La disputa sbagliata

di Matt Zemek // Tennis with an Accent

Pubblicato il 26 giugno 2019 – Traduzione di Edoardo Salvati

Sembra che tutti abbiano un’opinione sull’utilizzo da parte degli organizzatori di Wimbledon di una formula specifica per superficie per assegnare le teste di serie del tabellone di singolare maschile. Non è questa una decisione necessariamente negativa, ma comunque degna di approfondimento. Inoltre, la ridotta durata della stagione sull’erba del circuito attuale induce a ritenere ragionevole che proprio l’erba, più di qualsiasi altra superficie, meriti una formula a parte.

Poco tempo fa su Tennis with an Accent ho ripreso in un articolo alcune idee espresse su Twitter: tutti gli Slam dovrebbero usare una formula, eliminando il sorteggio dei tabelloni a favore di una struttura a sezioni nella maniera della NCAA (National Collegiate Athletic Association).

Il fatto che nei quattro tornei più importanti si giochi su tre (abbastanza) diverse superfici, significa che legare ciascuna a una formula separata onora la natura peculiare di ciascun evento. Questa è una argomentazione a sostegno di specifiche formule per l’assegnazione di teste di serie.

Si potrebbe però facilmente replicare in questo modo: i campi sono più omogenei in termini di velocità e di qualità del rimbalzo (o ricettività ai rimbalzi) rispetto al 1985? Senza ombra di dubbio. È quindi possibile sostenere che l’unicità di superficie dei campi non è poi così pronunciata come lo era un tempo, e che quindi non serve usare quel tipo di formule. Assolutamente ragionevole.

C’è poi un’altra ragione a favore: l’assegnazione delle teste di serie senza formule (in altre parole, come normalmente accade nei tornei) rende merito a dodici mesi di lavoro e risultati sul circuito. È positivo che vengano riconosciuti, no? Certamente.

Non è o giusto o sbagliato

Il tema di fondo di queste osservazioni è semplice: il dibatto tra ricorrere alle formule e farne a meno è un confronto tra posizioni che hanno entrambe ragion d’essere. Le formule vanno bene, ma anche la classifica è un giusto criterio. Non siamo di fronte a un nemico che va battuto, perché è tutto plausibile e agevolmente spiegabile.

In questo senso, non dovremmo essere ossessionati dal dibattito. Possiamo e dobbiamo averlo, ma non dovrebbe essere totalizzante. Sopratutto se esiste un problema a Wimbledon che è reale e dà vita a una vera parzialità nonché profonda ingiustizia.

Di cosa sto parlando? Non è difficile capirlo: gli uomini ricevono le teste di serie secondo una formula, le donne invece in assenza di formule. Non ci vuole uno scienziato, no? È un torneo con un tabellone maschile e uno femminile, i premi partita sono identici, il programma di gioco alterna partite praticamente su tutti i campi. Perché l’assegnazione delle teste di serie deve seguire due criteri distinti?

Sulla base dei 1200 punti conquistati con la finale dell’edizione 2018, Kevin Anderson ha ottenuto la numero 4 invece della numero 8 che gli sarebbe arrivata in assenza di una formula specifica per l’erba. Si tratta di un bel salto in avanti e un grande vantaggio, perché non dovrà affrontare nessuno dei Grandi 3 prima delle semifinali. Naturalmente, non è in discussione se Anderson meriti, o non meriti, la sua testa di serie. Il punto invece è che la campionessa di Wimbledon 2018 Angelique Kerber non riceve lo stesso trattamento. Se la formula fosse applicata anche per le donne, Kerber sarebbe più in alto della numero 5, come Serena Williams sarebbe più in alto della numero 11. Stesso discorso per la 18 di Julia Goerges.

Per entrambi o per nessuno

È bizzarro e deludente che l’attenzione sia rivolta quasi esclusivamente alla diatriba della formula o non formula, quando si dovrebbe unicamente fare pressione affinché, a partire dal 2020, Wimbledon applichi le sue regole in modo equo, onde evitare di creare un contesto di gioco per gli uomini e uno di altro tipo per le donne. Kerber non è da meno rispetto a Anderson. Oltretutto, ha vinto Wimbledon, mentre Anderson ha perso in finale. Eppure lui riceve una testa di serie più alta che a Kerber è negata.

Parità? Giustizia? Sono grandi ideali, che però Wimbledon non sta rispettando, almeno non in questa circostanza. La disputa è sbagliata se ci si concentra di più sulla testa di serie di Roger Federer e Rafael Nadal che sul trattamento favorevole concesso ad Anderson e non a Kerber.

Ahimè, il tennis ancora una volta ha commesso una sciocchezza (è toccato a Wimbledon) proprio prima di uno Slam. La morte, le tasse e l’autolesionismo del tennis alla vigilia di uno Slam. Un storia vista e rivista.

The wrong argument

La fortuna del sorteggio: Wimbledon 2019 (donne)

di Chapel Heel // HiddenGameOfTennis

Pubblicato l’1 luglio 2019 – Traduzione di Edoardo Salvati

Come d’abitudine per gli Slam, ho eseguito una simulazione (con la mia variante Elo) di 100.000 configurazioni del tabellone principale, utilizzando lo stesso metodo che gli organizzatori usano per assegnare ai giocatori la loro posizione. L’ho poi confrontata con la previsione per il torneo su base Elo rispetto al tabellone effettivo.

La tabella mette a confronto la previsione effettiva del tabellone con i risultati dalle simulazioni di rimescolamento, in modo da avere alcune indicazioni sull’accessibilità del tabellone effettivo rispetto alle altre configurazioni. Tonalità di rosso (e arancione) evidenziano la sfortuna della giocatrice. Al contrario, tonalità di verde rappresentano la fortuna ricevuta nel tabellone effettivo, in riferimento a un particolare turno. Il giallo simboleggia neutralità, e si può di fatto ignorare qualsiasi valore superiore o inferiore allo 0.2%.

Come per il tabellone di singolare maschile, per una presentazione più compatta rispetto al passato ho riportato nella tabella solo le teste di serie, e organizzato nella tabella successiva quelle giocatrici fuori dalle teste di serie per le quali c’è stata un’incidenza degna di nota (almeno l’1% di segno positivo o negativo).

I benefici si concentrano interamente nel mezzo del tabellone, mentre tutto lo svantaggio si riversa sui quarti più esterni.

