Il futuro del tennis con un esperimento sul tabellone di Wimbledon 2019

di Chapel Heel // HiddenGameOfTennis

Pubblicato l’1 luglio 2019 – Traduzione di Edoardo Salvati

Sono 29 i giocatori di almeno 32 anni nel tabellone del singolare maschile di Wimbledon 2019. Sono invece 24 le giocatrici di almeno 30 anni nel tabellone del singolare femminile (ho scelto un limite di età più basso perché altrimenti per le donne non avrebbe avuto senso proseguire). Cosa succederebbe se li escludessimo dal torneo? Non rimarrebbero solo gli attuali esponenti della Next Gen, ma si infilerebbero giocatori delle due ondate di Next Gen precedenti, se così si può dire. Sarebbe un’approssimazione di Next Gen.

Forse si riesce ad avere un’idea delle sembianze di uno Slam in assenza di giocatori come Novak Djokovic, Rafael Nadal, Roger Federer, Stanislas Wawrinka, o di giocatrici come Serena Williams e Venus Williams e alcune dell’ultima Next Gen in campo femminile. Mi rendo conto che questi giocatori non si tireranno di certo indietro per sottrarsi posizioni in classifica dopo che i grandi nomi si saranno ritirati, e nuova linfa che ancora deve emergere si farà largo. Diventa quindi solo un passatempo per provare a identificare scenari futuri, non un pronostico puntuale di risultati a venire.

I ragazzi saranno uomini

In campo maschile, si perdono le prime 4 teste di serie (e nove teste di serie in tutto). Ventinove giocatori sono molti da rimpiazzare. Per primo, ho rimesso Borna Coric, anche se non riempiva un posto lasciato scoperto. Poi, ho deciso di non aggiungere Juan Martin Del Potro. Il suo fisico ha almeno due anni in più di quanto indichi la data di nascita, e non c’è alcuna certezza del livello di gioco una volta rientrato sul circuito. Da ultimo, ho richiamato tutti i perdenti del terzo turno di qualificazioni. Mi mancavano ancora 13 giocatori, e ho preso le teste di serie perdenti del secondo turno (ma solo se non eccedevano il limite di età). Con ancora 8 posti vuoti, ho scelto a caso tra gli altri perdenti al secondo turno delle qualificazioni.

Le prime 8 teste di serie sono ora Dominic Thiem, Alexander Zverev, Stefanos Tsitsipas, Kei Nishikori, Karen Khachanov, Daniil Medvedev, Marin Cilic e Coric. Altri da tenere d’occhio: Milos Raonic con la numero 9, Felix Auger-Aliassime con la 12, Denis Shapovalov con la 20, Taylor Fritz con la 25, Frances Tiafoe con la 27 e Nick Kyrgios con la 32.

Proviamo a eseguire 100.000 simulazioni solo con le valutazioni Elo, mischiando le posizioni nel tabellone dopo ogni passaggio. Per avere un termine di paragone, nessun giocatore di questi scenari alternativi ha una probabilità di vincere Wimbledon 2019 più alta del 3%, sulla base delle mie previsioni Elo, e solo uno è già campione Slam (Cilic).

La tabella riepiloga i 20 migliori risultati.

IMMAGINE 1 – Probabilità di progressione nei tabelloni alternativi a Wimbledon 2019

A seguito delle 100.000 simulazioni, la probabilità complessiva di vittoria dei 20 giocatori nell’elenco è dell’88.7%. Per rendersi conto dello spostamento di forze associato alla rimozione dal tabellone dei giocatori con almeno 32 anni, sempre secondo i miei calcoli Elo, il quartetto composto da Djokovic, Federer, Nadal e Kevin Anderson ha una probabilità complessiva di vittoria del 76.6% (Djokovic ha vinto il torneo battendo Federer in finale, che a sua volta aveva sconfitto Nadal in semifinale. Anderson non ha partecipato per infortunio, anche se la sua percentuale di vittoria era del 2.9%, n.d.t.)

Donne che (non) aspettano

È scontato dire che l’effetto sul tabellone femminile non è così drastico. Per quanto il numero di giocatrici che viene escluso è simile a quello dei giocatori, le uniche vere pretendenti a uscire di scena sono Angelique Kerber e Serena (se il limite fosse stato a 29 anni, Petra Kvitova non sarebbe rientrata e, un po’ tirato, anche Victoria Azarenka, ma per questo scopo sarebbe stato troppo restrittivo).

Le prime 4 teste di serie rimangono inalterate. Per le successive 6 teste di serie, ho promosso la giocatrice che seguiva immediatamente in classifica. Ho riempito poi le altre posizioni con lo stesso metodo degli uomini. Si perde in tutto circa il 17% della probabilità di vittoria da questi scenari alternativi, mentre per gli uomini era superiore all’80%, pur con un limite più alto. Le donne perdono certamente la maggior parte delle campionesse Slam, senza Serena, Venus, Kerber, Maria Sharapova e Svetlana Kuznetsova.

La tabella riepiloga i 20 migliori risultati.  

IMMAGINE 2 – Probabilità di progressione nei tabelloni alternativi a Wimbledon 2019

A seguito delle 100.000 simulazioni, la probabilità complessiva di vittoria delle 20 giocatrici nell’elenco è dell’93.9%, ancora più che per gli uomini. Nelle mie previsioni Elo, le stesse giocatrici hanno il 78.6% di probabilità complessiva di vittoria, quindi l’eliminazione della vecchia guardia favorisce il consolidamento della loro ascesa.

Sembrano tutti consapevoli della difficoltà del periodo di transizione in cui si troverà l’ATP quando Djokovic, Federer e Nadal non giocheranno più. Non mi sorprenderebbe se la crescente tensione generata dall’incertezza futura si sia già fatta strada nelle dinamiche politiche dell’ATP, rendendo più acceso lo scontro a cui stiamo assistendo con le dimissioni nel comitato giocatori. È davvero un momento critico per il tennis maschile.

