Il più grande archivio italiano di analisi statistiche sul tennis professionistico. Parte di Tennis Abstract

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Idee rubate al golf: posti a sedere e ambientazione*

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Pubblicato il 27 maggio 2018 su HiddenGameOfTennis – Traduzione di Edoardo Salvati

// (*nella versione originale, il gioco di parole del titolo è tra “seat” – il posto a sedere in un evento – e “setting” – l’ambientazione o contesto dell’evento – n.d.t.)

Il primo articolo della serie.

É già apparsa la folla al Roland Garros 2018, ma i posti a bordo campo, quelli più esclusivi, rimangono vuoti. Non è una circostanza insolita, basta guardare un torneo 250 e si assiste allo stesso fenomeno quando sui campi principali si giocano i primi turni. Sono posti spesso acquistati da aziende e altre organizzazioni, nell’ambito di sponsorizzazioni o pacchetti ospitalità.   

Al di la del negare ai meno abbienti la facoltà di essere più vicini al campo, è l’atmosfera della partita a risentirne pesantemente. Quando gli appassionati più calorosi sono costretti a una crescente lontananza fisica dal gioco, il supporto motivazionale che possono dare ai giocatori si dissolve velocemente. Un effetto secondario è quello per cui un telespettatore occasionale si ritrova a pensare – nel momento in cui capita sulla partita e vede i posti vuoti – che se nessuno la sta guardando dal vivo, allora non è così interessante da guardare nemmeno in televisione. 

A questo proposito, cosa può imparare il tennis dal golf?

In primo luogo, uno dei maggiori elementi attrattivi del golf è il contesto in cui viene giocato. Sebbene rifletta un approccio artificioso alla natura (e anche ad alto impatto ambientale), è difficile rimanere impassibili al richiamo dei grandi percorsi del mondo. Anche chi non ama il golf come sport, comunque apprezza la libertà che offre di muoversi intorno all’evento, socializzare, prendere il sole, bere in compagnia, etc. È una bella esperienza all’aperto.

Anche il tennis si gioca in un contesto piacevole ma, nella maggior parte dei casi, gli stadi ostacolano la fruizione della bellezza. Ci sono alcuni tornei, ad esempio Monte Carlo, dai cui si possono vedere le barche veleggiare in mare. In generale però, si è intrappolati dalle strutture. 

In secondo luogo, quasi tutti i biglietti di un torneo di golf consentono la mobilità che nel tennis equivale al ground pass, cioè l’accesso ai campi non principali e con posti non assegnati. Nel golf si può andare in qualsiasi buca, non importa chi la stia giocando, e si può farlo tutto il giorno.

Nel tennis, i pacchetti variano a seconda del torneo, ma spesso sono strutturati in questo modo: oltre ai ground pass, ci sono accessi specifici per determinati campi televisivi che includono anche i ground pass (nel caso del Roland Garros Lenglen e ground pass, o Chatrier e ground pass, ma no Lenglen e Chatrier e ground pass) e poi gli accessi esclusivi per i posti migliori di tutti i campi. I posti esclusivi sono tipicamente quelli a bordo campo o i più vicini nel campo di appartenenza e, come visto al Roland Garros 2018, sono in larga parte vuoti nei primi turni.

Nel golf invece, i posti esclusivi sono solitamente al di sopra della buca e chi guarda in televisione non percepisce l’eventuale assenza di spettatori, perché all’altezza della buca è sempre pieno di persone.

Per i tornei che prevedono partite in notturna, nel tennis vengono spesso venduti biglietti separati per ciascuna sessione, diurna e serale. Provate a pensare se nel golf, nei primi due giorni di gara (giovedì e venerdì) si dovesse far entrare i possessori dei biglietti del secondo gruppo di partenti dopo aver fatto uscire quelli del primo gruppo.   

Idee varie per gli organizzatori

1) Considerare il biglietto per un determinato giorno valido per l’intero giorno, con la possibilità di muoversi per tutti i campi, tranne precise eccezioni. Non si deve pagare di più per vedere Rafael Nadal giocare contro un ripescato. Per quanto sia interessante vedere Nadal, i veri appassionati vogliono assistere a una buona partita.