Il tabellone effettivo sembra favorire più di tutte Kiki Bertens, anche se la fortuna per lei arriva fino alle opportunità di semifinale. Petra Kvitova e Karolina Pliskova hanno un vantaggio maggiore fino alle semifinali, e nel caso di Pliskova anche oltre (come se ne avesse effettivamente bisogno dopo aver vinto a Eastbourne). Angelique Kerber è la giocatrice che, in generale, ha avuto più sfortuna, ma è Ashleigh Barty ad aver visto la sua probabilità di finale e di vittoria diminuire più drasticamente in finale e per la vittoria.

IMMAGINE 1 – Confronto tra tabellone effettivo e simulazioni per le teste di serie

Effetti di rilievo su una selezione di giocatori fuori dalle teste di serie

Non sarebbe male se Margarita Gasparyan (che però ha un secondo turno impegnativo con Elina Svitolina, n.d.t.) e Barbora Strycova (che ha appena vinto al primo turno, n.d.t.) potessero avvantaggiarsi della loro probabilità aggiuntiva, per quanto ridotta, per cercare di arrivare fino ai quarti di finale.

IMMAGINE 2 – Effetti della casualità del sorteggio su alcune non teste di serie

Luck of the Draw: Wimbledon 2019 (Women)

La fortuna del sorteggio: Wimbledon 2019 (uomini)

di Chapel Heel // HiddenGameOfTennis

Pubblicato l’1 luglio 2019 – Traduzione di Edoardo Salvati

Come d’abitudine per gli Slam, ho eseguito una simulazione (con la mia variante Elo) di 100.000 configurazioni del tabellone principale, utilizzando lo stesso metodo che gli organizzatori usano per assegnare ai giocatori la loro posizione. L’ho poi confrontata con la previsione per il torneo su base Elo rispetto al tabellone effettivo.

La tabella mette a confronto la previsione effettiva del tabellone con i risultati dalle simulazioni di rimescolamento, in modo da avere alcune indicazioni sull’accessibilità del tabellone effettivo rispetto alle altre configurazioni. Tonalità di rosso (e arancione) evidenziano la sfortuna del giocatore. Al contrario, tonalità di verde rappresentano la fortuna ricevuta nel tabellone effettivo, in riferimento a un particolare turno. Il giallo simboleggia neutralità, e si può di fatto ignorare qualsiasi valore superiore o inferiore allo 0.2%.

Per una presentazione più compatta rispetto al passato, ho riportato nella tabella solo le teste di serie, e organizzato nella tabella successiva quei giocatori fuori dalle teste di serie per i quali c’è stata un’incidenza degna di nota (almeno l’1% di segno positivo o negativo).

Si è discusso molto prima del sorteggio sull’assegnazione a Nadal della testa di serie numero 3 rispetto alla 2, come da classifica ufficiale. Ho parlato degli effetti di questa scelta in un altro articolo. Il sorteggio non lo favorisce fino ai quarti di finale, ma per i turni successivi è sostanzialmente neutro. E non è niente a confronto dello svantaggio subito da Felix Auger-Aliassime. Milos Raonic invece ha ricevuto una spinta sostanziale fino alle semifinale e forse il suo percorso è proprio quello che servirebbe ad Alexander Zverev per raggiungere le fasi finali di uno Slam (che per non smentirsi ha perso al primo turno in quattro set contro Jiri Vesely, n.d.t.).

IMMAGINE 1 – Confronto tra tabellone effettivo e simulazioni per le teste di serie

Effetti di rilievo su una selezione di giocatori fuori dalle teste di serie

Sono Nick Kyrgios e Grigor Dimitrov i giocatori non testa di serie a subire maggiore penalizzazione dalla casualità del sorteggio, quando un po’ di fortuna avrebbe fatto loro comodo. Sono stati invece John Millman e Marton Fucsovics a ricevere maggior beneficio.

IMMAGINE 2 – Effetti della casualità del sorteggio su alcune non teste di serie

Luck of the Draw: Wimbledon 2019 (Men)

Due meno tre = x

di Chapel Heel // HiddenGameOfTennis

Pubblicato il 28 giugno 2019 – Traduzione di Edoardo Salvati

Negli ultimi giorni, i tifosi di Rafael Nadal si sono lamentati a gran voce su Twitter perché Wimbledon ha disonorato la classifica ufficiale assegnando a Nadal la testa di serie numero 3, invece della 2. Non mi è chiaro se non siano a conoscenza della formula usata per determinare le teste di serie, se non sia di loro gradimento, o se ritengono che non ci dovrebbe essere alcuna formula diversa dagli altri tornei. Detto questo, e considerando che Nadal può incidere sul processo (ad esempio giocando e vincendo di più sull’erba), quali sono le conseguenze legate a un declassamento dalla seconda alla terza testa di serie in uno Slam?

Si può pensare che ce ne siano se la testa di serie numero 1 è davvero una minaccia per la vittoria finale del torneo, come evidentemente nel caso di Novak Djokovic a Wimbledon. La numero 2 può giocare contro la numero 1 solo in finale, mentre la numero 3 ha il 50% di probabilità di capitare nello stesso lato di tabellone e quindi doverla affrontare nell’eventuale semifinale, aspetto che dovrebbe diminuire le probabilità di raggiungere la finale.

Wimbledon 2019

Ora che il tabellone di Wimbledon è definito, si può misurare l’importanza di avere la testa di serie numero 2 anziché la numero 3.

Tabellone effettivo

La tabella mostra le prime otto teste di serie a Wimbledon (in ordine di piazzamento nel tabellone). Il primo gruppo di colonne riporta le mie previsioni Elo preliminari rispetto alla situazione effettiva. Il secondo gruppo è una simulazione a teste di serie invertite (Nadal con la numero 2 e Federer con la 3), pur lasciando inalterato l’elenco dei nomi in modo da avere un confronto più immediato. Le ultime due colonne evidenziano il cambiamento in termini di probabilità per la finale e la vittoria se si scambia Nadal con Federer. Numeri positivi (su sfondo verde) indicano un miglioramento con Nadal testa di serie numero 2, e così via.

IMMAGINE 1 – Previsioni Elo per le prime 8 teste di serie a Wimbledon, con tabellone effettivo e inversione delle teste di serie 2 e 3

Come ci poteva attendere, lo scambio incide più sulla probabilità di arrivare in finale che di vincere il torneo. Differenze in valore di 0.5% sono solo variazioni casuali nella simulazione, mentre hanno rilevanza quelle tra Nadal e Federer (oltre a una leggera diminuzione della probabilità di Djokovic nel caso Nadal fosse stato la numero 2).

Riseminare il tabellone

Eseguiamo una nuova simulazione, questa volta però con 100.000 configurazioni del tabellone principale. Nel primo insieme, Federer è la testa di serie numero 2 e Nadal la 3, nel secondo insieme le posizioni sono invertite. Come sopra, l’ordine dei nomi rimane identico.