Riprendete l’immagine 1 e leggete i nomi. Fermatevi al primo che, di riflesso, vi porta a mugugnare con dubbio “hmm”. Ora fate lo stesso per le donne. Scommetto che arrivate più in basso. Non è del tutto corretto, perché ci sono sicuramente dei nomi di rilievo anche nella parte finale dell’elenco dei giocatori (Auger Aliassime, Shapovalov, e per alcuni Kyrgios). Tranne forse per tre giocatrici, tra le donne il talento è ben distribuito, e con abbondanza.

NextGen-ish Wimbledon

La fortuna del sorteggio: US Open 2019 (donne)

di Chapel Heel // HiddenGameOfTennis

Pubblicato il 26 agosto 2019 – Traduzione di Edoardo Salvati

Come per gli uomini, anche per le donne ho eseguito una simulazione (con la mia variante Elo) di 100.000 configurazioni del tabellone principale, utilizzando lo stesso metodo che gli organizzatori usano per assegnare alle giocatrici la loro posizione. L’ho poi confrontata con la previsione per il torneo su base Elo rispetto al tabellone effettivo.

La tabella mette a confronto la previsione effettiva del tabellone con i risultati dalle simulazioni di rimescolamento dell’intero campo partecipanti (a eccezione delle teste di serie numero 1 e 2, naturalmente), in modo da avere alcune indicazioni sull’accessibilità del tabellone effettivo rispetto alle altre configurazioni. Tonalità di rosso (e arancione) evidenziano la sfortuna della giocatrice. Al contrario, tonalità di verde rappresentano la fortuna ricevuta nel tabellone effettivo, in riferimento a un particolare turno. Il giallo simboleggia neutralità, e si può di fatto ignorare qualsiasi valore superiore o inferiore allo 0.2%.

Per una presentazione più compatta rispetto al passato, ho riportato nella tabella solo le teste di serie, e organizzato nella tabella successiva quelle giocatrici fuori dalle teste di serie per le quali c’è stata un’incidenza degna di nota (almeno l’1% di segno positivo o negativo).

Tabellone effettivo e simulato a confronto per le teste di serie

Il quarto di finale di Elina Svitolina ha proprio una brutta faccia (per il momento ha superato facilmente il primo turno contro Whitney Osuigwe, n.d.t.) . Sembra poi che anche Caroline Wozniacki (che ha superato il primo turno contro Yafan Wang, n.d.t.), Aryna Sabalenka (che ha battuto Victoria Azarenka al primo turno, n.d.t.) e Serena Williams siano state penalizzate dal tabellone effettivo, sebbene il sospetto è che sulla cella arancione di Williams al primo turno pesi in qualche modo una valutazione generosa di Elo della bravura di Maria Sharapova (Williams ha vinto infatti con un doppio 6-1, n.d.t.). La campionessa uscente Naomi Osaka ha il percorso più semplice tra le giocatrici con realistiche possibilità di aspirazione al titolo, rispetto a un tabellone casuale (anche se ha faticato al primo turno contro Anna Blinkova, vincendo in tre set dopo due ore e mezzo, n.d.t.).

IMMAGINE 1 – Confronto tra tabellone effettivo e simulazioni per le teste di serie

Effetti di rilievo su una selezione di giocatori fuori dalle teste di serie

Un tabellone più favorevole per Svetlana Kuznetsova con questa metodologia è dovuto in larga parte a rimanenze nella valutazione Elo di uno stato di forma che potrebbe essere scomparso (e così è stato, vista la sconfitta in due set al primo turno contro Kristie Ahn, n.d.t.), oltre ad avere due delle teste di serie più volubili nella sua sezione in Sloane Stephens (che infatti a perso contro Anna Kalinskaya al primo turno, n.d.t.) e Garbine Muguruza (anche lei perdente al primo turno contro Alison Riske, n.d.t.).

Mi sorprende vedere che il dato di Sharapova non sia peggiore, avendo al primo turno una delle tre giocatrici più forti di sempre.

IMMAGINE 2 – Effetti della casualità del sorteggio su alcune non teste di serie

Luck of the Draw US Open 2019 (Women)

La fortuna del sorteggio: US Open 2019 (uomini)

di Chapel Heel // HiddenGameOfTennis

Pubblicato il 26 agosto 2019 – Traduzione di Edoardo Salvati

Come d’abitudine per gli Slam, ho eseguito una simulazione (con la mia variante Elo) di 100.000 configurazioni del tabellone principale, utilizzando lo stesso metodo che gli organizzatori usano per assegnare ai giocatori la loro posizione. L’ho poi confrontata con la previsione per il torneo su base Elo rispetto al tabellone effettivo.

L’immagine 1 mette a confronto la previsione effettiva del tabellone con i risultati dalle simulazioni di rimescolamento, in modo da avere alcune indicazioni sull’accessibilità del tabellone effettivo rispetto alle altre configurazioni. Tonalità di rosso (e arancione) evidenziano la sfortuna del giocatore. Al contrario, tonalità di verde rappresentano la fortuna ricevuta nel tabellone effettivo, in riferimento a un particolare turno. Il giallo simboleggia neutralità, e si può di fatto ignorare qualsiasi valore superiore o inferiore allo 0.2%.

Per una presentazione più compatta rispetto al passato, ho riportato nella tabella solo le teste di serie, e organizzato nell’immagine 2 quei giocatori fuori dalle teste di serie per i quali c’è stata un’incidenza degna di nota (almeno l’1% di segno positivo o negativo).

