Pubblicato il 3 ottobre 2026 su TennisAbstract – Traduzione di Edoardo Salvati
Vi sottopongo un’ipotesi: la prima di servizio è di natura altalenante. E sembra vero, senza questioni, per i dilettanti. Il servizio inizia a girare o, più comunemente, ci abbandona del tutto. I professionisti però sono fatti di altra pasta. Dopo migliaia e migliaia di servizi in allenamento, dovrebbero essere più regolari. La domanda quindi è se mostrino una qualsiasi forma di consequenzialità, vale a dire se è più probabile che a una prima sbagliata segua un’altra prima sbagliata.
Grazie al sempre più corposo database del Match Charting Project, cerchiamo di capire meglio con i numeri. Dal 2020, su più di 4000 partite con dati punto per punto l’effetto di una prima sbagliata sulla prima successiva è di fatto…zero! Più correttamente: gli uomini potrebbero essere (molto) vagamente in controtendenza, cioè che è più probabile che mettano in campo una prima dopo aver sbagliato la precedente. È una traccia indistinguibile dallo zero, e il naturale andamento saliscendi tra servizio su parità e vantaggi cancella qualsiasi residuo. Alcuni giocatori ottengono risultati diversi a destra e a sinistra del campo, quindi è più probabile che “recuperino” una prima sbagliata semplicemente perché ripartono dalla direzione a loro più congeniale.
C’è qualche giocatore qua e la che presenta una continuità più marcata della media (o che è più resiliente, per usare una parola più edulcorata seppur meno precisa di “discontinuo”). Nel periodo dal 2020, Novak Djokovic emerge come uno dei più continui, mentre è Carlos Alcaraz a trovarsi dalla parte opposta dello spettro. La grandezza però è davvero minima: si parla di cambiamenti di un punto percentuale nella frequenza di prime servizio valide dopo una prima sbagliata, e non ci sono nemmeno dati a sufficienza per la certezza di un effetto vero e proprio. E se anche ci fossero, quel punto percentuale si traduce, in media, in circa una prima di servizio messa in campo (o sbagliata) ogni quattro partite, qualcosa di certamente non visibile in una partita o in un intero torneo, se è per questo.
Le donne hanno altre dinamiche. Sempre con i dati del Match Charting Project dagli anni 2020 e sempre su all’incirca 4000 partite, troviamo che ci sono più prime di servizio valide dopo una prima sbagliata di quanto ci si aspetti. Non è il caso di tutte le giocatrici, ma tra resiliente o discontinua emerge una chiara tendenza sul circuito. Come per gli uomini, l’alternanza del lato del servizio la spiega in parte, circa un quinto dell’effetto complessivo. Ma il resto? Se semplicemente non ci fosse alcuna forma di continuità, potremmo riconoscere il fatto che le giocatrici si siano allenate così tanto da essere diventate delle spara palline umane. Forse c’è un fattore psicologico: si sbaglia una prima, si sistema il tiro e si serve temporaneamente meglio del solito. Più probabilmente però il tema è di natura tattica. L’istinto mi porta a pensare che, in media, la frequenza di prime di una giocatrice aumenti perché, avendone appena sbagliata una, è più facile ripiegare su un atteggiamento più conservativo. I numeri mi supportano. Nei punti sulla prima di servizio dopo aver sbagliato una prima, le donne vincono meno spesso dagli 0.3 agli 0.4 punti percentuali rispetto ad altri punti sulla prima all’interno della stessa partita. Può essere che perdere punti in più non sia causato direttamente da tattiche al servizio, ma la persistenza dell’effetto muove fortemente in quella direzione.
Riusciamo a essere anche un po’ più specifici. La differenza non è nella velocità: ho controllato quella delle prime di servizio sbagliate a Wimbledon e agli US Open tra il 2021 e il 2024. A parità di direzione, le giocatrici servono con la stessa potenza su quei punti successivi, forse anche leggermente più potente. Se consideriamo affidabili i dati sull’esito del punto, l’aspetto conservativo arriva dal piazzamento del servizio, non dalla direzione (a uscire, al corpo, al centro) o dalla velocità. L’effetto di tutto questo è, di fatto, neutro. È positivo diminuire la probabilità di un’altra seconda di servizio, ma una prima un po’ meno potente ne compensa in parte quel beneficio. Dopo aver sbagliato una prima, la giocatrice al servizio vince punti con la solita frequenza.
Doppi falli
Abbiamo visto sinora un elemento del gioco che ha conseguenze estremamente ridotte, virtualmente nulle nel caso degli uomini. Se si guarda invece ai doppi falli, l’impatto psicologico o tattico è un po’ più evidente. Dopo un doppio fallo, sia gli uomini che le donne abbassano l’intensità nella successiva prima di servizio. In media, la prima di un giocatore diminuisce di circa 0.4 km/h, di cui poco meno della metà è data dalla scelta di bersagli più comodi: è meno probabile ad esempio che scelgano un servizio al centro, dove i margini sono inferiori. Per le giocatrici l’effetto è molto più accentuato, con una riduzione della velocità della prima di poco più di 1.6 km/h.
Più della metà dipende dalla direzione. Anche in questo caso, per rimettere le cose a posto, si predilige un servizio al corpo o a uscire. Siamo di fronte a risultati ben distanti dall’essere neutrali e, a prescindere dal tipo di servizio che viene messo in campo, c’è qualche momento di consequenzialità. È un po’ più probabile che giocatori e giocatrici vincano un punto dopo aver vinto il precedente. I doppi falli però si distinguono chiaramente dai punti persi in un altro modo. In media, la percentuale di punti vinti da una giocatrice con la prima diminuisce di quasi un punto dopo un doppio fallo, rispetto ad aver perso il punto diversamente. In un paio di altre mie ricerche ho trovato che un aumento della velocità della battuta di 1.6 km/h fa salire la percentuale di punti vinti con la prima tra lo 0.2% e lo 0.5%. Quindi la (diminuzione della) velocità al servizio spiega parte del calo della percentuale di punti vinti dopo un doppio fallo, mentre altre manifestazioni di cautela al servizio, come un piazzamento non aggressivo della pallina, possono dare conto della restante parte. Per gli uomini, il calo è molto più piccolo, quindi non sorprende che lo sia anche l’effetto sull’esito del punto successivo. Non abbiamo dati a sufficienza per mostrare lo stesso livello di sicurezza dell’effetto reale, rispetto a un rumore statistico che suggerisca un’indicazione di fondo.
La mia ipotesi iniziale si è rivelata sbagliata, ma l’indagine ha comunque mostrato l’esistenza di effetti di tendenza (e controtendenza) che meritano ulteriore analisi. È meglio cercare di mantenere stabile il livello di rischio alla battuta o servire conservativo è un modo più efficace di riprendere il controllo? È possibile servire all’esterno o al corpo senza concedere così tanto? E chi è alla risposta dovrebbe già orientarsi in quella direzione, sapendo che un doppio fallo può incidere sul servizio successivo? Difficile a dirsi! ◼︎