IMMAGINE 2 – Previsioni Elo per le prime 8 teste di serie a Wimbledon, con simulazione e inversione delle teste di serie 2 e 3

Mi aspettavo che l’effetto delle 100.000 configurazioni appiattisse la differenza riscontrata nella tabella precedente, e così è stato relativamente alla vittoria del torneo. A essere più marcata è ora la variazione di percentuale nella probabilità di raggiungere la finale.

Niente di questo dovrebbe però diventare motivo di legittimazione per i tifosi di Nadal alla lamentela sull’assegnazione delle teste di serie. Solo perché la differenza di posizione nel tabellone effettivo ha rilevanza, non significa che Nadal abbia ricevuto la testa di serie sbagliata.

La testa di serie numero 2 e numero 3 a confronto negli altri Slam del 2019

Si potrebbe replicare la stessa analisi per qualsiasi torneo passato, anche non Slam. Visto che Nadal era testa di serie numero 2 sia agli Australian Open che al Roland Garros (vi chiederete, perché non la numero 1?) mentre Federer la numero 3, ho considerato solo quei due Slam per un ulteriore esame delle conseguenze di scambio tra teste di serie. Aiuta anche il fatto che Djokovic era la numero 1 in entrambi i tornei.

Nelle tabelle che seguono, ho sostituito i nomi dei giocatori con i numeri delle teste di serie, perché le restanti cinque delle prime otto teste di serie non erano identiche, come nel caso di Wimbledon.

Roland Garros 2019

Diversamente da Wimbledon e dagli Australian Open, il dominio di questo torneo da parte di Nadal rende la simulazione più complicata, perché la previsione di una sua vittoria, ogni anno, è scandalosamente alta. Di conseguenza, ci si può attendere che spostarne la posizione
nel tabellone (in questo caso dalla numero 2 alla numero 3) avrà un impatto sostanziale, forse su tutti i giocatori con una almeno discreta probabilità di vittoria.

IMMAGINE 3 – Inversione delle teste di serie 2 e 3 al Roland Garros 2019

La conseguenza di una redistribuzione delle teste di serie numero 2 e 3 al Roland Garros 2019 è all’incirca la stessa di Wimbledon sia nello scenario del tabellone effettivo, sia nelle 100.000 simulazioni. Rispetto a Wimbledon però, c’è un effetto sulle altre teste di serie, specialmente su Djokovic quando si effettua la riconfigurazione. Parte è attribuibile al fatto che Nadal entra nel lato di Djokovic prima della finale, parte dalla facilità, o non facilità, del tabellone effettivo avuto al Roland Garros. Inoltre, come testa di serie numero 4 Dominic Thiem ha avuto un impatto maggiore sull’esito del torneo di quanto ci si possa aspettare da Kevin Anderson a Wimbledon, sempre da numero 4.

Australian Open 2019

Dato un maggiore equilibrio, o che tale avrebbe dovuto essere, tra le probabilità dei primi 3 agli Australian Open, mi sarei aspettato dei risultati più simili a Wimbledon che al Roland Garros, vale a dire che la numero 2 e 3 subiscono un effetto rilevante, forse la numero 1 qualcosa, ma nessuna delle altre. Inoltre la simulazione fatta alla vigilia degli Australian Open suggeriva che non c’era molta differenza tra il tabellone effettivo e le altre configurazioni, quindi per questo torneo la fortuna del sorteggio non dovrebbe contare.

IMMAGINE 4 – Inversione delle teste di serie 2 e 3 agli Australian Open 2019

Beh, non pensavo proprio che andasse così, praticamente nessuna conseguenza di uno scambio tra Nadal numero 2 e Federer numero 3, sia nello scenario del tabellone effettivo che in quello delle 100.000 riconfigurazioni. Un tabellone equilibrato e le probabilità relative dei primi 8 sul cemento sembrano aver controbilanciato, fino ad annullare, la possibile incidenza dell’inversione tra la numero 2 e la numero 3.

Risolvere per x

Anche se a Wimbledon e al Roland Garros quest’anno lo scambio di teste di serie tra Nadal e Federer avrebbe avuto delle conseguenze, non c’è stata di fatto alcuna differenza agli Australian Open.

Questo mi fa pensare che nella pratica l’effetto dovuto al cambiamento tra numero 2 e numero 3 è altamente dipendente da tre fattori e dalla loro combinazione: a) il successo atteso dei giocatori di vertice su una determinata superficie (più estremo sull’erba e sulla terra, meno sul cemento), e/o b) il relativo bilanciamento, in termini di talento, tra le prospettiche teste di serie 2 e 3, che al momento sono due dei giocatori più grandi di sempre in grado di vincere su qualsiasi superficie in qualsiasi occasione, e/o c) la casualità del tabellone effettivo.

Sarebbe interessante applicare lo stesso metodo per gli Slam degli scorsi anni, così da verificare il livello di incidenza della superficie o del tabellone specifico sugli effetti dello scambio tra teste di serie 2 e 3. È sempre pronunciato a Wimbledon e al Roland Garros, ma meno importante agli Australian Open? O dipende dai giocatori che in quel momento occupano le posizioni dalla testa di serie numero 4 alla numero 8? Quanto influisce se il tabellone effettivo è rappresentativo della media di molti tabelloni alternativi rispetto a essere un tabellone fortunato o sfortunato per i giocatori di vertice? Si dovrebbe tenere conto di molti fattori e si dovrebbero includere moltissimi tornei per ottenere risultati affidabili.

Per adesso, sulla base dei tabelloni e delle previsioni per gli Slam 2019, dobbiamo trovare un punto di convergenza per un intervallo di x approssimativamente tra 0% e -5%.

Two Minus Three = x

Teste di serie e tabelloni negli Slam

di Matt Zemek // Tennis with an Accent

Pubblicato il 26 giugno 2019 – Traduzione di Edoardo Salvati

Ho scritto dei tweet in passato su come i quattro Slam dovrebbero assegnare le teste di serie e impostare i propri tabelloni. Prima dell’inizio di Wimbledon, voglio dare a queste idee una struttura nella forma di un articolo da utilizzare come punto di riferimento permanente.

Per prima cosa, credo nell’assegnazione delle teste di serie per gli Slam (e in generale per tutti i tornei) alla maniera della NCAA (National Collegiate Athletic Association). Questo significa sbarazzarsi dei sorteggi, e quindi di qualsiasi controversia relativa alla possibilità che vengano in qualche modo manipolati. Non penso che questo accada, ma fintantoché esistono, ci sarà sempre qualcuno che si chiederà se c’è qualcosa di non trasparente.