Tabellone effettivo e simulato a confronto per le teste di serie

Rispetto a tabelloni casuali, la parte alta del tabellone principale è più difficile di quella bassa. Accade spesso quando Novak Djokovic e Roger Federer si ritrovano dallo stesso lato (in quella alto, vista la testa di serie numero 1 di Djokovic) in un torneo che non sia su terra battuta. Ho eseguito la stessa simulazione prima che si conoscessero i qualificati e la strada di Djokovic al quarto di finale non era così in discesa. Kevin Anderson non sarebbe stato l’Anderson da potenziale semifinale e Milos Raonic non sarebbe stato al massimo della forma, ma i ritiro di entrambi ha facilitato, almeno in termini di valutazioni Elo, il tabellone di Djokovic. Le cose per lui poi si complicano, vista la presenza di Federer invece che di Dominic Thiem. Per la stessa ragione, il percorso di Nadal alla finale è verniciato di verde.

Non ci si deve sorprendere dal rosso vivo nel tabellone di Stefanos Tsitsipas, visto che il suo primo turno assomiglia di più a un quarto turno (e in effetti Tsitsipas ha perso in quattro set contro Andrey Rublev, n.d.t.). Rispetto a un tabellone casuale, Kei Nishikori ha il cammino più facile fino ai quarti di finale, ma la possibilità di approfittane è molto legata al recupero dall’indisposizione subita a Cincinnati e al livello di umidità a New York. Anche Daniil Medvedev, il giocatore più “infuocato” in questo periodo, ha un percorso più semplice del previsto. Avrà ancora benzina a sufficienza? (Medvedev ha superato il primo turno in tre set contro Prajnesh Gunneswaran, n.d.t.)

Particolare attenzione va data all’apparente fortuna di Diego Schwartzman fino ai quarti di finale. Elo ignora che al primo turno Schwartzman deve giocare contro Robin Haase, per lui una vera e propria kryptonite, considerato un record negli scontri diretti di 0-5 con una sconfitta su ogni superficie (Schwartzman si è riscattato vincendo in tre set, n.d.t.).

IMMAGINE 1 – Confronto tra tabellone effettivo e simulazioni per le teste di serie

Effetti di rilievo su una selezione di giocatori fuori dalle teste di serie

Non ci sono qui problematiche degne di nota. Il vincitore di Winston Salem Hubert Hurkacz ha il percorso peggiore (perdendo al primo turno contro Jeremy Chardy in cinque set, n.d.t.), mentre Philipp Kohlschreiber riesce (purtroppo) a finire di nuovo in questo elenco (perdendo al primo turno contro Lucas Pouille in quattro set, n.d.t.).

IMMAGINE 2 – Effetti della casualità del sorteggio su alcune non teste di serie

Luck of the Draw: US Open 2019 (Men)

La disputa sbagliata

di Matt Zemek // Tennis with an Accent

Pubblicato il 26 giugno 2019 – Traduzione di Edoardo Salvati

Sembra che tutti abbiano un’opinione sull’utilizzo da parte degli organizzatori di Wimbledon di una formula specifica per superficie per assegnare le teste di serie del tabellone di singolare maschile. Non è questa una decisione necessariamente negativa, ma comunque degna di approfondimento. Inoltre, la ridotta durata della stagione sull’erba del circuito attuale induce a ritenere ragionevole che proprio l’erba, più di qualsiasi altra superficie, meriti una formula a parte.

Poco tempo fa su Tennis with an Accent ho ripreso in un articolo alcune idee espresse su Twitter: tutti gli Slam dovrebbero usare una formula, eliminando il sorteggio dei tabelloni a favore di una struttura a sezioni nella maniera della NCAA (National Collegiate Athletic Association).

Il fatto che nei quattro tornei più importanti si giochi su tre (abbastanza) diverse superfici, significa che legare ciascuna a una formula separata onora la natura peculiare di ciascun evento. Questa è una argomentazione a sostegno di specifiche formule per l’assegnazione di teste di serie.

Si potrebbe però facilmente replicare in questo modo: i campi sono più omogenei in termini di velocità e di qualità del rimbalzo (o ricettività ai rimbalzi) rispetto al 1985? Senza ombra di dubbio. È quindi possibile sostenere che l’unicità di superficie dei campi non è poi così pronunciata come lo era un tempo, e che quindi non serve usare quel tipo di formule. Assolutamente ragionevole.

C’è poi un’altra ragione a favore: l’assegnazione delle teste di serie senza formule (in altre parole, come normalmente accade nei tornei) rende merito a dodici mesi di lavoro e risultati sul circuito. È positivo che vengano riconosciuti, no? Certamente.

Non è o giusto o sbagliato

Il tema di fondo di queste osservazioni è semplice: il dibatto tra ricorrere alle formule e farne a meno è un confronto tra posizioni che hanno entrambe ragion d’essere. Le formule vanno bene, ma anche la classifica è un giusto criterio. Non siamo di fronte a un nemico che va battuto, perché è tutto plausibile e agevolmente spiegabile.

In questo senso, non dovremmo essere ossessionati dal dibattito. Possiamo e dobbiamo averlo, ma non dovrebbe essere totalizzante. Sopratutto se esiste un problema a Wimbledon che è reale e dà vita a una vera parzialità nonché profonda ingiustizia.

Di cosa sto parlando? Non è difficile capirlo: gli uomini ricevono le teste di serie secondo una formula, le donne invece in assenza di formule. Non ci vuole uno scienziato, no? È un torneo con un tabellone maschile e uno femminile, i premi partita sono identici, il programma di gioco alterna partite praticamente su tutti i campi. Perché l’assegnazione delle teste di serie deve seguire due criteri distinti?

Sulla base dei 1200 punti conquistati con la finale dell’edizione 2018, Kevin Anderson ha ottenuto la numero 4 invece della numero 8 che gli sarebbe arrivata in assenza di una formula specifica per l’erba. Si tratta di un bel salto in avanti e un grande vantaggio, perché non dovrà affrontare nessuno dei Grandi 3 prima delle semifinali. Naturalmente, non è in discussione se Anderson meriti, o non meriti, la sua testa di serie. Il punto invece è che la campionessa di Wimbledon 2018 Angelique Kerber non riceve lo stesso trattamento. Se la formula fosse applicata anche per le donne, Kerber sarebbe più in alto della numero 5, come Serena Williams sarebbe più in alto della numero 11. Stesso discorso per la 18 di Julia Goerges.