Non pago in più per vedere la partenza di Rory McIlroy, perché dovrei pagare di più per vedere Caroline Wozniacki giocare un primo turno (perdonatemi per quello che starete pensando su questo esempio)?

2) Non programmare partite prima dei quarti di finale su campi con posti riservati a pacchetti aziendali. Sembra essere meno importante se ai possessori di biglietti ordinari è consentito l’accesso a quei campi, perché possono comunque vedere un grande giocatore con un biglietto normale, ma devono potersi avvicinare al campo se i possessori dei biglietti aziendali non sono ancora arrivati dopo la fine del primo set.

Per le ragioni esposte in precedenza, si vuole sempre vedere i posti a bordo campo pieni, per generare seguito e dare l’impressione che sia una partita fantastica (anche se non lo è). Originariamente, il Superdome di New Orleans aveva i seggiolini di diversi colori, in modo da far sembrare che fosse sempre pieno.

Immaginate di girare sulla diretta del Byron Nelson Classic e non vedere nessuno spettatore alla buca 15: non pensereste “Ah, devo proprio guardare quest’evento?”

Gli organizzatori sarebbero preoccupati di dover abbassare il prezzo dei pacchetti esclusivi, se comprendono meno partite. Forse, ma la maggior parte dei possessori di questi biglietti comunque non si presenta prima dei quarti di finale, quindi possono ricevere l’equivalente di un ground pass per i primi giorni.

E, onestamente, chi compra biglietti già molto costosi non nota la differenza di prezzo. Se riescono a vedere partite importanti nei turni preliminari, vale certamente la pena. 

Un altro problema generato da questa idea è la ben più ridotta capacità dei campi esterni, che si traduce nell’impossibilità per il torneo di ricevere lo stesso numero di persone, da cui il conseguente declino nei ricavi da biglietti. Ne parlo meglio in seguito.

3) Invece di vendere i biglietti a bordo campo come pacchetti esclusivi per le aziende, adottare il modello introdotto dalla NFL e in altri sport (in Italia nel calcio ad esempio, n.d.t.) e prevedere gli skybox, dei posti di lusso protetti, con visuale da metà altezza e amenità accessorie. Perché si rivolgono a persone che non seguono il tennis con estrema regolarità e subiscono più il richiamo sociale dell’evento che quello tecnico della partita. 

Gli organizzatori possono comunque far pagare di più posti individuali più vicini al campo, così come i posti dietro casa base nel baseball costano di più, o quelli solitamente occupati da Jack Nicholson accanto alla panchina dei Los Angeles Lakers quando giocano in casa. Sono però appassionati presi dalla partita e dallo sport. Tifano, non si trovano li solo per socializzare e fare bella figura con i clienti.

Il campo da tennis come un anfiteatro

4) Ed ecco l’idea più radicale. Abbandonare gli stadi tradizionali e la classica suddivisione dei posti a sedere, tranne forse per uno stadio per le fasi finali più importanti (quarti, semifinali e finale) nei tornei più rilevanti. Ogni campo invece dovrebbe essere al centro di un anfiteatro (di forma rotonda), con un prato che ha la giusta pendenza per favorire la visibilità e, se necessario per determinati contesti, posti esclusivi più elevati.

Pensiamo alla buca 18 al The Masters o al The Player Championship. I veri appassionati di golf praticamente circondano i giocatori durante la loro permanenza alla buca. Strutture temporanee tipo gazebo, per i possessori di pacchetti aziendali, vengono montate in posizione elevata dietro alle persone a livello della buca, in modo da garantire comunque ottimi posti ma con aria condizionata e abbeveraggio illimitato. Se poi vogliono scendere a visitare la buca 16 (o qualsiasi altra), possono comunque farlo, oppure rimanere nella comodità della tenda.

I tifosi di golf rispettano il gioco in estremo silenzio, ma la prossimità al centro dell’azione e applausi e incitamenti tra un colpo e l’altro danno una carica tremenda ai giocatori (e, da qui, agli altri tifosi). Apprezzano di essere immersi nella natura e di avere una vista a 360 gradi. In televisione è tutto bellissimo e ti fa desiderare di essere li. E questo al giovedì, solo il primo giorno di competizione. 