Nello stile della NCAA

Applicare il sistema di teste di serie nello stile della NCAA vuol dire impostare un ordine numerico rigido in un tabellone strutturato a sezioni. La testa di serie numero 1 gioca contro la numero 128, che non è il numero 128 del mondo, ma il giocatore la cui classifica è la più bassa tra i 128 partecipanti a uno Slam. La numero 2 gioca contro la 127 e così via, fino alla 64 contro la 65.

Sento già una critica evidente e giustificata: beh Matt, ma così vorrebbe dire ritrovare gli stessi accoppiamenti negli Slam quattro volte all’anno. E non è un bene per lo sport.

È una buona osservazione. In risposta, gli altri tre Slam potrebbero adottare il sistema in vigore a Wimbledon, cioè una formula specifica per superficie. In questo modo si riesce a modificare l’accoppiamento di teste di serie nei quattro Slam (o quantomeno in tre, visto che per gli Australian Open e gli US Open l’algoritmo sarebbe molto simile), evitando di sorteggiare il tabellone.

Naomi Osaka quindi avrebbe una testa di serie meno favorevole al Roland Garros. Angelique Kerber e Serena Williams invece ne avrebbero di più alte a Wimbledon. Garbine Muguruza sarebbe più in basso a Melbourne e New York. Ci sarebbe più varietà nelle teste di serie, in modo da ottenere una rotazione degli accoppiamenti estesa alle tre superfici.

Formule specifiche per Slam

Visto che sul cemento l’uso di una formula generica potrebbe determinare accoppiamenti molto simili agli Australian Open e agli US Open, per differenziare le teste di serie le due federazioni di Tennis Australia e USTA dovrebbero concepire una metodologia che utilizzi i risultati di metà della stagione o quelli di edizioni passate dei rispettivi tornei.

Qualcuno obietta che è proprio la casualità del sorteggio a renderlo divertente. E lo capisco. L’imprevedibilità rende lo sport interessante, non c’è dubbio. Perché il tennis dovrebbe farne a meno? È una domanda opportuna.

Fondamentalmente, la mia replica è questa. La testa di serie numero 1 ha acquisito il diritto al percorso migliore per la finale. Essere la numero 1 rispetto alla numero 4 dovrebbe fare differenza. Se le posizioni in classifica contano — un concetto basilare che il tennis e gli altri sport dovrebbero tentare di promuovere — la testa di serie numero 1 non dovrebbe essere costretta a giocare contro la numero 5 nei quarti di finale. Dovrebbe invece giocare contro la numero 8. È la numero 4 a dover giocare contro la numero 5.

La testa di serie numero 1 si è guadagnata il cammino più semplice. La casualità del sorteggio però si oppone al merito intrinseco su cui è costruito un tabellone a sezioni come quello dei tornei della NCAA.

Merito contro casualità

Un algoritmo specifico per superficie aggiungerebbe ancor più elementi di merito onorando i risultati ottenuti, o penalizzandone la mancanza, sulla determinata superficie. Dominic Thiem merita una testa di serie più alta al Roland Garros di quella di Roger Federer. Allo stesso modo, Simona Halep rispetto a Karolina Pliskova. Agli US Open 2018, Madison Kyes, che aveva la numero 14, sarebbe dovuta stare più in alto di Muguruza e di alcune altre giocatrici che invece erano immediatamente davanti a lei.

Si può premiare il rendimento, complessivo e su specifiche superfici.

Si può aderire a princìpi ferrei di composizione del tabellone e dare comunque vita a sufficiente varietà e novità negli accoppiamenti.

Si può comunque rendere interessante la selezione delle teste di serie negli Slam avendo rimosso la casualità e tutti gli altri aspetti che deludono di un sorteggio.

Così il tennis può comportarsi professionalmente in uno Slam. Non mi aspetto che accada, ma questo è il piano d’azione, se mai qualcuno volesse adottarlo.

How majors should seed and bracket tournaments

La sorprendentemente semplice verità sulle wild card

di Matt Zemek // Tennis With An Accent

Pubblicato il 20 giugno 2019 – Traduzione di Edoardo Salvati

Qualche giorno fa, Wimbledon ha annunciato le wild card per il torneo. Erik Jonsson dello svedese Tennisportalen ha scovato le “linee guida” per l’uso delle wild card, che si possono trovare qui in inglese.

La verità sulle wild card — che si inseriscono in una discussione più ampia sulle tensioni tra il cambiamento e la continuità nel tennis — è più semplice di quanto si possa pensare. Potrei lanciarmi in un’articolata predica sulla necessità di riformare il metodo di assegnazione. Da un lato, sostenendo un sistema che ricompensi il merito rispetto a uno discrezionale, dall’altro illustrando un piano d’azione in cinque punti. Potrei parlarne in differenti modi e da diversi angoli…manterrò invece semplicità e brevità d’esposizione.

Conflitto d’interessi

Chi perde al primo turno di uno Slam intasca quasi 50 mila dollari, garantendosi di fatto una buona dose di indipendenza economica per il resto dell’anno. Se gli organizzatori si ergono in sostanza a decisori di alcuni dei posti nel tabellone principale o nelle qualificazioni, a discapito di altri giocatori, si è di fronte a un enorme conflitto d’interessi in uno sport in un cui i guadagni arrivano dalle vittorie e non da uno stipendio.

Si è parlato molto del tema nelle ultime settimane, da Vasek Pospisil a Taylor Fritz fino a un podcast di Billie Jean King, ma anche altrove, e di quanti soldi ha bisogno di guadagnare un professionista per generare risparmio (o quantomeno rimanere a galla). I lauti, e direi giustamente lauti, premi partita di un primo turno di uno Slam, che con 128 giocatori è il torneo più grande nel tennis, rappresentano l’accesso principale alla stabilità finanziaria per l’intero circuito.

Sono i tornei dello Slam a offrire al maggior numero di giocatori l’opportunità migliore per aumentare il conto in banca e poter conseguentemente investire in supporto esterno nella forma di allenatori o di miglior accesso alla medicina sportiva. È un concetto questo generalmente conosciuto e compreso a tutti i livelli del tennis. Se vi era sfuggito, nessun problema, ora ne siete al corrente.

Quindi, tenendo semplicemente questo in considerazione, ci si chiede: è giusto che, dalla loro posizione di immensa autorità, i quattro Slam abbiano la facoltà di scegliere chi entra nel tabellone principale o nelle qualificazioni, in funzione di tutto quello che sappiamo della struttura di governo nel tennis, dell’apparato amministrativo, del calendario, della dirigenza e degli aspetti economici?