Per entrambi o per nessuno

È bizzarro e deludente che l’attenzione sia rivolta quasi esclusivamente alla diatriba della formula o non formula, quando si dovrebbe unicamente fare pressione affinché, a partire dal 2020, Wimbledon applichi le sue regole in modo equo, onde evitare di creare un contesto di gioco per gli uomini e uno di altro tipo per le donne. Kerber non è da meno rispetto a Anderson. Oltretutto, ha vinto Wimbledon, mentre Anderson ha perso in finale. Eppure lui riceve una testa di serie più alta che a Kerber è negata.

Parità? Giustizia? Sono grandi ideali, che però Wimbledon non sta rispettando, almeno non in questa circostanza. La disputa è sbagliata se ci si concentra di più sulla testa di serie di Roger Federer e Rafael Nadal che sul trattamento favorevole concesso ad Anderson e non a Kerber.

Ahimè, il tennis ancora una volta ha commesso una sciocchezza (è toccato a Wimbledon) proprio prima di uno Slam. La morte, le tasse e l’autolesionismo del tennis alla vigilia di uno Slam. Un storia vista e rivista.

The wrong argument

La fortuna del sorteggio: Wimbledon 2019 (donne)

di Chapel Heel // HiddenGameOfTennis

Pubblicato l’1 luglio 2019 – Traduzione di Edoardo Salvati

Come d’abitudine per gli Slam, ho eseguito una simulazione (con la mia variante Elo) di 100.000 configurazioni del tabellone principale, utilizzando lo stesso metodo che gli organizzatori usano per assegnare alle giocatrici la loro posizione. L’ho poi confrontata con la previsione per il torneo su base Elo rispetto al tabellone effettivo.

La tabella mette a confronto la previsione effettiva del tabellone con i risultati dalle simulazioni di rimescolamento, in modo da avere alcune indicazioni sull’accessibilità del tabellone effettivo rispetto alle altre configurazioni. Tonalità di rosso (e arancione) evidenziano la sfortuna della giocatrice. Al contrario, tonalità di verde rappresentano la fortuna ricevuta nel tabellone effettivo, in riferimento a un particolare turno. Il giallo simboleggia neutralità, e si può di fatto ignorare qualsiasi valore superiore o inferiore allo 0.2%.

Come per il tabellone di singolare maschile, per una presentazione più compatta rispetto al passato ho riportato nella tabella solo le teste di serie, e organizzato nella tabella successiva quelle giocatrici fuori dalle teste di serie per le quali c’è stata un’incidenza degna di nota (almeno l’1% di segno positivo o negativo).

I benefici si concentrano interamente nel mezzo del tabellone, mentre tutto lo svantaggio si riversa sui quarti più esterni.

Il tabellone effettivo sembra favorire più di tutte Kiki Bertens, anche se la fortuna per lei arriva fino alle opportunità di semifinale. Petra Kvitova e Karolina Pliskova hanno un vantaggio maggiore fino alle semifinali, e nel caso di Pliskova anche oltre (come se ne avesse effettivamente bisogno dopo aver vinto a Eastbourne). Angelique Kerber è la giocatrice che, in generale, ha avuto più sfortuna, ma è Ashleigh Barty ad aver visto la sua probabilità di finale e di vittoria diminuire più drasticamente in finale e per la vittoria.

IMMAGINE 1 – Confronto tra tabellone effettivo e simulazioni per le teste di serie

Effetti di rilievo su una selezione di giocatrici fuori dalle teste di serie

Non sarebbe male se Margarita Gasparyan (che però ha un secondo turno impegnativo con Elina Svitolina, n.d.t.) e Barbora Strycova (che ha appena vinto al primo turno, n.d.t.) potessero avvantaggiarsi della loro probabilità aggiuntiva, per quanto ridotta, per cercare di arrivare fino ai quarti di finale.

IMMAGINE 2 – Effetti della casualità del sorteggio su alcune non teste di serie

Luck of the Draw: Wimbledon 2019 (Women)

La fortuna del sorteggio: Wimbledon 2019 (uomini)

di Chapel Heel // HiddenGameOfTennis

Pubblicato l’1 luglio 2019 – Traduzione di Edoardo Salvati

Come d’abitudine per gli Slam, ho eseguito una simulazione (con la mia variante Elo) di 100.000 configurazioni del tabellone principale, utilizzando lo stesso metodo che gli organizzatori usano per assegnare ai giocatori la loro posizione. L’ho poi confrontata con la previsione per il torneo su base Elo rispetto al tabellone effettivo.

La tabella mette a confronto la previsione effettiva del tabellone con i risultati dalle simulazioni di rimescolamento, in modo da avere alcune indicazioni sull’accessibilità del tabellone effettivo rispetto alle altre configurazioni. Tonalità di rosso (e arancione) evidenziano la sfortuna del giocatore. Al contrario, tonalità di verde rappresentano la fortuna ricevuta nel tabellone effettivo, in riferimento a un particolare turno. Il giallo simboleggia neutralità, e si può di fatto ignorare qualsiasi valore superiore o inferiore allo 0.2%.

Per una presentazione più compatta rispetto al passato, ho riportato nella tabella solo le teste di serie, e organizzato nella tabella successiva quei giocatori fuori dalle teste di serie per i quali c’è stata un’incidenza degna di nota (almeno l’1% di segno positivo o negativo).