E se anche il tennis facesse così? Si avrebbe la stessa energia. Si avrebbe la stessa percezione che è esattamente quello che deve essere offerto alle persone che spendono soldi per uno spettacolo, di qualsiasi natura.

Sarebbe facile acquistare biglietti: o si rientra tra le aziende acquirenti dei posti esclusivi nei gazebo o, se non lo si è, il prezzo è unico e non serve preoccuparsi della scelta dei posti, di comprarne quattro vicini, etc. Ci si può spostare facilmente da un anfiteatro all’altro, riducendo la coda per entrare e uscire.

È un aspetto importante, visto che molto spesso alla ripresa del gioco occorre aspettare che l’afflusso e deflusso degli spettatori sia terminato: le interruzioni quindi non arrivano da comportamenti irrispettosi, ma dal movimento delle persone.

I possessori di pacchetti aziendali sono comunque sistemati in ottima posizione e con ospitalità esclusiva, possono vedere un po’ di tennis e socializzare. E la loro eventuale assenza nei primi turni non solo non è ripresa in televisione, ma non priva dell’energia che il contorno delle persone imprime all’evento.

In molti (se non in tutti) i contesti di tennis, un anfiteatro permetterebbe agli spettatori accesso alla bellezza del paesaggio circostante, così preponderante nei tornei di golf. Non sono sicuro come si possa fare in città tipo Atlanta, visto che il torneo è fisicamente situato in un’area di parcheggio del centro, ma deve esserci un’alternativa (ad esempio spostarlo oltre l’autostrada almeno fino a Piedmont Park, una specie di Central Park di New York con una bella visuale sui grattacieli di Atlanta).

In termini di vendita di biglietti, una sistemazione ad anfiteatro è molto più flessibile rispetto a campi con tribune scomode e di ridotte dimensioni, è più facile da gestire e darebbe ingresso a un numero di persone molto più alto di quello attualmente possibile nei campi secondari di un torneo di tennis.

Ciò non significa che non possano esserci tornei con posti a sedere classici da stadio (introducendo comunque alcune delle idee appena discusse) o in strutture al coperto dove è troppo freddo per lo stile anfiteatro. Preferirei vedere stadi come il Campo 1 (l’Arena) del Roland Garros, purtroppo ci si sta muovendo in direzione opposta.

Continuano a essere costruiti stadi o coperture mobili sopra quelli presenti, rendendo i tornei più suscettibili alle problematiche esistenti, tranne forse le condizioni meteorologiche.

In caso di pioggia, l’anfiteatro potrebbe essere parzialmente coperto, nella maniera in cui accade per le sedi dei concerti. È un ottimo esempio per dare credito all’idea: se vi fosse chiesto di scegliere tra un anfiteatro e il centro polifunzionale locale, quanti di voi preferirebbero quest’ultima soluzione?

Problemi di ordine pratico

Naturalmente, ci sono sostanziali problemi di ordine pratico nell’attuazione rapida di questa idea, visto che implica modifiche radicali alle infrastrutture esistenti di ogni torneo professionistico. Non deve però avvenire all’istante. Invece di pensarla come un’idea da demolizione totale, per avviare la procedura si potrebbe intenderla in due fattispecie mirate: 

  • i tornei che entrano in calendario a sostituzione di tornei in scadenza dovrebbero pensare a innovare con una visione non tradizionale che incorpori queste idee (o altre);
  • quando le sedi di tornei esistenti sono costrette a rinnovare, devono innovare. Il Roland Garros lo ha fatto poco, anzi ha fatto di più per portare avanti la tendenza attuale, anziché cambiare. Sono stati demoliti due dei campi più raccolti (negativo), e coperto uno stadio esistente per protezione dal meteo (ci può stare), preferendo chiaramente strutture imponenti a stadi come l’Arena (questo non riesco proprio a mandarlo giù). Però è in costruzione un nuovo campo che sfrutta i vantaggi dell’ambiente naturale fornito dai giardini botanici di Auteuil. Non è esattamente un anfiteatro, ma meglio che erigere un altro Chatrier o Lenglen. ◼︎

Stealing Ideas from Golf: The Se(a)(t)ting

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