Come le semifinali in due sessioni

La ritengo una domanda retorica, ma voglio dimostrare la tesi con un esempio altrettanto immediato.

Parlo spesso di un mio vecchio nemico, le semifinali in due sessioni separate. Al Roland Garros non si sono avute due sessioni separate per le semifinali in senso letterale, ma abbiamo visto come, in un contesto diverso, le pecche del calendario hanno creato una situazione di squilibrio tra i due finalisti del tabellone maschile, con un Rafael Nadal più riposato e un Dominic Thiem più stanco.

Nadal (per ripetere quanto scritto nel giorno della finale) è stato il più forte, meritando di vincere. Eppure, aver notato l’esistenza di un programma non equilibrato fa sorgere (e lo farà sempre) il dubbio se il risultato sarebbe potuto essere diverso in circostanze di mitigazione della stortura.

È questo l’aspetto basilare delle semifinali giocate in sessioni separate. Non determinano necessariamente il nome del vincitore o dello sconfitto, ma quasi sempre portano a interrogarsi su cosa sarebbe successo a ruoli invertiti, con il giocatore A nella seconda partita a tarda serata e il giocatore B nella prima partita del pomeriggio.

Una coltre d’incertezza

Il punto in questione non è che la programmazione ha deciso l’esito delle partite, ma che ha contribuito a generare una coltre d’incertezza sul risultato finale. Non ci dovrebbe essere una coltre d’incertezza nel tennis (e in nessun altro sport), se si può ragionevolmente evitare di crearla. In poche parole, le wild card creano questo tipo di coltre d’incertezza sui giocatori che cercano di sopravvivere nel circuito.

Questo giocatore, secondo uno standard largamente arbitrario, riceve il premio partita del primo turno, mentre quell’altro non è così fortunato. Ma non siamo già in presenza di uno sport in cui entità esterne possiedono un controllo troppo esteso sui giocatori e sulle circostanze e condizioni di gioco?

Dovremmo smettere di avere questa coltre d’incertezza per la quale giocatori come Nicolas Mahut non ricevono una wild card per il tabellone principale (evidentemente l’epica maratona contro John Isner non gli ha conferito abbastanza leva al riguardo), rispetto a chi invece beneficia di questo prezioso lasciapassare a fronte di risultati sul campo obiettivamente inferiori.

Integrità e correttezza

Si è consapevoli che uno sport possiede relativamente più integrità e correttezza quando è legittimamente impossibile contestare motivazioni o procedure alla base dei criteri di ammissibilità ai tornei più prestigiosi.

Il tennis avrebbe relativamente più integrità e correttezza se le wild card venissero abolite e le sole determinanti dell’accesso al tabellone fossero la classifica o le vittorie. Allo stato attuale invece, chiunque può legittimamente contestare le decisioni che vengono prese, soprattutto dai quattro tornei principali.

Per questo la problematica delle wild card non ha bisogno di un piano d’azione in cinque punti o di un lungo elenco di sottili spiegazioni. Semplicemente, è uno strumento da abolire, così da poter rimuovere la coltre d’incertezza che gravita sul Wimbledon Village e sulla sede degli altri tre Slam.

The surprisingly simple truth about wild cards

La fortuna del sorteggio: Roland Garros 2019 (uomini)

di Chapel Heel // HiddenGameOfTennis

Pubblicato il 3 giugno 2019 – Traduzione di Edoardo Salvati

Come d’abitudine per gli Slam, ho eseguito una simulazione (con la mia variante Elo) di 100.000 configurazioni del tabellone principale, utilizzando lo stesso metodo che assegna ai giocatori la loro posizione in quello ufficiale. L’ho poi confrontata con la previsione per il torneo su base Elo rispetto al tabellone effettivo.

La trasferta al Roland Garros mi ha impedito di procedere prima con quest’analisi. Mi dispiace riuscire a farlo solo a pochi giorni dalla conclusione del torneo.

Come per le donne, anche in questo caso viene messa a confronto la previsione effettiva del tabellone con i risultati dalle simulazioni di rimescolamento, in modo da avere alcune indicazioni sull’accessibilità del tabellone effettivo rispetto alle altre configurazioni. Tonalità di rosso (e arancione) evidenziano la sfortuna del giocatore. Al contrario, tonalità di verde rappresentano la fortuna ricevuta nel tabellone effettivo, in riferimento a un particolare turno. Il giallo simboleggia neutralità, e si può di fatto ignorare qualsiasi valore superiore o inferiore all’1%.

Si è detto molto, a tabellone completo, del facile cammino di Rafael Nadal verso il dodicesimo titolo, ma come al solito si è anche esagerato. La differenza tra quella effettiva e centomila altre possibili versioni rientra nel margine di errore. In realtà è più semplice il percorso di Novak Djokovic, sempre relativamente ad altri scenari, anche se non in modo significativo.

Mi sorprende invece l’esito legato a Roger Federer che, tra i giocatori di vertice, è quello a subire la sorte peggiore. Se si riferisse alla sola finale e alle possibilità di vittoria lo capirei, perché dopotutto si è trovato dal lato di Nadal. E questo è di per sé peggiorativo per chiunque aspiri al trofeo. Ma il suo tabellone è leggermente più difficile già per arrivare ai quarti e alla semifinale. Temo che dipenda in larga parte dalla presenza di Matteo Berrettini e Diego Schwartzman, entrambi con solide valutazioni Elo specifiche per la terra, anche se in pochi li considererebbero una minaccia reale (hanno perso infatti al secondo turno, n.d.t.)

Sorteggio Roland Garros Uomini_1 - settesei.it

Dominano le prime cinque teste di serie

Ammetto di aver pensato che il tabellone di Dominic Thiem fosse il più complicato tra le prime quattro teste di serie. In questa simulazione ha invece il migliore, in parte perché ha evitato il quarto di Nadal. E questo illustra (secondo me) uno dei problemi attuali del tennis maschile: è difficile trovare un giocatore qualsiasi fuori dalle prime cinque teste di serie che abbia anche la minima possibilità di vincere uno Slam. Nelle mie previsioni con valutazioni Elo, i primi cinque raggiungono in aggregato l’84.4% di probabilità di vittoria. È per questo che, onestamente, il loro cammino sembra sempre facile quando si guarda il tabellone da vicino.

Luck of the Draw: Roland Garros 2019 (Men)

La fortuna del sorteggio: Roland Garros 2019 (donne)

di Chapel Heel // HiddenGameOfTennis

Pubblicato il 3 giugno 2019 – Traduzione di Edoardo Salvati

Negli ultimi due anni, ho eseguito simulazioni di variazioni del tabellone principale per gli Slam maschili per verificare quanto un giocatore sia stato fortunato o sfortunato nel tabellone effettivo, rispetto ad altre 100.000 possibili configurazioni dello stesso. È la prima volta che applico l‘analisi al tabellone femminile.