Si è discusso molto prima del sorteggio sull’assegnazione a Nadal della testa di serie numero 3 rispetto alla 2, come da classifica ufficiale. Ho parlato degli effetti di questa scelta in un altro articolo. Il sorteggio non lo favorisce fino ai quarti di finale, ma per i turni successivi è sostanzialmente neutro. E non è niente a confronto dello svantaggio subito da Felix Auger-Aliassime. Milos Raonic invece ha ricevuto una spinta sostanziale fino alle semifinale e forse il suo percorso è proprio quello che servirebbe ad Alexander Zverev per raggiungere le fasi finali di uno Slam (che per non smentirsi ha perso al primo turno in quattro set contro Jiri Vesely, n.d.t.).

IMMAGINE 1 – Confronto tra tabellone effettivo e simulazioni per le teste di serie

Effetti di rilievo su una selezione di giocatori fuori dalle teste di serie

Sono Nick Kyrgios e Grigor Dimitrov i giocatori non testa di serie a subire maggiore penalizzazione dalla casualità del sorteggio, quando un po’ di fortuna avrebbe fatto loro comodo. Sono stati invece John Millman e Marton Fucsovics a ricevere maggior beneficio.

IMMAGINE 2 – Effetti della casualità del sorteggio su alcune non teste di serie

Luck of the Draw: Wimbledon 2019 (Men)

Due meno tre = x

di Chapel Heel // HiddenGameOfTennis

Pubblicato il 28 giugno 2019 – Traduzione di Edoardo Salvati

Negli ultimi giorni, i tifosi di Rafael Nadal si sono lamentati a gran voce su Twitter perché Wimbledon ha disonorato la classifica ufficiale assegnando a Nadal la testa di serie numero 3, invece della 2. Non mi è chiaro se non siano a conoscenza della formula usata per determinare le teste di serie, se non sia di loro gradimento, o se ritengono che non ci dovrebbe essere alcuna formula diversa dagli altri tornei. Detto questo, e considerando che Nadal può incidere sul processo (ad esempio giocando e vincendo di più sull’erba), quali sono le conseguenze legate a un declassamento dalla seconda alla terza testa di serie in uno Slam?

Si può pensare che ce ne siano se la testa di serie numero 1 è davvero una minaccia per la vittoria finale del torneo, come evidentemente nel caso di Novak Djokovic a Wimbledon. La numero 2 può giocare contro la numero 1 solo in finale, mentre la numero 3 ha il 50% di probabilità di capitare nello stesso lato di tabellone e quindi doverla affrontare nell’eventuale semifinale, aspetto che dovrebbe diminuire le probabilità di raggiungere la finale.

Wimbledon 2019

Ora che il tabellone di Wimbledon è definito, si può misurare l’importanza di avere la testa di serie numero 2 anziché la numero 3.

Tabellone effettivo

La tabella mostra le prime otto teste di serie a Wimbledon (in ordine di piazzamento nel tabellone). Il primo gruppo di colonne riporta le mie previsioni Elo preliminari rispetto alla situazione effettiva. Il secondo gruppo è una simulazione a teste di serie invertite (Nadal con la numero 2 e Federer con la 3), pur lasciando inalterato l’elenco dei nomi in modo da avere un confronto più immediato. Le ultime due colonne evidenziano il cambiamento in termini di probabilità per la finale e la vittoria se si scambia Nadal con Federer. Numeri positivi (su sfondo verde) indicano un miglioramento con Nadal testa di serie numero 2, e così via.

IMMAGINE 1 – Previsioni Elo per le prime 8 teste di serie a Wimbledon, con tabellone effettivo e inversione delle teste di serie 2 e 3

Come ci poteva attendere, lo scambio incide più sulla probabilità di arrivare in finale che di vincere il torneo. Differenze in valore di 0.5% sono solo variazioni casuali nella simulazione, mentre hanno rilevanza quelle tra Nadal e Federer (oltre a una leggera diminuzione della probabilità di Djokovic nel caso Nadal fosse stato la numero 2).

Riseminare il tabellone

Eseguiamo una nuova simulazione, questa volta però con 100.000 configurazioni del tabellone principale. Nel primo insieme, Federer è la testa di serie numero 2 e Nadal la 3, nel secondo insieme le posizioni sono invertite. Come sopra, l’ordine dei nomi rimane identico.

IMMAGINE 2 – Previsioni Elo per le prime 8 teste di serie a Wimbledon, con simulazione e inversione delle teste di serie 2 e 3

Mi aspettavo che l’effetto delle 100.000 configurazioni appiattisse la differenza riscontrata nella tabella precedente, e così è stato relativamente alla vittoria del torneo. A essere più marcata è ora la variazione di percentuale nella probabilità di raggiungere la finale.

Niente di questo dovrebbe però diventare motivo di legittimazione per i tifosi di Nadal alla lamentela sull’assegnazione delle teste di serie. Solo perché la differenza di posizione nel tabellone effettivo ha rilevanza, non significa che Nadal abbia ricevuto la testa di serie sbagliata.

La testa di serie numero 2 e numero 3 a confronto negli altri Slam del 2019

Si potrebbe replicare la stessa analisi per qualsiasi torneo passato, anche non Slam. Visto che Nadal era testa di serie numero 2 sia agli Australian Open che al Roland Garros (vi chiederete, perché non la numero 1?) mentre Federer la numero 3, ho considerato solo quei due Slam per un ulteriore esame delle conseguenze di scambio tra teste di serie. Aiuta anche il fatto che Djokovic era la numero 1 in entrambi i tornei.

Nelle tabelle che seguono, ho sostituito i nomi dei giocatori con i numeri delle teste di serie, perché le restanti cinque delle prime otto teste di serie non erano identiche, come nel caso di Wimbledon.

Roland Garros 2019

Diversamente da Wimbledon e dagli Australian Open, il dominio di questo torneo da parte di Nadal rende la simulazione più complicata, perché la previsione di una sua vittoria, ogni anno, è scandalosamente alta. Di conseguenza, ci si può attendere che spostarne la posizione
nel tabellone (in questo caso dalla numero 2 alla numero 3) avrà un impatto sostanziale, forse su tutti i giocatori con una almeno discreta probabilità di vittoria.

