoto per via di statistiche disponibili incomplete. Si è verificata una chiara tendenza rialzista al Roland Garros, con enfasi ancora maggiore tra i giocatori con meno di 23 anni. Siccome il modello tiene conto dei diversi fattori, questo vuol dire che sulla terra battuta siamo in presenza di un cambiamento rispetto all’andamento storico. È più difficile invece individuare una tendenza sulle altre superfici.   

IMMAGINE 3 – Differenza nella frequenza di discesa a rete osserva e attesa negli Slam per il periodo dal 2017 al 2020

Quali sono i giocatori che più contribuiscono a questa tendenza? 

Nelle trenta partite che più hanno sorpreso per la frequenza delle discese a rete rispetto a quanto ci si attendesse troviamo, come dall’immagine 4, un insieme di giocatori dal fisico imponente e difficoltà nello scambio da fondo, e giocatori più leggeri e più giovani ma con un gioco più completo.  

IMMAGINE 4 – Le 30 partite Slam nel 2020 con lo scarto maggiore tra frequenza osservata e attesa nelle discese a rete

L’aumento nella frequenza delle discese a rete al Roland Garros suscita interesse, ma è ancora prematuro poterlo inserire in una tendenza più generalizzata. Se le giovani stelle del circuito continueranno ad avvicinarsi a rete anche dopo che le stranezze della stagione 2020 saranno terminate, avremo allora molte più opportunità per mettere alla prova questa teoria. ◼︎ 

Is the Approach Game Making a Comeback?

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