Viene messa a confronto la previsione effettiva del tabellone con i risultati dalle simulazioni di rimescolamento, in modo da avere alcune indicazioni sull’accessibilità del tabellone effettivo rispetto alle altre configurazioni. Tonalità di rosso (e arancione) evidenziano la sfortuna della giocatrice. Al contrario, tonalità di verde rappresentano la fortuna ricevuta nel tabellone effettivo, in riferimento a un particolare turno. Il giallo simboleggia neutralità, e si può di fatto ignorare qualsiasi valore superiore o inferiore all’1%.

Osaka e Serena, sorte opposta

A differenza del tabellone maschile, nel quale cinque giocatori hanno più dell’84% di probabilità aggregata di vittoria finale, in campo femminile la situazione è molto più aperta.

Mi interessava vedere due aspetti. Un rimescolamento del tabellone avrebbe mostrato maggiore variazione tra quelli effettivi e le nuove configurazioni? Non avendo le giocatrici di “vertice” una vittoria attesa così alta in termini di probabilità, si possono esporre più facilmente a una sconfitta a sorpresa, o a un percorso più semplice.

Viceversa, ci sarebbe stata molta meno variazione? In presenza di maggiore equiparazione tra le giocatrici, il rimescolamento del tabellone ha conseguenze minori, con peso inferiore legato al nome dell’avversaria.

A quanto pare è più probabile la prima ipotesi, ma certamente non siamo nel caos totale. L’incidenza è all’incirca sullo stesso numero di giocatrici di quanto emerso dal confronto per il tabellone maschile, anche se in questo caso la variazione percentuale è più marcata.

È andata peggio a Naomi Osaka (e anche Elina Svitolina non è stata fortunata), mentre Serena Williams ha avuto il tabellone più facile (presumendo però di avere una Williams in forma e non una Williams che non ha avuto grandi possibilità di giocare a livello competitivo quest’anno). In ogni caso, tutte e tre hanno perso prima dei quarti di finale.

Luck of the Draw: Roland Garros 2019 (Women)

Una storia dei tabelloni femminili al Roland Garros in cui chiunque poteva vincere

di Jeff Sackmann // TennisAbstract

Pubblicato il 21 maggio 2019 – Traduzione di Edoardo Salvati

Negli ultimi anni, si è parlato molto della “profondità” del tennis femminile. Dopo che al termine degli Australian Open 2017 Serena Williams è andata in maternità, nessuna giocatrice è emersa come forza dominante del circuito. Nell’episodio numero 62 del Podcast di Tennis Abstract, ho affermato che l’imminente edizione del Roland Garros dà la sensazione di essere aperta a qualsiasi vincitrice, specialmente dopo aver visto la finale degli Internazionali d’Italia tra Karolina Pliskova e Johanna Konta, due giocatrici dalla destrezza relativa sulla terra battuta.

Alla fine della registrazione, ho generato delle previsioni per il torneo con l’utilizzo delle valutazioni Elo specifiche per superficie, su un campo partecipanti costituito dalle prime 128 della classifica mondiale (il tabellone effettivo sarà diverso, ma le qualificate e le wild card tipicamente non hanno grande influenza sul risultato finale).

La campionessa in carica Simona Halep è la prima favorita, con una probabilità del 22.2% di difendere il titolo. Segue Petra Kvitova, appena sopra al 10%, con Kiki Bertens al terzo posto e poco sotto la doppia cifra. Ci sono poi altre due giocatrici con il 5% di probabilità di vittoria, cinque con almeno il 3% e altre nove con l’1%. Si tratta di un totale di 19 giocatrici [1] con almeno 1 probabilità su 100, tra cui due non certamente favorite come Anett Kontaveit e Petra Martic.

Maria Sakkari, vincitrice del torneo di Rabat e semifinalista agli Internazionali d’Italia, è al 20esimo posto, a un passo dall’1%. Non c’è molta separazione tra le giocatrici in cima all’elenco, e quando il sorteggio avrà assegnato fortune e sfortune l’ordine sarà senza dubbio un altro.

L’impressione è che possa vincere chiunque

Questo è ancor più vero se lo si paragona al Roland Garros di trent’anni fa, con una Steffi Graf inarrivabile al 68% di probabilità di vittoria, e tra le sole cinque giocatrici con più dell’1% di probabilità (le divinità del tennis hanno preso in giro questa previsione retrospettiva, perché Arantxa Sanchez Vicario portò la sua probabilità dell’1.5% a inizio torneo fino alla vittoria).

Il nutrito gruppo delle diciannove con almeno l’1% di probabilità è in effetti uno sviluppo molto recente. Nei precedenti trent’anni, le giocatrici con almeno l’1% di probabilità di vittoria sono state in media 11.5 e solo in tre occasioni si è arrivati a 19, due delle quali nel 2017 e 2018 (l’altra è stata nel 2010, con l’incredibile numero di 23 giocatrici con almeno l’1% e nessuna di loro con più del 13% di probabilità di vittoria). Non più tardi del 2004, solo 8 giocatrici potevano manifestare tanto ottimismo prima dell’avvio del torneo.

La seconda soglia di favorite, giocatrici con una probabilità di vittoria non superiore all’1%, è l’aspetto più caratteristico dei recenti tabelloni del Roland Garros, e rafforza la convinzione che di questi tempi il tennis femminile sia particolarmente equilibrato. Se Kontaveit, testa di serie 17, non sembra una possibile vincitrice, è però senza dubbio una candidata più concreta di quanto lo fossero 15 anni fa giocatrici con una testa di serie simile.

È cambiato il dominio al vertice

Restringendo l’attenzione a soglie di probabilità più alte, come il 3% o il 5%, l’era attuale si distingue di meno. Dal 1989 al 2018, il classico tabellone aveva 6.5 giocatrici con almeno il 3% di probabilità e 4.8 giocatrici con almeno il 5%. Quello del 2019 include 10 giocatrici nella prima soglia e 5 – all’incirca la media storica – nella seconda. Solo l’esercito delle giocatrici da 1% separa il tabellone di quest’anno da, ad esempio, il 1997, quando in nove avevano almeno il 3% di probabilità, di cui sette al 5% o più.

È cambiato invece il predominio delle giocatrici in cima all’elenco. Negli ultimi tre decenni, in media la favorita arrivava a Parigi con una probabilità su tre di vittoria. Nelle tre edizioni da primatista, Halep non è andata oltre il 23%. La tabella mostra le dieci favorite “più deboli” per le edizioni dal 1989 al 2019.