IMMAGINE 3 – Inversione delle teste di serie 2 e 3 al Roland Garros 2019

La conseguenza di una redistribuzione delle teste di serie numero 2 e 3 al Roland Garros 2019 è all’incirca la stessa di Wimbledon sia nello scenario del tabellone effettivo, sia nelle 100.000 simulazioni. Rispetto a Wimbledon però, c’è un effetto sulle altre teste di serie, specialmente su Djokovic quando si effettua la riconfigurazione. Parte è attribuibile al fatto che Nadal entra nel lato di Djokovic prima della finale, parte dalla facilità, o non facilità, del tabellone effettivo avuto al Roland Garros. Inoltre, come testa di serie numero 4 Dominic Thiem ha avuto un impatto maggiore sull’esito del torneo di quanto ci si possa aspettare da Kevin Anderson a Wimbledon, sempre da numero 4.

Australian Open 2019

Dato un maggiore equilibrio, o che tale avrebbe dovuto essere, tra le probabilità dei primi 3 agli Australian Open, mi sarei aspettato dei risultati più simili a Wimbledon che al Roland Garros, vale a dire che la numero 2 e 3 subiscono un effetto rilevante, forse la numero 1 qualcosa, ma nessuna delle altre. Inoltre la simulazione fatta alla vigilia degli Australian Open suggeriva che non c’era molta differenza tra il tabellone effettivo e le altre configurazioni, quindi per questo torneo la fortuna del sorteggio non dovrebbe contare.

IMMAGINE 4 – Inversione delle teste di serie 2 e 3 agli Australian Open 2019

Beh, non pensavo proprio che andasse così, praticamente nessuna conseguenza di uno scambio tra Nadal numero 2 e Federer numero 3, sia nello scenario del tabellone effettivo che in quello delle 100.000 riconfigurazioni. Un tabellone equilibrato e le probabilità relative dei primi 8 sul cemento sembrano aver controbilanciato, fino ad annullare, la possibile incidenza dell’inversione tra la numero 2 e la numero 3.

Risolvere per x

Anche se a Wimbledon e al Roland Garros quest’anno lo scambio di teste di serie tra Nadal e Federer avrebbe avuto delle conseguenze, non c’è stata di fatto alcuna differenza agli Australian Open.

Questo mi fa pensare che nella pratica l’effetto dovuto al cambiamento tra numero 2 e numero 3 è altamente dipendente da tre fattori e dalla loro combinazione: a) il successo atteso dei giocatori di vertice su una determinata superficie (più estremo sull’erba e sulla terra, meno sul cemento), e/o b) il relativo bilanciamento, in termini di talento, tra le prospettiche teste di serie 2 e 3, che al momento sono due dei giocatori più grandi di sempre in grado di vincere su qualsiasi superficie in qualsiasi occasione, e/o c) la casualità del tabellone effettivo.

Sarebbe interessante applicare lo stesso metodo per gli Slam degli scorsi anni, così da verificare il livello di incidenza della superficie o del tabellone specifico sugli effetti dello scambio tra teste di serie 2 e 3. È sempre pronunciato a Wimbledon e al Roland Garros, ma meno importante agli Australian Open? O dipende dai giocatori che in quel momento occupano le posizioni dalla testa di serie numero 4 alla numero 8? Quanto influisce se il tabellone effettivo è rappresentativo della media di molti tabelloni alternativi rispetto a essere un tabellone fortunato o sfortunato per i giocatori di vertice? Si dovrebbe tenere conto di molti fattori e si dovrebbero includere moltissimi tornei per ottenere risultati affidabili.

Per adesso, sulla base dei tabelloni e delle previsioni per gli Slam 2019, dobbiamo trovare un punto di convergenza per un intervallo di x approssimativamente tra 0% e -5%.

Two Minus Three = x

Teste di serie e tabelloni negli Slam

di Matt Zemek // Tennis with an Accent

Pubblicato il 26 giugno 2019 – Traduzione di Edoardo Salvati

Ho scritto dei tweet in passato su come i quattro Slam dovrebbero assegnare le teste di serie e impostare i propri tabelloni. Prima dell’inizio di Wimbledon, voglio dare a queste idee una struttura nella forma di un articolo da utilizzare come punto di riferimento permanente.

Per prima cosa, credo nell’assegnazione delle teste di serie per gli Slam (e in generale per tutti i tornei) alla maniera della NCAA (National Collegiate Athletic Association). Questo significa sbarazzarsi dei sorteggi, e quindi di qualsiasi controversia relativa alla possibilità che vengano in qualche modo manipolati. Non penso che questo accada, ma fintantoché esistono, ci sarà sempre qualcuno che si chiederà se c’è qualcosa di non trasparente.

Nello stile della NCAA

Applicare il sistema di teste di serie nello stile della NCAA vuol dire impostare un ordine numerico rigido in un tabellone strutturato a sezioni. La testa di serie numero 1 gioca contro la numero 128, che non è il numero 128 del mondo, ma il giocatore la cui classifica è la più bassa tra i 128 partecipanti a uno Slam. La numero 2 gioca contro la 127 e così via, fino alla 64 contro la 65.

Sento già una critica evidente e giustificata: beh Matt, ma così vorrebbe dire ritrovare gli stessi accoppiamenti negli Slam quattro volte all’anno. E non è un bene per lo sport.

È una buona osservazione. In risposta, gli altri tre Slam potrebbero adottare il sistema in vigore a Wimbledon, cioè una formula specifica per superficie. In questo modo si riesce a modificare l’accoppiamento di teste di serie nei quattro Slam (o quantomeno in tre, visto che per gli Australian Open e gli US Open l’algoritmo sarebbe molto simile), evitando di sorteggiare il tabellone.

