Il più grande archivio italiano di analisi statistiche sul tennis professionistico. Parte di Tennis Abstract

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Quantificare il predominio di un giocatore nei momenti chiave

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Pubblicato il 27 dicembre 2015 su StatsOnTheT – Traduzione di Edoardo Salvati 

// Ci sono alcuni giocatori di tennis insolitamente bravi ad agguantare la vittoria quando più conta. Questa caratteristica è la quintessenza del giocatore predominante nei momenti chiave (clutch player).

L’idea del giocatore predominante nei momenti chiave è facile da descrivere, e qualche concetto di egemonia atletica sotto massima pressione esiste in ogni sport. Riuscire però a quantificare questo tipo di abilità è molto più complesso, soprattutto nel tennis in cui – per quanto se ne parli anche con cognizione di causa – le possibili soluzioni rimangono ancora piuttosto vaghe.   

Nel passare in rassegna alcuni indicatori proposti per misurare il predominio nei momenti chiave, ho riscontrato che si sono generalmente concentrati su una tipologia di punto specifica (ad esempio le palle break) e su un aspetto specifico del gioco, o il servizio o la risposta.

Se da un lato questo approccio riconosce che ci sono alcuni punti più critici all’interno di una partita, dall’altro ha il difetto di tenere in poco conto il fatto che possano esserci circostanze critiche in qualsiasi momento, da cui ricavare informazioni sull’abilità che possiede un giocatore nel gestire la pressione, anche se in quel momento non è massima. E tralasciare elementi di analisi non consente di avere poi un quadro completo.      

Importanza plus-minus

Una valutazione integrale del predominio nei momenti chiave dovrebbe ricomprendere tutti i punti giocati in una partita e dare maggiore peso a quelli di massima pressione. In pratica, l’obiettivo è quello di isolare la parte di un punto davvero importante in modo da poter determinare la maggiore probabilità di vittoria di un giocatore quando più conta.   

Sulla base di questo presupposto, si potrebbe utilizzare una statistica come importanza plus-minus o IPM (importance plus-minus), calcolata con la formula:

IPM = ∑Imp × Vinto − Imp × (1−Vinto) / (Punti Totali)

dove Imp sta per l’importanza del punto giocato e Vinto indica se il punto è stato vinto (Vinto = 1) o perso (Vinto = 0). La differenza tra i punti vinti e i punti persi è divisa per il totale dei punti giocati. Ma si possono ipotizzare varianti specifiche per i game di servizio o di risposta o, ancora, è possibile assegnare un peso maggiore a un particolare aspetto del gioco.   

IMMAGINE 1 – Primi 20 giocatori ATP per Importanza Plus-Minus (IPM) complessiva

clutch-ipm_1

Determinazione dell’importanza del punto nella formula della IPM

Come si determina l’importanza del punto all’interno della IPM? Carl Morris, Professore Emerito di Statistica alla Harvard University, ha proposto una formulazione matematica che definisce l’importanza di un punto come il cambiamento atteso nella probabilità di un giocatore di vincere la partita in caso di conquista o di perdita del punto che si sta giocando. Utilizzando questa definizione, l’importanza assume sempre un numero positivo tra 0 e 1.   

Misurazioni della prestazione di un giocatore nei momenti di massima pressione relative a una tipologia specifica di punto hanno prodotto a volte risultati sorprendenti, come ad esempio trovare giocatori di bassa classifica tra i primi dieci. Mi interessa quindi capire la relazione tra la classifica di un giocatore e la IPM. Utilizzando i dati a disposizione per singolo punto nella stagione ATP 2015, ho calcolato la IPM per tutti i punti, per i punti al servizio e per i punti in risposta.    

Relazione tra IPM e classifica ufficiale

L’immagine 1 mostra i primi 20 giocatori nella IPM complessiva, in ordine di grandezza dal giocatore con IPM maggiore a quello con IPM minore (nella versione originale è possibile visualizzare i singoli valori puntando il mouse sul grafico, n.d.t.). In questo caso, la IPM è data dalla differenza in percentuale tra i punti importanti vinti e i punti importanti persi, per ogni 100 punti giocati.

Il numero 1 del mondo, Novak Djokovic, è al primo posto con ampio margine, con una IPM di +46.6 nel 2015, rispetto a una IPM di +35.4 del secondo giocatore, cioè Kei Nishikori. Quattordici tra i primi 20 giocatori in termini di IPM sono anche tra i primi 20 nella classifica ATP. Le differenze tra le due classifiche sono molto interessanti. Nishikori è appunto secondo nella IPM mentre solo ottavo nella classifica ATP. Compaiono anche giocatori che al momento sono fuori dai primi 20 del circuito, alcuni già affermati, come Gael Monfils, che però non sono continui e altri, come Nick Kyrgios e Nicolas Mahut, che beneficiano di grandi turni al servizio.

IMMAGINE 2 – Importanza Plus-Minus (IPM) rapportata alla media per i primi 20 giocatori ATP per IPM complessiva

clutch-ipm_2

IPM al servizio e alla risposta

Per una migliore comprensione della IPM complessiva, possiamo separare i risultati ottenuti nella IPM al servizio e in quella in risposta. Mantenendo lo stesso ordine della IPM complessiva, l’immagine 2 mostra la IPM in risposta (colore verde) e al servizio (colore oro). Siccome la IPM in risposta è negativa per tutti i giocatori, ho rapportato sia la IPM al servizio che quella in risposta alla media dei primi 100 giocatori del mondo, in modo da mostrare le IPM sopra la media. 

Come si può osservare, alcuni giocatori hanno prestazioni simili in situazioni di massima pressione al servizio e in risposta (Nishikori, Roger Federer, Stanislas Wawrinka), altri mostrano maggiore disequilibrio. In questo secondo gruppo troviamo grandi servitori come John Isner e Milos Raonic, che in media giocano meglio i punti importanti al servizio ma sono ben sotto la media in quelli in risposta. Anche se con scarto minore, è interessante notare come Djokovic sia uno dei pochi giocatori più forti alla risposta nei momenti importanti di quanto non lo sia al servizio (sebbene rimanga sopra alla media in entrambi i casi).

Limitazioni e potenziale

Ci sono alcuni fattori limitanti che possono aver motivato alcune delle sorprese della lista. Un primo fattore deriva dal non aver considerato che alcune delle IPM medie si basano su un numero totale di punti minore per i giocatori con meno partite. Questo spiegherebbe perché Rajeev Ram ottiene una IPM altrimenti incomprensibilmente alta: nel 2015 infatti ha giocato solo una manciata di partite nei tornei 250 o superiori. Un secondo fattore deriva dal non aver considerato la forza dell’avversario: un punto critico vinto contro il numero uno del mondo non ha lo stesso peso di un punto critico vinto contro il numero 101 del mondo.    

Nonostante ciò, il fatto che molti dei giocatori tra i più forti del mondo compaiano nella lista conferisce validità alla formulazione matematica della IPM e ne evidenzia il potenziale come parametro per valutare la bravura ed efficacia di un giocatore a livello di singolo punto giocato. ◼︎

Quantifying Clutch Performance

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