Anno  Favorita       Probabilità     
2010  V. Williams    12.9%     
2018  Halep          19.1%  *  
2011  Wozniacki      22.0%     
2019  Halep          22.2%     
2017  Halep          23.0%     
2006  Henin          23.3%  *  
2005  Henin          23.4%  *  
2012  Azarenka       24.1%     
2008  Sharapova      24.5%     
2009  Safina         24.7%

* Vittoria del torneo

Tradizionalmente, il Roland Garros fa pensare che il campo partecipanti femminile sia molto equilibrato, anche quando in effetti non è stato così. La favorita ha poi vinto solo 8 delle ultime 30 edizioni, una frequenza del 27% che quasi potrebbe rientrare nel precedente elenco. Sanchez Vicario ha vinto due volte avendo meno del 2% di probabilità. Il titolo di Anastasia Myskina nel 2004 aveva una probabilità dello 0.8%, mentre nel 2017 Jelena Ostapenko era la 27esima favorita, dietro Mona BarthelKaterina Siniakova, con una probabilità dello 0.4%.

Le sorprese quindi sono sempre state parte integrante di Parigi. In assenza di una giocatrice dominante in cima al tabellone e con il numero “1” vicino al nome, le altre si sono finalmente avvicinate. Nessuna ha una probabilità così convincente da pensare di avere già la vittoria in tasca, e un’impressionante pletora di contendenti ha ragione di sperare in due settimane di magia.

Note:

[1] L’elenco completo delle “favorite” ordinate per probabilità di vittoria: Halep, Kvitova, Bertens, Pliskova, Ashleigh BartyAngelique KerberElina SvitolinaCaroline WozniackiGarbine MuguruzaNaomi OsakaSloane StephensMarketa VondrousovaMadison Keys, Konta, Serena, Kontaveit, Caroline GarciaVictoria Azarenka e Martic.

A History of Wide-Open French Open Women’s Draws

Un avvio inatteso della stagione europea sulla terra

di Jeff Sackmann // TennisAbstract

Pubblicato il 22 aprile 2019 – Traduzione di Edoardo Salvati

Nell’episodio numero 58 del Podcast di Tennis Abstract, Jeff Sackmann (JS) e Carl Bialik (CB) si soffermano sul titolo di Fognini al Monte Carlo Masters e sulla prestigiosa vittoria contro Nadal in semifinale. La conversazione è stata rivista per una maggiore fruibilità e adattata in forma di articolo.

JS:

[…]

La settimana scorsa si è conclusa con il primo Master 1000 sulla terra a Monte Carlo. Ha generato clamore non tanto chi ha vinto, quanto i giocatori che hanno perso, in particolare quelli che ritenevamo, e che comunque probabilmente ancora lo sono, i favoriti della stagione sulla terra, cioè Rafael Nadal e Novak Djokovic. Nessuno dei due ha raggiunto la finale, risultato particolarmente sorprendente nel caso di Nadal, vincitore ben undici volte del torneo. Nadal ha perso in semifinale contro Fabio Fognini.

Carl, abbiamo visto entrambi la partita, come ha fatto Fognini a battere Nadal? Ci era già riuscito sulla terra in passato, e anche sul cemento, ma è più spesso dalla parte dello sconfitto ed è obbligatorio considerare Nadal favorito in qualsiasi partita che gioca sulla terra battuta. Cosa ha reso questa semifinale diversa?

CB:

Credo, in buona parte, l’atteggiamento abbastanza passivo di Nadal, già mostrato in qualche occasione negli ultimi anni. Anche se è molto raro che accada sulla terra in una partita così importante, nel corso della carriera ci sono state circostanze in cui Nadal si presenta in campo con dei colpi corti e alti, lasciando molto tempo di manovra all’avversario, mettendosi ampiamente oltre la linea di fondo alla risposta e commettendo troppi errori che non hanno giustificazione.

Contro Fognini, la passività di Nadal è rimarchevole per due ragioni. Da una parte, è più difficile recuperare da una posizione di svantaggio. Con più tempo e spazio, due elementi accentuati dalla terra, Fognini è in grado di chiudere il punto o quantomeno prendere il sopravvento sui colpi a rimbalzo da entrambi i lati. Questa è la sua forza. Dall’altra, si aggiunge il gioco a rete. Nadal è in grado di neutralizzare la posizione a rete della maggior parte degli avversari, costringendoli a chiudere il punto con una volée scomoda perché altrimenti rischiano di venire superati, nel colpo successivo, dal suo passante di dritto. Fognini possiede la tecnica a rete per vincere quel tipo di scambio.

C’è poi una terza ragione. Fognini non ha un servizio incisivo, forse uno tra i peggiori cinque o dieci dei primi 50, non sei d’accordo?

JS:

Forse tra i peggiori 10? Non mi sono fatto un’idea precisa, ma certamente è un colpo da cui non stava ottenendo molto nella semifinale contro Nadal.

CB:

Esattamente, nonostante Nadal gli stesse dando un grande vantaggio rispondendo lontano dalla linea di fondo. Questo perché Fognini ha un’ottimo piazzamento del servizio, dal quale ricavare una posizione in campo più favorevole all’inizio del punto grazie a servizi molto angolati. E Nadal non ha modificato la strategia. Un punteggio di 6-4 6-2 suggerisce che sia stato Fognini a riprendere al meglio nel secondo set, nel quale è andato a servire per la partita sul 5-0. È stato davvero sconcertante, non tanto perché Fognini non abbia il talento per dominare Nadal e vincergli un set, quanto per il fatto che il secondo set sia stato ancora più a senso unico.

JS:

Anche io ne sono rimasto sorpreso, mi ha colpito soprattutto la dinamica sul 4-4 nel primo set, in cui nessuno sembrava avere un margine sull’avversario. Era quel tipo di partita già vista in precedenza, in cui Nadal ha un avvio lento che può far pensare a una qualche possibilità per l’avversario e poi d’un tratto si accende e non c’è più storia. Non avrei battuto ciglio se la partita fosse terminata in modo del tutto simmetrico, cioè 6-4 6-2 per Nadal, il quale invece è davvero crollato. Mi incuriosisce un’ipotesi. Nadal ha cercato di recuperare, vincendo due game e salvando un paio di match point. In molti si sono chiesti se, avendo visto la rimonta di Nadal e senza un dominio totale di Fognini, in una partita al meglio dei cinque set Fognini avrebbe vinto comunque.