Naomi Osaka quindi avrebbe una testa di serie meno favorevole al Roland Garros. Angelique Kerber e Serena Williams invece ne avrebbero di più alte a Wimbledon. Garbine Muguruza sarebbe più in basso a Melbourne e New York. Ci sarebbe più varietà nelle teste di serie, in modo da ottenere una rotazione degli accoppiamenti estesa alle tre superfici.

Formule specifiche per Slam

Visto che sul cemento l’uso di una formula generica potrebbe determinare accoppiamenti molto simili agli Australian Open e agli US Open, per differenziare le teste di serie le due federazioni di Tennis Australia e USTA dovrebbero concepire una metodologia che utilizzi i risultati di metà della stagione o quelli di edizioni passate dei rispettivi tornei.

Qualcuno obietta che è proprio la casualità del sorteggio a renderlo divertente. E lo capisco. L’imprevedibilità rende lo sport interessante, non c’è dubbio. Perché il tennis dovrebbe farne a meno? È una domanda opportuna.

Fondamentalmente, la mia replica è questa. La testa di serie numero 1 ha acquisito il diritto al percorso migliore per la finale. Essere la numero 1 rispetto alla numero 4 dovrebbe fare differenza. Se le posizioni in classifica contano — un concetto basilare che il tennis e gli altri sport dovrebbero tentare di promuovere — la testa di serie numero 1 non dovrebbe essere costretta a giocare contro la numero 5 nei quarti di finale. Dovrebbe invece giocare contro la numero 8. È la numero 4 a dover giocare contro la numero 5.

La testa di serie numero 1 si è guadagnata il cammino più semplice. La casualità del sorteggio però si oppone al merito intrinseco su cui è costruito un tabellone a sezioni come quello dei tornei della NCAA.

Merito contro casualità

Un algoritmo specifico per superficie aggiungerebbe ancor più elementi di merito onorando i risultati ottenuti, o penalizzandone la mancanza, sulla determinata superficie. Dominic Thiem merita una testa di serie più alta al Roland Garros di quella di Roger Federer. Allo stesso modo, Simona Halep rispetto a Karolina Pliskova. Agli US Open 2018, Madison Kyes, che aveva la numero 14, sarebbe dovuta stare più in alto di Muguruza e di alcune altre giocatrici che invece erano immediatamente davanti a lei.

Si può premiare il rendimento, complessivo e su specifiche superfici.

Si può aderire a princìpi ferrei di composizione del tabellone e dare comunque vita a sufficiente varietà e novità negli accoppiamenti.

Si può comunque rendere interessante la selezione delle teste di serie negli Slam avendo rimosso la casualità e tutti gli altri aspetti che deludono di un sorteggio.

Così il tennis può comportarsi professionalmente in uno Slam. Non mi aspetto che accada, ma questo è il piano d’azione, se mai qualcuno volesse adottarlo.

How majors should seed and bracket tournaments

La sorprendentemente semplice verità sulle wild card

di Matt Zemek // Tennis With An Accent

Pubblicato il 20 giugno 2019 – Traduzione di Edoardo Salvati

Qualche giorno fa, Wimbledon ha annunciato le wild card per il torneo. Erik Jonsson dello svedese Tennisportalen ha scovato le “linee guida” per l’uso delle wild card, che si possono trovare qui in inglese.

La verità sulle wild card — che si inseriscono in una discussione più ampia sulle tensioni tra il cambiamento e la continuità nel tennis — è più semplice di quanto si possa pensare. Potrei lanciarmi in un’articolata predica sulla necessità di riformare il metodo di assegnazione. Da un lato, sostenendo un sistema che ricompensi il merito rispetto a uno discrezionale, dall’altro illustrando un piano d’azione in cinque punti. Potrei parlarne in differenti modi e da diversi angoli…manterrò invece semplicità e brevità d’esposizione.

Conflitto d’interessi

Chi perde al primo turno di uno Slam intasca quasi 50 mila dollari, garantendosi di fatto una buona dose di indipendenza economica per il resto dell’anno. Se gli organizzatori si ergono in sostanza a decisori di alcuni dei posti nel tabellone principale o nelle qualificazioni, a discapito di altri giocatori, si è di fronte a un enorme conflitto d’interessi in uno sport in un cui i guadagni arrivano dalle vittorie e non da uno stipendio.

Si è parlato molto del tema nelle ultime settimane, da Vasek Pospisil a Taylor Fritz fino a un podcast di Billie Jean King, ma anche altrove, e di quanti soldi ha bisogno di guadagnare un professionista per generare risparmio (o quantomeno rimanere a galla). I lauti, e direi giustamente lauti, premi partita di un primo turno di uno Slam, che con 128 giocatori è il torneo più grande nel tennis, rappresentano l’accesso principale alla stabilità finanziaria per l’intero circuito.

Sono i tornei dello Slam a offrire al maggior numero di giocatori l’opportunità migliore per aumentare il conto in banca e poter conseguentemente investire in supporto esterno nella forma di allenatori o di miglior accesso alla medicina sportiva. È un concetto questo generalmente conosciuto e compreso a tutti i livelli del tennis. Se vi era sfuggito, nessun problema, ora ne siete al corrente.

Quindi, tenendo semplicemente questo in considerazione, ci si chiede: è giusto che, dalla loro posizione di immensa autorità, i quattro Slam abbiano la facoltà di scegliere chi entra nel tabellone principale o nelle qualificazioni, in funzione di tutto quello che sappiamo della struttura di governo nel tennis, dell’apparato amministrativo, del calendario, della dirigenza e degli aspetti economici?

Come le semifinali in due sessioni

La ritengo una domanda retorica, ma voglio dimostrare la tesi con un esempio altrettanto immediato.

Parlo spesso di un mio vecchio nemico, le semifinali in due sessioni separate. Al Roland Garros non si sono avute due sessioni separate per le semifinali in senso letterale, ma abbiamo visto come, in un contesto diverso, le pecche del calendario hanno creato una situazione di squilibrio tra i due finalisti del tabellone maschile, con un Rafael Nadal più riposato e un Dominic Thiem più stanco.

Nadal (per ripetere quanto scritto nel giorno della finale) è stato il più forte, meritando di vincere. Eppure, aver notato l’esistenza di un programma non equilibrato fa sorgere (e lo farà sempre) il dubbio se il risultato sarebbe potuto essere diverso in circostanze di mitigazione della stortura.

È questo l’aspetto basilare delle semifinali giocate in sessioni separate. Non determinano necessariamente il nome del vincitore o dello sconfitto, ma quasi sempre portano a interrogarsi su cosa sarebbe successo a ruoli invertiti, con il giocatore A nella seconda partita a tarda serata e il giocatore B nella prima partita del pomeriggio.

Una coltre d’incertezza

Il punto in questione non è che la programmazione ha deciso l’esito delle partite, ma che ha contribuito a generare una coltre d’incertezza sul risultato finale. Non ci dovrebbe essere una coltre d’incertezza nel tennis (e in nessun altro sport), se si può ragionevolmente evitare di crearla. In poche parole, le wild card creano questo tipo di coltre d’incertezza sui giocatori che cercano di sopravvivere nel circuito.

Questo giocatore, secondo uno standard largamente arbitrario, riceve il premio partita del primo turno, mentre quell’altro non è così fortunato. Ma non siamo già in presenza di uno sport in cui entità esterne possiedono un controllo troppo esteso sui giocatori e sulle circostanze e condizioni di gioco?

Dovremmo smettere di avere questa coltre d’incertezza per la quale giocatori come Nicolas Mahut non ricevono una wild card per il tabellone principale (evidentemente l’epica maratona contro John Isner non gli ha conferito abbastanza leva al riguardo), rispetto a chi invece beneficia di questo prezioso lasciapassare a fronte di risultati sul campo obiettivamente inferiori.

Integrità e correttezza

Si è consapevoli che uno sport possiede relativamente più integrità e correttezza quando è legittimamente impossibile contestare motivazioni o procedure alla base dei criteri di ammissibilità ai tornei più prestigiosi.

Il tennis avrebbe relativamente più integrità e correttezza se le wild card venissero abolite e le sole determinanti dell’accesso al tabellone fossero la classifica o le vittorie. Allo stato attuale invece, chiunque può legittimamente contestare le decisioni che vengono prese, soprattutto dai quattro tornei principali.

Per questo la problematica delle wild card non ha bisogno di un piano d’azione in cinque punti o di un lungo elenco di sottili spiegazioni. Semplicemente, è uno strumento da abolire, così da poter rimuovere la coltre d’incertezza che gravita sul Wimbledon Village e sulla sede degli altri tre Slam.

The surprisingly simple truth about wild cards

La fortuna del sorteggio: Roland Garros 2019 (uomini)

di Chapel Heel // HiddenGameOfTennis

Pubblicato il 3 giugno 2019 – Traduzione di Edoardo Salvati

Come d’abitudine per gli Slam, ho eseguito una simulazione (con la mia variante Elo) di 100.000 configurazioni del tabellone principale, utilizzando lo stesso metodo che assegna ai giocatori la loro posizione in quello ufficiale. L’ho poi confrontata con la previsione per il torneo su base Elo rispetto al tabellone effettivo.

La trasferta al Roland Garros mi ha impedito di procedere prima con quest’analisi. Mi dispiace riuscire a farlo solo a pochi giorni dalla conclusione del torneo.

Come per le donne, anche in questo caso viene messa a confronto la previsione effettiva del tabellone con i risultati dalle simulazioni di rimescolamento, in modo da avere alcune indicazioni sull’accessibilità del tabellone effettivo rispetto alle altre configurazioni. Tonalità di rosso (e arancione) evidenziano la sfortuna del giocatore. Al contrario, tonalità di verde rappresentano la fortuna ricevuta nel tabellone effettivo, in riferimento a un particolare turno. Il giallo simboleggia neutralità, e si può di fatto ignorare qualsiasi valore superiore o inferiore all’1%.

Si è detto molto, a tabellone completo, del facile cammino di Rafael Nadal verso il dodicesimo titolo, ma come al solito si è anche esagerato. La differenza tra quella effettiva e centomila altre possibili versioni rientra nel margine di errore. In realtà è più semplice il percorso di Novak Djokovic, sempre relativamente ad altri scenari, anche se non in modo significativo.

Mi sorprende invece l’esito legato a Roger Federer che, tra i giocatori di vertice, è quello a subire la sorte peggiore. Se si riferisse alla sola finale e alle possibilità di vittoria lo capirei, perché dopotutto si è trovato dal lato di Nadal. E questo è di per sé peggiorativo per chiunque aspiri al trofeo. Ma il suo tabellone è leggermente più difficile già per arrivare ai quarti e alla semifinale. Temo che dipenda in larga parte dalla presenza di Matteo Berrettini e Diego Schwartzman, entrambi con solide valutazioni Elo specifiche per la terra, anche se in pochi li considererebbero una minaccia reale (hanno perso infatti al secondo turno, n.d.t.)

Sorteggio Roland Garros Uomini_1 - settesei.it

Dominano le prime cinque teste di serie

Ammetto di aver pensato che il tabellone di Dominic Thiem fosse il più complicato tra le prime quattro teste di serie. In questa simulazione ha invece il migliore, in parte perché ha evitato il quarto di Nadal. E questo illustra (secondo me) uno dei problemi attuali del tennis maschile: è difficile trovare un giocatore qualsiasi fuori dalle prime cinque teste di serie che abbia anche la minima possibilità di vincere uno Slam. Nelle mie previsioni con valutazioni Elo, i primi cinque raggiungono in aggregato l’84.4% di probabilità di vittoria. È per questo che, onestamente, il loro cammino sembra sempre facile quando si guarda il tabellone da vicino.

Luck of the Draw: Roland Garros 2019 (Men)