CB:

Sono convinto di sì. È possibile che Nadal vincesse tre set di fila, ma le condizioni sarebbero rimaste inalterate in tutto e per tutto, e Fognini è stato ampiamente il migliore. Non si parla di un punteggio equilibrato tipo 6-4 7-6.

JS:

Dal ritiro prima della semifinale contro Roger Federer all’Indian Wells Masters, Nadal non ha giocato per un po’, saltando anche il Miami Masters. Forse l’infortunio era più pesante del solito e magari lo si può perdonare per un po’ di ruggine al rientro. Quanto secondo te ha inciso sulla sconfitta? Pensi che dopo Barcellona possa tornare al pieno della forma e al Nadal dei bei tempi, e quindi quella di Fognini è solo un’altra vittoria a sorpresa da aggiungere all’elenco di quelle inaspettate?

CB:

Temo sia davvero difficile esprimere un giudizio in presenza di prove così contrastanti. Abbiamo parlato spesso di quanto poco si possa pronosticare che il livello atteso di un giocatore rimanga stabile da una partita all’altra, anche nello stesso torneo e sullo stesso campo. Ed è ancora più complicato perché, se avessimo provato, appena prima della semifinale con Fognini, a fare una valutazione dei risultati di Nadal al rientro sul circuito, avremmo trovato tre vittorie senza perdere un set contro tre avversari di livello, tra cui Guido Pella, che ha una classifica Elo specifica per la terra al sesto posto, proprio davanti a Fognini, e molte vittorie su questa superficie.

Nadal lo ha battuto nei quarti di finale, oltre ad aver superato in modo enfatico Grigor Dimitrov e Roberto Bautista Agut, che non sono definibili degli specialisti, ma comunque dei giocatori di tutto rispetto. Con tre partite come queste, non si può leggere la sconfitta attribuendola solamente a un processo di adattamento di Nadal non ancora conclusosi.

Nel corso degli anni abbiamo visto Nadal arrivare a Monte Carlo dopo un’avvio di stagione non esaltante per infortuni o delusioni e dominare il torneo senza esitazione. Molto è legato a questo specifico scontro diretto. Quando Fognini gioca al meglio, può battere chiunque sulla terra, come ha dimostrato in carriera anche in Coppa Davis, dove le partite sono al meglio dei cinque set. Penso che Fognini non sia mai un avversario facile per Nadal, che preferisce non doverlo affrontare.

JS:

Ci sono alcuni giocatori che danno poco filo da torcere a Nadal, e sembra quasi un po’ ridicolo parlare della contrapposizione di stili visto il controllo quasi assoluto di Nadal sulla terra, ma Fognini è sicuramente tra quelli con cui non si trova così a suo agio. Mi chiedo se anche altri incomincino a vedere che serve essere più aggressivi e più imprevedibili. E Fognini è il giocatore che ha avuto risultati, se non continui, quantomeno inattesi contro Nadal con una mentalità offensiva, fatta di colpi a rimbalzo d’anticipo giocati dalla linea di fondo. Molti giocatori della generazione di Fognini si tengono alla larga da questo tipo di gioco, ma sembra che sia quello con cui, sulla terra, è possibile restare almeno in partita con Nadal.

[…]

JS:

Fognini è ora al dodicesimo posto della classifica, il più alto mai raggiunto e, a quasi 32 anni, è il secondo più vecchio vincitore del primo Master 1000 dopo John Isner. Inoltre, e ne abbiamo parlato brevemente riguardo a Pella, è al settimo posto delle valutazioni Elo specifiche per la terra. Ho l’impressione di farti ogni settimana una variante della stessa domanda: abbiamo un’altra differenza decisamente evidente tra la classifica ufficiale e quella Elo, con Fognini numero 12 nella prima e 23 nella seconda. Quale delle due pensi rifletta il suo livello attuale con più precisione?

CB:

È divertente che me lo chiedi perché il suo livello attuale e per i prossimi due mesi circa sarà sulla terra e credo che Elo specifico per la terra sia abbastanza adeguato. Certamente lo vedo tra i primi 10 pretendenti al titolo nei prossimi tornei. Ultimamente però, Fognini non è stato un fattore sulle altre superfici, arrivando in semifinale a Pechino in un tabellone debole e in finale a Chengdu in uno ancora più debole, ma nei tornei che contano al di fuori della terra non ha ottenuto risultati di rilievo.

Non riesco quindi a trovare un modo intuitivo per riconciliare la classifica ufficiale e la valutazione Elo sulla terra con quella Elo complessiva. So che Elo complessivo considera tutti i risultati, ma una decisa preferenza di un giocatore per una superficie dovrebbe avere un impatto su Elo complessivo, e penso sia quello che succeda nel caso di Fognini. Mi fido della valutazione Elo complessiva e di quella specifica sulla terra.

JS:

E anche sulla terra, prima di Monte Carlo, il rendimento di Fognini è stato negativo. Ha perso sempre al primo turno in tre tornei in Sud America e a Marrakech e, come segnalato nel secondo Around the Net, è la prima volta negli ultimi dieci anni (tranne uno) che non vince nemmeno una partita della tournée sudamericana. Almeno rispetto a quanto visto sulla terra, non avremmo mai immaginato un finale simile, ma con Fognini questa è la storia, come gioca in un determinato giorno non ha un particolare potere predittivo sulla volta successiva.

CB:

In sostanza, credo si possa sfatare l’idea che i giocatori riescano a sfruttare con continuità il vantaggio psicologico per cui se vincono alcune partite di un torneo allora arrivano fino in fondo, ma spesso perdono nei primi turni. È stato questo più o meno il profilo di Fognini per un certo periodo, e gli ha dato una mano in classifica più che nelle valutazioni Elo.

JS:

Non so quanto sia possibile invocare qui la teoria del vantaggio psicologico, ricordiamo che Fognini era a un passo dalla sconfitta contro Andrey Rublev al primo turno e a un certo punto con una probabilità di vittoria non più alta del 6%. Se sei con le spalle al muro contro Rublev, generalmente non ci si aspetta che tu sia competitivo contro Nadal qualche giorno dopo. Non so se questo significhi sfruttare il vantaggio psicologico maturato nel recupero o che non stava giocando bene quel giorno e quindi non ci saremmo aspettati che avesse un vantaggio psicologico. Non mi è chiaro quale nozione sia stata sfatata o confermata o altro con il percorso di Fognini nel tabellone di Monte Carlo.

CB:

Va detto però che dopo Rublev ha battuto Alexander Zverev e Borna Coric, quindi deve aver accumulato un po’ di quell’inesistente e finto vantaggio psicologico prima della semifinale con Nadal.

Podcast Episode 58: An Unexpected Introduction to the European Clay Season